Timeline
2018

Che vuoi?


Perché l'impaginazione di Google è così scarna?

25.11Quando trovo un interlocutore intelligente nella publica amministrazione come cittadino sono contento. Trascrivo le osservazioni sul sito delle biblioteche della citta metropolitana di Genova.

La ringrazio molto della risposta e delle informazioni relative all'accesso. Sulle osservazioni relative alla fruibilità del sito le lascio due appunti che può girare a chi si occupa del layout.

Primo errore - la grande foto che compare nella home è assolutamente fastidiosa per gli occhi, anche perché non è statica

Secondo errore - la suddetta foto insieme con l'eccessiva spaziatura dei riquadri costringe ad un uso eccessivo dello scorrimento verticale, altrettanto dannoso per la vista.

Le lascio anche due link uno al mio sito personale ed il secondo a Google. Sì Google, chi fa un sito web dovrebbe sempre riflettere sul perché Google utilizza una impaginazione così scarna ed essenziale.

Mi fermo qui sono certo che il programmatore che ha strutturato l'impaginazione del sito può fare molto meglio.

La ringrazio ancora della Sua cortesia.

Evasori in manette?

24.11Il carcere come punizione per i reati pecuniari è un'assurdità. Ovviamente non mi riferisco solo all'evasione fiscale, ma a tutte le violazioni di legge che avvengono senza uso di violenza. Se si accetta che il contrappasso di una violazione pecuniaria (di qualsiasi tipo) sia della stessa natura del reato, logica vuole che la sanzione pecuniaria non sia la stessa per chi è ricco e per chi lo è meno, come oggi accade in Italia. In alcuni paesi (Svizzera e Finlandia) la sanzione pecuniaria proporzionale alla ricchezza posseduta è già in uso. Ma c'è un particolare che merita di essere considerato. Le sanzioni pecuniarie proporzionali alla ricchezza per essere correttamente applicate dovrebbero distribuirsi lungo tutta l'esistenza in vita del reo in modo che la sanzione sia proporzionale alla ricchezza complessivamente posseduta e non alla ricchezza posseduta al momento del reato o della condanna.

La crisi di legittimità dell'UE

23.11A causa della distopica formulazione della governance delle istituzioni comunitarie la crisi finanziaria si è trasformata in una crisi di legittimazione dell'Unione Europea. La democrazia non riguarda gli Stati. La democrazia riguarda l'esercizio publico potere - e l'Unione Europea esercita un'enorme quantità di potere publico. Viviamo nella credenza che qualsiasi esercizio del potere publico debba essere "legittimato democraticamente" ed è esattamente qui che la legittimazione del processo democratico fallisce. La crisi finanziaria ha reso palese la mancanza nella governance delle istituzioni dell'Unione Europea delle due caratteristiche primordiali di ogni democrazia reale - i principi di responsabilità e rappresentazione.

La fine della modernità ebraica

22.11Con la nascita degli Stati-nazione gli ebrei di trovano ad incarnare la modernità, polarizzando l'avversione delle forze più retrive e conservatrici. Nonostante questo per oltre tre secoli l'intellighenzia ebraica ha rappresentato quanto di meglio l'anima progressista e cosmopolita dell'Europa abbia prodotto. L'Olocausto e la nascita dello Stato di Israele segnano la fine della modernità ebraica: il momento di passaggio dell'ebraismo nelle fila di quello stesso conservatorismo del quale era stato vittima. Così Enzo Traverso.

L'eliminazione degli ebrei rimane la priorità dell'Europa. L'illuminismo europeo spinge all'universalismo fino ad esigere uniformità. Gli ebrei, in quanto diversi che vogliono rimanere diversi, sono un problema perché si oppongono all'universalismo. Questo sostiene Jean-Claude Milner.

Sono profondamente turbato dal rifiuto di Israele di riconoscere che il suo futuro non sta né nel suo Dio né nella sua spada, ma nell'accordo. Arno Mayer.

Divagazioni sulla crudeltà

21.11Così potrebbe essere intitolato il libro di Michel Erman dal quale ho tratto questo breve spicilegio.

La crudeltà sfugge all'ordine del logos, che è sia linguaggio che pensiero, come a quello del nomos, che si riferisce a valori e usi consolidati derivanti da iniziative umane; si trova dalla parte dell'hybris, in altre parole dell'eccesso.

La crudeltà è una passione che si fonda su un discorso, o forse una fantasia della natura spesso reinterpretata in modo virulento nella cultura, specie nel cristianesimo, che ha inventato una particolare forma di colpa non più basata, come nelle antiche religioni, sul capro espiatorio ma, con il peccato originale, sulla perpetuazione della colpa.

La crudeltà non è logos non è nomos, ma è discorso, forse fantasia. Come è possibile?

Le narrazioni sadomasochiste non rappresentano mai direttamente alcun impulso distruttivo in cui il padrone cerca di imprimere i segni del proprio io sul corpo della sua vittima perché, in questo tipo di relazione, ognuno è dipendente dall'altro e la crudeltà si muta in dolcezza.

Nella narrazione SM cè un paradosso della violenza. Attraverso la messa in scena della coercizione fisica e morale, regna una forma di amore nobile, come dicevano i Trovatori, cosicché in una lotta che oppone la virtù alla dissolutezza gli amanti si liberano non dai legami della sensualità, come nell'ideale cortese, ma proprio dai legami di detta violenza. Sade, per il quale la crudeltà è parte della natura umana, ha fatto una distinzione fondamentale tra la crudeltà che nasce dalla stupidità e identifica l'individuo nato come tale con la bestia feroce, in una parola che distrugge, e l'altra specie di crudeltà, frutto dell'estrema sensibilità degli organi che procura raffinatezza e delicatezza.

Crudeltà propria dell'amore cortese. Nota l'estrema vicinanza di sublimazione e crudeltà.

Progressività clientelare

20.11Un'ulteriore riprova della necessità di sostituire il regime fiscale di progressività clientelare che si è venuto a creare in Italia con un sistema flat tax - reddito minimo universale.

Contaminazioni Warfare-Welfare

19.11Dal 1973, quando è iniziata negli Stati Uniti l'era della AVF (leva volontaria), il benessere sociale è diventato ancora più essenziale per il funzionamento dell'apparato militare. Reclute vigorose, abili, istruite e sane sono la condizione sine qua non del servizio militare volontario, e il declino della salute pubblica e del welfare danneggiano la leva. Oggi, gli standard fissati per il reclutamento precludono dal servizio quasi il 70 per cento della popolazione giovanile - sono troppo malati, troppo inabili fisicamente o troppo poco istruiti. Non è stato possibile - e non sarà possibile - riempire le fila dei volontari secondo standard accettabili senza investimenti di base nel welfare sociale.

Warfare-Welfare Nexus

18.11Il libro curato da Obinger, Petersen e Starke si occupa del nesso controintuitivo tra le guerre di massa del XX secolo e le politiche sociali che le hanno accompagnate. La guerra ha stimolato l'espansione dello stato sociale nel 20° secolo... ma probabilmente non lo farà in futuro.

La questione storica, della quale Titmuss ha dato le coordinate, mi interessa meno di quella futurologica, che viene prefigurata nel libro.

Il partito del pop-corn

17.11Si è aperta oggi l'Assemblea nazionale del partito del tanto peggio tanto meglio. Formalizzate le dimissioni del segretario uscente, che però rilancia. Ma ci sono ancora molte incognite. La delegata emiliana Catia Tarasconi da detto Ritiratevi tutti, liberate il Pd. Forse ha ragione. Per ritornare ad essere credibile l'opposizione al governo giallo-verde - non solo il Pd - dovrebbe avere il coraggio di resettare (reinizializzare, se preferite l'italiano all'inglese).

Modificazioni corporee e BDSM

16.11

L'immagine che abbiamo del nostro corpo dipende dalla nostra primitiva relazione con l'Altro e solo di riflesso con gli altri. Le modificazioni corporee sono un'espressione di questa relazione.

Modificare il nostro aspetto, e quindi adeguare l'immagine che abbiamo del nostro corpo all'altro, è un fenomeno sessuale. Nel corteggiamento le modificazioni corporee (la mascherata) hanno grande rilevanza già a livello animale.

L'evoluzione tecnologica consente di estendere oltre misura la nostra possibilità di modificare il corpo. Ciò comporta l'assunzione dei rischi insiti nella tecnologia utilizzata.

Nel BDSM tutti questi fattori vengono utilizzati - più o meno coscientemente - per produrre benessere psichico e piacere fisico. Data la forma peculiare della relazione Master/slave l'utilizzo della tecnologia è necessariamente sottoposto a condizioni. Essenzialmente due: il consenso informato, un adeguato padroneggiamento della tecnologia utilizzata.

Mi manca il riconoscimento dell'altro

15.11Mi manca il riconoscimento dell'altro. Ma, questa mancanza, per quanto sia dolorosa, mi libera dalla necessità della ricerca di consenso e rende fine a sé stesso, cioè universale, tutto ciò che rappresento attraverso la scrittura.

I partiti ostaggi del paradosso di Condorcet

14.11Il principio maggioritario prevede che sia possibile ottenere attraverso il voto una chiara maggioranza, che renda manifesta la volontà popolare. Ma non sempre accade, quasi mai. La maggioranza che si ottiene per mezzo delle leggi elettorali è invece quasi sempre un ripiego, un artifizio contabile, se non il vano tentativo di piegare la matematica.

Forse non sanno più leggere

13.11Trascrivo il commento di HappyFuture all'articolo di Chiara Sarra: Forse Di Maio non si è spiegato, oppure voi non avete capito. La critica ai media è DI STARE CONTRO IL POPOLO. Ma forse non leggete i commenti agli articoli.

PS. Forse i giornalisti non leggono i commenti perché non comprendono più la lingua del popolo.

Lo sfondo hegeliano del liberalismo di Rawls

12.11Secondo Maurits De Jongh il liberalismo politico, ma l'obiettivo è Rawls, sarebbe minato all'origine da una ripulsa del conflitto e quindi da un autoimposto distacco dalle questioni conflittuali. Ovvero, il liberalismo consensuale di Rawls sarebbe viziato da un hegelismo di fondo.

Il ritorno della peste

11.11Sulla facciata laterale del Palazzo dell'Università, ex Collegio dei Gesuiti, subito prima della scalinata che conduce alla vecchia sede della Biblioteca Universitaria di Genova progettata da Mario Labò all'interno della chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio, si può vedere una grande targa dedicatoria in marmo, completamente avulsa dal contesto, sulla quale si legge il nome di un tal Carmine Alfredo Romanzi.

Qui mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe raccontando un aneddoto per mostrare che non è tutto oro quello che luccica.

Ho conosciuto il Romanzi in veste di professore di microbiologia. Erano gli anni che precedono la scoperta del virus dell'HIV e si dismettevano i reparti di isolamento per tubercolotici.

Il professor Romanzi pur ritenendo definitivamente debellate le malattie infettive aveva una teoria sua propria sul futuro della microbiologia. Credeva nel ritorno della Yersinia pestis. Non voglio insinuare che fosse un ignorante, la Storia gli ha dato ragione, ma a modo suo, solo pochi anni più tardi.

Quando leggo sulla stampa gli esperti discettare sulle pandemie di morbillo mi torna in mente il professor Romanzi...

PS. Non mi fraintendete. Nell'accostamento ciò che offende la mia intelligenza non è l'errore materiale, ma il perseguimento di fini economici e di potere personale attraverso l'errore. Soprattutto se questo viene fatto in nome della scienza.

L'industria della ricchezza

10.11L'uno per cento della popolazione mondiale detiene grossomodo il cinquanta per cento della ricchezza mondiale. Il libro di Brooke Harrington si occupa di un argomento rilevante, ma assai poco frequentato: i gestori dei grandi patrimoni.

L'avvento dell'economia degli intangibili

09.11L'avvento dell'economia digitale ha avuto delle conseguenze imprevedibili e comunque molto diverse da quelle sperate in origine.

La tesi centrale del libro di Haskel e Westlake è che gli investimenti intangibili hanno qualcosa di fondamentalmente diverso dagli asset materiali sui quali si è fondato lo sviluppo economico sino ad oggi. I sistemi di misurazione li ignorano. Le pratiche contabili convenzionali non sono in grado di misurarne gli effetti sulla formazione di capitale di lunga durata e di conseguenza non essendo misurabili in termini di proprietà reale non sono neppure tassabili con le leggi attualmente in vigore. Ma questa è solo una delle conseguenze non previste dell'avvento dell'economia immateriale.

Il Dio intollerante e il suo Witz

08.11Alla pagina 64 dell'edizione inglese di Der Rigorismus der Wahrheit: "Moses der Ägypter" und weitere Texte zu Freud und Arendt, che contiene frammenti non autorizzati dai nachlass di Hans Blumenberg, compare un witz crudele. Cito da Google Books:

La traduzione è grossomodo questa:

- Lo sai qual'è il witz tedesco piu' breve di sempre?
- No.
- Auschwitz.

Anche la frase riportata nell'articolo del Corriere della Sera: «La dieta Auschwitz non la faccio manco se mi pagate», che significa semplicemente Non voglio morire di fame ed esprime il disagio di chi è costretto a fare una dieta, è chiaramente un witz, che, però, l'articolista non comprende. La comprensione richiede empatia. Ovvero un patire insieme. Poiché nel witz, nonostante l'apparenza, si patisce.

Segue...

Banalità

07.11In Italia si legge poco e si scrive troppo. Non occorrono statistiche sulle vendite di libri per capire che leggere è inversamente proporzionale allo scrivere. Se si rileggesse ciò che si scrive si scriverebbe molto meno.

Problemi

06.11Coniugare la possibilità di gestire la propria vita come si desidera con l'esistenza di altri individui e quindi con un'autorità esterna a sé stessi alla quale si è costretti ad obbedire, come ad esempio lo Stato, è problematico.

Anche immaginare una società fondata sulla proprietà privata senza un'autorità esterna, come ad esempio lo Stato o qualsiasi suo succedaneo, che la garantisca attraverso la coercizione della libertà altrui è problematico.

Se da un lato questi incagli logici rendono insostenibile la posizione libertaria, dall'altro la rendono necessaria perché pone l'esigenza di un contratto sociale, universalmente accettabile, che dia la possibilità a ciascun individuo di scegliere liberamente la comunità e la legislazione alla quale aderire.

Limiti alla razionalità della scelta democratica

05.11Contro la teoria economica della politica. Qualche appunto da un testo di Alessandro Pizzorno.

Il paradosso del politico

Le teorie utilitaristiche della politica pongono il politico di professione in una situazione ambigua, che Pizzorno definisce così :

Se gli unici benefici previsti dal modello [economico per il politico di professione] sono quelli che conseguono alle politiche prodotte dal sistema dall'apparato di governo, il politico, in quanto tale, non gode di nessuno di essi; egli infatti è un "produttore" e "venditore", non un "compratore" di politiche. Non è ben definita la natura dei benefici che dovrebbe ricevere da quella sua attività, la si chiami "potere", "soddisfazione d'ufficio", o altro; in nessun caso, però, essi sono convertibili (escludendo il caso di corruzione) nei benefici che il sistema produce.

Ovvero, per la teoria economica della politica i benefici di chi svolge attività politica debbono essere, ma - allo stesso tempo - non possono essere, di natura economica. La paradossalità di questo aspetto della teoria - continua Pizzorno - è stata probabilmente celata da due considerazioni

La considerazione di senso comune è che il potere debba essere fine a se stesso, valore da perseguire in quanto tale, motivazione sufficiente dell'azione. Tale considerazione va però ovviamente incontro alle stesse obiezioni sollevabili a proposito dei superamenti ad hoc del paradosso del votante. Se fosse vera, fonte di valore nel sistema politico non sarebbero soltanto le "politiche", cioè la produzione di provvedimenti, e invece l'attività politica sarebbe orientata anche a qualcosa chiamato "potere fine a se stesso", e la teoria che stiamo esaminando sarebbe tutta da rivedere.

L'altra considerazione è che "potere", nella teoria politica, si presenta come concetto analogo a quello di "profitto" nella teoria economica. Senza aver lo spazio qui per ricordare le difficoltà che anche nella teoria economica solleva il concetto di "profitto", per il nostro caso basta osservare che i profitti sono convertibili in utilità (consumi); il potere, secondo questa teoria, no. I due obiettivi posti alle azioni previste dal modello non sono quindi misurabili con lo stesso criterio.

...

Il "paradosso del politico" è passato in genere inosservato, salvo un tentativo di appianare le difficoltà che esso solleva compiuto da Wittman. [12] Al modello downsiano che assume i partiti (cioè i "politici raggruppati") come orientati unicamente a massimizzare i voti, e disinteressati ai programmi (si propongono programmi per andare al potere, non si va al potere per realizzare programmi), Wittman contrappone due modelli, in entrambi dei quali i partiti si pongono come scopo quello di realizzare i programmi, vincere le elezioni essendo soltanto un mezzo a quel fine. Nel primo dei due modelli i partiti competono tra di loro, e hanno come interesse lo stesso interesse dei loro votanti; cioè un partito coincide con i suoi votanti, non c'è mediazione dei politici. Nel secondo modello, i partiti tendono oligopolisticamente a colludere tra di loro, a spese degli interessi degli elettori (e un sistema multipartitico tende quindi a comportarsi come uno monopartitico). Si spiegherebbe così come mai in più di un caso i partiti americani non hanno scelto il candidato che le inchieste mostravano avere maggiore probabilità di vittoria contro il candidato avversario, bensì il candidato più atto a eseguire il programma del partito.

Ponendo però la realizzazione delle politiche (dei programmi) come scopo dell'azione dei politici, due sono i casi: o si fanno coincidere i politici con i votanti, e allora si va incontro, ancora più palesemente che per l'altro modello, all'obiezione valevole per il free rider nei beni pubblici. O si considera che i politici in quanto tali sono interessati a realizzare certe politiche, e allora si abbandona l'idea di utilità e si introduce quella di interesse simbolico (le politiche realizzate come simbolo di vittoria di gruppo, o di parte; o simbolo di passi compiuti verso una società migliore, e simili).

Teorie simboliche della politica

L'alternativa alle teorie utilitarie è rappresentata dalle teorie simboliche della politica. Sulla descrizione di queste teorie non mi soffermo, ma vado direttamente alle interessanti quando inquietanti conclusioni del saggio.

La concezione che è stata proposta in filigrana in questo saggio considera piuttosto la democrazia politica come forma di controllo di una società in cui certe risorse sociali essenziali (quali la proprietà dei beni capitali e del lavoro, e la facoltà di identitucazione religiosa) sono sfuggite al potere amministrativo-militare. Per riparare a questa disgiunzione una nuova attività sociale si è assunta il compito di politicizzare le identificazioni collettive, cioè di coinvolgerle nei destini del potere amministrativo-militare. In questo modo sono dovuti emergere procedure, riconoscimenti reciproci, negoziati, che hanno ridotto la minaccia di antagonismi dirompenti e hanno fatto di nemici giocatori. La solidarietà procedurale cosi costituitasi ha permesso di definire come nemici o quelli che si trovano all'esterno dei confini territoriali o quelli che non vengono considerati sufficientemente responsabili da essere ammessi al sistema.

Se la democrazia è niente più che un insieme di meccanismi di controllo sociale, perché accettarla altro che come un espediente? La risposta è che c'è un valore che solo essa permette di realizzare: non è quello della libertà di scelta di politiche (che abbiamo dimostrato illusorio), ma quello della libertà di identificazioni collettive. Cioè il diritto che queste non vengano annullate, o anche solo determinate, dal potere dello stato nazionale. Questa libertà, nella nostra ipotesi, è nata come soluzione conveniente nel momento in cui le identificazioni tradizionali si dissolvevano o indebolivano.

Era un modo di riappropriarsi dei termini di una socialità minima, da parte di popolazioni che mentre erano incitate ad approfittare delle condizioni dell'individualismo più selvaggio, o a subirle, erano poi affidate al controllo di apparati di amministrazione statale non ancora attrezzati ai compiti di controllo capillare. Quella libertà, nata come strumento, è diventata valore. D'altra parte, i governi delle società contemporanee hanno sviluppato strumenti di controllo più efficaci di quelli affidati al libero gioco e ai reciproci riconoscimenti delle parti sociali e fanno sempre più affidamento su quelli. Da qui l'impressione, per più d'uno che cerca di operare seriamente in politica, di muoversi come sulla scena di un teatro.

L'idea di determinismo causale

04.11Se ammettiamo che la conoscenza delle cause sia l'oggetto della scienza allora la scienza ha un orizzonte limitato dal principio di causalità: tutto ciò che accade presuppone qualcosa a cui esso succede secondo una regola. Ma, per effetto della stessa attività scientifica guidata dal principio di causalità siamo portati a constatare che l'idea di causa, in fisica, non si identifica sic et simpliciter con quella di determinismo. Ne segue che, sebbene sia dalla natura della cosa che l'abbiamo appresa, dobbiamo ammettere che l'idea di determinismo causale, così come ce la rappresentiamo, non appartiene alla natura della cosa bensì al nostro modo di conoscere.

Una sequenza temporale è una sequenza logica

03.11Una sequenza logica è sempre una sequenza temporale. Mentre una sequenza temporale non sempre è una sequenza logica. Eccetto che per Hegel e me.

La citation c'est le phallus

02.11L'elemento formale della citazione - dice Antoine Compagnon - è la ripetizione delle parole altrui. Come tale dipende, secondo le categorie platoniche, dalla mimésis, e non può che essere assimilata ad un simulacro. Ovvero, si può dire, la citazione è un simulacro, esattamente come lo è il fallo.

Se lo preferite la metafora si può anche capovolgere. Lesbian-dick è il fallo come significante fluttuante che non ha un terreno su cui riposare. Né ritorna al corpo maschile, non ne trae origine, né fa riferimento ad esso, i Lesbian-dicks sono il simulacro finale. Occupano lo status ontologico del modello, adeguano il privilegio e si rifiutano di riconoscere un'origine al di fuori della propria autoriflessività. Così Lynda Hart. Il fallo non è la citazione del pene.

Concluderò metonimicamente con una citazione dal Dictionnaire di Pierre Bayle che include a sua volta una citazione:

Ajoutez à cela que c'était la coutume des Orientaux , de consacrer des figures d'or des parties du corps dans lesquelles ils avaient été incommodés. On en trouve un exemple dans le Ier livre de Samuel, ch. VI, vs. 4. Adonis, ayant été blessé dans l'aine, et étant guéri de sa blessure, il consacra un phallus d'or....

Difficile trarre una morale da tutto questo. La nostra conoscenza di ciò che è stato scritto nell'antichità, e non solo, è quasi sempre di seconda mano, cioè deriva esclusivamente dalle citazioni che altri autori ne hanno fatto nelle proprie opere e non abbiamo alcuna certezza di cosa nasconda il simulacro.

La cittadinanza alla prova

01.11Dalle poche pagine che ne ho letto mi sembra un libro che si propone di affrontare, meritoriamente, ma confusamente, le contraddizioni tra valori etnici e valori civici nelle democrazie occidentali. Gli ebrei sono la cartina di tornasole di queste contraddizioni.

Determinismo e indeterminismo nella storia

31.10Se votare cambiasse qualcosa, sarebbe proibito da tempo. Si dice.

La Cancelliera Angela Merkel, alla quale viene imputato di aver accolto nel 2015 un milione di profughi siriani, dopo la sconfitta della CDU nelle elezioni regionali in Assia e della CSU in Baviera, ha annunciato che al termine del mandato non si ricandiderà. Se è così allora votare cambia qualcosa.

Ma, la guerra che ha determinato l'esodo dei siriani dalla loro patria è a sua volta l'effetto di un aumento del prezzo del grano nel 2010, che ha provocato insurrezioni popolari in tutti i paesi arabi, e che in Siria si è combinato con gli esiti politici e militari dell'invasione dell'Iraq da parte dell'Esercito degli Stati Uniti.

In 12 mesi, da giugno 2010 a giugno 2011, il solo prezzo dei cereali è cresciuto del 71% (in questo stesso periodo, tale aumento ha contribuito a generare una condizione di nuova povertà per 44 milioni di persone). ※

Se ammettiamo, almeno per ipotesi, che anche la Grande recessione iniziata nel 2007 negli Stati Uniti, alla quale sono imputabili le oscillazioni del prezzo dei cereali nel periodo 2007-2011, sia in gran parte dovuta agli esiti inflattivi della guerra in Iraq si può, almeno per ipotesi, ritenere che l'onda lunga di una lontana decisione del complesso militare-industriale americano abbia avuto riflessi destabilizzanti sulla democrazia europea.

Se però consideriamo il fatto che l'elezione di George Walker Bush a 43° Presidente degli Stati Uniti d'America, viziata da un conteggio approssimativo dei voti, è stata determinante nella decisione di invadere l'Iraq si torna direttamente alla casella di partenza senza passare dal via.

Perché c'è qualcosa piuttosto che nulla?

30.10La domanda perché esiste qualcosa piuttosto che nulla, niente di più di una riformulazione della domanda sull'eternità del mondo, ha una risposta aperta. Per questo motivo da sempre interroga i filosofi e si nega agli scienziati.

L'hanno chiamato Mose

29.10Oggi acqua alta a Venezia.

L'inconscio, un'ipotesi pericolosa

28.10Alain ha una pessima opinione dell'inconscio freudiano. Gli è estraneo e non lo comprende. L'inconscio per Alain non è però una finzione, è il corpo.

L'inconscient est donc une manière de donner dignité à son propre corps; de le traiter comme un semblable; comme un esclave reçu en héritage et dont il faut s'arranger. L'inconscient est une méprise sur le Moi, c'est une idolâtrie du corps.

Opinione discutibile, ma non banale.

Il diavolo si nasconde nei pregiudizi

27.10Alcuni recenti articoli di Ugo Colombino e Nizamul Islam offrono un interessante confronto degli effetti fiscali e comportamentali di alcune discusse proposte di politica sociale: il cd "reddito di cittadinanza" M5S + Lega, il Reddito di inclusione e la proposta dell'Istituto Bruno Leoni.

Secondo Colombino e Islam queste politiche appartengono genericamente alla classe dei meccanismi di redistribuzione del tipo dell'imposta negativa sul reddito e, in quanto tali, pur non prevedendolo esplicitamente, possono essere interpretate come versioni del reddito di base incondizionato.

Inoltre i lavori di Colombino e Islam identificano dei pacchetti ottimali (cioè di massimizzazione del benessere sociale) che combinano - a diversi livelli - reddito di base e imposta fissa, i cui risultati, a grandi linee e con le riserve del caso, coincidono con le mie ipotesi di partenza per l'implementazione di un reddito universale di base incondizionato.

Qui voglio solo osservare che: fissare una soglia di esenzione scollegata dall'aliquota d'imposta e dal reddito minimo redistribuito rende il calcolo arbitrario.

Occorre avere sempre a mente che quando si parla di sperimentazione scientifica applicata alla politica sociale il diavolo si nasconde nei pregiudizi.

Questa domanda non ha una risposta semplice

26.10In che modo il contenuto del libro Anti-Judaism: The Western Tradition del medievista americano David Nirenberg si è trasformato nel contenuto del libro di Bettina Stangneth Eichmann vor Jerusalem: Das unbehelligte Leben eines Massenmörders ?

...

Prima di svolgere il mio discorso, al fine di evitare fraintendimenti, poiché sarò critico nei confronti della tesi di Nirenberg, desidero premettere che la sua argomentazione è rilevante ai fini della mia argomentazione.

Anche io penso, come Nirenberg, che l'antigiudaismo sia una potente struttura teorica utile per comprendere il comportamento dell'essere sociale e quindi dare senso al mondo.

La causa dell'antisemitismo ed ancor prima dell'antigiudaismo è nella specificità e persistenza della separatezza ebraica. Con questo non intendo dare un giudizio di valore su chi, da una parte o dall'altra, si è fatto propugnatore o artefice della genesi e del mantenimento di questa separatezza. Neppure considero questa separatezza un fatto ontologico. Penso invece che la separatezza in sé, cioè la resistenza all'assimilazione, sia il problema posto ab origine dal giudaismo.

Poichè, come sarà chiaro a chi mi ha letto, ritengo la separatezza un valore e sostengo la disgiunzione ovvero la separatezza fra gruppi ideologicamente non omogenei di popolazione, il fatto che questa sia, o possa essere considerata, un problema per la convivenza è rilevante per le mie convinzioni.

Che cosa rende la separatezza un problema? In prima battuta sarei portato a dire: è un problema di regole. L'assenza di regole di interconnessione sufficientemente forti e vincolanti, riconosciute da tutti i gruppi è certamente causa di conflitti e instabilità. Paradossalmente una situazione nella quale le regole si indeboliscono e vengono meno alla loro funzione è proprio la condizione di assimilazione. L'antigiudaismo divampa ogniqualvolta si pongano o ci si avvicini alle condizioni che rendono possibile l'integrazione giuridica e l'assimilazione degli ebrei.

Ne segue che l'assimilazione, coincidendo con la separatezza, richiede la strutturazione di regole sovraordinate, riconosciute atte a regolare i rapporti tra i gruppi sociali. Queste regole delimitano la tolleranza.

To link or not to link

25.10Quando devo decidere se completare una citazione con un uRL sono assalito dal dubbio che si tratti di un lavoro inutile, tanto precaria è l'esistenza dei collegamenti in rete. Il DOI non è ancora una soluzione universalmente accettabile se ha bisogno di un DOI resolver che può essere irraggiungibile perché il link è bad.

Il DOI è utile per tracciare i contenuti digitali in rete. Grazie al DOI sono stati infatti realizzati dei servizi web chiamati DOI resolver che reindirizzano alla risorsa digitale presente in rete. Un esempio di questo servizio è presente sul sito di Crossref.org.

Questo quello corretto - search.crossref.org - Ma solo per ora.

Tralascio invece la questione dell'utilizzo degli uRL per migliorare (o peggiorare) il posizionamento nei motori di ricerca, ché francamente mi interessa poco.

C'è poi la questione della proprietà dell'uRL ! Qualche giurista buontempone e qualche politicante prezzolato vorrebbero estendere il regime delle recinzioni non solo allo spazio virtuale, il che sebbene sia discutibile ha innegabilmente una sua logica, ma anche al collegamento ipertestuale considerato come una protesi della mia proprietà, alla quale non si può accedere senza il mio preventivo consenso e l'eventuale pagamento di un pedaggio.

Eppure l'interconnessione delle reti telematiche mondiali e la creazione all'interno di questa rete fisica di uno spazio virtuale attraverso l'invenzione del collegamento ipertestuale è l'innovazione che più ha influito sulla vita concreta degli esseri umani negli ultimi decenni. E nessuno di noi ha dato il suo consenso affinché ciò avvenisse, ma è avvenuto.

Tenete a mente quest'ultima frase. Le sue implicazioni sono molto più rilevanti di quanto si immagini. Ogni modificazione di uno stato di fatto implica una modificazione dei rapporti esistenti in quello stato. Ogni modificazione di uno stato di fatto implica una modificazione delle mie proprietà. Se si ammette che ciò possa avvenire senza il mio consenso significa che chiunque può modificare le mie proprietà senza il mio consenso semplicemente producendo modificazioni dello stato di fatto esistente.

P.S. Per tutti questi motivi, in linea di massima, non espliciterò più link esterni. Dopotutto, con l'aiuto dei motori di ricerca e un pò di pazienza, i normali riferimenti bibliografici sono più che sufficienti per trovare qualsiasi documento presente in rete. Purché sia presente...

Un parlamento costituente

24.10Forse inaspettatamente il parlamento eletto il 4 marzo 2018 potrebbe rivelarsi un'assemblea costituente. Se ciò avvenisse sarebbe una imprevista dimostrazione di vitalità del metodo democratico.

Mi sono accorto tardi

23.10Mi sono accorto tardi dell'importanza della sequenza temporale nell'elaborazione del pensato. Sono stato condizionato, come tutti, dalla forma dell'istruzione scolastica che separa arbitrariamente il pensato per materie. La mente non separa, ma, originariamente, tende a collegare tutti i contenuti senza distinzione di ambiti.

Per questo motivo l'edizione tematica dei Cahiers di Paul Valery curata da Judith Robinson per la «Bibliothèque de la Pléiade» e tradotta in Italia per i tipi di Adelphi non può sostituire l'edizione in facsimile, sebbene questa sia illeggibile.

Il masochismo come techne erotica

22.10Il masochismo funziona acquisendo il controllo delle tecnologie che producono soggettività e sviluppando elaborate strategie atte a padroneggiare il dissolvimento di specifiche identità socialmente accettate. Queste strategie mirano selettivamente a pervertire le tecnologie disciplinari che la nostra cultura utilizza nel suo funzionamento quotidiano.

Il sadomasochismo produce soggettività attraverso la messa in atto di una elaborata tecnologia sessuale che si basa sulla scomparsa - e la controllata riapparizione - del soggetto.

Le società che sviluppano tecnologie politiche per controllare e disciplinare i corpi dei loro soggetti devono considerare la possibilità che gli individui mettano a disposizione queste tecnologie per usi alternativi. Questo è ciò che accade nel masochismo, che si basa su stereotipi di violenza e tecnologie di controllo convertite in tecnologie di piacere. Il masochismo perpetua questi stereotipi, ma lo fa in forma di parodia. Simula la disciplina attraverso una conoscenza tecnica dei meccanismi disciplinari e del modo di applicarli alla produzione di piacere.

Il gioco masochistico con la sua parodia della disciplina e del potere rende possibile la scomparsa del soggetto come forza produttiva trasformandosi in una sorta di macchina dell'identità. È questa scomparsa di sé che il masochista si sforza di raggiungere, e che spesso è stata fraintesa in termini di pulsione di morte. Nella sua modalità postmoderna, il masochismo non riguarda la morte, ma la sparizione dell'identità.

Così definito il masochismo è una techne erotica nel senso più vero del termine. Il corpo del masochista è intrappolato in un tiro alla fune tra tecnologie che vogliono renderlo produttivo e altre che cercano di costringerlo a produrre piacere sessuale.

In un'intervista del 1982, Foucault ha descritto S & M come l'erotizzazione delle relazioni strategiche. In questa prospettiva, il potere può essere appropriato per produrre esperienze di piacere fisico rimuovendolo dalle istituzioni in cui circola e in cui l'identità è rigorosamente codificata. Foucault sostiene che il sadomasochismo si appropria dei rapporti strategici del potere sociale e li rimuove dal loro fondamento istituzionale, dissolvendo la loro rigidità. Certo, ci sono ruoli, ma tutti sanno bene che quei ruoli possono essere invertiti o, anche quando i ruoli sono stabilizzati, sai bene che è un gioco.

Leggendo il sadomasochismo come un gioco, Foucault rifiuta l'economia dello scambio che ridurrebbe i gesti sadomasochistici ai significanti dell'aggressività, della sessualità e della morte nascosti nell'inconscio.

Non penso che questo movimento di pratiche sessuali [sadismo / masochismo] abbia qualcosa a che fare con le rivelazioni o la scoperta delle tendenze S/M nel profondo del nostro inconscio, e così via. Penso che S/M sia molto più di questo; è la vera creazione di nuove possibilità di piacere, di cui la gente non aveva idea in precedenza. L'idea che S/M sia collegata a una violenza profonda, che la pratica S/M sia un modo per liberare questa violenza, questa aggressione, è stupida. Quello che stanno facendo queste persone non è aggressivo; stanno inventando nuove possibilità di piacere attraverso l'erotizzazione del corpo.

Questa tecnologia del piacere assume la forma di una nuova cultura, che può essere meglio compresa come fenomeno sociologico. Invece di considerare l'identità come l'esecuzione socialmente sanzionata e istituzionalmente codificata dei desideri nascosti fondamentali, Foucault vede il desiderio come il prodotto delle prestazioni sessuali. Dobbiamo creare un nuovo piacere e poi forse il desiderio seguirà. Ciò significa che la lotta per la sessualità non è una lotta per la vera espressione del desiderio.

Il masochista simula il regime disciplinare da cui viene prodotta la sessualità. E ciò che il masochista produce non è la sessualità nel senso comune della parola, ma sessualità simulata, o nelle parole di Foucault una desessualizzazione del piacere. Il masochista si serve della codifica dell'identità culturale per inquadrare un campo di gioco, in cui i rapporti che dobbiamo avere con noi stessi non sono quelli dell'identità, ma della differenziazione, della creazione, dell'innovazione. Proprio come, nelle parole di Weinberg, ciò che potrebbe apparire come un estraneo essere violenza viene così trasformato in finzione o in una sorta di comportamento ludico, potremmo anche descrivere questo processo come trasformazione della disciplina in piacere. Quando la scena sadomasochista simula la realtà, simula il funzionamento della disciplina, ma la simulazione stessa è sufficiente a trasformare la qualità oppressiva della disciplina in piacere. Secondo Wetzstein, questa è l'essenza della scena sadomaso.

Democrazia e welfare

21.10Determinare il rapporto esistente tra democrazia e welfare è un compito estremamente arduo (Castles et al. 2010). Non è sufficiente calcolare semplicemente l'ammontare totale di spesa sociale publica in percentuale del prodotto interno lordo.

L'analisi più accurata di ciò che dovrebbe essere considerato e ciò che dovrebbe essere escluso per arrivare alla spesa netta per il welfare è lo studio di Willem Adema e Maxime Ladaique. Analizzando questi dati si può constatare che le spese sociali della forma consensuale della democrazia sono di circa il 5% più alte di quelle della forma maggioritaria della democrazia. Se i dati corrispondono alla realtà ne segue che quanto più ci si avvicina alla forma pura della democrazia tanto più ci si avvicina allo Stato sociale.

Cum - Ex

20.10Questa la notizia. Diverse decine di miliardi di euro sembra siano state sottratte al Tesoro tedesco - e non solo - attraverso una truffa estremamente fantasiosa - scambiando azioni con (cum) e senza (ex) dividendo - escogitata da un esperto fiscalista, Hanno Berger, riparato da qualche tempo in Svizzera.

Difficilmente queste operazioni si possono mettere in atto senza la complicità delle banche. Sembra che tutto sia partito dall'australiana Macquarie Bank, per coinvolgere il Banco Santander e altre banche sparse per l'Europa. Naturalmente tra queste, in prima fila, non poteva mancare Deutsche Bank.

Questo il commento. Si rimprovera agli italiani un'inclinazione all'evasione fiscale, ma i tedeschi quando ci si mettono non scherzano e fanno le cose decisamente in grande.

Di fronte a questa notizia la sceneggiata di Pierre Moscovici con la lettera in mano, che vaga per le strade di Roma alla ricerca di un destinatario, mi sembra cadere nel ridicolo. Ma voi potete pensare quello che volete.

Cul-de-sac

19.10La Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker si è infilata nella trappola preparata da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Quale che sia il suo comportamento l'Europa diventerà il capro espiatorio della crisi economica e politica italiana ed europea. Immaginate la campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle e della Lega alle prossime elezioni europee: "Abbiamo dovuto aumentare l'IVA perché ce lo ha imposto l'Europa!" E così via...

Concordo con l'opinione espressa ieri sera da Massimo Cacciari nel programma condotto da Lilli Gruber su la7. L'Europa non deve dare alibi ai cosiddetti sovranisti.

Da mesi vado insistendo: Europa ti scongiuro. Istituzioni europee siete già abbastanza mal messe per conto vostro, siete già abbastanza poco credibili, siete già abbastanza sfiduciate, ci sono le elezioni europee tra qualche mese, cerchiamo di non fornire alibi a sovranisti e nazionalisti, lasciate che facciano - virgolette - i mercati, non dategli alibi, non fate in modo che si vada alle elezioni con costoro che dicono "Ah, l'Europa cattiva ci ha impedito il reddito di cittadinanza, ci ha impedito di rivedere la fornero, ecc. ecc. ecc." La manovra è una manovrina, diciamocelo.

Lo spread è sensibile al disaccordo. Gli speculatori sentono l'odore del sangue ed aspettano solo il cenno di qualcuno che dia il via allo scontro per intervenire. Per questo la responsabilità che si è assunta la Commissione europea stuzzicando gli spiriti animali del mercato è gravissima.

La profezia di Keynes

Gli uomini sono responsabili delle proprie azioni, anche quando sbagliano in buona fede. Ma, la loro responsabilità è assai maggiore quando ignorano la storia e non fanno tesoro dell'esperienza.


Alfredo Casella, Serenata op. 46 per clarinetto, fagotto, tromba, violino e violoncello; nei tempi: Marcia, Notturno, Gavotta, Cavatina, Tarantella. La composizione ha ricevuto grandi consensi dai contemporanei, ma è pressoché sconosciuta al pubblico e agli interpreti moderni.

Se

18.10Se la parola democrazia significa ancora qualcosa occorre dare una spiegazione non retorica all'ostilità delle organizzazioni sovranazionali al contenuto, tutto da verificare, delle indiscrezioni di stampa sulla manovra del governo italiano, che peraltro dovrebbe seguire le indicazioni (buone o cattive che siano) della maggioranza degli elettori italiani.

Il denaro è un prodotto della mente matematica

17.10Finanza è un termine polisemico, che si definisce solo all'interno del contesto nel quale viene usato. Intesa come tecnologia relativa alla manipolazione della ricchezza, l'attività finanziaria, la finanza è la creazione di denaro attraverso la logica, la matematica, gli algoritmi. Questa definizione non compare in Money Changes Everything: How Finance Made Civilization Possible di William N. Goetzmann, almeno non direttamente e in questa forma, ma pervade comunque tutto il libro.

Il denaro è un prodotto della mente matematica. Il potere della finanza è legato alla capacità di trasportare valore economico da un luogo ad un altro, avanti e indietro lungo la linea del tempo. Questo può avvenire solo attraverso l'unità di conto, il denaro appunto, ed il calcolo. La cosa straordinaria in tutto questo è che il calcolo non solo sposta denaro, lo produce dal nulla.

Decisioni catastrofiche

16.10Nell'immediatezza degli eventi la decisione di evacuare gli abitanti delle case in prossimità del Ponte Morandi e di chiudere al transito tutte le strade che lo intersecano era obbligata.

Se, però, questa decisione permane, senza che vi siano evidenze, non solo potenziali, di un crollo di quanto rimane del ponte, determinando un rilevante danno economico alla città ed ai suoi abitanti si pone un problema.

In un'economia di mercato la decisione di ridurre le spese di esercizio per massimizzare il profitto rappresenta un comportamento obbligato.

Se, però, per diminuire le spese si decide di ridurre oltre certi limiti la manutenzione di un importante fattore di produzione e questa decisione determina un evento catastrofico si pone un problema.

I casi qui rappresentati sono interessanti sotto molti aspetti. Da una parte c'è un decisore, il commissario di governo o l'amministratore delegato, che è ha l'autorità per imporre la sua decisione, ma non ha la competentenza necessaria per stabilire con cognizione di causa quale decisione prendere e quindi deve rivolgersi a degli specialisti. Dall'altra parte c'è uno specialista che ha la competenza necessaria e quindi di fatto prende la decisione, ma non ha l'autorità per attuarla. Poiché gli interessi del decisore e degli specialisti possono non coincidere, si ipotizza che in presenza di complessità questo sostanziale sdoppiamento del decisore sia causa di decisioni catastrofiche.

C'è scienza e scienza

15.10Le industrie si sono infiltrate nel sistema di produzione della conoscenza. La ricerca scientifica sponsorizzata dalle industrie differisce nei risultati da quella finanziata in altro modo.

Immaginate di essere il direttore del personale

14.10La teoria dei giochi è una scienza relativamente giovane che ha già fornito molti contributi utili anche dal punto di vista pratico. Sebbene gran parte del pensiero strategico continui ad essere un'arte pratica che pone dei problemi da risolvere caso per caso, come ogni scienza può essere espressa in un linguaggio hard, astratto, matematico e in un linguaggio soft, divulgativo. Il libro di Avinash Dixit e Barry Nalebuff espone appunto l'estesa e complessa casistica della teoria dei giochi con un linguaggio piano e divulgativo.

Immaginate, ad esempio, di essere il direttore del personale di una multinazionale e dovete assumere giovani brillanti e con un innato talento manageriale. Avrete bisogno di strumenti che vi permettano di selezionare i candidati più meritevoli.

Escluse le lettere di raccomandazione, Dixit e Nalebuff vi propongono di utilizzare come signaling per lo screening il costo del master biennale in economia aziendale (MBA) stimato in circa 200.000 dollari (tenendo conto delle tasse di frequenza e dello stipendio non percepito).

In che modo l'elevato costo dell'MBA vi permettere di riconoscere nei candidati il talento manageriale che vi consentirà non solo di compensare la traslazione dei costi ma anche di aumentare i profitti dell'azienda?

La risposta è : l'MBA funziona come discriminante perché il suo costo reale è inferiore per i candidati più dotati.

Immaginate che chiunque abbia simili qualità sia sicuro di superare gli esami e ottenere l'MBA; gli altri invece hanno solo il per 50 cento di possibilità di farcela. Ora immaginate di offrire un po' più di 90.000 dollari, diciamo 100.000 dollari, al titolare di un MBA. Per il candidato realmente capace varrà la pena iscriversi e otterrà il titolo. Quello meno dotato, invece, ha un 50 per cento di possibilità di conseguire l'MBA e ottenere un compenso di 100.000 dollari annui, e un altro 50 per cento di possibilità di non riuscirci e di dover ripiegare su un lavoro con una retribuzione di 50.000 dollari all'anno. Con una possibilità di appena il 50 per cento di raddoppiare lo stipendio, un MBA frutterebbe una media di solo 25.000 dollari oltre allo stipendio, una cifra insufficiente ad ammortizzare in cinque anni le spese sostenute per ottenere il master. Perciò al candidato meno capace non conviene iscriversi all'MBA. [※ p. 294]

Intendiamoci, nella realtà non funziona esattamente così. Gli autori riducono di molto le variabili considerate, il ché pone dei limiti alla capacità predittiva della loro tesi, ma la dimostrazione ha comunque un certo fascino.

Segui le tracce

13.10

La négation de l'idée de l'irresponsabilité conduit à l'affirmation de trois inventions morales: la liberté, l'égoïsme et la providence. Trois inventions qui posent aux philosophes des problèmes insolubles, des contradictions dont il n'est pas possible de sortir: trois faux problèmes, parce qu'il n'y a pas de liberté, pas d'égoïsme, pas de providence, — au sens moral du mot, s'entend. [..] La notion d'égoisme ne cesse de poser à la pensée un problème insoluble: ceci provient de ce qu'il est mal posé parce qu'on a pris l'habitude morale d'essayer de le comprendre en l'opposant à l'altruisme, habitude dont il faut nous défaire si nous voulons comprendre l'essence de l'égoïsme. En effet «égoïsme» (au sens moral) et altruisme se ressemblent en ce qu'ils affirment, l'un et l'autre, un mérite. La seule différence provient de ce que les premiers rapportent ce mérite à eux-mêmes, et que les seconds l'attribuent plus volontiers à autrui; différence de taille, dira-t-on. Peut-étre, mais pas suffisante pour les séparer définitivement à nos yeux: en fait, l'altruisme nous apparaît très voisin de l'égoïsme, et même se confond avec lui, si on leur oppose une conception tragique des valeurs. Altruisme et égoïsme repoussent en effet cette conception tragique, et pour une même raison: refuser une vision pure de l'altérité telle qu'elle existe en réalité, s'illusionner sur le sens de la communion humaine, refuser de contempler l'autre en tant qu'autre, parce que cette vision de la solitude de l'ego effraie.

La forma della curva dell'imposta

12.10La forma della curva delle imposte è dipendente dalla forma della curva di distribuzione del reddito.

Ma anche. La forma della curva delle aliquote d'imposta dovrebbe essere costruita in funzione dalla forma della curva di distribuzione del reddito reale in quel dato momento.

O meglio. Equità vorrebbe che struttura delle aliquote d'imposta sia determinata in funzione della forma della curva delle imposte che si vuole ottenere, che, a sua volta, dipende dalla forma della curva di distribuzione del reddito in quel dato momento.

Perché i liberali odiano il popolo?

11.10Se, come dice Zielonka, nella Polonia già governata dall'attuale Presidente del Consiglio europeo, Donald Franciszek Tusk, gli ospedali non hanno l'aria condizionata e le banche sì, allora sorge legittimamente il dubbio che il liberalismo non sia una cosa buona per il popolo.

Se è pur vero che il liberalismo non costituisce un fenomeno unitario e coerente, la prova di sé che ha dato nell'ispirare la governance dell'Unione Europea viene percepita dalla maggioranza dei governati come univocamente reazionaria ed assolutamente insoddisfacente.

Non riesco ad immaginare un rimedio di matrice liberale diverso da un'evoluzione secessionista [ecc. ecc.] alla situazione di progressiva disintegrazione dell'UE e non mi pare che il «neomedievalismo» di matrice althusiana, auspicato da Zielonka, con il rafforzamento di attori politici intermedi, come le città, le regioni e le organizzazioni non governative (ONG), sia concettualmente diverso dal ritorno al puro e semplice nazionalismo.

Chi difenderà Israele da sé stesso?

10.10La costruzione dello stato di Israele non fu né laica né universalista - dice Eva Illouz - sin dall'inizio gli ebrei immigrati dai paesi arabi, i mizrahì, furono discriminati rispetto agli ebrei provenienti dall'Europa occidentale e orientale ai quali apparteneva l'élite sionista assegnando loro le terre meno pregiate ed i lavori più umili e meno retribuiti.

Quando il leader del movimento revisionista di destra Menachem Begin aprì ai mizrahì questi fecero quello che qualsiasi soggetto razionale avrebbe fatto: votare per il partito di Begin. Questo fu il big bang della politica israeliana. I mizrahì sostennero Begin e da allora non hanno mai abbandonato la nuova orbita politica da lui creata.

Accogliendoli come ebrei, Begin aveva creato le condizioni di una politica che si rivolgeva a tutti gli israeliani in quanto ebrei, che sarebbe diventata maggioritaria ed egemone nel paese.

L'incredibile cecità dei dirigenti laburisti di fronte al ruolo giocato dall'esclusione dei mizrahì nella distruzione della sinistra e nella radicalizzazione della destra perdura ancora oggi.

Allegoria. Chi difenderà Israele da sé stesso?

Violenza virtuosa

09.10Mentre la maggior parte delle spiegazioni tende a supporre che la violenza derivi da un fallimento nell'agire morale, Fiske e Rai rilevano come in realtà la violenza sia motivata prevalentemente da [con] sentimenti morali.

Le persone ricorrono alla violenza perché i loro codici morali lo richiedono e la violenza si perpetua perché chi compie un atto violento sente che non commetterlo sarebbe moralmente sbagliato. La stragrande maggioranza di coloro che commettono violenze in tutto il mondo usano la brutalità per "creare rapporti giusti".

Se le osservazioni che ci propongono Fiske e Rai sono corrette non significa solo capovolgere il ruolo della morale nella determinazione causale delle nostre azioni ma anche darle importanza. Con quel che segue.

Chi non ne sia convinto può comunque obiettare che la giustificazione morale potrebbe essere semplicemente una copertura di altre motivazioni più profonde...

Il fascino intrinseco del male

08.10La ricerca di sensazioni eccitanti per sfuggire alla noia può produrre atti violenti? Lo psicologo sociale Roy Baumeister spiega il BDSM come un modo per dimenticare se stessi. Secondo questa interpretazione il masochismo sarebbe un insieme di tecniche per aiutare le persone a perdere temporaneamente la propria identità.

L'evasione dalla realtà attraverso le pratiche del sadomasochismo formalizzato (BDSM) sarebbe - secondo Baumeister - una risposta alle stressanti richieste poste dalla struttura altamente elaborata dell'ego occidentale moderno.


Nocturne; Ancienne chanson allemande; La chasse; Choeur dansé; Chant populaire; Un Choral.

La sinistra non ha compreso il popolo

07.10La sinistra italiana non ha compreso il popolo perché era guidata da una élite intellettuale borghese che nulla aveva in comune con il popolo. Questo mi sembra in sintesi il significato dell'editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corsera di oggi.

Postilla. Ormai da decenni la sinistra è guidata da una mediocre burocrazia di partito...

Zone liminari e di esclusione

06.10L'ultimo numero della Rivista di estetica è dedicato ad un argomento originale e di difficile definizione: le zone liminari e di esclusione culturale. L'esistenza di zone di esclusione è un effetto dei processi di espulsione degli elementi problematici dal campo dell'attualità culturale. In questo senso la repressione culturale può essere paragonata a quella psicologica. Secondo alcuni autori esisterebbe un legame tra i processi di repressione in psicoanalisi ed i processi di esclusione nella teoria dell'esclusione culturale e delle zone di frontiera.

Studiando la memoria culturale e le pratiche di "oblio" e "ricordo" si incontra un'intera gamma di fenomeni senza nome e per così dire culturalmente "illegittimi". La zona di esclusione, detta anche zona di alienazione, istituita intorno alla centrale nucleare di Chernobyl ne fornisce l'immagine visivamente più efficace in termini topografici.

L'articolo di Alexander Chertenko si occupa degli esperimenti di vivisezione umana a partire dai racconti Der Verdacht di Friedrich Dürrenmatt e Flughunde di Marcel Beyer intesi come testimonianza di una Chernobyl intellettuale.

Uccidere è una faccenda umana

05.10Punire l'omicidio con la reclusione significa considerare la morte un'illusione. Solo la pena capitale restituisce realtà alla morte.

Recentemente, un gruppo di tedeschi in visita in Nuova Zelanda discuteva dei diritti umani. Qualcuno citò il diritto alla vita. Si fece improvvisamente avanti un vecchio professore universitario maori che disse: Ma che sciocchezza! Uccidere è una faccenda umana. Intendeva dire: "Fa parte dell'essere umano compiere qualche uccisione". Erano tutti scandalizzati, nessuno sapeva che cosa rispondere. Nella loro cultura, ma non in quella del Maori, era ben presente il comandamento: "Non uccidere". Non so dire quali fossero le restrizioni all'uccidere previste dall'etica di quel professore: ce ne sarà stata sicuramente qualcuna.

Francamente - in linea di principio - non si vede per quale motivo chi uccide non possa essere ucciso a sua volta. Esistono e sono razionalmente ammissibili delle controindicazioni politiche alla pena capitale, ma non esistono delle controindicazioni morali.

Tutto il resto è sterile polemica

04.10Sebbene non condivida mai, o quasi mai, le opinioni del professor Perotti, debbo convenire che questo articolo è quanto di più onesto ho letto sul dibattito politico di questi giorni. Personalmente non penso che il Documento di Economia e Finanza in preparazione sia una panacea, ma senz'altro ha delle potenzialità che nessuno dei precedenti governi aveva espresso. Queste potenzialità possono essere confutate o confermate solo dal tempo e dai numeri. Tutto il resto è sterile polemica.

Il primato del politico

03.10La democrazia è incompatibile con la totale libertà economica. Scritto chiaro e tondo sul quotidiano che da sempre in Italia esprime l'opinione profonda del potere economico fa impressione.

La democrazia infatti è nata per consegnare il potere politico nelle mani di coloro che non hanno il potere economico. I quali costituiscono di regola la maggioranza della popolazione, e perciò la maggioranza dei votanti. Ma è una maggioranza, quindi, che verosimilmente adopererà il potere politico così ottenuto soprattutto a un fine: quello di migliorare le proprie condizioni di vita. La duplice conseguenza è che da un lato nei regimi democratici il cuore dell’attività di governo consiste inevitabilmente nello spendere (perlopiù a favore di chi non ha), e dall’altro che il consenso elettorale dipende in misura decisiva dalla promessa di farlo (o di abbassare le tasse, il che ha in sostanza lo stesso effetto). Ne risulta che più di qualunque altro regime la democrazia ha bisogno di risorse.

Intendiamoci, tutto vero, la democrazia ha bisogno di molte risorse, che solo l'economia può dare. Ma, affinché la democrazia viva, l'economico non può governare in prima persona e non può neppure corrompere impunemente il politico. Così come il politico non può, mai ed in nessun caso, usare il proprio specifico potere per assimilarsi al potere economico.

Non ci dobbiamo stupire di quello che accade in Europa se il socialista portoghese José Manuel Durão Barroso diventa presidente onorario e advisor di Goldman Sachs, il socialdemocratico tedesco Gerhard Fritz Kurt Schröder presidente di Rosneft, il membro del Partito del Lavoro olandese Jeroen René Victor Anton Dijsselbloem viene assunto come consulente del MES. Neppure ci dobbiamo stupire se anche il cristiano social-popolare Jean-Claude Juncker dismessa la presidenza della Commissione Europea avrà bisogno di una carica onorifica ben remunerata al termine del suo mandato. Ma, se è normale che sia così, non ci dobbiamo neppure lamentare della mancanza di democrazia.

Metafilosofia

02.10Che cos'è la filosofia? A cosa serve la filosofia?, Qual'è il metodo della filosofia? Oppure, ancora più radicalmente : C'è qualcosa che si dice filosofia?

Nell'epoca della post-filosofia sembra che la metafilosofia, ovvero la filosofia che parla di sé stessa, sia più in voga di quanto non sia mai stata.

La maggioranza dei filosofi sono concordi nell'affermare che la metafilosofia è ancora, e soltanto, filosofia.

Il fatto chiave della metafilosofia è che essa fa parte della filosofia stessa. Questa è una caratteristica unica: la filosofia della biologia non fa parte della biologia, la filosofia della matematica non fa parte della matematica. E significa che anche i tratti salienti del filosofare in generale - compresa la natura intrinsecamente controversa e discordante delle dottrine filosofiche - sono destinati ad affliggere la metafilosofia. ⚛

Nella perspicua definizione di Morris Lazerowitz la metafilosofia è l'indagine sulla natura della filosofia, con l'obiettivo di arrivare ad una spiegazione soddisfacente dell'assenza di affermazioni e argomenti filosofici intrisencamente non contestati.

the investigation of the nature of philosophy, with the central aim of arriving at a satisfactory explanation of the absence of uncontested philosophical claims and arguments. [Lazerowitz, A Note on 'metaphilosophy', in Metaphilasophy, I, 1970]

Se si vuole, la risposta al quesito che pone Lazerowitz è in questa definizione della filosofia: Filosofia è tutto quello che non è (ancora) scienza e non è (più) fede.

Nessun uomo sa, e saprà mai, la verità sugli dei e su ciò di cui parla. Se anche per caso dicesse la verità non lo saprebbe. Ma tutti possono avere la loro opinione.

Da sempre, on dit, filosofia è il regno dell'opinione. Quando un'opinione diventa un'altra cosa non è più filosofia bensì scienza o fede, come preferite.


Nel finale della sinfonia in La-maggiore di Friedrich Witt, scritta intorno al 1785, citazione del ça ira.


Votare in tempo di crisi

01.10Il quintile inferiore — gli americani poveri — ha guadagnato il 2,2% di tutti i redditi da lavoro nel 2013, ma dopo l'aggiustamento per imposte e trasferimenti del welfare la sua quota di reddito spendibile è salita al 12,9%. Il terzo quintile — gli americani a reddito medio — è passato dal 12,6% del reddito da lavoro al 15,4% del reddito spendibile. Ovvero ― prosegue Greg Mankiw ― quando ci si sposta dal quintile più basso a quello medio l'aliquota marginale effettiva dell'imposta diventa il 76%

1 − (15.4 − 12.9) (12.6 − 2.2) = 76%

Se l'idea che la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2016 sia dovuta, almeno in parte, all'irritazione verso il Democratici per lo schiacciamento dei redditi causato dallo straordinario welfare state americano è verosimigliante, allora uno degli errori del discorso progressita è stato quello di confondere povertà e disuguaglianza.

P.S. Sui dati, molto partigiani, che reggono il ragionamento non ci metto la mano sul fuoco. Il reddito da lavoro del quintile mediano al 12,6% è davvero pochino. Significa che una buona parte dei lavoratori specializzati, sui quali si fonda l'economia di un paese, guadagna comunque troppo poco.

American Default

30.09L'economia americana è forte perché nessuno crede che l'America verrebbe meno al proprio debito. Eppure, nel 1933, Franklin D. Roosevelt fece proprio questo. Nel tentativo di tirare il paese fuori dalla depressione, deprezzò il dollaro rispetto all'oro, annullando di fatto tutti i contratti di debito. American Default è la storia di questo capitolo dimenticato della storia americana.

Molti economisti ritengono che la cosa più importante che FDR ha fatto per aiutare l'economia a riprendersi dalla Grande Depressione sia stata quella di abbandonare il gold standard. Dal 1933 al 1937 negli Stati Uniti all'espansione della massa monetaria - 11% all'anno - seguì un aumento del prodotto interno lordo del 12% annuo.

Ma la vera questione posta dal libro ruota intorno al potere del Congresso di modificare retroattivamente i contratti. Il 5 giugno 1933 il Congresso aveva approvato una risoluzione che annullava le clausole auree passate e future. Il 18 febbraio 1935, i giudici della Corte Suprema decisero (5 a 4) a favore del governo, e contro gli investitori che chiedevano un indennizzo. It is not far-fetched to think that it may happen again.

P.S. Invece in Italia il principio della irretroattività delle leggi viene utilizzato per giustificare il mantenimento di situazioni di privilegio che contrastano con un altro principio fondamentale, quello di uguaglianza.

Cosmopolitismi

29.09Inizio con qualche considerazione generale. Un modo come un altro per tourner en ronde [cincischiare].

La seconda modernità, quella nella quale viviamo, è caratterizzata da conflitti che derivano dallo scontro, reso inevitabile dalla caduta delle barriere geografiche, tra visioni del mondo incommensurabili. Il cosmopolitismo universalista, che sogna una «comunità mondiale della specie umana», come la immaginavano Immanuel Kant, Karl Popper e molti altri è esposto all'accusa di imperialismo ed è anche paradossalmente l'ultimo travestimento dell'utopismo chiliastico. Come alternativa Ulrich Beck propone una qualche forma di tolleranza costituzionale:

Gli stati cosmopoliti possono teoricamente essere fondati sul principio dell'indifferenza nazionale dello stato. È un concetto che evoca il modo in cui, nel Seicento, la pace di Vestfalia pose fine alla guerra civile di religione, chiamata guerra dei Trent'anni, mediante la separazione della chiesa dallo stato. In modo simile, la separazione tra stato e nazione può essere la soluzione ad alcuni problemi e conflitti globali del XXI secolo. Ad esempio, proprio come lo stato laico ha infine reso possibile la coesistenza pacifica di più religioni, così lo stato cosmopolita potrebbe creare le condizioni affinché più identità nazionali e religiose possano coesistere in virtù del principio della tolleranza costituzionale. [ ⚛ pp. 264-265]

Tolleranza e costituzione sono termini apparentemente incompatibili. Il collettivo non tollera differenze. La tolleranza, come dice Popper, è una questione individuale. Posso essere tollerante, ma solo con chi è tollerante con me e posso anche scegliere di non esserlo se le differenze dell'altro individuo non mi piacciono.

Come - fortunatamente - molti altri, io sono un appassionato sostenitore della libertà e della tolleranza, e più specificamente della libertà individuale e della tolleranza delle differenze individuali. [Popper, 2009, p. 387]

Come ci si dovrà comportare con un partito che ha come programma il cambiamento della costituzione?

Alla domanda se un simile partito abbia il diritto di pretendere di essere tollerato, le teorie della democrazia e della tolleranza forniscono, ritengo, una risposta chiara. La risposta è: no. Non dobbiamo tollerare neppure la minaccia d'intolleranza; e non dobbiamo tollerarla se la minaccia si fa seria [Popper, 2009, p. 435]

Ovvero, la tolleranza ha un limite nell'intolleranza.

la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso della violenza. Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.

Tutti i ragionamenti di Popper sembrano essere svolti in funzione della giustificazione dell'intolleranza verso gli intolleranti.

Ma a parte l’intolleranza, vi sono ancora altre follie che noi non dovremmo tollerare; soprattutto quella follia che fa sí che gli intellettuali seguano le ultime mode; quella follia che ha spinto molti scrittori a adottare uno stile oscuro e che vuole impressionare, quello stile criptico che Goethe ha criticato in modo cosí radicale nel Faust (per esempio la tavola della moltiplicazione delle streghe). Questo stile, lo stile delle parole grandi e oscure, delle parole pompose ed incomprensibili, questo modo di scrivere non dovrebbe affatto essere ammirato e neppure tollerato dagli intellettuali. Esso rende possibile quella filosofia che è stata descritta come relativismo; una filosofia che porta alla tesi che tutte le tesi sono intellettualmente piú o meno difendibili. Tutto è accettabile! Cosí il relativismo porta all’anarchia, alla mancanza di leggi, e al dominio della violenza. [Popper, 1989]

La tolleranza postula invece l'idea che l'altro possa avere ragione. Se non siamo disposti ad ammettere che l'altro potrebbe avere ragione viene meno ogni possibile tolleranza delle idee altrui. Ma viene meno anche ogni possibilità di comprendere l'altro che non sia uguale a noi. Insomma non mi pare che in Popper vi sia un reale interesse verso la diversità che genera la tolleranza.

Per Jean Jolivet

28.09La noetica d'Ibn Rushd in quanto psicologia di un soggetto decentrato non può che condurre ad un'etica del decentramento.

Le monopsychisme averroïste est incompatible avec l'éthique averroïste de la contemplation. Le paradoxe de l'«averroïsme éthique» c'est que pour être éthique il lui faut cesser d'être averroïste - paradoxe que l'on peut formuler ainsi: c'est dans l'aristotélisme albertiste que la revendication averroïste où culmine la philosophie péripatéticienne trouve sa «vérité» et son manifeste, non dans la noétique d'Ibn Rushd. C'est par la version albertiste de l'averroïsme que la psychologie, science du vivant animé, communique avec la théologie: en tant qu'elle est, dans sa partie suprême, science de l'homme, et plus précisément, selon les termes mêmes d'Aristote, «science de la partie fondamentale et la meilleure de de l'homme».

Dottrine in cui il soggetto empirico è solo un fugace incidente in un'eternità che lo circonda e dove trova la sua salvezza solo lavorando per annullarsi in essa.






Se il problema è la Consulta

27.09Nella sentenza il cui dispositivo è stato anticipato ieri la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n.23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nella parte che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato. In particolare, la previsione di un’indennità crescente in ragione della sola anzianità di servizio del lavoratore è, secondo la Corte, contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione

Il contratto di lavoro a tutele crescenti, introdotto con il Jobs act e in vigore dal 7 marzo 2015, ha marginalizzato la reintegrazione nel posto di lavoro sostituendola, nei licenziamenti economici e in parte disciplinari, con indennizzi monetari crescenti in base all'anzianità di servizio del lavoratore. L'intento del Legislatore era quello di fornire certezza sui costi di rescissione del contratto di lavoro, sia per le aziende che per i lavoratori.

Con la sua decisione la Consulta non ha messo in discussione la legittimità del licenziamento ingiustificato e neppure il principio del ristoro economico dovuto al lavoratore, ma ne ha semplicemente demandato la quantificazione al giudice, vanificando di fatto l'intento del legislatore.

Gustavo Piga, intervenendo oggi nella trasmissione radiofonica di Oscar Giannino, indicava nel malfunzionamento della publica amministrazione la principale causa della crisi italiana.

Questa sentenza, sulla quale peraltro sarebbe necessario un discorso molto più articolato, è la dimostrazione che l'opinione di Piga è corretta. Forse molto al di là di quanto egli immagini!

Questioni di imputabilità

26.09Quando si valuta il comportamento di una persona colpevole di un reato occorre distinguere se l'azione è stata commessa per ottenere un guadagno economico, o no.

Nel primo caso non ci sono dubbi sulla volontarietà dell'azione. Un reato che comporta un interesse economico è sempre volontario dal punto di vista psicologico, anche se possono esserci dubbi sulla sua volontarietà dal punto di vista sociale. Il povero che ruba un pezzo di formaggio al supermercato non è del tutto libero, ma è condizionato dalla sua situazione sociale.

Nel caso, invece, dell'azione criminale che non ha una motivazione economica neppure remota, cioè non determina in alcun caso un guadagno per la persona che la commette, si deve supporre, sempre, l'esistenza di un'alterazione della facoltà di giudizio.

Nell'ordinamento giuridico l'imputabilità, fondata sulla volontarietà dell'atto, è, o dovrebbe essere, determinata dal tipo di motivazione psicologica che determina l'azione. Ma, su questo argomento, sia nella giurisprudenza, che nell'applicazione della legge, regna molta confusione. Il caso di Adam Kabobo ne è un esempio.

Mada «Adam» Kabobo

Si chiama Mada Kabobo ma dice di chiamarsi Adam. E così vuole essere chiamato. Adam, ovvero Mada al contrario. Mada Kobobo arriva in Italia nell’estate del 2011. Si presenta al centro accoglienza richiedenti asilo politico di Bari. La sua domanda viene respinta e lui fa ricorso, per questo non può essere espulso. I problemi cominciano subito: il primo agosto 2011 si distingue nella rivolta nel Cara di Bari. Viene arrestato per danneggiamento, furto, resistenza. Rimesso in libertà un mese dopo. I carabinieri di Foggia lo pizzicano per una rapina e lo rispediscono in carcere. Dove il 19 gennaio 2012 va in escandescenze durante una protesta e spacca una tv, rimediando un’altra denuncia per danneggiamento.

L’11 maggio 2013 Adam Kabobo si aggira all’alba in via Monte Grivola a Milano, armato di una spranga recuperata in un parcheggio, in evidente stato di alterazione si scaglia senza motivo contro un 24enne che tornava dal turno nel supermercato. Il ragazzo va a farsi medicare al pronto soccorso di Niguarda. Dopo una ventina di minuti incrocia un passante in via Passerini, un operaio 50 enne, e lo colpisce alla testa. Nessuno chiama i carabinieri. A quel punto Kabobo raccoglie un piccone in un vicino cantiere e alle 6.30 del mattino incrocia un pensionato di 64 anni. Lo colpisce alla testa e all’addome in via Adriatico, le ferite sono mortali. In piazza Belloveso vede un uomo seduto davanti al bar e lo colpisce più volte alla testa, uccidendolo. In via Monte Rotondo aggredisce alle spalle un ragazzo mentre scarica giornali davanti all'edicola. Il ragazzo muore per le numerose ferite alla testa.

I periti d'ufficio, lo psichiatra Ambrogio Pennati e la criminologa Isabella Merzagora, nella perizia, disposta con la formula dell’incidente probatorio, scrivono che Kabobo «è capace di coscientemente partecipare al procedimento» e potrà essere processato per il triplice omicidio. Secondo i periti, al momento del fatto aveva una capacità di intendere «grandemente scemata, ma non totalmente assente», e la capacità di volere era «sufficientemente conservata». In lui è stata rilevata "una determinazione a uccidere che alberga nel sentimento di rancore che lo assediava e non nel soggiacere alle voci" "Se come sostiene la difesa si fosse trattato di finalità patologica perseguita da Kabobo, se costui avesse agito privo di volontà, sostenuto soltanto da impulsi nati, sviluppati e determinati in via esclusiva dalla patologia che s’era impadronita completamente di lui", si legge, "le sue azioni e il suo comportamento non sarebbero risultati in contatto con la mutevole realtà degli eventi che egli ha vissuto nelle due ore che ha impiegato per completare il suo percorso di sangue. Anche le esecuzioni degli omicidi avrebbero assunto modalità diverse; egli avrebbe fatto scempio delle vittime e non avrebbe compiuto le condotte predatorie"

La Corte d’Assise d’Appello di Milano condanna Mada Kabobo a 20 anni di carcere e tre anni di casa di cura, riconoscendo il vizio parziale di mente.

Le condizioni di salute mentale di Adam Kabobo sono incompatibili con il carcere. Lo ha accertato una perizia disposta dal tribunale del Riesame di Milano, che dovrà pronunciarsi sull’opportunità di scarcerare Kabobo, detenuto a San Vittore e trasferirlo in una struttura ospedaliera per detenuti affetti da problemi mentali.

Il ritorno dell'Amok

Nel racconto Wells Through a Window (Dalla Finestra) di Herbert George, pubblicato sul quotidiano Black and White il 25 agosto 1894 e riproposto nella raccolta di racconti Il bacillo rubato e altri casi del 1895 , lo scrittore narra la follia omicida di un malese, descrivendo prima l'appartarsi del uomo e il suo cattivo umore, ed in seguito la sfrenata caccia all'uomo dovuta da alcuni omicidi commessi con un Kriss da parte del malese, fino alla morte di quest'ultimo.

Nel racconto omonimo del 1922, lo scrittore austriaco Stefan Zweig lo definisce così: Amok è una parola malese che indica una follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana... un accesso di monomania omicida, insensata, non paragonabile a nessun'altra intossicazione alcolica.

Se vuole la potenza, è l'onnipotenza che si apre a lui, ma l'onnipotenza dell'istante è l'amok, il colmo dell'impotenza.

Le cause della furia omicida, secondo gli esperti della polizia, alla fine sono insite nell'insondabile personalità dell'autore del delitto. Gli esperti di fenomeni socioculturali invece tendono ad attribuire la colpa a fattori esterni. Stress lavorativo e insuccesso, consumo eccessivo di film violenti, libero accesso alle armi, disoccupazione, dissapori privati, tutto ciò indurrebbe un uomo a trasformarsi in un assassino. Nostri contemporanei più compassionevoli ipotizzano come causa la furia cieca, il desiderio di rivalsa per un torto subito o magari profondi disturbi compulsivi, depressioni, psicosi. Evidentemente la cultura occidentale è riuscita a interpretare la furia omicida solo come malattia o come momento di pazzia causato da circostanze avverse. [..] Le obiezioni sono evidenti. I casi di furia omicida sono così rari, che risulta impossibile spiegarli in base a fattori tanto comuni in una società.

Il DSM-4 inserisce l'amok fra le sindromi culturalmente determinate e ne dà questa definizione.

Amok Un episodio dissociativo, caratterizzato da un periodo di incubazione seguito da una esplosione di comportamento violento, aggressivo, o anche omicida, diretto verso persone e oggetti. Gli episodi tendono a essere precipitati dall'impressione di ricevere offese o insulti, e sembrano frequenti solo tra i maschi. Gli episodi sono spesso accompagnati da idee persecutorie, automatismi, amnesie, esaurimento, e si ha ritorno alla condizione premorbosa dopo l'episodio. In certi casi l'amok può manifestarsi nel corso di un episodio psicotico breve, oppure rappresentare l'esacerbazione di un processo psicotico cronico. I resoconti originali che utilizzavano questo termine provenivano dalla Malesia. Un quadro comportamentale simile venne ritrovato in Laos, nelle Filippine, in Polinesia (cafard o cathard), nel Papua Nuova Guinea, a Portorico (mal de pelea), e tra i Navajo (iich'aa).

Il DSM-5 non comprende più questa entità nosologica. Ma, se vedo qualcuno correre in strada con un coltello in mano so che si tratta di Amok.

La strategia strabica degli operatori telefonici

25.09Da una parte devono abbassare le tariffe per contrastare la concorrenza, dall'altra sono costretti a tartassare i vecchi clienti per mantenere inalterati il fatturato ed i profitti. Di conseguenza gli utenti sono coinvolti in una strategia di marketing schizofrenica dove si promettono prezzi mirabolanti ai clienti potenziali e si costringono i vecchi clienti a cambiare operatore, sperando che alla fine del giro il cerino rimanga in mano a qualcun'altro. È l'economia di mercato, si dice.

Grossomodo esistono due distinte tecniche di vendita. La prima, più antica, si fonda sulla contrattazione volta per volta del prezzo. La seconda, introdotta con l'estensione dei commerci e il diffondersi della produzione industriale delle merci, considera il prezzo di un prodotto indipendente dall'individualità del cliente. Tutti i clienti hanno diritto ad un uguale trattamento e quindi ad un'identico prezzo per lo stesso prodotto. Come ho notato altrove ed il comportamento degli operatori telefonici ne è una conferma, le moderne strategie di mercato tendono ad un ritorno alla formazione del prezzo attraverso la contrattazione diretta con il cliente.

Non mi soffermo sulle ragioni di questa trasformazione, che coinvolge gli stessi principi del capitalismo, ma voglio notare come siano egualmente possibili: sia un'involuzione con un ritorno a forme primitive di contrattazione personale, ma anche un'evoluzione verso forme di redistribuzione attraverso il mercato.

Concezioni scientifiche e ideologia personale

24.09Non si riflette abbastanza sull'importanza dell'evoluzione psicologica personale e delle condizioni sociali dell'individuo nella formulazione delle teorie scientifiche in ambito psicologico, sociologico, politico, economico, etc. La biografia psico-sociale, cioè l'ideologia personale, si riflette sulla nostra visione del mondo e sulle nostre concezioni scientifiche.

L'Europa è una pattumiera retorica

23.09L'Europa è una pattumiera retorica che alcuni politici usano per ottenere consenso. Ho colto queste parole ascoltando di sfuggita un convegno di +Europa su Radio radicale. Forse l'oratore alludeva ad Emma Bonino...

Ancora sulla progressività dell'imposta

22.09A fini fiscali, concettualmente, si devono considerare tre diverse tipologie di progressività: a) continua o matematica, b) per classi e scaglioni, c) per deduzioni e detrazioni.

Progressività continua o matematica

Progressività continua: l'aliquota segue una funzione matematica, sulla base della quale vengono costruite delle tabelle che consentono di calcolare l'imposta.

In Italia questo sistema è stato adottato per il calcolo dell'imposta complementare progressiva sul reddito istituita con il R.D. 30 dicembre 1923, n. 3062. L'articolo 17 della Legge 11 gennaio 1951, n. 25, Norme sulla perequazione tributaria e sul rilevamento fiscale straordinario (Pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazz. Uff. 31 gennaio 1951, n. 25), che ne rappresenta la più completa formulazione, fornisce la seguente formula per il calcolo dell'aliquota.

y = 0,023025 √x - 0,0000472 x + 0,00874

Dove: y è l'aliquota e x il reddito espresso in milioni di lire.

Successivamente il Decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1951 n. 51, Aliquote dell'imposta complementare progressiva sul reddito complessivo (GU n.40 del 17-2-1951 - Suppl. Ordinario) porta in allegato la tabella costruita per mezzo della formula. Nella tabella l'aliquota sale con progressività quasi continua (i redditi sono arrotondati) dal 2% per un reddito di 240.000 lire sino al 50% per un reddito di 500 milioni.

L'articolo 17 della Legge n. 25 del 1951, in vigore dal 15 febbraio 1951, è poi stato soppresso con Decreto del Presidente della Repubblica del 29/01/1958 n. 645 Articolo 288, a decorrere dal 1° gennaio 1960.

Un primo limite del metodo della progressione continua è la necessità di operare in un intervallo di reddito definito superiormente e inferiormente. Questo intervallo non può che essere scelto per approssimazione e quindi in un certo senso arbitrariamente.

Un secondo limite è pratico. I limiti dell'intervallo di reddito nel quale viene calcolata l'aliquota d'imposta devono essere modificati nel tempo per mantenere costante il rapporto tra valore reale e valore nominale della moneta.

Un terzo limite è l'approssimazione insita nel cuore stesso del rapporto tra imposta progressiva e teoria del sacrificio. Non è possibile calcolare esattamente il sacrificio dell'imposta, mentre la progressività continua dell'imposta assume come dato che esista un'equivalenza lineare tra imposta e sacrificio.

Nonostante questi limiti, che praticamente ne riducono l'utilizzazione, la progressività continua dell'imposta rimane il metodo di calcolo che più si avvicina alle condizioni di equità.

Progressività per fasce di reddito

I metodi che utilizzano la progressività per fasce di reddito sono tentativi di semplificare, spesso non riusciti, e annacquare, sovente riusciti, i metodi matematici utilizzati per il calcolo della progressività continua.

Il metodo della progressività per classi di reddito è il tentativo maldestro di semplificare il calcolo limitandosi a ridurre il numero delle aliquote, ampliando di conseguenza la fascia di reddito alla quale ciascuna aliquota viene attribuita. Poiché per ogni fascia di reddito l'aliquota viene applicata a tutto l'imponibile, vengono introdotti negli esiti del calcolo gli effetti della discontinuità.

Con questo metodo accade che il valore dei redditi netti prossimi al passaggio di aliquota si inverta. Il reddito post imposte di chi è appena sotto il limite sarà superiore al reddito post imposte di chi è appena sopra il limite. Se il numero delle aliquote è ridotto si possono avere effetti paradossali. Esempio: passaggio di aliquote dal 20% al 30% a 30.000 €

Reddito Lordo Aliquota Imposta Reddito netto
29.000 € 20% 5.800 € 24.700 €
31.000 € 30% 9.300 € 20.700 €

Per evitare questo inconveniente si ricorre al metodo, un pò più complicato, della progressività per aliquote a scaglioni. Ad ogni fascia di reddito è associata un'aliquota. L'aliquota superiore si applica solo alla parte del reddito che eccede lo scaglione inferiore.

La progressività per aliquote a scaglioni è stata introdotta in Italia con la tabella allegata all'Articolo 11 del Decreto del Presidente della Repubblica del 29/09/1973 n. 597. Istituzione e disciplina dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. (GU Serie Generale n.268 del 16-10-1973 - Suppl. Ordinario n. 1).

Trentadue aliquote. Dal 10% per i redditi inferiori a 2 milioni di lire al 72% per i redditi superiori a 500 milioni di lire.

Progressività per sottrazione

La sottrazione dal reddito o dall'imposta di una uguale parte di reddito o di imposta rende progressiva l'aliquota. Gli effetti di questa sottrazione sulla progressività dell'aliquota variano in funzione dell'entità della parte sottratta.

La riduzione della base imponibile prima del calcolo dell'imposta si dice deduzione. La diminuzione dell'imposta dopo il calcolo si dice detrazione.

Il limite sostanziale di questo metodo è l'assoluta arbitrarietà con la quale viene applicato.

Osservazioni finali

Data la difficolta di calcolare in modo semplice, ma matematicamente corretto, la progressività continua dell'imposta ed essendo aleatoria la determinazione legislativa della progressività con i metodi empirici (classi, etc.), si può immaginare di aggredire il problema dal punto di vista qualitativo anziché quantitativo.

Si può, ad esempio, immaginare una progressività dell'imposta calcolata in funzione delle necessità vitali dell'individuo, rispetto alle quali si possono quindi individuare quattro categorie di reddito: a) vitale, b) necessario, c) agiato, d) superfluo.

Le categorie estreme richiedono evidentemente un trattamento fiscale qualitativamente diverso rispetto alle altre. Lo strettamente necessario alla vita verosimilmente richiederà un'integrazione del reddito anziché una sua decurtazione, ad esempio, sotto forma di imposta negativa; mentre il superfluo glorioso porrà il problema della tassazione delle rendite e dei capitali nel modo socialmente più efficiente che può non coincidere con la progressività della tassazione. In questo senso si giustificherebbe anche l'introduzione di un'aliquota additiva per chi abbia svolto attivita politica.

Piccole cose

21.09Mi vergogno, ma non posso evitare di trascrivere questa lettera dalla quale traspaiono molti miei limiti caratteriali. Invidio chi, come il Beccaria degli Atti di governo, mostra anche nelle piccole cose della quotidianità lavorativa la stessa lucidità intellettuale che si ritiene ordinariamente riservata al pensare aulico.

Spett. Direzione BUG
Spett. Segreteria Ministro Marco Bussetti
Oggetto: Segnalazione
Le prese dei tavoli di lettura della appena inaugurata sala della Biblioteca Universitaria di Genova non sono compatibili con le spine dei PC, Tablet, etc. normalmente utilizzati in Italia.
Ciò comporta necessariamente che l'utente o la BUG si dotino di idonee riduzioni.
Le prese utilizzate nei tavoli oltre a non essere standard sono un modello vecchio, cosi mi è stato detto dal fornitore di materiale elettrico al quale mi sono rivolto per acquistare una riduzione (costo 3,14 euro)
Chiedo quali provvedimenti il Ministero e la Direzione della BUG intendano prendere, considerando che le riduzioni non sono così semplici da trovare, e nell'epoca dei Notebook ultraleggeri portarsi dietro una riduzione pesante ed ingombrante è un anacronismo.
Chiedo di sapere se il materiale consegnato è conforme al capitolato d'appalto (cioè se l'errore è nel capitolato) ovvero se il collaudatore ha approvato un materiale diverso da quello previsto nel capitolato.
Penso che in Italia si debba cominciare a badare anche a queste piccole cose.
Genova 21 settembre 2018
Distinti saluti

Ripensare la crisi

20.09Robert Skidelsky, professore emerito di economia politica alla Warwick University, si è chiesto, in un articolo su Project Syndicate, perché, a differenza della Grande Depressione degli anni '30 che ha prodotto l'economia keynesiana e della stagflazione degli anni '70 che ha dato origine al monetarismo di Milton Friedman, la Grande Recessione non abbia suscitato alcuna risposta da parte degli economisti.

Amol Agrawal, docente all'Università di Ahmedabad, invece ha notato come, dopo la crisi finanziaria del 2008, si sia registrato un aumento delle discussioni sull'economia della distribuzione a partire dal fondamentale contributo di Thomas Piketty nel 2013.

Mi sembra che l'esperienza delle crisi ci costringa a cambiare il modo di pensare le crisi. Se l'economia keynesiana ha prodotto Milton Friedman e se il monetarismo ha prodotto Thomas Piketty che cosa dobbiamo attenderci dalla financial economics?

P.S. - L’eredità di Irving Fisher. Che in economia le certezze siano ormai molto poche lo provano anche le considerazioni sulle teorie del neoeconomista turco Recep Tayyip Erdogan.

Tombeau pour Clément Rosset

19.09La filosofia hegeliana appare come l'essenza stessa del pensiero oracolare: essa annuncia nel reale la manifestazione di un Reale altro di cui non possiamo dubitare, poiché è già interamente presente a livello del reale immediatamente percepito. È l'altro dal sensibile che spiega il sensibile, come è l'altro dal pene (le phallus) che dà il suo senso al pene. Senza le phallus il pene non esiste; dunque le phallus esiste; ora, le phallus non è altro che il pene, come tutti sanno. Da qui la denegazione costante, inevitabilmente maniacale, all'apparenza; il pene è le phallus fintanto che non lo è, e viceversa; l'essere non è l'essere, o piuttosto non lo è fintanto che non è lui; il bianco non è il nero fintanto che non lo è, o non lo è che nella misura in cui il nero è, giustamente, il bianco.

Nel discorso c'è un busillis

18.09Il criterio ultimo sul quale è fondato il diritto è extragiuridico, cioè non appartiene al diritto. Se riteniamo che questo criterio ultimo sia una convenzione sociale, allora un diritto fondato su una una moralità per accordo è una possibilità da considerare.

Per Gauthier - scrive Antonino Rotolo a pagina 25 di Perché il diritto è una convenzione? - vi sono buoni motivi per ritenere che un agente egoista e strategicamente razionale debba scegliere di cooperare. Se questo fosse possibile, saremmo in grado di fornire alcune condizioni in base alle quali una scelta "morale" di tipo cooperativo possa essere pienamente compatibile con un atteggiamento egoista.

Rotolo sintetizza la posizione di Gauthier in questo modo:

1. Si consideri il caso di un agente che sa che si troverà in futuro ad affrontare il dilemma del prigioniero e che deve decidere ora se cooperare oppure se essere egoista.

2. Per un agente, decidere non significa scegliere direttamente una certa strategia, quanto adottare una tra due possibili disposizioni al comportamento (o tratti psicologici): (i) la disposizione di chi è condizionatamente incline a basare le proprie azioni su strategie comuni o a pratiche condivise, laddove l'utilità attesa derivante da tali strategie e pratiche, se comuni e condivise, non sia inferiore a quella che potrebbe ottenere se ciascuno agisse in modo puramente strategico oppure la disposizione di chi agisce di fatto sulla base di questa inclinazione condizionata, se l'utilità attesa è maggiore di quella che potrebbe ottenere se ciascuno agisse in modo puramente strategico; (ii) la disposizione di chi cerca di massimizzare la propria utilità tenendo conto delle strategie degli altri [※ p. 167]. La prima disposizione è moderatamente cooperativa; la seconda è puramente strategica e corrisponde a quella assunta classicamente per ogni agente nella teoria dei giochi.

3. Date queste due disposizioni, un agente in grado di leggere il pensiero degli altri agenti sarebbe nelle condizioni ideali per escludere dalle proprie attività di cooperazione tutti coloro che sono opportunisti e non-cooperativi. Ciascuno di essi, peraltro, saprebbe che è meglio diventare il tipo d'individuo di cui fidarsi, quel tipo di individuo che vuole cooperare nel dilemma del prigioniero. Quindi, se potessimo leggere nel pensiero degli altri, sarebbe razionale adottare la disposizione a cooperare.

4. Quanto ipotizzato al punto 3 richiede però una condizione, quale la capacità di leggere nel pensiero, che ovviamente non è possibile realizzare. Tuttavia, è realistico ipotizzare che esista una certa probabilità che coloro che sono opportunisti siano individuati e, quindi, esclusi dalle nostre attività cooperative. Questa ipotesi pare verosimile se si accetta l'assunzione della translucenza, in base alla quale le persone non sono né trasparenti né opache, in modo tale che la loro disposizione a cooperare sia accertabile da altri, non con certezza, ma almeno non come risultato di una mera congettura [※ p. 174]

5. In conclusione, può essere razionale cooperare quando gli agenti che scelgono la disposizione a cooperare sono sufficientemente numerosi nella popolazione in cui operano e hanno una sufficiente capacità di riconoscersi e d'individuare gli opportunisti ⚛

Ma - conclude Rotolo - Il ragionamento di Gauthier conferma semplicemente l'idea secondo cui è razionale essere cooperativi solo quando la maggior parte degli altri lo è e quando sappiamo come riconoscere gli opportunisti.

Nel discorso c'è un busillis, che ha a che fare con la definizione del termine convenzione. Nella nostra mente, una convenzione è:

  1. un impegno, un accordo fra due o più parti, cioè un contratto
  2. una consuetudine, cioè un uso accettato da tutti

Ma, una consuetudine non è un contratto.

Il fantasma dell'autonomia

17.09Il cedimento della distinzione tra ordine internazionale e ordini interni contraddistingue la storia degli ultimi due secoli. Tutte le grandi crisi rivelano il rapporto inscindibile tra l'ordine internazionale e l'ordine interno; in questo senso, tutte le grandi crisi sono processi globali. Contrariamente a ciò che impone di credere la finzione della sovranità, gli ordini politici interni non sono mai completamente autonomi rispetto all'ordine internazionale e viceversa.

La consapevolezza di questa duplice permeabilità storicamente ha portato ad una più estrema forma di non autonomia. Oltre che non autosufficienti e non indipendenti, infatti, ordini interni e ordine internazionale possono scegliere di immischiarsi ciascuno nel dominio dell'altro, pregiudicandone attivamente l'autonomia. Anche questa incrinatura del principio di autonomia opera in tutte e due le direzioni. Possono essere i titolari dell'ordine interno a sforzarsi di manipolare o plasmare l'ordine internazionale, almeno per evitare che la pressione di quest'ultimo pregiudichi la natura o la sopravvivenza del proprio ordine interno. Questa è, per esempio, la preoccupazione che ha sempre contraddistinto e continua a contraddistinguere la politica estera degli Stati Uniti.

Inizio a risparmiare domani

16.09Thaler e Benartzi hanno analizzato (e commercializzato) un piano denominato “Save more tomorrow™” (Risparmia di più domani), secondo il quale gli individui tipicamente riluttanti a risparmiare sottoscrivono volentieri un piano che genera una deduzione retributiva in percentuale per un risparmio che inizia “domani”, e nel quale da quella data in poi la quota dei versamenti aumenta progressivamente fino a raggiungere un rapporto di risparmio prestabilito.

Il proposito di Thaler è di offrire alle persone l'opzione di decidere - ora per allora - di aumentare i loro tassi di risparmio più tardi, quando riceveranno il prossimo aumento di stipendio. Legando gli incrementi del tasso di risparmio agli aumenti della retribuzione, si sarebbe evitata l'avversione alla perdita. Chiedendo agli interessati di prendere una decisione che avrà effetto in un momento futuro, si attenua l'orientamento al presente.

L'idea che regge i piani pensionistici del tipo Save more tomorrow (SMarT) si basa sull'errata percezione che i lavoratori hanno del proprio salario. Come già notava Keynes i lavoratori ragionano in termini di salario nominale e non di salario reale. Non tengono conto dell'inflazione e così come sono restii ad accettare una riduzione del salario nominale tendono a considerare, almeno nell'immediato, ogni aumento nominale come un aumento reale del proprio salario. Sfruttando questa errata percezione gli psicoeconomisti Thaler e Benartzi hanno proposto di collegare ad ogni aumento salariale un aumento percentuale del risparmio.

In questo modo quella che con il ripetersi degli aumenti diventa una riduzione del salario reale spendibile non viene percepita come tale e di conseguenza viene accettata con maggior favore di una riduzione salariale identica o minore, ma immediata. Il fine dichiarato di questo inganno percettivo sarebbe paternalistico. Aiutare i lavoratori a risparmiare di più. Però la questione non è così semplice.

Lo schema di Thaler e Benartzi non influisce sul rendimento, ma sull'accumulo delle risorse. Questo modo di pensare sposta il fulcro del risparmio dal tasso di rendimento all'importo versato dai lavoratori. Per questo motivo può ingannare la percezione che ha l'investitore sulla reale efficacia dello schema. Può, inoltre, rendere più attraente l'investimento in uno specifico fondo senza una reale motivazione economica che lo renda più performante.

Dal punto di vista dell'organizzazione sociale si danno due modelli previdenziali: quello, che approssimativamente potremmo chiamare bismarckiano, dove il risparmio previdenziale è obbligatorio e dove tutti i lavoratori indistintamente sono idealmente tassati alla fonte per un'identica percentuale del reddito e quello dove il risparmio previdenziale non è obbligatorio e ciascun individuo deve provvedere ad esso direttamente. Si noti come nel primo caso il risparmio previdenziale non distorce la concorrenza fra le imprese, mentre nel secondo si. In questo secondo caso l'impresa che, pagando meno i lavoratori paga anche meno contributi pensionistici, scarica sulla comunità e sulla previdenza publica gli oneri previdenziali ha un vantaggio competitivo sulle altre.

Lo schema previdenziale immaginato da Thaler, inducendo di fatto i lavoratori a ridurre il proprio salario reale, ha l'indubbio pregio di far ricadere una quota maggiore del carico previdenziale sul singolo lavoratore, riducendo di conseguenza sia l'onere per l'impresa che per la collettività, ma non elimina la distorsione della concorrenza.

Naturalmente in un mondo ideale l'impresa più concorrenziale ha più utili e paga più imposte. In questo mondo il ciclo economico ritorna su sé stesso. Il risparmio di oneri previdenziali dell'impresa si trasforma in maggiori imposte, che ritornano, attraverso lo Stato, ai lavoratori meno concorrenziali come assistenza.

Per questo ho deciso di iniziare a risparmiare domani.


Pourvu que Charles Richard-Hamelin ne tombe jamais sur le Géorgien Héraclius Djabadary, l’un des pires compositeurs de l’histoire... Pas vrai.

Il voto economico retrospettivo

15.09Il metodo democratico consente di sostituire i governi senza spargimento di sangue. Desiderare di cambiare governo significa ammettere di essere insoddisfatti del suo operato. Finché la pregiudiziale ideologica ha operato, protetta dalla sostanziale impossibilità dell'alternanza di governo, la scelta elettorale si poneva come una dichiarazione di appartenenza senza relazione con il ciclo economico. Da quando il voto economico retrospettivo ha sostituito il voto ideologico il giudizio dell'elettore sulla situazione economica influenza direttamente il voto. Al di là di questa ovvia constatazione credo non si possa (per motivi matematici) e forse neppure si debba andare (per motivi politici).


Dai commenti al discorso di Fausto Bertinotti. All'inferno sarai condannato a sostenere per l'eternità il governo Prodi.

Lo pseudonimo è un segno

14.09Lo pseudonimo è da sempre considerato uno strumento di protezione dal potere politico e più in generale dall'ingerenza altrui. Ma a volte può rivelarsi un sintomo, altre una moda. In ogni caso è un segno.

Tutto il resto non può che rimanere in dubbio

13.09Perché non c'è risposta alla domanda: perché c'è qualcosa anziché nulla? La domanda perché c'è qualcosa anziché nulla? presuppone la presenza di qualcosa. Ma, mi chiedo, è effettivamente possibile dimostrare l'esistenza di qualcosa, anziché di nulla, in modo così chiaro e semplice che possa essere dato come presupposto in un discorso? Mettiamola così: Se sai che qui c'è il rosso di una rosa allora ti concedo tutto il resto. Se non lo sai allora anche tutto il resto non può che rimanere in dubbio.

Meraviglie di Google

12.09Cercavo Thomas Piketty... invece ho trovato Cristina Da Rold e questo grafico costruito su Infogram. Meraviglie di Google!

Il grafico (che non sempre si vede perché è un link esterno) mostra l'evoluzione del tasso marginale dell'imposta sui redditi più elevati negli ultimi cento anni. Si noti che il tasso marginale dell'80%, che secondo Piketty nei paesi sviluppati sarebbe il livello ottimale, è stato raggiunto solo in prossimità della prima e della seconda guerra mondiale, di fronte al pericolo rappresentato dalla rivoluzione russa e dal nazismo. Si tratta cioè di un'imposta di guerra pagata dalle élite economiche, che hanno tutto da perdere nel caso di una sconfitta militare. Al di fuori di questa situazione, a mio avviso e contrariamente a quanto sostiene Piketty, non è verosimile immaginare un tasso marginale d'imposta così elevato.


Dalle sei sinfonie di Carl Ditters von Dittersdorf ispirate alle Metamorfosi di Ovidio: La pietrificazione di Fineo e dei suoi amici. [Sonorità capovolta]

Il Carnevale di Romans

11.09Quello che mi sembra distinguere le rivolte popolari, in particolare quelle dei secoli XVIo e XVIIo in Francia, dalla secessio plebis è la complessità della stratificazione sociale agli albori dell'età moderna, che impedisce ogni reale dialettica politica tra vecchi e nuovi ordini sociali.

La formazione dello Stato nazionale è preceduta da una grande instabilità sociale che non si concretizza mai in un accordo esplicito delle parti, neppure mitologicamente come avviene nella Roma republicana, ma è, secondo gli storici, espressione di tensioni contraddittorie, che permangono tuttora, all'interno dei vari ordini.

Per Boris Porchnev, le rivolte urbane esprimono le frustrazioni, le rivendicazioni e i desideri di un gruppo di plebei: artigiani e poi eventualmente contadini o coltivatori che risiedono intra muros. Per Roland Mousnier invece le rivolte sono manipolate da notabili, nobili, funzionari... di nascosto fomentano la furia popolare. Grazie alla sommossa che suscitano nelle classi basse, si sforzano di contrastare l'azione dello Stato monarchico, portatore del futuro della nazione. Nel 1580, a Romans, ha ragione Porchnev. I leaders e gli imputati del movimento romanese contano nelle loro file un unico notabile, e di tratta di un foraneo [..] Michel Barbier Champlong [..] Il fatto che Paumier e i suoi amici abbiano mantenuto contatti con gli agenti di Lesdiguières e della nobiltà protestante annidata nelle Hautes-Alpes, non significa affatto che questa nobiltà abbia puramente e semplicemente manipolato i leaders della plebe urbana. Nella città almeno, costoro sono rimasti padroni del gioco. ※

Il nucleo dirigente della rivolta di Romans - dice Le Roy Ladurie - è costituito da artigiani e coltivatori né troppo agiati, né troppo poveri. Sostanzialmente il ceto sul quale si scaricano quasi integralmente le gabelle del nuovo Stato nazionale, posto che la nobiltà ed i poveri ne sono esentati per opposte ragioni.

Il Carnevale di Romans non è soltanto il microrivelatore simbolico di una coscienza urbana che si inserisce in un vasto flusso che lo circonda. Flusso rurale: la guerra dei contadini del Delfinato è al culmine (1579-1580). Flusso cittadino: le città della provincia sono in lotta per ottenere che la nobiltà subisca la sorte comune dell'ugualitarismo fiscale, che insomma paghi le imposte. ※

La rivolta romanese si colloca sul crinale tra le sollevazioni contadine medievali, essenzialmente rivendicazioni di autonomia, e le rivoluzioni borghesi che hanno come obiettivo l'abolizione degli ordini all'interno della dinamica che porta alla formazione della nuova entità statale.

Nel racconto di Le Roy Ladurie c'è, però, qualcosa che sfugge ai canoni dell'interpretazione storiografica. Lo scontro tra Jean Serve, detto Paumier, mercante-artigiano drappiere, il re della Candelora, e il giudice Antoine Guérin, il vero padrone di Romans, non riguarda la Storia.

Corto circuito

10.09Non posso trattenermi, devo citare per esteso a futura memoria. Paolo Mieli non lo dice esplicitamente, ma è evidente che non parla di polacchi...

qualche giorno fa Wlodek Goldkorn faceva notare come riformisti e rivoluzionari polacchi la facciano da padroni nelle grandi città, Varsavia e Danzica, fino ad oggi «immuni dal sovranismo»: in quei centri urbani vive un ceto medio composto da intellettuali, artisti, giovani, ceto che riesce ad esercitare ancora una notevole egemonia culturale. Gli appartenenti a questa comunità hanno un giornale, la Gazeta Wyborcza, che, pur essendo in crisi, è il principale quotidiano del Paese. Possiedono altresì, i progressisti polacchi, un sito internet, Oko press, un’emittente televisiva, Tvn, che hanno grande successo e si oppongono esplicitamente al primo ministro Mateusz Morawiecki e al partito di Jaroslaw Kaczynski. Questa parte della popolazione ha le sue piazze, i propri ritrovi, caffè e ristoranti di riferimento. Ostenta un peculiare stile di vita, si muove prevalentemente in bicicletta, ha abitudini alimentari per lo più vegetariane che la fanno diversa dal resto della Polonia. E ha solidi presidî in tutto ciò che attiene al mondo della cultura: musica, film, spettacoli teatrali, libri. Però alle elezioni questa sinistra viene regolarmente battuta, non riesce a conquistare più di un terzo dei voti. Ma non se ne dà pena: vive in una bolla dove «la vita è comoda e spesso agiata», e non esita ad ammettere apertamente di aver «abbandonato l’idea di avere una rappresentanza politica in grado di vincere le elezioni e conquistare il potere». Le opposizioni parlamentari partecipano a questo triste gioco mostrandosi complici di tale rassegnazione e «in preda a rivalità personali poco comprensibili». Senza alcun pudore.

Quello che non capisco è la linea editoriale del Corriere della Sera.

La scienza come attività normativa

09.09La scienza è una fonte originaria di diritto. Il prodotto della ricerca scientifica non è solo oggetto di regolamentazione da parte del Legislatore, ma è, in misura sempre maggiore, fonte originaria di diritto. Dalle prescrizioni sanitarie, al bio-diritto, alle norme costruttive, non è il Legislatore che stabilisce il contenuto della norma, bensì la comunità scientifica.

Si può affermare che la scienza, come fonte di diritto, ha una funzione normativa diretta e orginaria sulla quale il Legislatore non ha competenza e quindi non ha nessuna possibilità di intervento.

Ma, se ammettiamo con Popper che la scienza sia per definizione falsificabile e che la scienza sia un'attività normativa autonoma, allora otteniamo delle norme falsificabili per definizione.

Economia comportamentale

08.09Rispetto al mondo fittizio dell'uomo economico, gli esseri umani hanno molti comportamenti anomali e ciò significa che i modelli economici generano una quantità di predizioni sbagliate. Il mondo è composto da individui che agiscono con desideri diversi e capacità diverse. La teoria economica non prende in considerazione queste differenze, ma tende ad ottimizzare il giudizio secondo il punto di vista dell'homo oeconomicus.

Una formulazione molto sofisticata del ragionamento sulle motivazioni che guidano l'homo oeconomicus - dice Thaler - è quello esemplificato dall'articolo di Robert Barro. Barro assume che i genitori si preoccupino dell'utilità dei propri discendenti sino a modificare la loro propensione al risparmio qualora un aumento del reddito disponibile sia determinato da una riduzione delle imposte ovvero da un aumento del debito publico. L'idea di Barro - osserva Thaler - è ingegnosa, ma perché sia descrittivamente accurata occorrono degli individui economici che siano tutti perspicaci come Barro. Non è così. Un keynesiano potrebbe spingere oltre il ragionamento e concludere che un aumento della spesa publica o una riduzione delle imposte determinando un più alto tasso di crescita rende possibile una riduzione dei lasciti ai propri discendenti senza modificare l'utilità complessiva lasciata in eredità.

Viceversa - poiché la politica è l'arte di indurre gli altri a fare ciò che vogliamo facendo loro credere che stiano facendo ciò che vogliono - la teoria politica non può prescindere dal punto di vista della differenza. La politica condivide questo principio con la religione.

Quello che non funziona

07.09La convinzione che conquistare il potere statale sia centrale per il cambiamento radicale delle condizioni di vita dei lavoratori ha dominato oltre che la teoria anche l'esperienza rivoluzionaria del ventesimo secolo. L'apparente impossibilità della rivoluzione all'inizio del ventunesimo secolo riflette il fallimento storico di un concetto particolare di rivoluzione: quello che la identifica con il controllo dello Stato. Quello che non funziona è l'idea che rivoluzione significhi prendere il potere per abolire il potere. Forse - dice Holloway - avremmo bisogno di riesaminare l'idea stessa che la società possa essere trasformata conquistando il potere dello Stato.

Exit tax

06.09Solo gli Stati Uniti e pochi altri paesi applicano un'imposta sul reddito ai cittadini che si stabiliscono all'estero attraverso una tassa di uscita.

Quanto sono affidabili le agenzie di rating?

05.09Moody's, Standard & Poor's, Fitch... Qual'è il rating delle agenzie di rating? - What is the rating of the credit rating agencies? Perché investire in Bundesanleihe se i Buoni del tesoro poliennali italiani rendono di più e il default dell'Italia manderebbe automaticamente in default la Germania?

Faziosità

04.09Dopo aver smesso di leggere Repubblica, il Giornale e il Manifesto, non so se continuerò ancora a leggere il Corriere della Sera. Non so neppure se continuerò ad ascoltare Radio radicale.

Ancora sulla pena capitale

03.09La ragione ultima per la quale la pena di morte è stata abolita in Europa è che serviva al ceto nobiliare per opprimere il resto della popolazione e quando la borghesia giunse al potere la prima cosa che fece fu di eliminarla. Negli Stati Uniti dove, almeno formalmente, non esisteva questa differenza la pena di morte rispondeva ad altre esigenze e non venne abolita.

C'è un momento nella storia della società in cui il morboso infrollimento e snervamento sono tali che la società stessa prende posizione a favore del suo danneggiatore, del delinquente, e con tutta serietà e onestà. Punire: questo le sembra in un certo senso ingiusto — è indubbio che l'idea della «punizione» e del «dover punire» la fa soffrire, le incute timore. «Non basta renderlo innocuo? A quale scopo mettersi anche a castigarlo? Il punire è in se stesso una cosa spaventosa!

Uno degli argomenti più forti contro la pena di morte è la sua arbitrarietà. Nel caso Furman contro Georgia il giudice William J. Brennan Jr. ha affermato che la pena capitale negli Stati Uniti è poco più di una lotteria.

Although each Supreme Court Justice wrote their own opinion in this landmark case, Justice Brennan, concurring with the majority, concluded that the death penalty was inflicted so infrequently that its obvious arbitrariness was “inescapable” and that capital punishment in the United States “smacks of little more than a lottery system” [Furman v. Georgia 408 U.S. 238 (1972)].

Per alcuni sostenitori della pena capitale la possibilità di essere condannati arbitrariamente equivale alla possibilità di essere colpiti da un fulmine. In entrambe le situazioni si tratta di un evento dovuto al caso sul quale notoriamente non è possibile influire. Ma altri sostengono che il caso ci vede bene.

lo studio effettivo del motivo per cui determinate persone sono state condannate a morte e giustiziate non mostra alcun attento vaglio del peggio dal cattivo; mostra che quelli giustiziati erano di solito le sfortunate vittime di pregiudizi e discriminazioni, i perdenti in una lotteria arbitraria che avrebbe potuto benissimo risparmiarli, le vittime degli svantaggi che quasi sempre accompagnano la povertà. Un sistema come questo non migliora la vita umana; la indebolisce e la degrada.

L'esame delle sentenze che comportano la pena di morte mostra una disparità statisticamente significativa a sfavore della parte di popolazione più povera e socialmente svantaggiata.

Difetti dei benefit means-tested

02.09Le misure di integrazione del reddito subordinate alla prova dei mezzi hanno quattro difetti strutturali:

  1. Disincentivano la ricerca di lavoro, (trappola della povertà)
  2. Richiedono maggiori spese per l'organizzazione ed il controllo
  3. Sono causa di clientelismo e corruzione
  4. Ledono la dignità della persona


Virgil Thomson utilizza stilemi postmoderni ante litteram.

Le parole creano la realtà

01.09Mi sembra che l'applicazione al testo del concetto di fictionality promossa da Lacan, Barthes, Foucault e Derrida debba essere rivista. Gli storici hanno saputo, almeno a partire da Bayle nel XVII secolo, che sia le testimonianze dei testi a cui gli storici sono tenuti a fare riferimento sia gli scritti degli storici stessi sono probabilmente delle finzioni; e almeno a partire dal XVIII secolo, i romanzieri hanno anche esplorato e sfruttato il fatto che le finzioni sono anche storie. La vera domanda da porsi è perché gli intellettuali francesi postmoderni abbiano fatto ricorso a una nozione di fictionality dei testi che può essere descritta solo come apparentemente ingenua e indifferenziata rispetto a quella dei secoli precedenti, e perché si siano attaccati così saldamente all'idea che le parole creano la realtà.


Vorrei fare un discorso sulla musica, ma non me la sento.

La sessualità dell'elefante

31.08Come si pone la questione tra soggetto e verità? Nella lezione al Collège de France del 7 gennaio 1981, la prima del corso 1980-1981, dopo una minuziosa genealogia della rappresentazione letteraria della sessualità dell'elefante a partire dal capitolo 39 del III libro dell'Introduzione alla vita devota di san Francesco di Sales, Michel Foucault inquadra il suo discorso, articolandolo alla questione che si pone tra soggettività e verità.

Questione della possibilità di una verità per un soggetto

Nella tradizione filosofica da Platone a Kant - dice Foucault - il problema "soggettività e verità" consiste nel domandarsi come e a quali condizioni posso conoscere il vero. Ovvero: in che modo è possibile la conoscenza come esperienza di un soggetto conoscente? O ancora: in che modo colui che fa questa esperienza può riconoscere che si tratta proprio di una conoscenza vera? Diciamo che non può evidentemente darsi verità senza un soggetto per cui questa verità è vera, ma d'altra parte in che modo, se il soggetto è un soggetto, può effettivamente avere accesso alla verità?

Sulla possibilità di dire il vero su un soggetto

A questa formulazione filosofica della questione "soggettività e verità", Foucault contrappone, con le dovute riserve, una formulazione che definisce positivista: è possibile avere una conoscenza vera del soggetto e a quali condizioni possiamo avere tale conoscenza? E ancora: È tecnicamente possibile, è teoreticamente legittimo far valere, a proposito del soggetto, a proposito della forma e del contenuto delle esperienze soggettive, le procedure e i criteri propri della conoscenza di un oggetto qualunque? Se volete, la domanda positivista potrebbe essere questa: come può esistere una verità del soggetto nel momento in cui non può esistere verità se non per un soggetto?

Quali sono gli effetti sulla soggettività dell'esistenza di un discorso che pretende di dire la verità su di essa

Ma, conclude Foucault, si potrebbe elaborare la questione "soggettività e verità" nel senso seguente: che esperienza può fare di se stesso il soggetto quando si trova nella possibilità o nell'obbligo di riconoscere, riguardo a sé, qualcosa che passa per vero? Che rapporto ha il soggetto con se stesso dal momento che questo rapporto può passare o deve passare attraverso la scoperta, promessa o imposta, della verità su di sé? La questione così formulata diventerà una questione fondamentalmente storica. Direi che è una questione di fatto. Nella nostra cultura, nella nostra civiltà e in una società come la nostra esiste un certo numero di discorsi che sono, istituzionalmente o per consenso, riconosciuti come veri a partire dal soggetto. E il problema storico da porre è questo: dati tali discorsi nel loro contenuto e nella loro forma, dati i vincoli che ci legano a tali discorsi di verità, che esperienza facciamo di noi stessi dal momento in cui tali discorsi esistono? E in che cosa l'esperienza che abbiamo di noi stessi si trova formata o trasformata dal fatto che esistono, da qualche parte nella nostra società, dei discorsi che sono considerati come veri, che circolano come e che vengono imposti come veri a partire da noi stessi in quanto soggetti? Quale marchio, o anche quale ferita o quale apertura, quale vincolo o quale liberazione produce nel soggetto il riconoscimento del fatto che c'è su di lui una verità da dire, una verità da cercare, o una verità detta, una verità imposta? Dal momento che, in una cultura, esiste un discorso vero sul soggetto, quale esperienza fa di sé il soggetto e che relazione intrattiene con se stesso in funzione di tale esistenza di fatto di un discorso vero su di sé?

Si tratta di sapere quale esperienza possiamo fare di noi stessi, quale campo di soggettività può aprirsi al soggetto dal momento che esistono storicamente di fronte a lui, in rapporto a lui, una certa verità, un certo discorso di verità e un certo obbligo di collegarsi a questo discorso di verità - sia per accettarlo come vero, sia per produrlo a sua volta come vero. Quali sono dunque gli effetti dell'esistenza di questa verità e di questo discorso di verità sull'esperienza che facciamo di noi stessi?

La prospettiva di Foucault

È intorno a quest'ultima maniera di porre la questione del rapporto tra soggetto e verità che si muove Foucault. Che ne è di noi, che cosa dobbiamo fare, che condotta dobbiamo tenere se è vero che c'è e deve esserci una certa verità su di noi, una verità per di più che ci viene detta attraverso ciò che respingiamo il più lontano possibile da noi, cioè la follia, la malattia, la morte e il crimine. È un po' questa la questione che ha attraversato tutto il lavoro che ho fatto finora.

A - La soggettività è concepita come ciò che si costituisce e si trasforma all'interno del rapporto che intrattiene con la propria verità. Nessuna teoria del soggetto che sia indipendente dal rapporto con la verità.

B - La verità non è definita da un determinato contenuto di conoscenza che si possa considerare universalmente valido, ma è concepita essenzialmente come un sistema di obblighi È del tutto indifferente, di conseguenza, che qualcosa considerato come vero. L'importante, nella questione della verità, è che una serie di cose passino effettivamente per vere e che il soggetto debba o produrle lui stesso, o accettarle, o sottomettervisi. Si è trattato, e si tratterà dunque, della verità come legame, della verità come obbligo.

C - In terzo luogo, voglio anche sottolineare che se per tutte queste analisi ci si serve necessariamente di un materiale storico, il suo obiettivo non è mostrare quanto muti la verità o quanto sia relativa la definizione di soggetto, ma in che modo le soggettività come esperienze di sé e degli altri si costituiscano attraverso gli obblighi di verità.

Il discorso sulla sessualità come verità del soggetto

Mentre con la follia, la morte, la malattia e il crimine abbiamo un rapporto fondamentalmente negativo (di rigetto) e la questione della verità della follia, della malattia, della morte e del crimine non si pone se non a partire da tale rigetto e da tale rifiuto, il problema della sessualità è decisamente diverso, poiché qualunque siano i sistemi di regolazione, di squalificazione, di repressione o persino di rigetto ai quali essa è esposta, la sessualità [non è] l'oggetto di un rifiuto sistematico, fondamentale e più o meno costante. È l'oggetto di un gioco sempre complesso di rifiuto e accettazione, di valorizzazione e svalutazione — ecco dunque la prima differenza tra la sessualità da una parte e il crimine, la malattia, la morte e la follia dall'altra.

Nel caso della sessualità, come sapete, un discorso vero su di essa è stato istituzionalizzato in modo completamente diverso. Mi riferisco, e lo rifarò più volte, alle lezioni dello scorso anno sul problema del dire-il-vero su di sé nelle società ellenistiche e all'inizio del cristianesimo. Nel caso della sessualità il discorso vero è stato istituzionalizzato, almeno per una parte considerevole, come discorso obbligatorio del soggetto su se stesso. Vale a dire che non si è organizzato a partire da qualcosa che si offrirebbe sotto forma di osservazione o esame, in funzione di regole ammesse di oggettività, ma è intorno alla pratica della confessione che il discorso vero sulla sessualità si è organizzato. Diciamo che, a proposito del sesso e del desiderio — sta qui la principale differenza tra la storia di questo problema e quella che riguarda la follia, il crimine, la morte ecc. —, il discorso vero si è organizzato attorno a un discorso di confessione su una parte di noi stessi che possiamo sì detestare, o dalla quale possiamo purificarci, ma che è tuttavia indissociabile da quello che siamo. Discorso di confessione su una parte indissociabile di noi stessi: è intorno a questo che occorre comprendere il problema del rapporto "soggettività e verità" a proposito del sesso. Nei casi citati prima (follia, malattia, morte, crimine ecc.) il problema si poneva in questi termini: che esperienza possiamo fare di noi stessi e degli altri dal momento che esiste qualcuno in diritto di dire: "Questo è un pazzo, lei è malato, quello è un criminale"? Con la sessualità, il problema che vorrei porvi è il seguente: che esperienza possiamo fare di noi stessi, che tipo di soggettività è legato al fatto che siamo sempre in grado e in diritto di dire: "Sì, è vero, io desidero"?

Qual'è in generale l'esperienza che il soggetto ha di sé stesso quanto si trova a dover riconoscere per vero qualcosa che riguarda la sua soggettività?

In sintesi Foucault si propone di dimostrare che il discorso sulla sessualità, costitutivo della nostra morale, ha un punto di svolta nel I secolo d.C. Quindi, se la verità del soggetto è una questione che deve essere stabilita attraverso una verità storica, ed è una questione che il soggetto riconosce come costitutiva della propria soggettività, allora la verità diventa un obbligo sociale privo di fondamento.

Football

30.08Dei molti aspetti peculiari del lavoro di professore quello che apprezzo di più è la libertà di pensare a qualsiasi cosa trovi interessante e continuare a chiamarla lavoro. Si prenda - dice Richard Thaler - un argomento frivolo come la selezione dei giocatori nella National Football League. Se si ha una sufficiente libertà di pensiero si può anche immaginare di utilizzarlo per testare la congettura di Becker.

Gary Becker riteneva che nei mercati del lavoro concorrenziali solo le persone che fossero in grado di eseguire il loro lavoro come Homo economicus sarebbero state in grado di ottenere posizioni chiave.

La divisione del lavoro attenua fortemente, quando non elimina, qualsiasi effetto [causato dalla razionalità limitata] [..] Non importa se il 90 per cento delle persone non esegue le analisi complesse richieste per calcolare le probabilità. Il 10 per cento delle persone che lo sanno fare finiranno nelle occupazioni in cui ciò e richiesto.

Gli esiti della scelta dei giocatori attraverso i pick dei draft - dice Thaler - contraddicono l'affermazione di Becker. Non chiedetemi di spiegare come ciò avvenga. Semplicemente si può dimostrare che il rendimento delle prime scelte si rivela statisticamente inferiore a quello delle seconde scelte a causa di una sopravvalutazione dei primi pick per effetto del falso consenso (le persone tendono a credere che gli altri condividano le loro preferenze) e della preferenza per il presente (proprietari delle squadre, allenatori, dirigenti, tutti vogliono vincere subito).

La mia sensazione - dice Thaler - è che, a mano a mano che l'importanza delle decisioni cresce la propensione ad affidarsi all'analisi quantitativa si riduca ed i manager tendano a fidarsi di più delle loro sensazioni di pancia.

Burionismo al quadrato

29.08Burioni è un fanatico che danneggia la scienza - perché è un immunologo che pretende di parlare di sociologia e di psicologia sulla base delle sue conoscenze immunologiche.

Olimpo Reale

28.08Carlo Felice
conobbe i nobili genovesi smargiassi e cortesi
mi dice che teste matte
non capiscono sono io il re!
Le mie opinioni sono esatte
vado a prendermi il caffè
ma intanto lo deridono il re?
Che ridere!
Non si decidono a vivere, assanèn
cosi Carlo Felice li deruba a vista d'occhio
qui tanto non si suda, prepara il cocchio!

La vita è una gara

27.08[Ci comportiamo come se] La vita è una gara nella quale vince chi possiede di più al momento di morire. [Cioè quando non c'è più vita]


Gino Marinuzzi, Sicania. Rapsodia orchestrale su temi popolari di Sicilia. Prima esecuzione: Roma, Augusteo, 16.3.1913.

No contest

26.08 Correlato del gioco e del desiderio primario di primeggiare è lo spirito competitivo. Alfie Kohn, che vede la questione essenzialmente dalla parte dell'insegnamento e della cooperazione, ha raccolto nel libro No Contest: The Case Against Competition un cospicuo numero di aneddoti e di studi contro l'utilità dello spirito competitivo.

In occasione di ogni esame quadrimestrale, all'autore del componimento più bello veniva assegnata una medaglia d'oro. Quando veniva messa in palio la medaglia per il primo premio, il sentimento che ciò suscitava era di rivalità generalizzata piuttosto che di emulazione. Nell'intera scuola si diffondeva un clima di invidia, gelosia e discordia; ragazzi che fino a quel momento erano intimi amici diventavano rivali accaniti e litigiosi, e quando il premio veniva assegnato si trasformavano in nemici implacabili. Chi aveva avuto la meglio sugli altri denigrava chi aveva ottenuto risultati peggiori; ognuno si augurava che le capacità del rivale risultassero inferiori alle proprie, e tutti ricorrevano agli espedienti più meschini pur di screditare e sparlare dei risultati altrui.

Kohn definisce la competizione come qualsiasi situazione in cui il successo di una persona dipende dal fallimento di un'altra persona. In altre parole, in una competizione due o più parti perseguono un obiettivo che non può essere raggiunto da tutti.

Ritengo che sia utile distinguere tra ciò che possiamo definire competizione strutturale e competizione intenzionale. La prima si riferisce a una situazione; la seconda a un'attitudine. Laddove la competizione strutturale ha a che fare con il binomio vittoria/sconfitta, che è esteriore, la competizione intenzionale è interiore; riguarda il desiderio, da parte di un individuo, di essere il numero uno.

Dire che un'attività è strutturalmente competitiva equivale a dire che è caratterizzata da ciò che chiamerò «raggiungimento di uno scopo reciprocamente escludente» (Mutually Exclusive Goal Attainment). Ciò significa, molto semplicemente, che il mio successo implica il tuo fallimento. I nostri destini sono collegati tra loro da un rapporto negativo. Se uno di noi è destinato a perdere esattamente quanto l'altro vince, come in una partita di poker, allora stiamo parlando di un «gioco a somma zero». Ma in qualsiasi situazione MEGA, due o più individui hanno un fine che non può essere conseguito da ognuno di loro. Questa è l'essenza della competizione, come hanno osservato diversi studiosi dell'ordinamento sociale. [9]

Talvolta questo stesso fenomeno è stato definito una «situazione di scarsità». Ciò non spiega la competizione ma semplicemente la enuncia in un'altra forma: se devo cercare di sconfiggerti per ottenere quello che voglio, allora ciò che voglio scarseggia per definizione. Dobbiamo stare attenti a non confondere questo genere di scarsità con l'effettiva assenza di qualche genere di prima necessità. Può succedere, certamente, a due persone affamate, di entrare in competizione per un unico piatto di minestra. Ma nella maggior parte dei casi lo scopo è solo quello di primeggiare socialmente. In genere la competizione strutturale implica la rivalità tra vari individui in modo tale che solo uno di loro possa risultare primo. La competizione stessa fornisce lo scopo, che è quello di vincere; pertanto quella della scarsità si rivela una spiegazione pretestuosa.

Anche perché il gioco è truccato: chi ha già vinto si trova nelle condizioni ideali per vincere anche le sfide successive.

La scarsità è una menzogna. Esiste al solo scopo di supportare il sistema che la crea, e la sua artificiosità diviene ogni giorno più palpabile. [..] La disuguaglianza, che in origine era una conseguenza della scarsità, ora è diventata un mezzo per creare delle disuguaglianze artificiose. Perché secondo la vecchia mentalità [la tendenza dominante nel modo di vita americano], come abbiamo visto, produrre scarsità è l'attività fondamentale. I commenti ostili di chi aderisce alla vecchia mentalità nei confronti delle forme di cultura alternativa («La gente non lavorerebbe se potesse avere gratis ciò che le serve», «La gente non si sposerebbe se venisse lasciata libera») sono spie rivelatrici di questa preoccupazione. La scarsità, il presumibilmente indesiderato ma inevitabile fondamento dell'intero edificio della vecchia cultura, oggi è diventata il valore più custodito e sacralizzato, e per preservare tale valore nella totalità della sua pienezza si è reso necessario stabilire l'invidia come criterio basilare di valore. Gli americani legati alla vecchia mentalità [..] trovano difficile godere di qualsiasi cosa posseggano se non possono essere sicuri dell'esistenza di persone alle quali quel piacere è negato. [..] Dal momento che la società si basa sul presupposto della scarsità, esservi coinvolti ha sempre comportato un coinvolgimento competitivo.

Continuare a partecipare alla competizione significa perpetuare una situazione che è stata quella che ha provocato l'insorgere del problema.

Il classico stratagemma per legittimare le disuguaglianze nella distribuzione delle ricompense in una società democratica è costituito, naturalmente, dalla competizione, nella quale le stesse regole si applicano a tutti i partecipanti alla gara e il sistema delle diverse condizioni sociali è protetto proprio dalla natura delle regole piuttosto che dalla loro iniqua applicazione. La gente che fa parte di questa società impara cosi a dividersi nelle categorie dei vincenti e dei perdenti, e a incolpare se stessa nel caso che si trovi ad appartenere all'elenco dei perdenti.

Nelle moderne economie di mercato la competizione assume la forma della concorrenza e vulgata vuole che i mercati concorrenziali siano più produttivi di quelli regolati. Ma, se alla competizione si oppone la cooperazione e un'opposta vulgata vuole che la cooperazione sia più efficiente della competizione, allora qualcosa non quadra!

Chess is not checkers

25.08Il gioco degli scacchi non è il gioco della dama. I pezzi degli scacchi non sono pedine, le mosse non sono obbligate. Solo quando il tuo re è sotto scacco sei assolutamente tenuto ad occupartene. In tutti gli altri casi puoi ignorare le minacce e le catture purché tu sia sicuro che il tuo zwischenzug sia così forte che il tuo avversario non possa portare avanti i suoi piani senza tenerne conto.

Autotelismo e Utopia

24.08 Possiamo esprimere la tesi di fondo della cavalletta sul valore dicendo che ciò che si dimostra avere un valore intrinseco nella vita umana è l'impegno in attività strumentali. In una condizione non utopica, queste attività non le perseguiamo solo per il loro interesse. Ma in Utopia il loro valore strumentale è annullato; hanno il puro valore intrinseco dei giochi.

La tesi sul valore esposta dalla cavalletta si estende in modo fatale alla possibilità di una vera Utopia. Ciò che ha valore intrinseco nella vita umana non è solo l'impegno in attività strumentali, ma anche l'impegno in attività che hanno un valore strumentale. Impegnarsi o cercare, dove non c'è alcun senso per l'impegno o la ricerca, è "una semplice rappresentazione teatrale, un sogno vuoto". Nel nostro mondo non-Utopico, i giochi hanno senso perché fanno parte di una vita che non è semplice gioco. Essi ci offrono tregua dalle attività che riguardano gli ostacoli necessari. E quindi i giochi hanno un valore strumentale per noi; godiamo della libertà di creare i nostri ostacoli. Ma in Utopia non avremmo altro che quella libertà. Nel nostro mondo il senso dei giochi è quello di non avere alcun senso oltre se stessi; in Utopia mancherebbe loro proprio quel senso.

Non è forse un paradosso? In che modo il valore intrinseco di un'azione può dipendere dal suo valore strumentale? Come può essere che l'unica cosa che vale la pena di fare di per sé stessa sia fare qualcosa in funzione di qualcos'altro? Sicuramente il punto di vista della cavalletta sul valore intrinseco - o, in ogni caso, la nostra interpretazione di esso - è completamente incoerente.

È il capitalismo bellezza

23.08Il crollo del ponte Morandi ha messo in evidenza i limiti politici della privatizzazione delle grandi infrastrutture.

Per semplificare il ragionamento limiterò il numero degli stakeholders. Date le tariffe nettamente superiori alla media europea e l'inefficiente manutenzione, provata dal crollo del ponte Morandi, gli utenti possono essere esclusi come portatori di interesse al mantenimento delle privatizzazioni. Rimangono quindi a contendersi gli utili di impresa solo azionisti e lavoratori.

A seguito della privatizzazione delle autostrade italiane è possibile dimostrare che gli investitori, direi da poche decine a poche centinaia di persone, si siano divisi alcune decine di miliardi di euro di profitti ed abbiano almeno in parte trasferito tali profitti all'estero.

Se pensiamo che un miliardo di euro equivale al salario annuale di 40.000 lavoratori di basso livello e corrisponde ad entrate per imposte dirette e indirette, contributi, etc. di almeno 500 milioni, si possono facilmente inferire quali siano i devastanti effetti dello spostamento di quantità di denaro di tali dimensioni dai salari ai profitti sulle istituzioni publiche.

Data questa premessa appare assolutamente poco credibile che un'azione così contraria agli interessi della classe politica sia stata compiuta per beneficenza. A dire il vero, esiste un'altra ipotesi, che non esclude la corruzione, ma fa leva sulla debolezza e l'incapacità della classe politica per spiegare una decisione così autolesionista. Mi riferisco alla situazione sociale degli anni novanta del secolo scorso quando è stata progettata la privatizzazione dello Stato italiano.

Secondo questa ipotesi, che prende in considerazione l'incapacità gestionale dei manager publici di nomina politica e l'azione corporativa dei sindacati, i politici, ormai incapaci di tenere sotto controllo la macchina dello Stato, avrebbero immaginato di delegare all'imprenditoria privata il controllo sociale. Come detto questa ipotesi non esclude il movente della connivenza individuale.

Gli uomini non desiderano la ricchezza...

22.08 - Men do not desire merely to be rich, but to be richer than other men, or than certain other men - Gli uomini non hanno il desiderio di essere ricchi, ma di essere più ricchi degli altri, Non vogliono essere importanti, ma i più importanti. Non sapienti, ma i più sapienti. Anche quando si umiliano non si accontentano di come si rappresentano a sé stessi, ma cercano di essere considerati dagli altri uomini i più umili degli umili.

Narratontologia

21.08Sono il personaggio di una fiction o sono una cosa che pensa un personaggio di una fiction che pensa una cosa che pensa un personaggio di una fiction?

Come ottenere un calcolo previdenziale equo

20.08Escludendo l'uguale ripartizione, che pure ha un suo autonomo giustificato motivo nell'impossibilità di quantificare il reale contributo di ciascuno al benessere collettivo; il metodo di calcolo delle pensioni publiche che più si avvicina ad un ideale di giustizia è quello in base al montante attualizzato delle imposte dirette effettivamente versate, ottenuto suddividendo annualmente l'imposta netta per il quoziente familiare e ponendo in capo a ciascun componente della famiglia la somma degli importi risultanti.

Come ottenere una rendita equa da questo montante? Lascio la soluzione all'immaginazione del lettore incuriosito dal problema.

I moventi dell'azione umana

19.08I moventi dell'azione umana sono essenzialmente tre: il denaro, la gloria, il gioco. Ovvero: l'interesse materiale personale, la sublimazione e l'azione fine a sé stessa. Di questi l'unico movente che intimamente mi soddisfa è l'assenza di un fine. Altrimenti non sarei qui a giocare con le parole e con quello che, a volte, le parole esprimono.

La vita come ludo autotelico

18.08Ammetto che questa è una fantasia folle - disse la cavalletta - perciò esito a raccontarvi i miei pensieri. Tuttavia, sono abituata ad essere considerata sciocca, quindi procederò, invitandovi a fare delle mie parole ciò che volete. Inoltre permettetemi di confessare che ho un sogno ricorrente, in cui mi si rivela - anche se, come si rivela non posso dire - che tutti i viventi sono in realtà impegnati in giochi complicati, mentre credono di svolgere le loro ordinarie occupazioni. I falegnami, mentre credono di svolgere il loro mestiere, stanno giocando, e allo stesso modo i politici, i filosofi, gli amanti, gli assassini, i ladri, i santi... Qualunque occupazione o attività si possa immaginare è in realtà un gioco. Questa rivelazione è, ovviamente, sorprendente. Il seguito è terrificante. Poiché nel sogno ho l'intenzione di persuadere tutti della grande verità che mi è stata rivelata. Come li convincerò non lo so, anche se so che li convincerò. Ma proprio nel momento in cui ciascuno è persuaso - e questa è la parte orribile - cessa di esistere. Non è solo che il mio ascoltatore si dissolve, anche se è effettivamente così. È che so anche, con assoluta certezza, che non esiste più da nessuna parte. È come se non fosse mai esistito. Sconcertata dai risultati delle mie parole, non sono in grado di fermarmi, ma devo passare rapidamente alla creatura seguente con le mia rivelazione, finché non avrò predicato la verità in tutto il mondo e convertito tutti all'oblio. Infine rimango sola sotto le stelle d'estate assolutamente disperata. Subito dopo mi risveglio nella gioiosa consapevolezza che il mondo è ancora pieno di esseri senzienti e che, dopo tutto, era solo un sogno. Vedo il falegname e il filosofo continuare il loro lavoro come prima... Ma, mi chiedo, è proprio come prima? Il falegname sul tetto sta semplicemente martellando chiodi, o sta facendo qualche mossa in un antico gioco di cui ha dimenticato le regole! Un brivido si insinua fra le mie gambe. Mi viene sonno. Cari amici, addio.

Evergetismo postumo

17.08Carlo Nicoli, sindaco democristiano di Fornovo San Giovanni dal 1962 al 1975, scomparso nel 2016 all'età di 85 anni, ha lasciato erede universale l'amministrazione comunale.

Una proposta agli azionisti di Atlantia

16.08Fra gli innumerevoli sproloqui che si leggono sui media in questi giorni meritano un commento le parole di Vito Gamberale che riprendo dal Corriere della Sera.

«Il governo deve muoversi con incisività ma anche con prudenza» e farebbe bene a «chiedere un nuovo assetto manageriale terzo e di garanzia esterno ed estraneo alla più recente storia», tutelando la società e gli azionisti gran parte dei quali di livello istituzionale, ha dichiarato l’ex amministratore delegato di Autostrade Vito Gamberale, sottolineando l’estraneità della famiglia Benetton che, come azionista di controllo ha sempre delegato la gestione ai manager. «Il mio ricordo della famiglia Benetton - riferisce - è di un raro esempio di assoluto rispetto della gestione manageriale e confondere le eventuali responsabilità dei manager con quelle della proprietà sarebbe del tutto improprio anche perché coinvolgerebbero azionisti istituzionali di livello mondiale. Non c’è dubbio che l’attuale management ha dato un’impronta fortemente orientata alla redditualità ed è per questo - sono parole di Gamberale - che io ho lasciato l’azienda in disaccordo con una gestione della holding di controllo tutta orientata agli aspetti finanziari e alle esasperazioni reddituali». «È bene far presente che non si possono ignorare i diritti degli azionisti anche perché il mancato rispetto dei patti può scoraggiare gli investimenti nel nostro paese visto che Atlantia è un asset di grande rilevanza a livello europeo e mondiale», dice ancora.

Gli azionisti non c'entrano - dice Gamberale - la colpa è del management che persegue una gestione orientata alla redditualità. Peccato che il management faccia questo per gli azionisti. La giustificazione non regge. Vedi qui.

Ma Gamberale fa anche una proposta che io leggo così: perché gli azionisti di Autostrade per l'Italia non delegano al governo la scelta di un nuovo management terzo e imparziale in grado di affrontare una situazione così delicata?

L'uso di sostanze psicotrope non è un'attenuante

15.08Il ventiquattrenne J.G. è stato condannato a 6 anni di reclusione dalla Crown Court di Sheffield per l'omicidio colposo di L.H., 21 anni, durante un rapporto sessuale.

In un rapporto sadomasochista che abbia determinato delle lesioni colpose gravi, l'uso di sostanze psicotrope atte ad alterare l'attenzione non può essere invocato come attenuante, ma deve essere considerato un'aggravante dal punto di vista penale.

È crollato il ponte Morandi! Ho pianto.

14.08 Per me che ho studiato i rudimenti del cemento armato sul Santarella il crollo del ponte Morandi rappresenta la sconfitta di un'idea nella quale ho creduto.

Progettato da Riccardo Morandi, e costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua, il ponte che attraversa il torrente Polcevera ha presentato sin da subito difetti progettuali, sia urbanistici che strutturali. La sottovalutazione della complessità in fase di progettazione ha segnato il destino dell'opera.

L'economia non si esaurisce nel calcolo dell'utilità

13.08L'economia non si esaurisce nel calcolo dell'utilità attesa. Se compro una cravatta costosa la necessità di compensare una distruzione con una parte - per quanto piccola - di accumulazione altera la qualità del dispendio. L'acquisto di una cravatta tutto sommato contribuisce alla prosperità. Nel capitalismo i dispendi individuali sono integrati nel meccanismo. Giacché il dispendio ormai non può accrescere il risparmio (e con il risparmio la produzione), succede alla fine che si produca troppo. Arriva il momento di una produzione pletorica in cui non si smaltisce più quanto si produce. Non vi è prosperità che muti alcunché.

Una gallina dalle uova d'oro

12.08Vendete i titoli e preparatevi al ciclone autunnale. Consiglio stupido. Si rifletta sul fatto che l'Italia da quaranta anni paga interessi reali positivi sopra la media e quindi il debito publico italiano è stato, nel suo complesso, un ottimo investimento! Chi pensa che una gallina dalle uova d'oro possa essere messa in pentola sbaglia. Ovviamente mi riferisco solo ai titoli di Stato.

E se, per ipotesi, l'Agenzia delle entrate accettasse i titoli di Stato in pagamento delle imposte al valore nominale dei titoli...

Un refuso stimolante

11.08Al § 18 dell'Introduzione al Treatise, Berkeley porta come esempio del fatto che non è vero che ad ogni nome generale sia unito un significato preciso e determinato questa definizione di triangolo:

For example, a TRIANGLE is defined to be A PLAIN SURFACE COMPREHENDED BY THREE RIGHT LINES, by which that name is limited to denote one certain idea and no other.

Poichè la definizione non precisa se la superficie sia grande o piccola, bianca o nera, Berkeley ne trae la conclusione che non c'è nessuna idea determinata che circoscriva la parola triangolo

In una recente traduzione del Treatise la definizione di triangolo presenta un evidente refuso, dovuto probabilmente ad un lapsus, il quale dimostra, senza ombra di dubbio, come nella nostra mente al nome triangolo corrispondano più idee di triangolo.

Ad esempio, il triangolo si definisce come una superficie piana compresa fra tre angoli retti: in virtù di questa definizione, il nome triangolo deve limitarsi a denotare una certa idea, ad esclusione di tutte le altre.


Manierismo postmoderno. Tra le sinfonie di Giya Kancheli la quarta, In memoria di Michelangelo, è quella che preferisco.

I paradossi delle privatizzazioni

10.08Il ricorso al settore privato per gli investimenti publici in linea di massima non ha sgravato i governi dalla responsabilità ultima del rischio, ma al contrario li ha costretti a offrire indennità agli investitori privati in caso di fallimento.

Un esempio paradossale à la garanzia publica di 2 miliardi di sterline concessa dal governo britannico a tre aziende francesi e cinesi (tutte di proprietà publica) per costruire la centrale nucleare di Hinkley Point C.

Nell'ottobre 2014, la Commissione europea (CE) nel 2014 e il Tribunale dell'Unione europea nel 2018 hanno ritenuto ammissibili gli aiuti di Stato alla EDF Energy subsidiary NNB Generation, che mirano a garantire il pagamento del capitale e degli interessi sul debito per la costruzione della centrale, la remuneratività dei prezzi dell'energia elettrica e un risarcimento in caso di chiusura anticipata dell'impianto.

Un altro esempio, riportato da Crouch, dei limiti dell'intervento dei privati nella gestione dei servizi publici è il fatto che le compagnie ferroviarie private del Regno Unito ricevono sussidi più alti di quelli che venivano accordati alla ferrovie quando erano di proprietà publica.

La differenza tra la gestione publica e quella privata degli investimenti finanziati dallo Stato si risolve nella scelta, tutta politica, tra dipendenti publici e imprenditori privati come destinatari delle rendite monopolistiche che ne derivano. Gli effetti di questa scelta sono due modelli sociali molto distanti fra loro.

Austerità e rigore nella spesa publica

09.08Quando il discorso si polarizza, qualcosa in quel discorso non funziona. Il permanere della polemica indica il trasferimento del confronto dal piano dei concetti a quello delle emozioni. Questo vale sempre quando ci si imbatte in concetti astratti e generici come idealismo, materialismo, comunitarismo, individualismo, capitalismo, populismo e anche quando, in economia, si parla di austerità. Si dice austerità, ma si intende altro.

Solo dopo questa metodologica presa di distanze dall'oggetto del discorso, mi è consentito prendere posizione contro l'austerità come strumento di controllo del bilancio statale e, nello stesso tempo, a favore del rigore nella spesa publica. Spendere male è peggio che spendere troppo.

Se pensi che il denaro sia una cosa ben definita che esiste da qualche parte e devi trovarla prima di poterla spendere sei intrappolato in un pregiudizio mentale fondato sul gold standard.

la teoria della moneta moderna sottolinea che uno Stato sovrano che disponga di una sua valuta (e di una sua banca centrale) non è soggetto a vincoli di bilancio. La sua spesa non è finanziata dalle tasse e dai proventi dei titoli di Stato. Logica vuole che la spesa publica o i prestiti della banca centrale debbano precedere la raccolta delle tasse e la collocazione dei titoli di Stato. Inoltre, tutta la spesa publica è già finanziata attraverso la creazione di moneta, e può continuare a esserlo semplicemente lasciando le riserve nel sistema e astenendosi dal vendere titoli di Stato. ⚛

Ciò non significa - continua Wray - che non vi siano limiti alla spesa. I governi non devono fare i conti con vincoli di bilancio, ma devono fare i conti con vincoli legati alle risorse reali. Spendere di più dell'output gap può condurre all'inflazione. L'inflazione viene prodotta da un eccesso di spesa in rapporto ai beni disponibili, non da un semplice eccesso di moneta circolante come vorrebbe la teoria quantitativa della moneta. ※

Tutto questo ovviamente non vale per la zona euro, deliberatamente disegnata in modo da impedire ai governi di accumulare disavanzi di bilancio e creare moneta attraverso l'attività di prestatore di ultima istanza della banca centrale. Cui prodest?

MP Opus sitemap

08.08Con il termine sito web (website) si identifica una raccolta di file correlati fa loro, posizionati su uno dei server che formano la rete internet (World Wide Web), raggiungibile attraverso un indirizzo che conduce alla pagina iniziale (home page) del sito web oppure, in alternativa, attraverso i motori di ricerca (crawler) che indicizzano le pagine del sito (webpage).

L'organizzazione di un sito web è determinata dai criteri scelti dal webmaster in funzione delle esigenze del proprietario del dominio. Quando committente e webmaster coincidono, come in questo caso, la struttura nella quale la raccolta di file si mostra diventa anch'essa espressione del contenuto.

Per questa ragione la ricerca della forma più adatta alla migliore fruizione del testo, sia per chi legge che per chi scrive, è il primo e unico criterio che ho seguito. Ciò ha comportato l'autoimposizione di numerosi limiti nell'impaginazione, che ritengo però di aver risolto brillantemente.

Sebbene sia soddisfatto dei risultati ottenuti nella grafica, non è così nell'organizzazione del sito. Molti particolari nella gestione delle pagine non hanno ancora trovato una soluzione altrettanto funzionale. Mi riferisco alla staticità della struttura (sitemap) che male si adatta alle continue evoluzioni del pensiero.

Anch'io, come credo la maggioranza dei webmaster, sono stato abbagliato, complici alcuni motori di ricerca, dall'idea di sfruttare economicamente la moltiplicazione delle pagine e dei banner. Idea che, a dire il vero, è durata poco.

Più difficile liberarsi dal condizionamento occulto indotto dal seo, il posizionamento nei o sarebbe meglio dire nel motore di ricerca. Prova ne sono i numerosi post che testimoniano il mio interesse per il comportamento degli algoritmi di ricerca.

Rinunciare alla moltiplicazione delle pagine significa anche rinunciare ad una parte della visibilità, almeno finché Google, Qwant o DuckDuck non saranno in grado di indirizzare gli utenti direttamente agli id interni alle pagine html.

Quale lo scopo di questo contorto monologo? Semplicemente segnare la data nella quale ho finalmente deciso di rinunciare definitivamente alla moltiplicazione delle pagine e di accorpare tutto quello che è possibile accorpare, fregandomene del seo. Non sono io che devo cercare Google, ma è Google che deve cercare me.

Questo lo schema secondo il quale verrà riorganizzato il sito.

  • Opus
  • Timeline - Linea del tempo
  • Miscellanea di letture e recensioni
  • Addenda - Pagine sparse non indicizzate
  • Noindex - Testi di supporto non indicizzati

L'ossessione per il profitto a breve termine ha un costo

07.08L'ossessione per il profitto a breve termine nel mercato dei capitali ha prodotto un'eccessiva estrazione di valore dalle imprese quotate in borsa, a scapito della loro capitalizzazione, degli investimenti e della produzione.

In soldoni, questo è quanto hanno dimostrato le ricerche di Miles, Haldane et alii. Le società non quotate nel Regno Unito tendono, nel tempo, a reinvestire nella loro attività una quota fra le quattro e le otto volte superiore a quella delle società quotate.

Generalizzando si può affermare che: eliminando l'ossessione per il breve termine il livello del prodotto sarebbe più alto di circa il 20 per cento e che i guadagni sarebbero elevatissimi.

Fra le misure proposte da Haldane per correggere questo fallimento del mercato dei capitali mi sembra significativa solo quella fiscale, che interverrebbe incentivando le imprese a trattenere i profitti e gli investitori a conservare i titoli.

Supponendo che Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft siano, per ovvi motivi, esenti dallo short-termism è probabile che la situazione media delle imprese quotate della old economy sia anche peggiore di quella descritta da Miles, Haldane et alii, ma dubito che un aumento della produzione con l'attuale distribuzione dei redditi avrebbe l'impatto previsto da Haldane sui profitti della old economy.

Come migliorare HTML

06.08Non amo il formato PDF (Portable Document Format) sebbene questo formato abbia ormai quasi monopolizzato la presentazione e la conservazione dei testi, ma HTML+CSS oltre alle difficoltà di utilizzo per chi non conosca il linguaggio di formattazione, ha l'inconveniente di produrre un doppio file se lo stile è aggiunto dall'esterno o di appesantire il file se lo stile è replicato all'interno della pagina, quindi comprendo le resistenze di chi preferisce il formato PDF.

Però!

Non è difficile migliorare questo aspetto del linguaggio di markup per gli ipertesti. Per eliminare il foglio di stile esterno dalle pagine HTML di solo testo è sufficiente incorporare nei browser alcuni semplici e schematici template, che possano fungere da alternativa alla formattazione di default in assenza del collegamento al foglio di stile proprio di quella pagina. In questo modo ogni pagina web potrà essere visibile in un formato congruo anche offline senza la presenza di alcun fastidioso supplemento.

Naturalmente ciò richiede anche un qualche ripensamento nella formulazione del linguaggio di markup. Mi riferisco, ad esempio, al layout della pagina che state leggendo, nella quale ho utilizzato impropriamente, non avendo altro di meglio a disposizione, il tag aside per le note a lato e il tag span per segnalare l'id proprio di ogni capitolo.

A cosa è dovuta la felicità

05.08A cosa è dovuta la felicità che provo quando comprendo un'concetto, un'idea, o semplicemente una sequenza di parole?

L'utile e l'onesto

04.08Non c'è nulla di veramente utile che non sia anche moralmente onesto e nulla di moralmente onesto che non sia anche veramente utile. Così Panezio di Rodi.

Secondo questa concezione del bene - astratta, ma non priva di intrinseca razionalità - non può darsi conflitto tra l'utile e l'onesto. Se l'utile e l'onesto sono una qualche forma di bene, non si possono negare l'un l'altro senza contraddirsi entrambi.

Il limite di questa formulazione è la sua astrattezza. Finché non viene completata da una definizione dell'utile e dell'onesto, rimane una tautologia; vera, ma priva di valore conoscitivo. Non appena si definiscono l'utile e l'onesto la questione si complica.

Se ciò che viene perseguito per sé stesso è da considerarsi di ordine superiore a ciò che viene perseguito in vista di un fine secondario e riteniamo, ad esempio, il profitto un utile da perseguire per sé stesso, ne segue che sarà anche moralmente onesto...

Effetti della complessità

03.08 - Il Guardian si occupa, con un lungo e dettagliato articolo, dell'Hotel House di Porto Recanati. La dimensione degli edifici aumenta la loro complessità e la complessità richiede competenze e le competenze costano e non appena le competenze vengono meno gli edifici complessi decadono rapidamente.

Un parlamento inutile

02.08 Sto ascoltando il dibattito parlamentare sul disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese (Atto Camera: 924).

Un rituale d'altri tempi, un improbabile confronto di idee, uno spreco di risorse e di intelligenze. Surreale anche la difesa degli imprenditori che internazionalizzano la produzione da parte dei deputati del Partito Democratico. Non vedo altro. Tutto assolutamente inutile.

Una polemica stucchevole

01.08Anche ammesso - ma non concesso - che il rapporto tra prodotto interno lordo e debito publico significhi effettivamente qualcosa, trovo stucchevole la polemica, sempre viva, tra chi vuole abbassare questo rapporto riducendo il debito, anche a costo di ridurre il Pil, e chi vuole ridurlo aumentando il Pil, anche a costo di aumentare il debito.

Difendere lo status quo è il miglior assist a chi sostiene che il ritorno alla sovranità nazionale sia l’unico modo per cambiare la politica economica europea. ∀

Socio-economia

31.07La socio-economia si occupa dell'azione economica nel suo contesto sociale e della sua relazione con altri processi sociali, politici, demografici, ecologici, etc. Poiché l'attività economica influisce sui processi sociali e viene da essi modellata la socio-economia ha, di conseguenza, uno statuto di confine.

L'ultimo numero Troubles dans la protection sociale della Revue Française de Socio-Économie si interroga sulle prospettive del welfare state. L'editoriale di Fretel, Touchelay e Zune si occupa dei fondamenti delle politiche di attivazione e dell'offerta ragionevole di lavoro, pietre angolari del controllo dei disoccupati.

Una recente inchiesta condotta a Bruxelles sui disoccupati esclusi definitivamente dai sussidi di disoccupazione per difetto di ricerca mette in evidenza il meccanismo problematico della doppia ricerca d'impiego condotta simultaneamente da queste persone.

P.S. Lettura consigliata a Luigi Di Maio.


Il paper di Chojnicki, Ragot e Sokhna valuta il contributo netto dell'immigrazione al bilancio publico francese a partire dalla fine degli anni 70, dimostrando che la contribuzione netta degli immigrati è stata generalmente negativa, pur senza influire sul deficit primario della Francia.


L'articolo di Clemens, Lewis e Postel invece valuta gli effetti dell'abrogazione degli accordi sulla forza lavoro stagionale tra Stati Uniti e Messico il 31 dicembre 1964. L'obiettivo di questo grande esperimento politico era quello di migliorare i salari dei lavoratori agricoli statunitensi attraverso l'escusione di almeno mezzo milione di braccianti messicani. Gli autori confermano che esclusione dei bracero non è riuscita ad aumentare sostanzialmente i salari o l'occupazione dei lavoratori statunitensi del settore. I datori di lavoro si sono adeguati all'esclusione dei lavoratori stranieri modificando le tecniche di produzione dove ciò era possibile, e modificando i livelli di produzione dove non lo era.


L'articolo di Alesina, Stantcheva e Teso indaga su come le convinzioni relative alla mobilità intergenerazionale e l'equità delle opportunità influenzino le preferenze per la redistribuzione. Gli intervistati sembrano avere percezioni imprecise. Gli americani sono troppo ottimisti rispetto all'effettiva mobilità negli Stati Uniti, mentre gli europei sono troppo pessimisti. Il pessimismo sulla mobilità aumenta il sostegno alla redistribuzione, soprattutto per le politiche di "pari opportunità". Pessimismo e ottimismo sulla mobilità sociale sono significativamente correlati con le preferenze politiche. Se trattati con informazioni pessimistiche sulla mobilità, solo gli intervistati di sinistra vogliono una redistribuzione significativamente maggiore. Lo spostamento nella percezione della mobilità non ha alcun effetto sul sostegno alla redistribuzione negli intervistati di destra.

Sono dispiaciuto per Sabino Cassese

30.07Sono dispiaciuto per Sabino Cassese che si è infilato in una polemica con Beppe Grillo dalla quale non può uscire bene e, quello che è peggio, fa sorgere dei dubbi sulla competenza delle persone elette a giudici della Costituzione.

Il Grillo ha le antenne. Orecchia. Sente l'umore del popolo. In Europa esiste da tempo un dibattito sotterraneo sul valore delle elezioni. La democrazia rappresentativa è stata svuotata di significato e, in fin dei conti, votare non è l'unico metodo democratico per eleggere i propri governanti. Quindi, si chiede Beppe Grillo, perché non provare con il sorteggio?

Cassese risponde a Grillo elencando l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri italiano del 26 luglio scorso e chiedendoci di immaginare un consiglio dei ministri composto di persone scelte a caso e per un tempo limitato. Questo è l'ordine del giorno sul quale i decisori scelti a caso dovrebbero esprimersi:

Nuova disciplina delle esportazioni dei beni culturali; norme sulla progressione in carriera degli impiegati civili; misure per ridurre il riscaldamento terrestre; provvedimenti per la tutela delle specie viventi del mare; ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa contro il traffico di organi umani; ratifica ed esecuzione del protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla manipolazione di competizioni sportive; ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Giappone concernente il trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa

Se immaginiamo fra le persone scelte a caso un Matteo Salvini, un Luigi Di Maio, e perché no un Matteo Renzi o un Silvio Berlusconi ci accorgiamo che la loro competenza sui sopraelencati argomenti è assolutamente comparabile con quella dell'uomo della strada.

Ciò dimostra che quelle norme sono state predisposte da altri ed il giudizio dei vari Salvini, Di Maio, Renzi e Berlusconi è limitato alla propria personale convenienza. Mi spiace, ma questa è la dimostrazione "oltre ogni ragionevole dubbio" della correttezza del ragionamento di Beppe Grillo.

P.S. Dato per scontato che la democrazia rappresentativa fondata sul principio maggioritario non funziona, è auspicabile si trovi qualcosa di meglio del sorteggio per sostituirla.

Le potenze oscure del risentimento

29.07Con le potenze oscure del sentimento (Gefühlsmächte) si poteva mettere in relazione la feroce introiezione dello stereotipo antigiudaico (al di là dei contrappunti e delle possibili letture diverse) di certe pagine del Trattato teologico politico di Spinoza, con l'inconscia ammissione di colpa psicologica evocata nelle pagine dell'Etica dall'affermazione che se qualcuno ha preso a odiare la cosa amata in modo che l'amore venga del tutto rimosso, a parità di causa, egli la perseguiterà con odio maggiore che se non l'avesse amata, e con tanto più odio, quanto maggiore era stato prima l'amore. [63].

Confronta La crudeltà in Spinoza

Neppure comprendo per quale associazione dall'oscuro potere del sentimento, evocato da Freud nel Discorso ai membri della Associazione B'nai B'rith, Meghnagi giunga a spiegare la Familienunglück e l'ambivalenza di Heine verso le proprie origini ebraiche.

Ma tante altre cose rimanevano che rendevano irresistibile l'attrazione per l'ebraismo e gli ebrei, molte oscure potenze del sentimento, tanto più possenti quanto meno era possibile tradurle in parole, cosi come la chiara consapevolezza dell'interiore identità, la familiarità che nasce dalla medesima costruzione psichica. [Boringhieri, 1978, vol. 10, p. 342]

Nel discorso di Freud nulla di tutto questo.

Scienza, pseudoscienza e mercato

28.07C'è qualcosa di stonato nella chiusa del commento di Nuccio Ordine all'editoriale di Le Monde dedicato alla fausse science, anch'esso contorto e di non facile interpretazione.

far credere ai giovani che si studia soprattutto per guadagnare è un crimine che pregiudica il futuro di una nazione e la libertà della ricerca scientifica e umanistica. ⚛

Invero, se accettiamo il libero mercato e la massimizzazione del profitto come modello ideale al quale gli individui devono ispirarsi per ottenere riconoscimento sociale, mi sembra poco corretto pensare di insegnare ai bambini regole diverse da quelle che troveranno nella vita reale da adulti.

La questione posta da Le Monde e dal consorzio che fa capo alla Süddeutsche Zeitung riguarda invece essenzialmente le conseguenze del business delle riviste scientifiche, che a sua volta è una conseguenza delle regole che guidano l'assegnazione degli incarichi e la ripartizione del denaro nella ricerca scientifica.

Premesso che non è mai semplice distinguere ciò che è scienza da ciò che non lo è, mi sembra evidente che diventa ancora più difficile se le regole vengono dettate da Agenzie private internazionali, composte anche da organismi che hanno interessi economici che dipendono dall'esito dell'operazione stessa.

Secondo queste regole, stabilito un criterio di selezione meritocratico, nell'impossibilità di determinare attraverso la qualità il valore dei singoli lavori scientifici non rimane che affidarsi alla quantità per stabilire i meriti di ciascuno. Esattamente come accade nel libero mercato, dove l'unità di conto della moneta sostituisce ogni altro criterio di valutazione del merito.

Indubbiamente la convivenza tra ricerca scientifica e libero mercato è un puzzle di difficile soluzione. Ma, se ammettiamo che il libero mercato sia una costruzione umana, la corretta soluzione del puzzle non può essere moralistica, deve rispondere ad una qualche forma di razionalità ed essere quindi aggredibile scientificamente.

Peccato che l'editoriale di Le Monde, con il pretesto di difendere l'integrità della ricerca scientifica, contrabbandi l'idea che sia compito di quello stesso Stato che ha creato il problema decidere quale sia questa forma di razionaltà.

If so

27.07Se il Pil non misura nulla ⇒ costruire politiche economiche fondate sul rapporto tra debito e nulla è semplicemente stupido.

Libertà esteriore, libertà interiore

26.07Nonostante l'indubbia fascinazione che ancora esercita su di noi, l'animo greco esprime un mondo molto lontano dal nostro. La durezza dell'animo greco ci è insopportabile.

Erronea la credenza che la tragedia greca sia una tragedia del destino, nella quale gli uomini vengono guidati come marionette da una mano invisibile. In realtà l'uomo tragico dei Greci è in lotta contro il destino che lo minaccia dall'esterno. È una lotta in cui egli può essere fisicamente annientato; ma ciò non significa ch'egli sia preda inerme di potenze estranee: nel suo intimo possiede qualcosa da opporre ad esse. È sorte dell'uomo ch'egli debba ad ogni istante essere pronto al dolore: non può farci nulla. Ma in suo potere è invece come sopportare tale dolore. Ciò che importa è questo atteggiamento interiore, che può aiutarlo a salvare, anche nella rovina materiale, la sua parte migliore, la sua persona, il suo Io.

Per i Greci la libertà morale è resa possibile dalla libera attività intellettiva della mente umana che consente di pervenire alla giusta visione delle leggi su cui si scandisce la realtà. Quindi, l'uomo può interpretare il dispiegarsi dell'apparire, nonostante il suo manifestarsi in modo ambiguo e nascosto, e prendere una decisione che sia conforme ad una motivazione interiore. È questa una posizione che si viene maturando nel momento in cui si scopre l'impossibilità per l'essere umano di cambiare il corso degli eventi. La libertà non è sinonimo di libertà dagli eventi e dal corso della vita, ma piuttosto libertà rispetto ad essi, libertà di scegliere l'atteggiamento da assumere nei loro confronti. Il problema si sposta sul piano dell'introspezione: quello che è veramente importante è l'atteggiamento interiore dell'uomo, che gli permette di preservare la sua libertà di decisione.

Anito e Meleto mi possono uccidere, ma non possono nuocermi. Qui non concordo. Anito e Meleto possono nuocermi, anche gravemente, ma non annientarmi.

Sul superamento della democrazia rappresentativa

25.07Sono stupito della reazioni scomposte degli editorialisti dei maggiori quotidiani italiani alle parole di Davide Casaleggio sull'inevitabilità del superamento della democrazia rappresentativa per mezzo della Rete e delle nuove tecnologie digitali. Non mi sembra che Casaleggio dica cose così sconvolgenti. Sta semplicemente dicendo che le decisioni prese attraverso i referendum sono migliori di quelle prese attraverso i parlamenti. La qualità di una decisione è direttamente proporzionale al numero dei decisori. Tanto maggiore è il numero dei votanti tanto maggiore è la probabilità che una decisione sia quella giusta. Lo ha detto il matematico Nicolas de Caritat, marchese di Condorcet, uno degli indiscussi padri del liberalismo.

Quello che invece i media, nella loro finta indignazione, dimenticano di dire è che il superamento della democrazia rappresentativa è già avvenuto e tutte le decisioni importanti per la nostra vita vengono prese da poche persone fuori dai parlamenti. L'unica voce fuori dal coro, e per questo meritevole di segnalazione, mi sembra quella del costituzionalista Andrea Pertici.

Sul superamento del principio maggioritario

Occorre andare oltre la democrazia diretta. Una reale innovazione politica può manifestarsi solo con il superamento del principio maggioritario. È mia personale convinzione che questo, e niente altro, dovrà e potrà essere l'obiettivo di ogni futura azione politica autenticamente progressista e liberale.

L'eguale libertà è un diritto naturale

24.07Considerazioni a partire da Hart:

Avanzerò la tesi che, se vi sono dei diritti in senso morale, ne consegue che c'è per lo meno un diritto naturale, l'eguale diritto per tutti gli esseri umani di essere liberi.

I shall advance the thesis that if there are any moral rights at all, it follows that there is at least one natural right, the equal right of all men to be free.

Il ragionamento che lo porta a tale conclusione può essere riassunto nel modo seguente. Concepito come pretesa, un diritto morale da parte di una persona implica necessariamente la prescrizione di una limitazione della libertà empirica di un'altra persona, dal momento che esso gli impone un dovere che può essere applicato con la forza (enforced). Dunque, chi afferma l'esistenza dei diritti pensa necessariamente che la limitazione della libertà empirica necessiti di una giustificazione. Questo, perché "affermare un diritto (semplicemente) equivale ad affermare l'esistenza di una tale giustificazione". Ma se la limitazione della libertà empirica altrui è una cosa che va giustificata, segue che gli altri hanno, inizialmente, un diritto alla libertà empirica. Quindi, il mero fatto che ci siano dei diritti morali, nel senso di pretese morali, implica la presenza di una pretesa morale fondamentale alla libertà empirica (messa in questi termini succinti, l'argomentazione è problematica [..]

L'eguale libertà è un diritto contrattuale

L'eguale diritto di essere liberi non è un diritto naturale. Non può esserlo perché richiede la limitazione della libertà di un altro al quale verrebbe meno il diritto di essere libero.

Io sono naturalmente libero [di fare]. Non sono libero di [non essere coercito] da un altro, perchè fare [coercire] è la libertà dell'altro.

Per natura io non possiedo la libertà di [non essere coercito] ma solo quella di decidere se [lasciarmi] o [non lasciarmi coercire].

Non esiste libertà negativa di [non subire] la libertà positiva degli altri, come diritto naturale [mio]. Questa libertà si dà esclusivamente attraverso un contratto: io non eserciterò su di te la mia [azione libera] se tu acconsenti a non esercitare la tua [azione libera] su di me.

Di questo contratto si deve fare garante un terzo a cui tu ed io daremo il diritto di esercitare la sua azione [determinata dal contratto e quindi non libera] su di noi qualora non rispettassimo il contratto di limitare la nostra libertà positiva.

La fabbrica del disavanzo

23.07La fabbrica del disavanzo è il titolo del libro di Leonello Raffaelli, deputato del Partito Comunista Italiano, publicato per i tipi dell'editore De Donato nel 1982. Nel 1972 Raffaelli aveva criticato alcune scelte politiche di indebitamento imposte dalla DC affermando che i governi della Democrazia Cristiana facevano da banca all'industria petrolifera, rimettendoci; perché lo Stato, essendo debitore, prestava alle industrie (ad interessi non vantaggiosi) e appunto ci rimetteva

In quella fase storica l'espansione del debito avvenne all'interno di un contesto istituzionale in cui il governo non solo deteneva la sovranità monetaria e valutaria, ma anche, in un certo senso, disponeva del radicamento nazionale del debito pubblico [..] e questo non era trascurabile sul piano dell'azione politica dell'esecutivo [..] In effetti gli osservatori di quegli anni ritenevano la crescita del debito un problema di poco conto

Ma, alla fine degli anni Settanta, il bilancio dello Stato si è andato caratterizzando come un bilancio di trasferimenti - agli enti locali, alle imprese, a taluni fondi di previdenza - ed al tempo stesso come un bilancio in disavanzo non fisiologico sia per entità (attorno al 10% del reddito nazionale dell'anno) che per la destinazione (scarsità di investimenti).

In questa precaria situazione il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta decide sua sponte che lo Stato debba rinunciare al controllo sui tassi di interesse del debito publico operato, fino a quel momento, attraverso l'intervento della Banca d'Italia.

La «separazione consensuale» tra Tesoro e Banca d'Italia della cui necessità ha parlato per primo il ministro del Tesoro Andreatta e sulla quale si è recentemente espresso favorevolmente anche il governatore della stessa Banca d'Italia, Ciampi, sta ormai passando sul piano delle proposte operative: il direttore generale dell'istituto di emissione, Lamberto Dini, ha esposto ieri i termini concreti di questa separazione il cui obiettivo è quello di svincolare la Banca centrale dall'obbligo di finanziare il deficit pubblico, lasciandole invece il compito istituzionale di regolatore dei flussi monetari.

In questo modo nell'intervento sul debito publico si attua un capovolgimento di prospettiva, che porta a privilegiare la tutela della redditività del risparmio privato, anche attraverso l'introduzione di titoli indicizzati, i Certificati del Tesoro in Ecu (CTE). Tedoldi riassume così gli eventi di quel periodo.

Sotto la pressione delle difficoltà di gestione della crescita sostenuta del fabbisogno finanziario dello Stato [21], si ravvivò l'urgenza di porre in essere politiche coordinate per ridurre l'inflazione, senza sacrificare l'occupazione [22].

Il governatore Ciampi, sfruttando la forte intesa tra governo e Banca centrale, riuscì ad indirizzare i suoi sforzi verso il rafforzamento dell'autonomia (e del ruolo di autorità amministrativa) della Banca d'Italia rispetto al potere politico, già intrapresi, con alterne fortune, dal suo predecessore. Baffi infatti aveva caldeggiato per anni che il potere della creazione della moneta (funzione primaria delle banche centrali) si esercitasse in completa autonomia dai centri in cui si decideva la spesa [23].

Quello di Baffi era un orientamento presente anche ai dirigenti delle banche centrali degli altri paesi europei, determinato dall'azione di svolta prodotta dall'ingresso nello Sme, nel 1979, che aveva spinto a isolare le banche centrali dalle dinamiche della policy, forzandone l'indipendenza, con lo scopo di perseguire obiettivi di stabilità monetaria [24].

In questo modo si avviò quella importante fase politica dell'autorità monetaria che porterà al «divorzio» della Banca d'Italia dal Tesoro [25]; quando, cioè, si superò l'obbligo della sottoscrizione da parte della Banca d'Italia dei titoli del debito pubblico non collocati sul mercato, rispondendo al dettato costituzionale che poneva limiti precisi al diretto finanziamento monetario del disavanzo pubblico. Quindi, con il tentativo di rendere trasparenti le «difficoltà» di finanziamento del deficit si sarebbero mostrate anche le responsabilità della classe politica: il debito pubblico non poteva essere finanziato in maniera incontrollata su base monetaria, bisognava perciò restituire credibilità alla Banca d'Italia [26].

Su questa decisione avevano pesato da una parte il vincolo posto dagli accordi di cambio definiti durante l'ingresso nello Sme, che non permettevano più alla Banca centrale di finanziare il disavanzo statale, e, dall'altra parte, anche e soprattutto la scarsa condivisione, da parte della Banca, dell'obiettivo politico del Tesoro di «minimizzare» il costo del debito.

In questo modo aumentava la responsabilità del Tesoro nel decidere la politica del debito e le caratteristiche dei titoli emessi. Il ministro del Tesoro del governo Forlani, Beniamino Andreatta, spinto dall'esigenza di contenere l'espansione della liquidità bancaria, di mantenere ferma l'inflazione e nello stesso tempo di aumentare la pressione fiscale, mise quindi il debito sul mercato con il principale intento di garantire tassi reali positivi.

In altre parole, la Banca d'Italia non entrò più nelle aste primarie di collocamento dei titoli di Stato come prestatore di ultima istanza (per comprare i titoli di Stato invenduti o calmierare le aste nel caso in cui le offerte degli investitori privati fossero state troppo basse), lasciando così campo libero alle banche private, agli operatori, ma anche agli speculatori finanziari. Andreatta seguiva il percorso intrapreso qualche anno prima dal presidente della Federal Reserve americana, Paul Volcker, che aveva impresso un'accelerazione nella direzione del ricorso al finanziamento privato, piuttosto che all'emissione di moneta da parte della Banca centrale o alla leva fiscale, per sostenere la spesa pubblica, affidando quindi ai mercati il debito statunitense e mutando in questo modo definitivamente il mercato internazionale dei capitali.

La Banca centrale italiana, da parte sua, non poteva più essere costretta a finanziare il disavanzo statale attraverso una politica di espansione monetaria. L'intento era quello di modificare il regime della politica economica in un momento in cui il governo era fortemente rivolto verso politiche di crescita, sostenute da bassi tassi di interesse reale e da un cambio debole.

Inoltre si auspicava [..] che questo cambiamento di «costituzione monetaria» [..] portasse ad una trasformazione profonda delle procedure per le decisioni di spesa e di quelle per la distribuzione del reddito [27].

Ammessa, ma non concessa, la buona fede, se l'intento di Andreatta e Ciampi era quello di ridurre il debito publico la storia ha dimostrato che non è stato raggiunto.

Caffé letterario

22.07 Ogni volta che ascolto qualcuno che si professa di sinistra o peggio marxista e pontifica sul reddito garantito mi cascano le braccia. Naturalmente avrete intuito subito che non condivido nulla di quanto dice Magris sul reddito garantito. L'intervista è comunque interessante.

La seconda sinfonia di Kamran Ince, La caduta di Costantinopoli, scritta su commissione dell'Orchestra sinfonica di Albany, è un esempio di contaminazione, tipicamente postmoderna, tra elementi musicali di diversa provenienza, assemblati con indubbia abilità.

Il conto

21.07Cinque mesi di reclusione è la condanna pronunciata dalla Corte d’Appello di Lecce per il tentato furto di una melanzana. La Corte di Cassazione ha derubricato il reato annullando la condanna e il conto della melanzana è stato giustamente fatto pagare ai cittadini italiani, tutti!

Nella gerarchia dei valori protetti dalla legge, la proprietà delle cose vale più della persona. A chi fosse interessato ai paradossi generati dalla tutela giuridica della proprietà delle cose non posso che raccomandare la lettura della piccola raccolta di nequizie legislative curata da Elisa Pazé.

Il nostro sistema penale è congegnato per perseguire soprattutto i poveri. Il furto è sempre stato ed è ancora il classico reato dei poveri. La pena minima per il furto semplice, che nel Codice Rocco era di quindici giorni di reclusione, è stata alzata nel 2001 a sei mesi. Il risultato è che chi ruba una melanzana, anche con il riconoscimento di tutte le possibili attenuanti, rischia una condanna a non meno di due mesi e venti giorni di carcere.

Ad essere giudicati per furto e altri reati contro la proprietà sono spesso coloro che, per le condizioni di indigenza in cui vivono, e stretti fra l'alternativa avere fame e freddo o infrangere la legge, scelgono questa seconda strada. Di qui il dilemma: deve essere condannata o assolta la pensionata che ruba una melanzana al supermercato perché non può permettersi di acquistarla? La risposta dei giudici della Corte di cassazione è stata di chiusura: la miseria non giustifica quasi mai la commissione di reati. Essere poveri significa trovarsi in condizioni di bisogno, ma non in stato di necessità. Solo quando il danno è imminente e certo la violazione della legge è giustificata. In tutti gli altri casi per sopperire alle situazioni di indigenza, sostengono i giudici, c'è la moderna organizzazione assistenziale, chi non è in grado di pagarsi cibo e cure mediche non ha che da rivolgersi ai servizi sociali.

Il paradosso è che i giudici non hanno torto. Ma neppure ragione. Dipende da come funzionano i servizi sociali ovvero da chi sia chiamato a saldare il conto della melanzana rubata.

Provate a indovinare !

20.07Si è suicidato a soli 24 anni nel capannone della sua azienda, la Nuovatek di via Bosco a Morgano. Ivan Vedovato, giovane imprenditore di Trebaseleghe, a gennaio aveva ereditato dal padre Giulio l'azienda di famiglia.

Perché accostare le vicende editoriali delle opere di Heidegger alla notizia del suicidio di un giovane imprenditore 24 ore prima dello sfratto dall'azienda ereditata dal padre ? Provate a indovinare.

Tombeau de Heidegger  

19.07 Da anni la strategia editoriale che accompagna la publicazione dei testi heideggeriani si avvale della polemica come richiamo. Le parole di Heidegger, con la loro ambigua evocatività, si prestano egregiamente a questo scopo. Non stupisce quindi se proprio sulla qualità della traduzione ad opera di Alessandra Iadicicco del volume 97 dei Quaderni neri per i tipi di Bompiani, si sia innescato l'ultimo battage publicitario. Il francescano Francesco Alfieri, docente alla Pontificia Università Lateranense e coautore con Friedrich-Wilhelm von Herrmann di: Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcelliana 2016), ha posto il veto ed ha comunicato che nulla poteva, e potrà, essere pubblicato senza il loro placet ※. Questo è bastato per creare rumore. Evidentemente il risvolto ideologico e commerciale ormai prevale sull'interesse propriamente filosofico per il pensiero di Heidegger.

Il mercato delle libertà

18.07La libertà naturale dell'uomo consiste nel non dover sottostare alla volontà o all'autorità legislativa altrui. Questa è la definizione di libertà data da John Locke all'inizio del capitolo sulla schiavitù del Secondo trattato sul governo, dalla quale si rileva come la libertà sia limitata da due forze: la volontà altrui e l'autorità legislativa altrui.

Però - ad una lettura attenta - appare evidente come solo l'autorità legislativa ponga limiti reali, ed invalicabili senza una intrinseca contraddizione, alla nostra libertà. In sostanza per Locke l'uomo è libero se è legislatore di sé stesso. Cioè - così leggo - se è libero di scegliere la legislazione alla quale aderire senza essere influenzato o condizionato dall'altrui volontà.

Ne segue che le forme e le modalità di produzione delle norme giuridiche sono inestricabilmente connesse con la nostra concezione della libertà.

Avere un potere giuridico significa poter compiere gli atti necessari per produrre, abrogare o mutare le norme giuridiche, e dunque gli obblighi e i divieti, vigenti in una comunità. Poter compiere tali atti, però, non significa avere semplicemente il permesso di compiere determinate azioni: il permesso di eseguire determinate azioni e i divieti di interferire nell'esecuzione di esse costituiscono una condizione necessaria, ma certamente non sufficiente di questo tipo di potere. Per capirci, è possibile che a tutti gli abitanti di una città sia conferita la libertà (la libertà semplice, o anche la libertà protetta) di stare in piedi nel punto più alto della piazza principale e gridare: «Da oggi tutti ci comporteremo così e così», e che tuttavia soltanto il primogenito maschio di una certa famiglia produca nuove norme giuridiche, e dunque muti gli obblighi e i divieti della comunità, facendo queste cose. Pertanto, il potere giuridico non può essere definito come una mera libertà di compiere azioni, né dipende dalle stesse condizioni da cui dipende la libertà negativa, sia questa concepita come libertà semplice o come libertà protetta.

Le differenze tra le libertà negative e i poteri giuridici possono essere indicate in riferimento sia ai risultati del loro esercizio sia alle condizioni della loro titolarità. Sotto il primo profilo: l'esercizio di una libertà negativa ha quale solo risultato il compimento di un'azione, e dunque il movimento di un corpo, il mutamento di uno stato di cose del mondo reale; l'esercizio di un potere giuridico, invece, ha quale risultato rilevante la produzione di una norma giuridica, e dunque un mutamento nell'universo degli obblighi e dei diritti degli individui. Sotto il secondo profilo: affinché un individuo I sia titolare di una libertà negativa è sufficiente che l'ordinamento giuridico conferisca a I il permesso di compiere un'azione X (se ci riferiamo a una libertà semplice) e imponga a tutti gli altri individui il divieto di impedire a I di fare X e di costringerlo a fare X (se ci riferiamo a una libertà protetta); affinché I sia titolare di un potere giuridico è invece necessario che l'ordinamento giuridico, oltre a conferire a I il permesso di compiere un'azione X e a vietare a tutti gli altri individui di impedire a I di fare X e di costringerlo a fare X, stabilisca che l'esecuzione di X da parte di I comporta la produzione o il mutamento di obblighi e divieti.

Se la libertà dipende dalla norma giuridica, può essere una norma procedurale a stabilire quali siano le modalità attraverso le quali la norma giuridica si stabilisce?

Più è utile il tuo lavoro e meno ti pagano

17.07In un'epoca che premia l'efficienza, la proliferazione dei lavori inutili è un enigma. Perché nella società capitalista i datori di lavoro si comportano come le burocrazie della vecchia Unione Sovietica, distribuendo salari a lavoratori di cui non sembrano avere nessun bisogno ? Dal momento che i lavori di merda non hanno alcun senso economico, sostiene Graeber, la loro funzione deve essere politica: una popolazione occupata è meno probabile che si ribelli.

Il discorso che si regge sulle sue gambe

16.07 Penso, come Searle, che la citazione sia inessenziale al discorso che si regge sulle sue gambe.

I libri che lessi durante la mia infanzia filosofica — Wittgenstein, Austin, Strawson, Ryle, Hare ecc. — contenevano pochi o addirittura nessun riferimento bibliografico. Credo di aver acquisito inconsciamente la convinzione che la qualità di un'opera filosofica sia inversamente proporzionale al numero dei riferimenti bibliografici che contiene e che nessuna opera importante abbia mai contenuto molte note a piè pagina. (In questo senso, Lo spirito come comportamento di Ryle, per quanti difetti possa avere, è davvero esemplare, visto che non ne ha nemmeno una).

Sebbene ogni riferimento - parergon - sia in realtà un pretesto per conferire al discorso che si regge sulle sue gambe uno sfondo.

Per un egualitarismo minimo

15.07Concordo con l'opinione espressa da Emiliano Mandrone.

la questione si riduce a decidere se il sistema previdenziale assolva prioritariamente una funzione di assicurazione dal rischio povertà in tarda età o se è prevalente la funzione finanziaria, come un piano di risparmio oppure, verosimilmente, un ragionevole compromesso tra le due [..] Le evidenze confermano come il fine della previdenza rimanga quello di preservare dal rischio di indigenza la popolazione anziana o inabile. Sono quindi difficili da giustificare le pensioni alte, anche se sorrette da adeguata contribuzione

Si può immaginare un sistema sociale fondato su un egualitarismo minimo che preveda due distinti, ma complementari, strumenti di sostegno dell'individuo: un reddito universale di base ed una previdenza universale di base.

La scelta di un sistema sociale anziché di un altro è una questione politica e dovrebbe riguardare la libera scelta dei singoli individui, ma l'implementazione degli strumenti nei quali ogni sistema sociale si esprime è essenzialmente una questione tecnica e non riguarda le opinioni politiche di chi è chiamato ad implementarli.

Complessità del concetto di uguaglianza

14.07Derubare un povero è un crimine più grave che derubare un ricco. Perché il furto al povero produce un danno maggiore che al ricco. Così Hobbes:

La gravità dei crimini nei confronti dei privati dipende dalla persona, dal tempo e dal luogo. Infatti, uccidere il proprio genitore è un crimine più grave che uccidere qualcun altro, perché il genitore dovrebbe essere onorato come un sovrano, anche se ha ceduto il suo potere alla legge civile, dato che originariamente ce l'aveva per natura. E rubare ad un povero è un crimine più grave che rubare ad un ricco, perché sul primo produce un danno più sensibile.

Allo stesso modo il furto compiuto da un ricco è un crimine più grave del furto compiuto da un povero. Perché la sua motivazione è più futile. Tutto questo è utile come introduzione ad una riflessione sulla complessità del concetto di uguaglianza.

Corretto uso delle parole e propaganda politica

13.07Mi associo a Peter Gomez nel suggerire al Movimento 5 Stelle di cambiare nome al reddito di cittadinanza e utilizzare i termini corretti, forniti dalla lingua italiana, per definire un provvedimento del genere – e cioè sussidio di disoccupazione.

Pastiche

Non pensare all'elefante

12.07Permettere agli omosessuali di sposarsi non costa nulla. Creare occupazione invece richiede capacità imprenditoriali e investimenti. Migliorare la sanità significa rinunciare alle clientele. Difendere il welfare non è più di moda. I diritti civili fanno più cronaca dei diritti sociali. Un homeless che muore di freddo o di fame fa meno cronaca di un orinatoio destinato ai transgender.

Le forze progressiste, travolte da un senso di impotenza verso le ingiustizie economiche e nell'illusione che il proletariato si fosse ormai estinto, hanno cominciato a indirizzare la loro lotta principalmente verso l'estensione dei diritti civili. In questo modo la sinistra non si è accorta di aver perso di vista le istanze del suo tradizionale corpo elettorale senza acquisirne uno nuovo.

Di fronte al progressivo riorientamento della sinistra in direzione della tutela della minoranze, dell'esaltazione del valore della differenza, del cosmopolitismo e del relativismo culturale, i ceti popolari si sono sentiti spogliati pure dell'ultimo privilegio che credevano di possedere, ossia quello di incarnare una presunta identità nazionale in virtù della loro stretta connessione con il territorio.

Alle molte persone appartenenti alle classi lavoratrici che si sentono discriminate dal discorso politico dominante e si chiedono perché solidarietà e fratellanza vengano proclamate, almeno attraverso i media istituzionali, più nei confronti degli immigrati che nei loro, i progressiti non possono rispondere con disprezzo considerandoli animati solo da rancore o peggio da razzismo.

Il decadimento sociale trascina facilmente con sé la regressione culturale e civile. Il declassamento economico comporta facilmente un degrado intellettuale, culturale e umano. La non cultura centrifuga in un frullato molti elementi autentici, spesso ignorati o falsificati dalla cultura alta. Ma esiste anche un totalitarismo ideologico della scienza, o meglio degli scienziati.

Il nuovo (vecchio) paradigma economico

Negli ultimi anni si è venuta sempre più affermando l'ideologia secondo la quale la performance del mercato non può essere migliorata da nessun intervento publico. L'efficienza massimale del processo di produzione e di allocazione delle risorse è ottenuta lasciando semplicemente operare il mercato, che deve essere sgravato da tutti quei vincoli che gli impediscono di esprimere il suo potenziale creativo.

Sull'onda del fenomeno tanto inedito quanto dirompente della stagflazione, i tentativi piuttosto incerti degli economisti keynesiani di preservare le loro dottrine per mezzo di opportuni ritocchi teorici che tenessero conto della nuova congiuntura economica subiscono una sconfitta metodologica epocale.

Il nuovo approccio - al contario della tradizione keynesiana secondo la quale gli agenti sono miopi al momento di formarsi delle anticipazioni sul futuro - parte dall'ipotesi che gli agenti economici sappiano anticipare l'evoluzione delle variabili economiche più rilevanti ai fini dell'adozione di comportamenti economicamente e socialmente efficaci.

L'ipotesi delle anticipazioni razionali è densa di conseguenze su ciò che può fare o non fare la politica economica. Supporre degli agenti razionali mette in discussione la credibilità delle politiche economiche annunciate dal governo e dalla banca centrale. La capacità di distinguere correttamente gli obiettivi che la banca centrale realmente persegue mette in discussione la capacità della politica monetaria di rappresentare un efficace strumento di lotta contro la disoccupazione.

La relazione tra inflazione e disoccupazione postulata dalla curva di Phillips si trova superata da un'altra che stabilisce che il tasso di disoccupazione converge verso il suo livello naturale a prescindere dal tasso di inflazione e riflette esclusivamente la sfera reale dell'economia. Se la politica monetaria non può incidere sulla disoccupazione, la creazione di inflazione non è più giustificata in nessun caso.

In questo modo la teoria delle aspettative razionali ridimensiona drasticamente il contributo che le politiche economiche (fiscali e monetarie) possono apportare alla crescita, all'impiego e più in generale al benessere dell'intera comunità. Gli individui sono, quindi, vittime della loro stessa razionalità, che rende del tutto inefficace ogni politica attuata nel loro interesse.

La fine delle banche

11.07Un sistema finanziario privo di attività bancaria, concepita come creazione di moneta attraverso il credito, è desiderabile e nel contempo possibile. Questo è l'assunto dal quale gli autori di The End of Banking traggono alcune singolari conseguenze. Una, in particolare, ha attratto la mia attenzione. Si tratta della dimostrazione della giustificazione economica del reddito incondizionato.

Il reddito incondizionato è lo strumento giusto per una politica monetaria che si prefigga la stabilità dei prezzi. Considerare il reddito incondizionato uno strumento di politica monetaria, inoltre, aiuta a rendersi conto di quanto sia iniqua la politica monetaria del nostro attuale sistema bancario. Non c'è ragione al mondo per cui poche istituzioni private debbano godere di un accesso privilegiato alla moneta. Nel nostro sistema bancario, per riprendere George Orwell, alcuni animali sono più uguali degli altri.

Un reddito incondizionato, al contrario, è per principio egualitario. L'autorità monetaria indipendente emette nuova moneta semplicemente trasferendola ai cittadini. Ognuno riceve lo stesso ammontare di reddito incondizionato a prescindere dalle condizioni personali, quale l'età o la qualifica professionale. Il concetto, dunque, è simile a quello di un reddito di base garantito. [..]

Usato come strumento di politica monetaria, però, il reddito incondizionato è troppo basso per garantire uno standard di vita al di sopra della soglia di povertà. È dunque inappropriato chiamarlo reddito di base. Inoltre, il reddito incondizionato è solo lo strumento verso un fine, e il fine è la stabilità dei prezzi. Se il fine è la stabilità dei prezzi, il reddito incondizionato non può essere fissato una volta per tutte, e dunque non può essere considerato un reddito garantito. Per preservare la stabilità dei prezzi in un sistema economico dinamico, l'autorità monetaria dovrà di tanto in tanto aggiustare l'ammontare di questo reddito.

Oggi i profitti derivanti dalla creazione di moneta esterna da parte delle banche centrali sono di norma canalizzati verso il governo. [..] Alcune proposte che fanno da contorno al concetto di narrow bank non si discostano da questo meccanismo, perché la creazione di nuova moneta esterna avviene tramite un trasferimento diretto al governo. Noi pensiamo che ciò sia sbagliato. Ci rendiamo conto che, se un governo è rappresentativo, la nostra proposta di un reddito incondizionato può sembrare una questione minore. Ma l'iniezione di moneta nel sistema attraverso un reddito incondizionato presenta due importanti vantaggi.

In primo luogo, la distribuzione continua di un reddito incondizionato alla popolazione rende la politica monetaria immediatamente efficace e la diffonde capillarmente. Le persone usano il proprio reddito incondizionato o per investire o per consumare. Se l'iniezione di moneta, invece, avvenisse tramite la spesa pubblica, il processo politico influenzerebbe il come, il dove e il quando la moneta entrerebbe davvero nell'economia. Gli effetti di questa iniezione sul sistema dei prezzi sarebbero meno immediati e più discontinui. Per la stabilità dei prezzi, la spesa pubblica è uno strumento meno efficace del reddito incondizionato. Lo stesso può dirsi a proposito della politica monetaria attuale. Oggi le banche centrali iniettano moneta nel sistema comprando attività finanziarie, e dunque influenzano e distorcono i prezzi di queste attività. Solo una politica monetaria basata sul reddito incondizionato permette un'iniezione di moneta senza che il sistema dei prezzi ne venga distorto. [..]

In secondo luogo, in un sistema in cui l'iniezione di moneta avviene tramite la spesa pubblica, le pressioni di natura politica sull'autorità monetaria risultano maggiori. In una situazione di questo tipo, il governo potrebbe essere tentato dall'idea di aumentare il signoraggio a spese della stabilità dei prezzi. Invece, se l'autorità monetaria è vincolata dalla costituzione a iniettare moneta nel sistema solo attraverso lo strumento del reddito incondizionato, l'interferenza governativa sulle misure di politica monetaria non può che essere molto ridotta.

Naturalmente nella visione di Jonathan McMillan il reddito incondizionato è un sottoprodotto della politica monetaria, non un obiettivo dell'economia politica.

Caro Beppe, ti scrivo perché non capisco

10.07Ho letto il post nel quale affermi che Muhammad Yunus è favorevole all'implementazione immediata del reddito di base universale. Ma Yunus per publicizzare il suo ultimo libro ha rilasciato un'intervista, publicata su La Stampa, nella quale alla domanda:

- Cosa pensa dell’idea di un reddito di cittadinanza? Può essere una soluzione al problema della povertà?

Risponde:

- No, per niente, non è utile a chi è povero e a nessun altro, è una tipica idea di assistenzialismo occidentale, che considera l’uomo una creatura artificiale da nutrire in laboratorio, con lo Stato e le istituzioni incaricate di procurare il nutrimento. Ma questa è la negazione dell’essere umano, della sua funzionalità, della vitalità, del potere creativo. L’uomo è chiamato a esplorare, a cercare opportunità, sono queste che vanno create, non i salari sganciati dalla produzione, che per definizione fanno dell’uomo un essere improduttivo, un povero vero (cito da next, perché La Stampa ha messo l'articolo integrale a pagamento)

Pur non essendo certo che il principio enunciato da Aristotele in Bekker 1005 b 19-20 sia applicabile in ogni circostanza, di fronte a due affermazioni contraddicentesi in modo così assoluto non posso che rimanere interdetto.

Lacan e la dissoluzione della psicoanalisi

09.07L'analisi non ha termine, ma si dissolve.

Mir liegt Ethik ferne

08.07»L'etica non mi interessa« Così scrive Sigmund Freud a Oskar Pfister, il 9 ottobre 1918, esprimendo riserve sul contenuto di Wahrheit und Schönheit in der Psychanalyse :

C'è un punto di cui non sono soddisfatto: quando Lei controbatte la mia teoria sessuale e la mia etica. Vale a dire, lascio a Lei la seconda: l'etica mi è estranea e Lei è pastore d'anime. Non sto molto a rompermi la testa sul bene e sul male, ma, in media, ho trovato poco "bene" negli uomini. Secondo le mie esperienze essi non sono per la maggior parte che gentaglia, sia che professino a gran voce questa o quella dottrina etica, o nessuna. Questo Lei non può dirlo ad alta voce, e forse neppure pensarlo, benché sia difficile che la Sua esperienza di vita sia stata molto diversa dalla mia. Se proprio bisogna parlare di etica, allora professo un ideale elevato, dal quale la maggior parte di coloro che ho conosciuto si discostano in modo assai desolante.

La frase deve essere letta, in primis, nel contesto. Freud si sottrae al confronto intellettuale e si richiama alla comune esperienza psicologica: Secondo le mie esperienze, professo un ideale elevato.

L'etica è estranea alla psicoanalisi, che ci invita a sospendere il giudizio sul bene e sul male attraverso l'uso del metodo delle associazioni libere, e Freud come analista non può che dirsi non interessato al confronto nel quale il pastore Pfister lo vuole coinvolgere. Ma Freud, come uomo comune, ha le idee ben chiare sui suoi simili.

Troppi errori sulle pensioni

07.07Sulle pensioni, a partire dalla riforma del 1968, sono stati commessi troppi errori. Mi sembra che le pur necessarie proposte di modifica della legge Fornero perseverino nell'errore di pensare che si possa mantenere la sostenibilità del sistema pensionistico procedendo per ritocchi determinati da richieste di istituzioni internazionali che si fanno portavoce degli interessi del mercato o da contingenti esigenze elettoralistiche.

Personalmente ritengo che il sistema pensionistico italiano nel suo complesso, comprese quindi anche le casse previdenziali dei professionisti e indipendentemente dal metodo di calcolo contributivo o retributivo, nel lungo periodo sia insostenibile perché è basato su un vero e proprio errore metodologico. E non mi riferisco all'intrinseca difficoltà di prevedere l'evoluzione delle variabili attuariali (demografica, tecnologica, politica, etc.) della quale nessuno, politici e consulenti, ha tenuto debito conto, bensì allo stravolgimento della finalità intrinseca al principio della previdenza publica.

La previdenza publica ha il compito di promuovere il risparmio al fine di assicurare che tutte le persone anziane abbiano un reddito dignitoso. Ma lo Stato non è tenuto a garantire il mantenimento delle differenze nel tenore di vita dopo la cessazione del lavoro. Non è materialmente in grado di farlo senza trasferire ricchezza dalle classi più povere alle più ricche.

Tutto il resto è fuffa

06.07In un paese normale il costo del lavoro dei contratti a termine dovrebbe essere più alto di quello dei contratti a tempo indeterminato (in proporzione alle ore lavorate). Mi sembra un concetto di elementare buon senso. Naturalmente nel "libero mercato" questo non è possibile perché il lavoratore più bisognoso accetterà comunque il salario offerto dal mercato, che non tiene in nessun conto il costo sociale del lavoratore. Però esiste uno strumento per riequilibrare il prezzo del lavoro più disagiato utilizzando le leggi del mercato: il reddito minimo universale associato ad una flat tax sufficientemente alta, diciamo con un'aliquota almeno del 30%.

La crisi del sistema-mondo

05.07Nella terza delle conferenze tenute alla British Columbia University nel 2004 e raccolte nel volume La retorica del potere il sociologo ed economista statunitense Immanuel Wallerstein afferma che negli ultimi anni il sistema-mondo moderno sta rendendo impossibile continuare a promuovere l'accumulazione del capitale.

Poiché il principio fondamentale dell'economia-mondo capitalistica è l'incessante accumulazione di capitale e tutte le istituzioni sono regolate dall'esigenza di perseguire questo obiettivo, ricompensando tutti coloro che agiscono in questo senso e penalizzando coloro che non lo fanno siamo messi di fronte ad un punto di crisi che mina la raison d'être del sistema capitalistico.

Dice Wallerstein: Per comprendere tutto questo, occorre prestare attenzione ai processi fondamentali attraverso cui un processo produttivo in un sistema capitalistico ha conseguito plusvalore/profitti accumulabili come capitale. Fondamentalmente, i profitti di ciascuna impresa sono dati dalla differenza fra i costi di produzione e il prezzo che il prodotto permette di realizzare sul mercato. Solo i prodotti relativamente monopolizzati sono stati in grado di conseguire grandi profitti, dal momento che i prodotti concorrenziali spingono verso il basso i prezzi di vendita. Ovvero solo il monopolio consente di realizzare facilmente grandi profitti, in tutti gli altri casi i profitti sono condizionati dai costi di produzione, cioè dal costo del lavoro, dal costo degli input e dal livello di tassazione .

Dopo aver scomposto e analizzato le vicende conseguenti all'aumento dei costi di produzione, Wallerstein lascia al lettore una conclusione inaspettata. Poiché per ragioni strutturali inerenti al sistema-mondo tutti i costi di produzione sono inevitabilmente destinati ad aumentare, il movimento neoliberista sarebbe stato il tentativo di preservare l'economia-mondo capitalistica, mantenendo elevato il livello dei profitti, agendo sui costi di produzione attraverso la riduzione del costo del lavoro, la riduzione della tassazione, l'esternalizzazione e la socializzazione del costo dei fattori di produzione.

Autodelegittimazione

04.07Sono numerosi i motivi che giustificano un ripensamento delle attuali forme della governance europea. La direttiva sul copyright arrivata al voto del Parlamento europeo è uno di questi.

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l'approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d'autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell'informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all'accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee, 169 accademici, 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica e di Wikimedia Foundation.

Per questi motivi, la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell'enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un'enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l'attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall'abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l'estensione della libertà di panorama a tutta l'UE e la protezione del pubblico dominio.

La presa di posizione della comunità italiana di Wikipedia riassume il disorientamento di tutti coloro che ancora credono nella libertà della rete.

Memento - Il prossimo anno si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ricordati di non votare Antonio Tajani!

Utopie realizzabili

03.07Il libro di Yona Friedman parte da una critica molto generica della democrazia (lo Stato-mafia) e della comunicazione globale (la mafia dei media) - fondata sulla convinzione che le professioni di fede dei governanti (arrivare a una pianificazione vantaggiosa per le grandi masse) e quelle dei media (arrivare a una comunicazione e a un'informazione globale) sono irrealizzabili le prime a causa del fenomeno della massa critica che colpisce le aggregazioni sociali che superano una certa dimensione e le seconde a causa del problema dell'accesso - per disegnare un'utopia sociale fondata sui piccoli gruppi. C'è qualcosa di sessantottino in tutto questo. Non è un caso se la prima edizione del libro è del 1974.

Le società sono fondate sull'interazione di gruppi di individui. Il problema da risolvere dal punto di vista della società non sono i gruppi, ma l'interazione. Le utopie si presentano come soluzione di questo problema. Ma il numero, cioè la quantità, condiziona la funzionalità, cioè la qualità, delle interazioni. Un'utopia che controlla tutte le interazioni non è desiderabile e quindi non può essere considerata un'utopia.

Siamo abituati a pagare direttamente il calzolaio, il tassista o il portabagagli per il loro lavoro. Invece consideriamo inammissibile pagare direttamente un giudice, un poliziotto o un Presidente della Repubblica.

In realtà questo sistema funziona male. Il calzolaio, il tassista o il portabagagli si sentono responsabili del proprio lavoro perché sono retribuiti in funzione della soddisfazione dei clienti. Il giudice, il poliziotto o il Presidente della Repubblica invece pensano che lasciarvi usufruire del loro lavoro sia farvi un favore e (generalmente) non si preoccupano affatto di sapere se questo lavoro è ben fatto o meno, visto che non ne rispondono.

A mio parere - dice Friedman - sarebbe necessario cercare di capire come superare il sistema di retribuzione dei servizi publici da parte dello Stato, per sostituirlo con l'acquisto diretto dei servizi publici da parte dei cittadini. Ovviamente questo sistema funziona correttamente solo se esiste un controllo publico. Ma il controllo publico è possibile solo all'interno dei piccoli gruppi...

Non è chiaro

02.07Posto che l'uso improprio delle parole a fini politici ha determinato la necessità di rendere con precisione il significato di ogni termine, nell'articolo di Marta Cristofaro non è chiaro se il reddito minimo garantito al quale ci si riferisce sia condizionato o incondizionato.

Anche la lettera della Costituzione italiana è fonte di ambiguità. Nella Costituzione è certamente affermato il diritto ad un lavoro ed al relativo compenso, come è pure previsto un sostegno economico a carico dello Stato per tutti coloro che non sono in grado di lavorare. Non è invece prescritta, ma neppure proibita, l'attibuzione a tutti i cittadini di un reddito minimo incondizionato a carico della fiscalità comune. Semplicemente non se ne parla perché era assolutamente fuori dall'orizzonte mentale del Costituente anche la semplice possibilità di concepire una qualsiasi redistribuzione egualitaria della ricchezza al di fuori del lavoro.

Che si possa dedurre la prescrittività costituzionale di un reddito minimo garantito e incondizionato deriva non tanto dalla lettera della Costituzione italiana quanto dai principi generali di uguaglianza e libertà in essa richiamati. È lecito credere che lo ius existentiae deve essere inscindibilmente legato ai diritti fondamentali, e ciò è possibile farlo attraverso la previsione di un reddito minimo garantito posto come prescrizione costituzionalmente vincolante.

Sulla necessità politica di una costituzionalizzazione del principio di secessione mi sono già espresso ripetutamente.

Quale classe sociale è rappresentata dal M5S?

01.07La domanda se Beppe Grillo abbia mai letto il testo del disegno di legge sul Reddito di cittadinanza proposto dal Movimento Cinque Stelle ne nasconde una più rilevante alla quale ancora nessuno ha dato una risposta convincente, che potrebbe essere così formulata: Chi ha materialmente elaborato la proposta di legge sul così detto Reddito di cittadinanza? E cioè: Quale classe sociale è rappresentata dal Movimento 5 Stelle?

La ricchezza occulta delle nazioni

30.06A conti fatti il problema dell'Europa non sono i migranti, ché anzi potrebbero essere una risorsa, bensì gli europei stessi. O meglio, il problema è rappresentato dalle élite politico-economiche europee, che hanno perso il senso della misura.

Il plebeo come limite alle relazioni di potere

29.06L'articolo di Patrick Cingolani ricostruisce il contesto nel quale alla fine degli anni 70 del secolo scorso è riemersa con nuovi attributi la categoria della plebe e più in particolare analizza il colloquio tra Rancière e Michel Foucault publicato sulla rivista Révoltes Logiques. Durante questo colloquio, all'interno di un contorto ragionamento sui Gulag, tipico delle preoccupazioni del pensiero marxista dell'epoca, Foucault definisce l'elemento plebeo come limite alle relazioni di potere e conseguentemente come ciò che giustifica l'estendersi delle relazioni di potere in sempre nuove forme.

※ Non si deve certamente concepire la "plebe" come il fondo costante della storia, l'obiettivo finale di ogni assoggettamento, il focolaio mai del tutto spento di ogni rivolta. Non c'è assolutamente realtà sociologica nella "plebe". Ma c'è comunque sempre qualcosa, nel corpo sociale, nelle classi, nei gruppi, negli individui stessi che sfugge in un certo modo alle relazioni di potere; qualcosa che non è affatto la materia prima più o meno docile o resistente, ma il movimento centrifugo, l'energia di segno opposto, l'elemento sfuggente. Non esiste "la" plebe, c'è "della" plebe. Ce n'è nei corpi e nelle anime, negli individui, nel proletariato e nella borghesia, ma con una estensione, delle forme, delle energie, delle irriducibilità differenti. Questa parte di plebe non è tanto l'esterno rispetto alle relazioni di potere quanto il loro limite, il loro inverso, il loro contraccolpo; è ciò che risponde ad ogni avanzata del potere attraverso un movimento per svincolarsene; è quindi ciò che motiva ogni nuovo sviluppo delle reti di potere. Il controllo della plebe può attuarsi in tre modi: sia attraverso il suo effettivo assoggettamento, sia attraverso la sua utilizzazione come plebe (cfr. l'esempio della delinquenza nel XIX sec.), sia infine quando essa si fissa secondo una strategia di resistenza. Assumere questo punto di vista della plebe, che è quello dell'inverso e del limite rispetto al potere, è quindi indispensabile per fare l'analisi dei suoi dispositivi; a partire da ciò si possono comprendere il suo funzionamento e i suoi sviluppi. Non penso che ciò si possa confondere in alcun modo con un neo-populismo che sostanzializzerebbe la plebe o con un neo-liberalismo che ne esalterebbe i diritti primitivi.

Assolutamente corretto

28.06Credo sia la prima volta che convengo con Massimo Baldini. Ne sono lieto. I calcoli mostrano come, rispetto al sistema fiscale attualmente in uso in Italia e mantenendo comunque la parità di gettito, una tassa piatta sufficientemente alta (unita ad una deduzione non troppo bassa) sia in grado di spostare una parte del carico fiscale dai primi cinque decili ai secondi, con una rimodulazione dell'indice di Gini verso l'uguaglianza.

Il reddito di base universale è un'idea pericolosa

27.06Il reddito universale non è un surrogato del lavoro è un diritto che deriva dal contratto sociale. Nessuno può aderire ad un contratto nel quale non sia prevista la possibilità di ottenere in ogni caso il necessario per vivere.

Con tutto il clamore che circonda UBI è sorprendente come pochi studi utilizzino un approccio di ricerca rigoroso, fondato su dati empirici e comprendente almeno uno studio di controllo randomizzato.


26.06Non capisco di cosa stia vaneggiando il professor Ernesto Galli della Loggia. A sinistra di Charlie Brown non è rimasto nulla.


Isocrazia

25.06Parafrasi Bellanca III § 48-49. La futura configurazione politica isocratica muove dal declino dello Stato nazionale. Proviamo ad immaginare le nuove unità politico-giuridiche post-statali.

In primo luogo, queste nuove unità avranno un perimetro il più piccolo possibile, ma includente come eguali tutte le persone significativamente toccate dalle sue decisioni.

Il criterio sarà quello, tipicamente federalista, di far coincidere il più possibile l'incidenza spaziale dei costi e benefici dei beni pubblici con quella della giurisdizione che li offre.

In secondo luogo, le nuove unità politiche esprimeranno un'eguaglianza complessa in termini di potere. Ciò non indicherà il livellamento in ogni loro dimensione — estensione geografica, popolazione, risorse naturali sopra e sotto il territorio, e così via — bensì che nessuna dimensione potrà raggiungere una posizione complessiva di dominio.

Inizialmente, allo scopo di meglio approssimare il passaggio riguardante l'eguaglianza complessa delle unità politico-giuridiche, l'ordine politico isocratico si baserà su una Costituzione condivisa e su aggregazioni che bilancino molteplici unità post-statali tra loro disuguali in termini di potere sul modello delle invenzioni istituzionali di Clistene.

Avremo dieci démoi o divisioni globali, ciascuno composto di tre trittie o unità politico-giuridiche. I démoi non si formeranno sulla base della geografia o della storia, bensì sulla base della posizione di ogni trittia nell'ambito dell'eguaglianza complessa. In ciascun démos figureranno trittie dotate rispettivamente di una posizione alta, media e bassa nella classifica del potere mondiale.

Sarà il metodo del sorteggio a stabilire la composizione dei démoi. Come suggeriva Clistene, un pregio di questo sistema starà nell'indebolire i legami d'identificazione fondati sulla prossimità dei territori, sulla natura dei sistemi socio-economici e sulle similitudini culturali, etniche o religiose. Con il trascorrere del tempo, si forgerà un maggior senso di solidarietà all'interno di ciascun démos.

Una bulé o assemblea planetaria composta di cinquecento rappresentanti — cinquanta per ogni démos — avrà il compito di sorvegliare l'operato dell'esecutivo globale e di deliberare sulle questioni più importanti a livello internazionale; essa non sottrarrà competenza ai livelli e alle forme di governo sopra discusse, bensì si occuper[à] soltanto dei rapporti esterni delle [divisioni] e non dei rapporti tra [le diverse unità di una divisione], a meno che non si tratti di una minaccia di guerra o di qualche azione anti-costituzionale.

Commento. In questo modello istituzionale c'è l'intuizione della fine dei legami etnico-economici sui quali si fondavano le nazioni, ma non c'è ancora la consapevolezza che le nuove aggregazioni politico-giuridiche potranno essere ricostruite - secondo ragione - solo attraverso l'aggregazione per affinità ideologica.

Ciascun individuo deve poter scegliere a quale trittia appartenere sulla base della propria concezione del mondo e non per estrazione a sorte o per nascita, cioè in modo del tutto casuale.

Alla tolleranza religiosa deve seguire una tolleranza ideologica, che consenta a ciascun essere umano di esprimersi nel mondo seguendo la legislazione più vicina alle proprie idee.

Post Scriptum. Il libro di Nicolò Bellanca presenta molti altri spunti interessanti.

Il conflitto degli ordini

24.06Il conflitto tra patrizi e plebei può essere considerato l'archetipo dei moderni conflitti sociali e non del tutto impropriamente il suo ruolo può essere paragonato a quello svolto dalla storia di Edipo nella psicologia individuale.

La storia dello sciopero dei plebei i quali, ritiratisi sul Monte Sacro fuori dalla città, si rifiutarono di assolvere ai propri doveri fin quando non fossero state accolte le loro richieste, sarà forse drammatizzata e abbellita, ma certamente coglie il nocciolo della questione: non appena i plebei riuscirono a trovare un minimo di coordinamento tra loro e a formulare in modo chiaro le proprie richieste, i clan non poterono più permettersi di ignorare o addirittura mettere a tacere con la forza la protesta.

L'ammissione dei plebei al consolato, nel 367/366, costituisce una pietra miliare nel cosiddetto «conflitto degli ordini» dal quale la tradizione più tarda, in Livio e in Dionisio di Alicarnasso, vede caratterizzata la storia romana per più di duecento anni, dall'inizio del V secolo fino al 287. La netta dicotomia tra plebei e patrizi nella lotta sugli stessi punti controversi (come ad esempio la protezione dall'arbitrio dei magistrati, la certezza del diritto, la liberazione dalla servitù per debiti e la parità nei diritti politici) offre ai confusi rapporti degli inizi della repubblica una struttura chiara e temi concreti ai quali gli autori più tardi poterono sempre di nuovo ricorrere, senza troppa fatica, nei diversi momenti di queste contrapposizioni, interrotte da fasi di quiete anche decennali. In questo modo, fu loro possibile presentare tutte le diverse conquiste di Roma repubblicana (come il diritto di provocatio, il tribunato della plebe, la legislazione delle dodici tavole, il tribunato consolare, l'ammissione dei plebei alle cariche pubbliche e sacerdotali, l'abolizione della servitù per debiti e l'attribuzione di forza di legge ai plebisciti) come altrettanti prodotti di un unico conflitto degli ordini protrattosi per più generazioni. I compromessi che i plebei e i patrizi accettarono accogliendo la maggior parte di queste nuove istituzioni, centrali nella coscienza che i Romani ebbero di sé, esaltano come tratto fondamentale di entrambe le parti la loro pronta disponibilità alla conciliazione, e il desiderio di concordia, per quanto distanti fossero state le posizioni iniziali. Nondimeno, i due ceti furono sempre costretti alla pace interna da qualche pressione militare all'esterno. E la grande regolarità con la quale, ad ogni nuova contesa interna tra i Romani, i vicini popoli dei Volsci, degli Equi e dei Sabini avrebbero invaso il territorio di Roma, induce a sospettare che questi assalti siano una costruzione degli storici.

Riassumendo, molti dubbi sono stati sollevati sulla visione del conflitto degli ordini come del lunghissimo travaglio necessario alla nascita della repubblica romana. Infatti, esso è ignoto come tale ai primi cronisti di Roma, da Fabio Pittore a Catone il Vecchio e a Polibio, e fino a Cicerone: nella loro esposizione, gli atti di fondazione della repubblica risalgono all'indietro solo fino alla legislazione delle dodici tavole, verso il 450.

I plebei si vedono in azione per la prima volta, nelle loro strutture e nei loro obiettivi, nel 494: minacciati dalla servitù per debiti, i soldati plebei dell'esercito romano che erano stati vittoriosi nella lotta contro i popoli vicini si ammutinarono e si recarono sul Monte Sacro (mons sacer), cinque chilometri a nord della città, presso il fiume Aniene (Anio), dove rimasero finché non venne concordato un compromesso con i patrizi. Secondo tale accordo, i plebei dovevano eleggere ogni anno due tribuni della plebe, tribuni plebis, ai quali era consentito difendere i plebei, all'interno del pomerio, dagli altri magistrati. I plebei giurarono allora una legge (Lex sacrata) per cui chiunque avesse impedito fattivamente a uno dei tribuni della plebe l'esercizio delle sue funzioni di difesa doveva essere considerato sacer, cioè «consacrato agli dèi», e perciò poteva essere ucciso senza incorrere in alcuna pena. Una simile comunità giurata, quale si trova, come istituto militare, anche tra i vicini popoli dei Volsci e dei Sanniti, era necessaria per procurare alla nuova carica, i cui titolari potevano essere eletti soltanto dalla parte plebea della comunità cittadina di Roma, la necessaria autorità nei confronti dei magistrati patrizi.

Tutte le principali rivendicazioni che i plebei avanzarono lungo due secoli paiono concentrarsi nel momento di questa cosiddetta prima secessione. Già la sua datazione al 494, però, appare dubbia; infatti, la tarda tradizione in tal modo fa esplodere il conflitto tra gli ordini in tutta la sua violenza nello stesso anno in cui per la giovane costituzione repubblicana di Roma il pericolo era cessato per la morte di Tarquinio il Superbo, in esilio a Cuma. Inoltre, questa prima uscita in campo della plebe pare sincronizzata a bella posta con il 493, la data, verosimilmente autentica, della fondazione del tempio di Libero, Libera e Cerere sull'Aventino, considerato come il santuario tipico dei plebei, e con l'istituzione della magistratura plebea degli edili, il cui titolo deriva da aedes, tempio, e che perciò in origine potrebbero essere stati i suoi custodi.

La prima secessione della plebe, per quanto concerne la richiesta di riduzione dei debiti, pare evidentemente modellata sull'ultima, del 287, per la quale il motivo fu realmente questo. Infatti, stranamente i tribuni della plebe, di nuova istituzione, secondo le indicazioni della legge delle dodici tavole, non avevano ancora la possibilità di proteggere i debitori dalla servitù per debiti. E inoltre accertato per la prima metà del V secolo un forte crollo economico, e quindi proprio i Romani più poveri potrebbero essere stati maggiormente colpiti da spietate richieste di riscossione dei crediti.

Anche il mezzo impiegato dai plebei, un ammutinamento, pare poco verosimile. In primo luogo, una misura simile non avrebbe comportato pericoli solo se i Romani avessero condotto una campagna di guerra a grande distanza dalla metropoli, come accadde al più presto verso l'inizio del III secolo. In secondo luogo, un ammutinamento avrebbe avuto possibilità di successo solo se i plebei a quell'epoca avessero fornito una parte considerevole degli opliti delle truppe di Roma. Ma la distinzione tra il populus, nel senso di «popolo in armi, esercito», in cui certamente nel V secolo gli opliti erano forniti, tra gli agricoltori, dai grandi o medi proprietari, e la plebs (dal latino plere, riempire, colmare) indica che i plebei originariamente non potevano servire con armi pesanti, perché non erano in grado di procurarsi i costosi armamenti necessari (elmo, corazza, schinieri, scudo, spada, giavellotto), ma soltanto come frombolieri, armati perciò in modo leggero.

Il problema della moneta costruita male rimane

23.06Premesso che : una moneta unica che di fatto non è una moneta unica è un problema che deve essere risolto, la riforma del Meccanismo di Stabilità Europeo (MSE) proposta da Giovanni Dosi, Marcello Minenna, Andrea Roventini e Roberto Violi mi sembra ragionevole, tecnicamente ben costruita dal punto di vista economico e assolutamente condivisibile.

Detto questo, poiché la proposta prevede esplicitamente l'avverarsi di alcune condizioni politiche, che allo stato dei fatti sono da considerarsi aleatorie, credo che nella sostanza abbia ragione Roberto Perotti nel dubitare della sua fattibilità.

Una colonizzazione di ritorno

22.06Il problema dei conflitti prodotti dalle massicce ondate migratorie conseguenti agli squilibri sociodemografici in atto nei paesi in via di sviluppo è virtualmente irresolubile. Si può comunque immaginare una norma internazionale che imponga una proporzionale cessione di sovranità da parte dei paesi di origine a favore dei paesi di arrivo dei rifugiati e degli emigrati. Una, per così dire, colonizzazione di ritorno.

György Lukács

21.06Ho un ricordo molto vago... molto lontano nel tempo... che lega il Maestro... il Breviario di estetica di Benedetto Croce... la Critica del gusto di Galvano della Volpe... l'Estetica di György Lukács...

Qual'è la relazione tra sensibilità e percezione? Tra materialismo e dimensione estetica della vita?

Ci sono sentenze che lasciano perplessi

20.06Ci sono sentenze che lasciano perplessi. Poichè questi casi, oltre a sollevare dubbi sui reali interessi in causa, mettono in questione presso l'opinione publica l'operato della magistratura e del legislatore sarebbe opportuno venissero sottoposti ad una verifica d'ufficio da parte del CSM.

P.S. Come introdurre il concetto di feedback nella legislazione?

Il nostro miserabile XXI Secolo

19.06La mattina del 9 novembre 2016, l'élite americana si è svegliata in un paese sconosciuto. L'elezione di Donald Trump è stato un evento imprevedibile, quasi impossibile anche solo da immaginare, una sorta di terapia d'urto per gli americani che vivono in quella che Charles Murray ha definito "la bolla" (la barriera protettiva della prosperità e delle associazioni auto-selezionate che proteggono sempre più i nostri migliori e più brillanti dal contatto con il resto della loro società). L'elezione di Trump è servita per far conoscere la verità su una realtà che non poteva più essere negata: Le cose là fuori, in America, sono molto diverse da quello che pensavi. ⚛

Pochi americani sono convinti che il tasso di disoccupazione ufficiale del 5 per cento dia un quadro preciso del mercato del lavoro oggi. Le stime suggeriscono che il tasso di disoccupazione reale sia più vicino al 10 per cento, se prendiamo in considerazione anche quanti hanno smesso di cercare lavoro e quelli che sono nella condizione di poter aspirare solo ad un lavoro part-time. ⚔

Se la causa dell'aumento della disoccupazione è la "fuga dal lavoro", consentita da una rete di sicurezza sociale ormai troppo generosa, come sostiene Nicholas Eberstadt in Men Without Work: America’s Invisible Crisis, come mai fra i bianchi di mezza età, non ispanici e con un basso livello di istruzione, cioè gli elettori di Donald Trump, il tasso di mortalità dovuto a malattie cardiache, suicidi, abuso di alcool e oppiacei, che lungo tutto il XX secolo era diminuito, sta aumentando?

Costituzionalizzare la secessione

18.06Da alcuni giorni ho iniziato a leggere - confesso con qualche difficoltà - Constitutionalising secession di David Haljan. Opera ricca di suggestioni e spunti che si contraddicono, come è naturale che sia quando si affrontano costituzionalismo statale e diritto di secessione.

La mia posizione

17.06La mia posizione parte dalla constatazione che esistono uomini che esplicitamente o implicitamente negano l'uguaglianza. Questo semplice fatto è sufficiente per dimostrare l'impossibilità dell'uguaglianza fra gli uomini. L'uguaglianza esiste sino a quando è da tutti accettata come condizione delle relazioni sociali. Ne segue che la stessa constatazione dell'impossibilità dell'uguaglianza rende legittima non solo la separatezza di chi si ritiene diverso, e quindi già vive in essa, ma anche la disgiunzione legislativa e la secessione di tutti coloro che si riconoscono nell'uguaglianza.

Dopotutto la lotta per il riconoscimento (dell'uguaglianza) si risolve (hegelianamente o hobbesianamente) nel riconoscimento dell'inevitabilità della disuguaglianza.

Il contratto sociale può essere firmato da una mano invisibile?

16.06Alcuni anni fa, prendendo in prestito il titolo di un articolo in cui Hillel Steiner mette in questione l'origine dello stato in Nozick, la rivista Rationality, Markets and Morals ha proposto come argomento di discussione il tema della fondazione del contratto sociale.

Il contratto è la costituzione di una relazione e presuppone l'esistenza di una volontà, quella dei contraenti che si ritiene debba essere validamente espressa affinché il contratto si realizzi. Ma il contratto sociale viene dato come se fosse stato stipulato per nostro conto ab origine da una mano invisibile.

A chi appartiene il potere di firmare il contratto sociale? Occorre distinguere se si tratta di mano invisibile come mito fondativo o di ragione in atto? Come mito fondativo la questione non fa problema. Una spiegazione vale l'altra. Come ragione in atto diventa, invece, una questione di legittimità e mi sembra difficile che una manina invisibile, a meno che non abbia gli attributi divini, sia legittimata a firmare per nostro conto.

Peut-on bien écrire et penser mal?

15.06Chi scrive sa che la parola è azione.

In una bella giornata d'estate, l'illustratore Jean Bruller, che prima della guerra si era fatto una certa fama con i suoi disegni satirici per i giornali di sinistra, stava passeggiando in rue du Vieux-Colombier quando si sentì chiamare da un vecchio amico, lo scrittore e critico letterario André Thérive. Benché in passato lo avesse trovato simpatico, ora Bruller ne era assai meno entusiasta, perché Thérive collaborava a periodici pubblicati sotto il controllo tedesco. Bruller, che aveva cominciato a occuparsi da poco di un'iniziativa editoriale clandestina, non aveva nessuna voglia di discutere con lui sui fatti del giorno. Quando giunsero alla stazione del metro all'angolo tra boulevard Raspail e rue de Sèvres, Thérive mostrò a Bruller il libro che teneva sottobraccio: Jardins et routes di Ernst Jünger. Con tedeschi come Jünger, osservò Thérive, ci si poteva intendere. Ed elogiò la sua sensibilità, la sua comprensione, il suo amore per la Francia. Bruller allora si procurò il libro...

e scrisse Le silence de la mer, il primo volume publicato clandestinamente dalle Édition de Minuit.

Come ha fatto la Danimarca a diventare la Danimarca

14.06But how did Denmark get to Denmark? La Danimarca è spesso considerata l'incarnazione dell'idea che i paesi possano svilupparsi attraverso la cooperazione nelle campagne. L'articolo confuta il presupposto che un paese con molti contadini e molte mucche (come l'Irlanda a cavallo del XX secolo o l'India dopo la seconda guerra mondiale) possa uscire dal sottosviluppo semplicemente per mezzo della cooperazione. La Danimarca è arrivata ad essere la Danimarca non solo per il socialismo dei suoi contadini, ma anche attraverso un lungo processo innovativo del quale sono state artefici élite economiche e intellettuali provenienti dai ducati di Schleswig e Holstein. Il separatore della panna che ha consentito alle cooperative di prosperare - sostengono gli autori - è come il pezzo finale che permette di completare un puzzle.

Mi sembra che si possa convenire che sono almeno due le condizioni necessarie per la prosperità di una nazione. Una disposizione del popolo e una competenza delle élite economiche e intellettuali.

Forse il problema dell'Europa non è l'Italia

13.06Merita una menzione l'articolo di Ashoka Mody su Vox, il portale del Centre for Economic Policy Research (CEPR), che ha per oggetto la situazione politica europea dopo le elezioni in Italia.

Non occorre soffermarsi sulla superficialità con la quale i decisori europei hanno trattato le perplessità di alcuni economisti sulla forma data alla moneta unica europea per comprendere che il problema viene da lontano ed ha motivazioni complesse.

In quello che sta accadendo c'è invece da considerare un elemento congiunturale sul quale in Italia non si riflette perché riguarda la condizione sociale interna della Germania. Scrive Marcel Fratzscher, presidente del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW Berlin), che il progresso economico del paese negli ultimi decenni non ha raggiunto la metà inferiore della popolazione tedesca. Di conseguenza l'alienazione politica e il conflitto all'interno della società sono aumentati.

Inutile ricordare quanto sia importante per la pace in Europa la condizione di benessere sociale del sottoproletariato tedesco.

Questione di principio

12.06La distinzione fondamentale è tra chi riconosce il principio di uguaglianza, con tutte le sue implicazioni, e chi non lo riconosce. Poiché c'è chi non lo riconosce è lecito opporre a queste persone il principio di separazione, fino alle sue estreme conseguenze: la disgiunzione legislativa e la secessione territoriale.

Le multinazionali del cuore

11.06Le Ong sono organizzazioni private, senza legittimità politica, che si fanno portatrici di interessi che esse definiscono publici, dimostrando, di fatto, la possibilità di una politica non legittimata dalla volontà popolare espressa attraverso il voto, bensì dalla raccolta di denaro.

È opinione diffusa che le Ong agiscano in modo indipendente e senza l'aiuto degli Stati o addirittura contro di essi. Esse si affermerebbero come contropotere generato dalla società civile. Presunto avversario ideologio, lo Stato è invece una delle principali fonti di sostegno delle Ong. I soggetti publici aggrediti dalle Ong in realtà le finanziano in misura sempre maggiore.

Le Ong che si schierano in favore della trasparenza democratica si sottomettono forse alle procedure della rappresentanza democratica? Fino a che punto possiamo accettare il paradosso della democratizzazione di organi non democratici che fanno da portavoce a una richiesta di maggiore democrazia?

I rapporti delle Ong con il mercato sono altrettanto ambigui di quelli intrattenuti con gli Stati e le istituzioni internazionali. Alla critica dei costi (ambientali, sociali, ecc.) del capitalismo le Ong associano l'utilizzo dei meccanismi del mercato per raggiungere i propri obiettivi. In pratica le Ong sono attività economiche come tutte le altre, strutturate secondo le regole del capitalismo di mercato, che promuovono l'acquisto di beni immateriali anziché di merci.

Memoria delle transazioni e disgiunzione legislativa

10.06L'unica seria obiezione che può essere opposta alla secessione territoriale conseguente ad una disgiunzione legislativa è la necessità di dividere ripetutamente i beni naturali in modo consensuale e quindi necessariamente equo, cioè in proporzione al numero delle persone e non alla quantità di denaro.

La memoria delle transazioni, contrariamente a quanto immaginato da Nozick, ha dei limiti nella natura umana. Così impone Levitico 25.23.


Talleyrand - Quale forma di governo avrebbe dovuto adottare la Francia dopo la catastrofe della caduta di Napoleone?

Ditemi che l'aumento dello spread non è una congiura della finanza ebraica

09.06Federico Fubini sul Corriere della Sera di oggi ha insinuato l'esistenza di un collegamento tra due fatti: l'arrivo di una lettera allo «Huffington Post Italia» martedì 15 maggio e l'incredibile performance del fondo speculativo inglese AH di Alan Howard nello stesso mese.

Howard aveva posizioni ribassiste sull’Italia da tempo e non c’è alcun indizio per ipotizzare comportamenti illeciti come la manipolazione del mercato o l’insider trading. Ma per guadagnare tanto in così poco, bisogna caricarsi di moltissimo debito — varie volte il capitale — e scommettere tutto in una sola direzione. Bisogna avere molta fiducia di aver visto giusto, perché se il mercato si muove appena un po’ nella direzione sbagliata la catastrofe è assicurata. E chissà se la mano anonima alla casella delle lettere dello «Huffington Post» si è mai posta una domanda del genere.

Il collegamento, se comprovato, oltre a dover destare l'interesse dell'autorità giudiziaria darebbe anche adito alle più ardite teorie complottiste sulla finanza ebraica, che vive speculando e opprimendo i popoli ecc. ecc., delle quali non si sentiva proprio il bisogno in questo momento storico.

Infatti i protagonisti di questa storia sono il gestore del fondo AH, Alan Howard, che ha fatto parte del consiglio del Conservative Friends of Israel e la proprietà dell'Huffington Post Italia, publicato sul sito de La Repubblica, quotidiano del gruppo editoriale GEDI i cui principali azionisti sono la Cir di De Benedetti ed Exor che ha come presidente John Elkann.

Due più due fa quattro. Sorge legittimamente qualche dubbio sulla reale natura dell'invisible hand che ha movimentato i mercati in occasione della formazione del governo Lega-M5S. Ma, come è noto, speculare sullo spread italiano non porta bene. (Cfr. )

Post scriptum - Per difendersi dall'insinuazione di essere stata involontario strumento di un complotto ai danni dell'Italia, Lucia Annunziata confessa che la lettera nella quale era contenuta la bozza del contratto non è anonima, ma ha un mittente ben noto, la fonte era conosciuta da me, di grande reputazione e l'arrivo del documento in quella forma e modalità era stato concordato, senza accorgersi che in questo modo tutto si complica perché la fonte dovrà essere rivelata.

Il sospetto, più che legittimo, è che Huffington Post sia stato il veicolo, certamente ingenuo e inconsapevole, di una gigantesca operazione di aggiotaggio. Bisogna fare chiarezza, collega Annunziata. Dire da dove è partita la polpetta avvelenata

Trattandosi di una lettera rubata, anziché del magistrato, potrebbe essere utile l'intervento dell'investigatore Dupin.

I ricchi e le tasse

08.06Fin dai tempi più antichi gli uomini hanno sviluppato strategie retoriche per giustificare moralmente a sé stessi l'esistenza di una grande disparità nella distribuzione della ricchezza. Per questo motivo non ci dobbiamo stupire se Matteo Salvini, quando sostiene che ridurre le tasse ai ricchi fa bene ai poveri, non fa altro che rimodulare l'argomento rawlsiano utilizzando parole comprensibili anche al popolo della Lega.

L’importante è che ci guadagnino tutti. Se uno fattura di più e paga di più è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più e crea lavoro in più.

Secondo l'argomento rawlsiano qualsiasi aumento della disuguaglianza è giusto se migliora le condizioni dei meno dotati, ovvero, in termini brutali, se è utile ai più poveri. Ma, che nella realtà accada così non può essere dedotto e va dimostrato empiricamente. Non sembra che questa dimostrazione sia ancora stata data. Questo è il punto di forza e nello stesso tempo di debolezza della proposta di Salvini. (Cfr. anche )

Sembra invece matematicamente certo che ridurre l'aliquota massima dal 43% al 20% aumenti in maniera più che proporzionale la velocità di accumulazione della ricchezza. Ne segue inevitabilmente un aumento della disuguaglianza ed alcuni sostengono che la sola esistenza di persone con enormi disponibilità di denaro sia una concreta minaccia per l'esistenza della democrazia.

La frangia più agiata della popolazione mondiale vive ormai al di fuori del mondo comune, libera da qualsiasi forma di appartenenza. Chi ha qualche milione da distribuire può acquistare legalmente la cittadinanza di qualsiasi nazione. Se gli oligarchi degli Stati Uniti decidono di imporre delle sanzioni alla Russia o all'Iran queste sanzioni colpiranno in misura maggiore i poveri, non gli oligarchi russi e iraniani che hanno la cittadinanza cipriota o maltese. Mi sfugge quale sia la ratio di questo comportamento. Forse i ricchi hanno dichiarato guerra ai poveri e non ce ne siamo accorti?


07.06Torna a crescere lo spread: i mercati si interrogano sul programma di governo. Così titola la pagina web di un quotidiano popolare non del tutto neutrale. - I mercati si interrogano!? - Da quando gli algoritmi si fanno delle domande?


06.06Le straordinarie possibilità di agire sull'uomo, offerte all'uomo dallo sviluppo delle scienze naturali, senza un analogo progresso delle scienze dell'uomo, possono diventare un problema.


05.06La scrittura può trasmettere emozioni e concetti. Comprendere un concetto per mezzo della lettura può essere un'emozione, ma provare un'emozione leggendo non è mai un concetto.


04.06Sembra che Anniceri ed i suoi discepoli abbiano ammesso la possibilità di piaceri non direttamente riconducibili alle sensazioni corporee. L'enfasi data ai piaceri mentali non deve essere considerata una novità originale di Anniceri ma, più probabilmente, come un punto centrale dell'edonismo cirenaico.

Così interpretato, l'edonismo cirenaico sembra essere in contrasto con le formule dossografiche che oppongono i cirenaici agli epicurei. Il piacere mentale in quanto non fare, assenza di, è per definizione catastematico, mentre il piacere dell'azione è essenzialmente un piacere cinetico. (Cfr. anche )


Compositore sinfonico fuori dall'ordinario, Florence Price è stata riscoperta dopo un lungo oblio.

La prima esecuzione della sinfonia numero uno in Mi minore, diretta da Frederick Stock con la Chicago Symphony Orchestra, risale al giugno 1933. Questa sinfonia mi sembra la composizione più spontanea e forse meno complessa fra le ancora poche cose della Price disponibili in rete.


De jure condendo

03.06È auspicabile la sostituzione della pena detentiva per i reati che non comportano l'uso della violenza con forme di risarcimento del danno e sanzioni pecuniarie e lavorative. In altri termini con una degradazione economica del reo. Ma non si deve pensare che la conseguente riduzione delle spese per il mantenimento delle strutture carcerarie possa significare sic et simpliciter una riduzione della spesa per l'esecuzione delle sentenze. Anzi, è probabile che nell'immediato una adeguata azione di recupero e prevenzione della recidiva richieda una maggiore spesa; dovuta all'aumento del personale necessario per seguire le singole persone nel percorso di recupero ed alla maggiore specializzazione richiesta per questi profili. Nonostante queste riserve, è comunque prevedibile che, nel lungo periodo, la sostituzione del carcere con pene alternative comporterà una riduzione dei reati e quindi dei costi complessivi.

Il criterio del risarcimento non può essere il solo ad essere applicato nel caso di reati caratterizzati dall'uso volontario della violenza fisica e psicologica. Al di là dell'omicidio volontario, per il quale l'unica sanzione adeguata rimane la pena capitale, in tutti gli altri casi la determinazione di un'equa sanzione che contemperi l'azione risarcitoria e quella dissuasiva nei limiti dei diritti umani appare molto molto più complicata.

Alcuni studiosi suggeriscono, ad esempio, che le punizioni corporali siano il mezzo più semplice per ottenere un effetto deterrente ottimale (la c.d. controspinta penale) con il minor costo sociale (il c.d. benessere della moltitudine). Infliggere publicamente dolore fisico, secondo linee d'indagine degne di interesse, potrebbe essere una risposta economicamente efficiente al progressivo aumento della spesa carceraria. Gli obiettivi di efficienza economica e, ad esempio, la dignità umana non sono necessariamente compatibili. Ma, in alcuni casi, potrebbe essere giusto sacrificare l'una per il bene dell'altra.

Rimane un ultimo argomento sul quale voglio soffermarmi: la necessità, in materia di giustizia, di statistiche non solo corrette ma anche mirate. Troppo spesso si leggono statistiche poco significative come quelle elaborate dall'Istat o addirittura fuorvianti come quelle riprese dai media secondo le quali i detenuti affidati al circuito carcerario tornano a delinquere nel 68% dei casi, mentre il tasso di recidiva tra chi è affidato a misure alternative si ferma al 19 per cento

L'esplosione della base imponibile

02.06Nel corso degli ultimi anni svariate fonti di reddito sono state escluse dalla base imponibile dell’Irpef e assoggettate a regimi sostitutivi o esentate da imposizione. Questo fenomeno ha contribuito a rendere il prelievo ancora più selettivo, accentuando i problemi di equità orizzontale che accompagnano l’Irpef fin dalla sua nascita nel 1974. L'uso improprio della fiscalità come strumento di politica economica, per incentivare in periodi di crisi l'edilizia e la produzione industriale o per favorire questa o quella categoria di contribuenti, ha snaturato la sua peculiare funzione perequatrice.

Un malaccorto Legislatore ha approvato ed una disattenta Presidenza della Republica ha controfirmato una lunga serie di leggi che passo dopo passo hanno violato, fino a minarne i fondamenti, i principi stabiliti dalla Costituzione republicana in materia di equità fiscale. Le conseguenze di questi comportamenti opportunistici si riflettono oltre che sui conti publici anche sullo sviluppo economico della nazione.

Logica della scelta politica

01.06Alcune difficili scelte politiche, come l'incarico a Giuseppe Conte, si dimostrano essere guidate dalla ragionevolezza. Altre appaiono non solo irragionevoli, ma anche incomprensibili. Sfugge la logica che ha guidato l'elaborazione del Rosatellum.

Post scriptum. Nemesi. Quello che sta accadendo è l'esito ultimo del bando craxiano alla presenza di Beppe Grillo sugli schermi della Rai. Il battito d'ali della farfalla in Brasile che provoca l'uragano in Florida.

L'età dell'innovazione

31.05È opinione diffusa che le grandi innovazioni siano ottenute in giovane età. Ma, anche in conseguenza della sempre maggiore istruzione necessaria per produrre nuove conoscenze, nell'ultimo secolo l'età media degli innovatori è progressivamente aumentata. Questa riduzione della produttività scientifica nel primo ciclo di vita sembra non essere compensata da un analogo aumento della produttività oltre la mezza età.

Controélite e imprenditoria politica

30.05L'assimilazione delle controélite è un'esigenza immanente all'evoluzione politica delle nazioni. La storia delle transizioni politiche avvenute in Russia nel secolo scorso è, sotto questo profilo, significativa per la sua singolarità. Da notare in particolare il ruolo ambiguo dei servizi di intelligenza nella progressiva disgregazione dell'Unione delle Republiche Socialiste Sovietiche durante il lungo regno di Leonid Brežnev.

⚛ I movimenti sociali hanno sempre creato delle controélite. Di esse la prima teoria delle élite ha esaminato soprattutto la rivoluzionaria presa del potere, com'era comprensibile alla fine di un secolo di rivoluzioni. Nel 1917 giungeva al potere la controélite più radicale della storia recente. I bolscevichi e i loro "partiti fratelli" hanno conservato qualcosa della mentalità di setta segreta del loro periodo di lotta. Dopo la conquista del potere, divenne disfunzionale ciò che sembrava necessario all'epoca di un potentissimo servizio segreto zarista. I documenti della stasi rivelano che fu proprio la diffidenza del sistema che finì per corroderlo dall'interno. Sembra che negli ultimi quindici anni di esistenza della RDT il numero dei collaboratori della sicurezza di Stato sia raddoppiato.

Le istituzioni che avrebbero dovuto difendere lo stato hanno accelerato, al contrario, il suo declino. Andropov — e il suo protetto Gorbaciov — e i vertici del KGB si rivelarono più informati del partito stesso in merito alla situazione sociale, e non è un caso che, inizialmente, fossero convinti della necessità delle riforme istituzionali. Quando il sistema crollò, gli ufficiali del KGB o della Stasi presero attivamente parte, attraverso il management precedente, alla svendita delle vecchie imprese; nella nuova economia di mercato, riuscirono a raccapezzarsi più rapidamente delle élite della pacifica rivoluzione delle candele. Tutte le élite della nomenklatura del socialismo reale furono incapaci di cooptare e di integrare per tempo le élite di opposizione. Questa capacità, al contrario, era stata bene sviluppata dalle democrazie occidentali grazie al loro pluralismo. [p. 135]

Ciò che distingue il ruolo delle controélite nella post-democrazia è l'assimilazione pura e semplice della politica all'attività imprenditoriale.

Le profezie del mercato che si autoavverano

29.05Come ricorda Il Sole 24 Ore da alcuni mesi il fondo americano Bridgewater e il fondo Aqr Capital hanno assunto una posizione ribassista vendendo allo scoperto azioni di società quotate italiane in previsione di un aumento della volatilità dei mercati in conseguenza dell'instabilità politica che sarebbe seguita alle elezioni del 4 marzo.

La decisione del Presidente della Republica Sergio Mattarella di provocare una crisi istituzionale per salvaguardare i mercati ha implicitamente dato ragione ai gestori dei fondi di investimento che hanno scommesso sull'instabilità politica dell'Italia.

Qualcosa di analogo era accaduto nel 2011 quando una banca tedesca, Deutsche Bank, aveva assunto una posizione ribassista speculando sulla vendita dei titoli di Stato italiani. Anche allora la reazione della politica era stata quella di salvare il mercato, con le conseguenze che conosciamo.

Ma c'è una conseguenza a lungo termine del comportamento speculativo di Deutsche Bank sulla quale nessuno, credo, abbia ancora riflettuto. Deutsche Bank sta per fallire e agli italiani potrebbe essere richiesto di contribuire al suo salvataggio... Ovviamente la mia è una posizione ribassista su Deutsche Bank...

P.S. Viste le reazioni negative dei mercati se il Presidente Mattarella volesse dimostrare di avere a cuore gli interessi dei risparmiatori dovrebbe richiamare Giuseppe Conte e conferirgli l'incarico, accettando integralmente la lista dei ministri presentata da Lega e M5S.

Matematica e metafisica

28.05Nella lingua di Cartesio la parola ragione indica le proporzioni e la facoltà di intendere. L'ordine matematico fondato sulle proporzioni trova corrispondenza in tutto ciò che può essere conosciuto attraverso la facoltà di intendere.

Les mathématiciens n'ont jamais admis les limitations que Descartes imposait à la Géométrie analytique. Les uns demanderont à un nouveau principe intellectuel, la continuité, de légitimer l'introduction de l'infini dans les opérations du Je pense. Les autres feront de cette continuité une propriété étrangère à notre entendement et liée à notre sensibilité.

Ce conflit, insupportable à la raison, sera le moteur des systèmes philosophiques après Descartes. Ou bien, on mettra au compte d'une faculté obscure, extrinsèque à l'entendement, l'un des procédés les plus féconds du raisonnement mathématique ; ou bien on devra attribuer à l'entendement même une faculté incompatible avec les critères rigoureux de la lumière naturelle. Descartes est demeuré étranger à ce conflit, sauf peut-être lorsque, pressé de légitimer le principe de causalité qu'il utilise dans la preuve par les effets, il répondra à Arnauld par un passage à la limite. Même alors, la Métaphysique cartésienne n'a rien de commun avec la Métaphysique leibnizienne. Si, chez Descartes, l'infini est premier par rapport au fini, c'est à titre d'idée et non de méthode, de présence et non de puissance.

Sur ce point, le cartésianisme est tourné vers le passé, non vers l'avenir. Le moi se découvre comme faculté d'ordre, mais sans pouvoir créateur. Et c'est en rompant avec Descartes, pour déclarer que Dieu est idéal de la raison pure, que Kant et Fichte fonderont la philosophie moderne.

Un Presidente lontano dal Paese

27.05La querelle tra Lega e Colle sul nome di Paolo Savona è stucchevole. A queste condizioni: per Matteo Salvini il voto anticipato sarebbe un suicidio politico, per la Presidenza della Republica sarebbe un disastro istituzionale.

E tutti e due uscirono insieme, convinti di essere bianchi

Post scriptum. Non era così.

La solitudine è una necessità del pensiero

26.05Due sono gli argomenti del libricolo di Mariafranca Spallanzani dedicato a Descartes en Philosophe: la solitudine ed il sogno.

La solitudine è una necessità del pensiero. L'azione è un ostacolo alla quiete della mente, senza la quale non si danno cogitationes. Ma, a volte, e non senza contraddizione, i pensieri si completano solo attraverso l'azione. È questo il caso della politica come scienza.

Del fantastico in filosofia

25.05Mi ha colpito l'inizio di Le Change Heidegger dal quale ho tratto questa citazione (ma ho trovato molto meno interessante Cosa fare del nostro cervello).

※ Parce qu'il opère à la fois dans et sur la pensée de Heidegger, le change Heidegger appartient et n'appartient pas à cette pensée. Il travaille en elle et hors d'elle. Le change Heidegger est en effet une invention qui résulte d'une décision de lecture. La mienne. Cette décision consiste dans la potentialisation de trois notions voisines qui, bien qu'omniprésentes dans les textes, semblent y sommeiller du fait de la pénombre conceptuelle dans laquelle elles se tiennent constamment. Il s'agit précisément des notions de Wandel, Wandlung, Verwandlung: changement, transformation, métamorphose

Quale sottile filo unisce le nozioni di cambiamento, trasformazione, metamorfosi in un filosofo come Martin Heidegger alla biologia delle malattie mentali ed alla plasticità del cervello?

Lo Stato e la benevolenza del birraio

24.05 Nozick sostiene che lo stato moderno, che pretende di monopolizzare l'uso legittimo della forza, è una necessità morale. Se non esistesse, qualcosa di simile si presenterebbe, generato da una mano invisibile, come conseguenza dall'obbligo morale di proteggere la proprietà.

I proprietari si rivolgerebbero spontaneamente a qualcuno in grado di proteggere le loro proprietà. Questa agenzia protettiva in breve monopolizzerebbe un territorio, estendendo i suoi servizi anche a coloro che non sono in grado di pagare la protezione, per eliminare ogni possibilità di concorrenza, finché questo servizio, inizialmente mercenario, prenderebbe la forma di un obbligo morale. Col tempo, senza alcun accordo formale che costituisca i suoi poteri, emergerebbe da questo obbligo morale l'embrione dello Stato.

La mano invisibile è l'assenza di una causa, è un effetto di struttura. Ma in questa ricostruzione della genesi dello Stato la mano invisibile di Nozick è l'equivalente di un obbligo morale, cioè la benevolenza del birraio.

Locke teorico della dominazione

23.05Una manina invisibile avrebbe condotto Locke a difendere, senza saperlo e contro la sua intenzione, una versione del diritto di proprietà in grado di generare un più alto livello di dominazione dell'uomo sull'uomo. Questa è la tesi.

Il nous semble utile de faire une généalogie de nos représentations normatives concernant le droit de propriété. Soulignons qu’une généalogie n’est pas une téléologie, c’est même le contraire. Lorsque nous étudierons la proposition lockienne, il ne s’agira pas de montrer que Locke a anticipé ou même voulu la société de marché que nous connaissons ni que la société de marché est l’accomplissement du programme lockien, comme certains interprètes – les plus critiques – ont tendance à le défendre. Le contexte lockien, en effet, n’est pas celui de l’économie de marché actuelle. À moins donc d’avoir été visionnaire, il ne peut pas en être question dans ses écrits, même à demi-mots. Il vit dans un siècle de mutations, de révolutions et de profonds changements politiques en Angleterre, il se bat pour l’égalité et la liberté des personnes. Il avait d’autres intentions que celle de défendre les nouveaux rapports de pouvoir que sont les rapports économiques. Mais, de la même manière que Hume souligne, non sans ironie, qu’avec des prémisses Tories, Platon a pu cautionner des conséquences Whig [1], nous pouvons affirmer que Locke a pu, dans son combat pour l’émancipation individuelle, défendre, sans le savoir, une version du droit de propriété, dont les conséquences qu’il n’anticipait pas, seraient en partie contraires à ses intentions émancipatrices, participant ainsi à créer un nouveau levier de domination de l’homme sur l’homme en voulant pourtant l’éviter.

Le contraddizioni che la sinistra non può permettersi

22.05La politica è una professione. Un modo come un altro per guadagnare denaro. A volte molto denaro. Ma il lusso è una contraddizione che la sinistra non può permettersi.

Come domare il popolo

21.05Le democrazie consolidate mantengono la straordinaria capacità di scongiurare il peggio anche senza affrontare i problemi che minacciano di causare il disastro.

Sul potere di fare o non fare leggi

20.05Un punto di vista non convenzionale sull'attività del legislatore e sul suo potere di disporre della vita dei cittadini facendo o non facendo.

Lo spettro di Platone

19.05Inizio citando Cassirer, che cita Hankel, che cita Kummer:

Kummer ha elaborato la concezione secondo cui le relazioni che vigono nell'ambito di questo sistema posseggono il loro sostrato concreto nei rapporti delle combinazioni chimiche. Alla combinazione chimica corrisponde per i numeri complessi la moltiplicazione; agli elementi, o propriamente ai loro pesi atomici, corrispondono i fattori primi; e le formule chimiche per l'analisi dei corpi sono esattamente le stesse formule che valgono per l'analisi dei numeri. Perfino i numeri ideali della nostra teoria si trovano nella chimica, forse fin troppo spesso, come radicali ipotetici, che finora non sono stati presentati, ma tuttavia, come i numeri ideali, hanno nei composti la loro realtà... Le analogie qui indicate non vanno considerate come semplici tratti di spirito, ma hanno la loro giustificazione nel fatto che la chimica e la parte della teoria dei numeri qui trattata hanno entrambe, come loro principio, il medesimo concetto fondamentale, cioè quello della composizione, sebbene nell'ambito di sfere diverse dell'essere*. Ma proprio questo trasferimento alla sfera dell'essere concreto e reale di strutture, il cui intero contenuto deriva da una connessione di costruzioni puramente ideali, forma il vero problema. Già qui risulta che la base su cui poggia ogni teoria scientifica della natura è un particolare intrecciarsi di elementi reali e di elementi non reali. Non appena facciamo un passo al di là della prima osservazione ingenua di singoli fatti, non appena cerchiamo la connessione e la legge del reale, già superiamo i rigorosi limiti che il postulato positivistico ci prescrive. Per poter anche soltanto indicare in modo rigoroso e adeguato questa connessione, siamo costretti a rifarci a un sistema che sviluppi soltanto generali connessioni ipotetiche di premesse e di conseguenze, e rinunci invece, in linea di principio, alla «realtà» dei suoi elementi. Anche quella forma di conoscenza a cui spetta descrivere la realtà e svelarla fin nei suoi fili piu sottili, comincia con l'allontanarsi da questa stessa realtà e col sostituirla mediante i simboli del regno dei numeri e delle grandezze.

Che cosa lega così strettamente il numero, e con esso il pensiero matematico astratto, alla concretezza fisica del mondo reale?

L'essenza della rivoluzione

18.05La sostituzione di un primo ministro non richiede la sua eliminazione fisica. La destituzione di un autocrate o di un re sì. Cosa significa? Così posta la domanda può generare confusione. Se si osserva che si tratta di due eventi di natura diversa la risposta è meno ambigua. Lo stabilirsi di una dittatura o di un regno rende necessaria l'eliminazione fisica degli avversari, perché si tratta di un cambiamento strutturale. Un primo ministro invece equivale ad un altro.

Media istituzionali e nuove forme di comunicazione

17.05Matteo Renzi scegliendo di farsi intervistare nel talk show di prima serata della domenica per comunicare al popolo di non essere interessato ad un'alleanza di governo con il Movimento cinque stelle dimostra di non aver capito che i media istituzionali hanno perso forza comunicativa presso gran parte degli elettori.

Deve far riflettere, invece, l'uso innovativo dei social media da parte di Matteo Salvini e Luigi Di Maio durante le trattative per la formazione del nuovo governo. La comunicazione di Salvini e Di Maio rifiuta la forma dell'esibizione e simula il colloquio da pari a pari.

In questa situazione i media istituzionali, quotidiani e televisione in particolare, perdono la loro specifica funzione scenografica e si ritrovano spiazzati. Da qui incomprensione e ostilità.

Il governo israeliano è caduto nella trappola di Hamas

16.05I conflitti d’interesse tra gli uomini sono in linea di principio decisi mediante l’uso della violenza. Quando una comunità di uomini avoca a sé l'uso della violenza la considera diritto e non più violenza. Per questo motivo il governo israeliano ritiene che l'uso della violenza sia un suo diritto. Ma gli uomini di Palestina, che camminando verso la terra dei loro padri vanno a morire sotto i colpi dei fucili dei soldati di Israele, mostrano, all'umanità tutta, che la violenza, e niente altro, si cela sotto questo diritto.

Il reddito di cittadinanza rende poveri

15.05Muhammad Yunus per promuovere una delle sue fonti di reddito ha rilasciato un'intervista publicata su uno dei quotidiani del gruppo Agnelli-De Benedetti, che ha così titolato: Il reddito di cittadinanza rende poveri. Il relativo passaggio dell'intervista è stato ripreso con grande enfasi anche dagli altri media del gruppo ai quali si sono aggiunti i quotidiani della famiglia Berlusconi.

Dal titolo appare evidente l'uso fazioso e strumentale delle parole di Yunus. Per un gruppo editoriale che dichiara di lottare contro le notizie false costruire una pseudonotizia abilmente manipolata non è una semplice azione di disinformazione, è qualcosa di più grave. Ma non è su questo che intendo soffermarmi.

Il microcredito rende i poveri ancora più poveri

Il banchiere Muhammad Yunus non ha inventato il microcredito, come Henry Ford non ha inventato l'automobile. Entrambi hanno assemblato delle conoscenze esistenti in un modo che ha consentito di estendere alle classi sociali più povere l'uso dell'automobile e dei servizi finanziari. Non sono certo che questo sia un beneficio per l'umanità nel suo complesso e probabilmente non lo è neppure per i più poveri.

La struttura del microcredito prevede l'esistenza di un'accumulazione primaria (in genere capitale proveniente dall'esterno del sistema come le donazioni); un elevato tasso di interesse (ma concorrenziale rispetto al sistema bancario esistente); il deposito di una parte del prestito ricevuto sotto forma di quote di capitale della stessa struttura che fornisce il prestito; la contemporanea presenza di numerosi garanti del prestito.

Posto che in condizioni ordinarie nessuna attività agricola può reggere un tasso interesse del 20%, neppure in presenza di un elevato tasso di inflazione, il microcredito non può essere un mezzo per migliorare le condizioni di vita degli agricoltori del terzo mondo.

In conclusione si può affermare che Muhammad Yunus ha semplicemente creato un sistema per estrarre ricchezza anche dai più poveri, facendosi finanziare dai più ricchi.

Estirpare capitalismo e democrazia attraverso il mercato

14.05Ho letto solo alcuni frammenti del libro di Posner & Weyl e quindi non sono in grado di dire se l'idea di un mercato delle leggi come alternativa alla democrazia maggioritaria, che lentamente vengo elaborando, sia compatibile con le idee proposte dagli autori, ma presumo che fra le due concezioni vi sia una qualche affinità.

Le idee non nascono armate, come Atena dalla testa di Zeus, ma si fanno strada lentamente nella mente di più uomini prima di essere riconosciute come idee.

Il capitalismo non è il mercato

Non bisogna commettere l'errore di identificare il capitalismo con l'economia di mercato. Capitalismo e mercato hanno regole diverse e non sono intercambiabili. Anzi, questa è la tesi, si può immaginare di estirpare sia il capitalismo che la democrazia attraverso una rigorosa applicazione delle regole di mercato.

Posner & Weyl sostengono che la causa della maggior parte dei problemi del mercato e dei sistemi politici esistenti sono, rispettivamente, la proprietà e il principio una persona un voto e si propongono di sradicare la proprietà privata e ricostruire i sistemi elettorali per mezzo del mercato.

Propongono, ad esempio, un nuovo sistema di tassazione della proprietà chiamato Common Ownership Self-Assessed Tax (COST). Ogni cittadino (ed ogni impresa) dovrebbe valutare autonomamente i beni in suo possesso, pagando un'imposta del 7% circa su tali valori, e sarebbe obbligato a vendere i beni posseduti a chiunque sia disposto ad acquistarli ad un prezzo superiore alla valutazione sulla quale si sono pagate le imposte. [Cfr. uRL].

In astratto la proposta è geniale. Tuttavia, come ogni paradosso, solleva numerose obiezioni e si limita a spostare il problema senza risolverlo concretamente. Chi avrebbe il coraggio di acquistare una proprietà sottostimata di qualcuno con i mezzi per vendicarsi dello sgarbo subito? Inoltre i poveri vivranno nella paura di essere privati dei loro beni in ogni momento. E, poiché i ricchi sono proprietari della maggior parte delle cose difficilmente accetterebbero senza colpo ferire un sistema fiscale così drasticamente ridistributivo. E qui mi fermo.

Non si tratta della stessa matematica

13.05La curiosità oscilla da un polo all'altro, restando sempre all'interno di un perimetro definito. Le modalità di concettualizzazione della matematica greca differiscono da quelle proprie delle altre civiltà. Non possiamo neppure lontanamente immaginare che qualche nozione della matematica egiziana o babilonese abbia avuto origine dalla dialettica. Forse non si tratta neppure della stessa matematica.

2.0.1. Con la dimostrazione matematica, quale viene indicata negli Elementi di Euclide, il ragionamento deduttivo («sillogismo») scientifico e l'induzione, la cui teoria viene presentata negli Analitici Secondi, restano i modelli greci della prova; ne abbiamo menzionato gli equivalenti retorici, l'entimema e l'esempio. Arpad Szabo (1969) ha mostrato l'origine dialettica di numerose nozioni matematiche, e il sillogismo e l'apodeixis stessi rappresentano due tipi ideali privi di una vera e propria applicazione nella pratica scientifica, ivi inclusa quella di Aristotele (cfr. Jonathan Barnes, «Aristotle»). Allo stesso modo, l'epagoge aristotelica ha una portata molto differente dal moderno concetto di induzione; essa è connessa sia all'analisi concettuale che alle questioni empiriche (cfr. Owen, 1961).

12.05At 12.30 today (10th May) Professor David Goodall, 104 years of age, died peacefully at Life Cycle, Basel, Switzerland from an infusion of Nembutal. — Philip Nitschke May 10, 2018

La personalità di Salvini, Renzi e Di Maio

11.05La grande maggioranza dei lavori, pure aprezzabili, sulle cause della crisi della democrazia rappresentativa e all'interno di questa della crisi della sinistra sono fondati sui risultati di analisi statistiche socio economiche e non tengono conto dell'elemento psicologico della questione.

Esiste, in ogni costruzione sociale comunitaria un elemento d'intralcio ineliminabile costituito dalla personalità individuale del leader. La personalità di Salvini, Renzi o Di Maio è più rilevante nel determinare l'esito delle elezioni di quanto ordinariamente siamo indotti a concedere quando ci facciamo guidare esclusivamente dal convenzionale pregiudizio economicistico del self-interest.

Allo stesso modo, la sinistra istituzionale ha sottovalutato l'importanza della qualità delle idee proposte e della credibilità personale di chi le propone. Le idee modellano la nostra comprensione di come funziona il mondo; alterano e trasformano la nostra percezione delle proposte politiche e dei loro effetti.

Postmoderno e postmodernità

10.05Nel Tramater alla voce postridiano si dice che i Romani attibuivano alla parola post, intesa come dopo, un senso negativo.

Postridiano, V. L. (Da postridie, il dì susseguente) del giorno susseguente alle calende, alle none, agl'idi: i quali giorni erano infusti e neri, perchè i Romani attribuivano alla parola post qualche cosa di cattivo. (Mitologico)

La concezione che abbiamo della post-modernità implica l'idea della rottura di una continuità storica, affermata dalla modernità attraverso l'idea di progresso, che pure contiene in sé l'idea di cambiamento.

Le parti pris adopté dans ce livre consiste à prendre au sérieux la multiplication de ces évocations du thème de la « fin » ou de ces emplois du préfixe « post- », par-delà les effets de mode massifs dans lesquels ils s'inscrivent. L'ampleur du phénomène semble en effet témoigner d'une forme de conscience historique inédite, marquée par le sentiment de vivre une rupture significative, ou encore par le désir de l'anticiper ou de la provoquer. Au minimum, l'on peut parler d'un affaiblissement des connotations positives associées à l'idée de moderne. A certains égards, l'on peut bien sûr affirmer qu'il n'y a rien de nouveau sous le soleil et que depuis le début des Temps modernes les acteurs sociaux ont eu tendance à penser leur époque comme étant traversée par des bouleversements majeurs et incessants, définissant pour certains l'essence même de la modernité (Berman, 1982 ; Balandier, 1985, 1988). Mais dans la mesure où tous les termes dérivés de l'adjectif « moderne » (modernité, modernisme, modernisation) peuvent parfaitement signifier ce sentiment, en déclassant sans cesse ce qui était hier considéré comme moderne pour le renommer traditionnel ou classique et en réservant l'emploi du terme à ce dont on est le contemporain , c'est pourrait-on dire à une rupture à l'égard de cette conception-là de la rupture que l'on assiste aujourd'hui à travers l'apparition massive du thème de la fin et du préfixe « post- ». En d'autres termes, c'est par rapport à ce que l'on a pensé et voulu comme étant « moderne » que l'on cherche ainsi à marquer une opposition critique et une prise de congé ou à situer l'interprétation d'une mutation. Phénomène passager ou plus profond ? C'est l'une des questions auxquelles nous essaierons d'apporter des éléments de réponse.

Cette référence à un au-delà du moderne peut s'inscrire dans deux orientations très différentes, à ne pas confondre. La première correspond à un ensemble de courants et de mouvements culturels et intellectuels se situant en rupture à l'égard du modernisme esthétique né dans la seconde moitié du XIX e siècle ou plus largement des formes de pensée, de discours et de culture qui sont associées depuis l'époque des Lumières à la civilisation occidentale. Nous la désignerons par le terme postmodernisme. La seconde renvoie à l'idée d'une mutation à l'œuvre dans les modes d'organisation sociale, les références idéologiques, les cadres sociaux, les formes d'expérience, générant l'avènement d'un nouveau type de société. Nous parlerons dans ce cas de postmodernité. Tandis que le postmodernisme signifie un positionnement actif visant à marquer une rupture, l'hypothèse de la postmodernité se situe au niveau d'un diagnostic historique en termes de mutation culturelle ou sociétale, sans que celle-ci soit nécessairement perçue positivement. Il y a bien sûr un lien parfois très étroit entre les deux perspectives, dès lors que la critique des postulats esthétiques du modernisme ou des orientations dominantes de la modernité historique se transforme facilement en diagnostic d'un nouveau type de culture et de société en train d'émerger. Mais ce lien n'a rien de nécessaire, d'une part parce que le postmodernisme peut rester cantonné à des débats à caractère esthétique ou épistémologique ou encore désigner des phénomènes et tendances culturels conjoncturels, d'autre part parce qu'à l'inverse il est parfaitement possible d'élaborer une théorie de la postmodernité qui ne doive absolument rien aux courants et mouvements qui ont été regroupés sous l'appellation du postmodernisme.

Disons-le sans détour : les notions de postmodernisme et de postmodernité ont donné naissance à une pléthore d'interprétations et d'évaluations telle que l'on peut facilement avoir le sentiment que l'arbitraire et l'indigence théorique règnent en maître sur ce terrain. L'adoption par un certain nombre d'auteurs d'un mode discursif postmoderniste, ou encore leur valorisation d'une ontologie, d'une épistémologie et d'une sociologie « postmodernes » ne font souvent que renforcer ce sentiment, tout comme l'incapacité de nombre d'écrits sur la question à dissocier l'analyse du jugement péremptoire, que ce soit pour ou contre la modernité. Pourtant, par-delà la prolifération d'analyses à l'emporte-pièce, d'effets de modes, de pseudo-révolutions épistémologiques et de prises de position caricaturales qu'elles ont suscitée, ces notions soulèvent aussi des questionnements essentiels.

Il reddito di base

09.05Appunti personali per un commento a margine del libro di Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, Il reddito di base. Una proposta radicale, recentemente publicato per i tipi del Mulino.

L'idea di spiegare il bello mi sembra priva di senso

08.05L'estetica, come disciplina filosofica, non mi ha mai attratto. L'idea di spiegare il bello attraverso dei concetti mi sembra contraddirsi.

Per spiegare il bello attraverso dei concetti si dovrebbe riuscire a spiegare, usando dei concetti, perché alcuni concetti sono più belli di altri.

L'irrimediabile impotenza delle élites

07.05Dividere il destino dei poveri da quello dei ricchi. Questo è stato l'obiettivo tenacemente perseguito dalle élites economiche neoliberali a partire dagli anni settanta del secolo scorso. Sembra certo che l'obiettivo sia stato raggiunto, ma il pendolo della storia non si ferma mai.

Chi governa cosa?

Le figure dell'oligarchia politica e lo stesso concetto di élites sono in discussione. Che cosa rappresentino le élites nell'epoca della globalizzazione è difficile dirlo. La semplice distinzione economica non è più sufficiente a definire chi appartenga alle élites decisionali e chi no. Ma anche l'alleanza tra proprietari e competenti è di fatto una pura finzione se la si riguarda dal punto di vista delle decisioni.

Non-Decision Making

Decidere senza decidere è quel processo per cui le scelte politiche vengono prese attraverso una sequenza di passi, ciascuno dei quali produce un piccolo cambiamento marginale che ripetendosi innumerevoli volte produce un effetto diverso da quello che si dichiara di voler ottenere. È noto dall'antichità che un piccolo cambiamento quantitativo ripetuto dà luogo ad un cambiamento qualitativo.

※ Nel 1963 il presidente Kennedy era interessato ad una riforma della struttura delle imposte sul reddito e solo secondariamente alla riduzione delle imposte in generale. Ma per ottenere i voti di cui aveva bisogno al Congresso Kenney e i suoi successori fecero numerose concessioni, finché alla fine il progetto di legge che venne approvato prevedeva una certa riduzione delle imposte, ma nessuna riforma strutturale significativa.

In Italia questo fenomeno è particolarmente evidente nella regolamentazione della tassazione, dove attraverso innumerevoli piccole modifiche il dettato della Costituzione è stato stravolto a favore di una tassazione ampiamente regressiva.

Ma, nell'agire politico, l'effetto finale di queste sequenze ispirate da una manina invisibile non è una situazione di equilibrio cioè, in termini politici, di stabilità.

Devo andare a Samarcanda

06.05Non posso ancora morire. Ho degli impegni. Troppe cose in sospeso... da completare. Devo andare a Samarcanda... ma non ne ho il tempo.

Paradigmi per una metaforologia

05.05Un libro dedicato al logos della metafora, che utilizza la metonimia come strumento euristico, dal quale traggo questa inutile nota:

Chi volesse scrivere una storia del concetto di verità in senso strettamente terminologico, cioè diretto a chiarire le definizioni, ne ricaverebbe un magro bottino. La definizione di cui si è fatto più uso, che la Scolastica ha creduto trarre dal libro De definitionibus di Isaac ben Salomon Israeli: veritas est adaequatio rei et intellectus [1] offre campo a modificazioni solo in uno dei suoi elementi, il più piccolo, nella neutralità dello et. Mentre per la sua derivazione aristotelica la definizione dovrebbe essere intesa nel senso della adaequatio intellectus ad rem, il Medioevo vi scopre l'ulteriore possibilità di determinare la verità assoluta nello spirito divino come adaequatio rei ad intellectum. Questo ambito di gioco del concetto di verità è in fondo bastato a tutti i sistemi filosofici. Ma si è con ciò soddisfatta la richiesta dell'antichissima domanda: Che cos'è la verità?. Dal materiale offertoci dalla terminologia noi apprendiamo ben poco del contenuto di questa domanda nella sua pienezza. Se però seguiamo la storia della metafora che è più strettamente associata col problema della verità, quella della luce, allora la domanda si esplicita nella sua occulta pienezza, sempre elusa da ogni tentativo sistematico.

La verità è luce, la verità è nuda, la verità acceca, la verità non si può guardare. Diversamente Kierkegaard, diario 29 ottobre 1838 e 1 agosto 1835.

L'ambiguità della lettera

04.05Questo brano, tratto da Leo Strauss, foi et raison di Gérald Sfez, esprime bene l'ambiguità della lettera. Sfez, che parla di fede e ragione, mostra la difficoltà di attribuire a Leo Strauss un pensiero definito quando ci si lascia guidare esclusivamente dalle sollecitazioni offerte dalla lettera del testo.

L'approfondissement straussien de l'art d'écrire ésotérique ne révoque pas ainsi la pensée de la Loi, mais en déplace le motif, car il représente bien plutôt une investigation du sens même de la révélation et de la relation du secret et du révélé. À cette étape de la réflexion de Strauss, le statut de la Loi qui ordonne la vie sociale et politique est ambigu; elle représente tantôt le régime des endoxa ou de l'opinion droite moralement par rapport à quoi se tient la plus haute destination de la vérité contemplée (la vie de la theoria) et, en ce cas, le religieux se trouve situé du côté de l'opinion; tantôt l'autre pôle de l'inconnu (par rapport à celui de la theoria) , ces deux pôles transcendants du vrai définissant les deux horizons véritables qui donnent sens à ce sur quoi tous les hommes peuvent s'entendre, l'opinion droite morale, comme solution de compromis et attitude secondaire, comme la lettre sur laquelle les deux «esprits» peuvent se mettre d'accord: en ce cas, il y a cause commune entre le point de vue de la religion révélée et celui de la philosophie spéculative, et relation d'ascendant, d'un côté comme de l'autre, avec et contre les dogmes de la moralité ; la philosophie se trouve alors du même bord que la religion, la raison du même bord que la révélation. Il s'ensuit ce rapport constant de va-et-vient et d'alternance entre l'alligeance et la sécession à l'égard du religieux, sans qu'il y ait rupture de lien ni qu'il soit jamais question de trancher le nœud. L'ambiguité de cette corrélation fait que l'on ne peut soutenir qu'il y ait là un tournant farabien en faveur d'une position de la philosophie qui ferait cavalier seul. Si la sécession à l'égard de toute orthodoxie devient désormais une des données du problème et si Strauss ne comprend plus la question dans les termes de l'obligation qui délie (la conjonction du libre et du lié), il ne cesse pas moins de penser l'articulation nécessaire entre les enjeux de la révélation et ceux de la raison pour une communauté. Une distance s'inscrit désormais entre le point de vue de l'opinion établie, essentiellement religieuse, et le philosophique, et une autre distance entre le point de vue de l'opinion et, cette fois de facon conjointe (et non sous forme de disjonction) , le point de vue du religieux et du philosophique. Aussi ne s'agit-il pas là d'un choix ou d'une décision qui serait celle de l'engagement philosophique dans une situation d'alternative clairement antagoniste entre le philosophique et le religieux. Ce serait forcer la pensée de Strauss que d'y voir la marque d'un quelconque décisionnisme, lors même qu'il ne s'agit jamais d'autre chose que d'une sollicitation de la lettre.

Con il reddito di cittadinanza dovremo fare i conti

03.05Anche il Corriere della Sera inizia ad accorgersi che, volenti o nolenti, con il reddito di cittadinanza dovremo fare i conti e, per non farsi trovare impreparati, occorre un processo di sperimentazione che impegni non solo risorse economiche ed intellettuali, il ché sarebbe già molto, ma anche buona volontà da parte di tutti.

Con il reddito di cittadinanza dovremo fare i conti, perché sono i costi sociali di un progresso non governato, la spiegazione del paradosso di una produttività che ha cominciato a stagnare, proprio mentre abbiamo iniziato a imprigionare nelle macchine un enorme potenziale. Ed è per questo motivo che proposte di questo genere hanno attraversato destra e sinistra, mettendo insieme teorici del socialismo scientifico e consiglieri di Reagan. Nel futuro, tuttavia, non si entra con una singola legge o imponendo su una società in evoluzione un disegno razionale costruito su ipotesi che non valgono più. Ma attraverso un processo di sperimentazione, valutazione e apprendimento che riguarda tutti.

Si potrebbe iniziare finanziando la ricerca e la sperimentazione del reddito di base con i fondi che le fondazioni bancarie devono destinare per legge ad erogazioni filantropiche.

A proposito delle fondazioni di origine bancaria il discorso meriterebbe un approfondimento dal quale mi astengo. Basti dire che nel 2016 hanno erogato complessivamente circa 1,7 miliardi di euro e - mi me tasto se ghe sun - la legge di bilancio per il 2018 (commi da 201 a 204) prevede un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni effettuate a partire dal 2018, assegnato fino ad esaurimento delle risorse disponibili, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Documenti in cassaforte

02.05Il fascicolo contenente gli atti relativi al blitz condotto dai carabinieri del nucleo speciale antiterrorismo comandato dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa la notte del 28 marzo 1980 in via Fracchia a Genova, nel quale furono uccisi Annamaria Ludmann, Riccardo Dura, Lorenzo Betassa, Pietro Panciarelli e depositato presso l'Archivio di Stato, prima a Sampierdarena e poi trasferito a Morimondo nel milanese, è sparito.


Capita che, negli Archivi di Stato, alcuni documenti siano conservati in cassaforte e, a volte, non ci si ricordi quale cassaforte.

Fascicoli dei processi politici conservati presso
l'Archivio di Stato di Genova

  1. Processo per i moti politici del 1821 in Liguria
  2. Processo per i moti politici del 1857
  3. Carteggio politico giudiziario 1857-58, 1870-73
  4. Processo per i moti politici di Genova del marzo-aprile 1849 contro i contumaci esclusi dall'amnistia, concessa con decreto reale dell'8 aprile 1849
  5. Processo per il tentativo insurrezionale negli Stati Estensi iniziato alla Parmignola sul confine sardo il 25 luglio 1856
  6. Processo contro il prete Filippo Mainero imputato di veneficio nella persona del prete Bartolomeo Bottaro, 1854
  7. Processo per subornazione militari
  8. Processo contro i divulgatori di manifesti e scritti che ingiuriano il Re ed eccitano alla ribelllione; inquisito e carcerato specialmente Gerolamo Forunato Urbino autore e divulgatore di quelli scritti: 1848-1849
  9. Processo per l'uccisione del maggiore dei carabinieri Ceppi nei moti del 1843 (3 aprile)
  10. Processo per i disordini avvenuti a Recco e Chiavari nel periodo dei moti politici genovesi del 1849 (1 e 4 aprile)
  11. Processo per i tumulti, le violenze e le vie di fatto, che ebbero luogo in Genova il 28 e 29 ottobre 1848, sotto palazzo Tursi nelle dimostrazioni contro Pareto e la Guardia Nazionale.
  12. Processo per eccitamento alla diserzione di soldati della Divisione Lombarda in Chiavari nel 1849
  13. Processo contro Francesco Bini libraio imputato di grida sediziose in un assembramento popolare il 14 febbraio 1849
  14. Processo contro Fortunato Trucchi imputato di estorsione di atti processuali, 1849.
  15. Processo contro Nino Bixio imputato di ribellione alla forza pubblica, 1851 (gennaio-aprile) 
  16. Processo contro Michele Giuseppe Canale ed altri imputati di grida e discorsi sediziosi al pranzo che ebbe luogo al Monte Fasce il 13 aprile 1851
  17. Processo contro Gio. Antonio Papa imputato di omicidio involontario nella persona di Antonio Satta di Mestre 1851
  18. Processo per i moti insurrezionali tentati nel maggio 1854 con lo sbarco di armi ed uomini sulla punta di S. Croce presso il Golfo della Spezia (contro G. Ricci, A. Gianelli...)
  19. Processo contro Federico Campanella per alcune parole ritenute sovversive pronunziate il 10 marzo 1862 nell'assemblea delle Associazioni liberali
  20. Processi di stampa contro i giornali Italia e Italia Libera, 1850-51
  21. Processi di stampa contro il giornale L'Italia del Popolo, 1851-53-54-56
  22. Processi di stampa contro il giornale L'Italia del Popolo, 1857-58
  23. Processi di stampa contro il giornale La Sterga, 1850-51
  24. Processi di stampa contro il giornale La Maga, 1852-56
  25. Processi di stampa contro il giornale Il Cattolico, 1850-59
  26. Processi di stampa contro i giornali La Bandiera del Popolo, 1849; l'Inferno 1850; La Legge Siccardi 1851; La Libertà 1851; Il Povero, 1851; Libertà-Associazione, 1852; L'Osservatore Ligure-Subalpino, 1852; Associazione e Lavoro, 1854; L'Avenir de Nice, 1855; Il Movimento, 1859.
  27. Processi di stampa contro il giornale il Dovere 1863; Rigoletto 1863-64. L'Imparziale, 1863; Corriere Mercantile, 1863; Il Movimento, 1881; Il Lavoratore, 1881; Il Popolo d'Italia, 1881; L'Epoca, 1881
  28. Processi di stampa per varie pubblicazioni, 1849-1881

L’affitto dei capannoni del polo archivistico di Morimondo, realizzato dal Fondo Immobiliare Lucrezio di Conegliano - specializzato nella realizzazione di archivi tecnologici ed innovativi “chiavi in mano” - ammonta a 707 mila euro, dal 2011. Il Fondo Lucrezio ha realizzato anche l'Archivio di Stato di Venezia.

Un gesto che nega se stesso

01.05Negare che l'azione abbia un fine, sia pure il vuoto piacere dell'azione in sé stessa, è un gesto che nega se stesso. Questo è Karman di Giorgio Agamben. Si tratta infatti di un’opera di alta acrobazia intellettuale dove l'accostamento delle parole non ha come scopo la formazione di concetti, ma la sospensione del pensiero. Nel senso proprio del mantenere sospeso.

il gesto espone e contempla la sensazione nella sensazione, il pensiero nel pensiero, l'arte nell'arte, la parola nella parola, l'azione nell'azione. Di qui l'impossibilità di fissare o esaurire il gesto in un'azione identificabile e, come tale, imputabile a un soggetto e, insieme - se, secondo la nostra ipotesi, il soggetto non precede il crimen, ma è solo ciò che risulta dalla serie delle azioni responsabili - l'impossibilità di definire il soggetto.

Se il soggetto è solo ciò che risulta dalla serie delle azioni responsabili e il gesto non è fissabile in un'azione responsabile allora il soggetto svanisce insieme al gesto e l'esistente, concepito come gesto gratuito, si riduce alla serie di apparizioni che lo manifestano.

Più carcerati - meno disoccupati

30.04Relazione tra carcerazione e tasso di disoccupazione.

Partendo da queste trasformazioni [aumento del tasso di incarcerazione negli Stati Uniti], Bruce Western e Katherine Beckett hanno riproposto recentemente l'ipotesi di una relazione di funzionalità fra politiche penali e mercato del lavoro negli Stati Uniti (Western, Beckett, 1999). Riprendendo l'ipotesi dell"'utilità" delle pene, essi suggeriscono come l'aumento drammatico dei tassi di incarcerazione degli ultimi anni abbia avuto un serio impatto sui tassi di disoccupazione. Il carattere relativamente contenuto dei tassi di disoccupazione statunitensi negli anni '80 e '90 non sarebbe merito delle politiche di flessibilizzazione e liberalizzazione del mercato del lavoro (come sostiene la vulgata neoliberista), quanto invece dell'incremento verticale dell'incarcerazione, che avrebbe occultato una parte della popolazione disoccupata rinchiudendola nelle prigioni americane. D'altra parte, però, l'effetto penalizzante che la carcerazione esercita sulle future possibilità di impiego della forza lavoro è tale che, per poter mantenere i livelli di disoccupazione attuali, gli Stati Uniti dovrebbero intensificare ulteriormente l'internamento di massa avviato nella seconda metà degli anni '70, alimentando così una spirale di cui è difficile vedere la fine.

Analizzando la composizione di classe della popolazione carceraria degli Stati Uniti scopriamo che se le statistiche ufficiali tenessero conto di questa popolazione si determinerebbe un incremento automatico di almeno due punti nei tassi di disoccupazione. Le cifre diventano ancora più significative rispetto alla popolazione afroamericana. In questo caso sarebbe addirittura di sette punti percentuali la variazione che si otterrebbe includendo i carcerati nelle statistiche: l'incarcerazione di massa avrebbe insomma ridotto i tassi di disoccupazione degli afroamericani di circa un terzo.

1983 1990 1997 2005 2005 %
Stati Uniti 2.186.230 738
Inghilterra 45.415 50.106 61.940 76.190 142
Italia 41.413 32.588 49.477 59.649 102
Svezia 4.422 4.895 5.221 7.054 78
Olanda 4.000 6.672 13.618 21.826 134
Russia 869.814 611

Ovviamente anche il personale carcerario andrebbe considerato fra i disoccupati.

Che cos'è la filosofia?

29.04Una bella definizione di filosofia

⚛ La filosofia è la disciplina che cerca risposte ragionate ad alcune domande molto astratte, di solito lasciate inespresse nella vita di tutti i giorni, sulla natura dell'universo e sul posto in esso degli esseri umani e su tutto ciò che è tipicamente umano. Queste sono domande che le scienze di solito non affrontano, anche se, alla fine, potrebbe risultare che le scoperte scientifiche sono rilevanti per dare una risposta a queste domande.

Esempi di tali domande: esiste una differenza oggettiva tra il giusto e l'ingiusto? L'universo è determinato da un dio? Possiamo conoscere cose che non possiamo vedere o toccare? Che cos'è una mente? Perché le parole significano qualcosa? Perché dovremmo obbedire allo Stato?

I filosofi non sono soddisfatti delle usuali risposte a queste domande; non vogliono risposte qualsiasi. Vogliono che le risposte alle loro domande siano, tutto considerato, il più possibile vicino al vero. E' perché si preoccupano della verità, che i filosofi nel corso della storia hanno passato quasi tutto il loro tempo ad analizzare e valutare gli argomenti a favore e contro i diversi punti di vista.

La centralità del dialogo argomentato nella filosofia è parte di ciò che rende prezioso lo studio della filosofia: essa coltiva varie abilità che sono apprezzate in molte professioni - per districarsi nella complessità, per trovare i difetti negli argomenti, per scrivere e parlare in modo organizzato e persuasivo.

Ma lo studio della filosofia è prezioso anche per altri motivi. Essa scoraggia l'eccessiva fiducia nelle proprie opinioni e incoraggia la tolleranza nei confronti delle opinioni con le quali si è in disaccordo. E' anche, per gli studenti che amano le idee, una fonte di enorme piacere intellettuale.


Giles Swayne, Sinfonia per piccola orchestra, commissionata dalla English Chamber Orchestra nel 1983, con fondi forniti dal Arts Council of Great Britain. Il titolo è ironico: il pezzo non ha nulla a che vedere con la tradizione sinfonica e si relaziona più strettamente con il concerto grosso barocco.

Opera barocca non solo nella struttura. Committenza publica!

Se la democrazia è un problema

28.04Se il metodo democratico produce assemblee legislative composte in prevalenza da incompetenti e corrotti; se il popolo elegge liberamente, seguendo esclusivamente il proprio giudizio, Donald John Trump (USA, 2016), Rodrigo Duterte (Filippine, 2016), Benjamin Netanyahu (Israele, 2015), Damodandras Modi Narendra (India, 2015), Recep Tayyip Erdoğan (Turchia, 2014), Mariano Rajoy Brey (Spagna, 2011) Silvio Berlusconi (Italia, 2008); se l'esperimento del comunismo reale ha prodotto soltanto monarchie ereditarie come quella dei Kim di Pyongyang; allora la politica, in quanto scienza, ha qualche problema. E se il metodo democratico si trova indifeso nei confronti dei retori e porta ad eleggere alle più importanti cariche publiche un numero consistente di psicopatici allora la stessa democrazia è un problema.

Ma sarebbe troppo semplice negare alla politica lo statuto di scienza per attribuirle quello molto più aleatorio di arte del governo. Certe ricorrenze sono troppo regolari per essere spiegabili stocasticamente. Allo stesso modo non si può negare l'evidenza dell'emergere progressivo di una forma, una ragione, intrinseca all'essere sociale, che inesorabilmente lo conduce verso il riconoscimento della complessità della propria azione.

Lotta politica e furberie fiscali

27.04La notizia che il rapporto del Joint Committee on Taxation conferma che nel 2018 i benefici della riforma fiscale voluta da Donald Trump andranno ai più ricchi non stupisce nessuno. La riduzione al 21% dell'aliquota dell'imposta sul reddito delle aziende e l'aumento al 20% della deduzione standard sugli utili distribuiti ai soci dei gruppi pass-through non riguardano di certo la grande maggioranza dei lavoratori, quelli che hanno eletto Donald Trump, bensì solo l'1% delle famiglie americane.

Le Pass-Through entities sono delle particolari forme giuridiche (sole proprietorships, partnerships, limited liability companies, real estate companies, S corporations, hedge funds, e private equity funds) previste dall’ordinamento statunitense, che consentono che la tassazione del reddito conseguito dall’impresa e distribuito ai soci avvenga unicamente in capo a questi ultimi, evitando, quindi, la doppia imposizione in capo all’azienda prima ed ai soci poi

Quello che invece dovrebbe stupire e che si nota immediatamente osservando la prima tabella allegata alla relazione del Joint Committee on Taxation è la curva della distribuzione delle aliquote d'imposta marginali effettive medie sui redditi da lavoro che decresce nei primi anni seguenti alla riforma, che corrispondono al mandato di Donald Tramp, per poi risalire a livelli superiori alle aliquote attuali a partire dal 2026, quando anche un eventuale secondo mandato di Trump sarà scaduto. Ogni commento mi sembra superfluo, ma le implicazioni sulla lotta politica di questo comportamento furbesco non possono essere misconosciute.

L'inferno delle regole

26.04Il titolo, Decisioni assurde, della trilogia di Christian Morel è accattivante, ma non descrive esattamente il contenuto dell'opera. Morel si occupa di decisioni che sono all'origine di errori dalle conseguenze più o meno catastrofiche e possono essere definite assurde solo a posteriori, mentre l'ordinaria definizione dell'assurdità ne presuppone l'immediata evidenza. ⚛

A dire il vero la definizione di decisione assurda utilizzata da Christian Morel è più sfumata perché assimila l'assurdità all'errore grave e persistente. La persistenza nell'errore, nononstante le evidenze, diventa quindi la caratteristica peculiare dell'assurdità.

Qu’est-ce qu’une décision absurde ? Les décisions absurdes ne doivent pas être confondues avec de simples erreurs: il s’agit d’erreurs radicales et persistantes, dont les auteurs agissent avec constance et de façon intensive contre le but qu’ils se sont donné. Je précise qu’une décision absurde ne peut être jugée telle qu’à l’intérieur d’un cadre de référence donné.

Il terzo volume - in uscita in questi giorni presso Gallimard - si occupa delle regole e della loro proliferazione incontrollata, effetto del desiderio di gestire razionalmente la complessità, che si rivela invece produttore di irrazionalità.

PS. L'opera di Morel mi sembra interessante e sono rimasto stupito dal fatto che nelle biblioteche publiche italiane ne esiste una sola copia del primo volume [Biblioteca "Giuseppe Testoni" del Dipartimento di scienze aziendali dell'Università degli studi di Bologna].

Ripensare la previdenza

25.04La crisi del welfare non è soltanto effetto della naturale evoluzione del capitalismo e dell'espansione della globalizzazione. Esiste anche una responsabilità che accomuna chi ha il compito di pensare e chi deve agire. A questo proposito ritorno sul libro di Giulio Prosperetti Nuove politiche per il welfare state.

Se siamo convinti che il concetto stesso di previdenza basato sulla contribuzione da lavoro necessita di una profonda revisione perché non più sostenibile, se mai lo è stato, occorre ripensare il sistema di welfare senza pregiudizi ideologici. Occorre ad esempio mettere in discussione la bontà della scelta di privilegiare una previdenza esclusivamente meritocratica quando si è trattato di riformare il sistema pensionistico italiano. Le riforme Dini e Amato scaricando scientemente gli effetti degli errori della riforma del 1968 sulle generazioni future hanno innescato una vera e propria bomba sociale.

Paradossalmente oggi il sistema di welfare è finanziato dalle produzioni labour intensive, giacché i contributi si pagano non in ragione del profitto delle imprese ma secondo il numero degli addetti, per cui lavorazioni poco redditizie sono costrette a contribuire alla previdenza nella stessa misura di lavori ad alto valore aggiunto.

Sarebbe certamente più equo un sistema previdenziale pubblico finanziato in base ai parametri Iva, e comunque sganciato dal numero degli addetti, atteso che dobbiamo valorizzare il ruolo sociale delle imprese volto a creare e offrire lavoro.

Pensiamo ad una previdenza pubblica più di carattere assistenziale che meritocratico, lasciando alla previdenza complementare il sostanziale incremento del reddito dei pensionati, ma su base facoltativa.

C'è, insomma, bisogno nel nostro Paese di un ripensamento in termini solidaristici del nostro sistema globale di ripartizione del reddito, sia a livello salariale che previdenziale, spostando risorse pubbliche da impieghi "parassitari" a impieghi produttivi, mediante l'integrazione del reddito dei lavoratori, così da poter correlativamente abbassare il costo del lavoro, e rendere competitive produzioni oggi, invece, destinate alla delocalizzazione.

Sebbene concordi nel merito con il discorso di Giulio Prosperetti l'uso del termine solidarismo, riferito alla previdenza, può indurre in equivoco e non mi piace. Così come non mi piace l'uso, in questo contesto, del termine beneficenza con il quale alcuni vorrebbero sostituire ogni riferimento al welfare.

Se si tratta di creare un sistema di welfare che gravi sulla produzione in modo equilibrato è evidente che non si tratta di solidarietà, bensì dell'efficienza di una struttura, che come tale deve essere considerata nel suo complesso.

Dobbiamo pensare ad un sistema di welfare che non gravi in via prevalente sul costo del lavoro, così da consentire all'economia di fluttuare secondo le proprie regole, e al contempo ai lavoratori di essere protetti, anche a prescindere dal valore economico della propria attività.

Se finora, per mantenere determinati livelli di reddito ai lavoratori, si è operato disciplinando il lavoro, ad esempio dando incentivazioni alle imprese, regolando l'accesso a determinate professioni, garantendo il reddito ai lavoratori eccedenti, a condizione che non lavorassero, oggi nell'attuale situazione post-industriale si deve più utilmente agire non tanto sul reddito di scambio da lavoro (e quindi sulle fonti di tale reddito), ma piuttosto sull'elemento della solidarietà sociale, capace di dare un reddito alle persone, a prescindere dal valore economico della loro attività.

Insomma, si tratta di passare dal reddito di scambio al reddito di solidarietà, cosicché una qualsiasi attività socialmente utile sia meritevole, quanto meno, di un reddito minimo, a prescindere dal valore economico sul mercato di tale attività.

Un efficiente sistema di welfare coordinato alle esigenze della produzione deve fornire a tutti occasioni di lavoro, anche integrando i redditi laddove le retribuzioni offerte per i lavori poco remunerativi non siano in in grado di garantire il necessario per vivere decorosamente.

Malauguratamente affinchè tutto ciò diventi possibile si richiede una cosa che in Italia non è presente: una classe politica onesta ed efficiente...

Ingiustizia e obbligazione politica

24.04L'idea di ingiustizia è un portato dell'alterità. Di conseguenza essa è indissolubilmente legata alla presenza di un'obbligazione politica, anch'essa portato dell'alterità. Al di fuori dell'obbligazione politica, che si genera dal prendere coscienza dell'alterità attraverso la figura del reciproco riconoscimento, non si può circoscrivere il perimetro del giusto e quindi non si può legittimamente dare nessuna definizione dell'ingiusto. Non so quanto di questa concezione dell'ingiustizia e dell'obbligazione politica si ritrovi nelle esposizioni di Bruno Bernardi e Céline Spector, ma corrisponde a quello che penso.

Potere performativo e orizzonte di aspettativa

23.04Potere performativo e orizzonte di aspettativa del discorso d'odio sono oggetto di un breve inciso di Cédric Passard - che merita una citazione - a commento delle recenti polemiche sulla ristampa degli opuscoli antisemiti di Louis-Ferdinand Céline e Charles Maurras.

Nonostante il loro potere performativo, i discorsi, compresi i più rabbiosi, non hanno alcun potere in se stessi, al di fuori dalle condizioni sociali e politiche nei quali vengono espressi. La violenza della parola presuppone di essere restituita nel suo horizon d’attente e nelle sue modalità d'interpretazione e di accettazione, se si vuole misurarne l'efficacia o la portata.

Retorica dell'uguaglianza

22.04L'idea di uguaglianza è polisemica. Ciascuno attribuisce ad essa un significato emotivamente diverso. Questa condizione determina la possibilità di un uso retorico dell'idea di uguaglianza.

Douglas Rae apre il suo libro Equalities ponendo due domande fondamentali. La prima, alla quale alla fine dedica tutta la sua attenzione, riguarda il significato di "uguaglianza". Come egli dice: Cosa significa uguaglianza quando viene portata dalla teoria alla pratica? l'uguaglianza è il nome di un programma coerente o è il nome di un sistema di rivendicazioni reciprocamente antagoniste nei confronti della società e del governo? Risponde a questa domanda concludendo che l'uguaglianza è un nome unico per "molte nozioni distinte", alcune delle quali sono "reciprocamente escludenti", "antagoniste" e "incompatibili"." [1]

La seconda domanda di Rae riguarda la forza retorica dell'uguaglianza. Come è possibile, si chiede, se uguaglianza significa cose diverse per persone diverse, che "ovunque si senta lodare l'idea di uguaglianza"? Se l'uguaglianza ha significati antagonistici e incompatibili; se favorire un'uguaglianza significa anche opporsi ad altre uguaglianze; se essere un campione dell'uguaglianza significa anche essere un nemico dell'uguaglianza; come può essere che, "quasi tutti sembrino in qualche modo partigiani dell'uguaglianza"? Perché, se tutti respingono l'uguaglianza in casi particolari, nessuno vuole "opporsi direttamente all'uguaglianza in generale"? Quali sono le "regole della retorica" con cui quest'unica idea è diventata "l'idea più potente del nostro tempo"? [2]

La somma degli angoli interni di un triangolo

21.04Senofane rappresenta il momento aurorale del filosofico, che prende coscienza di sé in opposizione al religioso attraverso la negazione del carattere antropomorfico della divinità da un lato e il riconoscimento dell'unicità della conoscenza - divina ed umana - dall'altro.

In altre parole Senofane capovolge i termini della questione religiosa. Alla divinità non possono essere attribuite le passioni umane, ma all'uomo spetta la stessa capacità di conoscere che viene attribuita alla divinità. Ciò che lega l'uomo alla divinità è la conoscenza, non la passione.

⚛ La tarda conoscenza geometrica — ammesso che tale astrazione si possa usare — aveva due proprietà. Consisteva in un'enumerazione di "fatti" relativamente isolati [.. Secondariamente] ogni singolo pezzo di informazione era acquisito in modo alquanto diretto, con un colpo d'occhio, seguendo un'impressione immediata, o prendendo in considerazione la struttura di una disposizione. Persino le dimostrazioni matematiche, che tentavano di introdurre un certo grado di coerenza, consistevano nel tracciare un diagramma o nel creare modelli che rivelavano tratti sino ad allora insospettati di numeri, rette e figure. La figura 1, che mostra come la somma degli angoli interni di un triangolo sia un "angolo retto", ne è un esempio. [15] La conoscenza divina non era di tipo diverso, bensì solo più ampia di quella umana. Riguardava "più fatti".

Nel testo di Feyerabend c'è un errore che non comprendo. La somma degli angoli interni di un triangolo non è uno ma due angoli retti.

Il pendolo della storia sta cambiando direzione

20.04Lo Stato imprenditore. Se anche un quotidiano liberista e conservatore come il Financial Times viene assalito dal dubbio sui reali effetti delle privatizzazioni significa che il pendolo della storia sta cambiando direzione.

L'annosa controversia - se l'imprenditore privato sia più efficiente dell'imprenditore publico - ad uno sguardo attento si rivela essere semplicemente uno scontro ideologico sulla redistribuzione dei profitti e delle rendite tra azionisti e lavoratori. Superata la narrativa della privatizzazione, l'esame dei dati rivela che tra i due modelli imprenditoriali nel lungo termine non sembrano esserci effetti sostanzialmente diversi sui prezzi e sulla produttività, ma solo effetti regressivi sulla redistribuzione dei profitti e delle rendite.

Lo Stato innovatore. Sembra invece che l'intervento di quello stesso Stato, incapace di gestire in proprio i monopoli publici, sia indispensabile per organizzare e finanziare, in perdita, l'innovazione tecnologica al solo fine di favorire lo sviluppo delle imprese private sul proprio territorio.

Paradossalmente questo modello di sviluppo, fondato sull'intervento publico limitatamente al campo della ricerca scientifica, sembra essere all'origine dello sviluppo economico, tecnologico e militare degli Stati Uniti. Questo dimostra come in assenza di un settore publico dinamico e innovativo, la crescita nel settore privato è impossibile da ottenere.

Quindi: Non fare come gli americani ti dicono di fare, ma fai come fanno gli americani. Gli americani sono stati tradizionalmente divisi tra jeffersoniani (che pensano che governa meglio chi governa meno) e hamiltoniani (che vedono con favore l'intervento del governo). Il segreto del successo degli americani sta nel parlare come jeffersoniani ma nell'agire come hamiltoniani. Qualunque sia stata la loro retorica, i governi degli Stati Uniti hanno sempre investito molto nel promuovere la diffusione delle tecnologie.

Facciamo un passo indietro, chiediamoci perché ci riesce tanto difficile immaginare una società diversa? Perchè, ad esempio, troviamo difficile immaginare una politica privatizzata, ma troviamo normale privatizzare l'acqua?

Ragionamento ozioso

19.04Il diritto di non essere intralciati dallo Stato cioè di essere lasciati liberi di fare come meglio si crede è un diritto che può essere garantito soltanto attraverso un accordo, cioè da uno Stato. Naturalmente la libertà in quanto tale prescinde da tutto questo.

Gloria republicana e virtù borghesi

18.04Ginevra 14 luglio 1875, morte del Generale Dufour.

[Vendredi 16 Julliet 1875] Réfléchi aux conditions de la gloire républicaine. — Dufour n'était pas un homme de génie, et n'avait même aucun talent exceptionnel, aucun don extraordinaire. Mais il avait l'intelligence lucide, la volonté constante, un caractère loyal, un cœur chaud et un grand esprit de conduite: toutes les qualités honnêtes, solides, patientes, bourgeoises, rien de brillant, d'original, de nouveau, de puissant. Sa droiture, sa capacité de travail, sa délicatesse de conscience, son amour du devoir, en faisaient le vrai type du patriote dévoué et du bon citoyen. Ce n'était point un météore, mais il a obtenu la grande popularité en Suisse, et l'a méritée. Il a commandé trois fois en chef, a éteint la guerre civile, a doté son pays de la plus magnifique des cartes d'état-major et donné, dans sa vie d'une simplicité antique, un exemple digne de Washington.

Debito publico e tasso di interesse reale

17.04Concordo sostanzialmente con l'analisi di Antonino Iero su Economia e Politica, che mostra come a partire dalla fine degli anni settanta

il principale (quando non l’unico) fattore di crescita del rapporto tra debito pubblico e PIL è rappresentato dagli interessi passivi. Il saldo primario, con l’eccezione del primo decennio, ha costantemente contribuito a ridurre il peso del debito sul PIL, in particolare durante il percorso di aggancio alla moneta unica europea. E questo ha rilevanti implicazioni sui meccanismi di genesi del debito, non essendo stata tanto la spesa pubblica (pensioni, sanità, etc.) o la scarsità di risorse fiscali a gonfiare il debito, bensì gli interessi pagati su quel debito stesso.

Quindi il problema non è l'entità nominale del debito publico, ma il rapporto tra tasso di interesse e tasso di crescita. In ultima analisi, è il tasso di interesse reale a determinare concretamente la sostenibilità del debito. L'idea che sia possibile diminuire il rischio di insolvenza associato ai prestiti concessi ai cattivi pagatori aumentando solo a loro il tasso di interesse è illogica.

La variabile impazzita

16.04C'è qualcosa di inspiegabile nelle vicende che vedono protagonista James Comey, direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI) dal 4 settembre 2013 al 9 maggio 2017. Volontariamente o involontariamente James Comey è stato uno dei grandi elettori di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e immediatamente dopo si è ritrovato nella veste di grande accusatore.

Licenziato da Donald Trump, Comey ha scritto un libro, A Higher Loyalty, che uscirà domani e segue quelli, altrettanto astiosi nei confronti del Presidente, di Michael Wolff, Fire and Fury, e Hillary Rodham Clinton, What Happened. Anche ammesso che in questi casi scrivere un libro sia un ottimo mezzo per fare soldi senza fatica, c'è comunque un non detto che aleggia in questa esibita volontà di raccontare la propria verità. Forse qualcuno inizia a temere che Donald Trump sia la variabile impazzita che può distruggere il sistema.

λάϑε βιώσας

15.04Qui bene latuit, bene vixit. Non, ce n'est pas cela. Je souffre de ma vie mutilée, et je crains peut-être de m'acoquiner au désert.

Caducità

Probabilmente la nazionalizzazione dell'energia elettrica è stata un errore, ma siamo certi che privatizzarla sia stata un buon affare? Certamente esistono pro e contro legati all'efficienza gestionale, ma ciò che cambia è sostanzialmente solo una cosa: la ripartizione delle rendite di posizione. E non è detto che dal punto di vista della società nel suo complesso sia preferibile distribuire rendite agli azionisti anziché ai lavoratori.


In venticinque anni le fondazioni bancarie hanno virtualmente dissipato il proprio capitale in mala gestione ed attività clientelari. Che fare? Liquidare le fondazioni bancarie.


Non sono affatto certo di comprendere ciò che gli altri intendono quando si esprimono e neppure sono certo che gli altri mi comprendano quando mi esprimo.


Riduzione dei redditi significa automaticamente anche riduzione del valore immobiliare e quindi del capitale disponibile.


Il rapido accordo della Lega con i Cinque stelle per rendere operativo il Parlamento dimostra come l'esistenza di un accordo di governo può essere molto meno necessario di quanto si voglia far credere. Dopotutto le leggi le fa il Parlamento, non il Governo.


Con il ritorno del guitto e della politica dei buffoni, dei nani e delle ballerine è arrivata l'ora di regolare definitivamente il conflitto di interessi tra chi detiene il controllo dei media, avendo la possibilità di influire pesantemente sull'informazione, e nello stesso tempo si propone come soggetto politico, per ottenere anche il controllo dei beni comuni.

Solitudini

14.04Si racconta che gli esquimesi anziani e malati abbandonino la comunità nella quale hanno vissuto e si mettano in viaggio. Soli, senza cibo, tra i ghiacci la loro vita è destinata a non durare a lungo.

La vita degli esquimesi è certamente una delle più dure che l'essere umano sia stato chiamato a sopportare su questa terra e la morte, così raccontata, ne conserva tutta l'asprezza, ma rivela, nello stesso tempo, un aspetto di estrema umanità. Anche morendo in un deserto ghiacciato l'uomo può rivelarsi un essere sociale.

Uomini soli. Povertà, malattia e vecchiaia sono condizioni di fronte alle quali anche l'uomo più civilizzato si ritrova solo e senza difese. Decidere come e quando morire diventa allora una questione di dignità alla quale tutti siamo chiamati a rispondere.

Un uomo ormai anziano, che uccide la figlia disabile dalla nascita, perché non riesce più a sostenere l'elevato costo delle cure, e subito dopo di uccide, compie un gesto profondamente umano, che rivela il suo essere sociale.

Un uomo, probabilmente disabile, che muore in solitudine dopo la morte della madre che probabilmente lo accudiva, e viene ritrovato soltanto perché qualcuno reclama la sua casa in pagamento dei debiti dimostra che nonostante tutto siamo soli e a volte solo la morte ci restituisce il nostro essere sociale.

Tutto questo, in una società dove non cè neve né ghiaccio e dove un giorno sì e l'altro anche siamo sommersi dal buonismo melenso della religione e della politica che proclamano la sacralità della vita, dovrebbe far riflettere.

Il problema non è la riduzione della natalità!

13.04Maurizio Caprara sul Corsera ci fa sapere che i servizi segreti italiani si occupano anche di demografia.

Due in particolare sono i fenomeni negativi che troppi si ostinano a non vedere: la società italiana risente di una «sensibile riduzione della natalità» e di un «aumento della diseguaglianza economica». Elaborata sulla base delle analisi delle agenzie informazioni e sicurezza esterna (Aise) e interna (Aisi), e del Dipartimento Dis che ne coordina le ricerche informative, la relazione li indica tra i problemi da non trascurare.

Nel 1916, Bertrand Russell dava alle stampe i Principles of social reconstruction nei quali si legge così:

Ciò che attualmente è increscioso non è il calo di natalità in sé, ma il fatto che esso si verifica molto di più tra gli elementi migliori della popolazione. [..] Ne elenchiamo le ragioni in ordine di importanza:

  1. Se i genitori sono coscienziosi, il costo per il mantenimento dei figli è altissimo
  2. L'aumento del numero delle donne che non vogliono avere bambini, o soltanto uno o due, per non essere ostacolate nella professione.
  3. Il soprannumero delle donne, e quindi molte nubili. Queste ultime, sebbene non siano ostacolate in pratica dall'aver rapporti con uomini, sono inibite per motivi sociali dall'avere figli.

[..] La prima pressante necessità, per arrestare la sterilità della parte migliore della popolazione, è quella di risolvere i problemi economici delle famiglie. La spesa dei figli dovrebbe essere completamente sostenuta dalla comunità.

Sono trascorsi cento anni. Il ragionamento di Bertand Russell è diventato sapere comune, un'ovvietà, e certamente non ci volevano i servizi segreti per scoprirlo. Ma intendiamoci bene, non facciamo l'errore di considerare la riduzione della natalità il problema!

Reddito minimo, se ne può fare a meno

12.04L'associazione BIN Italia con un appello al Parlamento insediatosi dopo le elezioni del 4 marzo ha rilanciato la proposta di legge di iniziativa popolare per la quale alcuni anni fa erano state raccolte 50.000 firme.

Sono vecchio e non mi stupisco più dell'esistenza della stupidità e della malafede, ma stupidità e malafede mi infastidiscono ancora.

Perché l'Associazione BIN Italia, che dice di sostenere il reddito universale di base, dovendo presentare una proposta di legge non ne formula una che corrisponda concettualmente al reddito universale di base bensì ne formula una che corrisponde ad un reddito minimo condizionato, concettualmente agli antipodi del reddito universale di base?

La proposta di legge dell'Associazione BIN Italia non si differenzia dal cd reddito di cittadinanza del Movimento cinque stelle e neppure dal reddito di inclusione del Governo Gentiloni (Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 147). Le variazioni tra l'una e l'altra sono questione di numeri e cavilli.

Ma non è tutto. Vorrei mi si spiegasse come si giustificano dal punto di vista dell'uguaglianza 600 euro o peggio 780 euro mensili di reddito minimo se le pensioni sociali sono 450 euro, se i salari a volte non superano gli 800 euro al mese e dal punto di vista della sostenibilità generale se il salario di un lavoratore slovacco è di 430 euro?

Se poi mi si dice che queste proposte di legge sono un modo per avvicinarsi al reddito universale di base permettetemi di non essere d'accordo. L'unico modo corretto per implementare gradualmente un reddito universale di base è di iniziare - anche con importi molto bassi - ma applicando correttamente i principi di uguaglianza e universalità.

Iniziamo, ad esempio, con il rendere universale la detrazione che già oggi viene fatta ai contribuenti capienti. Ammettiamo, sempre ad esempio, che l'aliquota sia del 23% e l'importo esente sia di 8.000 euri. Il reddito universale di base dal quale partire sarebbe di 1.800 euri annui per tutti i cittadini.

Successivamente l'aliquota potrebbe essere portata al 30% e l'importo esente salire sino a 12.000 euri. In quel caso UBI salirebbe a 3.600 euri annui. Per una famiglia di quattro persone 14.400 €.

Non vogliamo il potere, vogliamo potere

11.04Una celebre frase del subcomandante Marcos è tornata di attualità fra gli studenti francesi in rivolta contro la riforma dell'università: Nous ne voulons pas le pouvoir, nous voulons pouvoir

Il tramonto della promessa contrattuale

10.04Charles Fried (1981) si propone di fondare la promessa (e quindi il contratto) su un imperativo di tipo kantiano, cioè sul dovere, che impegna a mantenere la promessa, anziché sull'utilità che si ricava dal mantenere la promessa.

Secondo Arjun Appadurai il collasso finanziario del 2007-2008 ha costituito innanzitutto un cedimento linguistico, ovvero il cedimento della catena di promesse sottoposte ad un processo di deindividualizzazione sulla quale sono costruiti i prodotti finanziari derivati. I prodotti derivati sono l'unica fattispecie contrattuale che si fonda su un valore ignoto. Ciò significa che il mondo linguistico sul quale si fondano i derivati è afflitto da un grave vizio di struttura. La scommessa riguarda il fatto che una delle due parti vincolate da una promessa verrà meno agli obblighi assunti.

I prodotti derivati sono simili ad uno schema Ponzi rovesciato. La scommessa, che consente l'estrazione di rendite dalla catena di promesse (ovvero di significanti), non consiste nel prevedere se qualcuno nella catena verrà meno o no agli obblighi assunti, ma nel sapere in quale punto della catena ciò avverrà.


Questa non è una pagina bianca.


È l’inflazione, bellezza

09.04Sul Corriere della Sera un articolo, a dire il vero un pò equivoco, lascia intendere, tra il serio ed il faceto, che il calcolo dell'inflazione è giusto se è giusto, ma è sbagliato se è sbagliato. In ogni caso è poco attendibile.

C'è un solo problema. Sui numeri forniti da Eurostat e Istat si calcolano la rivalutazione delle pensioni, gli aumenti salariali, il Pil, le compatibilità dell'economia publica, ecc. Manipolare i dati statistici significa manipolare la realtà sociale. Quindi non ci si deve stupire se la politica non è più in grado di capire perché il popolo si incazza.


Michael Sandel, Quello che i soldi non possono comprare, Feltrinelli, Milano, 2013.


C'è un giudice a Berlino

08.04Il Tribunale regionale superiore dello Schleswig-Holstein ha dichiarato inammissibile la richiesta di estradizione di Carles Puigdemnont relativa all'accusa di 'ribellione' e lo ha rimesso in libertà provvisoria fino al completamento della procedura relativa all'accusa di malversazione ai danni dello Stato spagnolo.

Condivido le conclusioni del commento di Heribert Prantl. La sentenza dei giudici tedeschi può essere l'inizio di una soluzione politica della questione catalana e condurre all'avvio di negoziati. I problemi politici spagnoli non possono essere risolti con il diritto penale.

Wenn es gut geht, wenn es ganz gut geht, dann ist der Spruch der deutschen Richter der Beginn für eine politische Lösung, der Einstieg in Verhandlungen. Mittels Strafrecht lassen sich die spanischen Probleme nicht lösen.

Che differenza c'è tra euro e bitcoin?

L’euro ha sedici anni. È più forte del dollaro, ne ha rotto il monopolio secolare, giace nei depositi delle più grandi banche centrali. E senza avere un governo politico alle spalle [..] se non è un miracolo, poco ci manca.

07.04Dietro al dollaro c'è una nazione, gli Stati Uniti. Dietro all'euro c'è una banca, la BCE, che stampa moneta. Dietro ai bitcoin non c'è nulla, solo una catena di contratti. Eppure, euro e bitcoin, monete virtuali, senza legami con l'economia reale, funzionano meglio del dollaro. Ci sarà pure una ragione...


Cosa c'è di sbagliato nell'urbanistica?

Demografia e fecondazione assistita

06.04Sebbene sia assolutamente convinto che la quantità è qualità, ieri ho concluso la nota su demografia e crescita dicendo che il progresso è questione di qualità e non di numero perchè sono altrettanto convinto che l'azione umana sfugga all'assunto hegeliano. Mi spiego con un paradosso:

Gli Stati Uniti sono per molti aspetti un posto strano. L'aspetto più rilevante per il nostro scopo è che sono pressoché privi di una regolatnentazione diretta della riproduzione assistita. [..] Lo sappiamo in conseguenza del caso Octomom. Nel gennaio 2009, Nadya Denise Doud-Suleman salì alla cronaca come Octomom. Aveva partorito otto gemelli, il secondo caso di ottupletti nati vivi negli Stati Uniti per effetto della IVF. A quanto risultò la donna aveva già avuto sei figli, concepiti ognuno con la IVF, mentre lei era single, disoccupata e a carico dell'assistenza pubblica. I suoi ottupletti fecero scalpore fra la gente ed esercitarono grande pressione sull'industria della fecondazione. Molte persone, con punti di vista anche molto differenti, pensavano che in quella storia ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato. Tant'è che nel luglio 2011 Michael Kamrava, il medico che aveva seguito tutti i cicli IVF e le nascite, si vide revocare dal Medical Board, il consiglio sanitario della California, l'autorizzazione di esercitare la professione medica dopo che un'indagine del consiglio aveva riscontrato che aveva trasferito non già otto, bensì dodici embrioni nell'utero della signora Doud-Suleman.

Molto probabilmente tra venti o trent'anni la questione demografica avrà assunto aspetti completamente diversi da quelli sui quali i demografi oggi costruiscono le loro stime. La riproduzione sarà sempre meno una questione di sesso e sempre più una pratica medica nella quale la PDG avrà un ruolo determinante sulla qualità della vita. Ed ora proviamo ad immaginare cosa potrebbe essere l'immigrazione nella futura società della fecondazione assistita.

Non esiste relazione tra demografia e crescita

05.04Stiamo assistendo all'avverarsi di un singolare paradosso. Il progresso tecnologico, che avrebbe dovuto nelle intenzioni dei suoi sostenitori migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, si sta rivelando uno strumento di costrizione a lavorare sempre di più e sempre più a lungo per alcuni e di esclusione sociale per altri.

Ma non basta. Attraverso le mitologie collegate all'idea di sviluppo si contrabbandano delle assurdità come fossero verità rivelate. Una di queste è collegata all'utilizzo neomalthusiano della demografia.

Malthus - sbagliando - utilizzò la demografia per dimostrare attraverso una deduzione l'impossibilità logica dello sviluppo. I novelli seguaci del metodo di Malthus invece - sbagliando - inferiscono che, per compensare la riduzione della natalità che porterebbe - a loro dire - ad una riduzione della crescita, sia necessario un aumento dell'immigrazione per consentire la sostituzione della forza lavoro e la prosecuzione della crescita economica.

L'esistenza di una relazione tra demografia e crescita non è sociologicamente dimostrabile ed è deduttivamente priva di fondamento logico. Lo sviluppo economico e sociale, nella sua accezione più ampia, non è legato al numero dei lavoratori, ma alla loro qualità.

Il diritto dei curdi alla secessione

04.04Il diritto di Trasimaco. Che cosa giustifica l'azione dei turchi, degli iracheni, degli iraniani e dei siriani nei confronti dei curdi se non il diritto del più forte di opprimere il più debole?

Esportare la democrazia. Perché il popolo che voleva esportare la democrazia nel mondo tace di fronte ad un referendum che ha sancito il desiderio di un popolo di separarsi democraticamente da chi lo opprime?

La paura della secessione. Perché la libertà degli altri ci fa paura?

E se i dipendenti facessero la rivoluzione?

03.04 È vero che esistono dei padroni che condividono i profitti con i loro dipendenti ed è vero che ci sono anche dei pesci volanti, ma certamente non rappresentano la maggioranza del loro genere.

Si l'on s'en tient à la théorie classique du salariat, le partage des risques est pourtant clair. Ce ne sont pas les salariés qui sont censés les assumer, mais les actionnaires auxquels il revient d'«assurer» les salariés contre les ralentissements économiques en acceptant d'encaisser un dividende variable, autrement dit assorti d'une prime de risque, voire, lors des crises, de subir des pertes en capital. Le salarié, lui, est censé être protégé et reçoit à la fin du mois un salaire fixe qui ne dépend pas des aléas économiques. En échange, il acquitte en quelque sorte une prime d'assurance à son employeur sous la forme d'un salaire un peu plus bas que le salaire d'équilibre. Voilà pour la théorie.

En pratique, le capitalisme évolue de plus en plus vers un modèle où les actionnaires s'efforcent de préserver coûte que coûte dividendes et rendement du capital, quitte à demander aux salariés de porter sur leurs épaules une part croissante des risques économiques. Ils trouvent normal de pouvoir baisser les salaires et de licencier facilement lorsque la situation de l'entreprise se dégrade, mais ne se préoccupent pas souvent de partager les profits lorsque l'économie va bien. Depuis quelques décennies, ce ne sont plus les dividendes qui s'ajustent en fonction de la conjoncture, ce sont les salaires et les emplois.

Avec cette nouvelle «philosophie du partage», les salariés doivent accepter, par gros temps, de voir leurs salaires bloqués (quand ils ne baissent pas en contrepartie d'une sauvegarde plus ou moins assurée de l'emploi) et leur emploi se précariser avec les réformes du marché du travail afin de garantir le développement ou tout simplement la pérennité de leur entreprise, mais ils n'en sont pas pour autant récompensés par un partage plus généreux des profits lorsque la situation le permet. Le monde à l'envers! Les salariés sont les premiers associés aux difficultés de l'entreprise, mais ils sont les derniers à l'être à sa prospérité. Mariés pour le pire mais rarement pour le meilleur...

In pratica la nuova filosofia della condivisione divulgata dal capitalismo cognitivo prevede che i profitti spettino solo agli azionisti ed il rischio d'impresa sia tutto a carico dei lavoratori.

Così inizia il libro di Patrick Artus e Marie-Paule Virard appena publicato da Fayard. Patrick Artus non è, come si potrebbe immaginare leggendo queste righe, un économiste atterré ⚛ bensì un economista istituzionale, attualmente direttore della ricerca presso la banca Natixis. In questa veste ha scritto degli avvertimenti agli investitori sulle conseguenze negative per i detentori di obbligazioni di probabili sollevazioni dei lavoratori.

Si les salariés se «révoltaient», le choc inflationniste, et donc detaux d’intérêt, qui en résulterait aurait des effets très négatifs sur les détenteurs d’obligations, sur les États et les entreprises. Les investisseurs doivent donc s’interroger sur la possibilité de cette «révolte» des salariés.

A leggere Wikipedia le previsioni di Artus hanno un margine di errore molto alto... ma il libro mi sembra interessante.

No claudicaré, no renunciaré, no em retiraré

02.04Il leader di Junts per Catalunya (JxCat), Carles Puigdemont dalla prigione di Neumünster dove è rinchiuso ha scritto:

Que tothom ho tingui clar: no claudicaré, no renunciaré, no em retiraré davant l'actuació il·legítima dels qui han perdut a les urnes ni davant de l'arbitrarietat dels qui estan disposats a pagar el preu d'abandonar l'estat de dret i la justícia per "la unitat de la pàtria"

Sia chiaro a tutti: non cederò, non mi arrenderò, non mi ritirerò davanti all'azione illegittima di chi ha perso alle urne, né dinanzi all'arbitrio di chi è disposto a pagare il prezzo dell'abbandono dello stato di diritto e della giustizia per "l'unità della patria".

Prima di giudicare vediamo i numeri

01.04Sebbene la sperimentazione finlandese del reddito universale di base abbia ricevuto più critiche che riconoscimenti mi sembrerebbe logico attendere la conclusione dell'esperimento prima di esprimere un giudizio definitivo sui suoi risultati.

Non tutti la pensano così. Mi riferisco ad esempio alle critiche di Jon Kristian Pareliussen, economista presso l'OECD, le cui conclusioni mi sembrano semplicemente viziate da un pregiudizio a favore del modello universal credit.

Mi sembra evidente che Pareliussen non legga il Guardian. Leggendolo qualche dubbio sull'efficacia e quindi sulla sostenibilità sociale ed economica del credito universale all'inglese forse lo avrebbe.

Voi state presso di me come forestieri

31.03Quante volte l'anno del sabato dovrà trascorrere invano affinchè a colui che è stato scacciato senza colpa dalla sua terra sia concesso calpestarla nuovamente? Le terre non si venderanno per sempre, perché la terra è mia e voi state presso di me come forestieri e inquilini.

[Levitico, 25.23]

L'Europa ha bisogno di un'immigrazione di massa?

30.03L’Europa ha bisogno di una immigrazione di massa?

La risposta è sì, se l’orizzonte temporale è quello di una generazione. Se per immigrazione di massa si intende un’immigrazione netta di uno o due milioni l’anno. E a condizione che vengano messe in atto politiche di lungo periodo, coerenti e ben finanziate, per favorire l’insediamento e l’integrazione.

Intorno all'anno mille la popolazione del continente europeo contava qualche decina di milioni di abitanti, non meno di trenta e non più di cinquanta e solo alla metà del millennio era raddoppiata. Tra il 1800 e il 1914 la popolazione passa da 188 a 458 milioni di abitanti, moltiplicandosi per quasi due volte e mezzo. Infine, saranno 730 milioni gli abitanti dell'Europa nel 2000, quasi il 60 per cento in più di quelli censiti nel 1914. Ma, conclude Livi Bacci, in questa fine secolo la crescita si è fermata. Le proiezioni demografiche condotte sulla popolazione europea indicano una riduzione della natalità alla quale si contrappone un aumento del numero di persone provenienti da altre regioni del mondo.

Dall'inizio di questo secolo il 15% del ricambio generazionale delle società europee è stato assicurato dall'immigrazione.

Senza opportune misure l'effetto immediato di questo spostamento massiccio di poveri in cerca di lavoro sarà un peggioramento delle condizioni di vita degli autocnoni poveri.

un ragionamento deduttivo così come una buona evidenza empirica suggeriscono che un'immigrazione demograficamente significativa sarà probabilmente dannosa per il benessere materiale e sociale del segmento più povero della popolazione che la riceve, deprimendo i livelli salariali al livello più basso della scala reddituale e creando nuovi attriti nelle scuole e nel mercato immobiliare, nuove domande di benefici del sistema di welfare e pressioni sugli spazi ricreativi publici

L'atteggiamento della sinistra, o sarebbe meglio dire della classe politica di sinistra che vede negli immigrati dei potenziali elettori, che ha sottovalutato l'impatto dell'immigrazione sul sottoproletariato, ha creato scontento nella sua stessa base sociale.

L'immigrazione di massa, a certe condizioni, può sostenere la crescita aggregata, ma è dubbio che possa far crescere il reddito procapite. Ma quand'anche fossero ottenibili guadagni in termini procapite - e questa è una terza considerazione, per la quale cito di nuovo Demeny - attraverso l'ammissione di un gran numero di immigrati, la distribuzione dei guadagni sarebbe probabilmente sbilanciata, peggiorando la situazione di molti. La compensazione di tali perdite, anche se teoricamente possibile, di fatto non viene mai attuata. Così mentre gli immigrati stessi sono gli evidenti beneficiari della loro scelta volontaria di emigrare, il guadagno in termini di benessere per la popolazione ricevente è tutt'altro che sicuro e rischia di essere mal distribuito.

Di conseguenza

il protrarsi dell'immigrazione di massa minaccia la coesione culturale, mina il reciproco rispetto, indebolisce la cooperazione e rende impopolari gli sforzi redistributivi perché i contribuenti pensano che i beneficiari saranno persone diverse da loro, [..] l'immigrazione mette in pericolo i sentimenti di solidarietà nazionale, cosa che a sua volta sembra spingere le società occidentali pericolosamente verso destra.

Quindi la domanda se l'immigrazione sia necessaria ne presuppone un'altra più generale: Qual'è la densità antropica ottimale dal punto di vista sociale, ecologico ed anche economico?


Indubitabilmente l'uomo ha un diritto inalienabile a muoversi, spostandosi da un luogo ad un'altro. Questo diritto è coartato dalle recinzioni, che in misura sempre maggiore vengono poste in opera da altri uomini che rivendicano il diritto, altrettanto radicato nella natura umana, alla proprietà di quello che li circonda.

Lo Stato è per definizione recinzione. La necessità e le legittimità delle recinzioni, quindi anche della forma Stato, sono messe in discussione più dall'estendersi della rete dei rapporti commerciali che dall'immigrazione. La lex mercatoria prescinde dall'esistenza degli Stati.

Bibliografia

Roberto Impicciatore e Rossella Ghigi
- L’inverno demografico. Dinamiche familiari e migratorie nell’Italia della crisi, Quaderni di Sociologia, 72 | 2016, 7-2, 2016, pp. 7-29; revues.org, uRL
Massimo Livi Bacci
- L'Europa ha bisogno di un'immigrazione di massa?, il Mulino, 2016, pp. 921-935
- Il pianeta stretto, Il mulino, Bologna, 2015
- Trascrizione dell'intervento del prof. Massimo Livi Bacci in occasione del comitato tecnico scientifico del 26 febbraio 2013, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti URL
- Una politica per l’immigrazione. Pro-memoria in dieci punti per il PD, Archivio su immigrazione e asilo di Sergio Briguglio, PDF
- La popolazione nella storia d'Europa, Laterza, Roma-Bari, 1998

Bertrand Russell politico

29.03Per Bertrand Russell la società è formata dalla somma degli individui. La sua società non conosce corpi preesistenti rispetto agli individui. Il concetto di Russell è quello hobbesiano di società civile resa possibile dalla presenza dello Stato che pone fine alla violenza: anche se non si può assolutamente affermare che Russell non sta interessato al contesto socrale nel quale gli individui vivono (donde le sue proposte per rendere la società più vivibile e più concorde), per lui l'individuo viene concettualmente prima della società.

Il reddito di cittadinanza è una fake news

28.03Non ho letto il libro di Ferrigni e Spalletta, ma l'argomento merita una segnalazione. Il dubbio che i giornali distorcano l'informazione è fondato. Nel dibattito sul reddito di cittadinanza e sulla flat tax, l'ampiezza dello spazio riservato dai media alle opinioni di persone ignoranti o prevenute è tale da far sorgere più di un sospetto. Mi sembra un caso di scuola.

Anche l'aumento dei suicidi per motivazioni economiche rilevato a partire dal 2012 dall'Osservatorio diretto da Nicola Ferrigni è solo la manifestazione più grave di un disagio sociale del quale i media restituiscono un'immagine in gran parte solo folkloristica.

Morire per la Catalogna

27.03Da qualche tempo non condivido quasi mai le opinioni espresse sul Corriere della Sera e quindi ho letto la conclusione dell'articolo di Paolo Valentino con una certa sorpresa.

Una cosa è certa. Nella sua improbabilità, Puigdemont ha internazionalizzato la vicenda catalana, confermando che nella Ue non esistono più crisi locali, che ogni battito d’ali provoca ripercussioni profonde e che farebbe bene l’Europa a prenderne atto.

Come dice Wolfgang Janisch in Germania il caso di Puigdemont è una questione di normale routine giudiziaria [..] ma quando un ex presidente della Generalità catalana, che come secessionista è nel mirino del governo spagnolo, siede prigioniero in una cella a Neumünster, allora non c'è più né normalità né routine L’Europa farebbe bene a prenderne atto prima che si inizi a morire per la Catalunya.

Alain l'antisemita

26.03Due libri, publicati recentemente, hanno riportato un grande filosofo dimenticato agli onori della cronaca. Si tratta della publicazione a cura di Emmanuel Blondel del Journal di Émile-Auguste Chartier rimasto finora inedito e del saggio Alain ou la démocratie de l'individu di Jérôme Perrier.

Ho scritto volutamente Journal di Émile-Auguste Chartier, anziché di Alain per evidenziare la piccola differenza che esiste tra un nome ed uno pseudonimo.

À l'horizon de ses vies multiples, Alain est, profondément, essentiellement l'«homme divisé, partagé entre ce qui désire et ce qui règle» dont parle sa propre philosophie [..] Même son œuvre ne résiste pas à cette entreprise de démultiplication au point que dans certains textes comme les Entretiens au bord de la mer Alain se dédouble entre les personnages de son dialogue et que sur sa vieillesse il se met à la distance de la troisième personne du singulier pour mieux se saisir dans ses récits autobiographiques. La distance d'Alain à Emile Chartier se trouve réfractée dans bien des textes, dans bien des postures — et parfois radicalement, dans l'affrontement direct entre «Alain et Alain», comme dans ce curieux dialogue de 1908 où son propre pseudonyme se démarque de lui-même pour s'apostropher [4].

C'est une vie clivée comme le remarquait, à l'occasion d'un colloque sur Alain et Freud, Claire Doz-Schiff [5] : peu l'ont remarqué. Pour ne pas offusquer la grandeur d'un homme qui se voulait solide, et qui l'était, mais d'autant mieux planté sur cette terre des hommes qu'il était déchiré par des mouvements contraires.

Dopo Heidegger ora tocca ad Alain essere messo in questione a causa delle opinioni espresse in un diario. Evidentemente la scrittura intima è un modo molto pericoloso di esprimersi.

Che Émile Chartier fosse antisemita sembrano esserci pochi dubbi. Che lo fosse anche Alain io qualche dubbio lo avrei. Diversamente da Heidegger che prende per buono tutto quello che gli viene da dentro, Alain, che non pensa fenomenologicamente e non capisce nulla di psicoanalisi, non crede a nulla di quello che gli passa per la testa senza che prima sia affiorato stabilmente alla coscienza. E questo gli consente di prendere le distanze da quello che pensa. Il fatto che confessi la sua incapacità di sbarazzarsi di un'idea che avrebbe potuto semplicemente oublier, e il disgusto, che si legge fra le righe, nel ritrovarsi accomunato per questa ragione con Léon Blum è significativo.

Je voudrais bien, pour ma part être débarrassé de l’antisémitisme, mais je n’y arrive point ; ainsi je me trouve avec des amis que je n’aime guère, par exemple Léon Blum. Je devrais oublier les remarques faciles.

Si debbono considerare anche le circostanze nelle quali il Journal è stato scritto. Siamo nel 1937, Alain, che è nato nel 1868 soffre di reumatismi, che gli hanno fatto perdere l'uso delle gambe, e vive isolato a Vésinet con la sua compagna Marie Monique Morre-Lambelin. È lei che gli propone di tenere un diario.

Écriture personnelle - Diffidare

25.03Jean-François Louette, nell'introduzione al volume della Pléiade comprendente le opere autobiografiche di Jean-Paul Sartre, si sofferma sull'imbarazzo di Sartre nei confronti dell'écriture personnelle, cioè di quella forma di scrittura che riunisce in sé l'autoanalisi e l'autobiografia, manifestantesi tipicamente nel diario intimo, e che in Sartre assume invece forme assai diversificate e complesse.

L'articolata analisi di Louette mi piace molto. Stavo scrivendo è molto interessante ecc. ecc., ma ho preferito limitarmi alla pura e semplice sensazione immediata. Eccone un'impressione.

Il ne s'agit pas ici de commenter La Nausée. Mais simplement de remarquer comment dès ce roman se met en place le système sartrien des dispositifs extimes. Le mot a été employé par Lacan dans son séminaire L'Éthique de la psychanalyse (1959-1960); mais Thibaudet opposait, dès 1923, journal intime et journal « extime » : le premier serait miroir de clairvoyance au repos où l'homme s'arrête de vivre pour comprendre; le second serait tourné vers l'action énergique. D'un côté, dit-il, Montaigne ou Amiel; de l'autre, la Chronique de la grande guerre de Barrès [2]. Or chaque fois qu'il pratiquera l'une des formes de l'écriture de soi, Sartre tentera d'écrire extime: d'arracher l'intime à lui-même, de le retenir sur sa (mauvaise) pente — la courbure sur soi, l'involution narcissique. Et à l'horizon se situera toujours, plus ou moins perceptible, l'action énergique. Il se trouve qu'à la fin du XVe siècle, Philippe de Commynes, dans ses Mémoires, parle de gentils-hommes d'extime — d'où vient estime — avec pour sens: de valeur, méritant la considération. Pour Sartre, un écrit de type autobiographique doit être extime (non intime) pour être d'extime (de valeur). Rejeter l'écriture intime sans pour autant refuser — ou afin de s'autoriser — l'écriture personnelle, telle est la gageure, tel est le défi [3].

Sempre di Jean-François Louette anche l'introduzione a Silences de Sartre dove sono analizzate alcune parole chiave: intertextualité, ludisme, réflexivité. L'intertesto inteso in senso stretto è la presenza di un testo in un altro testo. Una citazione, più o meno esplicita.

Impossible d'étudier l'œuvre sartrienne sans être frappé par l'importance qu'y revêt le travail intertextuel. Le début de La Nausée , par exemple, on le verra, ne saurait être lu ailleurs que dans la bibliothèque classique du grand-père, Karl Schweitzer: confronté, plus précisément, aux mises en scène éditoriales du XVIIIe siècle, au Journal de Jules Renard, aux livres de raison des protestants, etc. — chacune de ces références étant, dans le roman, violemment contestée. Cet usage brutal de l'intertextualité permet à la fois de se libérer d'une vieille culture et de se proposer, au moins dans le fantasme, comme un écrivain parfaitement inassignable: qu'aucun langage ne définit.

Écrivain d'autant moins assignable que, de façon générale, l'ambiguité est caractéristique de l'intertextualité sartrienne. Sartre est un maître de ce qu'il nomma un jour «le système de la fausse confiance», ou encore un «jeu très NRF», et d'ailleurs théorisé à propos d'une lettre à Jean Paulhan : art d'écrire, à l'occasion, avec une marge d'obscurité, mais en supposant chez le lecteur l'invention d'une «pluralité d'explications incompatibles», lesquelles, pressenties par l'écrivain, donnent à sa phrase «une profondeur délectable» [4].

Cfr. anche

Sartre [..] ed è uno dei pochi pensatori che si sia soffermato con realismo sui vissuti del corpo. Sartre infatti filosofa analizzando i vissuti umani, senza ansia di assoluti, e questo gli permette di portare attenzione alle emozioni e alle sensazioni, anche quelle più vicine alla corporeità. [..] Notiamo [..] una forte consonanza con Freud, non soltanto nella descrizione dei vissuti del corpo, ma anche nella «terapia». E questo non ci sorprende, nonostante le continue critiche di Sartre al maestro della psicoanalisi.

Retorica hobbesiana

24.03Thomas Hobbes sostiene che la paura della morte violenta è la passione più affidabile su cui fondare la società politica, ma le sue idee sono notoriamente piene di contraddizioni. Per McClure le apparenti incoerenze di Hobbes sono intenzionali, e fanno parte di una sofisticata strategia retorica volta a rendere la paura della morte maggiore di quanto non sia in realtà.

I cittadini di uno Stato hobbesiano, timorosi e avversi al rischio in tempo di pace, sono destinati a diventare in guerra valorosi soldati pronti ad affrontare la morte per il bene del re e della nazione. Lungi dall'essere un vero errore, questa abbagliante contraddizione è un'incoerenza intenzionale nella filosofia politica di Hobbes. Hobbes crea un coerente modello logico della politica basato su una visione semplificata dell'uomo che egli sovrappone a quella che sa essere una natura umana più complessa.

Una societa diseguale è una società di nemici

23.03In termini psicologici, e quindi anche sociali e politici, l'antitesi [uguaglianza ¬ disuguaglianza] è equivalente all'antitesi speculare [amico ¬ nemico]. Uguale è l'amico, il diverso è il nemico. Non è possibile amicizia senza una profonda condivisione dell'immaginario, così come non ci possono essere nemici fra le persone che si considerano realmente uguali fra loro. Ne segue che una società dove la disuguaglianza viene coltivata come un valore è una società di nemici (nella quale etichetta vuole ci si dica uguali senza esserlo).

Nessuno è perfetto

22.03 Nessuno è perfetto, ma l'accostamento tra l'aneddoto del Dossi e Se fossi ricco!, posto in questo termini, è un pò come i cavoli e la merenda.

Forse Carlo Cattaneo desiderava con sincerità un governo federalista e popolare, argomento che esula dal nostro interesse critico, ma non era certamente un democratico. Se dobbiamo credere alle Note Azzurre di Carlo Alberto Pisani Dossi, vi è un episodio osceno, e irriferibile, che denuncia un Cattaneo sprezzante delle persone modeste e capace di umiliare in pubblico una giovane donna, colpevole solo di essere una domestica. Volendo poi leggere le parole dello stesso Cattaneo, della cui autenticità non possiamo dubitare, l'atteggiamento sprezzante verso i poveri è ancora più chiaro. In quel breve e rozzo esercizio poetico, intitolato Se fossi ricco, l'autore ricorda con tenerezza e rimpianto la propria madre: «la mia buona e compianta madre, poveretta com'era, mi allattò al suo seno, e vegliò sul mio primo riposo [..]», e commenta «un ricco non avrebbe questo conforto, egli indubitatamente avrebbe succhiato al petto di una rozza fattoraccia, dividendone le brutali cure colle galline e col vitello» 12.

Come la stupidità genera la violenza

21.03La cosa che più mi turba nell'essere umano è la stupidità, di fronte alla quale mi sento impotente. Ma ciò che mi inquieta è il violento moto di reazione che l'impotenza genera in me. È in questo modo che la stupidità genera la violenza.

Coerenza dell'incoerenza

20.03Ho bisogno di coerenza, che solo l'incoerenza riesce a darmi. Sento la necessità di un pensiero unitario, che solo attraverso il frammento si manifesta. Dopotutto il mondo non è fatto ad immagine dei sistemi filosofici che tutto comprendono attraverso un numero limitato di concetti, ma è l'espressione ( λόγος ) di innumerevoli frammenti sparsi di realtà senza alcun legame fra loro, che accostati ne restituiscono l'immagine come totalità. Solo il frammento (la monade) è completo in sé stesso e non rimanda a nulla fuori di sé.

Forme dell'anticipazione

19.03Utopia come immaginazione o come progettazione?

L'utopikum viene posto all'uomo come essere che vuole cambiare, al quale è stato dato il mondo come potenzialità, come la grande δυνάμειον, quella della possibilità dell'essere. Nell'uomo è possibile l'utopico perché egli è l'unico essere che non considera il futuro come «cattivo», non come se il semplice «dopo» consista in costanti ripetizioni, ma perché può avere il futuro come un vero «non-ancora» e come un vero «nuovo» anche se mediato. La grande sfera del «non-ancora» è qualcosa di diverso dal «non», dal «non-avere», è nel suo gradino successivo ed è ancora qualcosa di diverso dal nulla, che è un risultato, è finita male, la cosa non è riuscita. Non-ancora è ciò che è in sospeso, ciò che non si è ancora avverato ma non per questo fuori dal mondo. Nel mondo la categoria del non-ancora è possibile come in uno in cui il progettabile, il modificabile, possono ancora verificarsi, come un mondo ancora aperto, incompiuto, che si modifica, dunque frammentario, cioè un mondo con un orizzonte che lo supera.

Questioni di cittadinanza

18.03Se l'idea di cittadinanza fa problema

⚛ aucun principe universaliste, qu’il s’agisse de la fraternité des hommes ou de l’égale liberté des citoyens, ne peut être institué dans la forme d’une communauté sans se particulariser, délimiter un dedans et un dehors, et ainsi entrer en contradiction avec lui-même. Et alors il y a deux attitudes possibles : ou bien utiliser cette contradiction comme le ferment d’une inquiétude permanente de la communauté, qui se sait en quelque sorte « insuffisante » par rapport à ses prétentions, ou bien refouler la contradiction et utiliser la prétention d’universalité comme un moyen de légitimer les exclusions. Dans l’histoire de la citoyenneté, on en revient toujours à ce dilemme.

Cittadinanza e nazione sono strettamente connessi. Non esiste (ancora) una cittadinanza universale, quindi si è cittadini solo in uno spazio delimitato da confini ed all'interno di una comunità definita, verso la quale si hanno doveri e dalla quale si ricevono diritti. Tutto questo fa problema.

Matchmaking legislativo

17.03Il market design, ovvero l'idea che i mercati possano essere progettati a tavolino, fino a pochi anni fa avrebbe fatto inorridire molti economisti perché è la stessa idea di mercato autopoietico ed autoregolante che viene messa in discussione da questa nuova disciplina.

La maggior parte dei mercati si muove nel considerevole spazio tra la mano invisibile di Adam Smith e i piani quinquennali del presidente Mao. I mercati si differenziano dalla pianificazione centrale per il fatto che nessuno, eccetto i diretti partecipanti, può determinare l'esito della transazione. E i mercati non sono un Far West in cui tutto è lecito proprio perché i partecipanti vi entrano sapendo che ci sono delle regole da rispettare.

Mi chiedo se il matching sia applicabile anche ai processi legislativi.

Siamo ancora moderni?

16.03Bella domanda.

Abstract - La regolamentazione dei trasferimenti di proprietà mortis causa è stata una delle principali preoccupazioni dei riformatori sociali sin dall'Illuminismo. Oggi, invece, la questione del lascito della ricchezza di generazione in generazione solleva pochissime polemiche politiche. Dalla metà del XX secolo l'argomento ha perso gran parte della sua importanza nei dibattiti pubblici. In questo documento di lavoro mostro che negli ultimi quarant'anni possiamo osservare una reazione in aree chiave del diritto successorio che infrange la promessa dell'Illuminismo di distribuire la ricchezza nella società sulla base dei meriti individuali piuttosto che di criteri ascrittivi. Da qui la domanda:"Siamo ancora moderni"?

Nell'estate del 1918, l'imprenditore riformatore Harlan E. Read pubblicò The Abolition of Inheritance, in cui proponeva di limitare le eredità - con poche eccezioni - a 100.000 dollari. Tipico dell'umore politico dopo la fine della guerra è stato anche il discorso del presidente della American Economic Association, Irving Fisher (1919), che ha definito l'iniqua distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti il più importante problema di politica economica della società americana ed ha chiesto ai suoi colleghi di interessarsi maggiormente a questo problema. Il suo obiettivo era la redistribuzione della proprietà. Lo stesso Fisher aveva tratto ispirazione da un progetto per le imposte di successione elaborato dall'italiano Eugenio Rignano

Se nessuno ritiene legittimo che gli venga imposta l'osservanza religiosa con la forza del numero o delle armi, perché dovrebbe ritenere legittimo che gli venga imposta con la forza del numero o delle armi una legislazione contraria alle proprie convinzioni?

Se la tolleranza religiosa è il portato della modernità degli antichi, la disgiunzione legislativa è la via verso la modernità dopo la modernità.

Monocameralismo e legge elettorale

15.03Credo sia la prima volta nella quale mi trovo in perfetta sintonia con Dario Franceschini.

- Pensa al superamento del bicameralismo?
- «Non solo. Monocameralismo e legge elettorale. L’insieme di questi elementi può dare stabilità al sistema Paese. Non ho nessun titolo per impegnare il Pd: mi rivolgo a Di Maio, a Salvini, a Berlusconi, a Martina e al mio stesso partito; da una situazione che pare perduta può nascere un meccanismo virtuoso. Questa può essere la legislatura perfetta».

È quanto ho scritto alcuni giorni fa. Occorre che la politica si impegni a ridurre il costo della politica. Il passaggio al monocameralismo, attraverso una riforma costituzionale estremamente impegnativa e sanguinosa per i membri del parlamento, è ovviamente solo un gesto simbolico, ma può essere l'inizio di un percorso virtuoso senza il quale tutto rimarrebbe esattamente come oggi.

Matematica elettorale

Come norma generale di buongoverno il rapporto tra il numero degli elettori ed il numero degli eletti dovrebbe essere costante ed economicamente sostenibile.

Gli articoli 56 e 57 della Costituzione italiana (1948) stabilivano che il Parlamento venisse eletto con un rapporto costante tra eletti e popolazione: un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000. Quindi ( 80+200:2=140 ) un eletto ogni 140.000 abitanti.

La legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2 (GU Serie Generale n.40 del 12-02-1963) ha modificato gli articoli 56 e 57 della Costituzione stabilendo un numero invariabile di deputati (630) e di senatori (315).

Con la formazione di un Parlamento europeo, la nascita delle Regioni e per effetto della legge n.2 del 1963, in Italia, i rappresentanti del popolo con funzioni legislative sono diventati circa 2.140, con un rapporto eletti-elettori di 1 a 22.000. Un eletto ogni ventiduemila elettori! Una proporzione difficilmente sostenibile in un paese economicamente in crisi.

Per i detti motivi di sostenibilità della spesa politica in fase di revisione costituzionale sarebbe opportuno un ritorno ai principi stabiliti dalla Costituzione del 1948, anche se, per evidenti motivi, non sarà possibile ristabilire immediatamente la proporzione di un eletto ogni 140.000 abitanti, equivalenti - grosso modo - a 110 mila elettori.

Se si considerano le assemblee regionali, nazionali ed europee (cioè gli organi propriamente legislativi, quindi escludendo gli organi amministrativi locali che seguono altri criteri) questo rapporto potrebbe ragionevolmente essere di almeno un eletto ogni cinquantamila elettori circa. Ad esempio

  • Un eletto ogni milione di elettori per il Parlamento europeo (48 ca - attualmente sono 73)
  • Un eletto ogni centomila elettori per il Parlamento italiano (480 ca - attualmento sono 950)
  • Un eletto ogni centomila elettori per le assemblee regionali con un minimo di nove ed un massimo di cinquanta (500 ca - sono 1117 nel 2013 ⚛ )

Ma il rapporto complessivo potrebbe anche essere, con il tempo, ridotto a 80-100 mila elettori per eletto. Ovvero, in una formulazione più drastica della norma, gli elettori potrebbero essere sostituiti dai votanti, rendendo variabile il numero degli eletti in funzione dell'astensione dal voto. Penso che, in un paese serio, la materia meriterebbe un approfondimento condotto con criteri scientifici.

Abile mossa di marketing o fake news?

14.03 Il c.d. reddito di cittadinanza proposto dal Movimento cinque stelle è una geniale strategia di marketing o una fake news?

Nonostante non si tratti di un reddito di cittadinanza si continuerà a chiamarlo così. Ma è sempre così in Italia, dove il reddito di cittadinanza (basic income) non è un reddito di cittadinanza (basic income), chiamiamo startup ciò che non è startup e in realtà mai abbiamo capito cosa è una startup, chiamiamo fake news qualunque cosa vogliamo dire che non sia vera in maniera irriflessa, senza aver capito fino in fondo cosa sono le fake news.

L'articolo dell'agenzia giornalistica AGI dice due cose. Primo, il cd reddito di cittadinanza M5S è l'equivalente del Rei declinato in altri termini. Secondo, è un'idea di sinistra che sembra piacere soprattutto alla destra e molto meno alla sinistra.

il reddito di “cittadinanza” – nella formulazione infelice dei Cinque Stelle non è assistenzialismo [..] Il “reddito di cittadinanza” è il disegno di un nuovo regime di workfare, essenzialmente una politica neoliberista autoritaria basata su un’estremizzazione delle “politiche attive”, la stella cometa di tutte le politiche del lavoro oggi. Il povero, il precario, il disoccupato devono mostrare la disponibilità a partecipare al grande gioco al massacro del lavoro povero in cambio di un sussidio. È tutto l’opposto di quello che si vuole fare credere in questi giorni.

Concordo con Ciccarelli.

Quel che ha in mente Di Maio è un’altra cosa, completamente diversa, che del reddito di cittadinanza ha solo il nome. Leggiamo dall’intervista che ha concesso proprio a noi de Linkiesta: Il nostro reddito di cittadinanza è condizionato - spiega - Non diamo soldi a persone per starsene sul divano. Noi vogliamo fare in modo che chi prende sostegno al reddito abbia un rapporto di diritto-dovere con lo Stato. Se hai perso il lavoro, il nostro reddito di cittadinanza ti obbliga a formarti per dei lavori che richiede il centro per l’impiego incrociando domanda e offerta e devi dare 8 ore di lavoro volontario al comune. Il sindaco ha a disposizione gratis per lavori di pubblica utilità tutti quelli che prendono il reddito di cittadinanza. È un meccanismo condizionato che si conclude con una proposta di lavoro che proviene dal centro per l’impiego.

Concordo anche con Cancellato.

Innanzitutto chiariamo che il ddl presentato dal Movimento [disegno di legge n. 1148/2013] non legifera sul reddito di cittadinanza ma sul reddito minimo garantito, che è un’altra cosa: il primo (in inglese basic income, o reddito di base, come concepito per la prima volta nella cultura anglosassone) indica una quota di denaro fissa distribuita a tutti i cittadini a prescindere dal reddito; mentre il secondo (guaranteed minimum income) è un contributo per garantire a disoccupati e lavoratori con redditi bassi un’entrata minima.

Concordo con Todarello.

Bisogna in tutti i modi evitare che il cambio di governo porti a disfare il lavoro prezioso fatto in questi ultimi anni insieme ai sindacati e alle associazioni di volontariato e di promozione sociale.

Molto molto meno concordo con Leonardi perché se:

la proposta del Movimento è, in sostanza, un super-REI

allora perché Pd e Cinque stelle si ostinano a negarlo? Sarà forse perché ai nostri parlamentari non gliene frega assolutamente niente del reddito di chi non ha reddito e neppure conoscono quello che sono chiamati a decidere e lo scontro sul cd reddito di cittadinanza è solo una banale questione di notizie false e di marketing elettorale sotto la quale si nascondono le vere motivazioni della contesa?

La cronaca coarta il discorso all'inessenziale. Se lo spirito giacobino è presente in Condorcet tanto quanto in Robespierre che cosa li ha indotti a scontrarsi a morte sulla lettera di una stessa ed unica Costituzione?

Cosa accomuna queste due composizioni musicali?

13.03In the Fen Country impressioni sinfoniche per orchestra del 1904 è la prima composizione di Ralph Vaughan Williams.

Il quartetto d'archi n. 15 in mi bemolle minore op. 144, una delle composizioni musicali più tetre dell'intera storia della musica, è anche l'ultimo quartetto composto da Dmitrij Sostakovich.

L'ereditabilità della ricchezza

12.03È da pochi giorni reperibile su Google Books, e forse anche in libreria, ma certamente su Amazon: The Inheritance of Wealth di Daniel Halliday. La prospettiva di Halliday è essenzialmente quella di un egualitario moderato e conseguentemente la forma di tassazione della ricchezza ereditata preferita da Halliday è lo schema di Rignano. Quale migliore viatico per la pagina che ho dedicata ad Eugenio Rignano   ☛

Qualità dell'offerta di lavoro ed efficienza publica

11.03Il monopolio, publico o privato che sia, e quindi anche lo Stato, in quanto monopolista, è più efficiente del libero mercato. Non ci possono essere dubbi, la Cina insegna. Ma così come la legge di gravitazione universale non tiene conto dell'attrito, l'efficienza del monopolio è condizionata dall'offerta di lavoro, e dalla sua qualità, che in alcune circostanze rende più efficiente il libero mercato.

La Svezia presenta le aliquote marginali di imposta più alte al mondo e, se ci dovessimo rifare alla teoria economica standard, le distorsioni prodotte da siffatte aliquote marginali di imposta dovrebbero seriamente pregiudicare il funzionamento dell'economia. Tuttavia, nonostante le alte aliquote marginali, l'economia svedese sembra funzionare piuttosto bene e presenta spesso performances migliori di quelle di Paesi caratterizzati da più basse aliquote marginali di imposta.

Se una certa versione della teoria economica prevede che alte aliquote marginali di imposta si accompagnino necessariamente a dannose distorsioni e insoddisfacenti performances economiche, appare ragionevole ritenere che ci sia qualcosa di mancante in una siffatta teoria. [..] L'opinione comune sembra essere quella secondo la quale le aliquote marginali di imposta sul reddito sono puramente distorsive. [..] E nostra opinione che una ragione importante che spiega il successo dell'economia svedese, nonostante la presenza di alte aliquote marginali di imposta, è che una componente rilevante di queste aliquote marginali abbia natura non-distorsiva.

La ragione per la quale una parte dell'aliquota marginale ha natura non-distorsiva è che rappresenta un pagamento per beni/servizi privati che sono forniti pubblicamente; essa riflette dunque un costo che i consumatori devono sostenere al fine di fronteggiare i giusti incentivi.

Quando l'offerta di lavoro è non-distorsiva, le tasse, cioè il monopolio publico, sono il modo più efficiente per produrre.

La parte dell'aliquota marginale di imposta sul reddito che riflette un costo reale legato all'offerta di lavoro degli agenti ha natura non-distorsiva

Che cos'è un'offerta di lavoro non-distorsiva ?

Dividere gli Stati

10.03Traduzione personale del capitolo conclusivo del libro Dividing the State: Legitimacy, Secession and the Doctrine of Oppression di Paul Groarke   ☛

Ma per piacere...

09.03Sebbene abbia votato per il Movimento cinque Stelle alle elezioni politiche del 4 marzo scorso, non l'ho fatto perché condivida le idee del Movimento. Anzi quasi certamente, nella forma nella quale sono state presentate, non ne condivido nessuna. Ma su una in particolare - il cosiddétto reddito di cittadinanza - mi sono già espresso più volte e ci ritornerò sopra ancora perché la ritengo, nella forma nella quale viene presentata, una vera e propria truffa - degna degli 80 euri di Matteo Renzi - che si beffa dell'articolo 3 della Costituzione italiana.

L'articolo di Pasquale Tridico merita una qualche riflessione, perciò, per ora, mi limito a trascrivere il ragionamento di un lettore del Fatto, che vale come risposta all'intervista di Nunzia Catalfo.

perderà il reddito chi rifiuta, nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue e anche chi sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata dal responsabile del centro per l’impiego.

E secondo voi come si tradurrà nella pratica questa clausola? Un impiegone pubblico che fino ad oggi non ha avuto alcuna responsabilità operativa ed economica improvvisamente si ritrova tra le mani il potere di decidere se uno può continuare a prendere soldi al mese oppure no. Immagino ora tutti i favoritismi e le correzioni che inizieranno a nascere intorno ad una commissione del genere, e della sicura prassi che il papà di famiglia tiene i figli e quindi non possono fare in modo che non prenda soldi, neanche se non li merita più.

Non oso immaginare qui in Campania cosa può diventare una misura del genere.. gente che lavora a nero e prende soldi, gente che lavora messa a posto a 3 ore al giorno e con la busta paga da 450 euro prende altri 300 euro di differenza.. E poi uno che fa un mestiere e ha una laurea in un settore totalmente diverso dovrebbe accettare un lavoro che qualcuno ritiene attinente ad un profilo (deciso discrezionalmente da un impiegone pubblico senza conoscere a priori quali criteri vengano seguito) attinente al suo titolo di studio anche ha scelto di abbandonare quel settore perché gli è venuto lo schifo? Ma per piacere...

Se lo capisce Cozzolo come fanno a non capirlo i geni del M5S? Evidentemente qualcosa non quadra caro Grillo.

Il paradosso della vulnerabilità

08.03Nel libro The Paradox of Vulnerability, John Campbell e John Hall, dopo aver esaminato l'evoluzione della crisi del 2008 in Danimarca, Irlanda e Svizzera, evidenziano come i piccoli Stati dimostrino di avere una maggiore capacità di risposta alle difficoltà indotte dalle crisi economiche.

L’argument central de l’ouvrage peut se résumer en 3 temps : 1) sans ressources naturelles et dotés d’une faible capacité militaire, les petits États ont historiquement connu le risque de la disparition et la crainte de l’anéantissement; 2) cette vulnérabilité au monde a occasionné le développement de solidarités nationales et de mécanismes institutionnels permettant d’absorber les crises; 3) ces mécanismes d’adaptation à la vulnérabilité rendent ces pays prospères et résilients aux crises financières. Ceci forme le «paradoxe de la vulnérabilité» qui sert de principe organisateur au livre.

L'idea di verificare l'esistenza di una relazione tra dimensione statale e risposta alle crisi economiche è interessante, ma, a mio modo di vedere, mi sembra che gli autori abbiano scelto per le loro analisi des petits États très particulières.


Marcel Tyberg - Symphony No. 3 in D minor (1943)

Il brutto parlamento

07.03Come era immaginabile dalle elezioni del 4 marzo 2018 è uscito un brutto parlamento. Non solo per l'impossibilità di formare un governo organico, ma anche per la qualità degli eletti. Pier Ferdinando Casini, eletto per la decima legislatura consecutiva è l'emblema di questo brutto parlamento. Per qualsiasi organismo la mancanza di rigenerazione è inequivocabile segno di decadenza.

C'è un solo modo per rinnovare questo brutto parlamento senza perdere la faccia: trovare un accordo su come ridurre i costi della politica e andare rapidamente a nuove elezioni.

Reinventare la democrazia

Neuerfindung der Demokratie, Réinventer la démocratie, Reinventing democracy, Reinventar la democracia, 重塑民主, изобретать демократию, إعادة اختراع الديمقراطية, ריינווענט דעמאָקראַסי, लोकतंत्र को नया बनाएं, Επαναπροσδιορισμός της δημοκρατίας, etc.

(Cfr. Google)

La reinvenzione della democrazia

06.03Quali iniziative credibili per rinnovare la democrazia? Tutte le proposte, e sono molte, di rinnovamento della democrazia non si scostano molto dalle idee di maggioranza e di rappresentanza. Eppure il problema è proprio nell'idea che la volontà dei rappresentanti della maggioranza dei cittadini possa rappresentare compiutamente le esigenze della collettività, comprese quelle minoritarie.

In comunità molto coese, come quella svizzera, un consociativismo non instituzionalizzato nel quale la maggioranza si fa carico delle esigenze delle minoranze può rappresentare una soluzione di fatto, che funziona caso per caso.

Secondo l'attuale concetto di democrazia chi non è daccordo deve comunque subire la volontà di chi rappresenta il potere costituito. Così vediamo Mariano Rajoy, Recep Tayyip Erdoğan, Viktor Orbán, e molti altri potersi ancora dire democratici senza dover rispettare i diritti di chi non condivide le loro opinioni. Questa è oggi la democrazia, se questa è la democrazia.

Mercato e democrazia

Una soluzione realmente innovativa al problema dell'obsolescenza del principio maggioritario così come noi lo concepiamo nella sua formulazione illuminista potrebbe essere l'introduzione di elementi del mercato direttamente all'interno del nucleo centrale delle regole democratiche.

La proprietà è una convenzione sociale

05.03Stralci dal capitolo conclusivo di Il mito della proprietà di Murphy e Nagel. Mai tradotto in italiano. Una sola recensione, in italiano, in rete.

Il messaggio principale di questo libro è che l'equità sociale, piuttosto che quella fiscale, dovrebbe essere il valore guida della politica fiscale, e che i diritti di proprietà sono convenzionali, cioè sono in larga misura il prodotto delle politiche fiscali esistenti e quindi non possono essere utilizzati per determinare quali imposte siano giuste. Ma c'è una grande distanza tra affermazioni teoriche come queste e la concreta determinazione delle tasse nel mondo reale.

Il nostro approccio si discosta notevolmente dalla mentalità standard della politica quotidiana là dove insistiamo sulla convenzionalità della proprietà e neghiamo che i diritti di proprietà siano moralmente fondati. La resistenza al concetto tradizionale di equità fiscale richiede il rifiuto dell'idea che il reddito ante imposte e la ricchezza personale siano moralmente significativi.

Questo passaggio ad una concezione puramente convenzionale della proprietà è, lo riconosciamo, controintuitivo. Le tasse sono naturalmente percepite dalla maggior parte delle persone come un'espropriazione di beni che loro appartengono.

Ma i singoli cittadini non possiedono nulla se non attraverso leggi emanate e applicate dallo Stato. Pertanto, le questioni fiscali non riguardano il modo in cui lo Stato dovrebbe appropriarsi e distribuire ciò che i suoi cittadini già possiedono, ma il modo in cui dovrebbe consentire la proprietà.

Riconosciamo che è pretendere molto che questa concezione filosofica diventi psicologicamente accettabile per la maggioranza degli individui.

Gli individui in un'economia capitalista perseguono il loro interesse economico nel mercato, sia come acquirenti che come venditori di lavoro e altri beni. È l'interesse economico che determina in larga misura il modo in cui essi rispondono alla possibilità di determinare la legislazione fiscale. Perché allora non dovremmo aspettarci che ciascuno di essi favorisca politiche fiscali sulla base di ciò che è meglio per loro, economicamente, come individui?

La grande domanda per chiunque sia interessato all'attuazione dei principi di giustizia in materia di fiscalità è: quanta tensione ci si possa aspettare tra la motivazione che sorregge l'interesse economico personale e la motivazione che sostiene la giustizia.

Può quindi accadere che anche coloro i cui ideali utilitari o egualitari sarebbero meglio serviti da un sistema che dia la priorità all'innalzamento del tenore di vita e delle opportunità delle persone che si trovano nella parte inferiore della società debbano cercare politiche concrete che offrano benefici a tutti. Il senso di solidarietà nei confronti di coloro che sono economicamente svantaggiati è troppo debole nella nostra società per vincere le elezioni. [Sostenibilità politica]

A nostro avviso, mentre ogni governo ha il dovere fondamentale di garantire la sicurezza contro la coercizione e la violenza, sia estera che interna, e di fornire l'ordine giuridico che rende possibile la prosperità, è quasi altrettanto importante trovare il modo di limitare i danni agli inevitabili perdenti nella concorrenza di mercato senza minare il potere produttivo del sistema.


Murphy e Nagel hanno offerto un modo per riformulare il dibattito publico sulla fiscalità. Uno dei loro argomenti principali è che non esiste un reddito al lordo delle imposte tale per cui la gente abbia un diritto naturale su di esso. I diritti di proprietà sono essenzialmente una convenzione giuridica, che dipende, tra l'altro, dal sistema fiscale adottato. Possiamo e dobbiamo quindi valutare la giustizia o l'ingiustizia dei vari sistemi di tassazione, ma non dobbiamo trattarne alcuno come naturale piuttosto che convenzionale.


Va da sé che l'esenzione dall'imposta per i redditi più bassi è uno degli elementi di un sistema istituzionale che garantisca un minimo sociale dignitoso; ma il modo più efficace per migliorare le condizioni delle persone con un reddito al di sotto della media sarebbe non solo di esentarle dall'imposta, ma anche aumentare sostanzialmente il loro reddito disponibile. ⚛

Riteniamo che i trasferimenti diretti di denaro contante siano il metodo migliore e che la questione fondamentale sia come potrebbero essere concepiti in modo da non dissuadere i beneficiari dal lavoro retribuito.

Qui mi fermo e non entro in questioni tecniche.

L'esperienza della non-esistenza

04.03Sartre e l'esperienza della non-esistenza di Dio.

Sartre experienced the non-existence of God.

Economia elettorale

03.03L'attacco della recensione di Hywel Williams al libro di Niall Ferguson The Cash Nexus è così improbabile che merita una citazione. Devo confessare che è la recensione di Hywel Williams ad avermi convinto a scrivere queste note, appunto per avere l'occasione di citarla.

Lo "storico di destra" è diventato una figura importante nella Repubblica delle lettere inglesi. Il suo ruolo proclamato è quello del toro infuriato, gonfiato con testosterone intellettuale. Lui - perché l'ambiente è maschile - vuole demolire la delicata bottega di porcellane gestita dai razionalisti liberali, così come i pesanti macchinari, ma arrugginiti, dei deterministi marxisti. Gli anni dell'egemonia conservatrice sono stati un buon momento per questa bestia in cerca di preda. Niall Ferguson è la migliore di queste bestie.

Ma veniamo al sodo. Il capitolo ottavo di The Cash Nexus scritto da Niall Ferguson in collaborazione con Glen O'Hara tratta di economia elettorale ovvero, in altri termini, della sindrome di Silverbridge per citare l'immaginario collegio elettorale descritto da Anthony Trollope dove i candidati sono costretti a consegnare assegni da 500 sterline ai procuratori locali e dove gli onesti cittadini chiedono spudoratamente il minimo aiuto pecuniario in cambio del proprio voto.

La politica come affare

La considerazione più interessante sull'argomento, a mio avviso, però non riguarda il do ut des del clientelismo elettorale spicciolo, bensì la progressiva trasformazione del fare politica alla quale stiamo assistendo.

La mattina successiva alla vittoria laburista nelle elezioni del maggio 1997, l'International Herald Tribune salutava l'elezione di Blair & Co.. Tre mesi dopo il nuovo primo ministro ha fatto capire come la pensava motivando l'uso delle giurie di cittadini per saggiare l'opinione pubblica su particolari politiche: Se gestisci un'impresa come Sainsbury's o Marks & Spencer, devi continuare a verificare ciò che fai. Come ha commentato il Guardian, il direttore generale Tony Blair vuole conservare il suo posto, quindi dà ai clienti ciò che davvero vogliono. [107] L'Ohserver intanto raccomandava a Blair di gestire il suo partito come un'azienda moderna dando a tutti una partecipazione azionaria nella nuova impresa di governo. A questa retorica ha ben presto fatto seguito una prassi conforme. Non ci sono mai stati tanti ministri laburisti provenienti dal mondo degli affari quanti ce n'erano nel governo di Tony Blair nel 1997. I conservatori, l'indiscusso partito delle imprese dall'epoca di Stanley Baldwin, si sono affrettati a copiare questo nuovo modello di partito concepito come un'impresa. A seguito della loro sconfitta schiacciante, per guidare il partito si sono rivolti a un ex consulente di direzione aziendale della McKinsey e al presidente della catena di supermercati Asda. William Hague e Archie Norman hanno dato rapidamente al partito una nuova struttura manageriale, che ha conferito il massimo potere decisionale a un consiglio d'amministrazione. [108]

La politica è un'attività economica come le altre, dove si investe - a livello individuale e collettivo - nella speranza di ottenere un guadagno, quindi nulla di strano se si adottano i più avanzati metodi di gestione dell'impresa.

L'altruismo esiste se non se ne parla

02.03L'altruismo esiste, probabilmente è un istinto iscritto nel nostro genoma, ma non può essere giustificato senza cadere in contraddizione. Chiunque teorizzi la necessità dell'altruismo compie un'azione autointeressata che nega quanto afferma. Dopotutto un aumento numerico degli altruisti favorisce gli egoisti.

De te fabula narratur

01.03Sull'origine del debito publico italiano esistono ipotesi contrastanti. Ma solo in apparenza. La prima dice che il deficit è stato causato dal meridione, nel quale sono stati investiti e/o distribuiti miliardi di lire che non hanno prodotto nessun effetto keynesiano. La seconda dice che la causa sta nell'eccessivo aumento del tasso di interesse sul debito conseguenza dell'autonomia della Banca d'Italia. Esistono anche altre ipotesi, altrettanto attendibili, ma tutte, così come quelle che ho appena elencato, indicano nell'azione della classe politica la responsabilità ultima dell'aumento del debito publico in Italia.

Al punto in cui siamo la situazione è tutt'altro che semplice da risolvere. A valori costanti (inflazione = 0) la riduzione del debito publico richiede un saldo primario (cioè al netto degli interessi) con un valore superiore agli interessi per un periodo prolungato di tempo. La constatazione è ovvia e banale, ma ha un senso. Rende esplicito il fatto che in Italia, data l'entità degli interessi sul debito in rapporto alla ricchezza prodotta totale, è praticamente impossibile impedire l'aumento del debito publico senza l'aiuto dell'inflazione. Ma i tedeschi aborrono l'inflazione per chiari motivi storici.

Secondo le previsioni nei prossimi anni in Italia, a causa della denatalità, ma soprattutto, a mio avviso, a causa della riduzione dell'innovazione autoprodotta avvenuta in questi anni e del conseguente ritardo tecnologico accumulato, il lavoro sarà gravato in misura rilevante dal costo improprio del debito e di conseguenza la ricchezza complessiva prodotta diminuirà (sempre nell'ipotesi tedesca di inflazione = 0) innescando un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire.

Io venderei pure la Rai, o almeno un pezzo...

Con tutta la buona volontà di Cottarelli, nell'elencare, e via via scartare, soluzioni possibili, non vedo come si possa ovviare a questa situazione senza aumentare l'innovazione, specie nella gestione della politica, e senza ridurre almeno parzialmente il debito limando il tasso di interesse o, in alternativa, attraverso l'aumento dell'inflazione reale. In questa seconda parte del compito c'è stato l'impegno di Mario Draghi, ma sulla prima parte non ho visto e non vedo ancora l'impegno della politica. E qui si ritorna all'inizio della storia che parla di te.

Quale rapporto tra debito publico e Pil?

Il debito publico ha quattro componenti, la prima è derivata dal saldo tra spesa corrente e tasse al netto degli interessi; la seconda è derivata dal saldo tra spese per investimenti in conto capitale e censi, canoni e livelli, al netto degli interessi; la terza è il saldo delle prime due compresi gli interessi, ovvero il debito publico in senso generale; la quarta componente sono gli interessi sul debito. Si tratta di quattro ambiti disomogenei fra loro, che, come tali, non possono essere trattati nello stesso modo. Il primo errore consiste nel considerare il debito publico in modo indifferenziato. Ciò deve essere tenuto presente anche dagli investitori.

Ogni azione sul debito publico deve intervenire in modo differenziato sulle diverse componenti e quindi non può prescindere dalla conoscenza delle specificità di ognuna. Un deficit della spesa corrente non è usualmente previsto e deve essere trattato rimodulando la spesa ed aumentando la tassazione. Un deficit nella spesa in conto capitale è preventivabile e deve essere giustificato dalla sostenibilità economica e sociale dell'opera progettata. Un tasso di interesse eccessivo è sempre una incongruità e deve essere rinegoziato. Quindi non esiste una formula magica, ad esempio come questa:

la variazione del rapporto tra debito e Pil è uguale al deficit primario (in rapporto al Pil) più la differenza fra il tasso di interesse sul debito pubblico e il tasso di crescita del Pil nominale (quest'ultima differenza scalata da 1 più il tasso di crescita del Pil stesso)

che consenta di gestire unitariamente il debito publico rispetto ad un'entità immaginaria come il Pil, sulla base dell'ipotesi che il Pil rappresenti da solvibilità futura di una nazione.

L'austerità espansiva

Il rientro dal debito secondo il modello dell'austerità è esemplificato da Cottarelli in questo modo:

Prendiamo un paese che ha un debito pubblico di 1300 euro, un Pil di 1000 euro (il rapporto tra i due è quindi del 130 per cento, vicino a quello italiano) e, per semplicità di calcolo, un bilancio in pareggio e un Pil costante. Se non succede niente, il rapporto tra debito e Pil resta al 130 per cento, visto che il debito non cresce perché il bilancio è in pareggio e il Pil è costante per ipotesi. Supponiamo di tagliare la spesa permanentemente di 20 euro e che questo riduca il Pil di un pari ammontare (in questo caso, quello che gli economisti chiamano il moltiplicatore fiscale — cioè il rapporto tra variazione della spesa e conseguente variazione del Pil — è di 1, in linea con molte stime empiriche). Ipotizziamo che l'aliquota media di tassazione del Pil sia del 40 per cento (un po' più bassa di quella italiana, ma arrotondiamo per semplicità). In questo caso, quando il Pil scende, le tasse calano di 8 euro (20 per 0,4). Il deficit quindi si riduce di 12 euro (20 di minori spese, meno 8 di minori entrate), ossia si passa da un deficit di zero a un surplus di 12 euro. Il miglioramento è quindi inferiore alla stretta fiscale iniziale, ma comunque si va nella direzione giusta.

Cosa succede, però, al rapporto tra debito e Pil? Visto il surplus di bilancio, il debito si ridurrà di 12 euro, scendendo a 1288 euro. Ma, rispetto al Pil, il debito aumenta a 131,4 per cento (1288 diviso per 980), più alto di prima. L'austerità è quindi controproducente?

Vediamo che succede l'anno dopo: il surplus resta a 12 euro e quindi il debito si riduce ulteriormente di 12 euro (a 1276 euro). Visto che non si stringe ulteriormente la politica fiscale, il Pil resta costante a 980 euro (ricordiamo che, nel breve periodo, la crescita del Pil dipende dalla variazione del deficit pubblico, non dal suo livello). Il rapporto tra debito e Pil scende quindi al 130,2 per cento (1276 diviso 980). L'anno dopo, per lo stesso meccanismo, scenderà al 129,0 per cento e continuerà a scendere negli anni seguenti.

È facile rendersi conto che per essere plausibile questo modello richiede la compresenza di troppe condizioni improbabili nel mondo reale, la più importante delle quali è l'assenza di ricadute permanenti del taglio delle spese sul Pil. Ricadute che, a loro volta, sembrano dipendere sia dall'entità dei tagli che dall'entità del debito. Ciò che vale per il micro non sempre vale per il macro. L'esperienza del Governo guidato da Mario Monti è, a questo proposito, empiricamente probante. La caduta del consumo di energia elettrica a partire dal 2012 è uno dei marcatori sui quali di possono misurare gli effetti a lungo termine dell'austerità. ⚛

Infine, non va dimenticato il ruolo, a volte fondamentale, dei prestatori di ultima istanza nel determinare, con il loro comportamento, il successo o l'insuccesso nella gestione del dissesto finanziario di una nazione...

Una giustizia immaginaria

28.02L'edizione romana del Corriere della Sera riporta la notizia che il 22 giugno 2018 si terrà, in Corte di Cassazione, l’udienza relativa ad un incidente stradale avvenuto a Fiumicino il 26 febbraio del 2008 che ha causato la morte di cinque persone ed il ferimento di dieci. Le indagini sulla dinamica dell'incidente hanno stabilito che le auto coinvolte viaggiavano ad una velocità superiore ai 150 chilometri orari in un strada dove il limite è 50. Le vittime non sono state risarcite e nessuna condanna è stata eseguita.

Oggi, che molto si parla e si scrive di giustizia riparativa, leggendo notizie come quella sopra riportata, mi chiedo di quale giustizia si parli e si scriva.

Mi trovo in imbarazzo. Una società che non è in grado di rispondere con un adeguato sostegno a situazioni di palese bisogno - economico, educativo, culturale, psicologico, lavorativo - in modo da prevenire la commissione di reati legati a queste carenze dovrebbe poi essere in grado di mettere in campo strutture onerose, complesse e ambiziose come quelle immaginate dai fautori della giustizia riparativa? Sinceramente non lo credo.

Sarà perché siedo in una sezione della Suprema Corte di Cassazione che si occupa di criminalità organizzata e vedo gli orribili delitti che caratterizzano questa forma di devianza, ma non riesco neanche a immaginare l'incontro fra l'autore di uno di questi delitti [..] e la vittima, perché la vittima morirebbe di paura solo al pensiero di incontrare un tale soggetto.

Eppure il problema posto dalla restorative justice esiste e notizie come quella riportata ne sono la prova. Quando viene commesso un reato la comunità è sempre coinvolta. Credo che ogni concezione della giustizia riparativa dovrebbe partire da qui: dalla comunità che, nella figura dei suoi rappresentanti, non è stata in grado di prevenire la commissione di un reato e dalla necessità di risarcire le vittime. Un processo che dura dieci anni è il paradosso di un nuovo reato commesso questa volta direttamente dalla comunità ai danni delle vittime.


Il carcere è il problema. Punti di crisi: a) Unicità della pena, indipendentemente dal tipo di reato commesso. b) Fallimento nella prevenzione delle recidive. c) Alto costo della detenzione. d) Inutilità (se non impedimento) del carcere nel ristoro delle vittime. e) Condizioni di detenzione non sempre adeguate. f) Discriminazione in base al censo.

La sfida della diseguaglianza

27.02Ci vuole un conflitto nucleare per ridurre le diseguaglianza fra gli uomini? A leggere The Great Leveler parrebbe di si. Solo le guerre e le catastrofi rendono gli uomini più eguali.

Sulla disoccupazione qualcuno bara

26.02Non so se l’euro è uno strumento di governo dei salari attraverso il controllo dell’occupazione come dice un commento all'articolo di Antonino Iero, ma so che sulla misura della disoccupazione qualcuno bara. Immaginate un medico che utilizzi un termometro rotto per misurare la febbre. Come riuscirà a diagnosticare correttamente di quale malattia soffre il suo paziente e di conseguenza a prescrivere la cura adeguata?

The unemployment rate is based on a rather narrow definition of labour underutilisation. According to the International Labour Organization’s definition of unemployment (on which the euro area headline unemployment rate is based), job-seekers are considered unemployed if they are (i) without work; (ii) available to start working within two weeks; and (iii) actively seeking work.[24] However, wider definitions may also be relevant for assessing the overall degree of labour market slack, with two groups being particularly worthy of consideration: first, those who are without work but do not meet one of the other two criteria; and, second, those who are employed on a part-time basis but want to work more hours. The first group falls within the inactive category and the second group within the employed category.

Currently around 3½% of the euro area working age population are marginally attached to the labour force – that is, categorised as inactive, but simply competing less actively in the labour market. Referred to as the “potential additional labour force”,[25] this category comprises both (i) those who are not currently seeking work, despite being available (mainly “discouraged” workers; and (ii) those who are actively seeking work, but are not (yet) available to begin work (perhaps because they have received a job offer with a start date some time in the future or because they are not able to start work within the next two weeks). The latter sub-group currently amounts to almost 1% of the euro area working age population, while the former sub-group is somewhat larger – currently amounting to around 2.6% of the working age population – with the majority being discouraged workers who are not actively seeking work because they do not think work is available. This sub-group, however, can be relatively quick to rejoin the labour force as labour market conditions improve.[26] While movements in the number of those who are “available, but not seeking work” are typically countercyclical (as is unemployment), the numbers reporting that they are “seeking work, but not available” had been following a downward trend prior to the recovery, but have remained flat since the rebound.

In addition, a further 3% of the working age population are currently underemployed (i.e. working fewer hours than they would like). Part-time employment has been rising across most euro area economies for over a decade, mainly owing to structural factors (such as the growth in services and in part reflecting the rise in female participation in the labour force).[27] However, a non-negligible share of these part-time workers would like to work more hours. Currently there are around seven million underemployed part-time workers across the euro area – an increase of around one million since the start of the crisis. Moreover, the number has declined only very modestly over the past two years, despite the robust employment growth seen during the recovery.

Combining the estimates of the unemployed and the underemployed with the broader measures of unemployment suggests that labour market slack currently affects around 18% of the euro area extended labour force. [28] This amount of underutilisation is almost double the level captured by the unemployment rate, which now stands at 9.5% (see Chart C). The broader indicator is widely used by both the US Bureau of Labor Statistics and the OECD.[29] As well as suggesting a considerably higher estimate of labour market slack in the euro area than shown by the unemployment rate, these broader measures have also recorded somewhat more moderate declines over the course of the recovery than the reductions seen in the unemployment rate.

Combinando i dati relativi ad occupazione e sottoccupazione si ottiene un dato che è circa doppio del tasso di disoccupazione calcolato dagli istituti statistici nazionali.

La secessione dei ricchi

25.02La secessione delle classi dominanti è un fenomeno sempre più diffuso, che coinvolge quasi tutte le nazioni del mondo e prende forme diverse paese per paese. In alcuni casi si tratta di vere e proprie enclave separate all'interno di una nazione, in altre ci si limita al separatismo fiscale attraverso l'emigrazione in paesi più compiacenti, in altre ancora si tratta semplicemente del mantenimento di strutture feudali mai morte che implicano una separazione tra i ceti sociali.

In Europa questo fa ancora notizia. Una nota di Jérôme Fourquet, directeur du département "Opinion et stratégies d’entreprise" de l'Ifop, per la Fondation Jean Jaurès, è l'occasione per fare il punto della situazione in Francia.

La cohésion de la société française est mise à mal aujourd’hui par un processus, presque invisible à l’œil nu, mais néanmoins lourd de conséquences. Il s’agit d’un processus de séparatisme social qui concerne toute une partie de la frange supérieure de la société. Les occasions de contacts et d’interactions entre les catégories supérieures et le reste de la population sont en effet de moins en moins nombreuses.

Le occasioni di contatto e di interazione tra i ceti sociali superiori ed il resto della popolazione stanno diventando progressivamente sempre meno frequenti. Si è assistito in questi anni in Francia ad una mutazione antropologica delle città, ad una segregazione geografica dei ceti più poveri, dovuta all'aumento del costo delle abitazioni nelle zone centrali, che si accompagna ad una segregazione scolastica, che si trasforma a sua volta in emarginazione culturale. In questo modo il ciclo si completa autoalimentandosi.

Comme l’a notamment montré Christophe Guilluy, la diversité sociologique s’est considérablement réduite dans ces territoires sous l’effet conjugué de la hausse des prix de l’immobilier, de la tertiarisation du tissu économique des principales métropoles et de la gentrification. Les ouvriers et employés qui demeurent à Paris sont cantonnés dans les quartiers d’habitat social situés en bordure du périphérique ou dans une partie de l’Est parisien.

Il vero pericolo è un altro. La tecnologia mette nella mani di una ristretta élite delle potenzialità di controllo sociale fino ad oggi sconosciute, con conseguenze imprevedibili.

L’engouement d’une partie de la classe dirigeante pour le livre de Yuval Noah Harari, Homo Deus. Une brève histoire de l’avenir, constitue un symptôme supplémentaire de cette aspiration sécessionniste d’une partie de nos élites. Dans ce livre, l’auteur explique que la dernière frontière de l’humanité, à savoir l’immortalité, sera bientôt à portée de main du fait du progrès scientifique et technologique. Mais, poursuit-il, les prouesses du transhumanisme seront réservées aux happy fews, qui n’auront objectivement aucun intérêt à se préoccuper du sort du reste de la société: ⚛ Contrairement au XXe siècle, où les élites avaient tout intérêt à régler les problèmes des pauvres parce qu’ils étaient militairement et économiquement vitaux, au XXIe siècle la stratégie la plus efficace (bien qu’implacable) pourrait être de se débarrasser des voitures inutiles de troisième [à savoir les classes populaires et des pans entiers de la classe moyenne] et de foncer avec les seules voitures de première [les catégories supérieures].

Per questo motivo non si può lasciare alle élite dominanti il monopolio della secessione.

Perché, in Italia, Basic Income non ha cittadinanza?

24.02Concordo con Gabriele Guzzi e Stefano Merlo, le affermazioni di Matteo Renzi in merito al reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle sono manifestamente false perché Rei e Rdc M5S sono concettualmente identici. Ci si dovrebbe allora chiedere se l'ex Presidente del consiglio semplicemente ignori i fatti, non riesca a comprenderli per deficit di intelletto o sia in malafede.

Trovo invece sconcertante l'intenzione dell'affermazione di Francesco Giubileo, che giustamente rileva come un effetto del Rdc sarebbe un aumento del costo del lavoro per i lavori usuranti e poco appetibili. Come dire: meglio se i lavoratori più poveri sono costretti a lavorare in condizioni di necessità e quindi di sfruttamento!

Quando si parla di reddito di cittadinanza va tenuto conto dell’effetto prodotto dallo strumento (come disincentivo al lavoro) nei confronti di coloro che svolgono professioni usuranti (o poco appetibili al mercato del lavoro) e percepiscono salari vicini all’assegno di sostegno.

Ma non è questo il problema sul quale intendo soffermarmi. Sul Financial Times dell'11.02.2018 Ian Goldin ha espresso le sue perplessità su Basic Income. Quattro giorni dopo Guy Standing, ha risposto opponendo le ragioni di chi invece è favorevole. Mi interesserebbe capire perché su lavoce.info, ma più in generale sulla stampa italiana, questo non accade mai.

Una cosa sono io, un'altra i miei scritti

23.02Una semplice questione di dolci grappoli d'uva può unire vita vissuta e vita pensata. Nella lettera di Nietzsche a Heinrich Köselitz (Peter Gast) datata 16 dicembre 1888 troviamo un primo accenno alle herrliche trauben.

Successivamente, nella lettera del 21 dicembre alla madre, Nietzsche ritorna sullo stesso concetto

Siehst Du, das ist das Kunststück: ohne Name, ohne Rang, ohne Reichthum werde ich hier wie ein kleiner Prinz behandelt, von Jedermann bis zu meiner Hökerin herab, die nicht eher Ruhe hat als bis sie das Süßeste aus allen ihren Trauben zusammengesucht hat (das Pfund jetzt 28 Pf.)

Vedi questo è il capolavoro: senza un nome, senza rango, senza ricchezze, io qui vengo trattato come un piccolo principe da qualsiasi persona, giù giù fino alla mia fruttivendola, che non ha pace finché non ha trovato per me il più dolce tra i suoi grappoli d'uva (che adesso costa 28 centesimi la libbra)

pressappoco con le stesse parole usate nel cruciale secondo paragrafo del capitolo Perché scrivo libri così buoni di Ecce homo, nel quale i dolci grappoli d'uva sembrano sostituirsi a Wagner come oggetto dell'interesse filosofico di Nietzsche.

Und, dass ich es bekenne, ich freue mich noch mehr über meine Nicht-Leser, solche, die weder meinen Namen, noch das Wort Philosophie je gehört haben; aber wohin ich komme, hier in Turin zum Beispiel, erheitert und vergütigt sich bei meinem Anblick jedes Gesicht. Was mir bisher am meisten geschmeichelt hat, das ist, dass alte Hökerinnen nicht Ruhe haben, bevor sie mir nicht das Süsseste aus ihren Trauben zusammengesucht haben. So weit muss man Philosoph sein…

E lo confesso, mi rallegrano ancor più i miei non lettori, quelli che non hanno mai udito il mio nome, né la parola filosofia; ma dovunque io arrivi, per esempio qui a Torino, ogni faccia si rasserena e si addolcisce al vedermi. Nulla mi ha lusingato tanto finora come certe vecchie fruttivendole che non hanno pace finché non sono riuscite a scegliermi i grappoli più dolci della loro uva. Fino a questo punto bisogna essere filosofi...

Questo è ciò che ci vuole per essere un filosofo....


Può accadere che l'approfondimento dell'analisi abbia l'effetto di demolire delle difese nevrotiche, apparentemente patologiche, che solo successivamente alla loro demolizione si rivelano essenziali per la stabilità psichica del soggetto.

È possibile, sebbene sia solo un'ipotesi, che l'intenso lavorio mentale di Nietzsche intorno alla figura paterna a partire dalla primavera del 1888 - si intenda il Caso Wagner - abbia toccato qualcuna di queste difese e sia stato, direttamente o indirettamente, la causa della successiva discesa nella psicosi.

Gli dei mostrano, gli uomini cercano

22.02Mortal and Divine in Early Greek Epistemology di Shaul Tor, recentemente publicato, dimostra il rinnovarsi dell'interesse per il fr. B 18 DK di Senofane. Il frammento è notoriamente ambiguo per quanto riguarda la posizione di Senofane sulla rivelazione divina ai mortali, ma è molto probabile che esprima, tra le altre cose, un atteggiamento polemico nei confronti della divinazione, la forma di manifestazione della divinità alla quale i greci attibuivano maggiore importanza.

⚛ it is very likely that B 18 conveys — among other things — a polemical attitude to divination, the most dominant form of divine disclosure

In questo senso il frammento 18 sembra implicare la coscienza della distinzione tra mantica e conoscenza umana. Cosi la traduzione Untersteiner.

Gli stessi dèi non hanno mostrato tutto fin dall'inizio ai mortali, ma con il tempo, cercando, trovano ciò che è meglio

Gli dei mostrano, gli uomini cercano. Analogo concetto esprime la traduzione Tannery:

Les dieux n'ont pas tout montré aux hommes dès le commencement, mais les hommes cherchent, et avec le temps ils trouvent le meilleur

Invece nella traduzione Lesher questa distinzione si perde un poco.

Indeed not from the beginning the gods intimated all things to mortals, but as they search in time they discover better.

L'idea che gli dei comunicassero con i mortali attraverso una varietà di segni era virtualmente ubiquitaria nell'antichità. Ciò che Xenophanes rifiuta - dice Lesher - non è un aiuto divino per i mortali in tutte le sue varie forme, ma piuttosto una comunicazione divina con loro, specialmente per mezzo di segni criptici.

The idea that the gods communicated with mortals through a variety of signs or signals was virtually ubiquitous in antiquity [..] What Xenophanes rejects is not divine aid to mortals in all its various forms, but rather divine communication with them, especially through the medium of signals or cryptic signs. [Lesher, 2001, p. 153]

Ma B 18 appare classicamente collegato anche a B 34 DK, dove la conoscenza degli dei, quale che sia, è messa in dubbio.

Il frammento 18 è, ora, chiaro: θεοί che conoscono ἀλήθειαν, φύσις, in quanto essi stessi sono ἀλήθεια, φύσις (79), rivelano πάντα cioè l'universa realtà [..] ma, da parte degli uomini la conquista dei πάντα, raggiunta per mezzo di εἰδέναι (80), è graduale: il σοφός vi riesce subito, anzi, in un primo tempo unico fra gli uomini (81), mentre gli altri possiedono solo δόκος (82). Tuttavia anche θνητοί passando attraverso lo stadio intermedio di δοξάζειν ἐοικότα τοῖς ἐτύμοισι (83), possono ἐφευρίσκειν ἄμεινον vale a dire progrediscono verso conoscenze sempre più ἐοικότα τοῖς ἐτύμοισι e, quindi, a un dato momento potranno identificarsi col σοφός o, comunque, avvicinarsi al massimo grado a costui, anche se Senofane, nell'orgoglio della propria scoperta, sembri addirittura escludere che ciò possa accadere [..]

Il fr. 18 ha, dunque, un significato nettamente gnoseologico e può valere bensì come visione del progresso umano, ma solo sulla via del conoscere.

Tutte bellissime letture, ma non ditemi che sono chiare.

Il caso Matthew Falder

21.02Il caso di Matthew Falder arrestato nel giugno scorso e condannato dalla Crown Court di Birmingham a 32 anni di reclusione per reati commessi esclusivamente attraverso l'utilizzo di internet merita qualche attenzione.

In primo luogo per le non comuni capacità intellettuali della persona. Masters degree e PhD a Cambridge, ricercatore di geofisica e oceanografia presso l'Università di Birmingham.

In secondo luogo per il tipo di crimine commesso. Nessun contatto fisico. Coinvolgimento esclusivamente psicologico. Sadismo per interposta persona. Abilità nello stabilire complicità. Utilizzo del ricatto come strumento per piegare le vittime. Apparente assenza di motivazioni economiche. Ricerca del consenso della rete. All'arresto apparente assenza di empatia. Si deve notare che le vittime erano adescate fra le persone comuni, prevalentemente adolescenti, che rivelavano agli occhi di Falder qualche debolezza. L'indagine è stata innescata dal tentativo di suicidio di tre delle sue vittime.

In terzo luogo per la complessità dell'indagine, conseguenza dell'abilità di Falder nell'uso delle tecnologie informatiche che gli consentivano di agire anonimamente. L'indagine, condotta dalla National Crime Agency (NCA) con l'aiuto del GCHQ, ha coinvolto anche agenzie investigative di altri paesi ed è durata anni.

Ci si può chiedere: "si tratta di una nuova tipologia criminale o di una nuova veste di un comportamento che prima dell'avvento della rete si manifestava con altre modalità?"

La disgiunzione

20.02Si può partire dal ragionamento di chi afferma - Nozick tanto per fare un esempio - che le tasse sono l'equivalente del lavoro forzato, cioè della schiavitù e di conseguenza ogni forma di tassazione è illegittima perché limita la libertà personale.

Se questo ragionamento è corretto - e lo consideriamo corretto, se non altro ai fini del nostro ragionamento - ne segue che la secessione di chi vuole pagare le tasse da chi non le vuole pagare è legittima e viceversa.

Non è lecito imporre di pagare le tasse a chi non le vuole pagare (indicato con A), ma non è lecito impedire di pagare le tasse a chi le vuole pagare (indicato con B).

Se questo ragionamento è corretto A e B sono disgiunti (OR) rispetto alla norma pagare le tasse (AT- OR BT+) e quindi sono disgiunti anche rispetto a tutte le conseguenze che ne derivano (AD- OR BD+).

Poiché la legislazione di A non si applica a B e viceversa è necessaria una legislazione di interscambio, che consenta ai due mondi di interfacciarsi, giuridicamente, economicamente e politicamente.

Clausola lockeana e legislazione minima

Questa legislazione minima dovrebbe riguardare sostanzialmente la sola clausola lockeana e le sue conseguenze. Non è poco, come potrebbe sembrare a prima vista. Infatti, questa legislazione minima non deve soltanto garantire la possibilità del libero scambio tra A e B - nel senso di Hayek - ma anche consentire di regolare pacificamente tutte le questioni relative al diritto di proprietà della terra. Ciò rende complicata, ma non impossibile, la disgiunzione politica ed economica tra A e B. Una legislazione minima, relativa ad una clausola lockeana estesa, diventa quindi la condizione necessaria affinché la secessione territoriale e la disgiunzione giuridica tra A e B possano prendere forma nel mondo reale. Non necessariamente una legislazione minima si deve identificare in uno Stato minimo.

Non chiamiamola più secessione. Chiamiamola disgiunzione.

Una legge stupida è ancora una legge?

19.02Accade sempre più frequentemente che vengano promulgate norme prive di buon senso ed anche manifestamente stupide.

Ci si deve chiedere allora se una legge stupida sia ancora una legge? Seguendo Hobbes alla lettera sembrerebbe di si. Una legge inutile o iniqua, financo una legge stupida deve essere rispettata. Sappiamo a quali contraddizioni ed a quali nefandezze conduca questa concezione della legge. Poiché Hobbes non era stupido e una legge stupida è un attacco alla credibilità dell'autorità qualcosa non quadra.

Una legge stupida è de facto incostituzionale? Credo tutti noi si sia portati a considerare nulla una legge stupida, ma affiché sia considerata nulla a tutti gli effetti la legge stupida deve essere dichiarata incostituzionale e poiché questo richiede del tempo la legge stupida continua ad operare.

Poichè le leggi stupide continuano ad aumentare di numero e ad operare in difetto di una normativa che ne sterilizzi le conseguenze, forse è il caso di rivedere tutta la normativa relativa al controllo di legittimità costituzionale e di conseguenza anche tutte le procedure di approvazione e promulgazione delle leggi.

Ci si dovrebbe anche chiedere quali provvedimenti adottare nei confronti di chi elabora ed approva leggi stupide o inique...

UBI rimane «fuori dal mercato»?

18.02Molto probabilmente la critica rivolta da Karl Polanyi al cosiddetto Speenhamland System non è storicamente fondata e quindi anche il paragone che l'articolo di Riccardo Evangelista ci propone tra Speenhamland ed il c.d. reddito di cittadinanza potrebbe non essere appropriato.

Più pertinenti e stimolanti mi sembrano invece le osservazioni che riguardano la concezione di Friedrich von Hayek relativamente al sussidio universale. Ammesso che effettivamente Hayek intendesse realmente riferirsi ad una qualche forma di reddito di base universale, il ché non è scontato.

※ Non vi è motivo per cui in una società libera lo Stato non debba assicurare a tutti la protezione contro la miseria sotto forma di un reddito minimo garantito, o di un livello sotto il quale nessuno scende. È nell’interesse di tutti partecipare all’assicurazione contro l’estrema sventura, o può essere un dovere di tutti assistere, all’interno di una comunità organizzata, chi non può provvedere a se stesso. Se tale reddito minimo uniforme è fornito fuori dal mercato a tutti coloro che, per qualsiasi ragione, non sono in grado di guadagnare sul mercato un reddito adeguato, ciò non porta a una restrizione della libertà, o a un conflitto col primato del diritto

⚛ Il punto nodale del ragionamento di Hayek è la delimitazione del reddito minimo (che in questo caso assomiglia all’idea di un sussidio universale) in un ambito che rimane «fuori dal mercato». In questo modo il reddito di cittadinanza assume il ruolo di salvagente del libero mercato nei momenti di performance negativa di quest’ultimo, quando cioè l’agognato equilibrio sul mercato del lavoro non si realizza e la disoccupazione rischia di diventare una minaccia all’integrità dell’intero sistema. Ad essere protetti, pertanto, non sono direttamente i lavoratori, ma il mercato stesso nella sua concezione liberale, secondo Hayek una necessità epistemologica prima ancora che economica.

In che senso UBI può rimanere fuori dal mercato, se la sua presenza condiziona - secondo il pensiero economico prevalente - i rapporti di forza tra lavoratore e datore di lavoro (aumentando il potere contrattuale del lavoratore se il valore di UBI è alto, diminuendolo se è basso). Questo ragionamento mi induce a pensare che Hayek non si riferisse a ciò che noi oggi intendiamo con UBI, ma ad una qualche forma di assistenza molto più simile allo Speenhamland System.

Per evitare il ritorno della prova dei mezzi

17.02 Ho scritto che voterò M5S e, nonostante questo recente post di Beppe Grillo, non cambierò idea.

Il reddito di cittadinanza è previsto solo per chi è in un momento di bisogno e solo a condizione di accettare un lavoro proposto dai centri per l’impiego. Dopo un massimo di 3 proposte rifiutate, il reddito non viene più erogato. Il reddito di cittadinanza esiste già nella maggior parte dei Paesi Europei e non ha senso chiedersi se possa funzionare. Già funziona.

Che il reddito di cittadinanza preveda la prova dei mezzi ed il lavoro coatto se lo è inventato Grillo. Ma il seguito del post è a dir poco esilarante. Dopo aver constatato che la disoccupazione aumenta ed aver giustamente perorato la causa della riduzione dell'orario di lavoro ecco lo spirito di Grillo sollevarsi in un vero e proprio volo pindarico, sottolineato con tanto di grassetto.

Andiamo verso un’epoca in cui il salariato non avrà più ragion d’essere. Perchè è il reddito che ti include nella società, non il lavoro.

Mi chiedo, e chiederei volentieri a Beppe Grillo di spiegarmi, perché - se è il reddito ad includere nella società ed il lavoro salariato non ha più ragion d'essere - il reddito di cittadinanza viene elargito solo a chi accetta il primo lavoro che capita e subito dopo poiché ha un lavoro non ne ha più diritto?

Non so chi abbia inventato questo trucco diabolico dove il jolly è sempre nelle mani di chi dà le carte, se Margaret Thatcher o Tony Blair, ma sentirselo riproporre come una panacea contro la povertà è un buon motivo per non votare M5S.

Ma Beppe Grillo è in buona compagnia. Anche in Quebec sembra si stiano contrabbandando dei means-tested benefit come basic income, cioè: dei sussidi attribuiti con la prova dei mezzi vengono politicamente venduti come reddito di base.

The province of Quebec, in Canada, has been fostering conversations around basic income and even, at a certain point in 2016, has appointed a long-time supporter of basic income, François Blais, as Minister of Employment and Social Solidarity. Although the term “guaranteed minimum income” has been used in an indiscriminate fashion ever since 2014, there has never been an actual mandate for Blais to implement basic income in Quebec. [..] So, the social security program sought is not an unconditional basic income. However, some media sources are portraying it in misleading headlines such as “Quebec to offer basic income for 84000 people unable to work” and “Basic income to be given to 84000 people in Canada”.

Il marketing politico si è accorto dell'impatto che l'idea di un reddito universale ha su un'ampia parte dell'elettorato e si propone di utilizzarla, non senza prima averla ridefinita secondo le proprie particolari esigenze. Per questo è necessario ripetere che l'unica definizione corretta di UBI è:

A basic income is a periodic cash payment unconditionally delivered to all on an individual basis, without means-test or work requirement.

Un reddito di base è un pagamento periodico in contanti consegnato incondizionatamente a tutti su base individuale, senza prova dei mezzi o requisiti di lavoro.

Ridurre la povertà per aumentare la libertà

16.02Guy Standing, economista della SOAS University of London e cofondatore di Basic Income Earth Network (BIEN), risponde sul Financial Times all'articolo di Ian Goldin concludendo così:

A BI as anchor of a new distribution system is justifiable for six reasons. It is a matter of social justice, would enhance freedom, produce basic security, cut poverty, promote political stability at a time of rising discontent, and, as India’s government recognised in a parliamentary report, even in a low-income country, a BI is affordable.

Sei ragioni che giustificano BI. 1) è una questione di giustizia sociale. 2) aumenterebbe la libertà. 3) produrrebbe sicurezza. 4) ridurrà la povertà. 5) promuoverà la stabilità politica. 6) anche in un paese a basso reddito BI è conveniente.

L'opinione di Guy Standing sul reddito di base forse è un pò troppo ottimistica. È però certo che se il lavoro morto prevale sul lavoro vivo la libertà viene messa in discussione. L'eutanasia del redditiero, auspicata da Keynes, non è avvenuta. Il lavoro morto sta prevalendo, ancora una volta, sul lavoro vivo corrompendo dal suo interno lo spirito del capitalismo.

Ceci n’est pas une bibliothèque

15.02I progettisti di chiese non frequentano le chiese. Ceci n’est pas une eglise. L’architetto è Massimo Rossi, l’edificio, peraltro architettonicamente pregevole, è ad Arezzo e la Parrocchia è quella di san Donato.

Non conosco le ragioni della separazione dei cataloghi delle biblioteche universitarie genovesi da quello delle biblioteche comunali. Ma la moltiplicazione dei cataloghi indica l'assenza di una politica della progettazione culturale collettiva e, viceversa, la presenza di una politica della gestione del proprio orticello.

Le tecnologie digitali stanno progressivamente trasformando in modo sostanziale anche il nostro modo di concepire le biblioteche. Il libro e la sua conservazione non sono più l'unica ragion d'essere delle biblioteche. Alle biblioteche vengono richieste nuove funzioni che tendono a renderle un'altra cosa, senza sapere ancora esattamente cosa.

Un esempio di questa evoluzione a tentoni è dato dal nuovo catalogo delle biblioteche dell'Università di Genova che ha l'aspetto di un piccolo Google in miniatura. Intendiamoci, è assolutamente meritorio il tentativo di ritornare alla catalogazione degli articoli di rivista, come si faceva un tempo, ma perché catalogare anche i testi ai quali non si ha accesso, moltiplicando gli enti senza necessità. Sarà che i progettisti dei cataloghi online delle biblioteche non frequentano le biblioteche.

Evidenze empiriche che contraddicono Ian Goldin

14.02Evidenze empiriche suggeriscono che un trasferimento di denaro universale e permanente non riduce in modo significativo l'occupazione aggregata. Questo è quanto sostengono due ricercatori del National Bureau of Economic Research dopo aver elaborato i dati relativi ai residenti in Alaska, che dal 1982 hanno diritto a un dividendo annuale in contanti dall'Alaska Permanent Fund di circa 2000 dollari per abitante (circa 8000 dollari per una famiglia con due figli).

Using data from the Current Population Survey and a synthetic control method, we show that the dividend had no effect on employment, and increased part-time work by 1.8 percentage points (17 percent). Although theory and prior empirical research suggests that individual cash transfers decrease household labor supply, we interpret our results as evidence that general equilibrium effects of widespread and permanent transfers tend to offset this effect, at least on the extensive margin.

Questi dati sono in contrasto con i punti 3 e 4 dell'articolo di Ian Goldin sul Financial Times del quale ho scritto due giorni or sono.

Il problema di Casaleggio

13.02Fino a ieri ero fermamente deciso a non andare ai seggi. Sono ancora convinto dell'inutilità del voto del 4 marzo, ma il servizio delle Iene sui 23 milioni di euri versati di tasca propria dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle al fondo per il microcredito mi ha convinto a votare Grillo, seppure turandomi il naso come ci ha insegnato Indro Montanelli. Non credo nel microcredito, non credo nei Cinque Stelle, ma il gesto dei grillini merita comunque un riconoscimento.

Dato atto della buona fede del movimento bisogna riconoscere che quanto è accaduto mette in evidenza, ed in questo concordo con Pizzarotti, la disorganizzazione che regna nel M5S e la difficoltà oggettiva di creare dal nulla una classe politica onesta e organizzata. Questo è il vero problema che dovrebbe preoccupare Casaleggio e gli italiani...

Perché non bisogna scollegare banche e debito publico

12.02Il gioco al rialzo del debito, se così lo si può chiamare, è iniziato molti anni fa sciogliendo la Banca d'Italia dall'obbligo di acquistare tutti i titoli del debito publico che fossero rimasti invenduti. Oggi qualcuno punta ad impedire alle banche di investire in titoli publici per scollegarle dal rischio insito nel debito sovrano. Ciò significa che si potrà iniziare a scommettere sull'insolvenza dello Stato italiano senza che vi siano ripercussioni sistemiche. Ciò non accadrà, lo Stato italiano non fallirà, ma la scommessa avrà comunque come conseguenza un ulteriore aumento dei tassi d'interesse per gli italiani. Fin troppo facile prevederlo. Ma ci sarà anche un'altra conseguenza. Il gioco ridurrà l'importanza strategica del sistema bancario nazionale e l'esistenza delle banche territoriali avrà ancor meno senso.

A chi giova?


L’Horloge de Flore concerto per oboe ed orchestra di Jean Françaix. Commissionato da John de Lancie, oboista della Philadelphia Orchestra nel 1957. Completato nel 1959, prima esecuzione di John de Lancie con la Philadelphia Orchestra nel 1961.

Oboe Concerto in A minor di Ralph Vaughan Williams scritto per l'oboista Leon Goossens nel 1944. Prima esecuzione rinviata a causa della guerra e poi eseguita dalla Liverpool Philharmonic Orchestra nel 1944, dir. Malcom Sargent,

Sento il bisogno di iscrivermi ad un altro club

11.02L'edizione online del Financial Times ospita l'opinione di Ian Goldin, già professore ad Oxford, economista all'EBRD, all'OECD, ecc. ecc. [cfr. Wikipedia], su universal basic income. Non posso esimermi dallo scrivere qualche marginalia.

Per iniziare ecco schematizzate le cinque ragioni per le quali il reddito universale di base sarebbe una cattiva idea.

  1. UBI è finanziariamente insostenibile. Il suo costo sarebbe inaccettabile... sarebbero necessarie tasse molto più elevate o redistribuzioni di risorse...
  2. UBI porterà ad una maggiore disuguaglianza e povertà... riallocando i pagamenti del welfare dai trasferimenti mirati (come disoccupazione, invalidità o sussidi per l'alloggio) ad un trasferimento universale, l'importo che andrà ai più poveri sarà proporzionalmente inferiore. I miliardari invece otterranno un po' di più.
  3. UBI minerà la coesione sociale... attraverso il lavoro le persone ottengono non solo reddito, ma anche senso della vita, status, amicizie... premiare le persone per stare a casa porterà al crimine, alla droga e alla distruzione della famiglia.
  4. UBI mina gli incentivi a partecipare... l'aiuto invece dovrebbe essere progettato per convincere individui e famiglie a trovare un lavoro.
  5. UBI offre un alibi a manager e politici, permettendo di rinviare la discussione sul futuro dei posti di lavoro... ci deve essere più lavoro part-time, premi per l'imprenditoria privata, per le industrie creative e il volontariato... per invertire l'aumento della disuguaglianza e del disagio sociale, dobbiamo cambiare radicalmente il modo in cui pensiamo al reddito ed al lavoro.

Nella traduzione ho un pò estremizzato [quindi non si tratta di una vera e propria citazione], ma credo di avere bene interpretato il senso sotteso dal testo. Ci sono tutti i luoghi comuni del conservatorismo di destra e di sinistra, ma anche alcune vere e proprie barzellette come quella che i miliardari con UBI ci guadagnerebbero o quella che UBI favorirà il crimine e aumenterà il numero dei nullafacenti drogati. E poi, detto fra noi, mi sorge un dubbio, uno che vuole rifilarci l'idea che stiamo vivendo un Secondo Rinascimento non sarà mica un magliaro?

Quando leggo ragionamenti di tal fatta contrabbandati per buoni sento impellente il bisogno di iscrivermi ad un altro club. Nozick dove sei!

Suum cuique tribuere

10.02Esistono perlomeno due modi di concepire l'uguaglianza. Il primo consiste nel dare a tutti in parti eguali senza distinzione. Il secondo in base ai meriti o ai bisogni. Quale di questi due modi corrisponda meglio alla massima dare a ciascuno il suo rimane da stabilirsi, perché implica la conoscenza di quale sia il proprio di ciascuno.

Peraltro il problema - sociale, giuridico ed economico, in una parola politico - posto dalla necessità pratica di scegliere quale di queste due concezioni dell'uguaglianza sia giusto applicare è rilevante.

The Democrats are pushing for Universal Healthcare while thousands of people are marching in the UK because their U system is going broke and not working.

Dopo le manifestazioni di piazza contro le disfunzioni causate dalla riduzione dei fondi per il finanziamento del sistema sanitario britannico, contemporaneamente all'aumento della domanda dovuto all'invecchiamento della popolazione, anche Donald Trump si dice preoccupato per la tenuta dell'NHS e accusa i democratici di voler introdurre negli Stati Uniti un modello di assistenza sanitaria che non funziona.

La domanda alla quale è necessario dare una risposta è questa: Bisogna dare a tutti, senza distinzioni, un minimo di assistenza pagato collettivamente oppure è preferibile lasciare che ciascuno soddisfi tutte le sue esigenze in base alle proprie capacità e quindi al propro merito o che qualcuno, a nome dello Stato, decida quali sono i bisogni di ciascuno?

Perché non lasciare a ciascuno la scelta sulla risposta da dare a questa domanda? È una questione politica, ma la tecnologia della quale disponiamo lo consente.

Utopia, tra desiderio e velo d'ignoranza

09.02Trattandosi di una sublimazione del proprio desiderio le utopie non tengono conto dei desideri altrui. Quindi affinché un'utopia possa dirsi realizzabile deve potersi moltiplicare secondo gli infiniti desideri degli uomini. In questa prospettiva non esiste un'unica utopia, ma ne esistono infinite ed è possibile immaginare una metautopia, un mondo dove sia realizzabile un'utopia multipla.

Nozick chiede al lettore di sognare per se stesso un mondo ideale, vincolato solo dal riconoscimento che altri uomini, reali e immaginari, possono sognare i propri mondi. Questo esclude la tentazione egocentrica di inventare un'utopia dove altri si piegano alla volontà del sognatore. In questo contesto concettuale, Nozick descrive un mondo in cui ogni persona è socio di quel club che più soddisfa i suoi desideri, assicurandogli un valore netto dalla sua affiliazione che sia almeno pari al valore del suo contributo agli altri soci.

Questa utopia sarebbe interpretabile, secondo Nozick, in una forma a noi già nota: la teoria dei club (Tiebout) e l'economia di mercato.

Nell'utopia di Nozick si è ammessi in un club solo se si apporta un beneficio agli altri membri del club e viceversa si ambisce ad entrare in un club solo se si ritiene di ottenerne un vantaggio personale.

Queste condizioni sono chiaramente utopistiche e, in questi termini, non rispecchiano la realtà, ma solo il personale desiderio di Nozick. Esistono dei vincoli naturali dei quali l'utopia di Nozick non tiene conto e sono gli stessi per risolvere i quali Rawls ha immaginato che la scelta di appartenenza ad un club debba essere effettuata sotto un velo di ignoranza.

Le confessioni (senza fine) della carne

08.02Prendo lo spunto dal titolo della recensione di Leonardo Martinelli all'opera postuma di Michel Foucault in uscita presso Gallimard per fare alcune considerazioni, che non vogliono essere irriverenti bensì problematiche, sul sesso non consensuale secondo Foucault.

Racconta Michel Foucault di aver ricevuto dalla commissione per la riforma del diritto penale la richiesta di rispondere ad alcune domande sulla legislazione sessuale: voilà, on est en train d'étudier le chapitre de la législation sur la sexualité. On est très embarrassé, et l'on voudrait savoir ce que vous pensez là-dessus...

Foucault dice di non aver avuto problemi nel rispondere in generale, ma: Mais il y a deux domaines qui pour moi font problème. Celui du viol. Et celui des enfants.

La sessualità ci è imposta dalla natura quindi - argomenta Foucault - il sesso non dovrebbe mai essere oggetto della legge. Lo statuto della sessualità è diverso da quello della violenza. Nello stupro occorre distinguere la violenza, che è oggetto della legge, dal sesso, che non lo è.

M. Foucault : On peut toujours tenir le discours théorique qui consiste à dire : de toute façon, la sexualité ne peut en aucun cas être objet de punition. Et quand on punit le violon doit punir exclusivement la violence physique. Et dire que ce n'est rien de plus qu'une agression, et rien d'autre : que l'on foute son poing dans la gueule de quelqu'un, ou son pénis dans le sexe, cela n'appelle pas de différence... Mais primo : je ne suis pas sûr que les femmes seraient d'accord...

Non sono sicuro che le donne sarebbero d'accordo... Foucault ritorna sull'argomento nel corso dell'intervista con Jean François et John de Wit, in occasione delle conferenze tenute all'Università cattolica di Lovanio intitolate: Mal faire, dire vrai. Fonction de l'aveu en justice.

[..] le problème du viol. D'une part: est-ce que la sexualité peut être soumise en réalité à la législation? est-ce qu'en fait tout ce qui touche à la sexualité ne doit pas être mis en marge de la législation? Mais que faire d'autre part du viol, si aucun élément touchant à la sexualité ne doit figurer dans la loi? Voilà la question que j'ai posée. Au cours de la discussion avec Cooper, j'ai dit tout simplement que dans ce domaine il y avait un problème dont on devait discuter et pour lequel je n'avais pas de solution. Je ne savais qu'en faire, voilà tout.

Il problema che si pone Foucault è : come preservare l'espressività della sessualità?. Lo stesso che pone, in altri termini, Sigmund Freud ne Il disagio della civiltà. Non c'è risposta.


Semyon Bychkov conducts the fourth and fifth movements of Mahler Symphony No 2, 'Resurrection' with the London Symphony Orchestra, London Symphony Chorus, Christiane Karg and Anna Larsson live from the Barbican Centre on Sunday 4 February 2018

Gli italiani li vedo un pò rincoglioniti

07.02Una nazione che paga regolarmente 80-90 miliardi di interessi all'anno (mediamente il 5% del Pil) ad un tasso superiore alla media delle nazioni occidentali e lo fa da quarant'anni è una gallina dalle uova d'oro.

Forse ha ragione Di Battista!

Nessuna morale può dimostrare il contrario

06.02Il libro di John Kekes The Illusions of Egalitarianism è la dimostrazione dell'esistenza dell'ineguaglianza. MP e Kekes non sono uguali. La pensano in modo diametralmente opposto e non occorre altro per dimostrare l'inevitabilità dell'ineguaglianza fra gli esseri umani. MP desidera vivere in un mondo dove non ci sia Kekes e immagino Kekes desideri vivere in un mondo dove non ci sia MP. Ma, nel mondo, ci sono sia Kekes che MP e questo è sufficiente per dimostrare l'inevitabilità del postulato dell'uguaglianza fra gli esseri umani, affinché sia possibile mantenere la pacifica convivenza nella reciproca libertà. Nessuna morale può dimostrare il contrario.

Naturamente se si osserva con attenzione l'argomento proposto si è naturalmente indotti a pensare che la dialettica uguaglianza-diseguaglianza sia assolutamente priva di senso nei termini nei quali è ordinariamente impostata (anche da Kekes).

Giocare la carta della vittima

05.02Recentemente Chomper Schuld, alias Pup Chomper, ex Mr. Wisconsin Leather, ha publicato su Instigator Magazine, sofisticata rivista cartacea per Alpha Males, un articolo d'opinione che ha innescato un vivace dibattito in rete.

Devo ammettere che, per chi, come me, non è addentro alla leather subculture americana, anche i soli antefatti necessari per comprendere l'oggetto del contendere hanno richiesto un vero e proprio decriptaggio, ma ho ritenuto che l'argomento ne valesse la pena.

Si può iniziare dalla parola pup: cucciolo, specialmente di cane, giovane animale, ma anche giovinetto sbarbatello e presuntuoso. Questo non soddisfa la mia curiosità. Nell'Urban dictionary trovo altre più intriganti definizioni, tra le quali questa:

Pup: A pup is a gay adolescent or young man, with many of the attributes we associate with puppy dogs: cute, inexperienced, naive, bright-eyed, eager, energetic, huggable. Similar to a Twink, but with the possibility of a brain, not as edgy or trendy, and minus the sense that they're always one step from being totally wasted. A pup is also very like a cub, but isn't interested in bear culture, not a bear apprentice.

Tutto chiaro? Un pup è molto simile ad un giovane orso, ma non è un orso. Fin qui mi sembra tutto evidente.

Proseguiamo. Chomper incolpa QPOC di aver rovinato il Gene Pool - il corredo genetico - della comunità BDSM. La questione eugenetica è un terreno scivoloso e non mi ci voglio addentrare. Mi terrò ai margini cercando di capire cosa intenda esattamente Chomper con: playing the victim card.

This need for validation appears to be growing among younger members of the community. We are letting them believe the only way to get out attention is to play the victim cards of race, sexual orientation, and claims of gender preference [..] individuals playing this victim card are not only poisoning the system, but turning it into a system of inclusion. ‘Faggotry Politics’ of this nature ruins the risk of turning our once powerful community into a weakened joke defined by its passion for drama over just helping one another achieve orgasmic results. [1]

Non dobbiamo giocare a fare le vittime. Anche quando siamo realmente vittime non dobbiamo comportarci da vittime. Il vittimismo non fa parte del corredo genetico del BDSM. Questo mi sembra dica Chomper. Eppure BDSM è in qualche modo connaturato al teatrale gioco della vittima. Ma, forse, Chomper si riferisce alla messa in scena, che non può essere presa sul serio per ottenere i suoi effetti orgasmici. Mi sembra che la discussione debba vertere su questa ambiguità.


Alice sucht sich im Internet Männer aus. Dabei will sie keinen Partner für eine Beziehung, sondern einen BDSM-Kontakt. Bei FOCUS Online erzählt sie in Tagebuch-Form ihre Geschichte. Mit ihrem ersten Sex-Date testet Alice, wie weit sie gehen kann und stößt an ihre Grenzen.


04.02Si può ipotizzare che, probabilmente, in un futuro prossimo, verranno promosse azioni per ottenere il risarcimento dei danni a lungo termine provocati dall'uranio impoverito contro le nazioni e le organizzazioni che ne hanno fatto uso nei loro interventi militari.


03.02La domanda alla quale Kant diede la sua celabrata risposta potrebbe oggi essere posta così: Che cos'è la Ragione?

Naturalmente, per noi oggi, la Ragione non può più essere confusa con la pura e semplice razionalità. La Ragione è la razionalità spinta oltre, fino a ricomprendere le ragioni dell'irrazionale e della negazione della razionalità.

Una risata vi sepellirà

02.02Leggendo l'enumerazione dei misfatti perpetrati in quindici anni dal commissario governativo, legale rappresentante e amministratore unico di Ferrovie Sud Est dal 2001 al 2015, Luigi Fiorillo e dai suoi sodali, non si può che lasciarsi prendere da un'incontenibile risata.

Sdegnarsi non serve a nulla. L'unica reazione possibile, ovvero che abbia un senso liberatorio, all'operare fattuale del ceto politico è la risata. Come si può rispondere a chi vuole costruire il Mose, la Tav Torino-Lione o il ponte sullo stretto di Messina se non con una sonora risata!

Costi della politica non sono solo i vitalizi e i rimborsi spese, gli stipendi dei parlamentati, dei loro portaborse, dei loro barbieri e dei loro agenti di scorta. Sono costi della politica anche la cattiva gestione del territorio, il malaffare nelle opere publiche, l'incompetenza, le leggi mal scritte, le nomine clientelari, i concorsi truccati, l'inutilità di 950 parlamentari, di 654 dipendenti del Senato, (dati del 1 febbraio 2018) di 1469 dipendenti della Camera dei deputati, di non so quanti Consiglieri regionali e relativi dipendenti regionali, ma anche le inutili e costose procedure pseudo elettorali attraverso le quali la casta si autonomina, investendosi del potere di decidere per gli altri senza rispondere a nessuno del proprio operato.

Questo non vuol dire che non si possa e non si debba fare qualcosa, ed anche urgentemente, prima che sia troppo tardi. Ad esempio introducendo una norma che obblighi, in determinati casi, i parlamentari ed i membri del governo a rispondere del proprio operato non solo astrattamente attraverso il giudizio degli elettori, ma anche, penalmente e civilmente, attraverso i tribunali. Se ai Sindaci viene imputato il comportamento durante le alluvioni perché chi ha nominato e non ha controllato Fiorillo, per colpa o per dolo, non dovrebbe risponderne in prima persona?

Pena o risarcimento? Quale risarcimento o quale pena? Il carcere è, lo si voglia o no, un lascito dell'Illuminismo. Non per questo è una risposta razionale al comportamento delittuoso. In due casi in particolare oggi dimostra tutta la sua inadeguatezza: i delitti di chi persegue l'arricchimento violando deliberatamente la legge e l'omicidio volontario. In questi casi la pena non può che essere della stessa natura del delitto.


01.02Un sondaggio condotto nel 2017 da Gallup e Northeastern University ha rilevato che il 48% degli americani è favorevole ad un reddito garantito come soluzione alla disoccupazione indotta dall'automazione. Favorevole il 65 per cento degli intervistati che si dichiarano democratici e il 28 per cento fra gli elettori repubblicani. Per finanziare la misura solo il 45% dei favorevoli è disposto a pagare tasse più alte, la maggioranza degli intervistati ritiene che debbano essere le imprese che realizzano maggiori profitti utilizzando l'intelligenza artificiale a pagare.

Il piccolo Stato

31.01L'impasse, il cul-de-sac nel quale si è infilata la gestione castigliana della questione catalana ripropone, ancora una volta, la necessità di riconsiderare l'idea e la funzione dello stato-nazione. L'identificazione dello Stato con la grande nazione prende pienamente forma solo nella seconda metà del XIX secolo.

L'idea della nazione, che ancora nello spirito di Sismondi, Cattaneo, Möser, Adam Müller, Friedrich Schlegel e cento altri era stata l'alleata del piccolo Stato autonomo di origine medievale, intorno alla metà dell'Ottocento ha stretto connubio con il grande Stato: connubio, cui negli anni tra il 1848 e il 1870 è stato offerto un sacrificio ora volontario e pacifico, ora violento e sanguinoso di qualche dozzina di antichissime piccole formazioni statali.

Nei saggi che compongono le Historische Meditationen, Werner Kaegi non solo difendeva come cittadino l’integrità e la sovranità dei piccoli stati [..] ma fondava storiograficamente e argomentava il fondamentale valore politico dell’esistenza del piccolo stato in Europa.

Diversamente dal piccolo Stato che affonda le proprie radici nella storia, lo stato-nazione in quanto privo di storia ha bisogno narrazioni epiche unificanti.

Da cento anni il mondo si è assuefatto a considerare la storia d'Europa come una storia di nazioni. Un tempo si scriveva la storia degli Stati europei. L'idea di nazione, che come concetto storico fondamentale reca impresso fin dalla nascita il difetto della tendenza politica, ha provocato nelle cognizioni storiche dell'uomo di cultura europeo uno scompiglio non minore delle decretali pseudoisidoriane e di tutte le falsificazioni papali nel Medioevo. Anche se nessuno crede più seriamente alla genesi unitaria di una qualsivoglia nazione, natio continua per altro a significare una stirpe, e il concetto di nasci, insieme al nome della dea romana della generazione, Natio, continueranno a colorire la parola del loro significato fin quando ce ne serviremo. Mentre l'unità di lingua, legata al concetto di nazione ormai da intere generazioni, farà sempre rifluire nelle discussioni — come falso ingrediente — l'erronea immagine di una origine e storia unitarie di tutti coloro che parlano una lingua determinata. Ad una vera e propria falsificazione equivale il concetto di nazione appunto nel senso che a quella si attribuisce quando si parla della donazione di Costantino oppure dell'opera di Isidorus Mercator. Quel che in realtà è un programma, una velleità presente oppure proiettata nel futuro, viene spacciato come un dato di fatto del passato. Se la popolazione di un certo Stato, in contrasto con tutta la sua tradizione e ad onta delle differenze che caratterizzano la storia di ciascuna sua parte, possiede e proclama la salda volontà di essere un popolo, di comportarsi come una famiglia, come i figli di un medesimo genitore - è questa una libera scelta, e l'osservatore imparziale non può far altro che rallegrarsi di questa bella volontà di concordia. Se essa, invece, maschera questa volontà attuale e proiettata nel futuro in una immagine fittizia del passato, nel falso quadro di un passato in cui sarebbe stata dominante una volontà attuale - allora l'osservatore che si trova fuori da quei confin ha tutte le ragioni per distinguere con esattezza ciò che in quel quadro è autentica scienza da ciò che è aspirazione interessata.

All'instabilità dello stato nazione fa riscontro la persistenza del piccolo Stato, che ha la capacità di ricomporsi anche dopo secoli.

Per il nostro interesse alla teoria del piccolo Stato Cattaneo è importante in virtù di una tesi che si avvicina ad una reale intuizione storica. Nel piccolo scritto succitato Cattaneo percorre, partendo dalle posizioni di Sismondi, il cammino a ritroso e trova uno schietto e immediato rapporto fra il comune italiano del Medioevo e il municipium romano dell'antichità. Il senso del libriccino è nell'interpretare la città, con l'annesso territorio circostante, come la cellula originaria, non solo economica ma anche politica, come l'individualità determinante dell'intera storia italiana a partire dall'età preromana, attraverso l'organizzazione romana, nonostante l'interruzione determinata dal dominio ostrogoto e longobardo, come l'unità della vita politica di nuovo vittoriosa anche nel Medioevo. Questa comunanza vitale di città e contado è la naturale persona politica, lo Stato elementare, permanente e indissolubile. Affascinato, Cattaneo segue il rifiorire di questa unità dalle rovine delle migrazioni, nella forma della città-vescovato. Era come una selva atterrata che ripullula da sepolte radici. Nel momento in cui queste città medievali riescono a scuotere il potere politico del vescovo, esse tornano ad essere le città dell'epoca preromana, in molteplice differenziazione, in gara continua — le creatrici del Rinascimento.

Ne segue che la questione catalana non ha nessuna soluzione fuori dalla Catalogna.

Una notte a Copacabana

30.01Il testo seguente è in gran parte una collazione di citazioni da Julian Nida-Rümelin, Per un'economia umana, ma non può essere, solo per questo motivo, attribuito a Nida-Rümelin.

La teoria economica moderna collega preferenze e azioni. Le persone hanno preferenze quando si comportano in una determinata maniera. Supponiamo di essere nella zona di Copacabana, a Rio de Janeiro, intorno alle due di notte e qualcuno consegna un portafoglio a un giovane uomo. Quest'azione implica evidentemente una preferenza, quella di consegnare il portafoglio al giovane uomo. Supponiamo che il turista sia stato minacciato e messo davanti alla richiesta di consegnare il contenuto del suo portafoglio.

La situazione è ambigua. Non solo perché il giovane uomo minaccia il turista dopo una prestazione sessuale, ma anche perché implica una preferenza di entrambi per il contenuto del portafoglio rispetto alla prestazione sessuale. Ammesso che solitamente il contenuto di un portafoglio non viene impiegato per evitare ferite, si può assolutamente interpretare l'accadimento a Copacabana come un acquisto inabituale. Le preferenze sono proprio quelle che si mostrano in quello che volta per volta è il comportamento decisionale.

Se l'argomentazione esposta fino a qui regge, abbiamo mostrato che l'agire razionale non può consistere semplicemente nell'ottimizzare i propri interessi. Non c'è un'unica ragione epistemica alla quale ogni altra debba essere riconducibile per essere convincente. [Devo sottolineare questa cosa: non credo che un essere umano disponga di una particolare competenza per giudicare quale sarebbe una buona ragione dell'azione solo perché è uno scienziato]

Se la libertà di mercato conduce a una distribuzione del reddito e del patrimonio che minaccia l'uguale autonomia, allora la sua limitazione è legittima. Sarebbe proprio strano se, alla fine, l'economia capitalistica di mercato, che è un prodotto secondario della scoperta di libertà e uguaglianza, distruggesse proprio queste ultime. Attraverso la possibilità di trasmettere ai discendenti anche grandi patrimoni può sorgere una nuova forma di feudalesimo.

Chi vuole preservare la dinamica di un'economia capitalistica deve sostenere lo Stato sociale redistributivo. Il mercato abbandonato a se stesso ha come effetto un'alta concentrazione dei patrimoni; aziende, immobili e capitali ereditati provocano una nuova forma di discriminazione, una disuguaglianza basata sulle origini. Ciò mina la logica dell'economia capitalistica che presuppone una concorrenza sempre rinnovata tra uguali condizioni di partenza. Ma, soprattutto, ciò è contrario all'idea di un'uguale libertà e di un uguale rispetto.

Il ritorno della morte come pena

29.01In Turchia Recep Tayyip Erdogan si propone di ripristinare la pena di morte, abolita nel 2004 in vista dell'entrata nell'Unione Europea. Il parlamento israeliano ha avviato l'iter per rendere non giudicabile dai tribunali ordinari la morte dei terroristi palestinesi.

⚛ Mercoledì 3 gennaio, il Parlamento israeliano ha approvato, in via preliminare, il progetto di legge che facilita la condanna a morte dei “terroristi” con 52 voti favorevoli e 49 contrari. [..] Tale progetto di legge era stato approvato dalla coalizione di governo israeliana il 17 dicembre 2017 e, secondo quanto dichiarato dal quotidiano israeliano Times of Israel, si tratterebbe di una misura presa contro i terroristi palestinesi.

In Brasile [sondaggio di Datafolha] il 57% degli intervistati ha dichiarato che in occasione di un referendum voterebbe a favore della pena capitale.

In controtendenza gli Stati Uniti. Nel 2017 gli americani che, nel tradizionale sondaggio Gallup, si sono espressi a favore alla pena capitale sono scesi sotto il 60%. È la prima volta dal 1972

Gallup Poll. Oct. 5-11, 2017. N=1,028 adults nationwide. Margin of error ± 4.
"Are you in favor of the death penalty for a person convicted of murder?"
  Favorevoli % Contrari % Senza opinione %
5-11 ottobre 2017 55 41 3
5-9 ottobre 2016 60 37 3

In Italia l'ultimo sondaggio sull'argomento è dell'istituto DOXA e risale al 1996. La serie storica è questa (seo)

Anno 1949 1953 1974 1977 1982 1992 1996
Favorevoli 64% 46% 58% 51% 58% 52% 46%

L'analisi de La Civiltà cattolica:

Quanto a coloro che sono favorevoli o contrari alla pena di morte, si rilevano diversità di opinioni secondo il sesso, l'età, la zona geografica e il titolo di studio. Cosi del 45,6% degli italiani favorevoli, il 48,4% sono uomini e il 42,8% donne, mentre del 45,7% dei contrari, il 44,8% sono uomini e il 46,6% donne. Ciò significa che i più favorevoli alla pena di morte sono gli uomini.

Quanto all'età, tra i favorevoli prevalgono le persone dai ai 64 anni (55,8%), mentre i giovani fino a 24 anni sono il 59,8%; tra i contrari prevalgono i giovani fino a 24 anni (53%), seguiti dalle persone dai 25 ai 34 anni (50,8%), mentre le persone oltre i 64 anni sono solo il 36,5%, seguiti dalle persone dai ai 64 anni, che sono il 38,7%. Stando a questi dati si può prevedere che nel futuro crescerà il numero delle persone contrarie alla pena di morte, salvo che nei prossimi anni i giovani, oggi in maggioranza contrari, non diventino in maggioranza favorevoli: ciò che non è da escludere, data la tendenza giovanile ad assumere posizioni contrarie a quelle dei giovani che li hanno preceduti, come è avvenuto recentemente col passaggio dei giovani dalla sinistra alla destra.

Quanto alle zone geografiche, il più favorevole alla pena di morte è il Sud (49,6%) contro il 43,4% del Nord e il 44, del Centro, mentre i più contrari sono il Nord (47,3%) e il Centro (44,2%) contro il 42,6% del Sud. Se poi si considera il titolo di studio, si rileva che i laureati sono favorevoli per il 17% e contrari per l'80%; quelli che hanno un diploma di scuola media superiore sono favorevoli per il 33,9% e contrari per il 59%; quelli che hanno la licenza media sono favorevoli per il 49,3% e contrari per il 42,6% e quelli che hanno la licenza elementare o non hanno nessun titolo di studio sono favorevoli per il 57,2% e contrari per il 31,1%. Ciò indica che quanto più alto è il titolo di studio, tanto più alto è il numero di coloro che sono contrari alla pena di morte. La stessa cosa deve dirsi della condizione economico-sociale: quanto più questa si eleva tanto più cresce la contrarietà alla pena di morte.

La conclusione che si può trarre da questi dati è che la pena di morte è tanto più ammessa e accettata quanto maggiore è l'età e più basso è il livello culturale ed economico-sociale. Si può quindi prevedere che quanto più crescerà il livello culturale e socio-economico della popolazione italiana, tanto più diminuirà il numero dei favorevoli alla pena di morte.

In sostanza i più favorevoli alla pena capitale sarebbero gli stessi sui quali più facilmente essa verrebbe applicata.

La regola della prossimità

28.01Sia Pornhub che xHamster hanno recentemente reso noti i rapporti annuali per il 2017. Non sono in grado di giudicare se questi dati siano significativi. La statistica è una scienza i cui risultati sono molto difficili da interpretare.

Maïa Mazaurette, su Le Monde, trae da questi dati un'acuta osservazione di costume. Contrariamente alla credenza popolare, la nostra ricerca sulle piattaforme per adulti è sorprendentemente ripetitiva e predilige la prossimità. Il nostro desiderio sessuale sembra essere pigro e privo di fantasia e si ferma, per lo più, ai confini del paese nel quale il nostro immaginario si è formato.

Non si vuole misurare la disoccupazione reale

27.01Il tasso di disoccupazione non misura la disoccupazione. La misura ufficiale della disoccupazione non è la misura della disoccupazione reale.

Dal 2013 al terzo trimestre del 2017 si osserva infatti il recupero di quasi un milione di occupati. I nuovi assunti, però, provengono in prevalenza dall’area di coloro che avevano dichiarato di non cercare lavoro o di non essere immediatamente disponibili a lavorare. [..] I migliori risultati degli inattivi emergono anche osservando le serie mensili destagionalizzate delle forze di lavoro. Dal settembre 2013 all’ottobre 2017 gli occupati risultano in aumento, di 964 mila unità, a seguito di una diminuzione di 226 mila disoccupati e di 1,066 milioni di inattivi. [..] È molto probabile anche che non abbiano mai cercato lavoro nelle forme consuete, così come definite dall’International labour organizzation, e che siano entrati nel mondo del lavoro grazie a rapporti diretti con il datore di lavoro in virtù dei loro legami professionali, parentali o di amicizia.

L'articolo è la dimostrazione empirica che il tasso di disoccupazione è calcolato con un metodo sbagliato. Per chi pensa male, e qualche volta ci azzecca, questo errore non è casuale. Non si vuole misurare la disoccupazione reale.

Lo scopo, dare un'immagine diversa della realtà.


26.01Arietta Mata, prostituta ungherese di 24 anni trovata morta sui binari tra Modena e Castelfranco Emilia, dopo essere stata travolta da un treno è stata rapinata e strangolata. Il suo cadavere è stato messo sui binari per simulare un incidente. Per il suo omicidio è stato fermato un 50enne sardo. L’uomo ha già un precedente. Era stato arrestato negli anni '90 per aver ucciso un’anziana ad Olbia. Ha scontato 23 anni di carcere.

La disuguaglianza è un problema?

25.01La disuguaglianza è un problema? si chiede Guido Alfani, professore associato di storia economica presso l’Università Bocconi, e autore di The rich in historical perspective. Poiché la storia dimostra che, con l'eccezione di alcuni decenni del novecento a cavallo delle due grandi guerre, il livelli di disuguaglianza nelle civiltà fiorenti sono sempre stati elevati sembrerebbe di no.

Se colleghiamo i dati prodotti da Einite [Economic Inequality across Italy and Europe, 1300-1800] per il 1300-1800 con quelli pubblicati da Thomas Piketty per i due secoli successivi, troviamo una perfetta continuità nel ritmo di accrescimento della disuguaglianza passando dall’età moderna al XIX secolo, e una quasi perfetta coincidenza nei livelli attorno al 1800 (Piketty stima che nel 1810 il 10 per cento più ricco della popolazione europea possedeva l’82 per cento della ricchezza complessiva, mentre le stime Einite indicano il 77 per cento nel 1800)

La domanda puà essere attualizzata così: Perché Matteo Salvini pone nel suo programma elettorale la crescita della disuguaglianza?

Per quanto [riguarda] la situazione attuale [..] l’introduzione di una flat tax al posto di un sistema ad aliquote crescenti, [..] riduce la progressività dell’imposizione. Quindi, favorisce la crescita della disuguaglianza. Si tratta di un effetto indesiderato, e sono previsti dei correttivi per evitarlo? Oppure si ritiene che la disuguaglianza non costituisca, oggi, un problema reale?

Non è vero che la flat tax aumenti necessariamente la disuguaglianza, dipende dall'aliquota e dal valore dell'imposta negativa sul reddito ad essa associata. Se l'aliquota è del 15% e l'imposta negativa è quasi zero, come vuole Matteo Salvini, allora aumenta la disuguaglianza, ma se l'aliquota è al 30% e l'imposta negativa è di 6.000 € allora diminuisce la disuguaglianza.

Potere duale

24.01Invece delle riforme o della rivoluzione, per la sua personale utopia Jameson propone ciò che chiama Dual Power. Questo termine sembra essere stato originariamente utilizzato da Lenin e si riferisce alla contemporanea presenza di due poteri su un unico territorio. Si tratta di situazioni che vengono considerate di passaggio, poiché non si ammette la possibilità dell'esistenza di due strutture di potere parallele che non siano in conflitto fra loro.

Il modello classico di rivoluzione comporta innanzitutto il rovesciamento dello Stato e, successivamente, la creazione di nuove istituzioni. Il modello dual power capovolge l'ordine degli eventi. La struttura alternativa di governance è costruita ed entra in funzione prima della rivoluzione e si sostituisce allo Stato solo quando questo si è estinto.

Peccato che l'utopia sia un sottogenere socioeconomico della fantascienza, quindi essenzialmente un genere letterario.

Soldi in mano

23.10Cash in hand. Soldi in mano, così conclude il rapporto di Otto Lehto per l'Adam Smith Institute sullo stato dell'arte del reddito di cittadinanza (UBI).

Ma le modalità di implementazione del reddito universale, cioè come distribuire il contante, sono un problema non ancora risolto. Le nuove tecnologie offrono degli strumenti, impensabili fino a pochi anni or sono, che si trascinano dietro dei rischi, il Grande fratello, e delle opportunità. Di questi argomenti, a mio avviso, la ricerca si occupa ancora troppo poco, mentre si disperdono energie in inutili diatribe sui massimi sistemi che non portano in nessun luogo.

Ci sono argomenti che riguardano il nostro essere così come si è sui quali non si cambia facimente idea, perché ne va della nostra identità. Per questo motivo occorre trovare un modo di convivenza che consenta a ciascuno di vivere secondo le proprie convinzioni, cioè di mantenere la separatezza nella prossimità.

La fioritura delle masse

22.01Un articolo di Edmund Phelps sul Sole 24 Ore, che riprende i temi di Mass Flourishing, mi consente di aggiungere qualcosa sul ruolo che i costi della politica esercitano su produttività ed innovazione.

La causa immediata della stagnazione in Occidente è il persistente rallentamento della produttività, che è cominciato in America intorno al 1968 [1]

Il fulcro del successo di un'economia moderna è il dinamismo. Phelps descrive il dinamismo di un'economia come la volontà e la capacità di innovare. [3] Ma all'origine del dimanismo e dell'innovazione non sono la libertà d'impresa, le istituzioni che la regolano e la proteggono, e neppure la scienza, bensì una cultura dell'individualità.

My account of the phenomenon of dynamism recognizes that myriad economic freedoms are a key element [..] Yet the rise of economic modernity required more than the existence and enforcement of legal rights and more than various commercial and financial institutions. My account of dynamism does not deny that science has been advancing but does not link prosperity to science. In my account, attitudes and beliefs were the wellspring of the dynamism of the modern economies. It is mainly a culture protecting and inspiring individuality, imagination, understanding, and self-expression that drives a nation's indigenous innovation. [2, p. X]

Il tema viene declinato anche in termini di valori in un passo ampiamente citato. [ad esempio in 6 e 7]

Modernist values include norms like thinking and working for yourself and self-expression. These values also include attitudes toward others: readiness to accept change caused or desired by others; eagerness to work with others; the desire to test one's self against others, thus to compete; and the willingness to take the initiative, thus to go first. [..] Other modernist attitudes are the desire to create, explore, and experiment, the welcoming of hurdles to surmount, the desire to be intellectually engaged, and the desire to have responsibility and to give orders. Behind these desires is a need to exercise one's own judgment, to act on one's own insights, and to summon up one's own imagination. This spirit does not involve a love of risk — hence enjoying a bet on the toss of a fair coin. It is a spirit that views the prospect of unanticipated consequences that may come with voyaging into the unknown as a valued part of experience and not a drawback. Self-discovery and personal development are major vitalist values. [..] Modernist beliefs include some distinctive ideas of what is right: the rightness of having to compete with others for positions of higher responsibility, the rightness of greater pay for greater productivity or greater responsibility, the rightness of orders from those in responsible positions and the rightness of holding them accountable, the right of people to offer new ideas, and the right of people to offer new ways of doing things and to offer new things to do. AII this stands in contrast to traditionalism with its notions of service, obligation, family, and social harmony. [2, pp. 98–99]

La narrazione di Pelps è un'esaltazione dell'individualismo ed una perorazione contro il corporativismo dalla quale è difficile non lasciarsi affascinare. Mass Flourishing avrebbe potuto intitolarsi Contra-Corporatism poiché il cuore di questo bel libro è un attacco alla "terza via" tra capitalismo e socialismo [4] che ha nella dottrina sociale della chiesa cattolica la sua espressione più forte. [5]

Eppure qualcosa non quadra. La lettura dei fatti proposta da Phelps non spiega in modo sufficiente il rallentamento della produttività nei paesi occidentali, ammesso che un tale rallentamento si sia effettivamente verificato e siano stati bene interpretati i dati. [9 e 10]

Come ho detto altrove, l'origine del rallentamento della crescita, non della produttività, dovrebbe essere ricercato nel progressivo aumento della quota di prodotto nazionale accaparrato dalla politica per i propri scopi e a causa dei suoi errori e delle sue inefficienze. Si tratta di un effetto strutturale della dépense politica, legato alla senescenza delle civiltà, che può essere interrotto, ma non fermato, aumentando il dinamismo e la produttività degli investimenti publici. In questo seguo Phelps.

Rimane però valida l'obiezione di Samuel Brittan, posta a chiusa della recensione sul Financial Times: "Nel mondo di Phelps chi non può o non vuole essere innovativo avrebbe ancora il diritto di non esserlo?".

What Phelps and those who think like him have still to demonstrate is that the more lethargic, who do not want to be fiercely innovative either in their work or in their leisure, will still benefit more from a competitive capitalist economy than from any of the alternatives proffered so far. This applies, after all, to some of us all of the time and to most of us some of the time. [8]

C'è una alternativa, lasciare ai singoli individui la possibilità di decidere a quale legislazione essere sottoposti e scegliere l'agenzia di protezione corrispondente alla legislazione scelta. In questo modo la concorrenza non sarà solo fra individui, ma anche tra valori collettivi e nessuno sarà costretto a vivere in un mondo disegnato da altri. I costi della politica saranno complessivamente più alti, ma ciascuno sarà più felice e produttivo perché contribuirà a realizzare ciò in cui crede al prezzo che è disponibile a spendere.

Scegliere una safeword non è complicato

21.01L'edizione inglese di Metro riporta la notizia che Lovehoney, azienda britannica specializzata nell'e-commerce di sex toys e lingerie, ha condotto un sondaggio dal quale è risultato che Donald Trump è una delle safeword più usate dai BDSMer.

Ci sta, intuitivamente la notizia è attendibile. La safeword, per ottenere il suo effetto, deve essere straniante, creare un attimo di disorientamento attraverso il quale sia possibile ritornare gradualmente alla realtà. L'ambiguità di ciò che si cela dietro le parole Donald Trump è tale da prestarsi ottimamente alla bisogna.

La politica costa troppo

20.01Pochi in Danimarca e Svezia sostengono che le tasse siano troppo alte, molti in Italia e Francia. Eppure in Danimarca e Svezia le tasse sono più alte che in Italia e Francia. ※

Che spiegazione dare a questa differente percezione? Si può ipotizzare l'esistenza di una relazione tra costo della politica e imposizione fiscale. Come per ogni prodotto, anche per la politica, il costo si misura sulla qualità della merce. Una politica scadente costa sempre troppo.

La prima conseguenza di questa situazione dovrebbe essere il miglioramento dell'efficienza della politica, invece la richiesta che più si fa sentire è sempre quella di ridurre le tasse. Ne è esempio la Francia dove questa richiesta si esprime attraverso una vasta publicistica. Prendo lo spunto dal recente pamphlet di Philippe Nemo.

Per Philippe Nemo esistono due concezioni dell'imposta. La prima è quella liberale dell'impôt-échange, imposta come contropartita delle prestazioni fornite dallo Stato: difesa della proprietà, infrastrutture, giustizia, etc. La seconda è l'impôt-redistribution, l'imposta-redistribuzione socialista, che fa pagare le tasse ai più ricchi per distribuire risorse ai più poveri.

Si comprende immediatamente come il vero obiettivo di Nemo non siano le tasse, ma la redistibuzione a favore dei poveri che, a suo avviso, il sistema progressivo di tassazione imporrebbe senza motivo.

Da liberale, quale mi ritengo, penso che Nemo dimentichi la vera ragione per la quale un liberale non può confutare, ma anzi deve sostenere, il principio della progressività dell'imposta. ⚛

L'imposta progressiva è lo strumento che la borghesia liberale si è data per raccogliere il denaro necessario per difendere la proprietà privata e la pace sociale durante le guerre napoleoniche e poi in tutte le successive guerre che ha sostenuto e dovrà ancora sostenere.

Mi sembra lapalissiano che in nessun contratto sociale stia scritto che la difesa della proprietà privata vada pagata da chi non ha proprietà. Sebbene noi tutti si sappia che gli esclusi, se non pagano in denaro, pagano comunque in cadaveri.

Ma c'è di più. Come si vede dagli esempi di Svezia e Danimarca, un'alta imposizione fiscale con scopi redistributivi è perfettamente compatibile con il capitalismo liberale e con una produttività superiore alla media dei paesi con una minore imposizione fiscale.

Quindi dov'è il problema se non nell'elevato costo della politica?

L'uso scorretto della matematica

19.01La statistica è una scienza... se la statistica è una scienza. Dipende dall'uso che se ne fa. La neutralità dei dati statistici deve essere posta in discussione. L'uso politico, ad esempio, fa sì che i dati forniti dalle rilevazioni statistiche non si possano considerare oggettivi e quindi non si possano neppure considerare politicamente neutrali.

Naturalmente noi tutti ci fidiamo della matematica. La riteniamo uno strumento sicuro ed efficace di conoscenza e quindi riteniamo attendibili i risultati che il suo corretto uso ci fornisce.

Proprio questa affidabilità ci induce in errore tutte le volte che non consideriamo le condizioni di applicabilità dei numeri al reale. Se è vero, ed è vero, che tutto ciò che è materia è numero e tutto ciò che è numero è materia, non sempre questa correlazione è direttamente biunivoca. Politica, economia e in generale tutti gli ambiti nei quali interviene la possibilità di scegliere propria dell'essere umano ne sono un chiaro esempio.

A volte, come nel caso della statistica, l'imponenza del corredo matematico utilizzato nell'elaborazione dei dati ci induce nell'errore di considerare troppo frettolosamente attendibili i risultati che questa scienza ci offre, senza considerare l'elemento spirituale, cioè il particulare, sul quale sono fondati.


Si possono citare alcuni casi nei quali l'elaborazione statistica non è politicamente neutrale, ovvero situazioni nelle quali le modalità di rilevamento e di calcolo dei dati influiscono sulla determinazione degli indici relativi. Gli indici statistici attraverso i quali vengono stabilite importanti misure di politica sociale sui quali si possono sollevare delle obiezioni sono:

  1. durata della vita
  2. inflazione
  3. disoccupazione

Se, ai fini pensionistici, utilizzo la stessa durata media della vita per categorie di lavoratori che hanno una diversa vita media commetto un errore.

Se, per calcolare la rivalutazione necessaria per mantenere il potere d'acquisto dei minimi salariali e pensionistici, utilizzo l'indice generale dell'inflazione e non quello specifico per i beni primari commetto un errore.

Se, per calcolare il tasso di disoccupazione, creo la categoria fittizia degli scoraggiati e considero un'ora di lavoro precario o stagionale allo stesso modo di quella di un dipendente a tempo indeterminato commetto un errore.

Poichè questi errori stanno in mezzo, tra il matematico ed il particulare, nessuno dei due ammetterà spontaneamente di esserne il responsabile ed entrambi avranno ragione e torto allo stesso tempo.

Paesaggi palestinesi

18.01La storia della Palestina nel XX secolo rappresenta un vero e proprio inciampo per la veridizione della teoria del titolo valido di Robert Nozick.

Nessuna persona ragionevole venderebbe l'aria che respira o la terra nella quale vive senza una contropartita che gli consenta di continuare a respirare e di usufruire dei prodotti della terra. Ne segue che nessuno ha un titolo valido, cioè può dirsi legittimamente e legalmente proprietario, senza una contropartita ragionevole.

La storia della Palestina dimostra che un titolo [di proprietà] si può acquistare solo con l'inganno e la forza, quindi non è mai un titolo [di proprietà] valido nel senso di Nozick.

Certamente esistono delle gravi responsabilità delle élite arabe nella genesi dell'attuale intricata situazione in Palestina. Ci si può chiedere, ad esempio, se i latifondisti mussulmani che hanno venduto le loro proprietà conoscessero le reali intenzioni dei sionisti che le hanno acquistate. O, forse, pensavano di non aver effettivamente ceduto ciò che avevano a tutti gli effetti venduto? Anche questo pone un problema alla teoria di Nozick.

Financial fetish. Tra Rockefeller e von Sacher-Masoch

17.01Tecnodominazione e dimensione mistica del sadomasochismo.

Engadget è una rivista online - ma Wikipedia la definisce un blog e podcast multilingue - incentrata sulle notizie più importanti nel mondo della tecnologia, dei gadget e dell'elettronica di consumo. Quindi anche delle interazioni tra sessualità e nuove tecnologie. Un articolo recente narra di Mistress Harley, enfaticamente definita, come peraltro si conviene alla situazione, one-and-only Techdomme, ovvero: unica e sola Dominatrice tecnologica.

Her most loyal customers sign legally binding debt contracts, agreeing to pay her a set amount over time usually in the tens of thousands of dollars. At least one man has even given her full control of his web cameras and intercom systems, which she uses to rouse him from sleep for impromptu worship sessions by blasting Wagner throughout his house.

Questa introduzione mi consente di inquadrare l'argomento con alcune citazioni da un libro inusuale nel panorama culturale italiano e per questo più meritevole di nota.

È da qualche tempo che un nuovo fenomeno si profila all'orizzonte [..] peculiare manifestazione che [..] vede il suo fulcro nella negazione, nell'apparente paradosso per cui "voluttuosamente" si mercanteggia, integralmente, proprio la 'schietta' frustrazione. Fenomeno originale, innanzitutto, nei caratteri e nelle modalità, che a modo e 'convenientemente' intessono inconscio oscuro e tecnologia raggiante [..]

Fenomeno nuovo e originale, il rapporto sessuale virtuale, dovuto all'invenzione del World Wide Web e al conseguente intreccio tra inconscio e rete. Nel caso della Money Mistress il rapporto sessuale non esiste, neppure virtualmente, ma si sublima in una dazione priva di contropartita.

L'oggetto alla base della nostra analisi è dato, in ogni modo, da un incontro, che avviene per lo più in via informatica, per cui un soggetto attribuisce dei beni, sotto forma di regolare o sporadica corresponsione di denaro o di differenti utilità ad un altro, senza un'apparente contropartita da parte di quest'ultimo, salvo per l'appunto la richiesta di tale arricchimento. Più precisamente, inserendo finalmente gli elementi di specificità differenzianti [senza il quale la predetta definizione potrebbe far intendere riferimenti assai vari, dalla rapina all'elemosina, dalla truffa alla generica donazione], quel di cui si va a trattare riguarda e si inquadra tra i rapporti di dominazione/sottomissione sessuale (in senso lato intesa) e intercorre, generalmente, tra uno o più individui soprattutto di sesso femminile che sollecitano e pretendono nella particolare forma dell'umiliazione scenografica e (poi) del ricatto ostentato, e un singolo, prevalentemente del sesso opposto , che manifesta (e quindi attua) la volontà di impegnarsi, senza alcun compenso, al detto pagamento.

All'immediato, la vistosa convenzione economica parrebbe, volendo ricalcare la falsariga teorica civilistica, priva di corrispettività , per cui si assisterebbe ad una netta sperequazione con obbligazioni a carico di uno solo dei "contraenti". In realtà, il vincolo sinallagmatico potrebbe darsi egualmente come rispettato , in quanto costituito, nel secondo elemento, proprio da quanto viene fatto ruotare attorno all'atto della pretesa e da questa stessa, di guisa che la prestazione corrispettiva alla dazione di denaro è rappresentata dal predisporre la situazione con cui si spinge ai versamenti; vale a dire dal provvedere e dal mantenere la cornice eccitante del ritrovo, nonché, esattamente, dal fatto del reclamare, nella maniera propizia ad un impulso erotico di soggezione.

Tre aspetti sono meritevoli di nota. Le implicazioni fisiologiche.

In rapporto all'aspetto propriamente fisico del sadomasochismo, invece, nei nostri casi di dominazione finanziaria comunque di per sé assente, si rammenti, per un'indagine attinente di fisiologia, l'unicità dei recettori del dolore e del piacere, interessati da risposte direttamente proporzionali all'intensità con cui essi vengono sollecitati; nonché, si ricordi come il dolore stesso sia responsabile della produzione delle endorfine ('morfine naturali') da parte del cervello, neurotrasmettitori chimici dall'effetto euforizzante (oltre che di encefaline, che agiscono come anestetici). Viceversa, pienamente presenti nel Financial fetish sono le reazioni puramente fisiche legate all'acquisita dinamica di dipendenza (nonché a tutto ciò che ruota attorno alla "sofferenza" non meramente corporea): ognuna delle varie "malattie della volontà" (con la loro attitudine ad incentrarsi su un personalissimo meccanismo di "gratificazione") interagisce con il sistema dopaminergico.

Quelle sociologiche.

va sottolineato che la dominazione finanziaria è manifestazione propria dell'Occidente 'progredito': non solo perché in questi luoghi esistente (e possibile materialmente), ma anche, e soprattutto, in quanto qui culturalmente concepibile. In più, particolarmente sensibili si mostrano i (soggetti dei) Paesi ad impronta protestante/capitalista (le due qualifiche strettamente interconnesse, acquisito il nesso tra protestantesimo e spirito del capitalismo).

Quelle metafisiche o più propriamente mistiche.

La dissoluzione monetaria, secondo quanto qui apparirà, può essere vista come sacrificio incondizionato (puramente privativo o finemente oblativo) a un principio (o principe) superiore che segna una funzione comunque alla propria esistenza?

Le guerre di Freud

16.01Le resistenze prodotte dalla psicoanalisi possono essere oggetto di indagine? Il libro dell'antropologo Samuel Lézé, École Normale Supérieure de Lyon, ne è la riprova. Chiacchiere e pettegolezzi sono buoni argomenti di dissezione per comprendere lo scontro intellettuale come segno dell'istituzione di nuove norme e nuovi valori morali nella società e, in ultima analisi, per capire noi stessi.

Et si nos querelles ont ressuscité de vieux contes, et les
ont surchargés d'un ou deux nouveaux mensonges, on
ne peut, comme vous le savez, m'en blâmer ni quelque
autre. Ils étaient devenus traditionnels; leur renaissance
est d'ailleurs utile à notre gloire par un contraste que tous
deux nous sommes également curieux d'établir; de plus,
elle tourne au profit de la science. Les scandales morts
sont de bons sujets à disséquer.
Lord Byron

L'expression Freud wars désigne couramment une série de polémiques s'étant déroulées dans la presse aux États-Unis entre 1993 et 1995. Chose curieuse, l'objet des disputes portait essentiellement sur la personnalité de Freud. Pourtant, depuis au moins le milieu des années 1980, la psychanalyse n'est plus aux manettes de la psychiatrie américaine et ne s'enseigne presque plus dans les facultés de psychologie [..] Il faut attendre dix ans pour observer, dans de tout autres circonstances, un remake français de cet épisode. Cest au début entre 2005 et 2010 que des polémiques se déclenchent autour du Livre noir de la psychanalyse et surtout du Crépuscule d'une idole (essai de Michel Onfray sous-titré : L'affabulation freudienne). Là encore, la personnalité de Freud est la cible principale des attaques. La guerre des psys devient une formule en circulation dans les médias français et les essais critiques, mais l'enjeu politique semble bien plus clair : une génération nouvelle de professionnels de la santé mentale entend prendre la place de l'ancienne génération formée dans le giron de la psychanalyse au début des années 1980. Dans les deux cas, au demeurant, la mémoire de ces polémiques s'efface peu à peu. Cet effacement signale-t-il un phénomène superficiel qu'il faudrait laisser à la critique rongeuse des souris (selon l'expression de Karl Marx)? Bien au contraire : les scandales morts forment de bons sujets de dissection pour appréhender la contestation intellectuelle comme le signe de l'instauration de nouvelles normes et valeurs morales au sein de la société, et, in fine, pour nous comprendre nous-mêmes.

Nada de ramas de olivo o de palabras en catalán

15.01In attesa di conoscere l'evoluzione della situazione politica in Catalunya annoto una nuova analisi del comportamento di Felipe VI.

Dos discursos marcan los últimos años de la monarquía española: el de la abdicación de Juan Carlos I el lunes 2 de junio de 2014 y el catalán de Felipe VI el martes 3 de octubre de 2017. Los dos causaron sorpresa. Nadie esperaba que el padre fuera a abdicar. Tampoco que el hijo mostrara tan pronto el hierro del que está hecho. «Es responsabilidad de los legítimos poderes del Estado asegurar el orden constitucional... y el normal funcionamiento de las instituciones, la vigencia del Estado de derecho y el autogobierno de Cataluña, basado en la Constitución y en su Estatuto de Autonomía», dijo Felipe VI, vestido de oscuro, a juego con el ambiente sombrío de su despacho. Nada de ramas de olivo o de palabras en catalán, un idioma que domina...

L'atto sessuale è diventato una prestazione

Citazione dall'intervista di Sophie Pujas a Régis Jauffret in occasione della publicazione di Microfictions presso l'editore Gallimard.

L'acte sexuel est devenu une performance comme une autre. Le plaisir même est une donnée, il faut jouir, beaucoup, autrement c'est un dysfonctionnement et on doit remuer ciel et terre pour y remédier. Cela ne concerne d'ailleurs pas uniquement le sexe, il y a une volonté performative générale, l'idéologie est au dépassement de soi. L'érotisme est devenu depuis un certain temps déjà une dimension obligée de nos existences, mais, maintenant, même l'amour est devenu une composante de la santé humaine. On ne peut être réputé heureux et sain dans notre société si on n'est pas amoureux et aimé, et à partir de quarante ans, si on n'a pas un ou deux enfants pour manifester sa foi en l'avenir.


L'enigma da risolvere in Europa è: come sia stato possibile che nazioni governate democraticamente abbiano trasferito tutte le decisioni cruciali che le riguardano ad un centro assolutamente privo di ogni carattere democratico.

No, Europa es exactamente lo opuesto a democracia. Aunque es verdad que nuestros estados miembros son democracias en su funcionamiento, "Europa" (es decir, la Unión Europea) es una "zona libre de democracia". Y aquí está el enigma: Estados perfectamente democráticos han transferido todas las decisiones cruciales a un centro que carece totalmente de carácter democrático. En comparación, los defectuosos y muy problemáticos Estados Unidos son un parangón de democracia. ¡Este es el triste estado de nuestra Europa hoy!

Dallo Stato sociale allo Stato senza tasse

14.01Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha vinto le elezioni anticipate del 22 ottobre 2017 promettendo di alzare le imposte sul consumo dall'8 al 10% (aumento già programmato e rinviato) per aumentare le risorse per istruzione e sicurezza sociale anziché ridurre il debito publico. Ma, anche in Giappone, c'è chi vorrebbe uno Stato esentasse. L'idea, in sé, non deve essere demonizzata.

Konosuke Matsushita, founder of Panasonic, proposed the ‘tax-free state’ as an ideal form of government. In 1979 Matsushita proposed that the government “pool at least 10% of the tax revenue until we have a reserve of around JPY 1 Quadrillion and use it wisely to make taxation unnecessary”.

La proposta consisterebbe nel trasformare il governo della nazione in un fondo comune gestito come una società per azioni che distribuisce gli utili ai cittadini. L'idea fin qui è percorribile. Ma è sorprendente la chiusa dell'articolo. Il fine ultimo di questa trasformazione sarebbe quello di sradicare il marxismo e istituire uno Stato religioso... e qui casca l'asino.

L'alba del socialismo americano

13.01 Immagina che in America nessuno abbia mai sentito parlare di neoliberismo. Sarebbe come se nell'Unione Sovietica nessuno avesse mai sentito parlare di comunismo.


Per affinità aggiungo un rimando ad un articolo di Gordon Hull sui monopoli.


Alan Hovhaness (1911 – 2000) Etchmiadzin è la capitale religiosa dell'Armenia e la sinfonia n. 21 è stata commissionata in onore di Vasken I Katholicos di Armenia.

Reddito di cittadinanza e matematica

12.01Il calcolo, molto sofisticato, ma comunque approssimativo, presentato nell'articolo di Massimo Baldini e Francesco Daveri, che riprende le linee di calcolo della spesa necessaria per implementare il c.d. reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle producendo risultanze molto diverse da quelle previste dal M5S, è l'esempio di come impostare la lotta alla povertà utilizzando la prova dei mezzi, con le complicazioni e le approssimazioni che ne conseguono, alla fine si dimostri inconcludente, senza neppure avvicinarsi al principio minimo di uguaglianza, che è quello matematico. Chi si occupa di politica tende a burlarsi dei numeri finché i numeri non si burlano di lui.

FairTax

11.01 È molto probabile che la riforma fiscale voluta da Donald Trump, i cui effetti reali sono un'incognita, si dimostri essere solo una fase di sperimentazione e rappresenti un momento di passaggio verso una struttura fiscale più stabile e definitiva.

A questo proposito quanto sta accadendo in Kansas è significativo. Nel 2012, il governatore republicano Sam Brownback si è fatto promotore di una riforma fiscale molto simile a quella voluta da Trump, real live experiment, così l'ha definita. Dopo cinque anni di applicazione le entrate statali si sono drasticamente ridotte, l'economia è cresciuta più lentamente che negli stati confinanti, il rating del Kansas è crollato e lo Stato ha tagliato i fondi per l'istruzione e le infrastrutture, accumulando nello stesso tempo un debito di 900 milioni di dollari.

In conseguenza di questa situazione lo scorso anno l'assemblea legislativa del Kansas, a maggioranza republicana, ha pesantemente ridimensionato le misure fiscali introdotte nel 2012, superando anche il veto del governatore Brownback, e una sentenza della Corte Suprema del Kansas ha imposto allo Stato di aumentare le spese per l'istruzione.

Partendo da questi presupposti riveste un certo interesse il libro di T. R. Reid, Un bel disordine: una ricerca globale per un sistema fiscale più semplice, equo e più efficiente.

P.S. Ogni allusione alla situazione italiana è voluta.

Le radici ideologiche dei problemi di Israele

10.01L'esistenza dello Stato di Israele come democrazia non è assicurata. La democrazia si fonda sull'uguaglianza fra gli individui, indipendentemente dalla razza, dalla religione e dalle ideologie politiche. Secondo le regole della democrazia rappresentativa l'esistenza di una maggioranza araba all'interno del territorio di Israele in un tempo più o meno lungo farebbe perdere agli ebrei il potere politico e questo difficilmente potrebbe essere accettato pacificamente. In questo caso - come ha scritto Michelle Goldberg - il sionismo liberale e con esso l'idea di un Israele che sia allo stesso tempo ebraico e democratico sarebbe fondamentalmente morto

Come ho già accennato in precedenza lo Stato di Israele si trova nella situazione ideale per implementare la con-presenza di due diverse legislazioni e due poteri politici e amministrativi su un unico territorio. Naturalmente ciò non va inteso come apartheid, ovvero la situazione che si va progressivamente delineando nei territori occupati, con la formazione di enclave palestinesi all'interno di uno Stato nel quale la cittadinanza appartiene di diritto solo agli ebrei.

La strategia per distruggere il welfare

09.01Salon.com riprende la notizia, riportata dal Bangor Daily News, che il governatore del Maine, Paul LePage, ha reindirizzato 1,7 milioni di dollari del TANF, programma federale istituito nel 1996 e destinato ad aiutare le famiglie che vivono in condizioni di povertà, verso i programmi per il doposcuola, originariamente finanziati con fondi statali. Gli Stati sono diventati sempre più audaci nel sottrarre fondi TANF dai programmi anti-povertà per finanziare altri programmi statali destinati principalmente alla classe media. Quando era governatore dell'Indiana, Mike Pence, oggi vicepresidente, ha reindirizzato $ 3,5 milioni in fondi TANF ai crisis pregnancy centers, centri anti-aborto che spesso si travestono da cliniche per attirare le donne che vogliono abortire. Le motivazioni sarebbero essenzialmente ideologiche (ma occorre tenere conto del fatto che trasferire fondi federali ad attività finanziate dallo Stato riduce le imposte statali, con evidente beneficio politico).

※ The reason for the shift is likely ideological. LePage is an ardent opponent of welfare, and he heavily pushes the two repeatedly disproved myths that welfare fraud is rampant and that people are on welfare because they're too lazy to work.

Secondo questa lettura la strategia del Grande Vecchio Partito GOP sarebbe quella di affamare i poveri, utilizzando per altri scopi le risorse ad essi destinati, per poterli meglio condizionare.


Joep Franssens, Dwaallicht, (1989) for 2 sopranos and ensemble: text (Latin) by Spinoza


La Flat tax è di sinistra?

08.01Premesso che il sistema fiscale vigente in Italia ha dei problemi di equità e di progressività e quindi la sua difesa è certamente un atto ipocrita di conservazione dei privilegi ovvero di destra, occorre fare chiarezza ed ammettere, per onestà, che la tassa piatta è ambivalente e può essere sub conditione di destra o di sinistra. Le condizioni sono l'aliquota e l'imposta negativa.

Più l'aliquota e l'imposta negativa sono alte e più la flat tax è di sinistra e viceversa. Un'aliquota al 15% è più a destra di un'aliquota al 25%. Si può parlare di flat tax di sinistra a partire da un'aliquota unica del 30% su tutti i redditi, senza esclusioni, collegata con un'imposta negativa pari almeno al 50% del salario minimo dei dipendenti publici. Mi sembra di essere stato chiaro.

P.S. L'esistenza di un'imposta negativa naturalmente implica, oltre all'eliminazione di ogni deducibilità e detraibilità nel calcolo dell'imponibile, anche una riforma strutturale sia del sistema previdenziale che di quello assistenziale.

In particolare, il sistema previdenziale dovrebbe essere suddiviso in due parti. La prima di carattere universalistico, compresi quindi i non lavoratori, agevolata e garantita dallo Stato sia nei confronti dell'inflazione che del mercato, volta ad ottenere un minimo pensionistico uguale per tutti, da sommarsi all'imposta negativa, che riduca di conseguenza la spesa per l'assistenza publica. La seconda di carattere privatistico, anche nel caso sia svolta da un ente publico come oggi accade con l'Inps, regolata dalle leggi attuariali e di mercato.

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi

07.01 Ho atteso qualche giorno per esprimere un commento sulla farsa mediatica innescata dalla nuova legge [1] che obbliga i consumatori ad acquistare i sacchetti prodotti da una ditta notoriamente amica del Partito Democratico. [2]

Il problema ovviamente non è la farsa bensì la legge. O meglio, il problema è il legislatore che non è in grado di legiferare secondo ragione o, peggio, se si vuole pensare male, un legislatore corrotto che detta le leggi con la volpe sotto l'ascella. Disgraziatamente i fatti sembrano dimostrare vere entrambe le cose. Per questo motivo considero i commenti di Milena Gabanelli e Mario Deaglio un depistaggio e una banalizzazione, perché contribuiscono a celare la stupidità che si nasconde dietro ogni cattiva norma. [3]

Quindi non mi occuperò del Legislatore corrotto, né delle porte girevoli tra industria e politica, ma solo del Legislatore stupido, quello che non sa fare i coperchi.

Tutto ha origine da una direttiva europea [4] che si prefigge il fine di obbligare gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per conseguire sul loro territorio una riduzione sostenuta dell'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero e a tal fine stabilisce delle specifiche e delle prescrizioni da trasformare in legge nazionale, si presume cum grano salis.

Perché il legislatore italiano si complica la vita in una materia già tanto complicata normando l'utilizzo delle borse di plastica in materiale ultraleggero se la direttiva europea dice che possono essere escluse da tali misure?

perché il governo ha reso obbligatorie e a pagamento queste bustine per gli alimenti sfusi nei supermercati dopo aver cominciato a incentivare (in accordo con le politiche energetiche dell’Ue) gli impianti per la produzione di biogas e biometano dai rifiuti organici, dove però i sacchettini creano più di un problema e vengono quindi eliminati in ingresso. [5]

Forse la mano destra non deve sapere cosa fa la mano sinistra? O più semplicemente il legislatore italiano non conosce la materia che è chiamato a normare?

Il fine della direttiva europea è quello di ridurre il consumo dei sacchetti di plastica e l'obbligo del loro pagamento ha il solo scopo di disincentivarne l'uso, non di creare una nuova tassa, invece l'obbligo del monouso stabilisce per legge un aumento del consumo. Il che è contrario allo spirito della direttiva europea e non è detto che la norma non determini di rimbalzo anche altri effetti indesiderati:

poiché per legge il costo dell’imballaggio non può essere assorbito nel prezzo complessivo del servizio, molti consumatori abbandoneranno il prodotto sfuso e si rivolgeranno ai prodotti già confezionati. Invece di prendere i frutti con il guanto usa-e-getta, pesarli nel sacchetto biodegradabile, etichettarli e poi alla cassa pagare il sacchetto, molti consumatori prenderanno la vaschetta di polistirolo con i frutti già imbustati. In altre parole, più imballaggi in circolazione. [6]

C'è poi il problema delle circolari interpretative, come quella emanata dal ministero dell'Ambiente che trasmette un'informazione falsa. L'obbligo di pagamento di una merce non ne riduce il consumo se non è consentita nessuna alternativa all'uso di quella merce.

l’art. 226-ter, comma 5 del medesimo D.Lgs. n. 152/2006 dispone che le borse ultraleggere, “non possono essere distribuite a titolo gratuito e, a tal fine, il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite”. L’obbligo di pagamento delle borse ultraleggere, che trova la sua ratio nell’esigenza di avviarne una progressiva riduzione della commercializzazione, decorre dal 1° gennaio 2018». [7]

Quanto alle sanzioni previste per i trasgressori sono fuori misura ed hanno un carattere vessatorio, sebbene non siano neppure in grado di coprire il costo della loro applicazione.

Caro Matteo [8] credimi, il problema non sono le borse ultraleggere, ma come liberarsi delle fake news non biodegradabili disperse nell'ambiente dal Legislatore stupido.

P.S. La direttiva europea prescrive l'etichettatura delle borse biodegradabili e compostabili. Siamo sicuri che nella legge 123 l'etichettatura sia correttamente normata?


06.01 Fino al 1979, il tipico americano medio poteva aspettarsi di vivere circa 1,5 anni in più rispetto al residente medio di uno degli altri paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. I bambini americani nati nel 1979 avevano un'apettativa di vita di circa 73,9 anni, mentre per i bambini nati in uno degli altri 34 paesi dell'OCSE era di 72,3 anni.

Nel 2015 questo divario si è capovolto. L'americano medio nato nel 2015 ha un'aspettativa di vita di circa 79 anni, i bambini nati in un paese dell'OCSE di quasi 81 anni.

Se si tiene conto del fatto che la popolazione americana più ricca ha un'aspettativa di vita ben superiore alla media ne segue che l'aspettativa di vita della maggioranza degli americani si stia avvicinando a quella dei paesi più poveri. Ciò sembra essere dovuto alla progressiva riduzione del welfare state. ※

Nelle estrapolazioni dei dati statistici per fini politici, ad esempio nei calcoli pensionistici, di questa differenze non si tiene sufficientemente conto.


Venerdì 5 gennaio, dopo la pubblicazione del libro Fire and Fury, che riporta le confidenze di Steve Bannon, il capo della diplomazia americana, Rex Tillerson, ha ritenuto necessario difendere la sanità mentale di Donald Trump. Se la sanità mentale di Donald Trump è un argomento di attualità su tutti i media del mondo dal giorno della sua elezione a presidente degli Stati Uniti è necessario porsi delle domande.

La personalità e lo stato mentale di chi governa condizionano pesantemente le decisioni politiche. Ne abbiamo numerosi esempi. Si può anche sostenere che ambire al potere sia un sintomo...


05.01 In The Associational State: American Governance in the Twentieth Century, Brian Balogh offre una nuova prospettiva sul ruolo che il settore privato, le associazioni di categoria e le organizzazioni professionali hanno svolto nell'attuazione delle politiche pubbliche dalla fine del XIX al XXI secolo. Il meccanismo associativo

caratterizza ancora oggi lo Stato americano, sebbene sia svuotato del suo originario contenuto progressista essendo diventato strumento anche per politiche di stampo e contenuto neoliberale e neo-conservatore

Balogh vuole rimodellare la storia politica americana a partire dagli organizational-associational concepts di Louis Galambos ed Ellis Hawley, per creare una associational synthesis che tenga conto dell'interazione delle burocrazie pubbliche con le organizzazioni private, nella governance del ventesimo secolo.

L’autore rivendica per la storia il ruolo di autorità pubblica. La sua convinzione è che una nuova sintesi storiografica attorno alla categoria di Associational State possa contribuire alla definizione di una narrazione della storia nazionale che consenta di superare un dibattito politico sempre più polarizzato attorno al ruolo del governo (big government contro small government) che impedisce di comprendere come lo Stato americano abbia storicamente funzionato e funzioni ancora oggi.

Questa nuova concettualizzazione, sostiene Balogh, offre l'opportunità di trascendere la tesi "progressista" dominante ma limitata che contrappone il liberalismo al conservatorismo.

E' il "contratto sociale" che va rimesso in gioco

04.01Ho ripescato casualmente questo post su lavoce.info di qualche anno fa in risposta ad un articolo peraltro condivisibile di Paolo Brunori, che mostra quanto il Legislatore sia lontano dalla vita concreta e quanto ciò renda necessario un nuovo contratto sociale.

milva   12.04.2011

Quarantasei anni belli e compiuti, contratto a tempo indeterminato con azienda che mi licenzia. Mi assorbe altra azienda, per lo stesso lavoro di prima, che mi paga di meno, mi fa lavorare di più e mi demansiona, ma che in compenso mi fa un contratto a tempo determinato...scaduto in questi giorni. Cercavo informazioni su se, e quanto, mi spetta di indennità di disoccupazione se, come sembra, l'azienda non rinnoverà il contratto... e mi sono imbattuta in questo articolo. Penso che sia necessario parlare di reddito, sganciandolo dal lavoro e dal tipo di contratto, non di indennità di disoccupazione che prevede che tu sia stato occupato con tutta una serie di condizioni. Gli affitti in dieci anni sono aumentati del 130%. Le assicurazioni rc? Almeno il doppio. La sanità? Provate ad ammalarvi poi ne parliamo. L'istruzione? I ragazzi si devono portare la carta igienica da casa. Se non parliamo di reddito di cittadinanza o non abbiamo case popolari o sanità gratuita etc., parliamo solo di fuffa fritta. E' il "contratto sociale" che va rimesso in gioco.

Economia bipolare e sottosviluppo

03.01

Non si può escludere che la struttura sociale degli Stati Uniti diventi sempre più simile a quella dei paesi in via di sviluppo, dove esiste una netta distinzione tra un numero ralativamente ristretto di ricchi ed una grande maggioranza di poveri senza quasi nulla in mezzo.

Peter Temin nel libro The Vanishing Middle Class - la classe media svanita - identifica due tipi di lavoratori. I primi sono lavoratori qualificati, esperti di tecnologia e manager con diplomi universitari e alti stipendi che si concentrano pesantemente in settori come la finanza, la tecnologia e l'elettronica, che chiama "settore FTE". Rappresentano circa il 20% dei circa 320 milioni di persone che vivono in America. L'altro gruppo è costituito da lavoratori poco qualificati, che chiama indistintamente "settore a basso salario".

Temin sostiene che la storia e la politica americana, in particolare la schiavitù e le sue conseguenze, svolgono un ruolo importante nel crescente divario tra ricchi e poveri. Gli americani più poveri vivono in condizioni simili a quelle di un paese in via di sviluppo: istruzione scadente, alloggi fatiscenti e poche opportunità di lavoro stabile. E anche se quasi la metà degli americani neri sono poveri, la maggior parte dei poveri non è nera. I politici conservatori fanno appello al razzismo degli elettori bianchi poveri per ottenere sostegno a politiche che li danneggiano, indicando i destinatari dei programmi sociali come l'Altro, il nero, il latino.

I politici usano anche l'incarcerazione di massa come strumento per impedire ai neri ed ai poveri di partecipare pienamente alla vita sociale. Il denaro va ad un esteso sistema carcerario piuttosto che all'educazione. Nel sistema della doppia giustizia, i ricchi pagano le multe ed i poveri vanno in prigione.

Se l'ipotesi di Robert C. Allen che lo sviluppo economico ed il progresso scientifico dipendano dalla persistenza di una relativa scarsità di mano d'opera e alti salari è corretta allora è possibile pensare che gli Stati Uniti siano un paese in via di sottosviluppo.

Nazionalismi

02.01La strategia degli indipendentisti catalani è chiara e lineare, quella del Ministero dell'istruzione italiano invece è oscura e contorta.

Ci permettiamo di dare un suggerimento al Ministero dell’istruzione: visto che l’italiano per loro è evidentemente una lingua inutile, la prossima volta scrivano il bando direttamente in inglese; forse, allora, riusciremo a prenderli sul serio.


Nel febbraio 2013 Eric Loomis, cittadino statunitense, veniva arrestato per due reati che in Italia potremmo qualificare come ricettazione (di un’auto) e resistenza a pubblico ufficiale. Per tali fatti Loomis veniva condannato alla pena di sei anni di reclusione, una pena particolarmente severa determinata sulla scorta dell’alto punteggio ( score) risultante a suo carico da COMPAS (Correctional Offender Management Profiling for Alternative Sanctions ), un algoritmo predittivo di valutazione del rischio di recidiva.


Jochen Bittner redattore politico del quotidiano Die Zeit in un interessante articolo per il New York Times esamina le ragioni della crisi del partito socialdemocratico tedesco a partire dalla contraddizione tra la coscienza politica, che indurrebbe a sostenere l'internazionalismo, e la pratica della tutela concreta dei lavoratori, che invece porta alla difesa degli interessi nazionali.

※ In Germany, the Social Democrats’ woes are as simple to explain as they are difficult for the party to accept. It begins with a rift between political consciousness and practice: Despite its internationalist outlook, social democracy has always relied on the nation-state as the framework for safeguarding the rights of workers and redistributing wealth.

La comoda auto-illusione dei decenni "neoliberisti", teorizzata nella terza via di Anthony Giddens, era che potevi rafforzare nello stesso tempo la democrazia nazionale (incluso il welfare-state capitalism) che la democratizzazione del processo decisionale transnazionale. Davos e Bruxelles erano le capitali di questo elitario autocompiacimento. Ma c'è una seconda contraddizione; insolubile per il partito socialdemocratico nei termini in cui la pone Jochen Bittner:

Social democracy’s second contradiction is that you can’t promote a borderless world and the welfare state at the same time. Ms. Merkel’s predecessor, the Social Democrat Gerhard Schröder, recognized this and pruned back Germany’s overgenerous welfare spending to make the economy more competitive. It was the right move, however unpopular, and the party wisely defends it today. But following these welfare restrictions, how can you convey to your electorate that you are opening the doors of your country to a million refugees and migrants who are entitled to welfare payments?

Poiché non esiste soluzione a questa contraddizione il declino della socialdemocrazia europea continuerà. E giustamente.

Prosit

01.01Voglio regalarmi e quindi regalare anche a tutti voi la possibilità un mondo diverso. Nel 494 avanti l'era volgare la plebe romana ha immaginato una risposta assolutamente innovativa al conflitto che la opponeva al governo dei patrizi: la secessione. L'esito finale di questo primo atto pienamente politico è stata la possibilità di concepire la legittimità della separazione legislativa. La Res publica Populi Romani è fondata sulla distinzione della legislazione plebea dalla legislazione patrizia.

Sulla separazione legislativa è fondata anche l'utopia immaginata da Robert Nozick. Ma l'utopia così come è stata pensata da Nozick nasconde un problema: la scarsità delle risorse rende necessaria l'applicazione erga omnes della clausola lockeana.

Ammesso che ciascun individuo possa scegliere l'associazione di protezione più vicina ai propri ideali si pone il problema della suddivisione della terra comune e dei beni primari ad essa legati tra le diverse associazioni di protezione, che può avvenire solo con il consenso di tutti, ammesso che il principio di equità sia una condizione necessaria e ineliminabile di ogni accordo.

Nell'utopia di Nozick si riproduce scalarmente, ma senza risolverlo, il problema della regolamentazione dell'accesso ai beni primari in una società qualsiasi. La costruzione immaginata da Nozick evidenzia la necessità di un accordo preliminare sulle regole dello sfruttamento della terra comune. La qual cosa così chiara non è; essendo data come già risolta mentre non lo è affatto.

MP

☛ segue

Tag: Utopia, plebe, secessione, universal basic income, flat tax