Timeline
2019


Nonostante tutto non scriverò un diario intimo.

Gli immigrati sono necessari

30.06Sebbene la povertà non sia un concetto analitico, è una costruzione teorica che produce effetti pratici. Il tema dell'utilità dei poveri è stato ampiamente utilizzato. I poveri sono gli utili e gli utili sono i poveri. La confusione tra povero e utile è stata assimilata dal linguaggio: per rappresentare il personaggio del "povero-utile", si usano le parole "operaio", "lavoratore", "massa laboriosa". Già nel modo in cui queste parole vengono utilizzate trasmettono chiaramente l'idea di povertà. Quindi i poveri sono necessari perché sono utili.

Ogni azione ha delle conseguenze

29.06Ogni azione che non si completa ha delle conseguenze. Questo principio ha delle ricadute anche sull'attività legislativa. Ogni legge, anche quelle inutili, anche quelle senza costi, hanno delle conseguenze, anche economiche, non prevedibili e quindi indeterminabili. Ne segue...

Questioni di principio

28.06Ci sono quattro categorie di persone che sono fermamente contrarie al reddito di cittadinanza e più in generale a qualsiasi forma di welfare publico:

  • I benestanti che ritengono (giustamente) di essere chiamati a pagarlo.
  • I sindacati che, come organizzazione, temono (giustamente) di perdere potere contrattuale.
  • La chiesa cattolica che ha un evidente interesse all'esistenza dei poveri.
  • I moralisti che non vogliono che gli altri abbiano ciò che loro non hanno.

Tutto ciò spiega sia l'equivoca formulazione della Costituzione italiana, sia la persistente resistenza all'introduzione di forme universali di contrasto della povertà nella legislazione.

Il primo comma dell'art. 38 Cost. fonda e condiziona il "mantenimento" e "l'assitenza sociale" di "ogni cittadino", mediante l'attività di "organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato", e ferma restando la libera assistenza privata (art. 38 u.c.), a un duplice requisito: l'inabilità al lavoro e la carenza di "mezzi per vivere". Il testo non lascia margini all'interpretazione: l'incapacità al lavoro e lo stato di grave deprivazione materiale operano infatti congiuntamente.

Tutte le altre misure costituzionali addotte dal Ferraresi come prova di un interesse del Costituente per una redistribuzione incondizionata - agli "indigenti" sono garantite "cure gratuite" sul piano sanitario (art.32, co. 1); l'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è "obbligatoria e gratuita" (art. 34, co. 1) etc. etc. - non fanno che ribadire ulteriormente la negazione di un diritto ad un reddito minimo universale.

Per questo motivo la Costituzione più bella del mondo forse non è la Costituzione più bella del mondo.

Non ho nessun interesse per la letteratura da osteria

27.06Je l'ai envoyé au diable, en lui disant que je n'ai aucun goût pour la littérature chez le mastroquet.

Chi pagherà la rottamazione delle banche?

26.06Che l'innovazione tecnologica avrebbe avuto delle conseguenze nefaste sul sistema bancario attualmente esistente è evidente da una decina d'anni.

Israele sopravviverà a Netanyahu?

25.06Inizierò citando un articolo di Eytan Avriel, dall'edizione digitale del quotidiano Haaretz, venendo meno alla regola che mi sono imposto di non citare pagine che non siano facilmente accessibili.

La riforma fiscale approvata in Israele nel 2008, che dispone un'esenzione fiscale di 10 anni per i nuovi immigrati e per i cittadini israeliani che ritornano in patria dopo un lungo periodo trascorso all'estero, ha reso il paese una calamita per i miliardari ebrei. Sono 128 i miliardari in dollari fiscalmente residenti nel paese.

L'elenco degli israeliani più ricchi stilato da Haaretz nel 2019 - dice Eytan Avriel - mostra come la ricchezza totale di questo gruppo sia aumentata del 30% nell'ultimo anno. Del 13% se si escludono Miriam Adelson e Roman Abramovich che si sono trasferiti in Israele nel 2018. Molto al di sopra dell'incremento della ricchezza media nello stesso periodo.

Stupidità e malafede della stampa

24.06Con imposte maggiormente progressive sulle successioni e un trattamento fiscale di favore per le finalità filantropiche il trasferimento dalla ricchezza privata alle attività di interesse comune potrebbe crescere sostanzialmente anche nel nostro Paese.

Sono sempre più disgustato dalla stupidità e dalla malafede delle opinioni che i quotidiani italiani, in particolare il Corriere della Sera, publicano sotto il logo del The Trust Project.

Qualcosa mi sfugge

23.06Qualcosa mi sfugge in questa polemica... c'è un non detto.

Institutionalised uselessness

22.06Quali sono i rapporti tra l'economia del carbone, del petrolio e la democrazia? Il libro di Timothy Mitchell dà a questa domanda una risposta non banale.


MP. Sono arrivato a questo libro in modo inusuale. Il 19 ho titolato la glossa a Hobsbawm L'istituzionalizzazione dell'inutilità. Il concetto mi è sembrato degno di approfondimento ed ho fatto una ricerca. Google mi ha dato una sola risposta, in lingua francese, riferita ad un libro scritto originariamente in inglese...

Apologia della povertà

21.06Contro l'apologia della povertà. È vero che il povero non dipende dagli oggetti mondani. Si è liberato dal mondo. Ma è altrettanto vero che il povero dipende dagli altri uomini e questo è molto più grave. Questa è la miseria. La dipendenza dagli uomini e dalla loro volontà, anziché dalla cose.

Giocare con i paradossi non è senza pericoli.

Il cristianesimo non solo ci dice che lo scandalo della povertà resterà sempre aperto [..] ma ci esorta in qualche modo ad operare perché esso rimanga tale. [ ※ p. 183 ]

A volte si dice la verità senza volerlo. Il cristianesimo esalta la povertà perché ha bisogno della miseria per prosperare.

Il ne faut pas croire à ce fou de Boulainvilliers

20.06Il libro di Diego Venturino rende Anne Gabriel Henri Bernard de Boulainvilliers, comte de Saint-Saire (i nobili francesi hanno il primo prenom femminile) un autore interessante, sempre in contraddizione con sé stesso.

II pensiero storico-politico di Boulainvilliers, soprattutto nell'immagine che di esso ne ebbe il Settecento, soffri d'una grave aporia. Fondato com'era sull'equivalenza forza-diritto e sull'idea che il diritto primordiale ed essenziale di ogni nobiltà risiedesse nella conquista violenta, quel pensiero si prestò a una obiezione teoricamente sensata e socialmente assai aggressiva. All'approssimarsi della Rivoluzione il pur moderato abate Proyart sarebbe stato esplicito: se la forza è realmente l'unico fondamento del diritto nobiliare, un rovesciamento violento del rapporto di forza in favore degli antichi gaulois avrebbe dato luogo a un potere altrettanto legittimo, riducendo a sua volta la moderna nobiltà in schiavitù.

A Boulainvilliers non era sfuggito il problema. Anzi, proprio la questione del difficile rapporto teorico tra il diritto della forza e la forza del diritto storicamente acquisito, e quindi la questione della legittimità, costituisce la fonte di ogni sua riflessione politica. L'ambito della sua indagine fu politico nel senso più tradizionale del termine: fu cioè quello di concepire la trasformazione del puro rapporto di forza, che dà luogo alla schiavitù cioè al dispotismo, in rapporto politico, che dà vita alla distinzione sociale ed elimina il conflitto fra gli individui e i gruppi. E per Boulainvilliers sarà chiaro che le regole della dinamica storica, obbedienti al principio per lui negativo della pura forza, sono assai diverse dalle regole della politica fondate necessariamente sul consenso. La legittimità della forza si arresta nel momento in cui si costituisce la nuova società e il nuovo equilibrio, quando — dopo la conquista — si deve governare. Se ogni criterio di giustizia è assente nelle crisi storiche, nei momenti di trasformazione che sono inevitabilmente violenti, non così resta la situazione una volta superata la crisi. Infatti la violenza, la forza, non garantiscono alcuna stabilità al corpo politico. Per questo, accanto alla religione, la più importante garanzia dell'ordine sociale sta per Boulainvilliers nel corretto esercizio dell'autorità quindi, in ultima istanza, nel consenso: [ ※ p. 255-256]

parceque la véritable Autorité n'est pas celle qui exige tout ce qu'il lui plaît à certaine occasion, & qui cesse dès qu'on lui resiste, mais celle qui est également solide & convénable à ceux sur qui on l'exerce, suivant l'Axiome certain que tout ce qui est violent ne sauroit étre durable? [ État de la France, dans lequel on voit tout ce qui regarde le, III, Londres, 1728, p. 38. Analoga opposizione tra i fondamenti originari e la pratica del potere in Vie de Mahomed, Amsterdam, 1731, pp. 234-235 ].

La vera singolarità di Boulainvilliers sta nell'aver tentato di intrecciare l'idea medievale del diritto come consuetudine con la moderna riflessione sulla forza. Nella concezione feudale della legge la consuetudine non aveva origini, essendo indipendente dal volere umano e per definizione immemorabile. Boulainvilliers dà alla consuetudine un'origine memorabile e individua questa origine nella forza-violenza. Perciò il suo pensiero è del tutto irriducibile alla common law di tipo inglese, mentre si confronta attivamente — pur rifiutandole — con alcune tendenze fondamentali del pensiero politico moderno; in maniera del tutto inedita, certi temi generici della tradizione machiavelliana e hobbesiana sono posti al servizio d'un pensiero della tradizione. Boulainvilliers, che conosce e descrive il sottosuolo violento della storia, prescrive la razionalità della tradizione come unico approdo d'ogni società che voglia sopravvivere in quanto entità politica retta dal diritto e garante delle libertà di ciascuno. [ ※ p. 318]

L'istituzionalizzazione dell'inutilità

19.06Distinzione tra consuetudine e tradizione. Secondo Hobsbawm, innovazione e cambiamento sono elementi della consuetudine, mentre l'immutabilità è caratteristica della tradizione.

Tradizione come istituzionalizzazione dell'inutilità. Sempre secondo Hobsbawm, l'invenzione di una tradizione è un processo di ritualizzazione e formalizzazione del riferimento al passato. Attraverso questo processo alla ripetizione inutile e immotivata di una qualsiasi azione priva di senso viene dato un senso attraverso il riferimento al passato. La ragione di questo complicato lavoro psicologico è la ricerca di sicurezza.

Nietzsche, etc.

18.06Pochi filosofi morali contemporanei, almeno della tradizione analitica, si sono davvero misurati con Nietzsche.

Negare che certi tipi di azione possano essere intrinsecamente cattivi potrebbe sembrare nulla più della credenza, comune ma a mio parere errata, secondo la quale non c'è tipo di atto, per quanto orribile, che non possa essere giustificato in circostanze estreme da un fine pressante [p. 131].

L'idea sbagliata sulla quale viene fondata la morale è che l'azione umana possa essere giudicata in sé stessa, al di fuori della situazione. Poiché è la situazione che definisce l'azione, il giudizio morale è un modo sbagliato di porre la questione. - Incidere con un coltello la carne di un uomo può essere: un omicidio, un intervento chirurgico, un tentativo di coercizione, un tatuaggio, un atto sessuale. - Questo non toglie la possibilità che un'azione possa essere vietata o permessa dalla legge e che il giudizio che segue dalla legge non abbia nulla a che fare con la morale.

Che Nietzsche considerasse che il carattere giusto o sbagliato di un'azione non può essere determinato da ciò che viene fatto se non nella misura in cui può essere posto in relazione con la natura particolare della persona che l'ha compiuta non dice nulla sulla natura etica dell'azione.

Il lutto e lo sberleffo

17.06La negazione della morale in favore dell'egoismo operata da Max Stirner fu un'ironica caricatura critica della religione feuerbachiana.

Posto che il testo di Stirner sia effettivamente una caricatura, il ché non è concesso senza prove, ci si deve chiedere se "vuole essere" oppure "si rivela essere" una caricatuta. Cioè, occorre conoscere sin dove l'intento caricaturale sia intenzionale o se invece sia, almeno parzialmente, inconscio.

Il conflitto dei diritti

16.06Uno dei bersagli polemici di questo scritto - dice Roberto Bin - è il c.d. principio della massima estensione dei diritti, perché esso è incompatibile con l'assioma che i diritti sono a "somma zero".

Mi rifiuto di considerare lo Stato nazione come la migliore forma di organizzazione politica comunitaria. Ma non posso nemmeno accettare l'idea di istituzioni sovranazionali prive di riferimento ad una comunità politica concreta, come teorizzato dal diritto cosmopolitico.

Non si fa un buon servizio alla causa

15.06Non vedo l'interesse di una riedizione cartacea del libro di Bruno Brunello. Ognuno è libero di buttare i soldi come vuole, purché non siano soldi publici.

Digital News Report 2019

14.06Il Digital News Report 2019 del Reuters Institute non dice tutta la verità. Da quando esiste il web la qualità dell'informazione alla quale noi tutti abbiamo accesso è enormemente migliorata. In particolare è migliorata la possibilità di accedere ad un'informazione più articolata per le classi medio basse della popolazione, quelle che non potevano permettersi di acquistare continuativamente la carta stampata.

Come sempre accade nelle ricadute dell'innovazione tecnologica l'ampliamento dell'accesso ad un bene da parte di una quota più ampia di popolazione comporta un degrado qualitativo di quel bene. Le tecniche di conservazione del latte, ad esempio, che consentono un suo maggior consumo ad una più ampia parte della popolazione, hanno comportato una riduzione nel consumo di latte fresco, organoletticamente migliore. Così accadrà anche per l'editoria. Naturalmente per i produttori di latte e per i giornalisti questa non è una buona notizia.

L'ecologismo sotto scacco

13.06L'ecologismo, nato come reazione luddista al modo di produzione capitalistico, è oggi messo sotto scacco dal capitalismo.

L'ecologismo si è trasformato in un modo di produzione riservato alle esigenze delle élite economiche ed il cui costo ricade indirettamente sulla parte più povera della popolazione.

La ricezione dell'opera di John Rawls

12.06Quando l'opera di un autore diviene un canone accademico, la domanda sulla storia della sua fortuna è inevitabile. La ricezione dell'opera di John Rawls è stata ed è tuttora controversa non solo in Francia. Ciò è dovuto ad alcune contraddizioni interne al suo stesso pensiero, che ne consentono letture diverse e opposte.

Una politica fiscale per l'Unione Europea

11.06Anche un cretino vede che la politica fiscale nella e dell'Unione Europea è un problema irrisolto.

La politica fiscale è di fondamentale importanza nella gestione di una economia moderna. Le ragioni di questa importanza sono da ricercarsi intanto nel volume della spesa pubblica e inoltre nella necessità di tener conto di considerazioni relative alla tassazione per quasi tutte le decisioni di spese e nei riflessi, sul piano produttivo e occupazionale, di qualsiasi variazione del flusso della spesa e dei livelli di tassazione. La spesa pubblica diretta (centrale e locale) rappresenta dal 20 al 25% del prodotto nazionale lordo nella maggior parte dei Paesi più industrializzati. Se si includono anche i sussidi e i trasferimenti di reddito attraverso il bilancio o i vari fondi di sicurezza sociale, tale proporzione raggiunge il 40-45%.

Il ruolo fondamentale della politica fiscale implica una corrispondente esigenza di coordinamento ed armonizzazione al fine di giungere ad indirizzi tra loro coerenti nell'ambito della Comunità Europea. Tutto questo non può essere fatto in un solo colpo, ma richiede uno sforzo prolungato e costante nel corso del quale si devono definire le divergenze tra le varie politiche nazionali, esaminarle e se possibile risolverle. Uno sforzo del genere, destinato a rafforzare la coesione politica della Comunità, lascerebbe pur sempre la maggior parte di responsabilità della politica fiscale ai governi nazionali, ma consentirebbe di ampliare costantemente i compiti da affidare alla Comunità e da finanziare attraverso un fondo comune. Un tale allargamento delle responsabilità del Mercato Comune rappresenterebbe un trasferimento dal livello nazionale ma non comporterebbe necessariamente un onere addizionale netto per i contribuenti. Al tempo stesso, l'armonizzazione non può essere spinta al punto di abolire; completamente le differenze tra le varie nazioni per quanto riguarda la struttura fiscale, la spesa pubblica e i metodi del suo finanziamento.

Alcuni dei più diffcili problemi di armonizzazione sono inerenti alla spesa pubblica. Infatti anche se le priorità economiche e sociali fossero identiche in tutti i Paesi della Comunità (ed ovviamente non lo sono) i livelli di spesa cui gli Stati membri possono provvedere sulla base delle proprie risorse sono inevitabilmente diversi. L'uniformità delle prestazioni sarebbe possibile soltanto a condizione di realizzare cospicui trasferimenti tra i Paesi membri attraverso un bilancio comune. In effetti, trasferimenti importanti vengono effettuati fin d'ora come risultato della politica agricola della CEE; occorrerebbe però una convinzione assai più salda della necessità di una maggiore unità, sia politica che economica, perché i Paesi membri possano essere in grado di formulare linee politiche comuni senza che la necessità — da essa determinata — di trasferimenti finanziari tra Paesi membri costituisca una remora.

La politica fiscale presenta alcune difficoltà analoghe. Anche qui abbiamo anzitutto le divergenze tra le priorità economiche e sociali che determinano il modello di tassazione, diverso da Paese a Paese; e anche qui — indipendentemente da queste divergenze — i vari Stati potranno decidere livelli diversi di tassazione in ragione dei divari del gettito fiscale. Le differenze nei sistemi amministrativi, nel costume del mondo degli affari, nell'atteggiamento dei contribuenti e via dicendo complicano ulteriormente il problema dell'armonizzazione fiscale.

Un terzo ordine di problemi di carattere più immediato si riferisce all'uso della politica fiscale quale elemento per la manovra della domanda. Se la Comunità Europea desidera regolare l'attività economica allo scopo di mantenere una pressione costante della domanda, non può fare semplicemente affidamento sulla politica monetaria; deve invece cercare di assicurare un'azione di politica fiscale nella stessa direzione.

La necessità di collegare l'integrazione fiscale e quella monetaria è stata sottolineata nel Rapporto Werner, secondo il quale lo sforzo di coordinare i bilanci dei Paesi membri deve costituire uno dei primi passi da compiere sulla via dell'unione monetaria. Tuttavia il rapporto si limita a suggerire un confronto triennale tra i bilanci e ammette che un eventuale bilancio comune sarebbe in ogni caso troppo modesto per giocare un ruolo decisivo, anche dopo la completa integrazione. Il concetto di coordinamento esposto nel Rapporto può essere soggetto a discussione non meno della rinuncia pura e semplice all'idea di un bilancio comune di una certa importanza.

Il coordinamento, come previsto nel Rapporto Werner, sarebbe limitato alla considerazione: l) dell'ammontare totale della spesa in bilancio in ogni Paese membro; 2) del suo peso sul reddito nazionale; 3) della misura dell'eccedenza o del deficit e 4) del metodo di finanziamento del deficit o di utilizzazione dell'eccedenza. Comporterebbe inoltre considerazioni generali sulla spesa in conto capitale, in contrasto con la spesa corrente, sulla base della definizione generalmente accettata di spesa in conto capitale (ad esempio, acquisti di aerei militari sarebbero compresi nel concetto, mentre gli stanziamenti per migliorare il livello dell'istruzione ne sarebbero esclusi.

Questa impostazione appare piuttosto inadeguata in quanto concentrata sull'ammontare totale della spesa e sulla sua eccedenza rispetto alle entrate; sono trascurati i rapporti variabili tra gli oneri finanziari e l'assorbimento delle risorse reali e si procede come se la composizione e l'orientamento della spesa non avessero effetti profondi sui costi, le condizioni concorrenziali, la distribuzione del reddito, le sperequazioni regionali, ecc., ecc., e quindi sulle pressioni inflazionistiche. È, troppo semplicistico considerare uguali gli effetti delle diverse spese sull'occupazione e troppo poco approfondita la visione dei vari modi in cui la politica fiscale può contribuire alla gestione economica.

Se si vorranno fare dei progressi verso l'integrazione fiscale sarà necessario analizzare la composizione e l'orientamento della spesa pubblica nei termini suggeriti: distorsione della concorrenza, contributo allo sviluppo e alla perequazione sociale, assegnazione regionale delle risorse e iniziative per mitigare le pressioni inflazionistiche. Diversamente, le tendenze che fin dall'inizio si sono manifestate all'interno della Comunità continueranno a prevalere. I governi continueranno a mettersi in concorrenza tra loro offrendo concessioni fiscali per attirare investimenti per lo sviluppo industriale; continueranno d'altra parte a sacrificare quegli investimenti pubblici che generalmente sono più utili della competitività industriale ai fini del benessere sociale e della qualità della vita. Un'analisi nel senso indicato dovrebbe costituire il punto di partenza per l'armonizzazione nel senso proprio del termine: una azione concertata per prevenire le conseguenze indesiderate della concorrenza abbandonata a se stessa.

Un'armonizzazione di questo tipo tra i bilanci nazionali non costituisce in sé un'integrazione fiscale. Dobbiamo anche considerare il ruolo di un bilancio comune. Generalmente si ritengono indispensabili ad una vera unione economica due condizioni: 1a prima è che le industrie nelle varie zone del mercato possano usufruire di livelli simili di servizi pubblici; la seconda è che siano parificati gli oneri fiscali. Queste condizioni sono ovviamente incompatibili fintantoché il grosso dei proventi e delle spese di bilancio dei Paesi comunitari resta nazionale. Fintantoché il reddito pro-capite differirà da Stato a Stato, sarà possibile ottenere livelli comparabili di servizi pubblici, soltanto se le aree più povere saranno disposte a tassarsi in misura maggiore. Ne risulterebbe peraltro una maggiore diffcoltà per queste ultime a superare il distacco rispetto alle zone più ricche e sarebbe cosi perpetuata o anzi aggravata la differenza iniziale dei livelli di reddito. Uno standard comune in tutta la CEE in campi quali i trasporti, le comunicazioni, l'istruzione e i servizi sanitari interessa non solo reguaglianza del quadro concorrenziale tra le varie regioni, ma anche l'acquisizione di condizioni di vita simili in luoghi diversi. Esso richiede una continua azione Concertata, che potrebbe essere realizzata attraverso un bilancio comunitario, o un sistema di trasferimenti concordato tra i paesi membri e un eguale accesso ad un mercato di capitali comune.

Una condizione del genere si impone anche per mantenere unite le varie regioni di un Paese. Anche negli Stati federali il bilancio centrale tende ad assumere proporzioni crescenti nel contesto globale della spesa pubblica. Una caratteristica chiave dei bilanci centrali in situazioni del genere è che una parte proporzionalmente più elevata del reddito proviene dalle regioni più prospere, mentre la spesa è distribuita su tutto il territorio favorendo in tal modo le aree caratterizzate da minor benessere. Questo si verifica anche laddove la maggior parte del gettito proviene dalla tassazione indiretta e, ovviamente, in misura più accentuata nei casi in cui maggiore è l'incidenza delle imposte dirette progressive.

Ovviamente non si può escludere l'eventualità di provvedimenti errati che provocano taluni trasferimenti in senso opposto; ad esempio quando un bilancio centrale sovvenziona la capitale nazionale in misura superiore a quella richiesta per far fronte alle spese eccezionali cui una città deve far fronte per il solo fatto di essere la capitale. Un'efficace politica regionale dovrebbe cominciare con l'eliminare siffatti incentivi artificiali alla concentrazione geografica. Ma uno dei principali obiettivi del bilancio centrale è di conseguire trasferimenti netti automatici dalle aree ricche a quelle più povere, allo scopo di rendere più attraenti gli investimenti produttivi nelle località che hanno necessità di sviluppo o di conversione.

Cosi, un bilancio centrale di notevoli dimensioni è un requisito preliminare essenziale all'unione monetaria, che dovrà escludere non solo differenze tra i Paesi membri per quel che concerne movimenti di prezzi (che sarebbero incontrollabili) ma anche crescenti squilibri regionali (che sarebbero intollerabili). I passi per la costituzione di un bilancio centrale potrebbero essere intrapresi senz'altro. La Comunità potrebbe cominciare eliminando le incoerenze nella gestione dei vari fondi che amministra; ogni fondo infatti viene gestito secondo regole speciali, senza un bilancio generale e senza alcuna preoccupazione di coerenza.

Oggi, più del delle somme amministrate dalla CEE vanno all'agricoltura: una quota comparabile allo spazio occupato nella « Gazzetta Uficiale » dalle decisioni prese nell'ambito della politica agricola comune. Le regole del Fondo Agricolo di Orientamento e Garanzia (FEOGA) fanno sì che il maggiore onere ricada Sui Paesi membri, più degli altri condizionati dalla necessità di coprire il proprio fabbisogno di prodotti agricoli mediante importazioni. D'altro canto, la maggior parte dei benefici vanno ai Paesi che hanno la maggior produzione. Tale distribuzione ovviamente non ha alcun rapporto con la ricchezza di ogni Paese membro o con il suo consumo in generi alimentari dalle varie fonti.

Il Fondo Sociale, il cui scopo è la riqualificazione in vista di un nuovo impiego dei lavoratori disoccupati, può trovarsi in condizioni di trasferire somme a Paesi membri che stanno conducendo una politica deflazionistica con conseguente disoccupazione interna. Ciò può acca- dere in un periodo in cui lo stesso Paese ha la bilancia dei pagamenti in eccedenza, per cui l'inter,'ento del Fondo non fa altro che aumentare le riserve di valuta estera. Analogamente, la Banca Europea degli Investimenti, creata per finanziare progetti nelle aree meno sviluppate della Comunità, può dovere fornire fondi in un periodo in cui il capitale nazionale non manca e le riserve in valuta estera sono consistenti. Per uscire da questa situazione che genera distorsioni e confusione sarebbe necessario riunire nel bilancio comunitario tutti i vari Fondi, compreso quello per lo Sviluppo Regionale. Si dovrebbero aggiungere inoltre gli investimenti della BEI considerati come parte del bilancio in conto capitale. Probabilmente non sarebbe possibile rivedere immediatamente le norme che regolano l'assegnazione delle somme prelevate dai Fondi; si potrebbe però stabilire che il versamento delle somme da assegnare sia considerato come credito dei Paesi con eccedenze indesiderabili fino al momento in cui vengono a esaurire le loro riserve; soltanto allora si dovrebbe procedere al versamento.

Via via che la Comunità Europea intraprende nuove attività, il loro finanziamento ricadrà ovviamente sul bilancio comune. Vi sono ad esempio progetti in corso nel campo della tecnologia avanzata. L'esperienza ha dimostrato che nonostante gli sforzi dell'uno o dell'altro Paese di investire in nuove tecniche, la loro capacità di sviluppo e produzione è limitata e i costi eccessivi. I casi in cui la cooperazione è stata iniziata su basi soprannazionali, come per l'Euratom, o su basi intergovernative, come per l'ESRO (European Space Research Organisation) e l'ELDO (European Vehicle Launcher Development Organisation) sono stati condannati al fallimento dall'insistenza di ciascun Paese di riavere per la propria industria la quota equivalente al proprio contributo finanziario. Questa tesi del giusto ritorno s'è dimostrata contraria ad ogni ragionevole divisione del lavoro. Soltanto su una base assai più ampia ciascun Paese avrà probabilità di trarre benefici dallo sforzo comune.

Si possono inoltre prendere in considerazione talune infrastrutture comuni. per collegare i centri principali di attività dei paesi della Comunità Europea sia con autostrade sia con linee ferroviarie interamente nuove. La lotta contro l'inquinamento in taluni settori industriali, cosi come quello fluviale o delle coste, comporterà sforzi considerevoli. Ed infine. se la Comunità diventerà un giorno una vera entità politica, nel senso più completo del termine, il bilancio comune comprenderà spese molto vaste per lo sforzo comune di difesa.

Armonizzazione delle misure fiscali

Passando dalle considerazioni relative alla spesa a quelle inerenti ai proventi, citiamo nuovamente il Rapporto Werner che rileva l'urgenza di un grado minimo di armonizzazione tra le misure di tassazione dei Paesi membri. In primo luogo, l'adozione generale dell'IVA non è sufficiente fintantoché esenzioni e riduzioni di aliquote per prodotti e servizi specifici variano da Paese a Paese. In tal caso, infatti, i controlli alle frontiere interne non possono essere eliminati, anche se tariffe e contingenti sono scompalsi. Se l'IVA diviene una imposta davvero generale, però, non v'è necessità di compensare, alle frontiere, le differenze nelle aliquote, giacché le differenze nelle aliquote delle imposte generali, sul piano internazionale, sono compensabili con aggiustamenti dei tassi di cambio. Ai fini distributivi, ciò che deve essere armonizzato è il sistema delle aliquote dell'imposizione.

Per quanto riguarda le imposte dirette, il Rapporto Werner ha sottolineato il loro effetto sui movimenti di capitali piuttosto che sulle condizioni concorrenziali immediate. Per questo motivo le sue proposte sono limitate alle imposte sugli interessi e sui dividendi e inoltre, in certa misura, sui profitti delle società. Ciò che si intende con questo è che i livelli di tassazione, le norme d'accertamento e le esenzioni dovrebbero essere più chiaramente perequate, in maniera che nei vari Stati membri i proventi netti dopo pagata l'imposta conservino tra loro i rapporti relativi che avevano come proventi lordi prima dell'applicazione dell'imposta. Un tentativo del genere per evitare distorsioni nei movimenti di capitali diverrà tanto più necessario nella misura in cui si compiranno sforzi per giungere a un mercato dei capitali integrato.

DISPARITÀ NELL'ESAZIONE FISCALE

L'armonizzazione dei livelli nominali di tassazione e delle norme di accertamento non sono l'unico aspetto che conta nella politica delle entrate. Nella Comunità Europea infatti il divario di efficienza nel prelievo fiscale è enorme e non può essere ignorato. In Belgio e in Lussemburgo non vi è alcun controllo sui redditi da investimenti mentre in altri Paesi sono spesso forniti di rendiconti di profitti puramente formali per uso fiscale; in certe nazioni il fenomeno dell'evasione fiscale dei redditi non salariali è molto più accentuato che in altre; tutto ciò ha notevoli riflessi inflazionistici. Non soltanto i governi subiscono notevoli riduzioni dei loro introiti; sono anche costretti a fare più ampio ricorso alle imposte indirette che, gravando sul costo della vita, intensificano la spinta delle rivendicazioni salariali.

La paradossale struttura del sadomasochismo

10.06L'oggetto dell'articolo di Sönke Ahrens è il paradosso interno alla struttura profonda del sadomasochismo consensuale.

Nella comunità BDSM il negoziato esplicito tra partner con uguale potere contrattuale è considerato un prerequisito per poter iniziare una relazione. La conclusione che le relazioni sadomasochistiche implementano in modo esemplare ciò che dovrebbe essere perseguito in qualsiasi normale relazione sessuale è una visione diffusa nella comunità. BDSM appare quindi come una pratica sessuale basata sulla libera scelta di tutti i soggetti coinvolti.

L'autore si oppone in modo enfatico a tale descrizione. Il sadomasochismo sarebbe piuttosto una relazione paradossale tra volontarietà e coercizione ovvero negoziazione di strutture esplicite e non negoziazione di strutture che agiscono occultamente. Ciò contraddice, di conseguenza, l'idea di base della relazione BDSM che i partner sessuali siano prima di tutto partner con uguale forza negoziale.

La dissoluzione della sessualità

09.06Il titolo dell'ennesimo volume a cura di Costantino Cipolla dedicato alla sociologia della sessualità, nel quale è contenuto il saggio di Eugenia Porro sul quale mi soffermerò, è piuttosto inquietante e tradisce un intento moralistico. Più correttamente avrebbe dovuto titolarsi La moltiplicazione delle forme della sessualità umana nell'era digitale, perché di questo si tratta nel libro.

Il passaggio da SM a BDSM. La contrattualizzazione del sadomasochismo è appunto una di queste nuove forme della sessualità nelle quali si manifesta il desiderio umano nell'epoca dopo la modernità.

La teoria SSC (Safe, Sane, Consensual) si era sforzata sin dai primi anni Ottanta di proporre una modalità autogestita dai praticanti prevenendo impieghi speculativi e persino criminali senza, a parere dei proponenti, limitare i diritti dei singoli. Alla fine dei Novanta si affermò invece la formula RACK (Risk Aware Consensual Kink), intesa come gioco sessuale consensuale e consapevole. [nota a pag. 190]

A dire il vero la prima formula (SSC) pone l'accento sulla sicurezza delle pratiche, mentre la seconda (RACK) mette in rilievo l'accettazione di un rischio.

Cos'è strutturale?

08.06Cos'è strutturale? Ciò che ci sembra strutturale in sé, è l'idea di un legame a priori, al di fuori del quale l'oggetto non è. Per relazione interna si intende un rapporto che attraversa l'oggetto, lo mette costitutivamente - e non solo casualmente - in relazione ad un altro oggetto, e contribuisce in modo decisivo a renderlo ciò che è - al di fuori di questo rapporto, questo oggetto non è nemmeno concepibile. Ciò che è strutturale è proprio l'idea della priorità ontologica della relazione.


Il quartetto per archi numero 5, Mattsee, di Johanna Doderer, così come la sinfonia numero 2, Bohinj, prende il nome da un idilliaco lago alpino. Si dice che dopo la prima guerra mondiale gli ebrei vennero allontanati dal paesino posto sul lago. Fra questi Arnold Schönberg.

Cfr. anche il Quartetto per archi n. 15 op. 144 in Mi bemolle minore di Dmitrij Šostakovič (1974).

Sfondo di colore casuale

07.06 JavaScript function to create random background color. Per quanto è a mia conoscenza non è possibile ottenere questo effetto con i CSS.

Cosa c'è di strano in tutto questo?

06.06 In Italia Lega e M5S hanno nel loro programma l'ambientalismo, il sostegno al welfare, la limitazione dell'immigrazione e hanno vinto le elezioni. In Danimarca i socialdemocratici hanno nel loro programma l'ambientalismo, il sostegno al welfare, la limitazione dell'immigrazione e hanno vinto le elezioni. Cosa c'è di strano in tutto questo?

Il terzo strike

05.06Eccetto il caso di omicidio credo che alla vittima di un delitto importi assai poco che il colpevole sia condannato alla prigione; credo invece che gli importi assai di più essere risarcito in qualche modo di quello che ha perso.

L'onere del risarcimento spetta al reo. Poiché il reo non è quasi mai in grado di risarcire la vittima, spetta alla comunità farsi carico del danno. Solo in questo modo la comunità avrà un vero incentivo a prevenire il crimine e, nello stesso tempo, a non essere incentivata a costruire prigioni come unico strumento di prevenzione.

Se tu sottolinei io non leggo

04.06L’Università di Genova presenta la campagna 'se tu sottolinei io non leggo', un insieme di azioni di comunicazione rivolte a studenti, docenti e, più in generale, a tutti gli utenti delle biblioteche, per informare su quanto sia importante e necessario non sottolineare i libri in un’ottica di accessibilità.

Houston, abbiamo un problema

03.06Il temuto aggiornamento Windows 10 May 2019 ha colpito anche il mio PC. Il problema, dovuto essenzialmente alla mia impazienza, si è rivelato banale. Nondimeno l'accaduto mi ha irritato non poco e mi ha fatto riflettere sulla dipendenza degli utenti dai grandi produttori di software e sulla scarsa possibilità di scegliere che cosa installare e cosa no.

Tag: Personalizzare la configurazione del software.

Paul Leautaud

02.06Amore, solitudine, guerra, antisemitismo. Distinzione tra sot e niais.

Lo sciamano disse

01.06Lo sciamano stette a sentire le varie argomentazioni. Dopo averci pensato un pò disse: Ecco il mio suggerimento: il consiglio degli anziani dovrebbe porre un casello del dazio nel punto di accesso alla strada che conduce al paese, e chiunque desideri entrare o uscire dovrà pagare un pedaggio.

La fine del potere regale

31.05Non solo eventi storici da indagare con i mezzi della ricostruzione storica, ma veri e propri simboli della modernità borghese, il processo e la condanna a morte di Louis XVI (autunno 1792 - 21 gennaio 1793) mettono in scena la fine della regalità.

Nel processo a Charles Stuart viene processato Carlo, in quanto re. Nel processo a Louis Capet viene processato Capeto, in quanto cittadino. Questa è la grande novità. In questo senso Capeto avrebbe potuto non essere condannato a morte, sebbene l'accusa di tradimento, per quanto ai tempi non dimostrabile, fosse compatibile con la pena capitale anche per i semplici cittadini.

Con esiti diversi, entrambe le esecuzioni hanno avuto un ruolo essenziale nel lungo processo di trasformazione della sovranità che ha portato a fissare dei limiti costituzionali all'esercizio del potere sovrano ed ha definitivamente modificato l'idea di regalità presso il popolo. In questo senso la morte di Louis Capet non è stata inutile.


Questo articolo mi sembra politica di bassa lega.

Il governo quest'anno non cadrà

30.05Le dimissioni di Edoardo Rixi dicono che il governo quest'anno non cadrà.

Identikit

29.05I am a liberal of the classical kind; a conservative of the constitutionalist kind; a libertarian of the moral kind; a capitalist of the radical kind; an individualist of the social kind; an Aristotelian of the epicurean and stoic kind; an objectivist of the Kantian kind.

Significativo

28.05Una sottile polemica nei confronti della posizione di John Rawls sulla disuguaglianza economica fra i popoli e le nazioni è presente in tutti i libri di Branko Milanivic.

John Rawls ignora il problema della disuguaglianza globale ed è contrario ad una redistribuzione delle risorse fra nazioni per sopperire alle necessità dei popoli più poveri

Rawls riteneva che la condizione globale più desiderabile sia quella in cui i principi della sua Teoria della giustizia siano soddisfatti per ogni singolo paese; a livello globale vigono norme diverse, e il dovere di assistenza per i paesi ricchi è limitato in tempo ed estensione. In altre parole, un mondo giusto è un mondo popolato da Stati giusti. Punto. Secondo Rawls, una condizione di ottimo globale si forma grazie alla somma di ottimi individuali a livello di singoli paesi. Istintivamente, qualcosa non torna. [※ p. 176]


[..]

Se la giustizia sia una virtù

27.05Non è contraddittorio, anche se è scomodo, affermare che la giustizia non è una virtù, e se Trasimaco ha ragione, dovremmo cambiare la nostra grammatica per motivi di coerenza e parlare diversamente: se la giustizia non è un bene per l'uomo giusto, non è coerente descriverla come virtù o eccellenza umana.

Giustizia, bene, virtù, sono concetti astratti e, in quanto tali, presentano alcune difficoltà di definizione, date dall'assenza di un riferimento concreto, esterno alla mente che li concepisce. Giustizia, bene, virtù, sono concetti fondati sulle relazioni sociali: gli organi della fonazione si attivano ogniqualvolta concepiamo concetti astratti. Tutto ciò deve metterci in guardia ogni volta che ci riferiamo ad essi.

Proverò a glossare per interpolazione uno dei primi saggi di Philippa Foot là dove, richiamando la tesi di Trasimaco, si affronta la domanda se la giustizia debba essere considerata una virtù.

mentre la prudenza, il coraggio e la temperanza sono qualità che giovano alla persona che le ha, sembra che la giustizia giovi piuttosto agli altri e vada a svantaggio della persona giusta. La giustizia, nel modo in cui la si tratta qui, come una delle virtù cardinali, include tutte le cose che si devono agli altri: è nell'ingiustizia che rientrano l'omicidio, il furto e la menzogna, così come il rifiuto di ciò che, per esempio, i genitori devono ai figli e i figli ai genitori, così come i modi di agire che nel linguaggio quotidiano verrebbero chiamati ingiusti. Perciò la persona che evita l'ingiustizia si troverà ad avere bisogno delle cose che ha restituito al loro proprietario, incapace di trarre vantaggio dall'inganno e dalla menzogna; inoltre si ritroverà coinvolta in tutte le difficoltà descritte da Trasimaco nel libro primo della Repubblica per dimostrare che per una persona che ha forza e ingegno l'ingiustizia è più proficua della giustizia. Ci verrà chiesto come, secondo la nostra teoria, la giustizia possa essere una virtù e l'ingiustizia un vizio, dal momento che sarà sicuramente difficile dimostrare che qualunque persona deve avere bisogno di essere giusta, così come ha bisogno di usare le mani e gli occhi o ha bisogno della prudenza, del coraggio e della temperanza.

Prima di rispondere a questa domanda dimostrerò che se non si può dare una risposta a essa, non si può più raccomandare la giustizia come virtù. Lo scopo di ciò non è dimostrare che si deve poter rispondere a essa perché la giustizia è una virtù, bensì suggerire che dovremmo almeno prendere in considerazione la possibilità che la giustizia non sia una virtù. Socrate ha preso sul serio questo suggerimento nella Repubblica, dove tutti presumevano che se Trasimaco avesse potuto dimostrare la sua premessa — secondo la quale l'ingiustizia è più proficua della giustizia ne sarebbe seguita la sua conclusione: una persona che ha la forza di essere ingiusta e farla franca ha una ragione per conformarsi a questo modo di vivere come al migliore. È un fatto sorprendente nella filosofia morale contemporanea che nessuno veda alcuna difficoltà nell'accettare la premessa di Trasimaco e nel rifiutare la sua conclusione; e Nietzsche è lontano dai moralisti accademici di oggi perché, su questo punto, la sua posizione è molto più vicina a quella di Platone rispetto a quanto egli è lontano dai moralisti accademici di oggi.

Nella Repubblica si assume che se la giustizia non è un bene per la persona giusta, i moralisti che la raccomandano come virtù stanno perpetrando una frode. Poiché sono d'accordo su questo [che la giustizia è una virtù o che i moralisti che la raccomandano - la giustizia - stanno perpetrando una frode], mi si chiederà dove esattamente interviene la frode, dove dovrebbe essere raccontata la menzogna secondo cui la giustizia è proficua per l'individuo. Come risposta preliminare potremmo chiederci quante persone siano disposte a dire apertamente che l'ingiustizia è più proficua della giustizia. Lasciando da parte, come si è fatto altrove in questo saggio, le credenze religiose, che potrebbero complicare la questione, supporremo che qualche soggetto tenacemente ateo abbia chiesto «perché dovrei essere giusto?». (Chi crede che in questa domanda ci sia qualcosa che non va può usare il suo stratagemma preferito per vagliare il «significato valutativo» e supporre che la domanda sia «perché dovrei essere "giusto"?».) Siamo disposti a rispondere: «per quanto ti riguarda, se sei ingiusto starai meglio, ma a noialtri preme che tu sia giusto, perciò cerchiamo di farti essere giusto»? Probabilmente egli cercherebbe di sapere qualcosa dei nostri metodi e poi farebbe attenzione a non essere scoperto, e non penso che molti di coloro che ritengono che non sia necessario dimostrare che la giustizia è proficua per la persona giusta accetterebbero facilmente che non ci sia nient'altro che possano dire.

La domanda cruciale è: «possiamo indicare a chiunque, forte o debole, una ragione per cui dovrebbe essere giusto?»; e non è affatto d'aiuto dire che poiché «giusto» e «ingiusto» sono «parole che guidano l'azione», nessuno può chiedere nemmeno «perché dovrei essere giusto?». Posta di fronte a tale argomentazione, la persona che desidera fare certe cose deve solo stare attenta a evitare questa parola; non le è stata indicata una ragione per cui non dovrebbe fare le cose che gli altri chiamano «ingiuste». Probabilmente si sosterrà che le è stata data una ragione, per quanto a qualcuno possa mai essere data una ragione per fare o non fare qualcosa, perché la serie di ragioni deve sempre concludersi in qualche punto e può sembrare che si possa sempre rifiutare la ragione che un'altra persona accetta. Questo, però, è un errore; certe risposte alla domanda «perché dovrei?» portano a termine la serie e altre no. Nel passo seguente Hume ha dimostrato in quale modo una risposta conclude la serie:

Domandate a una persona perché è solita fare degli esercizi fisici; essa vi risponderà di farlo, perché desidera mantenersi in salute. Se voi allora domandate perché desidera la salute, vi risponderà prontamente: perché la malattia è dolorosa. Se voi spingete più in là le vostre ricerche e desiderate conoscere la ragione per cui la persona in questione odia il dolore, è impossibile che essa vi dia mai qualche risposta. Questo è un fine ultimo che non si riferisce mai ad alcun altro oggetto [4].

Hume avrebbe anche potuto concludere questa serie con la noia: spesso la malattia procura noia e a nessuno è richiesto di indicare la ragione per cui non desidera annoiarsi, non più di quanto debba indicare la ragione per cui desidera effettivamente perseguire ciò che gli interessa. In generale, a chiunque viene data una ragione per agire quando gli è stato mostrato il modo di ottenere qualcosa che desidera; ma per certe carenze la domanda «perché desideri ciò?» avrà senso e per altre no [5]. Sembra chiaro che in questa classificazione la giustizia ricade sul lato opposto rispetto al piacere, all'interesse e a cose del genere. Alla domanda «perché non dovrei farlo?» non si risponde con le parole «perché è ingiusto», mentre si risponde a essa dimostrando che quell'azione procurerà noia, solitudine, dolore, disagio o certi tipi di incapacità; ecco perché non è vero che l'enunciato «è ingiusto» indica una ragione per quanto si possano dare ragioni. L'enunciato «è ingiusto» indica una ragione solo se si riesce a dimostrare che la natura della giustizia è tale che essa è necessariamente collegata a quello che una persona desidera.

Ciò dimostra perché molto dipende dal problema se per la persona giusta la giustizia sia o non sia un bene e perché coloro che accettano la premessa di Trasimaco e rifiutano la sua conclusione si trovano in una posizione dubbia. Raccomandano la giustizia a ogni persona come qualcosa per attenersi alla quale ha una ragione, ma quando vengono sfidati a dimostrare perché dovrebbe farlo non sempre saranno in grado di rispondere. Quest'ultima asserzione non dipende da alcuna «teoria egoistica della natura umana», intesa nel senso filosofico. Spesso è possibile dare a una persona una ragione per agire dimostrandole che se non lo fa, qualcun altro soffrirà; può darsi che per lei il bene di qualcun altro sia davvero più importante del proprio. Ma quando ci vengono chieste le ragioni per cui una persona dovrebbe essere giusta, l'affetto che le madri provano per i figli, gli innamorati l'uno per l'altro e gli amici per gli amici non ci porterà lontano, in parte perché non arriverà abbastanza lontano e, in parte, perché le azioni dettate dalla benevolenza e dalla giustizia non sono sempre le stesse. Supponiamo che io debba a qualcuno dei soldi:

Che cosa accadrebbe nel caso di un mio nemico che mi abbia dato dei giusti motivi per odiarlo? O nel caso di un uomo vizioso che meriti l'odio di tutta l'umanità? O nel caso di un avaro incapace di utilizzare ciò che gli vorrei togliere? O di un dissoluto e corrotto che ricaverebbe più danno che profitto dal possesso di cospicui beni? [6]

Naturalmente, anche se la pratica generale della giustizia potesse essere ricondotta al motivo della benevolenza universale — al desiderio della massima felicità del maggior numero —, molti non hanno alcun desiderio del genere. Perciò, se si deve raccomandare la giustizia soltanto per queste ragioni, mille soggetti tenaci saranno in grado di dire che a loro non è stata data alcuna ragione per praticare la giustizia e molti di più direbbero la stessa cosa se non fossero troppo timorosi o troppo stupidi per fare domande sul codice di comportamento che è stato insegnato loro. Cosi, data la premessa di Trasimaco, il suo punto di vista è ragionevole; non abbiamo alcuna ragione particolare per ammirare chi pratica la giustizia per timore o per stupidità.

Quindi mi sembra che se si accetta la tesi di Trasimaco le cose non possano proseguire come prima; dovremo ammettere che la credenza su cui era fondato lo statuto di virtù della giustizia è sbagliata e se desideriamo ancora indurre le persone a essere giuste dobbiamo raccomandare loro la giustizia in un modo nuovo [7]. Dovremo ammettere che, almeno per i forti, l'ingiustizia è più proficua della giustizia e, allora, dovremo fare del nostro meglio per assicurarci che quasi nessuno possa essere ingiusto e farla franca. Naturalmente, abbiamo l'alternativa di stare zitti, nella speranza che la maggior parte della gente si attenga alla convenzione e ne faccia un tipo di giustizia e non faccia domande inopportune, ma questa politica potrebbe essere superata da un vago scetticismo anche da parte di chi non sa proprio cosa manchi; saremmo anche alla mercé di chiunque fosse in grado di svelare la nostra frode e fosse disposto a farlo.

Tuttavia è vero che la giustizia non è qualcosa di cui una persona ha bisogno nei rapporti che ha con i suoi simili, ammesso soltanto che sia forte? A chi ritiene di poter tirare avanti perfettamente senza essere giusto si dovrebbe chiedere di dire esattamente come dovrebbe vivere una persona del genere. Sappiamo che deve praticare l'ingiustizia ogni volta che l'atto ingiusto le procurerebbe un vantaggio; ma cosa deve dire? Ammette di non riconoscere i diritti degli altri o finge di farlo? Nel primo caso anche coloro che si uniscono a lei sapranno che se la sorte cambia, o cambia il suo affetto, questa persona può mettersi a depredarli e deve guardarsi bene dal loro tradimento quanto loro si guardano dal suo. Presumibilmente, come nel libro secondo della Repubblica, la persona ingiusta e felice dovrebbe essere una mentitrice e un'attrice molto astuta, poiché unisce l'assoluta ingiustizia all'apparenza di giustizia: è pronta a trattare gli altri in modo spietato, ma finge che non ci sia niente di più lontano dalla sua mente. Spesso i filosofi parlano come se in questo modo una persona potesse nascondersi anche a chi la circonda, ma questa supposizione è dubbia e, in ogni caso, il prezzo in termini di vigilanza sarebbe colossale. Se lascia che anche poche persone vedano la sua vera attitudine, deve stare in guardia contro di loro; se non mette nessuno a parte del segreto deve stare sempre attenta, qualora la minima spontaneità la tradisca. Questi fatti sono importanti, perché il bisogno che una persona ha della giustizia nei rapporti con gli altri dipende dal fatto che si tratta di persone e non di oggetti inanimati o di animali. Le cose starebbero diversamente se una persona avesse bisogno degli altri solo come ha bisogno degli oggetti di uso comune e se le persone potessero essere manipolate come gli oggetti di uso comune o battute come asini fino a essere ridotte a una sottomissione fidata. Cosi come stanno le cose, la supposizione che l'ingiustizia sia più proficua della giustizia è molto dubbia, anche se potrebbe darsi che, come la codardia e l'intemperanza, essa risulti casualmente proficua.

Il motivo per cui ad alcuni sembra cosi incredibilmente difficile dimostrare che la giustizia è più proficua dell'ingiustizia è che considerano isolatamente certi atti giusti particolari. È assolutamente vero che se una persona è giusta ne consegue che, nell'eventualità di circostanze molto brutte, sarà disposta perfino ad affrontare la morte piuttosto che agire in modo ingiusto, per esempio, facendo dichiarare una persona innocente colpevole del reato di cui è stata accusata. Per lei il risultato è che la sua giustizia le procura un disastro e, ciò nondimeno, aveva come chiunque altro una buona ragione per essere una persona giusta e non una persona ingiusta. Non potrebbe tenere il piede in due scarpe e, pur possedendo la virtù della giustizia, tenersi pronta a essere ingiusta se dovesse provenirne un grande vantaggio. La persona che ha la virtù della giustizia non è pronta a fare certe cose, e se viene tentata troppo facilmente diremo che, dopo tutto, era pronta a farle.

Motivazioni economiche nella genesi dell'antisemitismo

26.05Motivazioni economiche nella genesi dell'antisemitismo. Il ruolo della Riforma protestante in Germania.

Finzioni

25.05Mi si deve spiegare che cos'è il libero mercato se un governo, uno solo, pretende di decidere per tutti chi può produrre e vendere e chi no ?

Ad se ipsum

24.05Con il trascorrere degli anni il Journal di Léautaud si volge sempre più verso sé stesso. Intendo il Journal, non Léautaud.

Registro Pubblico delle Opposizioni

23.05Siccome sono tempestato di telefonate indesiderate ho chiesto al sito del Registro Publico delle Opposizioni perché non sia ancora possibile registrare i numeri di cellulare. La risposta, cortese e dettagliata, è stata questa (che ho girato all'Urp del MiSE):

Gentile utente,
Per quanto riguarda l'estensione del Registro Pubblico delle Opposizioni ai numeri riservati, prevista dalla Legge n. 5/2018, posso anticiparle solo che attualmente è in corso l'iter di approvazione del Regolamento attuativo (ovvero l'aggiornamento del D.P.R. n. 178/2010), in cui saranno definite le modalità tecniche di iscrizione degli abbonati al nuovo Registro e gli obblighi di consultazione degli operatori di telemarketing. Di conseguenza i cittadini potranno esercitare il diritto di opposizione alle chiamate pubblicitarie indesiderate verso i cellulari e i numeri fissi non presenti negli elenchi telefonici pubblici in seguito all'emanazione del Regolamento attuativo, che definirà anche i tempi di implementazione del nuovo servizio, che sono necessari per il Gestore per realizzare tecnicamente ed operativamente il Registro esteso a tutte le numerazioni telefoniche.
La complessità tecnica della riforma ha portato il MiSE a istituire un tavolo tecnico inter-istituzionale, composto – oltre che dal Ministero – dall’Autorità per la protezione dei dati personali, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dal gestore del Registro (Fondazione Ugo Bordoni), dall’ISTAT e dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative. Il gruppo di lavoro ha affrontato nei mesi scorsi diverse criticità legate ad alcuni passaggi contenuti nella Legge n. 5/2018 che fornivano delle interpretazioni non univoche, riuscendo a fornire un importante contributo per la finalizzazione della riforma del telemarketing in Italia.
La Legge n. 5/2018 estende il diritto di opposizione a tutte le numerazioni fisse e cellulari. Una volta che il Registro Pubblico delle Opposizioni esteso sarà realizzato i cittadini attraverso l’iscrizione potranno revocare i consensi al trattamento dei dati personali forniti per finalità commerciali e ricerche di mercato. La platea di aventi diritto passerà dagli attuali 13 milioni di numeri presenti negli elenchi telefonici pubblici alle circa 120 milioni di numerazioni attive in Italia.
Ad ogni modo, ad oggi non siamo in grado di fornire una stima dei tempi dell'iter di approvazione del provvedimento. Cordiali saluti

Egregi Di Maio e Salvini

22.05Per chi, come me, in cinquant'anni non ha mai votato a favore di un partito di governo e si appresta a turarsi il naso per sostenere i partiti di questo governo alle prossime elezioni europee le risse verbali che contraddistinguono il dibattito politico fra membri dello stesso esecutivo sono diventate intollerabili.

L'europa e il declino dell'Impero americano

21.05L’editoriale del quarto numero di Limes - rivista del gruppo De Benedetti-Elkann - è dedicato ai riflessi del riposizionamento dell'Impero americano in europa in seguito all'aumentata importanza dello scacchiere asiatico nella politica estera degli Stati Uniti. L'europa è un'espressione geografica.


Finalmente ripiantato l'albero in piazza Durazzo. Come chiesto più di un anno fa.

Autoreferenzialità

20.05Il problema del Pd e della sinistra più in generale è l'autoreferenzialità della classe dirigente, che impedisce di vedere la realtà

Il corpo nel suo essere sessuale

19.05Il nostro fine [del fenomenologo suppongo] è di mettere in evidenza la funzione attraverso la quale facciamo esistere per noi l’oggetto e di descrivere il corpo come luogo di questa appropriazione. Cioè, [per il fenomenologo] il corpo è il luogo della funzione attraverso la quale facciamo esistere l'oggetto.

Schneider non può più mettersi in situazione sessuale, così come in generale non è più in grado di mettersi in situazione affettiva o ideologica, perché la lesione cerebrale che ha subito modifica quella parte del suo corpo [il luogo] legata in qualche modo alla percezione erotica del mondo [funzione] attraverso la quale il corpo dell'altro viene ad esistere come oggetto sessuale.

È necessario che ci sia [immanente alla vita sessuale] una funzione che assicuri il dispiegarsi della vita sessuale, e che l'estensione normale della sessualità riposi sulle potenze interne del soggetto organico [il corpo]. Occorre che vi sia un Eros o una Libido che diano valore o significato sessuale agli stimoli esterni e delineino per ogni soggetto l'uso che egli farà del suo corpo.

In Schneider è alterata la struttura stessa della percezione, il corpo femminile non ha un'essenza particolare. È soprattutto il carattere, egli dice, a rendere attraente una donna, per quanto riguarda il corpo esse sono tutte simili. La percezione ha perduto la sua struttura erotica. Nel malato è scomparsa la capacità di proiettare davanti a sé un mondo sessuale, di mettersi in situazione erotica e di mantenerla fino all'appagamento. Supponendo sia effettivamente così.

Questa non è publicità occulta

18.05Semplificando. Negli ultimi venti anni (1998-2018) il rendimento a lungo termine della borsa italiana nel suo complesso (indici Comit) è sostanzialmente comparabile con il rendimento dei titoli di Stato con alcune differenze sostanziali: i titoli azionari richiedono più lavoro, di conseguenza hanno un costo di gestione maggiore ed un margine di rischio superiore per chi non sia in grado di gestirli con continuità.

Naturalmente il lavoro di gestione avrà un costo proporzionalmente diverso se compiuto da una persona che possiede poche azioni o da un gestore di fondi professionale. Inoltre, il possessore individuale di un piccolo numero di azioni avrà scarse possibilità di influire sui titoli che possiede, mentre il gestore di un rilevante pacchetto azionario sarà in grado di influire sul valore dei titoli in suo possesso in funzione della sua quota di mercato.

Questo non è un annuncio publicitario, anche se lo sembra.

Consistently outperform

17.05Nella Jugoslavia di Tito, dice Milanovic, il sistema politico era sostanzialmente dittatoriale, esattamente come avviene nel mondo del lavoro negli Stati Uniti. Viceversa la democrazia che esiste nella sfera sociale americana era replicata in Jugoslavia a livello delle attività lavorative.

Economicamente il modello jugoslavo si è rivelato un fallimento, ma è possibile che anche l'efficienza del modello politico americano possa essere messa in discussione se il capitalismo tecnocratico, nella varietà cinese, singaporiana o anche vietnamita, si rivelerà costantemente sovraperformante rispetto alle società organizzate in modo democratico.

Perché preoccuparsi delle elezioni?

16.05Nonostante il suffragio universale sia generalmente considerato il miglior sistema per scegliere i governanti, alcune circostanze inducono a pensare che le elezioni siano uno strumento bisognoso di manutenzione.

La fine dei Tories

15.05È stata Margaret Thatcher a trasformare il partito di tutta la nazione in un partito di pochi. La fine dei Tories è scritta lì.

Clarks Desert Boot

14.05Quando, dopo aver acquistato l'ultimo paio di Clarks Desert Boot, ho letto prodotto in Vietnam sono stato assalito da un atomo di tristezza. Non mi riferisco al fatto che il capitalismo di Stato ha portato la Republica Socialista del Viet Nam a diventare uno dei più importanti paesi manifatturieri del mondo ma, più semplicemente, all'effetto madeleine.

Comunque : ci si può chiedere, sulla base della storia del XX secolo, se il capitalismo di Stato non sia una via privilegiata di accesso allo sviluppo. Dopotutto anche in Italia sino alla fine degli anni sessanta era lo Stato a detenere la maggior parte delle attività produttive. I problemi vengono dopo.

von Clausewitz

13.05Donald Trump pensa che l'economia sia la continuazione della guerra con altri mezzi. Probabilmente è nel giusto. Peccato che una quota rilevante del debito americano sia ancora nelle mani dei cinesi.

La realtà colta

12.05Se, come dice Haugeland, l'eredità duratura di Cartesio include la comprensione dello spirituale come dominio ontologico autonomo. Poiché Descartes avendo concepito la mente come una sostanza e gli atti cognitivi come suoi modi, le ha conferito uno status indipendente senza alcun riferimento sostanziale ad altre cose.

Fissare un dualismo ontologico di soggetto e oggetto nella filosofia di Cartesio, secondo Asmuth, è il risultato di una certa ingenuità filosofica, se non ignoranza.

La filosofia fichtiana dell'immagine come base della rappresentazione è [sarebbe] un superamento dell'interpretazione dualista della filosofia di Descartes.

MP. Lo spunto è interessante.

Perché l'antisemitismo è tornato di moda ?

11.05Ancora su Heidegger e l'antisemitismo. Ovvero, le buone ragioni per chiedersi perché l'antisemitismo è tornato di moda. Dopotutto, se il nazismo non fosse esistito gli ebrei non esisterebbero più.

Temporalità e intemporalità del sapere

10.05Cercare il principio del sapere, significa affermare che il fondamento della temporalità è non-temporale, e che la persona storica può svincolarsi dalla Storia, de-situarsi e ritrovare la propria non-temporalità fondamentale attraverso la visione diretta dell'essere. La temporalità diventa lo strumento della non-temporalità. Hegel era cosciente del problema, dal momento che poneva la filosofia al termine della Storia, come verità divenuta e sapere retrospettivo. Ma, la Storia non è finita e questa ricostituzione a-temporale della temporalità, come unità di logico e tragico, diventa a sua volta oggetto di sapere. Da questo punto di vista, all'inizio del sistema hegeliano, non vi è affatto l'essere ma la persona-Hegel, quale la si è fatta, quale si è fatta da sé. Scoperta ambigua che, dal punto di vista del Sapere, non può condurre che allo scetticismo.

Per sfuggirvi, Kierkegaard assume come punto di partenza la persona considerata come non-sapere, vale a dire in quanto produttrice e scopritrice, a un certo momento dello svolgimento temporale della sua vita, del proprio rapporto con un assoluto che è anch'esso inserito nella Storia. In breve, Kierkegaard, lungi dal negare il principio, depone a favore di un principio vissuto.

Come concepire, nell'ambito della Storia, che questa situazione Storica non contesti la pretesa del pensatore al disvelamento dell'assoluto? Come può un pensiero che ha fatto la sua comparsa testimoniare in proprio favore al di là della sua scomparsa? questo l'interrogativo ch'egli pone nelle Briciole filosofiche. Beninteso, questo paradosso è anzitutto e prevalentemente religioso.

Come l'economia modella la scienza

09.05La frase scienza come impresa economica può essere intesa in modi diversi e quindi assumere significati diversi. Ne sono un esempio questi rimandi:

Aspetti economici della scienza, in che misura la scienza può essere pensata come un'estensione del mercato con altri mezzi, Perché esiste una struttura organizzativa come l'azienda se il sistema dei prezzi è universalmente il più efficace organizzatore dell'attività economica?, Se i mercati e le imprese sono organizzatori più efficaci dell'attività economica, allora perché la scienza esiste?, Perché la scienza come un unico insieme di organizzazioni esiste come alternativa al sistema dei prezzi, e perché ci sono isole di potere cosciente diverse dalle aziende chiamate discipline scientifiche?,

Perché il Qe produrrà inflazione (prima o poi)

08.05Egregio professore sta dicendo che la BCE ha regalato "base monetaria" alle banche senza nessun vantaggio per l'economia reale dei paesi europei?

Comprendere il passato per divinare il futuro

07.05Comprendere il passato per divinare il futuro è un esercizio che non sempre riesce, ma è necessario.

Se il programma politico di LeU per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 dice: è irrinunciabile un investimento sul diritto allo studio e sulla progressiva gratuità dell’accesso a partire dall’abolizione delle tasse universitarie la sinistra ha un problema. Non comprende la realtà.

Circa un quarto di tutti i medici praticanti in Svizzera hanno lauree e diplomi di medicina conseguiti all'estero, per lo più in Germania, Francia, Italia e Austria. I medici affluiscono in Svizzera a causa delle retribuzioni elevate e delle allettanti condizioni di lavoro. Poiché i paesi d'invio non tassano le facoltà di medicina è chiaro che il settore sanitario svizzero riceve un sussidio di fatto dei paesi vicini.

Il trasferimento di conoscenze e di portatori di conoscenze è l'ultima fase della globalizzazione economica e la protezione delle proprietà immateriali diventa il vero confine sul quale le nazioni si apprestano ad ergere muri.

Se lo spacchettamento della produzione crea nuove vulnerabilità per la proprietà intellettuale allora l'obiettivo principale degli invasivi accordi commerciali (TPP) promossi dagli Stati Uniti è quello di garantire che i diritti di proprietà delle nazioni produttici di know-how vengano rispettati.

[Trappole dello sviluppo] Istituito agli inizi del 2000 nella regione industriale della Corea del Nord il Kaesong Industrial Complex consente alle imprese sudcoreane di utilizzare la manodopera a basso salario disponibile nella Corea del Nord. Baldwin definisce sindrome di Kaesong qualche buon posto di lavoro ma nessuna ricaduta.

Globalizzazione e perdita di controllo

06.05I prodotti tecnologici sono il risultato dell'assemblaggio dei prodotti di una lunga catena di fornitori dispersa in numerosi paesi lontani fra loro e con ideologie e sistemi politici contrapposti. Questo modello di produzione presenta alcune debolezze dovute alla lunghezza della catena di approvigionamento ed al possibile controllo dei nodi della catena da parte di terzi.

Tag: Trump, Huawei.

Ricostruzione virtuale della librairie di Montaigne

05.05La ricostruzione virtuale della librairie di Montaigne differisce da altre simili imprese perché consente all'utente di personalizzare la visita secondo i suoi tempi, le sue esigenze e curiosità.

L'informatica ha radicalmente modificato anche il nostro approccio al testo: è diventato possibile svolgere in pochi minuti ricerche testuali che un tempo avrebbero richiesto un grande dispendio di energie... Il termine cruauté compare ben cinquantuno volte negli Essais di Montaigne.

Individualità

04.05Un testo scritto su un foglio di carta è un oggetto che ha un'individualità. Il libro fatto di carta ha un proprio modo di esistere unico, dipendente dalla forma che contiene ma anche dalla materia di cui è fatto. Il libro digitale, che non è un libro, invece è privo di involucro proprio. Ne ha uno, certamente, ma può essere lo stesso per libri diversi e può essere diverso per lo stesso libro. Si tratta di uno strumento indifferente al testo. La carta di un libro invece appartiene completamente e per sempre a quel testo e solo a quello.

MP. Non pensate che rimpianga il libro.

Se la colpa è data al di fuori della volontà

03.05Un sistema normativo, tipicamente il diritto [se lo si preferisce ciò vale anche per la morale], pone come data a priori l'esistenza di una regolamentazione del comportamento [sociale] dell'individuo. Poiché non è possibile far valere le pretese di un sistema normativo senza che ciò equivalga ad una disapprovazione, la colpa è data come esistente al di fuori della volontà dell'individuo.

Tutto questo comporta un paradosso. L'individuo è comunque colpevole di ciò che non ha scelto, né avrebbe potuto scegliere. Ne segue che il diritto [ed a maggior ragione la morale] è privo di fondamento e di legittimità se all'individuo non è data la possibilità di scegliere liberamente la legislazione [o la morale] alla quale obbedire.

Alcune notizie non richiedono commento

02.05Alcune notizie non richiedono commento.

La democrazia è bella finché è vuota

01.05Non c'è dubbio che, così come viene ordinariamente inteso, il metodo democratico non sia in grado di distinguere chi è democratico da chi non lo è, e vada acquisito e difeso attraverso mezzi non democratici, rendendo così impossibile ogni sua autogiustificazione.

La piaga aperta della democrazia è la possibilità che, per vie legali, giunga al potere chi si propone di abolire la democrazia stessa, come accadde con Hitler nel gennaio 1933.

Piaga non medicabile

Nel caso si pretenda di guarire la piaga con una terapia traumatica, generalmente con un colpo di Stato, si apre una via che finisce per rivelarsi la premessa di futuri disastri. In Algeria, nel 1991, il partito islamico (FIS, Fronte Islamico di Salvezza, nome eloquente) aveva vinto nettamente le elezioni. Secondo la regola democratica, gli islamisti avrebbero dovuto assumere il potere, disponendo di un numero di seggi sufficiente per modificare la costituzione e trasformare lo Stato da secolare a religioso. Seguì un colpo di Stato dei militari, appoggiato compattamente dalle potenze occidentali. La conseguenza fu una guerra civile che provocò la morte di circa 150.000 persone. In buona parte sgozzate. [..] Sulla guerra civile in Algeria è sceso un quasi ininterrotto silenzio.

Tralascio la digressione, per me incomprensibile, sul fondamentalismo islamico senza pregiudizi con la quale si conclude il paragrafo. Pregiudizi della democrazia? Forse.

Di null'altro è così fiero il pensiero secolare come di aver inventato la democrazia. Con buone ragioni, perché nessun'altra forma politica potrebbe rendere tollerabile la vita di un numero così alto di persone.

Che il pensiero secolare, diciamo pure l'illuminismo, sia fiero della propria invenzione è vero. Meno certo che la democrazia protegga il popolo dalla disperazione. Anzi, vero il contrario.

Definizione:

la democrazia, più che il pensiero di qualcosa, è una concatenazione di procedure.

Quello che mi affascina in questa definizione è l'idea che la democrazia possa essere il pensiero di qualcosa. Per alcuni, e Galasso è uno di questi, la democrazia è solo formale. Un semplice effetto della struttura.

I nemici della democrazia sono due: gli immigrati e quelli che vogliono più democrazia.

Primo nemico della democrazia è la demografia, che la rende impraticabile appena si varcano certe soglie. Ma, se la democrazia non riesce a rendere effettive le sue garanzie (tolleranza, libertà di espressione, parità di diritti, cosmopolitismo, passaggio non violento dei poteri), diventa sempre più difficile fare di tali garanzie dei principi che reggono il pensiero. Così la democrazia diventa sempre più una pia illusione.

Se si nomina il carattere formale della democrazia, molti danno segnali di insofferenza e si affrettano a dire che la democrazia non è mai abbastanza democratica, e che per essere vera la democrazia dovrebbe essere sostanziale, e che un giorno forse lo diventerà, e allora la democrazia sarà tutta un'altra cosa... A quel punto si potrà essere sicuri: chi parla è un nemico della democrazia.

In sostanza la democrazia è bella finché è vuota.

La meraviglia della democrazia sta nel suo essere vuota, senza contenuto. E una dottrina per la quale essenziale è la regola, prima ancora di ciò che la regola prescrive. E il pericolo è che questo carattere essenziale della democrazia possa essere considerato troppo astratto per suscitare rispetto e ammirazione.

Il paradosso della democrazia si può esprimere così: democrazia è l'osservanza di una regola purché questa regola non venga riempita di contenuto.

La democrazia formale è senz'altro la più perfetta versione della democrazia, ma anche la più inapplicabile. Soprattutto quando è stato superato un certo meridiano della storia e le pressioni demografiche, etniche, psichiche diventano sopraffacenti. Allora risorge la chimera della democrazia diretta. Suo fondamento è l'odio per la mediazione, che facilmente diventa odio per il pensiero in sé, indissolubilmente legato alla mediazione.

Chi glielo dice agli Svizzeri che la democrazia diretta è odio per la mediazione e il pensiero !?

Culturomics

30.04Esiste una lacuna nell'accesso ai testi digitalizzati da Google che comprende per la lingua italiana una buona parte del novecento. Non saprei dire se questa lacuna dipende dalla mancata digitalizzazione dei testi o dalle norme sul diritto d'autore che inibiscono l'accesso publico alle opere prodotte dagli autori deceduti negli ultimi settanta anni. Ovvero non saprei dire in che misura i risultati di Google Books Ngram Viewer sono attendibili.

Scienza vs tecnica

29.04Occorre iniziare dalla distinzione tra tecnica e scienza. La tecnica non è la scienza, sebbene troppo spesso siano confuse fra loro. Tutti gli uomini e quindi tutti i popoli possiedono abilità tecniche, ma non tutti gli uomini sanno esprimersi in termini di scienza. È noto che i romani avevano grandi abilità tecniche - nell'architettura, nella guerra, nel diritto - pur non possedendo un'episteme all'altezza delle loro techne.

Definisco tecnica un saper fare, il prodotto dell'abilità umana espressa attraverso l'azione sugli oggetti mondani. Quanto alla definizione di scienza me ne sto di questa

Science - L'usage du terme souffre, de nos jours, d'une ambiguité profonde. Conformément à la tradition philosophique occidentale, il signifie, avant tout, la forme la plus haute du savoir et de la connaissance humaine. Mais il désigne aussi une forme spécifique d'activité sociale qui, dans les societé modernes, est la principale cause productrice des biens et des richesses, ainsi que la matrice des modes de gestion des rapports sociaux.

La scienza è un sapere, la tecnica è un saper fare. L'esperienza, da sola, conduce alla tecnica, non alla scienza.

la techne si genera quando, da molte osservazioni di esperienza, si forma un giudizio generale ed unico riferibile a tutti i casi simili [Met. 981 a 5-7]

Se la tecnica ci lascia immaginare un mondo manipolabile secondo i desideri dell'uomo, la scienza ce lo nega.

Quello che è unheimlich nell'incrocio fra scienza e tecnica non è l'artificio creato dall'abilità dell'uomo, ma la sua sussunzione sotto l'egida della scienza. Ciò che era casuale adesso diventa necessario.

Non è la tecnica, non sono gli esiti della tecnica che turbano, ma gli esiti della scienza che si celano dietro la tecnica. Ciò che turba è l'ineluttabilità della natura che si cela dietro la scienza e che le capacità della tecnica non fanno che evidenziare.

Non è la tecnica che riduce tutto a calcolo, è la scienza che lo fa. Coloro i quali si preoccupano dell'importanza che la tecnica assume per l'uomo moderno confondono la tecnica con la scienza. È la scienza che fa paura.

La tecnologia è soltanto il tentativo di controllare lo sviluppo dei processi necessari alla vita anche senza conoscerne le cause. Questo modo di pensare è strettamente funzionale all'esistenza umana. All'uomo è possibile vivere senza conoscenza scientifica, non senza abilità tecnica.

Platitude - flatness - banalité

28.04Platitude. A volte una parola sconosciuta, o che riteniamo tale, si presenta insistentemente alla nostra mente senza ragione.

Salvatore Rotta cita la parola piattitudine riportando l'opinione del Celesia sull'Olanda, paese nel quale aveva compiuto gli studi universitari, ma dove non desiderava stabilirsi attesa la piattitudine ed uniformità che vi regna in tutte le cose. Il vocabolario Treccani online riporta la seguente definizione di piattitudine [adattam. del fr. platitude (da cui anche l’ingl. platitude), der. di plat «piatto»], letter. – Piattezza, qualità di ciò che è piatto; in senso fig., mancanza assoluta di originalità, mediocrità, banalità dalla quale si evince che linguisticamente una sola parola può riunire in sé un concetto che indica una qualità (la piattezza) del reale (la pianura) ed uno astratto, metaforico, quello che indica qualcosa di banale, mediocre, il luogo comune, ecc.. Il seguito lo si può intuire dalla bibliografia a lato (aside).

Le genti sono ignoranti

27.04La gente sono ignoranti. Ovvero sugli instabili rapporti tra scienza, pseudoscienza e politica. Così avrebbe potuto titolarsi il libro di Giuseppe Tipaldo; perché l'argomento più rilevante di cui Tipaldo si occupa non è la scienza e neppure la pseudoscienza, bensì la politica. Ma l'autore non se ne accorge.

Infatti se esaminiamo i diversi e non-comparabili casi affrontati nel libro - l'olio di palma e la Nutella, il siero Bonifacio e il metodo Di Bella, il caso Burrioni e l'obbligo vaccinale, ecc. - c'è ben poco che riguardi la scienza e molto che riguarda la politica.

Forse sono ingeneroso. Tipaldo se ne è conscio (dopotutto cita il Vaccination Act del 21 ottobre 1898, che introduce l'istituto della libertà di coscienza e ammette che il governo del professor Monti ha commesso degli errori ed i professori prestati alla politica non sono infallibili) semplicemente non ci tiene a dirlo in modo chiaro e preferisce concludere quella che dovrebbe essere una ricerca sociologica oggettiva con delle considerazioni politiche avulse dal contesto. Sarà forse perché la vulgata costruita ad uso delle genti non prevede che l'uso politico della pseudoscienza sia messo in discussione?

La mercificazione della ricerca accademica

26.04Scienza in vendita. La ricerca scientifica è sempre stata un 'attività collaborativa, ma il diluvio di dati provocato dall'avvento della cyberscienza ne ha mutato il profilo. I rivolgimenti avvenuti nella vita della comunità scientifica ne hanno reso più incerti i confini e hanno indebolito la fiducia del pubblico nelle sue asserzioni. La scienza non appare più indipendente dai fattori esterni, poiché esistono vincoli che possono distorcere le sue osservazioni e rendere dubbio il vaglio del giudizio dei pari. L'intrusione della politica e la mercificazione della ricerca suscitano il timore di violazioni dell'universalismo, dell'obiettività e dello scetticismo organizzato, che sono i pilastri tradizionali dell'ethos scientifico. L'immagine dello scienziato libero di seguire il libero gioco del libero intelletto è una rappresentazione fantastica del pensiero che anima la scienza, ma non ne descrive la realtà fattuale, soprattutto ora che la scienza post-accademica propone l'introduzione dell'imprenditorialità nell'organizzazione universitaria e incoraggia i ricercatori a investire personalmente nel potenziale commerciale delle proprie scoperte e invenzioni.

Il potere silenzioso della tecnologia

25.04La tecnologia ci governa tanto quanto le leggi. Essa plasma gli ambienti legali, sociali ed etici in cui agiamo. Ogni volta che attraversiamo una strada, guidiamo un'auto o andiamo dal medico, ci sottomettiamo al potere silenzioso della tecnologia.

Tag: Distinzione tra tecnologia e scienza.

In che modo la scienza esercita autorità?

24.04In che modo la scienza riesce a esercitare la sua autorità sulla società senza dover ricorrere alla coercizione?

In che modo la scienza riesce a mantenere la sua autorità su così tante questioni pur restando così restrittiva su chi può esercitare tale autorità?

Equità e sostenibilità delle spese fiscali

23.04Tutto il mondo è paese. A Washington - si legge - c'è un ampio consenso sul fatto che l'imposta sul reddito debba essere riformata, anche se c'è poco accordo su come farlo. Il filo conduttore della maggior parte delle proposte di riforma è la riduzione delle cosiddette spese fiscali.

Ma istituita una commissione, come è avvenuto in Italia, sorge immediatamente la prima difficoltà, non c'è accordo neppure sulla definizione delle spese fiscali, immaginarsi sulla loro riduzione. Eppure le spese fiscali, altrimenti dette agevolazioni, sono una delle maggiori fonti di inquinamento del sistema tributario.

La questione della riduzione delle agevolazioni fiscali si ripropone ciclicamente ogniqualvolta la sostenibilità e quindi l'equità del sistema fiscale entra in crisi.

Ogni riduzione del gettito fiscale causata dall'introduzione di un'agevolazione limitata ad alcuni contribuenti opera una redistribuzione del carico tributario sui cittadini che non usufruiscono di quella riduzione o a causa della quale vedono ridotte le prestazioni publiche a loro favore, di qualsiasi natura esse siano. Anche un aumento del carico fiscale futuro può essere considerato una riduzione di prestazioni publiche.

Di fatto, quindi, le spese fiscali sono una redistribuzione del carico fiscale (inteso sia in senso positivo che negativo) operata senza dichiarare esplicitamente una modificazione delle norme generali di ripartizione del carico fiscale.

Le agevolazioni fiscali vengono intese dal Legislatore come interventi di politica economica, soggetti più alle necessità politiche del momento che ai principi di equità sociale e sostenibilità generale del bilancio publico.

La proprietà e niente altro

22.04Uno dei segreti meglio custoditi nel regno della regina Elisabetta è l'identità dei proprietari terrieri. Ma una combinazione tra lo sviluppo di mappe e dati digitali e la pressione degli attivisti politici ha reso possibile la raccolta di statistiche sorprendenti.

Metà dell'Inghilterra è di proprietà di meno dell'1% della sua popolazione. Circa 25.000 proprietari terrieri - tipicamente membri dell'aristocrazia e delle corporazioni - hanno il controllo di metà del paese... La riforma dell'imposta sulle successioni potrebbe risolvere il problema...

L'importanza delle regole di M'Naghten

21.04L'uso strumentale della psichiatria nel processo penale.

Nei primi cinquant'anni del nostro secolo circa 20.000 persone furono giudicate per reati diversi dall'assassinio. Tra queste un totale di 29 furono giudicate colpevoli ma dementi

Durante questo medesimo mezzo secolo 4077 persone furono giudicate per assassinio. Tra queste 1013 furono rilasciate o assolte. Le rimanenti 3064 furono giudicate colpevoli ma dementi

In altri termini, la demenza, come motivo di difesa nei processi per reati diversi dall'assassinio è un'eccezione, mentre per l'assassinio è una regola. [..] È evidente che l'assassinio è il reato che ha più stretti rapporti con la demenza. Ma questa constatazione non ha che una piccolissima parte nell'enorme sproporzione [..] Il vero motivo è [..] la pena di morte.

Da qui - dice Koestler - l'immensa importanza delle regole di M'Naghten.

La proprietà del tempo

20.04Coloro che, in una coda, attendono in fila il proprio turno tendono, consapevolmente o meno, ad adottare molte delle strategie comportamentali associate al diritto proprietario. Il saggio di Kevin Gray esplora le connotazioni proprietarie di questo protocollo comportamentale. Il regime normativo della coda è in definitiva basato su un personale senso di proprietà del tempo. Di conseguenza, la comunità della coda ha molto da dirci sulla natura dell'esperienza proprietaria; su come, in effetti, pensiamo alla proprietà.

Ovviamente no

19.04La scienza si fonda sulla dimostrazione empirica anche di ciò che dovrebbe apparire ovvio e senza necessità di verifica. I primi dati dell'esperimento finlandese di distribuzione di un reddito di base dimostrano una riduzione dei livelli di stress dei beneficiari del gruppo target, un miglioramento della loro salute fisica e mentale, della loro stabilità finanziaria, della loro fiducia e persino dei loro livelli di fiducia nelle altre persone, inclusi il governo ed i politici. Fin qui è tutto ovvio o quasi. Ma c'è dell'altro. Tutto ciò ha determinato un notevole risparmio nell’erogazione di ulteriori benefici per la disoccupazione, malattia e assistenza sociale.

Adesso, visti i risultati, voi tutti penserete che il Governo finlandese implementerà l'esperimento... Ovviamente no.


Due diverse orchestrazioni della Rock Symphony di Imants Kalniņš, la prima per mezzo-soprano, la seconda per chitarra basso.

Tag: postmoderno

Giù le mani dalla scuola

18.04La scuola è un problema e sarà sempre un problema perché non c'è soluzione al problema della scuola.

Qual'è il problema? Tutti vogliono mettere le mani sulla scuola...

Ingannare il popolo

17.04Poiché la politica concepita come arte di ingannare il popolo si rivela essere sovente il prodotto dell'autoinganno dei leader politici, sostenuto dal desiderio del popolo di essere ingannato, ci si deve chiedere se ingannare il popolo non sia il semplice effetto di un autoinganno delle élite di governo.

Paul Wolfowitz dichiarò che le forze armate americane sarebbero state accolte dagli iracheni con il lancio di fiori mentre i servizi segreti tedeschi avvertivano sulle possibili conseguenze a lungo termine dell'invasione dell'Iraq. Wolfowitz ha usato il suo desiderio e ha ignorato le informazioni dei servizi segreti tedeschi per costruire una falsa immagine della guerra capace di ingannare se stesso ed il popolo americano.

Sono solo opinioni

16.04Condivido in toto le opinioni di Sergio Romano che, disgraziatamente, sono solo le opinioni di Sergio Romano.

Caducità

15.04 ... sono stato svegliato nel cuore della notte

La sopravvivenza dei più ricchi

14.04Douglas Rushkoff, professore alla City University of New York, Queens College, e teorico dei media ha recentemente scritto un articolo diventato virale nel quale descrive come i super ricchi si stiano preparando al giorno del giudizio finale. Per questi miliardari, gli esseri umani normali sono il nemico da cui difendersi.

Donald Jeffries invece ha perso il posto fisso, è stato licenziato dopo 44 anni di lavoro allo Inova Health System, la più grande organizzazione di assistenza sanitaria della costa orientale degli Stati Uniti, ma continua a scrivere.

La vérité sort de la bouche des fous

13.04Trovo Oscar Giannino irritante e dubito della sua buona fede, ma dopo la sentenza che lo condanna per aver accusato di lottizzazione alcuni dirigenti RAI lo ascolterò con maggiore attenzione e simpatia.

Bubbone era e bubbone rimane

12.04La privatizzazione della Croce Rossa non è saltata. Rimarrà un ente privato, sovvenzionato con denaro publico, come deciso dal governo dei tecnici guidato dal liberista Mario Monti. Con la sentenza n. 79/2019, relatore Augusto Barbera, la Corte Costituzionale ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate al decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, recante «Riorganizzazione dell’Associazione italiana della Croce Rossa (C.R.I.) a norma dell’art. 2 della legge 4 novembre 2010, n. 183» sollevate dal Tar del Lazio su ricorso di numerosi dipendenti della Croce Rossa.

La bad company. In attuazione al d.lgs. n. 178/2012, dal 1° gennaio 2016 la Croce Rossa Italiana (pre-esistente ente pubblico fino al 31 dicembre 2015) ha assunto il nome di “Ente Strumentale alla Croce Rossa Italiana”, ente di diritto pubblico non economico non associativo, soggetto alla vigilanza del Ministero della Salute e del Ministero della Difesa, con il compito di concorrere temporaneamente allo sviluppo della nuova Associazione della Croce Rossa Italiana

E’ possibile definire privatizzazione la creazione di un'associazione privata che vive esclusivamente di proventi pubblici?

Monopsonio e costo del lavoro

11.04Dall'ovvio (le Amazons e le Walmarts dell'economia al dettaglio) al meno ovvio (l'industria della birra è dominata da due imprese), la concentrazione del mercato durante il ventunesimo secolo è aumentata nei tre quarti delle industrie statunitensi. Conseguenze: più un settore è dominato da un piccolo numero di società, più queste aziende possono controllare il costo del lavoro. E non solo: anche tutto ciò che dipende dal costo del lavoro.

Quando i giornali creano la notizia

10.04L'articolo di Antonino Vaccaro su Il Sole 24 Ore non mi sembra conforme alle regole di oggettività dell'informazione dichiarate.

Un altro esempio di informazione faziosa.

"Fake news" vs "fact checking"




















Che cosa attrae Leibniz in Arnauld?

09.04Che cosa attrae Leibniz in Arnauld, sino a farlo diventare suo interlocutore nel discorso metafisico?

On ne peut comprendre le Discours de métaphysique, dans toute sa richesse et sa plénitude, qu'à la condition de ne pas le séparer de la Correspondance

Le prime relazioni tra Leibniz e Arnauld sono essenzialmente di natura intellettuale. All'inizio sono ispirate da preoccupazioni religiose, in rapporto al problema dell'unione delle Chiese. Ma, in pratica, si sono mantenute sul terreno meno pericoloso delle questioni scientifiche o filosofiche. Bisogna attendere il 1683, sette anni dopo il ritorno di Leibniz in Germania, per una ripresa dei contatti. A dispetto di una certa reticenza di Arnauld e grazie agli sforzi di Leibniz nella corrispondenza che prosegue per diversi anni si instaura un vero dialogo sul piano metafisico.

Gian Antonio Stella forse non lo sa

08.04Gian Antonio Stella forse non lo sa ma, con i suoi articoli ed i suoi libri sulla casta ed il malgoverno, è stato uno dei primi sponsor del cambiamento.

Gian Antonio Stella forse non lo sa, ma riportando nell'editoriale del Corriere della Sera di domenica i dati del Fondo Monetario Internazionale offre al lettore la più limpida giustificazione dell'esistenza del governo del cambiamento.

Se dal 2001 la Francia cresce +13,6%, l’Austria +17,3, la Spagna +18,5, i Paesi Bassi +21,2, la Germania +24,9, la Grecia +2% e l'Italia decresce -2,7% tutte le persone dotate di senno capiscono che bisogna cambiare classe politica ed è ciò che gli italiani hanno cercato di fare con i pochi strumenti che hanno a disposizione.

Evidentemente il solo ricambio generazionale della classe politica non è garanzia di un sostanziale cambiamento nel modo di governare, ma non si può imputare al nuovo quello che appartiene al vecchio: il -2,7% dell'economia italiana, l'inutile ovovia di Calatrava, la carenza di personale nella giustizia, l'esorbiatante costo di quattro rondelle addebiatate al contribuente dalla stupidità burocratica, e così via.

Sostiene il governo

07.04In Francia, dopo la provocatoria proposta dei gilets jaunes di Saint-Brieuc, l'abolizione della taxe sur la valeur ajoutée sui beni di prima necessità si è imposta al centro del dibattito politico sulla riduzione delle imposte promessa dal governo alla classe media nel tentativo di recuperare la popolarità perduta.

Il tema è chiaramente controverso, il governo guidato da Édouard Philippe sostiene che un'eventuale riduzione della TVA potrebbe non produrre gli effetti desiderati perché riassorbita dai grossisti. Altri esponenti politici, anche riconducibili all'area sociale di riferimento della stessa maggioranza, come Xavier Bertrand, già deputato del partito fondato da Jacques Chirac il Rassemblement pour la République e ministro della salute del governo guidato da Dominique de Villepin, già sindaco di Saint-Quentin e ora presidente del consiglio della regione Hauts-de-France, si sono detti favorevoli all'abolizione totale dell'imposta sul valore aggiunto sui beni di prima necessità.

Si noti inoltre come il titolo dell'intervista al ministro dei Conti publici, Gérald Darmanin, publicata oggi su Le Journal du Dimanche, Abbassare le imposte sui redditi per la classe media è una buona pista [è quello che si proponeva di fare ed in parte ha fatto Matteo Renzi con i famigerati 80 euro] contrasti con il titolo del commento di Le Monde alla stessa intervista L'IVA al 0% non è "il miglior modo per sostenere il potere d'aquisto" assicura Darmanin [la riduzione dell'IVA sui beni di prima necessità favorisce in proporzione i meno abbienti rispetto alle altre classi sociali].

MP. Il titolo del Journal è positivo, si può dire che sostiene il governo, mentre sostanzialmente lo stesso concetto nel titolo di Le Monde è espresso in forma negativa, sebbene la linea editoriale del quotidiano sia chiaramente contraria ad una riduzione della TVA...

Non ci sono valori oggettivi

06.04L'etica può, forse deve, essere ridotta al diritto.

Credere che p

05.04La forma più semplice dell'essere mentito è questa: Credere p e comportarsi come se si credesse non-p, pensando di stare agendo secondo p

  1. A crede (o dice di credere) che p
  2. A si comporta come se credesse che non-p
  3. A pensa di stare agendo come se credesse p

L'individuo A crede di amare la moglie, ma si comporta come se non la amasse, sebbene creda di agire come un individuo che ama la moglie.

L'individuo A crede (o dice di credere) nell'esistenza di Dio, ma si comporta come se Dio non esistesse, sebbene creda di agire come chi crede nell'esistenza di Dio.

Tag: Self-deception, duperie de soi, autoinganno, essere mentito

... sic ...

04.04... sic ...

Post-democrazia e fabbrica tecno-capitalista

03.04Non volevo commentare ma, è più forte di me, devo farlo. Questa tipologia di analisi - ormai ripetuta mille volte - è la stessa che ha condotto chi pensa di essere di sinistra - e magari non lo è - a non comprendere nulla di quello che sta accadendo.

Il debito publico non è un problema

02.04Periodicamente il tema del debito publico fa la sua ricomparsa fra gli argomenti di discussione. Questa ne è una versione recente.

I tassi di interesse attuali sono bassi, inferiori ai tassi di crescita. Ad esempio, le previsioni a 10 anni dei tassi di crescita nominali degli Stati Uniti superano di circa l'1% quelle dei tassi di interesse nominali sui titoli di stato statunitensi. La differenza è ancora maggiore nelle altre principali economie avanzate: 2,3 percento per il Regno Unito, 2 percento per l'eurozona e 1,3 percento per il Giappone. Se questa disuguaglianza regge il debito non ha costi fiscali. In altre parole, un debito più elevato non ha bisogno di portare a tasse più alte. Il governo può semplicemente rinnovare il debito, emettere nuovi debiti per pagare gli interessi, e il debito aumenterà al tasso di interesse. Ma la produzione aumenterà al tasso di crescita e, se il tasso di crescita supera il tasso di interesse, il rapporto debito / PIL diminuirà automaticamente nel tempo senza la necessità di aumentare le tasse.

Un tasso di crescita superiore al tasso di interesse è semplicemente distruzione di cartamoneta, cioè distruzione di debito. Ovvio che dal punto di vista sociale non è indifferente se il tasso di interesse sul capitale è superiore (o inferiore) al tasso di crescita della produzione.

La rabbia dentro

01.04Le dichiarazioni del giovane marocchino che si è costituito accusandosi dell'omicidio del ragazzo avvenuto ai Murazzi di Torino, sebbene siano da assumere con beneficio di inventario, richiamano tutti ad una riflessione sulla rabbia che ci portiamo dentro.

«L’ho ucciso perché aveva un’aria felice». Dopo essersi costituito, Said Mechaout, 27enne marocchino ha spiegato così il movente dell’omicidio di Stefano Leo: «Ho scelto di ammazzare lui, perché l’ho visto e mi pareva troppo felice e io non potevo sopportare la sua felicità. Volevo uccidere un ragazzo come me, togliergli tutte le promesse che aveva, toglierlo dai suoi figli e dai suoi parenti».

Tag: Amok.

Il reddito universale serve a chi non ce l'ha

31.03Infodata de Il Sole 24 Ore riprende i dati del report ESS8-2016 che riguardano l’introduzione di un reddito universale di base nei paesi europei. Dai dati dell'European Social Survey si evince che gli italiani sono apparsi moderatamente favorevoli, grosso modo quanto portoghesi, polacchi e finlandesi, mentre una forte opposizione è arrivata da altri paesi scandinavi come Svezia e Norvegia, nonché dagli svizzeri. Maggiore supporto risulta invece nell’Est Europa, con l’aggiunta di Israele.

L'articolista riporta i dati senza commentare, ma sembra evidente che il sostegno all'introduzione di un reddito universale di base è inversamente proporzionale all'ampiezza e all'efficienza del sistema di protezione sociale esistente nei vari paesi. Quanto minore è l'efficienza del sistema di protezione sociale, tanto maggiore è l'appoggio al reddito universale e viceversa.

«Elementare, Watson!» Il reddito universale serve a chi non ce l'ha.

La Scienza e la Verità

30.03La verità del godimento come causa è la tesi della lezione inaugurale del seminario 1965-66 di Jacques Lacan. Le quattro classiche cause aristoteliche sono reinterpretate da Lacan secondo questa direzione.

Causa efficiente Magia
Causa finale Religione
Causa formale Scienza
Causa materiale Psicanalisi

Attraverso la psicanalisi il significante si definisce come agente separatamente dal suo significato. La significazione si attua per mezzo di una causa materiale, biologica, strutturale: il significante phallus.

A quali condizioni la democrazia è possibile?

29.03Quali sono le condizioni di possibilità della democrazia? Come estrarre dalla contingenza della cronaca le leggi fondamentali dell'agire politico? Leggendo Lefort (quello che ne rimane oggi) sembra impresa disperata.


Mi chiedo quanta musica sinfonica contemporanea avrei potuto ascoltare senza Youtube, posto che nulla o quasi viene trasmesso dai canali radiotelevisivi publici e privati.

Il Postmoderno non è omogeneo, men che meno in musica.

Mi chiedo se sia lecito

28.03Mi chiedo se sia lecito ai media - scandalistici e non - dare così ampia diffusione ad una vicenda che riguarda due minori identificabili e la cui rilevanza penale è tutta da dimostrare.


Walid Gholmieh ( 1938 – 2011 ) Ho linkato solo una sinfonia, quella che ho ascoltato per prima, ma il link vale per tutte le altre. Tag: Postmoderno

La libertà in Hobbes

27.03Nessuno più di Hobbes, con i suoi scritti, ha influenzato la nostra concezione della libertà.

Il novum della teoria hobbesiana risiede nella sua inclinazione morale, che costruisce un'antropologia pessimistica da cui è stata sradicata ogni struttura della finalità umana, centrandola sulla paura della morte violenta intesa come una passione razionale in grado di fondare la teoria dello Stato il cui unico scopo è la sicurezza, cioè l'effettività dell'efficacia razionale.

Se l'unico modo per salvaguardare il proprio diritto all'autoconservazione contro le pulsioni aggressive ed egoistiche degli altri è quello di trasferire ogni autorità ad un sovrano allora - ironicamente Leo Strauss - Hobbes diventa uno dei più importanti progenitori del liberalismo.

Se possiamo chiamare liberalismo la dottrina politica che considera come fatto politico fondamentale i diritti dell'uomo, in quanto distinti dai doveri, e che identifica la funzione dello Stato con la protezione o la salvaguardia di tali diritti, dobbiamo dire che il fondatore del liberalismo fu Hobbes.

Il concetto di libertà nel liberalismo hobbesiano non è ovvio - dice Leo Strauss - perché è inestricabilmente connesso con quello dei diritti dell'uomo.

Se i motivi sono irrilevanti la teoria non regge

26.03Se i motivi sono irrilevanti la teoria non regge.

L'odierna teoria liberale, nelle sue diverse e molteplici espressioni, ha per lo più considerato irrilevanti i motivi per i quali gli individui o i gruppi sono tratti per calcolo o disposti per abitudine ad accordarsi. La versione più forte di questo approccio alle motivazioni umane si trova espressa negli ultimi sviluppi della teoria dell'evoluzione culturale di Friedrich von Hayek, secondo cui i motivi sottesi alla selezione di un determinato ordine sociale sono da ritenersi di «secondaria importanza». Ma una versione più 'debole' di questo principio si può trovare formulata nella ben nota e assai discussa «motivazione reciprocamente disinteressata», che Rawls ha assunto a sostegno della sua teoria della giustizia [1]; o anche, diversamente, nel «presupposto dell'invarianza psicologica», in base al quale Harsanyi ha giustificato la logica dei confronti interpersonali di utilità [2].

In ognuna di queste teorie, che pure sono ben differenti tra loro, gli assunti motivazionali (se così possiamo definirli) o sono troppo deboli oppure, come nel caso della teoria di Hayek, pressoché inesistenti. Ovviamente, un conto è servirsi di una clausola di invarianza o di un'assunzione più o meno stringente circa i motivi che spingono gli individui a trovare un accordo, altro è ritenere irrilevanti quegli stessi motivi alla luce di una selezione evolutiva dell'ordine sociale di per sé immotivata, anche se del tutto riuscita secondo criteri di riscontro largamente condivisi. Mentre da questa visuale evolutiva è possibile prescindere dalle motivazioni, senza timore di incorrere in assunzioni troppo stringenti per risultare verosimili, negli altri casi vi è il rischio di eccedere in una scelta talmente parsimoniosa degli assunti motivazionali da invalidare la teoria sovrastante.

Questo è un fatto

25.03Credere alle informazioni che ci vengono proposte dai media è un atto di fede. Che, alla prova dei fatti, può rivelarsi un errore.

Anche credere a chi è preposto alla nostra educazione è un atto di fede che può rivelarsi un errore. E questo è un fatto

Maxime

24.03Per comprendere ciò che si scrive occorre rinunciare a sé stessi. Poiché chi scrive è un altro.

Appunti

23.03Appunti

[Actualité n. 2]
Depuis Pierre Prévost en 1987 [249] puis Michel Surya [250] et tout récemment Sylvie Patron [251] la participation de Maurice Blanchot aux différents projets de Georges Bataille après la guerre est mieux connue. Grâce aux correspondances citées abondamment par Prévost, puis relayées et multipliées par Surya et Patron, on arrive à se faire une idée assez complète des vues et des interventions de Blanchot, sans parler des réactions à son attitude et même à son caractère de la part de ses collaborateurs. Cependant, il manque presque totalement la perspective de Blanchot lui-même sur ces activités et sur les individus qu'elles mettaient en relation. Certes, du vivant de l'auteur Michel Surya a été autorisé à reproduire huit lettres de Blanchot à Bataille couvrant la période entre 1958 et la mort de Bataille en 1962. Cependant, la source de ces lettres n'est pas précisée, et dans une note, Surya indique que c'est exceptionnellement que Blanchot a donné son accord à leur publication, et que cet accord « n'est pas susceptible d'être renouvele [252] ». Tout porterait donc à croire que si d'autres lettres existent, elles demeurent inaccessibles.

Et pourtant, par ci par là, des critiques font allusion à un corpus de lettres auxquelles ils auraient eu accès [253] La biographie de Christophe Bident en cite, sans pourtant en indiquer la source. Ainsi que pour la correspondance avec Dominique Aury qui a copieusement nourri la biographie d'Angie David [254] certains privilégiés auraient-ils eu accès à un fonds privé? En fait, les choses sont beaucoup plus simples, ce que Surya lui-même indique dès sa biographie de Bataille en 1992 [255] dans le département des manuscrits de la Bibliothèque Nationale, resté rue de Richelieu, il existe sous la côte NAF 15853 — 15854, un grand album contenant des lettres adressées à Georges Bataille. Le numéro 31, puis du numéro 224 au numéro 315, c'est-à-dire 92 lettres au total, sont de Maurice Blanchot. Non pas « quelques lettres » donc, mais un corpus copieux et significatif. À la question : « Que sont devenues ces lettres ? » posée ailleurs dans ce numéro par Bernard Noél [256] on peut donc répondre : elles sont là, non pas introuvables mais au contraire accessibles, consultables. On constate que leur ordre est assez souvent moins bouleversé qu'inversé, comme si quelqu'un les avait regardées une par une, avant ou après le don de la correspondance par Diane Bataille en 1964. Surya cite Diane Bataille, selon laquelle chacun, Bataille et Blanchot, aurait détruit la plupart des lettres échangées. Curieux donc que certaines ont survécu. Est-il interdit d'imaginer que Blanchot lui-même aurait fait un tri avant le dépôt à la BN ? Mais pourquoi ne pas les détruire toutes, en accord avec son principe, articulé ailleurs [257]?

Sic

22.03Fino a non molto tempo fa pensavo che Sabino Cassese e Massimo Cacciari, per citare due intellettuali che vanno per la maggiore sui media istituzionali, fossero persone colte ed intellettualmente oneste. Debbo ricredermi, mi sbagliavo.

Collegamenti esterni

21.03Affinché il discorso sia comprensibile tutti i testi citati devono considerarsi allegati. Citazioni come estensioni del testo.

Google and Wittgenstein

20.03Il senso delle parole dipende dal contesto nel quale sono inserite, ma il contesto può essere, a sua volta, polisenso e quindi equivoco. Ne sono un esempio le Multiword expressions (MWE) espressioni composte da almeno due parole che possono avere un comportamento sintatticamente e/o semanticamente bizzarro e rappresentano una sfida per le applicazioni del linguaggio naturale (NLP), ma anche per la teoria linguistica.

Multiword expressions - traducibile letteralmente con espressioni multiparola - è l'equivalente in italiano del termine: polirematiche (parole o espressioni).

La traduzione delle espressioni composte da più parole che esprimono un significato diverso da quello ordinario dell'insieme delle parole che le compongono pone dei problemi di non facile soluzione ai sistemi di Traduzione Automatica.

Nel libro di Isabella Chiari, Introduzione alla linguistica computazionale trovo questo esempio: Il traducente di compilare un modulo in inglese è to fill a form, mentre traducenti altrettanto corretti di compilare e modulo sono anche compile e module che tuttavia nella collocazione non sarebbero appropriati.

Se provo a tradurre online la frase compilare un modulo Google Traduttore mi dà fill out a form come traduzione verificata dalla community. DeepL traduce invece fill in a form o come alternativa fill out a form. Il verbo to fill è complicato, come si vede ha due forme per dire la stessa cosa.

Se eseguo l'operazione inversa Google traduce fill out a form con compilare un documento, sempre come traduzione verificata. DeepL traduce invece compilare un modulo. Ma è sufficiente modificare leggermente la frase per indurre il traduttore di Google a sostituire compilare con riempire. Infatti Google traduce to fill a form con per riempire un modulo. DeepL traduce con per compilare un modulo.

Se la traduzione delle polirematiche si fonda sull'uso dei corpora linguistici paralleli per trasformare le polirematiche in omografi, non sono certo che l'analogia tra le parole di Wittgenstein e l'algoritmo Word2vec abbia significato. Nonostante Google Traduttore rimpiazzi compilare con riempire al mutare del contesto.

La via crucis degli intellettuali

19.03Fallait-il une énième histoire intellectuelle française? si chiede Christophe Premat recensendo François Dosse.

Più duro Pascal Engel : Mais ce qui frappe surtout, à la lecture de ces 1 300 pages d’anecdotes mises bout à bout, c’est le peu d’efforts fait par François Dosse pour sortir des clichés : la liberté sartrienne, le sens de l’histoire marxiste opposé aux structures des Lacan, Althusser, Foucault ou Lévi-Strauss, la pensée désirante de Deleuze-Guattari contre la psychanalyse...

E ancora Rémi Noyon : Il pourrait être reproché à François Dosse d’avoir voulu trop embrasser (quitte à parfois être allusif), d’accorder beaucoup d’importance aux revues («Esprit», «Commentaire») et au petit milieu, au détriment de la façon dont les idées se diffusent plus largement, et d’en rester à des conclusions prudentes (le livre évite les grands systèmes explicatifs en privilégiant ce qu’il appelle les «moments intellectuels»)

Eppure...



En saga

La storia come ripetizione del presente

18.03Il Fascismo appassiona ancora gli italiani. Poco importa se l'anedottica ce lo racconta come un regime di corrotti e corruttori o come il paese dove i treni viaggiavano in orario. Per ovviare alle imprecisioni della narrazione si può sempre, a piacere, quale che sia il governo, istituire una Commissione d'inchiesta sugli illeciti arricchimenti o sulle ferrovie. Per questo non amo la storia quando assume la forma del déjà vu.




Dimensione come indice di complessità

17.03I sistemi di clearing e compensazione sono un meccanismo essenziale per assicurare il funzionamento del mercato dei derivati. Ma, dopo il default del power trader Einar Aas che ha coinvolto il Nasdaq Commodities lo scorso settembre, ha guadagnato terreno l'idea che alcuni prodotti a termine non siano adatti alla compensazione.

A dire il vero anche la gestione del default da parte del Nasdaq non è stata esente da critiche per le modalità con le quali è stata liquidata la posizione di Aas.

In ultima analisi se Aas fosse stato in grado di soddisfare le garanzie collaterali, la sua posizione di trading basata su un avvicinamento dei prezzi dell'energia elettrica tra paesi nordici e Germania, inclusa una posizione importante sul contratto Q1 2019, avrebbe guadagnato milioni di euro. Mentre le sue esatte posizioni rimangono sconosciute, tranne che per la borsa e la società che ha rilevato il suo portafoglio, alcuni media hanno ipotizzato che il suo guadagno potenziale avrebbe potuto essere pari ad almeno 276 milioni di euro.

Ciò induce a riflettere sulla reale efficienza di un sistema che premia in ogni caso la dimensione degli operatori finanziari ovvero dei loro garanti. Esattamente come avviene nella martingala.

MP. Inutile dire che aumentare la dimensione degli operatori finanziari e delle garanzie collaterali richieste non fa che aumentare il rischio complessivo.

Chi ha paura di Isaac-Joseph Berruyer

16.03Confesso che la storia ecclesiastica non mi appassiona. Sebbene trovi in essa qualcosa di morboso, che mi intriga, ribadisco non mi appassiona.

Negli anni immediatamente precedenti la soppressione della Compagnia di Gesù (1773) il gesuita Isaac-Joseph Berruyer ebbe grande fama e la sua opera maggiore l'Histoire du peuple de Dieu in tre parti e 14 volumi ebbe diverse edizioni e fu tradotta in numerose lingue.

La prima parte - l'Histoire du Peuple de Dieu, depuis son origine jusqu'a la naissance du Messie, tirée des seuls livres saints, ou le texte sacré des livres de l'Ancien Testament réduit en un Corps d'Histoire, Knapen pere, Cailleau, Saugrain, Prault, La Veuve Pissot, Huart l'aîné, Knapen fils, Bordelet, Paris 1728 - provocò una reazione all'interno della Compagnia, che portò a una seconda edizione - la Nouvelle edition, corrigée et augmentée, Prault père à l'entrée du Quay de Gevres du coté du Pont au Change au Paradis, Paris 1733 - uscita con l'approvazione del provinciale Pierre Jacques Frogerais (1667-1743) del maggio 1732.

L'edizione del 1728 fu messa all'Indice con un decreto della congregazione dell'Indice del 27 maggio del 1732 e un bando del 17 maggio 1734.

Dopo una ventina d'anni Berruyer fece uscire una seconda parte intitolata Histoire du Peuple de Dieu, depuis la naissance du Messie jusqu'à la fin de la Synagogue, tirée des seuls livres saints, ou le texte sacré des livres, Neaulme et Compagnie, La Haye 1753.

L'opera è proibita con decreto della congregazione dell'Indice del 3 dicembre 1754. Il bando di proibizione è datato 14 aprile 1755.

Alcuni anni dopo usciva la terza parte intitolata Histoire du Peuple de Dieu, Troisième partie; ou Paraphrase littérale des épitres des apôtres, d'âipres le Commentaire latin du Hardouin de la compagnie de Jésus, Jean Neaulme, La Haye (ma in realtà Lione) 1757, riedita come pubblicata ad Amsterdam, dallo stesso editore, nel 1758.

Con il Breve di Clemente XIII del 2 dicembre 1758 anche questa terza parte viene condannata.

Le censure che vengono rivolte all'opera di Berruyer sono di due ordini: teologiche, sulle quali non mi soffermo perché riflettono solamente la forma che assume la lotta di potere all'interno della chiesa, e letterarie. Mi riferisco in questo caso alla novità della scrittura di Berruyer nel raccontare la Bibbia.

Berruyer viene criticato perché presenta la Scrittura in forma di romanzo. Questo in un'epoca nella quale il romanzo era visto come uno dei fattori di cambiamento culturale, sociale e di degrado morale.

Paradossalmente, quelli che sembravano essere difetti ed errori pericolosi, come l'uso di un linguaggio favoloso (fabuleux), potendo raccordarsi più al mito che alla storia sacra, nel volgere di pochi decenni, in un altro contesto, potevano essere riciclati come pregi.

Ecco così che negli anni dell'Impero e della Restaurazione uscivano dei testi di istruzione religiosa dedicati ai giovani che riproponevano, selezionandole e abbreviandole, delle parti delle opere di Berruyer, presentandole come biografie di personaggi della storia sacra adatte ai giovani. Datate 1811 uscivano le Histoires Saintes les plus remarquables et les plus intéressantes de l'Ancien Testament propres à commencer l'instruction de la jeunesse extraites du P. Berruyer; A l'usage de tous les Lycées, Pensions et Écoles secondaires. [Chez Belin, Paris. 1811] ※

La coerenza di Berlino

15.03Il ministro delle Finanze Olaf Scholz il mese scorso ha passato una giornata consultando banchieri per capire come far funzionare la fusione tra Commerzbank e Deutsche Bank. Il governo tedesco è il primo azionista di Commerzbank con il 15%. Se la fusione si facesse, diventerebbe socio anche della «nuova» Deutsche e completerebbe così la nazionalizzazione dell’intero sistema del credito in Germania.

MP. Che vi dicevo. Chi specula sul debito publico italiano fallisce (perché dimostra di non capire nulla di finanza).


La morte del marinaio.

E-mail BUG

14.03

È cosa nota, ma desidero segnalare ancora una volta che il funzionamento dell'impianto di condizionamento della biblioteca non è ottimale neppure al secondo piano.

Questo non è l'unico problema. Le prese dei banchi non standard, le misure dei posti di lettura, la scaffalatura inidonea a reggere i libri senza comprometterne la conservazione, le plafoniere di illuminazione delle scale che alla sera non forniscono illuminazione sufficiente sebbene siano state piazzate in sovrannumero, sono solo alcuni dei problemi.

C'è poi il problema della disposizione dei libri a scaffale aperto. La mia esperienza mi dice che - in Italia - è un pessimo sistema. Si poteva provvedere in altro modo, separando gli utenti che richiedono libri dagli studenti.

Ultimo ma non ultimo l'assenza di un direttore stabile durante il periodo di transizione della biblioteca dalla vecchia alla nuova sede.

Credo che si debba fare qualcosa. Che si nomini un direttore stabile e si dia l'incarico di "ricollaudare" e se del caso "riprogettare" gli impianti, la disposizione dei libri, degli arredi etc. ad una commissione tecnica esterna.

Un governo che non cade

13.03Da mesi si legge sui giornali dell'imminente caduta di un governo che non cade.

Scaltri imprenditori

12.03Scaltri imprenditori possono aggirare e mettere in contraddizione con sé stessa un'amministrazione publica incompetente o corrotta (questo è da stabilire) portando a risultati socialmente insostenibili.

Il problema è tra il monitor e la sedia

11.03Se analizziamo una pagina web - prendiamo ad esempio un qualsiasi articolo dal sito corriere.it o dal sito ilfattoquotidiano.it - si può osservare come per veicolare un testo che ordinariamente pesa meno di 10 Kb si utilizzino mediamente 2-3 Mb.

In questi 2-3 Mb di differenza, tra peso del contenuto e peso del veicolo, sono compresi sia gli abbellimenti della pagina sia gli strumenti che rendono redditizia l'operazione editoriale.

Questa ipertrofia è causa di numerosi inconvenienti, per ovviare i quali i browser più evoluti hanno sviluppato delle modalità lettura, visive e auditive, che permettono di eliminare tutto ciò che circonda il testo. In tutto questo stupisce l'inutile lavorio al quale si sottopongono gli sviluppatori per creare superfetazioni che subito dopo altri sviluppatori cercheranno di eliminare. In conclusione, citerò il post di un web developer:

itsLeon - Nel momento in cui pensi che css-in-js sia la soluzione di un problema, ho delle brutte notizie per te. La comunità dei front-end dovrebbe smettere di ingegnerizzare tutto ciò che vede e cercare soluzioni in strumenti javascript per problemi che non esistono; css-in-js è una delle cose più stupide che ho visto negli ultimi anni. Il problema non è css, il problema è tra il monitor e la sedia!

Sorvegliare e predire

10.03In una serie di articoli straordinariamente preveggenti, il primo dei quali è stato pubblicato sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung nell'estate del 2013, Shoshana Zuboff ha indicato l'esistenza di un fenomeno allarmante: la digitalizzazione stava dando alle imprese tecnologiche un immenso potere sulla società.

Gli storici hanno da tempo riconosciuto che il capitalismo si evolve rivendicando cose che sono al di fuori delle dinamiche di mercato per costringerle all'interno delle regole di mercato in modo che possano essere trasformate in prodotti commerciabili. Cosi, per esempio, il capitalismo rivendica il controllo della natura sotto forma di proprietà immobiliare, come terreno che può essere venduto e acquistato. Allo stesso modo, il capitalismo industriale rivendica la subordinazione del lavoro alle dinamiche del mercato. Così, tutte le attività che le persone hanno da sempre svolto liberamente, nei loro campi, nelle loro case, nei loro giardini, rinascono come lavoro che può essere venduto e acquistato.

Il capitalismo di sorveglianza (surveillance capitalism) è una nuova forma di mercato che mira ad estrarre valore dalla vita privata degli utenti delle nuove tecnologie digitali. Shoshana Zuboff lo ha caratterizzato come una variante estrattiva del capitalismo dell'informazione basata sulla mercificazione della realtà virtuale.

Come volevasi dimostrare

09.03Il gruppo francese EM2C, unico ammesso alla seconda fase della gara bandita da Spim e Comune di Genova per la realizzazione del Waterfront progettato da Renzo Piano, ha comunicato che l’operazione non è economicamente sostenibile, alle condizioni fissate dal bando.

Progetto Pigreco

08.03Il mio proposito è di fare partito. Questo proposito si scontra con un mio personale limite psicologico che mi impedisce di fare gruppo.

C'è un punto, però, dove ogni discussione dovrebbe perdersi ed è l'agire concreto; è facile capire dove sta la ragione quando si agisce sulla situazione cocreta. Anche se non si ha una grande cultura si capisce che l'iva sul latte fresco o sulle uova debba essere inferiore all'iva sul latte conservato o sulle uova liofilizzate.

Allora perché in Italia l'iva sul latte fresco e le uova è al 10% mentre quella sul latte conservato, i formaggi e le uova liofilizzate è al 4% ? Di chi è la mano che ha guidato il Legislatore corrotto ? Sì, corrotto ! Non si può ammettere che il Legislatore sia stupido.

Più volte, come in questo caso, sento l'esigenza di fare qualcosa per modificare una situazione che ritengo ingiusta o sbagliata. Più volte sono tentato di impegnarmi nell'agire concreto. Più volte sono stato tentato di fare politica e qualche volta ci ho provato.

Il problema, che mi impedisce di agire, al quale non trovo risposta, è la mia incapacità di non lasciarmi coinvolgere dall'altro. Ogni attività sociale comporta un confronto con l'altro al quale segue sempre un coinvolgimento, che mina l'autonomia personale ed al quale non ci si può in ogni caso sottrarre. Questo mi crea problema.

Follia e imputabilità

07.03In Kant il problema della follia si intreccia con quello della patologia della ragione.

Kant ci consegna una morale fatta di imperativi categorici: una regola dispotica priva di perché, declamata come per ispirazione, o meglio, come quegli ordini con il sigillo che si consegnano nelle spedizioni per mare e che devono essere aperti solo a una certa distanza; una fredda istruzione alla quale, nonostante essa si opponga ai nostri desideri più intimi, non soltanto dobbiamo obbedire incondizionatamente, ma dobbiamo altresì consegnare la nostra libertà. Il sentimento del piacere della virtù e del disprezzo del vizio sarebbe addirittura connaturato in noi, diceva Kant, come una specie di istinto morale analogo al sentimento del bello che è in noi, o alla naturale simpatia per quella che chiamiamo umanità. E invece no! Dal momento che per Kant ogni sentimento di piacere e dispiacere è fondato sulla nostra natura sensibile, sulla nostra facoltà di desiderare più bassa, sarebbe indegno attribuire una tale origine alla legge morale. Essa dev'essere una regola della ragione e il sentimento morale può essere soltanto qualcosa di derivato, misto. Questa regola non può nemmeno essere considerata come un consiglio della ragione o un'indicazione della strada verso la felicità nella società, costruita sul riconoscimento delle conseguenze vantaggiose della virtù: secondo Kant essa dev'essere un imperativo, e per di più un imperativo categorico, ovvero un ordine senza fondamento. ※

Non è la stessa cosa

06.03Da qualche giorno una donna, probabilmente di origini slave, dorme su un cartone nella piazzetta davanti alle mie finestre. C'è chi dorme in tenda alle pendici del Nanga Parbat, ma non è la stessa cosa

Anche il Corsera è diventato sovranista

05.03Che cosa significa l'articolo sul Corsera di oggi, nel quale Federico Fubini se la prende con Wopke Hoekstra, ministro delle Finanze olandese, reo di aver chiesto, unico nell’Eurogruppo, più informazioni sul bilancio di Roma, definendo poco convincente l’accordo con la Commissione Ue?

La lobby del farmaco e il declino della cura

04.03L'accusa principale di Pharmageddon è che i medici hanno permesso al marketing farmaceutico di modificare profondamente la pratica della medicina, con il passaggio da una professione di cura ad un pratica di prescrizione farmacologica attuata attenendosi rigidamente alle linee guida ampiamente manipolate dall'industria farmaceutica.

Con le modifiche del 1962 al Food and Drugs Act le aziende farmaceutiche statunitensi avevano l'obbligo di vendere i loro medicinali per curare vere malattie e dovevano dimostrare che i loro prodotti fossero realmente funzionanti. Oggi appare abbastanza strano che nel 1962 nessuno sembri essersi accorto che, se le industrie farmaceutiche venivano costrette a porre sul mercato veri farmaci per curare vere malattie, avrebbero cominciato a vendere malattie.

Un altro importante cambiamento nell'industria farmaceutica si verificò nel 1960 quando la Francia, il paese che più si era opposto al brevetto dei medicinali, cambiò orientamento, seguita nel 1967 dalla Germania, il paese che da solo aveva sviluppato più prodotti farmaceutici di tutti gli altri paesi assieme. Quando l'industria farmaceutica realizzò che la richiesta di brevetti in tutti i paesi più importanti bloccava congiuntamente lo sviluppo di ogni altro composto concorrente, si aprì la strada per lo sviluppo dei farmaci blockbuster. La possibilità di veri blockbuster globali si realizzò solo negli anni '80 con l'accordo Trade Related Aspects of Intellectual Propriety Rights (TRIPS) tra i membri del World Trade Organization (WTO), che estendeva la protezione dei brevetti a tutto il mondo. Da questo momento poteva esserci solo un Lipitor, un Nexium, un Prozac, uno Zoloft.

Con l'avvento dei blockbuster la ricerca di farmaci prodotti da altre imprese e la loro commercializzazione diventano la vera attività delle grandi industrie farmaceutiche.

Mah!

03.03La disobbedienza ai trattati e alle direttive europee, a partire da un paese, può essere concepita e divulgata, non come l'inizio di una rottura della solidarietà europea, ma al contrario come strumento capace di accelerare l'emergere di una comunità politica, embrione di un "popolo europeo". È quello che stanno facendo Lega e M5S.

La uccise in preda a una tempesta emotiva

02.03s.c.








Decostruzione del sadomasochismo

01.03Andrea Beckmann in 'Sexual Rights' and 'Sexual Responsibilities' within consensual 'S/M' si propone di to deconstruct the social construction of ‘Sadomasochism’, revealing it to be a mystification of social reality via insights into the ‘lived realities’ of consensual ‘SM’ practitioners obtained through ethnographic research of the author.

Decostruire la struttura sociale del 'Sadomasochismo', rivelando che si tratta di una manipolazione della realtà sociale, attraverso la comprensione del 'vissuto reale' dei praticanti ‘SM’ consensuale, ottenuta attraverso la ricerca etnografica dell'autore.

Io in carrozzina, lui libero, al mare

28.02s.c.




Screw Consent

27.02L'ascesa dei movimenti #MeToo e Time's Up hanno posto un'attenzione senza precedenti sulla questione di cosa sia un comportamento sessuale accettabile. Le regole per negoziare una relazione sessuale sono cambiate e stanno ancora cambiando. La definizione di consenso è diventata centrale nel dibattito legale in corso negli Stati Uniti come cruciale meccanismo per distinguere lo stupro dall'atto sessuale liberamente accettato. Senonché si fa presto a dire consenso. Nei rapporti sessuali il consenso è un'area grigia, difficilmente definibile, ed anche quando fosse esattamente delimitata si presterebbe a contestazioni di varia natura. Questo mi sembra lo sfondo nel quale si inseriscono i libri di Fischel e Gerstmann.

Joseph J. Fischel sostiene che il paradigma del consenso, pur essendo necessario per un'efficace legge sulla violenza sessuale, perverte le nostre concezioni di desiderio, piacere, danno. Fischel solleva tre critiche: il consenso è insufficiente, inapplicabile, contraddittorio. Una politica sessuale incentrata sul consenso può spesso oscurare, piuttosto che chiarire, cosa c'è di sbagliato nel sesso illecito.

Evan Gerstmann pone invece dei dubbi sulla legittimità del modo troppo sbrigativo con il quale vengono giudicate le aggressioni sessuali nei campus universitari americani. L'autore sostiene che i colleges, sotto la pressione dell'opinione publica, troppo spesso privano gli studenti di un giusto processo, mentre non riescono a proteggere le vittime di aggressione.

Definizione di consenso affermativo

Il consenso affermativo è una decisione consapevole, volontaria e reciproca che coinvolge tutti i partecipanti coinvolti in un'attività sessuale. Il consenso può essere espresso attraverso parole o azioni, purché tali parole o azioni costituiscano una chiara autorizzazione riguardo alla volontà di essere coinvolti in un'attività sessuale.

Il silenzio o la mancata resistenza, di per sé, non esprimono il consenso, ma devono riternersi negazione del consenso.

La definizione di consenso non varia in base al sesso, all'orientamento sessuale, all'identità di genere o all'espressione di genere dei partecipanti.

Il consenso a un qualsiasi atto sessuale o una precedente attività sessuale consensuale non implica necessariamente il consenso ad altri atti sessuali.

Il consenso è richiesto a prescindere dal fatto che la persona che inizia l'atto sia sotto effetto di droghe e/o alcol.

Il consenso inizialmente espresso può essere ritirato in qualsiasi momento.

Il consenso non può essere validamente espresso quando una persona è incapace, ovvero in tutti i casi in cui un soggetto non ha la capacità di scegliere consapevolmente di partecipare all'attività sessuale. L'incapacità può essere causata da uno stato di sonno, incoscienza o costrizione involontaria o qualora un soggetto non sia altrimenti in grado di esprimere il proprio consenso. A seconda del grado di intossicazione, chiunque sia sotto effetto di alcol, droghe o altre sostanze intossicanti può risultare incapace e, pertanto, non in grado di acconsentire.

Il consenso non può essere dato quando deriva da coercizione, intimidazione, imposizione con l'uso della forza o la minaccia.

Quando il consenso viene ritirato o non può più essere validamente espresso, l'attività sessuale deve cessare.

Poiché, chiaramente, l'approccio sessuale è originariamente non-verbale, è possibile che il sesso non consensuale sia il risultato di un difetto di comunicazione più ampio. Spingere gli individui a privilegiare la comunicazione verbale esplicita nell'approccio sessuale è il segno di un fallimento della natura e del prevalere dell'opera civilizzatrice della parola. Con quel che segue.

La ricerca dell'oggettività della conoscenza

26.02Il senso realistico di Ibn Rušd deve aprirci la strada per tentare un approccio analogico alla sua dottrina dell'intelletto, non sempre ben interpretata e, naturalmente, difficile; e sempre accettando che essa vada oltre la lettera e l'intenzione aristotelica. La scienza moderna ritiene che la nostra conoscenza presupponga i dati ricevuti da un soggetto attraverso un mezzo strumentale da lui gestito e interpretato. Per l'uomo moderno, intriso del sentimento personale che gli è stato dato da venti secoli di cristianesimo, e plasmato dall'individualismo, almeno dal Rinascimento fino ai giorni nostri, la concezione musulmana dell'unità della coscienza collettiva, peraltro ereditata dai greci, sembra un'aberrazione assurda; anche se, sotto l'influenza della scolastica latina, ci siamo abituati ad interpretare Aristotele attraverso il prisma del personalismo cristiano. Ma ciò che preoccupava i greci, e quindi Aristotele, era il problema dell'unità della ragione oggettiva.

La parabola del "Banchetto"

25.02Malthus dice espressamente che la felicità della comunità risulta dalla felicità degli individui e nasce anzitutto in essi. Non è necessaria nessuna cooperazione. È il certificato di morte della solidarietà. Non esiste descrizione migliore di questa mentalità della parabola del "Banchetto della natura", un vero cantico alla mancanza di solidarietà:

Un uomo nato in un mondo già posseduto, se non può ricevere sostentamento dai suoi genitori, ai quali ha diritto di chiederlo, e la società non ha bisogno della sua opera, non ha diritto di esigere neanche una piccola parte di sostentamento, e, in realtà, non ha ragione di essere dove è. Nel grande banchetto della natura non c'è posto per lui. Essa gli dice di andarsene, e presto farà eseguire il suo ordine se il malcapitato non susciterà la compassione degli altri invitati. Se qualche invitato si alzerà e gli farà posto, altri intrusi compariranno immediatamente, esigendo il medesimo favore. La notizia che v'è cibo per tutti coloro che giungono riempirà la sala di numerosi mendicanti. Risulteranno turbati l'ordine e l'armonia del banchetto, l'abbondanza che regnava in precedenza si trasformerà in scarsità e la felicità degli invitati risulterà rovinata dallo spettacolo della miseria e della dipendenza che regna in ogni parte della sala e dal clamore inopportuno di coloro che sono giustamente furiosi per non trovare il cibo che era stato loro promesso. Gli invitati si renderanno conto troppo tardi del loro sbaglio, di aver disobbedito agli ordini precisi riguardo agli intrusi che diede la grande anfitriona di questo banchetto, la quale, desiderando che tutti gli invitati avessero cibo abbondante e sapendo che non avrebbe potuto offrirlo ad un numero illimitato di persone, si rifiutò con benevolenza di ammettere gli ultimi arrivati, quando la tavola fosse stata già occupata.

Si può dire quello che si vuole, ma non si può negare la potenza evocativa di questa parabola.

Logiche del diritto

24.02Il diritto viene visto da prospettive diverse secondo il punto di vista dal quale viene traguardato. Mi sembra un fatto incontrovertibile che il modo di porsi del Legislatore nei confronti della produzione legislativa sia diverso da quello del cittadino tenuto ad osservare la legge, ma è anche molto diverso dal punto di vista della Corte costituzionale e del giurista. La logica del diritto non è una.

Azzeccagarbugli

Nel 1995 il Bundesverfassungsgericht ha emesso una sentenza secondo la quale un'imposta sui beni immobili dovrebbe essere considerata confiscatoria se non potesse essere pagata con i proventi che ci si può ragionevolmente attendere dall'uso dei suddetti beni.

Inoltre ha stabilito l'esistenza di un limite necessario al carico fiscale complessivo gravante sulla famiglia. La somma tra quanto dovuto a titolo di imposta patrimoniale e di imposte sui redditi non può superare la metà del reddito ritraibile dal patrimonio.

L'argomentazione del Bundesverfassungsgericht ha preso piede dalla necessità, di rilevanza costituzionale, di lasciare al privato la disponibilità del risultato della propria attività economica e quindi delle proprie proprietà. Avendo riconosciuto nella Vermôgensteuer un'imposta sul reddito ritraibile dal patrimonio, la Corte ha creduto che il valore della proprietà potesse essere lasciare intatto solo a patto che l'imposta fosse pagata mediante i redditi che normalmente sarebbero stati ritraibili dal bene: ecco quindi la considerazione del carico fiscale complessivo delle imposte sul patrimonio e di quelle sul reddito. Nella ricostruzione della Corte tedesca i limiti all'imposizione patrimoniale si fonda anche su un approccio sistematico alla pluri-imposizione: lo scarso spazio d'azione concesso all'imposta patrimoniale deriva infatti dalla considerazione della « vita » del bene che non solo incorpora redditi già sottoposti a tassazione (teoria tradizionale della pluri-imposizione del risparmio), ma su cui anche si sono dovute pagare le imposte indirette sui trasferimenti. [pp. 74-75]

Prima obiezione - Stabilire un limite massimo all'imposta - come sembra essere il caso della sentenza della Corte Costituzionale tedesca - è un artifizio retorico per annullare la progressività dell'aliquota.

Seconda obiezione - Ai fini dell'utilità il 50% di cinque milioni di unità di conto non è comparabile al 50% di cinquantamila unità di conto. Per questo motivo la prescrizione di un unico limite superiore appare non obbedire al criterio di ragionevolezza, perché non tiene conto della differenza qualitativa che esiste tra il 50% di cinque milioni ed il 50% di cinquantamila.

Terza obiezione - La Corte nello stabilire questi principi generali non rileva il fatto che sono quantitativi e quindi non sono applicabili a situazioni qualitativamente diverse senza violare il principio di uguaglianza.

Osservazione - Consciamente o inconsciamente siamo portati a sostenere le opinioni che corrispondono al nostro ceto sociale, alla nostra educazione ed alle nostre inclinazioni psicologiche. Questo vale per le persone che compongono le Assemblee Costituenti, le Consulte ed i tribunali di Stato. Ma, a maggior ragione vale anche per me.

Il diritto all'uguaglianza

Robert Alexy nota come l'art. 3 della Legge fondamentale della Republica tedesca nel prescrivere l'uguaglianza fra gli uomini non faccia riferimento al legislatore, bensì alla legge. Questa omissione, che si ritrova espressa negli stessi termini in buon parte delle carte costituzionali continentali, con la notevole eccezione della dichiarazione dell'Ottantanove che non fa riferimento alla legge ma ai diritti, è l'oggetto della riflessione che intendo proporre.

L'incongruità della formulazione costituzionale Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge apparirebbe in tutta la sua evidenza qualora la legge prescrivesse la disuguaglianza. Quindi si deduce che la funzione di questa formulazione non è l'uguaglianza fra gli uomini, ma l'osservanza della legge. Cioè tutt'altra cosa.

Daltronde, e più in generale, l'obbligo di uguaglianza nella creazione del diritto, quale si ricava dalla lettura delle carte costituzionali, è più simile ad un'inferenza che ad una prescrizione; lasciando al legislatore e all'interpretazione giuridica ampi margini di discrezionalità e arbitrio.

Definizione di journal intime

23.02Definizione di journal intime (diario personale o intimo) secondo Alain Girard.

  1. Il diario segue lo scorrere del tempo, è scritto giorno per giorno. L'ordine cronologico non è fittizio, come può esserlo nelle Cronache. In questo si oppone a tutte le forme di scrittura che seguono un filo logico o narrativo.
  2. L'autore è presente di persona; è lui che parla, intende, guarda, ascolta.
  3. Affinché un diario sia un diario intimo è necessario che l'osservazione abbia come centro la persona del redattore.
  4. Il diario intimo non è destinato al publico. L'autore non si rivolge agli altri ma a sé stesso.
  5. Fino al XXmo secolo nessun diario personale è stato publicato vivente il suo autore.
  6. Anche se sono evocati avvenimenti o fatti esteriori l'interesse del redattore è centrato sui riflessi che questi avvenimenti e questi fatti hanno sulla propria persona e sulla risonanza che hanno nella propria coscienza.
  7. Di conseguenza, tipicamente, il diario personale si estende per un lungo periodo di vita del suo autore.

La seguente annotazione ha un senso (psicologico) si tratta di prendere coscienza di uno stato d'animo.

Année 1815 Vendredi 6 janvier. - Je suis plus agité et troublé qu'à l'ordinaire; il n'y a aucun aplomb dans mon être. Je ne pense à rien, je ne suis à rien. Il y a une mobilité, une impatience, une precipitation singulière qui me tourmentent.

Questa annotazione invece non ha senso (psicologico) è un'abitudine, la ripetizione di un gesto: quello di scrivere.

Année 1815 Mardi 3 janvier. - J'ai été occupé au dehors toute la matinée avec MM. Laîné et Calvet pour la collocation des Archives. Visite au ministre de l'Intérieur. Distractions continuelles jusqu'à 5 heures. Grande toilette pour aller diner chez le Chancelier, où j'ai été assez bien.

Che cos'è la realtà politica?

22.02Voegelin come contrappeso a Cassirer.

Quando il presidente della nostra associazione fu così gentile da invitarmi a tenere una relazione in questo convegno, pose come condizione che si trattasse di una relazione su una questione di principio. Per soddisfare tale condizione ho proposto come oggetto il problema: che cos'è la realtà politica?.

L'oggetto proposto non corrisponde così evidentemente alla condizione come la sua apparente generalità potrebbe far supporre. Perché i princìpi, secondo la logica, sono le proposizioni supreme, non deducibili da altre, che vengono presupposte nelle proposizioni di una scienza, che possono essere esplicitate analiticamente quando non sono già note. I princìpi sono gli assiomi di una scienza, non sono assiomi della realtà, analizzata dalla scienza. Si pensi, per esempio, ai grandi risultati dell'analisi assiomatica nel nostro secolo, ai Principia Mathematica di Russell e Whitehead. Le nozioni matematiche vennero presupposte nei Principia come dati di fatto. Gli autori cercarono gli assiomi, già noti nell'insieme scientifico allora accettato di nozioni e li svilupparono nei paragrafi 1-43 dell'opera. Alla luce di tali assiomi poterono, nella parte successiva, molto più ampia, dell'opera, elaborare e riformulare una serie di problemi matematici, secondo il loro contenuto assiomatico. Se si pensa alla matematica ed alla fisica come modelli per la scienza, non risulta dunque affatto evidente porre la questione della realtà dell'oggetto nella forma di una relazione di principio.

Ma, ammesso che abbia senso porre la questione in questa forma, si è già detto, almeno implicitamente, quanto è essenziale sui rapporti tra la scienza politica e il suo oggetto e ciò che è determinante, sul punto in cui questi rapporti si distinguono dai rapporti analoghi della matematica e della fisica.

Per arrivare a questo tratto essenziale e determinante, constatiamo soprattutto che non è possibile creare, per la scienza politica, un corrispettivo all'assiomatizzazione della matematica di Russell e Whitehead, perché non v'è un insieme politico-scientifico di proposizioni, paragonabile a quello della matematica, dal quale si possano ricavare degli assiomi. Stabiliamo inoltre: la mancanza di un tale insieme dipende essenzialmente dal particolare rapporto tra scienza e realtà nel campo politico; non si tratta quindi di una manchevolezza che in futuro potrà essere rimediata. Se ora continuiamo a domandarci per quale motivo questo insieme non solo non esista ma non possa esistere affatto - e in ciò consiste la peculiarità del rapporto fra scienza e realtà, che rende impossibile un simile insieme — si dovrebbe rispondere ad un primo approccio: il nucleo della scienza politica è un'interpretazione noetica dell'uomo, della società e della storia, che si presenta di fronte alla concezione dell'ordine della società in cui avviene, con la pretesa di una conoscenza critica dell'ordine. La scienza politica nel senso di conoscenza noetica dell'ordine si trova quindi — a differenza delle scienze che analizzano i fenomeni del mondo esterno - nella particolare situazione che la realtà politica, che deve formare il suo «oggetto», è strutturata, a sua volta, da una conoscenza che si rivolge allo stesso «oggetto».

Cerchiamo di determinare questo peculiare rapporto nei suoi tratti principali :

1) Chiunque tenti di interpretare in modo noetico-critico l'ordine umano, sociale e storico, troverà, nel momento in cui intraprende la sua indagine, il campo già occupato da altri. Perché per ogni società l'autocomprensione del proprio ordine ha carattere costitutivo; perciò ogni società a noi nota produce nella storia simboli — mitici, rivelatori, apocalittici, gnostici, teologici, ideologici, ecc. — in cui esprime la sua esperienza dell'ordine. Chiamo questi atti di autocomprensione, che si rinvengono nella realtà politica, l'interpretazione non noetica.

2) Caratteristica di questo rapporto è inoltre la sua dimensione storica. Le interpretazioni non-noetiche precedono nella storia dell'umanità di qualche millennio quelle noetiche. Il primo caso di interpretazione noetica che noi conosciamo — il caso a - cui si ricollegano tutti quelli successivi si verifica nel contesto della filosofia ellenica; ed è allora che l'interpretazione noetica ha ricevuto il nome di scienza politica, di episteme politike. Le interpretazioni non-noetiche però non solo precedono nel tempo quelle noetiche, ma rimangono, anche dopo la loro comparsa, la forma di autocomprensione sociale in cui si imbatte ogni ricerca noetica. Non esistono società con un'autocomprensione costitutiva noetica. Questa pecularietà del rapporto in esame ci induce a presumere che, per un motivo che dovremo ancora approfondire, le interpretazioni noetiche, pur fungendo da elemento correttivo o aggiuntivo di quelle non noetiche, non possono sostituire queste ultime.

3) Un'interpretazione noetica non nasce indipendentemente dalla concezione dell'ordine sociale in cui si presenta, ma da una analisi critica di questo. Dovunque la noesi si presenti, si trova in un rapporto di tensione con l'autocomprensione della società. Basti ricordare, in questo contesto, le tensioni storiche tra filosofia da una parte, mito e sofistica dall'altra; tra filosofia e teologia; ed oggi tra filosofia ed ideologia. In questo rapporto di opposizione sta il punto di partenza della differenziazione nel corso della quale l'interpretazione noetica può divenire una « scienza », che ha come suo «oggetto» la realtà politica. Il rapporto di opposizione è inoltre reciproco cosicché i rappresentanti di ogni interpretazione non noetica non si trovano del tutto inermi di fronte all'oggettivizzazione effettuata dai loro critici noetici. Essi non si lasciano spingere, senza opporre resistenza, ad assumere il ruolo di un «oggetto di indagine», ma oggettivizzano a loro volta l'avversario noetico dal punto di vista della loro conoscenza dell'ordine: dal punto di vista del culto della polis il filosofo diviene un ateo; per la teologia della rivelazione egli diviene un eretico; per l'ideologia rivoluzionaria egli è un reazionario che rappresenta un'ideologia rivale.

Ho posto fra virgolette le espressioni «scienza» ed «oggetto», Perché le caratteristiche del rapporto elencate dovrebbero aver chiarito che abbiamo a che fare con un fenomeno di interpretazione a due o più fasi, che del resto non solo si sovrappongono, ma si interpretano anche reciprocamente. Se volessimo distinguere, in questo fenomeno complesso, l'uno o l'altro strato come «scienza» o «oggetto», ci intricheremmo, nell'attuale stadio dell'analisi, solo in questioni di questo tipo: l'interpretazione noetica, quale concezione dell'ordine, rientra forse, in fin dei conti, proprio in quella realtà alla quale essa si oppone per la sua affinità generica con essa? O dobbiamo, proprio in ragione della affinità generica, sollevare l'autocomprensione della società al rango conoscitivo della scienza? Per il momento, sono sicuro che il fenomeno non può essere risolto con il modello di scienza ed oggetto delle scienze naturali.

Il fenomeno è certamente complesso, ma un'analisi può renderlo benissimo trasparente. Se è oggi così poco trasparente che le questioni cosa sia scienza politica e cosa sia realtà politica, hanno in effetti bisogno di chiarimento, la causa sta soprattutto nella confusione dei concetti provocata dall'era delle ideologie. Perché nel clima ideologico dei nostri tempi l'espressione « scienza» è divenuta un topos che deve dare prestigio alle diverse interpretazioni non noetiche dell'ordine sociale. Se noi consideriamo l'aspetto più antico delle ideologie — il progressismo e marxismo dell'illuminismo, il positivismo e marxismo del XIX secolo — o quello più recente — lo storicismo tedesco, il behaviorismo americano e la produzione più recente di questo: il « comunismo scientifico» post-staliniano dell'impero sovietico - essi hanno indubbiamente tutti il carattere di un'autocomprensione non noetica della società; i loro rappresentanti respingerebbero addirittura con indignazione il sospetto di compiere un'interpretazione noetica, nel senso della filosofia classica, eppure pretendono tutti di dar vita ad una «scienza».

In questa situazione, determinata da un lato dal modello sociale dominante di scienza ed oggetto, dall'altro dalle pretese scientistiche delle ideologie, non mi sembra che abbia molto senso voler risolvere la questione, che cosa sia la «scienza» politica affrontando una definizione puramente terminologica.

Non ha alcun senso definire la scienza politica, che non esiste affatto come corpus di proposizioni e princìpi dal punto di vista del metodo e della materia, perché così si finirebbe solo per accettare il modello inutilizzabile di scienza ed oggetto. Tanto meno ha senso intraprendere un dibattito ideologico per stabilire quale delle pretese di assumere il titolo di «scienza» sia giustificata. Dobbiamo riconoscere questa discussione per quella che è, un diletto degli ideologi epigoni; dobbiamo lasciarla alle nostre spalle e venire al dunque. Per non dare, possibilmente, alcun appiglio alla ripresa della sterile discussione sulla questione cosa sia la scienza politica, ho introdotto l'espressione «interpretazione noetica», che indica di cosa si tratta: si tratta della tensione della realtà politica che, al di là dell'autocomprensione delle società, ci spinge storicamente all'interpretazione noetica e riduce quindi la realtà ad un rapporto oggettivo. [..]

D. über alles

21.02Ancora oggi la Germania paga la pensione ai collaborazionisti del regime nazista in diversi paesi europei, tra cui Belgio e Gran Bretagna. La commissione affari esteri del parlamento belga questa settimana ha votato a favore di una risoluzione che esorta il governo federale tedesco a porre immediatamente fine ai pagamenti ed a pubblicare un elenco completo di coloro che li ricevono.

Il sovrappiù d'intelligenza

20.02Al capitolo 22 dei Supplementi a "Il mondo come volontà e rappresentazione" Schopenhauer trattando della concezione oggettiva dell'intelletto dopo aver affermato che la conoscenza e la molteplicità stanno e cadono insieme ― se ipotizziamo l'esistenza di un unico essere [intelletto] esso non avrebbe bisogno di alcuna conoscenza: non avrebbe intorno nulla di diverso da sé e nulla dovrebbe apprendere ― e dopo un'equivoca notazione onto-fisiologica sul funzionamento del sistema nervoso, introduce alcune citazioni dotate di autorità che sembrano negare l'assunto. Una di queste citazioni ritorna più volte negli scritti di Schopenhauer.

Il sistema nervoso, mediante il quale il singolo animale diventa anzitutto consapevole di se stesso, è limitato dall'epidermide; solo che, sviluppandosi nel cervello sino a diventare intelletto, oltrepassa questo limite per mezzo della forma conoscitiva della causalità, che gli è propria, e in questo modo si produce in esso l'intuizione come coscienza delle altre cose, come un'immagine di enti che si trovano nello spazio e nel tempo e che mutano in modo conforme alla causalità. — In questo senso sarebbe più corretto dire: «Solo il diverso viene riconosciuto dal diverso», invece di dire come fa Empedocle, che «solo il simile riconosce il simile», che è un principio assai incerto e ambiguo, sebbene non manchino punti di vista a partire dai quali è vero; com'è vero, detto per inciso, già quello di Helvétius, quando osserva, in modo tanto bello quanto azzeccato: «Il n'y a que l'esprit qui sente l'esprit: c'est une corde qui ne frémit qu'à l'unison»; — il che si accorda con la parola di Senofane: sophon einai dei ton epignôsomenon ton sophon (sapientem esse oportet eum, qui sapientem agniturus sit), ed è un colpo al cuore. —

Si tratta della citazione di Senofane-Helvétius che correntemente anche Schopenhauer, altrove, legge analogicamente:

48 Poiché solo lo spirito percepisce lo spirito, come appunto mostra esplicitamente Helvétius, e dunque un genio per essere apprezzato in modo appropriato ha bisogno già di un mezzo genio; e poiché dunque solo spiriti eccelsi possono apprezzare il genio con una estime sentie, la massa solo con una estime sur parole vale per i documenti del genio, ciò che vale per i rescritti dei re: il pubblico ufficiale di basso rango non è affatto capace di ricevere direttamente l'ordine del re e non conosce la sua firma: egli conosce solo la firma del proprio superiore, questo a sua volta quella del proprio, e così risalendo fino al segretario di gabinetto che attesta la firma del ministro che a sua volta attesta quella del re. Altrettanto condizionata da questi gradi intermedi è, nella massa, la gloria del genio.

Ma, questa lettura, che ho definito analogica, non si adatta al contesto nel quale Shopenhauer la utilizza al capitolo 22 dei Supplementi. In questo capitolo dopo aver affermato che la conoscenza non possa non essere insufficiente a una comprensione profonda dell'essenza del mondo conclude dicendo: la condizione del genio è quella di una quantità d'intelligenza nettamente maggiore di quella che è richiesta per servire la volontà che ne costituisce il fondamento: solo questo sovrappiù d'intelligenza, diventato libero, scorge autenticamente il mondo, vale a dire che lo coglie in modo perfettamente oggettivo...

Cos'è questo sovrappiù d'intelligenza che riesce a cogliere il mondo così come è ?

Ancora: un sovrappiù d'intelligenza che, paradossalmente, può essere colto solo da un altro sovrappiù d'intelligenza.

La tecnica dei miti politici moderni

19.02Nella biblioteca di Salvatore Rotta, ora conservata presso la Biblioteca Universitaria di Genova, c'è una bella edizione de Il mito dello Stato di Ernst Cassirer. Il libro è segnato, non sottolineato (odio chi sottolinea i libri). Dalle tracce lasciate si può intuire che non tutti i capitoli hanno avuto la stessa attenzione da parte del Lettore. Nella mia personale lettura del capitolo conclusivo dell'opera di Cassirer mi farò guidare dagli asterischi lasciati da chi mi ha preceduto.

Se cerchiamo di risolvere i miti politici contemporanei nei loro elementi, troviamo che essi non contengono nulla di nuovo. Tutti gli elementi che li compongono sono ben conosciuti a partire dalla teoria dell'eroe di Carlyle sino alla tesi di Gobineau sull'ineguaglianza delle razze. Ciò che è cambiato nel XX secolo - dice Cassirer - è una questione di tecnica.

Il mito raggiunge la sua maggior forza quando l'uomo deve tener testa ad una situazione inconsueta e pericolosa. In tutti quei casi in cui si può fare ricorso a mezzi tecnici relativamente semplici, l'uomo non ricorre alla magia. Questa compare quando l'uomo si trova di fronte a un compito che sembra molto superiore alle sue capacità.

Sebbene l'uomo moderno non creda più alla magia applicata ai fatti naturali, non ha rinunciato alla credenza in una specie di magia sociale che interviene tutte le volte nelle quali i legami sociali vengano messi in discussione e l'individuo percepisca un segnale di pericolo proveniente dal gruppo sociale al quale appartiene.

Gli storici della civiltà ci hanno detto che l'umanità è passata dall'età della magia all'eta della tecnica. Se ammettiamo una siffatta distinzione storica, i nostri miti politici moderni ci appaiono come cosa stranissima e paradossale. Perché troviamo in essi la mescolanza di due attività che sembrano escludersi a vicenda.

L'uomo politico moderno ha dovuto combinare in se stesso due funzioni diverse e incompatibili. Egli è il sacerdote di una nuova religione, ma quando deve difendere e diffondere questa religione egli procede in modo estremamente metodico e razionale. I nuovi miti politici sono costruzioni artificiali, opera di tecnici abili ed astuti. Da qui in avanti i miti potranno essere manufatturati con gli stessi metodi che si usano per qualunque altra arma moderna, come le mitragliatrici e gli aeroplani

Il primo passo di questa trasformazione è il cambiamento della funzione del linguaggio. La parola magica prende la precedenza sulla parola significato. Vengono coniate nuove parole e quelle vecchie subiscono un profondo cambiamento di significato. Le parole che in precedenza erano usate in senso descrittivo, logico o semantico, sono ora usate come parole magiche, intese a produrre certi effetti e a suscitare certe emozioni. Le nostre parole ordinarie sono cariche di significati; le nuove parole sono cariche di sentimenti e passioni.

Apprendo dal Nazi-Deutsch: glossario dell'uso tedesco contemporaneo del quale sono autori Heinz Paechter, Bertha Hellman, Hedwig Paechter, e Karl Paetel, che nel recente uso germanico c'è una netta differenza fra i termini Siegfriede e Siegerfriede. Anche ad un orecchio tedesco non sarà facile afferrare questa differenza. Le due parole suonano esattamente simili e sembrano denotare la stessa cosa. Sieg significa vittoria, Fried significa pace; come può avvenire che la combinazione delle due parole produca significati del tutto diversi? Eppure, veniamo informati che, nell'uso tedesco moderno, c'è un'immensa differenza fra i due termini. Poiché una Siegfriede è una pace dovuta alla vittoria tedesca; mentre una Siegerfriede significa esattamente il contrario.

Nella nostra descrizione dei miti politici moderni manca ancora un elemento. Negli stati totalitari i capi politici hanno dovuto incaricarsi di tutte quelle funzioni che, nelle società primitive, erano di competenza dello stregone. Ma non basta. L'homo magus è al tempo stesso homo divinans. Non osserviamo più il volo degli uccelli, né ispezioniamo le viscere degli animali, ma abbiamo sviluppato un metodo molto più raffinato e più complesso di divinazione, un metodo che pretende di essere scientifico e filosofico. Ma se i nostri metodi si sono raffinati la cosa stessa non è cambiata.

Distruggere i miti politici è compito che sorpassa le possibilità della filosofia. In un certo senso il mito è invulnerabile. Esso è impervio alle argomentazioni razionali; non può essere confutato con sillogismi. Ma la filosofia può farci comprendere l'avversario.

La nostra scienza, la nostra poesia, la nostra arte e la nostra religione non sono che una mano di vernice sopra uno strato molto più antico, che può sconvolgere e scuotere fino alle fondamenta il nostro mondo culturale e il nostro ordine sociale.

Ébauches

18.02Bataille narratore non mi ha mai appassionato. Solo qualche frammento che prelude alla Somme athéologique riesce a coinvolgermi mentalmente.

Una scrittura del desiderio

17.02

L'univers sadien est un monde de la réitération sans fin, mais cette inlassable redite se situe à des niveaux différents et multiples. Le personnage libertin cherche désespérément, par la répétition de ses actes, à atteindre un absolu qui toujours lui échappe. Le romancier ramène son personnage dans des situations identiques, symétriques, par une technique propre au roman baroque, mais que Sade semble avoir poussée à ses conséquences extrèmes. Il y a chez lui une autre manifestation de cet éternel retour : la prédilection avec laquelle, il est revenu, à trois reprises, au même schéma romanesque, en l'étoffant de plus en plus. Les Infortunes de la vertu, de 1787; Justine ou les malheurs de la vertu, de 1791; la Nouvelle Justine, de 1797 enfin offrent un exemple assez extraordinaire du travail de l'imagination romanesque, sur un canevas dont nous venons de montrer le caractère d'abord assez simple, schématique, quelque peu irréel de conte philosophique.

Questo progressivo addensamento (épaississement) della materia non è comune in letteratura. Pochi sono i narratori che ritornano più volte su una stessa trama, intervenendo esattamente e, nel caso di Sade pesantemente, sullo stesso filo del racconto. L'opera ingravida (engendre) l'opera, come il desiderio genera nuovo desiderio.

Precisazione

16.02Posto che la struttura del reddito di cittadinanza alla grillina non ha nessuna affinità con l'idea di reddito minimo universale, credo si possa discutere se il reddito minimo universale sia o no un'evoluzione concettuale dello Speenhamland system o del welfare state alla Bismark o alla Beveridge. Personalmente ritengo che il concetto di reddito minimo universale non abbia nessuna relazione con le diverse forme che ha assunto l'assistenza sociale nei secoli.

Se la convinzione dell'autore di Alle origini del reddito di cittadinanza, che le politiche sociali sono determinate in funzione dei bisogni del sistema economico esistente

- Questo saggio è nato dalla convinzione che esista un legame, stretto e storicamente determinato, tra teoria economica e politiche sociali -

è corretta, allora si può facilmente dimostrare che le politiche di contrasto della povertà messe in atto negli ultimi due secoli non hanno nessuna relazione con l'idea di uguaglianza alla base del reddito minimo universale, ma sono funzionali al sistema economico esistente fondato sull'ottimizzazione dello sfruttamento degli individui.

MP. Anche il reddito minimo universale non sfugge a questa logica, ma presuppone un'evoluzione della teoria economica della quale ancora non c'è traccia. Il libro serve per farsi un'idea della confusione che regna in merito.

La pena di morte nel XXI secolo

15.02In Italia il dibattito sulla pena di morte è marginale e la publicazione del libro La moralità della pena del giurista atzero Ilham Ragimov, velatamente favorevole all'uso strumentale della pena capitale, rappresenta una lodevole eccezione. La pena capitale non può essere un tabù.

Altrettanto interessante, sebbene non condivida integralmente l'opinione di Ragimov, la discussione sulle modalità di determinazione della pena. A chi spetta determinare l'entità della pena? Al legislatore, al giudice, alle vittime o agli algoritmi?

Le origini teologiche del concetto di proprietà

14.02Le parole utilizzate da Portalis quando evoca gli argomenti suscettibili di rimettere in causa la legittimità del potere assoluto che l'uomo si attribuisce sulle cose sono le stesse che i pensatori della Chiesa utilizzano da secoli quando affrontano lo studio di ciò che chiamano dominium dell'uomo sul Creato.

Ciò che rende inaccettabili le parole di Portalis ai suoi avversari non è l'idea che l'uomo abbia un diritto sulle cose, ma che questo diritto derivi soltando da lui stesso.

Non vogliamo mettere in dubbio che il concetto di proprietà del Code civil sia il prodotto diretto dell'Ecole du Droit de la Nature et des Gens, ma forse sì. Questo l'assunto della narrazione di Marie-France Renoux-Zagamé.

Un'economia senza attrito è come un'auto senza freni

13.02Un buon punto di partenza sarebbe quello di riscoprire le gioie dei mercati gestiti, riconoscere che un'economia senza attrito è come un'auto senza freni e che la giusta quantità di attrito rende i paesi più equi, più sicuri e più felici.

Alle origini del neo-liberalismo

12.02Ancora intorno alle origini del neo-liberalismo.

Du débat entre Lippmann et Dewey, les communication studies américaines des années 1990 ont uniquement retenu la confrontation, toujours vivante aujourd'hui, entre deux modèles incompatibles de démocratie : l'une menée par les experts et les leaders, l'autre par les publics et leurs problèmes. Mais elles sont passées à côté de l'autre dimension du débat, celle portant sur l'avenir du libéralisme dans le contexte de la crise des années 1930, question redevenue pourtant, elle aussi, d'une brûlante actualité. Avec la Grande Dépression, le libéralisme connaît, comme chacun sait, l'une des crises les plus graves de son histoire. Mais cette crise vient en réalité parachever sa lente disqualification depuis la fin du XIX e siècle. La crise financière de 1929, puis les crises économiques, sociales et politiques dans lesquelles, dans son sillage, le monde s'enfonce durant les années 1930, achèvent d'infliger un démenti cinglant à la croyance libérale en une harmonisation spontanée des interactions économiques et sociales. Conséquence de ce discrédit grandissant, l'échec massif du libéralisme économique conduit à un abandon progressif des idéaux émancipateurs du libéralisme des origines, au profit d'une reprise en main autoritaire des sociétés. C'est dans ce contexte inquiétant que Dewey publie Individualism Old and New (1930) puis Liberalism and Social Action (1935) 2, tandis que Lippmann fait paraître deux ans plus tard The Good Society (1937), qui inspirera le grand «Colloque Lippmann» qui se tiendra à Paris l'année suivante. Ces trois livres et ce colloque ont une visée commune : critiquer le libéralisme en crise pour le reconstruire sur des bases entièrement nouvelles, inventer un nouveau libéralisme. Or, en lançant ce projet politique ambitieux, Dewey va aussi ouvrir une nouvelle étape du Lippmann-Dewey debate, dans laquelle c'est Lippmann, cette fois, qui sera contraint de répondre. À travers sa réponse, ce ne sont plus seulement deux modèles opposés de démocratie, mais deux conceptions opposées du libéralisme qui vont désormais s'affronter, clivant de l'intérieur et jusqu'à aujourd'hui, mais sans que nos contemporains en aient une claire conscience, le modèle dominant des démocraties libérales.

Puoi conoscere solo quello che puoi misurare?

11.02

Nelle scienze fisiche il primo passo, essenziale nella direzione dell'apprendimento di qualsiasi argomento, è quello di trovare principi di calcolo numerico e metodi concreti per misurare qualche qualità ad esso collegata. Spesso dico che quando si può misurare ciò di cui si sta parlando, ed esprimerlo in numeri, si sa qualcosa al riguardo; ma quando non si può misurare, quando non si può esprimere in numeri, la conoscenza è di tipo misero e insoddisfacente; può essere l'inizio della conoscenza, ma non si arriva quasi mai allo stadio della Scienza, qualunque sia l'argomento.

La signifiant Bataille chez Lacan

10.02Lacan opera un rimaneggiamento della nozione freudiana di libido, alla quale sostituisce il concetto di desiderio.

Il situe alors la conception psychanalytique du désir inconscient par opposition à une longue tradition philosophique qui supposait la complémentarité entre le désir et le désirable, un objet, plus ou moins donné. Déportant tout le champ du désir dans la seule dimension du langage, il en propose une théorie qu'il veut homogène à travers une série de graphes qui conjoignent la seconde topique freudienne à la dualité linguistique de l'énoncé et de l'énonciation. Au panier l'énergétique freudienne, l'économique, le quantitatif, supplantés par un modèle structural. Le désir inconscient s'écrit dans le dialecte de la linguistique. Toutefois le phallus lacanien ne peut renoncer à ses origines anthropologiques : il circule entre les humains, personne ne le possède effectivement, ne peut le détenir ou le confisquer, mais chacun le convoite pour autant qu'un autre le désire ou semble le détenir. Autonomie du symbolique : le désir, le destin du sujet humain sont déterminés, à son insu, par l'ordre du langage, tout comme dans la conception de Lévi-Strauss les structures de parenté définissent a priori les alliances possibles et prohibées. Ne pas céder sur son désir est l'exigence même de la cure, pour l'analyste comme pour l'analysant. Or, tout en relevant qu'elle est aussi la contrainte à laquelle satisfait le pervers dans son existence, Lacan croit pouvoir ériger la maxime en fondement... d'une éthique de la psychanalyse, au terme d'une étourdissante jonglerie conceptuelle qui laisse plus abasourdi que convaincu. Cette exaltation philosophique du désir trouve l'une de ses origines dans un non-dit de Lacan.

Il non nominato nell'opera di Lacan ha un nome: Georges Bataille, del quale Lacan ha sposato la moglie e con il quale ha in comune una figlia, che porta il suo nome. Quindi naturale pensare che l'importanza di Bataille nella genesi del pensiero di Lacan sia molto maggiore di quanto non appaia dalle citazioni. Non so se le tracce di questa filiazione eterologica siano da rintracciare ne La structure psychologique du fascisme, come vorrebbe Élisabeth Roudinesco o ne La valeur d'usage de D.A.F. de Sade come vuole Jean-François de Sauverzac. Dopotutto, sposare la donna di un altro uomo non è una cosa così banale come ordinariamente si sarebbe portati a pensare.

L'imposta perfetta

09.02Se la tassazione è la linfa vitale di una moderna democrazia liberale, l'IVA è l'imposta perfetta. Colpisce il consumo, può essere modellata sui prodotti consumati e funziona da rivelatore di reddito. Per questo motivo, con la significativa eccezione degli USA, è stata adottata da quasi tutti gli Stati del mondo. La sua corretta applicazione richiede però un'amministrazione publica efficiente ed un legislatore onesto, condizioni che non sempre sono date.

Sebbene le origini teoretiche dell'imposta sul valore aggiunto siano rintracciabili nelle opere dell'industriale tedesco Wilhelm von Siemens e dell'accademico americano Thomas S. Adams la sua realizzazione pratica viene universalmente attribuita all'azione del francese Maurice Lauré, alto funzionario della direzione generale delle imposte.

La TVA nasce essenzialmente come strumento per ovviare alle distorsioni provocate sulle imprese dall'imposta a cascata e per aumentare la competitività delle imprese francesi dopo la seconda guerra mondiale. Con il tempo ed il suo utilizzo a livello europeo si è trasformata in una money-machine che funziona sempre meno.

[Il trattamento degli alloggi è una delle questioni più difficili nell'ambito dell'IVA nell'UE. Idealmente, gli affitti e i valori locativi dovrebbero essere tassati come gli altri beni e servizi di consumo, ma ciò comporterebbe enormi difficoltà pratiche e politiche. Secondo un approccio migliore, il valore dei beni immobili residenziali (e di altro tipo) di nuova creazione è tassato in sostituzione dell'IVA da pagare sul flusso di servizi di edilizia abitativa (edilizia). Ciò implica, tuttavia, che i futuri aumenti (e diminuzioni) del valore degli immobili esenti sono esclusi dalla base imponibile IVA. Per rimediare a questo difetto, il presente documento raccomanda di tassare gli aumenti (rimborsando l'imposta relativa alle diminuzioni) realizzati al momento della vendita dell'immobile usato esente. Questa IVA dovrebbe sostituire le attuali tasse di trasferimento, di registrazione e di bollo, che sono altamente distorsive. *]

Piccole cronache francesi

08.02Piccole cronache disincantate da un paese in lenta decomposizione

Nessuna persona sensata arriva a comprendere per quale miracolo dell'economia l'aumento del prezzo del Pernod o della Nutella dovrebbe permettere di aumentare il reddito dei contadini francesi.

Con la scusa della difesa dell'ambiente le elite francesi puntano ad un aumento della tassazione indiretta sui generi di prima necessità per mezzo di artifizi legislativi.

L’étranger n’est pas celui que sépare de nous le hasard d’une rivière ou d’une montagne. Mais celui dont les principes, les vœux et les sentiments sont en guerre avec vos principes, vos vœux et vos sentiments

Perversione sessuale... che cos'e?

07.02Può essere che alcuni problemi filosofici non abbiano soluzione. Questo è il motivo per cui si studiano le opere di Platone e Berkeley, i cui punti di vista non sono accettati da nessuno. Così Thomas Nagel nella Prefazione a Questioni mortali, raccolta di saggi nella quale è ripreso, con poche modifiche, Sexual Perversion publicato nel 1969 sul Journal of Philosophy.

Sono arrivate forti pressioni

06.02Il governo italiano non fa eccezione. «Sono arrivate forti pressioni dagli Stati Uniti», confermano da Palazzo Chigi. «Siamo assolutamente sensibili ai timori espressi da Washington e concordiamo pienamente sulla necessità di uno stop nei confronti di Huawei e Zte».

MP. Se non ci è data libertà di scelta, perché dovremmo fidarci di chi controlla la NSA anziché di chi controlla Huawei?


Ancora in margine alla questione Huawei. Anche per il Corriere USA e Cina pari sono.

Vidi ad Miscellanea

05.02Alcuni esseri umani fanno esperienza di non essere gli autori del proprio pensiero. Quella descritta da Schopenhauer in questa annotazione dei Nachlaß è una sensazione ricorrente. Troppo per non avere un qualche corrispettivo - se non un solido fondamento - nel reale.

55 - Quello che mi garantisce l'autenticità, e quindi l'immortalità dei miei filosofemi, è che non sono stato, io a crearli, ma si sono fatti da sé. Sono sorti in me senza alcun contributo da parte mia, in momenti in cui ogni volere in me era, per cosi dire, profondamente addormentato, mentre l'intelletto, senza più padrone e quindi in ozio ma attivo, coglieva l'intuizione del mondo reale e la confrontava con il pensiero, sostenendo l'uno con l'altra come giocando, senza che la mia volontà presiedesse anche solo in qualche modo alla cosa: tutto si faceva completamente da sé, senza il mio contributo. Con il volere, però, è scomparsa ed é stata annullata anche ogni individualità. Perciò qui non era in gioco il mio essere individuo, ma erano l'intuizione stessa, pura e autonoma, cioè l'intuizione assolutamente oggettiva, o lo stesso mondo oggettivo, a depositarsi puramente e autonomamente nel concetto. Entrambi avevano scelto come campo d'azione la mia mente poiché si prestava allo scopo. Ciò che non è nato dall'individuo, tuttavia, non è nemmeno proprio solo dell'individuo, ma appartiene al mondo meramente conoscibile e conoscente, cioè all'intelletto che, per natura (non per livello), è lo stesso in tutti gli individui. Una cosa simile dovrà quindi ottenere in futuro il consenso unanime di tutti.

È dunque solo quanto si è presentato in me in questi momenti di conoscenza incontaminata dalla volontà che ho annotato, come semplice spettatore e testimone, e utilizzato per le mie opere. Ciò ne garantisce l'autenticità e mi permette di non perdere la fiducia pur non destando interesse né ottenendo riconoscimento.

Reati senza punizione

04.02Negli ultimi giorni sono comparse sulla prima pagina del Corriere online diverse notizie che espongono alla publica critica l'operato della magistratura.

Sono ormai numerose le sentenze pronunciate dai tribunali italiani che provocano perplessità nell'opinione publica a causa dell'incongruenza tra la gravità oggettiva delle conseguenze dell'azione delittuosa e la mitezza della sanzione penale erogata.

È possibile, ed anzi probabile, che il ripetersi di casi simili, ed il loro utilizzo strumentale da parte della stampa, determini, con il tempo, una reazione di sfiducia nei confronti dell'istituzione giudiziaria e dell'operato del Legislatore.

MP. L'esistenza di reati senza punizione non giustifica la presunzione che ogni azione identificata da un Legislatore (quale che sia) come reato debba essere punita nel modo previsto da quel Legislatore (quale che sia).

Il mito sadiano

03.02Nel corso del XIX secolo, e specialmente nella letteratura decadente, le opere e la vita del marchese de Sade hanno rapidamente acquisito un valore mitico. La presenza del mito sadiano nella letteratura decadente è dimostrata - dice Alexandra Beilharz - dalle parole che Jean Lorrain mette in bocca ad uno dei suoi personaggi: Tutti noi abbiamo letto o almeno abbiamo tentato di leggere l'opera del divino marchese.

Poiché l'opera del divino marchese ha permeato immediatamente la letteratura francese, sarebbe un errore parlare di una riscoperta di Sade da parte del surrealismo. Vero è invece che ogni epoca ha dato una coloritura al mito sadiano strumentale alle proprie specifiche esigenze e inclinazioni.

Il crepuscolo dei sogni comuni

02.02John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America, ha invitato il presidente venezuelano Nicolás Maduro a scegliere se passare i prossimi anni sotto un ombrellone in una spiaggia cubana o in una cella della base navale americana di Guantanamo.

Mercoledì i soldati israeliani del checkpoint di al-Zaayim nella "West Bank" hanno ucciso Samah Zuhair Mubarak, 16 anni, mentre tornava a casa da scuola.

Larvatus prodeo

01.02Non si deve giudicare l'uomo saggio solo per le cose che dice.

Larvatus prodeo, je m'avance masqué: la formule est constamment citée, mais a été interprétée en sens trés différents. Quelle que soit l'interprétation qu'on lui donne, la proposition se réfère à la métaphore di théâtre du monde, qui est déjà importante chez Montaigne et Charron. Tous deux citent à ce propos una phrase de Pétrone: Mundus universus exercet histrioniam, le monde entier joue la comédie. Tant Montaigne que Charron insistent sur la particularité du sage dans ce théâtre: il est celui qui ne s'identifie pas à son rôle ou son masque, mais en prend intérieurement ses distances. Il faut jouer dûment notre rôle, mais comme rôle d'un personnage emprunté. Du masque et de l'apparence, il ne faut pas faire une essence réelle, ni de l'étranger le propre, écrit Montaigne. Et Charron, particulièrement intéressant puisque Descartes a reçu un exemplaire de De la Sagesse à la fin de 1619 à Neuburg, confirme: Le dire général, universus mundus exercet histrioniam, se doit proprement et vraiment entendre du sage, qui est autre au dedans qu'il ne montre au dehors. La formule cartésienne se lit en premier lieu dans le droit fil de semblables conseil

Il ne faut pas jouger d'un sage par les choses qu'il dit, attendu qu'alors il ne parle que par emprunt, c'est-à-dire par le voix commune.

Quando la coerenza è obbligata

31.01Nella politica, così come nel gioco degli scacchi, lasciarsi dettare l'agenda è la cosa peggiore che possa accadere.

Heidegger confonde il si con la struttura

30.01Il libro di Costantino Cipolla è una ricognizione (molto estesa) della ricezione dell'opera di Heidegger, ma non ne è un'interpretazione sociologica. Il libro mostra, in modo estremamente brillante, quanto sia diffuso il chiacchiericcio intorno alla vita e all'opera di Heidegger, ma l'Autore rimane, disgraziatamente, troppo invischiato nel discorso filosofico per poterci restituire uno sguardo sociologico sull'oggetto della sua indagine.

Il problema sociologico si pone così: "Quanto dell'opera di Heidegger appartiene alla struttura e quanto alla cronaca personale di Martin?". Ovvero: "Quanto del si del contadino di Meßkirch si è trasformato in struttura?"

Posto che Heidegger confonde il si con la struttura, la risposta alla domanda riveste un certo interesse.

La violenza del denaro

29.01Traduzione di un frammento dall'introduzione di La violence de la monnaie:

Se rifiutiamo l'ipotesi della preesistenza del valore, cambiamo radicalmente il nostro approccio poiché la modalità di socializzazione dei soggetti dell'economia non è più data. La socializzazione stessa diventa un problema. Si potrebbe immaginare una problematica di tipo strutturalista consistente nel reinstallare la valuta in luogo della falsa sostanza che l'ha espulsa, mantenendo la stessa logica. Parafrasando un autore famoso, sembra che il denaro sia un sistema strutturato come un linguaggio. Questa concezione non deve essere disdegnata perché le relazioni economiche non sono più viste come relazioni naturali; sono regolate da un'istituzione sociale. Lo scambio monetario è posto fin dall'inizio come forma esclusiva di scambio economico. Il denaro non è meno naturale del linguaggio. L'oggetto principale dell'analisi teorica diventa l'insieme delle regole operative del sistema monetario e l'effetto dei vincoli che queste regole esercitano sulle attività economiche. In economia, questo approccio strutturalista è noto come teoria del circuito monetario.

Sebbene rappresenti un enorme progresso dal punto di vista naturalistico, poiché enfatizza la specificità dei fatti sociali e mette in discussione la logica del funzionamento delle istituzioni concrete della società, lo strutturalismo presenta degli inconvenienti ben conosciuti. Postulando le istituzioni come dei dati, è destinato a descrivere la riproduzione immutabile dei sistemi che governano, proprio come la teoria del valore è destinata a descrivere degli equilibri. In entrambi i casi il sistema studiato è invariabile; non è lacerato da nessuna contraddizione, non è mosso da nessun principio interno di trasformazione. Il movimento può essere introdotto solo come risposta del sistema agli shock esterni. Nella teoria del valore, si tratta della stabilità dell'equilibrio. Nella teoria strutturalista della moneta, si tratta dell'impatto macroeconomico di un cambiamento esogeno nelle forme di organizzazione monetaria. Ma non c'è una genesi teorica della moneta, poiché è presupposta. Né vi è alcuna speranza di analizzare le trasformazioni storiche dei sistemi monetari. Infatti, per lo strutturalismo, ogni modo di organizzazione sociale è interamente definito dalle sue regole. Tende a nient'altro che alla propria conservazione. Oltre alle condizioni formali estremamente generali, le istituzioni monetarie separate sono incomparabili. Non possiamo cogliere la necessità storica che li collega.

Sembra, quindi, che finiamo in un vicolo cieco: o prendiamo il valore come presupposto, facendo scomparire la moneta; o il presupposto è la moneta stessa, e non siamo più in grado di capire perché sia il luogo di crisi e di intense trasformazioni storiche. In altre parole, come si può sperare di partire da un presupposto generale come valore, ma che implica il denaro come conseguenza invece di cancellarlo? Quale ipotesi porre che non porti solo all'idea di equilibrio o riproduzione, ma che inglobi indissolubilmente quella di crisi e di trasformazione?

Esiste una soluzione: consiste nel mettere la violenza come punto di partenza dalla società di mercato. Certo, la violenza non si limita ai rapporti di mercato. Ma affermando che essi sono la sede di una violenza irriducibile e specificando questa violenza, possiamo mostrare come si differenziano dalle altre relazioni sociali, pur condividendo con loro la logica comune a tutte le istituzioni umane. Pertanto il presupposto adottato è che le relazioni di mercato siano definite dalla violenza acquisitiva, vale a dire deviata sugli oggetti, che noi chiamiamo appropriazione.

Non ho mai ben compreso la torsione che René Girard fa compiere al concetto di violenza e quindi neppure condivido del tutto la seguente interpretazione:

Michel Aglietta e André Orléan, ispirandosi agli studi antropologici di René Girard, dimostrano come l'istituzione della moneta permetta di sublimare la violenza fondamentale che contraddistingue i rapporti tra soggetti economici alla ricerca della ricchezza universale. In assenza del denaro e, in particolare, in assenza di un concetto di ricchezza che abbia la stessa validità per tutti, ognuno di noi utilizza l'altro come modello da imitare. La ricchezza dell'Altro diventa per me "la" ricchezza da ricercare, e questo proprio a causa della incapacità di fare del mio concetto di ricchezza un concetto universale. In altre parole, ogni soggetto è contrassegnato da un "manco d'essere", un deficit di informazione rispetto alla società in cui vive, che lo porta ad imitare il comportamento altrui. In un'economia di mercato i rapporti di imitazione sono comunque rapporti di rivalità, nella misura in cui imitare l'Altro significa desiderare ciò che l'Altro desidera o possiede, così che alla fine tutti concentrano l'attenzione sul medesimo bene. È precisamente questo processo conflittuale di imitazione/appropriazione che è all'origine dell'istituzione della moneta nella sua qualità di mediatore degli scambi. Senza la moneta-istituzione i rapporti tra soggetti sarebbero rapporti di violenza reciproca.

La notte degli intellettuali

28.01[Omissis] è stato il primo a capirlo: leccare il culo ai ricchi è redditizio.

La scienza non si discute

27.01Non è dimostrabile ma, ammettendo che James Watson abbia ragione e la scienza dimostri inconfutabilmente che i neri sono meno intelligenti dei bianchi e i bianchi sono meno intelligenti dei gialli, come la mettiamo? La prospettiva spaventa, ma la scienza è scienza e non si discute. Qualcuno la pensa così (non mi riferisco a James Watson, ovviamente).

Ancora sulla legittimità delle norme

26.01Ancora sulla legittimità delle norme:

Una norma è valida quando lo Stato attua insieme due cose: per un verso garantisce una ottemperanza media delle norme, conseguendola all'occorrenza tramite sanzioni; per l'altro verso, tutela le condizioni istituzionali della loro genesi legittima [..] A partire da questo punto, ci chiediamo su che cosa poggi la legittimità di regole che possono essere, [contraddittorie e] in qualunque momento, cambiate dal legislatore politico. [..] L'unica fonte post-metafisica di legittimità è costituita evidentemente dalla procedura democratica con cui viene generato il diritto. Ma cos'è che dà forza legittimante a questa procedura? [..] Dal punto di vista della teoria del diritto i moderni ordinamenti giuridici possono ricavare legittimità solo dall'idea dell'autodeterminazione: i cittadini devono potersi sempre pensare come gli autori di quello stesso diritto cui, come destinatari, sono sottomessi. [..] Senonché il problema di Hobbes - di fondare un ordine della società - non trovava soluzione convincente nello scontro causale delle decisioni razionali di attori indipendenti. [fin qui bene, di qui in avanti no] Per questo Kant corredò i soggetti dello stato di natura (come più tardi farà Rawls, con i soggetti della posizione originaria) di una facoltà genuinamente morale. Adesso, dopo la svolta linguistica, questa concezione deontologica della morale deve presentarsi nelle vesti di una teoria del discorso. Così al posto del modello contrattuale subentra il modello del discorso o della consultazione deliberativa: la comunità giuridica non si costituisce in virtù del contratto sociale, ma sulla base di un'intesa discorsivamente raggiunta. La rottura con la tradizione giusnaturalistica rimane però incompleta, finché l'argomentazione morale rimane il paradigma costituente. [..] La tesi sviluppata in Fatti e norme mira a dimostrare come tra Stati di diritto e democrazia esista [..] un rapporto concettuale. [..] è il processo democratico a reggere l'intero onere della legittimazione. [..] la concezione proceduralistica del diritto privilegia, quale unica fonte di legittimazione, i presupposti comunicativi, e le condizioni processuali, d'una democratica formazione dell'opinione e della volontà. Il che risulta inconciliabile sia con l'idea platonica di un diritto positivo che attinga legittimità da un diritto superiore sia con la negazione empiristica di qualsiasi legittimità oltrepassante la contingenza delle decisioni del legislatore.

MP. Quando la forma Stato viene meno e quando la procedura democratica non è applicabile al di fuori dello Stato che ne è della legittimità?

Soros vs Soros

25.01Se George Soros ha speculato contro la lira causando un aumento del debito publico italiano ed un conseguente deterioramento delle condizioni di vita degli italiani allora George Soros è un nemico di tutti gli italiani e quindi anche un mio nemico.

Se George Soros utilizza il denaro guadagnato speculando sulla lira per finanziare la propaganda a sostegno della forma di governo che gli ha consentito di speculare allora George Soros è un nemico della mia possibilità di esprimere le mie preferenze politiche e quindi anche un nemico della democrazia.

Se le premesse sono corrette ne segue logicamente che l'operato di George Soros - diversamente da quanto lo stesso Georges Soros dichiara di perseguire - è, di fatto, una delle cause della attuale rinascita dei nazionalismi, dell'antisemitismo e del fascismo.

MP. Per evitare fraintendimenti è necessario precisare che cosa si intenda con la parola fascismo in questo specifico contesto.

È vietato al Congresso...

24.01Il Primo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'America, ratificato il 15 dicembre 1791, è il principio che, de jure et de facto, garantisce la presenza della pornografia su Internet.

Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances

L'espressione utilizzata all'inizio del Primo emendamento esprime con forza un obbligo negativo, un divieto assoluto, al quale il Legislatore si deve attenere nel trattare le materie che riguardano la libertà di espressione dei cittadini.

Il Congresso dovrà non fare alcuna legge...

La traduzione proposta dall'Ambasciata americana reperibile in rete dice:

È vietato al Congresso fare alcuna legge...

Il Primo emendamento comanda al Legislatore di non ingerirsi nella libertà di espressione dei cittadini.

Dal 2015 il governo britannico sta cercando di imporre restrizioni all'accesso al porno online. Il Digital Economy Act 2017, stabilisce che i fornitori commerciali di materiale pornografico su internet debbano verificare l'età degli utenti. Il governo aveva previsto l'introduzione della verifica dell'età già nell'aprile 2018. Ora si prevede che i controlli cominceranno a partire dall'aprile 2019.

Inflazione o inflazioni?

23.01Concordo con quanto espresso nell'articolo di PierGiorgio Gawronski. Senza inflazione il debito publico italiano non si ripagherà mai. Dico mai. Gli italiani non sono i cinesi. Considerando la situazione italiana nel suo complesso l'aumento della produttività è un miraggio.

MP. Nessuno riflette sul fatto che l'inflazione non esiste: esistono "le inflazioni". Il deprezzamento della moneta è diverso per i beni che consumano i poveri da quello dei beni che consumano i ricchi. Quando si inizieranno ad associare le diverse misure dell'inflazione alle diverse specifiche situazioni?

Vogliamo il Gabibbo all'Unesco

22.01L'Unesco è una colossale operazione commerciale ai limiti della truffa. Quindi perché stupirsi della nomina di Lino Banfi? Certamente quella del Gabibbo sarebbe stata più appropriata...

If it exists, there is porn of it, no exceptions

21.01Il porno su internet è più vario di qualsiasi altra cosa si possa trovare online. Non importa quanto possa sembrare strana o improbabile: se riesci ad immaginare una scena, un'immagine, una situazione pornografica, allora è già disponibile online.

Porn report 2018

20.10Queste le linee di tendenza del porno su internet secondo il Report 2019 di xHamster. Le donne dovrebbero raggiungere il 30% degli utenti nel mondo. Le visite a xHamster da parte delle donne sono aumentate nel 2018 del 41% negli Stati Uniti e del 12,3% in tutto il mondo.

Dopo vent'anni di espansione, la libertà di internet comincia a contrarsi - e ci aspettiamo che i consumatori ne sentano gli effetti nel 2019

I millenials hanno guidato la rivoluzione del porno gratuito, in parte perché sono diventati maggiorenni durante la grande recessione. Oggi l'età dei millennials si avvicina ai 40 anni. Si vergognano del porno meno di qualsiasi altra generazione precedente e sono sempre più disponibili a pagarlo.

Diminuisce l'interesse per i contenuti prodotti dai grandi studios cinematografici e aumenta quello per i prodotti amatoriali. Barcellona diventerà il nuovo quartier generale dell'industria del porno.

I limiti della tolleranza

19.01Siamo circondati da gente strana.





159 - Se si vuole vivere nel mondo e fra gli uomini è doveroso e necessario che, essendo l'individualità un prodotto della natura, non si respinga incondizionatamente nessuna individualità, nemmeno la più miserevole e ridicola, ma la si accolga piuttosto come qualcosa di semplicemente dato, che dev'essere cosi com'è in base a un principio eterno e metafisico.** Altrimenti si commette ingiustizia e si autorizzano gli altri a lottare per la propria sopravvivenza. Un uomo non può in nessun modo modificare la sua reale individualità, il suo carattere morale, la sua energia conoscitiva, il suo temperamento, la sua fisionomia; se condannassimo senza appello questa sua individualità, non gli lasceremmo altra scelta che combatterci come nemico mortale, dato che vogliamo concedergli il diritto all'esistenza soltanto a condizione che egli sia diverso da com'è. E per questo che, per poter esistere, dobbiamo a nostra volta lasciar esistere ognuno con l'individualità che gli è data, quale che essa sia, e possiamo soltanto mirare a utilizzarla nei limiti consentiti dal suo modo di essere; oppure possiamo evitarla, senza però sperare in un suo cambiamento né condannarla per com'è. Questo è il senso del detto: «Vivi e lascia vivere ».

** Anche gente così strana ci dev'essere J.W. Goethe, Faust

Arthur Schopenhauer, Scritti postumi, volume III, a cura di Giovanni Gurisatti, Adelphi, Milano, 2004, In-folio II (1826)

Siamo obbligati alla tolleranza, sembra dire Schopenhauer. Poichè, dove la tolleranza viene meno sorge, inevitabilmente, il bisogno di riconoscimento della propria e dell'altrui individualità, con quel che segue.

I maître à penser del secolo appena trascorso hanno rivalutato l'intolleranza. Con la giustificazione dell'intolleranza verso gli intolleranti sembra che stia venendo meno anche la comprensione della motivazione ultima della tolleranza.

Il desiderio è la nuda fede

18.01La nuda fede è prima di tutto desiderio. O meglio: Il desiderio è la nuda fede. Per Lacan questo tipo di esperienza è fondamentale per il formarsi di quello che egli chiama Grande Altro.

MP. L'accostamento fede-desiderio - tramite Lacan - è quanto mai compromettente.

Science and Truth

17.01Uso politico della scienza. Accolto con grande clamore dai media, è stato diffuso un patto per la scienza che non si occupa di scienza ma di politica spicciola.

La scienza è uno stato provvisorio della verità

La forma ( letteraria ) breve

16.01Chi vuole annotare giorno per giorno i fatti ed i pensieri è costretto, sovente, a limitarsi a fissare un concetto, una sensazione, un giro di parole senza sviluppo. In altri termini ad utilizzare la forma breve. La quotidianità è l'universale amorfo del reale. Il diarista, sezionandone dei frammenti, che tendono a diventare delle unità mitologiche, mette in forma, struttura il quotidiano come reale. Quando il diario diventa il ramasse-miettes del tempo la scrittura giorno per giorno diventa naturalmente aforistica e frammentaria.

La forma breve è indifferente ai generi letterari, rifiuta le forme letterarie stabilite e, proprio per questo, le moltiplica all'infinito: l'epigramma, la massima, l'aforisma, l'aneddoto, il motto di spirito, il frammento...

l’adage, l’aperçu, l’aphorisme, l’apophtegme, l’essai, l’axiome, l’énigme, l’emblème, l’épigramme, l’épigraphe, l’esquisse, l’exergue, l’historiette, l’impromptu, l’instantané, l’oracle, la bribe, la charade, la citation, la dédicace, la devinette, la définition, la devise, la gnomé, la maxime, la pensée, la parabole, la remarque, la sentence, la xénie, le bon mot, le cas, le concetto, le conseil, les criailleries, le dicton, le fragment, le madrigal, le monodistique, le proverbe, le slogan, la pointe, le Witz, etc., etc.

L'elenco non si ferma qui. Anche la raccolta di percezioni inutili di Peter Handke ed il mathema lacaniano appartengono di diritto alla forma breve.

MP. Esiste anche una forma breve non letteraria. Le leggi della fisica, le formule matematiche, sono tutte espresse con un limitato numero di segni.

Non cedere alla compassione

15.01Colui che per inclinazione o per abitudine preferisce la solitudine ha un enorme vantaggio sugli altri; purché, per compassione, non ceda al bisogno di compagnia degli altri.

Il pregiudizio politico

14.01Si può definire il pregiudizio come un'opinione fondata su una reazione affettiva che ha forza motivazionale. La persistenza dei pregiudizi nella storia umana è un segno dell'importanza della loro funzione, quale che sia.

Le ricerche sperimentali di Tversky e Kahneman sembrano indicare la presenza di uno schema interpretativo già strutturato nella mente del soggetto, che condiziona il processo decisionale in tutte le circostanze nelle quali non è attivato o è inibito il pensiero riflessivo. Se è così, il pregiudizio sembra essere uno strumento per prendere decisioni in modo rapido ed efficace.

A partire dal lavoro di Allport si è creato un ampio consenso sull’assunto che alla base del pregiudizio razziale ci sia una categorizzazione sociale. Il pregiudizio colpisce un individuo in quanto membro di una specifica categoria.

Inoltre, la ricerca sembra avere dimostrato che il cervello umano è cablato per codificare inconsciamente sesso, età e colore della pelle degli altri esseri umani in nanosecondi. Il pregiudizio razziale consente quindi all'individuo di posizionarsi immediatamente all'interno di uno specifico gruppo sociale offrendo una relativa sensazione di sicurezza (ovviamente priva di fondamento reale) necessaria al benessere psicologico del soggetto.

Sottovalutare questi fattori, che agiscono per lo più secondo motivazioni indipendenti dalla volontà degli individui, significa mettere in opera un pregiudizio politico, che impedisce di assumere decisioni ragionate.

MP. Sullo scivolamento illuministico dalla superstitio al praejudicium si può discutere.

Aristotele rivisitato

13.01L'idea principale di The Quality of Life: Aristotle Revised è che ciò che Aristotele chiama "beni esteriori" (ricchezza, reputazione, potere) hanno un impatto solamente indiretto sulla qualità della nostra vita. Una buona vita interiore - il modo in cui sperimentiamo originariamente il mondo - è ciò in cui consiste il benessere. Il piacere è un aspetto di questa esperienza, ma solo una piccola parte di essa. Molto più preziosa è la qualità delle nostre esperienze emotive, intellettuali, sociali e percettive.

Il libro critica l'interpretazione dell'esperimento mentale ideato da Robert Nozick - la macchina dell'esperienza - per mostrare che la nostra vita interiore ha poco o nessun valore in sé stessa e che, per vivere bene, dobbiamo vivere nel mondo reale. In realtà, dice Kraut, questo esperimento mentale giustifica una conclusione opposta: la qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle nostre esperienze.

Contro la bontà assoluta e l'assoluta cattiveria

In trenta brevi capitoli e sei appendici (accessibili solo a chi è perfettamente vedente) Richard Kraut si oppone all'idea che l'etica e il pensiero pratico in generale abbiano bisogno del concetto di bontà assoluta. Il suo obiettivo è G. E. Moore che ha detto che l'unica ragione che può giustificare qualsiasi azione è che con essa si dovrebbe realizzare il maggior numero possibile di ciò che è assolutamente buono (G. E. Moore, Principia Ethica, Cambridge University Press, 1903, p. 153). Contro Moore, Kraut sostiene che la bontà assoluta non è un motivo per attribuire proprietà e, se non si collega alle ragioni, è, nella migliore delle ipotesi, inutile. Nel peggiore dei casi, vale a dire se qualcuno la prende per fornire una ragione, è fuorviante. L'etica deve concentrarsi su ciò che è buono per le persone e non su ciò che è assolutamente buono. ※

Contraddizioni del tardo capitalismo

12.01Elwood (Illinois) è un paesino agricolo con grandi distese di terreno pianeggiante situato all'incrocio di alcune delle principali vie di comunicazione degli Stati Uniti. Per questo alla fine degli anni '90 viene scelto come luogo dove costruire un grande centro intermodale di trasporto, con quel che segue...

L'articolo di Alexander Hurst invece, centrando il suo commento su alcuni episodi di antisemitismo, enfatizzati anche dalla stampa francese, insinua l'idea che il mouvement des Gilets jaunes sia antisemita nel suo complesso, con quel che segue...

Limiti della democrazia

11.01Perché non siamo in grado di immaginare una democrazia al di fuori dello Stato nazionale?

Io sto con Google

10.01L'accesso alle informazioni e alla creatività online è una risorsa per tutti noi. Troviamo un modo migliore per aggiornare le regole sul copyright in Europa. Io sto con Google

Come volevasi dimostrare

09.01L'inviato del Corriere della Sera a Bruxelles, Ivo Caizzi, scrive una lettera al comitato di redazione e alla redazione del quotidiano di via Solferino chiedendo di "verificare e valutare" il comportamento del direttore Luciano Fontana nella copertura della trattativa tra il governo italiano e l'Unione Europea sulla manovra.

L'istanza retorica

08.01Nonostante la spontaneità — apparente — della scrittura interrotta, l'istanza retorica è sempre presente nel frammento letterario.

Peu érudit au sens de la génération humaniste de Du Vair, ni même au sens de la génération déjà littéraire de Balzac et de Le Vayer, Pascal a travaillé ici directement sur la source française, médiatrice inconsciente d'un fonds latin déjà moins proche, avec une liberté d'autant plus grande que la source est moins prestigieuse pour lui que les siennes ne l'étaient pour Du Vair. Pascal, transformant et condensant, a fait jaillir des lieux communs humanistes la pensée vigoureuse de deux ordres, dont l'un n'est que la figure de l'autre, celui du pouvoir (de persuader d'autres esprits) propre aux grands esprits, et celui du pouvoir (de commander à leurs sujets) propre aux rois. Mais chez Pascal comme chez Du Vair, c'est la même idée du pouvoir de la parolle, manifestation de la puissance de l'esprit, et de sa supériorité sur l'ordre inférieur du pouvoir politique. ※

Punizione senza reato

07.01Il libro di Alexandra Natapoff contiene una dura critica al metodo adottato dal sistema penale americano nei confronti dei reati minori, che negli Stati Uniti costituiscono l'80 percento di tutti i procedimenti giudiziari. Le persone arrestate per crimini minori vengono travolte dalla procedura messa in atto nei tribunali, dove spesso non sono assistite da un avvocato, i giudici emettono sentenze in pochi minuti e quasi tutti gli imputati sono indotti a dichiararsi colpevoli.

Questo congegno infernale inizia a punire le persone molto prima di averle condannate: punisce gli innocenti, punisce condotte che non avrebbero mai dovuto essere considerate un crimine. Di conseguenza, un gran numero di americani - molti dei quali poveri e di colore - sono condannati ad una pena sproporzionata ai fatti che hanno commesso, sono stigmatizzati come criminali, impoveriti attraverso multe e spese di giudizio, privati della patente, del posto di lavoro, dell'alloggio.

Come è noto, a partire dalla metà degli anni '70 del secolo scorso il sistema della giustizia penale americana ha subito enormi cambiamenti. Sono state promulgate leggi più severe che hanno portato a pene detentive più lunghe ed hanno criminalizzato comportamenti prima non perseguiti, con un conseguente aumento esponenziale della popolazione carceraria. Gli Stati Uniti, con il 5% della popolazione mondiale, hanno oltre il 20% dei detenuti nel mondo. La popolazione carceraria è aumentata del 700% dal 1970 al 2005. Le percentuali sono sproporzionate per le minoranze, in particolare per gli uomini di colore meno istruiti. Per contenere il sovraffollamento le prigioni hanno adottato tecnologie di controllo che prima sarebbero state giudicate inopportune e inumane.

Tutto questo ha portato ad un'esplosione dei costi che iniziano ad essere considerati eccessivi anche dai più accesi sostenitori della lotta dura al crimine. Il 21 dicembre 2018 è stato firmato dal Presidente Donald Trump il First Step Act, approvato con una maggioranza bipartisan, che modifica l'esecuzione della pena detentiva per i reati federali e aumenta i fondi per il reinserimento dei detenuti.

Come i ricchi minano il sistema che li ha resi ricchi,

06.01Il libro di Edward Watts ci ricorda la precarietà di un sistema republicano fondato sulle virtù civili di fronte al modificarsi delle condizioni economiche. Watts sostiene che, nell'antica Roma, tre sono stati i fattori principali dell'indebolimento delle virtù civili republicane: 1) un rapido afflusso di denaro nel secondo secolo a.C., 2) la crescita numerica dell'esercito a seguito del predominio di Roma nel Mediterraneo dopo la seconda guerra punica, e 3) l'ascesa di una classe professionale di politici che ha strumentalizzato il potere della folla (i populares).

Aiuto! Vogliono costringerci a votare Salvini

05.01Sono allibito dai continui attacchi della stampa indipendente al governo presieduto da Giuseppe Conte. Questo governo non sarà il meglio in assoluto, ma è comunque il miglior governo che abbia avuto l'Italia da qualche decennio a questa parte. Quindi sorge il sospetto che i media controllati dai vari Berlusconi (Paolo), Cairo, De Benedetti, Elkann si siano accordati per sostenere la campagna elettorale di Matteo Salvini. Finirà che, se continua così, per salvare la libertà di espressione saremo costretti a turarci il naso e votare Lega

Capita poi che questi stessi giornali, che fanno propaganda politica faziosa, siano tra i sostenitori di un'iniziativa che dovrebbe certificare la differenza tra notizie vere, opinioni e pubblicità. Mi chiedo ad esempio che cosa certifichi il marchio The Trust Project apposto su un articolo di Sabino Cassese. Forse che lo ha scritto proprio Sabino Cassese e che quelle che stiamo leggendo sul sito del Corriere della Sera sono proprio le opinioni di Sabino Cassese e non di un anonimo redattore del Corriere della Sera? Oppure si insinua, e questa è l'ipotesi peggiore, che le parole di Sabino Cassese a sostegno di un'élite della quale egli stesso ha fatto parte siano la verità? Quando, invece, sono solo le opinioni personali di Sabino Cassese.

MP. Naturalmente non sono in grado di citare il contenuto di nessun editoriale dei quotidiani leggibili solo in abbonamento — La Stampa, la Repubblica, il Foglio, Libero, Il Giornale, etc. — gli stessi che utilizzano strumentalmente la titolazione come mezzo di propaganda politica.

Un discorso a parte merita invece Il Messaggero, del gruppo editoriale Caltagirone, che da qualche settimana ha reso disponibili gratuitamente gli editoriali e si presenta con una home page rinnovata graficamente e molto più ricca di servizi in video. Anche la linea editoriale è diventata più equilibrata. Per ogni editoriale contro il governo ne publica anche uno a favore o almeno non del tutto ostile. Segno dei tempi.

Stampa finanziata, stampa asservita

04.01




Distorsione del mercato e della vita democratica. Ma quanti italiani sanno che lo Stato finanzia il Corriere della Sera, rimpolpando gli utili degli azionisti della RCS con elargizioni calcolate, per un solo anno, in 23 milioni di euro?

E come commentare il fatto che gli italiani, tutti gli italiani, lavoratori e imprenditori, laici e cattolici, piemontesi e siciliani — oberati, tutti insieme e individualmente, dal più alto debito pubblico dell'Occidente (che nel 2006 ha sfondato il tetto dei 1.600 miliardi di euro) e da interessi sul debito colossali (ogni anno il 6% del PIL) — siano costretti a finanziare, fra gli altri, anche il quotidiano della Confindustria con più di 19 milioni di euro l'anno, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana con più di 10 e il quotidiano della Fiat con 7 milioni di euro?

La Mondadori, notoriamente, non ha un quotidiano. Si accontenta, diciamo cosi, di fare la parte del leone in edicola con i periodici e in libreria con i libri. Come la prendereste se vi dicessero che, solo sotto forma di credito d'imposta sulle spese sostenute per l'acquisto della carta in un anno, l'azienda di Silvio Berlusconi è stata da noi sostenuta con un contributo di 10 milioni di euro? E che in un solo anno risulta aver avuto dallo Stato uno sconto, per le spedizioni postali, di quasi 19 milioni di euro? Tutti conoscono Giuliano Ferrara e il suo Foglio, Vittorio Feltri e il suo Libero, Antonio Polito (poi sostituito da Paolo Franchi) e il suo Riformista. Pochi sanno che costoro possono fornire il loro esuberante apporto alla vita politica e istituzionale del Paese grazie al nostro diretto apporto economico. Insomma, ci costano complessivamente più di 12 milioni di euro.

Ricordate Giuseppe Ciarrapico? Sì, il mitico brasseur des affaires della DC di Andreotti. Più recentemente, da re delle acque minerali e delle cliniche private, si è messo in testa di fare l'editore, inventandosi piccole testate locali (Nuova Viterbo Oggi, Ciociaria Oggi, Nuovo Molise, Nuova Rieti Oggi, Fiumicino, Guidonia, Ostia, Castelli Oggi... ). In breve sono diventate dodici. Le mette in vendita insieme al Giornale, col metodo del "panino", a un euro. Insomma, sotto costo. Ma non se ne preoccupa. Si è inventato infatti una cooperativa, chiedendo (e ottenendo) le provvidenze previste dalla "legge per l'editoria". Conclusione: ogni anno, più di 5 milioni di euro, fra quelli legittimamente sottratti dallo Stato alle tasche degli italiani, finiscono in quelle dell'editore Ciarrapico.

E così di seguito fino ad oggi...

Libertà e proprietà di sé stessi

03.01Ripensare la proprietà e la proprietà di sé





























Parola d'ordine: rottamazione

02.01A volte sfugge a chi governa la comprensione di ciò che sta avvenendo tra i governati. Questa è una delle situazioni peggiori che possano capitare alle élite politico-economiche di un paese e le sue conseguenza possono essere devastanti.

Tipicamente questa situazione si presenta dopo un lungo periodo di governo senza ricambio all'interno della classe dirigente. Qui concordo con Ernesto Galli della Loggia.

I dirigenti comunisti che hanno portato al crollo dell'Unione Sovietica sono un esempio paradigmatico di come una nomenclatura autoreferenziale composta da persone sempre più anziane perda progressivamente ogni contatto con la realtà sociale che è chiamata a decriptare.

Anche la fine traumatica del berlusconismo nel 2011 può essere letta come un effetto ritardato del lungo periodo di governo dei boiardi democristiani e socialisti. Se lo consideriamo dal punto di vista degli uomini il bipolarismo Berlusconi-Prodi è un'appendice della Prima republica.

Il seguito è solo una serie di errori compiuti da persone anziane e con una lunga militanza di governo, mi riferisco al Presidente Giorgio Napolitano ma non solo, che hanno ritenuto di poter decidere su ciò che è meglio per i cittadini senza ascoltare i cittadini. Naturale quindi che la narrazione del Partito Democratico abbia fallito

ciò che manca al Partito democratico è una narrativa del presente capace di intercettare il sentimento popolare. La narrativa scelta, incarnata dal leader del partito Matteo Renzi, è imperniata sulla descrizione positiva di un paese che si sta risollevando, mentre in realtà la maggioranza degli italiani ancora non percepisce la svolta avvenuta. [..] È la genesi di un micidiale cortocircuito: più i leader del PD parlano di risultati positivi, più la rabbia del ceto medio cresce, perché si tratta di una realtà lontana al punto da sembrare beffarda, offensiva. *

Nel libro di Maurizio Molinari non c'è molto altro — ed il suo prezzo è assurdo rapportato al contenuto, ma ciascuno è libero di vendere a caro prezzo le sue parole — Inoltre Molinari non ha capito che gli italiani desideravano e desiderano semplicemente cambiare classe dirigente. Lo aveva capito anche Matteo Renzi quando proponeva la rottamazione dei deputati di lungo corso. Qualcosa deve averlo sviato se poi ha candidato Pier Ferdinando Casini ed Emma Bonino nelle liste del PD.

Dopotutto il fine ultimo del sistema democratico republicano è appunto consentire di cambiare la classe politica al potere senza spargimento di sangue.

Concordo invece con Lucia Annunziata. Questo governo è un tentativo, forse - anzi certamente - lacunoso, di dare delle risposte concrete alle domande che sono state poste dalle trasformazioni tecnologiche e dai mutamenti delle condizioni sociali del nostro paese che richiedono una classe dirigente giovane, capace di innovare e con un pizzico di incoscienza. Tutte cose che la sinistra ha dimostrato e continua a dimostrare di non possedere più.

Il filosofo autodidatta

01.01Si sforzava di raggiungere la capacità di non pensare che a Lui e di non associarGli alcun altro; otteneva ciò girando intorno a sé stesso e accelerando il suo movimento. A volte il suo pensiero era puro da ogni contaminazione e con esso contemplava l'Essere necessario. Poi le facoltà corporee lo assalivano e il suo stato si alterava e tornava allo stato precedente. Si dedicò a questo per un certo tempo. Si mise infine a cercare la terza assimilazione. Riflettendo sulle qualità dell'Essere necessario gli era apparso chiaro che erano di due generi. Qualità positive, come la scienza, la potenza, la sapienza. Attraverso queste qualità la Sua Essenza non diveniva molteplice poiché si riducevano tutte ad un solo concetto che era la Sua Essenza stessa. Si mise a cercare come sarebbe potuto divenire simile a Lui. Sapeva che la conoscenza che Egli aveva di Sé non era un concetto che si aggiungeva alla Sua Essenza, ma la Sua Essenza era il Suo stesso conoscersi e il Suo conoscersi era la Sua Essenza. Gli fu chiaro che se gli fosse stato possibile conoscere la Sua Essenza, quella scienza con cui lo avrebbe conosciuto non sarebbe stata un concetto aggiunto alla Sua Essenza ma sarebbe stata Egli stesso. Si applicò a questo.

MP

☛ 2018