Zugzwang


Parola/silenzio

1   Non dovete credere che io voglia dire. Semplicemente voglio parlare. Se poi dico, questa è solo una conseguenza del mio parlare ed accade nonostante me stesso, senza che io possa fare nulla per evitarlo.

1.01   Il modo migliore per dare un senso alle proprie parole è quello di non dargliene alcuno.

1.02   La parola non va da nessuna parte e non si può stringere fra le mani. Se una parola ti resta fra le mani è qualcos'altro, non è una parola.

1.03   Io voglio un discorso che non porti in nessun luogo per poterci accorgere quando sarà giunto il momento della sua fine di esserci sempre stati dentro.

1.04   La parola è una lacerazione... che subito si ricompone.

1.05   Io non so quello che dico e dico quello che non so. Quello che so non merita di essere detto.

1.06   Tutto quello che dico è sempre spostato un pò più in là di dove sono io.

1.07   L'uomo è l'animale parlante, si dice. No l'uomo è l'animale posseduto dalla parola. E' la parola che parla l'uomo.

1.08   L'opposizione tra padrone e schiavo si sviluppa in modo che il padrone perde ogni pensiero reale e lo schiavo al contrario crea ogni pensiero reale. Perché? Perché ogni pensiero reale si forma nell'azione contro la cosa, azione che è lavoro, mentre l'azione contro l'uomo, che è il lavoro del padrone, è necessariamente mitologica.
Un poliziotto non si guadagna la vita, un militare non si guadagna la vita, un professore non si guadagna la vita, queste specie sono nutrite, vestite, riparate, riscaldate da altri uomini. Osservate quello strano lavoro che consiste nello spiare, nel forzare, nel persuadere l'uomo; voi comprenderete che questo lavoro non nutre. Ma dico di più questo lavoro non istruisce. Perché? Perché l'oggetto antagonista è qui il simile che risponde con dei pensieri. E l'umanità che risponde con dei pensieri è l'antico ingannatore il padre di tutte le religioni. Per esempio il fanciullo è mago e mitologo finché ottiene il suo nutrimento con delle urla. Seguite l'idea con pazienza essa porta lontano.

1.08.1   Ciò di cui parla Alain è la parola. Per conseguenza finché la nostra parola ottiene l'effetto di nutrirci, scaldarci, vestirci etc. noi siamo tutti degli stregoni. Ma le parole di Alain significano anche che ogni risposta è una menzogna.

1.09   Aius Locutius, sotto questo nome straordinario i romani onoravano il dio della parola... Cicerone dice nel secondo libro della Divinazione che quando questo Dio non era noto a nessuno parlava, ma che aveva taciuto da che aveva un tempio e degli altari.

1.09.1   Che esista un Dio della parola non ci sono dubbi. Pensate quanti uomini gli sono devoti: scrittori, giornalisti, uomini politici, avvocati, sacerdoti, psicoanalisti, venditori... ma di certo fra gli dei è il più singolare perché parla quando nessuno lo ascolta e tace del tutto quando lo si adora.

1.09.2   La voce Aius Locutius dell'Enciclopedia è sicuramente di mano di Diderot ed in essa viene implicitamente sostenuta la libertà di parola. Che cosa significa libertà di parola ? Quando si è liberi di parlare non occorre parlare.

1.10   Se prendo uno qualsiasi dei resoconti di sogni (dei propri sogni) dati da Freud, posso giungere, usando le associazioni libere, agli stessi risultati cui perviene nella sua analisi, benché non sia un mio sogno.

1.10.1   Wittgenstein ha ragione, non esiste un privilegio assoluto del sognatore nell'interpretazione del proprio sogno poiché diversamente non si potrebbe dare alcuna interpretazione dei sogni. Così non esiste un privilegio dello scrittore nella lettura della propria opera. Non c'è una interpretazione autentica come non c'è una lettura autentica. Il trucco su cui si fonda il linguaggio è proprio questo: io posso comprendere una parola, qualsiasi parola, anche se non mi appartiene, purché io parli.

1.11   La parola riguarda qualcosa che è conosciuto da chi parla indipendentemente dalla parola, è per questo che è possibile parlare facendo un uso infinito di mezzi finiti, perché la parola evoca la cosa ma non può raggiungerla.

1.11.1   Io so che tu sai. Tu sai che io so. Questo è necessario e sufficiente per parlare e soddisfa le condizioni richieste da Carnap perché esista comunicazione reale.

1.11.2   Il fare del pensiero è possibile solo attraverso il passaggio per la cosa. Ma le parole possono diventare la cosa e sostituirla. Poi per abitudine parlando non passiamo più per la cosa pensando che basti rappresentarcela con la parola e così facendo perdiamo la cosa e la parola.

1.12   Nella lingua non vi sono se non differenze.

1.12.1   La comprensione di un testo non riguarda i singoli segni, ma i rapporti fra i segni. Ciò che importa nella comprensione è la sequenza delle differenze.

1.12.2   L'unità di senso non è la parola, il segno, ma l'insieme delle parole, la sequenza dei segni. Anche quando un segno si presenta come significante per se solo presuppone sempre un complesso di segni sott'intesi che lo situano in un contesto.

1.13   La caratteristica del linguaggio è quella di evocare una cosa per mezzo di un sostituto di essa. Ma non a tutti i sostituti (le parole) corrisponde una cosa. Ad esempio quale è la cosa che corrisponde alla parola Dio?

1.14   Nelle scienze umane una teoria per essere vera non deve confutare un'altra teoria, ma deve spiegarla. Deve cioè essere più potente.

1.14.1   Le scienze umane non devono avere il compito di creare pensieri che si sostituiscono ad altri pensieri, ma devono produrre pensieri che rendano ragione dei pensieri che già esistono.

1.15   Quando si scrive quello che è difficile è scrivere tutto e lasciare tutto scritto. è umano voler mostrare solo la parte più bella di sé, ma è idiota. La grandezza si misura solo dalla capacità di reggere la bruttura di cui l'esistenza ha voluto graziosamente farci dono. Ogni parola bella è solo il contrappeso di qualcosa di indicibile che attraverso di essa si manifesta senza farci inorridire.

1.16   Contrariamente alle mie intenzioni la forma della mia scrittura è autoritaria. Viceversa la mia parola è arrendevole. Dovrebbe essere il contrario.

1.17   Quello che va considerato nel discorso non è la posizione che assumo, ma di cosa si parla. Le posizioni che si possono assumere nel discorso sono solo una conseguenza. Ancora. Se parlo la domanda alla quale rispondo non è - Quale è la tua posizione? - ma - Perché parli di questo?

1.18   Ci sono giorni in cui mi trovo a dover ricominciare tutto da capo. Mi accorgo che tutto quello che sto facendo non porta a nulla. Ed ogni volta ricominciare è sempre più difficile e ne ho sempre meno voglia.

1.19   Sono sempre più affascinato dai libri scritti per il solo gusto di scrivere. Ho distolto lo sguardo dalla parola significante e non mi è rimasto che il desiderio della parola vuota e fine a se stessa. Forse il mio assunto è ambiguo, non che io non ne sia cosciente, ma è questo che ho scelto. Credete forse che non abbia visto? Lo sforzo più grande è pur sempre quello di distogliere lo sguardo dopo aver visto! Lo sguardo trasforma tutto in pietra. (20-12-1987)

1.19.1   Quello che voglio è dell'ordine della descrizione che Chateaubriand fa della distruzione delle tombe dei re di Francia nella abbazia di san Dionigi avvenuta nel 1793. La descrizione dei fatti, ricca di particolari insignificanti, è assolutamente fine a se stessa e mostra all'opera il piacere dello entomologo nel parlare dell'oggetto del suo desiderio.

1.19.2   Casualmente quello su cui si ferma il piacere dell'entomologo Chateaubriand è la distruzione delle tombe dei re di Francia.

1.20   Cercare una cosa là dove non la si può trovare per poter dire di non averla trovata.

1.21   Quello che importa è lo stile. Lo stile non ha nulla a che fare con il bello, l'armonioso, etc. Lo stile è semplicemente una individualità così come si presenta nella sua apparenza ed in quanto tale è riconoscibile. Io riconosco me stesso attraverso il mio stile. Sempre che io abbia uno stile.

1.22   Quello che mi affascina in un libro è sentire il senso scorrere fra le parole indipendentemente da esse e al di fuori del pensiero che lo scrittore vuole o crede di comunicare.

1.22.1   Mi sono chiesto spesso che cosa sia un editore di libri oggi. Quante volte la fortuna di un libro è dovuta all'editore e quante volte l'editore è solo un impaccio alla diffusione dei libri? In un universo chiuso di lettori la diffusione incontrollata e a volte assistita dallo Stato di prodotti editoriali limita anziché favorirla, la possibilità di diffusione dei libri. Non occorre ricordare il principio economico secondo cui la moneta cattiva scaccia la moneta buona.

1.23   Sembra che il linguaggio interiore sia esclusivamente predicativo, senza soggetto. Il linguaggio verbale sarebbe parzialmente senza soggetto, mentre il linguaggio scritto sarebbe necessariamente con un soggetto.

Il linguaggio interiore sarebbe come un flusso ininterrotto di predicati. Tutto viene predicato di tutto. E' come se il linguaggio si perdesse in un pozzo senza fondo da cui emerge l'atto predicativo. Il soggetto verrebbe apposto solo al momento della uscita alla superficie della coscienza. Prima della coscienza è come se vi fosse un unico facente funzione di soggetto, che viene predicato di tutto. Da questo punto di vista il flusso interiore dei pensieri assomiglia al linguaggio psicotico.

Forse il soggetto viene imposto dall'esterno al flusso dei predicati ( delle sensazioni interne ) come un rappresentante della realtà.

1.24   La particella finale affermativa ( x è y ) viene rappresentata in caratteri cinesi con i genitali esterni femminili

1.24.1 L'associazione fra i genitali femminili e l'affermazione linguistica dell'essere è motivata dalla funzione generatrice di esistenza del genitale femminile. Questa è solo una funzione simbolica o fra i due concetti vi sono altri legami?

1.24.2   Secondo l'etimologia del suo nome ( vagina, simulacro di vagina) Baubò è sempre rappresentata come personificazione dei genitali femminili. Tuttavia sebbene la sua femminilità sia posta al centro della statuetta mentre tutti gli altri particolari sono esclusi ad eccezione di un sorriso ossessionante, il pezzo evoca idee di androginia per la sua forma marcatamente fallica, che richiama il corrispondente maschile implicito di Baubò: Baubon ( il fallo )

1.25   Quando parlo di omofobo parlo in negativo. Un omofobo è un omosessuale in negativo. Ma è pur sempre preso dentro il codice omosessuale. Anche un ateo è un credente in negativo. Ma è pur sempre preso dentro il codice religioso. Solo l'indifferenza rappresenta una uscita dal codice. Quando io metto la barra creo un legame, costituisco un codice che lega due parole.

1.26.1   Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

1.26.2   Bisogna parlare solo quando non è lecito tacere.

1.26.3   Contro Wittgenstein si dovrebbe dire ciò che non si può dire.

1.26.4   Se qualcuno ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia.

1.26.5   Non sapendo parlare, non volendo parlare, devo parlare.

1.26.6   Che ci sia qualcosa nel linguaggio che ha a che fare con le combinazioni, le tavole di verità , il caso ?

1.27   Oggi ho parlato per alcuni minuti con una persona della mia età. Mi sono accorto che entrambi volevamo dire qualcosa, ma non c'era alcuna comunicazione fra di noi. Ognuno aveva in mente qualcosa che all'altro non interessava, ma entrambi continuavamo a parlare cercando di convincere il nostro interlocutore di qualcosa. Ci si accorge troppo tardi del tempo perso a cercare di parlare ad un altro che non ci ascolta e che parla per conto suo cercando di dirci qualcosa che non ci interessa. Per educazione o forse per curiosità siamo abituati ad ascoltare, a dare ascolto alle voci che cercano di convincerci di qualcosa che non ci interessa. Ma tutto questo è solo una perdita di tempo. Dovremmo ascoltare come se gli altri fossero i personaggi di una commedia di Pinter.


morte / castrazione

2.01   Una delle mie immaginazioni preferite è il pensiero della morte e questo pensiero mi prende alle volte al punto che io più sento che penso e le mezz'ore passano come minuti. Non è per una penosa autocrocifissione contro la mia volontà, è una voluttà spirituale che io contro la mia volontà mi godo a poco a poco, in quanto a volte temo che potrebbe derivarne un malinconico e sinistro amore per l'osservazione.

2.02   Io penso molto alla morte, ma non saprei dire cosa penso quando penso alla morte. In che cosa consiste il pensiero della morte?

2.03   Il più terribile dunque dei mali, la morte non è nulla per noi: quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte noi non siamo più.

02.04   Quello che Epicuro vuol dire è che la morte non è una esperienza che si fa sulla propria persona, ma soltanto un evento a cui possiamo assistere.

2.05   La mia morte reale è qualcosa che non mi riguarda e che io non posso neppure concepire, essa è fuori di me e quando verrà io non ci sarò più e non ci incontreremo. La morte di cui parlo è invece qualcosa che posso sperimentare in ogni momento. E' dal confronto con questa morte di cui parlo che edifichiamo la nostra vita.

2.06   La mia morte non è un evento del mio mondo, è una funzione della mia psiche. Io non ho la rappresentazione corrispondente alla mia morte reale.

2.07   La morte è sempre morte dell'altro. E' questo che mi turba: la morte dell'altro. Ovvero la castrazione dell'altro. Quando parlo della morte parlo della castrazione.

2.08   La morte ha nel sistema hegeliano la stessa funzione che ha la castrazione nel sistema freudiano. Dalla morte si generano le figure dello spirito, dalla castrazione si generano le figure dell'edipo.

2.09   L'accettazione senza riserve del fatto della morte o della finitezza umana cosciente di se è la fonte suprema di tutto il pensiero hegeliano, il quale non fa che trarre tutte le conseguenze anche le più remote dall'esistenza di tale fatto.

2.10   Quello che rende padroni è l'accettazione della morte. Ma cosa è l'accettazione della morte?

2.11   Per volermi guardare dalla morte sono andato a cercarla. Mentre volevo fuggirla le sono andato incontro, non ci sono nascondigli contro la morte e quanto più la si fugge tanto più la si trova.

2.12   La più singolare fuga dalla morte è il suicidio, ma anche molte aggressioni hanno lo stesso significato. Spesso la guerra è scatenata da chi fugge la morte e così facendo la trova. Ma non è facile scovare le forze mortifere che agiscono dentro di noi, esse si ammantano dei panni del Bene, del Buono del Giusto.

2.13   Ciascun uomo uccide ciò che ama.

2.14   Uccidere l'altro è sempre in qualche modo uccidere se stessi. Qualsiasi assassino uccide per non uccidersi. Allo stesso modo qualsiasi suicida ha dei buoni motivi per uccidere qualcun altro. Si pensa che il killer uccida per denaro, in realtà non è vero, il compenso per l'assassinio è l'alibi per la sua coscienza. L'assassino prezzolato vuole avere un motivo per uccidere, ma uccidere è il suo desiderio originario. Il denaro è solo un pretesto.

2.15   Si può concepire una nosologia psicanalitica che prenda come suoi assi principali di riferimento le modalità e le trasformazioni del complesso di castrazione come mostrano le indicazioni dell'ultimo Freud.

2.16   Il complesso di castrazione è per fare un paragone, la ragione di una serie - assimilabile alla serie rappresentata dalla tavola periodica degli elementi elaborata da Mendeleev - che comprenda le figure elementari della psiche umana.

2.17   Della castrazione non si può dare una definizione: si può solo mostrare.

2.18   Il nome è il residuo della castrazione.

2.19   Si narra che Ipazia la bella filosofa alessandrina, davanti ad un giovane preso da violenta passione per lei, abbia sollevato le gonne mostrandogli il sangue mestruale. Credo che l'interpretazione corretta del gesto di Ipazia non sia quello della tradizione cristiana, ma credo che abbia affinità con i Misteri Eleusini.

2.20   La morte simbolica evita la morte reale. Uccide o è ucciso chi non sa uccidere o non sa morire.

2.21   Nessuno può morire al posto di un altro. Verità ovvia! Eppure la religione e tutte le teorie inconsce del capro espiatorio presuppongono che la morte di un altro si sostituisca alla nostra e ci liberi da essa. Si sacrifica agli dei sperando che la morte del capro ci salvi dalla nostra morte. E così facendo per salvarci da una morte che non esiste uccidiamo realmente.

2.22   Aggressività impedita sembra significare una grave offesa. E' realmente come se dovessimo distruggere qualche cosa o persona per non distruggere noi stessi, per preservarci dalla tendenza all'autodistruzione. Una triste rivelazione per il moralista.
Sigmund Freud - Introduzione alla psicoanalisi

2.23   Quanto più un uomo padroneggia la propria aggressività tanto più si accentua l'inclinazione aggressiva del suo ideale contro il suo stesso io.

2.24   L'Io è la sede delle pulsioni di morte ed ogni rafforzamento dell'Io è inevitabilmente un rafforzamento delle pulsioni di morte.

2.25   Si dice che alla accondiscendenza alle proprie richieste pulsionali corrisponda il diniego alle richieste pulsionali altrui e viceversa alla negazione delle proprie esigenze pulsionali si accompagni la tolleranza verso le richieste pulsionali altrui.

2.26.1   Del suicidio per apnea. Secondo alcuni avrebbe Diogene effettivamente posto in tal modo fine alla propria vita (Diogene Laertio VI) Anche alcuni negri pare l'abbiano fatto (Osiander - Sul Suicidio).

2.26.2   John Donne nella sua opera intitolata Biathanatos sostiene che Gesù Cristo si dette la morte con una prodigiosa e volontaria emissione dello spirito.

2.26.3   Il suicidio per apnea è stato tentato spesso, specialmente dai condannati a morte. Invano è una impossibilità fisiologica.


servo / padrone

3.01   L'alienazione è il non ritrovarsi del servo nella dimensione del desiderio del padrone. La funzione del padrone è quella di essere ucciso, egli ha di fronte a se solo la morte. Se il padrone fugge la morte offrendosi come oggetto d'amore al servo, al servo sarà preclusa per sempre la funzione del padrone, poiché non potrà uccidere il padrone se non uccidendo se stesso ed allora la sovranità coinciderà con la morte reale, ovvero l'impossibilità della sovranità.

3.02   Trasimaco - Ciascun governo legifera per il proprio utile. la democrazia con leggi democratiche, la tirannide con leggi tiranniche.... e una volta che hanno fatto le leggi, eccoli proclamare che il giusto dei sudditi si identifica con ciò che invece è il loro proprio utile, e chi se ne allontana lo puniscono come trasgressore sia della legge sia della giustizia. In ciò dunque consiste quello che definisco giusto: - l'utile del potere costiuito. Ma se non erro questo potere detiene la forza ed il giusto è quindi l'utile del più forte.

3.02.2   Socrate - nessuna arte e nessun governo provoca il proprio vantaggio... essa procura e prescrive quello del suddito e guarda all'utile di questi che è il più debole, e non all'utile del più forte.

3.02.3   Elogio di Trasimaco. Il giusto è l'utile del più forte afferma Trasimaco. Nulla di più vero! Ma il fatto è che il più forte è Socrate.
Ho detto Socrate !- nota bene - non ho detto il suddito.

3.03   Io farò con te un patto tutto a tuo carico e tutto a mio profitto, che osserverò finché mi piacerà e che dovrai osservare finché mi farà piacere. Il tuo solo guadagno in tale patto sarà che potrai credere che io goda.

3.03.1   Il padrone non si percepisce come godimento, egli semplicemente gode della cosa, è al servo e solo a lui che è dato percepire il godimento, ma solo come godimento del padrone.

3.04   Si racconta che in certe città greche gli oligarchi prestassero il seguente giuramento: - Io sarò avversario del popolo e gli farò nel consiglio tutto il male che potrò. - Permetterete ai vostri nemici di prestare da soli un tale giuramento?

3.04.1   Postilla - Quanti di voi hanno fatto il giuramento oligarchico ?

3.05   La morale ha protetto la vita dalla disperazione e dal salto nel nulla presso quegli uomini e quelle classi che sono stati violentati ed oppressi da altri uomini giacché è l'impotenza verso gli uomini e non l'impotenza verso la natura che genera l'asprezza più disperata contro l'esistenza.

3.05.1   Postilla - Questa frase di Nietzsche mi ha sempre impressionato: è l'impotenza verso gli uomini....

3.06   L'assoluto abbandono (in religione) come riflesso dell'assoluto abbandono dello schiavo o della donna (l'eterno femminile è il sentimento idealizzato dello schiiavo).

3.07   Qualche giorno fa mi sono sorpreso nell'ascoltare un passante fischiettare le note del Corale di S. Antonio. Credevo di essere il solo a fischiettare Gott Erhalte Franz der Kaiser camminando.

3.08   Il giorno del rapimento di Aldo Moro il primo brano musicale fuori programma trasmesso dalla televisione nelle ore immediatamente seguenti il fatto fu il concerto n° 5 di Ludwig van Beethoven detto L'imperatore. Chi ha scelto quel brano ha fatto un lapsus, cioè ha detto la verità. Gli eventi che sono seguiti hanno dimostrato la verità di quel lapsus. Il parricidio.

3.09   Se un uomo si crede un re è pazzo, un re che si crede un re non lo è meno.

3.09.1   Così il giorno che Craxi crederà di essere Craxi sarà perso. Ma ciò che importa non è che Craxi si perda, ma che noi ci perderemo con lui e questo non deve accadere.

3.09.2   Non ricordo dove l'ho letto, ma qualcuno sostiene che il leader naturale è l'elemento più patologico del gruppo.

3.09.3   Non esistono padroni, chi si mette nella casella del padrone o è un pazzo o una canaglia. Per intenderci, la casella del padrone è quella della morte.

3.09.4   Non esistono padroni, ma solo servi che si mettono nella casella del padrone e così facendo pensano di ingannare altri servi, che a loro volta ben sanno che questi non possono essere padroni eppure per qualche singolare motivo fanno finta di credere loro quando si rappresentano nei panni del padrone. A loro volta costoro che si mettono nella casella del padrone ben sanno - pena la follia - che gli altri servi non crederanno loro, ma sanno anche che faranno finta di credere alla loro parata con le insegne del padrone e questo basta perché la recita funzioni.

3.10   E' proprio vero che certi inglesi si rallegrano di essere derubati dicendosi che così almeno nel loro paese non esiste gendarmeria. Nessuno sembra sospettare che sotto il protettore potrebbe nascondersi il padrone. Che tali stranezze degli inglesi possano avere qualche rapporto con la loro libertà è cosa che non gli passa neppure per la mente.

3.10.1   Il ragionamento di Tocqueville non fa una piega. Per la società mantenere un ladro e un poliziotto è meno conveniente che mantenere solo un ladro, con il vantaggio che al ladro non verrà in mente di farsi padrone mentre quando si è consegnato il potere nelle mani di un poliziotto questi si sentirà legittimato ad esercitarlo in tutte le sue forme. E non crediate che questo sia soltanto un paradosso.

3.11   Tieni sempre l'altro a distanza. Non lasciare mai che l'altro prenda confidenza, perché potrebbe considerarlo un gesto di debolezza, anziché di cortesia.

3.12   L'uomo è un ben strano animale. Al contrario degli animali che agiscono guidato dal loro istinto egli agisce guidato dai propri pensieri, ovvero da quelli che egli crede essere i propri pensieri. Che cosa siano ed a chi appartengano questi pensieri di cui l'uomo crede di essere l'artefice è dubbio e discutibile. L'unica cosa che si può dire dei pensieri dell'uomo è che essi sono delle costruzioni complesse, delle figure mentali, delle sequenze di segni dotate di senso.

3.13   Il paradosso del minatore. Se noi proviamo ad immaginare una società in cui il lavoro venga distribuito secondo le capacità e secondo le attitudini personali dobbiamo immaginare che qualcuno faccia il minatore perché lo desidera. Posta questa condizione appare subito una obiezione: nessuno desidera fare il minatore! Si pone allora il quesito: In che modo un membro della società può essere convinto a fare il minatore?
- Con la forza, e allora bisogna ammettere come legittimo il diritto di sottrarsi, con la forza, a tale imposizione.
- Con argomentazioni paralogiche: la società è un unico corpo in cui ogni membro ha la sua funzione e chi fa il minatore è destinato a questo lavoro perchè è un membro del corpo. Questa ipotesi prevede che ogni membro della società abbia una sua dignità e gli venga riconosciuto il sostentamento, ma le varianti sono molte, fino a prevedere una mercede ultraterrena.
- Con il denaro. Questa variante presuppone una situazione di bisogno del minatore. In questa situazione di bisogno fare il minatore viene considerata una situazione migliore che quella di bisogno. Ovviamente una società in cui fare il minatore è meglio della situazione in cui si vive non è la società che avevamo immaginato.

3.14   Non è possibile limitare l'Aufklarung alla ragione intesa come fede nel progresso e nella razionalità del reale. L'Aufklarung è essenzialmente ed al di là di tutto ricerca del senso - di senso - anche se questa ricerca ha dei risultati sconcertanti quando sia condotta fino ai limiti estremi del pensiero. L'opera di Sade ne è un esempio. Ma questo non è in contraddizione con l'assunto su cui si fonda l'Aufklarung come alcuni hanno inteso dimostrare, ne è invece l'acquisizione più importante.

3.15   Quello che importa per un uomo è avere qualcosa da fare; poter fare qualcosa che dia senso al trascorrere del tempo. Il senso della mia vita è inevitabilmente in quello che faccio

3.16   La sorte di Flechsig, condannato ad esistere come immagine proiettata da un folle, è terribile.

3.17   Nicodemismo ... pur essendo libero da tutti mi sono fatto servo di tutti. Con i Giudei mi sono comportato da Giudeo Con quelli che sono sotto la Legge come uno che è sotto la Legge pur non essendo sotto la Legge...

3.17.1   Confronta l'Anabattista Brunsfeld , il curato Meslier e l'entrista Togliatti.

3.17.2   Il servo si è sottratto davanti al rischio della morte in cui gli veniva offerta l'occasione di divenire padrone in una lotta di puro prestigio. Ma poiché sa di essere mortale sa anche che il padrone può morire. Da questo momento può accettare di lavorare per il padrone rinunciando nel frattempo al godimento e nell'incertezza del momento in cui giungerà la morte del padrone egli attende.

3.17.3   cfr Paul Nizan - Aden Arabia

3.18   Fra le tendenze e i fatti costanti, che si trovano in tutti gli organismi politici, uno ve n'è la cui evidenza può essere a tutti manifesta : in tutte le società, a cominciare da quelle più mediocremente sviluppate e che sono arrivate appena ai primordi della civiltà, fino alle più colte e più forti, esistono due classi di persone, quella dei governanti e l'altra dei governati. La prima, che è sempre la meno numerosa, adempie a tutte le funzioni politiche, monopolizza il potere e gode i vantaggi che ad esso sono uniti; mentre la seconda più numerosa, è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, ovvero più o meno arbitrario e violento, e ad essa fornisce, almeno apparentemente, i mezzi materiali di sussistenza e quelli che all'utilità dell'organismo politico sono necessari.

3.18.1   E' questione di classi sociali o di uomini ?

3.19   Voi li vedete gli uomini della valle di Uri e quelli di Svitto e quelli di Unterwalden. Hanno sottoscritto un patto e quel patto è stato rispettato dai loro discendenti per 800 anni. E' stato rispettato liberamente senza che nessuno lo abbia trovato pregiudizievole per la propria libertà, ciò significa che quel patto era buono. Voi li vedete gli uomini di Uri gli uomini della valle di Svitto e quelli della valle di Unterwalden sono montanari, non hanno ricchezze, né conoscenze, né dottrina, ma hanno concepito un patto equo e intrinsecamente buono


sapere / potere

4.01   Que scay je ?

4.02   Socrate - hai osservato che a guardare qualcuno negli occhi si scorge il proprio volto nell'occhio di chi ci sta di fronte come in uno specchio...-
Alcibiade - è vero
Socrate - dunque se un occhio guarda un altro occhio e fissa la parte migliore dell'occhio con la quale anche vede , vedrà se stesso -
Alcibiade - evidentemente
Socrate - ora caro Alcibiade anche l'anima , se vuole conoscere se stessa dovrà fissare un'anima e soprattutto quel tratto dove si trova la virtù dell'anima
Alcibiade - è così o Socrate

4.03   Il maestro insegna, quando insegna, mostrando come egli apprende. Ovvero il modo migliore per imparare è insegnare. Antica massima.

4.03.1   Non c'è un insegnare, ma solo un apprendere di cui insegnare è semplicemente il riflesso.

4.03.2   L'amore per il maestro è la causa dell'apprendimento. Io imparo perché amo chi mi insegna. Questo è l'unico motivo, è chiaro... che motivo avrei di perdere tempo sulle idiozie che mi vengono insegnate.

4.04   Ho osservato spesso con grande ammirazione la meravigliosa natura di Alcibiade, di trasformarsi così facilmente in modi così diversi, senza paura per la propria persona: sorpassando tanto la sontuosità e la pompa persiana, tanto l'austerità e la frugalità lacedemone; altrettanto rigoroso a Sparta quanto voluttuoso in Ionia.

Omnis Aristippum decuit color, et status, et res

Tale vorrei formare il mio discepolo

4.05   Henri Fayol sostiene che la capacità di comandare , lui la chiama - capacità direttiva - può essere appresa come qualsiasi altra capacità intellettuale. Forse è vero, ma solo nel senso che l'apprendimento della capacità di comandare è il riconoscimento di qualcosa che si sa già. In questo senso l'apprendimento tramite un maestro è essenziale per il riconoscimento del proprio sapere e della sua assoluta alienazione.

4.06   Sapere è potere dice la Metafisica di Aristotele. Il sapere che è il potere non è i saperi parziali, le scienze e neppure esiste una scienza del potere. Come è possibile pensare una scienza del potere che non sia necessariamente una menzogna. Eppure il sapere è il potere.

4.07   La notte prima di una importante battaglia, il primo duca di Marlborough stava facendo una ricognizione sul terreno. Tanto lui che il suo stato maggiore erano a cavallo. Il duca lasciò cadere un guanto e Cadogan il suo luogotenente smontò, raccolse il guanto e lo tese a Marlborough. Gli altri ufficiali considerarono molto gentile il gesto di Cadogan. Quella stessa sera, un pò più tardi, il duca diramò il suo ultimo comunicato: "Cadogan piazzi una batteria di cannoni dove ho lasciato cadere il mio guanto".
"L'ho già fatto" rispose Cadogan.

4.08   è necessario che il popolo ignori molte cose vere e ne creda molte false.

4.08.1   Postilla Il popolo non ignora di credere molte cose false e di ignorarne molte vere, ma forse vuole ignorare molte cose vere e crederne molte false.

4.09   Il questo libro manca il capitolo più importante, ma forse non è un caso, la stupidità. La Verità non è una cosa seria. Osservate con quanto impegno gli uomini si ingegnano a dimostrare che in fondo la loro stupidità è solo un accidente ottenendo invece l'effetto di mostrare che è l'essenza stessa più profonda del loro essere.

4.10   L'avvenire deciderà se vi siano più idee deliranti nella mia teoria di quanto io non vorrei ammettere o se vi sia più verità nel delirio di Schreber di quanto gli altri non siano disposti a credere.

4.10.1   Le formazione deliranti del malato mi sembrano l'equivalente delle costruzioni che noi erigiamo durante i trattamenti analitici.

4.10.2   Freud suppone questo sillogismo:

  • psicoanalisi = delirio
  • delirio = verità
  • psicoanalisi = verità

4.11   Si può indurre in un mammifero un acuto senso di disagio e di sofferenza se lo si mette in condizione di sbagliare circa le regole che danno significato ad un rapporto importante con un altro mammifero. Se si è in grado di resistere o di respingere questo stato patologico l'esperienza complessiva può favorire la creatività.

4.11.1   Se poesia e schizofrenia sono due modi di porre lo stesso problema, la poesia è una cura della schizofrenia.

4.12   Quando qualcuno afferra un problema, le caratteristiche di struttura e le necessità interne di questo determinano nel pensatore particolari squilibri, tensioni e attriti. Nel pensatore vero e produttivo queste tensioni vengono portate a fondo, danno luogo a vettori nella direzione di un miglioramento della situazione e la cambiano in conformità.

4.12.1   Il soggetto è più che altro una funzione logica. è necessario che esista un soggetto del pensiero quando si scrive. Che poi questo soggetto corrisponda realmente a quello che gli si attribuisce questo è tutto da dimostrare, ed è tutto un altro discorso.

4.13   La scienza è una assicurazione sulla vita. Lo scopo, la scommessa nel senso di Pascal, della scienza è l'immortalità nel mondo. Come la religione la scienza è una fuga dalla morte e come la religione è fondata sulla fede. Io non ho fede, per questo sono nudo di fronte alla mia morte e su di essa non voglio costruire altro che la mia nudità, il mio orrore, la mia infinita angoscia.

4.14   Un'organizzazione politica di dominio, capace di operare in maniera continuativa, può essere chiamata Stato se il suo apparato amministrativo rivendica con successo il monopolio dell'uso legittimo della forza per imporre il proprio ordine.

4.14.1   Lo Stato interdice al singolo cittadino l'uso della violenza non perché non la vuole, ma perché intende monopolizzarla come il sale e i tabacchi.

4.14.2   Postilla - Secondo queste definizioni l'atto di monopolio è l'essenza dello Stato. Lo Stato non può tollerare una situazione di monopolio al di fuori di sé. Un gruppo di uomini qualsiasi, che riesca a riservarsi l'uso legittimo della forza è uno Stato. Lo Stato, riservandosi l'uso della forza, non agisce per un fine etico, la non violenza, ma per un fine pratico, il monopolio. L'etica dello Stato è cioè ridocondotta al sale ed ai tabacchi.

4.15   Una delle riflessioni che hanno accompagnato tutta la mia vita è quella sul sapere e sul soggetto presunto sapere: il Master, il Padrone, il Signore. Ciò significa che mi situo dall'altra parte, dalla parte del non sapere, o se volete dalla parte della Verità.
Nell'Edipo c'è qualcosa che è dell'ordine della menzogna, di qualcosa che viene detto in un modo perché sia inteso in un altro modo. Sapere è appunto sapere come intendere ciò che viene detto. Il sapere dell'Edipo è una Maitrise, un padroneggiamento della parola e della sua funzione. Questo è il sapere che fa l'uomo.
Ma non appena questo sapere è dato deve essere tolto perché è un sapere insostenibile. E' un sapere il cui risultato ultimo è una irrefrenabile risata. Il modo con cui questo sapere viene tolto è quello che ho definito dell'ordine della menzogna. Dire una cosa per intenderne un'altra. Ma questa struttura è situata nella parte più profonda del nostro essere e ne costituisce uno dei fondamenti. Nessuno può dire il suo desiderio se non in questo fraintendimento, in questo scivolamento.
Accade poi che in questo scivolamento l'altro neghi il proprio desiderio. Ovvero neghi il desiderio dell'altro. E questo è quello che non viene detto è quello che è dell'ordine della menzogna. Occorre negare il proprio desiderio dell'altro per non perdersi nella menzogna che regge il discorso.

4.16   Per una teoria del terzo. Voglio introdurre qui alcuni elementi per una teoria del terzo. Ci sono Io c'è l'altro e c'è il terzo astratto e universale.

Sono molti gli istituti sociali che ambiscono rappresentare le esigenze del terzo e che si occupano di regolare i rapporti fra gli individui: gli Stati, le Chiese, le Associazioni, i Partiti, i Sindacati etc.

Ognuno di questi istituti in realtà rappresenta una parte, una parte sociale. Lo Stato non può rappresentare il terzo perché diventa esso stesso una parte non appena si rapporta al singolo. Lo Stato è il rappresentante di tutti i cittadini nei confronti del singolo e non rappresenta mai un singolo neppure quando ne sancisce i diritti.

Analogamente si può dimostrare che le istituzioni, anche le più vicine alle esigenze del terzo, non possono mai rappresentarlo, ma tendono a rappresentare se stesse e coloro che si riconoscono in quella istituzione.

L'altro-me ( il terzo astratto e universale) è quindi ontologicamente privo, come essere reale, di rappresentazione concreta. Eppure ogni volta che ci rappresentiamo una istanza di libertà, di giustizia, di uguaglianza abbiamo a che fare con l'altro-me... il terzo nel rapporto sociale.

4.17   Illuminismo è la liberazione di un uomo da uno stato di minorità  causata da lui stesso. Minorità significa incapacità di usare il proprio intelletto senza la direzione altrui. Questo stato di minorità è causato da lui stesso quando la causa non dipende da mancanza di intelletto, ma dal difetto di determinazione e di coraggio di usarne senza l'altrui assistenza.

4.17.1   La terapia analitica è opera di liberazione di un essere umano dai sintomi nevrotici, inibizioni e anomalie di carattere... causate da lui stesso.

4.17.2   L'acquisizione fondamentale di ogni illuminismo non è la liberazione, ma il - lui stesso.

4.17.3   ... non è dato trovare nei documenti del settecento quel termine che noi oggi usiamo a designare la filosofia, anzi l'intera civiltà della seconda metà del '700 : illuminismo . La parola è di formazione recente e riassume in sè il vecchio concetto di " secolo dei lumi ", ma tuttavia con una lieve modificazione essendosi esso quasi disancorato dal suo significato storico per assumere il valore filosofico di eterna categoria dello spirito, come romanticismo, riforma, rinascimento...

4.17.4   La filosofia del Rinascimento chiude fra il XV e il XVIII secolo, poi viene una fase razionalistica che va dal Locke alla morte di Lessing, e che i tedeschi chiamano con un vocabolo non bello, Aufklärung , un secolo circa di storia dal 1689 al 1781. Più brutta ancora è la traduzione italiana illuminismo.

4.18   Fa una certa impressione trovare in una biblioteca universitaria un libro del 1820 ancora intonso. Ad esempio la Tattica delle assemblee legislative di Jeremy Bentham pubblicato a Napoli duecento anni fa. Ma forse c'è una ragione storica. Il libro di Bentham non era scritto per il regno di Sardegna.

4.19   E' impossibile dedurre qualcosa di assoluto da mondo fisico poichè la deduzione avviene all'interno di un pensiero esso stesso interno al mondo fisico. Questo implica già una deduzione delle consizioni di conoscenza del mondo fisico.

4.20   Chi apprende, apprende perchè sa già. Chi non sa non può apprendere semplicemente leggendo dei segni

4.20   Il bambino impara la lingua per tentativi, riproducendo suoni e attribuendo ai suoni il risultato del loro effetto. Nell'induzione si oppone al mondo una idea per tentativi. Se l'idea ottiene l'effetto previsto si dice che è buona. Solo con l'uomo questa regola non funziona, perchè l'uomo può mentire.

4.21   L'uomo produce idee non certo per un primitivo amore per il sapere, ma prima di tutto per convincere l'altro. Produrre idee è essenzialmente una richiesta di aiuto. Ma non sempre è una richiesta diretta. Dostoevskij giocava e perdeva al gioco per essere costretto a cercare denaro e quindi a scrivere, lo stesso Freud osserva su se stesso che i periodi più creativi e fecondi corrispondono a stati di disagio fisico o mentale. La produzione di parole e di idee ha un che di mitologico. Alle parole si attribuisce un potere magico. L'amore per il sapere viene solo quando dall'altra parte non c'è risposta e le parole perdono il loro carattere magico ed il bambino comincia a chiedersi dove sbaglia e quali sono le parole giuste.


nummus / phallus

5.01   Per molto tempo nella mia vita sono stato ossessionato dalla ricerca di una applicazione pratica del principio che guida il diavoletto di Maxwell. Come noto sembra che il diavoletto di Maxwell negli le leggi dell'entropia. Un giorno, come mio solito mi ero recato a fare la spesa in un grande magazzino del centro e qui come Paolo sulla via di Damasco ho avuto la rivelazione. Con mio grande stupore alle casse anziché le solite graziose commesse c'erano dei piccoli diavoletti! Diavoletti di Maxwell appunto. Tutto mi è stato subito chiaro. Seguite l'idea con pazienza essa porta fino a Keynes...

5.01.1   Postilla - E' passato qualche anno ed il reparto alimentari del grande magazzino è stato chiuso. Che qualcosa non abbia funzionato?

5.02   In economia non è mai questione di grandezze e valori assoluti, ma sempre e solo di rapporti.

5.03   L'interesse normale è la quantità di moneta necessaria a mantenere inalterata la capacità di acquisto del capitale. Non esiste cioè in condizioni normali un valore d'uso del capitale che produce un surplus di capitale. Il capitale è un bene soggetto a deteriorarsi come tutti gli altri beni.

5.04   Esiste una sorprendente affinità, credo del tutto casuale fra la nozione di dépense elaborata da Bataille intorno agli anni trenta e il pensiero economico Keynesiano. La teoria economica keynesiana ha la stessa struttura logica della fenomenologia hegeliana e della psicoanalisi fraudiana.

5.05   La conchiglia è un simbolo comune del genitale femminile. In molti luoghi, in particolare nella Melanesia le conchiglie venivano usate come denaro. E' importante notare che non si potevano usare come denaro le conchiglie trovate sul posto, ma solo quelle portate da lontano, ciò ovviamente in ossequio alle leggi sulla esogamia.

5.05.1   Si può fare anche un parallelo fra la circolazione del denaro e la circolazione della lettera ne La lettera rubata di E.A. Poe.

5.05.2   Ancora sulla circolazione del denaro. Convertiva le ragazzine in oro e l'oro in ragazzine; annotazione di Proust su Bergotte. Si dice che Ruskin preferisse le ragazzine...

5.05.3   Il denaro è il mezzo, l'oggetto metonimico per eccellenza in quanto si scambia con tutto. Ed ora provate a sostituire la parola denaro con la parola fallo e vedrete quante bizzarre enunciazioni ne usciranno, ma tutte giustificate. Nell'inconscio denaro e fallo sono equivalenti e le leggi che regolano la circolazione del fallo sono sovrapponibili a quelle che regolano la circolazione del denaro.

5.06   Il compito delle leggi economiche è quello di assicurare l'ottimale circolazione del denaro (ovvero del fallo) opponendosi a tutte le forze che spingono all'endogamia.

5.07   Se il cumularsi ed il cristallizzarsi dei diritti acquisiti dovesse continuare per molte generazioni metà della popolazione si ridurrebbe schiava dell'altra metà.

5.07.1   Postilla - I numeri non hanno memoria. Il concetto di gioco consiste nel fatto che la partita successiva non dipende dalla precedente. Il gioco ignora ogni posizione acquisita. Ma anche gli eventi della storia non hanno memoria. Nel gioco come nella storia non si può fare tesoro dell'esperienza.

5.07.2   Il gioco del lotto si dice è una tassa sulla miseria. C'è chi si chiede perché il popolo ami il gioco del lotto. Il popolo è stupido, si sott'intende, non capisce che il gioco è truccato a suo sfavore. Forse è vero, il gioco è truccato, ma chi non ha visto fare puntate in cui la vincita non copre la giocata? Forse il punto è questo, il popolo gioca perché vuole perdere.

5.08  
Assioma keynesiano. La scienza economica è fondata sulla teoria delle probabilità. Come dire che la scienza economica ha lo stesso fondamento della scienza del gioco del lotto.

5.09   La teoria economica di Keynes si basa sulla implicita ipotesi che un aumento delle potenzialità di un sistema economico aumenti anche la sua stabilità. Ovvero il progressismo è un conservatorismo che vede più in là.

5.09.1   Il miglior sistema per rilanciare l'economia - dice Keynes- non è costruire piramidi, ma riuscire a non costruire piramidi

5.10   Quando si paga meglio una persona si rende il suo datore di lavoro più efficiente.

5.10.1   Postilla - Si parla molto di professionalità dei dipendenti, in realtà l'unica professionalità che conta è quella del padrone.

5.11   Vi è una terza condizione dello spirito nella quale non crediamo né in un paradiso che sia altrove, né nel progresso come mezzo per raggiungere il paradiso sulla terra, e se il paradiso non è altrove oggi, n é qui domani, deve essere qui oggi o mai più.

5.12   Ricordo di aver visto una donna, forse un poco debole di mente girovagare per il centro mendicando. Dopo qualche mese l'ho ritrovata a prostituirsi. Il suo sguardo ed il suo comportamento erano cambiati. Anche se è solo una prostituta oggi si muove come una professionista che è sicura del proprio ruolo. Basta dare ad un uomo un chiodo da piantare per dargli dignità.

5.13   Chi vuole diventare ricco medito su questa massima: L'uomo che trascorre la sua vita ad accumulare oro per il tesoro degli Stati Uniti e non si diverte è un vero somaro ed un idiota integrale.

5.13.1   Chi non si diverte a guadagnare molto per pagare molte tasse non è veramente ricco. L'uomo creatore di ricchezza si diverte in quanto paga il suo godimento in vile moneta alla immagine edipica per eccellenza - lo Stato.

5.14   Ciò che mina il fondamento delle democrazie non è l'ineguale distribuzione della ricchezza, ma la troppo ineguale distribuzione della ricchezza.

5.14.1   Postilla L'incommensurabilità delle grandezze è il principio del feudalesimo e da buon borghese Lukacs lo sa.

5.15   La proprietà collettiva dei beni, il comunismo, comporta necessariamente la proprietà collettiva di quell'unico bene - che non si può nominare - di cui tutti gli altri beni non sono che l'imago. Insomma la realizzazione del comunismo è impossibile fuori dal matriarcato .

5.16   Se noi consideriamo le relazioni sociali come grafi, notiamo che i ruoli sociali che detengono maggior potere e maggior gratificazione economica, anche se a questi ruoli non corrisponde alcuna reale funzione produttiva sono quello che corrispondono alle intersezioni più complesse della rete. Si ha un privilegio strutturale indipendente dalla funzione produttiva reale che è legato alla ricezione e trasformazione delle informazioni.

5.16   Io non ricordo che dieci anni fa ci fosse tanta povertà esibita, tanti poveri che hanno rinunciato anche a mendicare il più umile posto di lavoro. Non ricordo che ci si dovesse inventare un lavoro per poter lavorare. Se qualcuno dieci anni fa mi avesse detto che il pauperismo sarebbe stato il problema sociale di questi anni l'avrei preso per matto. Con il miglioramento delle tecnologie la base realmente produttiva è diventata sempre più esigua, pur producendo una maggiore quantità di beni. Per contro la circolazione dei beni è diventata sempre più una questione di clientele. Si respira aria da basso impero. In fondo non siamo che una remota provincia dell'impero in attesa dell'arrivo dei barbari.

5.16.1   Postilla - Forse più che economia della miseria si dovrebbe parlare di miseria dell'economia. O forse l'economia in tutto questo non c'entra niente, è solo un pre-testo.

5.17   L'epicureismo come principio formativo di una società appare solo in un posto: l'abbazia di Thélème di Rabelais.

5.17.1   La prima e più antica di queste scuole dove si sia professata la morale di Epicuro è stata la rue des Tournelles nel palazzo di Ninon de l'Enclos. E' la che questa donna straordinaria riuniva tutto ciò che la corte e la città offrivano di uomini educati, onesti e dediti al piacere.

5.17.2   L'epicureismo è quella figura dello spirito in cui il desiderio è ridotto alla sua effettualità.

5.17.3   Dobbiamo fare della nostra vita un gioco cosciente ed agire di conseguenza. La vita non è una cosa seria solo gli stupidi possono pensare che lo sia.

5.18   Una applicazione delle leggi contro le concentrazioni applicata ai beni. Le condizioni di produzione di un bene sono un elemento variabile e spesso indipendente dalla volontà del produttore. E' possibile intervenire per modificare le condizioni di produzione di un bene in modo oggettivo ed impersonale per favorire una migliore distribuzione ed una migliore produzione di beni. Se, per esempio, introduciamo una tassa che colpisce tutti i beni di identici che superano un certo numero, si riequilibra automaticamente la produzione, disincentivando la produzione ripetitiva dello stesso bene e favorendo una differenziazione nella produzione di quel bene che è sempre fonte di lavoro e innovazione. Ad esempio una tassa che colpisca tutti i libri al di sopra di un certo numero di copie. Questa legge una volta applicata ad un certo bene diventa automaticamente una condizione di produzione oggettiva, indipendente dall'abilità e dalla volontà dei produttori. La sua applicazione automatica, indipendente da variabili e da decisioni personali impedisce che venga utilizzata per favorire o danneggiare qualcuno in modo arbitrario.

L'economia di scala ovviamente consente a chi abbia un prodotto con un migliore coefficiente marginale di avere la meglio in modo rapido di prodotti anche solo leggermente meno concorrenziali, ma altrettanto buoni. Introducendo una tassazione differenziato al superamento di una certa soglia di produzione si riducono semplicemente i vantaggi indotti dall'economia di scala. Misura della tassazione. La misura della tassazione determina ovviamente l'incisività dell'azione. Si presume che esista una tassazione ottimale.


legge / desiderio

6.01   Nel rapporto uomo donna il desiderio è umano solamente se si desidera non il corpo ma il desiderio dell'altro, se si vuole cioè possedere il desiderio come tale, se si vuole cioè essere desiderato o amato.

6.02   La soddisfazione del proprio desiderio è la soddisfazione del desiderio dell'altro. La negazione del proprio desiderio è la negazione dell'altro. Per chi non abbia chiaro il significato dell'ascesi.

6.02.1   Il vero peccato contro il sesto comandamento è la castità. Chi è realmente casto dichiara apertamente che il proprio desiderio della madre gli impedisce di accostarsi alle altre donne. Ma l'unico rapporto sessuale realmente proibito è quello con la madre ! C'è anche chi dice che è l'unico vero rapporto sessuale, ma questo è un altro discorso.

6.03   Se il mio desiderio, ciò che mi costituisce come essere umano, è in realtà il desiderio di un altro come sarà mai possibile che io conosca il mio desiderio senza conoscere il desiderio dell'altro.

6.04   L'autoanalisi non è analisi di se ma di un altro. Per conoscere me stesso io non ho altri mezzi che guardare un altro, è come se per vedere me stesso dovessi guardare un altro. Io è nella macchia cieca per il mio sguardo.

6.04.1   Se il desiderio di un altro, di mia madre, è l'essenza stessa del mio essere. Se io sono null'altro che il desiderio di mia madre, che ne sarà di me se ella misconosce il proprio desiderio?

6.04.2   Io scrivo per vendicarmi di mia madre.

6.05   L'oggetto del desiderio sessuale è per essenza un altro desiderio. L'oggetto del mio desiderio non gli risponde veramente che ad una condizione: se risveglio in lui un desiderio uguale al mio.

6.06   Niente costringe qualcuno a godere, tranne il Super Io.

6.06.1   Il godimento si genera all'incrocio fra il desiderio e la Legge. Non c'è godimento senza Legge, per questo il Sovrano non può percepire se stesso come godimento. Gode solo chi è soggetto alla legge.

6.07   La pienezza di colui che è impregnato della virtù è simile a quella del lattante... sebbene le sue ossa siano deboli ed i suoi muscoli molli, egli si erge con forza. Sebbene non conosca ancora niente dell'unione del maschio e della femmina il suo membro si erge.

6.07.1   Su questa massima possiamo fare due osservazioni. Duemila anni prima di Freud era stata osservata l'erezione nel lattante. L'autore pone la similitudine fra la pienezza della virtù e l'erezione nella sua forma assoluta, cioè nel lattante.

6.08   - un tempo - le dissi - desideravo il tuo corpo. Ora che il tuo corpo è sfiorito voglio la tua anima. -
- la mia anima ! - esclamò lei sorridendo - ma lo sanno tutti che noi donne non abbiamo anima -

6.09   Ciò che viene represso dalla Legge non è tanto la soddisfazione del desiderio, quanto la sua manifestazione come - desiderio insoddisfatto -.

6.10   Molte scienze si occupano del desiderio: la psicologia, la psicoanalisi, la sessuologia, la letteratura... ma tutte in rapporto a qualcos'altro. Forse è tempo che si dia lo statuto di una scienza autonoma del desiderio: un'erotica appunto.

6.11   Quello che distingue la vera cortigiana dalle altre donne è la capacità di scindere sentimento amoroso e bisogno sessuale. Con ciò intendo la capacità di non fare l'amore con chi si ama e di godere con chi non si ama.

6.12   La nostra sorte è incisa fra il desiderio di chi ci precede e il desiderio di chi ci segue. In nessun momento è alla nostra portata.

6.13   Mi piacciono le piccole cose non ordinarie. Mi piace la complicità degli sguardi, l'intesa senza parole, in cui tutto si compie fino all'impossibile senza che nulla accada.

6.14   L'oscenità non è una caratteristica della cosa, ma del desiderio. Non potendo sostenere in me il desiderio dell'altro, io percepisco il desiderio (mio) come osceno e me ne libero trasportandolo sull'altro. è il mio desiderio dell'altro che è osceno a me.

6.15   L'Edipo funziona in modo paradossale. Una volta posto è dissolto, non esiste più e solo l'attardarvisi sopra ne denunzia la presenza.

6.15.1   La legge si fonda solo sulla negazione della legge. La legge esiste solo per chi la viola.

6.16   Tu veux etre deviné comme une femme et demander pour toi ou t'offrir te révolte comme une ancte de courtisane comme une bassesse et presque une impudicitè de l'ame. Ton malheur, pauvre garcon, est d'avoir pour défauts les qualités d'un autre sexe car ce qui est grace dans la femme est une niaiserie fatale chez l'homme.

6.16.1   Divine plus agee que Notre-Dame des Fleurs, veut la soumettre et le traiter en femme. Amusé il se laisse faire, mais, au moument de le posseder Divine se pame et soumise en depit d'elle meme glisse sous lui pour se faire prendre.

6.17   Vai dalle donne? non dimenticare la frusta.

6.17.1   Non occorre conoscere la famosa fotografia della santa trinità (Nietzsche, Salomé, Rée) per intuire quale interpretazione desse Nietzsche della massima di Zarathustra.

6.17.2   Dommage que Lerouge n'ait jamais ecrit le petit - Traite du Fuet - que je lui avait demandé.

6.18   una gran parte delle regole sociali e del diritto sono del tipo : è vietato attraversare il prato, è vietato l'ingresso ai cani, è vietato l'ingresso ai neri, ecc. Queste regole non hanno un fondamento particolare. E' vietato camminare sull'erba non perchè sia in sè un atto dannoso o non umano, anzi è del tutto umano camminare sull'erba; semplicemente è vietato perchè date alcune circostanze - il gran numero di persone, l'assenza di un giardiniere etc. - camminare sull'erba provoca un danno all'erba che riconosce una persona come possessore. E' il possesso dell'erba che crea il divieto. Dove un possessore dell'erba non si manifesta con un divieto, l'erba può essere calpestata. Oltre alla presenza di un possessore del prato è necessario perchè il divieto sussista che l'erba non sia curata. Può essere infatti che l'erba venga curata per il gioco del golf ed allora può essere calpestata.


tragico / comico

7.01   La tragedia origina da coloro che nel canto intonavano il ditirambo. La commedia origina da coloro che intonavano i canti fallici.

7.01.1   Sembra che per ditirambo debba intendersi canto funebre, mentre è intuitivo che cosa debba intendersi per canti fallici. Per quanto mi consta non conosco definizioni più lapidarie e precise dell'essenza del tragico e del comico.

7.02   La tragedia esprime l'Edipo maschile cioè la castrazione. La commedia l'Edipo femminile cioè il desiderio del pene.

 

7.03   Nella loro forma classica la commedia ed il romanzo da essa derivato descrivono la ricerca ed il raggiungimento attraverso mille peripezie del fallo da parte dell'eroina. La commedia termina appunto quando l'eroina riesce a portare l'eroe al talamo. Questo vale anche quando è apparentemente l'eroe che riesce a conquistare l'eroina. Quello che conta e viene perseguito nel comico è comunque l'ottenimento del fallo. Come dice Aristotele il comico ha origine dai canti fallici.

7.03.1   Se non siete convinti che quello che descrivono i romanzieri (mi riferisco sempre e solo alla letteratura assoluta ai grandi scrittori insomma ) è proprio la ricerca e l'ottenimento del fallo ecco scelta a caso la veritiera confessione di Robert Musil.

7.03.2   Quando era molto piccolo, quando portava ancora le vestine e non andava ancora a scuola, c'erano momenti in cui si struggeva dal desiderio di essere una bambina. E anche quel desiderio non aveva sede nel cervello - o no! - e neanche nel cuore gli solleticava tutto il corpo e gli correva sotto la pelle. Anzi certe volte gli pareva con tale vivezza di essere una ragazzina che credeva non potesse essere altrimenti.

7.03.2   Il Torless finisce male per Musil , il Torless è commedia non tragedia, e il suo protagonista non muore.

7.04   Se questo non vi ha convinto ecco l'opinione di un critico contemporaneo.

L'elemento centrale del romance è una storia d'amore e le avventure eccitanti sono normalmente il gioco preliminare che porta all'unione sessuale.

7.05   Il romanzo psicologico deve probabilmente le sue caratteristiche alla tendenza degli scrittori moderni di dividere con l'auto osservazione il loro ego in componenti ego ed a personificare in questo modo le tendenze conflittuali della loro vita istintuale.

7.05.1   Tutti conosciamo i personaggi di un grande romanziere di cui mi sfugge il nome... io... super io... es...

7.06   Fra i romance dell'antichità il più elaborato e meglio scritto è l'Etiopica di Eliodoro. In Eliodoro possiamo renderci conto di come la storia sia costruita. intorno all'eroina, non intorno all'eroe Teagene e come tutto dipende dall'astuzia e dalla scaltrezza di una ragazza diciassettenne.

7.06.1   In contrapposizione alla definizione aristotelica abbiamo una buffa definizione di romanzo data da Lukacs: - il romanzo è la forma della virilità matura - Se Lukacs intende riferirsi ai romanzi di Balzac, Stendhal o Mann forse ha preso un granchio. Se poi Lukacs intende dire che il desiderio del pene è le forma della virilità nelle società mature questo è un altro discorso.

7.07   Fra i romanzi fallici la palma spetta ovviamente al Don Chisciotte. Sotto le apparenze dimesse Don Chisciotte della Mancia è una figura potentemente fallica di cui non si trova uguale in tutta la letteratura. Don Chisciotte è - eretto - nonostante tutto!

7.08   Per imparare a scrivere bisogna leggere. Qualsiasi grande scrittore è un ancor più grande lettore. Ma per capire quello che si legge bisogna scrivere. Provate a capire cosa significa - Benedetto colui che loda Benengeli - senza aver mai scritto un rigo. E se non capite cosa significa - Benedetto colui che loda Benengeli - come riuscirete a leggere il Don Chisciotte!

7.09   La tragedia - di origine pagana - è la rappresentazione della propria morte, da qui la sua funzione catartica e liberatoria. Il dramma - di origine cristiana - è la rappresentazione della morte di un altro con il quale non ci si può identificare ed il cui modello è l'uccisione di Cristo. Il dramma non ha né può avere quindi funzione catartica, ma ha funzione educativa e morale e serve a rafforzare il senso di colpa la dove la tragedia serviva a liberare dal senso di colpa . Per quanto apparentemente simili dramma e tragedia sono due modi opposti di agire la morte.

7.10   La caratteristica più significativa di un romanzo erotico non è la descrizione de scene esplicitamente sessuali, ma è la posizione del protagonista. Nel romanzo propriamente erotico il protagonista è sempre agito, il soggetto è colui che patisce l'azione. In conseguenza la descrizione avviene dal di dentro del soggetto agito. Si può ad esempio contrapporre Restif de la Bretonne a Sade. Restif de la Bretonne non è uno scrittore erotico neppure quando è esplicitamente pornografico, mentre Sade è il primo scrittore erotico nel senso moderno del termine.

7.11   Interdetto. Poichè il godimento della madre è interdetto ( si legge inter-detto) il modo migliore per dirlo è la letteratura, ovvero il testo di piacere. Questo è quanto afferma Roland Barthes in quel geniale compendio di sublimi sciocchezze che è: Il piacere del testo. Questa è anche la mia giustificazione del mio essere qui ora su questa pagina bianca.

7.11.1   - non è vero! non è vero, non gli credete...

7.11.2   Il piacere della letteratura deriva in gran parte dalla sospensione del godimento, cioè dalla sospensione di un piacere.

7.12   L'opera letteraria riuscita possiede una sua propria logica interna che si esprime in passaggi obbligati della storia. Si può dire che la dove, come nel testo letterario, tutto appare casuale non c'è nulla di arbitrario ma tutto è obbligato e ferreamente predeterminato.


erotismo / sessualità

8.01   L'erotismo si definisce come l'inverso della sessualità genitale matura ovvero è il nome che si da alla perversione polimorfa infantile nella sua forma adulta.

8.02   La sessualità genitale matura è la sessualità del padrone, quindi qualcosa che non è esattamente alla portata dell'uomo.

8.03   Il significato ultimo dell'erotismo è la morte.

8.04   La trasgressione è diversa dal ritorno alla natura, essa toglie l'interdetto, ma senza sopprimerlo.

8.04.1   La trasgressione è essenziale al godimento. Nessun godimento fuori dalla trasgressione. Questo vale per chi pensa all'erotismo come liberazione sessuale o simili.

8.05   La perversione è la fantasia della donna provvista di pene. Fantasia fondante per il virile, senza la quale sarebbe difficile dare un senso all'attività erotica: la rifallizzazione della madre.

8.06   Un giorno Era rimproverò a Zeus le sue molte infedeltà. Zeus si difese replicando che tuttavia quando egli divideva il suo letto, Era ne traeva il più grande godimento: - le donne assaporano nell'atto sessuale un piacere molto maggiore che gli uomini - afferma Zeus con veemenza. - che assurdità - gridò Era - accade esattamente il contrario e tu lo sai -

8.06.1   Tiresia convocato per porre fine alla questione in base alla sua esperienza personale rispose: - Se in dieci parti dividiamo il piacere d'amore, tre volte tre vanno alla donna e una sola all'uomo - Era fu così esasperata dal sogghigno di trionfo di Zeus che accecò Tiresia.

8.06.2   Giustamente fu accecato, diciamo noi, perché aveva detto una panzana.

8.06.3   Mi spiace per il prof Fagioli ma il suo assomiglia allo sdegno di Era: - è lei che gode, quando gode.

8.07   La donna ideale è quella che è già stata di un altro. E allora che senso ha la verginità? Avere la certezza che non si tratta di lei. Lei non può essere vergine.

8.08   La castità è la perversione sessuale originaria. Le perversioni propriamente dette non sono che ricostruzioni deliranti della sessualità a partire dalla impossibilità del rapporto sessuale.

8.09   La sessualità genitale sta alla sessualità perversa come il lavoro sta all'arte, alla religione, alla guerra.

8.10   Ciò che eccita l'uomo è il godimento della donna e tutte le manovre sessuali non sono che mezzi per accostarsi al godimento di lei senza esserne travolti.

8.11   Il ruolo di Pizia non si confà che ad una donna. Non c'è che la testa di una donna che possa esaltarsi al punto di presentire seriamente l'avvicinarsi di un dio, di agitarsi, di scompigliarsi, di sbavare, di gridare: - lo sento, lo sento, eccolo il dio - e di trovarne il vero discorso.

8.12   Il ridicolo è la forma propria della virilità ( Don Chisciotte). Lo smarrimento è la forma della femminilità, lei non può volere quello che vuole. Nessuna donna è senza inibizioni davanti all'oggetto del suo desiderio, neppure quando è venti anni che ci va a letto assieme.

8.13   Le donne si fanno fare tutto purché non si dia un nome a quello che si fa loro. Il godimento non si deve nominare.

8.14   Una bella ragazza è eccitante per la promessa di profanazione che è in lei racchiusa. Una donna brutta è eccitante per la profanazione che la bruttezza esercita su di lei.

8.15   L'amore dell'amato è l'essenza stessa del mio amore e se sono certo di non poter perdere il mio amore per l'amato neppure mi mancherà mai l'amore di chi amo.

8.16   L'atto sessuale è lo scivolamento del desiderio da un oggetto ad un altro. Il desiderio, il mio desiderio, la mia stessa essenza trova il suo compimento solo nel mutamento. La trasformazione del desiderio con l'identificazione ad un oggetto o ad una serie di oggetti è il fine del desiderio. Nell'oggetto il desiderio trova il suo compimento. Ma non è mai l'oggetto in se stesso il fine del desiderio, l'oggetto in se stesso è estraneo al desiderio, nulla lo lega ad esso se non uno scivolamento del desiderio. Il limite dell'atto sessuale è quindi essere presi per un altro.

8.17   Il sadico è in ultima analisi al servizio del godimento dell'altro. Il suo piacere è mediato dal rapporto con il godimento dell'altro senza il quale si perderebbe nell'abisso della propria vuotezza. In questo senso la crudeltà è l'abisso in cui la passione del sadico viene buttata dallo sguardo della vittima. Solo la purezza del desiderio può permettere al sadico di incontrare lo sguardo della vittima.

8.18   et puis des culs daguerrotypés, des culs de seize ans ouvert comme des culs de jument...

8.18.1   Parce tuis igitur dare mascula nomina rebus
teque puta cunnos, uxor, habere duos

8.18.2   Une femme a beau faire, elle a beau se tourner, ce sera toujours une femme.

8.18.3   Sembra che la paedicatio con un uomo debba il suo ruolo alla analogia con l'atto compiuto con la donna.

8.18.4   Se la paedicatio con un uomo deve il suo ruolo alla analogia con il coito vaginale come penso intenda Freud essa allora mima il coito eterosessuale. Se invece la paedicatio con un uomo deve il suo ruolo alla analogia con la paedicatio con una donna allora essa sventa il coito.

8.18.5   Lo stesso atto sessuale compiuto con un uomo o con una donna non ha lo stesso significato. La paedicatio mima il coito, la dove la paedicatio con una donna lo nega esplicitamente.


nome / pseudonimo

Considerazioni di Benengeli

9   Lo scrittore da sempre, si dice, è scritto. Lo scrittore non scrive, poiché scrivere è un'altra cosa. Chi propriamente scrive è un altro, che ha un nome altro. Su questo gli scrittori sono tutti testardamente d'accordo: da sempre, appunto, si dice è scritto. Si può ragionevolmente sostenere che la scelta di uno pseudonimo per lo scrittore non sia un vezzo, né tanto meno un fatto casuale. Noi tutti sappiamo che nelle società patriarcali, rette dal complesso edipico, la trasmissione del nome è la condizione per l'inserimento sociale dell'individuo ed il suo costituirsi come persona. Il riconoscimento paterno che si manifesta nell'imposizione del nome ha come conseguenza una definizione di status sociale e di ruolo sessuale per il figlio. L'utilizzazione dello pseudonimo da parte dello scrittore, come vedremo, si definisce per contrapposizione al significato del nome paterno. Si più dimostrare che lo pseudonimo ha a che fare in qualche modo con il "nome materno" E' più difficile dimostrare cosa questa sostituzione significhi concretamente. Si possono fare alcune ipotesi. L'assunzione del nome materno comporta una identificazione con la madre e quindi uno scivolamento sul piano femminile, scivolamento comunque indispensabile allo scrittore per descrivere i personaggi di sesso femminile. Lo pseudonimo può essere anche la palese affermazione che lo scrittore fa di essere fuori dalla legge paterna. Egli ha rinunciato al suo status ed al suo ruolo sociale. Il suolo sessuale e sociale dell'artista è ambiguo e anomalo, all'artista sono giustificate cose che altri membri della comunità non sono permesse. L'interpretazione usuale che l'uso dello pseudonimo sia dovuto alla necessità o al desiderio di occultarsi alla censura è in ultima analisi il rifiuto della legge paterna. Lo scrittore non rinunziando alla madre e quindi non trovando nel luogo della madre il nome paterno ed il suo divieto si costituisce come colui che porta il nome materno e quindi come parola assoluta.

9.1   L'artista fa dunque esperienza nella sua opera di non aver prodotto una essenza a lui eguale

9.2   Gide nel suo «Journal» riporta un colloquio avuto con Proust: - Voi potete raccontare tutto - si gridò - ma a condizione di non dire mai : io.-

9.2.1   Nel romanzo purché non si usi la pima persona si può raccontare liberamente di se stessi e della propria vita reale. Quando si dice "io" non si scrive, né si può scrivere di se stessi. Io per lo scrittore è un altro. C'è meno Proust in Marcel di quanto non ve ne sia in Charlus, Albertine o Swann.

9.2.2   Questo metodo - Cfr. la critica letteraria di Sainte-Beuve - misconosce quello che una frequentazione un pò più profonda di noi stessi ci insegna : un libro è il prodotto di un altro me diverso da quello che manifestiamo nelle nostre abitudini, in società, nei nostri vizi. Questo io se vogliamo provare a comprenderlo è al fondo di noi stessi , cercando di ricrearlo in noi, che possiamo raggiungerlo.

9.3   Dietro un artista c'è sempre uno pseudonimo ed anche quando l'autore si manifesta come tale si può star certi che da qualche parte, magari in un angolino nascosto, confesserà che egli non è che lo strumento del quale il vero autore si è servito per raggiungere il suo scopo. Chi non ci crede provi a scrivere.

9.4   Autori il cui pseudonimo riprende un nome di l'ascendenza materna o comunque femminile; è il caso più comune.

9.4.1   Pablo Picasso - il nome è Pablo Diego Josè Ruiz y Picasso - il padre si chiamava Josè Ruiz Blasco - la madre si chiamava Maria Picasso y Lopez.

9.4.2   Céline - il nome è Louis Ferdinand Auguste Destouches - il padre si chiamava Ferdinand Auguste Destouches - la madre si chiamava Marguerite Louise Céline

9.4.3   Collodi - il nome è Carlo Lorenzini - lo pseudonimo è il nome del paese di nascita della madre: Collodi in Val di Nievole.

9.4.4   Paul Eluard - Il nome è Eugene Emile Paul Grindel - il padre si chiamava Clément Eugène Grindel - la madre si chiamava Jeanne Marie Cousin - Lo pseudonimo deriva dal nome da ragazza della nonna materna.

9.4.5   Alberto Moravia - Il nome è Alberto Pincherle. Moravia è il cognome della nonna paterna

9.4.6   Michel Houellebecq - Il nome è Michel Thomas. La nonna paterna si chiamava Henriette Houellebecq [aggiunta 2010]

9.4.7   Alain - il nome è Emile Auguste Chartier - il nome del padre è Etienne Chartier - il nome della madre è Juliette Clémence Chaline - lo pseudonimo può essere sostanzialmente ritrovato in Ch-aline eliminando la Ch paterna.

9.4.8   Mr Dodgson fece pubblicare questo annuncio su di un giornale inglese: - Tanti sconosciuti scrivono a Mr Dodgson con la certezza del tutto priva di fondamento che egli rivendichi o almeno riconosca la paternità di alcuni libri pubblicati con un nome diverso dal suo... Egli non rivendica, né riconosce alcun legame fra se stesso e qualsivoglia pseudonimo, né tra se e qualunque nome pubblicato a suo nome.-

9.4.8.1   Lewis Carroll - il nome è Charles Lutwidge Dodgson - il nome paterno è Charles Dodgson - il nome materno è France Jane Lutwidge. Lo pseudonimo Lewis Carroll nasce dalla inversione del nome riferibile alla madre (Lutwidge) e il nome (non il cognome paterno che sparisce!) riferibile al padre (Charles) come segue:

    ¬ Lutwidge → Ludovicus → Louis → Lewis
    ¬ Charles → Carolus → Carroll

9.4.9   Umberto Saba (poeta) - Il nome è Umberto Poli, il nome del padre è Ugo Edoardo Poli, i nome della madre è Felicita Rachele Cohen. Il padre abbandonò la madre in attesa del figlio e Saba venne allevato per i primi tre anni di vita da una balia slovena per: Peppa Sabaz. Non occorrono commenti!

9.5 Eteronimi

9.5.1   Fernando Antonio Nogueira Pessoa - è il più noto caso di eteronimia. Gli eteronimi di Pessoa sono interpretabili come "ritorno del padre"

9.5.2   Soren Aabye Kierkegaard - il nome del padre è Michael Pedersen Kierkegaard - il nome della madre è Ane Lund.

Kierkegaard scrisse delle opere autografe, in gran parte "discorsi edificanti" dedicati al padre e opere pseudonime. Il primo a fare lo sbaglio di scambiare il pensiero degli Pseudonimi con quello di Kierkegaard fu il fratello Pietro in una adunanza di Pastori. Kierkegaard se ne risentì fortemente e pubblicò subito una protesta sulla rivista ufficiale "Kierketidende".

9.5.2.1   Scritti pseudonimi di Kierkegaard

  • Enten Eller autore Victor Eremita
  • Timore e Tremore autore Johannes de Silentius
  • La ripresa autore Costantino Costantinus
  • Briciole di filosofia ovvero una filosofia in briciole autore Johannes Climacus
  • Il concetto di angoscia autore Virgilius Haufniensis
  • Le prefazioni autore Nicolaus Notabene
  • Stadi sul cammino della vita autore Hilarius Bogbinder
  • Postilla conclusiva non scientifica alle briciole di filosofia autore Johannes Climacus
  • Due brevi dissertazioni religiose autore H.H.
  • La malattia mortale autore Anticlimacus
  • L'esercizio del Cristianesimo autore Anticlimacus

9.5.2.2   Ho riportato questo lungo elenco di opere per rendere l'idea di come il Nome venga moltiplicato e storpiato all'inverosimile c'è una sola parola che dà il senso dell'atto compiuto da questo autore "sterminazione" del Nome di Dio. Il che, se così fosse, giustifica ampiamente la ritrosia di Kierkegaard nell'attribuirsene la paternità.

9.6   Sparizione del nome (cognome) paterno

9.6.1   Jean Paul - il vero nome è Jean Paul Richter - Lo pseudonimo è la sparizione del cognome paterno

9.6.2   Anatole France - il vero nome è Anatole Francois Thibault - lo pseudonimo è semplicemente la "sparizione del cognome paterno" France è la trasformazione di François.

9.7   Il nome di un altro

9.7.1   Bateson racconta che Carl Gustav Jung nei suoi " Ricordi, Sogni e Riflessioni" ci dice che la sua casa era piena di fantasmi...Nel gergo corrente in psichiatria potremmo dire, continua Bateson che tutti in quella casa erano pazzi da legare...Se si intorbida la propria epistemologia si diviene psicotici e Jung stava attraversando una crisi epistemologica. Allora si sedette a tavolino prese una penna e cominciò a scrivere i " Septem Sermones ad Mortuos" E' a questo fatto che Jung fa risalire tutte le sue intuizioni posteriori. Lo firmò Basilide (gnostico alessandrino del II secolo) - Gregory Bateson - Verso un'ecologia della mente.

9.7.2   Alberto Savinio - Il nome è Andrea, Francesco, Alberto de Chirico prende in nome dal poligrafo contemporaneo Albert Savin

9.7.3   Pablo Neruda - Il nome è Naftalì Ricardo Reyes Basolato e prende il nome dal dal poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891)

9.8 Casi complicati:

9.8.1   Holderlin - il vero nome è Johann Cristian Friedrich Holderlin nato il 20 marzo 1770 e morto nel 1843 - il nome del padre è Heinrich Friedrich Holderlin 1736/1772 - il nome della madre è Johanna Christiane Heyn nata nel 1748 e morta nel 1828

9.8.1.1   Tutte le poesie scritte da Holderlin negli ultimi anni di vita sono firmate Scardanelli - su 24 poesie ben 4 portano la data 24 maggio 1748. Il 1748 è l'anno di nascita della madre e 24 maggio potrebbe essere il giorno della nascita della madre.

9.8.1.2   Un giorno sfogliando un esemplare delle sue poesie Holderlin disse: "Si le poesie sono autentiche, sono mie, ma il mio nome è stato falsificato, io non mi sono mai chiamato Holderlin, ma Scardanelli o Scarivari o Salvator Rosa o qualcosa di simile".

9.9   Noi sappiamo, come Holderlin, che quelle poesie sono autentiche e Scardanelli, Scarivari, Salvator Rosa o chi Altro è sommo poeta

Sia benedetto colui che loda il Nome di Benengeli