2017

id ↓οὔτοι ἀπ’ ἀρχῆς πάντα θεοὶ θνητοῖσ’ ὑπέδειξαν,
ἀλλὰ χρόνωι ζητοῦντες ἐφευρίσκουσιν ἄμεινον.

XENOPHANES

Come difendersi da un Legislatore stupido e corrotto?

31.12D'ora in avanti intendo tacere su quanto verrà detto dai candidati alle elezioni politiche che si terranno il 4 marzo 2018. Se qualcuno, e intendo Berlusconi, può mentire così spudoratamente e continuare ad essere votato significa che qualcosa non funziona nella testa degli elettori.

Inoltre occorre spiegare come sia potuto accadere che persone chiaramente conservatrici, se non reazionarie, mi riferisco a Tony Blair, Gerhard Schröder, Matteo Renzi ed Emmanuel Macron, abbiano potuto scalare ed occupare, distruggendoli dalle fondamenta, i partiti della sinistra riformista europea.

Posto che stupidità e corruzione sono proprie della natura umana e nel sistema democratico il Legislatore riproduce in scala le caratteristiche dell'essere umano, la domanda alla quale è assolutamente necessario dare una risposta è questa: Come difendersi da un Legislatore stupido e corrotto?

Lasciate che i poveri vengano a me

-01Il Corriere della Sera è sempre stato espressione della borghesia conservatrice milanese. Con il passaggio della proprietà a Urbano Cairo mi aspettavo qualche apertura liberal, invece così non è stato. La linea editoriale, sarebbe meglio dire l'indirizzo politico, del Corriere comincia ad assomigliare sempre di più a quella del Foglio di Giuliano Ferrara e me ne dispiace.

Ne è un chiaro esempio l'articolo di Giangiacomo Schiavi, che detta l'agenda al nuovo governo sul c.d. terzo settore: Lasciate che i poveri vengano a me .

Una beneficienza sottratta alle imposizioni fiscali, sul modello anglosassone o americano, dove un dollaro donato è un dollaro in meno per le tasse, libererebbe risorse immobilizzate e darebbe slancio a tanti progetti di coesione sociale e manutenzione di beni pubblici, settori dove agisce il non profit e lo Stato fatica sempre più a intervenire. [..] E’ chiaro che si presuppone un sistema in grado di verificare che le donazioni con la deducibilità agevolata vadano a buon fine. E che la detrazione sia sostituiva della spesa pubblica, che deve diminuire invece di aumentare.

Qui farò un'unica, ma fondamentale, obiezione: se i ricchi possono disporre a proprio piacimento del denaro, che invece dovrebbe essere redistribuito dallo Stato attraverso la tassazione, allora viene meno anche l'obbligo di rispettare il principio illuminista e borghese di uguaglianza nella redistribuzione sancito in Costituzione. In altre parole, se i ricchi possono disporre a proprio piacimento del denaro che devono versare in imposte, lo faranno nel proprio interesse, che non è quello della comunità.

Non mi sento neppure di condividere l'analisi di Ernesto Galli della Loggia sul declino etico dei grand commis di Stato come conseguenza della perdita del rapporto con la classe politica.

La rottura del ’92-’94 ha cambiato tutto. Ha spezzato il filo di una tradizione che bene o male risaliva ai padri fondatori e ai loro ideali. [..] È accaduto così che nella seconda Repubblica i vertici dello Stato, l’alta burocrazia, i grand commis e le alte magistrature, perduto il precedente rapporto con una sfera politica addestrata e consapevole, si siano trovati in certo senso abbandonati a se stessi.

Il declino etico riguarda tutto l'apparato statale, senza distinzioni, e, se proprio si volesse indicare una data, ha inizio alla fine degli anni 50' del secolo scorso, con l'assalto alla diligenza dei politicanti democristiani e socialisti. Ma non si tratta solo di individui stupidi e corrotti è un problema di sistema, oggi ne sono convito.

Makers and Takers

30.12Il trading è veramente rischioso, ma è anche molto più redditizio del prestito. Se lo scopo dell'homo oeconomicus è il profitto a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo allora la finanziarizzazione dell'economia è inevitabile. In presenza di un surplus di moneta e di una stagnazione della domanda, c'è un solo mezzo per aumentare la domanda senza ridurre i prezzi o produrre inflazione, crearla artificialmente senza produrre nulla. Questo è lo scopo che la finanza si è data dopo la fine del capitalismo industriale.

The book offers a blistering critique of how Wall Street’s zero-sum thinking came to dominate and then hobble the U.S. economy

Se gli scaltri banchieri di Goldman Sachs speculano sull'alluminio facendo aumentare il prezzo della Coca-Cola e gli ingegneri di Apple manipolano il software dei propri prodotti per indurre l'acquisto di un nuovo iPhone agiscono secondo la logica della massimizzazione del profitto senza produrre nulla. Tutto ciò è legale ma, non potendo essere sanzionato dal mercato, danneggia l'economia reale.

Perché le città vivono per sempre e le aziende no?

29.12Effetti di struttura. Le leggi universali che regolano la crescita, l'innovazione, la sostenibilità e il ritmo vitale degli organismi, delle città, delle economie e delle aziende seguono le regole della scalarità.

Un albero o un animale che raddoppia le sue dimensioni non ha bisogno di una quantità doppia di energia per sostenersi. A partire dai lavori del biologo svizzero Max Kleiber è noto che la velocità del metabolismo di un organismo è una funzione della sua massa. Questa relazione, stabilita empiricamente, è ¾. Cioè raddoppiando la massa di un organismo il suo metabolismo aumenta solo del 75%.

Il libro di West si occupa in particolare dell'applicazione delle leggi della scalarità alle città. Nonostante le loro sorprendenti differenze, tutte le città del mondo sono semplicemente versioni in scala l'una dell'altra. I dati provenienti da città di tutto il mondo mostrano che, raddoppiando le dimensioni, le infrastrutture e l'utilizzo di energia scalano del 15% in meno, mentre gli indicatori dell'interazione sociale (innovazione, criminalità etc.) scalano di circa il 15% in più. Il contributo duraturo di West alla nostra comprensione dei sistemi complessi è la sua spiegazione delle radici del ridimensionamento allometrico nelle città.

Se si confrontano le aziende con le città, si notano analoghe efficienze metaboliche di scala, che favoriscono le imprese di maggiore dimensione, ma il tasso di innovazione, invece di aumentare con le dimensioni, rallenta man mano che le imprese si ingrandiscono. Ne segue che l'emivita delle società quotate da S&P è di soli 10,5 anni. Meno del 12% delle aziende su Fortune 500 nel 1955 sono ancora nell'elenco di Fortune 500 oggi.

Qualcosa di analogo a quanto accade per gli organismi e le città si può, invece, immaginare per i sistemi di regole che organizzano i gruppi di individui, cioè le legislazioni. Si può intuitivamente ipotizzare che la dimensione delle legislazioni, la loro complessità, influenzi la loro efficienza, la loro durata e la stessa conservazione dei gruppi di individui che le applicano.

Un problema politico chiamato disuguaglianza

28.12Il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, ha una linea editoriale molto liberal sulle questioni di principio in economia, soprattutto se riguardano Stati Uniti e globalizzazione. Lo spazio concesso al lucido ragionamento del premio Nobel Angus Deaton ne è la riprova.

Ci sono due spiegazioni sulla divergenza tra i redditi mediani e quelli elevati, ed è molto importante quale delle due sia corretta. La prima attribuisce questo divario a processi inarrestabili come la globalizzazione e l’innovazione tecnologica, che hanno svalutato il lavoro non qualificato e favorito le persone ben istruite. La seconda spiegazione è più sinistra e sostiene che la stagnazione dei redditi mediani è in realtà il risultato diretto dell’aumento dei redditi e della ricchezza ai vertici. In questo scenario, i ricchi diventano sempre più ricchi a spese di tutti gli altri. Studi recenti suggeriscono che ci sia del vero nella seconda spiegazione, almeno negli Stati Uniti.

Questa è - suggerisce Deaton - una buona notizia poiché si tratta di una questione politica e quindi reversibile:

Con le giuste politiche, la democrazia capitalista può lavorare meglio per tutti, non solo per i ricchi. Non dobbiamo abolire il capitalismo o nazionalizzare in maniera selettiva i mezzi di produzione. Ma dobbiamo riportare il potere della competizione a servizio delle classi medie e operaie.

Ovvero più meritocrazia e più tasse di successione.


Come costringere il disoccupato a lavorare
(senza salario)

27.12Il governo francese, in occasione della riforma dell'assurance-chômage, si appresta a restringere le regole per l'accesso all'indennità di disoccupazione, così sostiene "le Canard enchaîné" del 27 dicembre citando una nota confidenziale del ministère du Travail. Attualmente il sussidio può essere ridotto del 20% per un periodo da due a sei mesi se l'impegno nella ricerca del lavoro è giudicato insufficiente. Con le nuove norme la riduzione potrebbe essere del 50% per i primi due mesi e del 100% in caso di recidiva.

Secondo questa stessa nota confidenziale, redatta da Antoine Foucher, directeur de cabinet de la ministre du Travail, Muriel Pénicaud, et ancien cadre du Medef, ai disoccupati sarà richiesta la compilazione di un rapporto mensile sull'attività di ricerca svolta, come proposto a ottobre da Pierre Gattaz, numéro uno dell'organizzazione padronale francese.

Inoltre il ministro del lavoro, Muriel Pénicaud, ha stabilito che dal 2018 la misurazione della disoccupazione non avrà più cadenza mensile bensì trimestrale e non verrà commentata dal ministero.

Analisi. a) La riforma sembra avere lo scopo di ridurre il costo dell'assicurazione sulla disoccupazione per poterla mettere completamente a carico dei lavoratori. b) Equiparare lo stato di disoccupazione al lavoro. Cercare lavoro deve essere, secondo questa ideologia, un vero e proprio lavoro, che deve essere svolto con impegno per meritare un sussidio. c) Rilevare correttamente il numero delle persone senza lavoro si dimostra essere un problema per la politica.


26.12Abstract. Universal basic income è un'idea controversa. Alcune delle comuni motivazioni utilizzate per respingerlo sono basate su idee sbagliate e pregiudizi. Una visione più equilibrata del reddito di base rivela il suo potenziale impatto positivo sul costo della povertà. Tuttavia, l'idea ha almeno due problemi reali: come incentivare la produttività delle persone che ricevono un reddito incondizionato e come attuarlo in un mondo in cui non si è mai dato nulla di simile.


25.12Un discorso più breve del solito, incentrato sulla parola pluralidad, del quale l'esito delle elezioni del 21 dicembre in Catalogna sembra essere il filo conduttore e che si conclude auspicando una spagna moderna e atrattiva, fondata sui principi democratici ed i valori civili e disposta al cambiamento.

Y estoy seguro de que nadie desea una España paralizada o conformista, sino moderna y atractiva, que ilusione; una España serena, pero en movimiento y dispuesta a evolucionar y a adaptarse a los nuevos tiempos.

Una invitación velada, tal vez, a la reforma constitucional - così conclude l'editorialista di El País. Forse attribuire a Felipe VI una tale capacità di adattamento al nuovo significa spingersi troppo oltre con l'immaginazione, posto che nel suo discorso nessun accenno viene fatto alla paradossale situazione che vede imputato il President de la Generalitat de Catalunya per aver adempiuto ad un preciso mandato popolare.


24.12Contorsioni di un pensiero conservatore che si spaccia per liberale. Meritocrazia si, tasse di successione no. Al ridicolo non c'è mai fine.


23.12Requiem per gli Stati nazione

La vittoria degli indipendentisti della Catalogna è il requiem degli Stati nazione, ma potrebbe esserlo anche dell’Unione europea. [..] Certo, quel referendum non trovava legittimità giuridica nell’ordinamento spagnolo. Ma la sovranità popolare crea le leggi; quando la maggioranza dei cittadini vota per l’indipendenza, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio potere costituente che prevale sull’ordinamento previgente. [..] L’unica alternativa plausibile potrebbe essere negoziare a livello europeo una nuova e più ampia autonomia per Barcellona, all’interno di una Spagna unica. Una ulteriore e più ambiziosa opzione potrebbe essere virare verso una nuova Unione, composta di macro regioni che sorgono dalle ceneri del sistema westfaliano.


22.12Ancora a proposito della riforma fiscale.

Come Daron Acemoglu e James Robinson mostrano in Perché le nazioni falliscono, le élite al potere negli stati pre-democratici hanno organizzato istituzioni politiche ed economiche per estrarre lavoro e proprietà dagli ordini inferiori. [..] In Inequality and Democratization Ben W. Ansell e David J. Samuels mostrano come questa richiesta di inclusione politica non sia guidata dal desiderio di utilizzare le istituzioni esistenti per saccheggiare le élite. È guidato dal desiderio di impedire alle élite di continuare a saccheggiarle.


i bitcoin sono fuori dal controllo non solo dello stato ma anche delle istituzioni finanziarie private. E forse è questo che davvero disturba.


21.12 C's 37 - JxC 34 - ERC 32 - PSC 17 - CEC 8 - CUP 4 - PP 3


Il giudice in minigonna e altre storie

20.12Per dare la giusta atmosfera alla narrazione inizierò con Lacan con Kant .

Dans Kant avec Sade, loi est tantôt écrit avec une minuscule, tantôt avec une majuscule. Dans ce même texte, Lacan évoque l'apologue kantien du gibet: un individu préférerait renoncer à son désir luxurieux plutôt que de le réaliser au prix d'être pendu au gibet. Mais le gibet n'est pas la Loi, avec un L majuscule: la Loi est autre chose [..], dit Lacan. Le gibet (qui n'est pas la Loi) correspond à la petite loi. Le surmoi — l'héritier du complexe d'Œdipe selon Freud — découle de la petite loi, la loi qui interdit l'inceste. [..] La loi morale de Kant se confond avec la Loi du pervers: une Loi qui commande la transgression de la loi, et qui ordonne au sujet de se faire Objet du désir de l'Autre et de se plier à sa jouissance.

Mais remarquez ceci: il suffit que, par un effet de conception, nous fassions passer la nuit avec la dame de la rubrique du plaisir à celle de la jouissance, en tant que la jouissance — nul besoin de sublimation pour cela — implique précisément l'acceptation de la mort, pour que l'exemple soit anéanti.

La vicenda del consigliere Bellomo pone la domanda sulle modalità di scelta dei componenti del Consiglio di Stato (così Liberati) e sul danno all'immagine della magistratura che ne deriva (così Caselli). Ma non è di questo che mi voglio occupare, bensì dell'aspetto sociopsicologico della questione: il bizarre dress code imposto per contratto alle aspiranti magistrato che frequentavano la sua scuola.

A dire il vero la magistratura ha un dress code molto impegnativo, che a volte prevede anche la parrucca ma non ancora la minigonna e i tacchi a spillo. L'abbigliamento imposto è però una caratteristica peculiare del feticismo. La girl-phallus ne è il segno. ※

∵ c'est pour être le phallus, c'est-à-dire le signifiant du désir de l'Autre, que la femme va rejeter une part essentielle de la féminité, nommément tous ses attributs dans la mascarade

In quella che presumo sia un'autopresentazione si legge:

È accreditato alla WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale) di un Q.I. = 188 (media umana = 100) e al test delle matrici progressive di Raven di un punteggio ponderato pari a 201. Al test psicodinamico di Rorsach ha conseguito risultati equiparabili

Si osserva un lapsus o una misconoscenza del compilatore del curriculum nell'equiparare il Rorschach ad un test di intelligenza mentre si tratta di un test di personalità. Strano quindi che il Rorschach non abbia evidenziato alcuna particolarità del carattere...

Detto questo Bellomo ha tutta la mia simpatia, sebbene abbia commesso degli errori di valutazione molto gravi per una persona della sua intelligenza e della sua istruzione. Ne rilevo uno in particolare, che riguarda un elemento essenziale del contratto giuridico: il libero consenso.

La formazione di regole contrattuali stringenti poste al di fuori dell'ambito della legge, se non addirittura contra legem, è un evento comune ad esempio nel BDSM e nelle arti marziali miste (MMA).

※ Individuals in both BDSM and MMA recognize that invoking law constrains their behavior considerably. Specifically, they recognize the need for internalized rules and norms to demand that group members act in a certain way, but, as importantly, extralegal systems of regulation prevent people who are presumably less tolerant or ill-positioned to resolve disputes from pursuing formal law enforcement.

Diventa quindi arduo giudicare con equità il caso di Liam Gordon Murphy accusato di strupro e violenza fisica da due donne, conosciute tramite FetLife, senza poter dimostrare in ogni momento la presenza di un libero consenso.

E qui torno, per concludere, sul gibet.


19.12Dovè l'errore nell'idea di secessione territoriale? Nello spostare il problema, riproducendolo in una diversa dimensione territoriale, senza arrivare all'individuo. Il problema posto dalla secessione non è il territorio ma il cittadino, nella sua singolarità.

I parlamenti sono ancora utili? La domanda non è retorica.

La risposta ad entrambe queste domande è collegata ai significati che vengono attribuiti alle parole rappresentanza e maggioranza. Chi rappresenta chi?


18.12Dopo il Munch di Harvard, il Conversio Virium della Columbia, il Crunch della Cornell anche gli studenti della Princeton University hanno il loro gruppo BDSM, il Princeton Plays.

Come il governo può renderci felici

17.12Il compito del governo è concentrarsi su ciò che conta per noi e su ciò che ci rende felici.

♠ Fortuna e mito della meritocrazia ♠

“Things we're not entitled to claim moral credit for are the driving forces behind success.” Robert H. Frank

16.12La retorica della meritocrazia ha causato un enorme danno. Le persone che hanno avuto successo tendono a credere di averlo meritato. Questa convinzione è dannosa perché determina in loro la sensazione di avere diritto a ciò che possiedono e se il governo cerca di tassarlo, lo consideramo un furto. Ma, se la fortuna e non il merito è la condizione più importante per ottenere il successo personale - sostiene Robert Frank - allora le elevate aliquote marginali delle imposte, che riducono il potere dei più fortunati, sono l'opposto del furto.

Per rimediare alle sperequazioni prodotte dalla fortuna Robert Frank perora la causa dell'imposta progressiva sulla spesa chiedendosi: "Quali sarebbero gli effetti sui comportamenti di spesa dell'imposta progressiva sui consumi?"

Since even the wealthy respond to price incentives, a progressive consumption tax would induce those at the top of the income ladder to spend less. They would build smaller additions to their mansions, host less extravagant parties to celebrate special occasions, spend less on automobiles and jewelry, and so on. This would shift the frame of reference that shapes demands ofthose just below them, who travel in the same social circles, so they too would spend less. This Chain of effects would occur all the way down the income ladder. And if Other middle-income families were spending less on housing, the pressures that induce any given middle-income family to spend more would also be smaller

♠ ♠ ♠

Le imposte sulla spesa evitano la tassazione del risparmio e quindi rappresentano teoricamente una valida alternativa alle imposte sul reddito. L'imposta sul valore aggiunto è un'imposta proporzionale e quindi regressiva che rappresenta ormai una parte importante delle entrate publiche. Difficoltà tecniche e resistenze delle classi abbienti hanno invece impedito l'implementazione e l'utilizzo di un'imposta progressiva sulla spesa.

Le imposte progressive hanno in genere alcuni difetti dovuti alla difficoltà di determinare, in modo matematicamente corretto, l'aliquota alla quale sottoporre l'imponibile, ragione per la quale al fine di semplificare il calcolo vengono utilizzati dei modelli approssimati che si dimostrano però opinabili dal punto di vista dell'equità diacronica e sincronica.

Determinazione dell'imponibile. Il modo più semplice di calcolare l'imponibile di un'imposta sul consumo è per differenza: è imponibile tutto ciò che non è risparmiato in modo documentato. Ovviamente ciò implica la tracciabilità del risparmio. In questo modo le minusvalenze degli importi risparmiati sono da contabilizzare come spesa tassabile e le plusvalenze non consumate sono da considerare risparmio non tassabile. Naturalmente decidere che cosa considerare spesa e cosa considerare risparmio lascia un margine all'arbitrio. Comperare un quadro o un immobile è una spesa? Investire in un fondo che acquista quadri e immobili è risparmio? Il secondo modo di determinare l'imponibile è quello di rendere tracciabili tutte le spese...

Determinazione dell'aliquota. Premesso che l'IVA non si può considerare un'imposta progressiva, neppure qualora le aliquote vengano differenziate. In prima approssimazione si costruisce una progressione delle aliquote per scaglioni. A questo modo di procedere si possono fare due obiezioni. Necessità di una soglia di imposta negativa, corrispondente al minimo vitale. Arbitrarietà degli scaglioni. Ovviare a queste due obiezioni in modo tecnicamente semplice mi sembra, almeno a prima vista, impresa difficile.


15.12 Non so se ho ben compreso il funzionamento della nuova legge elettorale, ma a naso direi che, in mancanza del voto disgiunto, il voto della scheda uninominale avrà un effetto di traino sul voto della scheda proporzionale e ciò renderà determinante la qualità dei candidati che verranno presentati dai partiti all'uninominale per l'esito del voto proporzionale. Ovvero, in altri termini, i candidati senza appeal che dovranno essere eletti per esigenze di partito, perché imposti da Berlusconi e Renzi, dovranno optare per il proporzionale, mentre all'uninominale i partiti, per sopravvivere, saranno costretti a presentare i padroni delle tessere ed i campioni del voto di scambio. Se questo scenario si avverasse l'attuale struttura dei partiti personali e le modalità di formazione delle decisioni politiche verrebbero completamente modificate. Poiché nessuno dà niente per niente gli eletti all'uninominale avranno un potere maggiore degli altri eletti.

Mentre scrivo mi rendo conto che pretendere un Parlamento eletto, possibilmente, sulla base di criteri di competenza, merito, onestà è come raccontare barzellette aggrappati alla luna.


Un documento inquietante

14.12Un documento inquietante. Così è stato definito il rapporto sulla diseguaglianza nel mondo 2018 presentato oggi da Thomas Piketty e Lucas Chancel.

Dopo il 1970 nei principali paesi occidentali il patrimonio publico è stato progressivamente trasferito alla sfera privata. In particolare la ricchezza publica negli Stati Uniti e nel Regno Unito è scesa sotto lo zero. Sole eccezioni i paesi produttori di petrolio dotati di fondi sovrani di rilevante importanza, come la Norvegia.

La misura della disuguaglianza ovviamente non è fine a sé stessa e non esaurisce il discorso. Nel rapporto vengono elencate quattro proposte, che gli autori ritengono necessarie per diminuire la disuguaglianza:

  1. Generalizzazione dell'imposta progressiva
  2. Istituzione di un registro mondiale dei titoli finanziari
  3. Uguale accesso all'educazione ed alle possibilità di occupazione
  4. Rinegoziazione dei debiti statali e aumento degli investimenti publici

Due proposte riguardano la materia fiscale, due riguardano l'intervento dello Stato. Pur condividendo il principio generale sul quale si fonda l'imposta progressiva, altrove ho espresso alcune obiezioni alla coerenza delle formulazioni matematiche proposte e di conseguenza alla sua concreta rispondenza al principio di eguaglianza nella realtà. Un'imposta proporzionale ad aliquota unica collegata con una imposta negativa è la soluzione che meglio risponde alle condizioni di equivalenza matematica richieste dal principio di uguaglianza.

La formazione di un catasto dei titoli finanziari è certamente auspicabile, così come sarebbe necessario l'aggiornamento del catasto fondiario nei paesi dove già esiste e la sua istituzione nei paesi che ne sono ancora privi... Una sola obiezione. Nessuna di queste misure appare fattibile nella situazione attuale senza una radicale trasformazione delle istituzioni esistenti.

In realtà il tentativo di modificare le istituzioni non è neppure auspicabile, poiché mantenendo l'attuale forma di governance si provocherebbero inutili disagi senza ottenere nulla concretamente. Si dovrebbe invece tentare di modificare la struttura sociale legittimando la secessione legislativa e la messa in concorrenza delle diverse governance.


-01Se non è moralmente lecito - e non lo è - obbligare i ricchi a pagare le imposte secondo la misura della loro ricchezza contro la loro volontà e se non è possibile impedire che le leggi vengano costantemente manipolate a favore di chi detiene la ricchezza senza il consenso dei più poveri, allora ai più poveri, ed a tutti coloro che lo desiderano, deve essere concesso il diritto di secedere.


13.12Il gesto di Duchamp, come quello di Cartesio, non può essere ripetuto, accade una sola volta nella storia ed è irripetibile.


-01David Maslanka (1943-2017)


-02La destra - dice Mauro Magatti - si sta attrezzando per gestire una società piramidale, che prevede l'esistenza di un numero sempre maggiore di marginali ed indigenti. La destra ha un progetto - almeno, così sembrerebbe - buono o cattivo che sia, sa dove vuole andare. Si può dire lo stesso di chi dovrebbe rappresentare la base della piramide? Direi di no.

La direzione verso cui si muove la nuova destra può essere intuita proprio attraverso ciò che un po’ per volta va delineando la presidenza Trump. [..] Abbandonati i cardini dalla dottrina neoliberista, tutto il gioco mira a ridisegnare un nuovo ordine (interno e esterno) fondato su un mix di decisionismo e sicurizzazione. Con la consapevolezza che, nell’impossibilità di arrivare a costruire un benessere inclusivo (e questa è la fine della classe media), sia necessario attrezzarsi per gestire una società a clessidra (divisa tra una quota minoritaria ma non piccola di benestanti e un’ampia quota di marginali e indigenti). Quale equilibrio — più vicino al polo dell’autoritarismo (se non della bellicosità) o a quello più collaudato dell’ordoliberalismo (cioè della costituzionalizzazione del liberismo a livello nazionale) — rimane ancora da chiarire. E non è questione da poco.

In un mondo di scarsità il problema dei conservatori - che si presume abbiano ciò che loro serve - è tenere a bada gli altri, coloro che non hanno. Ma sui mezzi per attuare il loro fine comune non sempre i conservatori sono concordi. Keynes ed Hayek lo dimostrano.


-03 Per spiegare lo stupefacente apprezzamento dei bitcoin nell'ultimo anno sono stati evocati i tulipani e sono stati richiamati in servizio effettivo permanente Charles Ponzi e John Law. Sono pochi i commenti che non cercano di spiegare questo evento nuovo e ignoto con il passato che si suppone di conoscere. Nessuno ha sottolineato che l'inizio dell'ascesa del valore di scambio dei bitcoin avviene in concomitanza con l'elezione di Donald Trump e la conseguente attesa di un rialzo consistente dell'inflazione nei mercati finanziari di tutto il mondo. [Solo la distruzione dell'eccedenza di valore monetario consente la ripresa dell'economia reale]


12.12Immagino nessuno dubiti del fatto che la nostra idea di verità si adegui alla materia alla quale viene applicata. La mia idea di verità applicata alla fisica è diversa da quella che utilizzo per la biologia piuttosto che l'etica o l'economia politica. Nei fatti anche l'idea di verità in materia religiosa crea problema, e questo avviene, paradossalmente, sia nel caso venga affermata sia che venga negata. Così pure la verità filosofica è per definizione impalpabile.

Solo l'idea di verità matematica non crea, in apparenza, problema e su questa molti pensano di costruire una concezione giustificata della verità, che escluda tutte le altre.

Il dibattito sul taglio delle imposte sul capitale

11.12Rimango in argomento. Paul Krugman divide gli economisti, che sostengono la terrificante riforma fiscale approvata in fretta e furia dal Senato americano, in tre gruppi. Nel primo gruppo comprende gli entusiasti, per lo più economisti sconosciuti. Nel secondo gruppo ci sono persone come i «nove economisti poco professionali». Infine riserva il terzo gruppo agli accademici riconosciuti fra i quali comprende:

persone come Greg Mankiw e Martin Feldstein, che hanno scritto articoli in favore dell’idea generale di abbassare le tasse alle imprese. E questo va bene, è una posizione legittima, anche se non la condivido (e pure se quantomeno Mankiw sembra aver toppato la sua analisi, ma non l’ha ammesso). Ma qualcuno di loro si è pronunciato sulla legge concreta, sulle false analisi proposte da personaggi politici, sulla corruzione del processo politico? Forse mi saranno sfuggite, ma non ho visto condanne di sorta.

Greg Mankiw risponde immediatamente che non gli sembra di aver commesso un errore di calcolo, ma se lo avesse fatto lo riconoscerebbe subito e, dopo aver ritorto l'accusa di incompetenza matematica contro Krugman, sottolinea piccato:

  • A. di aver detto durante le elezioni che non avrebbe votato Trump;
  • B. di aver criticato la sua ossessione per il deficit commerciale;
  • C. di sostenere la neutralita della riforma fiscale rispetto alle entrate;
  • D. di aver definito la legge fiscale un "pasticcio inattuabile";
  • E. di essersi lamentato per la tassa sulle dotazioni delle università.

Su tutto questo credo che Mankiw abbia la ragione dalla sua, ma ci sono delle parti della riforma fiscale molto più controverse, che a Mankiw non dispiacciono. Vediamo quali:

the lower corporate tax rate, the move to a territorial tax system, the reduced deduction for state and local taxes, and the scaled back mortgage interest deduction (in the House bill)

Mankiw è intelligente e picchia duro. Riduzione delle imposte sui profitti delle imprese, passaggio a un sistema fiscale territoriale, deduzione ridotta per le tasse statali e locali, riduzione della deducibilità degli interessi sui mutui. Ognuna di queste misure modifica profondamente il volto della società. Mi limiterò a trattare della prima: la riduzione delle tasse alle imprese.

Per iniziare ho cercato corporate tax sul web e questa è la singolare risposta evidenziata da Google:

La base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB) è un'autentica barzelletta.

Non male come viatico. Per inquadrare l'argomento è molto utile l'articolo di Silvia Merler al quale rimando. Veniamo all'errore di Mankiw. Il problema da risolvere è questo: si tratta, nientemeno che, di quantificare l'aumento dei salari prodotto da una riduzione delle tasse sul capitale. Dopo un rapido calcolo Mankiw ottiene

dw / dx = 1 / (1 - t)

e arriva alla conclusione che se l'aliquota fiscale è ridotta di un terzo, ogni dollaro di imposta tagliato sul capitale (su base statica) aumenta i salari di $ 1,50.

La lineare dimostrazione di Mankiw reggerà alla prova dei fatti? E se per qualche imprevisto (da Mankiw) motivo, nel riparto dell'utile fra i mezzi di produzione, la quota dell'aumento salariale derivante dall'aumento della produttività dovuto alla riduzione delle imposte andasse invece ad aumentare la quota spettante al capitale, oppure ad aumentare il prezzo delle competenze cognitive? Questo la formula non lo dice.


10.12Durante una conferenza stampa a Stoccolma in occasione del conferimento del premio Nobel Richard Thaler si è espresso sulla riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump.

If we concede that one of our greatest problems is rising inequality, a tax reform that has the primary effect of increasing inequality seems to be misguided [..] There is a special deal for private jets. I think the people who are using private jets are not the ones in most need of a tax break

Una flat-tax senza esenzioni sarebbe un'opzione migliore, ha detto Thaler.


09.12Gli utenti di Facebook lavorano per Mark Zuckerberg senza un contratto di lavoro. A dire il vero ci aveva già provato Ikea a far lavorare i suoi clienti, ma si trattava solo di un mezzo per ridurre il costo dei prodotti in vendita. Con Facebook niente di tutto questo, sono gli utenti che chiedono di lavorare senza avere nulla o quasi in cambio. Come riesce Mark Zuckerberg a far lavorare i suoi utenti in cambio di nulla? Questa è la domanda che pone l'economica digitale.


08.12Dizionario, è il luogo dove i significanti si incrociano per generare significati.


Responsabilità politica

-01Prendo lo spunto dall'articolo di Giuliano Balestreri su Business Insider per una riflessione sui costi della politica e sulla responsabilità di chi prende le decisioni politiche.

Poichè la Costituzione italiana dice che i parlamentari non sono responsabili delle decisioni che determinano attraverso il loro voto (art. 68) e la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere (art.70) ne segue che nessuno è responsabile delle leggi che regolano la vita dei cittadini italiani, neppure quando queste leggi determinano un danno per i singoli o per la collettività.

Veniamo ai fatti. Dopo un lunghissimo iter progettuale, che avrebbe dovuto di per sé ispirare cautela in ogni avveduto amministratore, nel 2006 Silvio Berlusconi, in qualità di Presidente del Consiglio, sottoscrive il contratto per la progettazione finale e la costruzione di un ponte sullo stretto di Messina con Impregilo S.p.A.

Nel 2009 il governo Berlusconi

modifica il contratto garantendo nuove condizioni in caso di recesso alla parte privata del consorzio. Secondo l’articolo 5.2 del contratto, nell’ipotesi di mancata o ritardata approvazione del progetto da parte del Cipe entro 540 giorni dalla consegna dello stesso, sarebbe spettato, “ad entrambe le parti, il diritto di recedere dal contratto e, in ogni caso, riconosciuto il pagamento delle prestazioni rese e delle spese sino a quel momento sostenute, come previsto dall’art. 44.4 del contratto, senza alcuna maggiorazione ed incluse quelle precedenti alla stipula dell’atto, nonché di quelle da sostenere per la smobilitazione delle attività, oltre ad un indennizzo per la perdita del contratto nella misura del 5 per cento dell’importo risultante dal progetto definitivo diminuito di un quinto”.

Secondo un consolidato principio del diritto, colui che amministra in nome altrui ha senz'altro l'obbligo di eseguire il proprio mandato usando la normale diligenza del buon padre di famiglia. La violazione di questo dovere lo rende responsabile del proprio operato.

Appare anche evidente che la stipula di un contratto publico non ricade nelle fattispecie per le quali la Costituzione preveda la manleva da ogni responsabilità penale e civile degli organi di governo demandati alla sua esecuzione.

Anche in considerazione dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti nel caso specifico della società Stretto di Messina e del fatto che altri organi elettivi dello Stato, i Sindaci di alcune città, siano sotto processo per responsabilità del proprio mandato, si deve inferire che la mancata delimitazione della tutela operata dagli art. 68 e 70 della Costituzione comporta un onere indebito a carico della collettività.

Il gioco della patata bollente

07.12Finalmente un'opinione dissenziente! Secondo Sven Larson, autore di L'ascesa del Grande Governo: come l'egualitarismo conquistò l'America, la riforma approvata dal Congresso non produrrà un aumento della crescita economica bensì un aumento della pressione fiscale, necessario per sostenere il finanziamento di un ampio e crescente stato sociale. Questo si chiama parlare chiaro.

It even appears as though the crafters of the reform have put tax revenue above growth when the two goals conflict. [..] Why would the GOP do this? [..] In short: this tax reform appears to have been designed primarily to help secure future funding for a large, and growing, welfare state. Is this really what most Republicans in Congress wanted?

Adesso appare chiaro anche quale sia il disegno del Grand Old Party: lasciare la patata bollente in mano ai democratici. Per sapere come funziona il gioco della patata bollente potete leggere l'articolo di Steven Pressman su The Conversation.

Libertà, Essere e cocktails all'albicocca

06.12Il libro di Sarah Bakewell si potrebbe definire un romanzo filosofico. Una ricostruzione del mondo esistenzialista e delle sue origini fenomenologiche raccontata mescolando spregiudicatamente vita e idee. Un pregio del libro: i numerosi collegamenti con la letteratura di lingua inglese. Un difetto: Georges Bataille non è neppure nominato.

Il complotto dei piccioni

La vita è fatta di episodi, spesso insignificanti, che determinano le nostre azioni, senza che ne siamo coscienti. Due piccioni destinati al tavolo di cucina che finiscono sul tavolo anatomico possono cambiare la nostra storia...

Una sera, il 28 maggio 1952, una pattuglia della polizia fermò l'allora leader del Partito Comunista Francese, Jacques Duclos, e perquisì la sua auto. Avendo trovato una pistola, una radio e una coppia di piccioni in una gabbia, decisero di arrestarlo con l'accusa che gli uccelli fossero dei piccioni viaggiatori utilizzati per inviare messaggi ai suoi dirigenti sovietici. Duclos replicò che i piccioni erano morti e che non potevano ovviamente essere usati come messaggeri. Li stava solo portando a casa affinché la moglie li cucinasse. La polizia disse che gli uccelli erano ancora caldi e non mostravano rigor mortis e che Duclos si era affrettato a soffocarli quando aveva avvistato la pattuglia. Lo portarono quindi in cella.

Il giorno dopo fu fatta un'autopsia ai piccioni, in cerca di microfilm nascosti nei loro corpi. Ci fu poi un'udienza, in cui venne chiesto a tre esperti di identificare l'età degli uccelli, che fu stimata tra i 26 e i 35 giorni, e la razza di appartenenza - gli esperti affermarono in modo chiaro che non potevano identificarla «perché il numero e la varietà delle specie di piccioni conosciute e i molti incroci che erano stati creati dagli amatori e che tuttora venivano creati, rendeva ardua l'identificazione». Gli esperti conclusero, tuttavia, che i piccioni appartenevano probabilmente a una comune razza domestica, reperibile ovunque, e che non mostravano segni di addestramento per il trasporto di messaggi. Ciononostante, Duclos fu trattenuto in prigione per circa un mese prima di essere liberato. Fu organizzata una grande campagna di protesta a sostegno del leader e il poeta comunista Louis Aragon compose anche una poesia sul "complotto dei piccioni„ ※

Questa assurda vicenda rappresentò per Sartre il culmine di anni di vessazioni e di provocazioni nei confronti dei comunisti in Francia. Come scrisse in seguito, «dopo dieci anni di ruminazione, avevo raggiunto il punto di rottura». Il complotto dei piccioni lo spinse a orientarsi verso l'impegno politico. Come ebbe modo di scrivere: «In linguaggio ecclesiastico, fu una conversione» ※ [..] Capì immediatamente che doveva «scrivere per non soffocare», e scrisse di getto la prima parte di un lungo saggio intitolato Les communistes et la paix [..]

La decisione radicale

Ai piccioni si oppone la decisione radicale, che disgraziatamente è fondata sui piccioni, appunto.

Quando nel 1975 gli fu chiesto quale fosse stato il suo peggiore fallimento, Sartre rispose: Naturalmente ho commesso nella mia vita una quantità di sbagli, piccoli o grandi, che possono avere la loro origine in questa o in quell'altra ragione, ma alla radice della questione, ogni volta che ho commesso uno sbaglio, sta il fatto che non sono stato abbastanza radicale


05.12Questo è il secondo articolo di ambito conservatore che leggo nel quale si esplicita la strategia del partito republicano americano nei confronti del welfare. Riduzione della tassazione per le persone più abbienti con creazione di deficit di risorse publiche come grimaldello ideologico per giustificare la riduzione della spesa per il welfare. Il ragionamento è molto semplice. Prima si giustifica la riduzione delle imposte con la prospettiva di un rilancio dell'economia. Poi, ottenuto il deficit diventa inevitabile ridurre le spese publiche e poiché non possono essere ridotte le spese per il complesso militare-industriale si dovranno necessariamente ridurre le spese sociali.

※ Indeed, the tax bill seems expressly designed to add to the debt in a manner that will then trigger automatic cuts to Medicare and other entitlement programs.

In questo contesto l'aumento del deficit del bilancio federale che si è registrato durante le presidenze republicane non sarebbe da considerare un comportamento ipocrita, come sostengono alcuni commentatori, bensì una forma di coerenza ideologia conforme al giuramento oligarchico.

※ What is almost certain is that unless a radical threat from the Left reappears, the push for the final dismantling of Cold War-era welfare systems will continue to be the primary agenda of a revanchist Righ...

A dire il vero, la sinistra istituzionale non appare in grado di reagire perché è rimasta intrappolata nelle metafore utilizzate dalla strategia messa in atto dalle élite conservatrici.


-01Bandito il colore giallo in Catalogna. Il consiglio comunale di Barcellona ha ricevuto l'ordine di smettere di illuminare le fontane pubbliche di luce gialla... al ridicolo non c'è mai fine.

Barcelona city council has been ordered to stop bathing public fountains in yellow light after Spain’s electoral authority ruled that the colour suggested support for Catalan separatists in the run-up to controversial elections in the region on December 21.

L'intervento nelle istituzioni catalane da parte del governo spagnolo è un assalto alla democrazia senza precedenti nell'Unione europea. Crea una profonda frattura tra Spagna e Catalogna che sarà difficile riparare in assenza di un dialogo senza condizioni, cosa che il primo ministro Mariano Rajoy ha rifiutato. Fortunatamente i catalani sono persone molto pacifiche e non ci sarà violenza da parte loro. Ma la situazione attuale può essere mantenuta solo da uno stato di emergenza de facto in Catalogna.


Il Pd peggio della peggior Dc

-03Nota di colore rosso.

grazie a un emendamento presentato – e già approvato – dal senatore Andrea Marcucci: nella legge di Bilancio sono stati stanziati sei milioni di euro in tre anni per i Carnevali d’Italia [..] Il senatore, però, omette che alla guida del Carnevale di Viareggio ci sia la sorella [..] La famiglia Marcucci, però, non è nuova a interventi del genere. Come ha ricostruito il Fatto, alle fine del 2012 un emendamento inserito in extremis nella legge di stabilità liberò dai controlli gli emoderivati provenienti da Stati Uniti e Canada, Paesi nei quali il sangue si può vendere. Un provvedimento che favoriva la Kedrion, società della famiglia Marcucci, e di fatto monopolista in Italia nel settore

La Democrazia Cristiana aveva molti difetti, ma il Partito Democratico riesce a farla rimpiangere. Il punto non è, ovviamente, la singola persona, il peccatore, ma il peccato che coinvolge la struttura, il partito. Se il peccato è strutturale allora è la struttura che non funziona.


-04Democracy Dies in Darkness


04.12Sembra essere dimostrato che nei regimi democratici l'assenza anche prolungata di un governo in carica non nuoce all'economia. Alcuni sostengono che i governi di minoranza e di coalizione sono innocui e che, anzi, questi tipi di governo creano più cooperazione e collegialità.


-01Anche i sistemi elettorali più sofisticati sono insoddisfacenti perché prendono in considerazione solo l'aspetto tecnico-matematico, senza considerare l'aspetto socio-psicologico, del problema. Come si spiegherebbe altrimenti la scelta, attraverso libere elezioni, di un numero cosi elevato di persone squilibrate per incarichi di responsabilità.


-02Si può convenire che scienza e filosofia siano modalità alternative di rappresentazione e comprensione della realtà. Sebbene la filosofia non sia scienza non si può dubitare che produca, anche nelle sue formulazioni più astratte e bizzarre, un sapere intorno al mondo adeguato alla comprensione della realtà.


-03Dal punto di vista economico i bitcoin hanno diverse analogie con l'oro. Come l'oro i bitcoin sono una quantità finita e come tali destinati ad aumentare di prezzo con l'aumentare del loro utilizzo e viceversa. Diversamente dall'oro non hanno utilità alternative alle transazioni economiche. In questo campo, però, hanno delle qualità strutturali che li rendono, per il momento, altamente competitivi. Per queste ragioni non è prevedibile un crollo del mercato a breve, se non interviene una loro regolamentazione legislativa.


-04In che modo un massiccio programma di spesa federale per distribuire un reddito di base universale (UBI) influisce sulla macroeconomia? Utilizziamo il modello macroeconometrico del Levy Institute per stimare l'impatto di tre versioni di tale programma di assistenza su un orizzonte temporale di otto anni. Nel complesso, riteniamo che l'economia non solo possa sostenere grandi aumenti della spesa federale, ma potrebbe anche crescere grazie agli effetti stimolanti dei trasferimenti di denaro sull'economia


-05Si può immaginare, in prima battuta, che la concorrenza fra le comunità dello schema di utopia proposto da Nozick seguano il modello proposto da Tiebout. Questo modello viene indicato come una soluzione al problema del free rider nel finanziamento dei servizi publici. Anche le comunità di utopia non prevedono l'esistenza di free riders, ovvero tendono a non accettare nella comunità chi non contribuisce secondo le regole della comunità.

Si deve ammettere che una comunità composta di soli free riders, cioè da individui egoisti che si comportano in modo opportunista, per definizione sia destinata a dissolversi.

In realtà sia il modello di Tiebout che le comunità di Nozick sono descritti come insiemi di individui opportunisti che si selezionano vicendevolmente in base ai propri interessi. Una comunità di soli vecchi che odiano i bambini contrapposta ad una comunità di famiglie con prole. Una comunità di soli amanti degli animali contrapposta ad una comunità di persone che non desiderano avere le strade lordate dagli escrementi. Qualcosa non funziona.


-06Da che pulpito viene la predica! Il Dizionario dei modi di dire della Hoepli, online sul sito del Corriere, ne dà questa definizione: esclamazione che si usa nei confronti di chi rimprovera ad altri i suoi stessi difetti. È questo che ho pensato leggendo l'intervista nella quale Marina Berlusconi si lamenta della dittatura digitale dei Big Five - Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook - dimenticando quello che è stato ed è il Biscione. Marina Berlusconi se ne faccia una ragione se tutti ormai preferiscono Google a Mediaset.


-07Italia in Comune

Cosa hanno in comune il sindaco civico «ma di sinistra» di Cerveteri Alessio Pascucci, quello di Parma l'ex M5S Federico Pizzarotti, il governatore dem Nicola Zingaretti, Stefano Fassina di Sinistra Italiana, Renato Accorinti, sindaco di Messina, Marco Furfaro di Campo progressista e l'ex pm Antonio Ingroia? Ancora nulla, ma erano tutti invitati e presenti a Roma all'Opificio Romaeuropa di via Magazzini generali per l'evento voluto dal sindaco Pascucci "Italia in comune", primo step di un partito dei sindaci che vuole diventare forza di governo e, perché no, dare un contributo alle prossime elezioni politiche.

Capitalismo utopistico

03.12Uno dei segreti meglio custoditi dell'economia è che non c'è nessuna mano invisibile. Herbert Scarf ha dimostrato come, nel caso di mercati con più di due beni che abbiano prezzi tra loro interdipendenti, cioè nelle condizioni effettive dell'economia reale, la mano invisibile non può esistere.

Instabilità globale dell'equilibrio competitivo

Consider a situation: Several traders each bring his/her bundle of goods to a market place and wish to exchange their goods. In the general equilibrium model, the exchange takes place at prices that equilibrate demand and supply for every good. How are these prices to be found?
The market is guided by an invisible hand — a price adjustment mechanism — to an equilibrium state. You examine each good in the market and increase the price of the good if its demand is more than its supply but decrease its price if the relation holds the other way. Léon Walras had proposed the first such process in 1874, and Paul Samuelson formalized such a procedure as a system of differential equations in 1948.
Arrow and Hurwicz (1958), and Arrow, Block, and Hurwicz (1959) found that the price adjustment process proposed by Samuelson always converges to an equilibrium if the goods are gross substitutes. It was then speculated that the same process would work for any reasonable market of divisible goods. Scarf (1963) dashed such hopes by showing a series of counter-examples among which the first example involves three consumers and three complementary commodities, and has a unique equilibrium. He demonstrated that if the initial price vector is not the equilibrium price vector, this process Will generate a cycle of non-equilibrium price vectors and never converge to the equilibrium. Further developments were made by Sonnenschein (1973), Debreu (1974), and Mantel (1974) among others.

Ciò toglie fondamento alle numerose elucubrazioni costruite sul presupposto dell'esistenza di un equilibrio generato dai rapporti economici fra gli individui.

Biblia berolinensis

Ich habe schon lange gedacht, die Philosophie wird sich noch selbst fressen.
Die Metaphysik hat sich zum Teil schon selbst gefressen.

[Georg Christoph Lichtenberg, Aus »Sudelbuch« J 620, zeno.org]

01.12 Nessuna biblioteca publica italiana aderente all'OPAC SBN possiede il volume In principio Dio creò il Canone opera postuma di Eduardo Rabossi, quindi mi è difficile parlarne, ma nella ricca bibliografia online ho trovato un interessante decalogo, che trascrivo per memoria.

  1. La filosofía tiene un dominio propio, distinto y excluyente de los dominios propios de otras disciplinas y hace uso de un conjunto de términos técnicos formales, distintos y excluyentes de la terminología específica de las otras disciplinas.
  2. Los problemas que preocupan a los filósofos afloran en distintos ámbitos: el sentido común, la vida, el lenguaje, las ciencias, las religiones, la literatura, la política, la historia, el arte, la sociedad, las propias doctrinas filosóficas, pero todos confluyen, tarde o temprano, en alguno(s) de los grandes problemas filosóficos tradicionales que son perennes.
  3. Para encarar sus problemas, la filosofía cuenta con métodos propios y apela a modos argumentativos específicos. Los métodos filosóficos procuran alcanzar un conocimiento a priori que prescinde de la experiencia empírica: las verdades así obtenidas son necesarias y poseen validez universal. El diálogo racional es la estructura conversacional característica de la argumentación filosófica.
  4. Existen distinciones de carácter polar que la práctica filosófica debe respetar: real / aparente, analítico / sintético, a priori / a posteriori, necesario / contingente, conceptual / empírico, marco conceptual / contenido, dado / interpretado, intrínseco / relacional, absoluto / relativo, lógico / psicológico, ontológico / cognoscitivo, normativo / descriptivo, fáctico / valorativo, teórico / práctico, justificar / explicar.
  5. La reflexión filosófica tiene como meta producir fundamentaciones y justificaciones racionales con peso normativo. Que una idea, teoría, disciplina científica o institución carezca de fundamento o de justificación racional es un síntoma de su posible ilegitimidad. El horizonte de la razón filosofante es muy amplio y su vocación legislativa es indelegable.
  6. La filosofía debe salvaguardar valores ontológicos, cognoscitivos y éticos fundamentales: la objetividad, la verdad, la universalidad, la certeza, el bien, la justicia.
  7. El cumplimiento de los preceptos que anteceden garantiza la autonomía disciplinal de la filosofía. Esto no sólo significa que la práctica de la filosofía no depende de otras prácticas teóricas, sino que el saber filosófico es independiente de cualquier otro saber: la filosofía no requiere ni admite préstamos cognoscitivos de otras áreas.
  8. El saber filosófico es distinto del saber científico. La única relación legítima de la filosofía con la ciencia es vertical: a la filosofía le corresponde dar una fundamentación o justificación racional de la ciencia en general, o de las disciplinas, teorías o conceptos científicos en particular.
  9. Quienes filosofan deben cumplir con seriedad y rigor el papel que les toca desempeñar como agentes o funcionarios de la razón, guardianes de los valores básicos, defensores de doctrinas que han pasado la prueba de la crítica racional, poseedores de aptitudes cognoscitivas excepcionales que les permiten tener una visión privilegiada del mundo y de la vida. Esta misión se suele desenvolver en un número de áreas específicas cuyo cultivo exige especialización.
  10. La filosofía tiene una relación especial con su pasado. En las disciplinas corrientes esta relación es contingente: su práctica no requiere de manera esencial del conocimiento de la historia correspondiente; la filosofía es un caso excepcional: su pasado es una parte integral de ella.

Gli scienziati non hanno interesse per le teorie del passato. La filosofia è l'unica disciplina che si occupa della sua propria storia come se fosse l'oggetto presente della sua ricerca. In questo consiste la sua anomalia. Ma nello stesso tempo se esaminiamo le grandi opere filosofiche moderne dalle Meditazioni di Descartes alle Ricerche filosofiche di Wittgenstein i riferimenti diretti ad autori del passato sono assai scarsi.

Post Scriptum

02.12Mettiamola così: Louis Aldonse Donatien marquis de Sade seigneur de La Coste et de Saumane nell'Histoire d'O non è mai citato, ma si può escludere che non sia sempre presente?

※ A curious incident occurred when the infant was baptized: unattended by his parents or any Other relatives, he was carried to the church by two absentminded servants, who forgot the precise names his parents intended to give him, Donatien Aldonse Louis, and instead had him baptized Donatien Alphonse François. Throughout his life, the marquis would resent not having the privilege of being called Louis, the baptismal name of all the Bourbon kings. When he reached adulthood, he would recover the sign of distinction by signing most official documents 'Louis Aldonse Donatien de Sade'.

I cavalli di troia del Welfare State

30.11 Segnalo due articoli sul welfare. Il primo riguarda gli Stati Uniti. Mentre sui media di tutto il mondo (esclusa l'Italia) si discetta di Universal Basic Income alla Camera dei rappresentanti si approvano leggi che vanno nella direzione opposta.

※ the GOP should prioritize rolling back the welfare state. Unfortunately, it looks like they are moving in the opposite direction. Their ambitions are revealed in a seemingly inconspicuous bill, HR 4174.

Il progetto di legge in oggetto riguarda la formazione di un database dettagliato e aggiornato sui redditi familiari degli americani, premessa necessaria per ogni intervento sul welfare basato sulla prova dei mezzi...

Il secondo articolo riguarda la Norvegia. Lo stato sociale è stato costruito per garantire il benessere di una popolazione sedentaria, composta da cittadini che vivono entro i confini territoriali di una nazione. Tuttavia, l'aumento della mobilità attraverso i confini sta modificando costi e forme di utilizzo della protezione sociale. Lo studio della Talleraas si riferisce alla Norvegia.

Fake News anche al Corriere della Sera!

29.11Il Corriere della Sera sta facendo campagna sulle pensioni. Dopo l'articolo di Federico Fubini nel giro di due giorni ecco il trafiletto di Gian Antonio Stella che se la prende con il Pci. Sì, hai letto bene, il debito publico italiano è colpa del Pci che, quando era al governo, ha regalato pensioni senza tenere conto della sostenibilità finanziaria. Eppure Stella sembrava un giornalista competente. È proprio vero che in politica non ci sono limiti al ridicolo!

Jeremy Corbyn al governo è peggio della Brexit
afferma Morgan Stanley

28.11 Molto si parla dell'influenza delle notizie false sull'opinione publica e sulle decisioni politiche. Come definire allora la notizia riportata dall'Independent?

※ Morgan Stanley ha insinuato che l'onorevole Corbyn potrebbe diventare primo ministro verso la fine del prossimo anno quando sarà evidente che il governo di Theresa May non è in grado di raggiungere l'accordo sperato sulla Brexit.

Secondo l'opinione di Morgan Stanley - ma le opinioni di Morgan Stanley creano la realtà e quindi sono notizie - un governo guidato da Jeremy Corbyn avrebbe effetti disastrosi sull'economia britannica.

A futura memoria

27.11 Secondo i sacri testi la democrazia rappresentativa avrebbe il pregio di consentire il ricambio della classe politica senza spargimento di sangue. Chi si propone come alternativo alla classe politica dominante sarà naturalmente considerato eversivo e può accadere, seppure raramente, che lo sia realmente, ma anche in questi casi la responsabilità dell'eversione ricade integralmente sulla classe politica che non è stata all'altezza del suo compito. Così Ernesto Galli della Loggia:

La storia dimostra con un gran numero di esempi che se in un sistema politico fondato sul suffragio universale una parte comunque grande degli elettori si orienta per un partito «eversivo» c’è poco da fare: è perché gli altri partiti, i partiti dei «buoni», sono stati inferiori, drammaticamente inferiori al loro compito.

Se consideriamo la situazione politica italiana l'elettore che voglia esprimere il suo dissenso seguendo la regola aurea della democrazia rappresentativa ha a disposizione un solo voto utile, quello per il partito di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle.

Disgraziatamente la regola aurea della democrazia rappresentativa non funziona. Raggiunto il potere il partito eversivo si dimostra esattamente uguale agli altri. Nei rari casi in cui si riveli realmente eversivo il sistema democratico cessa di esistere. In entrambi i casi il voto non assicura il ricambio della classe politica nei termini auspicati dall'elettore insoddisfatto.

Questa è la ragione per la quale l'elettore insoddisfatto, dopo un certo numero di tentativi, si trova nella condizione di non avere più alcun interesse per il voto. Agli elettori che hanno già votato M5S quindi non rimane che l'astensione. Io sono tra quelli.

Se è così alla regola aurea esiste un'unica alternativa: il voto alla persona, che si può manifestare come voto clientelare, voto di scambio, o semplicemente come voto di stima. Per questo, se fosse candidato, voterei Federico Pizzarotti.


Vorrei che mi si spiegasse il senso dell'articolo di Federico Fubini. Forse è preoccupato per i conti dell'INPGI?


Il giudizio di costituzionalità può essere un problema

26.11 Tutti sapevano in Spagna che, dopo il pronunciamento della Corte costituzionale, la questione catalana sarebbe stata un problema, ma nessuno ha potuto porvi rimedio perché il problema della Spagna si è rivelato essere la Corte costituzionale.

※ Di fronte a un colpo di stato guidato da un tenente colonnello della Guardia Civil, una società può essere difesa facilmente. Di fronte a un colpo di stato guidato dalla Corte costituzionale, una società non ha difesa.

Anche il giudizio di costituzionalità, che in una democrazia costituzionale dovrebbe essere il momento supremo di conciliazione degli interessi, può invece rappresentare un problema insormontabile quando diventa espressione degli interessi di una parte soltanto della società.

< >

Nell'autunno scorso i Cahiers de civilisation espagnole contemporaine hanno dedicato un numero della rivista al tema costituzione e diritto di decidere in Catalogna.

La filosofia occidentale è razzista?

25.11 Il canone filosofico occidentale è un canone chiuso. Filosofia è solo quel particolare sapere che ha le sue origini nell'Antica grecia e si distingue da ogni altro sapere per il costante ritorno del pensiero su sé stesso.

※ La filosofia convenzionale nel cosiddetto Occidente è di mentalità ristretta, priva di fantasia e persino xenofoba. So che sto facendo un grave addebito. Ma in che altro modo possiamo spiegare il fatto che le ricche tradizioni filosofiche della Cina, dell'India, dell'Africa e dei popoli indigeni delle Americhe sono completamente ignorate da quasi tutti i dipartimenti di filosofia sia in Europa che nel mondo di lingua inglese?

Il multiculturalismo filosofico nelle università americane ed europee è poco più di una moda priva di fondamento nel canone filosofico. Se però considerassimo filosofia ogni forma di pensiero compiuto che non sia scienza - ovvero che non abbia ancora raggiunto la forma scientifica - allora nessuna distinzione sarebbe più possibile.

Incipit

24.11ASU si compone di tre parti. (breve descrizione) Le prime due sono sostanzialmente inutili o comunque poco interessanti qualora si accolga il sott'inteso che regola e comanda l'ultima parte, ovvero se non è giustificabile nessuno stato più esteso dello stato minimo è data, di fatto o deve essere data, a ciascun individuo la possibilità di scegliere la legislazione alla quale essere soggetto. Per questo motivo mi occuperò soltanto dell'illustrazione e del commento di Utopia.


Come si può notare non mi riferisco allo Stato - neppure minimo - ma alla legislazione.

La possibilità di decidere cosa sia lecito e di generare un obbligo risiede nell'atto legislativo; sia essa opera della volontà di un sovrano, della deliberazione di un parlamento o di un'agorà, la legge esprime, volenti o nolènti, una volontà altra dal soggetto che le è sottoposto.


Una struttura per utopia si apre con una domanda: Chi è disposto a morire per lo stato minimo?

l'idea, o l'ideale, dello stato minimo non manca forse di attrattiva? Può far vibrare il cuore o ispirare la gente alla lotta o al sacrificio? Chi sarebbe disposto a salire sulle barricate sotto la sua bandiera? Sembra pallida e debole in confronto, per scegliere l'estremo opposto, alle alte speranze e ai sogni dei teorici dell'utopia.

In nota Nozick riporta l'obiezione di Lucas

Uno stato che fosse davvero moralmente neutrale, indifferente a tutti i valori, che non siano quelli del mantenimento di legge e ordine, non susciterebbe sufficiente lealtà per sopravvivere. Un soldato può sacrificare la sua vita per la Regina e per la Patria, più difficilmente per lo Stato Minimo. Un poliziotto, che crede nel Diritto Naturale e nell'immutabile giusto e sbagliato, può scagliarsi su un bandito armato, ma non se si considera un impiegato della Società di Mutua Protezione e Assicurazione, basata su cauti contatti di individui prudenti. Qualche ideale è necessario per ispirare coloro dalla cui libera cooperazione dipende la sopravvivenza dello stato. John Randolph Lucas, The Principles of Politics, Clarendon Press, Oxford, 1966, p. 292. Perché Lucas suppone che gli impiegati dello stato minimo non possono essere devoti ai diritti che proteggono?

È necessario modificare la domanda posta da Nozick. Perché sacrificarsi e lottare per poter scegliere la legislazione nella quale vivere?

Per obscura ad obscuriora

23.11A volte Google stupisce per perspicuità. Cercando qualche riferimento sul motto latino → obscura per obscuriora mi sono imbattuto in un blog nel quale si cita un altro blog, che cita a sua volta un testo nel quale si dice che nella Nigeria nordorientale l'insegnamento religioso avanzato richiede di padroneggiare non solo l'arabo classico ma anche il Kanembu classico, una varietà estremamente arcaica di Kanembu attualmente usata solo per spiegare i testi in arabo classico. Ovvero, la citazione mostra come la chiarificazione di ciò che è oscuro richieda un passaggio dall'oscuro al più oscuro.

Tanto rumore per nulla

22.11Ci si dovrebbe chiedere perché le istituzioni ed i media insistono tanto sulle misure che le banche dovranno adottare per esercitare il credito se le banche così come le conosciamo fra pochi anni non esisteranno più?


21.11La democrazia è uno stato instabile della materia. Degrada immediatamente.


Mi sembra interessante. Una nuova - e controversa - interpretazione della psicologia morale di Aristotele, che limita notevolmente il ruolo della ragione nelle questioni etiche e conferisce un ruolo assolutamente centrale al piacere.


Modelli d'impresa

19.11Senza entrare nella dibattito filosofico volto a determinare se lo stato di natura sia preferibile al disagio nella civiltà, cioè se la progressiva introduzione nelle determinanti dell'agire umano di forme di razionalità sempre più complesse sia o no preferibile all'ordine spontaneo determinato dal desiderio individuale, si possono studiare gli effetti di struttura delle due diverse modalità di comportamento.

Disclosure statement Ai fini della trasparenza, si assume come dato che lo studio della struttura del comportamento sia di per sé una dichiarazione di preferenza per la razionalità come determinante dell'agire. Infatti, qualora gli esiti della ricerca determinassero la preferibilità dell'ordine spontaneo si tratterebbe semplicemente della dimostrazione della razionalità dell'ordine spontaneo e quindi di una dichiarazione di preferenza per la razionalità. Viceversa si potrebbe essere indotti ad ammettere che la preferenza per la razionalità sia espressione della natura umana e quindi dell'ordine spontaneo che la governa.

Mi riferisco ad esempio alle modalità di produzione e distribuzione di beni economici. Prendiamo in esame un'attività complessa, come la produzione e distribuzione di acqua potabile o energia elettrica. In entrambi i casi un'impresa monopolistica publica dovrebbe offrire la soluzione più efficiente dal punto di vista economico. Le sole economie di scala e l'assenza di retribuzione del capitale dovrebbero essere sufficienti a giustificare la preferenza per questo tipo di soluzione.

In realtà è facile dimostrare che: a) con il tempo l'impresa monopolistica publica redistribuisce impropriamente i minori costi attribuendo miglioramenti contrattuali a dirigenti e dipendenti non giustificati dalle condizioni del mercato del lavoro. b) la dimensione monopolistica e l'assenza di concorrenza impediscono un confronto dei prezzi e della qualità e di conseguenza inibiscono l'innovazione. c) la dimensione individuale produce i suoi effetti anche all'interno dell'impresa publica. d) la distorsione politica del naturale darwinismo sociale all'interno dell'impresa publica riduce la qualità della selezione imprenditoriale. e) la determinante politica presente nell'impresa monopolistica non sempre risponde a criteri di razionalità, ma spesso è semplicemente l'espressione di interessi personali. ecc.

Questi inconvenienti dell'impresa monopolistica publica possono essere così gravi da rendere competitiva la soluzione di mercato? Premesso che la sostituzione dell'impresa publica con quella privata, regolata dalle leggi del mercato, rappresenta sempre una diseconomia per la collettività che la subisce, la risposta è comunque affermativa.


La ripartizione del costo di produzione fra salariati, dirigenti, fornitori, azionisti e clienti, in base alla forza contrattuale di ciascuno, influenza in maniera determinante la prestazione dei diversi modelli d'impresa.


Non è Bernie Sanders

18.11

President Donald Trump and congressional Republicans want Americans to think that their proposed tax legislation is all about increasing economic growth.

That’s their stated goal. But the stealth goal of GOP tax cuts is to start down the path toward gutting the New Deal and the Great Society — and if tax cuts pass, they might get away with it.

There’s no evidence that a tax cut now would spur growth. Yet leaders such as House Speaker Paul Ryan, R-Wisconsin, still maintain the fantasy that their brew of income and corporate tax cuts will mean “faster economic growth” and “better jobs being created.”

But with near-full employment and a roaring stock market, you don’t cut taxes.

Chi scrive queste parole non è Bernie Sanders, è Bruce Bartlett, conservatore americano, storico dell'economia dal lato dell'offerta, già consigliere di Ronald Reagan e funzionario del Tesoro sotto George H. W. Bush. A dimostrazione di quanto sia distante la politica americana da quella europea e come sia falsa l'immagine che ne abbiamo.

Un'indagine demoscopica sul reddito universale

17.11L'analisi preliminare di un'indagine demoscopica su scala europea svolta dall'European Social Survey (ESS) ha rivelato che i giovani sono più favorevoli all'introduzione di un reddito universale di base rispetto ai più anziani e che israeliani e russi darebbero maggiore sostegno alla proposta di svedesi, svizzeri e norvegesi.

Preliminary analysis of a European-wide survey has found young people are more in favour of introducing a universal income than their older peers. Support for such a scheme also varies considerably across Europe, with Russians the most supportive and many Scandinavians the least.

Israele e Russia hanno avuto un passato comunista mentre Svezia, Svizzera e Norvegia hanno una tradizione comunitarista ancora viva. No comment.

Totòtruffa

16.11È mia convinzione che l'Unesco sia un'istituzione parassita e truffaldina, che sopravvive vendendo ai romani il Colosseo e la fontana di Trevi, ai napoletani la pizza, ai genovesi via Lomellini, cioè praticamente il nulla. Che problema c'è? I soldi sono publici.

Addenda

Il capitalismo ha un problema. La risposta è denaro gratis?

15.11Un articolo di Peter S. Goodman sul New York Times ripropone il problema della riduzione globale del lavoro e della ricerca, da parte delle élite economiche, di una soluzione che permetta di contrastare l'insoddisfazione delle masse ed il pericolo della diffusione del populismo nelle democrazie occidentali.

At the annual gathering of the global elite in the Swiss resort of Davos, billionaire finance chieftains debate how to make capitalism kinder to the masses to defuse populism.

L'unica soluzione fino ad oggi avanzata, sulla quale molto, forse troppo, si discute, e che si inizia timidamente a sperimentare, è quella di distribuire denaro senza nessuna contropartita.

Goodman cita un elenco di sperimentazioni: GiveDirectly in Kenya, le citta di Stockton e Oakland in California, la provincia dell'Ontario in Canada, Utrecht e altre citta dei Paesi Bassi oltre al controverso esperimento nazionale della Finlandia. Si tratta per ora di annunci che indicano un desiderio ed una direzione, niente altro. Manca a dire il vero un'organizzazione scientifica che supporti queste sperimentazioni. Ma, se si spendono miliardi per trovare il bosone di Higgs e se anche il Fondo Monetario Internazionale indica il reddito incondizionato come potenziale aiuto contro gli effetti negativi della disuguaglianza, forse è lecito, se non doveroso, spenderne altrettanti per implementare UBI con criteri scientifici.

L'articolo di Goodman si conclude con: dal punto di vista politico, sembra sia arrivato il momento del reddito di base. Affermazione sulla quale la mia esperienza mi porta a non concordare. Qualche giorno fa sono intervenuto con un commento, forse un pò troppo tranchant, ad un articolo di Francesco Daveri invitando ad una riflessione sul reddito universale. La risposta di Daveri è stata:

Con il reddito universale di base trasformeremmo l'Italia in una nazione basata su un enorme Cassa per il Mezzogiorno. No grazie

Daveri esprime qui un'idea politica. Ed è proprio dal punto di vista politico, a mio avviso, che le resistenze ad affrontare nel modo corretto il problema del ridimensionamento del ruolo dell'industria nei paesi occidentali sono maggiori, perché questo significa anche un ridimensionamento del ruolo della politica. Con quel che segue in termini economici e di potere.

Sulla relazione tra imposte e sviluppo economico

14.11Il senso comune è portato a ritenere che aumentando le imposte si diminuisca la capacità imprenditoriale e quindi la ricchezza delle nazioni e viceversa diminuendole accada l'inverso. Questa è l'opinione espressa da Pascal Salin nella nuova edizione de La Tyrannie fiscale ed è anche la giustificazione addotta da Emmanuel Macron per ridurre le imposte sul capitale.

Le financement par la fiscalité est nécessairement destructeur des incitations productives, alors que le financement volontaire incite au contraire à accroître les efforts productifs. Nous devons toujours garder à l'esprit cette conséquence de la fiscalité et aucun débat sur la fiscalité, aucune proposition de type fiscal ne devrait faire l'impasse sur ce fait majeur. C'est pourquoi aussi on devrait toujours se demander s'il n'est pas possible de remplacer la fourniture publique d'un bien ou service et son financement fiscal par une fourniture privée et un paiement volontaire. Pour s'en convaincre, il peut être utile de pousser le raisonnement jusqu'à son extrémité. Imaginons que l'impôt prélève 100 % du revenu des contribuables. Dans un tel cas, plus personne n'a intérêt à faire un quelconque effort productif. Il n'y a plus de production, plus de revenus, mais aussi plus d'impôts ni d'État. C'est la destruction totale.

L'effet destructeur de l'impôt est donc une évidence. Il faut pourtant aller plus loin et comprendre que la destruction des efforts productifs par l'impôt est double. En effet, l'impôt permet à l' État de fournir des biens et services. Or, même si nous avons décidé de ne pas examiner pour le moment la partie « dépenses publiques » de l'action étatique et de réserver cette question pour la fin du présent ouvrage, il est tout de même indispensable de l'évoquer rapidement ici. En effet, si un individu peut obtenir gratuitement — ou presque gratuitement — de l'État un bien ou un service qu'il désire, il est moins incité à faire des efforts productifs pour pouvoir se l'offrir. L'impôt détruit donc les incitations productives des contribuables, mais aussi les incitations productives des bénéficiaires de biens publics. Prenons l'exemple du Iogement. Normalement, un individu est incité à faire des efforts productifs pour pouvoir payer un loyer ou acheter un Iogement. Si l'État prélève des impôts pour offrir des Iogements gratuits à certaines personnes, les contribuables qui paient l'impôt réduisent leurs efforts productifs et les bénéficiaires de Iogements offerts par l'État sont, eux aussi, moins incités à faire des efforts productifs. Il y a donc une double destruction de richesses par rapport à ce qui se passerait dans une économie fondée sur les décisions libres des individus. La logique du comportement d'individus dont on sait qu'ils sont rationnels conduit donc à cette conclusion nécessaire : la création de richesses est d'autant plus faible que le poids de la fiscalité est plus lourd. De ce point de vue, on peut alors mettre en exergue une incohérence de l'action étatique. Celle-ci, en effet, prétend bien souvent avoir pour but d'améliorer le sort de ceux qui disposent de faibles ressources. Toutefois, en pratiquant une politique redistributrice, l'Etat freine la création de richesses et empêche donc l'amélioration du sort de tout le monde et, en particulier, de ceux qu'il prétend aider.

Ma le conclusioni di un recente lavoro (peraltro relativo agli Stati Uniti) non confermano la posizione di Salin e Macron.

The effects of taxes on state-level growth have been the subject of continuing controversy, with many conflicting and fragile results in the literature. In this paper, we present new results for the impact of tax revenues, marginal tax rates, and other variables on overall real personal income growth, firm formation, and employment.

We build on the model constructed by Reed (2008), who shows that tax revenues negatively and significantly impacted growth of real personal income from 1970–1999. After replicating his results for a slightly different time period, we show that the results are not robust to an extension of the time period through 2006 or 2011, that the effect of tax revenues on personal income growth differed dramatically between the 1977–1991 period (when it was negative) and the 1992–2006 period (when it was non-negative and possibly positive), and that revenues from different taxes have different effects on personal income growth. These results undermine Reed’s claim that there is a robust and consistent impact of tax revenues on personal income growth. We also show that including measures of the marginal tax rate do not affect the results for tax revenues and that marginal tax rates generally do not enter into the growth equations. Moreover, controls for government spending and other explanatory variables do not change any of these results. Consistent with these aggregate effects, we show that marginal tax rates generally have no impact on employment and statistically significant but economically small effects on the rate of firm formation.

Our results are not consistent with the view that cuts in top state income tax rates will automatically or necessarily generate significant impacts, or any impact, on growth. If anything, our study produces some evidence that property tax revenues are correlated with growth. Exploring that relationship, especially the connection between land values, property tax revenues, and growth, may well be worth additional research.

Storicamente si potrebbe dimostrare una relazione di reciprocità tra crescita economica ed entità delle spese publiche sia sotto forma di imposte che di donazioni volontarie. La crescita determina un aumento delle spese publiche e l'aumento delle spese publiche determina crescita. Keynes docet. Ma all'interno di questa regola generale esistono molti casi anomali che andrebbero meglio indagati.

Ad esempio. Sarebbe più conveniente che lo Stato producesse direttamente i vaccini. Leggerlo su La Stampa è quantomeno singolare.


Si può ipotizzare anche l'esistenza di una relazione tra imposte e libertà. Due vie, la prima dice che la libertà è preservata quando, ad esempio, è abolita l'imposta di successione. La seconda dice che la libertà è preservata solo da un'imposta di successione confiscatoria.

l'imposta di successione [..] crea discriminazione tra chi risparmia e chi consuma

A guarantee of “some” equality of opportunity is inherent in the political philosophy of the free society

Fake data

13.11 Il sospetto che i dati sui quali vengono prese le decisioni politiche possano essere sbagliati o manipolati deve essere sempre presente. La Grecia insegna.

Il dato emerge da uno studio della Uil, che rielabora i dati Missoc (il sistema d'informazione europeo sulla protezione sociale) ed Eurostat. Tenendo conto dell'attuale aspettativa di vita a 65 anni, e dell'età di entrata in pensione, che è ritardata rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, i nostri pensionati percepiscono l'assegno in media per 16 anni e 4 mesi, contro i 18 anni e 19 mesi della media Ue, e le donne per 21 anni e 7 mesi, contro i 23 anni e 2 mesi della media Ue.

Il problema è che i numeri, nel nostro immaginario, rappresentano la verità immediata del dato, non sono come parole, che richiedono sempre un'interpretazione.

We know that statistics are partial representations of social phenomena and are often scientifically or politically manipulated. Yet, their appearance and design are structured around the notion of evidence — neutral evidence. When we see a number, we perceive certainty — factual information. Numbers are not like words, which require interpretation. Numbers are a source of authority in so far as they reveal truth. And truth cannot be disputed.

Trolling for newbies

12.11L'editoriale di Andrea Cangini merita una citazione perché coglie un aspetto importante della comunicazione sul quale poco si riflette. I nuovi media hanno cambiato in profondità il modo in cui ci rappresentiamo la realtà. Questo ha coinvolto di conseguenza anche la politica. Se un tempo la stampa e la radio avrebbero amplificato e dato importanza alle parole di Renzi o di Rajoy, oggi queste stesse parole sono nulla più di un pretesto per produrre altre parole.

Che Matteo Renzi abbia ormai contro l’intero sistema dei media è evidente; che i media abbiamo rivoluzionato il proprio modo di rappresentare la realtà politica lo è altrettanto. Quel che nel caso di Renzi è macroscopico, vale anche, in proporzioni diverse, per gli altri leader politici: loro parlano, i giornali parlano d’altro pur parlando di loro. È cambiato il mondo. Per decenni i politici decidevano il messaggio da lanciare e i quotidiani ne davano conto alla pubblica opinione. In maniera critica, magari, ma il messaggio veniva generalmente preso sul serio e sul serio veniva trasmesso ai cittadini. Non è più così, da un po’ di tempo a questa parte il meccanismo si è spezzato. I leader non vengono più presi sul serio. Né dai giornalisti né dagli elettori.

Nell'epoca dei social la moltiplicazione all'infinito delle parole ha banalizzato la comunicazione ed è diventato difficile distinguere le parole significanti dal rumore di fondo. Non è sufficiente che un leader politico scriva su twitter perché le sue parole diventino degne di riflessione anziché di trolling for newbies. Occorre che pensi, non solo a sé stesso, e questo non accade quasi mai.

La produzione della solitudione

11.11

Lo Stato pretende che gli individui si annullino in sé solo per ciò che riguarda il potere, che ad esso dev'essere interamente consegnato. Esso d'altronde nei suoi silenzi permette a ciascuno di ottenere una vita finalmente individuale, garantita dalla Invasion of others. Società e politica, assieme, riescono a dare alla luce per la prima volta l'individuo, un individuo finalmente solo ed indipendente, la cui solitudine ed indipendenza sono garantite dalla potente macchina dello Stato; un individuo che nello Stato non si annulla poiché nei suoi silenzi riesce a dare alla luce la società. La produzione della solitudine ovvero la produzione dell'individuo, appare così il definitivo approdo della teoria politica lockeiana.

Locke pone la parola "comunicazione" precisamente nella problematica intellettuale della privata interiorità del cogito, il sé pensante. Perché si dovrebbero accettare i significati che altri annettono ai segni? Se ogni individuo è un legislatore dei segni, che cosa impedisce alla società di diventare un insieme di monadi, ammutolite nella solitudine dei loro schemi di codifica privati? La libertà individuale (in cui le persone sono sovrane sulla loro propria coscienza privata) non è del tutto compatibile con l'idea di "comunicazione" (in cui i contenuti mentali sono apparentemente replicati). I principi di Locke configurano un'antinomia: il sogno della comunicazione come replica delle idee e la sovranità dell'individuo sulla propria coscienza.

L'antinomia filosofica ne riflette una di tipo materiale. La politica e la semantica di Locke s'intrecciano. Entrambe difendono l'individuo come un possessore di proprietà privata, sia che si tratti di proprietà privata della coscienza ("idee") sia che si tratti di proprietà materiale ("vita, libertà e patrimonio"). Entrambe fondano quella rivendicazione sulla privatezza del corpo individuale. Locke deve trovare i modi di muoversi tra ciò che è comune (e posseduto da tutti) e quello che è privato (e cioè posseduto da uno o pochi). Nella sua spiegazione del linguaggio, Locke esprime il suo principio semiotico cardinale (la convenzionalità del significato) nei termini del suo principio politico cardinale (la libertà inviolabile dell'individuo).

[..] le Perroquet dit dès qu’il les vit, Quelle compagnie d’Hommes blancs est celle-ci? On lui demanda en lui montrant le Prince, qui il était? Il répondit que c’était quelque Général. On le fit approcher, et le Prince lui demanda, D’où venez-vous? Il répondit, de Marinan. Le Prince, À qui êtes-vous? Le Perroquet, À un Portugais. Le Prince, Que fais-tu-là? Le Perroquet, Je garde les poules. Le Prince se mit à rire, et dit, Vous gardez les poules? Le Perroquet répondit, Oui, moi ; et je sais bien faire chuc, chuc; ce qu’on a accoutumé de faire quand on appelle les poules, et ce que le Perroquet répéta plusieurs fois. Je rapporte les paroles de ce beau dialogue en français, comme le Prince me les dit. Je lui demandai encore en quelle langue parlait le Perroquet. Il me répondit que c’était en Brésilien. Je lui demandai s’il entendait cette langue. Il me répondit que non, mais qu’il avait eu soin d’avoir deux interprètes, un Bré­silien qui parlait Hollandais, et l’autre Hollandais qui parlait Brésilien, qu’il les avait interrogés séparément, et qu’ils lui avaient rapporté tous deux les mêmes paroles.


Norman Cohn considera i flagellanti un fenomeno religioso con connotazioni politiche. E niente altro.


Quale evoluzione per HTML?

10.11La contrastata evoluzione del linguaggio HTML dimostra come la flessibilità sia stata altrettanto necessaria quanto la formazione di canoni e regole vincolati per la crescita e l'espressione di tutte le sue potenzialità.

HTML è un linguaggio di marcatura, derivato da SGML, un metalinguaggio finalizzato alla definizione di linguaggi utilizzabili per la stesura di documenti destinati alla trasmissione in formato elettronico, che nel tempo è stato chiamato a soddisfare esigenze contrastanti: dare espressività a forma e contenuto al contempo. Cioè esprimere la struttura del testo e la struttura della pagina utilizzando un unico strumento, appunto HTML. La sua evoluzione contrastata esprime questa contraddizione.

Il purismo della regola, espresso dal W3C, si è scontrato più volte con le esigenze espressive del medium e delle sue trasformazioni. Nonostante gli adeguamenti introdotti con i CSS esterni, o forse proprio a causa di questi, rimane irrisolto il problema della compatibilità tra struttura del testo (il contenuto) e struttura della pagina (il contenitore). Si può immaginare una specifica stabile riservata ai testi che includa un foglio di stile predefinito attivo offline...


Cultura come deposito dell'informazione psicologica


Santayana e la tradizione della rispettabilità

08.11Sebbene abbia vissuto 32 anni a Roma la presenza nella cultura italiana del filosofo spagnolo di lingua inglese George Santayana è rimasta alquanto defilata. Quello che mi attrae in questo autore è appunto la capacità di ritrarsi dall'influenza degli altri, in ogni senso, (ovviamente avendone la possibilità, anche economica).

Ho estratto un'idea dalla raccolta di saggi recentemente publicata a cura di Leonarda Vaiana.

Ogni filosofo afferma di cercare la verità, ma raramente è così. [..] Quelli che sono sinceramente interessati a scoprire ciò che è vero sono piuttosto gli scienziati, i naturalisti, gli storici [..] Le verità che essi scoprono non sono mai complete e non sempre sono importanti, ma sono parti integranti di verità [..] i filosofi di professione [..] sono presi solo dal difendere qualche illusione consolidata o qualche idea eloquente.

Decontestualizzate, queste parole significano che la verità ricercata dai filosofi è diversa dalla verità scientifica e che i filosofi semplicemente non sanno cosa stanno cercando, perché si rivolgono a illusioni consolidate e idee già pensate. In un certo senso questo è vero, i filosofi, al contrario degli scienziati, non sanno cosa stanno cercando e quindi non sanno neppure se quello che stanno cercando è vero. Dopotutto se quello che stanno cercando sia vero o no a loro poco importa. Tra i filosofi si troverà sempre qualcuno con un'idea diversa dagli altri ed ugualmente vera, tra gli scienziati no. Questo fatto determina che vi sia una concezione della verità per gli scienziati ed una, molto diversa, per i filosofi. Di più. Ogni concezione scientificamente falsa può diventare un'idea filosoficamente vera.

UBI può dare un vantaggio tecnologico

07.11 Povertà e scarsità di lavoro produttivo sono due facce di una stessa medaglia e andrebbero risolte coniugando semplicità ed equità e non, come accade oggi, con provvedimenti ad hoc che complicano ma non risolvono il problema e spesso violano il principio di uguaglianza. Questo è il commento che ho lasciato ai due articoli, di Francesco Daveri e Massimo Baldini, publicati oggi su lavoce.info.

Non sarebbe più semplice e nello stesso tempo più equo (principio di uguaglianza art. 3 Cost) provare ad immaginare seriamente un reddito universale di base invece di complicare ancora una legislazione infame. è lo stesso commento all'articolo di Daveri... il problema è lo stesso, se vogliamo che sia razionale la soluzione deve essere unica o almeno omogenea

Sono convinto che UBI darà agli Stati che lo implementeranno per primi un vero e proprio vantaggio tecnologico.

È tutto legale, qual'è il problema?

Da qualche anno l'elusione fiscale è argomento di moda che occupa le prime pagine dei media un giorno sì e l'altro pure ma, a dispetto della sua importanza politica, economica e sociale, è l'aspetto scandalistico a prevalere.

La ragione? Coloro che sostengono la legittimità dell'elusione fiscale sono in malafede, ma indubbiamente hanno la Legge dalla loro parte e questo chiude inevitabilmente ogni discorso.

Mi rimane un dubbio. A lungo andare l'elusione fiscale può essere legale, ma è devastante per ordine sociale. O, forse, mi sbaglio?

Esiste realmente un punto di equilibrio, prima del ritorno allo stato di natura hobbesiano, se è sufficiente un hacker per mettere a nudo l'esito finale dell'ordine spontaneo alla Hayek? O, forse, l'ordine spontaneo alla Hayek in nulla si distingue dallo stato di natura.

Cos'è un colpo di stato?

06.11Ci sono eventi dei quali la classe politica non è responsabile subendone gli effetti e ci sono eventi dei quali la classe politica è responsabile senza subirne gli effetti.

Leggendo la ricostruzione della rinuncia al controllo della politica monetaria avvenuta con lettera del ministro del Tesoro Beniamino Andreatta al governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi si ha l'impressione che quella decisione così rilevante sia stata presa da due persone al di fuori di ogni forma di deliberazione democratica.

La decisione di “cambiare regime” non viene pertanto sottoposta al Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio per un'approvazione formale; assume la forma di un semplice scambio di lettere fra ministro e governatore; a consentirlo, secondo i legali del ministero, è il fatto che la revisione delle disposizioni date alla Banca d'Italia rientra nella competenza esclusiva del ministro.

Il senso dell'operazione è dichiaratamente quello di rendere stabilmente positivi i tassi di interesse sul debito publico italiano. Come azione di un ministro della Republica niente male. È un tradimento a tutti gli effetti!

Nelle stesse parole di Andreatta, il divorzio nasce come “congiura aperta” tra i due, nel presupposto che a cose fatte, sia poi troppo costoso tornare indietro [8].

Detto in altri termini: In Italia c'è stato un golpe.

Il divorzio quindi non sottraeva solo la politica monetaria al controllo del potere esecutivo: gli sottraeva anche quella fiscale, alla quale ora era consentito di agire solo in senso restrittivo, per lasciar spazio a un colossale trasferimento di reddito a beneficio dei detentori dei titoli del debito, che erano e sono in larga maggioranza istituzioni monetarie e finanziarie.

L'effetto del combinato disposto di alti interessi sul debito publico e della necessità di mantenere alta la spesa publica era ampiamente prevedibile, ma sarebbe ricaduto sulle generazioni future e quindi la classe politica del tempo non ne ha tenuto conto. Dico questo con un certo dispiacere, poichè ho un'alta stima di Ciampi e non mi spiego come abbia potuto cadere in un errore così gravido di conseguenze.

Lo shock determinato dall'innalzamento degli interessi negli anni Ottanta è notevole e il suo riassorbimento in tempi successivi è stato ostacolato dal fatto che le manovre di austerità hanno compromesso la crescita del Pil.

Le successive considerazioni di Alberto Bagnai sull'euro sono ampiamente condivisibili, ma vorrei porre una questione pregiudiziale. Ha senso tutto l'ambaradan necessario per uscire dall'euro per poi ritrovarsi comunque in una società governata dalle fatiscenti strutture dello Stato westfaliano, le stesse che hanno determinato la nascita dell'euro come moneta priva di controllo politico?

L'Unione Europea e la Pace di Vestfalia

Sottolineo il concetto.

Le istanze degli indipendentisti catalani sono perfettamente logiche se si considera un aspetto che caratterizza il mondo di oggi: lo Stato nazionale europeo di “media” grandezza, ciò che al tempo fu l’archetipo per la creazione dello stato moderno dopo la Pace di Vestfalia del 1648 è ormai la struttura più inadatta a rispondere efficacemente alle sfide della contemporaneità.

Caro presidente Juncker, caro presidente Tusk,

04.11Il Fatto Quotidiano publica la lettera aperta firmata da 185 (ma sono già 188 su Mediapart) fra politici, intellettuali, accademici ed europarlamentari al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, per esortare l’UE a intervenire per la salvaguardia delle libertà fondamentali.

Singolare che cospicua parte dei firmatari sia inglese. Significativo anche constatare che, tra i lettori, sia Barbara Spinelli che Antonio Negri non godano di buona stampa e la maggioranza dei commenti si esprima contro il contenuto dell'appello.

El repte del govern Puigdemont

03.11 Fuggendo da Barcellona per rifugiarsi a Bruxelles nel momento in cui la giustizia spagnola lo perseguiva per il reato di ribellione dopo la proclamazione dell'indipendenza, il presidente della Catalogna Carles Puigdemont ha senza dubbio fatto una mossa bien pensé, bien organisé, bien préparé à l’avance.

Il volontario esilio del presidente Puigdemont nella capitale europea insieme all'invito rivolto alla popolazione catalana da parte dei partiti indipendentisti a mantenere la calma ed a rispondere pacificamente agli attacchi ed alle provocazioni messi in opera dai rappresentanti del potere spagnolo fanno parte di una strategia studiata che inizia a svelarsi pezzo a pezzo ed ha come obiettivo l'opinione publica europea.

Puigdemont, who is fighting for his life, has to do nothing more in this campaign than what he has already been doing – quietly, rationally and peacefully making the case for secession. Should his coalition win the election, he can come back to Catalonia and face arrest with equanimity. He will be operating from an unassailable position. He can dream of standing on the balcony where Tarradellas stood in 1977 and giving an even better speech, a calmer one, one that will make clear that he belongs to a European political mainstream, one in which he wishes to be allowed to take part in full, as prime minister of an independent Catalan republic.

il a pris l’Europe et le monde à témoin: si sa coalition indépendantiste perd ce qu’il appelle le "défi démocratique" des élections du 21 décembre, Carles Puigdemont reconnaîtra sa défaite. Mais si les indépendantistes catalans l’emportent, Carles Puigdemont interroge devant les opinions publiques: que diront, que feront les Espagnols ? Et que diront les Européens si la majorité en Catalogne vote en décembre pour l’indépendantisme ? Que diront les Européens si, pour cette raison, Madrid veut envoyer leur leader en prison pour 30 ans?

La sfida che il Popolo catalano ed il Suo presidente hanno lanciato non è più rivolta alla corona di Filippo chi?, ma riguarda l'avvenire dei Popoli europei e chi Li rappresenta non può più lavarsene le mani dicendo che si tratta di questioni interne. Interne a chi? Occorre una strategia bien pensé, bien organisé, bien préparé à l’avance, per non trovarsi impreparati ancora una volta. Poiché, in questo caso, si vince o si perde insieme.

Contro la proliferazione delle leggi

Una nuova generazione di vignaiuoli preferisce rinunciare alla denominazione d'origine controllata, sinonimo di terreni cari e pesanti vincoli burocratici, per avere la libertà di produrre secondo i propri gusti.

Rimando, Ivan Illich. Ogni nuova norma degrada un'attività con la quale la gente era stata fin allora capace di cavarsela da sola

Dare a Di Vico quello che è di Di Vico

02.11Premesso che del libro di Dario Di Vico ho letto, per ora, solo l'estratto publicato sul Sole 24 Ore, concordo sull'idea che la crescita economica non sia una risposta idonea a contrastare l'influenza del populismo sulla parte più povera della popolazione, poiché non risolve il problema della disuguaglianza, ma anzi, forse, l'acuisce.

Inoltre si dovrebbe riflettere sul fatto che quello italiano non è un problema economico, di Pil o di debito publico, ma è un deficit di capitale sociale, che non riguarda solo la politica ed i partiti, ma coinvolge tutte le istituzioni della società italiana, dalla chiesa cattolica alla famiglia, dai sindacati all'impresa.

Con la caduta della foglia di fico ideologica, arrangiarsi è diventato l'unico imperativo morale. Dalle pensioni privilegiate di politici e sindacalisti, agli appartamenti di vescovi e cardinali ristrutturati con il denaro delle opere pie gli esempi di come ci si arrangia non mancano. Ma non è questo il tema.

C'è un secondo argomento sul quale mi trovo d'accordo: l'abbozzo di analisi sociologica del grillismo parlamentare.

Nella letteratura economica [..] esistono due differenti tipologie di basic income [..] il reddito di cittadinanza propriamente detto che ha carattere universalistico ed è incondizionato, e il reddito minimo che al contrario è selettivo e condizionato a determinati comportamenti da parte dei beneficiari. I 5 Stelle non hanno finora tenuto fede a questa bipartizione e nella comunicazione hanno mischiato le due ipotesi. [..] i grillini sono via via slittati in una duplice direzione, hanno scelto di fatto il reddito minimo chiamandolo però «di cittadinanza» e, mentre in una prima fase avevano parlato di una misura diretta a combattere la disoccupazione giovanile, successivamente la proposta è stata presentata come diretta a contrastare la povertà. I testi finora presentati in Parlamento dai 5 Stelle parlano di povertà relativa e quindi di un reddito minimo che dovrebbe interessare — seguendo la classificazione Istat — oltre 8 milioni di individui e 2,7 milioni di famiglie. Prendendo alla lettera, invece, le dichiarazioni di Grillo nel mirino ci sarebbe la povertà assoluta e di conseguenza la platea si restringerebbe a 4,6 milioni di persone, come da lui stesso precisato. A differenti platee corrisponde una «spalmatura» diversa e soprattutto una diversa consistenza dell’assegno erogato: nella proposta Grillo – che parla di un costo per lo Stato di 17 miliardi di euro (o 20 a seconda delle versioni date di volta in volta dal M5S) – si arriva all’incirca a un assegno di 300-360 euro al mese. Mentre l’ipotesi parlamentare – prima firmataria Nunzia Catalfo – prevede di erogare il sussidio alle famiglie e non agli individui e modula la somma: si può arrivare a un massimo di 780 euro per chi non percepisce alcun reddito, per gli altri si dovrà sottrarre da 780 quanto già percepito. Più l’intervento si concentra, più si può pensare di ottenere risultati tangibili; più si allarga il reddito erogato, più finisce per assomigliare a un bonus.

Solo un'obiezione. Le conclusioni del ragionamento, che mi sembra corretto e condivisibile, possono essere applicate, Di Vico non me ne voglia, a tutte le più o meno strampalate proposte di reddito condizionato avanzate da studiosi, associazioni e parti sociali e che, dopo una lunga gestazione, hanno partorito la legge 33/2017, la quale non è, nella sostanza, molto diversa dalle elucubrazioni grilline sul c.d. reddito di cittadinanza. Ma, se anche il reddito di inclusione assomiglia ad un bonus, ecco l'obiezione: quando siano elargiti dallo Stato i bonus sono una violazione dell'articolo tre della Costituzione della Republica italiana!


No Constitution in whose name poticians are jailed for pursuing peacefully a political agenda can be democratic


Cazurros

31.10Nonostante la delusione e il disappunto manifestati dai media conservatori (non solo di destra) e da tutti coloro che volevano veder scorrere il sangue nelle strade di Barcellona per l'atteggiamento dimesso della Generalitat de Catalunya e del suo presidente Carles Puigdemont i Casamajó espatriato a Bruxelles, quello che sta accadendo è estremamente interessante dal punto di vista politico e merita attenzione.

Puigdemont parlando da Bruxelles, centro della politica europea, a nome del legittimo governo di Catalonia, ha ricondotto il confronto nei termini propri della democrazia rappresentativa, chiedendo al governo di Madrid di riconoscere il risultato delle elezioni indette per il 21 dicembre anche se questo dovesse sancire di fatto, indirettamente, l'indipendenza della Catalonia.

Segno di debolezza, forse. Lo svolgimento delle elezioni sotto il controllo del governo di Madrid non offre garanzie e pone oggettivamente gli indipendentisti in condizioni di inferiorità, ma rappresenta un monito che l'evanescente struttura dell'Unione Europea non può più ignorare. Un voto a maggioranza ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, un voto può sancire l'uscita della Catalogna dalla Spagna e l'Unione Europea deve prendere atto che in democrazia l'intangibilità dei trattati è nulla di fronte alla volontà popolare.

Se alla fine della disputa politica, non priva di colpi di scena, la Spagna adotterà una nuova cornice Costituzionale a carattere federale, alla quale s'ispireranno probabilmente altre nazioni europee, bisognerà riconoscere un merito politico anche alla strampalata fiammata indipendentista della Catalogna.

Ma si dovrebbe anche prendere coscienza del fatto che il principio maggioritario è incapace di rappresentare compiutamente la volontà popolare.


30.10Siamo comunque prigionieri dell'epoca nella quale viviamo.


In Catalogna siamo in presenza di un potere duale?


Il problema è la legge o la sua applicazione?

Il problema è quando la combinazione dell’algebra giudiziaria, del tutto aderente alle regole, stride al momento di tirare la riga e, come risultato, fa patteggiare 3 anni e 8 mesi a chi ha rubato al supermercato una bottiglia di vino da 8 euro, mentre chi ha svenduto sentenze tributarie in contenziosi da milioni di euro esce dalla Corte d’Appello condannato a poco più: e cioè a pena concordata di 4 anni, ridotta rispetto ai 6 anni e 10 mesi del primo grado, che grazie allo sconto del rito abbreviato aveva già ridimensionato i teorici 10 anni iniziali.

Democrazia (come condizione) instabile

29.10Nel moderno discorso politico, i confini si identificano comunemente con le frontiere, le frontiere con gli Stati nazionali e lo Stato con il portatore del politico.

In Hobbes's formulation, the frontier [..] separates the antipolitical state of nature from political society and from the industry of their subjects [..] There is no public or legitimized politics in Hobbes's scheme; each has been squeezed between the absolute political in the form of the sovereign on the one hand and, on the other, the private domain of absolute, competitive self-interested men protected by it.

È facile pensare alla democrazia come appartenenza. Ciò significa che la democrazia come la conosciamo nelle auto-designate "democrazie industriali avanzate" è stata costituita in forme date, strutture e confini.

Critica della democrazia costituzionalizzata...

Se stavo zitto era meglio

Quando stamattina ho letto l'articolo di Marco Nese sul Corriere della Sera la mia reazione è stata istintiva:

Forse se il generale Vincenzo Camporini stava zitto era meglio. Spendere dieci miliardi per assemblare un aereo militare in un paese che non può fare la guerra in proprio è una follia e non solo economica, ma anche militare.

Non è stata una buona idea acquistarne 90, perché produrne a Cameri meno di 100 ha fatto lievitare i costi (circa 100 milioni di dollari ogni caccia). E altri Paesi europei, come Olanda, Norvegia, Inghilterra e in futuro probabilmente anche Belgio, Danimarca e Polonia, non hanno più convenienza a comprare gli esemplari costruiti in Italia. Spendono meno se li acquistano direttamente negli Stati Uniti.

Ad una più ponderata riflessione ho capito di esserci cascato. Dovevo chiedermi qual'è il senso dell'articolo. Perché un generale dell'aeronautica militare, già capo di stato maggiore dell'aeronautica militare e della difesa e oggi membro della Fondazione Italia USA (così Wikipedia) si esprime in questi termini nei confronti del governo italiano? Di che interessi è portatore? Che cosa c'è dietro ad una presa di posizione di questo tipo che tende, da parte di un militare, a ricattare la politica in campagna elettorale? Forse sarebbe opportuna qualche precisazione. Che il programma occupazionale previsto a Cameri fosse insostenibile era prevedibile, come era prevedibile che il costo dell'intera operazione lievitasse oltre misura senza reali benefici.

Nuove tecnologie e personalizzazione dei prezzi

28.10Le nuove tecnologie stanno demolendo uno dei principi fondamentali del commercio così come lo abbiamo conosciuto sin dalla nostra infanzia, l'uguaglianza di prezzo per lo stesso prodotto nello stesso mercato, riportandoci a pratiche antiche di contrattazione individuale dove il più abile ed il più informato spunta il prezzo migliore. Con una differenza: oggi solo uno dei contraenti ha a disposizione l'opzione di influire sulla determinazione del prezzo.

Un esempio delle possibilità offerte dai nuovi strumenti di vendita è descritto da Leonard Barberi sul Corriere di oggi. Incrociando alcuni dati ricavati da internet un algoritmo può determinare con una buona approssimazione la capacità di spesa del cliente e personalizzare il prezzo, ad esempio di un volo low cost. Mediamente, se dimostrerai all'algoritmo di avere una elevata disponibilità economica lo stesso prodotto ti verrà venduto ad un prezzo maggiore.

Un altro esempio, questa volta personale. Ho la tessera di un supermercato. Acquisto regolarmente un certo prodotto, che un anno fa ha subito un aumento consistente di prezzo (circa il 10%). Di conseguenza ho provato a sostituirlo con uno analogo meno costoso. Da qualche tempo ho constatato che quel prodotto, pur mantenendo sull'etichetta esposta al publico il nuovo prezzo, mi viene fatto pagare senza aumento di prezzo. Poiché si tratta di un prodotto che acquisto regolarmente l'algoritmo che sta dietro la tessera deve aver fatto qualche calcolo...

Finché la tecnologia applica un calcolo redistributivo che, pur privilegiando la massimizzazione dei profitti, sostanzialmente favorisce i più deboli economicamente credo nessuno abbia niente da ridire. Sarebbe la dimostrazione empirica che la progressività delle imposte è, anche dal punto di vista economico e non solo sociale, il sistema di tassazione più equo. Immagino però che l'algoritmo possa essere usato anche in altri modi.

27 d'octubre de 2017 : 15.27
Catalunya és una república independent

27.10La Catalogna è una republica indipendente

La mala secesión

Non lo diciamo da ora: in un articolo di cinque anni fa – novembre 2012, la questione catalana non era una questione per nessuno ma invece lo era – lo scrivemmo in apertura: «La Spagna, così come l’abbiamo conosciuta finora, non esisterà più». Purtroppo avevamo ragione [..]

Weise Worte

Doch offenbar empfinden viele Katalanen die spanischen Verhältnisse so: als Unterdrückung. Sie wieder zurückzugewinnen wird die schwerste Aufgabe sein, vor der das moderne Spanien je gestanden hat. In der amerikanischen Unabhängigkeitserklärung steht der demokratiepolitisch ultimative Satz: Jede Regierung leitet ihre Macht von der Zustimmung der Regierten ab.

Blood on the streets of Barcelona

But if matters get out of hand in Spain in the coming days, the self-serving, non-interventionist stance adopted by EU states, including Britain, could prove untenable. Rajoy’s biggest nightmare is the possibility, mostly avoided hitherto, that the crisis will turn violent. Blood on the streets of Barcelona, live on global TV, could change everything.

La posizione della UE potrebbe rivelarsi insostenibile

Dispiace vedere il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dichiarare ieri sera che «non è cambiato niente». No, è cambiato tutto. Si tratta ora di ricostruire, non più di tenere insieme. A Madrid e Barcellona si deve fare un passo indietro, l’Ue deve farne molti altri in avanti. Anche fuori dai sentieri tracciati.


La flat-tax è una trappola? Le Figaro ha calcolato che i 100 contribuenti francesi più ricchi risparmieranno mediamente 582.380 €.

Pensieri sulla scarsità

Per comprendere le nostre idee occorre conoscere le idee di chi non la pensa come noi. Le idee si affinano nel confronto non nella ripetizione, ma è comunque necessario un ambito mentale comune senza il quale manca l'interesse al confronto.

Edmund Burke può essere considerato un conservatore e un liberale allo stesso tempo. Ma, mi chiedo: può essere liberale un conservatore? La mia risposta è no, ma so bene che molti considerano liberale sinonimo di conservatore. Nel caso di Burke, irlandese Whig convertito Tory, la confusione dei due termini è evidente e si direbbe derivi dalla sovrapposizione di linguaggi diversi.

Secondo White in Thoughts and Details on Scarcity Burke seguirebbe un suo caratteristico «gioco linguistico» nel quale si intrecciano quattro differenti «linguaggi»: quello della legge naturale, quello dell'economia politica classica, quello della tradizione, quello della paura (della violenza rivoluzionaria).

Thoughts and Details on Scarcity è un testo su più piani. Burke si sente un agricoltore, e difende il ceto al quale appartiene e si lamenta: il mestiere di farmer è, tra le attività economiche, una delle più precarie [..] richiede dieci volte più lavoro, vigilanza, attenzione, abilità e, lasciatemi dire, anche maggiore buona sorte di qualsiasi altro mestiere.

Ma, se si dilunga sulla resa di fagioli e rape, sul costo del grano e sulla crescita dell'orzo è solo per mostrare la provenienza divina delle leggi del commercio sulle quali nessuno può intervenire, neppure in tempi di carestia, senza esporsi ad un grave pericolo.

L'interferire indiscriminatamente nel commercio dei generi di sussistenza è quanto di più pericoloso ci sia, e assume il suo aspetto peggiore quando gli uomini vi sono più propensi: ossia in tempi di scarsità.

La paura della rivoluzione affiora qua e là, ma per Burke l'ingerenza del governo in ciò che concerne la sussistenza del popolo è solo vana presunzione e se l'uomo non possiede nulla che possa essere scambiato deve essere affidato alla publica carità. Qui il liberale si spezza, un abisso separa Burke da Hobbes.

Ma che fare se il salario del lavoratore è molto al di sotto della sussistenza minima e le avversità del momento sono tanto grandi da minacciare veramente la fame?

Il lavoratore povero deve essere abbandonato al cuore di pietra e alla mano avida del basso interesse personale, difesi dalla spada della legge, specie quando c'è ragione di ritenere che proprio l'avarizia degli stessi farmer abbia contribuito, insieme agli errori del governo, ad affamare il paese?

La mia opinione in questo caso è la seguente: tutte le volte che un uomo non può pretendere nulla sulla base delle leggi del commercio e dei principi della giustizia, egli esce da tale ambito ed entra nella giurisdizione della pietà.

Ancora una annotazione sul contratto che, secondo Burke, lega gli uomini. No, non lega gli uomini, questo non è un contratto sociale, è un contratto di lavoro e si vuole non fondato sull'uguaglianza.

Tra il lavoratore ovunque sia occupato e il suo datore di lavoro c'è un contratto tacito, molto più forte di qualunque strumento o articolo di accordo scritto: che quel particolare lavoro dovrà essere sufficiente ad assicurare al datore di lavoro un profitto sul suo capitale e una ricompensa per il suo rischio; in sostanza, che il lavoro dovrà produrre un utile equivalente al costo dei salari.

Ma c'è una seconda parte del contratto tacito, che Burke dimentica. I salari dovranno coprire almeno il costo di riproduzione della manodopera... che può essere estremamente difficile calcolare nelle società complesse fondate sul capitalismo cognitivo.

Il prodotto di una comunità priva di empatia

26.10Alcune non facili decisioni della magistratura fanno discutere. Si tratta di omicidi, quindi di reati molto gravi. I colpevoli sono rei confessi e le motivazioni dei delitti sono difficili da comprendere. Sono al limite dell'incapacità mentale. Il giudice che deve emettere una sentenza in questi casi si trova oggettivamente spiazzato.

Se da una parte non ha molto senso carcerare queste persone per un tempo limitato e comunque non congruo con la gravità delle loro azioni dall'altra è pericoloso lasciarle libere e senza controlli. Il reato che hanno commesso non nasce da un interesse spiegabile, che si può prevedere e prevenire, ma da un difetto educativo che ha reso incongrue le loro azioni e rende imprevedibile il loro comportamento futuro.

Si può definire minorato, ma non minorenne, un ragazzo di 17 anni che compie un'azione così stupida senza rendersi conto di quello che sta facendo. In questi casi esiste una responsabilità sociale della quale la comunità deve farsi carico prendendone coscienza e agendo di conseguenza, responsabilità che non deve essere occultata dall'impossibilità di applicare una pena ragionevole. Chi uccide la fidanzata o spinge in mare un vecchio per gioco non vive fuori dal mondo, ma è il prodotto di una comunità priva di empatia.

La Corte di cassazione colpisce ancora

Ci risiamo. La Corte di cassazione (sentenza 21593 del 19 settembre 2017) ha confermato la decisione del Tribunale di Firenze che ripartiva la responsabilità di un incidente, accaduto durante l'uscita da una scuola scuola media, tra l'autista del bus investitore, il Comune ed il Ministero della publica istruzione.

A cascata la decisione della Cassazione ha provocato l'emanazione di circolari che obbligano i genitori ad accompagnare i figli a scuola e tornare per riprenderli fino ad un'età alla quale fino a qualche decennio fa ci si sposava e si facevano figli. Il ministro dell'istruzione Valeria Fedeli è intervenuta dichiarando: «Anche i genitori devono essere consapevoli che questa è la legge». Ma questa legge non l'ha fatta il Legislatore, l'ha fatta un giudice e, letta così come è stata riportata dai media, non si regge in piedi e fa un pessimo servizio all'immagine della giustizia.

Mi chiedo chi avrà voglia di fare ancora figli a queste condizioni e mi aspetto un intervento del ministro Orlando che ci spieghi...


25.10Le Monde publica una stroncatura a firma Gabriel Zucman (Professore di economia presso l’università di Berkeley) della flat-tax alla francese voluta da Macron. Ma l'attacco è indirettamente anche contro Trump.


La qualità del pensiero condiviso opera la distinzione

24.10Il libro dello storico Carl Becker, dedicato alle influenze della filosofia cristiana negli scritti del Philosophes ed alla demolizione della Città Celeste di sant'Agostino da questi compiuta allo scopo di ricostruirla con materiali più moderni, inizia descrivendo un'esperienza comune.

Come tanti, io mi attacco ad alcune credenze dilette che ritengo valide perché discendono logicamente da fatti noti ed ovvii, e spesso mi accoro se un intimo amico ne respinge l'una o l'altra ; nonostante io gli abbia esposti tutti i fatti sui quali per me si appoggia e lo abbia condotto per tutti quei logici passi che dovrebbero convincere una mente ragionevole. Può accadere, e in verità accade quasi sempre, ch'egli non riesca a confutare i miei argomenti. Ma questo non conta: se io mi son sforzato di convincerlo contro la sua volontà, egli non muta perciò di opinione, e io debbo conchiudere che il suo cervello, disgraziatamente, non è del tutto sgombro; un qualche intimo turbamento, un qualche radicato pregiudizio o un qualche indiscusso preconcetto lo rende cieco al vero.

Per mio conto, perdono facilmente al mio amico il pregiudizio disturbatore che lo conduce a conclusioni errate, perché me ne rendo ragione. A tali conclusioni sarei potuto giungere anch'io, se non m'avesse preservato dall'errore, che in sé è di poca entità, una qualche fortunata combinazione. Ci troviamo facilmente d'accordo su questioni di maggiore importanza, poiché siamo ambedue professori; le nostre esperienze e i nostri interessi si somigliano assai. I fatti che ci paiono più salienti e le deduzioni che ci convincono sono, in genere, gli stessi per me e per lui, e la maggior parte delle nostre premesse, nonché le frasi che ci vengono spontanee, sono quelle usuali del nostro insegnamento. Poiché tanto ci troviamo concordi nei principii, possiamo discutere abbondantemente per notti intere; ché nulla ci divide, come direbbe Carlyle, fuorché le opinioni.

Ma è meno facile per noi professori di discutere per una notte intera con persone di un'altra categoria, con, per esempio, dei politici e dei ministri del culto. Presto ci verrebbero meno gli argomenti perché mancherebbe un terreno d'intesa; certi fatti che a loro parrebbero importanti noi li metteremmo in dubbio o li trascureremmo. Ragionamenti che ci convincono verrebbero scartati da loro perché li qualificherebbero, con insultante o sbadata leggerezza, di accademici. Prima che la notte fosse inoltrata, la discussione si spegnerebbe. Ci accorgeremmo che non c'è scopo a proseguirla perché la loro mente è ottenebrata, non superficialmente da un pregiudizio di natura individuale, ma fondamentalmente da preconcetti inconsci, comuni a tutti gli uomini della loro professione.

I professori discutono con i professori, i politici con i politici, i preti con i preti, perché hanno degli argomenti ed un linguaggio comune. Si comprendono e comprendendosi sopportano le opinioni che non condividono perché hanno un ambito mentale nel quale quelle opinioni hanno uno spazio. È la qualità del pensiero condiviso ad operare la distinzione. Ciò accade anche per la comprensione diacronica, cioè per la dimensione temporale, ma di questo non intendo parlare qui.


Siamo certi che i calcoli attuariali in uso per la determinazione delle pensioni siano corretti?


Il caso del bambino schiavo

23.10Il ragionamento etico può essere diviso in una parte emotiva ed in una di puro calcolo. L'esempio del bambino concepito per diventare schiavo estremizza una situazione nella quale le due parti entrano fatalmente in contraddizione.

In una società in cui la schiavitù è legale, ad una coppia che progetta di avere un figlio vengono offerti $ 50,000 da uno sfruttatore per produrre un bambino che sia suo schiavo. Essi hanno bisogno di soldi per comprare uno yacht. Dovrebbero firmare l'accordo, accettare i soldi, e produrre il bambino? Assumendo che la vita come schiavo sia migliore della non-esistenza, agire in questo modo non significherebbe danneggiare il bambino. Se rifiutassero l'offerta, non produrrebbero alcun bambino oppure se cambiassero il loro atteggiamento riguardo al diventare genitori produrrebbero un altro bambino. (p. 100)

Il passaggio chiave è assumendo che la vita come schiavo sia migliore della non-esistenza. Con questa semplice assunzione il puro calcolo ci permette di sostenere che concepire un bambino nelle condizioni descritte nell'esempio è moralmente lecito, sebbene emotivamente ci appaia immorale.

Roberts osserva tuttavia che nei due casi non viene sollevato un genuino problema della non-identità. La ragione è che andrebbero interpretati come casi a tre alternative e non, come fa Kavka, come casi a due alternative. Per la coppia, cioè, sarebbe stato logicamente possibile concepire nei due rispettivi casi un medesimo bambino astenendosi dal prendere la pillola o astenendosi dal proposito di venderlo come schiavo. Per Roberts quel medesimo bambino sarebbe comunque nato in quanto si potrebbe immaginare una situazione controfattuale i cui i genitori concepiscono il medesitno bambino in condizioni differenti o a partire da differenti intenzioni.

La soluzione proposta dalla Roberts, qui citata, è semplicemente un'altro bambino. Cambiare le condizioni non risolve il problema, semplicemente cambia il problema.

Dov'è il busillis?

Se l'esistenza è sempre migliore della non-esistenza allora... Se invece concepiamo la schiavitù come una forma di esistenza indegna di essere vissuta allora... Apparentemente la soluzione al dilemma ruota intorno alla risposta data a queste due proposizioni condizionali. Ma, questa risposta è ancora dominio esclusivo dell'etica o non è qualcosa di più complesso?

< >

Non è scontato che la procreazione in sé non leda un possibile diritto alla non-esistenza. Come giustificare un'esistenza peggiore della non-esistenza se non con un arbitrio.

sembra deleterio rilasciare a tutte le persone possibili un diritto potenziale a iniziare ad esistere con una esistenza non peggiore della non-esistenza

Come giustificare la casualità naturalmente insita nella procreazione con l'arbitrio di una scelta?

le scelte procreative sollevano ciò che Parfit (1982, 1989) indica come problema della non-identità ed altri hanno chiamato paradosso delle generazioni future (Kavka, 1982). La natura del paradosso è determinata dalla constatazione che ogni minimo cambiamento nella sequenza degli eventi che di fatto culminarono nella nostra esistenza avrebbe potuto far sì che la nostra esistenza rimanesse meramente possibile. Si tratta del fenomeno che Kavka (1982) descrive nei termini della precarietà dell'esistenza, precariousness of experience e Parfit enuncia nella tesi della dipendenza temporale (1989, 447)


Il Veneto inguaia Salvini e Renzi. L'esito del referendum in Veneto e Lombardia può creare problemi alla Lega nel momento in cui ambisce a presentarsi alle elezioni su tutto il territorio nazionale e, d'altra parte, dimostra la persistente debolezza del partito di Renzi nell'interpretare l'immaginario profondo degli italiani.

Gregory S. Kavka

22-10Naturalmente sono arrivato a Kavka seguendo le tracce di Hobbes.

Bibliografia

Gregory S. Kavka (1947-1994)
- Hobbesian Moral and Political Theory. Studies in Moral, Political, and Legal Philosophy, Princeton university press, 1986
  • I - METHOD - HOBBES'S AND OURS
    • 1-1. Hobbesian Theory
    • 1-2. Hobbes's Method
    • 1-3. Our Problems and Plans
  • II - HUMAN NATURE
    • 2-1. Theories of Human Nature
    • 2-2. Psychological Egoism
    • 2-3. Was Hobbes a Psychological Egoist?
    • 2-4. Evaluating Egoism
    • 2-5. Predominant Egoism
    • 2-6. Death-Avoidance
  • III - CONFLICT IN THE NATURE
    • 3-1. The Structure of the Argument
    • 3-2. State of Nature and State of War
    • 3-3. Preliminary Version of the Argument
    • 3-4. The Basic Argument
    • 3-5. War or Peace?
    • 3-6. Objections
  • IV - COOPERATION OF NATURE
    • 4-1. Defensive Cooperatives
    • 4-2. Cooperation over Time
    • 4-3. Cooperation and the Fool
    • 4-4. Groups and the State
    • 4-5. A Priori or Empirical?
  • V - FOUNDING THE STATE
    • 5-1. The Hobbesian Social Contrart
    • 5-2. The Parties
    • 5.3. Choice and Disaster-Avoidance
    • 5-4. Terms of Agreement: Economic Welfare
    • 5-5. Terms of Agreement: Government and Liberty
    • 5-6. Remaining Problems
  • VI - POWER AND ORDER IN THE STATE
    • 6-1. Crime and Punishment
    • 6-2. The Paradox of Perfect Tyranny
    • 6-3. The Paradox of Revolution
    • 6-4. An Argument Against Revolution
  • VII - MORAL CONCEPTS
    • 7-1 Facts and Values
    • 7-9 Good and Evil
    • 7-3. Rights
    • 7-4. Oblations
    • 7-5. Ought-principles
  • VIII - THE RIGHT OF SELF-PRESERVATION
    • 8-1. The Ri ht of Nature
    • 8-2. The First Argument for Inalienability
    • 8-3. The Second Argument for Inalienability
    • 8-4. An Acceptable Argument
  • IX - RULE EGOISM
    • 9-1. Right Reason and Natural Law
    • 9-2. Morality in the State of Nature
    • 9-3. Rule Egoism
    • 9-4. Egoism, Utility, and Justice
    • 9-5. Rule Worship
  • X - POLITICAL OBLIGATION
    • 10-1. Obligation and the Social Contract
    • 10-2. Tacit Consent
    • 10-3. Hypothetical Consent
    • 10-4. Other Grounds of Political Obligation
    • 10-5. Independents and Oppressed Minorities
  • XI - THE LIMITS OF OBLIGATION
    • 11-1. Self-incrimination
    • 11-2. National Defense
    • 11-3. Revolution
  • XII - LESSONS AND LIMITS OF LEVIATHAN
    • 12-1. Limits Of Hobbesian Theory
    • 12-2. Lessons of Leviathan
- Moral Paradoxes of Nuclear Deterrence?, Cambridge University Press, 1987
  • 1. Some Paradoxes of Deterrence:15-32.
  • 2. A Paradox of Deterrence Revisited:33-56.
  • 3. Deterrence, Utility, and Rational Choice:57-77.
  • 4. Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities:79-99.
  • 5. Dilemmas of Nuclear Protest:101-116.
  • 6. Unilateral Nuclear Disarmament:119-125.
  • 7. World Government:127-145.
  • 8. Strategic Defense:147-164.
  • 9. Nuclear Coercion:165-191.
  • 10. Mutual Nuclear Disarmament:193-207.

- "Wittgensteinian Political Theory." Review of Hanna Fenichel Pitkin's Wittgenstein and Justice: On the Significance of Ludwig Wittgenstein for Social and Political Thought, Stanford Law Review, 26(6):1455-1480; 1974
- Wrongdoing and Guilt, Journal of Philosophy, 71 (18): 663-664, 1974
- Extensional Equivalence and Utilitarian Generalization, Theoria, 41:125-147, 1975
- Rawls on Average and Total Utility, Philosophical Studies, 27 (4):237-253, 1975
- Equality in Education, in John E. McDermott, ed., Indeterminacy in Education: Social Science Educational Policy and the Search for Standards, pp. 211-252. Berkeley: McCuthchan, 1976
- Eschatologial Falsificationism, Religious Studies, 12(2):201-205, 1976
- Some Paradoxes of Deterrence, Journal of Philosophy, 75 (6): 285-302, 1978
- The Futurity Problem, in Richard Sikora and Brian Barry, eds. Obligations to Future Generations, Philadelphia, Temple University Press, pp. 186-203, 1978
- The Numbers Should Count, Philosophical Studies, 36 (3), (1979).
- Some Paradoxes of Deterrence, in Malham M. Wakin, ed., War, Morality and the Military Profession, pp. 197-218. Boulder, Colo.: Westview Press, 1979
- Deterrence, Utility, and Rational Choice, Theory & Decision, 12(1):41-60, 1980
- What is Newcomb's Problem About?, American Philosophical Quarterly, 17(4):271-280, 1980
- Review of Renford Bambrough's Moral Scepticism and Moral Knowledge, Philosophical Review, 90(4):630-633, 1981
- The Futurity Problem, in Ernest Partridge, ed., Responsibilities to Future Generations: Enviornmental Ethics, pp. 109-122. Buffalo, NY: Prometheus Books, 1981
- An Internal Critique of Nozick's Entitlement Theory, Pacific Philosophical Quarterly, 63(4):371-380, 1982
- Deterrence and Utility Again: A Response to Bernard, Theory & Decision, 14(1):99-102, 1982
- The Paradox of Future Individuals, Philosophy & Public Affairs, Vol. 11, No. 2: 93-112, 1982
- Two Solutions to the Paradox of Revolution, in Peter A. French, Theodore E. Uehling, Jr. and Howard Wettstein, eds., Social and Political Philosophy, pp. 455-472. Midwest Studies in Philosophy, 7. Minneapolis: University of Minnesota Press, 1982
- Doubts About Unilateral Nuclear Disarmament, Philosophy and Public Affairs, 12 (3): 255-260, 1983
- Hobbes's War of All Against All, Ethics, 93 (2):291-310, 1983
- When Two 'Wrongs' Make a Right: An Essay on Business Ethics, Journal of Business Ethics, 2 (1), 1983
- Rule by Fear, Noûs, 17 (4):601-620, 1983
- The Toxin Puzzle, Analysis, 43 (1):33-36, 1983
- (with Virginia L. Warren.) Political Representation for Future Generations, in Robert Elliot and Arran Gare, eds., Enviornmental Philosophy: A Collection of Readings, pp. 21-39. St. Lucia & New York: University of Queensland Press; Univers ity Park: Pennsylvania State University Press, 1983
- Right Reason and Natural Law in Hobbes's Ethics, Monist, 66(1):120-133, 1983
- Review of A. John Simmons' Moral Principles and Political Obligations, Topoi, 2(1):227-230, 1983
- Some Paradoxes of Deterrence, in Jan Narveson, ed., Moral Issues, pp. 72-87. Toronto & New York: Oxford University Press, 1983
- Review of Antony Flew's The Politics of Procrustes: Contradictions of Enforced Equality, Philosophical Review, 93(1):107-109, 1984
- The Reconciliation Project, in David Copp and David Zimmermann, eds., Morality, Reason and Truth: New Essays on the Foundations of Ethics, pp. 297-319. Totowa, NJ: Rowman & Allanheld, 1984 [poi in Ethical Theory: An Anthology, a cura di Russ Shafer-Landau, Blackwell, 2007]
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in Douglas MacLean, ed., The Security Gamble: Deterrence Dilemmas in the Nuclear Age, pp. 123-140. Maryland Studies in Public Philosophy. Totowa, NJ: Rowman & Allanheld, 1984
- Deterrent Intentions and Retaliatory Actions, in Douglas MacLean, ed., The Security Gamble: Deterrence Dilemmas in the Nuclear Age, pp. 155-159. Maryland Studies in Public Philosophy. Totowa, NJ: Rowman & Allanheld, 1984
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in Charles Betz, Marshall Cohen, Thomas Scanlon and John Simmons, eds., International Ethics: A `Philosophy and Public Affairs' Reader. Princeton: Princeton University Press, 1985
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in James Sterba, ed., The Ethics of War and Nuclear Deterrence, pp. 127-138. Wadsworth Series in Social Philosophy. Belmont, Calif.: Wadsworth, 1985
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in Richard Wasserstrom, ed., Today's Moral Problems, pp. 377-393. 3d ed. New York: Macmillan, 1985
- Some Paradoxes of Deterrence, in James White, ed., Contemporary Moral Problems. St. Paul: West Publishing, 1985
- Space War Ethics, in Russell Hardin, John J. Mearsheimer, Gerald Dworkin and Robert E. Goodin, eds., Nuclear Deterrence: Ethics and Strategy, pp. 299-317. Chicago: University of Chicago Press, 1985
- Space War Ethics?, Ethics, 95(3): 673-691, 1985
- A Critique of Pure Defense, Journal of Philosophy, 83 (11):625-633, 1986
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in John Arthur, ed., Morality and Moral Controversies, 2d ed. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall, 1986
- Morality and Nuclear Politics: Lessons of the Missle Crisis, in Avner Cohen and Steven Lee, eds., Nuclear Weapons and the Future of Humanity: The Fundamental Questions, pp. 233-254. Philosophy and Society Series. Totowa, NJ: Rowman & Allan held, 1986
- Some Paradoxes of Deterrence, in John Perry and Michael Bratman, eds., Introduction to Philosophy: Classical and Contemporary Readings, pp. 516-526. New York: Oxford University Press, 1986
- Some Paradoxes of Deterrence, in Malham M. Wakin, ed., War, Morality and the Military Profession, pp. 197-218. 2d edition, revised and enlarged. Boulder, Colo.: Westview Press, 1986
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in Thomas Mappes and Jane S. Zembaty, eds., Social Ethics: Morality and Social Policy, pp. 450-463. 3d ed. New York: McGraw-Hill, 1987
- Nuclear Weapons and World Government, Monist, 70(3):298-315, 1987
- Review of Arnold A. Rogow's Thomas Hobbes: Radical in the Service of Reaction, Ethics, 97(4):898, 1987
- Review of David Gauthier's Morals by Agreement, Mind, 96(381):117-121, 1987
- Some Neglected Liberal Aspects of Hobbes's Philosophy, Hobbes Studies, Volume 1, Issue 1, 1988
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in Stephen Setric, ed., Taking Sides: Clashing Views on Controversial Issues. Guilford, CT: Dushkin, 1988
- Sweethearts of SDI: A Response to Woodward, Ethics, 99 (3):572-573, 1989
- A Critique of Pure Defense, in Douglas P. Lackey, ed., Ethics and Strategic Defense: American Philosophers Debate Star Wars and the Future of Nuclear Deterrence, pp. 91-98. Belmont, Calif.: Wadsworth, 1989
- The Reconcilation Project, in Louis J. Pojman, ed., Ethical Theory: Classical and Contemporary Readings. Belmont, Calif.: Wadsworth, 1989
- Some Social Benefits of Uncertainty, in Peter A. French, Theodore E. Uehling, Jr. and Howard K. Wettstein, eds., The Philosophy of the Human Sciences, pp. 311-326. Midwest Studies in Philosophy, 15. Notre Dame, Ind.: University of Notr e Dame Press, 1990
- Some Paradoxes of Deterrence, in Jonathan Glover, ed., Utilitarianism and Its Critics. Philosophical Topics. New York: Macmillan; London: Collier Macmillan, 1990
- Was the Gulf War a Just War?, Journal of Social Philosophy, 22 (1):20-29, 1991
- Review: Reason and Morality: A Defense of the Egocentric Perspective. Richard Fumerton, Ethics, 101 (3):644-, 1991
- Review: Markets, Morals and the Law, Jules L. Coleman, 1988, Economics and Philosophy 7 (1):105-112, 1991
- An Internal Critique of Nozick's Entitlement Theory, in J. Angelo Corlett, ed., Equality and Liberty: Analyzing Rawls and Nozick, pp. 298-310. New York: St. Martin's Press; London: Macmillan, 1991
- Is Individual Choice Less Problematic than Collective Choice?, Economics and Philosophy, 7(2):143-165, 1991
- Nuclear Hostages, in R.G. Frey and Christopher W. Morris, eds., Violence, Terrorism, and Justice, pp. 276-295. Cambridge Studies in Philosophy and Public Policy. Cambridge: Cambridge University Press, 1991
- Rational Maximizing in Economic Theories of Politics, in Kristen Monroe, ed., The Economic Approach to Politics: A Critical Reassessment of the Theory of Rational Action, pp. 371-385. HarperCollins Series in Comparative Politics. New York: Har perCollins, 1991
- Disability and the Right to Work?, Social Philosophy and Policy, 9(1): 262-290, 1992
- Brandt, Richard B, in Lawrence Becker and Charlotte B. Becker, eds., The Encyclopedia of Ethics, Vol. I: A-K, pp. 96-97. Garland Reference Library of the Humanities, 925. New York: Garland, 1992
- Deterrence, Threats and Retaliation, in Lawrence C. Becker and Charlotte B. Becker, eds., The Encyclopedia of Ethics, Vol. I: A-K, pp. 257-259. Garland Reference Library of the Humanities, 925. New York: Garland, 1992
- The Numbers Should Count, in John Martin Fischer and Mark Ravizza, eds., Ethics: Problems and Principles. Fort Worth: Holt, Rinehart & Winston, 1992
- Nuclear Ethics, in Lawrence Becker and Charlotte B. Becker, eds., The Encyclopedia of Ethics, Vol. II: L-W, pp. 912-915. Garland Reference Library of the Humanities, 925. New York: Garland, 1992
- Review of David Schmidtz' The Limits of Government: An Essay on the Public Goods Argument, Ethics, 102(2):399-401, 1992
- Right Reason and Natural Law in Hobbes's Ethics, in Vere Chappell, ed., Thomas Hobbes, pp. 192-205. Essays on Early Modern Philosophers, 5. New York: Garland, 1992
- Book Review: Justice Between Age Groups and Generations: Peter Laslett, James S. Fishkin., Ethics, 104 (1):184-186, 1993
- Self-interest. The reconciliation project, in John Heil, ed., Rationality, morality, and self-interest: essays honoring Mark Carl Overvold, Rowman & Littlefield, 1993
- Rationality Triumphant: David Gauthier's Moral Theory, Dialogue, 32(2):347-357, 1993
- Internal Prisoner's Dilemma Vindicated, Economics and Philosophy, 9(1):171-174, 1993
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in Louis Pojman, ed., Life and Death: A Reader in Moral Problems, Boston: Jones and Bartlett, 1993
- The Problem of Group Egoism, in Brad Hooker, ed., Rationality, Rules, and Utility: New Essays on the Moral Philosophy of Richard B. Brandt, pp. 149-163. Boulder, Colo.: Westview Press, 1993
- Book Review: The Costs of Crimes: Coleman Amended: Risks and Wrongs. Jules L. Coleman, Ethics, 104 (3):582-, 1994
- Review of George Ainslie's Picoeconomics: The Strategic Interaction of Successive Motivational States Within the Person, Economics and Philosophy, 10(2):333-338, 1994
- Upside Risks: Social Consequences of Beneficial Biotechnology, in Carl F. Cranor, ed., Are Genes Us? The Social Consequences of the New Genetics, pp. 155-179. New Brunswick, N.J.: Rutgers University Press, 1994
- The Rationality of Rule-Following: Hobbes's Dispute with the Foole, Law and Philosophy 14 (1):5-34, 1995
- Why Even Morally Perfect People Would Need Government?, Social Philosophy and Policy, 12(1): 1-18, 1995
Tyler Cowen, Gregory Kavka
- The Public Goods Rationale for Government and the Circularity Problem, Politics, Philosophy & Economics, Vol 2, Issue 2, 2003
Jules L. Coleman, Christopher W. Morris (edited by)
- Rational Commitment and Social Justice: Essays for Gregory Kavka, Cambridge University Press, 1998
Christopher W. Morris
- A Hobbesian Welfare State?, Dialogue, XXVII, 4: 653-673, 1988
Sharon A. Lloyd
- Ideals as Interests in Hobbes's Leviathan: The Power of Mind Over Matter, Cambridge: Cambridge University Press, 1992

Antipatie

21.10Non ho letto nessuno di questi libri ※ e probabilmente non ne leggerò nessuno, ma sono incuriosito dalle ragioni che portano a scrivere un libro malevolo. Intendiamoci qui non si tratta di mettere in discussione un'idea, ma di denigrare l'immagine di una persona. È questo che non capisco. La spiegazione psicanalitica è troppo semplice, la spiegazione commerciale altrettanto. C'è, ci dev'essere, un piacere proprio dello scrivere contro un'immagine autorevole, della stessa natura di quel piacere che si mostra sfacciatamente sui social media nella denigrazione di alcune figure istituzionali... antipatiche.


Sulla relazione tra UBI e profitti

Molti borghesi, magari con un lavoro ben pagato e dotati di qualche rendita, si chiedono perchè dei miliardari, come Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Richard Branson, sostengano la necessità di un reddito di cittadinanza (UBI) tradendo l'etica del lavoro e l'appartenenza di classe. La risposta l'ha già data Keynes, ma la ripeto. Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Richard Branson possiedono delle grandi imprese industriali che producono beni di largo consumo ed hanno bisogno di acquirenti per i loro prodotti. I loro profitti sono legati ai redditi dei lavoratori, se questi diminuiscono oltre una certa misura anche i loro profitti diminuiranno. Inoltre sanno, o sperano, che il denaro necessario per implementare UBI sarà preso dalle tasche degli stessi lavoratori, magari quelli con un reddito più alto, o da quelle dei redditieri, appunto quelli che non comprendono le prese di posizione dei vari Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Richard Branson

Messa nera

20.10

Black Mass: Apocalyptic Religion and the Death of Utopia di John Gray propone una tesi discutibile: il millenarismo religioso è all'origine dell'utopismo di destra e di sinistra che ha condizionato negativamente la politica del XX secolo. I movimenti rivoluzionari moderni sono una continuazione della religione con altri mezzi.

Tesi non nuova, ci aveva già lavorato sopra anche Jacob Taubes. Gray la declina in modo forse un pò troppo disinvolto, ma intrigante. Una citazione come antidoto alle certezze.

Notoriamente, Strauss riteneva che molti dei più grandi pensatori del passato avessero una filosofia segreta molto diversa da quella palesemente esposta nei loro scritti. Questo suo punto di vista ha indotto alcuni critici ad attaccarlo come teorico degli insegnamenti sui quali si fondavano le politiche di disinformazione praticate dai neoconservatori durante l'amministrazione Bush. 40

L'idea che l'opera di Strauss ratifichi l'inganno è discutibile. Dire che i grandi filosofi scrivono in codice è una cosa, sostenere che l'inganno è essenziale in politica è un'altra. Strauss ha sempre insistito sul fatto che tra la filosofia e la pratica esista un grande divario, scrivendo che «il filosofo cessa di essere tale quando l'inevitabilità di una soluzione diventa più forte della coscienza del carattere problematico della soluzione». 41

Mentre Strauss è noto come difensore dell'attuale regime americano, potrebbe essere con maggior precisione descritto come uno dei suoi più spietati critici. Alla stregua di Schmitt, Strauss era un antiliberale. Nel discorso corrente della politica americana, i neoconservatori sono nemici del liberalismo in tutte le sue forme. Ma il neoconservatorismo è esso stesso una versione fondamentalista del liberalismo e, come mostrano le sue analisi di Hobbes e di Schmitt, Strauss considerava il liberalismo come un sintomo del fallimento del «progetto moderno». Il suo lavoro non sostiene nessun particolare punto di vista politico ed è compatibile con una molteplicità di posizioni diverse. 42 Tuttavia, se c'è un movimento politico contemporaneo di cui questo pensatore profondamente scettico avrebbe diffidato e che certo avrebbe condannato, questo è il neoconservatorismo.

Se Strauss non può essere ritenuto responsabile della condotta di un movimento politico che rivendica la sua autorità, ciò non vuol dire che il suo pensiero non lo abbia influenzato. La sua convinzione che gli scritti filosofici spesso contengano un significato recondito, differente, se non opposto, al loro senso manifesto, rischia di divenire l'autorizzazione a un modo di pensare privo di ogni disciplina. Strauss non è riuscito a fornire alcun metodo di interpretazione tramite cui si possa verificare l'identificazione di un pensiero nascosto, e molte delle sue asserzioni risultano altamente improbabili, se le si giudica secondo gli standard disciplinari comunemente accettati. Ad esempio, Strauss interpreta Platone non come un pensatore utopistico, ma come un critico dell'utopismo volto a mettere in luce l'impossibilità di uno Stato ideale, ma, come eminenti studiosi della classicità hanno dimostrato, tale tesi non trova riscontro nei testi. 43

Il punto è che la teoria di Strauss consente praticamente qualsiasi interpretazione si proponga. Si può qui fare un paralelo con l'assunto della scuola decostruzionista secondo cui i testi non avrebbero un significato insito. In entrambi i casi, l'indagine razionale è sostituita da un giudizio arbitrario, e, per quanto si sia potuto credere che Strauss intendesse recuperare un modo classico di pensare, in realtà il suo metodo ha parecchio in comune con il pensiero postmoderno. In pratica Strauss interpretava i testi facendo appello a intuizioni soggettive la cui autorità sembrava dipendere dalla pretesa di possedere uno speciale dono di penetrazione. E proprio la pretesa di avere un accesso privilegiato alla verità ha fatto cadere alcuni suoi seguaci in disastrosi errori. Così com'è stato applicato al governo, tale atteggiamento ha contribuito a produrre la guerra irachena.

Un discorso privo di senso aritmetico

19.10Quando si discute di reddito di cittadinanza (UBI) ritengo si debba partire da una premessa condivisa: la correttezza aritmetica del ragionamento deve prevalere sempre. Ovvero qualsiasi ragionamento nel quale sia coinvolto un calcolo deve essere aritmeticamente corretto, anche se si tratta di principi giuridici. Non si può negare l'aritmetica per legge.

Esistono, sono un fatto, delle condizioni nelle quali è impossibile mantenere l'uguaglianza aritmetica, ma non riguardano il discorso sul reddito di cittadinanza. Sono altra cosa e come tali vanno trattate. La Legge è la fonte dell'ineguaglianza, ma il discorso sul reddito di cittadinanza riguarda l'uguaglianza.

Che il reddito di cittadinanza sia misura funzionale al perseguimento del progetto sociale delineato in Costituzione, volto ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa a tutti, e particolarmente alle persone economicamente e socialmente più fragili, si è già detto [cap. II, § 12]. Resta da chiarire quale reddito di cittadinanza.

In merito la Costituzione della Republica italiana non è chiara. Mantiene, nell'articolazione del testo, un margine di ambiguità, che consente di costruire un discorso tendente ad eludere la necessità della correttezza aritmetica nel ragionamento sull'uguaglianza.

Posta la condizione dell'universalità, il discrimine che si pone è tra universalità assoluta e selettiva. Lungo questo discrimine, corre la frattura principale che attraversa il discorso sul reddito di cittadinanza. Dei presupposti teorici di questa frattura si è già detto. E necessario ora vedere, alla luce della Costituzione italiana, quale tipo di universalità sia a essa più conforme: quella che, rapportando il reddito di cittadinanza allo status di diritto universale dell'uomo, mira a garantirne il godimento per la più ampia platea di beneficiari possibile, senza altra condizione che non sia la cittadinanza stessa, intesa nel senso più inclusivo possibile (universalismo assoluto); o quella che, invece, configurandolo come ultima rete di protezione per contrastare povertà ed esclusione, lo destina alle sole persone (cittadini e non) prive dei mezzi necessari per vivere liberamente e dignitosamente (universalismo selettivo).

Dalla premessa si può dedurre facilmente quello che penso. La distinzione fra universalismo assoluto e selettivo è priva di senso. Lo è in generale e maggiormente ※ nel caso specifico del reddito di cittadinanza.

Per dare una risposta in termini di costituzionalità, bisogna avere chiaro il parametro costituzionale: la lettura originalista e sistematica della Costituzione — e particolarmente degli articoli 2, 3, II comma, 38, I comma — ha condotto a ritrovarvi, forte e chiara, un'aspirazione alla protezione universale dall'oppressione del bisogno, che si rende concreta nel riconoscere, in capo alle persone economicamente e socialmente più deboli, il diritto all'esistenza quale condizione imprescindibile di cittadinanza .

Cerchiamo di interpretare le parole. la lettura della Costituzione ha condotto a ritrovarvi un'aspirazione alla protezione universale dall'oppressione del bisogno. Sembrerebbe che nella Costituzione si legga soltanto un'aspirazione. Come si concretizza questa aspirazione?

Alla luce di questa lettura del parametro costituzionale, apparirebbe senz'altro secundum constitutionem un reddito teso a sostenere, in modo universale ma selettivo, (tutte) le (sole) persone in condizione di debolezza.

Quello che ci viene qui proposto come interpretazione coerente della Costituzione è il discorso dell'universalismo selettivo, cioè dell'universalismo non universale.

il limite della fattibilità economica [15]. Limite che — come si dirà — già incide pesantemente sulla possibilità di concretizzazione del reddito universale selettivo, ma che pare divenire insormontabile quando si parla di reddito universale tout court [16]; soprattutto se si vuole assicurare, insieme all'universalità, un livello adeguato di erogazione reddituale, tale da garantire almeno il minimo vitale [17]

Se invece l'adeguatezza della misura viene sacrificata sull'altare dell'universalità, assunta come obiettivo prevalente, allora il problema che si pone non è tanto quello della fattibilità economica, quanto della legittimità costituzionale. Una disposizione normativa praeter constitutionem, che miri a estendere una provvidenza a sostegno di un diritto costituzionalmente garantito (il diritto ad avere assicurata un'esistenza libera e dignitosa) oltre la sfera dei beneficiari individuabili sulla base della Costituzione stessa (i deboli), diventa contra constitutionem se, per garantire l'estensione della provvidenza (a tutti), va a intaccare il nucleo di tutela costituzionalmente previsto. Altrimenti detto, se, in un contesto di risorse economiche scarse, l'estensione universale del reddito di cittadinanza a prescindere dalle condizioni reddituali e patrimoniali fosse tale da incidere pesantemente sul quantum della misura, rendendola insufficiente a garantire un'esistenza libera e dignitosa a coloro che si trovino sotto la soglia di povertà, essa sarebbe da considerare costituzionalmente illegittima sia per irragionevolezza intersoggettiva, trattando in modo eguale situazioni ragionevolmente distinguibili (bisognosi e non bisognosi); sia per irragionevole bilanciamento, andando a intaccare irrimediabilmente il contenuto minimo essenziale del diritto costituzionalmente protetto delle persone in condizioni di debolezza [18].

Premesso che:

  • Il paradosso del sorite mi dice che è impossibile selezionare in un gruppo di uomini più o meno bisognosi colui che ha bisogno senza compiere un arbitrio, piccolo o grande che sia, così come è impossibile discernere chi è calvo da chi non lo è contando i capelli.
  • La psicologia mi dice di non confondere il bisognoso con il meritevole, perché capita, a causa della nostra inclinazione morale, che il bisognoso non meritevole diventi facilmente meno bisognoso e viceversa.

Sorge la questione aritmetica:

  • L'aritmetica mi dice che se voglio distribuire equamente una quantità x di pane ad un numero y di persone devo semplicemente dividere x per y cioè in parti uguali.

L'obiezione, sopra riportata dalla Chiara Tripodina, dice che, in una situazione di scarsità di cibo, dividendo x per y, una parte, cioè gli affamati, sarà danneggiata perchè l'altra parte riceverà del pane senza avere fame.

L'aritmetica non dice, né lo può dire, a chi appartenga il pane distribuito, ma le possibilità sono solo due: 1) appartiene ad un fornaio venuto da chissà dove e non conteggiato in y - e allora l'obiezione regge - 2) oppure appartiene ad un fornaio conteggiato in y - e allora l'obiezione non regge. La Costituzione italiana dice che appartiene ad un fornaio conteggiato in y.

Se il fornaio appartiene ad y la quantità distribuita agli affamati sarà x meno la quota del fornaio (q). Quindi per compensare la mancanza sopravvenuta può essere aggiunta ad x la quota del fornaio e allora si dividerà x+q per y e così via per iterazione.

In sostanza l'obiezione si deve leggere così: il fornaio propone uno pseudologismo ingannevole con il fine di ridurre la quantità di pane che è tenuto a distribuire. Se l'argomento non è convincente allora il fornaio propone agli affamati di scegliere lui a chi distribuire il pane secondo una sua propria aritmetica.

Universal Basic Services e Universal Asset Policies

L'Institute for Global Prosperity, presso la London’s Global University, ha elaborato una proposta di welfare basata sulla fornitura da parte dello Stato di beni e servizi (alloggi gratuiti, cibo, trasporti, internet) che potrebbe ricordare per alcuni aspetti quella descritta da Ernesto Rossi nel libro Abolire la miseria. La proposta, il cui costo è stato calcolato, per UK, in 42 miliardi, secondo i suoi sostenitori sarebbe una valida alternativa al reddito di cittadinanza (UBI).

The authors of the report also argue their recommendations would be more affordable response to potential disruption to the labour market from technological automation than a universal basic income, which would see cash payments given to all UK citizens. They said focusing on more comprehensive service provision rather than handouts would also mean there remains a strong incentive on citizens to find work.

Una seconda alternativa al reddito di cittadinanza, sempre inteso come UBI, sarebbe rappresentata dall'assegnazione di un capitale iniziale. La formulazione originale di questa proposta è quella data da Thomas Paine in Agrarian Justice, ma può essere declinata in forme anche molto diverse.

Entrambe le proposte contengono alcune intuizioni interessanti, che potrebbero essere implementate in altre condizioni, ad esempio l'idea di mettere alla prova i giovani dotandoli di un capitale da impiegare in una nuova attività, ma in entrambi i casi, sia dal punto di vista del costo che dell'uguaglianza, i difetti superano i pregi.

BDSM come attività ludica

18.10Uno studio recente riprende e approfondisce l'ipotesi che la pratica BDSM sia, dal punto di vista sociale, una legittima attività ludica e di svago con importanti ricadute sul benessere personale. Le implicazioni sulla valutazione della stigmatizzazione che accompagna la pratica BDSM in quanto associata alla devianza sessuale sono evidenti.

This simple exploratory study is the first to examine empirically whether BDSM could qualify as a legitimate leisure experience similar to other common leisure pursuits. [..] The theoretical implications of BDSM as leisure are significant, [..] In other words, if BDSM is understood primarily as a legitimate leisure experience with important personal benefits, similar to engaging in skiing, hiking, photography, or painting, then stigmatization associated with sexual deviance might be decreased from the recognition and value of such common leisure benefits.


Forse, i poveri non capiscono quello che accade

Come è noto Macron vuole introdurre, come da programma elettorale, la flat-tax sulle rendite mobiliari, con una redistribuzione verso l'alto stimata in 4,5 miliardi di euro per stimolare gli investimenti. In Italia siamo più bravi e la flat-tax per i redditieri esiste già da tempo, ma ritorno in investimenti zero.

Secondo Le Canard enchaîné del 18 ottobre i ministri dell'economia Bruno Le Maire e delle finanze Gérald Darmanin hanno ricevuto dalla Direction de la législation fiscale (DLF) una simulazione dell'impatto della riforma sulle cento famiglie più ricche di Francia.

Un appello publicato dal quotidiano Liberation affinché i dati siano resi noti è stato sottoscritto da centoventi parlamentari, prevalentemente di sinistra. L'opinione publica sembra contrariata e anche l'ex presidente François Hollande, da Seul dove si trova per una conferenza post-presidenziale, ha detto che è la capacità di mobilizzarsi per il proprio avvenire ad essere messa in causa. Ovvero, sono i poveri e le classi medie che devono muoversi prima che sia troppo tardi, se ne hanno ancora le capacità.

Si dans un pays l’idée s’installe qu’il y a une fiscalité allégée pour les riches et alourdie pour les plus modestes ou les classes moyennes, alors c’est la capacité qu’il a à se mobiliser pour son avenir qui se trouve mise en cause.

Forse, i poveri non capiscono e si fidano troppo dei rappresentanti del popolo.

In effetti il problema è il marxismo-leninismo in sé, la sua idea che un "partito d'avanguardia" abbia il diritto o sia in grado di guidare le masse ottuse [..] Le istituzioni del dominio riproducono sempre se stesse, questa è un'ovvietà sociologica. Mezzo secolo prima, Bakunin aveva già predetto come sarebbe finita [..] Bakunin si riferiva alle persone che circondavano Marx, prima ancora che Lenin nascesse, e affermava che nella moderna società industriale i membri dell'intellighenzia per loro natura tendono a diventare controllori sociali, non perché hanno il controllo del capitale o delle armi, ma perché possono controllare, organizzare e gestire quella che chiamiamo "conoscenza".

Che cosa abbiamo fatto per meritarci questo?

Non ci ho capito molto. Intendo dire di come funziona la legge elettorale con la quale si dovrebbe andare al voto nella prossima primavera. Una cosa, però, l'ho capita: dopo il voto liberi tutti. Indipendentemente da quale sarà il partito più votato, il prossimo governo si farà, se si farà, con i parlamentari che ci stanno, quale che sia il loro partito di appartenenza. Più che un Rosatellum mi sembra un Verdinellum.

Le conseguenze di questa legge elettorale sul sistema dei partiti sono un'incognita, ma potrebbero essere devastanti. I grandi partiti personali - di Berlusconi, di Grillo, di Renzi - perderebbero di senso e potrebbero rinascere al loro posto tanti piccoli partitini ad personam e una grande balena bianca...


Gli esseri umani non sono uguali fra loro. L'uguaglianza è una finzione politica necessaria alla convivenza civile nella quale alcuni credono ed altri no. Se è così allora sarebbe opportuno che gli uomini si dividessero secondo le idee nelle quali credono, senza cercare di imporre agli altri la propria idea.


Discorso etico e discorso propagandistico

Il discorso è, almeno alla sua origine, stupore, evocazione, ma ben presto si trasforma, nel bambino e non solo, in una tecnica per ottenere qualcosa.

Noi parliamo tra noi anche allo scopo di produrre o modificare comportamenti, nostri e altrui.

Il discorso propagandistico è quello che vuol far credere qualcosa per ottenere qualcos'altro come effetto del discorso.

il discorso propagandistico [..] si può definire come un discorso che mira ad ingenerare nell'ascoltatore persuasione - cioè atteggiamenti che prima o poi dovranno tradursi in determinati atti particolarmente significanti per colui che fa propaganda

Se ammettiamo che ogni discorso è fatto per ottenere qualcosa, allora ogni discorso è propaganda se sfrutta la credulità altrui, viceversa è coercizione se sfrutta la pura forza.

Il discorso conoscitivo partecipa di ambedue le qualità: è propaganda quando evoca lo stupore originario del discorso e diventa discorso coercitivo quando pone l'esistenza di relazioni necessarie alle quali il discorso non può sfuggire.

Fa eccezione il discorso dell'analista, che dovrebbe essere, quando è, la negazione dell'esistenza del discorso. Ma fa eccezione anche il discorso etico

Ecco, qui sta il problema: poiché, definito il discorso etico come appartenente alla classe dei discorsi valutativi-normativi, diventa assai difficile distinguerlo dal discorso propagandistico in generale. Anch'esso, infatti, mira ad ingenerare nell'ascoltatore persuasione [..]

Il discorso etico è risposta. È discorso che risponde con un altro discorso al discorso originario. Il discorso etico è l'idea che sia possibile una risposta dell'ordine del discorso stesso. Quindi l'opposto del discorso dell'analista che non risponde mai, perché afferma l'impossibilità della risposta, e con essa l'inutilità del discorso come propaganda e coercizione.

Coordinare si può anche in Italia

Ho già manifestato più volte la mia ammirazione per le capacità tecniche e organizzative della cultura francese sul world wide web, ragione per la quale non è necessario che mi ripeta. Non voglio proporvi il penoso confronto fra Gallica il sito web della Bnf e quello della Bncf o sbn, che dir si voglia. Voglio invece segnalare un fatto che riguarda la presenza dell'università italiana in rete. Mi riferisco alla publicazione delle tesi dottorali e delle riviste che con sempre maggiore frequenza sono rese disponibili con accesso libero.

Ho notato che molte di queste riviste utilizzano lo stesso template (Open Journal Systems). Quindi si potrebbe immaginare di attivare un coordinamento per creare un contenitore unico sul modello di quelli presenti da tempo in Francia ※. Ultima osservazione, il template ha qualche limite e potrebbe essere migliorato.

Poi ci sono le università che publicano decine di pagine nelle quali si parla di accesso libero, ma non publicano nessuna rivista open access...

La presenza della rete rende inutili, di fatto, le riviste culturali così come erano state concepite originariamente. Sono come i manoscritti di fronte agli incunaboli. Continuare a riproporre l'impostazione della rivista cartacea anche online mi sembra una mancanza di fantasia, uno spreco di risorse e soprattutto incapacità di comprendere la novità del medium e adeguarvisi.

L'ISEE favorisce il lavoro nero

Ho scoperto, con un certo disappunto, che anche Dario Di Vico non sa, o fa finta di non sapere, cosa sia il reddito universale garantito altrimenti detto reddito di cittadinanza. La disinformatia messa in atto dai politicanti italiani, M5S in primis, che equipara UBI ad un sussidio assegnato con la prova dei mezzi, ha colpito ancora.

A dire il vero il commento non appare dei più ispirati già di suo, visto che canta il peana dei voucher, ma la chiusa è assolutamente memorabile, come se il cervello fosse andato direttamente in fico.

I dati del lavoro sommerso gettano anche una luce sinistra su eventuali misure di reddito universale, garantito a tutti. Il rischio di creare ulteriori sperequazioni balza fuori con evidenza: i 3,7 milioni di lavoratori irregolari lo percepirebbero tranquillamente.

Ebbene sì, il reddito universale spetta per definizione anche ai ricchi ed agli evasori, che poi spesso si identificano nella stessa persona. Quindi lo percepirebbero anche i lavoratori in nero, come tutti gli altri cittadini del resto. Nessuna sperequazione. Ma è bene chiarire che: evasione fiscale e reddito di cittadinanza non hanno nessuna relazione concettuale fra loro.

Se poi Di Vico intende dire che le misure contro la povertà, basate sull'ISEE, varate dal Governo Gentiloni possono favorire i lavoratori irregolari e quindi il diffondersi del lavoro in nero, questo sì che è vero!

Non è tutto Macron quello che luccica

Mercoledì 11 ottobre il parlamento francese in commissione ha approvato l'introduzione di una flat tax sui redditi da capitale con un prelievo forfettario unico del 30% che include un'imposta sul reddito al 12,8% e un prelievo per contributi sociali del 17,2%.

Michel Sapin, socialista come Emmanuel Macron, e già ministro delle finanze sia sotto la presidenza di François Mitterrand che di François Hollande, ha fatto notare, durante il programma "Questions d'info" sur LCP, che l'aliquota minima degli scaglioni più bassi per i redditi da lavoro è più alta (14%) di quella sui redditi da capitale (12,8%) che dovrebbe essere introdotta con la nuova legge, ponendo un problema di costituzionalità, ed ha concluso sarcasticamente:

Vous n'avez une fortune que financière, 12,8 %, vous trimez toute votre vie vous êtes à 14, 20, 25, 35 et même 45 %", a-t-il conclu.

Ovvero: se vivete di rendita pagate il 12,8 % di tasse, se sgobbate tutta la vostra vita pagate il 14, 20, 25, 35 e anche il 45 % ... il 45% se siete fortunati...

Il discorso d'odio

Il discorso d'odio come male-d'essere e libertà di parola come cura

Il fine della psicoanalisi è la liberazione dalle azioni (i sintomi) attraverso la liberazione della parola (le associazioni libere). Secondo questa formula i sintomi sono l'effetto di parole incomprese, che si chiarificano solo affiorando alla coscienza nell'espressione.

Ciò significa che dietro ogni azione umana può esserci un logos, c'è una parola, che può essere verbalizzata o rimanere inespressa e determinare quindi un'azione della quale non si conosce la ragione.

Il discorso d'odio è una parola, che è nello stesso tempo sintomo, cioè espressione di un'altra parola che ci è sconosciuta e per questo si manifesta in un'azione, il male-d'essere. Il discorso d'odio, che è fatto di parole, cela una parola come sua ragione.

Secondo questa interpretazione la psicoanalisi afferma che: ci si può liberare dal discorso dell'odio conoscendo la parola che ne è all'origine, cioè attraverso la completa liberazione della parola.

Questo è anche il fine ultimo che giustifica il primo emendamento della Costituzione americana. La libertà di parola è terapeutica, svela la parola che si manifesta come male-d'essere.

Tutte le persone hanno diritto to petition the Government for a redress of grievances. di fare petizioni al Governo affinché ponga rimedio alle rimostranze, dice il primo emendamento. Il discorso d'odio è una petizione che chiama in causa l'autorità; per questo motivo è un diritto costitutivo della cittadinanza democratica.

Limitazioni al linguaggio dell'odio

Si possono fare cose con le parole. Il discorso d’odio non è un “semplice” discorso, è un'azione, che intende limitare, ed a volte effettivamente limita, la libertà altrui. In questo senso anche il discorso che richiede la limitazione giuridica del discorso d'odio è un discorso d'odio.

Il problema si pone perché il discorso, e in particolare il discorso d'odio, può causare un danno. La limitazione della libertà di parola è l'esempio di un danno che tutti subiamo per il semplice fatto che la parola possa essere causa di un danno. Si deve porre quindi la domanda: Quale danno siamo disposti a subire perchè sia mantenuta la libertà di espressione per tutti? O viceversa: Qual'è la limitazione della libertà che siamo disposti a subire pur di limitare la possibilità di ricevere un danno dal linguaggio dell'odio?

La repressione giuridica è la risposta adeguata al discorso dell'odio? La censura e la repressione del discorso d'odio nella Republica di Weimar avrebbero cambiato la situazione in Germania nel 1933? O, forse, non erano le ragioni che sostenevano il linguaggio dell'odio che andavano comprese alla radice? Dopotutto il logos si era espresso chiaramente per chi avesse voluto prendersi cura di analizzare le sue parole. Ma nessuno lo ha fatto. Aius Locutius parla solo quando nessuno lo ascolta.

È semplicemente un problema di «pieno» e di «vuoto»

Ernesto Galli della Loggia è l'editorialista con il quale mi trovo più frequentemente in sintonia. Una rottura che va producendosi sotto i nostri occhi ma senza che noi ce ne rendiamo conto. Si tratta solo di un’impressione... No, non è solo un'impressione... Il declino degli Stati europei è un fatto, del quale prima si prende coscienza e meglio è per tutti noi. Una questione, in un certo senso democraticamente banale, come quella catalana ha dimostrato la debolezza, vorrei dire l'inconsistenza, della classe politica europea; ed ha dimostrato una volta di più quanto la forma Stato, coniugata in termini westfaliani, rappresenti oggi una vera e propria zavorra per l'UE.

Dall'altra parte abbiamo le nuove nazionalità in ascesa, se così possiamo chiamarle, che usano la debolezza dell'élite politica per condizionare la vita publica europea dal suo interno. La recentissima nomina dell’ex cancelliere tedesco Schröder a presidente di Rosneft (il maggiore produttore russo di petrolio), dopo la sua virtuale messa a libro paga del Cremlino già da anni, dà un’idea dei metodi spregiudicati che Putin è disposto a usare per estendere e consolidare l’influenza russa. Meno recente, ma altrettanto grave dal punto di vista dell'indipendenza della governance europea, è il caso dell’ex presidente della Commissione José Manuel Barroso ingaggiato dalla banca statunitense Goldman Sachs.

Questi fatti di per sé non significherebbero nulla, se non fosse che Schröder e Barroso sono entrambi socialisti e sono stati per decenni ai vertici della politica europea. Non si tratta solo di porte girevoli, è la credibilità dell'istituzione in quanto tale che viene messa in discussione. Se gli Stati sono deboli e l'élite politica è accaparrabile da chiunque disponga di decisione e mezzi nella misura necessaria è naturale si crei un vuoto, che richiama un riempimento, che non troverà ostacoli. Nessuno in Europa è più disposto a combattere per lo stipendio di Jean-Claude Juncker e Wolfgang Schäuble.


Strano caso è ironico... Si intuisce un retropensiero vagamente populista nel trafiletto di Luigi Ippolito dedicato alle disavventure londinesi del povero Osei Tutu II, considerato fra i dieci più ricchi sovrani africani, proprietario di miniere d’oro e piantagioni di cacao, e una della figure tradizionali più influenti del Ghana. Gli africani sono poveri, ma le loro élite sono ricche e criminali


Unire architettura moderna ad architettura antica è sempre difficile. Da evitare ogni volta che sia possibile. Intervenire sull'architettura antica al di fuori del semplice ripristino filologico è sempre sconsigliato. D'altra parte i musei sono diventati parchi di divertimento e seguono logiche economiche diverse dalla conservazione dell'esistente. Spendere otto milioni di euro per costruire un ponte di ferro e vetro tra la pinacoteca di Brera e palazzo Citterio è un'operazione economicamente ed architettonicamente stupida, ma funzionale alla logica della cultura di massa.

Benedetto Croce filosofo è un abbaglio

Benedetto Croce filosofo è un abbaglio. Ma, come sia stato possibile questo abbaglio e come abbia offuscato le menti di una intera nazione per mezzo secolo è tutto da spiegare.

L'idea che la filosofia sia scienza, mutata dall'idealismo tedesco, consente a Croce di riproporre indefinitamente il gioco delle tre tavolette su ciò che è scienza e ciò che non lo è.

A che affaticarsi, con complicati ragionamenti e con pesante fraseologia, a sfondare un uscio aperto, cioè a dimostrare che la Sociologia non può trovar posto tra le scienze filosofiche, non rappresentando un momento originale dello spirito umano e non mettendo capo a concetti ultimi, rigorosi, necessarii? Chi di questa verità, che implica l'idea stessa della filosofia, non è convinto, deve essere pregato ripensare non già sul che cosa è sociologia, ma sul che cosa è scienza rigorosa cioè filosofia.

Ma, la filosofia non è scienza.


Il problema della democrazia è l'aritmetica.

sembra che nei regimi democratici tutte le questioni politiche e umane si risolvano con la regola della maggioranza, è facile rappresentare la democrazia come qualcosa che ha a che vedere con problemi di aritmetica


Ogni relazione è una forma di memoria. Le immagini fissano degli istanti che altrimenti ci sfuggirebbero.


L'albero dei soldi.

Sembra, dico sembra, che il primo ministo inglese Theresa May oltre alla Brexit, della quale in Italia si parla sin troppo, abbia in questo periodo anche un altro problema, del quale in Italia non si parla affatto: il Credito Universale.

L'Universal Credit è una delle riforme del welfare introdotte dal governo conservatore presieduto da David Cameron con il Welfare Reform Act 2012. La riforma si proponeva di razionalizzare e quindi ridurre le spese per il welfare, introducendo un unico beneficio previdenziale in luogo di sei, semplificando in questo modo gli adempimenti burocratici e diminuendo di conseguenza il personale addetto.

Ma sembra che il Credito universale non funzioni e la sua estensione a tutte le regioni della Gran Bretagna sia osteggiata non solo dalle associazioni caritative, che vedono crescere il numero delle persone che si rivolgono alle banche alimentari e dalle associazioni dei proprietari di immobili, che vedono crescere il tasso di morosità tra gli inquilini, ma anche dagli enti locali, sui quali la riforma ha fatto ricadere i costi per il personale, tanto che anche l'ex premier conservatore John Major si è espresso per una sua revisione.

Dico questo perché a Matteo Renzi non venga in mente, se vuole riformare il welfare, di seguire l'esempio inglese, come ha fatto con il jobs act.


Il QE ha beneficiato gli anziani ricchi a scapito di giovani e poveri.


Si può affermare che, secondo Nozick e Locke, ciascun uomo ha un titolo valido che gli consente di vedersi allocare una certa quantità di risorse naturali per il solo fatto di esistere.


La Costituzione italiana - al pari di altre espressioni verbali della volontà popolare - richiede una procedura molto complicata per consentire al singolo cittadino di poter affermare quegli stessi diritti che essa stessa enuncia; creando in questo modo una radicale distinzione tra diritti reali e diritti enunciati.


Esiste una relazione tra stato di salute di una popolazione e distribuzione del reddito. Le nazioni con la distribuzione del reddito più equa hanno una popolazione più sana rispetto alle nazioni con una distribuzione più ineguale del reddito.


La produttività della spesa publica può essere migliorata incidendo su questi punti:

  1. - interessi sul debito publico
  2. - sistema pensionistico concepito male
  3. - eccessivo costo della politica
  4. - inefficenza e corruzione della publica amministrazione
  5. - spese militari (Cfr. Germania e Giappone)
  6. - costo delle nuove tecnologie mediche
  7. - istruzione e ricerca scientifica

La tassazione diretta delle spese personali per il consumo è una delle idee più antiche, ma meno sperimentate nella storia della tassazione.


La volontà del popolo

Qual'è la legalità? Quella espressa dal popolo o quella espressa dalle corti e dai parlamenti? La legittimità delle corti e dei parlamenti nasce dal popolo ed al popolo deve ritornare ogniqualvolta l'operato di corti e parlamento sia fonte di conflitto. Quindi onestà vorrebbe che in Spagna ogni decisione fosse lasciata al popolo indicendo nuove elezioni politiche. Poi un referendum dovrebbe stabilire definitivamente se la Spagna e la Catalogna sono ancora una monarchia. Se l'Europa fosse una democrazia questo sarebbe l'iter che l'Europa dovrebbe prescrivere per risolvere il conflitto che oppone castigliani e catalani. Ogni altra soluzione non è legittima, perchè non è idonea a rendere manifesta la reale volontà del popolo.

Questo prescrive la teoria della democrazia. La democrazia è uno strumento di soluzione dei conflitti sociali, che si fonda sulla volontà del popolo, non sulle corti e sui parlamenti ed ancora meno sulla polizia e sull'esercito.

In una situazione di conflitto non contano nulla le volontà dei cittadini Felipe VI, Mariano Rajoy e Carles Puigdemont se la volontà del popolo non ha modo di esprimersi liberamente e di manifestarsi in modo chiaro ed evidente a tutti attraverso una maggioranza.

In una monarchia costituzionale il re non ha il diritto di schierarsi né con Mariano Rajoy, né con Carles Puigdemont, ma deve, se vuole adempiere al suo dovere, preservare con gli strumenti che gli sono attribuiti le condizioni nelle quali la volontà del popolo si possa manifestare liberamente ogni volta sia necessario. Deve fare e può fare solo questo: Deve incarnare la volontà popolare. Se il popolo vuole la republica egli la deve volere prima del popolo! Solo rendendo la sua carne alla volontà del popolo può essere Re.

Questo dice la teoria. Non è la teoria che preferisco. C'è un punto critico in questa teoria: la maggioranza...

Esiste una seconda teoria, che si dice sia stata espressa per la prima volta da un tal Trasimaco e si può rendere più o meno in questi termini: Chi ha l'esercito prende tutto. Non si tratta in realtà di una vera e propria teoria, ma della pura e semplice constatazione che nell'immediato la forza prevale su tutto. L'argomentazione sottesa è la stessa che ci porta a pensare che domani sorgerà il sole. Si tratta di evidenze tali che ci inducono facilmente nell'errore di pensare che si tratti di costanti indipendenti. Non è così. Esistono i cigni neri.

La teoria che preferisco è la terza, che prende in considerazione non la minoranza in quanto tale, il più debole secondo gli antichi, ma l'altro in generale, sia esso minoranza o maggioranza. Trattandosi della teoria più evoluta e razionale è anche la più semplice da esprimere e la più complessa da realizzare.


Europa degli Stati o Europa delle Nazioni

Condivido totalmente l'analisi del professor Francesco Passarelli sulla situazione catalana ed i suoi risvolti sull'Unione Europea con una precisazione. Le istituzioni statali stanno diventando un doppione delle istituzioni europee (o viceversa) e quindi sono percepite sempre di più come un costo al quale non corrisponde nessun servizio. Le regioni con una tradizione di indipendenza come la Catalogna, la Scozia, etc. sono quelle dove, anche in conseguenza della crisi economica, questa percezione è maggiore.

Mi sembra evidente che il problema non sia la spinta a trasferire le competenze statali alle macroregioni economiche, ma la mancata presa di coscienza dell'esistenza del problema. In parole povere o si fa l'Europa, e allora si deve dare spazio alle nazionalità regionali, riducendo il peso degli Stati, o si trova un modello federativo fondato sugli Stati nazionali nel quale l'Europa conti meno e costi meno.

Mantenere l'ambiguità esistente, di una burocrazia europea sempre più economicamente invasiva, ma senza responsabilità politiche, e di apparati statali sempre più inutili, ma capaci di condizionamento politico, non produce nessun vantaggio competitivo.

Mala tempora currunt

Mercoledì 4 ottobre 2017 - Il presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont ha risposto oggi con una dichiarazione istituzionale al messaggio di Filippo VI. Il messaggio è piuttosto lungo ed articolato, in parte in catalano ed in parte in spagnolo e quindi mi è difficile comprenderlo nelle sue sfumature, ma l'impressione che ne ho avuto è netta: o Puigdemont è un incosciente o crede realmente in quello che dice. Se Puigdemont crede in quello che dice e se dovesse esserci uno scontro armato, la persona che ha parlato ieri non ha nessuna possibilità di rimanere sul trono.

Notizie a pagamento con Google

Come per le banche, che verranno spazzate via dalle app senza colpo ferire, il problema dell'editoria giornalistica non è notizie gratis o notizie a pagamento, è la trasformazione del mercato. L'articolo di John Gapper è interessante e mostra come, ancora una volta, sia il medium e non il contenuto a determinare la domanda. Mi spiego: la televisione ha spazzato via il cinema, internet spazzerà via la televisione e con il bundling Google e gli altri padroni del software spazzeranno via gli editori di notizie a pagamento. Eppure il contenuto è sempre lo stesso, cambia solo lo strumento attraverso il quale il contenuto è veicolato.

Di solito, alla fine il consumatore ottiene quello che vuole. Gli editori di giornali a pagamento farebbero bene ad assaporare la loro vittoria, questa settimana, perché fra non molto il mercato li metterà di fronte a un’altra battaglia.


Lo so che cito poco gli editoriali de La Repubblica, ma il sito web del Corriere della Sera è impaginato meglio...


Matteo Renzi ha lanciato un'Opa ostile sul Pd, ha preso il controllo del partito come se fosse un'azienda, ma adesso è costretto a gestirlo come un'azienda, e dovrà produrre utili per gli azionisti che lo hanno sostenuto.


Collegare la penna al cervello prima di scrivere!

... potrà arrivare il giorno nel quale al posto del portafoglio basterà un codice per pagare. E tutto sarà tracciato. Scenario un po’ alla Orwell, ma che consentirà, forse, di ridurre l’enorme volume di economia in nero che ancora si nasconde dietro i pezzi da 100, 50 e 20 euro.

Già che ci siamo riduciamo anche l’enorme volume di economia in nero che ancora si nasconde dietro i pezzi da 10, 5 e 2 euro. Mah!... mi sorge un dubbio, chi la traccia l'economia in nero?... Sono mica quelli che le tasse le pagano in Irlanda e Lussenburgo?

Mercoledì 4 ottobre 2017 E.V.

Pierluigi Battista definisce una provocazione decisamente ridicola la decisione di attribuire una connotazione neutrale alla sigla che indica il punto di rifermento della cronologia storica comunemente utilizzata in Occidente.

Ora per esempio le autorità scolastiche del Sussex stanno decidendo di cassare la sigla BC che tradizionalmente organizza il calendario a partire dalla nascita di Gesù Cristo per sostituirla con un più neutro, incolore, indeterminato BCE. E cioè nei libri di scuola non dovrebbe più apparire «prima di Cristo» che appunto viene indicata con la sigla BC, ma Prima dell’Era Comune (e direttamente Era Comune per designare il Dopo Cristo). E tutto questo per non «offendere» gli scolari che appartengono ad altre religioni, anzi in particolare a una: alla religione musulmana, perché le organizzazioni inglesi della comunità ebraica non intendono scatenare la guerra santa sulla suddivisione tradizionale del tempo del calendario.

Debbo confessare che sono stupito da questa presa di posizione. Sembra ormai accertato che Cristo non abbia potuto nascere nell'anno zero, quindi la connotazione prima o dopo Cristo non ha nessun valore storico. Ha, se vogliamo, ma non credo che la chiesa si spenderebbe per questo, un valore politico, che è proprio la motivazione per la quale sarebbe logico utilizzare una connotazione più neutra. L'unico vero motivo che potrebbe giustificare ancora l'utilizzo della sigla BC (ma non la sigla AD) è proprio la sua perdita di significato e l'imbarazzo nella scelta di una sigla alternativa, poiché gli acronimi disponibili in questo caso si moltiplicherebbero con un'ovvia conseguente confusione.

Peraltro sembra che l'espressione era volgare - vulgaris aerae - sia stata utilizzata dall'astronomo Giovanni Keplero nel 1616, ovvero quattrocento anni fa. Si tratta pertanto di un uso ormai consolidato nella tradizione e non di una novità. Da qui il mio stupore.


Siccome in democrazia c'è una maggioranza che prende tutto e una minoranza che perde tutto, allora in democrazia chi divide perde...


Un discurso para la guerra

L'aria che si respira in Spagna non è delle migliori.

Aquellos que creen que policías, fiscales y jueces no pueden solucionar por sí solos problemas políticos graves, o los que estiman que repetir que la ley hay que cumplirla no sirve de mucho si la legitimidad del sistema político está cuestionada, deben saber que hoy el rey les ha repudiado. Su apoyo a la monarquía, o su tolerancia a la presencia de un rey en la jefatura del Estado, se ve sometido desde hoy a una prueba difícil de aceptar. La confrontación en el conflicto catalán está asegurada y sería estúpido pretender que vaya a limitarse al campo institucional o a los tribunales. Estamos dando pasos hacia un horizonte que nunca pensamos que llegaría.

Questi non sono Trump e Pak Doo-Ik, se l'Europa non li ferma combinano guai.


Dai commenti al discorso di Felipe VI sembra che l'unica cosa che non sia riuscito a dire sia - Le faltó decir "Votad al PP o a Ciudadanos" - vota Partido Popular o Ciudadanos. Meno scherzoso questo commento intraducibile: Este payaso vividor ve en peligro su finca del nordeste de la península ibérica y reacciona como era de esperar. Vete, borbón, y llévate contigo la caspa, la incultura y los bloqueos informativos. Sois tal para cual. Que disfruten contigo y tú con ellos. Adiós, basura.. In gioco c'è effettivamente la corona. Non della Catalogna, ma di tutta la Spagna. para cuando referendum Monarquía o Republica???. Poteva evitare... In Italia ne sappiamo qualcosa di quelli che vogliono andare a tutti i costi allo scontro...


Si un homme qui se prend pour un roi est fou,
un roi qui se croit un roi ne l'est pas moins

Martedì 3 ottobre 2017; Il discorso di Felipe VI mi consente di cercare qualche verifica di una teoria che ho esposto nei frammenti di filosofia della cronaca. Mi sono più volte chiesto se all'inizio di una guerra le parole, in questo caso anche l'atteggiamento poichè abbiamo un video, di chi ha il comando possono dare delle informazioni sull'esito dello scontro? Io ritengo di si. In alcune circostanze dal modo di porsi di fronte allo scontro è possibile intuire chi avrà la vittoria, quella finale, sostanziale.

Ho rivisto il discorso di re Juan Carlos ed ho rivisto più volte il discorso di Felipe VI. Non mi occuperò di mimica facciale, non ne ho la competenza, e neppure analizzerò compiutamente il discorso. I servizi di intelligence hanno sicuramente degli analisti più bravi di me. Sarebbe comunque molto interessante se qualcuno lo facesse. Qui mi limiterò ad una impressione a caldo ed azzarderò una previsione, che servirà come ipotesi di verifica del metodo a posteriori.

La lunghezza del discorso di Felipe VI è stata il doppio del discorso di re Juan Carlos. Ci sono ripetizioni di concetti, desiderio di convincere, segno di insicurezza. C'è un nemico, al quale si cerca di addossare tutte le colpe ed a cui si cerca di incutere timore attraverso minacce, segno di debolezza. Nel discorso di re Juan Carlos non appaiono nemici, notatelo. Nell'immediato la mia prima impressione è stata quella di un uomo che ha paura. Questo è un pessimo presagio. Discorso divisivo. Non prevedo uno scontro leale da parte di Felipe VI. L'esito ultimo sarà in ogni caso la fine dell'aristocrazia spagnola.

Non so se ci sarà una nuova República Catalana, per saperlo è necessario ascoltare l'ordine di combattimento di Carles Puigdemont i Casamajó...

Diritto all'autodeterminazione dei popoli

Dopo i referendum in Kurdistan e Catalogna la citazione è volutamente ironica e, in un certo qual modo, sorprendente.

Affermato nella Carta Atlantica (14 agosto 1941) e nella Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945; art. 1, par. 2 e 55), il principio di autodeterminazione dei popoli è ribadito nella Dichiarazione dell’Assemblea generale sull’indipendenza dei popoli coloniali (1960); nei Patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali (1966); nella Dichiarazione di principi sulle relazioni amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea generale nel 1970, che raccomanda agli Stati membri dell’ONU di astenersi da azioni di forza volte a contrastare la realizzazione del principio di autodeterminazione e riconosce ai popoli il diritto di resistere, anche con il sostegno di altri Stati e delle Nazioni Unite, ad atti di violenza che possano precluderne l’attuazione.

Forse a Bruxelles leggono la Trecani.


Potere al popolo

Anche questa citazione è umoristica

Sarebbe inoltre il caso di riprendere l'idea avanzata da Pierre Leroux nel 1848, ossia costituire un Tribunale popolare competente nel giudicare casi politici, quelli relativi alla libertà di stampa, gli attentati alla sicurezza dello Stato o i fatti di corruzione nei quali sono coinvolti i politici. Numerosi «casi» hanno riguardato la politica, contribuendo a screditarla con l'idea che sia «tutto marcio». Detto questo, non è positivo che i responsabili politici non possano comportarsi più tanto facilmente come se fossero al di sopra delle leggi? Invece di allarmarsi gridando a un «governo dei giudici» , perché non sostenere l'idea di rafforzare la politica sottoponendola al giudizio dei cittadini, quando ciò è sfortunatamente necessario? Di fronte al rischio di manipolazione dei processi politici, già evocato dal liberale Benjamin Constant negli anni '20 dell'Ottocento, e in considerazione del fatto che la politicizzazione della magistratura è un problema reale, il ricorso al sorteggio fornirebbe la migliore delle garanzie di imparzialità. Del resto, questo Tribunale popolare potrebbe assumere un ruolo nel processo di responsabilizzazione dei magistrati, evocato da diversi attori, e potrebbe risultale interessante riprodurlo su scala regionale nell'obiettivo di decentralizzare l'istituzione.

Il silenzio del re

Aldo Cazzullo è l'unico commentatore che si è accorto del silenzio del re.

Colpisce anche il silenzio del re. Suo padre Juan Carlos salvò la giovane democrazia dall’intentona di Tejero, giudicata oggi — come tutti i golpe che non riescono — un golpe da operetta, che fu invece un rischio serio, come ha raccontato proprio Cercas in Anatomia di un istante. Oggi Felipe è chiamato a salvare l’unità della nazione. E il solo modo in cui può farlo è favorire l’apertura di un processo costituente, promuovendo l’elezione a suffragio universale di un’assemblea che scriva un nuovo patto federalista.

Da molte parti leggo invece che in Catalogna hanno perso tutti. No, non è così. Dire che hanno perso tutti è continuare a non capire che cosa sta accadendo. Ed è bene che non passi questa interpretazione qualunquista.

Ha perso prima di tutti Felipe VI, che ha perso il trono, se mai lo ha avuto visto che ha lasciato che una persona insignificante come Rajoy glielo togliesse, ha perso Mariano Rajoy, ha perso il PSOE che si è reso invisibile, ha perso Jean-Claude Juncker e con lui tutta l'Europa, hanno perso gli organismi internazionali che avrebbero dovuto essere presenti, ha perso se si vuole anche Carles Puigdemont, che ora dovrà gestire una transizione complicatissima, ma un vincitore c'è, un vincitore vero, il popolo catalano.

Accade molto raramente che il popolo dia prova della sua forza in modo così chiaro. Il popolo quando viene chiamato ad esprimersi non vota, fa le rivoluzioni. E rivoluzione significa cambiamento, ma anche ritorno su sé stessi, per questo i cambiamenti introdotti dalle rivoluzioni si possono accettare, ma anche reprimere nel sangue. Non ci sono alternative.

Non tutto di una rivoluzione può mai essere lavato con il sangue. Per questo motivo in Catalogna tutti i perdenti dovrebbero riconoscere chi è il vero vincitore ed agire di conseguenza.

Gli spagnoli non hanno più un re

domenica 1 ottobre 2017 - Certamente Felipe VI ricorderà per sempre questo giorno perché oggi si è giocato il trono di Spagna. Comunque vadano le cose la monarchia spagnola non sarà più la stessa. Avrebbe potuto parlare ai catalani, come ha fatto la regina Elisabetta II d'Inghilterra agli scozzesi. Avrebbe potuto presentarsi al popolo con le insegne militari e impedire questo scempio della democrazia come aveva fatto suo padre re Juan Carlos. Non lo ha fatto. Perché non è un re.

In realtà Felipe VI avrebbe, per qualche ora ancora, un'ultima carta, piuttosto infida, ma degna di un re: parlare agli spagnoli ed esprimersi a favore dell'indipendenza della Catalogna. Si tratterebbe solamente di una dichiarazione, che però farebbe cessare di colpo ogni contesa e riaprirebbe il dialogo. In questo momento solo Felipe può fare questo. Poi le carte passeranno ad altri.


Il governo rappresentativo è semplicemente una forma di governo in cui pochissimi individui finiscono per avere molto più potere politico di tutti gli altri, anche se i voti sono nominalmente uguali.


Contro la doppia cittadinanza

Nel dibattito a distanza fra Ernesto Galli della Loggia e Mario Calabresi sullo jus soli credo che la ragione stia nel mezzo. La cittadinanza non è una regimental che si può indossare secondo le convenienze. Finché esisteranno le nazioni si è cittadini di un solo paese. Qui ha ragione Galli della Loggia. Le guerre lo dimostrano.

C'è un'eccezione, alla quale indirettamente allude Galli della Loggia quando si riferisce agli Stati Uniti e che Calabresi non afferra, gli abitanti delle colonie hanno diritto alla cittadinanza del paese occupante. Ma se l'Italia non è una colonia ha ragione Calabresi, non si può essere cittadini italiani e statunitensi.

Domenica scorsa Ernesto Galli della Loggia ha messo in evidenza sul Corriere della Sera perplessità e dubbi sullo Ius soli, mettendo al centro le difficoltà culturali dell’integrazione dei musulmani — che sarebbero comunque solo un terzo dei beneficiati dalla legge — oltre che la possibilità di mantenere una doppia cittadinanza (non si capisce perché sia lecito e pacifico poter avere il passaporto italiano e quello statunitense ma sospetto mantenere quello marocchino o senegalese).

Posto quindi come dato che si può essere cittadini di un solo paese, allora si può iniziare a discutere sulle condizioni alle quali la cittadinanza può essere concessa. Le condizioni proposte da Galli della Loggia mi sembrano razionali, ragionevoli e costose.

tre condizioni dovrebbero essere poste per ottenere la cittadinanza italiana da parte degli immigrati: l’obbligo di abbandonare la cittadinanza precedente; la conoscenza della lingua italiana in entrambi i genitori del giovane candidato, non già solo in uno di essi come nel testo attuale (genitore che poi finirebbe per essere quasi sempre il genitore maschio: mentre la conoscenza dell’italiano anche nella madre costituirebbe un indizio assai significativo di superamento della condizione d’inferiorità della donna tipica di molte culture diverse dalla nostra); infine l’obbligo di accertamenti sull’ambiente familiare ad opera dei servizi sociali sotto l’egida di un apposito ufficio presso ogni prefettura.

Però devo confessare che qualcosa mi sfugge in queste discussioni. Le trovo inutili, come inutile trovo la legge che si vuole approvare. Altro sarebbe chiedersi che cosa rappresenta la cittadinanza in un mondo sempre più cosmopolita. Forse è da qui che dovrebbe iniziare il confronto delle idee.

Il diritto alla memoria

Credo bene abbia fatto il Corriere della Sera a firma Gian Antonio Stella a portare all'attenzione di tutti il diritto alla memoria. I fatti non hanno scadenza.

Che scadenza ha la memoria d’un delitto? [..] Emanuela Valente, la giornalista e blogger che ha creato e coltiva «inquantodonna.it» per tenere viva la memoria di tutte le poverette che sono state uccise, ha ricevuto recentemente una lettera che l’ha lasciata basita. La firma l’avvocato Germana Cauci. E dice tutto già nell’oggetto: «Cancellazione da ogni sito Web delle notizie e informazioni riguardanti la persona di Cristian Vasili Lepsa».

Cristian Vasili Lepsa è stato condannato per l'omicidio di Elena Catalina Tanasa. In corte d'appello, constatata l'efferatezza del delitto per Cristian Vasili Lepsa è stata stabilita una pena di trent'anni di carcere.

Cristian Vasili Lepsa, però, non si arrende. E ricorre in Cassazione dicendo d’aver colpito la vittima per errore perché si era messa in mezzo a una rissa tra lui e il presunto rivale e lamentando il «mancato espletamento di perizia psichiatrica (…) essendo i fatti espressione di una gelosia patologica e abnorme, tale da escludere o comunque scemare grandemente la capacità di intendere e volere». Un raptus. Solo un raptus: aveva pure lasciato a casa la mazza da baseball… E che fa la Suprema Corte? Gli dà ragione: non era un omicidio volontario ma preterintenzionale… Anzi, non manca una bacchettata ai giudici d’appello: non hanno operato «il necessario discrimine tra la gelosia che, in se stessa, ancorché morbosa, non costituisce un futile motivo, bensì uno stato emotivo e passionale, e la considerazione della vittima come proprio possesso…». Pena ridotta: 17 anni. È il 9 settembre 2014.

Su questo fatto si devono fare due considerazioni. La prima: Non c'è diritto all'oblio per l'omicida. Il diritto di ricordare e di esporre l'omicida al riconoscimento è parte della pena, che non può e non deve essere cancellata. Ci sono delitti che non possono essere dimenticati, ma anzi devono essere ricordati. Dopo Auschwitz esiste un diritto alla memoria.

La seconda: La Corte di Cassazione continua a stupire. Qualcosa evidentemente non funziona. E mi fermo qui. Il Consiglio superiore della magistratura ed il Legislatore forse dovrebbero cominciare a fare qualche riflessione.

Il neoliberismo come dottrina salvifica

Il neoliberismo è un'ideologia o dottrina salvifica, secondo cui si può ottenere la libertà solo al prezzo di sottomettersi alle ferree leggi del mercato.

Bella definizione. Una religione dai rimedi miracolosi.

Inappropriabilità della terra

Le concept d'inappropriabilité de la Terre est précisément le principe à partir duquel il est possible de repenser notre être au monde et de justifier au plan le plus fondamental le tournant que nous devons prendre collectivement, si nous voulons rester au moins partiellement maîtres de notre destin.

La terra, l'aria, l'acqua sono beni limitati la cui proprietà deve essere soggetta a limitazioni. Lapalissiano... o no?

Siamo tutti catalani

Il silenzio degli intellettuali europei e delle istituzioni comunitarie su quanto sta accadendo in Spagna fa pensare. Non esistono più gli intellettuali e non esistono ancora istituzioni che si possano dire a pieno titolo europee. Una considerazione per chiudere il discorso. Se vi promettono la Madonna e poi arriva la guerra non vi dovete stupire.


Ammesso che una maggioranza abbia il diritto di plasmare le leggi di una comunità secondo le proprie preferenze, si deve anche ammettere il diritto della minoranza a trasferirsi in un luogo dove poter diventare diventare maggioranza e plasmare a sua volta il diritto secondo i propri gusti. Perché non ammettere allora la possibilità della minoranza di avere una propria legislazione senza doversi allontanare dal proprio territorio?

Date alcune contingenze storiche - le migrazioni - appare inevitabile che si creino spontaneamente comunità con diversa legislazione che coesistono su un medesimo territorio.


Di Maio sa che i sindacalisti, come e forse più dei politicanti, sono invisi al popolo, e affonda il coltello nel burro. Ma a forza di escludere, da chi pensa di essere votato?

La disuguaglianza non è immorale, ma è un problema

Il libro di Kekes è una critica dell'egualitarismo, considerato come espressione egemonica del liberalismo. Una delle ipotesi fondamentali dell'egualitarismo - dice Kekes - è che le persone siano fondamentalmente buone. Forse Kekes sbaglia, l'egualitarismo moderno, che parte da Hobbes, si fonda sul presupposto che le persone non siano buone, ma per convivere debbano accettare la condizione di considerare gli altri eguali a sé stessi nelle pretese. Naturalmente tutti sappiamo, dentro di noi, di non essere in nessun modo uguali, ma questo è un altro problema e non se ne può tenere conto qui.

The fundamental producer of income inequality is freedom. Individuals have different aptitudes and attitudes. Not even universal free public education, even were it well-done, could equalize the ability of individuals to add value to the economy. Besides, some people want to teach, others want to run hedge funds. In an open society, rewards are set not by political power but by impersonal market forces, the rewards of which will differ dramatically but usually predictably.

La libertà è la causa fondamentale della disuguaglianza di reddito. No, lo dimostrano i governi autoritari

La disuguaglianza è immorale? Si può rispondere a Frankfurt che nessuno pensa che la disuguaglianza sia immorale, ad eccezione dei bigotti, ma la disuguaglianza è un problema politico, non è un problema morale. Sostenibilità economica della diseguaglianza.

Per l'autore, la creazione di una società giusta significa alleviare la povertà e migliorare la vita, non ridistribuire la ricchezza a rendere le persone uguali. Si può obiettare che per alleviare la povertà è evidentemente necessario ridistribuire almeno una parte della ricchezza, è una questione di semplice logica, non ci sono altri mezzi.

La contrapposizione uguaglianza - disuguaglianza può essere affrontata anche dal punto di vista della psicologia individuale. C'è sempre una motivazione psicologica nel proporre una giustificazione dell'uguaglianza o della disuguaglianza, come quando si parla di morale.

L'uguaglianza di opportunità, paradigma filosofico sul quale sono stati versati fiumi d'inchiostro, non è mai esistita e va ripensata.

La seconda domanda non è retorica. Come si può volere l'uguaglianza e non essere d'accordo sul reddito universale? Dire di volere l'uguaglianza non è volere l'uguaglianza. In questo caso dire non è un fare

Per concludere devo menzionare l'articolo di Michael Walzer publicato sulla pagina domenicale del Sole 24 ore, dove, prendendo spunto dall'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, ritorna sulla vexata quaestio dell'incompatibilità fra libertà ed uguaglianza. Del lungo ed articolato ragionamento del filosofo comunitarista mi limito a sottolineare alcuni passaggi.

La mia posizione - dice Walzer - richiede un ulteriore ragionamento: proprio come la non libertà politica dà luogo a nuove gerarchie sociali ed economiche, così le gerarchie prodotte dal liberismo danno luogo a nuove forme di non-libertà

La gerarchia è la negazione della libertà e - dice Walzer - sia la rivoluzione che il laissez faire producono gerarchie politiche ed economiche. Quindi negano la libertà.

Dal punto di vista della libertà economica, il vantaggio della tassazione redistributiva è che presume che la libertà produca disuguaglianza, e la ammette, dopodiché interviene a correggere quella stessa disuguaglianza che ha reso possibile. È una specie di regolazione a posteriori.

La libertà economica produce disuguaglianza e di conseguenza non-libertà. Quindi un sistema liberale deve prevedere una regolazione a posteriori della disuguaglianza per mantenere viva la libertà complessiva. In pratica, dice Walzer: Un’economia regolamentata può produrre non già una società di eguali, ma una società più egualitaria. Viceversa la rivoluzione, cioè la limitazione della libertà politica, non è mai compatibile con l'uguaglianza.

Non penso, però, che valga un’affermazione simmetrica riguardo la sfera della politica. I limiti alla libertà politica non sono, o almeno non sono mai a lungo, compatibili con alcun tipo di uguaglianza. [..] Una versione limitata della libertà economica è compatibile con l’uguaglianza, ma una libertà politica che ci permette di lottare per le necessarie limitazioni non può, essa stessa, essere limitata. Il diritto all’opposizione mette tutti i regimi politici, compresi quelli di sinistra, a rischio. La mia tesi, oggi, è molto semplice: questo è un rischio che va sempre corso. La pretesa di qualunque regime di sinistra che ogni opposizione sia controrivoluzionaria e vada repressa è un rifiuto di questo rischio. Dobbiamo riconoscere che si tratta di un rifiuto volto alla dominazione e non all’uguaglianza.

Questa è una dimostrazione sia della necessità del capitalismo che della redistribuzione egualitaria a posteriori per la conservazione della libertà.

Rendiconti parlamentari dell'Assemblea Costituente

Assolutamente da segnalare. La nascita della Costituzione. Le discussioni in Assemblea Costituente A cura di Fabrizio Calzaretti.

Internet delle cose e nuovo feudalesimo

In un articolo publicato su The Conversation e tradotto su Business Insider Joshua Fairfield mostra quali potrebbero essere le conseguenze dell'estensione del diritto di proprietà intellettuale per effetto dello sviluppo tecnologico

Una persona - dice Fairfield - può acquistare una scatola piena di componenti elettronici che funziona come uno smartphone, ma l'azienda che l'ha costruito e ve lo vende sostiene di essere ancora proprietaria del software che vi ha venduto e, visto che lo possiede, può controllarlo a suo piacimento. Questo tipo di contratto sta distruggendo il concetto di proprietà come si è venuto formando nell'epoca moderna.

La tesi, un pò provocatoria, di Fairfield è che questa mutazione del concetto di proprietà non è che un ritorno al modello feudale dei rapporti di potere. Tesi che condivido ed ho sostenuto in termini di mutamento sociale in atto.

Nel sistema feudale dell’Europa medievale, il re possedeva quasi tutto e i diritti di proprietà dipendevano dal rapporto con il re. I contadini vivevano su una terra concessa dal re a un signore locale e i lavoratori non avevano nemmeno i propri attrezzi per l’agricoltura o per altri mestieri come la carpenteria e la forgiatura dei metalli.

John Deere ha già detto agli agricoltori che non sono loro i veri proprietari dei trattori, ma solo della licenza del software – e quindi non possono riparare da soli le proprie attrezzature agricole e neppure portarle in un negozio di riparazioni indipendente.

Gli strumenti tecnologici stanno cambiando le regole della proprietà, stanno creando un mondo dove poche persone posseggono tutto e possono usarlo per controllare tutti gli altri. Insomma, la proprietà non muore, ma sta certamente cambiando natura. Quello che sta morendo è il concetto liberale di proprietà, limitata al corpo ed a ciò che ad esso è collegato.

La sinistra deve attraversare il deserto

In Francia e in Grecia sono al comando due personalità (Emmanuel Macron e Alexis Tsipras) che in altri momenti storici avrebbero potuto essere socialiste ma che nelle condizioni attuali hanno anzi contribuito a radere al suolo i partiti socialisti veri e propri.

Anche in Italia abbiamo avuto e forse avremo ancora al governo un socialista capace di radere al suolo il partito al quale faceva riferimento, si chiama Silvio Berlusconi.

Ma c'è un'altra osservazione di Paolo Mieli che merita di essere sottolineata. I partiti di sinistra avanzano se si ripromettono esplicitamente di restare in eterno all’opposizione

Socialdemocratici e catto-comunisti sono una delle grandi contraddizioni della politica del XX secolo, che forse è bene scompaia per sempre. Per troppo tempo i partiti di sinistra ed i sindacati sono stati utilizzati come comodi ascensori sociali da persone che con la classe lavoratrice avevano ben poco da spartire. La sinistra, se vuole ritornare ad essere presentabile, deve attraversare il deserto, rinunciare per molto tempo all'idea di governare, rifarsi una verginità e imparare la cultura dell'opposizione. Dopotutto in una vera democrazia non si governa solo dai banchi della maggioranza...


Il genocidio, la pulizia etnica sono il portato dell'idea di nazione. Le ritroviamo ogniqualvolta dei contrasti economici portano un gruppo etnico a cercare spazio ai danni di un altro gruppo etnico. Non si può sostenere l'idea di nazione e nello stesso tempo condannare il genocidio.


La comparazione di eventi storici diversi non ha per lo storico nessun valore. Nolte in quanto storico non ha nessun titolo per comparare Auschwitz ed i Gulag, mentre un sociologo sarebbe tenuto a farlo.


La storia è stata sostituita dalla cronaca. Il revisionismo storico è attuato attraverso i media senza alcuna relazione con i fatti, che in fin dei conti non interessano a nessuno.


Il libro Come George W. Bush ha creato l'ISIS non è ancora stato scritto.


Il modo di pensare di Heidegger è animistico e si presta a grossolani fraintendimenti quando il prodotto del pensiero così ottenuto sia utilizzato al di fuori dell'epoché fenomenologica.


Non si può impedire alla vittima di perdonare il proprio assassino, ma non si può nemmeno impedire alla vittima di richiedere una punizione dello stesso ordine e grado.


Tasse basse per le imprese

Cosa significa tasse basse per le imprese? Che diminuisce il costo dei prodotti? No, certamente no. Che le imprese diventano più competitive? No, certamente no. Significa solo che gli utili vengono tassati meno, e quindi quando ci sono, se ci sono, andranno più facilmente ed in misura maggiore agli azionisti. Che li investiranno! No, certamente no. Se un'impresa vuole investire avrebbe più convenienza, se le tasse sono alte, a non distribuire utili. Se distribuisce utili investe certamente meno di quanto potrebbe. Eppure oggi i governi vogliono tutti ridurre le tasse alle imprese. Ma chissà perché?

Dal 1° gennaio 2017 l’Italia ha tagliato dal 27,5% al 24% l’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Mentre in Gran Bretagna dal 1° aprile l’aliquota ordinaria sui redditi d’impresa è scesa dal 20% al 19%, con la prospettiva di scivolare al 17% nell’aprile del 2020. E ieri negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha annunciato una riforma fiscale il cui piatto forte è un drastico taglio della corporate tax, dal 35% al 20%. Non sono tre casi isolati: come attesta uno studio dell’Ocse, “Tax Policy Reforms in Oecd”, in tutto il mondo sviluppato è scattata una competizione a chi abbassa di più le tasse. L’obiettivo è chiaro: diventare attrattivi per le grandi multinazionali straniere, con una ricaduta positiva sulla crescita economica.

Questa è una non notizia perché già adesso le grandi imprese di tasse ne pagano veramente poche e sono la causa, seppure indiretta, della crisi economica. Quindi pensare che diminuendo le tasse alle imprese si favorisca la crescita economica è come pensare che favorire le cause della crisi aiuti a superare la crisi ovvero che la deregolamentazione della finanza favorisca la stabilità dell'economia. Sono due idee difficili da contrastare perché chi le propone è ovviamente interessato e chi non è interessato da questi provvedimenti, ma ne subisce le conseguenze, non ha gli strumenti politici, economici e culturali, per opporvisi.


Nella musica, come nella filosofia, nulla di nuovo, tutto si ripete. Bravo Joaquín Rodrigo a riscrivere Gaspar Sanz, ma che dire di Bedrich Smetana. Straordinaria la musica scritta da Asger Hamerik per il duetto tra Freddie Mercury e Montserrat Caballé in Barcellona, e così via...


La Corte di Cassazione si espone nuovamente al ridicolo. Persino Enrico Mentana, che è uomo di esperienza, ne ha parlato come di una sentenza che grida vendetta. Quando le sentenze contraddicono il buon senso nel nome del rispetto di una norma è il Legislatore che viene messo in questione. A buon intenditor poche parole.

UDINE - Il figlio che uccise quattro anni fa, era adottivo, quindi l'assassino non può essere condannato all'ergastolo: è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso della difesa [..] L'uomo era tornato a casa verso le 4, completamente ubriaco e se l'era trovato davanti, l'aveva accoltellato perché cercava di difendere la madre dalla sua furia. "La morte è avvenuta per effetto di una sola coltellata, inferta all’esito di una lotta corpo a corpo, mentre il figlio tentava di disarmarlo", ha detto Roberto Mete, difensore dell’imputato. Il ragazzo era stato formalmente adottato dalla coppia in Moldavia. E ora si svolgerà un nuovo processo. [..] "Sulla disparità ancora presente tra figli naturali e adottati dovrà eventualmente pronunciarsi la Corte Costituzionale: fino a che la legislazione vigente è questa è doveroso che i tribunali la applichino" ha detto l'avvocato Mete". "In Cassazione c'è stata unità di vedute - ha concluso - tanto che lo ha riconosciuto anche la Procura generale, che ha chiesto l'accoglimento di queste nostre istanze".

Nei fatti, la Corte di Cassazione, come ogni giudice investito di una scelta fra norme in contraddizione, avrebbe dovuto rinviare la decisione alla Corte Costituzionale, invece ha preso una decisione che non le competeva.


Lunedì 25 settembre 2017 - Esiste una relazione tra il successo del partito di estrema destra AfD alle elezioni politiche in Germania e la ☛ posizione di Joe Biden, ex vicepresidente democratico degli Stati Uniti e senatore di lungo corso, che si è espresso contro il reddito universale di base? Si esiste, è la dimostrazione che la sinistra progressita sé-dicente non ha capito nulla di quello che sta accadendo.


Le passage que je viens de citer est tiré des Eléments de philosophie de Melchiorre Gioia, dont la seconde partie est une véritable traité de sémiotique appliquée. L'idéologie, en tant que sémiotique, doit guider la conduite des hommes au milieu d'un univers de phénomènes, c'est-à-dire de signes, d'indices. L'observation de ces indices, appliquée au présent, c'est la méthode même des sciences d'observation; appliquée au passé, c'est la méthode par excellence de l'histoire et de la jurisprudence; appliquée au futur, c'est la méthode des sciences statistiques, et donc de la prévision dans les sciences sociales.

Parmi les sciences sociales, fondées sur la méthode analytique, il faut compter la psychologie, pourvu qu'elle ne soit considérée comme une science purement introspective. C'est une des thèses de l'ouvrage le plus connu de Giandomenico Romagnosi, Che cos'e la mente sana?. Romagnosi polémique contre les nouvelles "philosophies transcendentales", c'est-à-dire, d'un côté contre le criticisme kantien, dont il voit bien les implications idéalistes; de l'autre contre l'idéologie subjective d'un Maine de Biran. On ne peut connaitre l'esprit par la pure observation intérieure; analyse doit être portée sur les signes extérieurs, sur la conduite individuelle et sociale, sur les témoignages de l'histoire, réalisant ainsi un passage ininterrompu de l'univers visible des nations à l'univers invisible de l'esprit (Romagnosi 1832:221-22). L'esprit humain, en effet, est une stratification d'expériences sémiotiques subjectives, et en même temps historiques; c'est - comme dit Romagnosi - un ensemble de "traditions accumulées, résumées, choisies et transmises" dans les signes (ibid. :225) .

Chi paga il costo della tutela della proprietà?

La tutela del diritto di proprietà ha un costo che non può essere fatto pagare indistintamente a tutta la società, ma deve essere pagato da chi ne trae il maggior beneficio. Questo è un principio generale molto semplice, che non può essere negato. Chi consuma deve pagare ciò che consuma. Questo vale per tutti coloro che pensano che la proprietà sia senza costi.


Assistons nous au retour des enclosures au travers des conflits sur la propriété intellectuelle?

Sur le fond, le problème de la propriété intellectuelle n'a pas beaucoup évolué depuis la controverse entre Diderot et Condorcet. Le premier insistait pour dire que les auteurs étaient les propriétaires de leur textes. Dans sa célèbre Lettre sur le commerce de librairie publiée en 1764, il défend l'idée d'un auteur vivant de ses propres œuvres et partageant le fruit de son travail entre lui et son éditeur. Face à la tentation royale d'accorder le privilège de publier les fables de La Fontaine aux descendants de l'auteur et non aux libraires, comme cela était le cas jusqu'a présent, Diderot défend en réalité une vision très moderne de la propriété intellectuelle. Il y affirme la suprématie du createur et de l'éditeur sur l'héritier. Il identifie l'écriture à une œuvre de création personnelle qui mérite d'être protégée. Condorcet défend une autre conception. Pour lui, les privilèges de la création littéraire ne sont rien au regard des principes de diffusion universelle du savoir. Propriété et universalité du savoir se trouvent clairement opposées. [Laïdi, 2003, p. 120]


Chi paga il costo del mantenimento dei diritti di proprietà? C'è un costo diretto, quello diciamo fiscale, e c'è un costo indiretto, quello di chi perde un diritto che magari prima aveva. Il ristoro di questi due costi alla comunità che ne subisce le conseguenze spetta, logica vuole, a chi usufruisce dei diritti di proprietà.

Ma, i diritti di proprietà non sono tutti della stessa natura e quindi non si può considerare tutti i diritti di proprietà allo stesso modo.

Dal costo dei diritti di proprietà andrebbero dedotti i vantaggi che, in determinate circostanze, la loro presenza determina; ad esempio incentivando il lavoro e l'innovazione.

Si pone allora il problema di come separare il diritto di proprietà che procura un vantaggio alla comunità da quello che rappresenta solo un costo o un'inefficienza. Evidentemente la tutela del primo non può essere della stessa natura del secondo. In pratica, diritto di proprietà che tutela Topolino deve avere per chi lo detiene un costo più alto di quello che tutela la proprietà di un albero di frutta.


Esistono ormai numerosi software in grado di simulare la scrittura.

La vicenda ha inizio nel 2005, quando un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology realizzò un programma chiamato SCIgen, capace di combinare stringhe di testo generate casualmente per generare articoli di informatica. I ricercatori volevano dimostrare la facilità con cui si possono realizzare falsi studi scientifici, ma come ha scoperto il francese Cyril Labbé, dell’Università Joseph Fourier di Grenoble, SCIgen è stato utilizzato negli anni seguenti per realizzare autentiche frodi scientifiche.

Sono utilizzati per scrivere articoli su grandi quotidiani, sostituendo il lavoro dei giornalisti, ma anche fraudolentemente articoli scientifici publicati su riviste specializzate. Poiché sono difficilmente distinguibili dalla scrittura come prodotto umano immagino che le leggi sul copyright si estendano anche a questi testi prodotti dalle macchine. A rigore dovrebbero seguire le leggi sui brevetti, non quelle sul copyright, comunque suppongo ci sarà una rivendicazione di proprietà da parte di qualcuno. Il problema è: di quale tipo di proprietà si tratta in questi casi? Se si concede che sia logico tutelare questo tipo di proprietà allora si deve di conseguenza concedere che la tutela di questo tipo di proprietà sia soggetta ad un costo sotto forma di tassazione.


Effetti linguistici della molteplicita delle definizioni di un termine


La (lo studio della) storia crea risentimento


il cambiamento divenne un'impresa privata

Nel XIX secolo, con l'evoluzione del capitalismo, il progresso, inteso come cambiamento a vantaggio di tutti, diventa un'impresa privata a vantaggio di pochi. Come sia stato possibile questo mutamento di paradigma è la domanda alla quale occorrerebbe dare una risposta. È interessante notare come, parallelamente a questo mutamento di paradigma, l'idea di progresso sia stata svalorizzata nel discorso filosofico.

L'effetto di un cambiamento incessante è quello di indebolire il consolidamento. [..] Per afferrare appieno il problema del cambiamento ricordiamo che nei circoli politici e intellettuali, a cominciare dalla seconda metà del XVII secolo e soprattutto durante l'Illuminismo settecentesco, c'era la crescente convinzione che, per la prima volta nella storia, per gli esseri umani fosse possibile dare compiutamente forma al loro futuro. Grazie agli sviluppi della scienza e della tecnologia era possibile pensare al cambiamento come "progresso", un miglioramento di cui avrebbero beneficiato tutti i membri della società. Il termine progresso divenne sinonimo di un cambiamento costruttivo che avrebbe portato qualcosa di nuovo nel mondo, a vantaggio di tutti. I campioni del progresso sostenevano che se anche il cambiamento avesse condotto alla scomparsa o alla distruzione dei valori, dei costumi e degli interessi costituiti, la grande maggioranza di questi era comunque matura per la pensione, perché al servizio dei Pochi, mentre i Più venivano tenuti nell'ignoranza, nella povertà e nella malattia.

Un elemento importante di questa prima concezione moderna del progresso consiste nel fatto che il cambiamento fu soprattutto un fattore di autodeterminazione politica per chiunque potesse essere ritenuto responsabile delle proprie decisioni. Questa visione del cambiamento fu sostanzialmente travolta dal fenomeno della concentrazione del potere economico in atto nella seconda metà del XIX secolo. Il cambiamento divenne un'impresa privata inseparabile dallo sfruttamento e dall'opportunismo, e dunque un elemento fondamentale, se non l'elemento fondamentale, della dinamica del capitalismo. L'opportunismo prevedeva una ricerca incessante di ciò che potesse essere oggetto di sfruttamento; vale a dire, virtualmente, qualsiasi cosa: dalla religione alla politica fino al benessere degli uomini. Pochissimo, se non nulla, restava tabù, poiché a mano a mano il cambiamento diventava l'oggetto di strategie premeditate per massimizzare il profitto.

Hobbes, regole ed uguaglianza

Chi vuole giocare a tennis deve accettare le regole del tennis. Chi vuole vivere in una comunità politica deve accettare le regole di quella determinata comunità politica. Ma, dice Hobbes, esiste una regola prepolitica che stabilisce l'uguaglianza fra gli uomini. Ogni comunità politica che non includa fra le proprie regole l'uguaglianza dei propri membri può essere sostenuta solo dalla forza o dall'inganno, fatto salvo il caso, assai remoto ma possibile, dall'assenso libero. La possibilità di scegliere senza costrizione la comunità politica alla quale aderire e quindi le leggi alle quali sottostare è condizione preliminare per qualsiasi società libera. Al di fuori di questo ogni discorso sulla libertà politica è vuoto.

Ma la vera novità [della concezione hobbesiana] è rappresentata dal tentativo di comprendere la società politica come una forma di associazione governata da regole. Leggi e accordi operano nella società politica in modo analogo ai criteri che guidano le attivita dei matematici o dei partecipanti a un gioco:

«Legge civile» è per ogni suddito l'insieme delle norme che, oralmente, per iscritto, o con qualche altro segno sufficiente a manifestare la volonta, lo Stato gli ha ordinato di applicare per distinguere il diritto dal torto; vale a dire cio che è contrario alla norma da ciò che non lo è 71.

Se si sviluppano queste analogie, molte delle apparenti incongruenze della filosofia di Hobbes diventano intelligibili. Se le regole sono un elemento centrale della società, allora è comprensibile che Hobbes abbia dedicato ai problemi connessi alla chiarezza del linguaggio una trattazione approfondita. Inoltre ogni sistema di regole, che governi il comportamento degli operatori di borsa o dei giocatori di tennis, richiede un organismo preposto all'interpretazione delle regole, alla formulazione di nuovi regolamenti e alla punizione delle infrazioni. La posizione del sovrano hobbesiano, come autore delle regole e dispensatore ultimo di definizioni, è analoga a quella del «Board of the Stock Exchange» o alla «Lawn Tennis Association» degli Stati Uniti. Infine, la coerenza logica nell'ordinare nomi e significati, fortemente sottolineata nella filosofia di Hobbes, è ovviamente essenziale: una regola non può essere in contraddizione con un'altra. In un sistema di regole, la razionalità non ha nessuna delle caratteristiche trascendenti della «retta ragione», ma è invece equivalente alla coerenza o al principio di non contraddizione.

[lo scopo delle regole] era quello di rendere governabili uomini la cui bontà di comportamento era politicamente rilevante solo nel grado in cui si ripercuoteva sul fatto di attenersi alle regole. Come riconosce lo stesso Hobbes, un sistema di regole non ha alcun potere di rigenerazione. Un giocatore non osserva le regole nell'aspettativa che questo lo renderà un uomo migliore o addirittura un giocatore migliore. Il rispetto delle regole diventa quindi una specie di tautologia. Voler giocare a tennis, ad esempio, significa che desideriamo impegnarci in una forma di attività definita dalle regole del tennis. Ciò è simile alla partecipazione alla società hobbesiana, dato che in entrambi i casi ci si accorda per rispettare un sistema di regole. 73 Ma le regole non tendono a rendere gli uomini hobbesiani morali in un senso che non sia quello politico, cioè tautologico. Da questo punto di vista, la natura delle regole è sorprendentemente analoga alla concezione hobbesiana della verità come proprietà linguistica.

Se un insieme di regole rappresenta un sistema chiuso, il suo ambito non coincide con l'intera gamma delle possibili attività umane. Le regole del gioco delle carte valgono soltanto per coloro che accettano di partecipare al gioco; e quando non stanno giocando, non sono piu vincolati da esse. In modo analogo, le leggi e gli accordi della societa hobbesiana intendevano riferirsi soltanto a un certo numero di attivita, lasciando un ampio spazio alla discrezionalita individuale. «In tutti i generi di azioni trascurate dalle leggi gli uomini hanno la liberta di comportarsi nel modo che la loro ragione suggerirà come il più vantaggioso per loro stessi»" 75. E facile scorgere in questa frase l'anticipazione della teoria liberale della società formulata al- l'inizio del diciannovesimo secolo. Il rapporto tra Hobbes e i primi liberali emerge considerando il modo in cui egli tento di utilizzare l'idea di un sistema di regole per riconciliare due dei principali postulati del liberalismo, l'individuo motivato dall'interesse e l'idea di uguaglianza. Se «ogni uomo è naturalmente portato a cercare di promuovere il proprio interesse» e se, nello stesso tempo, «uomini che si considerano uguali non entreranno in un accordo volto a garantire la pace, tranne che in condizioni di parità», com'era possibile conciliare queste due esigenze apparentemente in conflitto?

La soluzione hobbesiana è tanto ingegnosa quanto foriera di conseguenze. Come abbiamo osservato in precedenza, quando ciascun individuo entra a far parte volontariamente di un sistema di regole, gli viene assicurata una fondamentale uguaglianza rispetto a ogni altro. Questa idea è riflessa nella seconda legge di natura di Hobbes, la quale prescrive che ciascuno dovrebbe accontentarsi «di avere tanta libertà nei confronti degli altri quanta se ne concede agli altri nei confronti di se stessi» 76. Ciò significa che un uomo non può possedere piu diritti di un altro e implica anche l'uguaglianza di trattamento in base al sistema di regole a cui tutti sono ugualmente soggetti.

Quibus

Chiunque ritenga che l'individuo produca le sue idee senza alcun intervento esterno è necessariamente materialista, poiché è costretto ad attribuire al corpo, e quindi alla materia, la produzione del pensiero. Viceversa chi ritiene le idee esistenti materialmente - in qualsiasi forma si voglia immaginarle - al di fuori del corpo si dice sia un idealista.

Ne segue che l'idealista ritiene che il pensiero non sia molteplice, ma necessariamente unico ed esterno ai corpi. Si deve quindi ipotizzare l'esistenza di corpi passivi ed un intervento esterno per permettere alle idee di individualizzarsi nei corpi. Il ché è contraddittorio perché renderebbe la materia un ente astratto.

Il materialista invece ritiene che il pensiero sia individuale e molteplice, legato alla contingenza del fatto materiale che lo ha prodotto ed alle sue leggi. Ma se le leggi che regolano la materia, per quanto varie e complesse possano essere, sono determinate ricadiamo in una concezione idealista del pensiero, poiché le leggi della materia sono esse stesse le leggi del pensiero che producono.


L'errore e quella qualità dell'essere che noi definiamo intelligenza sono strettamente correlati. Se sono in grado di commettere errori nella soluzione di un problema, allora e solo allora, posso essere definito intelligente.

Cosa significa questo?

Che l'errore e non la verità è il correlato necessario dell'intelligenza. Se sono in grado di risolvere tutti i problemi in maniera corretta, cioè vera, sarei Dio, ma non sarei intelligente.


Il problema è che la classe politica sé-dicente di sinistra è sostanzialmente composta da borghesi che non hanno più, se mai hanno avuto, gli stessi interessi della classe lavoratrice, che è oggi sostanzialmente composta da sottoproletari.

Considerazioni politiche

Venerdì 22 settembre 2017. Ho estratto alcuni stralci dall'intervista di Abraham Yehoshua publicata oggi sull'HuffPost. Yehoshua si riferisce alla condizione dei palestinesi nello Stato di Israele introducendo il concetto di Stato binazionale come alternativa alla proposta ormai equivoca di due popoli, due Stati.

Due o più governi su un unico territorio è anche l'idea della quale ho scritto più volte in queste pagine ed ho immaginato come condizione politica per il futuro dell'umanità. Israele, lo testimoniano le parole di Yehoshua, può diventare il laboratorio dove si sperimentano queste nuove possibilità politiche.

il fatto che tutti, da Netanyahu ad Abu Mazen, continuano a far riferimento a "due Stati", significa che c'è qualcosa che non va, che non funziona. Significa che 'due popoli, due Stati' è diventato un mantra che viene ripetuto per mettersi a posto la coscienza [..] Da democratico, penso che ogni cittadino debba essere uguale di fronte alla Legge e godere degli stessi diritti sociali e civili. E questo può avvenire solo in uno Stato binazionale". [..] oggi l'unica alternativa allo status quo è lo Stato binazionale". [..] Io credo che si possa guardare ad altre esperienze per modulare le forme di uno Stato binazionale: potrebbe essere una confederazione di cantoni, potrebbe essere una Repubblica presidenziale nella quale esistano due Camere: una che rappresentasse le istanze e le esigenze di ciascuna comunità nazionale e altra come rappresentanza di tutti i cittadini. [..] Il sistema a cui tendere non si definisce su basi demografiche, ma può reggersi su un sistema di Cantoni con una loro autonomia codificata. Ragioniamoci insieme, io dico. E guardiamo in faccia la realtà: la scusa dei due Stati ci sta portando verso l'apartheid".


Indubitabilmente la migliore forma di governo è la monarchia, a condizione che il re periodicamente venga messo a morte.


Aver mantenuto in vita le province ed anzi averle moltiplicate creando le citta metropolitane è vergognoso, è osceno. O aboliamo sul serio le province o aboliamo le regioni.


La Spagna si sta giocando la Catalogna. Si deve ritenere sempre legittimo l'esercizio del diritto alla secessione anche quando non espresso nella costituzione. Il diritto alla secessione è precostituzionale, è un diritto fondamentale dell'uomo, è il diritto di scegliere da chi essere governato. Una costituzione scritta che voglia dirsi democratica può solo regolamentare il diritto di secessione, non può negarlo. Ma nei fatti la secessione è sempre un atto di forza.


Sorge un dubbio e si pone una domanda. L'Istat ha conteggiato correttamente nel calcolo dell'inflazione l'aumento delle tariffe telefoniche dovuto al passaggio alla fatturazione a 28 giorni. E se si, come? Dove si vede (o non si vede) questo aumento dell'inflazione?


Non volevo citare, poi non ho resistito perché l'osservazione di Vincenzo Latronico è pertinente, ma non riguarda solo il M5S, riguarda tutti i partiti. Orwell forse si riferiva ai comunisti, ma se conoscete qualche simpatizzante della Lega avrete la stessa sensazione.

il tratto ideologico dominante del M5S sembrerebbe proprio questa capacità altissima di tollerare la dissonanza – di vedere ciò che ci piace o ci rispecchia, ignorando o svalutando tutto ciò che sembra contraddirlo. George Orwell lo chiamava bispensiero.

C'è un altro aspetto, speculare, della questione, che riguarda tutti coloro che hanno avuto delle aspettative e si sono sentiti traditi. Traditi da questo o quel partito e alla fine traditi dall'idea stessa di democrazia.


C'è una deriva fascista della democrazia. Ma, non ci si difende dal fascismo con il fascismo.


UBI causa inflazione?

Distribuire denaro dall'elicottero come hanno fatto in questi anni la Fed e la Bce causa inflazione? Stando ai dati statistici sembrerebbe di no. Alcuni invece temono che UBI potrebbe essere causa di inflazione. Questa è una delle critiche più comuni alla proposta di distribuire un reddito universale di base. Ma ecco un esperimento in corpore vili per dirimere la questione.

Nel 2003 il Messico ha lanciato un programma di assistenza alimentare noto come Programa de Apoyo Alimentario destinato a villaggi rurali particolarmente poveri. Al programma è stato associato un esperimento randomizzato destinato a stabilire se vi fossero differenze negli effetti inflattivi della distribuzione di prodotti alimentari o di denaro.

L'ultimo paper relativo all'esperimento rilasciato nel luglio 2017 ha confermato che l'effetto inflattivo della distribuzione di aiuti in denaro è minimo (+0,2%), mentre è più consistente l'effetto depressivo sui prezzi della distribuzione diretta di generi alimentari (-4%).

Si potrebbero fare molte altre considerazioni sull'opportunità o meno di distribuire aiuti in denaro o in prodotti alimentari, ma mi fermo qui.

La pena di morte è davvero inutile?

Premesso che il problema della pena capitale può essere considerato, hic et nunc, solo in astratto poichè in Europa il tema non ha oggi alcuna attualità a causa della perdita di legittimità degli Stati nazionali è sbagliato chiedersi: deve esserci o no la pena di morte?.

A questa domanda si può rispondere

Così chiedendosi si ignora in toto il fatto che c'è una pena di morte che esiste ed esisterà sempre: è quella inflitta dagli assassini alle loro vittime.

La questione pertanto non può esser posta, in forma corretta, se non chiedendosi: poiché la pena di morte inflitta dai delinquenti esiste, come si può pensare che la pena di morte inflitta dallo Stato (adempiute alcune condizioni essenziali: una società più giusta, che da un lato riduca drasticamente l'emarginazione e la miseria e dall'altro aumenti l'efficacia nella ricerca degli autori dei crimini) non avrà effetti positivi sul crimine?

Ovvero in altri termini

se la deterrenza è provata, ogni manifestazione di tolleranza verso i carnefici privati è una manifestazione di ostilità publica verso le future vittime

Questa è, riassunta brevemente, l'argomentazione posta da Andrea Chiti-Batelli a giustificazione della legittimità della pena di morte.

Se gli Europei respingono con orrore la pena di morte, e ne fanno addirittura il metro per ammettere uno Stato nell'Unione Europea, ciò è dovuto [..] a un'evoluzione - o piuttosto involuzione - dei rapporti di forza, e quindi della «legittinità» dello Stato, involuzione conseguente a due guerre mondiali

È l'uso politico della pena di morte in Europa a rendere impossibile la sua applicazione. È la diffidenza verso lo Stato che non consente di usare uno strumento come la pena capitale

La concezione economica della pena

Gli esponenti della teoria economica della giustizia non adducono alcuna giustificazione della pena di morte, tranne la deterrenza.

Mishan Se la pena di morte è giusta o no resta una questione aperta. La conclusione dell'analisi economica è che il crimine rende e può essere controllato riducendo i vantaggi ed accrescendone i costi. Ma mentre i risultati empirici sembrano confermare la tesi che la pena capitale sia inefficace, essi non possono decidere se è cosa buona o cattiva.

Secondo la teoria economica esiste sempre un rapporto costi benefici nella motivazione di qualsiasi azione e quindi anche dell'atto criminale.

[nella teoria economica] le pene sono considerate "segnali", allo stesso modo dei prezzi. Nell'economia "legale" a prezzi più elevati corrisponde una domanda ridotta. Qualcosa di simile avviene anche nel campo illegale: maggiori pene riducono i profitti conseguenti agli atti criminosi: con l'aumento dei costi (pene aggravate) i delinquenti potenziali vengono dissuasi dalle loro attività.
Certo è possibile che il futuro delinquente, o per cattiva informazione o per errore, sottovaluti il rischio, o che, in casi estremi, lo dimentichi o non ne tenga conto.

Si potrebbe quindi affermare che: se la pena capitale viene usata a scopo dissuasivo, viene usata a favore dei vivi. Cioè, i vivi usano i morti a proprio favore, siano essi vittime o assassini giustiziati. L'essere umano, in questo caso, verrebbe usato in modo strumentale. Ciò non ha molto senso.

L'errore di quasi tutti coloro che si occupano del problema, e in particolare dei fautori della pena di morte, consiste nel credere, più o meno implicitamente, che l'effetto deterrente - grande, piccolo o nullo che esso debba considerarsi - sia, per dir così fisso, abbia cioè una intensità unica, che non possa variare, per la presenza o meno di fattori diversi.
Tra questi, oltre al carattere pubblico dell'esecuzione, vanno messe a mio avviso in primo piano le forme di tale esecuzione e la maggiore o minore penosità di esse. È probabile che quanto più lenta e penosa è la morte del reo - specie se mostrata in televisione - tanto maggiore sia l'effetto deterrente (e tanto minore in caso contrario: l'iniezione letale, praticamente indolore, è con ogni probabilità la meno deterrente).

Per fare un esempio, che scelgo di proposito fra i più raccapriccianti: vi è stata, in Italia, nell'immediato dopoguerra, una saponificatrice - si chiamava Cianciulli - che faceva, col grasso delle sue vittime, del sapone. L'esecuzione capitale più efficace, in questo caso, e cioè immergere la condannata nell'acqua bollente fino al collo, consentendole di respirare in modo da prolungare l'agonia e con essa le sofferenze, non sarebbe il tipo di esecuzione più efficace?

Speculando ai limiti È ancora da chiedersi se sui futuri criminali possa aver un particolare effetto un'applicazione della pena di morte fondata, per quanto possibile, sul principio del taglione o, come direbbe Dante, sul contrappasso: uccidere il reo nello stesso modo in cui egli ha ucciso.

Sulla pubblicità della pena di morte

Ciò che io propongo - e che mi farà considerare un pazzoide o un sadico, o entrambe le cose - è la pubblicità delle esecuzioni capitali [..] in altri termini, se si può sostenere che la pena di morte ha effetto deterrente, questo è dovuto non tanto al fatto che l'opinione publica prende coscienza dell'avvenuta esecuzione, ma al fatto che essa possa esser vista da ognuno.

Si può ragionevolmente ammettere che un adeguato effetto deterrente vi sia solo ove l'esecuzione capitale non sia un'esperienza astratta, ma una vista e un'impressione diretta. Per questo in passato, non senza qualche fondamento le esecuzioni erano pubbliche.

Da qui la propensione del Chiti-Batelli per l'uso dei moderni media, ed in particolare della televisione, per veicolare la publicità dell'esecuzione.

E i mezzi di comunicazione di massa consentirebbero altresì di prevenire l'obiezione di molti, secondo cui l'assistere alle esecuzioni, o il vederle «in diretta», produrrebbe sui più uno choc troppo devastante e avrebbe pertanto un effetto controproducente, imbarbarirebbe i costumi, inciterebbe al crimine, o nella migliore delle ipotesi, sarebbe per i più solo oggetto di un sadico divertimento.

La televisione accrescerà la deterrenza, e consentirà di mostrare esecuzioni capitali quante volte si vuole: questo, se provato, è l'essenziale.

Resta allo stato, il margine di dubbio circa l'effettiva esistenza e portata della deterrenza, e il suo effetto supplementare rispetto alle altre pene. E questo renderebbe indispensabile, per chi seguisse il mio ordine d'idee, il ricorso alla prova dell'esperienza prima di pronunziar un giudizio definitivo.

La mia contro obiezione, a chi obietta, contro la pena di morte, che il principio etico dovrebbe imporre di considerare l'uomo sempre come fine e mai come mezzo è che, risparmiando l'assassino, di necessità di considera mezzo e non fine la futura vittima - donde l'indispensabilità di una scelta.

Pena di morte ed ergastolo

Uno degli argomenti, anche se non tra i più importanti, in favore della pena di morte è relativo al carattere deterrente variabile rispetto all'età del condannato, delle altre pene, alternative rispetto a questa, e restrittive della libertà personale. L'ergastolo o una condanna a trent'anni, è pena pur sempre terribile per un ventenne o trentenne. Lo è enormemente meno per un settantenne o ottantenne. Vi sarà dunque ingiustizia oggettiva in condanne ad egual pena per rei dello stesso crimine, ma di età diversa, ed effetto deterrente ugualmente molto differente per i possibili delinquenti futuri, in ragione della loro età.
Si può obiettare che una tale sperequazione sussiste anche per la pena di morte: ma in questo caso l'effetto deterrente sui terzi non varierà molto, e resterà sostanzialmente stabile, indipendentemente dall'età.

Divagazioni sull'istruzione publica

L'obiettivo nascosto di Bourdieu è il concetto di uguaglianza di opportunità. Bourdieu vuole dimostrare che l'istituzione scolastica non è il luogo dell'uguaglianza di opportunità. Non è lo strumento attraverso il quale il merito viene dimostrato (una volta per tutte) ma è solo un mezzo per mantenere la distinzione di classe abolita dalla Rivoluzione dell'89.

Per la società è dannoso che una persona poco dotata, ma sostenuta dall'eredità culturale, prenda il posto di una persona più dotata, ma non sostenuta dall'eredità culturare.

Les éritiers fornisce la base empirica su cui si reggono le successive analisi di Bourdieu sull'istituzione scolastica.

l'influenza dei fattori sociali della differenziazione [..] si esercita nell'ambiente studentesco, ma non nelle forme di un determinismo meccanico. Ad esempio, non bisogna credere che il patrimonio culturale favorisca automaticamente e nelle stesse forme tutti coloro che lo ricevono. [..] D'altra parte, l'eredità culturale, se utilizzata razionalmente, favorisce il successo scolastico [e inoltre] l'appartenenza ad un ambiente colto e informato sulle gerarchie intellettuali o scientifiche permette di relativizzare l'influenza della scuola, che al contrario su altri pesa con un'autorità e un prestigio eccessivi.

Il discorso di Bourdieu, basato su presupposti rigidamente sociologici, prende in considerazione esclusivamente le diversità culturali esistenti fra i diversi ambienti sociali, evidenziando l'affinità dell'istruzione scolastica con la cultura delle élites. Naturalmente esiste anche un'altra possibilità, che non ci deve spaventare, quella che realmente le classi sociali più povere e disagiate siano anche geneticamente e non solo culturalmente meno dotate intellettualmente.

I difensori dell'esame possono legittimamente argomentare che esso, a differenza di un sistema basato sui privilegi di nascita, dà a tutti uguali possibilità. Ciò significa dimenticare che l'uguaglianza formale assicurata dall'esame non fa che trasformare il privilegio in merito, in quanto permette che l'influenza dell'origine sociale continui ad esercitarsi, ma attraverso canali più nascosti.

Il sistema educativo deve [..] produrre soggetti selezionati e gerarchizzati una volta per tutte, e per tutta la vita.

Volere, all'interno di questa logica, tener conto dei privilegi e delle situazioni di inferiorità di origine sociale e pretendere di gerarchizzare gli individui secondo il loro merito reale, cioè secondo gli ostacoli sormontati, significherebbe condannarsi [..] o alla competizione organizzata per categorie (come nella boxe) oppure, come per la stima dei meriti nell'etica kantiana, alla valutazione delle differenze algebriche fra il punto di partenza [..] e il punto di arrivo [..]

Le classi privilegiate trovano nell'ideologia che si potrebbe definire carismatica (in quanto valorizza la grazia o la dote) la legittimazione dei loro privilegi culturali che vengono così trasfigurati da eredità sociale in dote individuale o in merito personale.

Un sistema sociale in cui la valutazione scolatica delle capacità individuali attraverso il diploma e la certificazione dello Stato si trasforma in merito socialmente riconosciuto è molto discutibile, per la sua somiglianza con la pedissequa riproduzione di un sistema sociale feudale fondato sulle differenze di casta.

Dopotutto anche il feudalesimo nasce come meritocrazia dei migliori e dei più fedeli.

In che modo selezionare i più capaci (i migliori) se non attraverso il sistema scolastico. Quale significato hanno i titoli di studio se non essere l'ipostasi delle capacità.

Il ruolo delle scuole di istruzione superiore è la 'distinzione'. La distinzione non è il denaro, è qualcosa di più e di diverso.

Sarebbe però ingenuo pensare che basti la gratuità [della scuola] a risolvere tutti i problemi. Ben più sottili meccanismi di selezione sociale e culturale, del tipo di quelli analizzati nel 1964 da Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron in Les Héritiers sostituiscono spesso la selezione finanziaria. In pratica, il sistema francese delle grandes écoles finisce per riservare una quota di spesa publica superiore a studenti che appartengono ai ceti privilegiati, e una quota inferiore agli studenti universitari, che appartengono in genere a ceti più modesti. [..] il contrasto tra i discorsi ufficiali sulla meritocrazia republicana e la realtà (il denaro publico che amplifica il margine di disuguaglianza determinato dalle origini sociali) è particolarmente acuto.

Nel 1872 Émile Boutmy ha creato Science-Po conferendogli una chiara missione:

Contraintes de subir le droit du plus nombreux, les classes qui se nomment elles-mêmes les classes élevées ne peuvent conserver leur hégémonie politique qu’en invoquant le droit du plus capable. Il faut que, derrière l’enceinte croulante de leurs prérogatives et de la tradition, le flot de la démocratie se heurte à un second rempart fait de mérites éclatants et utiles, de supériorités dont le prestige s’impose, de capacités dont on ne puisse pas se priver sans folie.

Costrette a subire il diritto dei più numerosi, le classi che si definiscono da sé classi elevate non possono mantenere la loro egemonia politica se non invocando il diritto del più capace. È necessario che, dietro il bastione cadente delle loro prerogative e della tradizione, il flusso della democrazia si scontri con un secondo bastione, fatto di meriti riconosciuti e necessari, la cui superiorità si impone sul prestigio, di capacità di cui non ci si può privare a meno che non si sia folli

Il commento di Piketty

Proviamo a prendere sul serio questa dichiarazione incredibile: significa che le classi elevate, per un istinto di sopravvivenza, smettono di essere inattive e inventano la meritocrazia, senza la quale il suffragio universale rischia di spossessarle. Proviamo anche a metterla in relazione con il contesto storico del tempo: la Comune di Parigi è appena stata repressa, ed è stato ripristinato il suffragio universale maschile. La rivendicazione di Boutmy ha comunque il merito di fare appello a una verità di fondo: dar senso alle disuguaglianze e legittimare la posizione dei vincitori è una questione d'importanza vitale, che a volte gustifica ogni tipo di approssimazione.

In Francia, nell'istruzione primaria e secondaria, si ritrova la stessa redistribuzione al contrario: gli studenti delle scuole e dei licei più sfavoriti hanno diritto a insegnanti meno esperti e meno preparati, dunque a una spesa publica media più bassa per giovane rispetto agli studenti delle scuole e dei licei più favoriti.

Alle volte trovare qualcuno che abbia pensato le tue idee ti fa sentire meno solo.

Potrebbero esservi motivi per ripensare l'intera struttura dell'istruzione universitaria negli Stati Uniti, un sistema progettato quando gli studenti di solito lasciavano l'università per una carriera che sarebbe durata tutta la vita presso un unico datore di lavoro. Abbiamo bisogno di diplomi di laurea più modulari e di un'istruzione universitaria alla quale si possa accedere per tutta la vita, in modo che gli studenti possano scegliere e ricevere quel che desiderano quando ne hanno bisogno.


Si può supporre che una buona parte di coloro che si ergono a difensori dei ricchi si ritengano in qualche modo privilegiati dall'infanzia.

Diario è solo quello che porta una data

Diario è solo quello che porta una data e narra dei fatti insignificanti?

De fait, l'absence de datation d'une écriture fragmentaire semble l'exclure du genre du journal, quand bien même son titre en revendiquerait l'appartenance.

Cos'è questo, un diario? ☛ Christian Fauré. Hypomnemata: supports de mémoire

Flat tax è un mantra

Flat tax è un mantra che viene declinato diversamente in Italia e in Francia. In Italia flat tax si traduce, impropriamente, con tassa bassa. Matteo Salvini propone un'aliquota unica del 15% assai poco credibile. Invece in Francia con lo stesso termine si intende la riduzione del prelievo fiscale sui capitali investiti a lungo termine sul modello svedese. Emmanuel Macron, molto più realisticamente, vuole introdurre un'aliquota unica del 30% limitatamente ai redditi da capitale.

L'obiettivo, però, sembra essere lo stesso: far pagare meno tasse ai più ricchi nell'ipotesi che ciò stimoli la crescita. La flat tax alla francese sembra più coerente con l'assunto di aumentare gli investimenti, ma si scontra con l'aumento della tassazione sulle assicurazioni di tipo previdenziale che godevano di un trattamento fiscale più favorevole, creando qualche malumore.

Nessun problema invece sembra sollevare la possibilità che il reddito da lavoro sia tassato in modo diverso da quello ottenuto dal capitale.

Nous fûmes quelques-uns à soutenir et à promouvoir l'usage de la « flat tax » sur les revenus de l'épargne, en opposition à cette idée simpliste de taxer de manière équivalente les revenus du travail et du capital.

Dato conto dello stato dei fatti, sono dell'opinione che l'idea semplicistica di tassare in maniera equivalente i redditi da lavoro e da capitale non sia affatto semplicistica, ma dal punto di vista etico sia non superabile.

Inoltre, non credo neppure che l'aumento del risparmio privato o l'aumento degli investimenti publici siano di per sé stessi sufficienti a produrre una buona crescita... Ma questo è un altro discorso. Si può partire invece dall'idea di una tassa piatta del 30% per tutti i redditi... e uguale in tutta Europa.

L'accorto Legislatore

Leggendo gli articoli di Andrea Sparaciari su ☛ Business Insider, seguiti allo sgombero del palazzo ex-ISPRA di via Curtatone a Roma di proprietà della Sgr Idea Fimit, tramite il fondo Omega, viene da chiedersi dove sia la magistratura. Ma, viene anche da chiedersi quale sia l'accorto Legislatore che ha creato questo imbroglio.

Tutto questo casino è scoppiato solo perché la proprietà vorrebbe farsi pagare l'affitto con i fondi per gli immigrati. E non potevano dirlo subito chiaramente!

I due volti degli Stati Uniti

Ho letto su ☛ newsmax.com, portale statunitense a orientamento Republicano-conservatore ( conservative Republican-oriented ) con 4 milioni di visitatori unici al mese ( ☛ Wikipedia), alcuni articoli stimolanti. Il primo che voglio citare è di Robert Reich, che proprio conservatore non è (ho il sospetto che sia publicato solo per attirare visitatori non conservatori). Il secondo è del giornalista Ira Stoll, autore, fra l'altro, di JFK, Conservative (Houghton Mifflin Harcourt, 2013), una stupefacente riconsiderazione delle realizzazioni di John F. Kennedy .

I due articoli sono ovviamente molto diversi fra loro. Robert Reich inizia citando Gary Cohn, direttore del National Economic Council ed ex presidente di Goldman Sachs che recentemente sembra aver affermato only morons pay the estate tax (solo gli idioti pagano le tasse sugli immobili), Donald Trump, sul quale glissiamo, e Leona Helmsley, alla quale è attibuita questa affermazione, only the little people pay taxes (solo il popolino paga le tasse). Reich non dice se il cagnolino maltese che ha ereditato 12 milioni di dollari da Leona pagasse le tasse. Qui il coccodrillo del New York Times in occasione della morte del cagnolino.

Le imposte sul patrimonio e sulle plusvalenze - dice Reich - sono state originariamente progettate per impedire la nascita delle dinastie. Non ha funzionato. L'ultima volta che l'America ha affrontato qualcosa di simile alla concentrazione di ricchezza che affrontiamo adesso è stato alla fine del secolo scorso. Poi, il presidente Teddy Roosevelt, un repubblicano, ha ammonito che "una piccola classe di uomini enormi e ricchi e economicamente potenti, il cui obiettivo principale è mantenere e aumentare il loro potere", potrebbe distruggere la democrazia americana.

Roosevelt, un repubblicano - dice ancora Reich - ha contribuito a creare un movimento di opposizione alla ricchezza dinastica che ha portato all'imposta sul capital gains nel 1922. Non sembra che il presidente repubblicano Donald Tramp seguirà le orme del suo illustre predecessore e, aggiunge Reich, neppure i democratici di oggi lo farebbero.

Personalmente non sarei così certo che la presidenza Trump non abbia l'effetto di rimescolare le carte... l'Uomo è imprevedibile

Il secondo pezzo del quale voglio parlare è anedottico. Ira Stoll ci narra con trasporto di una tradizione della sua famiglia che lo conduce ogni anno nella stagione della raccolta delle mele in un frutteto del Massachusetts dove quest'anno con disappunto ha notato che il vecchio cartello posto sul cancello della fattoria: No Trespassing. Thievery will be prosecuted to the fullest extent of the law (Non oltrepassare. Il furto sarà perseguito nella misura massima della legge) era stato sostituito con il cartello, molto più benevolo SNAP Benefits — Food Stamps — Pay in Store che vuol dire entrate pure e servitevi, potete pagare in negozio con i buoni alimentari del governo (e poi dicono che negli Stati Uniti il welfare non esiste!).

Il disappunto di Ira Stoll non è, o meglio, non è solo per il fatto che se non potete permettervi le mele non dovrete neppure più preoccuparvi di rubarle perché i politici di Washinghton prenderanno a prestito dalla Cina i soldi necessari per pagare le mele all'agricoltore, ma perché è difficile evitare una sensazione di ingiustizia per il fatto che la pubblicità "SNAP Benefits", che una volta sembrava limitata ai supermercati urbani, sia ormai ovunque, incluso il frutteto del contadino.

Se si possono utilizzare i buoni alimentari per acquistare la verdura e la frutta Messicana, perché non farlo per comperare la frutta e la verdura del contadino del Massachusetts? Forse è una questione estetica.


Esiste una responsabilità civile delle decisioni politiche...


Innovazione farmaceutica e sistema sanitario

L'effetto debilitante dei diritti esclusivi... Stiamo sottovalutando i costi della protezione accordata alla proprietà dei brevetti? Gli studiosi hanno da tempo riconosciuto che la legge sui brevetti è un'arma a doppio taglio...

L'impero leggero

Il dominio degli Stati Uniti sulle altre nazioni non assomiglia agli imperi che abbiamo conosciuto nei secoli scorsi. Esiste solo un precedente simile per molti aspetti all'impero americano: l'impero romano.

Il dominio americano non è costruito sulla conquista, ma sul contratto. Il potere dei contratti che gli imprenditori americani stipulano in giro per il mondo è reso possibile dalle armi del governo americano. Questo è l'impero americano, che oggi sta entrando in crisi.

Il reddito di cittadinanza è un diritto di nascita

Nella marea di idiozie e banalità che vengono scritte sul reddito di cittadinanza l'articolo di Jason Hickel, antropologo presso la London School of Economics e autore di La divisione, merita di essere segnalato perchè riassume in maniera estremamente chiara e lineare le ragioni filosofiche a favore dell'adozione di un reddito minimo incondizionato esteso a tutti gli esseri umani.

Il 10 dicembre 1948 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta la Universal Declaration of Human Rights. L'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e reddito minimo garantito, un perfetto incontro... mai avvenuto

Everyone has the right to a standard of living adequate for the health and well-being of himself and of his family, including food, clothing, housing and medical care and necessary social services, and the right to security in the event of unemployment, sickness, disability, widowhood, old age or other lack of livelihood in circumstances beyond his control.

Motherhood and childhood are entitled to special care and assistance. All children, whether born in or out of wedlock, shall enjoy the same social protection.

Misunderstanding

Mi spiace polemizzare, ma a volte sottolineare gli errori di comunicazione è necessario. Roberto Petrini in un articolo su Repubblica equivoca inducendo il lettore disattento in errore. Flat tax non vuol dire riduzione delle tasse! È falso. La riprova è che nessuno si azzarda in Occidente ad introdurre la tassa piatta, che sconvolgerebbe la ripartizione esistente del carico fiscale, ma tutti si limitano a ridurre le aliquote massime. Ma guarda un pò! Fanno campagna elettorale dicendo di voler introdurre la flat tax e poi riducono l'aliquota massima. Mica scemi.

Un sistema fiscale con tassa proporzionale (piatta, flat) al 40% e break even dell'imposta negativa a 15.000 euro (che è grossomodo la proposta di James Meade) sarebbe un sistema estremamente più progressivo di quello esistente eppure sarebbe a tutti gli effetti una flat tax. Perché sui media (e nelle parole dei politici di professione) ritorna costantemente questo malinteso, che flat tax equivale a tassa bassa?.

Emmanuel Saez e Peter Diamond hanno dimostrato che le quote marginali ridotte sui redditi elevati non sono giustificabili sulla base dei valori effettivi dell'elasticità dell'offerta di lavoro dei ricchi. È più preoccupante, invece, la possibilità di elusione dell'imposta che nasce dalle incongruenze del sistema (i cosiddetti tax loopholes. Ne segue che vanno adottate aliquote marginali crescenti al crescere del reddito e che queste possono raggiungere livelli generalmente elevati rispetto a quelli che si osservano. Inoltre, è anche dimostrabile che devono essere ridotte le aliquote marginali di tassazione sui redditi bassi, che sono tendenzialmente più sensibili al reddito netto rispetto ai redditi elevati, e che vanno sottoposti ad aliquote di tassazione significative anche i redditi di capitale

Violenza della metafisica

L'ente è nulla dice Parmenide. Il nulla è negazione, la negazione dell'essere dell'ente. L'ente è il nulla dice Heidegger. Ovvero, l'ente è negazione. Quindi l'ente è la negazione dell'essere. In questo scostamento del linguaggio ogni differenza, dice Taubes.


Scena di rapina a mano armata.

Caso a) spara e uccide.
Caso b) spara e la pistola si inceppa.

Quale sarà la pena giusta nei due casi?


L'immortalità degli dei e quella dell'uomo

Ho letto L'essenza del cristianesimo assai giovane, dopo aver letto Nietzsche e Freud, e debbo confessare, non ne trassi grande impressione. Nella Teogonia, che ho fra le mani nell'edizione Laterza curata da Andrea Cardillo l'antropologia religiosa di Feuerbach assume un altro spessore, che, lo ammetto, quando lessi L'essenza del cristianesimo forse non avrei compreso in tutta la sua profondità. Dall'introduzione di Andrea Cardillo:

Il passaggio dalla teologia all'antropologia — quanto meno nelle forme che assume nell'Essenza del cristianesimo — non era tuttavia privo di rischi dal punto di vista epistemologico. Dedurre le qualità dell'essenza umana — come pareva intendere Feuerbach - dalle qualità del Dio cristiano faceva sì che l'antropologia feuerbachiana, invece di radicarsi direttamente nell'universalissimo e sensibilissimo terreno della ragione naturale, ovvero nell'esistenza del singolo individuo, prendesse le mosse dalle rappresentazioni tipiche della religione cristiana. [..] il più noto critico dei limiti tutto sommato evidenti dell'Essenza del cristianesimo fu probabilmente [..] Max Stirner, nell'Unico e la sua proprietà (1844) imputò a Feuerbach la responsabilità di aver riprodotto la scissione hegeliana tra individuo finito e genere infinito nelle forme cripto-cristiane di una morale atea dell'amore e dell'altruismo che, tuttavia, nei suoi principi di fondo, in nulla si discostava da quelli della morale cristiana. All'umanesimo di Feuerbach, Stirner opponeva i diritti dell'egoismo individualistico, in sé validi senza bisogno di alcuna giustificazione o mediazione razionale con i diritti dell'altro.

Non si può negare che L'essenza del cristianesimo serbasse quanto meno diverse ambiguità, alla cui proliferazione, tra l'altro, contribuivano le incertezze di un metodo e di un linguaggio filosofico ancora pregni dei concetti e della terminologia idealistica. Le obiezioni di Stirner spinsero Feuerbach a rivedere parzialmente gli esiti delle sue prime riflessioni sulla religione e a rinnovarle tanto nel metodo quanto nei contenuti. Dichiarando di fondare la propria causa sul nulla dell'egoismo, Stirner rivolgeva a Feuerbach una domanda simile a quella che egli stesso aveva rivolto al suo maestro di un tempo, Hegel, nel momento in cui se ne era allontanato: qual è l'inizio positivo, certo, indubitabile del pensiero e della filosofia? Feuerbach doveva dimostrare di essere in grado di sottoporre a critica la religione in generale mettendola in relazione diretta con l'esistenza dell'individuo concreto. Senza la definizione di un'antropologia positiva quale fondamento sensibile dell'indagine filosofica nulla sarebbe valso a certificare che la proposta etica feuerbachiana, nata dal rovesciamento dell'illusione religiosa, non fosse a sua volta un'illusione. Per far emergere la relazione tra uomo e natura, tra soggetto e oggetto, nelle sue forme prime e originarie, bisognava indagare la religione in una fase dello sviluppo storico in cui questa si presentasse non ancora alterata dalla separazione tra spirito e natura tipica della civiltà cristiana: bisognava, in altri termini, rivolgere lo sguardo verso le religioni primitive della natura. Questo fu il compito che Feuerbach si prefisse di portare a termine con la stesura dell'Essenza della religione, pubblicata per la prima volta sulle pagine della rivista «Die Epigonen» nel 1846.

Nella Teogonia, l'esito finale di questo approfondimento della riflessione sull'essenza della religione appare come una fenomenologia del desiderio di essere Dio.


Questa è carina e penso di averla copiata da qualche parte, ma Google non mi dà nulla, pertanto ve la dò così come è.

In presenza di un surplus di capitale, come in ogni altro caso di eccesso di offerta, il suo prezzo (il tasso di interesse) dovrebbe scendere. Ma il tasso di interesse viene stabilito, in ultima istanza, dalla banca centrale degli Stati Uniti, la FED, che agisce di fatto come un edge found globale. Inoltre i nuovi strumenti finanziari hanno permesso di aumentare enormemente la leva finanziaria (leverage) che tende a sua volta a sostituirsi alla FED nella creazione di denaro. In questa situazione diventa difficile per i governi stabilire una politica monetaria efficace, che assomiglia sempre di più al banco del poker o alla roulette russa.


La globalizzazione ci consente di considerare la possibilità di sostituire lo Stato con delle agenzie politiche


L'espressione, il logos, dice sempre altro da sé.


La difesa ad oltranza della democrazia parlamentare con i suoi innegabili difetti e limiti è una forma di conservatorismo, che predilige l'esistente sopra ogni cosa.


È un pò un mistero che la comunità intellettuale sia diventata più severa nel suo giudizio sulla comunità degli affari proprio quando la comunità degli affari stava migliorando in maniera impressionante le condizioni delle masse, migliorando l'etica del proprio comportamento e aumentando la propria coscienza civica.

Imbarazzante vero?

Unità e molteplicità

Come dobbiamo considerare l'unità e la molteplicità degli individui appartenenti al genere umano?

Anatomiquement, topologiquement, nos moi sont séparés. On peut considérer qu'ils le sont aussi psychologiquement dans la mesure où personne ne ressent la souffrance de l'autre. Toutefois, peut-être serait-ce déjà se hasarder que de croire leur mémoire, leurs désirs, leurs déceptions différents sous cet unique prétexte que les objets en sont différents. La preuve en est que je puis sentir l'angoisse de Lucien Leuwen et faire mien son amour, quoique je ne connaisse pas Mme de Chasteller ni le salon des Grandlieu. Mais, intellectuellement, logiquement, ontologiquement, tous les différents «moi» ne font que prendre séparément conscience de la même expérience, de la même attente, de la même solitude, et de la même pensée. On peut bien, comme tout le monde, leur reconnaître une singularité: ce n'est toutefois que celle des vases communicants.

Aussi comprend-on que l'expérience de la pensée, comme celle de la vie, ait pu persuader Schopenhauer que «toute multiplicité n'est qu'apparente», et que «tous les individus de ce monde ne sont que la manifestation d'un seul et même être véritablement existant, présent et identique en tous » 1. Par son unité, sa constance, sa communauté, son universalité, l'expérience de la pensée manifeste donc à chacun ce qu'en attestait Ravaisson: c'est qu'«avant toute pensée particulière, on est obligé de supposer une pensée constante, sans commencement ni fin, qui est comme une chaîne sur laquelle se déploie la trame des pensées accidentelles » 2.

Sull'abolizione della tortura

Le ragioni che hanno portato all'abolizione della tortura nel XVIII secolo sono certamente complesse e non riconducibili all'unità. La contrapposizione tra motivazioni di ordine culturale e mutamento del paradigma della prova giudiziaria mi sembra abbia un senso. I due piani certamente si intersecano. Marxianamente sarei portato a ritenere prevalenti le ragioni di ordine materiale, ma la questione è effettivamente complessa. Occorrerebbe anche chiedersi che cosa si è effettivamente abolito e con che cosa lo si è sostituito.

John Langbein, nella sua storia della tortura nell'Europa moderna e in Inghilterra, avanza la tesi — a nostro avviso forzata — secondo la quale l'abolizione della tortura nel XVIII secolo si spiega con il suo essere divenuta superflua e non con ragioni di ordine morale in nome di un condiviso principio di equità [3]. A essere mutato gradualmente nei due secoli precedenti era stato il sistema di prova giudiziaria in Europa. Tale cambiamento ebbe una traduzione formale solo nella seconda metà del Settecento, ma di fatto era già praticato tra il Cinquecento e il Seicento. Il nuovo sistema di prova, fondato sulla prova straordinaria alla quale non si richiede certezza, rendeva non più necessario un metodo per il reperimento delle prove certe basato anche sulla somministrazione dei tormenti. Centrale divenne la discrezionalità del giudice, sua l'ultima parola. A tal proposito Langbein giudica addirittura paradossale l'omissione o il fraintendimento di questa motivazione del superamento della tortura giudiziaria da parte di Cesare Beccaria. Egli sembra cioè suggerirne la scarsa lungimiranza e profondità di analisi, poiché da una parte condanna la tortura e dall'altra condanna la discrezionalità dei magistrati, quando proprio quest'ultima fu la principale causa della effettiva abolizione dei supplizi.

Noi crediamo che questo tipo di critica non sia sostenibile, perché confonde il piano storico con quello teorico. Ammesso, ma davvero non concesso, che la ragione ultima e unica dell'abolizione della tortura in Europa sia stato il cambiamento del sistema criminale e il trionfo del potere del giudice [4], non è certo per questa via dimostrato che non possano esservi ragioni morali e princìpi di giustizia che abbiano portato con coerenza a perorare la causa della condanna della tortura, al di là di quanto poteva essere fattibile o stato già fatto. Riteniamo piuttosto che anche il movimento di opinione che maturò in Europa nel secolo XVIII ebbe un ruolo importante nel cammino conclusosi con l'abolizione giuridica della tortura [5]. E crediamo pure che la questione della tortura fosse già allora ben più complessa e non riducibile a una mera scelta nelle pratiche giudiziarie, e che fosse già evidente da tempo il significato politico della tortura, accanto al più ovvio impiego giudiziario.


I fondamenti del diritto moderno

Così come non era necessario che un uomo non mantenesse il suo diritto su ogni cosa, così anche lo era che egli mantenesse il suo diritto su alcune cose: sul suo corpo (ad esempio), il diritto di difendere il quale egli non potrebbe trasferire; sull'uso di fuoco, acqua, aria libera e di un luogo per viverci, e di tutte le cose necessarie per la vita.

Qualsiasi diritto alcun uomo esiga di mantenere egli concede di mantenere il medesimo diritto ad ogni altro uomo

Questo e poco altro


Russell ha scritto una brillante Storia della filosofia occidentale dove tenta «di mostrare che i filosofi sono il risultato del loro milieu sociale». Mi sono ripromesso più volte di provare a leggere le teorie economiche di Hayek, Keynes e Milton Friedman come effetto delle loro origini sociali. Credo sarebbe molto istruttivo.


Le grandi crisi economiche sembrano essere l'esito remoto delle guerre. Nel 1865 finisce la guerra di secessione, nel 1871 si conclude la guerra franco prussiana e pochi anni dopo nel 1873 scoppia la prima grande crisi


Le idee per realizzarsi hanno bisogno di tempo e di sangue


Lo Stato potrebbe far credito ad una persona o ad una azienda in base alle tasse versate in precedenza


L'argomento di Agrippa è portato come giustificazione dell'ineguaglianza e delle differenze sociali, ma può essere capovolto.


Se si incentivano gli altri a comportarsi in modo altruistico indirettamente si favorisce sé stessi. Da un punto di vista strettamente individuale, incentivare l'altruismo negli altri aumenta le possibilità di successo per l'individuo, sia che si attenga, o no, al comportamento che promuove. Qualsiasi opera pedagogica che istituisca l'altruismo come modello di comportamento è contraddittoria con l'educazione impartita. Propagandare l'altruismo non è un comportamento altruistico. Comprendere in modo razionale che la propaganda dell'altruismo è un comportamento egoistico non è un dato immediato della coscienza. Insegnare l'altruismo non è affatto un comportamento altruistico. Il free rider si comporta come se avesse istintivamente compreso. Se ciò è vero come interpretare la morale del cristianesimo.

Promuovere l'egoismo è un comportamento che sfavorisce chi lo mette in atto.

Occorre fare attenzione. L'educazione avviene sia con le parole che con il comportamento...


Teorizzare un sapere frammentato


Il intéresse l'avenir d'une illusion que Pareto appelait l'équivoque démocratique dans laquelle l'apparence du pouvoir est donnée au peuple, et son exerxice effectif à une minorité organisée


La ragione è, e può solo essere, schiava delle passioni e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di servire e obbedire a esse.


Winston Churchill, Their finest hour, June 18, 1940 House of Commons


L'homme est le seul fond du radicalisme d'Alain, non l'homme des abstractions rationnelles qui déguisent mal leur appétit de puissance, mais l'homme réel du monde quotidien.


Quando sono possibili due o più opzioni politiche, si realizzerà sempre quella meno efficiente.


Una società che riduce una parte dei suoi membri nella necessità di chiedere l'elemosina ai preti e ai burocrati di partito, una società fondata sulle onlus e le fondazioni non può sopravvivere, ma soprattutto non merita di sopravvivere.


Forse si dovrebbe considerare una concezione della razionalità sufficientemente ampia da comprendere l'irrazionalità come possibilità della razionalità. O viceversa


le savant analyse les faits le philosophe analyse l'esprit du savant


Il filosofo si presenta sempre bifronte, da un lato contemplativo, dall'altro politico.


Kardiner ritiene di avere dimostrato l'insufficienza delle teoria freudiana dell'istinto nello spiegare l'origine dell'ostilità e della smania distruttiva che si manifestano all'interno della società [..] nella cultura Tanala-Betsileo si ebbe un aumento di forme aggressive e anche masochistiche (ossessioni e ricorso alla magia nera) in costante concomitanza con la scarsità di cibo.


Nonostante il suo carattere assolutistico la teoria di Hobbes è tuttavia essenzialmente democratica. * Hobbes stesso mette in chiaro il suo punto di partenza, apertamente democratico: È il popolo a governare in tutti i governi, perché ogni governo all'origine è stato necessariamente una democrazia.**


L'indebolimento dei legami familiari se da un lato spinge verso l'accrescimento della spesa pensionistica, dall'altro (attraverso la riduzione della fertilità causata anche dall'incremento della spesa pensionistica stessa) ha l'effetto opposto di ridurre la convenienza dei sistemi a ripartizione, spingendo politicamente verso una riduzione della spesa. L'effetto finale sul sostegno politico verso i sistemi pensionistici è ambiguo


Drew Westen non ha dubbi: da sempre democratici e progressisti parlano alla parte sbagliata del cervello. Mentre repubblicani e conservatori sanno, fin dai tempi di Nixon, che la politica è soprattutto una «questione di racconto»

è possibile che, i leader politici diventino sempre di più attori teatrali, scelti dai gruppi di pressione in funzione del progetto politico, o se si vuole di rappresentazione, che ci si prefigge di perseguire. Da Berlusconi a Bossi, da Grillo a Renzi, l'immagine della politica è sempre più costruita sullo schema dello spettacolo. Per questo è difficile sperare di vincere le elezioni quando non c'è un partito che ti rappresenta.


Cosa significa ogni concetto deve avere confini netti quando nel pensiero non esistono confini netti?

ogni concetto deve avere confini netti, così che sia determinato per ogni oggetto se esso cade o no sotto il concetto [..] La nota fallacia conosciuta come Acervus poggia sulla circostanza che viene trattato come concetto qualcosa (ad esempio il mucchio) che per la sua imperfetta delimitazione non può venire riconosciuto come tale in logica

Per un mercato delle leggi e dei prodotti legislativi

L'idea di Nozick che la tassazione sia lavoro forzato forse è sbagliata, perché con la tassazione si hanno in cambio dei beni che altrimenti dovrebbero in ogni caso essere acquistati sul mercato privato. Viceversa potrebbe essere sbagliata anche l'idea del giudice Holmes che la tassazione sia il prezzo da pagare per la civiltà, poiché in questo modo si giustificano anche i regimi incivili.

Il punto è semplicemente che nessuno pensa che si possa avere il diritto di acquistare e quindi di scegliere il sistema di leggi ai quali essere soggetti.


Se la democrazia è, o deve essere, solo una procedura senza contenuti, allora la democrazia è ancora un valore?


Contrariamente a quello che pensa Hayek è il principio di eguaglianza a fondare la possibilità della libertà nella società umana. Senza il reciproco riconoscimento dell'uguaglianza non esiste la possibilità di concedere al nostro simile alcuna libertà.


La profonda incomprensione che Marx ha della centralità della meritocrazia e dell'istituto della successione ereditaria nell'evoluzione del capitalismo ha determinato il ripiegamento dei regimi comunisti in sistemi sociali di tipo sostanzialmente feudale.


Se la produttività di un operaio fosse analoga a quella dei parlamentari perderebbe immediatamente il lavoro o , forse, finirebbe in galera. Perchè i cittadini italiani tollerano questa differenza di trattamento?


La scienza è indifferente al credo religioso e politico degli scienziati. Ma la scienza non è indifferente alle ideologie. I piselli di Mendel sono il presupposto teorico dell'evoluzionismo di Darwin.


Il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha detto che la Scozia può adottare uno schema di reddito universale, che garantisca un pagamento fino a 150 sterline a settimana ai propri cittadini. Il primo ministro ha detto che avrebbe finanziato la ricerca sulla proposta.

Il ritorno del medioevo

L'idea di un ritorno del medioevo non è nuova e Berdiaev ai suoi tempi se ne era appropriato dicendo

J'appelle conventionnellement nouveau Moyen Âge la chute du principe légitime du pouvoir et du principe juridique des monarchies et des démocraties et son remplacement par le principe de la force, de l'énergie vitale, des unions et des groupes sociaux spontanés.

Praticamente: sussidiarietà dei gruppi spontanei come risposta alla decomposizione delle istituzioni.

La società del risentimento

[..] insieme al Nietzsche invecchiato, ci sono alcune idee nella sua opera che restano formidabilmente attuali, e in particolare, quella presa in oggetto nel presente libro, il ressentiment.

Il termine è abbastanza antico nella lingua francese e da tempo conserva un significato molto simile a "sentimento". "Risentimento" sta al verbo "risentire", provare, come "sentimento" sta a "sentire". Prima dell'intervento di Ntetzsche, il re iniziale non aggiungeva granché al significato del termine. Forse, suggeriva una certa persistenza del sentimento evocato, oppure la sua riapparizione dopo un'eclisse. Risentimento, lo si diceva in riferimento sia a sentimenti positivi, come la riconoscenza, sia a sentimenti negativi, come l'ostilità o il desiderio di vendetta.

In generale, il desiderio di vendetta sfocia in un'azione vendicatrice. Ma se questa violenza non si genera, se il desiderio non si può soddisfare, esso ha la tendenza, come tutti i desideri, a perpetuarsi e ad irritarsi sempre di più.

Nel suo significato tradizionale, dunque, il risentimento sembra disposto, e anche predisposto, a scivolare su un'idea di fallimento o di una serie di fallimenti, che, frustrando il desiderio, tendono a rinforzarlo. E probabile che questo slittamento avesse avuto un inizio già prima di Nietzsche, ma solo in forma abbozzata. E senza implicare ciò che vi è di essenzmle nell'idea nietzschiana, e cioè il carattere inimediabile del fallimento, suscettibile di produrre degli effetti permanenti nella personalità della vittima.

Noi viviamo in un universo dove molti individui, a torto o a ragione, si sentono bloccati, o paralizzati, in tutte le loro aspirazioni, ostacolati nel realizzare i loro obiettivi più legittimi. La psicologia individuale inevitabilmente finisce per risentirsi di questa frustrazione permanente ed emerge la necessità dl un termine che esprima questo stato di cose. Nella lingua francese, la parola risentimento sembra fatta apposta per interpretare questo ruolo, per accogliere il significaro che finalmente le conferisce, non uno scrittore francese, ma un tedesco, Nietzsche.

Il contributo di Nietzsche consiste all'inizio nel limitare il termine al dominio della vendetta, e in seguito, soprattutto, nel rinforzare enormemente il significato del re iniziale, che ora indica un ostacolo insormontabile: l'altro, il rivale vittorioso. È il fallimento che trasforma il desiderio originario in desiderio di vendetta, ma la vendetta non può superare questo ostacolo più del desiderio originario, e l'insoddisfazione aumenta.

Come un'onda su di uno scoglio, cosi il desiderio di vendetta si infrange contro l'altro trionfante e rifluise verso il soggetto, che si lascia costantemente sommergere dal risentimento. Il risultato è un tipo umano molto particolare, che nel nostro mondo prolifera a tal punto, secondo Nietzsche, che le società democratiche e moderne possono essere definite attraverso di lui: sono le società votate al risentimento, sempre contrassegnate da questo tipo d'uomo.

Il senso della filosofia

È ormai abituale tra i filosofi presentare le loro idee sulla relazione tra teoria e osservazione nei termini del famoso "trilemma" di Fries, cosi come questo era stato presentato in Neue Oder anthropologische Kritik der Vernuft. Ritengo questa una cattiva abitudine. In primo luogo il problema di Fries presenta una struttura giustificazionista e perciò è falsato già in partenza; esso non è inoltre un vero e proprio trilemma: si tratta piuttosto di un dilemma che dà origine a sua volta ad un altro dilemma. Fries aveva sostenuto che, se vogliamo evitare il dogmatismo, dobbiamo essere in grado di giustificare le asserzioni scientifiche. Ma le asserzioni, egli osservava, possono essere giustificate logicamente soltanto da altre asserzioni. Ciò conduce ad un regresso all'infinito. La sola alternativa a tale regresso sembrava a Fries quella che Popper chiama psicologismo, la dottrina secondo la quale le asserzioni possono essere giustificate dalla "conoscenza immediata" dell'esperienza percettiva oltreché da altre asserzioni. [..]

Se il discorso riuscisse a fondare od anche solo giustificare ciò che non è discorso la filosofia non sarebbe necessaria, non avrebbe senso alcuno.

Lo jus soli è un falso problema

Finché non saranno possibili nuove forme di cittadinanza che superino il concetto di nazione, come è auspicabile, tutti gli uomini hanno diritto ad una nazione e quindi ad una cittadinanza, ma nel formulare le leggi al riguardo si dovrebbero rispettare alcuni principi logici.

Si è cittadini del luogo dove si pagano le tasse. Ad esempio se uno pur essendo nato in Italia è stato naturalizzato canadese e paga le tasse in Svizzera non può essere anche cittadino italiano.

Si ha diritto ad una sola cittadinanza. Se si acquisisce una nuova cittadinanza si rinuncia automaticamente a quella che si aveva in precedenza, anche se è quella dove si è nati.

Fino a diciotto anni i figli non possono che seguire la cittadinanza dei genitori. Devono poi avere la possibilità di scegliere. Ma non prima, è illogico.


La rivoluzione, lo dice la parola stessa, è il ritorno al punto dal quale si è partiti. La trasformazione no. E non è solo una questione di parole.

Dov'è il problema dell'impresa publica? Nelle persone. Non nella struttura, ma nell'incompetenza o nella malafede delle persone. Il problema è lo stesso per la monarchia ereditaria. Lo scoglio è ancora quello stesso contro il quale si è disintegrato il comunismo. L'individuo. Ma questo è un fatto strutturale.

Cerco una presentazione rivolta alla cosa e mi sforzo di rinunciare a scrivere per il lettore.

Scrivere da ultimo uomo.

Caducità, occasionalità degli eventi, non ripetibilità, sono le condizioni dell'esistenza umana.

Le élite stanno preparando il ritorno ai secoli bui, al medioevo, alle caste, alla feudalità. La borghesia può prevenire il loro intento solo anticipando la secessione delle élite con la secessione del popolo.

Invidio gli autori ai quali la sorte ha consentito di vivere scrivendo cazzate. A me non è stato concesso. Ogni parola che scrivo mi costa fatica perché non è quello che sembra. Non lo può essere.


CDP certifica il fallimento della politica dei professori di economia. Interessante.

Link diretti all'interno delle pagine web

Questa è una citazione dalla recensione di Daniele Carluccio, ma è anche una citazione fatta per mostrare l'uso dei link interni alle pagine web. Quando i paragrafi sono identificati da una id è possibile istituire un link direttamente al paragrafo desiderato. Ogni paragrafo della pagina del sito fabula.org è correttamente segnalato da un identificativo unico e pertanto può essere raggiunto con un collegamento ipertestuale diretto (per comodità l'identificativo unico in html dovrebbe essere convenzionalmente lo stesso che identifica il paragrafo in chiaro. Non sempre questo avviene).

Di fronte ai tentativi di prendere in considerazione l'attualità dell'antimodernità, A. Compagnon si porrebbe in una situazione precaria e paradossale... il seguito è raggiungibile con il link

Tutti i paragrafi o le sezioni di mpopus dovrebbero essere dotati di un id unico...


Inciso. Anche l'edizione online della Gazzetta Ufficiale della Republica italiana dovrebbe consentire di raggiungere direttamente i vari articoli ed i vari commi delle leggi attraverso la citazione diretta, ma non è così, non lo è ancora, come potete constatare cliccando sul link qui sotto.

Una scatola nera anche per il Legislatore

Il decreto concorrenza appena approvato, che prevede l'installazione obbligatoria, per tutti gli automobilisti dotati di assicurazione (ovviamente quelli senza assicurazione o con assicurazione bulgara si intendono esclusi), della scatola nera, senza motivazioni coerenti ma con indubbi vantaggi per le compagnie assicurative ed i costruttori degli apparecchi, dovrebbe prevedere l'estensione dell'obbligo di dotarsi di analoga scatola anche ai parlamentari ed ai membri del governo, per tutta la durata loro mandato.

La Corte di Cassazione è legittimata a decidere sui diritti fondamentali?

Lunedì 4 settembre 2017; La Corte di Cassazione dopo aver stabilito che vivere non è reato, adesso ci ripensa e decide che l'energia elettrica non è un bene «indispensabile alla vita» [sentenza n. 39884/2017] e chi si allaccia abusivamente alla rete sostenendo di non avere i soldi per la bolletta non può essere scusato per aver agito spinto dallo «stato di necessità». Si può dire che questa sentenza è una conseguenza prevedibile della privatizzazione di Enel.

Dall'altro lato si discute a livello internazionale sul diritto di accesso alla rete, considerato come diritto universale primario. In Italia il riconoscimento del diritto di accesso ad Internet all'interno dell'ordinamento venne proposto per la prima volta dal giurista Stefano Rodotà il 29 novembre 2010, nell'ambito dell’Internet Governance Forum Italia a Roma. Questa la formulazione della proposta di modifica costituzionale.

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire le violazioni dei diritti di cui al Titolo I della parte I. Wikipedia

Evidentemente Rodotà non ha tenuto conto del fatto che senza energia elettrica internet non funziona. O, forse, dava per inteso che anche il diritto all'energia elettrica fosse un diritto fondamentale che deve essere tutelato dallo Stato. Di questo, però, non è legittimata ad occuparsi la Corte di Cassazione bensì la Consulta...

Se esistesse un partito...


Addenda.

L’energia elettrica è un bene «non indispensabile» alla vita di una persona. Anzi, il suo uso è più che altro «idoneo a procurare agi e opportunità». È quanto scrive la Cassazione, che con queste parole ha confermato una condanna in un caso di furto di energia. In sintesi: se dell’elettricità si può fare a meno per vivere, allora cade «l’esimente dello stato di necessità». E chi la ruba deve pagare per i suoi comportamenti.

Tutto giusto? Da una parte ovviamente sì, perché un furto rimane un atto da punire (anche se non conosciamo proprio tutti i dettagli del caso arrivato in Cassazione), e se passasse il concetto che allacciarsi alla rete per succhiare energia è giustificabile come «atto di necessità», si aprirebbe un’autostrada all’illegalità. Ma se l’obiettivo è questo, arrivare a definire «non indispensabile» l’uso dell’elettricità fa sinceramente un po’ inorridire ed evoca cupi scenari da ritorno al Medioevo [..]

Buoni pasto, un buon metodo per pagare meno tasse

Sembra che le tax expenditures, agevolazioni ed esenzioni fiscali varie, abbiano raggiunto la cifra di 300 miliardi. È la stessa cifra necessaria, si dice, per implementare UBI in Italia.

Con il decreto 7 agosto 2017 n. 122, publicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 agosto, che entrerà in vigore il 9 settembre 2017, è stata ulteriormente ampliata la possibilità di utilizzare i buoni pasto come denaro contante.

A mio modesto avviso i buoni pasto, introdotti come sostitutivi della mensa aziendale, sono diventati, di fatto, una pura e semplice agevolazione fiscale. Una delle tante.

I dati riportati dai media parlano di tre milioni di beneficiari, ma è possibile che siano di più. Il giro d'affari si aggirerebbe intorno a 3,5 miliardi di euro. Per dare degli ordini di grandezza, almeno 1 miliardo tra Irpef e contributi pensionistici non versati.

Ci sono poi i costi amministrativi e di distorsione del mercato indotti dallo strumento in se stesso, senza contate che i buoni pasto sono fonte di corruzione, per la necessità di provvedere all'assegnazione degli incarichi alle ditte attraverso appalti publici, ma anche per l'incentivo utilitaristico alla loro estensione.

La Corte Costituzionale è dovuta intervenire per porre un tetto alle disposizioni regionali che innalzavano il valore dei buoni pasto erogabili (Sentenza N. 225 - 2013) .

In ultimo si consideri che il lavoro indotto dalla complessa macchina organizzativa necessaria per la loro "movimentazione" è del tutto improduttivo, non serve a nulla, non produce ricchezza, è semplicemente l'effetto di un artificio burocratico messo in atto per distribuire un'esenzione fiscale mirata ad alcune categorie di contribuenti e, in alcuni casi, per lucrare delle tangenti.

Adesso capite perché UBI è meglio dei buoni pasto?


C'è una dignità nel suicidio, che la politica non ha.

Una donna romana di 50 anni si è tolta la vita gettandosi dai piani alti di un hotel del centro: è morta sul colpo dopo un volo finito su un tratto di via Rasella. La donna aveva preso una camera dell’albergo da dove poi si è lanciata nel vuoto alle tre di notte. Sul posto sono intervenuti la polizia e l’ambulanza. Inutile ogni tentativo di salvarla. Gli investigatori hanno rinvenuto un biglietto. Con bella calligrafia, la donna ha scritto di essere stanca di non trovare un lavoro dopo tanti anni di precariato.

Risposta allo Staff Tassa Unica 15%

martedì 29 agosto 2017

Premesso che non desidero convincere nessuno e non voglio che nessuno cerchi di convincermi, premesso che sono favorevole ad una tassa piatta con imposta negativa così come è stata immaginata da Milton Friedman, che trovo "esteticamente" superiore alla pseudo progressività fiscale esistente oggi in Italia, premesso che ritengo il principio di progressività delle imposte iscritto nel contratto sociale, premesso che penso si debba tenere conto della situazione esistente: debito publico, spese correnti, inefficienza della politica e della publica amministrazione.

Date queste premesse ritengo matematicamente impossibile che una tassa piatta del 15% possa soddisfare tutte queste condizioni. Scusatemi, ma se una persona mi dice che è possibile sono portato a ritenere che mi voglia ingannare.

Ritengo invece, che sia possibile fare un tentativo con una tassa piatta unica per i redditi di qualsiasi tipo (da lavoro, da impresa, da capitale, da alea) almeno del 30%; con un reddito universale incondizionato di circa 400 euro mensili distribuiti con carta prepagata che si esaurisce nel mese corrente e può essere utilizzata solo per acquistare generi di prima necessità ed il pagamento di imposte.

Naturalmente sarei felice se qualcuno mi supportasse nella formulazione del progetto esecutivo della proposta che trovo ragionevole, conforme alla Costituzione ed in prospettiva vincente anche a livello internazionale. La proposta non è ideologica e vale ovviamente per chiunque la ritenga giusta e fattibile.

Cordiali saluti


Vox riferisce i risultati di uno studio condotto per conto del Roosevelt Institute sui potenziali effetti di UBI sull'economia americana. Fra gli autori anche Gennaro Zezza dell'University of Cassino.


Sul sistema fiscale tedesco

Mi è capitato l'occhio su un working paper publicato alcuni anni fa sul sito della Siep, nel quale Francesca Gastaldi e Giancarlo Salvemini proponevano una modifica estetica all'osceno sistema fiscale a scaglioni italiano prendendo a modello quello tedesco.

si illustra una proposta metodologica di riforma del sistema delle aliquote che [..] si basa sul sistema tedesco che presenta aspetti di eleganza formale (e quindi semplicità) e applicazione efficiente della progressività (tale da eliminare i salti di progressività collegabili ai passaggi dei diversi scaglioni di reddito);

Intendiamoci il modello tedesco è nelle sue linee generali identico a quello italiano, ma il suo svolgimento interno è effettivamente molto più semplice e lineare di quello italiano e quindi meno arbitrario ed esteticamente più gradevole all'occhio della mente. I diagrammi a corredo del WP che mostrano il raffronto delle due soluzioni sono di una evidenza sconvolgente.

Interessante anche l'aumento delle aliquote dal 2005 ad oggi. Si evidenzia nello stesso tempo una corruzione del modello in quanto interviene uno scaglione ad aliquota unica.

Germania - Aliquote persone fisiche per il 2005 (+ sovraimposta del 5,5%)
Aliquota esente da 15% a 23.97% da 23.97% a 42% 42%
Classi di reddito fino a 7,665 da 7,665 a 12,739 da 12,74 a 52,151 oltre 52,151
Germania - Aliquote persone fisiche per il 2017 (+ sovraimposta del 5,5%)
Aliquota esente da 14% a 42% 42% 45%
Classi di reddito fino a 8.821 da 8.822 a 54.057 da 54.058 a 256.303 oltre 256.304

Evidentemente anche in Germania non tutto è così perfetto...


Appiattire la curva delle aliquote senza introdurre un'imposta negativa è la peggiore soluzione dal punto di vista dell'equità. Ed è appunto quello che è stato fatto.


Sul sito della Hoover Institution, think tank dell'Università di Stanford, è possibile trovare le opere di Milton Friedman. Come dire che sul sito della Sapienza si trovano le opere di Benedetto Croce. Va bene... qualcosa c'è ☛ La Critica.

Di più non è sempre meglio

Gut Feelings: The Intelligence of the Unconscious ovvero sentire con la pancia: l'intelligenza dell'inconscio questa è la traduzione letterale del titolo del saggio di Gerd Gigerenzer dal quale ho tratto questo inciso, che riassume tutto il libro.

Le reazioni d'istinto si basano su una quantità d'informazione sorprendentemente piccola e questo le fa apparire inaffidabili al nostro Super-io, che ha interiorizzato il credo che di più sia sempre meglio. Ma vari esperimenti hanno mostrato una cosa sorprendente: avere meno tempo ed essere meno informati può migliorare le nostre decisioni. "Meno è più" significa che entro certi limiti — di tempo, d'informazione, di alternative fra cui scegliere — è preferibile una quantità più piccola; non significa che meno sia necessariamente più anche al di fuori di questi limiti. Se uno non riconosce nessuna alternativa, per esempio, è impossibile usare l'euristica del riconoscimento. Lo stesso vale per la scelta fra più alternative: se la gente compra di più quando ci sono sei varietà di marmellata di quando ce ne sono ventiquattro, ciò non significa che comprerà ancora di più quando le alternative sono solo una o due.

Normalmente esiste un livello intermedio che è quello in cui le cose funzionano meglio. Ma "meno è più" contraddice due credenze di base della nostra cultura:

E sempre meglio essere più informati.
E sempre meglio avere più scelte.

Queste credenze assumono varie forme, e appaiono così evidenti che raramente vengono enunciate in modo esplicito. [23]

Gli economisti ammettono un'eccezione quando l'informazione non è gratuita: è sempre meglio avere più informazione a meno che acquisirne abbia un costo superiore al guadagno previsto. Io, però, sostengo qualcosa di più forte, cioè che si danno situazioni in cui un aumento d'informazione, anche gratis, è comunque nocivo. Non è sempre meglio avere più memoria, o più tempo, e le loro maggiori conoscenze possono aiutare gli addetti ai lavori a spiegare l'andamento del mercato di ieri col senno di poi, ma non a prevedere quello di domani.

Search engines and words

Motori di ricerca e parole. Non parole chiave (keywords) semplicemente parole. Singole parole o insiemi di parole. Questo è il tema del quale mi occuperò qui.

Esistono parole usate molto frequentemente, parole significative, difficili da studiare senza strumenti matematici sofisticati. Esistono invece parole, o più semplicemente insiemi di parole, poco frequenti che consentono di studiare la risposta dei motori di ricerca con poco sforzo.

Se cerco la parola jeep su Google ho 480 milioni di risultati, su Bing ne ho 107 milioni. Numeri troppo alti per significare qualcosa. Se invece cerco una parola poco usata, o addirittura desueta, i risultati dei motori di ricerca saranno relativamente pochi e quindi facilmente comparabili. Anche utilizzando insiemi di parole si otterrà lo scopo di diminuire la frequenza delle risposte e questo renderà più semplice trovare modalità di comparazione efficienti.

Proseguendo i sondaggi sui motori di ricerca ho scelto tre parole dal volume Il pensiero storico classico di Santo Mazzarino: scavi phylakopi melii. Con una certa sorpresa la risposta di Google è stata alquanto deludente. Le tre parole non compaiono in nessun modo legate al nome del grande storico italiano. Segno che il libro dal quale ho tratto le parole non è stato scannerizzato da Google Books. Su Bing invece, che come ho detto mi sembra più attento alle attività commerciali, i primi due risultati sono stati di librerie che esponevano il volume di Santo Mazzarino. Molto simili a Bing i risultati degli altri due motori di ricerca. Forse un pò troppo simili. Inferenze? Per ora nessuna.

Di seguito il testo dal quale ho tratto le parole

I celebri scavi inglesi a Phylakopi - centro principale della vita di Melo predorica e del commercio dell'ossidiana - possono considerarsi un commento al dialogo fra Ateniesi e Melii in Tucidide. Essi concordano pienamente con i dati esposti dai Melii, nella loro definitiva risposta agli Ateniesi: che la polis di Melo (in quanto fondazione dorica, colonia spartana) ha 700 anni di vita. Possiamo affermare con certezza che la dorizzazione dell'isola rimontava veramente al 12° secolo a. C. Con diligenza da moderni professori universitari, i Melii hanno dichiarato, in Tucidide, la data in cui gli Spartani diedero un volto dorico alla loro isola. Perché? Perché l'antichità della dorizzazione sembra, ad essi, il punto essenziale, valido per giustificare la loro resistenza alle pretese di Atene.

Ritengono che la discendenza da coloni spartani dia una giustificazione   s t o r i c a   alla loro azione. Gli dèi e gli Spartani stessi li aiuteranno, perché la s t o r i a   a n t i c a - antica di ben 700 anni - è   d a l l a   l o r o   p a r t e. Sudditi degli Ateniesi saranno altri, che in massima parte sono coloni degli Ateniesi stessi. Ma i Melii sono di origine spartana.

Tutti i Greci, solitamente, considerano da questo punto di vista la loro storia antica. Ogni realtà presente si giustifica, così, attraverso i suoi   p r e c e d e n t i   in età remote. Ancora in età postclassica, una questione fra Samo e Priene andrà giudicata sulle basi dei precedenti antichi, con il richiamo all'antico logografo Euagon. Ma un tale procedimento non è postclassico: tutt'altro. Noi già vedemmo che, secondo Erodoto, Cleomene ritenne di poter avere l'accesso al tempio della dea ateniese perché si considerava Acheo, non Doro. La storia antichissima (l'archaiologhía) era vissuta come se la sua presenza, persino rituale, giustificasse piccole e grandi cose nella vita politica d'ogni giorno.

Tucidide - dice Santo Mazzarino - si rivolta contro questa concezione. Fino a che punto la storia antica ha da fare con la moderna?


Per testare i motori di ricerca ho costruito anni fa una pagina con un termine desueto, che non è presente su Wikipedia e neppure sui più comuni dizionari. Si tratta della parola donzina. Attualmente (agosto 2017) solo Google indicizza questa pagina, sebbene il dominio sia presente in tutti i principali motori di ricerca.

Questo fatto mi lascia molto perplesso. Google è certamente il miglior motore di ricerca, ma questo non giustifica il crawler di Bing quando non restituisce le pagine di un dominio che ha sicuramente indicizzato. E così vale anche per gli altri motori di ricerca, metacrawler compresi.

Il sospetto è che la supremazia di Google nella ricerca generalista sia data per scontata e l'interesse della concorrenza si stia volgendo allo sfruttamento di nicchie di mercato, ad esempio la privacy, od a ricerche più strettamente legate alle attività commerciali (Bing). Il paradosso si ha quando un motore, come quello che vedete qua sopra (Duck Duck), che effettua la ricerca solamente nel dominio mpopus.it, non trova la pagina! Come ciò sia possibile mi è inspiegabile.

Certo, si può immaginare che le conoscenze immagazzinate da Google siano sufficienti, fra qualche tempo, a sostituire gran parte delle fonti di informazione e quindi non sia economicamente conveniente investire risorse in strumenti che svolgono lo stesso tipo di attività di Google.


Ho impostato su alcuni motori di ricerca la frase: si vivrebbe meglio senza notizie. Le risposte sono state si vivrebbe meglio senza immigrati, si vivrebbe meglio senza televisione, si vivrebbe meglio senza tecnologia o semplicemente si vivrebbe meglio. Il più razzista è l'algoritmo di Google, il più contrario alla tecnologia quello di Bing. Duck Duck e Q-Want sono agnostici e non danno alcuna risposta, forse correttamente poiché ho cercato esattamente quella frase.

Non mi sono scoraggiato, avevo preso l'argomento alla larga ed ho modificato la frase entrando nello specifico: "si vivrebbe meglio senza giornali". Il risultato su Google è stato sorprendente.

Scrive la redazione di Blitz di un animato colloquio tra Matteo Renzi e Luca Lotti sul finanziamento o ri-ri-finanziamento dell'editoria. Il virgolettato è attribuito a Renzi:

Tu mi devi fare delle proposte, ma la linea politica la decido io. Decido io a chi dobbiamo dare i soldi e ai giornali non li diamo. A me se chiudono non me ne frega niente.

Mi sono detto: Ecco uno che la pensa come me! No, forse non è proprio così... Lui, come farebbe senza i giornali?


La dimensione psicologica della politica viene sottovalutata.

Justine, caso eccezionale fra i protagonisti dei romanzi di Sade, è quasi del tutto sprovvista di ogni significato psicologico, se non nei singoli casi almeno nell'insieme delle sue reazioni.


La loro Grundnorm, che come insegnava Kelsen regge tutto l’edificio normativo ma non può essere a sua volta una norma bensì un fatto storico, è la Resistenza antifascista, che vieta di equiparare anche il più reazionario e detestabile dei politici al politico fascista


Quello che sta accadendo in Uruguay lascia supporre che le banche statunitensi siano complici del narcotraffico.

Voglio accostare a questa notizia un articolo di Jane Mayer, sul New Yorker di qualche anno fa. Nel 1968 Dick Cheney aveva vinto una borsa di studio del Congresso al seguito del repubblicano Bill Steiger. Uno dei primi incarichi di Cheney fu quello di visitare i campus universitari dove le proteste contro la guerra nel Vietnam erano state più violente. Steiger faceva parte di un gruppo di membri del Congresso che stavano valutando come tagliare i fondi federali ai campus dove erano scoppiate le proteste...

Semplice deduzione logica. La democrazia è una bella cosa, ma...


Il paradosso della democrazia può perciò essere così espresso: ciascuna generazione vuole essere libera di legare i suoi successori mentre non vuole farsi legare dai suoi predecessori. Questa contraddizione ha una struttura simile a quella che è stata chiamata la contraddizione centrale del capitalismo: ciascun capitalista vuole bassi salari per i suoi operai (il che significa per lui alti profitti) e alti salari per tutti gli altri operai (il che significa un alto livello della domanda effettiva)*

è interessante come diversi pensatori politici abbiano considerato la possibilità di assemblee costituenti periodiche, così che a chiunque, almeno una volta nella sua vita, sia concesso di dire la sua sui più importanti problemi della società

La teoria politica classica da Hobbes in poi aveva supposto che lo Stato fosse un mezzo per realizzare la soluzione cooperativa di un Dilemma del Prigioniero giocato da tutti contro tutti. Marx rifiutò questo approccio in quanto troppo generale. Piuttosto che vedere la società come composta di atomi individuali con interessi strutturalmente identici (anche se opposti nella sostanza) egli sostenne che la società dovesse venir divisa in due o più classi distinte, ciascuna delle quali avesse il suo proprio Dilemma del Prigioniero.

La tesi generale qui difesa è che farsi legare è un modo privilegiato di risolvere il problema della debolezza della volontà; la tecnica principale per comportarsi razionalmente con mezzi indiretti.

Il ritorno del rimosso

Il Secolo XIX ritorna sul blitz di via Fracchia, segno che qualcosa sta emergendo dalla palude.

“Quello di Dura è stato un omicidio volontario (...) venne ucciso con un solo colpo alla nuca” si legge nella denuncia presentata da Luigi Grasso, ricercatore che nel 1979 venne accusato di terrorismo e negli anni successivi completamente prosciolto. [..] Nei primi anni del Duemila dagli archivi giudiziari di Genova, Luigi Grasso riesce ad ottenere il fascicolo di via Fracchia. [..] come “imputato in un procedimento collegato” alla fine riesce a mettere le mani sulle carte. C’è tutto. Ci sono i referti delle autopsie giudiziarie eseguite dai professori Renzo Celesti e Aldo Franchini. C’è la ricostruzione dei fatti spiegata da Michele Riccio [..] Ma è sui referti delle autopsie che Grasso si ferma: Ludmann, Betassa e Panciarelli furono falciati da numerosi colpi di arma da fuoco. Riccardo Dura, allora trentenne, no: lo uccide un solo proiettile alla testa, «penetrato in regione occipitale sinistra». Quanto alla distanza da cui viene esploso il proiettile, Franchini e Celesti parlano di «una distanza superiore ai 30 centimetri».

Liberale, liberista, libertino, liberticida...

Premetto che non sono in grado di giudicare se la traduzione sia corretta, ragione per la quale le affermazioni che farò devono intendersi riferite alla lettera del testo tradotto e qui riportato e non all'eventuale difforme originale. Le frasi sono estrapolate dall'introduzione.

il crollo del 2007/2009 è stato la reazione dei meccanismi di mercato ad anni di tentativi effettuati dallo Stato per ingannare gli individui.

Ammettiamo che sia vero e la colpa della crisi sia delle istituzioni, ed in parte certamente lo è, ma lo Stato che inganna gli individui lo vedo poco. Lo Stato è composto da individui che perseguono degli interessi personali attraverso una competizione di mercato per il controllo dell'azione politica. Che questi individui, non faccio nomi, ciascuno può mettere i suoi, abbiano ingannato altri individui è possibile, ma questo accade ogni giorno nell'economia di mercato.

L'essenza di questo libro risiede nella dimostrazione che l'economia di mercato è in primo luogo la negazione di un contratto sociale caratterizzato da solidarietà obbligatoria e razionalità sociale, e che i fondamenti del pensiero liberale derivano dalla filosofia morale, piuttosto che dalla convenienza politica.

Da liberale, non mi sento di condividere l'affermazione che l'economia di mercato sia la negazione del contratto sociale, e neppure che la solidarietà e la razionalità siano estranei ad esso. Ma non condivido neppure l'idea che i fondamenti del pensiero liberale derivino dalla filosofia morale!

In altre parole, i sostenitori del mercato credono che l'intervento dello Stato e il perseguimento di un bene comune centralmente definito siano criticabili perché violano un principio di giustizia e non perché violano un criterio di massimizzazione del benessere sociale. Allo stesso modo, il riconoscimento che le idee liberali meritano non è necessariamente legato alla loro buona performance.

Io sono un sostenitore del libero mercato, ma non credo che il fondamento del mercato sia un astratto principio di giustizia, e neppure la morale, bensì il contratto sociale nei termini originariamente esposti da Hobbes! Il fondamento ultimo del libero mercato è un contratto fondato sul riconoscimento reciproco, sull'uguaglianza e sulla libertà. E, disgraziatamente per Colombatto, questo contratto prevede necessariamente l'obbligo alla solidarietà e alla razionalità, impegni senza i quali non può essere sottoscritto, perché nessuno di noi potrebbe fidarsi degli altri senza di essi.

Tutto questo mi riporta a Nozick, alla terza parte di Anarchia, Stato Utopia, dove si parla di separazione. Ciascuno è libero di dire ciò che vuole, ma non di imporlo agli altri con la forza della maggioranza e neppure cercando di convincerli. Semplicemente bisogna fare in modo che ciascuno trovi i suoi compagni e viva con essi separato da chi ha idee diverse. Non deve essere il confronto delle idee ma la felicità a stabilire chi ha ragione.

La tortura oggi si fa ma non si dice

Vorrei provare ad applicare l'idea che i cittadini dovrebbero poter scegliere individualmente le leggi alle quali essere soggetti al caso, oggi assai dibattuto, della tortura.

Rainer Trapp [..] fa quest'esempio [62]. In un locale vediamo che improvisamente una donna è afferrata da due uomini e tenuta ferma a forza, mentre un terzo uomo le sferra dei colpi di coltello nel collo. La donna si dibatte e si lamenta, ma continua ad essere tenuta stretta dagli uomini che l'hanno afferrata ed immobilizzata, e il terzo uomo continua imperturbabile a conficcarle la lama nella gola. La scena è cruenta, e la condotta del terzo uomo in particolare rivela accanimento e crudeltà.

La nostra reazione alla scena non può non essere che di rigetto e di condanna. Ci rendiamo poi conto che la donna è morta. La nostra indignazione monta e ci fa giudicare i tre uomini coinvolti in quella scena come dei criminali meritevoli della pena più severa. Subito dopo però qualcuno c'informa che la donna aveva ingoiato qualcosa che la soffocava, che il terzo uomo col coltello era un medico che tentava di praticarle una ferita che le permettesse di respirare, che gli uomini che l'afferravano erano dei commensali i quali assistevano il medico nel suo intervento di pronto soccorso, e che infine la donna era deceduta per soffocamento nostante l'intervento del medico.

A questo punto la nostra considerazione della scena alla quale abbiamo assistito attoniti cambia radicalmente. E il suo vero senso che si è modificato. E con esso si rovescia il giudizio morale. Non vi è più alcuna indignazione né vi è condanna. Vi sarà piuttosto apprezzamento per l'operato del medico e dei suoi assistenti, a dispetto del suo esito sfortuna.

Nel caso della tortura — continua allora Trapp — possiamo trovarci dinanzi ad un caso analogo. Giudichiamo la sofferenza inflitta al soggetto immobilizzato come qualcosa d'intollerabile e la condanniamo senza possibilità d'appello. Se però dovessimo apprendere successivamente che il soggetto al quale s'infligge la sofferenza è il sequestratore di un bambino di cui non vuole rivelare il nascondiglio, e se ci viene detto inoltre che chi gli infligge quella sofferenza è un agente di polizia che lo fa al fine unico di salvare la vita del bambino rapito, allora tanto la descrizione dell'evento quanto la sua qualificazione normativa (morale) subiscono una sorta d'inversione. [..] Di conseguenza il motivo della condotta ne modifica il carattere morale. È come dire cioè che, se so che un omicidio è compiuto per salvare la vita d'un terzo, non mi troverò più dinanzi ad un omicidio in senso proprio. Sarà semmai un omicidio tra virgolette.

Il dilemma morale posto dalla liceità della tortura e dalla conseguente possibilità che un innocente venga torturato rimane insolubile negli usuali termini del diritto. Più semplice giustificare la liceità sub conditione della tortura del colpevole.

Come è noto nella pratica del BDSM la tortura sotto condizione è ammessa. Sotto condizione significa: chi la subisce può stabilire preventivamente dei limiti ed una safeword, per interrompere le sevizie. Si dirà: Così non è vera tortura. Ciò che terrorizza è proprio l'assenza di limiti, l'incondizionato. Sospendiamo un attimo questo ragionamento.

Ammettiamo invece che la legge preveda due diversi trattamenti per chi accetta e chi non accetta di essere torturato. Ad esempio come mezzo per ottenere informazioni relative ad un fatto criminoso.

Si deve ammettere per equità che colui che accetta di essere torturato, anche se innocente, possa porre dei limiti e a sua volta, nelle stesse condizioni, possa torturare tutti coloro che acconsentono ad essere torturati. Viceversa si deve ammettere che chi non accetta di essere torturato non sia legittimato in nessun caso a torturare a sua volta.

Come corollario ne segue che il torturatore implicitamente dichiara di accettare di essere torturato, come effetto necessario della sua azione. Di conseguenza si pone come essenziale la questione, che avevamo lasciato in sospeso, dei limiti. Il problema della legittimità della tortura diventa allora conoscere ciò che ciascuno di noi accetterebbe o non accetterebbe per sé e quindi per gli altri.


Quello che vi chiedo è di ascoltarmi e di aiutarmi ad esprimere compiutamente ed a completare il ragionamento che voglio esporvi, senza che vi chiediate che cosa sta dicendo costui?

La narrazione della società proposta da Michel Foucault (ad esempio) non è scientifica. Fa riferimento ad un immaginario che non può essere trasferito in descrizioni reali della società. Difficile accorgersene.

Le spiegazioni dei fenomeni sociali a "mano invisibile" sono teleologiche; implicano una finalità propria dell'ordine spontaneo della quale è lecito dubitare.


Qualcosa non quadra nella narrazione dei conti publici. A marzo il debito delle amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi rispetto a febbraio, come si legge nel fascicolo «Finanza pubblica, fabbisogno e debito» della Banca d’Italia. Il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 20,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.


Resurrezione dello spirito. Quando un popolo è politicamente malato, di solito ringiovanisce se stesso e ritrova il suo spirito, che aveva a poco a poco perduto per cercare e conservare la potenza. La civiltà deve le sue più alte acquisizioni alle epoche di debolezza politica. [ ☛ Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano, 1878]


La forma parlamentare non è una modalità particolarmente efficiente di produzione della legislazione.


La frase ad effetto usata nel titolo - Non è il paese che sognavo - è attribuita dal curatore del libro - Alberto Oriali - a Ciampi... A dire il vero è l'unica frase degna di menzione del libro.

Elementi essenziali del reddito di esistenza

Elementi essenziali del reddito di esistenza, cittadinanza, reddito di base, universal basic income, o come lo si vuole chiamare secondo Andrea Fumagalli ed anche secondo me.

si può parlare di reddito di esistenza solo se si è in presenza di almeno quattro requisiti minimi essenziali.

Il primo requisito è l'individualità, in seguito al fatto che il lavoro cognitivo è tendenzialmente individuale, anche se poi fa riferimento ad un bene comune come la conoscenza.

Il secondo parametro è che il reddito di esistenza deve essere erogato a tutti coloro che operano in un territorio, a prescindere dalla cittadinanza, dal sesso, dalla religione: residenzialità.

Il terzo parametro è quello dell'incondizionalità, perché se il reddito di esistenza è la restituzione o il rimborso - il risarcimento di un'attività lavorativa già spesa - non richiede in cambio nessuna ulteriore contropartita. L'erogazione di un reddito di esistenza non è quindi una misura assistenziale.

Il quarto parametro è che il reddito di esistenza deve essere finanziato sulla base della fiscalità sociale progressiva. È questo il punto principale, poiché dalle forme di finanziamento dipende la natura compatibile o non compatibile del reddito di esistenza in un ambito di capitalismo cognitivo. In altri termini, si chiede che la somma che finanzia il reddito di esistenza non debba derivare dai contributi sociali, ma piuttosto dal pagamento delle tasse dirette (in Italia IRE e IRES) e dalle entrate fiscali generali dello Stato, relative ai diversi cespiti di reddito, qualunque sia la loro provenienza. Tale ricorso alla fiscalità generale può essere svolto a diversi livelli amministrativi, da quello sopranazionale a quello municipale, a seconda del territorio e della comunità di riferimento.

Nota. Anche una flat tax può assumere una forma progressiva e comunque è la fiscalità generale che deve essere progressiva, o meglio deve rispondere al criterio di Hobbes, cioè deve ripagare la comunità per ciò che si riceve dalla comunità in modo equo e secondo il sacrificio.

Reddito di esistenza e sindacato

Altre due citazioni da Fumagalli.

Il reddito di esistenza può volgere una funzione di stabilizzazione dei redditi, ridurre l'incertezza, incrementare i processi di apprendimento e in ultima istanza favorire l'accumulazione capitalistica. Eppure quasi tutte le parti sociali sono contrarie alla sua introduzione: i sindacati perché, non avendo ancora compreso a fondo le trasformazioni del lavoro, temono il venir meno della propria base di rappresentanza e, soprattutto, perché sono legati a una concezione del lavoro salariato fondamentalmente etica. [sarebbe meglio dire eticista] Le associazioni imprenditoriali, invece, ritengono l'introduzione del reddito di esitenza come potenzialmente pericolosa per il mantenimento del comando sul lavoro. E in effetti, dal loro punto di vista, non hanno tutti i torti. L'introduzione del reddito di esistenza, infatti, può essere considerato un potenziale contropotere che mina l'attuale sistema di subordinazione della moltitudine precaria. Garantire un reddito stabile e continuativo a prescindere dalla prestazione lavorativa significa ridurre il grado di ricattabilità dei/lle singoli/e lavoratori/trici, ricattabilità imposta dall'individualismo contrattuale e dalla necessità di lavorare per poter guadagnare da vivere. Significa anche poter esercitare il diritto di scelta del lavoro (invece del tradizionale diritto al lavoro, qualunque esso sia) elemento che potrebbe minare alla base le fondamenta del controllo gerarchico e sociale del capitalismo cognitivo.

La posizione contraria a qualsiasi proposta di reddito di base da parte dei sindacati deriva invece da due principali fattori: da un lato, buona parte del sindacato italiano (non solo quello confederale ma anche quello di base) è ancora fortemente imbevuta dell’etica del lavoro e accetta difficilmente di dare un reddito a chi non lavora, soprattutto se incondizionato e non finalizzato all’inserimento lavorativo; dall’altro, viene visto con preoccupazione il fatto che il reddito di base possa influire negativamente sulla dinamica salariale (effetto sostituzione) e ridurre gli ammortizzatori sociali. [..]

[..] Il secondo punto pone invece una questione più importante. Il rischio che l’introduzione di un reddito di base possa indurre una riduzione dei salari è effettivamente reale. Per questo una simile misura deve essere accompagnata dall’introduzione in Italia di una legge che istituisca il salario minimo, ovvero stabilisca che un’ora di lavoro non può essere pagata meno di una certa cifra, a prescindere dal lavoro effettuato. Inoltre, occorre anche considerare che la garanzia di reddito diminuisce la ricattabilità individuale, la dipendenza, il senso di impotenza di lavoratori e lavoratrici nei confronti delle imprese. Richiedere un reddito minimo è la premessa perché i precari, i disoccupati e i lavoratori con basso salario possano sviluppare conflitto sui luoghi di lavoro. Oggi il ricatto del licenziamento o del mancato rinnovo del contratto, senza nessun tipo di tutela, è troppo forte. Il reddito, unito a garanzie contrattuali dignitose e a un salario minimo, renderebbe tutti meno ricattabili e quindi più forti. E permetterebbe di chiedere il miglioramento delle proprie condizioni lavorative e contrattuali.

I sindacati sono contrari al reddito di base non solo per motivi culturali e ideologici - l'eticismo del lavoro - ma anche per una ragione strumentale. Il reddito di base indebolisce il sindacato come struttura politica (non come forza contrattuale). Di questo sono abbastanza convinto.

Quanto al salario minimo ho un'opinione diversa da quella espressa da Fumagalli. Il salario minimo impedisce ai lavori marginali di essere riconosciuti come lavoro legale. Il reddito di cittadinanza non produce mai una riduzione del salario, anzi in certi casi come nei lavori sgradevoli rende possibile una contrattazione più favorevole al lavoratore, invece rende possibile l'emersione del lavoro la cui produttività è inferiore al salario. Ovvero rende possibile al lavoratore accettare l'integrazione di reddito offerta dai lavori marginali nelle forme legali.

La religione industriale

Pierre Musso si è dedicato allo studio di Henri Saint-Simon, autore oggi poco frequentato ma, come si può vedere da questi brevi estratti dal suo ultimo libro, del tutto attuale.

L'article pionnier À propos du mot industrie est livré par Henri Sée en 1925 dans la Revue historique. Ce texte suscita aussitôt une réaction dans le numéro suivant de la même revue de la part d'Henri Hauser, dans un article titré Le mot industrie chez Roland de La Platière [38]. En 1930, un autre historien, Paul Harsin [39] revient à son tour sur la polémique dans un article intitulé De quand date le mot industrie ?, publié par Les Annales d'histoire économique et sociale dans lequel il met en évidence trois sens du mot au XVIIIe siècle. Plus récemment, en 1977, Michael James publie dans la revue History of Political Economy un article intitulé Pierre-Louis Roderer, Jean-Baptiste Say and the concept of industrie [40]. Puis en 1992, Philippe Fontaine [41] consacre à son tour un article à ce concept, mais en l'abordant sous un autre angle : il souligne ses connotations péjoratives pour mettre au jour un «sens occulté» du terme.

La religion industrielle s'est formée dans le sein chrétien d'Occident comme la combinaison d'une foi dans un grand mystère, celui de l'Incarnation, et d'une rationalité de l'efficacité fonctionnelle et pratique. [..]

[..] Le scénario fondateur de la religion industrielle s'appuie ainsi sur deux piliers : d'une part, un mystère longuement élaboré, devenu un mythe, celui de l'Incarnation, laquelle se voit transférée du Christ à la Nature puis à l'Humanité, et d'autre part, une rationalité qui, elle aussi, prend diverses formes se superposant: cette rationalité a d'abord été une raison normative ou légale (lois divines), puis elle est devenue une rationalité scientifique (lois de la science) et enfin une rationalité organisationnelle ou sociale (lois de l'histoire) avec la formulation de la religion industrielle au XIXe siècle et de la science des ingénieurs investie dans le management. [..]

Henri Saint-Simon, philosophe de l'industrie, co-auteur avec son jeune secrétaire Auguste Comte, des grands textes inaugurant la formulation de la religion industrielle, à savoir L'Industrie (1817- 18), Du Système industriel (1820-22) et Catéchisme industriel (1823-24), défendit l'idée de la formation de l'industrie sur une très longue période.

L'idea di industria non è poi così scontata.

Più aiuti all'Africa, meno accoglienza

In un'intervista al quotidiano tedesco Welt am Sonntag Bill Gates ha dichiarato che la massiccia crescita della popolazione in Africa comporterà "enormi" pressioni migratorie sull'Europa, a meno che i paesi non aumentino gli aiuti allo sviluppo. «Da una parte tu puoi mostrare generosità e accogliere i rifugiati, ma più sei generoso, più tutti se ne accorgeranno e alla fine questo motiverà più persone a lasciare l’Africa»


L'immaginazione appartiene ad un campo diverso dalla previsione. Casati non si stupisce che l'uomo dei tempi passati abbia immaginato delle invenzioni che poi si sono realizzate, si stupisce che l'uomo non abbia previsto le conseguenze di queste invenzioni, mentre è naturale che tutto ciò avvenga perché l'immaginazione non richiede spirito scientifico, la previsione si. Lo spirito scientifico, per sua natura spiega non immagina e interviene solo a posteriori, a cose fatte.


Visto da destra si tende a considerare UBI sostitutivo del welfare in generale. Ma si tratta di una semplificazione impropria.


La concorrenza è una situazione non uno stato. Presuppone il continuo ritorno alle condizioni iniziali. I mercati naturali, invece, tendono alla degradazione della concorrenza. Se si vuole mantenere viva la concorrenza occorre intervenire attivamente sul mercato.

La concorrenza nella democrazia elettorale si dice è rappresentata dalla possibilità di scegliere e quindi cambiare il proprio rappresentante, che però non ha nessun vincolo di mandato, e risponde sostanzialmente ad uno schema clientelare corruttivo, già individuato da Platone. Per ovviare a questi ineliminabili difetti della democrazia rappresentativa non si può che spostare la concorrenza a monte, al momento della scelta delle leggi alle quali essere sottoposti. In questo modo non ci sarà più possibilità né di clientelismo, né di corruzione.

Rainborough: I desired that those that had engaged in it [might be included]. For really I think that the poorest he that is in England hath a life to live, as the greatest he; and therefore truly, sir, I think it's clear, that every man that is to live under a government ought first by his own consent to put himself under that government; and I do think that the poorest man in England is not at all bound in a strict sense to that government that he hath not had a voice to put himself under; and I am confident that, when I have heard the reasons against it, something will be said to answer those reasons, insomuch that I should doubt whether he was an Englishman or no, that should doubt of these things. [The Putney Debates, 29 Oct. 1647, Woodhouse 52--76; The Founders' Constitution Volume 1, Chapter 15, Document 1; The University of Chicago Press; URL]


Piazza Caricamento. Questo "non luogo" l'ha progettato Renzo Piano!


𐡀

Fra le varie narrazioni della rivoluzione liberista quella di Eric Foner, seppure limitata agli Stati Uniti, ha un certo fascino perché incentrata sulle trasformazioni dell'idea di libertà. Il punto di svolta sono le elezioni presidenziali del 1964.

Benché pochi se ne fossero resi conto all'epoca, nonostante la plebiscitaria rielezione di Lyndon Johnson, la campagna di Goldwater rappresentò una pietra miliare nella rinascita del conservatorismo americano come movimento politico, e nella crescente popolarità del suo credo ideologico, inclusa la sua interpretazione della libertà.

Il movimento della storia prende direzioni divergenti. Da allora l'idea di libertà viene declinata in due modi, che non si riconoscono più uno nell'altro. È il preludio della divisione che attraversa oggi l'occidente.

Progressività delle imposte

La progressività, così come viene enunciata dai sistemi impositivi a scaglioni ha un difetto sostanziale ed ineliminabile: la bruttezza, in senso matematico ovviamente. Per questo motivo sebbene comprenda e condivida in toto le motivazioni che muovono Piketty, Landais e Saez, trovo destinato al fallimento il loro tentativo di formulare degli scaglioni esteticamente passabili.

Thomas Piketty, Camille Landais, Emmanuel Saez, Pour une révolution fiscale. Un impôt sur le revenu pour le XXIème siècle, Le Seuil-République des idées, 2011;

Qui il sito internet con tutta la documentazione e il simulatore: ☛ revolution-fiscale.fr.; Qui altro link dove scaricare gratuitamente il libro: ☛ revues.org

Teoricamente sarebbe possibile ottenere una vera progressività con una semplice formula matematica, che ha però un difetto: richiede la conoscenza preliminare del totale dei redditi sottoposti a tassazione e quindi può essere applicata solo successivamente alla dichiarazione dei redditi. Il ché complicherebbe non poco le cose.

La potenza espressiva dell'algoritmo di Google

La potenza espressiva dell'algoritmo di Google non è ad oggi eguagliata da nessun altro strumento di ricerca, ma accade troppo frequentemente che Google non trovi quello che c'è e trovi invece quello che non c'è o non si cerca. Come se andasse per tentativi. Si direbbe quasi voglia simulare il tâtonnement della mente pensante. Ma l'intelletto sa esattamente dove arriverà, anche quando sembra brancolare nel buio più assoluto, mentre Google non lo sa.


Astenersi dalle generalizzazioni.


Cosa si intende per costo della politica? Non solo il costo delle strutture, governo, parlamento, partiti... ma anche il costo dell'inefficienza della struttura, il clientelismo, l'incompetenza, la burocrazia...

Esiste un rapporto tra ricchezza di una nazione e costo della politica. Quando il costo della politica è troppo alto in rapporto alla ricchezza prodotta si determina un impoverimento della nazione. La ricchezza drenata senza scopo crea un avvitamento della produzione su sé stessa, un perverso effetto keynesiano.


Dal punto di vista dello storico gli anni che precedono le rivoluzioni sono quelli più interessanti. Quello che accade dopo è solo ripetizione.


Dissoluzione della democrazia


Annotazioni provvisorie.

Warren Edward Buffett, Io, milionario d' America vorrei pagare più tasse, tr. Anna Bissanti, la Repubblica, 17 agosto 2011; URL [The New York Times, Aug. 14, 2011]

Mario Alberto Coppini, Osservazioni e proposte del cnel sulla riforma della previdenza sociale, www.marioalbertocoppini.it/PDF/60-69%20osservazioni.pdf


Elogio del free rider

L'esistenza di individui che riescono a trarre vantaggio dai beni comuni senza pagarne il prezzo, dimostra che la propaganda a favore del comportamento altruistico, alla quale quotidianamente assistiamo, è una forma di menzogna elaborata da coloro i quali sono interessati al mantenimento del numero dei free riders al di sotto della soglia critica che ne consenta l'esistenza. Insomma, le uniche persone interessate all'esistenza del comportamento altruistico sono i free riders.

La confusione legislativa favorisce il free rider


Il paradosso di Condorcet esprime, probabilmente, un fenomeno molto più generale che si manifesta in ogni passaggio dall'individuale al collettivo, dal singolo al gruppo. Anche Hegel ha cercato di comprendere lo stesso fenomeno con l'esempio del rendimento dei soldati francesi e tedeschi che dipenderebbe dal numero.


Esistono delle situazioni nelle quali defezionare è la scelta migliore, sia individualmente che collettivamente.

Un esempio interessante di comportamento cooperativo diffuso è lo sviluppo del codice d'onore che governava il commercio internazionale nel tredicesimo secolo. Era prassi comune tra i mercanti acquistare a credito ed estinguere i debiti qualche tempo dopo; tutto ciò che riceveva il venditore era una lettera di credito, cioè una promessa scritta di pagare una certa somma di denaro in una certa data futura. Henri Pirenne [storia economica e sociale del medioevo] ha osservato che, poiché la moneta metallica era scarsa, l'enorme sviluppo del commercio fu reso possibile dalla pratica del credito, che comportava l'uso di lettere di credito come denaro. Ciò che garantiva la cambiale e permetteva di usarla come mezzo di pagamento, non era l'autorità di uno stato, quanto piuttosto la credibilità di chi la emetteva. Tutto questo sarebbe stato irrealizzabile se i mercanti non avessero avuto continue relazioni reciproche di debito e credito, e non avessero quindi avuto tutto l'interesse a mantenere rapporti corretti.

Da tempo chi si occupa di teoria dei giochi è consapevole del fatto che un'ipotesi di razionalità non garantisce risultati in linea con ciò che l'intuizione e l'esperienza suggeriscono sulla condotta di gioco. La scelta razionale produce spesso risultati paradossali sia in giochi finiti in forma estesa con informazione perfetta, sia in giochi ripetuti un numero finito di volte. In entrambi i casi, l'induzione retrospettiva induce a compiere scelte che, se non proprio irragionevoli, appaiono comunque controintuitive. L'esempio più noto di questo tipo di risultato è il dilemma del prigioniero ripetuto un numero finito di volte, nel quale l'unico equilibrio di Nasch è la defezione a ogni stadio del gioco.

Schelling [The Strategy of Conflict, Harvard University Press, Cambridge (Mass.), 1960] ha giustamente osservato che una minaccia riuscita è quella che non dovrà mai essere eseguita: essendo considerata credibile, la minaccia agisce da deterrente nei confronti dei potenziali trasgressori. [..] La punizione comporta costi: ci sono i costi da sostenere per scoprire le violazioni e identificare i tragressori. Inoltre [..] va considerata anche la disutilità associata all'atto stesso della punizione. Poiché la punizione ha luogo dopo che si è verificata la trasgressione, chi punisce non ha alcun incentivo ad applicare la punizione. È questa l'essenza del dilemma del castigatore [Buchanan, The Limits of Liberty, University of Chicago Press, Chicago, 1975]: la natura retroattiva della punizione annulla il suo stesso scopo, cioè agire da deterrente. La situazione è differente se chi è incaricato di punire è a sua volta passibile di essere punito qualora non si attenga alla regola stabilita [..]


Perché oggi nel Regno Unito c'è la libertà di amare chi si vuole, ma non di farci sesso come si vuole davanti a una videocamera?


Il fondamento giuridico della progressività dell'imposta non sta, come sovente si sente dire, nella necessità della redistribuzione, ma nel pagamento dei servizi resi dalla società alla maggiore ricchezza. Hobbes docet. Chi guadagna di più lo può fare perché la comunità mette a disposizione di alcuni i mezzi, che le persone più intelligenti, scaltre e fortunate, possono fare propri per ottenere un reddito maggiore ed una vita migliore. La conservazione ed il godimento della ricchezza richiedono un prezzo. Questo prezzo è l'imposta.

Senza welfare e senza imposta progressiva americani ed inglesi non avrebbero mai vinto la seconda guerra mondiale. Nessun povero avrebbe mai combattuto e sarebbe morto per difendere la flat tax.

Che poi, la progressività dell'imposta e il welfare universale si siano dimostrati essere un abile inganno si può discutere.


Il problema della sostenibilità del sistema pensionistico non è il numero dei pensionati e neppure il numero dei lavoratori, ma l'importo dei salari.

Riflettiamo un attimo. Se i salari di oggi sono inferiori a quelli di ieri non sarà possibile sostenere nessun tipo di sistema pensionistico indipendentemente dal numero dei lavoratori. È il monte dei salari, non il numero dei salariati, che determina la sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo termine.

Ergo, ben venga l'immigrazione, ma non sarà la manodopera poco qualificata e malpagata a risolvere il problema delle pensioni.


L'idea che la proprietà sia frutto del lavoro, cioè della libera attività dell'individuo, e non della nascita è una tipica idea liberale. Se così è allora anche l'imposta di successione è un'idea liberale.


Il mondo è cambiato

Appena ho letto questa frase sono sobbalzato: In che mondo vive? mi sono chiesto.

Nel corso degli ultimi decenni, in Occidente i redditi sono considerevolmente saliti, mentre le differenze di reddito si sono ridotte.

Poi mi sono accorto che il libro è stato publicato nel 2009, ma il testo è stato scritto nel 1976. Forse l'autore, o chi ha publicato il libro, non si è accorto che il mondo è cambiato. Ergo, forse le tesi del libro sono da rivedere.

Lavorare gratis, lavorare tutti

Lo slogan ricorda il '68. Illusione. La riduzione dell'orario di lavoro non è presente in nessuna agenda politica, il ché è comprensibile, ma non è nemmeno oggetto di seria teorizzazione. Perché?


Assolutamente da segnalare

L'articolo di Adair Turner ripropone l'osservazione di William Baumol sull'inevitabile decrescita della produttività. Ma ci si può ricollegare alla critica della statistica, strumento sempre più difficile da padroneggiare, e al discorso sul lavoro produttivo. (vedi sotto)

Il modello di crescita della produttività che abbiamo nella nostra mente riflette la transizione dall’agricoltura e l’industria. Partiamo da 100 coltivatori che producono 100 unità di alimenti: il progresso tecnologico rende possibile che 50 di essi producano la stessa quantità e gli altri 50 si spostino in stabilimenti che producono lavatrici o automobili, o qualcos’altro. La produttività complessiva raddoppia [..] Noi supponiamo che il processo sia ripetibile all’infinito.
Ma sono possibili altri due sviluppi. Supponiamo che gli agricoltori più produttivi non abbiano alcun desiderio di lavatrici o di automobili, e invece occupino i 50 lavoratori eccedenti come personale domestico a bassi salari oppure come artigiani con salari più elevati, fornendo servizi di natura personale e difficili da automatizzare. Allora, come sostenne nel 1966 nell’ultimo periodo della sua carriera William Baumol, un professore all’Università di Princeton, la crescita complessiva della produttività si ridurrà lentamente sino allo zero, anche se la crescita della produttività all’interno dell’agricoltura non rallenta mai.
Ora supponiamo che 25 degli agricoltori eccedenti divengano criminali, e gli altri 25 poliziotti. Il quel caso il beneficio al benessere dell’umanità è nullo, anche se la produttività accertata si accresce, se i servizi pubblici sono valutati, come per convenzione consueta, sulla base dei costi della produzione. [..]

[..] Si immagini un mondo nel 2100 nel quale robot alimentati con il solare, costruiti da robot e controllati da sistemi di intelligenza artificiale, realizzino la maggioranza dei beni e servizi al servizio del benessere dell’umanità. Tutta quella attività peserebbe per una proporzione minima di PIL accertato, semplicemente perché sarebbe così conveniente.
Al contrario, quasi tutto il PIL misurato rifletterebbe attività a somma zero e/o impossibili da automatizzare – rendite immobiliari, premi negli sport, biglietti per manifestazioni artistiche, diritti di impresa e costi amministrativi, legali e dei sistemi politici. La crescita della produttività accertata sarebbe vicina allo zero, così come sarebbe irrilevante il miglioramento nel benessere dell’umanità.


Greg Mankiw, del quale non sempre condivido le opinioni, cita sul suo blog un articolo del NYT nel quale si pone un problema. La ricerca genetica consente ormai di conoscere piuttosto accuratamente il nostro grado di predisposizione alle malattie. La legge naturalmente vieta la diffusione di questi dati e quindi impedisce, qualora non sia la persona stessa a rivelarlo, alle compagnie di assicurazione di fornire un prezzo equo per il rischio assicurato. Viceversa può stimolare comportamenti speculativi da parte delle persone che conoscendo la propria condizione sottoscriveranno polizze assicurative per quelle malattie...

L'enigma del consenso

Nel corso del XIX e del XX secolo il problema del coinvolgimento nella vita democratica dei ceti sfruttati e subalterni si intreccia e si confonde, in parte, con un problema diverso, che chiamerò «il problema degli stupidi». A usare questa espressione, senza il minimo accento di disprezzo o di irrisione, è Dietrich Bonhoeffer in un breve testo intitolato Dieci anni dopo. Un bilancio sul limitare del 1943, pubblicato nella raccolta postuma di lettere e scritti dal carcere Resistenza e resa. La stupidità di cui parla Bonhoeffer non ha a che fare con deficit cognitivi. E «un difetto che interessa non l'intelletto ma l'umanità di una persona», e consiste essenzialmente nella rinuncia a pensare con la propria testa da parte di chi si lascia ammaliare dall'«ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia» [1]. Non si tratta di una malattia congenita, né di una sindrome di pertinenza strettamente psicologica. L'impressione — scrive Bonhoeffer — è che in determinate circostanze gli uomini vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. [..] Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica. La potenza dell'uno richiede la stupidità degli altri [2]

Il problema della «stupidità» è da lui innanzitutto distinto da quello della «malvagità». Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità.

Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza L...]. Ma contro la stupidità non abbiamo difese. Qui non si può ottenere nulla, né con proteste né con la forza; le motivazioni non servono a niente. Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere — in questi casi lo stupido diventa addirittura scettico — e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé; anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all'attacco. Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio. Non tenteremo mai più di persuadere con argomentazioni lo stupido: è una cosa senza senso e pericolosa [10]

Lo «stupido» di cui qui si parla non va confuso col «volenteroso carnefice di Hitler»: il nazista convinto e fanatico, che collabora alla soluzione finale «sapendo fin troppo bene» quello che fa [11]. Non va scambiato neanche con chi — nel mondo della cultura, dell'arte, dell'imprenditoria — decise deliberatamente di sostenere, fiancheggiare o tollerare il nazismo, per convinzione o per calcolo. Bonhoeffer sembra piuttosto pensare a chi si è lasciato trasportare dalla corrente senza porsi troppe domande; a chi si è fatto sedurre da una visione di cui non coglieva perfettamente i contorni; a chi ha finito col diventare complice di un sistema criminale senza essere un sadico, uno psicopatico o una persona particolarmente malata.

𐡀

Prendiamo in esame degli argomenti fortemente divisivi, ad esempio la tassa di successione, la progressività dell'imposta, la pena di morte, i diritti individuali legati alla sessualità, etc.

Per innumerevoli motivi nessuna decisione presa a maggioranza su questi argomenti potrà soddisfare le aspettative della maggioranza degli individui. Nella democrazia rappresentativa la decisione della maggioranza dovrebbe comprendere e sussumere l'opinione della minoranza, ma questo raramente accade.

Ipotizziamo adesso che un gruppo di giuristi, ovvero dei tecnici, elabori dei codici relativi ad una serie di materie nelle quali sia possibile un'azione di una sussidiarietà rispetto allo Stato, ivi compresi gli argomenti elencati, e che questi codici vengano proposti da una agenzia politica indipendente dallo Stato ai cittadini, i quali avranno la possibilità di scegliere liberamente se aderirvi, impegnandosi contrattualmente su base volontaria. Naturalmente dovranno essere previste delle norme ponte, che consentano il colloquio fra i due opposti mondi legislativi.

Prendiamo gli argomenti fortemente divisivi di cui sopra e immaginiamo due agenzie politiche. Diamo alla prima l'attuale legislazione italiana e all'altra questa: tassa di successione progressiva, flat-tax e reddito universale incondizionato, pena di morte per l'omicidio volontario, abolizione del carcere per tutti i reati che non comportano violenza e sua sostituzione con forme risarcitorie, estensione dei diritti individuali legati alla sessualità, etc.

Infine compariamo il funzionamento dei due sistemi legislativi.

Fare cose con le parole

Voglio citare un articolo, uno a caso, che difende l'idea che UBI non va bene (dal punto di vista morale, economico, etc. fate voi) perché le persone devono lavorare. Il malcapitato autore dell'articolo che ho preso di mira è un tale Josh Barro, giovane laureato in psicologia ad Harvard, che probabilmente non ha mai lavorato, perché non si può chiamare lavoro essere editorialista di alto livello per Business Insider e scrivere la prima cosa che ci passa per la mente, senza nemmeno averci riflettuto, per riempire una pagina, tanto che anche la testata sulla quale l'articolo è publicato si sente in dovere di prendere le debite distanze dalle opinioni espresse:

This column does not necessarily reflect the opinion of Business Insider

Quindi, prima considerazione: chi vuole sostenere la tesi che non si deve dare denaro senza lavoro, deve aver lavorato, e con ciò si intenda lavoro produttivo, nel senso della lunga tradizione che Adam Smith arriva sino al filosofo francese Alain: Un poliziotto non si guadagna la vita...

Seconda considerazione: consiglierei a Josh Barro, visto che è laureato in psicologia, di studiare e approfondire le motivazioni psicologiche che inducono le persone a ritenere corrette affermazioni come nessun pasto è gratis, chi non lavora non mangia etc. quando è palese che valgono solo per alcuni e non per altri.

Terza considerazione: si può dimostrare sperimentalmente che le capacità lavorative migliorano quando le condizioni fisiche e psicologiche dei lavoratori migliorano. È del tutto evidente che UBI migliora le condizioni di vita degli strati sociali più poveri e quindi più inadatti al lavoro.

Quarta considerazione: non c'è relazione tra UBI e disoccupazione tecnologica. UBI può alleviare le conseguenze della disoccupazione, ma non è causa di disoccupazione.

Quinta e ultima considerazione. Auspico un mondo nel quale ciascuno possa provare a realizzare le proprie opinioni indipendentemente da chi la pensa diversamente. Insomma vorrei un mondo dove io e Josh Barro potessimo vivere separati; senza essere costretti a cercare di convincerci con le parole l'un l'altro. Dovrebbero essere i nostri gusti personali o, se si preferisce, i fatti a determinare la scelta del nostro stile di vita, non le parole degli altri.


Perché libertari e conservatori dovrebbero smettere di opporsi al Welfare State. Interessante.

I profughi del piano Hartz

Un articolo di Steven Hill su the Globalist ci restituisce un'immagine della Germania diversa da quella che ci propongono i media italiani. Il piano Hartz ha solo ritardato la percezione degli effetti della digitalizzazione e della conseguente precarizzazione del lavoro, nascondendone la portata. E, se la Germania sta così, allora...

Silicon Valley likes to call these workers the “CEOs of their own freelancing business,” but that’s just techno happy talk. In reality, many of them spend more time (unpaid) constantly looking for work than actually finding it. [..] This reality raises a fundamental question that has long plagued Germany, going back to the Hartz reforms of the Schröder years. Those reforms, which were enacted when Germany was suffering from unemployment rates as high as 11% — the highest since the Nazis were in power – greatly expanded the number of “Ich-AG” solo self-employed mini-businesses. [..] Many of these solo self-employed workers are the so-called “Hartz refugees,” that now nobody knows what to do with.

Chicca

No comment.

Una seconda proposta pericolosa è quella di porre a carico dello Stato il riscatto a fini pensionistici degli anni di studio universitario, un’idea nata tra i giovani del Pd e poi raccolta dal sottosegretario pd all’Economia, Pier Paolo Baretta. Sarebbe un tipico regalo preelettorale. Non solo, ma un regalo ai ricchi perche sono i figli delle famiglie relativamente più ricche quelli che si laureano, soprattutto nelle generazioni oggi prossime alla pensione.

PS. Normalmente non condivido le opinioni di Alesina e Giavazzi.

Genova per noi

Avevamo già un sindaco leghista e non ce ne eravamo accorti!

Che cosa ne penso? Che quello che dice il sindaco Bucci non mi dispiace affatto. Beppe Pericu, per dieci anni sindaco di Genova, avvocato amministrativista e oggi ascoltatissimo consigliere di amministrazione di Carige

E anche più liberista di Bucci.

C'è una valutazione sulle imprese pubbliche che non vi trova d'accordo. Le imprese pubbliche non escludono l'efficienza. Questa viene a mancare quando non ci sono le verifiche di mercato. Ci possono quindi essere aziende pubbliche sane, se accettano il confronto

E poi c'è chi si stupisce perché il Pd ha perso le elezioni a Genova.

Il cono di Portman e il corno di De Magistris

Mi ma tastu pe vedde se ghe sun, mi tocco per vedere se ci sono ovvero sono allibito. L'idea di costruire un edificio a forma di corno nel golfo di Napoli è stupefacente. È proprio vero, le idee stupide non muoiono mai. Chi si ricorda del Cono di Portman? (simboli fallici, che indicano la castrazione. la c.d. sinistra non ha nient'altro a cui pensare?)


Vorrei leggere il numero di Studi Perugini dedicato a Robert Nozick (1996-2). Posto che nessuna biblioteca genovese lo possiede se l'Italia fosse la Francia ciò sarebbe, con ogni probabilità, comunque possibile semplicemente consultando i seguenti siti web: Cairn - OpenEdition - Persée, etc.

Mi chiedo senza azzardare risposte: Che cosa ha l'Italia meno della Francia? [Cfr. Maria Chiara Pievatolo, Ciò che non siamo: una conversazione sulle riviste scientifiche, Bollettino telematico di filosofia politica, 1 giugno 2017 URL]


Osservazione acuta (non mia). Contro l'ipotesi di un'origine genetica della schizofrenia sta la considerazione della poca fertilità degli schizofrenici di fronte alla persistenza statistica della sindrome. Se la schizofrenia fosse una malattia trasmessa geneticamente la sua frequenza dovrebbe ridursi con il tempo e questo non accade.

C'è però la possibilità, teorica, che si verifichi spontaneamente e con una frequenza statistica costante una modificazione schizogena del DNA. Questo però indicherebbe l'esistenza di una particolare debolezza strutturale nel DNA. Ma è solo un'ipotesi.


Reinventare la democrazia. Il nodo gordiano della democrazia rappresentativa può essere sciolto solo andando oltre il principio maggioritario. Il potere concesso alla maggioranza, che sempre più si rivela non essere la maggioranza, non è più giustificabile politicamente.


Ragion di Stato e verità scientifica

Proverò ad accostare tre notizie, recenti, nelle quali si ripropone l'antica dicotomia tra fede e scienza, verità politica e verità scientifica, tra popolo ingannato e popolo in armi. La ragion di Stato richiede un'attenta valutazione dei fatti.

La prima notizia riguarda la questione dei derivati sottoscritti, all'epoca della finanza publica creativa, dallo Stato italiano e dalle amministrazioni locali per ripianare i bilanci dissestati e ritorna periodicamente, ma è sempre senza risposta. In questo caso l'opacità è un segno di vulnerabilità del sistema. Se i derivati sono un segreto di Stato si può dire che siamo messi veramente male.

Conoscere i contratti, vedere le condizioni a cui sono stati stipulati, come sono stati gestiti nel tempo e analizzarli attraverso gli «scenari di probabilità» (cioè con gli stessi strumenti che usano le banche), ci farebbe capire se lo Stato ha fatto bene a farli, ha ricevuto i giusti compensi per i rischi che si è assunto, e magari anche a fare luce su come mai dirigenti del Mef, come Grilli e Siniscalco, sono finiti proprio a lavorare per quelle banche straniere che avevano stipulato questi contratti con lo Stato italiano. [..] Bisognerebbe vederli, ma il ministro Padoan taglia la testa al toro: «Mettere in chiaro i contratti equivale a danneggiare il Paese, ad esporlo al rischio di speculazioni degli operatori di mercato».

La seconda riguarda il controverso contratto per la fornitura di 90 aerei Lockheed Martin F-35. Per rendere l'idea in questo caso partirò da una citazione di Peter Gomez che mette in rilievo la differenza, spesso sottovalutata, tra malafede e incompetenza.

Arrivati a questo punto ci si può solo augurare che la Lockheed abbia pagato una maxi-tangente. Meglio infatti scoprire di essere stati governati da una banda di ladri, piuttosto che avere la certezza di aver lasciato in mano l’amministrazione della Cosa pubblica a dei cretini incompetenti.

La terza riguarda la condanna da parte di un tribunale greco (due anni con la condizionale) di Andreas Georgiou, condanna puramente formale poiché Georgiou risiede negli Stati Uniti, per aver diffuso senza le dovute cautele, mentre si trovava a capo dell'ente ellenico di statistica (Elstat) i dati reali del bilancio publico, rendendo immediatamente evidente la condizione di insolvenza dello Stato greco. In questo caso tutti i media mettono in rilievo la necessità che la verità scientifica prevalga sulla verità politica.

«Sono stato condannato — ha reagito l’economista — per avere seguito, in quanto capo statistico, il principio di indipendenza professionale come richiesto dalla Ue e dalla legge greca. In Europa non mettiamo al voto i risultati statistici». [..] Anche la American Statistical Association è intervenuta a sostegno della correttezza del lavoro di Georgiou e ha sottolineato di avere inviato una lettera al primo ministro ellenico Alexis Tsipras nella quale sosteneva che «in nessun caso» sono giustificate sanzioni criminali «per avere sviluppato e presentato dati statistici indipendenti e obiettivi». Senza indipendenza, le statistiche sono zombie. E massaggiare politicamente i dati pubblici porta al disastro: ad Atene dovrebbero saperlo.

Su queste tre notizie sono possibili considerazioni di segno opposto. Ha ragione il ministro Padoan che teme l'effetto della verità sui mercati (che sanno già tutto) o Danilo Taino che vuole la trasparenza? Deve prevalere la verità ad ogni costo o deve prevalere la prudenza qualora divulgare notizie riguardanti i conti publici comportasse dei rischi per lo Stato? E se il rischio fosse solo quello di evidenziare la malagestione, l'incompetenza o la malafede e la corruzione di chi ha governato la cosa publica? E allora, saremmo più sollevati sapendo che siamo governati da corrotti anziché da incompetenti come vuole Peter Gomez?

PS. Una quarta, inquietante, notizia, che mi era sfuggita, può essere accostata alle precedenti. È possibile che la ragion di Stato abbia ostacolato, se non impedito, l'accertamento della verità sul sequestro e sull'uccisione dell'onorevole Aldo Moro come l'articolo citato lascia supporre?

«All’interno del covo di via Fracchia c’era il memoriale di Aldo Moro. La cosa mi fu riferita dal pool di magistrati torinesi tra i quali ricordo bene Caselli e Maddalena». Non ci gira intorno Luigi Carli, ex procuratore capo di Chiavari [..] Giancarlo Caselli, ex procuratore capo di Torino, respinge questa circostanza: «Non mi risulta assolutamente niente di quello che mi viene attribuito. È fuori logica che la magistratura torinese possa aver deciso l’irruzione a Genova. E ricordo che la collaborazione con Patrizio Peci ebbe inizio diversi giorni dopo il blitz»

Si è portati ordinariamente a ritenere che esista un dovere morale nei riguardi della verità. Ma adempiere a questo dovere significa non solo rispettare la verità attraverso l'opinione vera, ma anche il diritto che i fatti siano rispettati e questo è molto più difficile che accada perché non viene ordinariamente considerato un dovere.

Sapere che h è vera non significa solo avere un'opinione vera nei rispetti di h, ma avere anche un certo diritto o dovere nei riguardi di h.


C'è chi ripropone la tassa Henry George. Forse solo una provocazione, comunque significativa.


L'e-book è morto. Viva l'e-book

Intendiamoci bene, crisi dell'e-book non significa affatto resurrezione del libro cartaceo. L'avvento dello schermo ha cambiato il modo di leggere per sempre e quindi anche il modo di scrivere. La tecnica di scrittura che funziona per il libro stampato non è la stessa che funziona per la lettura sullo schermo. Pensare di trasferire senza perdite da un medium all'altro le diverse forme di scrittura, come si prefiggeva di fare l'e-book, è un'illusione. Non dico che Amazon per questo fallirà, sebbene sia evidente che Jeff Bezos dopo aver fatto fortuna con gli e-book si stia rapidamente riposizionando su altri mercati. L'e-book non riuscirà mai ad occupare tutto lo spazio che i libri un tempo occupavano nell'ambito culturale, anzi l'e-book in quanto tale rimarrà sempre una nicchia nella produzione culturale complessiva e la sua posizione sarà insidiata da nuovi e più efficaci strumenti di riproduzione del pensiero.

A dieci anni dall’arrivo degli e-book sul mercato, molti si chiedono se il formato abbia mantenuto le promesse fatte. Anche alla luce dei dati, che mostrano come nell’ultimo periodo il libro elettronico si sia costantemente confrontato con un consistente calo delle vendite. Il PA Publishing Yearbook registra, per il 2016, un -17%, a fronte di un aumento dell’8% dei ricavi provenienti dalle vendite del «libro fisico». Sul versante dei «formati innovativi», l’e-book appare peraltro totalmente surclassato dall’audiolibro, che – almeno nel mercato statunitense – continua incessantemente a crescere.

Quelli che magari adesso che l’e-book è in crisi urlano: «Evviva, io l’avevo detto!». E magari cominciano a esprimere gravi dubbi sull’audiolibro, senza pensare che è il più antico sistema di trasmissione della letteratura.


Galli della Loggia è persona intelligente, detto senza ironia, ma il commento alle elezioni presidenziali francesi che partendo dalla politica ostaggio della ricchezza privata conclude considerando unica alternativa alla democrazia ostaggio dei ricchi il sistema elettorale fondato sul collegio uninominale maggioritario mi sembra semplicistico, tanto più che storicamente il collegio uninominale esprime la piccola ricchezza.

Reddito universale incondizionato

The idea of guaranteeing a basic income for everybody has many obvious flaws but one overwhelming virtue. It enshrines the principle that every citizen is a valued member of society and has a right to share in its collective wealth.

L'articolo riferisce del viaggio pre-elettorale di Mark Zuckerberg in Alasca, dove esiste la forma più avanzata di reddito di cittadinanza, e termina con:

Quite right, Mark. Give it a go

Benvenuto Mark, ma il punto è la concretezza.

Quando discutiamo di UBI [..] Dobbiamo essere concreti. Abbiamo bisogno di ulteriori prove e di conoscenze pratiche su come funziona UBI. Una preoccupazione pratica che spesso non viene riconosciuta è che un modesto UBI - non un enorme denaro, ma un modesto "piano" - interagirà con altri programmi che rimarranno in atto. La gente spesso dice che il reddito di base è semplice. È vero, dare ad ogni cittadino un regolare reddito incondizionato in contanti è un'idea semplice, ma non è così semplice da implementare. Dovete pensare con molta attenzione a come il reddito di base interagirà con le prestazioni di disoccupazione [..] come si adatta a un UBI con l'assistenza per la disabilità, come influisce sul sistema fiscale o sui diritti pensionistici, ecc.? Nessuna di queste considerazioni è intesa come critica di UBI in quanto tale; È solo una critica di chi pensa che UBI sia semplice e che non presenta problemi pratici. Dobbiamo pensare a fondo sull'implementazione. [..] Nel contesto finlandese, ad esempio, per molti destinatari del reddito base sperimentale, un reddito parziale di € 560 sostituisce diversi programmi di assistenza sociale. Quindi, un gran numero di persone in termini monetari non migliora la propria condizione. Semplicemente ha il denaro in un modo diverso. Ma - e questo è fondamentale - ottiene quei soldi incondizionatamente.

Mi trovo d'accordo. Il problema non è l'idea, ma la sua implementazione. Molti fantasticano, altri dicono delle castronerie, altri sono in malafede. Il problema è questo, convincere chi ci sta a fare delle prove. Come sto dicendo in molti modi non tutti hanno le stesse idee, ma è necessario che ciascuno possa portare avanti le proprie senza che maggioranze e minoranze pongano veti.

Perché non finanziare il welfare state
con una tassa di successione del 100%?

The material prosperity of people consists of two main resources: income and wealth. [..] For high-income households, transfers are less relevant to their current net wealth position. However, they receive significantly higher amounts than low-income households. This can be explained as follows: High-income households are able to build high wealth levels from their regular incomes. Substantial inheritances and gifts point to low intergenerational mobility. It seems that parents of high-income households also shared high incomes and the ability to save.

Inheritances and gifts can be seen as a way of accumulating wealth without effort and here high transfers pose a particular threat to equal opportunities. This development needs to be watched carefully, particularly because taxes on gifts and inheritances has tended to decrease in the euro area and in countries like Austria were even abolished over the last couple of years. Therefore, it is important to discuss how inheritances and gifts can be tapped to co-finance the social welfare state in each country.

C'è un altro articolo sul Guardian (che devo recuperare) che pone lo stesso tema: l'imposta di successione confiscatoria. è un caso?

Eccolo recuperato:

Yes, the desire to pass on property to your descendants may be natural – but why should we be slaves to our biology? Social progress has frequently depended on our ability to transcend individualistic urges and work together for the common good.

A me sembra una proposta liberale. Invece per alcuni The Guardian è un giornale neo-marxista!

The Guardian is a neo-Marxist news media outlet based in the United Kingdom.

Beata ignoranza! Marx era contrario all'imposta di successione.

Basta dire che il suo programma [di Bakunin], proposto al congresso di Berna, contiene tali assurdità come l'«eguaglianza» delle «classi», l'abolizione del diritto di eredità come inizio della rivoluzione, ecc. sociale.

L'austerità

Se la Merkel ti tiene per le palle e vuole che ti metti a regime di pane e acqua di certo non la convincerai dicendole semplicemente che l'austerità è un'inutile idiozia e puoi dimagrire meglio mangiando filetto e insalata, devi prima liberare le palle.

Milton Friedman once argued: only a crisis — actual or perceived — produces real change. When that crisis occurs, the actions that are taken depend on the ideas that are lying around. [Capitalism and Freedom (1962) prefazione] The next three chapters explain why the idea of austerity has been 'lying around" in various forms for the past four centuries. Its repetition, refinement, and continual redeployment do not improve it over time. But that doesn't stop liberals from finding it endlessly attractive and polishing it anew every time there is a crisis.


5 luglio 2017. È morto all’ospedale di Cagliari Salvatore Meloni di 74 anni dopo due mesi di sciopero della fame in carcere. Leader del movimento "Meris in domu nostra" (Padroni in casa nostra) e del Paris, Partidu indipendentista sardu era stato più volte condannato per le sue opinioni e per il tentativo di liberare la Sardegna dagli italiani. Cito dal commento si cecco61 su ilgiornale.it, che condivido. Non si può che rendere onore a questi pazzi.

Eh sì, il problema è garantire la dignità a Riina ma non a questo Signore che, seppur un po' matto (secondo me) e malgrado avesse violato il codice penale, non aveva mai fatto male a una mosca.


Appunto due notizie e istituisco un collegamento.

Quel che ha scoperto la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla digitalizzazione (e gli sprechi) dell'Amministrazione pubblica analizzando i 401.839 cellulari a carico dello Stato è un quadro assai poco edificante [..] La Commissione si è fatta mandare da Telecom Italia il prospetto con il traffico - telefonate, sms e dati Internet - di tutte le sim dei cellulari consegnati ai dipendenti pubblici. [..] Sono quindi andati a vedere quanto è stato speso, dal 2012 al 2017, per chiamate a numeri speciali con addebito (i call center), per servizi di intrattenimento via sms e mms, per i servizi interattivi sulla Rete. Risultato: 7,7 milioni di euro sprecati. Una media di quasi due milioni all'anno, con picchi tra il 2013 e il 2015. Non sono cifre che sconvolgono il bilancio di un Paese, ma dicono molto dei suoi costumi.

Siamo in attesa di capire perché chi aveva l'obbligo di controllare non lo ha fatto. Il pesce, si dice, puzzi dalla testa.

Successivamente ha ricevuto una lettera in cui il club spiegava: «Il tuo atto può essere considerato un furto perché non hai chiesto il permesso, ed è una violazione del tuo contratto». Il 6 luglio è stata di nuovo convocata per una sorta di riunione disciplinare, ed è stata licenziata definitivamente. «Il Club — si legge nella lettera — ritiene non vi siano alternative, a causa del tuo comportamento scorretto». Per la cronaca, lo stipendio di Silvia era di circa 9 euro all’ora, in un Club che chiede circa 1400 euro per l’iscrizione annuale. La 43enne è stata licenziata e non ha percepito la paga per il mese in cui è avvenuto il fatto. Un’ulteriore commissione disciplinare è prevista nelle prossime settimane e sarà condotta da una figura indipendente. Nessuno al Club ha commentato quanto accaduto.

Saremmo curiosi di conoscere il nome del club.

La lenta agonia della grande distribuzione

Dopo le edicole, dopo le banche adesso sono i supermercati, la grande distribuzione, ad accusare la crisi a causa dell'evoluzione tecnologica.


Un'istituzione come la magistratura che non produce opinioni, ma verità processuali, non può contraddisrsi senza perdere credibilità e autorevolezza. L'iter che produce verità processuali non può essere fatto di giudizi contraddittori, fondati solo sulla capziosità e l'ambiguità del linguaggio. A cosa mi riferisco? Consip? Contrada? Piazza Fontana? Fate voi.


Siamo schiavi di una montagna di carta. La rivoluzione francese inizia con la distruzione delle carte sulle quali sono scritti i privilegi nobiliari.

[seduta del 20 marzo 1790] L'ardeur révolutionnaire ne diminuait ni à Paris, ni dans les provinces. En Bretagne, on continuait à brùler des chartriers seigneuriaux, à insulter les chàteaux. Dans le Limousin, dans la Haute-Guyenne, les paysans imitèrent la des provinces voisines; ils se mirent à effacer à leur manière les traces des servitudes féodales; l'acte décisif de la libération, à leurs yeux, était, comme partout ailleurs, la destruction des chartes où étaient écrits les droits de leurs seigneurs. Cela ne pouvait avoir lieti sans qu'il y eùt résistance en plus d'un lieu, et, par suite, sans qu'il s'ensuivit quelques violences. La bourgeoisie de plusieurs Villes vit dans ces mouvements des campagnes un désordre qu'elle crul devoir réprimer.


Se la riforma luterana è una risposta all'eccessivo costo della pratica religiosa allora le rivoluzioni e l'implosione naturale dei regimi sono una risposta all'eccessivo costo della governance,


La stupidità è distinta dalla malvagità, ma non è meno grave.


Il senso di Roberto Maroni per il golf e l'imprenditore suicida

Voglio provare a collegare fra loro alcuni fatti di cronaca, mettendoli in serie come si fa con le lampadine, per vedere se ci illuminano.

I fatti dei quali parlerò non sono il risultato di una scelta consapevole, ma si sono presentati casualmente questa mattina durante la lettura dei quotidiani e la mia mente li ha associati, seguendo liberamente le sue trame.

È la mente 1 di Kahneman. L'inconscio che pensa.

Quello che farò qui riguarda invece la mente 2, quella che pensa il pensato della mente 1.

La mente 1 mi sta dicendo: guarda, c'è una relazione tra quello che accade nel publico e quello che accade nel privato. Corruzione e clientelismo nel publico sono la causa, se si vuole indiretta, ma pur sempre di un nesso causale si tratta, del fallimento nell'imprenditoria privata..

Il ragionamento della mente 1 non fa una piega, è lo stesso che ho sentito da Massimiliano Fedriga qualche giorno fa: Abbassiamo le tasse per aiutare i piccoli imprenditori e dare più lavoro ai giovani.

Abbassiamo le tasse? Ci sono due modi per abbassare le tasse. Ridurre le spese publiche, ovvero non spendere 500 mila euri per un torneo di golf privato, o indebitare le generazioni future. Forse Massimiliano Fedriga dovrebbe parlare di più con Roberto Maroni.

Ω

C'è un distacco di dieci, quindici anni (tenendo conto che Clistene portò avanti la sua riforma dal 508 al 501 a.C) dalle due esperienze, ateniese e romana, le quali condussero la plebe [..] al conseguimento della parità politica. Ad Atene [..] la rivoluzione avvenne con una riforma politicamente intrapresa da un aristocratico! A Roma con la secessione in armi della plebe; guidata da un plebeo. Il 494 a.C. Caio Sicinio Belluto condusse la plebe in armi sul Monte Sacro (o forse sull'Aventino, come vorrebbe un passo delle Storie di Livio: II. 32,3). Laconica la illustrazione che della secessione ha offerto Montesquieu: si fecero delle promesse, si venne meno a tali promesse: il popolo si ritirò sul Monte Sacro. [..] Iniziò dunque con la secessione, venticinque secoli or sono il cammino del potere negativo della sovranità popolare. Un potere complesso: diretto, esercitato cioè direttamente dal popolo (secessione, ostracismo, resistenza, etc, fino a giungere nella realtà attuale a forme quali lo sciopero generale); indiretto, vale a dire, esercitato dal popolo in via mediata (esemplificativamente: tramite il tribuno della plebe a Roma, od i cinque efori a Sparta).

La politica che ci piace

La politica che ci piace è quella che dà risposte concrete ai problemi concreti.

Signor Presidente

La notizia è questa: Palazzo Chigi ha deciso di impugnare la sentenza che ha stabilito la responsabilità dei magistrati nel caso dell'omicidio di Marianna Manduca e che, secondo la legge, attribuisce alla Presidenza del consiglio l'onere del risarcimento civile in quanto organo esecutivo dello Stato che agisce nel nome del popolo.

Come cittadino penso che l'impugnazione della sentenza con richiesta di sospensiva del pagamento del risarcimento da parte di Palazzo Chigi sia un fatto grave, oltre che una mancanza di sensibilità civile e politica da parte del Presidente del consiglio, che in prima persona ne porta la responsabilità, anche se, immagino, la decisione sarà stata presa da altri.

Due ordini di considerazioni. La prima riguarda la presumibile motivazione che ha portato all'impugnazione. La Presidenza del consiglio, in quanto organo del popolo, deve tutelare il denaro dei cittadini e quindi opporsi, anche pregiudizialmente, ad ogni richiesta di risarcimento, anche in previsione delle conseguenze che l'accoglimento di tale sentenza potrebbe avere sulla prassi giudiziaria.

Naturamente noi che pensiamo male, come insegna il compianto onorevole Giulio Andreotti, supponiamo che in questa decisione ci sia stata anche una valutazione dell'interesse personale dei componenti dell'Avvocatura dello Stato, se non in quanto organo dello Stato, almeno come singoli individui. Dubito che il costo dell'impugnazione sia inferiore al risarcimento dovuto. Si faccia un calcolo del costo della causa e si valuti in un rapporto costi benefici se il denaro speso in nome del popolo sia meglio speso per pagare dei funzionari publici o per risarcire una vittima. Se poi la causa venisse persa, come appare probabile, la decisione avrebbe come conseguenza un raddoppio della spesa. Non mi pare questo il comportamento del buon padre di famiglia. E qui mi fermo.

Il secondo ordine di considerazioni riguarda invece l'esigenza che lo Stato e quindi i cittadini prendano coscienza della necessità di un risarcimento delle vittime di tutti quegli atti che lo Stato, ovvero i suoi rappresentanti, non dico ha contribuito a provocare, come in questo caso, ma anche solo non sia riuscito ad evitare nell'espletamento dei suoi obblighi di prevenzione del crimine. Il discorso è ampio e complesso e non è possibile svolgerlo qui, ma credo entrerà nell'agenda politica dei prossimi anni.

C'è poi la considerazione politica. Nel momento in cui il Parlamento rinvia il voto sulla riduzione dei vitalizi e il costo della politica - ad esempio finanziare con 500 mila euro gli Open di golf a Monza - è sempre più ingiustificato forse sarebbe stato opportuno che il Governo avesse dato un segnale diverso.


Mi sembra corretto dare atto della sensibilità personale del Presidente del consiglio: La Presidenza del Consiglio ha chiesto all'Avvocatura generale dello Stato di valutare ogni possibile soluzione, compresa la ricerca di una definizione consensuale della vicenda giudiziaria di Marianna Manduca, la donna uccisa dal marito nel 2007 a Palagonia, fino ad arrivare anche alla ipotesi della desistenza da qualsiasi azione giudiziaria, nel rispetto della legge e tenendo conto dell'interesse dei familiari della donna.

Rimane la necessità di pensare linee guida coerenti e uniformi in materia di risarcimenti. L'errore, anche doloso, è sempre possibile e il risarcimento di chi ha patito un danno da parte dei rappresentati del popolo deve essere un diritto che il popolo riconosce immediatamente. Nello stesso tempo ci deve essere una razionalità nella quantificazione e nelle modalità di erogazione del risarcimento.

Internet non è un pericolo per la democrazia

Nell'articolo di Salvatore Bragantini comparso sul Corriere della Sera di oggi si cerca di far passare un'idea sbagliata, che peraltro ritorna spesso nelle parole dei portatori di rendite messe in discussione dal progresso tecnologico, ovvero che internet sia un pericolo per la democrazia e la carta stampata e i giornalisti, con il loro ordine professionale, ne siano, invece, i paladini. Le cose, a mio modesto avviso, stanno diversamente. E questo lo posso esprimere liberamente proprio perché esiste internet e non esiste più il monopolio della carta stampata sulle informazioni.

Quanto ad Apple, rea di star distruggendo interi settori industriali, con un iPhone che è insieme telefono, orologio, macchina fotografica, videocamera, agenzia di viaggi, giornale appunto e via con tutti i prodotti spiazzati, o distrutti, dalle «App» non è un pericolo per la democrazia, almeno finché le leggi sul monopolio verranno fatte rispettare.

Molto più pericolosi per la democrazia, almeno in Italia, sono stati il monopolio della Rai sulla televisione e le lotte per il controllo del Corriere della Sera, e quindi dell'informazione stampata, nel secolo scorso.


Di questi parlamentari non sappiamo che farcene

I parlamentari non possono in nessun modo essere uguali agli altri cittadini, perché rivestono una funzione che non può essere paragonata a nessun'altra funzione [..] Questa storia che siamo uguali tutti non è vera, perché le funzioni cambiano, poi son temporanee, uno viene eletto, e sapete perché c'era il vitalizio? Per garantire la libertà del deputato... ma non solo l'indipendenza, l'autonomia, dai poteri forti... dal lavoro, dal ricatto di non avere un lavoro.

Caro Adornato, i rappresentanti del popolo saranno anche diversi dal popolo che li ha eletti, ma di questi parlamentari in versione pre 1789, francamente, non sappiamo che farcene.


UBI - L'esperimento finlandese non funziona

La dimensione dell'esperimento è troppo piccola per dare risultati statistici attendibili. Inoltre il governo conservatore non sembra particolarmente interessato al buon esito dell'esperimento, poiché considera UBI come uno strumento per convincere i disoccupati ad accettare lavori precari e mal pagati. L'articolo cita anche uno studio dell'OECD nel quale si afferma che UBI non è uno strumento sufficiente per contrastare la povertà.

Kela, the national social-insurance institute, randomly selected 2,000 Finns between 25 and 58 years of age who were already getting some form of unemployment benefits. The subsidies were offered to people who had been unemployed for about one year or more, or who had less than six months of work experience. Participants in the trial would receive €560 (about $645) a month from January 2017 to December 2018, whether or not they came to earn any additional income.

The trial size was cut to one-fifth of what had originally been proposed, and is now too small to be scientifically viable. Instead of giving free money to everyone, the experiment is handing out, in effect, a form of unconditional unemployment benefits. In other words, there is nothing universal about this version of universal basic income. [..]

[..] A second, expanded experiment was supposed to start in early 2018, but there are signs — like silence — that the government may renege on that plan. The universal basic income program in Finland is being whittled down before it even properly begins.

So what can we learn from all of this so far? How not to conduct a trial of this kind. Universal basic income can only succeed if the effort is sustained and widespread — and not available only to the unemployed. The program should not be intended to force people into low-paying jobs.


Migranti e offerta di lavoro

Nel rapporto Can Demographics Reverse Three Multi-Decade Trends? (2015) curato dal professor Charles Goodhart per Morgan Stanley si sostiene che nel corso dei prossimi tre decenni la riduzione della fertilità produrrà una riduzione dell'offerta di lavoro globale. Ciò avrà come conseguenza un aumento dell'inflazione e una diminuzione della disuguaglianza.

La tesi del rapporto confuterebbe il concetto, sostenuto da Piketty ne Il capitale del XXI secolo, cioè che la quota di profitto attribuita al capitale continuerà ad essere superiore alla quota attribuita alla manodopera.

Negli ultimi 30 anni la demografia ha ridotto il costo del lavoro, e conseguentemente ha favorito il capitale, ma dice Goodhart, nei prossimi 30 anni questa tendenza si invertirà, nonostante l'aumento dei flussi migratori dai paesi meno sviluppati verso i paesi più sviluppati.

La tesi di Goodhart è interessante perché contraddice l'opinione comune che nei prossimi decenni la domanda di lavoro si ridurrà per effetto dell'innovazione tecnologica. Interessante anche che sia Morgan Stanley e non pinco pallino a divulgare l'idea che la disuguaglianza diminuirà.


La Corte di Cassazione ha stabilito che vivere non è reato

L'ANSA riporta la notizia, ripresa da tutti i mezzi di informazione, che la Corte di Cassazione ha stabilito che non è reato vivere in strada se non si possiede una casa.

Non è reato e non può essere condannato chi vive per strada, "su di un marciapiede con i cani in una baracca precaria di cartoni e pedane in legno". Anche se vige un'ordinanza del sindaco in tal senso. Così la Cassazione ha assolto un uomo, condannato a pagare mille euro a Palermo. Il fatto era successo nel capoluogo siciliano nel dicembre 2010. L'uomo, un quarantenne italiano, era stato condannato dal tribunale di Palermo a pagare mille euro per inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, reato previsto all'articolo 650 del codice penale, visto che non aveva rispettato l'ordinanza del sindaco di divieto di bivaccare e predisporre accampamenti di fortuna per non alterare il decoro urbano ed essere d'intralcio alla pubblica viabilità.

La notizia è oltremodo interessante. Interessante è il fatto che si sia dovuti arrivare in Cassazione per stabilire un principio che ha il suo fondamento nella, si diceva un tempo, legge di natura. Interessante anche la notizia in sé. Chi era sindaco di Palermo nel 2010? La domanda sorge spontanea, e allora andiamo a leggere la risposta su Wikipedia.

Dal 2001 al 2012 è sindaco tal Diego Cammarata, avvocato cassazionista (ohibò!), iscritto a Forza Italia dal 1994, eletto deputato nel 2001 nella lista della Casa delle Libertà (ohibò!) e nello stesso anno eletto sindaco di Palermo. L'articolo di Wikipedia si conclude così:

Nell'aprile 2013 viene condannato in primo grado a 3 anni di reclusione dai giudici del Tribunale di Palermo, in merito alle accuse di abuso d'ufficio e falso, per avere utilizzato un dipendente di una società comunale come proprio skipper personale [17].

Qui si ferma Wikipedia, ma la vita continua...

La condanna a due anni per Diego Cammarata diventa definitiva. La Cassazione ha confermato la sentenza d'appello per la vicenda dello skipper. L'ex sindaco beneficia della sospensione condizionale della pena. Un anno e tre mesi per Franco Alioto, l'ex dipendente della Gesip che si occupava dell'imbarcazione. Regge, dunque, fino all'ultimo grado di giudizio l'accusa di truffa, mentre in secondo grado era già caduta l'ipotesi di abuso d'ufficio che aveva reso meno pesante la condanna, da tre a due anni.

Non è finita...

Di tornare a fare il suo mestiere non ne ha evidentemente voglia. Sarà per questo che Diego Cammarata, fino al gennaio del 2012 sindaco pidiellino di Palermo, sta cercando in qualche modo di sottrarsi alla monotonia della sua professione originaria: dopo dieci passati con la fascia di primo cittadino in spalla, tornare a fare il docente di diritto in una scuola superiore non deve essere proprio il massimo. L’ex sindaco meno amato d’Italia – come fu definito dati alla mano dalla speciale classifica del Sole 24 Ore – ha quindi preso carta e penna per chiedere di essere trasferito come dipendente pubblico a un altro ufficio: l’Agenzia per i Beni confiscati alle associazioni criminali.

Notizie come questa dovrebbero far meditare. La secessione dai troppo furbi è necessaria, direi di più: inevitabile.


Il sistema pensionistico pseudo-contributivo a ripartizione introdotto con le riforme Dini-Amato e perfezionato dalla riforma Fornero è una porcata concettuale - una cagata pazzesca! direbbe Fantozzi - inferiore solo alla legge (1969) che queste riforme si proponevano di superare. Le riforme hanno cambiato la legge, ma non hanno cambiato le qualità intellettuali del Legislatore.


Cosa accade in Campidoglio?

Bruno Rota, direttore generale di ATAC dal 28 aprile, e quindi evidentemente nominato dalla attuale giunta capitolina a guida 5Stelle, attraverso il Fatto quotidiano e il Corriere della sera ha reso publica, in modo poco ortodosso per un dirigente publico, la situazione disastrata dell'azienda.

La prima reazione è di Enrico Stefàno, consigliere comunale M5s e presidente della commissione Mobilità: «Apprendiamo dai giornali che il dg di Atac denuncia una situazione disastrata. Gli abbiamo dato carta bianca per risanare l’azienda. Magari in questi primi tre mesi poteva cominciare a dare dei segnali, ad esempio rimuovendo i dirigenti responsabili di questo disastro o quelli inutili, come lo abbiamo invitato a fare più volte». Pronta la reazione di Rota, che commenta su Facebook: «So del vivo interesse del consigliere Stefàno alle soluzioni di una società che si occupa di bigliettazione e che mi ha invitato ad incontrare più volte. Più che di dirigenti da cacciare, lui, e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti. Suggerisco a Stefàno, nel suo interesse di lasciarmi in pace e di rispettare chi ha lavorato. Onestamente. Sempre i soliti».

Naturalmente Rota si è dimesso. Speriamo che Stefàno quereli. Sono grane per Beppe Grillo. Forse a Roma si infrange definitivamente il sogno grillino di cambiare la politica italiana, ma il Movimento 5 Stelle ci dovrebbe comunque spiegare l'accaduto, evitando una lettura paranoica degli avvenimenti.


La politica ha stancato

Se la politica ai livelli alti diventa protagonismo mediatico, si può convenire che ha stancato e non se ne sente il bisogno.


Pensioni d'oro dei sindacalisti

Il governo salva la pensione dei sindacalisti lasciando la patata bollente nelle mani di Tito Boeri e dell’Inps. Dopo quattro mesi di attesa negli uffici legislativi del ministero del Lavoro, la circolare dell’Istituto di previdenza che avrebbe dovuto cancellare il privilegio pensionistico dei sindacalisti è tornata al mittente. Abbastanza per arricchire di una nuova puntata il lunghissimo braccio di ferro tra il dicastero guidato da Giuliano Poletti e l’Inps. Solo una citazione come promemoria e una considerazione. E mai possibile che le leggi siano scritte in modo che possano essere interpretate così arbitramente? Il problema vero non è che i sindacalisti abbiano trovato il modo di fottere l'INPS e Pantalone, ma che il Legislatore lo abbia permesso. Il problema lo ripeterò fino alla nausea è il Legislatore.

Ma partiamo dall’inizio. Cioè da una sentenza della magistratura contabile (la 491/2016) che mesi fa dà torto a un maestro elementare, sindacalista e segretario della Gilda (scuola), che aveva fatto ricorso contro la liquidazione della sua pensione «dolendosi della parziale valorizzazione della contribuzione “aggiuntiva”» versata in suo favore quale «dirigente sindacale nazionale». Stringi stringi, per semplificare il più possibile il senso d’una materia complessa, la questione è questa: la contribuzione aggiuntiva dovuta al ruolo sindacale va messa nella cosiddetta «quota A», come se si trattasse di una occupazione «fissa e continuativa»? O piuttosto nella «quota B», dove confluiscono i contributi di tutti i lavoratori pubblici e privati che esercitano un ruolo temporaneo e provvisorio, come quello appunto di un delegato sindacale che può essere democraticamente spostato o rimosso in ogni momento? Risponde la Corte dei conti: quei contributi vanno nella quota B. Tanto più che il rapporto di lavoro «fisso e continuativo» è smentito anche dall’incremento «assai cospicuo» portato all’incasso da quel sindacalista «passando nell’arco di 14 mesi dall’iniziale compenso mensile di euro 2.000 (settembre-dicembre 2009)» a ben 8.000 «a ridosso del collocamento in quiescenza, senza che in tale breve arco di tempo risultino essersi verificate variazioni negli incarichi». Di fatto è un’accusa: la quadruplicazione dello stipendio alla vigilia della pensione, per la quale vale in questi casi l’ultima busta paga, fa pensare a una manovra per mettere a carico dell’Inps, cioè dello Stato, cioè dei cittadini, una pensione gonfiata. Conclusione dei giudici: ricorso respinto e spese processuali a carico dell’ex segretario della Gilda.

A proposito. Qual'è il senso della norma che prevede contributi di serie A e di serie B??


Eligio si recava tutte le mattine sulla spiaggia...

Dopo la sua morte, sant'Audoeno redasse la sua biografia; ispirandosi a questa Jacopo da Varagine scrisse la vita De sancto Eligio episcopo che inserì nella Legenda Aurea.




En effet, les études récentes tendent à révéler les liens, voire la continuité des structures politiques et sociales entre l’époque dite « carolingienne » et l’« ordre seigneurial ». Le don, principale forme d’échange entre les familles aristocratiques et les institutions ecclésiastiques, comme l’ont montré les travaux de Barbara Rosenwein et Michel Lauwers, joue un rôle structurant. *




Solo i grillini non hanno capito cos'è il reddito di cittadinanza

Sul blog di Nicoletta Forcheri trovo questo interessante passaggio:

Alessandro Di Battista: Ci sono migliaia di imprenditori che se riuscissero ad accedere al credito (il credito è un diritto) riavvierebbero le loro attività e assumerebbero ad occhi chiusi. Magari assumerebbero proprio quei giovani che prendono il reddito di cittadinanza e che sarebbero, giustamente, obbligati ad accettare la proposta di lavoro (altrimenti perderebbero il sussidio).

Nicoletta Forcheri: il reddito di cittadinanza va modificato in modo da non limitarlo per età o ricerca di lavoro ma essere un vero e proprio sussidio contro la povertà altrimenti succede che gli ultra cinquantenni ne sono esclusi ad esempio, o altre situazioni: questo sussidio è previsto in tutti gli Stati europei tranne Italia e Grecia. Un’altra misura imprescindibile è quella dell’esenzione fiscale fino al minimo vitale per vivere circa 12000 euro lordi l’anno, come fanno tutti gli Stati membri compresa la Polonia. Pagare tasse su un imponibile di 5500 euro lordi è ANTICOSTITUZIONALE.


Locke o non Locke...

Riprendo da Vincenzo Ruggiero The Crimes of the Economy: A Criminological Analysis of Economic Thought, Routledge, 2013, p. 16-17 (p. 27 versione italiana I crimini dell'economia, Feltrinelli, 2013) una citazione dall'introduzione di William Carpenter agli Essay Concerning Human Understanding di Locke. La versione 1943 (archive.org) dell'introduzione di Carpenter è parzialmente diversa vedi p. XVII

"L'obiettivo del suo Essay Concerning Human Understanding è quello di distruggere la dottrina delle idee innate e di ridurre ogni conoscenza alla generalizzazione dell'esperienza. Il Second Treatise of Government sembra fare l'opposto. È costruito interamente sui concetti di stato di natura e legge della ragione, ed è difficile vedere come Locke possa giungere a questi due concetti tramite l'esperienza. Nel suo sistema di pensiero è la concezione di proprietà a essere un a priori" (ivi: XIV).


Economia criminale

Il libro di Ruggiero, I crimini dell'economia si propone di dare una lettura criminologica dell'economia versus della lettura economica del crimine fatta da Gary Becker. Chi commette reati può essere trattato da homo œconomicus allo stesso modo chi agisce in termini economici può essere trattato da homo criminalis. Il problema è che Becker economicizza dei comportamenti, quelli dei criminali, mentre Ruggiero criminalizza delle idee quelle degli economisti. Mi sembra che qualcosa non funzioni in questo tipo di ragionamento.

Indubbiamente il crimine nasce da un pensiero, emotivo o razionale poco importa in questa sede, ma supporre che ogni pensiero di tipo economico sia criminale, come sott'intende Ruggiero, perché presuppone che chi agisce in termini economici anteponga il proprio interesse a quello degli altri, mi sembra insostenibile.

Malthus era un egoista, nel pensiero espresso nei suoi libri certamente si, ma considerare il suo pensiero economico come la manifestazione di un intento criminale mi sembra eccessivo. Nondimeno esiste un crimine tipicamente legato all'economia, quello dei colletti bianchi, messo in atto senza sporcarsi le mani.


Superamento del concetto di cittadinanza

Entrambe le prospettive, infatti, partono dalla constatazione dell'arbitrio che contraddistingue un mondo in cui regna una «lotteria dei diritti in base alla nascita». Riprendo la formula dal recente volume, piuttosto dibattuto, di Ayelet Shachar, The Birthright Lottery 112, in cui si sostiene che la cittadinanza acquisita per diritto di nascita in una società opulenta può essere pensata come una forma di eredità: un entitlement di valore, trasmesso per legge, a un gruppo ristretto di destinatari in condizioni che perpetuano la possibilità di trasferire il 'bene' ai propri eredi 113. Ottenere privilegi sulla base di criteri così arbitrari quanto il luogo di nascita, sostiene Shachar, è oggetto di discredito in quasi tutti i campi della vita pubblica 114. Tuttavia la nascita, e non la scelta individuale consapevole, continua a dominare i criteri di attribuzione della cittadinanza nelle normative vigenti. Che si tratti del principio di ius sanguinis o quello di ius soli non cambia la natura arbitraria del criterio di attribuzione, giacché né i genitori, né il luogo di nascita vengono scelti dagli individui. Se all'atto della nascita viene attribuita una cittadinanza nazionale piuttosto che un'altra, non si potrà imputare all'individuo alcun comportamento che giustifichi questa attribuzione, di qui il carattere aleatorio dell'assegnazione dello status. La stragrande maggioranza della popolazione mondiale acquista la cittadinanza sulla base di una circostanza del tutto accidentale come la nascita 115. Tuttavia, questa circostanza non costituirebbe di per sé un grave peso sulla coscienza del mondo, se non fosse per il duplice problema, da un lato, delle frontiere chiuse, che per lo più condanna l'individuo a vivere all'interno dei confini del luogo dove è nato; e dall'altro lato, delle diseguaglianze fra i vari paesi, che rendono le prospettive di vita enormemente diseguali. Si può pensare a diversi modi di affrontare il problema che non comportino la soppressione o il superamento del concetto stesso di cittadinanza.


Post-verità e nuove forme di censura

Premesso che leggo sempre con piacere quanto scrive Carlo Augusto Viano, ad esempio quando tratteggia la figura di Socrate intento a riconsacrare il mondo:

La comparsa di attività specializzate fondate su competenze e capacità tecniche ha sempre creato difficoltà all'interno dei gruppi umani. Sappiamo assai bene ciò che avvenne nella società greca classica quando qualcuno pensò che il mondo celeste si potesse spiegare come si spiega quello terrestre e suggerì che gli astri fossero pietre e che pietre e fango fossero ciò di cui è fatto l’universo. Ne nacque un grande scandalo e sorsero personaggi, il cui tipo è il Socrate della leggenda filosofica, specializzati nella riconsacrazione del mondo. Socrate diceva di non sapere tutto ciò che sanno matematici, artigiani, architetti, artisti, storici ecc., e perciò ironicamente si vantava di possedere un non-sapere; la sua ironia era però rivolta non verso se stesso, ma verso gli altri, ai quali rimproverava di non accorgersi dell’ignoranza in cui le loro nozioni erano immerse, mentre lui, che non sapeva nulla, e lo ammetteva, possedeva una forma superiore di sapere. Un ragionamento bislacco, che però ha sempre esercitato una forte attrazione e che, in una veste o nell’altra, i filosofi hanno spesso riproposto.

Mi trovo un pò disorientato dalle parole di Viano quando l'argomento è la postverità, le grandi narrazioni o le birrerie bavaresi. Concordo però su questo:

Forse gli uomini di cultura, invece di sognare nuove forme di censura, potrebbero incominciare a smontare qualche impostura, prima di fingere di non vederla o di chiedere di proibirla.


Il fallimento della previdenza integrativa

Caustico commento di Beppe Scienza alla relazione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione per l'anno 2016. Merita una citazione.

Il fallimento della previdenza integrativa è dimostrato da un fatto che salta agli occhi dalla Relazione per l’Anno 2016 della Covip, organo di vigilanza per i fondi pensione [..] il numero irrisorio di quanti scelgono la rendita vitalizia anziché un capitale in un’unica soluzione, arrivati all’età della pensione. Per i fondi chiusi l’anno scorso sono stati in 149 rispetto a 21.100 iscritti, per i fondi aperti 277 rispetto a 7.000, per i piani individuali pensionistici (pip) 74 rispetto a circa 19.800, ovvero meno dello 0,5%. Nel complesso il 99% prende i soldi e scappa. Solo l’1% preferisce la tanto decantata e strombazzata pensione di scorta.

Libere scelte individuali, è l’obiezione più facile. Senza dubbio; e anche scelte sagge, perché optare per una rendita vitalizia di una compagnia d’assicurazione è molto pericoloso, in particolare nella prospettiva di vivere a lungo. [..] Ma perché allora uno sottoscrive un fondo pensione o un pip? Nel caso migliore per uno o più dei seguenti motivi. Primo, come forma di elusione fiscale. Secondo, per scommettere il proprio Tfr sui mercati finanziari. Terzo, per ricevere un po’ di soldi a danno dei propri compagni o colleghi di lavoro. Nel caso peggiore, perché è stato truffato.


Quand'è che una disgrazia è il prodotto della sfortuna?

Quand'è che una disgrazia è il prodotto della sfortuna? E quando è un'ingiustizia? La risposta sembra, intuitivamente, del tutto ovvia. Se a causare l'evento infausto sono le forze esterne della natura, esso è il prodotto della sfortuna e noi non possiamo fare altro che rassegnarci al nostro dolore; se, al contrario, a causare l'evento è qualche agente male intenzionato, umano o soprannaturale, allora si tratta di un'ingiustizia a cui possiamo reagire in modo indignato e risentito. Ma questa distinzione, alla quale noi ci aggrappiamo con tanta forza, sovente nell'esperienza reale sembra perdere consistenza. [..]

[..] Quella dei neri in America è una condizione sociale, non una condizione naturale. Nei vari periodi storici, alcuni hanno considerato il fatto di avere la pelle nera una sfortuna, altri si sono sempre resi conto che si trattava di un'ingiustizia; né sono mancati coloro che hanno giudicato l'una e l'altra cosa insieme. Tenuto conto di questo, si direbbe che la distinzione tra cause umane e non umane non abbia molta importanza. Sosterrò, al contrario, che la differenza tra sfortuna e ingiustizia chiama frequentemente in causa la nostra disponibilità e la nostra capacità di agire o di non agire nell'interesse delle vittime, di condannare o di assolvere, di soccorrere, di mitigare e di compensare, o invece di limitarsi a voltare le spalle. [..]

[..] [p. 33] L'armonia platonica, osserverà qualcuno, non è l'equità, ma ove fosse instaurata, la perfetta divisione dei ruoli e delle gratificazioni renderebbe il conflitto così raro da far diventare superflua la normale equità. Non c'è bisogno che i governanti di una società razionale siano normalmente giusti, anche se possono scegliere di esserlo. Loro compito è quello di plasmare le anime e di assegnare alle persone la giusta mansione sociale — ciò che non è compito normale del governo giusto. Il secondo dei compiti appena indicati, peraltro, è decisamente autocontraddittorio in quanto mira alla giustizia incoraggiando concretamente l'ingiustizia. Come tale è del tutto irrazionale.


Economic Security Project (ESP), un gruppo sostenitore del reddito universale incondizionato, ha commissionato un sondaggio sul gradimento dell'operato dell'Alaska Permanent Fund, il fondo statale istituito nel 1976 che raccoglie i proventi publici derivanti dalle estrazioni minerarie e petrolifere e distribuisce un dividento a tutti i residenti stabilmente in Alasca. Attualmente, anche in conseguenza della riduzione dei prezzi del petrolio, l'importo distribuito è di 2072 dollari a persona all'anno.

La ricerca della Harstad Strategic Research ha rilevato che nel 2017 il 71% degli intervistati era favorevole ad un aumento delle imposte pur di preservare il Permenant Fund Dividend (PFD) system, mentre il 36% era contrario. Una analoga ricerca effettuata nel 1984 aveva dato risultati contrastanti, il 29% degli intervistati era favorevole ad un aumento delle imposte mentre il 64% era contrario. Lo studio non ha rilevato differenze significative dal punto di vista delle opinioni politiche degli intervistati o dei livelli di reddito. Alle elezioni presidenziali del 2016 Donald J. Trump ha ottenuto il 51.3% dei voti contro il 36,6% di Hillary Clinton ed il 5.9% del Libertarian Gary Johnson.

NB. Il confronto fra le due rilevazioni, qualora fosse confermato, indicherebbe l'esistenza di un pregiudizio mentale di fondo a sfavore del reddito universale incondizionato che verrebbe modificato dall'esperienza concreta. [Sarebbe utile indagare sulla natura di questo pregiudizio mentale per comprendere se si tratti di una risposta indotta dal sistema 1 o dal sistema 2 (Kahneman)]


Il declino del renzismo

Nell'editoriale sul Corriere della Sera di oggi (2 luglio 2017) Ernesto Galli della Loggia analizza in modo impietoso, e comunque del tutto condivisibile, il progressivo declino del renzismo e l'assenza di alternative ad esso.

Dal 4 dicembre Renzi non è stato più capace di dire nulla al Paese. È come se il non aver avuto il coraggio di parlare in modo approfondito della propria sconfitta e dei suoi motivi, non aver avuto il coraggio di apparire un vinto alla platea che fin dall’inizio era stata davvero la sua — quella della più vasta opinione pubblica — gli abbia anche impedito di cercare la vera rivincita lì dove solo poteva ottenerla. Invece dopo il 4 dicembre i suoi unici interlocutori sono divenuti gli altri politici. Neanche durante la campagna per le primarie democratiche è riuscito a trovare qualcosa dell’empito antico, dell’antica capacità di convincere. La kermesse del Lingotto è stata la stanca ripetizione del già visto. Gli stessi riti, lo stesso battutismo, le stesse formule, e quasi sempre le stesse facce. Nessuna idea o proposta nuova capace di produrre interesse, sorpresa, mobilitazione. Di far scorgere il segnale di un nuovo inizio. È questo remake che sta perdendo l’ex presidente del Consiglio, o che forse ormai lo ha già perduto. Ci sono sconfitte da cui alla fine si può uscire vincitori, altre che invece ridimensionano per sempre. È quest’ultimo caso ciò che sembra essere successo a Matteo Renzi: il 4 dicembre ha avviato la sua trasformazione da uno statista potenziale a una promessa mancata. Ma i suoi avversari e concorrenti non si illudano: se Renzi è stato ridimensionato loro sono restati i nani che erano.

Quello che manca nell'analisi di Galli della Loggia, e in generale in tutte le vuote parole che si leggono sulla crisi della politica italiana, è un discorso non ideologico sul Che fare?   Manca nei commentatori così come nei protagonisti della politica qualsiasi prospettiva che non sia legata al qui ed ora. L'incapacità di porsi domande non ideologiche e di immaginare un altro futuro è il rimprovero più grande che deve essere fatto all'élite politica e culturale che governa il nostro paese e lo condanna ad un inesorabile declino. Non si può chiedere a chi è povero, a chi ha avuto accesso solo alla cultura di massa ed agli anestetici programmi della televisione publica, a chi vive nel mondo dei calciatori, dei cantanti e delle soubrettes, di farsi carico di immaginare un futuro diverso, perché queste persone hanno rinunciato anche al proprio presente.

Il problema, evidentemente, non è Matteo Renzi, come non lo era a suo tempo Silvio Berlusconi. Essi sono stati solo l'espressione del problema, che è nel declino culturale e quindi morale del popolo italiano che li ha scelti come propri rappresentanti.


Quella strana forma di storia che è la genealogia

La genealogia indica delle ascendenze - dei collegamenti nelle strutture. La storia indica delle narrazioni e solo attraverso di esse delle strutture.

             




















Io sto con Boeri

Il presidente dell’Inps Tito Boeri vuole ricalcolare (e tagliare) le pensioni dei sindacalisti in distacco nella pubblica amministrazione. Ma non ci riesce. Una prima circolare di dicembre è stata fermata dal ministero del Lavoro. La seconda di aprile giace nei cassetti dell’ufficio legislativo del ministro Giuliano Poletti. [..] Secondo Boeri, la norma di legge - l’articolo 3 del decreto legislativo 564 del 1996 - si presta a furbizie. Favorendo aumenti ingiustificati delle buste paga in zona Cesarini, cioè poco prima di andare in pensione. Che poi si traducono in assegni più generosi del dovuto. [..] Secondo le prime stime Inps, la misura - qualora avesse l’avallo del ministero - impatterebbe su 30 pensionati “di nuova liquidazione” e circa 1.400 pensionandi, oggi ancora sindacalisti attivi.

Il Consiglio dei Ministri di oggi ha chiamato Tiziano Treu, 78 anni, a presiedere il Cnel (sic) Nessuno nel governo sembra avere il senso del ridicolo. [6 maggio 2017]


La democrazia rappresentativa maggioritaria come noi la conosciamo esiste da poco più di due secoli essendo essenzialmente una creazione dell'illuminismo. In questi due secoli le tecniche nelle quali la democrazia rappresentativa si esprime si sono affinate, ma non sono sostanzialmente mutate.

Dovrebbe essere ormai evidente che la democrazia diretta praticata dal Movimento Cinque Stelle ha ben poco di democratico: perché la decisione ultima spetta sempre a Beppe Grillo, come si è visto nel caso della candidata a sindaco di Genova, ma anche perché la piattaforma «Rousseau», nonostante si richiami al massimo teorico di una democrazia esercitata direttamente dai cittadini, è controllata da una società privata come la Casaleggio e associati. Eppure, in tempi di dilagante ostilità per i politici di professione e di generale disaffezione per il sistema rappresentativo, la democrazia diretta in quanto tale continua a godere di un pregiudizio favorevole. Jean-Jacques Rousseau, che pure la considerava l’unica vera forma di democrazia («nel momento in cui un popolo si dà dei rappresentanti, non è più libero; esso non esiste più»), aveva dovuto ammettere con rammarico che, data la dimensione dei grandi Stati moderni, la democrazia diretta era di fatto impossibile. Oggi però il web, collegando tutti i cittadini di un Paese in una grande agorà virtuale in cui ciascuno, volendo, può votare su ogni proposta, consentirebbe di superare l’ostacolo. E non appare inverosimile immaginare regole e meccanismi di organizzazione del voto online che, a differenza di quel che accade per la piattaforma dei Cinque Stelle, siano pubblici e trasparenti. Ma una volta assodato questo — che cioè, duemila e cinquecento anni dopo l’Atene di Pericle, la democrazia diretta è di nuovo diventata possibile — dobbiamo chiederci se rappresenta anche una soluzione augurabile. La risposta non può che essere negativa.

Il primo, e più evidente, motivo è anche l’unico che di solito viene evocato: vale a dire la quantità e complessità delle decisioni che un governo si trova a prendere, decisioni che non si vede come possano essere affrontate da cittadini privi di cognizioni adeguate. È un’obiezione assai rilevante, anche se probabilmente molti non la riterrebbero decisiva vista la scarsa qualità della nostra classe politica. Di certo non è però l’unica possibile. Un’altra obiezione è stata formulata di recente dal politologo francese Bernard Manin (sul numero del dicembre scorso [2016] della «Rivista di Politica»), il quale ha osservato che la democrazia rappresentativa ha una netta superiorità sulla democrazia diretta in termini di uguaglianza nella partecipazione. Non tutti siamo disposti a dedicare lo stesso tempo alla partecipazione politica; o, semplicemente, non tutti possiamo permettercelo viste le nostre abituali occupazioni. Una continua interrogazione della volontà popolare attraverso il web premierebbe dunque i militanti e gli attivisti, osserva Manin, a scapito della maggioranza dei cittadini.

La democrazia diretta si reggerebbe insomma su dei cittadini che sono «più uguali» degli altri. Questo, si noti, è ciò che già avviene all’interno del Movimento Cinque Stelle, dove le decisioni sono spesso il frutto di un numero di voti davvero risibile (a Verona al candidato sindaco ne sono stati sufficienti 85 per essere scelto). Ma c’è dell’altro. Mentre sul web il cittadino votante può solo esprimersi attraverso un sì o un no, approvando o respingendo in blocco una proposta, in un’assemblea rappresentativa si deve provare a convincere chi non è d’accordo, si deve tener conto delle argomentazioni degli avversari, a volte accogliendone qualcuna. Insomma, in una democrazia rappresentativa la decisione è il frutto della discussione e del confronto. Si dirà che questo dovrebbe avvenire in teoria ma in pratica le cose vanno diversamente. Non è del tutto vero. L’approvazione di emendamenti a una legge, la convergenza dei voti di un partito di opposizione su una proposta del governo sono prassi costante in qualunque Parlamento democratico. La democrazia rappresentativa obbliga al confronto (non necessariamente all’accordo, ovviamente) e rende possibile il compromesso. La democrazia diretta annunciata dal Movimento Cinque Stelle favorisce invece il muro contro muro, l’irrigidimento di posizioni. È sempre un gioco a somma zero in cui o si vince o si perde. Ce ne è abbastanza, direi, per considerare la democrazia diretta, proprio oggi che potrebbe diventare realmente possibile grazie al web, come una prospettiva da cui rifuggire.

Questioni di principio?

Ma siamo proprio sicuri che andare con le navi a prendere i migranti in mare competa alle Ong? Il dubbio è più che lecito e pone fondamentali questioni di principio. Questioni che vanno ben oltre le correnti inchieste giudiziarie circa i presunti collegamenti tra alcune Ong e scafisti; oltre gli argomenti umanitari; oltre le pur accese polemiche tra coloro che difendono l’apertura dei nostri confini a chi scappa da guerre, carestie, povertà, persecuzioni, insomma dal caos del suo Paese di origine, e invece i sostenitori delle frontiere chiuse, o comunque strettamente regolate. Il punto è infatti che ci sono funzioni che sono di stretta competenza degli Stati [..] Tanto per fare un esempio. Sappiamo bene che in Italia il sistema carcerario fa acqua da tutte le parti. Eppure a nessuno viene in mente di permettere a una Ong di costruire e gestire una prigione. Così per la questione recuperi presso le coste libiche: delicatissima e importantissima per gli stessi equilibri interni della Ue, tanto da essere diventata ormai profondamente politica. Non va dimenticato che la Brexit è anche figlia della paura dei migranti. La loro presenza sta dando forza a pericolosi movimenti razzisti e xenofobi in tutta Europa. Ci sono aspetti di polizia, security e intelligence che le Ong non sono in grado di affrontare, inoltre non hanno la legittimità e neppure il mandato per modificare gli assetti demografici europei. Per contro sono perfettamente attrezzate per aiutare l’integrazione dei migranti una volta sbarcati. Ma spetta allo Stato italiano, o meglio ancora alla politica europea, garantire che vengano preservati i controlli dei nostri confini e selezionati i diritti d’asilo per gli aspiranti cittadini.

Il consiglio dei ministri ha nominato Tiziano Treu alla guida del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). Nell'autunno scorso aveva firmato un manifesto a sostegno del referendum e per l'abolizione del Cnel. Del resto, come ha raccontato il Corriere la settimana scorsa, nell’ultima assemblea i 22 consiglieri superstiti dell’ente mai abolito sono tornati a batter cassa delegando l’ufficio di presidenza “a porre allo studio una proposta equilibrata in materia di indennità e di rimborsi e spese di partecipazione alla riunioni”. Tradotto: chi non ha mollato la poltrona dopo la cancellazione degli emolumenti rivuole l’indennità cancellata nel 2015 dopo lo scandalo degli sprechi per i quali la Corte dei Conti contesta un danno erariale da 800mila euro a 15 consiglieri dalle consulenze facili (l’udienza tra una decina di giorni). Il gettone era pari a 25mila euro l’anno per i consiglieri semplici, più i rimborsi spese, e 45mila euro per i vicepresidenti. Esclusi i premi di risultato. Mentre il presidente ne prendeva 215mila. Non solo: i 12 presenti, all’unaniminità (gli altri dieci erano assenti), hanno chiesto pure gli arretrati, pari a circa 4 milioni di euro complessivi. Si parla anche di ricorsi al Tar e magari al Consiglio di Stato. [5 maggio 2017]


Il volume di Andrew Von Hirsch, Doing Justice. The Choice of Punishments, (Basic book, New York, 1976)

è a fondamento delle riforme del sentencing al punto d'esser stato definito "il manifesto del neoclassicismo americano". Passati quasi vent'anni [..] Von Hirsch avverte la necessità di ripensare in modo organico la "just desert theory" [..] Nel 1993 publica Censure and Sanctions nel quale si propone di problematizzare e fondare criticamente quel concetto di proporzionalità a cui le varie "numerical guidelines" americane hanno fatto indubbio ma implicito riferimento nello scalare pragmaticamente le sanzioni ( Censure, cit. p. 29)

Esigenze di giustizia distributiva e di difesa sociale si intrecciano pertanto, in Doing Justice, non certo in vista di un inasprimento della prassi punitiva ma, semmai, di un addolcimento. Il "just desert" impone infatti di riservare la reclusione agli autori, per lo più recidivi, dei reati più gravi, legittimando l'adozione di sanzioni alternative, afflittive ma rispettose della personalità del reo.


Scegliere la propria costituzione ed il sistema legislativo al quale aderire. Vivere in una società multicostituzionale. Il problema è solo di fattibilità. Problema tecnico, non altro.


L'ostensione della memoria

Occorre chiedersi quale sia la ragione dell'uso strumentale dell'ostensione della memoria.

Senza l'ostensione il pensiero e il linguaggio non esisterebbero.

L’antropologia generativa è un nuovo modo di pensare perché per la prima volta traccia una chiara linea di filiazione tra il pensiero metafisico o proposizionale e la sua base originaria nell’ ostensione, senza la quale il pensiero e il linguaggio non esisterebbero.

Dall'ostensione eucaristica all'ostensione sindonica

le informazioni non veritiere non sarebbero un bene degno di tutela da parte delle garanzie della libertà di opinione: “L’espressione vietata secondo cui nel terzo Reich non avrebbe avuto luogo alcuna persecuzione di ebrei rappresenta un’asserzione di fatto che secondo innumerevoli testimonianze oculari e documenti, secondo gli accertamenti dei tribunali in numerosi processi penali e secondo le cognizioni della scienza storica è provata non veritiera. Presa in sé e per sé, tale asserzione pertanto non gode della tutela della libertà di opinione.” [BVerfGE 90, 241ss. – Auschwitzlüge - (13. 4. 1994), preceduto da 1 BvR 824/90 v. 9.6.1992. Trad. it. in Giur. Cost. 1994, 3379ss. Con nota di C. Vitucci, Olocausto, capacità di incorporazione del dissenso e tutela costituzionale dell’asserzione di un fatto in una recente sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe, ivi, 3390ss.]

La legge di riforma del codice penale del 24 aprile 1934 creò successivamente nel capitolo dedicato ai reati di alto tradimento una nuovo reato di “aizzamento con false atrocità” (cd. Greuelhetze, § 90f StGB): “Chiunque in pubblico o come tedesco all’estero produce con un’affermazione non vera o grossolanamente distorta di fatti un grave pericolo per il prestigio del popolo tedesco, viene punito con la reclusione.”

La criminalizzazione delle parole era corollario di un regime di controllo tendenzialmente totale e di negazione completa della libertà di manifestazione del pensiero che peraltro era stata preparata da una giurisprudenza estensiva dei reati politici a spese dei letterati ai tempi di Weimar.29 Colpisce certo il fatto che il linguaggio giuridico dell’antinegazionismo abbia questi precedenti, ma va anche notato come il reato della Greuelhetze, letto con la consapevolezza delle atrocità che seguirono, era esso stesso già un’anticipazione dello stesso negazionismo. Non solo il monopolio dello Stato sulla propaganda, proprio anche il divieto di negare la “verità di Stato” creò le condizioni “culturali” indispensabili per la realizzazione della shoah. Accusare quindi l’antinegazionismo di voler stabilire una “verità di Stato” rischia non solo di equipararlo al nazismo, ma anche di ignorare che lo stesso negazionismo ha storicamente come modello una pratica di governo basata su un dispositivo di propaganda, censura e giustizia comandata.

introdurre una concezione dinamica dello spazio di fruizione, che sembra essere originata la trasformazione delle convenzionali, predeterminate modalità di “ostensione” della memoria:

Io non sono la vittima, pensa Wlodek Goldkorn, mentre s’inoltra, provando ostinatamente a tenere gli occhi asciutti, tra le reliquie oscene dei campi della morte, ad Auschwitz, Treblinka, Birkenau. Nella foresta delle lingue diverse, delle diverse estraneità. Mentre sovrappone alla rituale ostensione della memoria del male la sua privata memoria, la fuga dalla Polonia, Israele, i viaggi. Senza smettere di fare i conti con il terribile mantra, «come le pecore al macello», che i corpi splendidi e indomabili dei giovani soldati israeliani tentano, invano, di nascondere.


Lista degli pseudonimi di Henri Beyle stabilita da Léautaud

(Dix-sept notes sur l'ouvrage intitulé Considerations sur l'art de la guerre, Paris, Firmin et Didot, 1823, p. 262)

'Dix-huit notes sur l'ouvrage intitulé Considérations sur l'art de la guerre', Corresp., XXXI, p. 366. 7

Theodor Adorno. La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta Minima Moralia

La multinazionale americana Marvell ha deciso di tagliare in blocco 78 ingegneri chiudendo i reparti di ricerca in Italia, Spagna e Svizzera. La decisione fa parte di un orientamento della proprietà dell’azienda — un fondo di private equity — che esprime nuove tendenze nell'organizzazione del lavoro.

È utile però partire dalla Marvell per riflettere sugli orientamenti organizzativi che stanno prevalendo nella cultura manageriale delle multinazionali: hanno bisogno di «appiattire» l’organigramma, di sveltire le procedure e rendere il corpo della mega-impresa più favorevole al cambiamento e l’insieme di queste esigenze però passa per una riduzione dei «piani alti». In sostanza si tagliano funzioni aziendali che però sono lo sbocco privilegiato di figure professionali come gli ingegneri e non solo. Se una volta si esternalizzavano solo segmenti della produzione, oggi c’è la concreta eventualità che anche figure come gli ingegneri diventino dei fornitori esterni dell’azienda. Qualcosa del genere lo aveva anticipato in un’intervista al Corriere il Ceo di Vodafone, Vittorio Colao, che aveva sostenuto come le grandissime imprese avessero sempre più bisogno di persone disposte a investire su di sé e a incorporare il rischio di mercato fuori dal perimetro dell’azienda-madre. Una prospettiva nuova e con la quale fare i conti.


In una situazione elettorale di tipo maggioritario il comportamento dell'elettore sarà diverso da quello in una situazione elettorale di tipo proporzionale. In particolare, la situazione di tipo proporzionale tutela maggiormente le minoranze che saranno indotte a manifestarsi come minoranze.

Una classica giustificazione della democrazia rappresentativa è la possibilità di sostituire in modo incruento un governo incapace. Se si ammette che i partiti (gli eletti) siano insensibili alle sollecitazioni dei cittadini al di fuori del voto l'unico mezzo per condizionarne il comportamento sembra essere un voto dato ad un altro partito in modo da provocare l'alternanza di governo. Questa opportunità si è rivelata irrealistica. L'esperienza dimostra che questo metodo di scelta dell'elite di governo, la democrazia elettorale rappresentativa, non determina un miglioramento delle condizioni di chi vota poiché i partiti (gli eletti) interpretano in ogni caso le variazioni nelle intenzioni di voto come un avallo del proprio programma elettorale e non come la sua negazione.

Psicologia della politica. Psicologia del voto (della scelta). Psicologia della personalità degli esponenti politici. Psicologia delle masse. Psicologia delle istituzioni, etc.


Atto di tolleranza, non ingerenza e risoluzione delle controversie.


In ambito umano le opposizioni logiche di tipo a - non a sono false. In questo senso Platone ha torto.


La libertà è una condizione pre-contrattuale, l'eguaglianza è una condizione post-contrattuale.


Esiste una qualche relazione tra negazionismo ed ostensione della Shoah?


Differenza tra merito, sforzo e fatica. Il merito spesso prescinde dallo sforzo e dalla fatica. Premiare il merito in questi casi non risponde a criteri di equità. Nello stesso tempo seguire l'equità comporterebbe, si dice, un disincentivo per il merito.


Nel sistema contributivo i versamenti previdenziali sono contabilizzati nominalmente. Non possono più essere condiderati imposte e conseguentemente sono scollegati dalla progressività impositiva. In realtà di povrebbe contabilizzarli ristabilendo la progressività impositiva [ad esempio: un versamento di mille equivale a mille, uno di diecimila equivale a seimila, uno di centomila equivale a quarantamila etc.], ma questo non viene fatto e neppure considerato come equo, dimostrando che la stessa cosa mostrata da prospettive diverse può essere fatta sembrare una cosa diversa (qui sta il trucco). Ammesso quindi che i versamenti previdenziali versati con il sistema contributivo siano attribuibili esclusivamente ai singoli versanti e non più alla collettività, cadrebbe la legittimità della garanzia statale del debito previdenziale. Nel sistema contributivo, così inteso, i versamenti previdenziali non possono più essere considerati debito publico. Infatti non ha senso che lo Stato garantisca in prima persona degli investimenti privati che non rispettano la redistribuzione sulla quale è fondato lo Stato.

La libertà è una condizione precontrattuale, l'uguaglianza postcontrattuale. Il contratto determina la fine della libertà intesa come liberta di e l'inizio dell'uguaglianza.

Ken Binmore, The Origins of Fair Play, Economics Department. University College London, ftp://papers.econ.mpg.de/evo/discussionpapers/2006-14.pdf

La teoria delle intersezioni è materia tra la geometria e l'algebra.

Si può immaginare una teoria delle intersezioni sociali,


All'origine del neoliberismo c'è un progetto neofeudale che nessuno ha messo adeguatamente in evidenza. Dopotutto i teorici del neoliberismo, Hayek per primo, appartengono alla nobilà decaduta, e vogliono ricostruire una società ad immagine del proprio desiderio, incontrando proprio per questo il desiderio di molti nostalgici del sistema feudale. Il neoliberismo, proprio come il marxismo, soffre di una contraddizione intrinseca al proprio pensiero.

la ricerca ruota essenzialmente intorno a due interrogativi. In primo luogo: qual è il problema epocale che i neoliberali riescono a intercettare e a cogliere, con uno sguardo forse parziale e indiretto ma comunque più efficace, alla prova dei fatti, rispetto a ogni altro soggetto politico attivo, all’epoca, sullo scenario globale? E, in secondo luogo, qual è il punto cieco, il limite di questa visione, tanto profondo, a quanto pare, da condannare oggi il neoliberalismo a un inglorioso tramonto?


Quando si pensa alla politica di Hitler contro gli ebrei si dimentica spesso di citare il comportamento dei governi degli altri paesi.

Ciò di cui non ci si ricorda abbastanza è la riluttanza dei governi democratici ad offrire asilo alle vittime di quella persecuzione. Poiché ero impiegato in prima persona in un'attività a favore dei rifugiati nei mesi della phoneywar, ho ricordi molto vivi degli ostacoli che le autorità britanniche frapposero all'ammissione, senza parlare della naturalizzazione, di qualunque straniero non ariano.


Seguendo l’analoga mossa del Senato, la Camera dei Rappresentanti (con 215 voti a favore e 205 contrari) ha abolito la normativa che avrebbe imposto ai provider di ottenere il consenso degli utenti statunitensi per poter vendere alle agenzie pubblicitarie la cronologia delle loro ricerche o le app. scaricate. [28 marzo 2017]


Alcuni testi sul reddito universale

Una indagine del Senato francese.

...

Un articolo critico di François Meunier su Esprit.

...

Un altro articolo critico

...





Quando la CIA si interessò alla filosofia francese...

La notizia è curiosa. A quanto riferisce Le Monde, che riprende un articolo di Gabriel Rockhill, sembra che la CIA si sia interessata di filosofia.


Secondo i dati di questa tabella ogni italiano ha un debito di 37 mila euro, mentre ogni francese ha un debito di 39 mila euro ed ogni tedesco di 34 mila euro. La differenza starebbe nel rapporto debito Pil che in Italia è al 122% e in Germania all'85%. Il debito italiano è comparabile con quello tedesco e francese, non così il Pil. Qualcosa non quadra. La statistica non dovrebbe essere un'opinione.


Secondo i calcoli di Leonardo Maugeri l'aumento del prezzo del petrolio sarebbe del tutto ingiustificato e si fonderebbe esclusivamente sull'effetto annuncio. I dati reali dimostrerebbero l'esistenza di un eccesso di offerta a fronte di una dichiarata volontà di ridurre la produzione di greggio. L'aumento del prezzo però è reale e dimostra come l'economia moderna si fondi non sulla realtà dei fatti, ma sulle parole. Anche i movimenti della borsa americana dopo l'elezione di Donald Trump si fondano sulle aspettative, che le parole determinano, non su fatti reali. Ovvero, la scienza economica è diventata una branca della psicologia e del calcolo delle probabilità. Non è una novità. Keynes l'aveva già detto, ma aveva considerato solo il lato del calcolo, non quello della psicologia.


Caro Aldo,
le scrivo, per la prima volta, per esprimere un’opinione contraria alla sua. La scivolata «salviniana» della conclusione del suo intervento critico verso Starbucks, dove si chiede quanti dei 350 posti di lavoro annunciati andranno a giovani italiani e quanti a giovani immigrati, non è da lei. Riccardo Alemanni Cinisello Balsamo

Caro Riccardo,
A me pare che molti non abbiano compreso un punto fondamentale: il prezzo dell’immigrazione lo stanno pagando le classi popolari. A Brera, ai Parioli, alla Crocetta, il problema dell’immigrazione è se la filippina o l’ecuatoriana (ecuadoregna è un termine che ci siamo inventati noi, a Quito e a Guayaquil nessuno si definisce così) è ammalata e non può venire a fare le pulizie. A Quarto Oggiaro, a Tor Bella Monaca, alle Vallette il problema dell’immigrazione è la casa popolare, il posto all’asilo nido, il letto in ospedale, la coda al pronto soccorso, e ormai anche il lavoro. Perché è evidente che l’arrivo incontrollato di centinaia di migliaia di giovani disposti a lavorare molto per poco salario e magari in nero (certo non nel caso di Starbucks) rappresenta un caso di dumping sociale. Fa la fortuna di imprenditori senza scrupoli, ma manda fuori mercato intere categorie di lavoratori italiani: ieri le badanti o le colf; oggi molti lavoratori manuali; domani gli altri.
Il mantra che ci viene ripetuto è: l’immigrazione è una risorsa. E non c’è dubbio che molti immigrati siano ottimi operai, contribuenti fedeli, e anche imprenditori coraggiosi. Ma nessun Paese al mondo può reggere un flusso intenso come quello che riceve oggi l’Italia, senza che si producano reazioni di intolleranza e razzismo. Che vanno condannate: sempre e comunque. Nulla le può giustificare. Eppure bisogna cercare di capire. Questo lo scrivo da sempre, non da ora.
Da Salvini mi divide tutto, tranne «la personale cortesia» direbbe qualcuno (le assicuro che Salvini, quando smette la maschera che indossa per andare in tv, è una persona cortese). Ma chi è il vero salviniano? Chi chiede un’immigrazione governata, con ingressi regolamentati in base alle esigenze del mercato del lavoro, con diritti e doveri per i nuovi italiani, compresi i ricongiungimenti familiari e la cittadinanza legata al compimento della scuola dell’obbligo, senza attendere la maggiore età? O le anime belle rimaste ferme alla concezione irenica dell’immigrazione, ignare che quello che per i privilegiati è un affare per i poveri può diventare un problema?

Il senso di Matteo per il ridicolo

Matteo Renzi si propone di dare un lavoro a tutti gli italiani... compresi i forestali calabresi, gli invalidi siciliani, i medici dell'ospedale Loreto Mare di Napoli, i dipendenti del Comune di Sanremo... ripensandoci forse mi sbaglio... il lavoro di cittadinanza al quale Renzi pensa esiste già... è proprio quello dei forestali calabresi, degli invalidi siciliani, dei medici dell'ospedale Loreto Mare etc.

Occorre chiedersi perché nel dopoguerra la sinistra italiana ha prodotto una classe politica di incompetenti interessati soltanto al mantenimento di sé stessi.

Ha senso che la classe politica si ostini a far pagare al contribuente il biglietto di chi vola Alitalia?

Rawls giustifica la disuguaglianza con l'utilità della disuguaglianza per i più svantaggiati. La disuguaglianza (dei redditi) secondo Rawls favorendo il benessere dei più svantaggiati renderebbe più sopportabile la disuguaglianza. Ma è facile rendersi conto quanto sia capzioso e paradossale il ragionamento che giustifica la disuguaglianza perché più egualitaria dell'uguaglianza.

Che cosa significa: l'intelletto è separato, eterno e unico per tutta la specie umana?

La fisica non dice dove costruire una diga, ma solo come costruirla. Così l'economia non dice dove aprire una banca, ma solo come gestirla. Così la politica non può dire come gestire un sistema di welfare, ma solo se e quando farlo.


Se lo dice Giuliano Ferrara... allora è vero.

Alla Casa Bianca un narcisista patologico che rompe gli specchi. Il bando ai giornali non compiacenti esclusi da un briefing dalla Casa Bianca, e l’isteria contro la stampa “nemica del popolo”, è ovviamente una violazione della costituzione americana nel suo fondamento, un atto in sé radicalmente illiberale, e ...

Anche Michele Emiliano utilizza una terminologia psichiatrica per definire il carattere di Matteo Renzi.

Rimango nel Pd perché Renzi era felice che me ne andassi - dice Michele Emiliano al Corriere - . Alle primarie posso batterlo anche con i voti degli scissionisti. E riunificherò il partito. D’Alema? L’Italia ha bisogno di una sinistra forte, non di una presenza di testimonianza. Renzi? È anaffettivo. Ma agli scissionisti manca tutto: struttura, tesi e persino il nome.


Gli effetti dell'inflazione sul segmento più povero della popolazione sono maggiori di quelli sul segnemto più ricco. Se è così l'uguale svalutazione penalizza di più le pensioni ed i salari più bassi.

La cultura del barocco è nel suo insieme una risposta promossa dalle classi dirigenti alla mincaccia della ribellione e della protesta sociale.

Quali categorie sociali traggono beneficio dalla sindacalizzazione? quali interesssi difende realmente il sindacato?

Estrattori di rendite (di posizione) nei monopoli publici: a) sindacati, b) politici c) dirigenti incompetenti, d) lavoratori.

Le elezioni servono a stabilire quali sono gli uomini migliori, quindi sono una forma di governo aristocratico.

Non possiamo più intedere come democrazia che il demos scelga le persone da cui essere governato senza poter scegliere le leggi alle quali obbedire.

Il sorteggio non mette al riparo dalla possibilità di avere rappresentanti corrotti, incapaci etc. più di quanto non lo facciano le elezioni. Democrazia non è scegliere persone, ma scegliere direttamente le leggi.

Il referendum è una via intermedia tra le elezioni e la scelta diretta delle leggi.

Non necessariamente la soluzione socialmente efficiente è rappresentata da quella più economica. Può essere meglio spendere 1000 e avere 100 impiegati publici che lavorano poco che spendere 500 e avere 100 disoccupati e un contribuente più ricco.

Nuove forme della pena di morte. Il drone.

Nel caso dei testi (post, articoli o altro) ho la sensazione che gli sviluppatori non comprendano come gli utenti consultano il web. Altrimenti non renderebbero impossibile risalire agli indici attraverso lo scalamento (décalage) dell'url.

Il potere al popolo. Giurie cittadine, sorteggio e democrazia partecipativa Di Yves Sintomer Edizioni Dedalo, 2009 Pagina personale, URL


La soluzione al problema dei vouchers è semplice. Il valore del voucher dovrebbe essere equiparato al salario orario. Ovvero dovrebbe essere stabilito per legge il salario minimo orario per le prestazioni occasionali. Naturalmente, almeno finché non sia stabilito un reddito minimo universale garantito dalla comunità il salario minimo per le prestazioni occasionali dovrebbe inglobare in sé un maggior costo rispetto al salario del lavoro stabile. Ovvero se il salario minimo orario lordo della publica amministrazione è 100 il voucher dovrebbe avere un valore tra 150 e 200, comprendendo una maggiorazione delle ritenute pensionistiche.

Inoltre per evitare l'aggiramento della norma dovrebbe essere stabilita per il lavoratore la possibilità di dimostrare la durata effettiva del lavoro svolto anche dopo la cessazione del lavoro.

Naturalmente tutti i versamenti pensionistici daranno origine ad una rendita. Ciò implica l'abolizione del limite minimo di versamenti per ottenere una rendita, minimo palesemente incostituzionale.

Poiché i diritti naturali sono quelli dati dall'essere nello stato di natura non si danno nella società civile dove i diritti sono conseguenza di un contratto che attribuisce agli altri uguali diritti. Questo spiega come Hobbes possa essere considerato ad un tempo giusnaturalista e giuspositivista.


Mi si perdonerà se, data la vastità e la complessità della materia della quale intendo trattare, il mio argomentare sarà, per necessità, incompleto e frammentario, e lascerò a coloro che mi seguiranno il compito di completare i ragionamenti che ho iniziato e di metterli alla prova della realtà.

Devo vincere un'ultima resistenza, publicare tutto quello che scrivo così come si presenta, senza occuparmi delle correzioni, anche se è solo un brouillon informe e senza senso. Ciò mi consentirebbe di andare avanti senza dovermi curare più di tanto della forma e nello stesso tempo mi permetterebbe di poter tornare indietro ogniqualvolta sia necessario. Qual'è l'ostacolo? l'amor proprio dell'amanuense.

Non mi sono mai preso troppo sul serio. Un errore.

Accade, alle volte, che le idee si impossessiono degli uomini, e non gli uomini delle idee.

Se Leo Strauss avesse voluto sostenere nei suoi scritti l'opinione politicamente corretta non li avrebbe incentati sul problema di come i testi degli antichi, ma non solo, debbano essere letti fra le righe. Evidentemente, per Leo Strauss, il problema da risolvere non è la lettura degli antichi, per la quale sarebbe stato più idoneo un filologo classico anziché un filosofo politico.

L'oggetto di interesse di Leo Strauss sono gli uomini non le idee se non in quanto idee di Machiavelli, di Hobbes, di Spinoza, di Al Farabi.

Nietzsche, Morgenröthe, vol. 5. t. 1. § 26

C'è una relazione fra estetica e formalizzazione? L'arte come formalizzazione della vita. Una concezione estetica e formalizzata della vita.

self-control, Selbstbeherrschung, maîtrise de soi-même, , il dominio di sé in senso morale - enkráteia e sophrosýne (che alcuni identificano nella figura della temperanza) Aristotele

Spinoza dice che molti ritiengono che l'uomo avrebbe "una assoluta potenza sulle proprie azioni" un pregiudizio da cui deriva l'errore di attribuire "la causa dell'impotenza e dell'incostanza umane non alla comune potenza della natura, bensì a non si sa qual vizio dell'umana natura" (Etica, Giametta, Torino, 1959, parte III prefazione)

Nella filosofia socratica la padronanza di sé è posta come libertà spirituale contro la schiavitù dell'intemperanza

Vincere se stesso è la prima e migliore di tutte le vittorie; l'essere vinto da sé è quanto mai turpe e cattivo

Il desiderio si è rifugiato nella passione più sottile e più cieca, la passione del sapere.


Il metodo fenomenologico fa emergere fantasmi

Il metodo fenomenologico fa emergere fantasmi. Questa affermazione andrebbe argomentata meglio di quanto non sia in grado di fare in questo momento. Naturalmente di riferisco al metodo introdotto da Edmund Husserl.


La differenza sostanziale tra l'intelligenza umana e quella artificiale è la possibilità di concepire l'inesistente da parte della mente umana. Ovvero, qualora la macchina fosse concepita in modo da poter "tenere fermo" l'inesistente allora sarebbe in grado di pensare esattamente come la mente umana.


Che un'unità di misura, quale è l'euro, in italiano non abbia plurale, ma in francese si, è semplicemente una stronzata, che solo dei burocrati idioti potevano concepire.


Se lo scopo del sindacato è unicamente la carriera dei sindacalisti, il sindacato non ha più uno scopo.

Ogni discorso sull'uguaglianza deve partire dalla constatazione del fatto che gli uomini non si considerano uguali fra loro, quanto meno rispetto ai loro desideri, e l'uguaglianza (normativa) non è che una conseguenza della guerra (la lotta per il riconoscimento - del proprio desiderio).

L'assenza di vincolo di mandato è giustificabile con la necessità di rappresentare tutti i cittadini, compresa la minoranza, cioè chi non ha votato colui che è stato eletto (Burke), ma è una foglia di fico.

Salvatore Veca, Sull'idea di giustizia procedurale, Rivista di filosofia, 2/2001, agosto

Valeria Ottonelli, (“Giustizia come imparzialità”, Ragion Pratica, 6, 1996, pp. 217-226; “Giustizia procedurale”, Ragion Pratica, 7, 1997, pp. 99-117; “Due tipi di giustizia procedurale pura”, Ragion Pratica, 9, 1998, pp. 35-52;

l'idea della giustizia come equità è di usare la nozione di giustizia procedurale pura per trattare le situazioni particolari contingenti. Il progetto di sistema sociale deve essere tale che la distribuzione risultante sia giusta, indipendentemente dai singoli eventi. Per raggiungere questo scopo è necessario porre il processo economico e sociale entro i confini di istituzioni politiche e giuridiche opportune. In mancanza di un assetto appropriato di queste istituzioni di sfondo, il risultato del processo distributivo non sarà giusto, per mancanza di equità di sfondo. Fornirò una breve descrizione di queste istituzioni di sostegno nella forma in cui potrebbero esistere in uno stato democratico adeguatamente organizzato, che consenta la proprietà privata del capitale e delle risorse naturali. Questi assetti sono ben noti, ma può essere utile vedere in che modo si adattano ai due principi di giustizia. Le modifiche per il caso di regimi socialisti verranno considerate poco più avanti.

La parole a été donnée à l'homme pour déguiser sa pensée [Charles Maurice, prince de Talleyrand-Périgord]

La parola all'uomo è stata data per nascondere il pensiero.[7] La parole a été donnée à l'homme pour déguiser sa pensée. [Citazione errata] La citazione viene erroneamente attribuita a Talleyrand e Joseph Fouché. Più probabilmente la citazione appartiene a Voltaire che scrisse nei Dialogues: «Ils [les hommes] ne se servent de la pensée que pour autoriser leurs injustices, et n'emploient les parles que pour déguiser leurs pensées» («Gli uomini usano il pensiero per giustificare le proprie ingiustizie, e il discorso solo per nascondere i loro pensieri»).[8] Citato in Barère, Memoirs, 1842, p. 447. Cfr. in Fumagalli 1921, pp. 526-527 e The Oxford Dictionary of Quotations, a cura di Elizabeth M. Knowles, Oxford University Press, 1999, p. 797. [Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 243.]

Très souvent cité « la parole a été donnée à l’homme pour déguiser sa pensée », n’est pas de lui. Stendhal l’attribue à un jésuite du XVIIIème siècle le R.P. Malagrida et l’a mise en exergue du chapitre XXII du « rouge et le noir ». Suivant d’autres sources la paternité en reviendrait au poète anglais Edward Young, mort en 1765. Voltaire lui-même l’a faite sienne dans l’un de ses « dialogues » Voltaire – Dialogue « Le Chapon et la Poularde ». .

Stendhal, dans son roman le Rouge et le Noir, cite Malagrida en tête du chapitre XXII : « La parole a été donnée à l'homme pour cacher sa pensée ». [Gabriel Malagrida, né à Menaggio (Italie) le 18 septembre 1689 et mort étranglé puis brûlé à Lisbonne le 21 septembre 1761, est un prêtre jésuite italien, missionnaire au Brésil et prédicateur de renom. Il fut exécuté par Pombal après un procès inique.]

Rien n'est vrai que ce qu'on ne dit pas. Jean Anouilh 1910-1987 Nous trouvons le mot dans la plus émouvante des « pièces noires » d'Anouilh, Antigone. Dans Armance de Stendhal, curieux roman sur l'impuissance, figure une phrase qui est en quelque sorte, en relief, la pensée exprimée en creux du mot ci-dessus : « La parole a été donnée à l'homme pour cacher sa pensée. » Certains exégètes affirment qu'on pourrait trouver chez Talleyrand une phrase tout à fait semblable : « La parole a été donnée à l'homme pour déguiser sa pensée » — qu'il aurait empruntée lui-même à Voltaire. Lequel a dit dans son Dialogue du Chapon et de la Poularde : « Ils ne se servent de la pensée que pour autoriser leurs injustices et n'emploient les paroles que pour déguiser leurs pensées. » Et l'auteur de Candide devrait lui-même cette boutade aux Anglais... Si tous les gens d'esprit se retrouvent autour d'une même idée, est- ce parce qu'elle est vraie ?

Liberismo digitale

Donald Davidson (1982, p.290) ha affermato che "la Teoria Psicoanalitica si è sviluppata a partire dalla pretesa di Freud di fornire una cornice concettuale entro la quale descrivere e comprendere l'irrazionalità".

Cade il segreto che le istituzioni hanno cercato di porre per impedire la divulgazione dei contratti derivati fatti dal Tesoro con le banche d'affari, e che stanno costando miliardi di euro alle casse pubbliche. L'Espresso pubblica infatti per la prima volta i contratti che nei primi giorni del 2012 hanno costretto il governo di Mario Monti a versare 3,1 miliardi di euro alla banca americana Morgan Stanley, per effetto di strumenti finanziari ad alto rischio che erano stati sottoscritti negli anni precedenti. Si tratta di quattro famiglie di derivati molto complessi, che l'istituto ebbe la facoltà di terminare in largo anticipo rispetto alla data di scadenza prevista, per effetto di una discussa clausola di chiusura anticipata prevista in un vecchio accordo del 1994, mai esercitata in precedenza. Nei dettagli i contratti chiusi erano due “Interest rate swap” e due “swaption”, che vengono descritti nell'articolo dell'Espresso assieme ad altri documenti relativi ai rapporti fra il Tesoro e Morgan Stanley. Ci sono i memorandum con i quali, proprio in concomitanza con l'avvicendamento a Palazzo Chigi tra il premier uscente Silvio Berlusconi e Monti, la banca americana comunicava al governo la decisione di rientrare di una cifra di 3,5 miliardi di dollari. E ci sono i contenuti di una perizia richiesta dalla procura di Roma nel corso di un'indagine giudiziaria avviato nel 2015 e poi archiviato. Il professor Ugo Pomante, l'esperto interpellato dai magistrati romani, nella sua ricostruzione sostiene che per effetto di quella clausola del 1994 i vertici del Tesoro avrebbero dovuto astenersi dal fare nuovi contratti con Morgan Stanley. Al contrario negli anni che vanno dal 2004 al 2008 vennero rinegoziati derivati precedenti o ne vennero fatti di nuovi, come dimostrano i documenti rilevati da L'Espresso, perché i vertici del Tesoro non erano a conoscenza o sottovalutarono gli effetti della clausola in mano alla banca americana.

Marrone, Gianfranco, Roland Barthes: parole chiave, Roma, Carocci, 2016

Ruedi Imbach, Catherine König-Pralong, La sfida laica : per una nuova storia della filosofia medievale, Roma, Carocci, 2016

Mario Andrea Rigon, Maschere della verità : il pensiero figurato dal Medioevo al Barocco, Roma, Carocci, 2016

Corrado Malandrino, Johannes Althusius (1563-1638) : teoria e prassi di un ordine politico e civile riformato nella prima modernità, Torino : Claudiana, 2016

Cornaro, Luigi, Writings on the sober life : the art and grace of living long, Alvise Cornaro; edited and translated by Hiroko Fudemoto ; foreword by Greg Critser; introduction and essay by Marisa Milani, Toronto [etc.], University of Toronto, 2014

Politica e denaro. Fillon non si lascerà la corsa all'Eliseo per questioni di denaro. Fillon ha raccolto 16 milioni di euri di finanziamenti per la campagna elettorale, girati al suo partito, Les Républicains. Se Fillon avrà più del 5% dei voti gli verrà rimborsato il 47% del denaro speso per la campagna elettorale, circa 8 milioni di euri.

Nel 1902, Peirce offrì una definizione di vaghezza che affermava che una proposizione è vaga quando sono possibili stati di cose relativi ai quali chi parla, anche contemplandoli, sarebbe intrinsecamente incerto se siano affermati o negati dalla proposizione

Una proposizione è vaga quando sono possibili stati di cose, riguardo a chi parla, anche contemplandoli sarebbe intrinsecamente incerto se siano affermati o negati nella proposizione

Il layout dei principali quotidiani online sta cambiando. Forse anche in conseguenza delle fusioni editoriali e delle nuove proprietà (Stampa-Repubblica-SecoloXIX) (Cairo-Corriere della Sera-La7) si assiste ad una omogeneizzazione del formato dei principali media informativi online.





La codificazione come creazione di diritto nuovo è oggi qualche cosa di irrealizzabile. Nel nostro tempo non è più praticabile quanto Giacomo Leopardi annotava il 17 gennaio 1829 nello Zibaldone: in questo secolo sì legislativo, nessuno ha pensato ancora a fare un codice di leggi, civile e criminale, utopico, ma in tutte forme, e tale da servir di tipo di perfezione, al quale si dovessero paragonare tutti gli altri codici, per giudicare della loro bontà, secondo il più o meno che se gli assomigliassero; tale ancora, da potere, con poche modificazioni o aggiunte richieste puramente dalle circostanze di luogo e di tempo, essere adottato da qualunque nazione, almeno sotto una data forma di governo, almeno nel secolo presente, e dalle nazioni civili.



Rudolf von Jhering scrisse nel 1888 un breve saggio tra il serio e il faceto sulla moralità della mancia. [34] Egli descrive il compenso per piccoli servigi della vita quotidiana, dove l'offerta di una ncompensa implica, in fondo, una svalutazione della persona che ci ha prestato il suo aiuto e suppone la sua meschinità.

Anche un altro tratto della mancia viene descritto: è quello che il cliente offre in occasione di un servizio reso in ragione dl un rapporto di lavoro. Si dà la mancia al cameriere dl un ristorante, ma non al cuoco, il cui lavoro dovrebbe essere maggiormente apprezzato di quello dl colui che serve a tavola. La ragione risiede in una tipologia del dono spesso ricorrente e che vedremo più avanti: il presente. L'elargizione della mancia presuppone il contatto immediato.

La coercizione sociale alla concessione di una mancia è collegata all'incontro personale, al contatto immediato: è solo questa situazione a vincolarci. Non è, dunque, in rapporto al valore intrinseco del servizio, che si ottiene la mancia, ma in ragione del contatto personale, in alcuni casi persino, senza avele affatto reso un reale servizio. [35]

La caratteristica fondamentale del modo di essere della mancia è quella "dell'incongruità e dell'arbitrio. E il puro caso a farla da padrone".

Secondo me l'unico motivo al quale si può fare appello è l'egoismo. Il motivo originario della mancia non è stato la benevolenza, la filantropia o l'equità, ma l'interesse personale: l'uomo che ha dato la prima mancia si proponeva un vantaggio per sé . [36]

Se l'obiettivo è quello di raggiungere un vantaggio per sé, la mancia consegue lo scopo.

E comunque certo che l'omaggio di denaro — sempre anche qui di modesta entità — non fa che sottolineare la distanza tra i due, non solo la diseguaglianza sociale, ma il rapporto di distanza reso necessario dal contatto in ragione del servizio prestato. La mancia non si dà agli eguali.

Scrive Mauss: "l clan, rappresentati dal loro Capo, si affrontano molto di più di quanto si alleino. Si tratta di una rivalità costante, che può arrivare fino al combattimento, alla uccisione, alla perdita del nome e delle armi. In ogni caso, è in tal modo che si fissa la gerarchia delle famiglie e dei clan". [12] È come se il dono dovesse in continuazione destrutturarsi per ricostituirsi come ordine del dono. È così, infatti, che l'eccesso del dono ritrova il Suo equilibrio entro i termini che esso stesso delimita, istituisce e regola. L'"anti-economia" dello spreco illimitato si riordina attraverso una nuova economia del potere: la perdita smodata e la distruzione dei confini tra i gruppi ripiegano in una dialettica in cui il dispendio va a dare forma, ordine e struttura alle gerarchie sociali. ln altri termini, secondo la legge paradossale del dono, quanto eccede lo scambio è reinvestito nell'ambigua dialettica dell'asservimento ovvero, nell'economia perversa del rapporto hegeliano tra servo e Signore.

Questo, dunque, è quanto possiamo rileggere tra le pieghe del Saggio maussiano (e, allo stesso tempo, ciò che in qualche modo distanzia il testo di Mauss dalle tesi sostenute da suo zio Durkheim): ogni solidarietà si esprime attraverso una pratica ostile, attraverso una condotta decisamente "insolidale". È qui, in effetti, che il lavoro di Mauss espone al proprio limite le idee di Durkheim fino a capovolgerle dall'interno: e non solo perché, attraverso il principio del dono, egli reintroduce nel determinismo del sistema durkheimiano (che caratterizza il "fatto sociale" soltanto attraverso l'obbligo e la costrizione) gli elementi dell'indeterminatezza e della libertà [13] ma anche perché svela, in tutta la sua evidenza, l'ambivalenza della solidarietà e l'ambiguità della sua stessa nozione. La solidarietà, proprio quando si mostra attraverso la struttura del dono — e in virtù di questo suo mostrarsi — rivela, al contempo, la sua componente 'insolidale' e su questa, a ben vedere, si ordina. Secondo le oscillazioni della sua legge paradossale, infatti, tanto più il dono si manifesta in quanto evento gratuito, incondizionato, generoso e immotivato, quanto più è capace di risolversi nel proprio contrario: la spontaneità ripiega nell'obbligo, la libertà nell'asservimento, il disinteresse nell'interesse, l'eccesso nell'economia, l'alleanza nell'ostilità.

Filosofia come letteratura

FILOSOFIA E LETTERATURA /1 Intervista a Giovanni Invitto La filosofia come narrazione a cura di ISABELLA AGUILAR URL

Per rispondere a questa serie di domande — che sono comunque tutte riferite ad un'unica domanda — occorrerà partire da una prima constatazione: i grandi filosofi sono stati anche, in molti casi se non in tutti, grandi scrittori. È questa la considerazione da cui prende le mosse Jürgen Habermas nel capitolo intitolato Philosophie und Wissenschaft als Literatur? del suo libro Nachmetaphysisches Denken. Non c'è dubbio, osserva Habermas, che Sigmund Freud sia stato un grande scrittore. È un giudizio unanime, conclamato, da sempre riconosciuto, col quale non si è mai tuttavia inteso che il genio scientifico di Freud risiedesse proprio nella sua qualità letteraria, o che questa abbia avuto un qualche ruolo nella sua produzione scientifica [1]. Il problema non sta quindi nel riconoscere che i testi filosofici o scientifici possiedano una loro specifica qualità letteraria e che quindi siano anche letteratura, ma nel dichiarare che lo siano in prima istanza, e che pertanto il loro essere letteratura sia legato in modo essenziale alla loro caratterizzazione filosofica e/o scientifica.

Si è visto che in Gorgia la dialettica accenna, almeno parzialmente, a diventare letteratura. Ma è soltanto con Platone che il fenomeno si dichiara apertamente. Questo è un grande evento, e non soltanto nell'ambito del pensiero greco. Platone inventò il dialogo come letteratura, come un particolare tipo di dialettica scritta, di retorica scritta, che presenta in un quadro narrativo i contenuti di discussioni immaginarie a un pubblico indifferenziato. Questo nuovo genere letterario viene da Platone stesso chiamato con il nome nuovo di «filosofia». Dopo Platone questa forma scritta resterà acquisita, e anche se il genere letterario del dialogo si trasformerà nel genere del trattato, in ogni caso continuerà a chiamarsi «filosofia» l'esposizione scritta di temi astratti e razionali, magari estesi, dopo la confluenza con la retorica, a contenuti morali e politici. E così sino ai giorni nostri, al punto che oggi, quando si ricerca l'origine della filosofia, è estremamente difficile immaginare le condizioni preletterarie del pensiero, valide in una sfera di comunicazione soltanto orale, quelle condizioni appunto che ci hanno indotto a distinguere un'età della sapienza come origine della filosofia. D'altra parte è lo stesso Platone che ci rende possibile il tentativo di una tale ricostruzione. Senza di lui, che pure è stato l'autore di un rivolgimento cosi fatale e definitivo, sarebbe assai difficile avnvertire il distacco da quell'età dei sapienti e attribuire al pensiero arcaico dei Greci un'importanza maggiore di quella di una balbettante anticipazione. I moderni si sono di solito accontentati di quest'ultima prospettiva, nonostante la significativa e limpida indicazione di Platone, quando chiama la propria letteratura «filosofia», contrapponendola alla precedente «sofia». Su questo punto non Ci sono dubbi: a più riprese Platone designa l'epoca di Eraclito, di Parmenide, di Empedocle come l'età dei «sapienti», di fronte a cui egli presenta se stesso soltanto come un filosofo, cioè come un «amante della sapienza», uno cioè che la sapienza non la possiede. Oltre a ciò, e in riferimento preciso al valore della scrittura, ci sono due passi fondamentali in Platone, la cui importanza è decisiva ai fini di un'interpretazione generale del suo pensiero e della sua posizione nella cultura greca.

Filosofia come narrazione letteraria

Occorre cominciare a considerare i testi filosofici, specie quelli antichi, come letteratura, una variante della forma letteraria.

Concorrenza, Umano troppo umano, 215 - 280

367.

Die Stunden der Beredtsamkeit. — Der Eine hat, um gut zu sprechen, Jemanden nöthig, der ihm entschieden und anerkannt überlegen ist, der Andere kann nur vor Einem, den er überragt, völlige Freiheit der Rede und glückliche Wendungen der Beredtsamkeit finden: in beiden Fällen ist es der selbe Grund; Jeder von ihnen redet nur gut, wenn er sans gêne redet, der Eine, weil er vor dem Höheren den Antrieb der Concurrenz, des Wettbewerbs nicht fühlt, der Andere ebenfalls desshalb angesichts des Niederen. — Nun giebt es eine ganz andere Gattung von Menschen, die nur gut reden, wenn sie im Wetteifer, mit der Absicht zu siegen, reden. Welche von beiden Gattungen ist die ehrgeizigere: die, welche aus erregter Ehrsucht gut, oder die, welche aus eben diesen Motiven schlecht oder gar nicht spricht?

[Menschliches, Allzumenschliches, I, URL]

215.Mode und modern. — Ueberall, wo noch die Unwissenheit, die Unreinlichkeit, der Aberglaube im Schwange sind, wo der Verkehr lahm, die Landwirthschaft armselig, die Priesterschaft mächtig ist, da finden sich auch noch die Nationaltrachten. Dagegen herrscht die Mode, wo die Anzeichen des Entgegengesetzten sich finden. Die Mode ist also neben den Tugenden des jetzigen Europa zu finden: sollte sie wirklich deren Schattenseite sein? — Zunächst sagt die männliche Bekleidung, welche modisch und nicht mehr national ist, von Dem, der sie trägt, aus, dass der Europäer nicht als Einzelner, noch als Standes- und Volksgenosse auffallen will, dass er sich eine absichtliche Dämpfung dieser Arten von Eitelkeit zum Gesetz gemacht hat; dann dass er arbeitsam ist und nicht viel Zeit zum Ankleiden und Sich-putzen hat, auch alles Kostbare und Ueppige in Stoff und Faltenwurf im Widerspruch mit seiner Arbeit findet; endlich dass er durch seine Tracht auf die gelehrteren und geistigeren Berufe als die hinweist, welchen er als europäischer Mensch am nächsten steht oder stehen möchte: während durch die noch vorhandenen Nationaltrachten der Räuber, der Hirt oder der Soldat als die wünschbarsten und tonangebenden Lebensstellungen hindurchschimmern. Innerhalb dieses Gesammtcharakters der männlichen Mode giebt es dann jene kleinen Schwankungen, welche die Eitelkeit der jungen Männer, der Stutzer und Nichtsthuer der grossen Städte hervorbringt, also Derer, welche als europäische Menschen noch nicht reif geworden sind. — Die europäischen Frauen sind diess noch viel weniger, wesshalb die Schwankungen bei ihnen viel grösser sind: sie wollen auch das Nationale nicht, und hassen es, als Deutsche, Franzosen, Russen an der Kleidung erkannt zu werden, aber als Einzelne wollen sie sehr gern auffallen; ebenso soll Niemand schon durch ihre Bekleidung in Zweifel gelassen werden, dass sie zu einer angeseheneren Classe der Gesellschaft (zur „guten“ oder „hohen“ oder „grossen“ Welt) gehören, und zwar wünschen sie nach dieser Seite hin gerade um so mehr voreinzunehmen, als sie nicht oder kaum zu jener Classe gehören. Vor Allem aber will die junge Frau Nichts tragen, was die etwas ältere trägt, weil sie durch den Verdacht eines höheren Lebensalters im Preise zu fallen glaubt: die ältere wiederum möchte durch jugendlichere Tracht so lange täuschen, als es irgend angeht, — aus welchem Wettbewerb sich zeitweilig immer Moden ergeben müssen, bei denen das eigentlich Jugendliche ganz unzweideutig und unnachahmlich sichtbar wird. Hat der Erfindungsgeist der jungen Künstlerinnen in solchen Blosstellungen der Jugend eine Zeitlang geschwelgt oder, um die ganze Wahrheit zu sagen: hat man wieder einmal den Erfindungsgeist älterer höfischer Culturen, sowie den der noch bestehenden Nationen, und überhaupt den ganzen costümirten Erdkreis zu Rathe gezogen und etwa die Spanier, die Türken und Altgriechen zur Inscenirung des schönen Fleisches zusammengekoppelt, so entdeckt man endlich immer wieder, dass man sich doch nicht zum Besten auf seinen Vortheil verstanden habe, dass, um auf die Männer Wirkung zu machen, das Versteckenspielen mit dem schönen Leibe glücklicher sei, als die nackte und halbnackte Ehrlichkeit; und nun dreht sich das Rad des Geschmackes und der Eitelkeit einmal wieder in entgegengesetzter Richtung: die etwas älteren jungen Frauen finden, dass ihr Reich gekommen sei, und der Wettkampf der lieblichsten und absurdesten Geschöpfe tobt wieder von Neuem. Je mehr aber die Frauen innerlich zunehmen und nicht mehr unter sich, wie bisher, den unreifen Altersclassen den Vorrang zugestehen, desto geringer werden diese Schwankungen ihrer Tracht, desto einfacher ihr Putz: über welchen man billigerweise nicht nach antiken Mustern das Urtheil sprechen darf, also nicht nach dem Maassstab der Gewandung südländischer See-Anwohnerinnen, sondern in Berücksichtigung der klimatischen Bedingungen der mittleren und nördlichen Gegenden Europa’s, derer nämlich, in welchen jetzt der geist- und formerfindende Genius Europa’s seine liebste Heimath hat. — Im Ganzen wird also gerade nicht das Wechselnde das charakteristische Zeichen der Mode und des Modernen sein, denn gerade der Wechsel ist etwas Rückständiges und bezeichnet die noch ungereiften männlichen und weiblichen Europäer: sondern die Ablehnung der nationalen, ständischen und individuellen Eitelkeit. Dem entsprechend ist es zu loben, weil es kraft- und zeitersparend ist, wenn einzelne Städte und Gegenden Europa’s für alle übrigen in Sachen der Kleidung denken und erfinden, in Anbetracht dessen, dass der Formensinn nicht Jedermann geschenkt zu sein pflegt: auch ist es wirklich kein allzu hochfliegender Ehrgeiz, wenn zum Beispiel Paris, so lange jene Schwankungen noch bestehen, es in Anspruch nimmt, der alleinige Erfinder und Neuerer in diesem Reiche zu sein. Will ein Deutscher, aus Hass gegen diese Ansprüche einer französischen Stadt, sich anders kleiden, zum Beispiel so wie Albrecht Dürer sich trug, so möge er erwägen, dass er dann ein Costüm hat, welches ehemalige Deutsche trugen, welches aber die Deutschen ebensowenig erfunden haben, — es hat nie eine Tracht gegeben, welche den Deutschen als Deutschen bezeichnete; übrigens mag er zusehen, wie er aus dieser Tracht herausschaut und ob etwa der ganz moderne Kopf nicht mit all seiner Linien- und Fältchenschrift, welche das neunzehnte Jahrhundert hineingrub, gegen eine Dürerische Bekleidung Einsprache thut. — Hier, wo die Begriffe „modern“ und „europäisch“ fast gleich gesetzt sind, wird unter Europa viel mehr an Länderstrecken verstanden, als das geographische Europa, die kleine Halbinsel Asien’s, umfasst: namentlich gehört Amerika hinzu, soweit es eben das Tochterland unserer Cultur ist. Andererseits fällt nicht einmal ganz Europa unter den Cultur-Begriff „Europa“; sondern nur alle jene Völker und Völkertheile, welche im Griechen-, Römer-, Juden- und Christenthum ihre gemeinsame Vergangenheit haben.

280

Mehr Achtung vor den Wissenden! – Bei der Konkurrenz der Arbeit und der Verkäufer ist das Publikum zum Richter über das Handwerk gemacht: das hat aber keine strenge Sachkenntnis und urteilt nach dem Scheine der Güte. Folglich wird die Kunst des Scheines (und vielleicht der Geschmack) unter der Herrschaft der Konkurrenz steigen, dagegen die Qualität aller Erzeugnisse sich verschlechtern müssen. Folglich wird, wofern nur die Vernunft nicht im Werte fällt, irgendwann jener Konkurrenz ein Ende gemacht werden und ein neues Prinzip den Sieg über sie davontragen. Nur der Handwerksmeister sollte über das Handwerk urteilen, und das Publikum abhängig sein vom Glauben an die Person des Urteilenden und an seine Ehrlichkeit. Demnach keine anonyme Arbeit! Mindestens müßte ein Sachkenner als Bürge derselben dasein und seinen Namen als Pfand einsetzen, wenn der Name des Urhebers fehlt oder klanglos ist. Die Wohlfeilheit eines Werkes ist für den Laien eine andere Art Schein und Trug, da erst die Dauerhaftigkeit entscheidet, daß und inwiefern eine Sache wohlfeil ist; jene aber ist schwer und von dem Laien gar nicht zu beurteilen. – Also: was Effekt auf das Auge macht und wenig kostet, das bekommt jetzt das Übergewicht, – und das wird natürlich die Maschinenarbeit sein. Hinwiederum begünstigt die Maschine, das heißt die Ursache der größten Schnelligkeit und Leichtigkeit der Herstellung, auch ihrerseits die verkäuflichste Sorte: sonst ist kein erheblicher Gewinn mit ihr zu machen; sie würde zu wenig gebraucht und zu oft stille stehen. Was aber am verkäuflichsten ist, darüber entscheidet das Publikum, wie gesagt: es muß das Täuschendste sein, das heißt das, was einmal gut scheint und sodann auch wohlfeil scheint. Also auch auf dem Gebiete[984] der Arbeit muß unser Losungswort sein: »Mehr Achtung vor den Wissenden!«

[ Menschliches, Allzumenschliches, Zweiter Band - Zweite Abteilung: Der Wanderer und sein Schatten, URL]

21

[1180] Die Voraussetzung für den Buddhismus ist ein sehr mildes Klima, eine große Sanftmut und Liberalität in den Sitten, kein Militarismus; und daß es die höheren und selbstgelehrten Stände sind, in denen die Bewegung ihren Herd hat. Man will die Heiterkeit, die Stille, die Wunschlosigkeit als höchstes Ziel, und man erreicht sein Ziel. Der Buddhismus ist keine Religion, in der man bloß auf Vollkommenheit aspiriert: das Vollkommne ist der normale Fall. – Im Christentume kommen die Instinkte Unterworfner und Unterdrückter in den Vordergrund: es sind die niedersten Stände, die in ihm ihr Heil suchen. Hier wird als Beschäftigung, als Mittel gegen die Langeweile[1180] die Kasuistik der Sünde, die Selbstkritik, die Gewissens-Inquisition geübt; hier wird der Affekt gegen einen Mächtigen, »Gott« genannt, beständig aufrecht erhalten (durch das Gebet); hier gilt das Höchste als unerreichbar, als Geschenk, als »Gnade«. Hier fehlt auch die Öffentlichkeit; der Versteck, der dunkle Raum ist christlich. Hier wird der Leib verachtet, die Hygiene als Sinnlichkeit abgelehnt; die Kirche wehrt sich selbst gegen die Reinlichkeit (– die erste christliche Maßregel nach Vertreibung der Mauren war die Schließung der öffentlichen Bäder, von denen Cordova allein 270 besaß). Christlich ist ein gewisser Sinn der Grausamkeit gegen sich und andre; der Haß gegen die Andersdenkenden; der Wille, zu verfolgen. Düstere und aufregende Vorstellungen sind im Vordergrunde; die höchstbegehrten, mit den höchsten Namen bezeichneten Zustände sind Epilepsoïden; die Diät wird so gewählt, daß sie morbide Erscheinungen begünstigt und die Nerven überreizt. Christlich ist die Todfeindschaft gegen die Herren der Erde, gegen die »Vornehmen« – und zugleich ein versteckter heimlicher Wettbewerb (– man läßt ihnen den »Leib«, man will nur die »Seele«...). Christlich ist der Haß gegen den Geist, gegen Stolz, Mut, Freiheit, libertinage des Geistes; christlich ist der Haß gegen die Sinne, gegen die Freuden der Sinne, gegen die Freude überhaupt...

Ne Facteur de la vérité Derridà critica le conclusioni di Lacan nel seminario su La lettera rubata, ma ciò avviene su un piano diverso da quello dell'argomentazione di Lacan. L'affermazione di Lacan, che Une lettre arrive toujours à destination è sul piano del sintomo e del suo destino, la replica di Derridà Non que la lettre n’arrive jamais à destination, mais il appartient à sa structure, de pouvoir, toujours, ne pas y arriver si pone su quello dell'interpretazione. I due piani non si incontrano mai.

Nous savons que l'économie néoclassique, qui continue de dominer la pensée, l'enseignement et la recherche en économie, est largement invalidée par les faits. Intrinsèquement incohérente, comme l'a montré notamment l'économiste Steeve Keen, elle ne présente aucun critère de scientificité recevable au regard d'une épistémologie aux exigences minimales. En l'absence de cohérence interne, ce paradigme fonde essentiellement son autorité sur les prétendus succès que la gestion économique inspirée des principes néoclassiques aurait permis d'obtenir. Au nombre de ces « succès on cite fréquemment la réduction de la pauvreté à l'échelle mondiale. Ne prouve-t-elle pas que les recettes préconisées par les économistes néoclassiques depuis les Chicago boys partis conseiller Augusto Pinochet jusqu'aux « experts » qui inspirent aujourd'hui les traités de libre-échange — sont efficaces? Les privatisations, l'ouverture des frontières aux capitaux des pays du Nord, l'orientation des productions nationales en vue de l'exportation vers le Nord et la réduction de la puissance publique aux fonctions de maintien de l'ordre et du respect des contrats privés - ce à quoi se résument trop souvent lesdites recettes - ont-elles vraiment permis de réduire la pauvreté ? Si tel n'est pas le cas, quelles pistes alternatives s'offrent à nous?

Sono come il granello di sabbia infilato fra le ruote della macchina. A poco a poco la renderò inservibile.

res cognita non capit ab intelligere aut videre nisi quod solum denominatur intellecta vel visa

Commentariorum in primum [-quartum] librum sententiarum ... Auctore Petro Aureolo Verberio ... Romæ, ex Typographia Vaticana 1596-1605 URL

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

Per comprendere il senso dell'uguaglianza occorre partire dalla constatazione che gli uomini non sono uguali, né in senso oggettivo, né in senso soggettivo. Che gli uomini non siano uguali è un fatto naturale, che deve essere assunto come tale. I singoli uomini hanno qualità e capacità diverse, vivono vite diverse e si percepiscono come diversi fra loro. Quindi occorre intendersi quando si dice che tutti gli uomini sono uguali. L'uguaglianza è esclusivamente un fatto sociale. L'uguaglianza non è un fatto naturale, biologico e neppure ontologico bensì un fatto sociale. Esclusivamente sociale. Da tutto ciò consegue che l'uguaglianza è (riconosciuta solo come) conseguenza di un ragionamento. Il riconoscimento (non solo quello hobbesiano, ma anche quello hegeliano) è effetto, esito, di un ragionamento. Questo ragionamento è, come spesso accade, implicito, inconscio,

Il paradosso del cristianesimo

Le riflessioni di Kierkegaard sulla religione cristiana non riguardano solo gli aspetti prettamente esistenziali quali il pentimento e la confessione dei peccati, la conversione e il rinnovamento della propria vita, oppure l'affidarsi totalmente a Dio. Con molta perspicacia, l'autore analizza anche i problemi inerenti alla pretesa che un uomo singolo, Gesù di Nazareth, sia stato l'autorivelazione di Dio. ln un piccolo libro del 1844, le celebri Briciole di filosofia, Kierkegaard riprendeva la critica illuministica della rivelazione. Dato che le fonti bibliche si fondano su testimonianze umane, per gli illuministi era inconcepibile che la rivelazione contenesse delle verità assolute. Perciò la religione, dicevano, se pretende di essere vera, deve basarsi su argomenti razionali e non su eventi storici.

Kierkegaard a questo proposito citava Lessing il quale riassumeva la posizione illuministica nella massima che «verità storiche contingenti non possono diventare la prova di verità razionali necessarie» [14]. Per Lessing da questa premessa seguiva che la religione rivelata fosse accettabile solo nella misura in cui gli insegnamenti divini corrispondevano ai giudizi morali della stessa ragione umana, e che fosse necessario rinunciare a tutti gli elementi che non erano razionalmente fondati. Kierkegaard invece era convinto sia della paradossalità — e di conseguenza non deducibilità — della fede, quanto del carattere essenzialmente storico della rivelazione. Al centro del cristianesimo sta un singolo uomo, comparso ad un determinato momento della storia, il quale tuttavia era considerato essere Dio. Poiché la natura infinita di Dio esclude che egli sia un essere finito, soggetto al tempo, la pretesa dell'uomo Gesù di essere Dio appare contraddittoria.

Leader o programma? una falsa alternativa.

La parabola ideologica di alcuni personaggi come, ad esempio, Chicco Testa, Mario Capanna, Giorgio Napolitano rappresenta bene il problema Marx non ha compreso.

Il dispositivo umanitario. L'industria della carità. Charity Business : les dérives de l'humanitaire

Il ritorno alla condizione di pieno impiego ha come condizione la riduzione dell'orario di lavoro.

La scienza non è democratica, ma la filosofia si!










Ce texte ne se veut pas une polémique idéologico-politique, mais plutôt une tentative de compléter l’espace problématique des concepts de la Critique de la Raison dialectique de Sartre revus par Aron. En effet, Histoire et dialectique de la Violence se trouve, de fait, dorénavant couplé à ce livre comme un appendice. Aron y prend à revers l’essentiel des thèses de Sartre, se trouve ainsi indexé de son contraire comme de son malin génie.

13 L'elenchos è l'esempio più significativo e potente di struttura argomentativa intesa a fondare in modo incondizionato principi di tale fatta, come il principio di non contraddizione. In effetti, è possibile mostrare, che anche l' elenchos è incapace di una fondazione assoluta, nel senso che l'argomentazione sorretta dall'elenchos è solo condizionatamente conclusiva. Si veda per questo S. GALVAN, A Formalization of Elenctic Argumentation, «Erkenntnis», 43 ( 1995), pp. 111-126 e S. GALVAN. Fondazione del sapere e procedura per autoconfutazione, in F. MINAZZI (a cura di), L'oggettività della conoscenza scientifica, Angeli, Milano 1996, pp. 59-78. Da questi lavori risulta che l'argomentazione elenctica è conclusiva solo rispetto alla formulazione generale della tesi scettica. Nel caso della formulazione locale l'argomentazione elenctica, presa da sola, non è tale. Ciò significa che neppure a proposito del principio di non contraddizione si può a rigore parlare di autofondazione, vale a dire di fondazione incondizionata, basata su niente più che le semplici regole che garantiscono l'istituzione del discutere logico.

A cosa in concreto servano dosi massicce di carcere, d’ergastoli e pene di morte non é ben chiaro, ma a cosa non servano é statisticamente chiarissimo: non servono a far diminuire gli omicidi, anzi vanno di pari passo con il loro aumento. Adolfo Ceretti e Roberto Cornelli, professori di criminologia all’Universitá Bicocca di Milano, incrociando per la Rivista italiana di diritto penale uno studio sugli omicidi nel mondo con le ricerche ad esempio di Tapio Lappi-Seppala e Martii Lehti in 235 Paesi tra il 1950 e il 2010, mostrano come gli alti tassi di incarcerazione e il livello di severità delle punizioni siano o quasi irrilevanti o addirittura associati a tassi di violenza letale alti e per giunta in aumento.

Stati Uniti e Canada hanno tassi di omicidi molto diversi, ma aumentano o diminuiscono con andamenti analoghi nei medesimi periodi a riprova dell’inesistente effetto della «tolleranza zero» produttrice negli Usa di tassi di incarcerazione enormemente più alti di quelli canadesi. E il Brasile, con 26,3 delitti per 100.000 abitanti (tasso superato da alcuni Paesi dell’America Centrale), ha il primato mondiale di omicidi in numero assoluto (53.240 nel 2014) pur se negli ultimi 25 anni é passato da 90mila a 607mila detenuti.

Maggiore «capitale sociale» di relazioni di mutua conoscenza, minori diseguaglianze, l’enfasi sul controllo di sé in quello che Norbert Elias nel 1983 definí «il processo psichico di civilizzazione», più alti livelli di fiducia e solidità nei sistemi politici (democrazie ma anche autocrazie) sembrano, ai vari studi, incidere maggiormente. E spingere la costante convergenza mondiale (dal 1850 e con una sola parentesi tra il 1960 e il 1990) verso quel «declino della violenza» letale intuito nel 2011 dal libro di Steven Pinker. Decrescita peró a due velocitá: i 437.000 omicidi intenzionali nel mondo nel 2012 (maschi autori al 95% e vittime al 79%) fanno 6,2 delitti per 100.000 abitanti, ma Sudafrica e America Centrale stanno 4 volte sopra la media, Asia orientale e Europa occidentale 5 volte sotto.

Su Giannuli devo ricredermi, forse non è così intelligente come sembra.

E poi, vivere senza lavorare non è questa idea così nuova: da secoli lo fanno padroni e rentier alle spalle degli altri. E’ per questo motivo che sono e sarò sempre contrario ad ogni forma di “reddito di cittadinanza” che è solo un espediente delle classi dirigenti neoliberiste per gestire questa fase di passaggio senza correre rischi di rivolta sociale. Il che non significa che non si possano e debbano fare interventi temporanei (sottolineo: temporanei) di sostegno alla domanda, di assistenza sociale ad esempio per garantire il passaggio da lavoro a lavoro, ma assolutamente no ad ogni politica che pensi di istituzionalizzare una fascia sociale di “miseria assistita” e tenuta come riserva di consenso al sistema.

Sul lavoro socializzato cfr. Marx, Il Capitale, capitolo VI inedito. Non ho trovato - in realtà - una definizione soddisfacente di socializzazione del lavoro. Il termine è ambiguo.

Il tipo di uomo che il lavoro socializzato esalta è l'uomo utile, l'uomo efficiente e produttivo. [..] In un mondo in cui il bisogno di essere uomo viene meno, si legge ne Il collegio di sociologia [p. 19], c'è posto soltanto per il volto privo di fascino dell'uomo utile. L'ideale della creazione di un lavoro socializzato era, per Marx come per Keynes, la liberazione dal lavoro economico, la possibilità di liberare i lavoratori dal lavoro come subordinazione [Ricossa, La fine dell'economia, Sugar Co, 1986, p. 24] Il risultato p stato la creazione di una grande sfera di rapporti razionalizzati [..] Essere fuori dalla produttività economica significa cadere in uno stato di esclusione sociale. Al disoccupato è negata in primo luogo ogni partecipazione alla vita sociale. [Mongardini, 1997, pp. 124-125]

Lo scopo della politica è, oggi, far accettare al popolo le decisioni prese dal potere economico. L'importanza sempre maggiore dell'aspetto economico delle decisioni politiche mina dalle fondamento la democrazia riducendo a pura formalità il ruolo del popolo.

Se nello sviluppo della modernità la politica ha dominato la prima fase della sua storia [..] la fase della tarda modernità è dominata dal potere economico [..] che traduce in termini economici tutti i problemi dell'individuo nella vita quotidiana. Questo è il carattere distintivo della storia degli ultimi decenni, ma la tendenza che produce questa configurazione socio-politica è presente fin dall'inizio del secolo. Già Pareto nel 1921 in Trasformazioni della democrazia individuava gli elementi portanti di questa tendenza: il ciclo plutocratico che si apriva per i paesi occidentali, lo sviluppo di una forma risorgente di feudalesimo, lo sgretolamento della sovranità centrale [Mongardini, 1997, pp. 162]

È natural che anche le istituzioni politiche che caratterizzavano la vecchia politica si rivelino del tutto inadeguate per la nuova. Intanto perché l'economia come ideologia ha sottratto ad esse la funzione ideologica alla quale faceva riferimento la democrazia rappresentativa. Perciò gli stessi partiti divengono una struttura politica inadeguata alla nuova realtà. Il consenso non si ottiene attraverso il partito ma attraverso i media [..] [Mongardini, 1997, pp. 164]

L'economico, come ideologia, ha pervaso tutta la società ma, nello stesso tempo, nonostante il tentativo di imporre la razionalità come modello di interpretazione dei rapporti sociali, ha dimostrato il suo fallimento come scienza.

ha ragione Simmel quando vede nella realtà economica solo un caso particolare della forma generale dello scambio sulla quale si costruisce la società. [Mongardini, 1997, pp. 192]

Nata dalla religione [Georges Burdeau, La politique au pays des merveilles, PUF, 1979, p. 5 - Maffesoli, La transfiguration du politique, Grasset, 1992, p. 57] la politica moderna si è sviluppata nel senso di sostituirsi ad essa attraverso le grandi ideologie [La forza del socialismo, notava Pareto, è di origine religiosa] [Mongardini, 2002, p. 98]

non c'è politica senza religione. [..] In senso proprio la politica è religio. Ma la politica può utilizzare il sacro per affermare se stessa o rifugiarsi nel sacro per proteggere se stess. [Mongardini, 2002, pp. 101]

Tomasz Swoboda
- Histoires de l’œil, Rodopi, Amsterdam-New York, 2013
- Constructions de la subjectivité dans littérature érotique féminine, Romanica Silesiana, 2013, Tom 8 , Numer 1
- Comment aimer les livres que l’on n’a pas lus ? Réflexions en marge de quelques livres oubliés, Cahiers ERTA, 2011 , Numer 2
- Le mal énucléé : Georges Bataille "et consortes", Romanica Silesiana, 2010, Tom 5
- La stratégie de persuasion dans "Julie" de Georges Bataille, Acta Universitatis Lodziensis. Folia Litteraria Romanica, 2008, Tom 6

Hubertus Buchstein, Demokratie und Lotterie“. Das Los als politisches Entscheidungsinstrument von der Antike bis zur EU. Campus Verlag, Frankfurt am Main 2009

La curva di Laffer è una baggianata perché attribuisce lo stesso effetto a due valori opposti. Secondo la curva di Laffer un'imposizione fiscale del 25% avrebbe lo stesso effetto sociale di una del 75%, il che implica un ragionamento semplicemente idiota.

Simbolo ed espressione di quella vita che si librava tra l'impossibile e il possibile è il gioco di parole, il bisticcio, il rifiutare i vocaboli che esprimono la esperienza elementare di tutti (tavola), e il porre in loro luogo una metafora che presti a quel riferimento volgare un nuovo e sorprendente contenuto (quadrato piano), come fa Góngora; o si annulla il credere nella realtà delle cose, affogandole sotto il sudario del niente, come preferisce il nichilista Quevedo. [..] Qui si sente con perfetta nitidezza la situazione degli Spagnoli del secolo XVII: non potevano superare il loro bisogno di credere mediante l'analisi razionale e la fiducia nella sua utile efficacia, né potevano rimanere attaccati alla loro fede con la sicurezza di prima; oltre le sue frontiere cominciava a trionfare il pensiero critico. Di qui la frenesia per razionalizzare e rendere tangibile la fede, mediante la ricerca di reliquie e prodigi più abbondanti che mai nel sec. XVII; da qui gli stili esasperati - Quevedo, Góngora, Gracián - proiezione bellissima di esistenze fluttuanti sopra un vuoto umano, senza serenità, e senza idee o cose su cui appoggiarsi. Niente poteva ormai cambiare la condizione ispanica e gli immensi interessi creati da essa; era ormai inutile che Cervantes preferisse San Paolo e facesse dell'ironia su Santiago, e che il padre Mariana giudicasse folli le galoppate del cavallo bianco, o la storia delle piaghe di Cristo sullo scudo portoghese.

Dopo una martellante presenza mediatica dei casi di meningite ecco che spuntano come i conigli dal cappello i nuovi LEA del Ministro Lorenzin nei quali le vaccinazioni sono a carico dello Stato senza neppure il ticket. Sarà un caso ma la coincidenza lascia perplessi. Dal momento che il Sistema sanitario nazionale non ha i fondi necessari ad esempio a garantire la cura dell'epatite C a tutti i malati (tra parentesi l'epatite C è in gran parte una malattia iatrogena, la cui diffusione è dovuta alle trasfusioni di sangue e quindi la responsabilità è in primo luogo del legislatore e del Sistema sanitario publico) non si capisce dove verranno reperiti i fondi per finanziare le case farmaceutiche produttrici dei vaccini.

Il giovane, aitante, iperliberal Trudeau jr, l’erede che pareva aver già surclassato il padre, è caduto sulla classica buccia di banana. Anzi, su due. E guarda caso il piede in fallo l’ha messo proprio sul tema che aveva scelto come cavallo di battaglia: la trasparenza. Prima lo scandalo delle ospitate a pagamento per aiutare gli amici, ora il viaggio tropicale nell’eden di Karim Aga Khan, capo spirituale dei musulmani ismaeliti e stella del jet set. «Perché la vacanza del primo ministro è rimasta segreta?», chiede con ironia retorica Cole Burston sul quotidiano The Globe and Mail. [..] In Canada vige una legge, introdotta proprio da Trudeau — il Conflict of interest act —, che vieta agli alti funzionari dello Stato di accettare passaggi aerei privati. Smentendo se stesso, Justin con famiglia e altri leader del Partito liberale ha raggiunto l’isola privata delle Bahamas a bordo di un elicottero dell’Aga Khan, amico miliardario di famiglia nonché capo di una Fondazione che dai governi canadesi negli ultimi anni (sia liberali che conservatori, a dire il vero) ha ricevuto fondi per centinaia di milioni di dollari.

Cheryl Hanna, Sex is not a sport: consent and violence in criminal law, Boston College Law School, Vol. 42:2, 2001; URL

La comunità internazionale vorrebbe che i paesi in via di sviluppo in un'immaginaria società, prospera, democratica, sicura, ben governata, e con bassi livelli di corruzione. "La Danimarca" ha tutti i tre set di istituzioni politiche in perfetto equilibrio: uno Stato competente, forte stato di diritto e responsabilità democratica. La comunità internazionale vorrebbe trasformare l'Afghanistan, la Somalia, la Libia, e Haiti in luoghi idealizzati come "la Danimarca", ma non ha la minima idea di come fare per ottenere questo risultato. Come ho sostenuto in precedenza, parte del problema è che noi non siamo in grado di capire come la Danimarca sia diventata la Danimarca.

Cinque idee economiche zombi che si rifiutano di morire

“Le idee hanno lunga vita e spesso sopravvivono a chi le ha prodotte e assumono forme nuove e diverse. Alcune idee continuano a vivere perché sono utili. Altre muoiono e vengono dimenticate, ma anche quando sono dannose a volte sono difficili da eliminare, a volte ritornano come veri e propri zombie”. Così scrive John Quiggin in Zombie economics. Le idee fantasma da cui liberarsi (Egea 2012), sottolineando che sono state proprio delle idee zombie a portare il sistema finanziario globale sull’orlo del disastro, a causare il fallimento di migliaia di imprese e la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro.

Secondo Quiggin, l'eccessiva fiducia nell'efficiente funzionamento dei mercati e la riduzione della politica economica al condizionamento dei tassi di interesse di breve termine da parte delle banche centrali sono state sostanziate da cinque idee teoriche. La prima idea è che «il pieno impiego e uno sviluppo economico regolare continuerebbero indefinitamente» (ivi, p. 5; trad. it., p. 45), eliminando cosi il verificarsi delle fasi particolarmente negative del ciclo economico; la seconda idea applica la «mano invisibile» di Adam Smith ai mercati finanziari sotto forma della «teoria dei mercati efficienti»; la terza si incarna nei modelli DSGE che hanno permesso, sessanta anni dopo la «sintesi neoclassica» di Hicks (1937) e Modigliani (1944), una rinnovata «sintesi» fra la Nuova Macroeconomia Classica e il filone prevalente della Nuova Economia Keynesiana (cfr. anche sopra, n. 3; e il successivo par. 4); la quarta sostiene che la polarizzazione nella distribuzione del reddito e della ricchezza e la riduzione della pressione fiscale per le fasce privilegiate della popolazione giovino alla collettività, in quanto stimolano una crescita economica i cui frutti «gocciolano» anche sulle famiglie meno abbienti; la quinta idea si identifica con la convinzione che la subordinazione del pubblico al privato e le connesse privatizzazioni delle attività produttive siano una condizione necessaria e sufficiente per accrescere l'efficienza del sistema economico. Quiggin (p. 2; trad. it., p. 40) sostiene che tali idee «hanno portato il sistema finanziario globale sull'orlo del disastro 1...,1 hanno causato il fallimento di migliaia di imprese e sono costate il posto a milioni di lavoratori». Secondo l'autore, la mancanza di un' accurata critica e di un'alternativa teorica fa si che queste stesse idee «circolino ancora fra noi» e influenzino molte delle attuali scelte di policy, riproponendosi quindi come idee zombie. Quiggin dedica a ognuna delle cinque idee uno specifico capitolo del suo volume. Nelle cinque postfazioni a tali capitoli esamineremo in dettaglio le critiche, che l'autore riserva ai candidati zombie, e le concrete proposte alternative, che dovrebbero trovare fondamento nei fatti della crisi finanziaria e «reale» del 2007-09 e ispirare le adeguate risposte di policy. Nel seguito della presente Introduzione, intendiamo invece perseguire due obiettivi più generali: esaminare e ridefinire i punti qualificanti dello schema teorico macroeconomico, proposto da Quiggin e candidato a fornire una risposta di alto profilo alle cinque idee zombie che sono State i capisaldi di quella teoria economica e di quelle proposte di policy corresponsabili delle recenti vicende; verificare se questo nuovo schema Sia in grado di Superare il test rappresentato dalle crisi del 2007-'09 e - soprattutto - dalla loro prosecuzione nella crisi del debito sovrano nell'UEM e nella connessa decelerazione della crescita statunitense e tedesca, verificatesi dopo la redazione del volume in esame. Con qualche approssimazione i tratti di fondo dello schema teorico, che Quiggin propone di sostituire al paradigma dominante prima del 2007, possono essere riassunti in tre punti: (i) la macroeconomia dovrà riconquistare uno statuto autonomo, nel senso che non andrà costretta entro i canoni di rigore formale dei modelli microeconomici di equilibrio generale, anche se potrà mantenere legami con altre impostazioni microeconomiche, quali quelle cui fanno riferimento Akerlof e Shiller (2009); (ii) il nuovo schema dovrà combinare l'apparato categoriale di Keynes (1936), mondato dai limiti di analisi e di policy emersi nel tempo, con la rappresentazione minskyana dei mercati finanziari (cfr. Minsky 1975 e 1982), che ne fa emergere l'instabilità e la tendenza alla crisi, e con la razionalità limitata e le carenze informative che, secondo le recenti teorie microeconomiche comportamentali, stanno alla base delle scelte dei singoli agenti; (iii) la politica fiscale non dovrà essere subordinata alla politica monetaria, per di più impropriamente ridotta alla gestione dei tassi di interesse di policy, ma dovrà fare si che lo Stato torni a svolgere un ruolo di imprenditore, di programmatore, di redistributore della ricchezza e di gestore dei rischi sia sistemici che idiosincratici.


Negli ultimi casi di doppio mandato dei presidenti USA (Clinton, Bush jr e Obama), vi è stata sempre una Fed compiacente la quale aveva tardato ad alzare i tassi e tollerato il formarsi di bolle speculative. Sarà un caso, ma i crash di borsa del 1987, del 2000 e del 2008 sono capitati alla fine del secondo mandato di amministrazioni di successo, un successo fin troppo premiato dai mercati.

Il 19 ottobre 1987, un anno prima della fine del mandato di Ronald Reagan alla borsa di New York l'indice Dow Jones perse 508,32 punti pari al 22,6%.


Les ultra-riches menacent-ils la démocratie ?

Thierry Pech, Marc-Olivier Padis,Le multinazionali del cuore : le organizzazioni non governative tra politica e mercato; traduzione di Stefano Valenti, Milano, Feltrinelli, 2004 BUG


Gregg Edmund Easterbrook, The Progress Paradox: How Life Gets Better While People Feel Worse, Random House New York,


Giuseppe Lanza La misurazione della disuguaglianza economica. Approcci, metodi e strumenti ..., Angeli 2015 google books

I teoremi tipo Balinski & Young dimostrano la non esistenza di sistemi per distribuire i seggi sulla base dei voti, o della popolazione, che soddisfino tre principi assolutamente ragionevoli:
— il numero di seggi ricevuti deve essere l'arrotondamento, per difetto o per eccesso delle quote;
- se i seggi totali aumentano, a parità di voti, non possono diminuire quelli assegnati a nessun partito;
- se i voti aumentano i seggi non possono diminuire a favore di qualche partito per cui diminuiscono.


Carrie Oelberger, Cui bono? The pursuit of private goals through nonprofit organizations, URL [Il perseguimento di obiettivi private attraverso le organizzazioni senza scopo di lucro] [Blau, P. M. (1955). The dynamics of bureaucracy. Chicago: University of Chicago Press Blau, P. M., Scott, W. R. (1962). Formal organizations: A comparative approach. San Francisco: Chandler Publishing Company.


[..] che fare del nemico vinto? In termini di rapporti di forza la questione fu proposta con lucida nettezza da Niachiavelli nella pagina dei Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio dove si chiede come si possa «comporre una cittò divisa», se eliminando il nemico vinto o cercando una pacificazione. Machiavelli esaminò le tre diverse soluzioni possibili per il suo Principe: eliminare fisicamente l'avversario (ammazzargli), espellerlo (rimuovergli dalla città) stringere con lui un accordo di pace se promette di non ribellarsi (fare pace sotto obblighi di non offendere). Machiavelli sconsigliava la terza ipotesi: la memoria del sangue versato avrebbe reso fragile la durata della pace raggiunta con l'uso della forza. Il modo in cui la pratica del potere ha seguito questa regola non ha bisogno di essere illustrato. Ma col secolo xx, le due guerre mondiali e i conflitti ideologici, sociali ed etnici scoppiati nel mondo decolonizzato, la questione si è ripresentata in termini quantitativamente e qualitativamente diversi, tali da richiedere nuove riflessioni: la città da ricomporre sanando lacerazioni politiche e sociali ha oggi le dimensioni del mondo globalizzato. E qui l'espulsione e l'eliminazione fisica del nemico vinto implicano problemi generali diversi da quelli delle città-stato del Rinascimento italiano.

I regimi che temono le reazioni popolari fanno morire i loro nemici di notte, nelle segrete del palazzo: una pratica che caratterizzò specialmente la Repubblica oligarchica di Venezia. Qui si ricorreva allo strangolamento in carcere o all'annegamento notturno nel canale Orfano specialmente nei casi di eretici. E nella fase durissima della guerra della Lega di Cambrai del 1509 l'esecuzione pubblica di alcuni padovani colpevoli di aver parteggiato per l'imperatore Massimiliano sollevò aspre critiche: molti dicevano (racconta Marin Sanudo) che «li dovevano far morir "secrete" et non era tempi di far tal grande movesta» [11]. Anche nei casi di esecuzioni notturne in carcere il corpo veniva talvolta esposto al mattino appeso alle grate della prigione o in altro luogo pubblico.

Le reazioni di Pietro Verri alla vicenda di Carlo Sala e la sua attenzione alle convinzioni del popolo dànno un'idea delle contraddizioni che potevano annidarsi nel cuore e nella mente di un aristocratico lombardo: non uno qualsiasi ma un uomo della cultura e del passato di Pietro Verri. Al di là del suo caso personale aiutano a comprendere come e perché il rituale religioso del patibolo si fosse radicato nella società italiana godendo dell'appoggio e della collaborazione delle classi dominanti. Colui che aveva condiviso l'entusiasmo per le tesi di Beccaria fino a vantarsene autore e che aveva combattuto battaglie illuministiche come quella sul problema della tortura giudiziaria era rimasto sconcertato dal comportamento di Carlo Sala e ne aveva deprecato gli effetti temendo che crollasse nel popolo quell'idea della religione che lo frenava dal delitto e dalla rivolta.


Colpisce molto il Verri il modo in cui il Sala ha reagito al dolore, soffrendo immobile, senza emettere un lamento alcuno, quando «restò fermo come un marmo» durante il taglio della mano. Il Verri parla allora con ammirazione di «fanatismo stoico», di capacità di esautorare l'immaginazione, di estraniare la mente da un incipiente dolore come principale mezzo per non sentire il dolore Stesso, dilungandosi a ricercare in popoli di altri continenti esempi di uomini che, con il ricorso a collaudate tecniche di autocontrollo, siano riusciti a resistere a terribili sofferenze fisiche. L'impassibilità del Sala commuove anche Alessandro Verri che, informato dalla relazione del fratello di quanto è avvenuto a Milano, comunica che del caso Sala si discute anche a Roma, ove sono nati due partiti antagonisti, pro e contro l'ex-religioso. Alessandro Verri, per parte sua, esprime tutto il suo rammarico per la scomparsa di un uomo tanto coraggioso e sincero, quanto scandalosamente sprofondato nell'errore, a suo dire «il deplorabile martire dell'empietà»118. Poi prosegue: «il fatto però mi ha riempito di ammirazione, perché il morire ne' tormenti a sangue freddo è un fenomeno sorprendente e duolmi che anima tale sia dannata e uomo tale appiccato» [119]. [p. 135]


Sulla politica dei war crime tribunals Gary Jonathan Bass ha formulato cinque tesi generali, che concorrono a integrare il profilo degli orientamenti di politica estera delle democrazie liberali nel segno di un instabile equilibrio tra idealismo e realismo. Egli sostiene che 1. sono solo gli stati liberaldemocratici, con la loro ideologia legalistica, a sostenere bona fide i tribunali per crimini internazionali, mentre quelli autoritari sono disposti soltanto a supportare processi-farsa ed esecuzioni punitive; 2. peraltro anche i regimi liberali inclinano a non sostenere tali tribunali quando ciò possa mettere a rischio la funzionalità del proprio apparato militare o limitare eccessivamente il campo delle proprie scelte strategiche; 3. anche l'opzione per la giustizia penale internazionale resta caratterizzata in senso particolaristico, in quanto gli stessi stati liberaldemocratici tendono a essere sensibili soprattutto a quei crimini internazionali che colpiscono i propri cittadini o i propri alleati o 4. provocano forti reazioni nelle opinioni pubbliche; 5 anche gruppi di pressione non governativi possono per questa ragione giocare un ruolo non marginale nello spingere gli stati a sostenere questi tribunali.


Sull'onda del successo di The Good Society, l'anno seguente, durante uno dei suoi consueti viaggi in Europa, Lippmann si recò in Francia, dove gli fu conferita la Legione d'Onore e dove fu invitato a un simposio imperniato sulla sua ultima fatica. Louis Rougier, l'organizzatore dell'evento, considerando l'accoglienza favorevole della traduzione francese di The Good society, aveva invitato in quella sede alcuni dei più noti esponenti del pensiero liberale europeo, tra cui spiccavano i nomi di Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Raymond Aron e Michael Polanyi [85]. Nel suo discorso introduttivo Rougier elogiò molto The Good Society, descritto come "un libro maestro, un libro chiave, perché contiene la migliore spiegazione dei mali del nostro tempo" [86]. Lippmann aveva giustamente imputato alla pianificazione gran parte dei problemi e dei rischi delle democrazie contemporanee e aveva insistito sul fatto che "essere liberali non significa affatto essere conservatori, nel senso di voler mantenere i privilegi effettivi risultanti dalle leggi del passato. Significa, al contrario, essere essenzialmente progressisti, nel senso del continuo adattamento dell'ordine legale alle scoperte scientifiche, ai progressi dell'organizzazione e della tecnica economica, ai cambiamenti di struttura della società, alle esigenze della coscienza contemporanea" [87] Il grande giornalista mostrava anche in quella sede la sua vena pessimista: "innanzitutto, noi ci scontriamo con un fatto brutale: il secolo del progresso verso la democrazia, verso l'individualismo, verso la libertà economica, verso il positisismo scientifico, è terminato in un'era di guerre, di rivoluzione e di reazione [88].

Il liberalismo ottocentesco era risultato perdente e andava ora rinnovato: "il primo compito dei liberali oggi consiste non nel fare discorsi e propaganda, ma nell'interrogarsi e nel riflettere" [89]. La causa della libertà non doveva essere confusa — su questo Lippmann era chiarissimo — con le dottrine del diritto naturale, della sovranità popolare, dei diritti dell'uomo, del governo parlamentare, del diritto all'autodeterminazione dei popoli, del laissez-faire o del libero scambio: "quelli sono dei concetti che gli uomini hanno utilizzato in certi momenti e in certe circostanze storiche. Spesso sono serviti a forgiare e conquistare una parziale emancipazione. Ma non ne sono stati la causa primaria né l'energia motrice e la sorte della libertà non è legata a nessuna delle teorie liberali. E per questo che noi dobbiamo riservarci il diritto di revisionare le premesse di tutte le teorie liberali e di non concedere a nessuna di esse un valore dogmatico e definitivo" [90]. Non bisognava cercare di "risuscitare" qualche vecchia teoria, ma di "scoprire le idee che permettano allo slancio verso la libertà e la civilizzazione di trionfare contro gli ostacoli dovuti alla natura umana, alle circostanze storiche, alle condizioni della vita su questa terra" [91]. Proprio i motivi che avevano portato al dominio dei totalitarismi ponevano l'urgenza di un ritorno in forze del liberalismo in una forma rinnovata: l'unica alternativa allo Stato militare era quello liberale.

Il dibattito successivo, anche in base alle competenze dei presenti, riguardò principalmente problemi di natura economica, su cui Lippmann intervenne solo raramente. Più significativo è il discorso del 30 agosto, in cui egli fu chiamato a delineare una possibile "agenda del liberalismo". Lippmann poneva sei punti all'ordine del giorno: 1) egli riconosceva innanzitutto come solo il meccanismo dei prezzi fondato sul libero mercato fosse in grado di fare il miglior uso possibile dei mezzi di produzione e potesse soddisfare pienamente i desideri umani; 2) spettava quindi allo Stato delineare il contesto giuridico in cui tale sistema doveva essere regolato; 3) tale legislazione doveva essere stabilita in seguito a un dibattito rappresentativo ed era 4) il metodo attraverso cui si esercitava il controllo sociale in un regime liberale. Un regime liberale 5) non escludeva a priori l'eventualità dell'intervento statale; 6) "quindi, poiché il liberalismo ha come postulato fondamentale la regolarizzazione della produzione attraverso il meccanismo dei prezzi sul mercato, il regime che noi auspichiamo riconosce: A. che i prezzi del mercato sono condizionati dal regime della proprietà e dei contratti; B. che l'utilità massima è un bene sociale, ma non è necessariamente il solo da ricercarsi; C. che anche se la produzione è retta attraverso il meccanismo dei prezzi, i sacrifici che implicano il funzionamento del sistema possono essere messi a carico della collettività. In questo caso il trasferimento deve essere fatto non attraverso metodi indiretti, ma alla luce del sole e il sacrificio richiesto alla collettività deve essere espressamente e coscientemente consentito.

L'agenda dettata da Lippmann fu accolta calorosamente, seppur con qualche limitato distinguo, dai partecipanti al simposio. Al termine del dibattito fu quindi approvata la proposta di Rougier di istituire un Centre International d'Etudes pour la Rinovation du Libéralism, di cui Lippmann e Hayek erano i delegati a organizzare, rispettivamente, le sezioni americana e inglese. Dall'impegno di Hayek nacque probabilmente nel 1947 la celebre Mont Pelerin Society, mentre non risulta che Lippmann si sia mai impegnato attivamente per la promozione del Centre negli Stati Uniti [93]. Vi è solo una lettera a Rougier dell'anno successivo, scritta poco più di un mese dopo la conferenza di Monaco che aveva stabilito la cessione del territorio dei Sudeti alla Germania, in cui egli scrisse: "Per molti versi penso che il principale problema in Europa non sia più come preservare la libertà, ma come preservare l'indipendenza nazionale dei popoli che vorrebbero preservare la loro libertà. Quindi aggiunse: "Questo non cambia i miei sentimenti circa l'urgenza degli studi che abbiamo intrapreso, sebbene credo potrebbe modificare il nostro atteggiamento verso le questioni immediate di politica" [95]. Sempre più coinvolto dalla pressione degli eventi internazionali, però, Lippmann non seguì più queste vicende e si dovettero aspettare quasi vent'anni prima che tornasse a scrivere di filosofia politica.


Dopo la pubblicazione dei suoi auguri di Natale – una citazione di Goffredo Parise dal titolo ''Il rimedio è la povertà'' – molti avranno pensato che Beppe Grillo si fosse andato a rifugiare in un monastero dell'Alta Badia, per "godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua", come recitava il testo che campeggiava sulla homepage del suo blog. [..] Ecco, mentre sul blog appariva il video (''in streaming''), in cui Beppe appare seduto davanti alla sua libreria di casa a Genova, lui era in realtà seduto al cenone di Malindi. Circondato da nobildonne, vip e amici vari, ha passato parte della serata al telefono a dare direttive ai suoi collaboratori.

Nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi nel gioco d’azzardo, 7 in più del 2015, con un introito per lo Stato di 18,5 miliardi. Queste cifre sono riportate in alcuni articoli giornalistici che non citano la fonte.


Licenziare per «una organizzazione del lavoro più conveniente per un incremento del profitto» è legittimo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. E la sentenza, depositata lo scorso 7 dicembre, fa già discutere. Secondo i giudici, infatti, i dipendenti possono essere licenziati non solo per ristrutturazioni aziendali o per difficoltà economiche. Ma anche per aumentare redditività e profitti. La Sezione Lavoro della Corte, presieduta da Vincenzo Di Cerbo, ha annullato la decisione con cui il 29 maggio 2015 la Corte di Appello di Firenze aveva imposto a una società per azioni con sede a Roma di corrispondere un’indennità pari a 15 mensilità a un dipendente licenziato l’11 giugno 2013. La motivazione della sentenza fu che non sussistesse un «giustificato motivo oggettivo» per la risoluzione del rapporto di lavoro. Ora però i Supremi Giudici hanno ribaltato la decisione accogliendo le tesi dei legali dell’impresa, che hanno richiamato l’articolo 41 della Costituzione e hanno stabilito che «l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione», e che, di conseguenza, sia «un limite gravemente vincolante» per l’autonomia dell’imprenditore quello di restringere la possibilità di «sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi». La Cassazione ha considerato fondate queste argomentazioni affermando che «il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per la gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa». In altre parole l’imprenditore può «stabilire la dimensione occupazione dell’azienda, evidentemente al fine di perseguire il profitto che è lo scopo lecito per il quale intraprende l’azione».


La Sofil, controllata dal Gruppo Lactalis tramite Bsa, ha annunciato un’Opa totalitaria sul 12,6% del capitale non ancora posseduto di Parmalat a 2,8 euro per azione. L’Opa del gruppo controllato da Emmanuel Besnier ha come obiettivo il delisting di alcuni dei più noti marchi del comparto lattiero-caseario italiano (Parmalat, Galbani, Invernizzi, Vallelata e Cademartori). La revoca del titolo dal listino di Piazza Affari avrà conseguenze fiscali e occupazionali negative.


Une bonne critique de Facebook et de Twitter ? Ne pas les utiliser !


Il nostro paese ha una politica di rimborso dei danni delle calamità naturali che premia la deresponsabilizzazione di proprietari, costruttori, progettisti ed amministratori e penalizza chi, fra i precedenti, investe nella sicurezza del proprio patrimonio e fa il proprio dovere. [..] pare che nell'articolo approvato ieri dal senato, sia previsto il rimborso al 100% dei costi per la riparazione e la ricostruzione degli edifici danneggiati nei comuni indicati come facenti parte del "cratere" (ma che "cratere" non è), senza discriminare tra prime e seconde case, del 100% nei centri storici fuori da quell'area e del 50% per gli edifici fuori dai centri storici sempre senza fare distinzioni tra prime e seconde case. Vale la pena notare che nei primi giorni dopo il terremoto pare ci sia stata un'impennata delle richieste di trasferimento di residenza nelle aree maggiormente danneggiate, facendo così aumentare il numero delle prime case.

L'articolo è fazioso. Spero che gli autori non siano propensi ad un rimborso dei danni esclusivamente a chi può dimostrare di aver assicurato il proprio immobile! Il problema di chi debba pagare i danni provocati dalle calamità naturali è reale, ma... non è diverso dal problema posto dalle agevolazioni fiscali, dai bonus clientelari e quant'altro.


Secondo Trip Chowdhry, managing director of equity research e fondatore di Global Equities Research, Twitter è una società fallita. La causa? La qualità dei dati forniti dai suoi utenti.

Molti sondaggisti hanno usato Twitter per predire la vittoria di Hillary Clinton alle elezioni americane, ma la vittoria di Donald Trump mostra come le indicazioni fossero di bassa qualità. A causa anche del numero troppo alto di utenti finti della piattaforma. E se la qualità dei dati è bassa – aggiunge Chowdhry -, la pianificazione pubblicitaria è scarsa e di conseguenza gli investitori non sono felici e per Twitter monetizzare sarà sempre più difficile”

Problema di attendibilità, di prevedibilità e quindi di fiducia.

Dichiarando preferenze che non corrispondono ai propri reali sentimenti e fingendo di preferire un candidato non gradito l'elettore può influenzare il risultato della consultazione elettorale.


Notizie che lasciano interdetti. L'unico interesse dei partiti è appaltare lavori stupidi, inutili e costosi. C'è una sola spiegazione. Cui bono?

La Spezia - Nessuno sapeva di che colore fossero, i discussi archi disegnati dall'artista francese Daniel Buren: archi che il Comune della Spezia ha deciso di inserire in Piazza Verdi, al posto dello storico filare di pini. Sono arrivati in mattinata, avvolti nel cellophan nero. Quando l'architetto Giannantonio Vannetti, autore del progetto di riqualificazione, ha iniziato a svestirli, [..] sono spuntati i colori: giallo blu. E' stato uno “choc”.

Gli archi staccano con il contesto della piazza, che sarà inaugurata il 30 dicembre alle 17, da parte del sindaco Massimo Federici [..] Il comitato che contesta il progetto, ha già indetto una contro manifestazione [..] Il Comune è consapevole del forte dissenso di molti, e ha voluto installare un impianto di videocamere ad altissima definizione, per proteggere gli arredi da eventuali vandalismi. Le sole opere d'artista sono costate quasi 200 mila euro. Il progetto è costato complessivamente 3 milioni e 700 mila euro, senza contare gli ultimi interventi. Il costo iniziale dell'operazione era di 2 milioni e 200 mila euro.

In termini elettorali la ristrutturazione di Piazza Verdi pagherà o la farà pagare al Pd? Saranno di più quelli che hanno guadagnato qualcosa o quelli che si ritengono derubati?


Il Cnel è uno strumento concepito bene e utilizzato male. Conoscere tutte le materie sulle quali si scrivono le leggi non è possibile. Naturale quindi dotare i parlamentari di uno strumento di conoscenza. Questi però hanno pensato di essere onniscenti e non hanno trovato di meglio che lottizzare anche la conoscenza. Per questo è giusto che il Cnel venga abolito, nonostante il referendum costituzionale lo abbia temporaneamente mantenuto in vita. Il modo in cui è stata posta la domanda, indica chiramente la necessità di una consulenza...


Una democrazia mite e serena

È stata publicata recentemente la traduzione della seconda edizione, aggiornata al 2010, del volume di Arend Lijpart Pattern of Democracy uscito nel 1999, a sua volta rielaborazione di un lavoro precedente publicato nel 1984 (Democracies). Nella contingenza politica, determinata dalle dimissioni del presidente del consiglio e dall'esigenza andare al voto, il contenuto del volume non manca di attualità e meriterebbe un'attenta lettura da parte dei parlamentari che si apprestano a scegliere la forma della nuova legge elettorale.

Da questo libro emergono due conclusioni particolarmente significative. La prima è che l'enorme varietà di regole ed istituzioni formali e informali che possiamo riscontrare fra le democrazie può essere ricondotta ad un chiaro modello bidimensionale costruito sul contrasto tra la forma di governo democratica maggioritaria e quella consensuale. La seconda importante conclusione ha a che vedere con il rendimento delle politiche espresse dai governi democratici. Specialmente se guardiamo alla dimensione esecutivo-partiti, la democrazia maggioritaria non supera il rendimento di quella consensuale, sia nell'efficacia dell'azione di governo che nell'efficacia del policy making [..] Dall'altra parte, il rendimento del modello consensuale è chiaramente superiore il relazione al problema della qualità della democrazia [..] Queste conclusioni comportano un'implicazione pratica particolarmente importante: poiché il rendimento complessivo delle democrazie consensuali è chiaramente superiore a quello delle democrazie maggioritarie, la prima delle due opzioni rappresenta un orientamento particolarmente attraente per i paesi che disegnano il loro primo impianto costituzionale democratico, o per quelli già da tempo democratici che contemplano la prospettiva di riforme costituzionali. Tale raccomandazione è particolarmente adatta, ed anche urgente, per le società che presentano profonde fratture culturali ed etniche, ma può essere rilevante anche nei paesi più omogenei.

Che cosa intende Lijphart con il termine democrazia consensuale? Intende un sistema elettorale proporzionale associato ad un regime parlamentare. Con buona pace dei costituzionalisti di J.P. Morgan.

Nessuno credo sia in grado di prevedere se i partiti, compreso il Movimento cinque stelle che forse ne beneficerebbe, sapranno lasciarsi alle spalle le velleità maggioritarie che li attraversano per ricercare una democrazia mite e serena che rispetti le minoranze.

il modello consensuale tende ad essere una forma di democrazia più mite e serena. Prendo a prestito questi termini dal discorso di accettazione pronunciato da futuro presidente George Bush alla convention republicana per la nomina a candidato presidenziale nell'agosto 1988, allorché dichiarò: quello che voglio è una nazione più mite e più serena

Sappiamo come è andata a finire. Dopotutto l'auspicio di George Bush era riferito ad una cultura, quella americana, fortemente maggioritaria.

Ps. L'alternativa è ovviamente la secessione. Mi sembra che un parere del Cnel, a questo punto, sia del tutto inutile.


...........


Riforma pensionistica cilena. Un esperimento in corpore vili.

Cet auteur se vit obligé de sortir de France. Avant pris le chemin de l'Italie , il tomba malade sur la route. Comme ses habits & sa figure n'annonçoient point ce qu'il étoit, les médecins appeles dans son hôtellerie proposerent entre eux en latin de faire l'essai fur ce corps vil, d'un remede qu'ils n'avoient pas encore éprouvé : Faciamus experimentum in corpore vili... Muret épouvanté se trouva guéri le lendemain par la seule crainte de la médecine.


Il premier inaugura il viadotto mai crollato dopo dodici mesi di chiusura... non sarebbe meglio se le spese sostenute per questa come per altre inutili ostentazioni clientelati fossero spostate su qualche lavoro produttivo?

MP