Sull'istruzione publica

Agosto 2013

Introduzione

Nei paesi europei l'insegnamento publico è attualmente comune a tutti gli uomini fra i cinque ed i sedici anni circa. Le forme con le quali viene impartito e le materie che vengono insegnate dipendono però in buona parte dalle peculiarità della storia di ogni singola nazione, dalle tradizioni e in parte anche dal caso. Tutto questo è segno del persistere nelle istituzioni di una certa confusione, che si manifesta pienamente non appena si cerchi di esplicitare i contenuti essenziali per una formazione di base comune a tutti gli esseri umani.

Sono solo tre le materie che sono comuni alla maggioranza dei sistemi di istruzione nella scuola di base: l'apprendimento della lingua materna, dell'aritmetica ed della religione. Tutto il resto è, come si diceva, legato al caso. E questo forse è poco per la complessità dell'oggi.

0.2 - Esposizione dell'idea

La prima parte dell'idea che voglio qui esporre, attualizzando l'idea di Condorcet, è che sono solo quattro le materie che debbono essere insegnate dalla scuola publica, per intenderci la scuola statale o se si vuole la futura scuola publica "europea".

Si tratta di quattro materie che circoscrivono le conoscenze strumentali necessarie alla vita di ogni uomo moderno e che debbono essere trasmesse da uomo a uomo per essere apprese: le lingue, le matematiche, la conoscenza di sè e la conoscenza delle istituzioni civili.

Lo scopo della scuola publica, fra i sei ed i sedici anni circa, dovrebbe essere quello di insegnare solo questi quattro strumenti e niente altro. Tutto il resto, se vi è del resto che merita di essere insegnato, dovrebbe essere lasciato alla libera scelta e all'iniziativa della individuo, alle proposte dei genitori e alle tradizioni delle comunità locali - mi riferisco in particolare alle attività sportive, ricreative e religiose, alla musica, all'arte e allo sport - ma non dovrebbe interessare in nessun modo l'istruzione publica statale.

Viceversa tutti dovremmo essere convinti che queste quattro materie, e solo queste, debbano essere insegnate esclusivamente attraverso l'istituzione statale e non tramite altri tipi di istruzione siano esse scuole private, scuole di comunità locali o di enti religiosi. Ma più ancora, lo Stato stesso non dovrebbe esercitare il controllo sull'insegnamento publico attraverso un Ministero, ma delegare i suoi poteri ad un Consiglio composto da membri esterni allo Stato. Ad esempio designati dai professori universitari dai professori medi e professionali dai maestri elementari dagli insegnanti delle scuole materne dalle Associazioni di studiosi.

Al termine dell'adolescenza è usuale presso molte popolazioni segnare l'ingresso nella maturità con un rito di passaggio. Nel XIX secolo in Europa il servizio militare obbligatorio aveva assunto questo significato. Oggi il servizio militare obbligatorio è stato abolito in molti paesi. Credo che un anno sabbatico trascorso a 16 anni al servizio della comunità, interrompendo gli studi e ogni altra attività, ridarebbe senso al rito di passaggio.

La terza parte della nuova idea di istruzione riguarda la strutturazione dell'insegnamento dopo l'anno sabbatico. Mentre nella scuola primaria publica l'istruzione è strutturata e riguarda essenzialmente l'apprendimento di strumenti di comunicazione, di calcolo logico - matematico e di relazione a sé e con il mondo, l'istruzione superiore non è strutturata, ma dovrebbe essere il più possibile libera nelle forme e nei contenuti per meglio aderire alla evoluzione ed allo stato presente della scienza. Ogni materia di studio, di qualsiasi tipo essa sia, potrebbe essere suddivisa in corsi semestrali, certificate da un semplice attestato di frequenza, autonomo per ogni singolo corso. In questo modo il curriculum scolastico si aggiornerebbe automaticamente senza limitazioni nel tempo e l'istruzione scientifica o professionale potrebbe continuare in ogni età della vita senza interruzioni, così come intuito da Condorcet due secoli or sono.

0.3 - Educazione o istruzione?

Di seguito parlerò essenzialmente di istruzione o di insegnamento che considero a questo fine sinonimi. Dall'istruzione terrò invece distinta l'educazione, che si completa in buona parte già prima dell'inizio dell'apprendimento scolastico. Troppo spesso, anche oggi, si confonde istruzione con educazione e si ritiene perciò che il compito dell'istruzione publica sia quello di educare l'uomo o il cittadino (a seconda della prospettiva ideologica in cui ci si situa). Dobbiamo invece essere convinti che non è compito dello Stato educare i cittadini. Compito di uno Stato laico non è educare, dare a tutti i cittadini gli strumenti per conseguire un' istruzione utile alla vita personale e sociale. Quindi non significa necessariamente fornire a un bambino tutte le conoscenze che gli potranno servire, ma dargli tutti gli strumenti per poter acquisire, quando lo vorrà, quelle che gli serviranno realmente.

L'istruzione è un elemento importante dell'educazione, ma non è l'educazione e non deve neppure essere confusa in nessun modo con questa. L'istruzione completa l'educazione, ma non la sostituisce e non ne fa le veci. L'istruzione ha, a certe condizioni il cui studio è compito della didattica e della psicologia, la funzione di cartina di tornasole dell'educazione. Ovvero, dal lato del discente, l'istruzione consente la conoscenza intellettuale dell'atto educativo in sè stesso e quindi permettere di risalire alla comprensione dell'educazione ricevuta. Solo in questo modo, e con questi limiti, l'istruzione può assumere anche forma di atto educativo.

Rimando, per l'esame del rapporto fra publico e privato e della differenza che deve mantenersi fra educazione ed istruzione, alle precise osservazioni di Condorcet che anche oggi mantengono intatte la loro validità.

In alcune circostanze le parole esprimono nei fatti il loro significato. Il rimpasto governativo del 12 settembre 1929 con il quale il Ministero della Publica Istruzione diventa Ministero dell'Educazione Nazionale è una di quelle.

Titolo I
Istruzione primaria

1.1 - L'istruzione publica è istruzione obbligatoria?

E' uso considerare l'istruzione primaria, istruzione obbligatoria, ma non vi può essere istruzione obbligatoria! Una istruzione che fosse imposta con la forza o con la legge non sarebbe istruzione, ma un'altra cosa.

Cechov racconta che lo zio cercò di insegnare a un gattino a catturare i topi. Egli portò un topo nella stanza in cui si trovava il gattino, ma questo era troppo piccolo per avere l'istinto di caccia già sviluppato e non prestò alcuna attenzione al topo. Così lo zio lo picchiò. Il giorno dopo si ripeté la stessa scena, e così per molti giorni. Alla fine lo zio si persuase che il gattino era stupido ed era impossibile insegnargli qualcosa. Quando crebbe, benché fosse normale in tutto il resto, ogni qualvolta vedeva un topo veniva assalito dal terrore e scappava. "Come il gattino" conclude Cechov, "io ebbi l'onore di avere mio zio come insegnante di latino".

Come si è accennato in precedenza a volte si fraintende confondendo istruzione con educazione o ancora con titolo di studio, ma sono cose diverse e vi può essere l'una senza le altre.

E' sott'inteso che è diritto di ogni uomo avere un'istruzione, ma questo è un diritto e non un dovere, quando per qualsiasi motivo questo diritto diventasse un dovere dobbiamo interrogarci perché c'è qualcosa di sbagliato in quello che stiamo facendo.

La chiameremo quindi semplicemente l'istruzione publica, poiché non può essere che publica e non occorre altro aggettivo per distinguerla dall'istruzione privata o confessionale che sia.

L'istruzione publica è uguale per tutti ed è sotto il controllo dello Stato, inteso non come entità amministrativa, ma come comunità degli studiosi. Alla classica tripartizione dei poteri dovrebbe aggiungersi un quarto potere indipendente dagli altri che avrebbe unicamente competenza sulla istruzione publica. E' una provocazione, forse, ma non così insensata. Il sapere non deve dipendere da niente altro che da se stesso.

1.2 - Il tempo dell'istruzione

Oggi nella scuola elementare e media, spesso per motivi diversi dall'istruzione in se stessa, si tende ad una scuola a tempo pieno gestita interamente dallo Stato. Sebbene mia figlia abbia frequentato questo tipo di scuola e quindi non ho pregiudizi verso di essa, credo che l'istruzione publica di base non dovrebbe impegnare gli allievi per più di venti ore settimanali. Ovvero quattro ore al giorno per cinque giorni la settimana.

Non credo cioè che tutto il tempo del bambino e del ragazzo debba avere una sola forma, quella dell'istruzione. Se vi debbono essere, ed è bene che vi siano altre attività, esse non dovrebbero avere una unica forma scolastica anche se si trattasse comunque di istruzione.

Per questo motivo non credo utile che il tempo della scuola si prolunghi anche al di fuori dei suoi limiti attraverso i compiti, e quindi di regola non ci dovrebbero essere compiti di nessun tipo da svolgere fuori della scuola. Non che non vi possano essere indicazioni di lettura, o proposte di ricerche o altro, ma non dovranno essere compiti obbligatori, ma solo tracce per ampliamenti personali di quello che viene svolto a scuola. Insegnamento publico dovrebbe essere solo quello che viene fatto nei locali della scuola.

Non si dice neppure che non vi possano essere scuole a tempo pieno, ma la gestione delle ore rimanenti non dovrebbe essere affidata allo Stato, ma, se necessario alle comunità locali o ai privati o anche alle comunità religiose.

Non vi dovrebbe però essere una sovrapposizione di insegnamenti quello che può essere proposto dalle comunità locali, dai privati, dalle scuole religiose è tutto quello che non è istruzione publica, e cioè attività sportive e motorie in genere, insegnamento tecnico, religioso, musicale o semplici attività ricreative etc.

La durata dell'istruzione publica è circa di dieci anni, variando tra i cinque ed i quindici anni.

Non vi debbono essere alunni bocciati. La bocciatura è un mezzo per sbarazzarsi degli allievi meno sopportabili e scaricarli a qualche collega. Il modo migliore per risolvere i problemi di resa scolastica è quello di aggiungere se è necessario un altro maestro alla classe.

1.3 - Chi insegna ?

In tutte le scuole primarie, siano esse statali, private o paritarie, l'insegnamento dovrebbe essere impartito in ogni classe da due maestri di sesso diverso. Cioè in ogni classe vi sarà un titolare dell'insegnamento che sarà obbligatoriamente una coppia e non un solo maestro, e la coppia dovrà essere necessariamente composta di individui dei due sessi.

La scelta di far coesistere con lo stesso identico ruolo di insegnante sia una persona di sesso maschile che una persona di sesso femminile per ogni classe ha un significato educativo preciso ed ovviamente si accompagna al fatto che le classi siano miste.

Gli insegnanti faranno lezione singolarmente a turno e una su cinque delle lezioni sarà con entrambi gli insegnanti presenti in classe. Queste lezioni congiunte tenute da entrambi gli insegnanti saranno soprattutto di discussione comune di tutta la classe con entrambi gli insegnanti sulle varie materie di insegnamento e saranno utili per verificare il modo di rapportarsi dei singoli allievi e le dinamiche di gruppo.

Dopo i primi tre anni con la differenziazione degli insegnamenti sarà associata una seconda coppia di insegnanti, solo negli ultimi anni saranno introdotti insegnanti per singole materie.

1.4 - Quali materie insegnare?

  • Religione 1 ora
  • Educazione fisica 2 ore
  • Italiano 4 ore
  • Lingua straniera 3 ore
  • Storia 3 ore
  • Filosofia 3 ore
  • Matematica 4 ore
  • Scienze 5 ore
  • Informatica 2 ore
  • Educazione civica 2 ore
  • Educazione ecologica 2 ore
  • Arti figurative 2 ore
  • Musica 2 ore
  • Cinema 2 ore
  • Sociologia 2 ore
  • Antropologia culturale 2 ore
  • Psicologia 2 ore

Dunque 17 materie e più di 40 ore di lezione settimanali a cui in un indirizzo classico bisognerebbe aggiungere 7 ore fra latino e greco. Questo assurdo orario scolastico pensato per la media superiore, ma le materie sono le stesse che si propongono nella media inferiore se non anche nelle elementari, è il risultato che Antonio La Penna si è preso il gusto di estrarre dai lavori di una Commissione di "Saggi" incaricata alcuni anni fa di indicare le conoscenze fondamentali per l'apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni.

Il sarcasmo di La Penna nei confronti dei risultati di un simile lavoro è giustificato, ma non sempre nelle Commissioni c'è un Condorcet !

Quali sono le conoscenze fondamentali che l'istruzione publica deve a tutti i cittadini? Se sfogliamo il corso di studj predisposto dall'Abate di Condillac per il principe di Parma non troveremo storia, geografia, ma essenzialmente lo studio delle lingue, lo studio delle figure dello scrivere e della logica e della fisica. Manca a dire il vero anche la matematica, per la qual ragione forse Condorcet non aveva grande stima del metodo di Condillac

Se l'istruzione publica deve avere come fine di permettere a tutti gli uomini di essere più uguali fra loro e non deve contribuire a costruire delle differenze che non sono nella natura, si dovranno scegliere le materie da insegnare in funzione del loro valore di strumento e non di nozione o di opinione. Le nozioni e le opinioni sono infinite ed inseguire una istruzione fatta di nozioni e di opinioni diventa una impresa insensata come fanno notare i membri più avveduti della Commissione (Evandro Agazzi e Luigi Radicati per esempio).

Esistono invece quattro strumenti che tutti gli esseri umani debbono possedere per poter essere pienamente cittadini con uguali diritti: la lingua, la matematica, la conoscenza di sé e la filosofia civile. Solo la lingua e la matematica sono insegnate attualmente nella scuola publica, e anche queste non in modo del tutto soddisfacente, mentre la conoscenza di sè e la filosofia civile non vengono considerate neppure materie di studio.

1.5 - Le attività linguistiche

Lingua materna e apprendimento dei fondamenti delle lingue in generale e di almeno due o tre lingue particolari. Linguaggio come metodo di comunicazione animale

L'attività linguistica rappresenta lo strumento di comunicazione principale fra gli esseri umani. Comprende ovviamente l'apprendimento della lingua materna, scritta e parlata, ma anche i rudimenti di comprensione delle altre lingue, alcune studiate in particolare come inglese, francese, tedesco il latino, ed altre studiate nella loro forma generale, tra cui il greco. Oltre alle lingue verranno studiate come linguaggio la pittura, la musica, il linguaggio html, il linguaggio dei sordomuti, il braille etc.

Che cosa si deve intendere per insegnamento della lingua? La lingua è ovviamente in primo luogo lingua materna, ma non solo. Lingua è tutto quello che consente di comunicare con gli altri uomini e quindi insegnamento della lingua deve intendersi come apprendimento della struttura generale della comunicazione attraverso segni. Quindi è lingua l'insegnamento della notazione musicale, delle tecniche del disegno, della lingua inglese, o di quella cinese.

Poichè la lingua si apprende in un solo modo, parlando, l'insegnamento della lingua deve essere pratico. Ma questo è un problema che riguarda la didattica e la tecnologia della didattica.

Lo scopo delle materie linguistiche è quello di fornire agli studenti la capacità di scrivere e leggere non solo in italiano, ma anche nelle lingue più comuni, compreso il latino e di avere i rudimenti per comprendere il funzionamento di un qualsiasi strumento di comunicazione. Grammatica e la sintassi non danno regole assolute, come la matematica, ma strumenti flessibili di comunicazione che occorre imparare a gestire.

Non ha senso studiare storia come sequenza di fatti, la storia diplomatico militare da memorizzare, ma è necessario apprendere come accedere alla conoscenza dei fatti storici e come inserirli nella sequenza temporale. E' necessario che il bambino apprenda a situarsi nel tempo storico. Per fare questo occorre dare agli studenti i mezzi per accedere alle fonti. La storia si impara sulle fonti, e sui segni che la storia lascia nel mondo e non sulle "storie" che appartengono in gran parte al genere della letteratura. E sulla letteratura occorre fare un discorso.

Ci si scandalizza che i giovani non sappiano nulla della storia moderna. Ma, se ragioniamo in termini assoluti non è assolutamente necessario che sappiano che c'è stata una prima guerra mondiale, una seconda guerra mondiale, una guerra di Corea, una guerra del Vietnam etc. perché tutte le guerre nell'immaginario degli uomini sono uguali, c'è sempre un buono ed un cattivo che si scontrano, e in genere il buono vince e il cattivo perde. Anzi accade troppo spesso che vincano i buoni e che perdano i cattivi perchè questo sia vero. E poi come la raccontiamo una storia dell'Europa uguale per tutti?

Non è necessario conoscere i nomi dei fiumi, dei laghi, dei monti, delle città, occorre solo saper leggere la cartina geografica. Che io sappia dove è il Vesuvio o dove è l'altipiano dello Sciliar non ha nessuna importanza finché ci saranno atlanti da consultare e finché io saprò consultarli.

Il modello più vicino a quello che intendo è forse quello del Lussemburgo. L'insegnamento si sviluppa dai cinque anni partendo dalla madre lingua, il lussemburghese, subito affiancato dal tedesco. L'anno successivo inizia l'insegnamento del francese. L'insegnamento delle lingue avviene in lingua, mentre la matematica viene insegnata in francese e le altre materie in tedesco. Sarebbe molto interessante uno studio sugli esiti della scolarità in Lussemburgo.

Riporto alcune osservazioni di Bertrand Russell:

Il problema che riguarda le lingue moderne è certamente uno dei più spinosi da risolvere. Nell'infanzia è possibile imparare a parlare perfettamente una lingua straniera, cosa che risulta quasi impossibile più tardi; ci sono quindi validi motivi per insegnare le lingue durante i primi anni.

Penso che se si vuol apprendere una lingua moderna questa debba venire insegnata da una persona di madrelingua, non solo perché l'insegnamento risulterà migliore, ma anche perchè il bambino si sentirà meno impacciato e più libero di parlare una lingua straniera con uno straniero, piuttosto che con qualcuno che è della sua stessa madrelingua.

1.6 - Le attività logico - matematiche

Nascosto nella casa di Madame Vernet, durante gli ultimi mesi di vita, Condorcet scrisse, quasi certamente pensando alla figlia, un meraviglioso libro sul modo di imparare a contare, che rappresenta, si può dire, il coronamento del suo pensiero di pedagogista e di matematico.

E' opinione di Condorcet, come di Bertrand Russell, che racconta di aver pianto di disperazione quando era bambino perché non riusciva ad imparare le tabelline, che la matematica non debba essere insegnata ai bambini troppo piccoli, se non come gioco, come filastrocca o canzone e mai come calcolo astratto.

Ma è anche esperienza condivisa che il talento per la matematica abbia il suo completo sviluppo fra i dodici ed i diciotto anni e nei pochi casi in cui il talento si manifesta prima di questa età, per aumentare un pò le probabilità, poche, che non venga disperso dovrebbero essere attivati dalla istruzione publica canali di studio appropriati.

Ho citato Condorcet e Russell solo come esempio e come persone informate dei fatti, ma non voglio qui soffermarmi sulla didattica delle matematiche, bensì lasciare solo brevi appunti.

Nell'idea di istruzione che cerco di delineare nella mia mente, la matematica, la logica e le scienze fisiche e naturali fanno tutto uno. Probabilmente all'inizio di tutto c'è un pensiero induttivo con gradi di certezza variabili, da cui l'uomo estrae in qualche modo un sapere deduttivo; sapere che in alcuni casi assume la forma delle matematiche ed in altri quello della logica. Per questo motivo accanto alla matematica tradizionale, all'insiemistica, all'aritmetica, alla geometria, all'algebra, al calcolo infinitesimale, etc. si dovrebbe introdurre il pensiero dell'allievo anche alle forme del pensiero induttivo. Come fare è ovviamente compito della scienza didattica scoprirlo.

Nel ciclo di studi di base l'allievo non dovrebbe percepire una differenza fra le scienze, la fisica, la biologia e la matematica. La matematica dovrebbe essere vista, oltre che come un metodo di pensiero anche come un metodo di interpretazione della natura e tutt'uno con essa.

1.7 - L'io

Perchè insegnare ai bambini come rapportarsi con se stessi? Che cosa significa insegnare l'io? Parafrasando Cartesio possiamo dire che nessuno dubita di se stesso, perché tutti sappiamo o crediamo di sapere chi siamo e cosa desideriamo. Ma i fatti dimostrano che non sempre è così. Ed allora io credo che si debba dare ai futuri uomini, i mezzi per conoscersi un pò di più, e gli strumenti di comprensione di se stessi che il pensiero dei nostri padri ci offre. Ovviamente questo discorso riguarda anche gli insegnanti, forse riguarda soprattutto gli insegnanti, ed è per questo forse, che finora non è emerso come una necessità primaria dell'insegnamento.

Che cosa si deve intendere per psicologia? e perché la publica istruzione si deve occupare della psicologia?

Lo scopo delle materie psicologiche è quello di fornire a tutti gli studenti le conoscenze di base per meglio comprendersi come individuo. All'interno di questa materia dovranno essere proposte agli studenti le concezioni del mondo, le religioni, la struttura della psiche individuale, la sessualità.

- L'individuo in rapporto a se stesso. Elementi di conoscenza presi dalla psicologia, dalla sessuologia, dalla psicoanalisi e dalle scienze del comportamento individuale.

1.8 - Filosofia civile

L'insegnamento di cui intendo delineare in questo capitolo i compiti ed i limiti è quella che cento anni fa, nello studio: Sulla riforma dell'insegnamento superiore nel Ticino, Carlo Cattaneo aveva definito in questo modo:

Un altro corso, che per serbare le consuetudini s'intitolerebbe di Filosofia , dovrebbe comprendere, non le solite insolubili controversie di metafisica e di psicologia, ma quelle materie che il Romagnosi chiamava Filosofia civile e quelle che nelle scuole del Regno d'Italia si chiamavano Istituzioni civili . Evitando l'astratta contemplazione d'un solitario astratto individuo, vorrebbesi considerare li uomini come veramente surgono nel consorzio dei loro simili , ed esporre istoricamente come le loro facultà mentali e morali vadano assiduamente modificandosi nei vari stati di selvatichezza, di barbarie , di civiltà, di decadimento e nel continuo conflitto delle tradizioni e del progresso, della credulità e della ragione, del privilegio e dell'eguaglianza, della servitù e della libertà. Vorrebbesi additare i diversi principj su cui si fonda presso i diversi popoli la sovranità: le diverse forme di governo che ne derivano, le diverse istituzioni legislative ed amministrative, li ordini elettorali più o meno accomunati alle moltitudini, e così discorrendo. Quindi le fonti delle varie dottrine penali, si vendicative ed espiatorie che preventive e penitenziarie; epperò i varj procedimenti dell'accusa e della difesa; il giudicio del fatto e quello del diritto, le inquisizioni, le torture, le pene e tutte le loro capricciose varietà: l'esilio, la deportazione, il carcere, il remo, i tormenti, l'infamia, la morte. Qui non intendiamo prefigger dottrine, ma solo enumerare argomenti senza tampocodeterminar l'ordine col quale dovrebbero seguirsi.
Ci sia dunque lecito sommariamente rammemorare gli altri rami di publica incolumità: le alleanze, le federazioni, le protezioni, la milizia stanziale, la civile, la straniera, la facultà d'armare e disarmare, il diritto militare verso i soldati, verso i cittadini, verso i nemici, le requisizioni, le contribuzioni, gli embarghi, le prede e le altre licenze e necessità della guerra terrestre e marittima. E trapassando ai diritti privati: lo stato di famiglia, le nozze, la paternità, la patria potestà, la tutela, l'eredità e li altri diritti sulle cose: la proprietà, il possesso, l'usufrutto, le comunele e servitù prediali, il censo, il fitto, il pegno, l'ipoteca, la fidejussione. Quindi le dottrine dei valori e della loro formazione e divisione; il lavoro, la mercede, la scorta il capitale; l'interesse, l'usura, le imposte, le regalie, il debito publico, i demanj, le monete, le carte monetate, l'agio, le borse, i cambj, le cambiali, li sconti, le importazioni, le esportazioni, i transiti, i dazj, le proibizioni, le protezioni, le franchigie, i contabbandi, i trattati di commercio, il diritto consolare, le immigrazioni ed emigrazioni, i diritti delli stranieri. E in altri gruppi, le istituzioni sanitarie, la medicina legale, le inumazioni, li ospitali ed ospizj; le associazioni di mutuo soccorso, le assicurazioni, le casse di risparmio; la publica educazione, i bassi ed alti studj, le arti fabrili e le belle arti; la stampa, i giornali, il commercio librario, la proprietà letteraria, i diritti d'invenzione e le privative. D'onde si trapassa alla dottrina del progresso, a quella dei sistemi sociali, delle innovazioni e rivoluzioni: all'influenza reciproca delle genti, delle religioni, delle idee, delle scoperte, dei sofismi, degli errori, delle scienze pure e delle scienze applicate, dei metodi logici ed esperimentali: all'ordine umanitario ed universale; alle leggi supreme dell'intelligenza, ritornando così, dopo lungo giro, all'arcano e sublime punto d'onde si presero le mosse.
Sopra questi ed altri tali argomenti d'alto sociale interesse si dovranno porgere quelle nozioni fondamentali che la maggior parte delli uomini indarno dimanderebbe alle scuole, e pertanto è costretto a raccogliere fortuitamente e penosamente nel corso della vita, mescolando con troppo facili inganni ed errori. E' mestieri aiutare i giovani a formarsi di primo getto una ragionata e complessiva nozione dell'umana società, non solo qual ella è ma come deve considerarla e giudicarla un pensante e libero cittadino.

Ho riportato per esteso questa pagina di Cattaneo per dare una prima intuizione di che cosa sia questa nuova e al tempo stesso antica materia. Dopo gli anni sessanta anche in Italia si è cercato di dare un abbozzo di questa materia chiamandola educazione civica, se non fosse che, come si è detto, non può trattarsi in nessun caso di educazione. La riforma Gonella introduce nella scuola il nuovo insegnamento dell'educazione civile

L'insegnamento dell'educazione civile è obbligatorio ed ha il fine di diffondere la conoscenza dell'ordinamento dello Stato, di educare la coscienza dei doveri e diritti del cittadino e di contribuire ad alimentare l'amore della Patria.

Per approssimarci ancora un pò al concetto che voglio introdurre ritorniamo all'idea di Condorcet. Solo una delle proposte della Commissione sull'istruzione publica all'Assemblea Nazionale non è stata mai attuata e forse non è mai stata presa neppure in considerazione, si tratta della spiegazione in publico delle leggi, che i maestri di scuola dovevano dare la domenica a tutti i cittadini come parte del loro incarico. Una proposta analoga è stata fatta anche da Jeremy Bentham.

Se ci riflettiamo un attimo, fino ad oggi i bambini italiani, ma anche, credo, i bambini europei, apprendono che cosa sia la legge dall'istruzione religiosa! Dall'elenco dei dieci comandamenti; che vengono loro insegnati, prima ancora di aver imparato a leggere! Se ci riflettiamo un attimo, a mente fredda, questo è un delitto, una grave mancanza di rispetto nei confronti dei bambini, che certamente nuoce anche alla società.

In nessun momento nelle scuole primarie viene introdotto in modo formale lo studio del principio della legge e del rapporto che ha la legge con l'altro. L'intuizione di Condorcet e di Bentham che la legge debba essere conosciuta per avere valore nei confronti dell'individuo e che quindi per essere conosciuta debba essere insegnata è il principio che rende logicamente necessario l'insegnamento di questa materia.

Vi sono certamente motivi psicologici e di opportunità politica che hanno impedito ed impediscono alla scuola di occuparsi in modo oggettivo e libero del rapporto dell'uomo con l'altro e con la legge sociale che da questo rapporto deriva. Sarà compito della didattica trovare i modi per superare questi impedimenti psicologici e politici all'insegnamento di questa materia essenziale per l'istruzione già a partire dai primi anni di scuola.

Quello che deve essere insegnato è il carattere formale della legge concreta. Che poi vi siano anche delle motivazioni strutturali al ruolo della legge nel rapporto interumano questo è oggetto, come si è visto, di un'altra materia: la conoscenza di sè. In questo modo il bambino sarà condotto ad apprendere due modi di concepire la legge, due punti di vista su uno stesso, importante, fatto.

Chi sono gli altri? Questa domanda ha molte risposte, alle quali nella scuola si danno in genere delle risposte sbagliate o delle risposte mancate. C'è un modo essenziale di rapportarsi agli altri che è la legge, un modo che l'istruzione publica deve insegnare e non insegna.

La legge. Che cosa si deve intendere per legge? Questa è una materia che oggi a scuola non si studia, anzi si studia quello che non si dovrebbe. La legge ha un versante che riguarda l'io ed un versante che riguarda l'altro

La legge è il modo in cui vengono regolati i rapporti fra gli uomini. Sono convenzioni che tutti gli uomini devono imparare, ma che nessuno si preoccupa di insegnare con il sottinteso che tanto esiste la religione che insegna i dieci comandamenti. E questo è un grave errore. In primo luogo perchè accanto alla tavola dei doveri dovrebbe esserci la tavola dei diritti, che Dio si è dimenticato di dare a Mosé.

Lo scopo delle materie sociali e quello di fornire a tutti gli studenti e quindi a tutti gli uomini le necessarie conoscenze di diritto e tutti gli strumenti necessari per riconoscersi attivamente come membri della società. Questa materia non esiste attualmente nelle scuole italiane a nessun livello, ma ritengo che una società realmente avanzata abbia il dovere di fornire a tutti i suoi membri questo tipo di conoscenza. Da un punto di vista pratico è possibile che questo tipo di insegnamento debba avere anche delle conseguenze sulla struttura e sul funzionamento delle istituzioni.

1.9 - Che cosa non insegnare

Di molte materie non ho ancora parlato compiutamente. La storia, la geografia, le scienze naturali, la religione, la letteratura italiana, o straniera, il disegno, le applicazioni tecniche non hanno titolo ad un ruolo autonomo nell'istruzione publica. Si tratta di materie fatte di nozioni che alle menti dei bambini sono inutili se non dannose, come nel caso della storia e della religione. E lo dico a ragion veduta avendo dedicato alla ricerca del significato di queste materie lunghe riflessioni.

1.9.1 - La storia

In un recente testo del Ministero (1998) , peraltro già superato dalla rapida evoluzione dell'instabile equilibrio politico italiano, si pone come obiettivo alla scuola: di assumere un impianto formativo che riconosca il valore imprescindibile della tradizione storica, e lo ponga in relazione con la contemporaneità e con il contesto culturale e sociale.

Che cosa significa questa frase? probabilmente nulla, ma immaginiamo di darle un significato concreto; la storia dovrebbe essere il valore fondamentale dell'impianto formativo e dovrebbe ( ma la formulazione non è così chiara) collegare l'impianto formativo all'attualità ed alla società.

Che cosa è l'impianto formativo? Formativo è un termine equivoco che può essere inteso sia come educazione sia come istruzione. Ed abbiamo visto prima che non è compito della publica istruzione occuparsi di educazione.

Che cosa è la storia? Potrei parlare di Condorcet ancora una volta, dei suoi Esquisse, ma non lo faccio. Potrei parlare di Hegel, Marx, Gentile e Croce, perché chi ha scritto quella frase sott'intendeva forse questi nomi. Parlo invece delle storie, delle favole, dei miti, delle fantasie, perché la storia, le storie, la parola che racconta è l'oggetto dell'interpretazione, non è l'interpretante, la storia non è l'ermeneutica per interpretare il mondo come si intenderebbe dalla definizione del Ministero. La storia deve essere interpretata, non può servire ad interpretare. La storia non è uno strumento di conoscenza, è l'oggetto della conoscenza, è ciò che si presta ad essere frainteso ed usato per ingannare. Il racconto biblico, per fare l'esempio classico di storia raccontata, deve essere interpretato, e non è sufficiente una interpretazione qualsiasi, ma richiede una interpretazione sofisticata, come ha dimostrato, sopra ogni altro, Spinoza.

Non dobbiamo credere che raccontare storie ai bambini sia innocuo. La storia è l'oggetto dell'interpretazione ed è la fonte dell'opinione. O forse chi ha scritto quella frase intendeva, non che si debba studiare la storia, ma che si debbano studiare gli strumenti di interpretazione della storia? E qui alcuni potrebbero obiettare che è la storia lo strumento di interpretazione della storia, ed altri sostenere invece che sia la filologia. Ma in questo caso la storia come interpretazione e la storia come filologia poco avrebbero a che fare con lo studio della storia in se stessa.

Condorcet ha dato una direzione alla storia e ha detto seguendo il pensiero del suo maestro Turgot, che la storia è progresso. Ma questa idea è un punto di arrivo della interpretazione della storia e non può essere utilizzata per fare della storia una spiegazione dell'attualità.

Tutte le materie che ho nominato e molte altre ancora, che non ho nominato, possono servire solo come esempi di applicazioni delle materie fondamentali a fatti concreti. Come osserva Condorcet, l'istruzione publica deve essere il più possibile neutra, non influenzare i bambini con opinioni che possono essere valide per alcuni e per altri no, o riempire loro la testa di nozioni inutili che non utilizzeranno mai. Che a Roma ci siano stati dieci re, o che nel 1789 sia stata presa la Bastiglia, o che Renzo abbia sposato Lucia sono tutte cose che possono essere sostituite nella mente degli uomini con altrettante notizie di eguale valore. Non è compito dell'istruzione publica insegnare queste cose, se non come esempio di cosa è una informazione. Ma è compito dell'istruzione publica mostrare ai bambini dove e come trovare le informazioni, come manipolare e che valore dare alle informazioni. Di informazioni i bambini saranno mitragliati non appena escono dall'aula: dai media, dagli adulti, dagli stessi compagni.

Si dirà che il bambino ha bisogno di storia e di storie, di favole appunto. Ne dubito. Dubito che l'uomo abbia bisogno per la sua formazione di racconti senza interpretazione. Ha bisogno di strumenti di interpretazione, non di storie, che trova all'angolo di ogni strada non appena incontra un altro uomo.

Titolo II
Anno sabbatico

2.1 Anno sabbatico come rito di passaggio

Come si è detto al termine dell'istruzione obbligatoria dovrebbe essere inserito un anno sabbatico con funzione di rito di passaggio. Dovrebbe essere un anno di attività pratiche sia ti tipo civile che di tipo militare in cui il ragazzo e la ragazza, in questo non deve essere fatta distinzione alcuna, vengono accolti nella società come adulti e come cittadini.

2.2 - Fondamenti teorici

In molte società il passaggio alla condizione di adulto viene segnato dai rituali che sanciscono di fronte alla comunità il cambiamento di stato dell'individuo. Se andiamo al di là delle forme più o meno bizzarre che questi riti assumono nelle diverse società e nel tempo, essi rappresentano nella loro un dato psicologico e sociale importante che ritengo debba essere preservato perchè comunque si ripresenterebbe sotto forme nascoste, meno visibili ma altrettanto psicologicamente e socialmente attive e per questo, per la loro incoscienza, potenzialmente pericolose.

Credo che nulla possa sostituire una attività nello stesso tempo civile e militare nel dare all'individuo il senso di appartenenza ad una comunità. L'esempio è ovviamente la Svizzera e il rimando teorico è agli scritti di Carlo Cattaneo ed Ernesto Rossi.

2.3 Elementi di una pratica

Decidere come strutturare le attività di cui si compone l'anno sabbatico sarà, necessariamente, compito dell'esperienza. Ma si possono fare degli esempi: per un paio di mesi l'allievo verrà inquadrato nella polizia urbana e farà tutte le normali attività della polizia urbana al seguito di un vigile, ovvero potrà essere posto alla produzione di beni da distribuire, come immagina Ernesto Rossi.

Titolo III
Istruzione modulare

3.1 - Situazione attuale

L'offerta di istruzione superiore si va sempre più ampliando, in modo non sempre ordinato, e si va complicando nel tentativo di adeguarsi ai mutamenti sociali e al moltiplicarsi degli ambiti di ricerca scientifica e tecnologica.

I corsi di studio, i percorsi di laurea, le scuole di specializzazione, i Masters si moltiplicano disordinatamente ed i tentativi di riforma del sistema scolastico si susseguono incessantemente senza dare l'idea di sapere dove stiano andando a parare.

Tradizionalmente nei corsi di studio le singole materie sono collegate fra loro a formare dei curriculum chiusi, che danno origine ad un percorso al termine del quale si accede ad un titolo di studio che si intende riassuntivo di tutto l'insegnamento ricevuto. In questo modo è difficile passare da un curriculum ad un altro senza perdite. Inoltre i curriculum chiusi danno origine a titoli di studio certificati dallo Stato, che non hanno una stretta relazione con la competenza acquisita. Il titolo non è la competenza, ha un altro significato, è il riconoscimento di un ruolo sociale che non si identifica in sè con la competenza, ma è una abilitazione ad agire.

3.2 - L'unità del sapere

La divisione dei saperi, che pure sembra oggi costituire il fondamento dell'istruzione, è arbitraria non avendo altra ragione di esistenza che la creazione di una artificiosa distinzione sociale. Non vi è alcun motivo intrinseco al sapere, nella sua divisione; anzi esso si presenta, nelle sue forme più alte, come unico ed indivisibile.

Neppure esiste una via di accesso privilegiata al sapere. I progressi avvengono per negazione e superamento dello stato precendente, ma non c'è progesso scientifico che possa essere predeterminato, ovvero dedotto a priori, dallo stato esistente della scienza. Se questo è empiricamente vero, non ha senso scientifico un'istruzione che determini confini fra i saperi.

La giustificazione che viene data della propedeuticità e della specializzazione scientifica è di tipo economico. Il taylorismo scolastico in apparenza è più produttivo, ma come dice Roberto Ardigò:

Non bisogna però credere che l'insegnamento si debba fare su una sola cosa, ed insistendo su di essa finché sia stata ben imparata, passando poi a fare lo stesso con una seconda, e poi con un'altra e così via. No si possono, anzi si debbon fare diversi esercizi parallelamente fra loro alternandoli... Un esercizio sempre uguale esaurisce l'organo, la varietà aiuta a riposare

3.3 - L'istruzione modulare

Esiste un modo semplice per rendere l'istruzione superiore e la ricerca coordinate fra loro ed adeguate all'evoluzione della scienza e della società: la struttura modulare dell'istruzione.

3.4 - Che cos'è una istruzione modulare?

Modulo è una parola che ha avuto recentemente molta fortuna. Dal Modulor di Le Corbusier, al modulo lunare, al modulo scolastico, alla modulistica. Ma la sua origine è antica. Come è ben noto nella teoria vitruviana il modulo è la misura a cui venivano riferite e che quindi collegava fra loro tutte le parti di un edificio. Un modulo è quindi un parametro, un insieme definito, che dà origine ad una unità, con il quale si possono rendere confrontabili gruppi di cose fra loro non omogenee. Alla sua origine il modulo è semplicemente la pietra squadrata che il muratore usa come elemento della costruzione e che ne diventa l'unità di misura. A questo significato generale occorre rifarsi per concepire l'idea di una istruzione modulare, costruita su elementi che possono integrarsi fra loro in virtù della sostanziale unità del sapere.

Il mattone su cui costruiremo l'edificio dell'istruzione superiore è il corso di studio definito come modulo. Ogni singolo corso di studio, quale che siano le modalità di insegnamento, che abbia ad oggetto un'unica materia, od anche una parte di essa concettualmente autonoma, ed abbia una durata definita nel tempo, espressa in ore di lezione, è un modulo.

Nel percorso di studi che abbiamo immaginato a partire dai 16-17 anni, ovvero dopo l'anno sabbatico, ogni studente potrà scegliere senza limiti particolari le materie (moduli) che preferisce - dalla fisica delle particelle all'uso del tornio per intenderci - anche in istituti ed università diverse. Ogni modulo completato da un esame finale definirà un "titolo" autonomo. I moduli, pur essendo indipendenti fra loro, potranno essere inseriti in curriculum stabiliti dallo Stato per l'abilitazione a determinate professioni, anche se in linea di massima ciò dovrebbe essere limitato alle caratteristiche essenziali delle professioni regolate.

3.5 Flessibilità come vantaggio

Dal lato studente la struttura modulare dell'istruzione rende possibile un curriculum di studi aperto, che può essere evolversi in modo semplice anche dopo la laurea ed ha un senso compiuto anche quando il ciclo di studi non venga completato con il conseguimento di un titolo. Lo studente può in ogni momento reindirizzare i suoi studi seguendo gli interessi che nascono via via con il perfezionarsi delle conoscenze ovvero secondo l'offerta di lavoro, senza penalizzazioni.

Flessibilità dal lato dell'istituzione significa che scuole e università possono introdurre nel curriculum materie nuove ed eliminarne di obsolete in modo semplice e automatico, adattando alle esigenze del mercato sia corsi universitari sia i corsi professionali.

3.6 - Aggiornamento professionale e istruzione permanente

L'istruzione modulare permettere a chi lo desidera o ne ha la necessità di riprendere gli studi ad ogni età dalla posizione che meglio si confà alle sue necessità, semplificando in questo modo l'accesso all'aggiornamento o all'istruzione permanente.

3.7 - Caratteristiche dell'istruzione modulare

Significa certificare l'istruzione in ogni singolo corso, anche il più piccolo come il singolo esame della materia minore, in modo che sia compiuto in sè stesso ed abbia caratteristiche comparabili con tutti gli altri corsi della stessa materia o di altre materie.

Non esiste alcuna differenza di ordine generale quanto al metodo di insegnamento fra istruzione detta universitaria e istruzione detta professionale. Ogni materia ha un metodo di insegnamento suo proprio, che deriva dalle peculiarità delle stesse e non si possono dare indicazioni che valgano indistintamente per tutte le materie.

Il secondo ciclo di studi si distingue dal primo radicalmente: adesso le informazioni rappresentano la grande parte dello insegnamento. Non si tratta più di apprendere come usare le informazioni e come rapportarsi al mondo attraverso l'esperienza e l'induzione, ma di scegliere un argomento sufficientemente ristretto ed acquisire, nel tempo più breve tutte le informazioni che gli uomini nel tempo hanno raccolto su quella materia. Questo è nella sua essenza il metodo che seguono sia l'istruzione superiore che l'istruzione professionale.

La struttura modulare permette di rendere compatibili e collegabili i vari ambiti di istruzione consentendo una integrazione a più livelli anche fra materie e discipline diverse. Permettendo una specializzazione accentuata, e rendendo facile trovare i collegamenti alla disciplina di origine. Eliminerebbe la necessità del ripetersi di legislazioni ad hoc per le nuove materie, potendosi costruire un quadro normativo unitario di riferimento per l'istruzione e la ricerca.

3.8 - Titoli ed esami

In conclusione farò una breve digressione accennando a titoli ed esami. La questione pone delle domande. La prima riguarda chi o che cosa abilita all'insegnamento? Si dirà: il sapere abilita ad insegnare. Solo chi sa può insegnare ciò che sà; così la pensa Dragoljub Najman che rovescia del tutto l'ipotesi che i docenti universitari sviluppino ricerche, tende anzi ad abolire la figura del docente universitario come tale ed a sostituirlo con prestazioni di servizio, nell'insegnamento superiore, di uomini d'affari, di funzionari, di dirigenti d'impresa:

si potrebbe giungere a una situazione in cui un matematico, un sociologo, un medico, un giornalista, un disegnatore, un elettronico, un responsabile del potere locale o nazionale, un dirigente d'industria, un funzionario ministeriale consacra un certo numero di ore settimanali all'insegnamento superiore continuando per il resto a esercitare la sua professione di base.

Altri dice, invece, essere funzione dello Stato abilitare in generale, e quindi anche abilitare all'insegnamento. Come si vede una domanda in apparenza semplice, si complica e genera una seconda domanda, sul valore legale del titolo di studio. Qui lascio la parola a Luigi Einaudi:

Ho l'impressione che alla costituente si corra, in materia di scuola, dietro alle parole invece che alla sostanza. tutti vogliono la libertà d'insegnamento; e tutti sono parimenti d'accordo nell'affermare la necessità degli esami di stato quando si debbano rilasciare diplomi di laurea, di licenza, di abilitazione alle professioni ecc. ecc. Ma libertà d'insegnamento ed esami di stato sono concetti incompatibili. Esame di stato vuol dire programma, vuol dire interrogazioni prestabilite su materie obbligatorie; vuol dire certificato rilasciato, da uomini investiti legalmente di un publico ufficio, in nome di una determinata autorità publica detta stato... Come può supporsi che, dato il punto di partenza, tutte le scuole, publiche e private, statali e municipali, laiche e religiose, tradizionali o rivoluzionarie, non si esemplino sul tipo conforme alle esigenze dell'esame di stato? ... Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogni ordine di scuola dalle elementari alle università non avremo mai libertà di insegnamento; avremo insegnanti occupati a ficcare nella testa degli scolari il massimo numero di quelle nozioni sulle quali potrà cadere l'interrogazione al momento degli esami di stato. Nozioni e non idee; appiccicature mnemoniche e non eccitamenti alla curiosità scientifica ed alla formazione morale dell'individuo.
MP

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