Il fine dell'azione è l'azione stessa

1.01Siamo debitori al buon Clemente dell'unica reliquia storica dotata di senso dell'opera del cirenaico Anniceride

Οἱ δὲ ’Αννικέρειοι καλούμενοι ἐκ  τῆς Κυρηναικῆ διαδοχῆς τοῦ μὲν ὅλου βίου τέλος οὐδὲν ὡρισμένον ἔταξαν, ἑκάστης δὲ πράξεως ἴδιον ὑπάρχειν τέλος τὴν  ἐκ τῆς πράξεως περιγινομένην ἡδονήν
I cosiddetti Annicerei, che derivano dalla scuola cirenaica, non definirono in universale il fine della vita: di ciascuna azione il fine è singolo, il piacere che nasce dall'azione stessa
...i cosiddetti Annicerei, provenienti dalla tradizione cirenaica, non fissarono nulla come fine determinato della vita in genere, ma sostennero che il fine è specifico d'ogni singola azione, ed è il piacere che dall'azione stessa nasce.

1.02Antioco d'Ascalona è la fonte di Clemente come ha mostrato R. Hoyer.. Antioco è anche la fonte di Cicerone [De finibus, libro II]

1.03 Il fine dell'azione è l'azione stessa; in quanto determina un piacere. Il fine dell'azione è il piacere che l'azione stessa determina. Il fine è l'azione in sè o il piacere che l'azione determina? Se l'azione contiene il piacere è l'azione in sé

1.04 Il piacere dell'azione non è nel fine dell'azione (il piacere), ma nell'azione stessa, nel suo compiersi, quando lo si sappia cogliere ovviamente. Il piacere e quindi il fine della vita è nella vita stessa e non in un'altra vita. Il paradiso è qui, ora, o mai più - dice Keynes.

1.05 Possiamo ritenere questa dottrina peculiare dei Cirenaici. Anche gli aneddoti sulla vita di Aristippo mostrano un piacere per l'azione in sé, sebbene nell'intepretazione dell'azione sia mescolata sempre una venatura cinico - epicurea.

Anniceri ribadì anche che non abbiamo alcun fine prefissato nella nostra intera vita, anzi ogni azione ha un proprio fine determinato nella forma di piacere che è capace di ingenerare.

1.06 La citazione di Clemente prosegue con una digressione, distinguendo i Cirenaici da Epicuro sulla dottrina del piacere:

Questi Cirenaici respingono la definizione del piacere di Epicuro, cioè la mancanza di dolore, chiamandola condizione di morto. Non godiamo infatti soltanto per i piaceri ma anche per la compagnia degli altri e per la loro stima [Giannantoni, p. 452]
MP

Bibliografia

Julia Annas
- La morale della felicità in Aristotele e nei filosofi dell'età ellenistica, Vita e pensiero, Milano, 1998
Matteo Giovanni Brega (a cura di)
- I cirenaici, Mimesis, Milano-Udine, 2010
Bréhier
- Les Cyrénaiques contre Epicure, in Revue des Ètudes Anciennes, XVII, 1915
Clemente Alessandrino
- Stromati. Note di vera filosofia, tr. e note di Giovanni Pini, Edizioni Paoline, Milano, 1985
Gabriele Giannantoni
- I cirenaici. Raccolta delle fonti antiche, traduzione e studio introduttivo, Sansoni, Firenze, 1958
André Laks
- Annicéris et les plaisirs psychiques. Quelques préalables doxographiques, in Brunschwig e Nussbaum Passions & Perceptions. Studies in Hellenistic Philosophy of Mind, Cambridge UP, 1993