Perversione sessuale

Introduzione

C'è qualcosa da imparare sul sesso per il fatto che abbiamo un concetto di perversione sessuale. Vorrei esaminare questo concetto, difenderlo contro l'accusa di inintelleggibilità, provando a definire esattamente che cosa nella sessualità umana giustifica l'ammissibilità delle perversioni. Lasciatemi fare alcune osservazioni preliminari sul problema prima di intraprendere la sua soluzione.

Alcune persone non credono che il concetto di perversione sessuale abbia senso, e altre non sono d'accordo sul modo in cui viene applicato. Tuttavia, penso sarà ampiamente riconosciuto che, se il concetto è vitale deve soddisfare determinate condizioni generali.

In primo luogo, se ci sono delle perversioni sessuali dovranno esserci desideri o pratiche sessuali che possono essere plausibilmente descritte come in qualche modo innaturali, anche se la spiegazione di questa distinzione naturale-innaturale è ovviamente il problema principale.

In secondo luogo, certe pratiche, come il feticismo delle scarpe, la bestialità e il sadismo, saranno perversioni, se qualcosa è perversione; altre pratiche, come i semplici rapporti sessuali, non lo saranno; su altri ancora c'è disaccordo.

In terzo luogo, se ci sono perversioni, esse saranno inclinazioni sessuali innaturali piuttosto che semplici pratiche adottate non per inclinazione ma per altri motivi. Mi rendo conto che questo è in contrasto con l'opinione, sostenuta da alcuni cattolici romani, che la contraccezione sia una perversione sessuale. Ma, anche se la contraccezione può essere qualificata come una perversione deliberata delle funzioni sessuali e riproduttive non può essere significativamente descritta come una perversione sessuale. Una perversione sessuale deve rivelarsi in un comportamento che esprime una preferenza sessuale innaturale. E sebbene ci possa essere una forma di feticismo incentrata sull'uso di dispositivi contraccettivi, questa non è la spiegazione usuale per il loro uso.

Desidero dichiarare fin dall'inizio la mia convinzione che il nesso tra sesso e riproduzione non ha alcuna attinenza con la perversione sessuale.

Quest'ultima è un concetto di interesse psicologico, non fisiologico, ed è un concetto che non si applica agli animali inferiori, lasciamo perdere le piante, le quali hanno tutte funzioni riproduttive che possono deviare in vario modo (pensate alle arance senza semi). Nella misura in cui siamo disposti a considerare gli animali superiori come pervertiti è a causa della loro somiglianza psicologica, non della loro somiglianza anatomica, con gli esseri umani. Inoltre, non consideriamo come perversione sessuale ogni deviazione dall'obiettivo della funzione riproduttiva: sterilità, parto prematuro, contraccezione, aborto.

Un'altra questione che, a mio avviso, non ha alcuna attinenza con il concetto di perversione sessuale è la disapprovazione sociale o la consuetudine. Chiunque sia incline a pensare che in ogni società le perversioni sono quelle pratiche sessuali che la comunità disapprova, dovrebbe prendere in considerazione tutte le società che hanno disapprovato l'adulterio e la fornicazione. Queste non sono state considerate pratiche innaturali, ma sono state ritenute discutibili per altre ragioni. Ciò che viene considerato innaturale varia certamente da cultura a cultura, tuttavia la classificazione non è una pura espressione di disapprovazione o disgusto. In realtà è spesso considerata un motivo di disapprovazione, e ciò suggerisce che la classificazione abbia un significato indipendente.

Tenterò di dare un'interpretazione psicologica della perversione sessuale, che dipenderà da una specifica teoria psicologica del desiderio sessuale e delle interazioni sessuali umane. Per avvicinarmi a questa soluzione, vorrei prima di tutto considerare una posizione contraria, che fornisce fondamento allo scetticismo sull'esistenza di qualsiasi perversione sessuale, e forse sul significato stesso del termine. L'argomentazione scettica è la seguente:

Il desiderio sessuale è semplicemente uno degli appetiti, come la fame e la sete. Come tale può avere diversi oggetti, alcuni più comuni di altri, forse, ma nessuno in qualsiasi senso "naturale". Si identifica un appetito come sessuale per mezzo degli organi e delle zone erogene in cui la sua soddisfazione può essere in qualche misura localizzata, e gli specifici piaceri sensoriali che costituiscono il nucleo di questa soddisfazione. Questo ci permette di riconoscere obiettivi, attività e desideri ampiamente divergenti come sessuali, dal momento che è concepibile, in linea di principio, che qualsiasi cosa possa produrre piacere sessuale e che potrebbe sorgere da essa un desiderio non deliberatamente e sessualmente connotato (come risultato del condizionamento, se non altro). Potremmo non entrare in empatia con alcuni di questi desideri, e alcuni di essi, come il sadismo, possono essere discutibili per altri motivi, ma una volta che abbiamo osservato che soddisfano i criteri per essere sessuali non c'è più nulla da dire su questo punto. O sono sessuali o non lo sono: la sessualità non ammette imperfezione, perversione, o una qualsiasi altra qualificazione - non è quel tipo di sentimento.

Questa è probabilmente la posizione radicale più diffusa. Essa suggerisce che il costo della difesa di una posizione psicologica può essere quello di negare che il desiderio sessuale sia un appetito. Ma, se quella linea di difesa è plausibile, dovrebbe farci sospettare della rappresentazione semplicistica degli appetiti da cui dipende lo scetticismo.

Forse anche gli appetiti standard, come la fame, non possono essere classificati come appetiti puri in questo senso, almeno nelle loro versioni umane. Affrontiamo la questione chiedendoci se sia possibile immaginare qualcosa che possa qualificarsi come una perversione gastronomica. La fame e il cibo sono importanti come il sesso, in quanto svolgono una funzione biologica e svolgono un ruolo significativo anche nella nostra vita interiore. È degno di nota come non ci sia la tendenza a descrivere come pervertito l'appetito per le sostanze non nutrienti. Probabilmente non si dovrebbe considerare pervertito l'appetito di qualcuno al quale piace mangiare carta, sabbia, legno o cotone. Sono gusti piuttosto strani e molto malsani: mancano della complessità psicologica che ci aspettiamo dalle perversioni. (La coprofilia, essendo già una perversione sessuale, può essere trascurata.)

Se invece a qualcuno piacesse consultare libri di cucina, o riviste con immagini di cibo, e li preferisse al cibo ordinario - o se quando ha fame cerca soddisfazione accarezzando un tovagliolo o un posacenere del suo ristorante preferito - allora il concetto di perversione potrebbe sembrare appropriato (infatti sarebbe naturale descrivere questo come un caso di feticismo gastronomico). Sarebbe naturale descrivere come pervertito dal punto di vista gastronomico qualcuno che potesse mangiare solo se il cibo gli fosse forzato in gola attraverso un imbuto, o solo se il pasto consistesse in un animale vivo. Ciò che è decisivo in questi casi è la peculiarità del desiderio stesso, piuttosto che l'inadeguatezza del suo oggetto alla funzione biologica che il desiderio serve. Anche un appetito, sembrerebbe, può avere perversioni se oltre alla sua funzione biologica ha una struttura psicologica significativa.

Nel caso della fame la complessità psicologica è data dalle attività che la esprimono. La fame non è solo una sensazione inquietante che si può placare mangiando; è un atteggiamento verso le porzioni commestibili del mondo esterno, il desiderio di relazionarsi con loro in modi piuttosto particolari. Il metodo di ingestione: masticare, assaporare, deglutire, apprezzare la consistenza e l'odore, sono tutte componenti importanti della relazione, così come la passività e la controllabilità del cibo (gli unici animali che mangiamo vivi sono molluschi indifesi). Il nostro rapporto con il cibo dipende anche dalle nostre dimensioni: non viviamo sopra al cibo e non ci scaviamo dentro come afidi o vermi. Alcune di queste caratteristiche sono più importanti di altre, ma ogni adeguata fenomenologia del mangiare dovrebbe essere trattata come una relazione con il mondo esterno e un modo di appropriarsi di pezzi di quel mondo, con modalità caratteristiche. Spostamenti o gravi restrizioni del desiderio di mangiare potrebbero allora essere descritti come perversioni, se minano quel rapporto diretto tra l'uomo e il cibo che è l'espressione naturale della fame. Questo spiega perché è facile immaginare il feticismo gastronomico, il voyeurismo, l'esibizionismo, ma anche il sadismo e il masochismo gastronomico. In effetti, alcune di queste perversioni sono abbastanza comuni.

Se possiamo immaginare le perversioni di un appetito come la fame, dovrebbe essere possibile dare un senso al concetto di perversione sessuale. Non voglio insinuare che il desiderio sessuale sia un appetito - soltanto che il fatto che sia un appetito non è un ostacolo all'ammetterne la pervertibilità. Come la fame, il desiderio sessuale ha come oggetto caratteristico una certa relazione con qualcosa nel mondo esterno; solo che, in questo caso, si tratta di solito di una persona piuttosto che di una frittata, e la relazione è molto più complicata. Questa complicazione aggiuntiva consente perversioni corrispondentemente più complicate

Il fatto che il desiderio sessuale sia un sentimento che riguarda altre persone può incoraggiare l'assunzione di un punto di vista ipocrita (pious) sul suo contenuto psicologico. Ci sono quelli che credono che il desiderio sessuale sia propriamente l'espressione di qualche altro atteggiamento, come l'amore, e che quando il desiderio sessuale sia privato dell'amore diventi incompleto e malsano o comunque subumano. (L'estrema versione platonica di una tale opinione è che le pratiche sessuali sono tutte tentativi vani per esprimere qualcosa che in linea di principio non possono ottenere: questo le rende tutte perversioni, in un certo senso.) Non credo che questa opinione sia corretta. Il desiderio sessuale è già abbastanza complicato senza dover essere collegato a qualcos'altro come condizione per l'analisi fenomenologica. Non si può negare che il sesso possa svolgere funzioni economiche, sociali, altruistiche - ma abbia anche un proprio significato come relazione tra le persone, ed è solo analizzando tale relazione che possiamo comprendere le condizioni della perversione sessuale.

Credo sia molto importante che l'oggetto dell'attrazione sessuale sia un individuo particolare, che trascende le proprietà che lo rendono attraente. Quando persone diverse sono attratte da una sola persona per motivi diversi: occhi, capelli, figura, risate, intelligenza, sentiamo che l'oggetto del loro desiderio è comunque lo stesso, cioè quella persona. C'è anche una tendenza a pensare che è così se gli amanti hanno scopi sessuali diversi, se includono sia uomini che donne, per esempio. Diverse e specifiche caratteristiche attraenti sembrano fornire le condizioni per l'intervento di un unico sentimento fondamentale e i diversi obiettivi ne sono tutti l'espressione. Noi assumiamo un atteggiamento sessuale nei confronti di una persona attraverso le caratteristiche che troviamo attraenti in essa, ma queste caratteristiche non sono l'oggetto [la causa] di quell'atteggiamento.

Questo è molto diverso dal caso di una frittata. Le diverse persone possono desiderarla per differenti motivi, uno per la sua morbidezza, un altro per i suoi funghi, un altro per la sua particolare combinazione di aroma e aspetto, eppure non custodiranno l'omelette trascendentale come il vero oggetto comune dei loro desideri. Invece potremmo dire che diversi desideri convergono accidentalmente sullo stesso oggetto: qualsiasi omelette con quelle caratteristiche particolari farebbe lo stesso effetto. Non è allo stesso modo vero che qualsiasi persona con la stessa corporatura e lo stesso modo di fumare può essere sostituita come oggetto di un particolare desiderio sessuale che è stato suscitato da queste caratteristiche. Può darsi che esse susciteranno attrazione ogni volta che ricorrono, ma sarà una nuova attrazione sessuale con un nuovo oggetto particolare, non solo un semplice trasferimento dell'elemento del vecchio desiderio verso qualcun altro. (Credo che questo sia vero anche nei casi in cui il nuovo oggetto viene inconsciamente identificato con uno precedente.)

L'importanza di questo punto emergerà quando vedremo come un interscambio psicologico complesso costituisce lo sviluppo naturale dell'attrazione sessuale. Questo sarebbe incomprensibile se il suo oggetto non fosse una persona in particolare, ma piuttosto una persona di un certo tipo. L'attrazione è solo l'inizio, e l'appagamento non consiste semplicemente in un comportamento e in un contatto che esprimono questa attrazione, ma implica molto di più.

La migliore discussione di questi argomenti si trova nella terza parte de L'Être et le Néant di Sartre. Poiché ha influenzato il mio punto di vista, vorrei dire qui alcune cose su di essa. Il modo in cui Sartre tratta il desiderio sessuale e l'amore, l'odio, il sadismo, il masochismo e altri atteggiamenti verso gli altri, dipende da una teoria generale della coscienza e del corpo che non possiamo né esporre né esaminare qui. Egli non discute di perversione, e questo in parte perché egli considera il desiderio sessuale come una forma del perpetuo tentativo di una coscienza incarnata di venire a patti con l'esistenza d'altri, un tentativo che è destinato a fallire in questa forma come in tutte le altre, inclusi il sadismo e il masochismo (certamente non delle più distaccate deviazioni) così come diversi atteggiamenti non sessuali. Secondo Sartre, tutti i tentativi di incorporare l'altro nel mio mondo come altro soggetto, vale a dire di catturarlo contemporaneamente come oggetto per me e come soggetto per il quale sono un oggetto, sono instabili e destinati a collassare in uno o nell'altro dei due aspetti. O lo riduco interamente ad un oggetto, nel qual caso la sua soggettività sfugge al possesso o all'appropriazione che posso estendere a quell'oggetto; oppure io divento semplicemente un oggetto per lui, nel qual caso non sono più nella posizione di potermi appropriare della sua soggettività. Inoltre, nessuno di questi due aspetti è stabile; ognuno di essi rischia continuamente di cedere il passo all'altro. Questo ha come conseguenza che non può esistere una relazione sessuale riuscita, poiché l'obiettivo profondo del desiderio sessuale non può in linea di principio essere realizzato. Sembra quindi probabile che questo punto di vista non permetta una distinzione fondamentale tra il sesso riuscito o completo, infruttuoso o incompleto, e quindi non può ammettere il concetto di perversione.

Io non adotto questo aspetto della teoria, né molti dei suoi presupposti metafisici. Ciò che mi interessa è il modo in cui Sartre presenta il tentativo. Egli dice che il tipo di possesso che è l'oggetto del desiderio sessuale è realizzato attraverso una duplice reciproca incarnazione e che questo viene realizzato, tipicamente sotto forma di carezza, nel seguente modo: Mi faccio carne per indurre l'Altro a realizzare per sé e per me la sua propria carne, e le mie carezze fanno sì che la mia carne nasca per me così come per la carne dell'Altro fanno si che essa sia nata per lui come carne.

L'incarnazione in questione è descritta variamente come un impedimento o un turbamento della coscienza, che è inondata dalla carne in cui è incarnata.

Il punto di vista che sto per suggerire, spero in un linguaggio meno oscuro, è correlato a questo, ma si differenzia da quello di Sartre nel permettere alla sessualità di raggiungere il suo scopo a volte e quindi nel dare un punto d'appoggio al concetto di perversione.

Il desiderio sessuale implica una sorta di percezione, ma non una singola percezione del suo oggetto, perché nel caso paradigmatico del desiderio reciproco esiste un complesso sistema di percezioni reciproche sovrapposte - non solo percezioni dell'oggetto sessuale, ma anche percezioni di se stessi. Inoltre, la consapevolezza sessuale di un altro implica, tanto per cominciare, una considerevole consapevolezza di sé stessi - più di quanto non sia necessaria nella normale percezione sensoria. L'esperienza è vissuta come un assalto attraverso lo sguardo (il contatto, o qualsiasi altra cosa) dell'oggetto sessuale.

Consideriamo un caso in cui gli elementi possono essere separati. Per chiarezza ci limiteremo inizialmente a un approccio un po' artificioso, ad un caso di desiderio a distanza. Supponiamo che un uomo e una donna, che noi possono chiamare Romeo e Giulietta, sono agli estremi opposti di locale publico, con molti specchi sulle pareti che permettono un'osservazione discreta, e persino il guardarsi reciprocamente senza essere visti. Ognuno di loro sta sorseggiando un martini e sta studiando le altre persone negli specchi. Ad un certo punto Romeo nota Giulietta. È attratto, in qualche modo, dalla morbidezza dei suoi capelli e dalla grazia con la quale sorseggia il suo martini, e questo lo eccita sessualmente. Diciamo che X sente [senses] Y ogni volta che X guarda Y con desiderio sessuale. (Y non deve necessariamente essere una persona, e l'apprensione di X di Y può essere visiva, tattile, olfattiva, ecc. o puramente immaginaria. In questo esempio ci concentreremo sulla visione) Così Romeo sente Giulietta, piuttosto che semplicemente notarla. In questa fase egli è eccitato da un oggetto non eccitato, per cui è più coinvolto sessualmente dal proprio corpo di quanto lei lo sia del proprio.

Supponiamo, tuttavia, che Juliet ora senta Romeo in un altro specchio sulla parete opposta, sebbene nessuno di loro sappia ancora che è visto dall'altro (gli angoli dello specchio permettono solo un'immagine di tre quarti). Romeo allora comincia a notare in Giulietta i sottili segni dell'eccitazione sessuale: sguardo fisso, le palpebre pesanti, le pupille dilatate, un debole rossore, eccetera. Questo naturalmente la rende molto più corporea, e non la nota soltanto, ma la sente anche. La sua eccitazione è tuttavia ancora solitaria. Ma ora, calcolando abilmente la linea del suo sguardo senza ancora guardarla negli occhi, si rende conto che lo sguardo di lei è diretto verso di lui attraverso lo specchio sulla parete opposta. Cioè, nota, e per di più sente che Juliet lo sente. Questo è sicuramente un nuovo sviluppo, perché gli dà un senso di incarnazione non solo attraverso le sue reazioni, ma anche attraverso gli occhi e le reazioni di un altro. Inoltre, è qualcosa di separabile dal suo iniziale sentire Giulietta; poiché l'eccitazione sessuale potrebbe iniziare dal senso di percezione di una persona che viene percepito e assalito dalla percezione del desiderio dell'altro piuttosto che semplicemente dalla percezione della persona.

Ma c'è un ulteriore passaggio. Supponiamo che Juliet, che è un po più lenta di Romeo, ora senta che lui la sente. Questo mette Romeo in grado di notare, e di esserne eccitato, che essa è eccitata dall'essere sentita da lui. Egli sente chelei sente che lui la sente. Questo è ancora un altro livello di eccitazione, perché diventa cosciente della sua sessualità attraverso la consapevolezza del suo effetto su di lei e della sua consapevolezza che questo effetto è dovuto a lui. Una volta che lei fa lo stesso passo e sente che lui sente che lei lo sta percependo, diventa difficile affermare, per non parlare di immaginare, ulteriori iterazioni, sebbene possano essere logicamente distinte. Se sono soli, presumibilmente si volteranno per guardarsi direttamente, e i preliminari continueranno su un altro piano. Il contatto fisico e il rapporto sessuale sono estensioni perfettamente naturali di questo complicato scambio visivo, e il contatto reciproco può coinvolgere tutte le complessità di consapevolezza presenti nel caso visivo, ma con una gamma molto più ampia di sottigliezza e acutezza.

Di solito, naturalmente, le cose accadono in modo meno ordinato, a volte in gran fretta, ma credo che una qualche versione di questo sistema di sovrapposizione di percezioni e interazioni sessuali sia il quadro di base di qualsiasi relazione sessuale completamente sviluppata e che le relazioni sessuali che coinvolgono solo una parte del complesso sono significativamente incomplete. Il resoconto non può che essere schematico, poiché deve esprimere la generalità. Ogni atto sessuale reale sarà psicologicamente molto più specifico e dettagliato, in modi che non dipendono solo dalle tecniche fisiche utilizzate e da dettagli anatomici, ma anche da innumerevoli caratteristiche delle concezioni che i partecipanti hanno di se stessi o che hanno dell'altro, che si incarnano nell'atto. (È un fatto abbastanza familiare, perché esempio, che spesso le persone mantengono a letto i loro ruoli sociali ed i ruoli sociali dei loro partner) [è solo un caso, vero anche l'opposto].

Tuttavia lo schema generale è importante e la proliferazione dei livelli di conoscenza reciproca che comporta è un esempio della complessità che caratterizza le interazioni umane. Prendiamo in considerazione, per esempio, l'aggressività. Se sono arrabbiato con qualcuno, voglio che se ne accorga, sia per fare in modo che rimproveri se stesso portandolo a vedersi con gli occhi della mia rabbia ed a detestare quello che vede - o anche per produrre rabbia o paura reciproca, facendogli percepire la mia rabbia come una minaccia o un attacco. Quello che voglio dipenderà dai dettagli della mia rabbia, ma in entrambi i casi comporterà un desiderio che l'oggetto di quella rabbia sia provocato. Questo risultato costituisce l'adempimento delle mie emozioni, attraverso il dominio dei sentimenti dell'oggetto. Un altro esempio di tale riconoscimento reciproco riflessivo si trova nel fenomeno del significato, che sembra implicare l'intenzione di produrre una credenza o un altro effetto in un'altro determinando il riconoscimento dell'intenzione di produrre quell'effetto. (Questo risultato è dovuto a H. P. Grice la cui posizione non tenterò di riprodurre in dettaglio). Il sesso ha una struttura correlata: implica il desiderio che il proprio partner sia provocato dal riconoscimento del nostro desiderio che lui o lei hanno provocato.

Non è facile definire i tipi di base di consapevolezza ed eccitazione da cui sono composti questi complessi, e questo rimane un limite della discussione. Credo che l'oggetto della consapevolezza sia lo stessa in entrambi i casi, sebbene le due coscienze non siano le stesse, perché la differenza è tanto grande quanto quella tra sentirsi arrabbiati e provare la rabbia di un altro . Tutte le varie fasi della percezione sessuale sono varietà dell'identificazione di una persona con il suo corpo. Quello che viene percepito è il proprio o l'altrui assoggettamento [subjection o immersione [immersion] nel corpo, un fenomeno che è stato considerato con disgusto da San Paolo e Sant'Agostino, i quali consideravano la legge del peccato che è nelle mie membra come una grave minaccia al dominio della volontà divina. Nel desiderio sessuale e nella sua espressione la combinazione di risposta involontaria e controllo deliberato è estremamente importante. Per Agostino, la rivoluzione scatenata contro di lui dal suo corpo è simboleggiata dall'erezione e dalle altre componenti fisiche involontarie di eccitazione. Anche Sartre sottolinea il fatto che il pene non è un organo prensile. Ma la mera involontarietà caratterizza anche altri processi corporei. Nel desiderio sessuale le risposte involontarie sono combinate con la sottomissione a impulsi spontanei: non solo le proprie pulsazioni e le proprie secrezioni, ma anche le proprie azioni sono controllate dall'organismo; idealmente, il controllo deliberato è necessario solo per guidare l'espressione di questi impulsi. Questo è in una certa misura è anche vero di un appetito come la fame, ma il controllo è più localizzato, meno pervasivo, meno estremo. Tutto il nostro corpo non è saturato dalla fame come lo è dal desiderio. Ma la più tipica caratteristica di un'immersione specificamente sessuale nel corpo è la sua abilità per inserirsi nel complesso di percezioni reciproche che abbiamo descritto.

La fame porta a interazioni spontanee con il cibo; il desiderio sessuale porta a interazioni spontanee con altre persone, i cui corpi proclamano la loro sovranità allo stesso modo, producendo reazioni involontarie e impulsi spontanei in esse. Queste reazioni sono percepite, e la percezione di esse è percepita, e quella percezione è a sua volta percepita; ad ogni passo il dominio della persona da parte suo corpo è rinforzato, e il partner sessuale diventa sempre di più oggetto possedibile attraverso il contatto fisico, la penetrazione e l'avvolgimento.

Il desiderio non è quindi semplicemente la percezione di una preesistente incarnazione dell'altro, ma idealmente un contributo alla sua ulteriore incarnazione, che a sua volta esalta l'originario senso di sé del soggetto desiderante. Questo spiega perché è importante che il partner sia eccitato, ma non solo eccitato: eccitato dalla consapevolezza del proprio desiderio. Spiega anche il senso in cui il desiderio ha unione e possesso come suoi oggetti: il possesso fisico deve sfociare nella creazione dell'oggetto sessuale a immagine del proprio desiderio, e non semplicemente nel riconoscimento da parte dell'oggetto di quel desiderio, o nella sua eccitazione personale. (Questo può rivelare un pregiudizio maschile: dirò qualcosa a questo proposito più tardi.)

Per ritornare, infine, al tema della perversione: credo che diverse deviazioni familiari costituiscano versioni troncate o incomplete della configurazione completa e possano quindi essere considerate come perversioni dell'impulso primario.

In particolare, le pratiche narcisistiche ed i rapporti con animali, bambini, e oggetti inanimati sembrano essere bloccati ad una versione primitiva del primo stadio. Se l'oggetto non è vivo, l'esperienza è ridotta interamente alla consapevolezza della propria incarnazione sessuale. I bambini piccoli e gli animali permettono la consapevolezza dell'incarnazione dell'altro, ma presentano ostacoli alla reciprocità, al riconoscimento da parte dell'oggetto sessuale del desiderio del soggetto come fonte della sua la fonte della sua consapevolezza sessuale (dell'oggetto).

Il sadismo si concentra sull'evocazione dell'autocoscienza passiva negli altri, ma l'impegno del sadico è esso stesso attivo e richiede un'attenzione particolare nella conservazione del controllo intenzionale, cosa che ostacola la consapevolezza di se stesso come soggetto corporeo della passione nel senso richiesto. La vittima deve riconoscerlo come fonte della propria passività sessuale, ma solo come fonte attiva. De Sade sosteneva che l'oggetto del desiderio sessuale era di evocare risposte involontarie dal proprio partner, soprattutto udibili. Infliggere dolore è senza dubbio il modo più efficace per ottenere questo obiettivo, ma richiede un qualche annullamento della propria spontaneità. Tutto ciò, per inciso, aiuta a spiegare perché è allettante considerare sadica una eccessiva preoccupazione per la tecnica sessuale, che non permette di abbandonare il ruolo dell'agente in nessuna fase dell'atto sessuale. Idealmente si dovrebbe essere in grado di superare la propria tecnica ad un certo punto.

D'altra parte, il masochista impone al suo partner la stessa disabilità che il sadico impone a se stesso. Il masochista non può trovare un'incarnazione soddisfacente come oggetto del desiderio sessuale di un altro, ma solo come l'oggetto del suo controllo. È passivo non in relazione alla passione del partner ma in relazione alla sua agenzia non passiva. Inoltre, la sottomissione al proprio corpo, caratteristica del dolore e del contenimento fisico, è di tipo molto diverso da quello dell'eccitazione sessuale: il dolore fa sì che le persone si contraggano piuttosto che dissolversi.

Entrambi questi disturbi hanno a che fare con il secondo stadio, che comporta la consapevolezza di se stessi come oggetto del desiderio. Nel semplice sadismo e nel masochismo altre attenzioni sostituiscono il desiderio come fonte di autoconsapevolezza dell'oggetto. Ma è anche possibile che nulla di simile possa essere sostituito, come nel caso di un masochista che si accontenta del dolore autoinflitto o di un sadico che non insiste a svolgere un ruolo nella sofferenza che lo eccita. Maggiori difficoltà di classificazione sono presentate da altre tre categorie di attività sessuale: elaborazioni dell'atto sessuale, rapporti sessuali con più di due persone e omosessualità.

Se applichiamo il nostro modello alle varie forme che possono essere assunte dai rapporti eterosessuali tra due partner, nessuno di essi sembra chiaramente qualificabile come perversione. Oggi quasi nessuno inveisce contro i contatti oro-genitali, ed i pregi della sodomia sono addotti da figure rispettabili come D. H. Lawrence e Norman Mailer. Può esserci qualcosa di vagamente sadico in quest'ultima tecnica (negli scritti di Mailer sembra essere un metodo per introdurre un elemento di stupro), ma non è ovvio che sia così. In generale, sembrerebbe che qualsiasi contatto corporeo tra un uomo e una donna che dia loro piacere sessuale, sia un possibile veicolo per il sistema di consapevolezza interpersonale a più livelli che ho sostenuto essere il contenuto psicologico di base dell'interazione sessuale. In tal modo è confermato uno stereotipo liberale sul sesso.

A proposito delle orge, il minimo che si possa dire è che sono destinate ad essere complicate. Se si considera quanto sia difficile condurre due conversazioni contemporaneamente, si possono apprezzare i problemi di percezione interpersonale simultanea che possono sorgere anche in un'orgia su piccola scala. Può essere inevitabile che alcune delle relazioni che le compongono degenerino in una reciproca stimolazione epidermica da parte di partecipanti altrimenti isolati l'uno dall'altro. Può esserci anche una tendenza al voyeurismo e all'esibizionismo, entrambi relazioni incomplete. L'esibizionista vuole mostrare il suo desiderio senza bisogno di essere desiderato in cambio; può anche temere le attenzioni sessuali degli altri. Un voyeur, d'altra parte, non ha bisogno di alcun riconoscimento da parte del suo oggetto: non certo un riconoscimento dell'eccitazione del voyeur.

Non è chiaro se l'omosessualità sia una perversione se viene valutata secondo la configurazione standard descritta, ma sembra improbabile. Dipenderebbe dalla possibilità di estrarre dal sistema una [radicale] distinzione tra sessualità maschile e femminile; e molto di ciò che è stato detto finora si applica ugualmente a uomini e donne. Inoltre, si dovrebbe sostenere che esiste un legame naturale tra il tipo di sessualità e il genere sessuale del corpo, e anche che due sessualità dello stesso tipo non possono interagire correttamente.

Sicuramente c'è molto sostegno per una distinzione aggressivo-passiva tra sessualità maschile e femminile. Nella nostra cultura l'eccitazione del maschio tende ad avviare lo scambio percettivo, egli di solito fa l'approccio sessuale, controlla in larga misura il corso dell'atto e, naturalmente, penetra mentre la donna riceve. Quando due uomini o due donne si impegnano nel rapporto sessuale, non possono entrambi aderire a questi ruoli sessuali. La questione è quanto siano essenziali i ruoli per un'adeguata relazione sessuale. Un'osservazione rilevante è che una buona dose di deviazione da questi ruoli si verifica nel rapporto eterosessuale.

Le donne possono essere sessualmente aggressive e gli uomini passivi e temporanee inversioni di ruolo non sono rare negli scambi eterosessuali di durata ragionevole. Se tali condizioni sono messe da parte, ci si può chiedere se ci sia qualcosa di irriducibilmente pervertito nell'attrazione verso un corpo anatomicamente simile al proprio. Per quanto sia allarmante come alcune persone nella nostra cultura possono provare tale attrazione, rimane psicologicamente poco illuminante per classificarlo come pervertito. Certamente se l'omosessualità è una perversione, è così in un senso molto diverso da quello in cui il feticismo della scarpa è una perversione, poiché una qualche versione dell'intera gamma di percezioni interpersonali sembra perfettamente possibile tra due persone dello stesso sesso.

In ogni caso, anche se il modello proposto è corretto, rimane poco plausibile descrivere come pervertito ogni deviazione da esso. Per esempio, se i partner nel rapporto eterosessuale si abbandonano a fantasie eterosessuali private, ciò oscura il riconoscimento del partner reale e quindi, in teoria, costituisce una relazione sessuale difettosa. Tuttavia, non è generalmente considerato come una perversione. Tali esempi suggeriscono che una semplice dicotomia tra sesso perverso e non invocato è troppo rozzo per organizzare adeguatamente il fenomeno.

Vorrei concludere con alcune osservazioni sulle relazioni della perversione con il bene, il male e la moralità. Il concetto di perversione difficilmente può non essere valutativo, poiché sembra implicare la nozione di una sessualità ideale o almeno adeguata, che le perversioni, in qualche modo, non riescono a raggiungere. Quindi, se il concetto è praticabile, il giudizio che una persona, una pratica o un desiderio è pervertito costituirà una valutazione sessuale, il che implica la possibilità di un sesso migliore o di un migliore tipo di sesso. Questo di per sé è un'affermazione molto debole, dal momento che la valutazione potrebbe essere in una dimensione che è di scarso interesse per noi. (Anche se, se il mio racconto è corretto, non sarà vero).

Che si tratti di una valutazione morale, tuttavia, è tutta un'altra questione, la cui risposta richiederebbe una comprensione sia della moralità che della perversione maggiore di quella che può essere spiegata qui. La valutazione morale delle azioni e delle persone è una questione piuttosto particolare e molto complicata, e in nessun modo tutte le nostre valutazioni delle persone e delle loro attività sono valutazioni morali. Esprimiamo giudizi sulla bellezza, salute o intelligenza delle persone che sono valutative senza essere morali. Valutazioni della loro sessualità possono essere simili sotto questo aspetto.

Inoltre, a parte le questioni morali, non è chiaro che il sesso non perverso è necessariamente preferibile alle perversioni. Può essere che il sesso che riceve i più alti punteggi di perfezione in quanto il sesso è meno piacevole di certe perversioni; e se il godimento è considerato molto importante, ciò potrebbe prevalere sulle considerazioni di perfezione sessuale nel determinare la preferenza razionale.

Ciò solleva la questione del rapporto tra il contenuto valutativo dei giudizi di perversione e la distinzione generale piuttosto comune tra il bene e il male sessuale. Quest'ultima distinzione è solitamente limitata agli atti sessuali, e sembrerebbe, entro certi limiti, tagliare l'altro: anche chi credeva, ad esempio, che l'omosessualità fosse una perversione potrebbe ammettere una distinzione tra sesso omosessuale migliore e peggiore, e potrebbe anche permettere che il bene o il male il sesso omosessuale potrebbe essere migliore del sesso non molto buono non perverso sesso. Se ciò è corretto, sostiene la posizione secondo cui, se i giudizi di perversione sono fattibili a tutti, che rappresentano solo un aspetto della possibile valutazione del sesso, anche di questo sesso. Inoltre non è l'unica aspetto importante: certamente le carenze sessuali che evidentemente non sono costituiscono perversioni possono essere oggetto di grande preoccupazione.

Infine, anche se il sesso perverso è a tal punto non così buono come potrebbe essere, il cattivo sesso è generalmente meglio di niente. Questo non dovrebbe essere controverso: sembra valere per altre questioni importanti, come il cibo, musica, letteratura e società. Alla fine, si deve scegliere tra le alternative disponibili, se la loro disponibilità dipende dalla loro disponibilità sull'ambiente o sulla propria costituzione. E le alternative devono essere piuttosto cupe prima che diventi razionale optare per l'opzione niente.

MP

Bibliografia

Thomas Nagel
- Sexual Perversion, The Journal of Philosophy, Vol. 66, No. 1., Jan. 16, 1969, pp. 5-17
- Perversione sessuale, in id., Questioni mortali, tr. Antonella Besussi, il Saggiatore, Milano, 20152