2016

Le sot est comme le peuple, qui se croit riche de peu.
Joli; mais le philosopbe lui-mème peut penser ainsi.

Quando sono in gioco due pulsioni non c'è libertà. A volte una di esse è assopita. Se si agisce a favore di questa tendenza assopita, sapendo che esiste, ma senza sentirne le sollecitazioni allora si è liberi.


Nietzsche è un poeta che ha avuto la sfortuna di essere scambiato per un filosofo.


Lo sforzo maggiore della politica è, nel senso impersonale del dover essere, quello di separare l'uomo civile dall'uomo naturale e di dare all'uomo civile delle regole che neutralizzino le istanze proprie dell'uomo naturale (legge di natura) nel momento stesso in cui le realizzano.


Le parole sono pietre, non si possono distruggere. Quando sono scritte vivono di vita propria.

Raramente mi capita di convenire con Aldo Grasso, ma in questo caso non posso evitarlo.

- «Sì, entrò nelle nostre file. Ma io non me ne accorsi». Mario Capanna, storico leader del ‘68, racconta i trascorsi di Paolo Gentiloni. Come non se ne accorse? - «Gentiloni giovane aveva la stessa cifra del Gentiloni di oggi. Un uomo che sta dietro le quinte, che non ha un grande carisma. Un amico di Morfeo». Come ci entrò in contatto? - «Lui aveva frequentato il Tasso di Roma. Con altri, si avvicinò a noi della Statale di Milano, perché erano vessati da Lotta continua e poi da Autonomia operaia, egemoni a Roma». Non vi incontraste mai? - «Sì, facemmo un comizio insieme. Nel 1973, in occasione della morte del militante Roberto Franceschi, ucciso dalla polizia. Andammo a Roma, dove oltre a me parlò anche il giovane Walter Veltroni». È un po’ cambiato, da allora, Gentiloni. - «Quantum mutatus ab illo ! Ormai è il clone di Renzi. Che parabola per chi ha fatto il ‘68. Sarà stato il richiamo della foresta. Del resto se ti chiami Silverj - discendente dei Conti di Filottrano, di Cingoli e di Macerata - e hai rinnegato la tua classe, torni indietro. Poi Roma è corruttrice. Con i suoi salotti, i Chicco Testa, i Realacci, i Rutelli. La Dc». Molti son finiti a destra, o hanno lasciato la sinistra. - «Mi permetto di smentirla. Si parla sempre dei soliti, mai di gente come Gino Strada». Da allora non ha più sentito Gentiloni? «Gli ho scritto una email. Sul console onorario del Perù a Perugia». Prego? - «Un mio amico avvocato. Il governo del Perù voleva diventasse console onorario. Ma al ministero degli Esteri qualche burocrate scopre che ha una denuncia per una goliardata di gioventù. E blocca la nomina. Allora lui mi chiede: perché, visto che avete dei trascorsi insieme, non provi a sbloccare la pratica con Gentiloni? Io dissi: scrivo una email. E così feci». Risultato? - «Sto ancora aspettando una risposta. Incredibile, no? Quantum mutatus ...».

«Cercava la rivoluzione e trovò l’agiatezza» (Leo Longanesi). Quando le rivoluzioni finiscono lasciano dietro solo una schiera di reduci e di burocrati. Noi abbiamo avuto una specie di rivoluzione (il mitizzato ‘68) che si è lasciata alle spalle un impiegato fedele. Di più: un parastatale della rivolta, un ufficiale di scrittura di quegli anni «formidabili». Il suo nome? Mario Capanna. Ogni volta che interviene dimostra che la sorte di chi si è ribellato troppo è la sottomissione a un’idea fissa. Interrogato dal «Corriere» sul premier Paolo Gentiloni (conosciuto nell’età dell’oro), così si è espresso: «Quantum mutatus ab illo! Ormai è il clone di Renzi. Che parabola per chi ha fatto il ‘68. Sarà stato il richiamo della foresta. Del resto se ti chiami Silverj — discendente dei Conti di Filottrano, di Cingoli e di Macerata — e hai rinnegato la tua classe, torni indietro. Poi Roma è corruttrice». Vietato cambiare idea, vietato crescere, vietato pensare con la propria testa: per essere duri e puri bisogna fermarsi all’immutato ‘68, soggiacere a quel mito di verginità. Ma non tutti possono viverci di rendita. Con due o tre occupazioni, qualche slogan e retorica a sfare, Mario ha convertito il ‘68 in professione redditizia. Da qui il detto popolare «pancia mia fatti Capanna!». Ora vive nelle campagne di Città di Castello e da pensionato percepisce ben due vitalizi. Clone di se stesso.


Il Tribunale di Torino ha revocato il decreto ingiuntivo ottenuto da piazza Gae Aulenti, in base al quale la Metal Plast doveva rifondere lo scoperto di conto e gli interessi. Dalla consulenza tecnica d’ufficio è emerso che, al contrario, la società era creditrice di 124mila euro. Ma l'istituto non ha voluto transare. E ora deve versare 30mila euro per aver agito in giudizio con malafede [..] “Di fronte alla schiacciante perizia del consulente tecnico d’ufficio, la banca non ha voluto transare – spiega l’avvocato Sabatina Mogavero, che ha difeso le ragioni della Metal Plast. Uno degli aspetti più rilevanti di questa sentenza è senza dubbio il fatto che l’istituto di credito è stato condannato per una condotta ben lontana dai criteri di “correttezza, lealtà e trasparenza” che invece dovrebbero essere alla base del rapporto fra la banca e il cliente”. Un fatto grave nel momento in cui la fiducia degli italiani verso il sistema bancario vacilla.


Washington - Il generale Michael Flynn, scelto dal presidente eletto Donald Trump come suo consigliere per la sicurezza nazionale, ha diffuso sui social network false teorie cospirative, anche su Hillary Clinton. Idem il figlio, con cui ha alimentato la storia che legava l’ex candidata presidenziale democratica ad un presunto sfruttamento sessuale di bambini, senza alcuna prova. Una storia alla quale ha creduto Edgar Welch, 28 anni, entrato domenica sera (04 dicembre 2016) nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington Dc, indicata come teatro del traffico, per «indagare da solo» e fare giustizia: ha sparato alcuni colpi d’arma da fuoco ed ha seminato il panico tra gli avventori, prima di arrendersi alla polizia e ammettere che non aveva trovato riscontri. Eppure, per il figlio di Flynn, finché il Pizzagate «non sarà dimostrato falso, resta una storia», come ha twittato poche ore dopo l’assalto insistendo a proporre una notizia senza alcun riscontro. Proprio questo episodio ha riacceso l’attenzione sull’uso dei social media da parte di Flynn e rilanciato i dubbi sulla sua idoneità a rivestire la nuova, delicata carica. Ex direttore della Defence Intelligence Agency, Flynn è autore di vari post infondati, sulla diffusione delle legge islamica in Usa, sull’attacco all’ambasciata Usa a Bengasi e, sei giorni prima delle elezioni, sulla prove raccolte dagli inquirenti a Ny a carico della Clinton e di esponenti del suo staff per pedofilia, riciclaggio, falsa testimonianza ed altri reati.

2. Spetta a James Buchanan il merito di aver rivolto. all'apparire di Rules and Order (Regole e ordine), le critiche più incisive ai concetti fondamentali. del volume. Per riassumerle in una frase, 'potremmo dire che Buchanan negava la legittimità della scelta hayekiana a favore di un ordine sociale evolutivo, spontaneo e catallattico.

« La storia non deve di necessità essere una passeggiata casuale nello spazio socio-politico; e non credo nell'efficacia del processo sociale evolutivo. Le istituzioni che sopravvivono e prosperano non devono essere necessariamente quelle che massimizzano le potenzialità dell'uomo.» [5] Come egli dirà ancora. « le sole forze dell'evoluzione sociale, nel loro proprio funzionamento, non contengono alcuna garanzia che, nel tempo, emergeranno risultati socialmente efficienti. Le istituzioni e gli ordinamenti giuridici formatisi nel corso della storia non sono di necessità i "migliori".

Tali istituti possono essere "riformati", possono essere resi più "efficienti". Le discussioni su tali potenziali riforme dovrebbero, evidentemente, procedere da una piena conoscenza dei principi dell'ordine spontaneo. Ma la messa in guardia da interferenze non necessarie e intempestive negli istituti giuridici non dovrebbe estendersi al punto di farci opporre ad ogni sforzo di miglioramento: il che è appunto ciò a cui mi sembra conducano le posizioni di Hayek ». [6] Egli «sembra suggerire che quelle istituzioni spontaneamente evolutesi attraverso le risposte non coordinate date dalle persone alle scelte che esse si trovano a compiere, incorporano degli attributi di efficienza» [7] ma « non vi è alcun legame necessario tra le origini storiche di una istituzione legale ed i suoi attuali attributi di efficienza».[8]

Non è ovviamente difficile, per Buchanan, produrre esempi di situazioni in cui il risultato del «coordinamento spontaneo» delle azioni individuali non produce i risultati Pareto-ottimali del mercato; il processo di interazione dei comportamenti di individui razionali che massimizzano la propria utilità può ben essere «a mano invisibile», ma il suo risultato può altrettanto bene essere una situazione che è indesiderabile per tutti (ad esempio: una spiaggia inquinata [..] 5. James M. Buchanan. The Limits % Liberty. University of Chicago Press. 1975 (trad. parziale italiana I limiti la libertà. Quaderni di Biblioteca della libertà n. 16. 1978.p. 130). 6. James M. Buchanan, Law and the Invisible Hand ( 1976). ora in Freedom in Constitutional Contract. Texas A and M University press. College Station (Texas). 1979, pp. 25-39. p. 31. 7. Ibiden. p. 32. 8. Ibiden. p. 34.

Nel 1936 George Dangerfield scrisse un volume sulla "strana morte dell'Inghilterra liberale" (The Strange Death of Liberal England) per spiegare come mai le idee politiche e il partito che verso la fine dell'Ottocento avevano avuto un ruolo dominante in Inghilterra pochi anni dopo, all'inizio del Novecento, fossero crollati. Oggi Dangerfield dovrebbe spiegare non i motivi per cui il neoliberismo in crisi è destinato a morire, ma esattamente l'opposto: come mai esso stia riemergendo, dal collasso finanziario, politicamente più forte che mai. La crisi finanziaria ha riguardato le banche e i loro comportamenti, ma la soluzione in molti paesi è stata individuata in un definitivo ridimensionamento del welfare stare e della spesa pubblica. Il tema non riguarda un solo paese, poiché il neoliberismo è un fenomeno internazionale, o meglio globale. Ci troviamo così oggi a dover spiegare la "strana" morte mancata del neoliberismo.

Al cuore dell'enigma c'è il fatto che il neoliberismo realmente esistente, a differenza di quello ideologico puro, non è favorevole come dice di essere alla libertà dei mercati.

Esso, al contrario, promuove il predominio delle imprese giganti nell'ambito della vita pubblica. La contrapposizione tra Stato e mercato, che in molte società sembra essere il tema di fondo del conflitto politico, occulta l'esistenza di questa terza forza, più potente delle altre due e capace dl modificarne il funzionamento. Agli inizi del ventunesimo secolo la politica, proseguendo una tendenza iniziata già nel Novecento e accentuata anziché attenuata dalla crisi, non è affatto imperniata sullo scontro tra questi tre soggetti, ma piuttosto su una serie di confortevoli accomodamenti tra di loro. Uno dei principali obiettivi di questo libro è chiarire perché un dibattito politico che continui a ruotare intorno allo Stato e al mercato eluda le questioni implicate da questo importante fenomeno.

Il potere politico dell'impresa appare in tutta evidenza nell'eccezionale attività delle lobbies soprattutto nel Congresso americano ma anche in molte altre istituzioni legislative ed esecutive. Ed è visibilissimo pure nella capacità delle imprese transnazionali (transnational corporations, Tnc) di scegliere su scala mondiale i paesi con il regime giuridico più favorevole (regime shopping) per localizzarvi i propri investimenti. Tali fenomeni sono ulteriormente rafforzati da altri fattori. Il primo è la tendenza Crescente dei governi a subappaltare molte delle loro attività a imprese private, che si trovano così coinvolte nella definizione di politiche pubbliche. Il secondo è 10 sviluppo della cosiddetta "responsabilità sociale dell'impresa", un processo in base al quale le aziende si assumono compiti che vanno al di là della loro pura attività economica, trovandosi, ancora una volta, a fare politiche pubbliche. Il terzo fattore è quello che abbiamo segnalato all'inizio: la crisi finanziaria degli anni non ha minimamente messo in discussione il ruolo dei giganti aziendali, specialmente finanziari, nella società contemporanea, ma piuttosto non ha fatto altro che accrescerne il potere.


I patti non possono vincolare chi non li ha sottoscritti.


Oggi, noi leggiamo la nascita della filosofia in Grecia come la posizione della distinzione tra uguaglianza e mutamento, fra ciò che permane uguale a sé stesso e ciò che muta nel tempo. Distinzione all'origine di un'aporia che non ha fatto un solo passo in avanti in venticinque secoli.


La stupidità è di destra o di sinistra? Domanda retorica.


Il problema non è la tecnica. Il problema è la mancanza di tecnica... Senza tecnica non si dà nessuna scienza. La politica è scienza solo se possiede una tecnica.


L'idea di Rdc implica che vi sia un punto in cui da percipienti netti si passa a contribuenti netti, ovvero che vi sia un punto al di sopra del quale non si può avere diritto al contributo della collettività. Questo punto rappresente teoricamente il reddito minimo necessario per vivere (più o meno decorosamente) in una determinata società. Si tratta di un punto di passaggio, non fisso, che non può essere stabilito in assoluto, ma solo in senso relativo, rispetto ad una data situazione.


Nessun cavaliere bianco salverà le banche

L'articolo di Lucrezia Reichlin sul Corsera di ieri auspica, nè più nè meno, che il governo chieda l'intervento della troica per sovraintendere alle misure necessarie per evitare il collasso del sistema bancario italiano. Misure che la Reichlin così sintetizza:

Si dovrebbe istituire un nuovo fondo per la gestione dei prestiti deteriorati garantito dal governo italiano. Per esempio, Atlante potrebbe essere trasformato in una bad bank per l’intero sistema. Questo fondo dovrebbe acquistare i presiti deteriorati ad un prezzo realistico (di mercato) e, per affrontare il buco di capitale che si verrebbe a creare, dovrebbe essere affiancato da un fondo di ricapitalizzazione. Alcuni principi sono essenziali. 1) La bad bank non deve essere usata per sostenere banche sottocapitalizzate e per questo la valutazione dei prestiti che acquista deve essere monitorata dalle istituzioni europee di competenza; 2) Il fondo di ricapitalizzazione non deve essere usato per tenere in vita banche che non possono farcela anche dopo avere ripulito il bilancio. Per garantire questo principio e proteggere il contribuente, il supervisore europeo dovrebbe analizzare la sostenibilità nel tempo dei singoli istituti attraverso stress test ad hoc e procedere alla messa in risoluzione in caso negativo, o imporre un calendario stretto per la ricapitalizzazione ricorrendo al mercato in caso positivo. Inoltre, la Commissione europea dovrebbe far parte del governo del fondo per garantire che le ricapitalizzazioni pubbliche rimangano limitate e che il bail in del debito subordinato sia applicato in coerenza con le regole. Tuttavia, quest’ultima dovrebbe autorizzare il governo italiano ad indennizzare la parte meno abbiente dei clienti retail. [..] affinché le banche ritornino alla profittabilità, sono necessarie anche profonde riforme [..] una riforma del credito cooperativo che faciliti le fusioni e che vada oltre la già importante legislazione sulle banche popolari più grandi recentemente approvata; una nuova legge fallimentare da costruire sulla base delle riforme già deliberate a giugno che permetta però il recupero veloce non solo dei crediti deteriorati futuri ma anche di quelli esistenti. Infine, un programma sponsorizzato dal governo per facilitare il prepensionamento di una grande quantità di personale bancario

Non entro nel merito delle proposte, ma voglio far notare che qualsiasi soluzione deve tener conto di tre condizioni oggettive:

  • Il mercato del credito e della finanza si è modificato strutturalmente in seguito all'evoluzione giuridica e tecnologica avvenuta negli ultimi decenni. È necessario che la società e la politica prendano coscienza che questo cambiamento è irreversibile. Per effetto della globalizzazione e della tecnologia le banche sono destinate ad essere sostituite da istituzioni e strutture che non hanno nessuna corrispondenza con quelle attualmente esistenti. Le banche come le abbiamo conosciute sino ad oggi non esistono più. Inutile pensare di ripristinare con salvataggi imposti attraverso interventi legislativi il sistema bancario italiano così come era. Molte delle banche italiane non sono state in grado e non saranno in nessun caso in grado di adeguarsi alle nuove condizioni del mercato in termini concorrenziali qualsiasi cosa faccia il governo
  • Il sistema bancario non vive in una bolla di vetro, ma dipende in gran parte dall'economia della nazione in cui opera. Il sistema bancario italiano esprime lo stato di salute dell'economia italiana ... Inutile pensare di risanare il sistema bancario italiano senza ripresa economica in Italia.
  • Il legislatore, la BCE, il mercato e gli economisti non sono stati capaci di immaginare soluzioni efficaci e condivise; è di oggi la notizia che il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare la circolare della Banca d’Italia che contiene le misure attuative per la trasformazione delle banche popolari in società per azioni, prevista dalla riforma varata dal governo Renzi nel gennaio 2015 ... ma l'errore è stato commesso molti anni fa con la riforma Amato. Inutile pensare che magicamente avvenga in futuro ciò che non è avvenuto in passato senza un radicale cambiamento di classe politica in Europa.

In queste condizioni il bagno di sangue non solo economico ma anche giuridico è inevitabile e procrastinarlo serve solo ad evitare il costo politico immediato. Ma, dubito fortemente che l'attuale classe politica, italiana ed europea, sia in grado di accettare il costo elettorale di una ripartizione equa dei sacrifici imposti dalla situazione.


La libertà prima e dopo il contratto sono diverse. Che l'uguaglianza sia in contrasto con la libertà è una vera e propria idiozia.


I numeri non sono polisemici, questo li distingue dalle parole.


Filosofia è essenzialmente domanda. Scienza e religione sono solo risposte parziali a domande poste dalla filosofia.


Gli individui non hanno, non possono avere, diritti naturali, perché ad un diritto corrisponde un dovere di un altro individuo e solo se esistessero doveri naturali esisterebbero diritti naturali. Se ad un individuo si attribuisce un diritto è perché quell'individuo ha concesso agli altri individui analoghi diritti.


Emerich Coreth ha fatto notare che è mancata la riflessione sulla natura, la struttura logica e il significato filosofico della domanda [ Questione in I concetti fondamentali della filosofia, Penzo, vol. 3, Brescia, 1982


Poiché, razionalmente, è praticamente impossibile sapere chi si è meritato cosa, l'idea di un mondo giusto, in cui le persone hanno ciò che si meritano corrisponde semplicemente ad un bisogno collettivo di giustificazione delle differenze sociali, che ci appaiono ingiustificate.


Per quei «bravi ragazzi» degli hedge fund e delle grandi investment banks che da Londra alimentano la grande speculazione finanziaria, nessun evento è negativo o positivo in sé. L’essenziale è che, attorno a ogni grande avvenimento (finanziario ma anche politico), si possa costruire un evento di rilievo globale per poter costruire posizioni di trading speculativo. Da alcune settimane, il nuovo «gioco» degli hedge funds internazionali riguarda il referendum costituzionale italiano del 4 dicembre


Confusione tra potere politico e amministrazione publica, tra individuo e comunità. Stato di eccezione e miracolo ovvero della finzione.

Se lo dice Giuliano Ferrara...

11.12Se lo dice Giuliano Ferrara bisogna soppesare la notizia con attenzione. Che cosa dice Giuliano Ferrara? Dice che l'FBI ha eletto Donald Trump presidente degli Stati Uniti. Certo, lo fa dire a Vittorio Zucconi e al quotidiano di Carlo De Benedetti, ma lo dice in tempi non sospetti.

Anche Vittorio Zucconi su Repubblica (dico: su Repubblica) si è accorto che l’Fbi potrebbe avere eletto, martedì sera a notte alta, il presidente degli Stati Uniti.

Se la mattina del 20 gennaio 2017, viaggiando nel percorso trionfale fra il giuramento in Campidoglio e l'ingresso alla Casa Bianca, il passeggero della "Bestia", della Cadillac presidenziale blindata, sarà Trump, dovrà rivolgere uno sguardo di gratitudine verso quel palazzaccio dell'Fbi e quel direttore che potrà dirgli: io ti ho fatto re.

La questione non è così semplice. Il 28 ottobre, a pochi giorni dal voto, James Comey, direttore del Federal bureau of investigation, con una lettera inviata al Congresso aveva annunciato la riapertura del mailgate che vedeva coinvolta Hillary Clinton. Che un'istituzione alla quale è demandata la sicurezza interna dello Stato sia intervenuta così pesantemente su un candidato nell'imminenza delle elezioni è certamente un fatto profondamente inquietante. A due giorni dall'Election Day, con una nuova dichiarazione, il caso veniva frettolosamente archiviato in modo altrettanto inquietante. Come dobbiamo leggere questi fatti?

La domanda viene spontanea: Chi è James Comey? È un esponente del partito republicano, George W. Bush lo nomina viceministro della Giustizia (2003-2005), successivamente vicepresidente e rappresentante legale della Lockheed Martin, viene inspiegabilmente nominato FBI Director da Barak Obama nel 2013. Poiché la durata della carica di direttore dell'FBI è fissata in 10 anni, come affermazione di indipendenza politica del Bureau, James Comey ha ancora sette anni di mandato davanti a sé.

Si può ragionevolmente immaginare che il capo dell'FBI avesse a disposizione delle informazioni più precise di quelle in possesso dei media e degli istituti demoscopici sui dati reali relativi alle intenzioni di voto nei vari Stati dell'Unione ed è possibile che questi dati lasciassero supporre che eventuali azioni del Bureau avrebbero avuto un peso determinante sull'esito del voto. Infatti solo in questo caso sarebbe stato logico mettere in gioco l'immagine dell'istituzione. Quindi probabilmente Comey era a conoscenza che le possibilità di vittoria di Trump potevano dipendere anche dall'azione o non azione dell'FBI. Ciò lascia supporre l'intenzionalità del comportamento di Carey. Ciò non può sfuggire ad ogni osservatore imparziale.

Il comportamento della direzione del Federal bureau of investigation è stato stigmatizzato anche da Hillary Clinton nel primo intervento publico dopo le elezioni.

Hillary Clinton on Saturday cast blame for her surprise election loss on the announcement by the F.B.I. director, James B. Comey, days before the election that he had revived the inquiry into her use of a private email server. [..] There are lots of reasons why an election like this is not successful, Mrs. Clinton said, according to a donor who relayed the remarks. But, she added, our analysis is that Comey’s letter raising doubts that were groundless, baseless, proven to be, stopped our momentum. Mrs. Clinton said a second letter from Mr. Comey, clearing her once again, which came two days before Election Day, had been even more damaging.

A questo punto non resta che chiedersi a che scopo James Comey ha messo in gioco la reputazione del Federal bureau of investigation? Quali motivi aveva, oltre alla fede politica, per favorire in questo modo l'elezione di Donald Trump, che ha publicamente messo in discussione l'integrità morale dell'FBI?

La domanda rimane, a mio avviso, senza risposta. Chi si è comportato in modo scorretto con un candidato potrebbe farlo anche con l'altro se la mercede è maggiore. Ne segue che: quando alcuni individui antepongono i propri interessi a quelli della collettività che sono chiamati istituzionalmente a difendere non rimane che una soluzione, azzerare l'istituzione attraverso la quale agiscono.

Quando è la guardia pretoriana ad elegge l'imperatore, insegna la storia, l'impero periclita.

Sogliono questi principati periclitare, quando sono per salire dall’ordine civile allo assoluto


Se penso in funzione di un me soggettivo o alternativamente di un me impersonale ottengo due concezioni del mondo diverse e incompatibili fra loro, ma, volendo, entrambe giustificate.


Il nuovo lavoro non prevede l'anzianità. Si deve ripartire sempre da zero. Il gioco non ha memoria, diceva Benjamin. Ma il lavoro non è un gioco.

[Friday, 4 Nov 2016] In un'intervista a CNBC Elon Musk, CEO di Tesla Motors Corporation ha detto che there is a pretty good chance we end up with a universal basic income, or something like that. [ci sono buone possibilità che si finisca con un reddito di base universale, o qualcosa del genere]


Secondo Sabino Cassese tre sono gli insegnamenti che possiamo trarre dal risultato delle elezioni presidenziali americane.

  • 1) la democrazia è un sistema con molti limiti e largamente imperfetto, ma dobbiamo tenercelo perché non ne è stato sperimentato uno migliore.
  • 2) la democrazia è fondata su convenzioni rispettate nel tempo, che non vengono messe in gioco continuamente (come le formule elettorali italiane).
  • 3) la democrazia non è il governo della maggioranza, ma solo quello della più forte minoranza.

Mi soffermerei sull'ultimo, la democrazia è il governo della minoranza più forte. Non è detto che questa minoranza si rinnovi realmente attraverso le elezioni. Questo mi fa dubitare della validità degli altri due insegnamenti.


Le « libéralisme » de Hume n’est pas celui du « laissez-faire », mais du « laissez-croître » ; il ne s’adresse pas aux rouages d’une machine bien huilée, mais aux organes d’un corps vivant. Parce que le discours médical est alors en plein bouleversement, le langage requis n’est plus celui de l’entretien, mais celui de l’hygiène ; la liberté en question n’est plus tant celle du mouvement des mécaniques, une fois donné le branle initial, que celle du cours naturel d’une croissance, dans le processus dynamique du jeu réciproque des organes, quand elle n’est ni entravée par l’arbitraire de la gestion bureaucratique ni gênée par les interventions « naturelles » de ceux qui, en l’absence de toute perspective historienne, n’en peuvent saisir la marche sinueuse et chaotique. (p.281)


Identité et réalité dans le « Dictionnaire » de Pierre Bayle,
Édition établie, présentée et annotée par Marco Filoni,
Gallimard, « Bibliothèque des Idées », 115 pages

[..] Le manuscrit sur Bayle édité par Marco Filoni montre d’abord, contre toute attente, que Hegel ne fut pas le seul objet de l’enseignement de Kojève à l’École pratique des hautes études. Parallèlement à la lecture d’un chapitre de la Phénoménologie, Kojève donna, en 1936-1937, un cours sur Bayle, qu’il prolongea en préparant, en vue d’un livre consacré à l’auteur du Dictionnaire philosophique, un manuscrit destiné à Georges Friedmann, qui dirigeait alors la collection « Socialisme et culture » aux Éditions sociales internationales. La partie rédigée expose l’armature théorique qui devait servir de base au travail projeté d’interprétation d’une série d’extraits du Dictionnaire de Bayle. Malgré son inachèvement, ce manuscrit décrit un ample mouvement spéculatif qui montre à quel point Kojève a fait sienne la dialectique hégélienne. Empruntant son intitulé au livre d’Émile Meyerson, Identité et réalité, Kojève étudie le conflit entre la raison et les faits qui est au fondement du « scepticisme radical » caractéristique de l’entreprise de Bayle. Cette attitude trouve, selon Kojève, son origine et sa source dans les contradictions où s’empêtre la raison dans sa recherche d’une théorie à la fois communicable, cohérente et démontrable. Au fil de cette reconstruction, que Kojève n’hésite pas à qualifier de « phénoménologique », c’est l’ensemble de la tradition philosophique, de Parménide à Hegel, qui se voit reconsidérée à la lumière de ces aventures de la raison, « partie d’une pleine confiance en ses propres forces », finissant pourtant par sombrer, au terme d’une série d’autocritiques toujours plus sévères, dans l’abîme d’un doute radical qui ouvre la voie à « l’odyssée de la raison positiviste ». À la différence de la raison que Kojève appelle « rationaliste », cette dernière prend conscience qu’elle ne peut plus prétendre être créatrice et qu’elle doit s’appuyer sur une réalité dont l’existence ne dépend pas d’elle. Pour autant, le positivisme n’échappe pas aux contradictions qui travaillaient déjà le rationalisme, et il doit lui aussi, pour sauver la possibilité de la communication, « renoncer à l’exigence de la cohérence, et – par suite – de la démontrabilité ». Tout compte fait, le bénéfice paraît maigre, puisque l’invocation de la réalité ne permet en définitive que de substituer à la « mort silencieuse » promise au rationalisme « un bavardage purement littéraire » qui n’est pas sans évoquer la situation de l’homme d’après la fin de l’histoire, décrit par Kojève dans une note célèbre de son livre sur Hegel. La conclusion du manuscrit n’offre qu’une consolation minimale : si l’homme parvenu au stade du scepticisme radical d’un Bayle sait que « rien de ce qu’il pourra dire ne sera vrai », il lui reste la possibilité de « démontrer aux autres que ce qu’ils disent n’est pas la vérité ». [..]


Lo Stato non è un'entità percepibile con i sensi, ma gli effetti dello Stato sono percepibili con i sensi, ovvero gli effetti di un'entità non percepibile dai i sensi sono percepibili dai sensi.


Ciascun individuo dovrebbe essere messo in condizione di poter scegliere liberamente la legislazione alla quale essere assoggettato, così come si è convenuto, dopo lotte sanguinose, che a ciascuno sia consentito di scegliere il dio che preferisce.


È la scelta della vittima o dell'assassino a determinare il tipo di pena?

La scelta della vittima a favore della pena capitale determina sempre il tipo di pena.

Se scelgo di applicare la pena di morte all'omicidio, deve essere applicata la stessa pena anche nel caso sia io l'assassino e la vittima sia contraria alla pena capitale? Si presume di no in quanto dovrebbe prevalere il volere della vittima, ma si può immaginare che la vittima possa decidere di sdoppiare la propria volontà.

SCELTA Vittima - favorevole Vittima - contraria
Omicida - favorevole Pena capitale Pena detentiva ?
Omicida - contrario Pena capitale Pena detentiva

Nei referendum che si sono tenuti l'8 novembre i cittadini del Nebraska, dove il boia non colpisce dal 1997, hanno votato a favore della reintroduzione della pena capitale, dopo la sospensione decretata nel 2015. In Oklahoma il voto ne ha confermato la legittimità. La pena capitale verrà inserita nella Costituzione dello Stato. Anche la California ha votato a favore della pena di morte.


Ci sarà davvero la Trumpflation?


Notizia della serie mi tocco se ci sono. La riporto solo ad ignominia.

il governo Renzi ha sborsato quasi 60 milioni per lo svolgimento della Ryder Cup che Roma ospiterà nel 2022 al Marco Simone Golf & Country Club di proprietà della famiglia Biagiotti. A beneficiare della ricca prebenda è la Federazione Italiana Golf del quasi ottuagenario presidente Franco Chimenti (appena rieletto per il suo quinto mandato), che è anche il numero uno della Coni Servizi, società partecipata al 100% dal ministero del Tesoro e cassaforte di tutto lo sport italiano. Già dal prossimo anno, quindi, la FIG potrà utilizzare l’obolo di Stato per rendere assai ghiotto il montepremi dell’Open d’Italia di golf (da 1,7 a 7 milioni), una delle clausole propedeutiche all’assegnazione della Ryder Cup. Tanti, tantissimi soldi pubblici, specie se paragonati ad altri stanziamenti. Anche per i Mondiali di sci di Cortina, ad esempio, sono previsti 91 milioni di euro, ma per costruire strade e impianti sciistici. Nel caso del golf, invece, a guadagnarci saranno i campioni (già milionari), chi ospiterà il torneo (nel 2017 si sposterà da Torino all’Olgiata Golf club a Roma) e soprattutto la FederGolf. Mentre la Ryder Cup italiana del 2022 diventerà l’edizione più cara di sempre: complessivamente il conto delle risorse stanziate direttamente o indirettamente (la garanzia statale) a favore del torneo supera i 150 milioni di euro. Più di quanto il governo investirà per la ristrutturazione di palestre e campi sportivi di tutto il Paese nei prossimi tre anni. [..] del comitato organizzatore che dovrà gestire tutti quei soldi. Chi ne fa parte? Qualche nome: al fianco del presidente Gian Paolo Montali (storico ct della nazionale di volley, consigliere di amministrazione della Juventus e direttore generale della Roma), ci sono Giampaolo Letta (figlio di Gianni e cugino di Enrico, amministratore delegato di Medusa Film del gruppo Mediaset), Stella Coppi (moglie di Franco Frattini), Evelina Christillin (manager di casa Agnelli da poco entrata nella Fifa sponsorizzata da Carlo Tavecchio), Luigi Gubitosi (ex dg della Rai), Guido Barilla (presidente dell’azienda di famiglia, fan dichiarato del premier Matteo Renzi) e Francesco Soro (capo di gabinetto di Malagò al Coni). Loro la Ryder Cup l’hanno già vinta.

Perché Donald Trump ci infastidisce

L'esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, che si terranno il prossimo otto novembre, sarà molto interessante da studiare. I consensi ottenuti da un candidato impresentabile - "not politically correct" - come Donald Trump sono evidentemente il segnale di qualcosa. Ciò che sarà interessante conoscere è l'intensità di questo segnale. Questo dato ci permetterà di studiare oltre che di quantificare la distanza tra la realtà politica - la pancia degli elettori - e l'immaginario buonista che ci viene propinato dai media.

A Trump viene imputato di comportarsi scorrettamente rispetto alla morale publica corrente. Due sono, in buona sostanza, gli argomenti con i quali viene attaccato: l'elusione fiscale ed i comportamenti razzisti e sessisti. Le rivelazioni del New York Times sulla dichiarazione dei redditi del 1995 con una perdita di 916 milioni di dollari, che gli avrebbe permesso di non pagare le tasse per i successivi 18 anni, non sembrano aver scosso l'opinione publica americana. Dopotutto l'elusione fiscale negli Stati Uniti è legge - scritta e non scritta - dall'epoca di Ronald Reagan.

Per quanto riguarda le frasi sessiste a lui attibuite si può rilevare che nel video publicato sul sito web del Washington Post Trump dice la verità, seppure in modo sguaiato. Il comportamento delle donne è esattamente quello che Trump ha espresso. La donna è inconsciamente attratta dal maschio vincente, probabilmente per motivi legati alla trasmissione genetica. Alcuni maschi - i vincenti - ne sono consapevoli. Averlo espresso in quel modo indica soltanto che Donald Trump agisce in modo poco riflessivo. Questa non è una buona dote per un candidato alla presidenza degli Stati Uniti e per questo non andrebbe votato. Ma criticare il fatto che dica la verità in modo formalmente non corretto invece è solo ipocrisia. Appunto quella che i sostenitori di Trump imputano all'establishment.

Sulla questione degli immigrati, ed il razzismo che il rifiuto dell'immigrazione sott'intende, occorre evitare di cadere nella trappola delle ovvietà. È un errore condannare il razzismo, l'antisemitismo, l'omofobia ed ogni altra forma di discriminazione senza chiedersi, nello stesso tempo, cosa c'è sotto. È troppo facile accusare l'altro, in questo caso Trump, di essere diverso e con questa scusa escluderlo dalla comunità delle persone presentabili. Prima di esprimere giudizi occorre chiedersi quali siano le ragioni del fastidio che ci provocano gli immigrati, gli ebrei, gli omosessuali e anche Donald Trump.


Toutes plus folles ou plus saugrenues les unes que les autres, que de gloses n'y a-t-il eues sur ce Descartes masqué! Le sens est pourtant assez explicite. La masque, ici encore, préserve une pudeur. C'est par crainte de laisser paraître leur timidité, ou pour dissimuler leur honte de jouer de si grands personnages, que les comédiens se masquent. Descartes se masque pour la même raison. Qu'est-ce alors qui le masque, et qu'a-t-il donc à masquer? Le masque, ce sont les divers problèmes de physique ou de géométrie auxquels il feint de s'interesser uniquement. Ce sont les diverses sciences auxquelles il paraît s'être voué. Ce qu'il cache, comme un acteur n'ose donner son visage au personnage de Mercure ou d'Apollon, c'est son ambition de découvrir cette science unique qui, en nous procurant la connaissance de toutes les autres, finirait par nous rendre maître et possesseur de la nature. En simulant de ne s'occuper que de nombre abstrait et de figures imaginaires, * le jeune Descartes essaie donc de cacher aux jeux du monde la présomption qu'il a de se prendre déjà pour Descartes.

Lo spirito della nuova Olimpia

24.09Forse un pò ingenuamente preferisco pensare che, nel progettare la nuova Olimpia del XX secolo, Pierre de Frédy, barone di Coubertin non immaginasse come lo spirito olimpico dell'antica Grecia si sarebbe trasformato, nell'epoca della post-modernità, in una questione di denaro anziché di gloria o di religione.

Per de Coubertin, fondatore dei giochi olimpici dell'epoca moderna, lo sport è «una religione con una sua Chiesa, i suoi dogmi e il suo culto ma soprattutto Con un Suo sentimento religioso»5; per lui i giochi olimpici posseggono un carattere sacro e conferiscono allo sport una dignità cultuale: «La caratteristica prima ed essenziale delle olimpiadi antiche e di quelle moderne è dl essere una religione Ritengo perciò di aver avuto ragione quando, nel dare nuova vita ai giochi olimpici, ho cercato sin dagli inizi di risvegliare una sensibilità religiosa La concezione dello sport come religione, la religio athletae, è penetrata soltanto lentamente nella coscienza dello sportivo. Ma a poco a poco questa realtà diventerà per loro una cosa seria»6.

E altrove egli afferma ancora: «Come già l'atletica antica, così anche quella moderna è una religione, un culto»7. Per de Coubertin l'atleta è «una specie di sacerdote e di ministro della religione della forza muscolare»8; i giovani di tutte le nazioni che praticano lo sport devono «diventare nuovamente i discepoli della religione dello sport»9. Chiaramente per lui «il coronamento dell'idea olimpica doveva necessariamente avvenire attraverso la religione olimpica, perché senza religione mancherebbe il dinamismo, l'entusiasmo e l'assoluto»10 . A un mondo secolarizzato egli raccomandava di «continuare a celebrare la liturgia attorno al fuoco Olimpico nuovamente acceso»11. Per capire la prospettiva di de Coubertin è indicativa anche la sua «ode allo sport», la quale esprime una «religione della forza muscolare»12, vale a dire a un biologismo di stampo darwiniano.

Preferite i Giochi olimpici o l'intervento di cataratta?

Dopo questa divagazione storica occupiamoci di cronaca. Matteo Renzi è tornato oggi a polemizzare con il sindaco di Roma per la rinuncia alla candidatura della città come sede delle Olimpiadi nel 2024 perdendo una buona occasione per tacere. Con le parole del presidente del Consiglio speriamo sia definitivamente archiviata questa penosa querelle estiva, che non avrebbe mai dovuto essere aperta.

Come è noto i giochi della VIII Olimpiade si sono svolti a Parigi nel 1924. Nel 2024 saranno trascorsi esattamente cento anni. Ad una qualsiasi persona di buon senso sarebbe bastato questo dato per capire che la candidatura di Roma sarebbe stata inopportuna o quanto meno inutile e solo uno stolto avrebbe potuto pensare di spendere denaro publico per sostenere una tale causa.

Se poi, per puro caso, Roma avesse ottenuto l'assegnazione dei Giochi olimpici del 2014 la situazione, dal punto di vista dei costi e dei ricavi, non sarebbe stata migliore, come dimostrano gli studi storico-comparativi di coloro che si sono occupati dell'argomento in modo meno improvvisato e un pò più professionale di politici e giornalisti.

Date queste premesse stupisce l'accanimento della quasi totalità dei media nel sostenere una causa così impopolare. Anche alcuni dei suoi esponenti migliori si sono sentiti coinvolti. Non parlo di Beppe Severgnini, Aldo Cazzullo o Pierluigi Battista, per limitarmi alle firme del quotidiano storicamente più importante, ma mi riferisco all'articolo di un giornalista come Sergio Rizzo, che ritengo sempre attento alle spese inutili a carico dell'erario, che in questo caso si è espresso con rammarico sulla decisione del sindaco di Roma. Comprensibile, invece, l'impegno a tutto campo ma istituzionalmente giustificato, del presidente del Coni Giovanni Malagò nel sostenere con forza la candidatura di Roma.

Scenario decisamente ardito, quello ipotizzato. E che prevederebbe un atto formale del governo che potrebbe portare a uno scontro frontale con la Raggi e Roma. Ma non è affatto detto che andrà così e questa sarebbe l’extrema ratio. Al Comitato puntano molto sui tentennamenti della Raggi e sottolineano come il sindaco abbia firmato l’altro giorno un decreto per finanziare la riqualificazione delle periferie, formulando «l’auspicio di ricevere dal governo una risposta altrettanto importante».

Del tutto fuori misura le minacce di danno erariale rivolte da Malagò ai membri del Consiglio comunale di Roma che si fossero espressi contro la candidatura. Le sue improvvide dichiarazioni hanno avuto l'effetto di focalizzare l'attenzione dei media e quindi dei cittadini sull'entità della spesa. Queste sarebbero le cifre: 15 milioni già spesi e altri venti ancora da spendere, ma già stanziati dal governo.

Il Coni di Giovanni Malagò ha già incaricato gli avvocati di approfondire l’ipotesi del danno erariale. Il fatto è che per i preliminari della candidatura sono stati stanziati 35 milioni di euro, dei quali circa metà, 15 milioni, già spesi da quando la giunta Marino si è pronunciata a favore. E siccome si tratta di denari pubblici, secondo i legali consultati dal Comitato olimpico, la revoca della decisione di Marino potrebbe esporre alla richiesta di un risarcimento da parte della Corte dei conti. Senza contare che la mancata candidatura priverebbe la Capitale di un paio di miliardi. La vendetta postuma non potrebbe modificare il corso delle cose, ma tant’è.

Cifre, a dire il vero inverosimili e del tutto ingiustificabili in un paese che deve ridurre anche la minuta spesa per la sanità publica. Vi siete mai chiesti che relazione esiste tra la candidatura di Roma a sede delle olimpiadi nel 2014 ed i LEA? Apparentemente nessuna. O meglio una relazione è subito evidente ed è l'importo della spesa prevista nel nuovo decreto del governo sui LEA, che è grossomodo comparabile con la spesa per la candidatura di Roma.

«Sono in arrivo nuovi ticket - afferma Stefano Cecconi, responsabile Politiche della Salute della Cgil - e questo anche perchè, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket». Sono prestazioni chirurgiche che vanno dalla cataratta al tunnel carpale, dall’ernia al dito a martello, ed includono pure l’impianto e la ricostruzione del cristallino, interventi di artroscopia ed artroplastica.

Secondo «le stime del ministero - spiega Cecconi - con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari appunto a 60,4 mln di euro: in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati proprio dallo spostamento di prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale. Altri 40 mln deriveranno invece dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell’elenco dei Lea».

Ma c'è anche un'altra relazione, più profonda, tra le due spese, ed è una relazione di cassa. Caro Rizzo, ai cittadini non è stato detto che le spese per la candidatura di Roma l'avrebbero pagata gli anziani che si devono operare di cataratta.

Keynes e le piramidi

Meno immediatamente comprensibili le esternazioni del Presidente del Consiglio, che richiederebbero un tentativo di spiegazione più articolato di quanto possa concedermi qui. Cosa significa Non si fermano le grandi opere? Le Olimpiadi sono grandi opere certamente e quindi secondo il ragionamento di Matteo Renzi chi governa non deve porre intralci alla loro realizzazione.

Se Luca di Montezemolo propone allo Stato italiano di spendere qualche miliardo per portare le Olimpiadi a Roma perché no? Se Renzo Piano propone al dissestato Comune di Genova di spendere qualche centinaio di milioni per scavare un inutile canale dove un tempo c'era il mare perché no? Le Olimpiadi, il canale di Piano, sono come le piramidi keynesiane, non servono a nulla ma creano lavoro e giustificano la spesa publica. Lavoro inutile, che potrebbe essere più proficuamente impiegato in altre attività più produttive. Spesa publica che inquina la politica per il solo fatto di esistere come spesa publica e non perché esistono i ladri ed i corrotti. Matteo Renzi questo dovrebbe saperlo.

Compito di chi governa è fare delle scelte oculate. Dire di no a chi propone opere inutili, anche se sono grandi. Anzi, più sono grandi e più occorre essere diffidenti e sospettosi verso chi le propone.

Il vero spirito olimpico: il denaro

Un bell'articolo di Marco Imarisio svela l'arcano.

Tra il 2013 e il 2017 sono stati investiti negli sport olimpici e paraolimpici quasi 350 milioni di sterline, che persino con il cambio al ribasso dopo la Brexit ammontano all’astronomica cifra di 406 milioni di euro. Sono finanziamenti pubblici, ma non sono tasse. E arrivano grazie alla decisione di un governo conservatore. L’avvento della National Lottery nel 1994 e la decisione dell’allora premier John Major di destinare allo sport gran parte dei guadagni ottenuti dalla vendita dei biglietti sono all’origine di una rivoluzione persino esagerata [..] Dopo l’abbuffata di Londra 2012, un dossier del ministero dello Sport dovette ammettere che all’incremento della medaglie in sport da sempre negletti non corrispondeva alcun aumento del numero di praticanti. «Team Gb» è ormai una entità autonoma al servizio non di un intero movimento, ma solo dei suoi migliori talenti individuali. È stata creata una struttura che seleziona l’atleta e la disciplina con maggiori possibilità di medaglia e concentra ogni investimento su di loro. La redistribuzione delle quote viene fatta in base ai risultati. Se perdi, addio denaro, come accaduto dopo Londra 2012 al volley e al ping pong, che pure sono sport molto popolari. Se vinci, anche in discipline sconosciute, ne avrai sempre di più per continuare a vincere. Anche la Bbc ha cominciato a farsi qualche domanda, ammettendo che esistono questioni sia etiche che economiche, siamo pur sempre in tempi di crisi.

Ovvero solo ad alcuni fortunati è concesso di vivere nutrendosi di sola gloria. Come italiano povero mi rattristo ad ogni medaglia olimpica vinta dall'Italia, perchè viene pagata con il denaro publico che, in una più equa redistribuzione, spetterebbe anche a me.

Segnalo la nota di Maria Chiara Pievatolo sulla proposta di rendere anonimi gli articoli scientifici a fronte della proliferazione della falsificazione delle publicazioni e della sempre più spietata concorrenza determinata dal feticismo bibliometrico nella valutazione delle carriere accademiche. Magistrali le conclusioni.

La scienza oggettivamente intesa può permettersi di essere anonima. Che la teoria eliocentrica sia di Copernico o di Aristarco da Samo ne influenza, forse, la plausibilità? Che importa chi parla? Però, soprattutto in un mondo di informazione sovrabbondante, la cura e la selezione dei testi – se vale la pena leggere, discutere e linkare articoli eliocentrici o geocentrici – è frutto di scelte personali. Proprio per la sua soggettività, essa richiede una assunzione di responsabilità con nome e cognome: in una valutazione scientifica della ricerca, chi sceglie deve render pubblicamente conto delle sue decisioni. Il suo stesso logon didonai è parte di quella discussione scientifica che ritrasforma la lettera morta in un vivo processo d’indagine.

La scienza, che proviene da un unico intelletto e solo in esso ritrova il suo riconoscimento, è per definizione anomima, ma ha nella contingenza del nome, che è necessariamente uno pseudo-nome, il suo significato. Da qui la necessità di un segno-nome nel quale il parlante si nasconde e l'impossibilità di dire la scienza senza un segno-posto a semplificare la ricerca.


Lo Stato e l'uso publico del denaro

Oggi commenterò tre notizie eterogenee ed anche fra loro molto distanti. La prima notizia è l'incidente ferroviario avvenuto fra Andria e Corato nella quale hanno perso la vita 23 persone, la seconda è la strage compiuta a Nizza durante i festeggiamenti del 14 luglio nella quale sono state uccise 84 persone ed infine il distacco dell'energia elettrica alla BUG - Biblioteca Universitaria di Genova - per morosità, dove fortunatamente in ascensore non è morto nessuno.

Ad Andria la causa immediata del disastro è stata, da quanto si conosce, un errore umano, che si è inserito in una serie di coincidenze fortuite che hanno portato una linea ferroviaria probabilmente sovrautilizzata, con un orario mal concepito, e ancora priva di un idoneo sistema di sicurezza elettronico, nonostante ne fosse da tempo stata prevista l'installazione, all'evento critico.

A Nizza la causa scatenante la carneficina è individuabile, con buona approssimazione, nella spersonalizzazione religiosa di una persona in difficoltà psicologiche e sociali. Un tempo lo chiamavano amok (il going berserk degli antichi guerrieri vichinghi) ed era considerato un evento contiguo al sacro esattamente come oggi.

Della terza notizia non so che dire, tanto mi sembra inverosimile che l'Enel, ente ancora formalmente controllato dallo Stato, stacchi l'energia elettrica ad una biblioteca dello Stato, con interruzione di servizio publico senza preavviso all'utenza. Naturalmente a monte del distacco c'è una cattiva progettazione della nuovissima biblioteca e dei suoi impianti. Ma anche qualche errore di valutazione dei funzionari dell'Enel, che adesso non avranno più scuse per rimediare patrocinando concretamente la cultura.

Di tutte la notizia più stupida è, naturalmente, la terza, ma, proprio a causa della sua stupidità, è anche quella nella quale viene data nel modo più immediato ed evidente l'arché delle altre due.

Che cosa hanno in comune queste tre notizie? Hanno in comune solo due cose: lo Stato e l'uso publico del denaro. Rifletteteci pure con calma, avete tutto il tempo che desiderate, fino al prossimo incidente ferroviario o, se preferite, fino al prossimo attentato terroristico. Della biblioteca non vi preoccupate, la chiuderanno prossimamente in modo definitivo con la scusa che gli impianti necessari per tenerla aperta consumano troppa energia elettrica e quindi costano troppo ai contribuenti. Ma, quando vi diranno che la biblioteca deve essere chiusa non dimenticate di collegare questa notizia alle altre, forse allora vi sarà tutto chiaro.

Prospettive politiche della postmodernità

Lo Stato nazione come lo conosciamo è un effetto della modernità, nasce con la pace di Westfalia, che pone fine al potere ecclesiastico in occidente, e prevedibilmente avrà una fine.


Nel momento in cui la democrazia rappresentativa non ha più rivali dimostra tutta la sua debolezza. Nei paesi dove è stata introdotta da poco viene manipolata per generare vere e proprie dittature personali, nei paesi dove da più tempo è in uso accade ciò che Platone detestava in Atene.

Il senso ultimo della democrazia è la possibilità di scegliere la legge alla quale sottoporsi. Le forme nelle quali la c.d. democrazia si entifica realizzandosi nel mondo tendono invece ad impedire ed a sopprimere ogni possibilità di libera scelta. Tutti gli artifizi messi in atto dai legislatori - la rappresentanza, il maggioritario, la procedura - sono tesi ad un unico fine: distorcere la possibilità di scelta. Non si tratta di un impedimento logico, non ci sono motivi logicamente fondati per scegliere la democrazia rappresentativa anziché la democrazia diretta o ad esempio le agenzie politiche, si tratta invece di un impedimento psicologico.

Quale sarà l'evoluzione del diritto nell'epoca della globalizzazione non è dato sapere nonostante le indicazioni di tendenza che vengono dai fatti, verso l'uniformità delle regole, poiché si può dubitare che l'uniformità delle leggi sia la soluzione migliore o quella che prevarrà, posto che questo non si è mai verificato. L'uniformità delle leggi risponde ad un'idea di razionalità superficiale.

La divisione legislativa nello stesso territorio pone in atto la concorrenza tra sistemi di leggi, che non può avvenire se la legislazione è territoriale, poiché quello che si definisce potere territoriale tende allo stesso tipo di leggi, indipendentemente dall'ideologia proclamata.


Si può supporre che in origine i tribuni della plebe avessero la funzione di sovrintendere all'applicazione delle leggi al popolo, spezzando così l'immediata soggezione dello stesso alle leggi patrizie ogniqualvolta fossero lesi gli interessi del popolo.


Io non voglio togliere a chi si sente comunista, conservatore, liberale, cristiano o mussulmano la possibilità di vivere secondo il sistema di leggi che preferisce, ma non posso consentirgli di obbligarmi a vivere secondo il suo sistema di leggi.

Adesso Matteo Renzi ha la bicicletta e deve iniziare a pedalare sul serio.


[Comincio a preoccuparmi. Per la terza volta in poco più di un mese mi trovo d'accordo con Ferruccio de Bortoli.]


Il ragionamento, più volte riproposto sui media da qualche economista furbacchione, secondo il quale gli immigrati starebbero pagando le pensioni agli italiani non regge. I versamenti pensionistici sono debito collettivo. Con il sistema a ripartizione le pensioni vengono pagate a debito. Debito publico senza interessi, ma pur sempre debito. Se poi qualcuno pensa che gli immigrati debbano continuare a versare i contributi senza ricevere nessuna pensione in cambio, come molte volte accade con il sistema attualmente in uso in Italia, forse si sbaglia.

Segnalo questa citazione, che non conoscevo al momento in cui ho scritto la nota. [Retropensiero: Se fossi Andreotti penserei che esiste una vulgata ad uso del popolo diffusa sui media, ed un sapere esoterico racchiuso nelle segrete stanze e riservato ai pochi.]

occorrerà prima o poi porsi il problema dei lavoratori migranti. Non è un sistema equo quello che raccoglie i contributi dei lavoratori stranieri (regolari) sostanzialmente confidando che, quantomeno quelli che rimangono in Italia per periodi medio-brevi, poi non riscuoteranno i benefici.

Ma voglio essere più cattivo. Non è vero che gli immigrati non sono un costo. Se facciamo il saldo tra italiani che emigrano, magari dopo aver studiato a spese della comunità, e immigrati provenienti da paesi poveri il saldo è ampiamente negativo. Intendiamoci, il problema non sono i migranti, il problema è il manico.


Già che sono in argomento merita di essere ribadito il ragionamento per cui il terzo pilastro [il pilastro mancante di Giuliano Amato] distoglie risorse dal sistema publico senza risolvere il problema bismarckiano.

vale la pena di notare che a fronte dell’invecchiamento della popolazione un sistema a capitalizzazione (come il terzo pilastro istituito dalla riforma Dini nel 1995) non migliora la sostenibilità del sistema rispetto a uno a ripartizione, a meno che i fondi pensione non investano i propri attivi in titoli di paesi esteri.


I nuovi mezzi di comunicazione sociale (i c.d. social media) rendono ambigua la distinzione tra publico e privato. Si genera così una confusione tra ciò che può essere detto in privato e ciò che non può essere detto in publico traendo molti in inganno.

Emblematico a questo proposito mi sembra il caso della professoressa di Venezia che ha espresso commenti razzisti su Twitter.

Si sostiene che l'espressione del pensiero sia, o debba essere libera, lo sia afferma anche nelle costituzioni dei paesi c.d. democratici, poi nella realtà, come aveva già notato Kant, esistono molti buoni motivi per non dire in publico ciò che realmente si pensa. Esistono argomenti tabù. Certe cose non si devono dire, altre non si devono neppure nominare e secondo alcuni neppure pensare. Insomma esprimere agressività attraverso la parola è considerato socialmente riprovevole.

Eppure la psicoanalisi insegna che, seppure la repressione delle pulsioni agressive sia un elemento strutturale della psiche, quello che non viene espresso con la parola si esprime con l'azione...

Sfere di libertà

Decostituzionalizzare la seconda parte della Costituzione e mettere in concorrenza modelli legislativi diversi all'interno di uno stesso territorio.

Norma fondamentale: rispetto dell'altro (uguaglianza formale) → convenzione (contratto) → necessità (presenza dell'altro). Naturalmente l'ordine della sequenza può essere invertito. Il rispetto dell'altro, la norma fondamentale, deriva da un fatto contingente: la presenza dell'altro. è il fatto che l'altro c'è, esiste, è lì, che determina la necessità di una norma fondamentale per la gestione dei rapporti con l'altro. Il fatto che sia chiamato un terzo (in Hobbes ad esempio) come garante del contratto è solo un di più.

Subsidenza delle élite

Si chiede se la povertà sia motivo sufficiente all'insurrezione? Si chiede se la forza delle armi sia sufficiente, nel tempo, a mantenere la soggezione della plebe? Si chiede quale condizione fra le armi, la religione e il pane sia la più efficiente per mantenere la pace?

Ho visto il futuro ed è a cottimo

Andy Stern è stato presidente del US Service Employees International Union (SEIU) fino al 2010. SEIU rappresenta due milioni di lavoratori negli Stati Uniti e in Canada. Quindi Andy Stern è stato un sindacalista. Finalmente un sindacalista che non si schiera contro UBI.

La tecnologia, come la vede Stern, travolge tutto, compreso il sogno americano. La sua preoccupazione non è solo l'aumento della disuguaglianza di reddito, ma soprattutto la perdita di significato sociale dell'espressione avere un lavoro. Che cosa è UBI per Stern?

Andy Stern. Si tratta di una borsa di studio incondizionata, per così dire. Il motivo per cui è necessario un reddito di base universale è che stiamo capendo, attraverso numerosi studi, che il cambiamento tecnologico sta accelerando e questo processo produrrà perdita di lavoro [..] Certamente il nostro concetto di lavoro è problematico. Questo è un paese in cui le persone non sanno che cosa fare se non lavorano per i soldi. Penso che ci siano molti altri modi in cui le persone possono lavorare, ma, psicologicamente, l'etica protestante del lavoro è incorporata nella psiche del nostro paese. L'idea che qualcuno ottenga qualcosa per niente è un anatema.

è contro questo anatema che bisogna lottare prima che sia troppo tardi per la stessa sopravvivenza del capitalismo.


Il comportamento della Corte costituzionale, che ha procrastinato la propria decisione sull'italicum a dopo il referendum, è censurabile.


La fusione a freddo della Dc con il Pci, avvenuta dopo Tangentopoli, ha creato una serie di soggetti politici altamente instabili.

Il Pd, per come lo si conosceva, da ieri non c’è più. Quel che resta da vedere è se con la - assai meno probabile, dopo quel che è accaduto, ma non del tutto impossibile, non si sa mai con i referendum -, vittoria del «Sì», dopo il Pci vedremo rinascere la Dc.

Renzi ha dissolto gli ultimi residui del Pci nella Dc.


Ottimo fondo di Federico Fubini sul Corsera di oggi che però si conclude con una petizione di principio sulla quale astrattamente concordo: Perché la società aperta si salvi, dovrà beneficiarne anche chi non ci è riuscito fin qui. Ho detto astrattamente perché, se la conclusione di Fubini fosse vera, la società aperta non si salverà. Nessuno dei beneficiati rinuncerà a qualcosa senza una guerra. Ma nella guerra si sa come ci si entra, non come se ne esce.

Se come lascia intendere Fubini si è giunti a questo punto perché si è seguita la via indicata dai sostenitori della società aperta (da Hayek a Margaret Thatcher) è improbabile che a salvare la società aperta possa essere chiamato chi ha ricevuto da essa solo danno e non vuole la società aperta.


Di fronte alle notizie che riguardano Fabrizio Corona si rimane disorientati. C'è qualcosa che non va. Comincio a dubitare. L'errore è nella legge o nel sistema mediatico-giudiziario?


Forse l'errore non sta nel web e neppure in chi diffonde i video hard sul web (fatto salvo, in ogni caso, il diritto di proprietà del proprio corpo e della propria immagine), ma nel giudizio che noi diamo in base alla nostra educazione su certi comportamenti nostri e altrui. È la nostra educazione sbagliata che ci porta a giudicare chi si espone allo sguardo degli altri, non il fatto che qualcuno si esponga. È il nostro sguardo che si rivela osceno nell'atto del guardare, diceva Sartre, non la nostra carne. Dopotutto quello che riteniamo il nostro sguardo non è il nostro sguardo, ma è lo sguardo dell'altro, che ci guarda e siamo indotti a credere, da una cattiva educazione, che ci giudichi. Invece sotto il nostro sguardo si mostra la nostra natura inerme e dobbiamo pensare, con Spinoza, che nulla di quello che è umano ci è estraneo. Se così fosse nessuno dovrebbe vergognarsi del proprio desiderio.

Postilla. Giudicare non è un'operazione innocua, presuppone un desiderio di potere, che non giudico, ma mostro per quello che è.


Segnalo l'articolo di Ferruccio de Bortoli sul Corsera che pone alcuni interrogativi sulle vicende Monte Paschi. I dubbi li avevamo in molti credo, ma nessuno li ha esternati in modo così chiaro ed eloquente. Va dato merito a de Bortoli.

Gli organi societari, in questa circostanza, sono ridotti a soprammobili. Gli altri azionisti non contano nulla. L’incarico al cacciatore di teste, una finta. La forzatura è figlia di un accordo tra il governo e la banca americana Jp Morgan del quale non sappiamo nulla. Renzi incontra a pranzo a palazzo Chigi il numero uno Jamie Dimon su sollecitazione di Claudio Costamagna, presente l’ex ministro Vittorio Grilli, oggi in Jp Morgan. Una delle più grandi banche d’investimento mondiali promette di impegnarsi nell’aumento di capitale di Siena, nella concessione di un finanziamento ponte (bridge financing) finalizzato alla successiva cartolarizzazione dei crediti in sofferenza (non performing loans). Agli americani Viola non piace, preferiscono Morelli che ha lavorato con loro. [..] Può darsi che la proposta di Jp Morgan, con Mediobanca in un ruolo minore, sia l’unica percorribile. Ma visto l’attivismo di Renzi e Padoan, se dovesse fallire coinvolgerebbe l’intero governo, complicando la soluzione B (capitale pubblico) che pure si sta studiando. Quali sono gli accordi allora? E qui la vicenda si complica. E si fa oscura. Al momento non risulterebbe firmato alcun contratto tra Mps e Jp Morgan per il prestito e la cartolarizzazione. Particolare curioso. Solo un pre underwriting agreement, e solo per l’aumento di capitale: poco più di una stretta di mano. Il successo dell’aumento di capitale (cinque miliardi) comporterebbe per Jp Morgan una commissione del 4,75 per cento che sia Tononi sia Viola hanno giudicato elevata. Ma sono i crediti in sofferenza posti a garanzia, e la loro messa sul mercato attraverso cartolarizzazioni a sollevare non poche perplessità. In sintesi, l’operazione è questa. Mps cede 9 miliardi di sofferenze nette su 28 lorde. Svalutandole in bilancio, prima della cessione, si crea un ammanco di capitale che va coperto. A fronte della cessione di 9 miliardi di sofferenze, Mps dovrebbe ottenere 7,6 miliardi, di cui 1,6 da Atlante e 5 da Jp Morgan come prestito ponte per 18 mesi.

Il prestito guidato da Jp Morgan però sarebbe concesso con la garanzia di tutti i non performing loans. Se qualcosa dovesse andare storto, la banca d’affari si prenderebbe tutti i 28 miliardi a un prezzo effettivo di 18 centesimi contro i 33 riconosciuti alla banca, di cui 27 pagati subito. Il margine di guadagno potenziale sarebbe elevatissimo. E Atlante, cui partecipano 69 istituzioni italiane, compresa la Cassa depositi e prestiti con i soldi del nostro risparmio postale, perderebbe tutto. Non solo. Jp Morgan per fare una valutazione delle sofferenze ai fini del prestito, ha incaricato Italfondiario del gruppo americano Fortress mettendo in discussione la scelta fatta da Atlante che si è affidato a Fonspa. Qui si pone anche un duplice rischio. Il primo che Italfondiario fornisca una valutazione dei crediti in sofferenza inferiore a quella garantita ad Atlante, a tutto vantaggio delle banche creditrici, soprattutto Jp Morgan. Il secondo che si formi una posizione dominante visto che Italfondiario non si limiterebbe, come Fonspa, alla valutazione dei crediti, ma è anche il principale operatore nella gestione e nella riscossione. Tutto ciò sarebbe in contrasto con il memorandum of understanding siglato da Mps con Quaestio, ovvero Atlante, e reso pubblico, che prevede «concorrenza e trasparenza» nella gestione di un mercato delle sofferenze che avrà dimensioni colossali.


L'Unione Europea, con le norme sul bail-in, votate anche dai governi italiani, ha stabilito il principio che i contribuenti non debbono pagare i fallimenti delle banche. Per questo motivo Matteo Renzi è stato costretto a liquidare le banche in crisi (Banca Etruria, Monte Paschi, Banca di Vicenza del Veneto e chi ne ha più ne metta) approntando dei fondi salvabanche finanziati soprattutto con il denaro delle banche rimanenti, quelle non troppo dissestate. Naturalmente le banche debbono in qualche modo scaricare questi nuovi costi sulla loro attività, cioè sui clienti più facili da grassare ovvero sui correntisti. Si sta quindi ipotizzando un prelievo forfettario, c'è chi dice un prelievo di 25 euri in un colpo solo su tutti i conti correnti senza distinzioni. Poiché avere un conto corrente è praticamente obbligatorio per tutti i cittadini, ne risulta di conseguenza una poll-tax, ovviamente regressiva. Facciamo invece l'ipotesi che il costo del fallimento delle banche sia tutto a carico dello Stato attraverso nazionalizzazioni con risistemazione dei conti ed eventuale rivendita. Ammesso che l'operazione sia in perdita - e non è detto che lo sia, come dimostrano numerosi esempi nel mondo - l'eventuale deficit verrebbe ripartito (almeno teoricamente poiché lo prevede la Costituzione Italiana) in modo progressivo, cioè a carico dei contribuenti maggiori in misura maggiore. Da tutto questo ragionamento si deduce che la norma del bail-in introdotta dal Legislatore europeo è niente altro che una manovra regressiva per tutelare i più ricchi in caso di fallimento del sistema bancario e far ricadere il costo del dissesto sulla classe media anziché sulla classe abbiente. Non vedo alcun futuro per questa Europa.

Porte girevoli

Uno dei problemi della democrazia americana, che ha influenzato pesantemente la crisi del 2007, è il passaggio di personale dall'amministrazione publica alle aziende private e viceversa. In questo modo non è più possibile tracciare una linea di demarcazione fra l'interesse publico e quello privato. La stessa situazione si sta riproducendo anche nella classe politica dell'Unione Europea.

Connie Hedegaard, commissario responsabile per l’Azione sul clima nello scorso esecutivo comunitario, andrà a lavorare per Volkswagen. Il colosso automobilistico tedesco ha proposto all’ex commissario un posto all’interno del «consiglio per la sostenibilità» del gruppo, e l’offerta è stata accettata. [..] Nel settembre del 2015 l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti rese noto che Volkswagen aveva deliberatamente alterato i valori di emissione di gas di scarico dei motori diesel montati sulle proprie autovetture. La vicenda ha finito per investire la Commissione europea, in particolare quella guidata da Josè Manuel Barroso tra il 2009 e il 2014, il periodo secondo cui la casa produttrice delle quattro ruote avrebbe manomesso i dati. Lo stesso periodo in cui Connie Hedegaard gestiva i dossier relativi alla lotta ai cambiamenti climatici. Il fascicolo Ets, il sistema di compra-vendita di certificati di emissioni per l’industria, cadeva anche sotto il suo portafoglio. I costruttori auto di Wolfsburg la portano in Germania con l’obiettivo di lavorare per sanare una situazione che ha colpito l’immagine e le finanze societari. La Hedegaard «lavorerà a titolo gratuito e percepirà solo i rimborsi spese».

Non è la prima volta che un componente della Commissione Barroso finisce a lavorare per le lobby, a cominciare dallo stesso Barroso, oggi consulente per Goldman Sachs. Scelta che ha fatto discutere. Neelie Kroes, commissario per l’Agenda digitale sotto Barroso, subito dopo la fine del mandato ha accettato di lavorare per Uber, e solo nelle ultime settimane si è saputo che mentre lavorare a Bruxelles, era anche direttrice di una compagnia energetica degli Emirati Arabi con sede nelle Bahamas, paradiso fiscale. Quest’ultima rivelazione, assieme alla consulenza di Barroso per la banca d’affari statunitense, sta gettando ombre sull’organismo responsabile di proporre le norme comunitarie. Per i suoi rapporto con l’industria del tabacco, John Dalli si dimise da commissario per la Salute nel 2012. Era un altro membro della Commissione Barroso.

La notizia ha anche un altro aspetto inquietante, lavorare a titolo gratuito significa evasione fiscale, questo l'articolista non lo dice, ma si intende chiaramente. Questa Europa ha poca strada davanti a sé.

Non c'è solo Barroso.

Anche nell’esercito dei meno popolari 2.900 dipendenti e funzionari della Bei si registrano frequenti casi di conflitto di interesse [..] È il caso del “Dasos Timberland Fund II” con sede in Lussemburgo, un fondo di private equity focalizzato sulla gestione e certificazione forestale sostenibile. Nel 2013 ha ricevuto 30 milioni di euro dalla Bei. Nato nel 2005, è gestito da Olli Haltia che per cinque anni e fino al 2001 è stato un economista presso la Bei. Come il collega Pedro Ochoa, passato da Bruxelles al Granducato.


Matteo Renzi ha un attacco di berlusconite acuta, vuole (ri)costituire la Società per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Non ho detto il ponte, perché il ponte non si fara mai, ho detto la Società che ha come unica mission possibile quella di spendere qualche miliardo in clientele.

Effetti perversi dell'agire sociale

02.06Le encomiabili dichiarazioni di Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana, sull'accoglienza dovuta ai migranti, mi hanno rammentato la figura di Eligio, vescovo di Nimega, che si recava tutte le mattine sulla spiaggia per riscattare, con le elemosina ricevute dai fedeli, gli schiavi che le navi dei commercianti trasportavano, in numero via via sempre maggiore, dalla Gallia e dalle isole britanniche e, quindi, sono andato a rintracciare l'appunto che avevo trascritto anni fa e che ora è disponibile anche in rete.

Confluebantque ad eum undique viri religiosi, advenae quoque et monachi, et quicquid militare poterat, aut eis in elemosinam dabat aut certe captivorum in praetia distrahebat; habebat enim maximum in huiusmodi opere studium. Sane ubicumque venundandum intellexisset mancipium, magna cum misericordia et festinatione occurrens, mox dato praetio liberabat captivum; interdum etiam usque ad viginti et triginta seu et quinquaginta numero simul et captivitate redimebat; nonnumquam vero agnem integrum et usque ad centum animas, cum navem egrederetur, utrisque sexus, ex diversis gentibus venientes, pariter liberabat, Romanorum scilicet, Gallorum atque Brittanorum necnon et Maurorum, sed praecipuae ex genere saxorum, qui abunde eo tempore veluti greges a sedibus propriis evulsi in diversa distrahebantur. Quod si contigisset, ut copiosus venditorum numerus mensuram praetii excideret, cuncta praetor corpus proprium quae habere poterat usque ad cingulum et amphibalum necnon et victum necessarium, sed et usque ad calcimenta cuncta se expoliabat tantummodo ut captivis subveniret.

Fustel de Coulanges, il grande storico francese, individua tre cause all'origine della schiavitù in epoca merovingia: la guerra, il diritto penale, e il commercio

La seconde source de l'esclavage était le commerce. Il y avait de marchand qui amenait régulièrement en Gaule de troupeaux d'esclaves de la Germanie et de l'île de Bretagne [..] Éligius, dit son biographe était ardent à délivrer les esclaves ; il allait attendre sur le rivage les bateaux qui apportaient cette merchandise humaine; il y avait des jours où il en rachetait vingt, cinquante, et jusqu'à cent...

Fustel de Coulanges, però, non cita fra le cause determinanti della schiavitù la domanda di schiavi. Il vescovo Eligio, con il suo comportamento caritatevole, aumentava la domanda di schiavi e quindi contribuiva, anche senza volerlo, ad aumentare il numero di coloro che erano ridotti in schiavitù per il solo effetto dell'aumento della domanda.

Non voglio dire con questo che Monsignor Galantino lo desideri, ma le sue parole contribuiscono, nel tempo, ad aumentare il numero di coloro che intraprenderanno il viaggio per raggiungere l'Italia. Si tratta, in ogni caso, semplicemente di uno degli innumerevoli esempi di effetto perverso dell'azione sociale descritti nella letteratura sociologica.

Ma le cose potrebbero non stare così, ovvero non essere così semplici e lineari come ce le siamo rappresentate. Possiamo ad esempio immaginare che il comportamento umano sia paragonabile al gioco degli scacchi dove l'obiettivo di ogni singola mossa si annulla nell'obiettivo finale del gioco. In questo caso le parole di Monsignor Galantino sarebbero solo una mossa in una scacchiera molto più ampia e dovremmo allora chiederci quale sia l'interesse primo, l'obiettivo finale al quale Monsignor Galantino contribuisce o si propone di contribuire con la sua azione? Direi la chiesa - la sua azienda - non certo le persone delle quali si erge a protettore dei diritti. La domanda allora diventa questa: le parole di Monsignor Galantino, con i loro effetti paradossi, sono effettivamente nell'interesse della chiesa, indipendentemente dal fatto che essa venga intesa come comunità dei fedeli o istituzione?

Una prima risposta ce la può dare l'articolo di Marzio Barbagli che mostra come sebbene il potere economico e di influenza sulla politica sia rimasto molto alto, secondo i dati statistici, neppure il carisma di due papi eccezionali – Giovanni Paolo II e Francesco I – è bastato a riportare gli italiani nelle chiese e nelle parrocchie. Dice ancora Barbagli: Secondo i dati dell’archivio Istat (senza dubbio i più affidabili fra quelli esistenti), dal 1995 al 2015, la quota di chi va a messa almeno una volta alla settimana è passata dal 39,7 al 29 per cento, perdendo circa mezzo punto all’anno. Ma le prospettive sono anche peggiori: Fra i ventenni, la quota di chi va in un luogo di culto almeno una volta alla settimana è scesa, dal 1995 al 2015, dal 26,8 al 14,6 per cento. La fortissima flessione che ha avuto luogo fra i ventenni fa pensare che il processo continuerà a lungo e avrà effetti rilevanti sulla vita politica e sociale.

Di un altro dato occorre poi tenere conto. Poiché i migranti che sbarcano in Italia provengono da regioni dove prevale la fede mussulmana e la religiosità mussulmana per ora non ha ancora risentito dell'azione laicizzante del capitalismo è prevedibile che, anche in Italia, la proporzione fra cattolici e mussulmani praticanti sia destinata a modificarsi rapidamente a favore di questi ultimi, e di conseguenza sarebbe preferibile, dal punto di vista della chiesa cattolica, che, attraverso i corridoi umanitari, sia effettuata, direttamente nelle nazioni di provenienza, una cernita dei migranti, che privilegi quelli di religione cattolica o comunque meglio disposti ad integrarsi se non a convertirsi.

Lette in questa prospettiva le dichiarazioni di Monsignor Galantino assumono ben altra luce.


Trovo abbastanza ridicoli i lamenti sulla decrescita demografica ed i fertility day quando in Africa la popolazione sta aumentando esponenzialmente per il miglioramento della nutrizione e delle condizioni sanitarie, esattamente come è accaduto duecento anni fa in Europa. Non si può predicare l'uguaglianza e poi parlare di decrescita, è evidente che questo tipo di discorsi ha un fondamento razziale. Il problema, se c'è e c'è, riguarda il welfare europeo, che verrà messo a dura prova, facendo peggiorare le condizioni di vita della parte più povera della popolazione europea. Questo i partiti sedicenti di sinistra non lo hanno ancora capito.


il capitalismo tecno-nichilista ha investito sull'innovazione per sviluppare la potenza, individuale e aggregata, mescolando all'efficienza tecnica la manipolazione immaginifica dei significati. Allo stadio attuale di sviluppo e in vista di una fase prolungata di contrazione, nei paesi avanzati, innovazioni ulteriori lungo la direttrice dell'Io e della sua espansione potranno portare solo vantaggi marginali, oppure costringere a una più decisa manipolazione antropologica — con tutti i pericoli che ciò comporta.

capitalismo tecno-nichilista, mi sta bene, è un nome come un altro; ha investito sull'innovazione per sviluppare la potenza, è un concetto trito ma va bene lo stesso; potenza, individuale e aggregata qui comincia il vuoto, ma può ancora andare; mescolando all'efficienza tecnica la manipolazione immaginifica dei significati, mescolare cosa? che cazzo dici, dimostrami che sei matto per giustificare la fondatezza semantica di quello che affermi; innovazioni ulteriori lungo la direttrice dell'Io, allora perseveri, o sei matto, e lo dimostri, o vuoi buggerare qualcuno; innovazioni ulteriori [..] potranno [..] costringere a una più decisa manipolazione antropologica, le innovazioni potranno costringere chi o cosa a manipolare chi o cosa? no comment...

Debbo fermarmi qui, non posso andare oltre. C'è un modo di scrivere che non sopporto; vuota affabulazione che si nega come affabulazione vuota; nulla che si rifiuta come nulla.


Il mercato non perdona la manipolazione delle regole. Ecco perché il fallimento della Walt Disney Corporation sarebbe la giusta conseguenza della manipolazione della legge sul copyright.


Non è sfuggito però al mercato un apparente paradosso: la parte fissa del compenso annuale di Jean-Laurent Bonnafé, direttore generale e amministratore delegato Bnp Paribas (1,25 milioni), è ad oggi più bassa di quella del suo collega di Mps Marco Morelli (1,86 milioni). Questo sembra in contrasto con il fatto che Bnp è la prima banca europea per dimensioni e per solidità, mentre Mps è otto volte più piccola, resta fragile, chiede capitali ai mercati globali e il suo primo socio oggi è lo Stato italiano


L'egualitarismo comporta un duro lavoro. La tendenza fondamentale dell'essere umano è verso la stratificazione sociale, ma in molte società ristrette le persone fanno attivamente uso di «meccanismi di livellamento» per impedire che i maschi ambiziosi acquisiscano il controllo. Questo tipo di organizzazione politica potrebbe aver caratterizzato gran parte della preistoria umana.


Comte è ben degno di commemorazione ed elogio; ai suoi tempi fu un pensatore dei più celebri, e se oggi i suoi lavori vengono citati raramente, almeno in questo paese, ciò è dovuto anche al fatto che svolse il suo compito fin troppo bene. Le sue posizioni hanno plasmato le categorie del nostro pensiero più in profondità di quanto comunemente si pensi. La nostra visione delle scienze naturali, della base materiale dell'evoluzione culturale, di tutto ciò che chiamiamo progressivo, razionale, illuminato, occidentale; la nostra concezione delle relazioni tra le istituzioni, i simboli e i cerimoniali pubblici da un lato e dall'altro la vita emotiva degli individui e delle società, e di conseguenza la nostra idea della storia stessa, devono molto al suo insegnamento e alla sua influenza. La pedanteria ai limiti del grottesco, l'illeggibile monotonia di molte delle cose che scrisse, la vanità, l'eccentricità, il tono solenne, il pathos della sua vita privata, il dogmatismo, l'autoritarismo, gli errori filosofici, tutto ciò che c'è di bizzarro e di utopistico nel suo carattere e nei suoi scritti non ci devono rendere ciechi di fronte ai suoi meriti. Il padre della sociologia non è affatto quella figura ridicola che troppo spesso ci viene proposta oggi. Comprese meglio della maggior dei contemporanei il ruolo della scienza naturale e le vere ragioni del suo prestigio. Non scambiò mai per profondità la semplice oscurità; pretendeva le prove, smascherava le mistificazioni, denunciava l'impressionismo intellettuale, combatté molte mitologie metafisiche e teologiche (alcune delle quali, se non fosse per i colpi da lui assestati, sopravviverebbero ancora oggi). Fornì alla guerra contro i nemici della ragione armi che sono ancora oggi in gran tutt'altro che spuntate. Ma soprattutto, colse il problema centrale di tutta la filosofia, la distinzione tra le parole (o i pensieri) che riguardano le parole e le parole (o pensieri) che guardano le cose e così facendo contribui a gettare le fondamenta della parte migliore e più illuminante dell'empirismo moderno. E naturalmente lasciò una traccia profonda nel pensiero storiografico. Credette nell'applicazione dei canoni di spiegazione scientifica, cioè naturalistica, in tutti campi: non vedeva alcun motivo per non applicarli sia alle relazioni tra gli esseri umani sia alle relazioni tra le cose.


La metà delle notizie diffuse dai media sono veline, l'altra metà sono commenti alle veline.


Come è possibile introdurre uno schema di mercato nella politica. Non sugli uomini, questo esiste già ed è il sistema della democrazia rappresentativa, ma sulle regole che sono oggetto di scelta si può fondare un sistema politico di mercato. Di conseguenza chi offre regole migliori vince senza impedire agli altri di avere altre regole.


La direzione che porta verso l'unificazione del diritto e la formazione di un'unica entità sovrannazionale detentrice del potere è quella dell'acqua che scorre verso il mare, ma è una banalità. Non è mai una buova cosa avere a disposizione una sola scelta, un solo re, un solo dio.


Se tocchi i fili della corrente elettrica muori. Se uccidi una persona muori. L'analogia non è morale.


Le guerre di religione hanno neutralizzato la religione. Nessuna religione sopravvive alla guerra di religione.


La tavola di Mendeleev è il punto di mutazione del biologico in matematico.


Se scelgo una citazione non è casuale; è quella citazione, in quella forma, che mi interessa e non altro.


Bayer acquista Monsanto, è la notizia di oggi. Dopo gli accordi Dow Chemical - DuPont è Syngenta - ChemChina il risico della chimica ha sistemato un altro tassello. Come cambierà l'atteggiamento verso gli OGM a Bruxelles? Provate ad indovinare.


Ho il sospetto che se Bettino Craxi non avesse cacciato Beppe Grillo dalla Rai il Movimento Cinque Stelle non sarebbe mai nato.


Fra gli antichi (i greci) libertà e uguaglianza sono inscindibili. Si è liberi solo se si è uguali, ovvero se si è cittadini della polis. Si è uguali e liberi per definizione, se si appartiene alla polis.

L'uguaglianza cristiana è esclusivamente spirituale e non è di questa terra. La libertà cristiana è molto più ambigua e non è legata all'uguaglianza.

L'uguaglianza moderna (Hobbes) è una convenzione, alla quale siamo obbligati dalla libertà; cioè dalla possibilità che ciascun essere umano ha di poter essere la morte per l'altro. Siamo uguali perché siamo liberi.

L'uguaglianza post-moderna (Isaiah Berlin) è la negazione della libertà. E viceversa, la libertà è la negazione dell'uguaglianza. Essere liberi significa essere individui, cioè non uguali. Una serie di individui non uguali, ma tutti uguali nell'essere individui e solo in questo.


Matteo Renzi ha una concezione sesquipedale delle proprie capacità.


Quali relazioni esistono tra marxismo storicamente realizzato, culto della personalità e concezione feudale dei rapporti umani? In teoria nessuna. Ma la pratica empirica smentisce la teoria.


Quale significato ha il ripetersi di figure - come, ad esempio: feudalesimo e capitalismo, classicismo e manierismo - nella descrizione storica?


La regola nascosta, ma fondamentale, del capitalismo è la separazione. Divisione del lavoro, separazione delle competenze, del rischio e infine separazione delle responsabilità. Il capitale d'impresa è giuridicamente separato dalle proprietà personali. Solo i Name, che sono al vertice della catena capitalistica, rispondono con le loro proprietà personali.


È difficile sperare di vincere le elezioni senza un partito che ti rappresenti.


Ho votato per tutti i partiti politici, con poche eccezioni, ma sono stato iscritto ad un solo partito politico il Movimento di Partecipazione, fondato da Paolo Bertolotti in quel di Lumarzo. A quel tempo pensavo, forse un pò ingenuamente, che partecipare fosse sufficiente per promuovere il cambiamento. Non è così. Per questo non voterò più nessun partito politico, ma mi dedichero alle agenzie politiche. Immagino che, non sapendo cosa siano le agenzie politiche, voi mi chiederete: In cosa si distinguono le agenzie politiche dai partiti? Vi risponderò: Le regole. I partiti sono fatti di uomini (uomini che vogliono decidere quali sono le regole che gli altri uomini debbono seguire), le agenzie politiche di regole (regole che decidono quali sono gli uomini che debbono garantire il rispetto di quelle stesse regole). La differenza non è da poco.


Da quasi un anno la Spagna è senza governo, eppure l'economia è in crescita. Anni fa il Belgio è stato senza governo per alcuni anni senza che l'economia ne soffrisse. Può essere un caso, ma può anche essere che l'ordinaria amministrazione sia la cura migliore per l'economia di un paese in difficoltà.


Nicola Palmarini
Boomerang. Perché cent'anni di tecnologia non hanno (ancora) migliorato il mondo,
Egea, Milano, 2014

Il libro di Nicola Palmarini merita di essere citato per la domanda che pone - Perché cent'anni di tecnologia non hanno migliorato il mondo? - alla quale peraltro non dà risposta. Senza pretendere di voler dare io una risposta, vorrei indicare una direzione nella quale indagare.

Lo sviluppo della tecnologia è conseguenza del progresso scientifico. La singola scoperta può essere casuale, ma non c'è reale sviluppo tecnologico senza che la scienza, intesa come metodo, ne inquadri i termini. Credo che su questo possiamo essere tutti d'accordo.

C'è un problema. Quando parliamo di tecnologia, di miglioramento, di mondo, stiamo ancora parlando di scienza? E se sì, di quale scienza stiamo parlando? Se siamo d'accordo che la scienza di cui stiamo parlando è la politica, la scienza della polis, allora si comprende perché la tecnologia nel secolo appena trascorso non ha migliorato il mondo.

Una possibile risposta alla domanda che ci siamo posti potrebbe essere quindi: perché la politica non ha ancora elaborato un metodo ed una tecnologia adeguati ai tempi ed al grado di sviluppo delle altre scienze, cioè perché la politica non è ancora compiutamente scienza nel senso indicato da Hobbes. Ovvero perché la scienza politica non padroneggia ancora la tecnologia che le è propria.


Herbert Schnädelbach
Hegel [Hegel zur Einführung]
tr. Furio Ferraresi, il Mulino, 2002 [Hamburg, Junius, 1999]

Ciò che ci separa da Hegel non è principalmente la discrepanza fra la comune interpretazione scientifica del mondo e quella filosofica da lui proposta, ma è qualcosa di più profondo: noi non possiamo più seguire la tradizione che lui definisce della «veduta intellettuale dell'universo»; fra questa e noi si colloca infatti la rivoluzione intellettuale rappresentata dalla metafisica dell'irrazionale di Schopenhauer. Questi fu il primo a prendere sul serio il motivo per cui era fallito il grandioso tentativo hegeliano di una sintesi razionale di ragione, natura e storia: la finitezza della nostra ragione. Da allora, la «veduta intellettuale dell'universo» che aveva determinato l'intera nostra tradizione metafisica si dimostrò una semplice «questione di opinioni», per la quale non esistevano più valide ragioni. Noi [non] possiamo [più] pensare con Hegel che la nostra ragione soggettiva sia un riflesso o addirittura una figura del logos eterno; tutto sembra invece provare che l'essenza del mondo nella misura in cui osiamo ancora in generale interrogarci su di essa è assolutamente irrazionale, e che la nostra ragione, con cui cerchiamo di penetrarla, costituisce un caso d'eccezione metafisico. [..] La nostra costellazione storico-metafisica si trova nel segno di Schopenhauer e non di Hegel [..] Nelle prefazioni delle grandi opere si avverte già come Hegel stesso lotti contro la rassegnazione; in questi testi, infatti, sia contro l'irrazionalismo romantico sia contro lo scetticismo la polemica prevale sempre sull'argomentazione, come se Hegel già presagisse la storia della fortuna del suo «grande avversario filosofico», Schopenhauer. [pp. 154-155]

Se è pur vero che siamo indotti dall'immanente irrazionalità del cosmo a ritenere la finitezza della nostra ragione un dato empirico difficilmente confutabile è altrettanto vero che possiamo pensare - con Hegel, Spinoza, Averroé, Aristotele - che la nostra ragione soggettiva, nella sua finitezza, sia riflesso, espressione, se non addirittura una figura di un logos eterno.


Non condivido l'impostazione assistenziale data a Jeffrey Sachs alla soluzione del problema della poverta nel mondo, è irrealistica. Prova ne sia che gli OSM che poneva nel 2005 non sono stati ancora raggiunti nel 2016. E forse mai lo saranno. Diverso il problema impostato qui.

Come predisse Condorcet, la scienza ha permesso i progressi tecnologici nella produzione alimentare, nella sanità, nella gestione dell'ambiente e in infiniti altri settori fondamentali per la produzione e il soddisfacimento dei bisogni dell'uomo. Ma la scienza tende sia a seguire le forze del mercato sia a determinarle. E ciò non sorprende. Ho ripetutamente osservato che i ricchi diventano sempre più ricchi in un ciclo di crescita endogena, mentre i più poveri fra i poveri spesso sono esclusi da questo circolo virtuoso. Quando i bisogni sono specifici - a causa di una particolare malattia o condizione climatica o varietà colturale - i loro problemi non sono presi in considerazione dalla scienza globale.

Perché le scienze contemporanee non si occupano più dei problemi che non hanno risvolti economici immediati?


Che relazione esiste fra la povertà nei paesi sviluppati e quella nei paesi sottosviluppati?


Siamo uguali per convenzione, non per natura.


Si (je dis) je me trompe, je dis vrai, et si je dis vrai, c'est donc que je ne me trompe pas quand (je dis) je me trompe. Il je me trompe è solo in funzione del je dis o anche del je suis? Ovvero, se mi sbaglio è che sono nel vero quando mi sbaglio e quindi non mi sbaglio oppure mi sbaglio e quindi non mi sbaglio solo perché dico di dire il vero quando dico che mi sbaglio ?


L'uso dei verbi viene appreso dopo l'uso dei nomi. Il bambino dà un nome alle azioni dopo aver dato un nome alle cose. Le azioni sono legate alle sensazioni cenestetiche, le cose alle sensazioni provenienti dagli organi di senso. Quindi si deve supporre logicamente che le sensazioni che generano il concetto di azione precedano nel bambino le sensazioni provenienti dagli organi di senso. Eppure la nominazione delle cose precede la nominazione delle azioni, come se il concetto di cosa fosse sinapticamente più semplice del concetto di azione. Lo stesso dovrebbe avvenire per le macchine se...


Occorre fare in modo che ciascuno viva nel mondo che ha contribuito a costruire. La secessione legislativa è l'unico strumento che ci consente di scegliere il mondo che vogliamo costruire per noi, e non il mondo che vogliamo imporre agli altri.


Considerazioni sulle biblioteche. Dalla tipologia dei libri dispersi o resi illeggibili dalle sottolienature è possibile individuare a quale categoria appartengono i responsabili. Gli studenti di filosofia sono certamente tra le categorie più rappresentate. Questo conduce ad una riflessione. Chi toglie a se stesso le opere di Spinoza e di Kant può anche leggerle ma non le comprenderà mai e quindi potrebbe anche evitare di rubarle.


Se osserviamo il comportamento delle persone che si occupano di politica, specie quelle che non lo fanno manifestamente per denaro, siamo portati a pensare che la loro personalità sia in qualche modo disturbata. Ergo, sarebbe molto interessante indagare, anche attraverso test mentali, la loro psiche al fine di disporre dei loro profili psicologici prima di decidere se assegnare loro l'incarico.


In margine ad un libro che non ho letto

Harry G. Frankfurt
Sulla disuguaglianza. Perché l’uguaglianza economica non è un ideale da perseguire
Guanda, Milano 2015

Sull'inesistenza tour-court di un valore intrinseco, e quindi morale, del concetto di uguaglianza, anche economica, ho qualche dubbio. Il contratto, che nel bene e nel male, regge la società si fonda sul riconoscimento, che ciascuno fa all'altro, dell'esistenza di una convenzione inter nos che riguarda l'uguaglianza. Questo contratto, senza il quale ogni convivenza sarebbe oggettivamente difficile, è un valore in sé. Senza questa convenzione, come dice Hobbes, ciascuno farebbe per sé.

Vero è che l'uguaglianza in sé e per sé non ha senso alcuno. Nella realtà ciascuno, effettivamente, fa per sé. Prova ne sia che c'è chi si ingegna a dimostrare che la disuguaglianza, anche economica, deve essere accettata come naturale portato delle diverse capacità naturali degli uomini. E così facendo dimostra semplicemente che ciascuno fa per sé, senza tener conto del contratto che ha stipulato per non essere ucciso nel momento stesso in cui rifiutasse di riconosce l'altro come avente uguali diritti.

Ma da un punto di vista contrattuale, e non morale, è importante che ciascuno abbia abbastanza. Frankfurt su questo ha ragione. Quindi se la disuguaglianza, in questo caso la grande disuguaglianza, incide sull'abbastanza di ciascuno, non c'è dubbio che ciò abbia rilevanza, non solo contrattuale, ma anche morale.

Il Barnum della politica

Il Barnum della politica ha bisogno di istanze, che diano origine a pezze giustificative, per potersi sentire autorizzato a spendere il denaro dei cittadini. Va bene tutto, qualsiasi progetto, anche il più strampalato: l'Expo, le Olimpiadi, il Blueprint. Luca Cordero di Montezemolo ci prova con le olimpiadi a Roma. Magari ci esce una poltrona come presidente del Comitato olimpico. Renzo Piano invece ha capito tutto, per questo lo hanno fatto senatore. Ogni due o tre anni butta lì con noncuranza un progetto. Una volta lo spostamento dell'areoporto. Un'altra le pale eoliche sulla diga foranea. Non sempre gli va bene, ma quando gli va bene sono centinaia di milioni che si muovono. Con il Blue print sembra che siano 150, ma è una stima iniziale e saranno certamente di più a lavori ultimati.

In realtà non sarei così contrario al Blueprint se nel progetto fosse compresa, anziché la demolizione del palazzo della Nira - perché buttare via tanti soldi inutilmente? - la demolizione dell'orrido padiglione Blu progettato da Atelier Jean Nouvel, inaugurato nel 2009 è già costato 40 milioni (più 800.000 l'anno solo di manutenzione), ma Coopsette ne richiede altri 23, oltre alla liquidazione dell'Ente Fiera di Genova che lo aveva commissionato.


Citare un verso, una frase, una parola insomma è altra cosa dal citare un pensiero, una costruzione logica, un costrutto mentale. Nel primo caso si cita un colore, un'impressione, un sentimento, nel secondo una relazione, una serie di relazioni, una struttura. Riscrivere un pensiero non sempre riproduce lo stesso pensiero.


Una notizia grave

Il 12 agosto il Consiglio di Stato ha definitivamente respinto la richiesta del giornalista Guido Romeo di ottenere copia di 13 contratti in derivati, per i quali è ancora presente la clausola di recesso anticipato, attualmente in vigore tra lo Stato italiano e banche e istituti finanziari. Ciò in quanto non sussisterebbe un interesse giuridicamente rilevante (come richiesto dalla legge 241/90) alla conoscenza di detti atti.

Nelle retrovie si vincono le guerre

Il Movimento Cinque Stelle soffre dello stesso male che colpì il Partito socialista alla nascita del primo governo di Centro-sinistra: la mancanza di militanti di comprovata onestà e sufficiente preparazione, necessari per occupare tutte le cariche politiche e amministrative che, da un giorno all'altro, si renderanno disponibili.

Ne abbiamo già avuto una prima prova. A Roma qualcosa non ha funzionato. Se ne sono accorti tutti. La difficoltà di nominare i nuovi assessori è stato un evidente segno di impreparazione. Come se l'elezione della Raggi a Sindaco avesse colto i 5Stelle di sorpresa.

Più delicata appare la scelta del candidato premier. Come nota ironicamente Pierfranco Pellizzetti la corsa tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio è già iniziata. Ma, se fossi Grillo o Casaleggio, non mi preoccuperei di questo, il vero problema sono le retrovie, che il giorno dopo le elezioni, non un mese dopo, dovranno essere pronte a governare.

«Le polemiche sulle nomine? Bè, a Roma scontiamo una mancanza di classe dirigente». Stefano Vignaroli è romano, deputato del M5S, compagno di Paola Taverna, l’uomo che ha preso il posto di Roberta Lombardi nel minidirettorio capitolino e che è stato anche tirato in ballo, l’altro giorno, dal post su Facebook di Francesca De Vito, sorella di Marcello.

Timida presa di coscienza del problema.

I candidati alle cariche non elettive di nomina politica devono essere conosciuti e quindi devono manifestare publicamente la propria disponibilità prima delle elezioni. Anche per evitare che i peggiori salgano sul carro del vincitore

L'idea l'ho esposta. In merito Sun Tzu tace.


Il numero 16 della rivista Methodos è dedicato a La notion d'Intelligence (nous-noein) dans la Grèce antique. Alcuni articoli affrontano il problema dell'interpretazione del frammento B3.


Occorre trovare un sistema nel quale sia possibile dare a ciascun individuo (cittadino è troppo restrittivo) la possibilità di scegliere le regole (la legislazione) a cui sottostare, allo stesso modo in cui l'occidente, dopo le guerre di religione nel diciassettesimo secolo, ha deciso che ciascuno fosse libero di scegliere la propria religione.


Poiché il legislatore italiano si è bellamente fatto beffe del principio di progressività dell'imposta, sancito in Costituzione, e disatteso le istanze in esso contenute, riducendo le aliquote, moltiplicando bonus e detrazioni fiscali, tanto varrebbe tornare ad un'imposta proporzionale con una sola aliquota - alta - ed una unica detrazione, negativa per chi non ha reddito. Un'imposta proporzionale così concepita sarebbe certo più vicina allo spirito della Costituzione. Naturalmente si può immaginare che l'aliquota sia la stessa per tutti i tipi di imposizione.


Fallimento dell'opzione voce e utilizzo dell'opzione uscita nella politica contemporanea.


Esistono dei lavori, anche estremamente necessari, la cui resa è inferiore al costo di produzione.

Esistono altri lavori che diventano convenienti solo se il committente supera una certa soglia di reddito. Se guadagno cento euro l'ora mi conviene lavorare un'ora in più e andare a pranzo in trattoria, piuttosto che cucinarmi il pranzo.

Esistono infine lavori il cui costo di produzione è gravato da oneri indiretti (legislativi, burocratici, etc) tali che diventano improduttivi.

Esempi di questi lavori sono i lavascale, i portinai, e i lavori a bassa specializzazione in genere. Se per fare il lavascale, la cui resa produttiva è bassa, occorre una laurea per sbrigare le incombenze burocratiche si ridurrà la disponibilità di lavoro e conseguentemente dei servizi.

A questi inconvenienti si può ovviare in modi antitetici.

  1. riducendo gli oneri impropri, legislativi, burocratici, etc
  2. sovvenzionando i committenti. Direttamente attraverso la legge o indirettamente favorendo il lavoro nero
  3. sovvenzionando direttamente i lavoratori attraverso un reddito di cittadinanza

Sovvenzionare i committenti attraverso bonus di categoria è la strada scelta dal governo Renzi.


Ogni filosofia che si ponga come sistema è ontologicamente difettosa.


Il sapere serve a prendere posizione. Con questa scritta uno studente ha imbrattato la facciata di palazzo Balbi, sede della facoltà di filosofia.


Qualsiasi cosa si perda fuori di noi possiamo sostituirla, sovente con una migliore. Invece qualsiasi cosa accada al nostro corpo è per sempre e ci costringe ad un adattamento. Questo sono la malattia e la vecchiaia.


L'idea che sia possibile una politica come scienza risale, è noto, ad Hobbes. Di questa scienza, però, né Hobbes, né altri hanno ancora dato i termini.

Non si dà democrazia del sapere, perché la scienza quando sia scienza presuppone la convergenza dell'opinione. Nella democrazia è prevista la non convergenza dell'opinione, per questo la democrazia è il governo di una parte contro l'altra, una maggioranza contro una minoranza.


Io penso, e credo lo pensino anche i gestori degli hedge found, che la maggioranza delle banche italiane abbia il destino segnato. Se ne salverà qualcuna, ma, per ora, è difficile capire quale. Per questo anche Banca Intesa, che forse si salverà, non sfugge al ribasso.

Il motivo è semplice. Le banche seguono il destino della nazione che le ospita. Per questo motivo forse Banca Intesa si salverà.


Ancora due domande sulle banche. Se MPS non è in grado di incassare i crediti perché si deve pensare che qualcun'altro lo sarà? Se MPS non è in grado di quantificare quanto può incassare cedendoli non migliorerà in nulla la propria situazioni.


Ai poveri si applica l'economia di mercato, ai ricchi l'economia del dono.


I ricchi hanno i migliori avvocati, hanno i migliori commercialisti e sanno come funziona il sistema. Sono ricchi per questo.

Ogni parola è interessata, perciò deve scontare la possibilità di non essere quello che sembra.

Linea del tempo. Caratteristica del concetto di storia è la sua ambiguità semantica, in quanto esso indica tanto le res gestae (gli «eventi»), quanto l’historia rerum gestarum (il «racconto degli eventi»).


Approvata la nuova legge sul recupero degli alimenti in scadenza

Cinquecento chili di alimenti destinati ai ragazzi del centro estivo salesiano di Gressoney in Valle d'Aosta. Tutti scaduti o in cattivo stato di conservazione. La polizia stradale di Torino di corso Giambone ieri pomeriggio ha sequestrato un camion da 35 quintali che era in viaggio sulla Torino-Aosta tra Ivrea e Quincinetto. Quando gli agenti hanno aperto il cassone dell’Iveco Daily hanno trovato uova scadute a giugno, confezioni di carne che si stavano scongelando nella cella frigorifera spenta dato che il veicolo era stato declassato a normale furgone. Decine di scatole piene di alimenti congelati o sottovuoto, la maggior parte scaduti, oltre a vasetti di sugo e marmellate e brodo scaduti da oltre due anni sono stati scaricati e sequestrati. Dovevano arrivare in serata nel centro estivo dei Salesiani dedicato agli ex allievi e alle loro famiglie.

Mala tempora currunt

Se cadi in una buca o avvallamento di un marciapiede dissestato non è colpa del Comune che non rifà le strade, ma tua che ti ostini a percorrere il percorso pedonale rovinato. La curiosa sentenza del tribunale riguarda una vicenda che coinvolge la signora Franca Forlini, 70 anni, insegnante e cavaliere della Repubblica (da anni impegnata nel sociale). La donna è caduta (nel 2010) percorrendo il marciapiede in via Pian di Scò, all'altezza del civico 26, zona Montesacro, procurandosi la frattura del IV e V metacarpo della mano destra. Portata dolorante al pronto soccorso ne è uscita con una prognosi di oltre 30 giorni. Così ha deciso di fare causa al Comune e chiedere un risarcimento. Ma la sentenza, arrivata pochi giorni fa, le ha dato torto, condannandola anche a pagare 3.995,07 euro di spese legali all'avvocato del Campidoglio, altre per quello della ditta responsabile per la manutenzione «più spese varie», sottolinea la signora Franca. «Dovrò pagare in tutto 10mila euro - aggiunge - Una cosa assurda, ancora non ci posso credere. Io questi soldi non li ho, in più ho uno sfratto in corso perché l'ente proprietario dell'appartamento ha deciso di vendere la casa». Non solo, bisogna pensare anche a Roberto, il figlio 50enne, con una grave disabilità dalla nascita. «Non avrei mai pensato di dovermi trovare in una situazione simile: oltre al danno anche la beffa - aggiunge - Se poi non stai attenta a fotografare immediatamente lo stato dei luoghi ti può anche capitare, come è accaduto a me, che il giorno dopo la ditta che si occupava della manutenzione invii subito qualcuno a sistemare il marciapiede. I vigili poi sono venuti quattro giorni dopo a fare il verbale» .

Il casquet di Renzi

Anche sotto gli ombrelloni della Versilia si può percepire la caduta di popolarità (e di simpatia) dell’ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi, nella sua stessa Toscana. Quest’anno era tutto un pettegolare acido sul premier ducetto che a gennaio, cioè a iscrizioni rigorosamente chiuse e con una lunga lista d’attesa, è riuscito a far iscrivere i propri figlioli nell’esclusiva scuola americana di Firenze, trasferendoli dalle scuole pubbliche di Pontassieve dove insegna pure la mamma Agnese Landini.


Siamo tratti in inganno dall'idea che la democrazia sia una e che corrisponda all'idea che ne abbiamo. Ma, la democrazia non è una e non corrisponde all'idea che ne abbiamo.

Quaestio

Uno degli argomenti addotti più frequentemente contro la redistribuzione operata dal welfare è che non corrisponde a principi di equità. Principi di equità vorrebbero che chi consuma debba pagare per ciò che consuma. Se esaminiamo i benefici della spesa publica si può facilmente dimostrare che le classi abbienti ricevono dallo Stato più di quanto non diano.

Si prenda ad esempio le spese per il mantenimento dell'ordine publico e la difesa dello Stato. Queste spese che sono a carico di tutta la comunità, e a volte siano anche pagate con il sangue delle classi meno abbienti, beneficiano solo le classi più abbienti. Ai poveri non importa praticamente niente d'essere governati da una o da un'altra élite sociale.

Quindi non appare empiricamente sostenibile l'idea che la redistribuzione avvenga a favore delle classi più povere e lavoratrici e sia a carico delle classi più abbienti.


Ciò che contraddistingue il problema è però la vendita di una verità insostenibile da parte dei "neoconservatori"


David Hume

Consigli al Principe

È un metodo violento, e in molti casi irrealizzabile, quello di obbligare il lavoratore a faticare per trarre dalla terra più di quanto serva a mantenere sé e la sua famiglia. Offritegli invece manufatti e beni di consumo e lo farà spontaneamente. In seguito vi riuscirà facile prendere parte di questo lavoro superfluo e utilizzarlo a servizio dello Stato, senza rendergli la contropartita richiesta.

Contro la flat tax

Gli storici informano che una delle principali cause della distruzione dello Stato romano fu l'alterazione che Costantino introdusse nelle finanze, sostituendo una tassa personale universale al posto di tutte le decime, dogane ed accise che costituivano le entrate dell'Impero.

Le imposte sui consumi, specialmente quelli di lusso, sono le migliori, poiché tali tasse sono le meno sentite dal popolo.


Elogio dello scroccone. Se l'interesse personale del birraio beneficia la comunità allora lo scroccone che persegue con metodo il proprio interesse è un grande benefattore.


Come difendersi dai comportamenti opportunistici delle istituzioni e dei loro gestori


L'idea che lo Stato possa sconfiggere il fenomeno mafioso con strumenti militari e giudiziari è sostanzialmente stupido. Mi sembra che l'idea di risolvere il problema con l'uso della forza sia la stessa che guida l'agire mafioso. Seguite l'idea con pazienza.


La Fiera del libro si trasferisce a Milano

Ma di cosa stanno parlando? Ieri sono entrato nel nuovo store Mondadori e, con una certa sorpresa, per la prima volta nella mia vita ho avuto la sensazione di entrare in un negozio qualsiasi. Il libro è morto, è un oggetto (non ho detto merce) come gli altri. Quindi, se gli amministratori publici di Milano e Torino si accapigliano perché Marina Berlusconi ha deciso che la fiera del libro si deve fare a Milano stanno parlando d'altro. Forse di una pezza giustificativa per avere l'autorizzazione a spendere denaro publico a fini privati?


La tesi di Popper

[nelle Leggi] Platone elabora freddamente e accuratamento la teoria dell'inquisizione. Il libero pensiero, la critica delle istituzioni politiche, l'insegnamento di nuove idee ai giovani, i tentativi di introdurre nuove pratiche religiose o anche nuove opinioni, sono tutti reati considerati degni della pena capitale. Nello stato di Platone, a Socrate non sarebbe mai stata data la possibilità di difendersi publicamente ed egli sarebbe stato certamente affidato al tenebroso consiglio inquisitoriale affinché ne "curasse" l'anima squilibrata e, alla fine, lo punisse.

Mi sfugge la differenza. A Socrate non è servita molto la possibilità di difendersi publicamente. La sentenza era già stata scritta.


Dans son livre sur Hobbes paru en 1938 et fortement imprégné d'antisémitisme, Schmitt attribuait au liberalisme moderne, de Hobbes mais sourtout de Spinoza, la brèche entre l'Ètat et la conscience [..] Ce geste porte en germe, pour Schmitt, la ruine de l'Ètat [..] Cette brèche [..] Taubes, discutant Schmitt, la trouve déjà en germe chez Paul lui-même, dans l'épître aux Romains 13. Mais [..] la séparation entre [..] le spirituel et le politique, est un bien précieux aux yeux de Taubes [..]

Jacob Taubes
- Vom Adverb 'Nichts' zum Substantiv 'das Nichts'. Überlegungen zu Heideggers Frage nach dem Nichts, in Poetik und Hermeneutik, 1957, pp. 141-153; poi in Assmann, Hartwich, Menninghaus (ed.) Vom Kult zur Kultur, Fink Verlag, München, 1996
- Dall'avverbio «nulla» al sostantivo. «il Nulla». Alcune riflessioni sulla questione del nulla nin Heidegger, in Esposito, Galli, Vitiello (ed.) Nichilismo e politica, Laterza, 2000

Forse si può far risalire l'origine dell'intolleranza religiosa al monoteismo giudaico. Il dio della Bibbia è il primo dio intollerante verso gli altri dei.


L'argomento di Simon Mago.

Simone: “Mi è chiaro ormai che tu non puoi provare che l’anima è immortale; ed è per questo che sei così cavilloso, perché ti rendi conto che se si dimostra che è mortale, tutta la professione di fede in questa tua religione che ti affanni a sostenere va completamente a rotoli. Mi congratulo perciò per la tua scaltrezza, ma non approvo le tue motivazioni. Stai facendo opera di persuasione su un sacco di gente perché accolgano la tua religione e pongano freno alle proprie passioni ventilando la speranza di beni futuri, con la conseguenza di privarle del godimento delle realtà presenti e di illuderle su quelle future. Una volta morti, infatti, anche la loro anima si spegnerà. (Clemente, Recognitiones, III, 41)

Pietro: “[…] ti sei buttato a giurare che l’anima è mortale, con lo scopo di sconsigliare la gente a vivere rettamente e secondo giustizia nella speranza dei beni futuri. […] A me dai dell’empio perché vorrei impedire agli uomini – facendo balenare futuri beni – di metter mano alle armi, di battersi, di lacerare e di sconvolgere il mondo […]. Ma che razza di vita sarebbe mai, questa da te pubblicizzata, dove gli uomini si azzuffano e si ammazzano, si arrabbiano e si inquietano e vivono continuamente nella paura? […] Non ti accorgi, tu, di essere un istigatore di violenza e non di pace, di ingiustizia anziché di giustizia? (Clemente, Recognitiones, III, 42)


Le ragioni sociali del celibato ecclesiastico


La creatività è dovuta ad errori nella sintesi proteica nel cervello o nei recettori neurali, o qualcosa di simile, così come l'evoluzione genetica avviene attraverso la selezione degli errori nella catena dell'acido desossiribonucleico nei cromosomi la creatività è riconducibile alla selezione degli errori nella sintesi proteica o nei recettori neurali, o qualcosa di simile. è il meccanismo che regola la selezione quello che determina il riconoscimento della soluzione innovativa che migliora la risposta e quindi la creatività


Prima si stabiliscono dei principi sacri ed inviolabili, poi si dà mandato ad un organo legislativo, che costantemente li disattende, di metterli in atto. Come è possibile che tutto ciò avvenga senza che nessuno abbia il diritto di intervenire? In questo modo il tutto appare come una finzione.

Sembra che il principio dei diritti acquisiti sia superiore al diritto costituzionale all'uguaglianza. Dove sta scritto in Costituzione il principio dei diritti acquisiti?

Effetti imprevisti e paradossali dell'azione umana.

Non è detto che il problema della rappresentazione dei fatti economici sia la matematica ma che sia invece questa matematica. le formule matematiche utilizzate per rappresentare i fenomeni fisici non sono equivalenti fra loro. Quelle usate in economia si.

Numerosi fatti mi vanno convincendo sempre di più della necessità di trovare nuove forme politiche che portino al superamento delle nazioni territoriali e delle forme di democrazia maggioritaria ed a sostituirle con nazioni legislative che consentano una separazione ed una autonomia legislativa delle minoranze.


Il vero problema di oggi, però, è quello di sapere se nei casi come quelli di Blair e Bush, bisogna ricorrere alla Corte penale internazionale per crimini di guerra. Vi è un problema politico e uno più strettamente giuridico.

Iniziamo dal primo e da una affermazione di Blair. “Quello che non posso fare – dice l’ex primo ministro – è quello che non farò mai, è di riconoscere che noi abbiamo preso una cattiva decisione a proposito della guerra in Iraq”. Bene, di fronte a tali affermazioni, la scelta di tradurlo davanti alla Corte sarebbe un atto a dimostrazione che tale istituto non funziona solo per qualche dittatore di un qualsiasi Stato africano, ma può funzionare anche per l’illuminata classe politica occidentale. Poi vi sono gli aspetti strettamente giuridici. Senza entrare in una discussione tecnica, va detto che secondo alcuni giuristi “la competenza della Corte penale internazionale è complementare e si esercita se l’azione interna non è iniziata” (La Matinale 9/7 2016). C’è da sperare che la Corte saprà andare avanti dimostrando che la giustizia è un’esigenza internazionale e che non vi sono stati uomini di Stato che possono godere di favori e privilegi rispetto ad altri.

Rimane un altro problema che non può essere risolto dallo stato d’animo triste e dalla contrizione con i quali Tony Blair si è presentato davanti alla televisione per parlare agli inglesi. Il problema delle scuse che un paese e un governo dovrebbero a un popolo, quello iracheno, massacrato dalla follia degli Stati civilizzati.

Unisco al seguente questa citazione, perché l'argomento è lo stesso.

Le responsabilità della politica

Un commentatore, sul Corriere della Sera, tratta con velata ironia una richiesta, apparentemente paradossale, che, se portata avanti con coerenza, potrebbe avere ripercussioni profonde non solo sulla storia del medio oriente, ma sulla stessa concezione della politica.

«Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico». Così Lord Arthur Balfour, ministro degli Esteri, prendeva nel 1917 l’impegno di destinare al movimento sionista parte delle terre ancora da spartirsi dell’impero Ottomano. [..] il presidente Abu Mazen [..] sta pensando di chiedere il risarcimento al governo britannico per il «danno subito allora». Non è chiaro a quale tribunale internazionale voglia rivolgersi e se abbia calcolato l’entità dell’indennizzo. Per lui ha parlato Riad Al Malki, il ministro degli Esteri, che al vertice della Lega Araba ha chiesto il sostegno delle altre nazioni: «Sulla base della promessa fatta da una parte che non possedeva questa terra a una che non la meritava migliaia di ebrei europei sono venuti ad abitare in Palestina».


Il pdf, publicato su EPIC, dal titolo “L’irrilevanza dell’equilibrio economico” di Nicholas Kaldor, pubblicato su “The Economic Journal, Vol. 82, No. 325 (Dic., 1972), pag. 1237-1255” è il “frutto” di una presentazione tenuta dall’autore alla Conferenza di Goodricke presso la “University of York”, il 10 maggio del 1972.


Della serie: Cominciano ad accorgersene

Voi pensate che sia davvero irrazionale, per un giovane disoccupato povero francese, temere la concorrenza per il lavoro di un giovane immigrato povero maghrebino? O per una famiglia che aspira a una casa popolare di Torino? O per una mamma che iscrive il figlio nella graduatoria di un asilo nido a Roma? Che risposte hanno dato le élite liberali, sinistra e destra tradizionali, a queste paure, tranne ripetere che sono esagerate?


La migrazione degli agnelli

La risposta di John Elkann all'editoriale di Ferruccio de Bortoli non si è fatta attendere. Non sono trascorse neppure 24 ore ed Exor ha annunciato il trasferimento della sede in Olanda. Pura coincidenza.

Mancava Exor, la capogruppo. John Elkann ha chiuso il cerchio ieri: anche la holding porta la sede in Olanda. A differenza di Fiat Chrysler Automobiles, Ferrari e Cnh Industrial, che l’hanno preceduta trasferendo da Torino ad Amsterdam la base legale ma scegliendo Londra come residenza fiscale, Exor avrà l’una e l’altra nei Paesi Bassi. Per l’Italia, assicurano al Lingotto, non cambierà nient’altro, a partire dalla Borsa di quotazione: il titolo è e resterà «esclusivamente sul mercato telematico» di Piazza Affari. Novità sul fronte societario però potrebbero essercene: è probabile che entrino, o aumentino partecipazioni già in portafoglio, azionisti di livello globale che fanno parte del «network» costruito negli anni della presidenza Elkann. Azionisti che si chiamano Bill Gates, attraverso Cascade Investments, o lord Jacob de Rothschild, o quel Nassef Sawiris che non a caso è stato l’esponente del capitalismo familiare internazionale invitato all’ultima assemblea della Giovanni Agnelli & C. Ovvero della cassaforte della dinastia Agnelli-Elkann, che ovviamente manterrà il suo ruolo di socio di maggioranza e potrebbe, anzi, incrementare il proprio 52,99%.

La metamorfosi è compiuta. [..] Exor d’un colpo si regala una governance più semplice, allinea i business, si dispone al rispetto di un solo codice civile, quello olandese. Pragmatico come le genti dei Paesi Bassi che lo hanno disegnato.

Il tovagliolo di Laffer condito in salsa di Tobin

Siccome Londra, come conseguenza della Brexit, si appresta a diventare un paradiso fiscale e poiché Milano aspira a diventare una piazza finanziaria alternativa a Londra, perché non dare un segnale agli operatori di borsa abolendo la Tobin Tax? Questa è l'opinione espressa da Ferruccio de Bortoli nell'editoriale del Corriere della Sera di oggi.

C’è un segnale che il governo potrebbe dare subito? Sì c’è, e sarebbe molto apprezzato dagli operatori e dai mercati. L’abolizione, o quantomeno la sospensione, dell’inutile e dannosa tassa sulle transazioni finanziarie, meglio conosciuta come Tobin tax. La introdusse il governo Monti con la legge 228 del 24 dicembre del 2012 [..] forse anche per dare un contentino alla sinistra da parte di un governo che aveva appena tagliato le pensioni con la legge Fornero.

Il ragionamento di de Bortoli è semplice. Non illudiamoci di fare concorrenza agli inglesi se non riduciamo l'imposizione fiscale sulla ricchezza.

E noi vogliamo fare concorrenza a Londra mantenendo la Tobin tax che il resto d’Europa non ha alcun interesse ad adottare?

Fin qui il ragionamento non fa una piega. Poi, però, cerca di propinarci il teorema del tovagliolo di Laffer condito in salsa di Tobin. Eliminando la Tobin Tax aumenteranno le entrate fiscali.

Non illudiamoci. Fosse utile, ma non lo è. Il suo gettito è contenuto: non più di 450 milioni l’anno. Addirittura negativo se si considera l’impatto penalizzante sul volume d’affari degli intermediari italiani. Lavorando di meno si contribuisce meno all’economia e all’Erario. La tassa sulle transazioni finanziarie disincentiva l’investimento in aziende italiane, ostacola la mobilità dei capitali, crea distorsioni a tutto vantaggio dei concorrenti industriali e finanziari delle aziende nel nostro Paese.

E chi se la beve! Quello che de Bortoli velatamente propone è semplicemente un trasferimento dell'imposta dai possessori ai non possessori. I 450 milioni della Tobin tax dovranno essere comunque coperti in qualche modo. Non penso che Bruxelles farà sconti, nonostante l'abilità di Padoan nel gioco delle tre carte. E allora de Bortoli dica esattamente come vuole recuperare le mancate entrate e poi se ne potrà parlare.

Ma, non credo che questo sia sufficiente. L'Italia e neppure l'Europa non saranno mai in grado di fare concorrenza a Londra su questa strada. L'Italia non è il Delaware e neppure il Lussemburgo. A monte, c'è un ineliminabile problema di mentalità giuridica che ci ostacola e di questo de Bortoli sembra non tenere conto.


L'equazione da risolvere è: Definire un sistema previdenziale tale che: - fornisca un'erogazione che, unita ad UBI, consenta un tenore di vita dignitoso, sia universale (riguardi tutti i cittadini senza separazioni di categoria e di reddito), sia obbligatorio, indipendente da eventi demografici avversi (o almeno abbia un delta demografico definito), sia finanziato da contributi personali (poiché deve funzionare unitamente ad UBI finanziato attraverso la fiscalità) il cui tasso di rendimento sia garantito dallo Stato contro l'inflazione, eventuali variazioni di rendimento siano fatte valere in egual misura sia per il passato che per il futuro. Trattandosi di un fondo soggetto a norme attuariali le eventuali eccedenze non potranno essere redistribuite nell'anno in cui si verificano, ma dovranno essere impiegate in titoli di Stato del debito publico con rendimento analogo a quello garantito per l'erogazione delle prestazioni e utilizzate per compensare eventuali variazioni congiunturali negative.

La previdenza pensionistica ha come unico fine di sollevare nella misura più ampia possibile la collettività e quindi la fiscalità generale dal costo dell'assistenza dovuta alle persone anziane e prive di reddito. Non esistono altri scopi della previdenza pensionistica. Ne segue che lo scopo della previdenza pensionistica non è assicurare una pensione adeguata allo stipendio percepito ai redditi più alti e neppure assicurare l'erogazione delle prestazioni promesse dalle casse previdenziali separate - ai giornalisti, piuttosto che ai ragionieri o agli psicologi - quando queste falliranno. Perché inevitabilmente sono destinate a fallire.

Tanto maggiore è l'importo delle pensioni erogate con il contributo dello Stato tanto maggiore è il fallimento del sistema pensionistico.


'O puttaniggio


La nazionalizzazione del beo

Nel paese dove ho trascorso la mia infanzia l'energia elettrica era publica e veniva prodotta drenando l'acqua del torrente Stura in un canale, il beo.

Pare che bevere sia l'intero, come più vicino al Lat. bibere, o bivere, e che bere sia abbreviato; onde eziandio beo sia sincopato da bevo.

Beo, sostantivo maschile, canale idraulico, voce dialettale ligure, da beo - bevo; da non confondere con beo, voce del verbo beare, mi beo.

L'utilizzo dello scorrimento dell'acqua è un mezzo molto elementare per produrre energia. Forse troppo semplice. Quando l'energia elettrica è stata nazionalizzata il beo è stato interrato e qualche anno dopo il torrente ha attraversato il paese.

Gli effetti della nazionalizzazione dell'energia elettrica, cavallo di battaglia di Ernesto Rossi sulle pagine del Mondo di Pannunzio, non sempre sono stati positivi. Privilegi retributivi dei dipendenti dell'Enel economicamente ingiustificati dovuti alla rendita di monopolio, controllo politico che genera clientelismo ed inefficienza gestionale, ostacoli all'innovazione tecnologica, ecc.

Un altro degli effetti perversi della nazionalizzazione dell'energia elettrica fu l'instabilità dei mercati finanziari. A causa del prezzo, forse eccessivo, pagato per l'acquisto delle imprese privatizzate, si formarono grandi capitali privi di impiego, che impreversarono per decenni nell'economia italiana.

Oggi, cinquant'anni dopo, la riprivatizzazione dell'energia elettrica inizia a produrre i suoi effetti, non necessariamente positivi.

Il garante della concorrenza ha inviato una segnalazione a governo, Parlamento e Autorità per l’energia (Aeegsi) sottolineando come l’attuale quadro normativo in materia sia incompleto, poco chiaro e limiti la concorrenza e lo sviluppo di nuove reti private in Italia. Nel mirino finisce, in particolare, la disciplina che blocca i Sistemi di Distribuzione Chiusi (Sdc), sistemi geograficamente limitati, costituiti da un soggetto che produce energia, una rete elettrica che la trasferisce e utenti che la utilizzano. Il sistema Sdc permette ad esempio a un centro commerciale di alimentare con un impianto le utenze di tutti i suoi negozi. Un modo per rendersi autonomi nella produzione e nell’utilizzo di energia (autoconsumo). Ciò è alla base della generazione distribuita, grazie alla quale si può produrre esattamente dove serve, senza dispersioni e con maggiore efficienza. Dando al contempo una forte spinta allo sviluppo delle rinnovabili, che appunto rendono maggiormente in loco. Oggi invece il modello è centralizzato a livello pubblico, per cui tutto questo non è possibile. E a beneficiarne poche grandi società.

“Eventuali ostacoli all’esistenza di reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensione e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell’elettricità e dell’unità di consumo”, dice l’Antitrust, spiegando che tutto ciò “riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce l’evoluzione delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell’energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza”. Di qui quindi la richiesta di rivedere l’intera disciplina normativa e regolamentare sui Sistemi di Distribuzione Chiusi. L’iniziativa del Garante nasce su segnalazione del senatore del M5S Gianni Girotto, che a fine 2015 aveva scritto due volte per evidenziare gli effetti potenzialmente restrittivi della concorrenza di una recente delibera dell’Aeegsi sulle regole sui Sdc. [..] il M5S è tornato alla carica presentando un apposito emendamento al ddl concorrenza, in discussione in commissione X del Senato, che definisce “attività libera” la realizzazione di reti private da fonti rinnovabili e cogenerazione con le caratteristiche di sistemi di distribuzione chiusi. L’emendamento è però stato bocciato, con dieci voti contrati (Pd e Area Popolare) e 7 a favore. [..]


Gli Erzelli portano sfiga

La multinazionale tedesca Siemens ha comunicato che cederà un ramo d'azienda di tre quarti dei suoi dipendenti attivi nel parco tecnologico degli Erzelli a Genova alla società controllata Sisw, lo scorporo fissato dal primo ottobre 2016 interesserà 265 su 360 lavoratori.

Erzelli sono solo l'ultimo episodio di una lunga serie. Le amministrazioni che per quaranta anni hanno governato Genova si sono distinte in una sola ed unica cosa: la speculazione edilizia. E solo per questa verranno ricordate. Fin troppo evidente che ci deve essere sotto un interesse economico della classe politica - disse Karl Marx.


No comment

Volevo solo portare qualcosa a mia figlia". Si è giustificato così un disoccupato che, a Torino, il 18 luglio è stato arrestato per avere tentato di fare la spesa senza pagare in un supermercato. L'uomo, oggi, è stato condannato a cinque mesi, con le attenuanti, e scarcerato con l'obbligo di presentazione alle forze dell'ordine. A margine dell'udienza, in tribunale, si è appreso che i carabinieri, vista la situazione e sapendo che ieri cadeva il compleanno della bambina, le hanno portato un dolce.

La refurtiva consisteva in parmigiano, scatolette di tonno e un dessert. Quando il direttore e un'addetta lo hanno fermato, lui si è divincolato: così è scattata anche la tentata rapina. "Dal verbale - ha detto lo stesso pm di udienza, Sabina Merlatti - si capisce bene che era soltanto spaventato. Non siamo in presenza di una persona violenta". La giudice Irene Gallesio ha accolto questa lettura della vicenda.


Come internet cambierà l'istruzione: meno professori e più tutor. La tecnologia elimina i mediatori culturali.


Fallimento dell'opzione voce e utilizzo dell'opzione uscita nei sistemi politici contemporanei. Forme legali e illegali dell'opzione uscita nell'azione politica.


Il tasso di occupazione - rapporto il numero degli occupati e la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni - in Italia ha una forbice che varia dal 55 al 57 per cento (compresi gli stranieri). Uno dei più bassi d'Europa. Solo la Croazia (55,8%) e la Grecia (50,8%) presentano un tasso di occupazione più basso del nostro. Il tasso di occupazione degli immigrati regolari è superiore a quello degli italiani (58%). Ma è comunque inferiore a quello in altri paesi europei come la Germania (62%) e il Regno Unito (69%)

Alla presentazione del rapporto [2015] il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva ha fatto notare che tra 50 anni una persona su quattro in Italia sarà straniera. «Per il 2065 i dati portano a immaginare una presenza straniera in Italia di 14 milioni di persone» ha detto Alleva, per il quale «lo scenario di lungo periodo è quello di un paese multiculturale con una quota di stranieri nell'ordine del 23% della popolazione». Alleva ha parlato di un «cambiamento strutturale» e non di una «situazione emergenziale»

l'Italia è «l'unico tra i grandi Paesi europei in cui il tasso di occupazione dei cittadini stranieri si mantiene costantemente più alto di quello dei nativi»


Detrazioni e assegni penalizzano le famiglie più povere

Welfare all'italiana. Che dire?

Non ha utilizzato propriamente le seguenti parole, il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, in audizione al Senato, ma in senso del suo intervento suona più o meno così: c’è qualcosa che non funziona nei meccanismi fiscali e assistenziali a tutela delle famiglie più povere visto che le (poche) risorse a disposizione non finiscono principalmente a loro.

Un paradosso, senza dubbio, cui il governo sta cercando di porre rimedio anche con con il ddl Lepri, per il quale il numero uno dell’Istituto è stato chiamato ieri in Commissione Finanze a Palazzo Madama. Alleva si è presentato dunque con un’elaborazione dei dati relativi al 2013. Che dimostra come il 26,3% delle famiglie appartenenti al quinto più ricco di quelle italiane percepisca detrazioni Irpef per i figli per un valore complessivo superiore a 1,1 miliardi. Riceve cioè un beneficio pari a 740 euro all’anno, che ne aumenta il reddito di neanche l’1%. Detto in altri termini, uno spreco. Non solo: appena il 16,5% del beneficio fiscale pari a 7,8 miliardi va a famiglie a rischio di povertà, mentre quasi il doppio in termini percentuali – e cioè il 30% – finisce a nuclei con un reddito pari a due volte la soglia di rischio e quindi, per così dire, in sicurezza.

Gli assegni famigliari aggiungono poi altre distorsioni. Sono 4,6 milioni le famiglie con figli a carico che li ricevono e ottengono in media 1.155 euro l’anno. Purtroppo, ha spiegato il presidente dell’Istat, i nuclei nella classe più bassa di reddito «continuano a essere in posizione di svantaggio, anche se aumenta il numero di minori», anche se hanno quindi più figli a carico. Sono ancora i dati a dimostrarlo: nel primo quinto di reddito, il più povero, circa una famiglia su due con almeno tre minori percepisce gli assegni familiari, a fronte di circa l’80% delle famiglie del secondo e terzo quinto di reddito. [..]

OBVIL - Observatoire de la vie littéraire

Le médium électronique modifie les pratiques des écrivains, des journalistes, des lecteurs et des universitaires, bouleversant ainsi la « vie littéraire ». L’OBVIL est un laboratoire dévolu à l’observation et à l’analyse des transformations des conditions de la création littéraire et de l'épistémologie critique, qui conduisent à s’interroger, selon des perspectives nouvelles, sur les questions qui sont au cœur de la vie littéraire depuis cinq siècles, comme celle de la valeur littéraire. La recherche veut s’appuyer sur une bibliothèque électronique constituée de corpus d’œuvres et de commentaires critiques numérisés ou recueillis grâce au processus de veille électronique, et sur des outils de recherche informatiques innovants élaborés par les partenaires industriels.

Una nomina inopportuna sulla quale riflettere

Venerdì 8 luglio 2016. L’ex presidente della Commissione Europea, José Manuel Durao Barroso è stato assunto come presidente non esecutivo dalla banca d’affari Goldman Sachs International con sede a Londra. Si tratta con tutta evidenza di una nomina inopportuna, un oltraggio alla Commissione Europea, già indebolita dall'esito del referendum sulla Brexit, che ha suscitato reazioni sdegnate in tutta Europa. Alla luce di questa nomina, è la storia politica di Barroso a dover essere posta sotto esame.

Mais la morale et les convictions n’ont jamais étouffé cet ancien président des étudiants maoïste (MRPP) brutalement passé à droite (PSD) à 24 ans avant d’entamer une carrière politique fulgurante qui l’amènera à divers postes ministériels puis à la tête du Portugal en 2002, à peine âgé de 46 ans. C’est en juin 2004 qu’il est propulsé à Bruxelles grâce à son ami Tony Blair, le Premier ministre britannique de l’époque qui a soufflé son nom à ses partenaires après avoir posé son veto, soutenu mezzo voce, par les pays d’Europe de l’Est, à la candidature du Premier ministre belge Guy Verhofstadt soutenu par Berlin et Paris: certes libéral, il était trop fédéraliste pour Londres et surtout il s’était opposé à la guerre en Irak. Ce qui n’était pas le cas de Barroso : atlantiste militant, il a organisé le fameux «sommet des Açores» de 2003, avec les Etats-Unis, l’Espagne et la Grande-Bretagne, au cours duquel la guerre à l’Irak fut déclarée. Pire, il a ensuite joué un rôle trouble dans le transfert des prisonniers vers Guantanamo, laissant les avions de la CIA emprunter les aéroports et l’espace aérien portugais. Jamais il n’a regretté son soutien indéfectible à Georges W. Bush.

Barroso n’oublie pas ses dettes et paye Blair en retour, notamment en s’opposant à toute régulation du système financier au plus grand bonheur de la City. Il s’illustre aussi pendant la campagne référendaire française en défendant jusqu’au bout la première mouture de la directive Bolkestein libéralisant la prestation de service, ce qui a alimenté la campagne des opposants au traité constitutionnel européen, un texte dont les Britanniques ne voulaient pas. Pourtant, alors que la crise financière ravage le monde et que l’Europe tangue dangereusement, il est reconduit à son poste en juin 2009 par l’ensemble des chefs d’État et de gouvernement, l’Espagne et le Portugal, dirigés à l’époque par des socialistes, le soutenant par «solidarité ibérique». Pis: le Parlement européen, qui aurait pu s’opposer à cette reconduction, le soutiendra à une large majorité (socialistes compris, sauf, en particulier, la délégation française), et ce, en dépit d’une campagne menée par Daniel Cohn-Bendit, le coprésident du groupe vert, et… Guy Verhofstadt, le président du groupe libéral.

Il caso di Manuel Barroso è soltanto l'ultimo esempio delle interconnessioni e delle reciproche influenze tra politica e finanza, che Raghuram Govind Rajan ha individuato essere tra le cause principali della crisi.

Si tratta di un fenomeno esteso a tutti i livelli della politica. Esemplare in questo senso il caso di Alessandro Repetto, già direttore centrale di Banca Carige, nel 1996 viene eletto alla Camera dei deputati per la lista de L'Ulivo. Dal 2002 al 2012 viene eletto Presidente della Provincia di Genova nelle liste del Partito Democratico. Quindi dal 2013 rientra in Banca Carige prima consigliere poi come vicepresidente (nel 2014 ha percepito un compenso totale di 346 mila euro - fonte Milano finanza - nello stesso anno Carige ha chiuso il bilancio con una perdita netta di 543,6 milioni di euro). Scorrendo i bilanci della Provincia di Genova si troveranno mutui del valore di decine di milioni stipulati con Carige durante la Presidenza di Repetto.


Uno degli obiettivi costanti del capitalismo, fin dalle sue origini, è stato la separazione della proprietà personale dal capitale di rischio. Si può dire che questa sia la caratteristica di tutte le moderne forme d'impresa a cui fanno eccezione solo i Lloyd's, dove i nomi garantiscono, ma solo in ultima istanza, con la proprietà personale. La progressiva finanziarizzazione dell'impresa ha accentuato ancora di più questa caratteristica arrivando a separare, ogni volta che sia possibile, il capitale intellettuale (know-how) dal rischio d'impresa e dalla gestione della forza lavoro attraverso l'uso dell'outsourcing.

L'outsourcing iniziò a diffondersi in Italia intorno al 1996, e consiste nell'affidamento di alcune funzioni della propria azienda ad altri imprenditori [..] Ciò si è tradotto nella progressiva frammentazione delle imprese di grandi dimensioni in tante realtà più piccole, [..] in una catena di produzione scandita da rapporti di fornitura formalizzati con la stipula di accordi di natura commerciale. In tal modo, l'azienda che ha esternalizzato usufruisce comunque del risultato del segmento produttivo ceduto, ma in qualità di appaltante - committente [..] Il mercato dell'outsourcing si è per lo più manifestato con la transizione a un sistema economico incentrato sul terziario avanzato: non dunque produzione di componenti materiali come tappi, ma di tecnologia e know-how.

La funzione di questa operazione, come si è detto, è duplice: spostare il rischio d'impresa e la gestione dei lavoratori. In questo modo il rischio d'impresa viene fatto ricadere, se non del tutto almeno in gran parte, sui lavoratori. Come diceva Keynes l'aumento del costo del lavoro rende l'imprenditore più intelligente, per non dire più scaltro.

Se, a fronte della cessione legale, non corrisponde un effettivo trasferimento dei mezzi di produzione, allora l'acquirente non può essere considerato un vero imprenditore, la sua società è, tutt'al più, un mero contenitore di dipendenti, una società senza impresa che, in quanto tale, potrebbe scomparire in qualsiasi momento dal mercato, trascinando con sé i posti di lavoro esternalizzati.

Tutto questo dà origine ad una questione giuridica non semplice, che passa attraverso la ridefinizione degli art. 2359 e 2497 del Codice Civile. Qui mi fermo.

Nella società della finanza la tecnologia industriale è sostituita dalla tecnica del contrattuale: i prodotti finanziari prendono corpo e vita solo in virtù dell'uso sapiente dei concetti giuridici. Un tempo i contratti servivano solo per far circolare le cose, ma oggi servono anche per farle, per creare prodotti finanziari.

Cominciano ad accorgersene.

"Finora in Italia l'immigrazione è stata governata tutto sommato bene, ma in termini di numeri stiamo arrivando al superamento della soglia che è governabile.

Se non lo vediamo per tempo, questo problema rischia di travolgerci". Lo ha affermato l'ex sindaco di Torino, Piero Fassino, nell'intervento fatto alla direzione regionale piemontese oggi. "Da sindaco e in campagna elettorale - ha detto Fassino - non mi sono risparmiato e ho incontrato moltissime persone.

L'immigrazione è il tema che sempre e ovunque mi sono trovato davanti. E' il più sentito nella aree a maggiore sofferenza sociale, dove gli immigrati sono visti in competizione per la casa, il lavoro, il welfare. Si tratta delle stesse aree nelle quali abbiamo avuto i risultati peggiori".

"Per esempio - ha aggiunto - nell'assegnazione delle case popolari, il criterio basato sulla composizione dei nuclei familiari premia sempre più spesso le famiglie immigrate, che fanno più figli. Bisogna domandarsi fino a quando la graduatoria unica è sostenibile. Questo per non alimentare conflitti tra chi quel diritto lo esige".

La percezione dell'aumento dei prezzi che ciascuno di noi ha è diversa da quella misurata dalle statistiche ufficiali. Lo scollamento fra la percezione e la statistica a volte è molto rilevante, come nel periodo seguente all'introduzione dell'euro. Altre volte c'è semplicemente la sensazione che le statistiche ufficiali non colgano la realtà, come sta avvenendo oggi. Sarebbe opportuno ritornare a studiare le cause di questo scollamento. Dopotutto se la troica ha imposto il commissariamento dell'istituto di statistica greco come condizione per concedere il proprio aiuto quanche sospetto è lecito. Come sospette sono le conclusioni tranquillizzanti dei ricercatori Del Giovane e Sabbatini.

Le analisi condotte in questo capitolo mostrano che la percezione da parte dei cittadini di un forte aumento della dimanica dei prezzi successivamente all'introduzione dell'auro può essere riconciliata con l'incremento molto più modesto rilevato dalle statistiche ufficiali.

Che il cambio euro-lira sia stato quasi immediatamente di 1 a 1000 e non 1 a 2000 è difficile da confutare. Lo scopo del governo e della banca d'Italia di ottenere un cambio a 1937 era quello di permettere ai capitali italiani di convertirsi ad un cambio favorevole, mentre l'inflazione avvenuta successivamente all'introduzione dell'euro ha ottenuto l'effetto di ridurre il valore reale dei salari, specie quelli più bassi, della metà.

Anche se in termini macro i sistemi pensionistici (contributivo e retributivo) si equivalgono, questo non avviene a livello micro. A livello micro, applicando il sistema contributivo al calcolo della pensione salta il ragionamento logico che sostiene la solidarietà intra ed intergenerazionale. Quindi non c'è più alcun motivo per equiparare i contributi pensionistici ad un'imposta, se non quello di tutelare chi versa di più, ma questo, oltre ad essere insostenibile economicamente, non ha politicamente alcun senso.

Nel momento in cui si adotta il sistema contributivo i versamenti a fini contributi diventano una proprietà personale. Gli enti previdenziali sono tenuti ad erogare le prestazioni in relazione al loro ammontare monetario reale e non solo figurato come nel sistema retributivo. Cioè la pensione non può più essere erogata su contributi non pagati e non contabilizzati, poiché sarebbe come trasferire un'imposta nel tempo a carico di soggetti che non ne sono responsabili.

Illustrando alla Camera il rapporto annuale dell'istituto il presidente dell'INPS, Tito Boeri, ha affermato che gli immigrati versano 8 miliardi di contributi sociali all'anno ricevendone solo 3 in termini di pensioni ed altre erogazioni sociali e che a 300 milioni di versamenti non corrisponderanno erogazioni pensionistiche. Questo quanto riportano più o meno tutti i giornali.

Il ragionamento sotteso alle nude cifre presentate dal pur ottimo Boeri però non funziona. Se si ragiona in termini di contibutivo ad ogni versamento deve corrispondere una prestazione, anche se l'entità del versato è minima ed anche se si tratta di immigrati che tornano al loro paese. Chi la pensa diversamente dovrebbe aspettarsi una sentenza di un giudice a Berlino che prima o poi arriverà.

Jason Furman, chairman del Council of Economic Advisers della Casa Bianca - a quanto riporta un documentato articolo di Jeffrey Sparshott, sul WSJ - in un discorso tenuto il 7 luglio 2016 alla New York University, ha respinto l'idea di un reddito di base universale, dicendo che sarebbe controproducente per il mercato del lavoro e potrebbe peggiorare le disuguaglianze di reddito.

Non più di un mese fa la Casa Bianca aveva publicato uno studio sulla progressiva riduzione della forza lavoro tra gli uomini in età compresa tra i 25 ed i 54 anni, dal 97,9% del settembre 1954 all'88,4% del maggio 2016. Naturalmente in ciò possono aver inciso l'aumento del numero dei detenuti e l'estensione della Social Security Disability Insurance, ma è possibile che, soprattutto per il lavoro meno qualificato, si tratti di un trend irreversibile, dovuto a cause non solo congiunturali.

Martedì 21 giugno 2016, nel corso di un intervento al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, mentre veniva presentato il nuovo libro di Alec Ross, Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi venti anni, edito da Feltrinelli, il presidente del consiglio Matteo Renzi, rispondendo negativamente alla sfida di Alessandro Di Battista ad approvare insieme la proposta di legge sul reddito di cittadinanza del M5S, ha detto:

Il reddito di cittadinanza… è secondo me sbagliato. L’idea di alcuni colleghi politici, che il futuro sia fatto tutto di tranquillità. “Io do a tutti il reddito di cittadinanza, tutti tranquilli, non c’è bisogno di mettersi in gioco, di lavorare” è un ragionamento secondo me sbagliato. Io devo dare a tutti un’opportunità, poi se non ce la fai, devo darti una mano

La posizione di Renzi in merito è nota e non richiede nessun commento particolare. Meritano invece di essere segnalati gli articoli di Maria Pia Pizzolante su Huffington Post e Roberto Ciccarelli su il manifesto.

Caro Presidente del Consiglio, avrei voluto iniziare questa lettera dandole per una volta ragione, dopo le sue dichiarazioni di ieri alla presentazione del libro di Alec Ross. Invece vorrei dirle quanto non ha capito davvero nulla.

È vero, della crisi economica Matteo Renzi non ha capito proprio nulla ed è davvero inspiegabile come rifiuti ostinatamente le proposte di introdurre anche in Italia un reddito minimo garantito, con prova dei mezzi sul modello Thatcher-Blair, che gli consentirebbe di smontare definitivamente l'opposizione di Sel e M5S.

Con l'associazione TILT lavoriamo da anni a una proposta di legge nazionale sul reddito minimo garantito, su cui abbiamo raccolto oltre 50mila firme e fatto una campagna accompagnata da migliaia di iniziative e sostenuta da centinaia di realtà come la nostra. Crediamo che su quella base si possano trovare convergenze che vanno dal Movimento 5 Stelle a Sinistra Italiana al Partito Democratico. Coglierei dunque al volo la proposta di Di Battista [..]

A dire pane al pane e vino al vino è Roberto Ciccarelli su il manifesto, che chiarisce cosa intendano, sbagliando, i politici italiani quando parlano di reddito di cittadinanza.

Renzi [..] Si riferisce alle due proposte di legge sull’argomento depositate in parlamento dall’inizio della legislatura.

La prima è stata depositata da Sel (ora Sinistra Italiana) che ha recepito una proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto oltre 50 mila firme in una campagna sostenuta da centinaia di associazioni e iniziata nel 2012. La proposta, più correttamente, è su un “reddito minimo garantito” che non è il reddito di cittadinanza.

La seconda proposta di legge è del Movimento Cinque Stelle ed è stata indefinita, impropriamente, “reddito di cittadinanza”. A tutti gli effetti, come ha dimostrato anche l’Istat in un’audizione parlamentare, si tratta anche in questo caso di un reddito minimo garantito.

L'unica definizione corretta di reddito di cittadinanza (UBI) è ancora quella data anni fa da Andrea Fumagalli.

Per reddito di cittadinanza si intende un'erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare (ad esempio un mese), distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza da almeno un certo periodo di tempo (ad esempio, un anno), in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente dall'attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale, in età lavorativa, per il periodo che va dalla fine delle scuole dell'obbligo all'età pensionabile o alla morte.(5) Trattandosi di un intervento omogeneo, il reddito di cittadinanza dovrebbe essere distribuito da un'entità statuale riconosciuta costituzionalmente con eventuale delega alle autorità locali per le pratiche materiali di redistribuzione. Trattandosi di un reddito indipendente dal salario (vedi Tesi n. 7), esso sostituisce tutte le forme di indennizzo derivanti dalla perdita del posto di lavoro (cassa integrazione, sussidi di disoccupazione, prepensionamenti, ecc.) ma non le altre forme di reddito già esistenti (pensioni, crediti alle famiglie, ecc.). Lo scopo del reddito di cittadinanza è quello di fornire una liquidità monetaria spendibile sul mercato finale delle merci così da consentire il pieno godimento dei diritti di cittadinanza e di socialità senza necessariamente essere inserite in un contesto gerarchizzato di produzione materiale e immateriale: da questo punto di vista il reddito di cittadinanza concorre a garantire la cittadinanza economica e sociale.

A questo punto tiriamo le somme. Sembra che Matteo Renzi non capisca neppure la differenza tra una proposta di legge alla Tony Blair, come quelle presentate dai parlamentari cinque stelle e dall'associazione TILT, ed il reddito di cittadinanza, inteso come UBI. Oppure, e qui mi sorge un dubbio, forse mi sto illudendo. La verità è che Renzi è perfettamente cosciente di quello che fa e anche Tony Blair è troppo a sinistra per lui!

L’Associazione italiana per la promozione della scienza aperta propone di emancipare l’uso pubblico dei testi scientifici dal monopolio editoriale. Come già fatto in Germania e nei Paesi Bassi, basterebbe aggiungere un articolo alla legge sul diritto d’autore per assicurare a chi fa ricerca con un prevalente finanziamento pubblico il diritto di ripubblicare gratuitamente i suoi testi, immediatamente se il suo editore è ad accesso aperto o dopo un periodo di tempo non superiore a un anno se è ad accesso chiuso. In questo modo, se lo desiderano, i ricercatori potrebbero mettere a disposizione di tutti, tramite la rete degli archivi aperti istituzionali e disciplinari, le opere che il contribuente ha già pagato, avendole finanziate con le proprie imposte.

Mentre la legge tedesca riguarda solo gli articoli, la proposta dell’Aisa coinvolge anche i libri, spesso, soprattutto nelle scienze umane e sociali, finanziati interamente dal pubblico. Ecco la sua ultima versione, migliorata grazie alle osservazioni ricevute in rete:

Art. 42-bis (L. 22 aprile 1941, n. 633, Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio)

  1. L’autore di un’opera scientifica che sia il risultato di una ricerca interamente o parzialmente finanziata con fondi pubblici, come un articolo, una monografia o un capitolo di un libro, ha il diritto di riprodurre, distribuire e mettere a disposizione gratuita del pubblico la propria opera nel momento in cui l’editore l’abbia messa a disposizione gratuita del pubblico o dopo un ragionevole periodo di tempo, comunque non superiore a un anno, dalla prima pubblicazione. L’autore rimane titolare di tale diritto anche qualora abbia ceduto in via esclusiva i diritti di utilizzazione economica sulla propria opera all’editore o al curatore. L’autore nell’esercizio del diritto indica gli estremi della prima edizione, specificando il nome dell’editore.
  2. Le disposizioni del primo comma sono di ordine pubblico e ogni clausola contrattuale che limiti il diritto dell’autore è nulla.

Questa modifica, per quanto limitata, si ispira ad alcuni princìpi generali che meritano di essere resi espliciti:

  1. il diritto d’autore è in primo luogo il diritto dell’autore e non dell’editore: il cosiddetto “copyright editoriale” è un diritto soltanto derivato, che, quando diventa autoreferenziale, distaccandosi da ciò che lo giustifica, può e deve essere messo in discussione;
  2. il contribuente che ha finanziato la ricerca con le sue imposte ha diritto ad accedere sia ai processi sia ai cosiddetti “prodotti” sia dell’indagine scientifica, non soltanto per motivi economici;
  3. la libertà delle arti e delle scienze e del loro insegnamento è tutelata dall’articolo 33 della costituzione italiana e, come tale, non può essere asservita a interessi meramente amministrativi e commerciali.

Non è facile – ne siamo consapevoli – che il potere legislativo consideri una proposta formulata da una associazione di studiosi, anche se rafforzata, com’è nelle nostre intenzioni, da una raccolta di firme. Siamo però convinti che sia coerente biasimare l’inazione altrui soltanto se noi, per primi, non siamo rimasti in silenzio.

Mi sembra necessario ottenere una semplificazione e quindi una chiarificazione del dibattito politico. Una prima soluzione potrebbe essere quella di togliere dalla disponibilità del legislatore ordinario le norme che riguardano la vita privata degli individui.

Forma partito. Indipendentemente dal sistema politico e dalle ideologie il partito personale ha come necessaria conseguenza il partito ereditario [Bush, Sung, Casaleggio, Berlusconi].

La meritocrazia è il prolungamento del nepotismo sotto altra forma.

Quello strutturalista è un discorso di secondo ordine, un metadiscorso, che si applica al discorso comune, scientifico, filosofico, come una sovrastruttura e ne altera in qualche modo il significato.

Se le società publiche sono in perdita, non vuol dire che devono essere vendute, vuol dire, in primis, che la classe politica che le ha gestite è inetta e deve essere cambiata. Non si può lasciare il compito di vendere una società publica alla stessa classe politica che ne ha provocato il dissesto.

Se lo Stato adempie alla sua funzione il capitalismo borghese è il miglior sistema economico possibile, viceversa, se lo Stato fallisce il suo compito, un sistema totalitario può essere un'alternativa conveniente perché più equo. Nessuna democrazia e nessun capitalismo può sopravvivere se lo Stato fallisce il suo compito di redistribuire la ricchezza prodotta.

Teoria e prassi

Sia dato un problema di questo tipo. Da una parte abbiamo delle teorie qualsiasi, economiche, sociali, politiche... Dall'altra parte abbiamo la necessità di trasferire queste stesse teorie nella pratica. L'attuazione di una teoria sembra un problema di prassi, ma non lo è, poiché la sua soluzione presuppone sempre una teoria dell'azione individuale, senza la quale ci si ritrova alla mercé degli stregoni voodoo.

Che il Quantitative Easing nella forma in cui è stato messo in atto dalla BCE sia un problema in più e non la soluzione ce l'eravamo data, ma che un giornalista del quotidiano di Confindustria ci venisse a dire che le banche italiane non fanno profitti perché la BCE tiene bassi i tassi di interesse attraverso il QE - quello stesso QE, che offre alle banche la possibilità di ottenere denaro da investire a costo zero - mi sembra francamente un pò troppo. La disinformazione va bene ma deve essere almeno credibile per ottenere il suo scopo. Il vero problema è che le banche italiane non sono più in grado di competere sul mercato e mantenerle in vita drenando risorse dalla collettività attraverso aiuti di Stato non risolve il problema, anzi lo peggiora.

Il problema principale delle banche europee è che i tassi a zero hanno eroso in maniera drammatica i loro ricavi. Il motivo è matematico: dato che le banche guadagnano perché prendono in prestito denaro a un tasso basso ed erogano finanziamenti a tassi più elevati, se la Bce porta il costo del denaro a zero il margine di guadagno si riduce. Sono i numeri (estrapolati dalla banca dati di Capital IQ) a dirlo: nel 2007 l’attività di erogazione del credito garantì alle prime 20 banche europee ricavi per 709 miliardi di euro, mentre nel 2015 la stessa attività alle stesse banche ha fruttato solo 433 miliardi. In pochi anni, insomma, i ricavi su questo fronte si sono quasi dimezzati.

La notizia di oggi, publicata con rilievo da tutti i media, è che la Commissione europea — sulla base delle regole Ue sugli aiuti di Stato — ha dato il via libera al governo italiano per uno scudo, una garanzia da 150 miliardi per le banche fino al 31 dicembre 2016. Je suis étonné! e, di grazia, dove li prenderebbe 150 miliardi il governo italiano?

In questi giorni sui media la confusione è grande quando si parla di banche, forse perché a qualcuno farebbe comodo che lo Stato scambiasse lucciole per lanterne.

Scambiare lucciole per lanterne, con il rischio che sembrino davvero lanterne, con tutti i danni che ne derivano. È quello che purtroppo sta succedendo sulla questione dei crediti bancari problematici delle banche italiane, che da questione specifica da risolvere con politiche di respiro europeo e di medio periodo – una lucciola – si sta pericolosamente trasformando in rischio sistemico del sistema bancario nazionale, da risolvere urgentemente con misure straordinarie, tipo l’azionario pubblico delle banche – una lanterna

Non sono d'accordo con Andrea Terzi. L'helicopter money è già in atto, ma solo per le banche e gli amici delle banche. E comunque non raggiunge lo scopo di rilanciare l'economia reale. Se fosse esteso a tutti i cittadini europei questo equivarrebbe ad un grande esperimento di Universal Basic Income e questo sì rilancerebbe i consumi. Il costo della manovra sarebbe lo stesso, ma l'inflazione prodotta non sarebbe pagata solo dai cittadini. Questa è la non piccola differenza, ed equivale ad una manovra di politica fiscale. Nessuno si è accorto o ha il coraggio di dire che il Quantitative Easing è fiscalmente regressivo.

Questo articolo invece merita un link di approvazione. Le banche così come le intendiamo oggi sono destinate a morire. In Italia dopo essere state privatizzate ora devono essere rinazionalizzate...

Le banche hanno inventato un modo ingegnoso per nascondere ai clienti le commissioni di entrata in alcuni tipi di fondi comuni. Per il sistema nel suo complesso, si tratta di entrate miliardarie, alle quali non corrisponde alcun beneficio per i risparmiatori. Commissione di collocamento o di uscita. [..] Forse, vale la pena avviare una riflessione sulla circostanza che un settore così vitale per l’economia non può fondare la propria esistenza sulla mortificazione dei clienti e dei propri azionisti allo stesso tempo.

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Per iniziare qualsiasi discorso serio sulla disoccupazione, anche in Italia, occorre partire dalla constatazione che la disponibilità di lavoro non ritornerà mai più ai livelli precedenti, ma tenderà progressivamente, seppure lentamente, a diminuire. Per questo appaiono semplicemente ridicoli i timori di chi come il ministro del lavoro Giuliano Poletti teme che il sostegno al reddito possa diventare un disincentivo a cercare lavoro. Ma in che mondo vive il ministro?

Se c’è una idea per dare un sostegno al reddito a chi non ce l’ha, noi siamo favorevoli. Ma servono regole chiare e controlli anche per evitare che diventi un disincentivo a cercare lavoro [dichiarazioni a margine di un convegno organizzato dalla Banca d’Italia a Roma nell'aprile 2015]

Produttività, orario di lavoro e salario minimo sono i tre argomenti di ogni possibile discorso sul lavoro.

L'epoché può essere autoindotta nei soggetti che hanno familiarità con essa o essere guidata dallo sperimentatore attraverso domande aperte. Cosa provi prima o dopo l'apparizione dell'immagine? Come descriveresti la tua esperienza?

Possiamo parlare del nous in Aristotele, senza nessun riferimento alla nostra concezione del nous, mantenendoci esclusivamente e rigorosamente all'interno del testo di Aristotele? Ovvero quando in un discorso si introduce il concetto di nous, occorre indicare preliminarmente ad ogni esame della concezione ellenica di nous, che cosa concretamente intendiamo noi oggi con la parola nous. Senza questa azione preliminare è impossibile comprendere ogni discorso sul nous.

Ogni avvenimento è unico, di per sé irripetibile, non ci conduce a nulla e non ci serve a nulla e come tale va considerato, ma ogni avvenimento della storia riproduce degli schemi mentali propri dell'essere umano, delle strutture, che si ripetono a distanza di tempo.

Variante elettorale. Doppia scheda. Una per scegliere il partito preferito ed una per scegliere il partito che non si vuole assolutamente.

È sufficiente il darwinismo politico per salvare la democrazia?

In un editoriale del Corsera di oggi, forse inconsciamente riferito anche alla necessità di un nuovo governo di coalizione tra socialisti e popolari in Spagna, Paolo Mieli dice:

[lasciamo al loro destino] i grandi partiti del Dopoguerra europeo — conservatori o democristiani, socialdemocratici o laburisti — da qualche tempo ovunque assediati e sconfitti. [..] Difendere dalle fiamme della rivolta contro l’establishment europeo i tronchi, anche i più robusti, dei partiti socialdemocratici e conservatori, legandoli assieme non si è rivelato da nessuna parte un buon investimento. Uniti, quei fusti e quei ceppi bruciano meglio. [..] Se i fuochi della ribellione non si spegneranno da soli per via di una pioggia provvidenziale, sarebbe saggio darci carico di «difendere le strutture del parco» (vale a dire le istituzioni dei singoli Stati nonché dell’Europa tutta) e lasciare che i tronchi-partito affrontino le fiamme nel loro ambiente naturale, il quale provvederà a bonificarne i sottoboschi. Le piccole e grandi burocrazie.

Quando ci si renderà conto che sono le strutture del parco ad essere il problema - a provocare l'incendio - forse sarà troppo tardi. Per non ripetermi rinvio alla lettura dell'Editoriale che ho scritto nell'ottobre 2013.

A quando le dimissioni della Commissione europea?

In un articolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung citato dall'Huffington Post - Deve andarsene, non ha capito nulla - si chiedono le dimissioni del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per non aver compreso il significato del voto nel Regno Unito rilanciando, subito dopo i risultati del referendum, il completamento dell'unione monetaria, ignorando come proprio questa unione, che lui ed altri hanno iniziato 25 anni fa, si è dimostrata il più grande parassita politico della UE.

[..] Dem EU-Kommissionspräsidenten fällt in Reaktion auf das Brexit-Votum der britischen Wähler nichts anderes ein, als postwendend auf eine „Vollendung“ und weitere Vertiefung der Währungsunion zu setzen. Er ignoriert, dass sich just diese Währungsunion, die er und andere vor 25 Jahren initiiert haben, in den vergangenen Jahren als der größte politische Spaltpilz in der EU erwiesen hat. [..]

Non è, chiaramente, una questione personale, ma coinvolge, a mio avviso tutta la classe politica dell'Unione europea, che non è stata e non è all'altezza della situazione. Forse non si è capito che il voto nel Regno Unito è stato un voto di sfiducia non a Cameron, ma all'Unione europea e se ne dovrebbero semplicemente trarre le conseguenze.

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Dopo il referendum Cameron si è dimesso, ma non è sua la colpa se i cittadini inglesi hanno detto che l'Unione Europea non funziona e l'euro si è trasformato in una trappola.

Attribuire solo all'ingenuità di David Cameron nella gestione del referendum la responsabilità della Brexit mi sembra un errore di valutazione. Le analisi sul voto sono convergenti e indicano nell'impoverimento del ceto medio europeo la causa principale della disaffezione verso le istituzioni politiche sia nazionali che comunitarie. Paola Subacchi su Huffington Post del 24 giugno 2016 [cons.]

Per molti che hanno votato per Brexit l'Unione Europea è l'espressione delle élite liberiste che negli ultimi vent'anni hanno beneficiato della globalizzazione. Per molti, dunque, votare Brexit è stato votare contro le élite. Il voto inglese riflette un malessere diffuso in Europa. È il malessere del ceto medio-basso che è e si sente impoverito dalla crisi finanziaria e dalla crescente precarietà del mercato del lavoro.

Anche George Soros, che a 85 anni è tornato a speculare in chiave ribassita, dopo il voto ha dichiarato su Project Syndicate [cons. 25 giugno 2016] che:

l’Ue è realmente venuta meno e ha smesso di soddisfare le esigenze e le aspirazioni dei suoi cittadini. La disintegrazione disordinata è dietro l’angolo e lascerà l’Europa in condizioni peggiori di quelle che si sarebbero verificate se non fosse stata creata l’Ue. [..] lo scenario catastrofico che molti temevano si è materializzato rendendo la disintegrazione dell’Unione europea praticamente irreversibile

Si può anche dire che l'esito del referendum è l'effetto del modo in cui sono state condotte all'interno dell'Unione europea le trattative sull'immigrazione e sul debito greco. La Commissione europea ha dimostrato incapacità propositiva e subalternità ai governi nazionali. Per questo non ci sono dubbi che la prima cosa da fare sia sostituire la Commissione.

☆ Banche e dintorni

Robert Nozick fonda il diritto di proprietà sulla legittimità della sua acquisizione e della sua trasmissione. Non so cosa penserebbe di quello che sta accadendo intorno al "fallimento" delle banche popolari.

Numero di repertorio 116.60, numero di raccolta 23.190. Dal notaio Giovanni Rizzi di Vicenza, sono depositati gli atti con cui Gianni Zonin, 78 anni, si è «spogliato» di gran parte del suo patrimonio. «Patti di famiglia» si legge nelle carte. Sono i contratti firmati dall’ex presidente della Popolare di Vicenza per girare ai suoi tre figli tutto l’impero del vino, 186 milioni di fatturato, mentre ovunque si alzava forte il coro di chi invocava l’azione di responsabilità e il risarcimento danni per il crac da 6 miliardi della banca. Qualcuno prima o poi busserà da quel notaio. Forse già entro l’estate. [..] «Il sig. Zonin Cav Lav. dr. Giovanni – è scritto – dichiara di trasferire ai propri figli (…) la propria quota di partecipazione (…) sia per la piena proprietà che per il diritto di usufrutto vitalizio, e ciò mediante la stipula di un patto di famiglia», istituto giuridico disciplinato dal codice civile. Sulle quote delle due società viene stabilito un valore di 12,5 milioni che però resta sulla carta, non è una contropartita. Di fatto è come una donazione e Gianni Zonin garantisce che le sue azioni sono «libere da pegni, oneri, sequestri, pignoramenti e vincoli di qualsiasi genere». Nulla impediva all’imprenditore, con una manovra lesta e lecita, di cedere, senza incassare un euro, il suo principale asset patrimoniale. Se qualcuno un giorno chiederà soldi a Zonin, deve sapere che è molto più povero.

Sullo stesso giornale compare anche un articolo di Francesco Giavazzi che lascia intendere come l'unico modo per salvare le banche italiane sia di nazionalizzarle dall'oggi al domani, e butta lì anche una cifra: 40 miliardi di denaro publico investito in azioni domattina... Naturalmente mi tocco per capire se sto sognando.

Domattina, quando riapriranno i mercati, corriamo un rischio solo, ma potenzialmente esplosivo. Che gli investitori perdano fiducia nelle nostre banche [..] Ma non c’è quasi nulla che la Bce possa fare per le nostre banche: né per i 200 miliardi di crediti incagliati o in sofferenza scritti nei loro bilanci, né per la loro carenza di capitale. [..] Nei mesi scorsi qualcosa è stato fatto con il fondo Atlante il cui intervento ha evitato il fallimento di due banche venete: Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Entrambe sono state salvate facendole acquistare da un consorzio cui partecipa gran parte delle banche italiane. Nella sostanza ciò che è accaduto è che si sono indebolite le banche buone per salvarne due marce. Non è una buona soluzione e non andrebbe ripetuta. [..] il problema va risolto, e le linee di una soluzione devono essere comunicate oggi, prima che i mercati domattina riaprano. L’entità dell’intervento necessario è considerevole, circa 40 miliardi di euro

Intendiamoci l'idea non è assurda, ma sott'intende una concezione molto cinese del capitalismo, cosa che forse Giavazzi non ha messo in conto.

P.S. Che qualcosa bolla in pentola - c'è chi perora il rifinanziamento con denaro publico delle banche private - lo dimostra anche l'ambiguo articolo di Teodoro Chiarelli su La Stampa.

Birrerie spacciate per circoli culturali

L'associazionismo culturale non-profit, che gode di agevolazioni fiscali e normative, viene utilizzato sempre di più come copertura per attività lucrative e socialmente riprovevoli come la somministrazione di alcool senza che nessuno intervenga. La situazione è ben conosciuta, come dimostra l'articolo di Massimiliano Salvo, ma evidentemente esistono ancora efficenti coperture politiche per questo tipo di attività. Il clientelismo politico, che ne è all'origine con i circoli Arci e Acli, ha generato dei mostri giuridici abilmente sfruttati, soprattutto dalle comunità latinoamericane, ma non solo, per coprire attività schiettamente lucrative come la ristorazione e la vendita di alcolici.

A Sampierdarena la chiamano la "zona rossa", perché i locali peggiori del quartiere sono tutti lì. [..] Cambiano frequentemente nome e gestione e non tutti hanno un'insegna. Sulle porte di ingresso ci sono i loghi delle associazioni di affiliazione: Federitalia, "Associazione italiana per l'assistenza, lo sport e il tempo libero"; T.a.i, "Ente per il teatro e lo spettacolo amatoriale italiano"; Csen, "Centro sportivo educativo nazionale". L'associazione Officine Sampierdarenesi suggerisce regolarmente al Comune l'elenco dei locali più problematici. «Nei miei circoli non abbiamo mai avuto una rissa», giura Donatella Salvagni, responsabile genovese di Federitalia. Eppure i suoi locali Balzareno e Tumbao, frequentati soprattutto da ecuadoriani, sono nella lista delle Officine. Per non parlare del famigerato "Nuovo Onda Latina" di via Sampierdarena 1 che ad aprile è stato chiuso per un mese dalla questura dopo la rissa del 3 aprile. «La rissa è stata scatenata dai clienti di un altro discoclub», si difende la Salvagni. «E' colpa delle altre associazioni, che affiliano cani e porci». Umberto Calcagno, presidente genovese di Capit, ha avuto circoli problematici come l'Orula di via Pietro Chiesa. «Ma è da un anno che non è più dei nostri». All'Orula, chiuso da due settimane, dicono invece di essere ancora affiliati alla Capit. Nel circolo Fantasy di via Buranello, un discoclub frequentato da dominicani, c'è invece l'adesivo del T.a.i. ll presidente dell'associazione, Giuseppe Smaldone, rifiuta ogni coinvolgimento: «Non abbiamo circoli a Genova». [..] Per Capit e Federitalia l'ordinanza del Comune che limita di vendere alcolici alle due di notte (l'una in settimana) peggiorerà la situazione. «Una cameriera del Tumbao è stata picchiata perché si è rifiutata di servire una birra», racconta la Salvagni. Umberto Calcagno di Capit concorda. «Gli ecuadoriani fanno festa secondo le tradizioni sudamericane. Il Comune si dichiara per l'integrazione e poi vara atti punitivi. Il risultato? Quando i circoli saranno chiusi la gente tornerà a bere in piazza, come anni fa».

Il problema non è la crescita della disuguaglianza, il problema è la crescita della disuguaglianza ingiustificata. Se è vero che l'invidia riguarda chi ci sta vicino e non chi ha più di noi ma è lontano, è anche vero che in un mondo globalizzato Wilt Chamberlain è il mio vicino.

L'obiezione che può - e deve - essere fatta all'idea di bene comune è che chi decide quale è il bene comune è pur sempre un individuo. [cfr. François Flahault]

Nel saggio How Mental System Believe, Dan Gilbert ha dimostrato che per natura non siamo scettici e che non credere richiede uno sforzo mentale.

Russell ha anche scritto una brillante Storia della filosofia occidentale dove tenta «di mostrare che i filosofi sono il risultato del loro milieu sociale».

Il principio di uguaglianza vieta la distinzione dei cittadini in classi. La legge sull'interruzione della gravidanza non può essere applicata solo alla classe delle donne nate negli anni pari. La classe dei vecchi non ha più diritti della classe dei bambini. La classe dei proprietari di casa non può essere trattata fiscalmente in modo diverso dalla classe degli inquilini. La classe degli individui mentalmente malati non può essere condannata e così via...

Quanti di voi sceglierebbero il proprio medico o l'ingegnere da cui far progettare la propria casa con il sistema elettorale vigente in Italia. Nessuno credo. E allora perché si continua a far decidere le leggi da cui si è governati a persone scelte in un modo così sconsiderato? Il mercato non è un sistema perfetto, ma consente una scelta migliore. Ogni cittadino dovrebbe poter scegliere il sistema legislativo al quale essere sottoposto senza essere costretto ad abbandonare il territorio nel quale è nato e vive per trovare un sistema legislativo migliore.

Analogamente a quanto avviene con la libertà di culto, la libertà politica dovrebbe ammettere l'esistenza nello stesso tempo e nello stesso spazio di forme alternative di legislazione.

L'intuizione di Gianfranco Miglio, sulla quale Bossi ha costruito la sua fortuna politica, che il federalismo potesse essere un rimedio alla crisi, provocata dall'inefficace risposta della classe politica italiana alla globalizzazione, mantiene intatta la sua validità purché non la si consideri più come semplice separazione territoriale, bensì come vera e propria secessione istituzionale.

Una nota di Paolo Becchi su Il Fatto Quotidiano, a proposito della modifica di un post sul blog di Beppe Grillo, mette il dito sulla piaga. Con quale coerenza si comporteranno gli eletti del Movimento 5 Stelle? La stessa di Tsipras?

La coeRenzia a 5Stelle: notate che nella prima versione si dà per scontato l’uscita della moneta unica e si afferma la necessità di negoziare condizioni favorevoli con l’Ue, tanto da prospettare un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’Ue, mentre nella seconda apparsa ieri sul dal blog di Grillo, non solo si nega decisamente la possibilità di abbandonare l’Unione, ma non si cita minimamente l’abbandono dell’euro. Chi continua a sostenere che il M5s non è cambiato, non è diventato parte integrante del sistema legga bene e confronti le due versioni. Ogni ulteriore commento ci sembra superfluo: il M5s farà la stessa fine di Tsipras. È solo una questione di tempo.

Già nel 2014 avevo espresso i miei dubbi sulla coerenza tra parole e fatti del Movimento 5 Stelle. Il voto al M5S è un voto di protesta che non modifica la situazione. Abbiamo bisogno di un voto che modifichi la situazione e non abbiano nessuno da votare...

Su quello che accade in Arabia Saudita non si può dire che non si sapeva o che non ci riguarda

La diffusione della corruzione non è un problema di entità della pena. I furti nelle abitazioni non sono un problema di entità della pena.

C'est notamment le cas des théatins, un ordre rival de celui des jésuites, orienté vers la spiritualité et l'assistance, et portant peu d'intérêt aux questions scientifiques, Je ne vois pas pourquoi la physique et la théologie doivent être confondues dans une seule science écrivait le père Pasqualigo dans ses Disputationes metaphysicae; et il ajoutait L'objet de la physique ne doit pas être soumis à la métaphysique.
Zaccaria Pasqualigo, professeur de théologie, théatin de Sant'Andrea della Valle, était bien connu à Rome dans les années 1630. Adversaire des jésuites, il défendait aussi contre eux la pratique de la castration pour les besoins du choeur de la chapelle pontificale. C'est un bon représentant de son ordre dont les soucis scientifiques sont très faibles comme le montre le contenu des bibliothèques conventuelles: 5,7 % de livres de philosophie et de science, contre 9,2 % chez les capucins, 12,6 % chez les minimes, 14,7 % chez les barnabites

Non è alla benevolenza di Bill Gates ma alla sua avidità di denaro se il personal computer Microsoft ha sostituito l'elaboratore elettronico IBM, che ben pochi avrebbero potuto permettersi.

Lo studio dei testi sacri e della Bibbia in particolare è all'origine della trasformazione del sapiente in erudito.

Falsificabile fino a che punto?

A quando le dimissioni della Commissione europea?

Fra gli effetti della Brexit ci saranno le dimissioni della Commissione europea in tempi ragionevoli ?

Stamattina nel dormiveglia, prima ancora di conoscerne l'esito, riflettevo sul referendum in Gran Bretagna. Qual'è il senso della democrazia maggioritaria nel caso, ad esempio, in cui le due posizioni che si fronteggiano raccolgano il 49 ed il 51 per cento dei consensi? Ogni decisione, quale che sia, sarà in sostanza arbitraria.

Dov'era Romano Prodi in questi anni?

La disonestà pubblica peggiora le cose, ma la radice è la diseguaglianza. Ci siamo illusi che la gente si rassegnasse a un welfare smontato a piccole dosi, un ticket in più, un asilo in meno, una coda più lunga... Ma alla fine la mancanza di tutela nel bisogno scatena un fortissimo senso di ingiustizia e paura che porta verso forze capaci di predicare un generico cambiamento radicale

Ma dov'era in questi anni Prodi? Se ha fatto politica, e forse l'ha fatta, l'unica critica che gli è consentita è quella a sé stesso. O forse sta dicendo proprio questo che anche lui ci ha ingannati e quindi la colpa è dell'Ulivo, del Pd, e non solo di Renzi? Dopotutto Renzi è solo un tentativo, sballato, di cambiare il Pd, perché il problema è il partito della sinistra, certamente non Renzi.

L'inconscient, écrivait Freud, ignore le temps et ignore la contradiction. De cette pensée vertigineuse, amplifiée et rendue encore plus insistante par toute l'œuvre de Freud, on n'a à peu près rien su faire — lorsqu'on ne lui a pas fait dire le contraire de ce qu'elle dit, en transformant le psychisme en une machinerie réelle ou en le réduisant à une structure logique. L'inconscient constitue un « lieu » où le temps (identitaire) comme déterminé par et déterminant une succession ordonnée — n'existe pas, où les contradictoires ne s'excluent pas, plus exactement où il ne peut pas être question de contradictoires, et qui n'est pas vraiment un lieu, puisque le lieu implique l'ordre et la distinction. De l'étoffe essentielle de l'inconscient, la représentation, nous ne pouvons rien dire, si nous en restons à notre logique usuelle. [..]

On veut, depuis quelque temps, remplacer le déplacement et la condensation de Freud par la métonymie et la métaphore. Cette terminologie, qui assimile les opérations de l'inconscient aux modes de fonctionnement seconds du langage vigile (5), aplatit la géniale découverte de Freud et occulte encore davantage les trésors du Sixième chapitre de l'Interprétation des réves. Au plus, aurait-on pu dire l'inverse : que métaphore, métonymie et les autres tropes du langage vigile empruntent quelque chose aux opérations de l'inconscient, sans pouvoir en reproduire le foisonnement et la richesse. Mais il fallait à tout prix soumettre l'inconscient à la structure, prétendument déjà établie par la linguistique.

Castoriadis, dans le moment même où il élabore le coerur de sa pensée Philosophique, se situe donc, pour une part au moins, par rapport à Lacan, au demeurant régulièrement cité. Et, c'est probablement la critique de la conception lacanienne qui le conduit à formuler sa propre théorie de l'imaginaire et à faire valoir, a posteriori, que la question de l'imagination est, de manière masquée, au centre de l'œuvre de Freud qui, dit-il, en parle sans cesse sans en employer jamais le terme. [17] Bref, l'origine du développement original du thème de l'imaginaire chez Castoriadis n'est pas à chercher dans la discussion avec les philosophes mais dans la discussion avec la psychanalyse. Les considérations sur les linéaments d'une authentique pensée de l'imagination dans la tradition philosophique, en particulier chez Aristote, Kant et Heidegger, que Castoriadis passe systématiquement en revue dans un texte intitulé « La découverte de l'imagination » n'indiquent pas les jalons de la genèse de sa propre pensée mais procèdent d'un regard rétrospectif qui, bien plutôt, constitue l'occasion d'un développement et d'un approfondissement après-coup de ses thèses. [18]

L'esistenza di tante religioni diverse, tra loro non compatibili, è la prova più evidente della loro falsità e dell'inesistenza di ciò che esse postulano (Dio). Se esistesse una religione in grado di comprendere le altre religioni questa sarebbe necessariamente la vera religione, ma gli dei delle religioni pensate dagli uomini non sono in grado di comprendere gli dei pensati da altri uomini.

Filosofia è ciò che non è (ancora) scienza e non è (più) teologia.

L'equivoco di molti cd nemici del capitalismo è di confondere capitalismo e feudalesimo, almeno nominalmente. Conoscere cosa distingue il capitalismo dal feudalesimo, evidenziare le differenze, forse ci farà comprendere meglio il problema.

Uguaglianza non è dare lo stesso paio di scarpe a due persone che hanno piedi diversi, ma non lo è neppure dare a ciascuno la scarpa adatta al suo piede, bensì consentirgli di scegliere quale è la scarpa adatta al suo piende.

L'individuo non ha singolarmento l'obbligo di riconoscere l'uguaglianza del suo simile, se lo fa è per una questione di contratto, di convenienza. Il publico, lo Stato può essere distinto se ha l'obbligo (almeno formalmente) di considerare uguali tutti i cittadino (capitalismo borghese) o se considera i cittadini diversi fra loro (feudalesimo)

Quando si astrae e si pretende di dare un giudizio impersonale, occorre ricordarsi che, in ogni caso, non si può mettere tra parentesi il proprio interesse personale.

Il postmodernismo, come ogni altra concezione del mondo, tende ad offrirci una autocomprensione di sé stesso.

Il postmoderno è solo una delle forme, degli stili, nel quale si manifesta la postmodernità.

L'epoca moderna finisce ad Hiroshima.

È abbastanza evidente che la gnosi così come se la rappresenta Voegelin non esiste, è una creazione della sua mente.

In linea di principio UBI dovrebbe essere finanziato attraverso la tassazione (decima) del capitale e non del reddito.

Io sono un cittadino qualunque disgustato dalla qualità delle leggi approvate dal Legislatore al quale mio malgrado mi trovo sottoposto. Perché non ho diritto a scegliere la legislazione alla quale obbedire?

Se esiste una regola del buongoverno dell'economia come distinguere l'egoismo virtuoso dall'egoismo puro e semplice?

Quello che mi interessa qui [cfr. Fitoussi] non sono i rimedi agli errori economici, ma se sia possibile determinare una regola o dei principi all'origine degli errori economici e viceversa.

Esiste una regola generale, sulla cui conferma empirica si possono comunque avere delle perplessità, secondo la quale molte piccole crisi ripetute equivalgono dal punto di vista energetico ad una grande crisi e per questa equivalenza possono sostituirla. Questa regola può essere applicata alla società - molte piccole rivolte o molte piccole riforme possono sostituire una rivoluzione. Viceversa un lungo periodo di stabilità, senza crisi, può preparare una grande rivoluzione.

Prima o poi si dovrà cominciare a dare un nome ed un cognome ai responsabili politici delle crisi economiche e sociali.

La logica che istituisce la previdenza sociale si fonda, in origine, sulla convenienza per lo Stato. Per lo Stato obbligare i più poveri, e quindi necessariamente imprevidenti, a stipulare un'assicurazione sociale è più comodo che assicurare a tutti un eguale sostegno per la vecchiaia e la malattia. In funzione delle regole, più o meno eque, secondo le quali è concepito il sistema pensionistico (come le assicurazioni) trasferisce denaro da un gruppo sociale ad un altro. Naturalmente con il tempo saranno i gruppi sociali inizialmente più ricchi e meglio piazzati ad ottenere il miglior rendimento dal denaro investito nell'assistenza.

La parabola di Parmalat è l'esempio paradigmatico del fallimento dell'intervento publico e dell'autoregolamentazione del mercato nello stesso tempo. Parmalat si occupa di un settore economico particolare, quello alimentare di prossimità, ma è un'impresa troppo grande per essere gestita come un'impresa di prossimità. Introdurre gli schemi della grande produzione in un settore frammentato come quello del latte fresco è stato un disastro sociale ed economico. L'errore però viene da lontano, dall'incapacità del publico di gestire le centrali del latte territoriali e dall'idea che favorendo la concentrazione nel privato - prima con Tanzi, poi con Bondi ed ora con Lactalis - il settore sarebbe sopravvissuto. Non è così. La rapacità dei vari Tanzi e Lactalis non ricorda neppure lontanamente il benefico effetto della mano invisibile.

Debbo confessare di non sapere come incominciare il discorso che ho in mente di fare. Non che non sappia cosa voglio dire, ma non so come dirlo. Sono in dubbio su quale sia l'argomentazione dialettica più efficace per esprimere il mio pensiero. Il fatto è che le cose mi appaiono così evidenti che mi sembra impossibile che non lo siano per tutti, anche per chi ha scritto la Costituzione o per chi deve interpretarla. Eppure mi devo convincere a scrivere - cosa che faccio malvolentieri - perché se ciò che dovrebbe essere razionalmente evidente non lo è, allora qualcosa non funziona. A me sembra evidente e ragionevole che l'unica interpretazione onesta del comma 4 dell'art. 75 Cost. è che la maggioranza di cui si deve tenere conto nel caso in cui il quorum del 50%+1 dei voti non sia raggiunto è quella del 25%+1 degli aventi diritto al voto. Ogni diversa interpretazione confligge inesorabilmente con l'art. 3 Cost. ovvero il principio dello stesso valore di tutti i voti. Ogni limitazione di questo principio che non sia fondata su argomentate e solide ragioni non puà essere accolta. Ma il problema non è questo, non ancora, almento. In questa forma lo sarà soltanto nel momento in cui la questione sarà portata davanti ad un giudice o davanti al Legislatore. Il mio problema di cittadino - e qui mi cascano le braccia - è che non esiste uno strumento democratico che mi dia voce.

Non sono interpretazioni della storia, ma proiezioni della propria immagine del mondo nella storia.

Nella gestione dell'impresa il mercato non esiste.

Linee guida per la progettazione delle biblioteche.

Legnatico come reddito di cittadinanza - Val di Fiemme

Se Dio è eterno non esiste, poiché l'esistenza è un'imperfezione.

Che cosa significa essere lettore dei propri libri?

Il principio maggioritario come espressione della forza.

Il problema essenziale della comunicazione è essere certi di parlare della stessa cosa.

Sebbene i problemi complessi abbiano sovente soluzioni semplici non è possibile pensare di risolverli con mezzi semplicistici.

La libertà è secondo Berlin la negazione dell'uguaglianza ovvero la negazione della libertà dell'altro. Negare all'altro l'uguaglianza significa negare la libertà dell'altro ed è quindi la negazione dell'altro poiché la sua semplice esistenza nega la mia libertà.

Mi sono chiesto spesso se il cambio lira - euro sia stato fissato ad un valore equo. La questione mi sembra controversa. Certamente l'inflazione da prezzi che ha immediatamente seguito il passaggio dalla lira all'euro è il segnale che qualcosa non ha funzionato.

La letteratura sulla disuguaglianza non ha nessuna relazione con quella sul basic income. La disuguaglianza riguarda la conservazione del capitalismo, il reddito minimo la conservazione del contratto sociale.

La disuguaglianza è un falso problema. Sebbene la troppa disuguaglianza alla lunga abbia come conseguenza la trasformazione del capitalismo borghese in feudalesimo, per il sottoproletariato non cambia assolutamente nulla, anzi è possibile che per il sottoproletario la condizione feudale sia preferibile.

Fortunatamente la natura attraverso la genetica inserisce, di quando in quando, qualche deficente nella linea evolutiva dei più ricchi.

Sequenze intermittenti di pensiero

La pena di morte è illegittima quando è politica.

Gli ebrei possono essere antisemiti? Porre la domanda.

Contraddizione tra enunciazione del primato dello stile e fine del soggetto. ( Lacan ☛ Buffon)

Perché la questione del nazismo di Heidegger ritorna così frequentemente nel dibattito filosofico?

UBI

Interessante articolo di Charles Murray, al quale non si può oggettivamente obiettare quasi nulla, salvo che il modello di UBI proposto è uno dei tanti possibili.

Di seguito la risposta di Joseph Philleo su Quora.

La lunga storia del partito personale

Con la morte di Marco Pannella, avvenuta il 19 maggio 2016 si chiude un'epoca nella storia politica italiana. Per iniziare un discorso, che non sia solo retorico, su una figura sempre presente nella cronaca degli ultimi cinquant'anni, fra i tanti aneddoti incensanti, ma privi di reale contenuto che, come d'uso, si sprecano in questi giorni sui quotidiani ed in rete, ne ho scelto uno sapido e gustoso, quello un pò controcorrente di Pierfranco Pellizzetti sul Fatto Quotidiano.

Ho incontrato una sola volta Marco Pannella nel lontano 1976, a cena. E tanto mi è bastato. Si era a Milano per un fumoso convegno sull’alternativa di sinistra, che si teneva nella sala delle Stelline, e la sera un comune amico aveva prenotato un tavolo in un vicino ristorante di zona Magenta.

La star radicale, avvolta in una nube permanente di Celtiques anche attorno al desco, era nel bel mezzo del solito digiuno. Ordinò carrello degli antipasti, tris di primi e non so più quale quarto di bue o di agnello. Poi mi chiese: «Facciamo alla romana?», cioè dividiamo in parti uguali il conto. Io mi ero limitato a una pallida paillard.

Mi riuscì subito insopportabile. E non (solo) per la ferita inferta alla mia parsimonia genovese, bensì per la corte dei miracoli di adoranti che lo circondava. Quella volta composta da Adele Faccio, Gianfranco Spadaccia e altri pavlovizzati. Uscendo stilai tra me e me il giudizio che non avrei più rettificato: “Un avventuriero che qualche volta è stato dalla parte giusta”.

Le parole chiave dell'articolo di Pellizzetti sono significative - corte dei miracoli, pavlovizzati, avventuriero - e corrispondono, io credo, a quello che pensa la maggioranza silenziosa degli italiani di Marco Pannella e dei radicali.

Queste keyword, però, non colgono pienamente il reale significato dell'opera di Marco Pannella, come non lo colgono i panegirici sulla battaglia per il divorzio, della quale fu a tutti gli effetti solo la mosca cocchiera sul carro faticosamente trainato dai partiti di sinistra o sull'uso - sconsiderato - dell'istituto referendario in assenza di una seria riflessione sul quarto comma dell'art. 75 della Costituzione italiana, che avrebbe conseguentemente evidenziato la necessità di una preliminare azione per modificarlo, che invece non è mai stata inserita nell'agenda delle cd battaglie radicali, o, ancora, sui digiuni per le cause più diverse, a volte contraddittorie fra loro, dalla fame nel mondo all'ecologismo, dalla liberalizzazione della cannabis all'eutanasia, dalla giustizia giusta all'abolizione della pena di morte.

Merita poi di essere citato - sul piano più strettamente politico - il giudizio prevalentemente negativo della sua opera e dell’eredità che lascia espresso da Aldo Giannuli, che coglie il senso puramente strumentale di alcune battaglie.

Pannella, ha espresso una visione della democrazia come competizione fra ristrette élites, sostenute da branchi di acritici attivisti, con un sostanziale rifiuto della dimensione strategica della politica, surrogata dalla totale delega all’estro momentaneo del leader (massima negazione del principio di democrazia, tanto diretta quanto rappresentativa) e dalla sua abilità nel manipolare le folle. Soprattutto, Pannella ha colpe imperdonabili sul piano dell’involuzione costituzionale del paese: a lui (ed a Occhetto e Segni) dobbiamo il colpo di Stato del 1993, quando la fine del sistema elettorale proporzionale ha aperto la strada allo sventramento della Costituzione e, paradossalmente alla definitiva deriva oligarchica del regime: il Parlamento dei nominati ha la sua premessa logica nella battaglia pannelliana per il maggioritario uninominale. E, con questo, è stato l’alfiere di un ceto politico senza qualità, l’élite senza merito.

Né si può tacere la sua grande disinvoltura sul tema della cd questione morale: fu un gran fustigatore dei costumi, durissimo accusatore delle greppie di regime, ma la sua battaglia contro i fondi neri dell’Eni, a metà anni sessanta ebbe come sbocco la costituzione della Radoil, titolare di due pompe di benzina generosamente concesse da Cefis e che a lungo provvidero alla sopravvivenza del Pr e sua personale.

Significativo anche il caso del finanziamento publico di Radio Radicale ottenuto a volte come benevola elargizione, a volte estorto con il digiuno a quello stesso sistema dei partiti, definito da Marco Pannella partitocrazia, a cui, ma solo a parole, si opponeva fermamente.

Tutto ciò dimostra che a Pannella non interessavano minimamente i risultati delle lotte intraprese, ma solo gli effetti che queste lotte riverberavano sulla sua immagine personale. L'attualità politica in Italia, ma non solo in Italia, ci dice che in questo è stato un antesignano.

Marco Pannella è stato il primo ad intendere la politica come una vera e propria attività economica ed il partito - azienda - come una proprietà personale del leader carismatico.

Ben prima dell'invenzione della Lista Marco Pannella - un colpo di genio mediatico, che rispondeva alle esigenze, sia della megalomania del personaggio sia delle nuove necessità della comunicazione politica - il Partito Radicale, quello che porta il nome del partito che fu di Agostino Bertani e Felice Cavallotti nell'Ottocento, e rinaque, come la fenice, per la terza volta con Ernesto Rossi, Guido Calogero e Mario Pannunzio nel secondo dopoguerra, era diventato nulla più di un giocattolo, che nelle abili mani di Pannella si faceva e disfaceva, dentro e fuori i Congressi, secondo le esigenze del momento.

Il fenomeno del partito personale si è rapidamente diffuso soprattutto nei simboli. Pannella è stato ampiamente imitato. Dopo di lui sono venuti tutti gli altri, compresa la premiata ditta Grillo & Casaleggio.

In Italia possiamo considerare sintomo della crescente personalizzazione della comunicazione politica l’introduzione dei cognomi dei principali candidati sui simboli dei relativi partiti. Marco Pannella lo fece nel 1992 (Lista Marco Pannella), «primo lungimirante inventore» dei partiti personali a cui seguirono, tra 1994 e 2008, Segni, Pannella-Sgarbi, Dini, Berlusconi, Rutelli, Di Pietro, Pannella-Bonino, Fini, Casini, Mastella, Mussolini, Veltroni, Bossi.

Anche il caso di Vendola - non citato nella lunga lista di nomi elencati da Luca Mori - è interessante a questo proposito. Pur avendo perso il Congresso di Rifondazione Comunista, dove si presentava come candidato alla Segreteria, anzichè accettare il responso dei delegati del partito ha preferito costruirne uno completamente nuovo strettamente legato alla sua persona. In questo caso il frazionismo, caratteristica peculiare della storia della sinistra, si innesta nella deriva seguita alla dissoluzione del Partito Comunista Italiano, assumendo le forme proprie del partito personale.

Fra le conseguenze della personalizzazione della politica vi è anche l'abolizione della cd democrazia interna ai partiti. Il Partito Radicale ne è stato la prima vittima.

E’ difficile dire se la personalizzazione della politica sia in rapporto di causa o di effetto con l’arretramento e la scomparsa della politica [..] ma è certamente ad essa incarnata. Ed ha come ovvio presupposto l’abolizione della democrazia interna ai partiti: anche sul piano formale, come nel caso del “popolo” berlusconiano o solo sostanziale come, ad esempio, nella “galassia” radicale. [..] il massimo di sostanziale ma non formalizzata abolizione della democrazia impedisce anche sul piano formale (vedi i Radicali) la formazione di uno stabile gruppo dirigente nazionale e soprattutto esclude per definizione e ad libitum – ai fini della prosecuzione dello stato di dittatura “carismatica” – una qualsiasi organizzazione e “peso” dei militanti a livello locale. E’ questa, ad esempio, la questione sulla quale si spaccò l’alleanza fra radicali e socialisti: questi più insediati sul territorio, quelli contrari a riconoscere il peso “clientelare” di questo insediamento (è la stessa ragione per la quale essi si dichiarano contrari ai voti di preferenza; è il pretesto attraverso il quale si è arrivati alla definizione delle liste elettorali bloccate da parte delle segreterie carismatiche, consentendo a Berlusconi di portare in Parlamento le veline, a Veltroni le Marianne Madie, a Bertinotti le Luxurie, ecc.).

Naturale quindi il rimando al risvolto economico del carisma, che spiega la necessità e forse l'inevitabilità della nuova espressione della forma partito: il partito azienda

Per restare all’attualità italiana, cosa rimarrebbe del “carisma” del Cavaliere senza la sua conglomerata di potenza mediatica, finanziaria e politico-istituzionale-amministrativa? E persino lo ieratico Pannella, il guru per eccellenza della politica italiana, l’affabulatore principe: siamo sicuri che avrebbe controllato, come magistralmente e puntualmente ha fatto per decenni “col suo carisma”, tutti i congressi radicali, divorandosi via via i delfini e costringendo alla fuga i malpancisti, se non avesse sempre tenuto sotto occhiuto controllo la “robba” (la chiave della cassaforte e Radio Radicale, “organo della Lista Marco Pannella”)?

La degenerazione del sistema democratico, di cui il partito personale è espressione, rende inevitabili una nuova lettura ed una diversa interpretazione dello stesso paradigma democratico.

Queste brevi considerazioni vogliono solo dimostrare la necessità di studiare senza pregiudizi il fenomeno Pannella, poiché, a mio avviso, non ne sono state ancora del tutto rilevate le potenzialità e le conseguenze. Prima fra tutte la trasformazione della forma partito in agenzia politica.

Bibliografia

Norberto Bobbio
- Italica follia, in Contro i nuovi dispotismi. Scritti sul berlusconismo, Dedalo, Bari, 2008, pp. 63-65
Mauro Calise,
- La democrazia del leader, Laterza, Roma-Bari, 2016
- Il partito personale. I due corpi del leader, Laterza, Roma-Bari, 20102
- Dopo la partitocrazia, Einaudi, Torino, 1994
Sergio Fabbrini
- Personalization as Americanization? The Rise and Fall of Leader-Dominated Governamental Strategies in Western Europe in the Eighties, «American Studies International», XXXII/2, 1994, pp. 51-65

Social democracy is dying the world over. La socialdemocrazia sta morendo in tutto il mondo.

Da rottamatore a rottamato. E se Matteo Renzi stesse facendo il lavoro sporco per consegnare ai grillini palazzo Chigi mettendoli in grado di governare senza maggioranza?

Si può supporre che una buona parte di coloro che si ergono a difensori dei ricchi si ritengano in qualche modo privilegiati fin dall'infanzia.

La democrazia si distingue non per l'elezione dei governanti da parte dei cittadini (altrettanto valido sarebbe il sorteggio) ma per la durata limitata del loro mandato.

Per agire occorre essere convinti che la cosa che si vuole fare è importante per noi, ovvero che il ricavato sarà superiore alla spesa.

Da un punto di vista universale l'autore di una fatwa eseguita dovrebbe essere imputato quale mandante di un omicidio.

La costituzione italiana - al pari di altre espressioni verbali della volontà popolare - richiede una procedura molto complicata per consentire al singolo cittadino di poter affermare gli stessi diritti che essa stessa enuncia creando in questo modo una distinzione tra diritti reali e diritti soltanto enunciati.

Dalle auto blu all'aereo blu. Come ti rottamo le auto blu e con i soldi risparmiati mi faccio l'aereo blu. Puttanate!

Quando si allude allo Stato spesso si commette l'errore di non pensare che lo Stato è gli individui che lo rappresentano

il contratto sociale, unico fondamento giuridico dello Stato.

L'idea di contratto sociale come è stato concepito da Hobbes e Rousseau rimane una concezione astratta. Occorre dare ad esso una forma concreta, materiale: un contratto vero e proprio sottoscritto da ciascun individuo che può scegliere la legislazione a cui sottomettersi e di conseguenza scegliere la comunità a cui si desidera appartenere e rapportarsi. Per ottenere questo occorre che ciascun individuo sia dotato degli strumenti intellettuali idonei e della libertà necessaria ad una scelta non condizionata. Lo strumento principale per ottenere queste condizioni è l'istruzione scolastica. Per alcune idee sulla riforma dell'istruzione rimando al testo ...

La religione è nei fatti una delle più malvage e deleterie invenzioni umane.

La vera solidarietà non chiede agevolazioni fiscali, e paga interamente le tasse. La carità privata, il volontariato, etc. riducono le entrate fiscali.

sulla presunta costituzionalità dei diritti acquisiti - sulla corretta applicazione del principio dei diritti acquisiti

ma si può anche, facendo violenza al testo, tradurre: il pensato è l'ente

L'importanza dell'elemento individuale nell'azione politica è stato misconosciuto. L'errore di Marx è non aver considerato l'importanza della psicologia individuale nella genesi dell'azione politica.

Secessione

La percezione che la forma Stato sia giunta alla fine del suo percorso storico attraversa tutto il novecento. Le ragioni, alcune contingenti, che determinano questa percezione sono molteplici e differenziate.

Nei rapporti internazionali si afferma la lex mercatoria: un diritto forgiato dalla borghesia sui propri interessi che, annullando la mediazione legislativa degli Stati, tende oggi a disciplinare le relazioni commerciali che si instaurano nel contesto transnazionale (Galgano, Le istituzioni della società post-industriale, in Aa.Vv, Nazioni senza ricchezza, ricchezze senza nazioni, Bologna, 1993). [..] L'organizzazione costituzionale ha subito in questi anni una profonda alterazione: il potere legislativo ha ceduto pezzi sempre più consistenti di sovranità all'esecutivo e questo alle burocrazie internazionali legittimate da Maastricht. [..] L'integrazione dei processi economici, congiuntamente all'evoluzione tecnologica dei sistemi di difesa e delle reti televisive e informatiche, ha improvvisamente rivelato l'assoluta inefficienza della dimensione nazionale. [..] E' la crisi, secondo alcuni (Portinaro, La crisi dello Jus Publicum Europaeum. Saggio su Carl Schmitt, Milano, 1982), dello jus publicum europaeum, i cui effetti dirompenti erano stati già lucidamente delineati da Carl Schmitt negli anni venti: la porzione europea dell'umanità ha vissuto, fino a poco tempo fa, un'epoca in cui i concetti giuridici erano totalmente improntati allo Stato e presupponevano lo Stato come modello dell'unità politica. L'epoca della statualità sta ormai giungendo alla fine: su ciò non è più il caso di spendere parole. Con essa viene meno l'intera sovrastruttura di concetti relativi allo Stato, innalzati, da una scienza del diritto dello Stato internazionale eurocentrica, nel corso del lavoro concettuale durato quattro secoli. Lo Stato come modello dell'unità politica, lo Stato come titolare del più straordinario dei monopoli, cioè del monopolio della decisione politica, questa fulgida creazione del formalismo europeo e del razionalismo occidentale, sta per essere detronizzato. (Schmitt, Le categorie del politico, Bologna, 1972) [..] lo Stato è un ente storicamente determinato e [..] non sussistendo gli Stati in natura, solo temporaneamente e niente affatto per sempre l'umanità si divide in Stati (Kelsen, Il problema della sovranità e la teoria del diritto internazionale, Milano, 1989)

Exit voice e secessione - come uscire dal contratto politico. Nel caso non sia possibile ottenere attenzione attraverso voice occorre stabilire delle regole universali di uscita (exit) dal contratto politico senza necessariamente ricorrere al conflitto.

è sempre possibile esercitare il diritto alla secessione anche quando non espresso nella costituzione. Una costituzione scritta può solo regolamentare il diritto di secessione.

Bataille, le seul à m'avoir donné impression directe du génie.

Il testo produce senso. Il senso si dà in due modi: speculativo o evocativo. L'evocazione è legata alla parola, al suo significanto sociale ma anche all'esistenza individuale di chi la produce evocandola. La speculazione non è fondata sulla parola, ma sulle relazioni fra le parole.

La guerra è la migliore forma di controllo delle disuguaglianze. La guerra è una distruzione di ricchezza e come tale diminuisce le disuguaglianze, sempre.

La democrazia non può essere considerata il migliore dei sistemi politici possibili solo perché gli altri sistemi sono peggiori. In questo modo si tenta semplicemente di impedire, a priori, la sperimentazione di altre forme politiche.

Sono due gli elementi di cui occorrerebbe tenere conto in ogni corretta analisi del terrorismo: l'influenza della parola "religiosa" (quale essa sia) e della povertà relativa sul comportamento degli uomini.

Fondo di Battista sul Corriere, leggiamolo in senso inverso, è Berlusconi che, a partire dalla lite con Gianfranco Fini, ha distrutto l'idea stessa di centro destra in Italia.

Mi permetto di ritornare sul valore delle statisiche e quindi sul significato dei parametri statistici stabiliti dai burocrati (BCE-CE-UE...) Condorcet statistiche - Draghi, inflazione - Istat errato conteggio inflazione - Grecia: controllo dell'istituto statistico nelle clausole

Inflazione - difficoltà di calcolo - rapporto tra prodotti uguali - non è corretto il calcolo dell'inflazione come rapporto fra prodotti diversi - diversi targhet di riferimento per l'inflazione

Contrariamente a quanto alcuni sostengono, non del tutto in buona fede, libertà ed eguaglianza non sono in contrasto fra loro, ma sono interdipendenti. La libera concorrenza è fondata, ad origine, su un presupposto di uguaglianza tra tutti i concorrenti. Non c'è libera concorrenza, non c'è libertà, quando uno o più soggetti sono più liberi - privilegiati - degli altri. Chi sostiene che la libertà è incompatibile con l'uguaglianza non vuole il capitalismo, vuole il feudalesimo, dove la libertà è distribuita inegualmente all'origine.

Inevitabilità dell'estinzione delle banche.

Una banca europea, come la Deutsche Bank, che specula sui titoli di Stato di una nazione europea dovrebbe essere messa ai margini del sistema bancario.

Mantenimento del copyright dopo la morte solo con tassazione annuale. Qualora la tassazione non venga pagata per uno o più anni l'opera diventa di dominio publico immediatamente. Idem per i brevetti.

individualismo cooperativo

Il problema della democrazia è: come regolamentare il potere della maggioranza?

Non è vero che la prima casa non produce reddito

Complesso militare industriale - Eisenower

L'occasione mancata di Grillo e Casaleggio per dimostrare la diversità del Movimento 5 Stelle. Era evidente fin dall'inizio che la "casalinga disoccupata" Patrizia Bedori non era un candidato piacione, come Alessandro Di Battista, Virginia Raggi o Chiara Appendino, ma proprio per questo sostenere la sua candidatura controcorrente poteva essere un segnale, soprattutto a Milano dove il Movimento non ha nessuna chance di vittoria.

Matteo Renzi è il Vanna Marchi della politica.

questi boiardi di sinistra che non amano perdere e non si arrendono all'evidenza di essere stati la causa della fine della sinistra - Bassolino, Cofferati...

I ricchi hanno il mercato, i poveri i burocrati.

Il problema della rareté è irresolubile in termini esclusivamente economici.

L'interesse delle istituzioni globali non coincide con la mission che esse dichiarano come obiettivo. L'interesse di USAID è la politica estera americana.

La narrazione ha poco a che vedere con la verità e anche con la realtà, supposto che la realtà non coincida con la verità. Ogni narrazione crea la sua verità e con essa la realtà che si propone di rappresentare.

Ci sono azioni, propriamente umane, come mangiare, credere, fare sesso (si noti che non c'è un verbo in grado di esprimere le diverse modalità di fare sesso - non lo è copulare, che si usa per indicare il congiungimento, e solo per estensione per indicare il fare sesso in genere) che non possono essere limitate se non opprimendo l'altro uomo, ovvero compiendo un atto di ostilità verso di lui.

La tesi di Popper, che è scienza solo ciò che può essere falsificato, è essenzialmente non falsificabile. Cioè non è scienza, bensì filosofia.

La teoria si riferisce agli oggetti pensabili, quelli in quanto concepiti - il poligono a mille lati non è pensabile materialmente nella mente umana, ma può essere concepito - quelli non pensabili o non pensati essendone esclusi.

Non è casuale che la caduta del muro di Berlino o la disgregazione della Jugoslavia sia state precedute da un lungo periodo di governo senza ricambio della classe politica.

L'attività intellettuale consiste essenzialmente nel collegare fra loro parole, concetti, ovvero prodotti mentali, creando delle relazioni che prima non esistevano.

La richiesta, sempre più impellente nei paesi occidentali in crisi, di un salario minimo legale si presenta come una unità di misura del costo di riproduzione della forza lavoro, senza tuttavia averne le caratteristiche. La domanda dovrebbe essere invece: come calcolare una unità di misura del salario indipendente dal valore monetario del lavoro, ma legata direttamente alla produttività delle differenti prestazioni lavorative? Dovremmo iniziare immaginando il valore del salario dei publici dipendenti come un valore stabile a cui rapportare il salari e gli altri emolumenti lavorativi.

La distribuzione secondo il titolo valido presuppone una forte autorità esterna alle parti (lo Stato) che sia in grado di garantire la validità del titolo ed il suo riconoscimento verso tutti - questo è in contrasto con l'assunto dello Stato minimo.

Un sistema fiscale che voglia essere realmente progressivo non può limitarsi alla progressività dei redditi.

Quando il pensiero è pensiero - e non sempre lo è - è unico. Quando l'intelletto pensa - e non sempre pensa - l'intelletto è unico.

Ciò che distingue il terrorismo dalle altre forme di violenza - ad esempio la guerra - è la volontà di non riconoscere la disparità delle forze e le conseguenze che ne derivano (la resa) da parte della fazione più debole. Si può definire terrorismo la pervicacia nel non riconoscere lo stato dei fatti.

Coloro che detengono un potere monopolistico possono accaparrarsi una quota maggiore del reddito senza produrre valore.

Si può affermare che, secondo Nozick (e Locke), ciascun uomo ha un titolo valido che gli consente di vedersi allocare una certa quantità di risorse naturali per il solo fatto di esistere.

Le opere di Sartre somigliano a gigantesche affabulazioni in cui i frammenti culturali (le letture) sono utilizzati come decorazioni di un discorso essenzialmente individuale i cui temi sono: l'alterità, la violenza, ecc.

Non il lavoro, ma la gestione del lavoro è l'ideologia attraverso la quale il capitalismo giustifica la sua appropriazione dei beni in situazioni di rareté (penuria)

Esistono solo tre fonti di reddito reale: l'innovazione tecnologica, le materie prime, l'industria. L'incremento del valore reale dei redditi può avvenire solo in tre modi, attraverso: a) lo sfruttamento delle materie prime; b) l'innovazione tecnologica; c) la manifattura.

Si può dare solo ciò che non si ha (Lacan)

Esiste un solo oggetto nullo (Leonardo da Vinci)

Numerosi indizi lasciano supporre che l'interesse di Foucault per il sadomasochismo non fosse puramente accademico. (conferenza del 6 maggio 1981)

Ci sono solo due modi per farlo – ha scritto il New York Times – O si svaluta la moneta in modo che i salari valgano meno o si tagliano proprio i salari.

Fino agli anni '80 nel complesso delle biblioteche di una città di medie dimensioni, sede di università, come Genova si potevano ancora trovare pressoché tutti i libri stampati in Italia. Oggi non è più così. Il numero dei libri stampati è aumentato a dismisura. Nello stesso tempo è sempre più frequente trovare in biblioteca libri mai aperti da nessuno.

I commenti più interessanti sui risultati delle elezioni regionali concordano sull'impopolarità dell'istituto regionale presso i cittadini ed invero non trova giustificazione mantenere in vita un ente costoso come le regioni solo per nominare i direttori delle ASL o decidere il giorno di apertura della caccia.

Ci si dovrebbe chiedere fino a che punto sia legittima una decisione che giudica sulla legittimità costituzionale di una norma che prevede la rivalutazione di pensioni erogate (secondo una legge verosimilmente incostituzionale) con un criterio di rivalutazione che è esso stesso molto probabilmente costituzionalmente criticabile senza porsi nessuna domanda. Di fatto queste decisioni della Consulta non tutelano la Costituzione ma la riscrivono.

Il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione non riguarda l'uguaglianza dei cittadini fra di loro, ma nei riguardi dello Stato. La distinzione ha importanti conseguenze. Il Legislatore, secondo questa interpretazione, non può rendere uguale per legge il reddito di due cittadini senza ledere il principio di uguaglianza. Ovvero non può modificare arbitrariamente le differenze individuali di ricchezza. D'altra parte è il principio di uguaglianza che obbliga il legislatore a stabilire un reddito minimo indipendente da ogni condizione (lavorativa o meno) come condizione della stessa costituzione hobbesiana, poiché nessuno accetterebbe di stipulare un patto in cui non sia compreso il rispetto delle condizioni minime vitali.

Se i contributi previdenziali sono imposte, anche le pensioni sono soggette alle stesse regole delle imposte fra le quali la progressività.

Se la contribuzione previdenziale è un'imposta deve rispondere ai criteri di progressività imposti dall'art. 53 Cost. espressione indiretta dell'art.3 Cost. Si può però obiettare che limitare la contribuzione, cioè il prelievo fiscale, ai soli lavoratori è di per sé contrario all'art.3 Cost. Il Persiani reintroduce il principio di uguaglianza sotto altra forma: la solidarietà (della quale nella carta costituzionale non vi è traccia) che diventa giustificazione per ripristinare l'equità. La solidarietà non avviene nel Persiani con una redistribuzione a carico delle pensioni più alte, ma a carico dello Stato, cioè nei fatti a carico di chi è escluso dalla previdenza. L'errore concettuale del Persiani consiste nell'aver separato assistenza e previdenza e nell'aver nello stesso tempo attribuito alla previdenza i fini solidaristici dell'assistenza.

Lo scopo dello Stato nel rendere obbligatoria la previdenza sociale per i lavoratori è quello di ridurre la necessità di erogare assistenza attraverso l'imposizione fiscale generale bensì attraverso quella particolare imposizione fiscale che sono i contributi previdenziali.

L'art. 138 non dice che le pensioni devono corrispondere ai versamenti effettuati o, il che sarebbe peggio, allo status sociale del lavoratore.

Lacan è autore di un solo libro, gli Ecrits, publicati da Seuil nel 1966, l'anno mirabilis dello strutturalismo francese. Come dice il titolo non si tratta di un testo unitario, ma di una raccolta di scritti d'occasione e di testi di conferenze. Nonostante questo Jacques Lacan viene ricordato soprattutto per il suo insegnamento orale, i seminari di cui esistono testi stenografici, registrazioni, trascrizioni e rielaborazioni. Come è noto il testo publicato da Seuil non è di Lacan, ma di J.-A. Miller.

Nozick, sui filosofi professionisti e la difficoltà di leggere i filosofi moderni.

Qualche tempo fa è apparsa sui quotidiani la notizia che un noto costruttore genovese vive con la pensione sociale. Qualche tempo dopo sui quotidiani è apparsa la notizia che la figlia del noto costruttore è tra i clienti della Banca Carige i cui conti sono stati schermati.

Il diritto è come la matematica. Non esistono due diverse soluzioni corrette ad uno stesso problema.

Sono sempre in grado di ricostruire la struttura logica di un concetto a partire dai pochi elementi dati. Invece non sono in grado di ricostruire, senza un'adeguata indagine storica, gli elementi attraverso i quali la struttura si propone.

Il principio di legittimità ha il compito di sostituire il consenso alla coercizione nei rapporti di potere. (liberando dalla paura)

Contro Yerushalmi si può affermare (con Spinoza e Freud) che è proprio la distruzione del tempio ad aver consentito la conservazione dell'ebraismo in quanto tale.

L'altro è uno strumento per ottenere ciò che si desidera e, come tutti gli strumenti, richiede una tecnica d'uso.

Affinché l'intenzione possa costituire un movente per il reato è necessario che l'azione che si compie sia riconosciuta come reato nel momento in cui la si compie. Ciò implica la conoscenza del diritto.

Nella società civile, il concetto di libertà implica necessariamente quello di eguaglianza, senza il quale l'idea di libertà non può essere concepita. Per concepire la mia libertà devo concedere in qualche modo uguale libertà agli altri.

Il diritto italiano assume come un fatto il valore educativo del carcere, anche se ciò non può essere in alcun modo dimostrato.

La pena di morte non è irragionevole, contraria ai diritti umani, è irragionevole che la pena di morte venga applicata a persone che non hanno potuto scegliere il sistema penale a cui essere soggette.

La pena di morte non si giustifica poiché a nessuno viene chiesto quale pena desidera per il proprio assassino. Se così fosse colui che sceglie la pena capitale per il proprio assassino la sceglierebbe di conseguenza anche per sé, nelle stesse condizioni.

Sembra evidente che non possa essere applicata la pena capitale all'individuo che non ne abbia accettato il principio. Si deve quindi considerare il compimento di un omicidio volontario come la manifestazione dell'accettazione della pena di morte per se stessi.

Nell'Histoire d'O occorre distinguere la sequenza degli atti sessuali dalla narrazione delle relazioni.

Castronerie concettuali. Delle parole degli imbecilli non dobbiamo avere paura, ma della stupidità delle persone intelligenti si. Come nascondere la stupidità dietro il velo dell'incomprensibilità? Come difendersi dalla stupidità?

I difetti del sistema democratico sono due: - il principio maggioritario e il principio di rappresentanza.

La domanda che ci si deve porre - il problema da risolvere - è: con quali strumenti superare la democrazia rappresentativa ed il principio maggioritario. Quale tecnicalità utilizzare per sostituire un sistema di governo, la democrazia che, nella sua forma rappresentativa fondata sul principio maggioritario, ha dimostrato tutti i suoi limiti, senza per questo ricadere in forme più primitive di controllo sociale?

La corruzione è un effetto strutturale del sistema democratico di governo che non può essere eliminata senza modifiche strutturali dei sistema.

La procedura democratica è necessaria per produrre buone leggi? Le leggi prodotte con la procedura democratica sono le migliori possibili? No non è necessaria, anzi il teorema di Arrow-Condorcet dimostra che la procedura democratica ha come effetto sempre una approssimazione, che si giustifica solo attraverso il ricorso - tacito - al consenso della maggioranza.

Si può immaginare una costituzionalizzazione dell'intera legislazione ordinaria, abolendo di fatto la necessità di un parlamento e lasciando la regolamentazione all'amministrazione publica.

Il punto sul quale si fonda il capitalismo postmoderno non è più l'aumento della produzione, ma il controllo del lavoro e quindi della redistribuzione delle risorse.

è incompleta la teoria del capitale o è incompleta la stesura del libro di Marx? L'unica ipotesi concettualmente interessante è che Marx abbia incontrato delle difficoltà nella formulazione della teoria del capitale.

Il mercato esclude i marginali. Il publico ripartisce i costi dei marginali politicamente attivi (solo loro) sulla totalità dei contribuenti.

L'Europa senza la Grecia è solo un'espressione geografica.

Forse non è stata una buona idea consentire la riunificazione della Germania nel 1989.

L'obiettivo delle religioni, non è la repressione della sessualità, dell'omosessualità, etc., è la negazione della libertà. Il vero peccato originale, ciò che l'homo religiosus non può sopportare, è la libertà dell'uomo.

L'antico discorso di Agrippa viene ripetuto oggi dal potere in mille forme.

L'uso privato o, in alcuni casi, anche la semplice detenzione di una cosa, ha sempre un costo per la collettività. Non solo, la proprietà ha anche un costo publico, che tutti sopportano, per il suo riconoscimento e la sua tutela.

L'idea di Einaudi che non sia lecita la tassazione del risparmio in quanto darebbe origine ad una doppia tassazione non tiene conto del fatto che la tutela del risparmio ha un costo publico che deve essere pagato dal risparmiatore e non dalla collettività.

Il contrattualismo hobbesiano è l'unico sistema filosofico che si pone l'esigenza di giustificare razionalmente l'esistenza del welfare, cioè all'interno del sistema stesso senza alcuna motivazione esterna.

MP

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