2014




Figlio che sei prezioso per me

31.12Sigmund Freud era un ebreo ateo, che dichiarava di non conoscere né l'ebraico, né l'yiddish

Si veda [..] la lettera del 30 aprile 1936 al Comitato esecutivo dell'YIVO di Vilnius, publicata a mò di introduzione al primo fascicolo della traduzione yiddish di Max Weinreich della Introduzione alla psicoanalisi: Mi ha fatto molto piacere apprendere che la prima parte della traduzione in yiddish delle mie Vorlesungen sta per apparire, e con gran rispetto ho preso in mano la prima segnatura che mi avete inviata. È un vero peccato, ma più di questo non ho potuto fare. Quand'ero studente nessuno si curava di coltivare le tradizioni nazionali, sicché non ho imparato a leggere né l'ebraico né l'yiddish, cosa che rimpiango moltissimo. Ciò nonostante sono diventato lo stesso un buon ebreo, anche se, come probabilmente sapete, non sono un ebreo credente.

Figlio che sei prezioso per me, Shelomoh.
Nel settimo anno della tua vita lo Spirito del Signore cominciò; ad agire sopra di te
e parlò dentro di te: va, leggi nel mio libro che ho scritto
ed eromperanno le fonti della comprensione della conoscenza e della saggezza.
Osserva, è il Libro dei Libri, da quale i saggi hanno scavato
e i legislatori tratto conoscenza e giudizio.
Una visione dell'Onnipotente hai visto; e ascoltasti e ti sforzasti di fare,
e ti liberasti sulle ali dello Spirito.
Da allora il libro si conservò; come i frammenti delle tavole
in un'arca presso di me.
Per il giorno in cui i tuoi anni giunsero al trigesimo quinto
misi su di esso una coperta di pelle nuova
e lo chiamai: "sgorga, o pozzo: cantàtelo!"
E lo presentai a te come un segno
e un ricordo dell'amore di tuo padre,
che ti ama di amore perpetuo. Jakob figlio di R'Sh[elomoh] Fried.
Nella città capitale di Vienna 29 Nisan [5]651 6 maggio [1]891

Bibliografia

Jacques Derrida
- Mal d'archive: une impression freudienne, Galilee, Paris, 1995 [Conférence prononcée le 5 juin 1994 à Londres]
Yosef Hayim Yerushalmi
- Il Mosè di Freud. Giudaismo terminabile e interminabile, tr. Gaspare Bona, Einaudi, Torino, 1996
Théo Pfrimmer
- Freud, lecteur de la Bible, Presses Universitaires de France, Paris, 1982
- Lieux de l'identité freudienne judaïsme et kultur, Revue Internationale de Philosophie, Vol. 43, No. 171 (4), 1989

Frère du précédent

30.12

«Quand le second est né, le premier s'est écrié : "Comme il est moche !" Le premier faisait rire la mère, le second jamais. Du premier, on disait qu'il était nerveux, du second qu'il était quasiment muet. Quand le second eut quinze ans, le premier lui fit découvrir la littérature. Quand, à la même époque, ils vont se promener ensemble dans la ville, il n'y a plus de premier et de second. Ils diffèrent l'un de l'autre mais portent tous les deux la même canadienne. C'est l'hiver, l'air est vif, ils marchent d'un bon pas. Le cadet vient de retrouver quelques lettres qu'il a reçues de l'aîné. Certaines débordent d'affection, d'autres sont pleines de fiel.»

- J.-B. Ce livre-là il me fallait l'écrire. Pas question de reculer. On aurait dit que je partais pour la guerre : « Ce sera dur mais il faut y aller ! » Mon histoire de frères était-elle donc une guerre ?
- Frère du précédent est consacré aux relations entre frères…
- J.-B. Pontalis — Aux couples de frères exclusivement, non aux fratries plus larges ni aux couples frère et sœur. J'insiste sur « couple », car un aîné et un cadet forment une sorte de couple sans pour autant être deux semblables. Ils sont au contraire comme contraints de se différencier l'un de l'autre.
- Il y a surtout, en filigrane, le couple que vous formiez avec votre frère…
- J.-B. Pontalis — Le livre a en effet pour point de départ ma relation difficile avec mon frère aîné — aîné de trois ans et demi. Même s'il est mort depuis quelques années, je n'arrive toujours pas à savoir s'il me détestait ou s'il m'aimait. Mais, ne serait-ce que par pudeur, je ne voulais pas m'en tenir à une simple description de cette relation. J'ai donc choisi de m'intéresser, par le moyen d'une série de jeux de miroirs, à d'autres couples de frères, réels ou de fiction : Marcel et Robert Proust, Vincent et Théo Van Gogh, les frères Champollion… Ou encore les Goncourt : à la mort du cadet, Jules, on surnomma le survivant « la veuve » — le mot « couple » prend là toute sa force.
- Dans bien des cas, la relation entre frères est d'une incroyable violence…
- J.-B. Pontalis — Cette violence, inhérente à la relation entre deux frères, où se mêlent l'amour et la haine, je l'ai découverte dans de nombreux romans, français ou étrangers. N'oublions pas que le tout premier meurtre de l'humanité, Caïn tuant Abel, est un fratricide… À mon sens, il y a d'ailleurs plus de société fratricides que de sociétés parricides. À l'opposé existe la notion de fraternité…
- J'en arrive à penser, avec Flaubert : « La fraternité, une des plus belles inventions de l'hypocrisie sociale »… En revanche je crois en la fraternisation, à ces moments forts où l'on se reconnaît comme de vrais frères, comme ces trêves de Noël entre adversaires dans les tranchées de la guerre de Quatorze. Mais ça ne dure pas.
- Au terme du livre, la relation entre frères semble toujours une énigme…
J.-B. Pontalis — Exactement, et si j'ai dépassé la simple description classique de la rivalité, de la jalousie, de l'envie entre frères, j'aimerais approfondir encore le sujet. Bien que le dernier chapitre s'intitule « L'adieu aux armes », je crois que cette guerre ne finit jamais. La plupart des guerres ne sont-elles pas fratricides ?

"Même s'il est mort depuis quelques années, je n'arrive toujours pas à savoir s'il me détestait ou s'il m'aimait. Mais, ne serait-ce que par pudeur, je ne voulais pas m'en tenir à une simple description de cette relation. J'ai donc choisi de m'intéresser, par le moyen d'une série de jeux de miroirs, à d'autres couples de frères, réels ou de fiction : Marcel et Robert Proust, Vincent et Théo Van Gogh, les frères Champollion. Ou encore les Goncourt : à la mort du cadet, Jules, on surnomma le survivant 'la veuve' – le mot 'couple' prend là toute sa force."

L'auteur examine les relations dans un couple de frères, tels les Goncourt, les Champollion, les Chirico, et étudie celui qu'il formait avec son frère cadet, J.-F., aujourd'hui disparu, se demandant lequel des deux serait un jour considéré comme frère du précédent dans un éventuel dictionnaire biographique.

Effetti macroeconomici dei conflitti militari

29.12Possiamo considerare la grande recessione (2007) un un effetto a lungo termine della guerra in Iraq? L'esplosione della bolla immobiliare americana e la conseguente crisi economica ha posto il quesito delle conseguenze economiche della guerra.

I ricercatori del GAO hanno scoperto che il dipartimento della Difesa ha perseguito centinaia di feriti in battaglia per il pagamento di debiti militari inesistenti [..] Ironia della sorte, questi finti debiti vengono spesso registrati perché il militare perde l'equipaggiamento personale (come per esempio il giubbotto antiproiettile e gli occhiali per la visione notturna) dopo essere stato gravemente ferito ed evacuato dall'Iraq.

Per prima cosa dobbiamo sfatare il classico mito secondo cui le guerre farebbero bene all'economia. Questa idea si era affermata con la Seconda guerra mondiale. [..] La Seconda guerra mondiale creò domanda di tank e armamenti; l'economia si mise a marciare a pieno ritmo [..]

quello speso nella corsa agli armamenti è denaro buttato: se fosse stato utilizzato per investimenti - impianti, attrezzature, infrastrutture, ricerca o istruzione - la produttività della nazione sarebbe aumentata e la produzione futura sarebbe stata di gran lunga più consistente.

La domanda da porsi non è se questa guerra abbia indebolito l'economia, bensì di quanto.

Che la guerra possa avere ripercussioni negative sull'economia è stato messo in chiaro dalla guerra del Golfo del 1991 che ha contribuito alla recessione cominciata quell'anno

David Walker, ragioniere generale dello Stato, ha messo in guardia la nazione sulle sbalorditive somiglianze fra l'attuale situazione americana e i fattori che portarono al declino dell'antica Roma, fra cui un atteggiamento militare troppo spavaldo e troppo proteso verso l'estero, insieme all'irresponsabilità fiscale del governo centrale

La guerra semplicemente riduce le possibilità di sviluppo o non anche è causa di crisi. Gli effetti immediati della guerra sono inequivocabilmente di stimolo all'economia e questo può favorire lo scoppio della guerra.

Avremmo potuto investire il denaro speso in Iraq per costruire scuole e strade o per finanziare la ricerca. Questi investimenti garantiscono rendimenti elevati. [..] Visto che non abbiamo fatto questi investimenti, la produzione futura sarà inferiore.

Quando un conflitto dura più di un anno, si dovrebbero coprire i costi attraverso un'imposta sulla guerra a carico del contribuente. La guerra è diventata troppo facile per gli Stati Uniti. L'americano medio non si è sentito chiedere di rischiare la propria vita o quella dei suoi figli in Iraq, né si è visto aumentare le tasse. Abbiamo finanziato la guerra facendo debiti. La combinazione fra un esercito di volontari e il finanziamento tramite strumenti di debito ha fatto sì che molti americani abbiano sostenuto la guerra senza chiedersi se sarebbero stati disposti a sacrificare la loro vita in prima persona o quella dei loro figli o a sottrarre 25.000 dollari dal reddito familiare per combatterla.

Un esteso archivio di documenti sul costo della guerra in Iraq si trova qui

Nei fatti non saranno le famiglie americane a pagare il conto complessivo, ma il costo sarà ribaltato su altri.

Enduring Freedom ("libertà duratura" in lingua inglese, acronimo OEF) è il nome in codice ufficialmente utilizzato dal governo degli Stati Uniti d'America per designare alcune operazioni militari lanciate in risposta agli attentati dell'11 settembre 2001.

La crisi non è stata determinata da eventi naturali ma da decisioni politiche. Si può convenire che la crisi finanziaria sia l'effetto del combinato disposto di alcune decisioni dell'elite politica americana.

Quando si parla di guerra in Iraq in realtà si dovrebbe intendere non la guerra in sé, ma l'insieme dell'operazione ideologica condotta dalla destra americana sul finire del secolo scorso, di cui la guerra in Iraq (ed in Afganistan) è stata solo l'ultima espressione.

Per stabilire l'esistenza di una relazione causale la sequenza temporale degli eventi è determinante.

L'inizio della crisi coincide con l'inizio del disimpegno militare degli Stati Uniti in Iraq.

La crisi è iniziata approssimativamente nella seconda metà del 2006, quando cominciò a sgonfiarsi la bolla immobiliare statunitense e, contemporaneamente, molti possessori di mutui subprime divennero insolventi a causa del rialzo dei tassi di interesse. La crisi diventa palpabile nel febbraio-marzo 2007, e nel settembre-ottobre 2008, bimestre in cui scompaiono le banche d'affari più note: il 15 settembre 2008 Lehman Brothers dichiara la bancarotta, il 22 settembre Goldman Sachs e Morgan Stanley diventano banche normali.

Il 30 dicembre 2006 Saddam Hussein viene giustiziato

Possiamo considerare il 9 agosto 2007 come una data di riferimento. Il 9 di agosto 2007 Bnp Paribas annuncia il congelamento di suoi fondi che investono in Abs, obbligazioni «made in Usa» garantite dai mutui immobiliari subprime. A quella data la crisi non è più solo un fatto interno americano.

la guerra in Iraq ha assorbito ingenti risorse americane, in termini assoluti:circa 90 miliardi di dollari l’anno per gli ultimi 9 anni in modo diretto (contro i 40 spesi in Afghanistan) A questi vanno aggiunti i costi accessori (perdite di vite americane, etc.). Joseph E. Stiglitz e Linda J. Bilmes hanno stimato il costo totale della guerra in 5.000 miliardi di dollari. Si pensi a quanto cifre del genere potrebbero essere utili ora per stimolare l’economia globale o stabilizzare i conti pubblici americani. Mi pare, inoltre, che questo calcolo non consideri un elemento fondamentale. Infatti, la politica monetaria espansiva adottata da Greenspan dal 2001 in poi serviva in parte a stimolare l’economia americana in tempo di guerra. Così facendo, però, questa politica ha poi finito per favorire la bolla immobiliare e le operazioni finanziarie più spericolate che hanno portato alla crisi del 2007/8.

The global financial crisis was due, at least in part, to the war. Higher oil prices meant that money spent buying oil abroad was money not being spent at home. Meanwhile, war spending provided less of an economic boost than other forms of spending would have. Paying foreign contractors working in Iraq was neither an effective short-term stimulus (not compared with spending on education, infrastructure or technology) nor a basis for long-term growth.

Dalla guerra in Iraq, come da quella in Afghanistan e da altri conflitti nell’area mediorientale, è emersa la conferma che per vincere le guerre asimmetriche non basta un’apparentemente schiacciante superiorità militare e una capacità tecnologica infinitamente maggiore rispetto all’avversario riguardo ai sistemi d’arma, alla mobilità, ai sistemi di comando e controllo, all’intelligence, alla logistica e ai sistemi di protezione.

Un altro effetto è stato che le enormi spese per la guerra hanno ulteriormente aumentato l’indebitamento degli Stati Uniti verso il resto del mondo e sono state tra le concause della crisi finanziaria internazionale scatenatasi nella seconda metà del 2008, contribuendo anche per questo verso a un indebolimento globale degli Stati Uniti rispetto ad altri grandi attori sulla scena internazionale.

There is pretty broad scholarly agreement concerning three aspects of the Vietnam War. First, the US financed the war by running large budget deficits. Second, the deficit-financed war buildup sparked an inflationary boom in the US economy, which worsened the balance of payments position and led to a rapid increase in foreign claims on the American gold reserve. Third, the budget deficit-financed economic boom collapsed the Bretton Woods system as individuals, private institutions, and governments lost confidence in the dollar's peg to gold. The collapse began with the first massive speculative attack against the dollar in March of 1968 (an attack which led the Johnson administration to suspend all private dollar convertibility and sharply limit official convertibility). Thus, the US decision to finance the Vietnam War by borrowing rather than by raising taxes had severely negative consequences for the international system: it undermined global monetary stability.

Now consider the Iraqi case. The sharp increase of military spending sparked by 9/11 and Iraq followed a massive tax cut (and coincidentally, we had a massive tax cut in 1964). Like Vietnam, therefore, the US borrowed to pay for the War on Terror. If the Vietnam War experience is any guide, this budget deficit must have had consequences for US macroeconomic and financial performance. The deficit was larger and persisted for longer than the Vietnam case. I argue that the choice to finance the War on Terror by borrowing rather than by raising taxes worsened the US external imbalance and the resulting "capital flow bonanza" triggered the US credit boom. The credit boom generated the asset bubble the deflation of which generated the great global crisis from which we are still recovering. Obviously, it takes a lot of heavy lifting to get from the war-related budget deficit to the global financial and economic crisis.

Saper trattare gli uomini

27.12Saper trattare col prossimo è probabilmente il più importante dei vostri problemi, specialmente se siete un uomo d'affari. Così Dale Carnegie nella prefazione a How to win friends and influence people espone la propria merce. Saper blandire l'amor proprio dell'altro come strumento di dominio sugli uomini. Il fattore umano:

Che io sappia, vi fu un solo uomo stipendiato con un milione di dollari all'anno; e, a dispetto di tutte le storielle sull'avarizia degli Scozzesi, fu proprio uno scozzese a pagargli questa bella sommetta. Fu Carnegie [Dale Carnegie si riferisce a Andrew Carnegie] a pagare a Ch. Schwab questo favoloso stipendio. E perchè? Perchè Schwab era un genio? Mai più. Perchè la sapeva più lunga degli altri intorno all' industria dell' acciaio? Neanche da pensarci. Lo stesso Schwab mi disse che egli aveva fra i suoi dipendenti molti tecnici che la sapevano molto più lunga di lui. Ma Schawab aveva il grande merito di saper trattare gli uomini: per istinto egli era portato ad appagare il loro desiderio di riconoscimento e di elogio, ottenendo così di essere a sua volta apprezzato ed elogiato. Il segreto di Schwab? Eccolo nelle sue proprie parole, auree parole che dovrebbero essere fuse in bronzo e fissate in ogni casa e scuola, in ogni ufficio e negozio: parole che ogni ragazzo dovrebbe imparare a memoria assai più utilmente che la coniugazione dei verbi irregolari latini o della quantità annua di pioggia in Brasile: parole che varrebbero a trasformare la vita di chi sapesse farsene una norma costante:

« Considero che il mio più grande dono sia la mia capacità di destare in chi mi circonda il massimo entusiasmo e ciò soprattutto mediante il riconoscimento dei meriti di ciascuno e l'incoraggiamento continuo; nulla abbatte tanto le ambizioni di un uomo quanto le critiche dei suoi superiori. Io non critico mai nessuno: io credo alla possibiltà di moltiplicare il reddito del lavoro dei miei dipendenti. Perciò sono propenso a lodare, quanto restio a trovare difetti. Se desidero che qualcosa sia fatta, non ho paura di abbondare in approvazioni e lodi. Nella mia vasta esperienza del mondo, nei miei incontri con tanti e grandi uomini delle varie parti del mondo, non ho ancora trovato l'uomo, per quanto grande o importante, che non lavori meglio e non renda di più in una atmosfera di approvazione anzichè in una di biasimo e di critica ».

Codesta fu una delle principali ragioni della fenomenale fortuna di Carnegie; perfino nella sua tomba egli volle essere affabile e cordiale coi suoi collaboratori, dettando un epitaffio che diceva : «Qui giace uno che seppe l'arte di far diventare gli uomini che avvicinava più bravi di lui».

Le delusioni della libertà

26.12Vorrei partire da una considerazione presa a prestito dal volume Le delusioni della libertà di Paolo Vita-Finzi. Il libro raccoglie una serie di articoli, brevi profili dal carattere giornalistico, saltuario, rapsodico, publicati nel Mondo di Pannunzio e poi editi da Vallecchi nel 1961, che bene esprimono il sapore del tempo.

Rileggendo dopo molti anni l'Histoire de quatre ans l'autore è rimasto colpito nel vedere come un onesto e acuto scrittore, un sincero difensore della libertà e della giustizia quale Daniel Halévy fosse tratto dalla foga polemica a propugnare inconsapevolmente delle tesi antidemocratiche, dittatoriali, razzistiche addirittura. [Vita-Finzi, 1979, p. 5]

Nella prefazione il Vita-Finzi osserva, quasi con stupore, come il mutamento dell'opinione publica all'inizio del XX secolo abbia coinvolto ed accomunato, a volte quasi inconsapevolmente, anche i più sinceri difensori della libertà.

Il libro, una serie di portraits littéraires alla maniera di Sainte-Beuve, così lo definisce il Titone, è stato recensito da autorevoli commentatori a partire da Togliatti, Cantimori e lo stesso Virgilio Titone. Tutti tendono a mettere in relazione le osservazioni del Vita-Finzi con la situazione storica dell'epoca, la belle époque dominata da spinte contrastanti e non sottolineano invece la possibilità che chi pensa possa, semplicemente, cambiare opinione.

Il tema comune della raccolta è la constatazione di quanto prepotente fosse l'impulso che spingeva, quasi a loro insaputa, pensatori, scrittori, uomini politici di quel ventennio - considerato a torto come la Bella Epoca della libertà e della democrazia - a vagheggiare soluzioni drastiche e totalitarie nel senso di antidemocratiche, dittatoriali, razzistiche addirittura. Attorno a questa constatazione, il Vita-Finzi fa osservazioni varie [..] Il Vita-Finzi trascura anche di indicare [..] gli eventuali rapporti del fenomeno da lui messo in rilievo con la vita economica, cioè col rinnovamento industriale e capitalistico, degli imperialisti coi circoli politici conservatori e reazionari. [..] non si sofferma neppure su un elemento comune a tutti gli scrittori da lui ricordati: l'antisocialismo e antimarxismo, accompagnati a un cattolicesimo di maniera, politico alla maniera dell'Action française. [..] Sembra quasi che il tentativo giolittiano in senso democratico e liberale moderno venga accompagnato da una specie di contrappunto nazionalistico, irrazionalistico, attivistico, antidemocratico, antiparlamentare, antimassonico, idealistico e spiritualistico, filocattolico, diretto da mano diabolica - tanta è la concordia e l'accordo fra le volgarita del Morasso e le raffinatezze dei fiorentini. [fra la gente del Regno e quella di Hermes e della Voce]

Analoga, ma più sfumata, la lettura del Titone:

il Vita-Finzi osserva che prima del '14 gli antimilitaristi, gli internazionalisti, i rivoluzionari divengono guerrafondai, sciovinisti, reazionari: ed è verissimo, ma non è questione di incoerenza ideologica. L'antimilitarista divenuto militarista esprime due momenti diversi di quel periodo: l'espansione da un lato, l'avviamento, dall'altro, alla crisi che la segue e deve seguirla. L'incoerenza, per dir così, sarebbe nella storia, nelle cose e non negli uomini. [Titone, p. 165]

A chi giudichi dal di fuori o soprattutto a chi dopo molto tempo narri queste vicende questo capovolgimento della forma mentis dominante appare ingiustificabile. [..] Ma la verità è questa, che la storia non è fatta dalla ragione, né può ridursi a cose e idee sempre ragionevoli. Molto spesso ciò che sembra e in realtà, se si considerino i rapporti logici delle cose, dovrebbe veramente dirsi irrazionale, riflette un'altra logica: il necessario e inevitabile ritmo del divenire storico. Spiegare questo ritmo e con esso i motivi profondi anche di ciò che sembrerebbe inspiegabile, è compito per l'appunto della storia. Negli anni che precedono la prima guerra mondiale si sentiva più o meno confusamente che non si poteva continuare per la strada fino a quel punto seguita: che c'era uno squilibrio tra i fatti e le parole o i principî; tra ciò che si doveva credere o era d'obbligo dire e pensare e quel che di fatto si credeva; tra i principî liberali e umanitari che si erano predicati per il passato e ancora si dovevano predicare, e una nuova molto diversa realtà. Questi furono i presupposti della crisi, che coincide con la guerra del 1914 e con la fine dell'espansione e prepara l'altra fase, quella della contrazione, l'età dei fascismi, dei protezionismi commerciali, delle frontiere chiuse, dell'autoritarismo, del ritorno alla religione o alla tradizione ecc. [Titone, p. 164-165]

Fra gli autori ritratti dal Vita-Finzi diverso è il caso di Gaetano Mosca, che da liberale non amava la democrazia

Come Ella sa - dice sorridendo a Mario Calderoni venuto, nel gennaio 1904, a intervistarlo per conto del Regno - io possi certamente dirmi un antidemocratico, ma non sono un antiliberale; anzi, sono contrario alla democrazia pura, appunto perché sono un liberale

ma ne rimpianse la scomparsa in un famoso discorso parlamentare tenuto il 19 dicembre 1925 in occasione del dibattito sulle leggi fascistissime.

Ho già accennato che questa volta avrei parlato con una certa emozione, perché noi assistiamo, diciamolo pure sinceramente, alle esequie di una forma di governo; io non avrei mai creduto di dover essere il solo a fare l’elogio funebre del regime parlamentare. Ricordo che, quando ero alla Camera, mi sorprese la consuetudine invalsa per la quale quando moriva un ex deputato, ne faceva l’elogio funebre, il più delle volte, il successore nel collegio, che molto spesso l’avea sbalzato dal seggio; e quindi accadeva che quello che aveva detto tanto male del suo antagonista, era poi costretto a cantarne le lodi. Analogamente, io che ho adoperato sempre una critica aspra verso il governo parlamentare, ora debbo quasi rimpiangerne la caduta.

Ciò dimostra come si possa cambiare opinione pur mantenendo le stesse idee.

L'ipotesi del complesso di Edipo in Freud

25.12

Nous ne savons pas de quoi Freud et Fliess s’entretinrent dans cette «idylle» du dernier dimanche de septembre 1897. Toujours est-il qu’aussitôt après cette rencontre, Freud annonce la progression rapide de l’auto­analyse. Les découvertes sont d’importance : J’ai découvert aussi que... entre deux ans et deux ans et demi, ma libido s’était éveillée et tournée vers matrem. La lettre suivante est datée du 15 octobre 1897; elle précède de huit jours le premier anniversaire de la mort du père de Freud. Cette lettre, capitale entre toutes, établit l’analogie entre le sentiment que Freud a décelé dans son enfance et l’Oedipe Roi de Sophocle.

Ainsi, à peine déchiffrée l’histoire de son désir personnel, Freud se hâte de la reconnaître dans la tragédie, dans le mythe, qui en sont l’expression impersonnelle et collective: rapprochement qui autorise en retour la cristallisation, l’organisation de la théorie psychologique, laquelle en était encore à se chercher quelques jours auparavant. Le paradigme mythique apparaît tout ensemble comme le corollaire de la nouvelle hypothèse, et comme sa garantie d’universalité.

Dans un raisonnement qui s’apparente à celui d’Aristote, Freud attribue l’effet saisissant de la tragédie à l’exacte représentation d’une passion. (La tradition parlait d’imitation, de mimesis.) La tragédie est efficace par son aptitude à éveiller la sympathie. Participer intensément à une passion représentée, c’est dépenser les énergies qui correspondent à cette passion et c’est, par conséquent, les liquider. Celui qui, avec Breuer, venait de proposer une méthode cathartique pour le traitement de l’hystérie ne pouvait ignorer la théorie aristotélicienne de la catharsis. Or la dépense passionnelle, devant Oedipe Roi, ne prend toute son ampleur que parce qu’elle se lie à un retour du refoulé :

J’ai trouvé en moi comme partout ailleurs des sentiments d’amour envers ma mère et de jalousie envers mon père, sentiments qui sont, je pense, communs à tous les jeunes enfants... S’il en est bien ainsi, on comprend, en dépit de toutes les injonctions rationnelles qui s’opposent à l’hypothèse d’une inexorable fatalité, l’effet saisissant d’Oedipe Roi... La légende grecque a saisi une compulsion que tous reconnaissent parce que tous l’ont ressentie. Chaque auditeur fut un jour en germe, en imagination, un Oedipe et s’épouvante devant la réalisation de son rêve transposé dans la réalité, il frémit suivant toute la mesure du refoulement qui sépare son état infantile de son état actuel.

La reconnaissance! Aristote y voyait un moment capital de l’œuvre tragique: c’est l’ouverture d’une signification liée à l’apparition d’une identité. Mais tandis que la reconnaissance “classique” a lieu sur scène, entre les personnes du drame, Freud propose ici l’esquisse d’une théorie de la reconnaissance intéressant le spectateur: se reconnaître en Oedipe, pour le spectateur, c’est élargir son identité consciente en devenant aussi le héros mythique et c’est du même coup déchiffrer la parole-pulsion située en deçà du présent et en deçà du discours conscient lié à ce présent. L’on voit s’opérer simultanément une dépossession (puisque le spectateur absorbé par Oedipe n’appartient plus à son moi ) et une récupération (puisqu’en Oedipe le spectateur reconnaît son passé et son inconscient jusqu’alors obscurcis).

Esposizione dei lineamenti di un sistema legislativo da porre a fondamento di un'agenzia politica

25.11Le società possono essere classificate in base al titolo, cioè se ammettono o non ammettono valore al titolo (uguaglianza o disuguaglianza del titolo)

Le società in cui è ammessa e tutelata la disuguaglianza del titolo si suddividono secondo la forma di acquisizione del titolo: ereditarietà - merito - casualità - abilità.

Le società che ammettono la disuguaglianza del titolo ed in cui il titolo è ereditario sono dette feudali

Le società in cui è ammessa la disuguaglianza del titolo ma solo attraverso il denaro sono dette borghesi

Le società in cui non è ammessa la disuguaglianza del titolo sono dette

è possibile introdurre il mercato all'interno del diritto? La risposta è sì.
è possibile immaginare una società nella quale si possa scegliere il sistema di leggi al quale essere soggetti così come si sceglie il macellaio? La risposta è sì.

Reddito minimo (finanziato con imposte patrimoniali e sui consumi voluttuari)

Sistema fiscale (imposte a tasso proporzionale su reddito, patrimonio, consumo, successioni, imprese)

Sistema pensionistico (pensione di base proporzionale al salario minimo con sistema a ripartizione e contributi uguali per tutti - pensione complementare libera e soggetta a supervisione dello Stato)

Finanziamenti dello Stato con vauchers (cultura, assistenza etc.)

L'idea di legittimità








Autorité souveraine supposée détenir le monopole de la violence physique, l'État ne renonce pas pour autant à la violence symbolique, tout en sachant qu'il n'en aura jamais le monopole. Il essaie alors de remonter à la source, c'est-à-dire d'inculquer aux jeunes générations une instruction publique dans le cadre de l'éducation nationale pour se donner les chances de concurrencer, c'est-à-dire de délégitimer, tout autre pouvoir social ayant une influence sur la société [20] . Il tente en quelque sorte d'inculquer aux jeunes générations des habitus sans lesquels la violence symbolique serait insupportable, et donc inacceptable, et qui, surtout, feront l'économie de l'usage de la coercition physique. Ces habitus sont ce que l'on peut appeler la culture étatique, le respect — ou la crainte — de l'État sans lesquels l'autorité a peu de chances de se faire obéir. L'autorité de l'État repose moins sur la force que sur la croyance en sa légitimité, comme l'a montré G. Ferrero pour qui les principes de légitimité renvoient à des systèmes de croyances et à des cultures qui changent, se modifient et dont les évolutions brutales provoquent des ruptures révolutionnaires [21]. Le monopole de l'exercice de la violence physique apparaît nécessaire dès lors que le monde mythico-rituel de la société traditionnelle s'effondre. Le bouniya du village kabyle dont parle Bourdieu n'est crédule et naïf que dans le nouveau monde « désenchanté » où la confiance et la croyance en des principes métasociaux ont disparu.

La vaghezza

18.11La vaghezza riguarda le nostre capacità conoscitive (non il mondo) ma non è un limite, bensì un mezzo attraverso il quale la mente produce le sue conoscenze.

Se non fossimo in grado di concepire dei concetti vaghi e di enunciare proposizioni vaghe non saremmo in grado di pensare in modo creativo.

Il concetto di vaghezza è dello stesso tipo dei concetti del tipo molto, poco, tanto ecc. La mente è in grado di dominare il concetto vago, cosa che il PC ed il linguaggio logico non sono in grado di fare, poiché sono sempre, necessariamente, determinati.

Per Frege il linguaggio naturale (ossia il linguaggio come viene pensato e parlato comunemente) non può subire trattamento logico. Il sorite è una fallacia argomentativa perché sottopone all'analisi logica il linguaggio naturale che non può essere analizzato logicamente (Frege, Logica e aritmetica, Boringhieri, 1965, pp. 475-594; Frege, Scritti postumi, Bibliopolis, 1986, pp. 221-229 - 268; Russell, Vagueness, 1923; Quine, What Price Bivalence, in Journal of Philosophy, 1981)
Per Frege, un enunciato che contiene un predicato vago è privo di significato. Il significato di un enunciato è per Frege il suo valore di verità (vero o falso). Un enunciato che contiene un predicato vago non è né vero, né falso.

La fallacia conosciuta come Acervus poggia sulla circostanza che viene trattato come concetto qualcosa (ad esempio, il mucchio) che per la sua imperfetta delimitazione non può venir riconosciuto come tale in logica

Si potrebbe credere di poter uscire dal paradosso soritico negando l'esistenza dei predicati vaghi. Il primo a mettere in guardia da questa semplicistica e ingenua soluzione è stato Dummett (Wang's Paradox, in Synthèse, 1975 sul sito di Wylie Breckenridge). Egli scrive che la vaghezza è una caratteristica insispensabile del linguaggio (p. 111); per rendersene conto, occorre soffermarsi sui cosiddetti predicati osservazionali.

Dummett ha avuto il merito di mostrare che non ci si può sbarazzare facilmente della vaghezza e del sorite. La vaghezza è una caratteristica inevitabile del linguaggio e i predicati osservazionali ne sono una prova. Se si crede che la vaghezza sia una caratteristica inevitabile del linguaggio e che i predicati vaghi abbiano un'estenzione allora bisogna concludere che nel ragionamento soritico c'è un errore


17.11

La polysémie du mythe d’Œdipe rend vaine toute tentative d’en épuiser la signification.


16.11

La nozione che nella filosofia del pensiero svolge un ruolo analogo a quello che la nozione di significato ha nella filosofia del linguaggio è quella di contenuto di un pensiero (che differisce ovviamente da quella di contenuto di un proferimento linguistico). La differenza è che mentre c'è un'ovvia distinzione tra un enunciato e il suo significato, e mentre due enunciati diversi, nella stessa lingua o in lingue differenti, possono avere lo stesso significato, la stessa distinzione non si può fare tra una proposizione e il suo contenuto: due proposizioni distinte non possono avere lo stesso contenuto.


Nelle Ricerche filosofiche Wittgenstein fa l'osservazione, divenuta famosa, che "c'è un modo di concepire una regola che non è un'interpretazione". E, più in generale, possiamo aggiungere che vi sono «sempre modi di capire qualcosa che non sono un'interpretazione. Devono esserci questi modi, pena un regresso all'infinito: infatti, poiché un'interpretazione è esprimibile a parole, deve anch'essa essere capita. La comprensione che chi parla ha di ciò che dice è un tipo di comprensione che non è un'interpretazione. Inoltre, la comprensione che l'ascoltatore ha di ciò che l'altro dice è di solito esattamente dello stesso tipo di quella che il parlante ha di ciò che egli stesso sta dicendo. Naturalmente questo non si applica al caso in cui l'ascoltatore ha solo una conoscenza parziale della lingua usata da colui che parla o al caso in cui chi parla impiega le parole in modo non standard: in questi casi si rende necessaria l'interpretazione. Ma quando parlante e ascoltatore conversano in una lingua che entrambi conoscono molto bene, partecipano ad una forma assai complessa di pratica condivisa, che entrambi hanno appreso: hanno tanto poco bisogno di interpretarsi a vicenda quanto un bambino che gioca ad asso pigliatutto con un altro bambino. Gadamer e Davidson sbagliano tutti e due nel ritenere che la comprensione implichi sempre l'interpretazione.


15.11

Per produrre una nuova comprensione di ciò che ha significato la portata epocale della filosofia di Spinoza, non si tratta tanto di identificare il concetto di sostanza o di fondamento con quello di materia o di cosa estesa, come se fosse lecito formulare il giudizio la sostanza in Spinoza è materia. È piuttosto la nozione spinoziana di sostanza chiamata a chiarire ciò che 'materia' può propriamente dire, 'è il concetto di materia a dover essere infine nuovamente illustrato attraverso l'aperto e trasparente concetto di sostanza' (Bloch, Tübinger Einleitung in die Philosophie, 1970, p.202)

Un sindacalista tutto d'oro

30.10Merita di essere segnalata questa notizia emblematica del malcostume italiano. La notizia è incommentabile.

Un segretario generale del secondo sindacato italiano che guadagna 336mila euro l’anno costituisce una curiosità. Soprattutto se non è chiaro come ha guadagnato quella cifra. Se quel segretario si chiama Raffaele Bonanni, poi, la curiosità si dilata al quadrato. La cifra è superiore al tetto per i grandi manager di Stato (240 mila), pericolosamente vicina a quei grandi dirigenti contro cui Bonanni ha spesso puntato il dito. E spiega più chiaramente il motivo delle sue dimissioni anticipate dalla segreteriadella Cisl [..] forse, anche il frutto di una faida interna alla Cisl [..] Uno di questi dossier Il Fatto lo ha potuto leggere e racconta una storia beffarda, fatta di un aumento vertiginoso dello stipendio dell’ex segretario proprio a ridosso dell’anno in cui, il 2011, decide di andare in pensione. Beneficiando così a pieno del sistema retributivo ed evitando di finire nelle maglie della imminente riforma Fornero. [..] L’ex sindacalista, infatti, percepisce dal marzo 2012 la pensione dall’importo lordo di 8.593 euro al mese. Al netto delle trattenute si tratta di 5.391,50 euro mensili. [..] Bonanni è riuscito a sfuggire, grazie all’anzianità lavorativa, alle modifiche operate nel 1995 dalla riforma Dini che introdusse il sistema contributivo, quello poi esteso a tutti i lavoratori dalla riforma Fornero. [..] Il sindacalista viene eletto segretario generale della Cisl nel 2006. Fino a quella data era segretario confederale e guadagnava meno di 80 mila euro lordi l’anno. 75.223 nel 2003, 77.349 nel 2004 e 79.054 nel 2005. Quando diventa segretario generale, secondo il regolamento interno alla Cisl, il suo stipendio viene incrementato del 30%. Quindi, secondo le regole interne, avrebbe dovuto guadagnare circa 100mila euro lordi annui. Nel 2006, la Cisl dichiara all’Inps una retribuzione lorda, ai fini contributivi, di 118.186 euro. Un po’ più alta di quella prevista ma non di molto. Le stranezze devono giungere con gli anni seguenti. Nel 2007, infatti, la retribuzione complessiva dichiarata all’Inps è di 171.652 euro lordi annui. Che aumenta ancora nel 2008: 201.681 annui. L’evoluzione è spettacolare, gli incrementi retributivi di Bonanni sono stati del 45% e poi del 17%. Ma la progressione continua: nel 2009, la retribuzione è di 255.579 (+26%), nel 2010 sale “di poco” a 267.436 (+4%) mentre nel 2011 schizza a 336.260 con un aumento del 25%.

Paternalismo ed economia

19.10Il paternalismo si propone come una forma di altruismo e suppone che esista un individuo in grado di stabilire - in ogni circostanza - quale sia la scelta migliore per un altro individuo diverso da sé stesso.

Con paternalismo si intende una situazione nella quale un intervento limitatore della libertà di una persona è attuato nell'interesse della persona stessa (quanto meno nelle intenzioni dichiarate da chi limita la libertà altrui).

Posto in questi termini il paternalismo si pone in palese contraddizione con il principio dell'economia classica secondo il quale ciascun individuo è il miglior giudice delle proprie azioni.

Nella teoria economica classica il principio generale per il quale ogni agente economico è il miglior giudice del proprio benessere implica la superiorità di ogni politica che attribuisca al singolo individuo la più ampia libertà di scelta circa l'utilizzo delle risorse a propria disposizione.

Poiché il paternalismo equivale all'istituzione di un potere è naturale che si presenti nel discorso economico ogni qualvolta l'economico si rapporta al politico. Mi riferisco, seguendo gli esempi riportati nell'articolo di Beltrametti, al paternalismo autoriatario dei programmi 'bismarckiani' di welfare e al paternalismo dei donatori dei programmi di assistenza del tipo Food Stamps negli USA.

Un discorso a parte merita invece quello che Beltrametti chiama il paternalismo di Ulisse, nel quale l'imposizione di un potere esterno all'individuo avviene per volontà dello stesso individuo che lo subisce. L'esempio è, in questo caso, quello della democrazia rappresentativa.

Anche nel caso della delega parlamentare i cittadini possono rinunciare (per la durata della legislatura) alla propria capacità di autodeterminazione su alcune materie.

L'esempio della delega parlamentare è ambiguo, tanto da potersi confondere con il puro e semplice altruismo coercitivo esterno.

Questa impostazione ha in comune con il paternalismo autoritario il presupposto che gli individui abbiano preferenze imperfette ed abbiano bisogno di un intervento coercitivo esterno per perseguire meglio i propri interessi.

Dubito si possa parlare di paternalismo in senso stretto quando è l'individuo a scegliere le modalità di esercizio del potere a cui è soggetto.

Il Bisagno e l'alluvione

12.10In Liguria, per la posizione geografica e la conformazione del territorio, l'alluvione non è un evento ineluttabile, come i terremoti in Giappone o i tifoni in Florida, ma è una possibilità di cui occorre tenere conto quando l'opera dell'uomo modifica il territorio.

Nel centro di Genova scorre un torrente, il Bisagno, con una foce formata da un delta alluvionale imponente rispetto alle dimensioni del suo alveo. Ciò indica il ripetersi con una buona frequenza di eventi alluvionali di una certa intensità. La prima piena di cui si abbiano dettagliate notizie storiche è quella del 26 ottobre 1822

Le manifestazioni idrauliche più salienti della piena del 26 ottobre 1822 furono il crollo di alcune arcate del Ponte Sant’Agata, il crollo parziale del vecchio Ponte Pila per rovina della pila e dei due archi insistenti sulla stessa, nonchè il tirante idrico raggiunto in corrispondenza della Chiesa di Santa Zita e nel borgo Pila. In particolare, il Ponte Pila, che attraversava allora il letto del torrente e con un arco in sponda destra ne sottendeva l’area di espansione sotto gli spalti delle fortificazioni, subì il crollo della pila centrale e l’esondazione interessò soprattutto la zona dei magazzini e degli artigiani di Ponte Pila. La vivida descrizione della stessa “Gazzetta di Genova” riporta che “nella maggior parte delle botteghe di detto borgo Pila l’acqua si innalzò a dieci palmi e nella parte più bassa dirimpetto alla via che conduce al cantiere fino a undici palmi. Né questa é ancora l’altezza maggiore; perché nella strada dritta verso Albaro presso la casa di Steria, ov’è di confluente di molti rigagnoli e fossi, si alzò fino a dodici palmi e mezzo. I danni prodotti da questo funesto accidente sono immensi. Il borgo della Pila è tutto formato da fondachi, botteghe e magazzini, ove sono ricchi depositi di olio, di vino, di farine, di panni, ed ogni altro genere. L’irruenza delle acque fu così rapida che s’ebbe appena il tempo di trasportare qualche cosa nei piani superiori e di mettere in salvo le persone. Insomma a dieci ore di mattina non vi era alcuna apparenza di pericolo e a un’ora tutto il male era fatto. Molte di dette botteghe avranno un danno di due o tre mila lire; una fabbrica di cordami avrà una perdita di otto o nove mila lire, ecc. La perdita di bestiame è stata poco considerabile: la più forte è di settanta circa in una stalla di Sant’Agata. Che se da questo borgo si passi ai proprietari degli orti i danni sono forse anche più gravi per l’estensione delle muraglie abbattute e per la grande quantità di sabbia e di rottami trascinati sul terreno coltivato. I danni maggiori però diconsi quelli accaduti nel fossato di Sturla, ove alcune ville sono state affatto devastate. I guasti sono tali che per alcuni proprietari ascenderanno, dicesi, a lire ventimila.”

A partire dalla seconda metà del XIX secolo la piana formata dalla foce del Bisagno è stata progressivamente urbanizzata. Con il prolungamento, nel 1868, della linea ferroviaria da Genova a Chiavari il torrente Bisagno è stato attraversato da un ponte ad archi ribassati profondo alcune decine di metri. Edificato secondo le normali tecniche costruttive dell'epoca, che non consentivano l'esecuzione di campate di grande ampiezza, il ponte presenta tre massicce pile di sostegno che riducono in modo significativo la portata dell'alveo. L'intradosso degli archi era stato comunque mantenuto sufficientemente alto da consentire il deflusso delle acque anche in caso di piene eccezionali.

Ai primi del '900 il Comune di Genova acquista dal Demanio militare la spianata del Bisagno e negli anni venti viene decisa l'urbanizzazione dell'area, portata a termine in epoca fascista con la tombinatura del Bisagno dalla Foce al ponte ferroviario di Brignole e la successiva costruzione degli edifici di Piazza della Vittoria.

Questi interventi, seppure inopportuni in prospettiva storica, erano motivati da considerazioni di interesse publico ed erano, verosimilmente, ecologicamente sostenibili, tenuto conto delle condizioni ambientali del tempo in cui sono stati progettati. Appare invece del tutto incongrua e ingiustificabile da parte di una giunta di sinistra, poiché legata a motivazioni meramente speculative, la concessione edilizia per la costruzione delle torri di Corte Lambruschini, le cui strutture affondano profondamente nelle falde acquifere del delta.

Infine, per avere un quadro complessivo della situazione occorre rilevare che negli ultimi settanta anni tutte le colline intorno all'alveo della parte cittadina del Bisagno sono state quasi completamente edificate.

Per effetto di queste trasformazioni del territorio le piene che si sono verificate successivamente ai lavori di tombinatura hanno frequentemente mandato in pressione la copertura ed hanno, di conseguenza, provocato l’allagamento delle zone urbanizzate site sulla piana alluvionale del Bisagno.

Si può rilevare, inoltre, come, negli ultimi decenni, le piene con esondazione manifestino un'interessante cadenza ventennale e siano limitate ad un circoscritto periodo dell'anno, il che consente, in linea previsionale, di considerare detto periodo a maggior rischio:

  • 29 ottobre 1945
  • 25 Gennaio 1951
  • 19 settembre 1953
  • 7 - 8 ottobre 1970
  • 27 settembre 1992
  • 4 novembre 2011
  • 9 ottobre 2014

Dopo la grande alluvione del 1970 la ragione avrebbe voluto che i lavori di messa in sicurezza del Bisagno iniziassero subito con il rifacimento del ponte ferroviario di Brignole, intervento certamente limitato e non risolutivo, ma ai tempi economicamente sostenibile e incisivo sulle cause immediate dell'esondazione delle acque. Invece è iniziato un'interminabile balletto politico-burocratico di cui siamo prigionieri ancora oggi.

Il governo dell'epoca, presidente del Consiglio Emilio Colombo, chiede a una commissione guidata dal ministro senza portafoglio per le Regioni Eugenio Gatto di stilare un elenco delle cinque più grandi emergenze nazionali. Al primo posto c'è la messa in sicurezza dell'Arno, esondato quattro anni prima. Al secondo c'è il Bisagno. L'interratura del torrente viene giudicata «insufficiente». È stata progettata nel 1928 e realizzata in dieci anni dal governo fascista, che sull'alveo originario, largo 90 metri, costruisce una strada che nel 1945 diventa l'attuale viale delle Brigate partigiane, e lo circonda di palazzi, stringendo lo spazio del torrente ormai sotterraneo di una trentina di metri.

Nel 1971 Colombo dà alle amministrazioni locali il compito di risolvere il problema. Con calma, che non c'è fretta: passano solo 18 anni, consumati in sfinenti dibattiti. C'è chi vuole deviare il torrente in cima, chi si accontenta di una via di fuga laterale per l'acqua, chi vuole grattare sul fondo, e chi invece si accontenterebbe di allargare la copertura esistente e portarla almeno a 800 metri cubi. Per ingannare il tempo e alleggerire il Bisagno, nel 1989 viene deciso di fare lo scolmatore del rio Fereggiano, che porta ancora il nome di «progetto pilota». I lavori si interrompono con la Tangentopoli genovese. Cade la giunta, il Comune paga 9 miliardi di lire in penali alle ditte appaltatrici. Resta un canale abbandonato lungo 900 metri, a futura memoria.

Nel 1998 tutti d'accordo. Allargamento più scavo del fondo, si parte cominciando dal mare e all'indietro verso la massicciata, dividendo l'opera in tre parti. Con il primo lotto tutto bene. Un po' meno con il secondo, che doveva essere completato nel 2009, ma è ancora un cantiere aperto. La Pamoter, unica azienda titolare, subisce una serie di rivolgimenti societari, i lavori vengono divisi in subappalti, due ditte subentranti falliscono. E i costi si impennano, passano da 50 a 70 milioni di euro, con la Guardia di Finanza che indaga sulle cause del salasso, mentre un'altra inchiesta viene aperta sulla girandola di società.

Il Bisagno e la burocrazia

La causa immediata dell'alluvione che ha colpito Genova il 9 ottobre 2014 ed ha causato la morte di un uomo è esclusivamente politico-burocratica.

Alcune settimane fa l'Assessore ai lavori publici del Comune di Genova Giovanni Crivello, in una intervista televisiva, lamentava il fatto che le lentezze del Tribunale Amministrativo bloccassero ormai da anni l'inizio dei lavori del secondo lotto del rifacimento della copertura del Bisagno.

Analogo concetto veniva espresso dal presidente della Regione Liguria Claudio Burlando in un'intervista televisiva il 10 ottobre 2014. Il sito della Regione ribadiva quanto segue.

Il secondo lotto del rifacimento della copertura del Bisagno è stato finanziato dal Ministero dell'Ambiente per € 30.730.000 e dalla Regione Liguria per € 5.000.000,00 attraverso un accordo di programma sottoscritto il 16 settembre 2010.

Per attuare questo intervento è stato nominato Commissario ad acta il Prefetto Romano, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell'Ambiente in data 11 ottobre 2010.

Il 28 aprile 2011 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra Commissario Straordinario, Provveditorato alle OO.PP. Lombardia - Liguria, Regione Liguria, Provincia di Genova e Comune di Genova per definire compiti e ruoli per l'attuazione dell'intervento.

A seguito della predisposizione dello stralcio del progetto definitivo complessivo (commisurato alle risorse effettivamente disponibili) il Commissario ha effettuato la necessaria revisione del progetto definitivo ed in data 17 ottobre 2011 è stato pubblicato il bando di gara per l'affidamento della progettazione esecutiva e dell'esecuzione delle opere.

La Commissione di gara è stata nominata dallo stesso Commissario in data 20 dicembre 2011, non appena conclusasi la fase di presentazione delle offerte.

La Commissione di gara ha esaminato le offerte, secondo la procedura dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ed ha concluso i lavori in data 13 febbraio 2012, per cui l'appalto è stato aggiudicato provvisoriamente dal Commissario con provvedimento n. 9/2012 del 06 marzo 2012, comunicato con nota n. 52 dell'8 marzo 2012, con l'esclusione 10 imprese partecipanti su 16 per incompatibilità con il bando di gara.

L'aggiudicazione definitiva è stata sancita con provvedimento in data 28 marzo 2012 ed il Commissario straordinario ha proceduto all'aggiudicazione definitiva dell'appalto al raggruppamento temporaneo di imprese risultato vincitore della gara ed è stata comunicata alle imprese con nota del Commissario n. 210 del 30 marzo 2012.

A quel punto è iniziata la vicenda giudiziaria che ha preso avvio dai ricorsi al TAR Liguria proposti da 4 delle imprese escluse.

Il TAR Liguria, pur non concedendo la sospensiva, ha accolto i ricorsi, con una prima sentenza emessa il 21 febbraio 2013 (circa 1 anno dopo l'aggiudicazione), per cui il Commissario e l'ATI aggiudicataria sono ricorsi al Consiglio di Stato che il 20 gennaio 2014 (un altro anno dopo) ha dichiarato l'incompetenza del TAR Liguria.

A questo punto le imprese ricorrenti si sono rivolte al TAR del Lazio che ha giudicato inamissibili i ricorsi il 9 luglio 2014 ma ha emesso le motivazioni solo in data 3 ottobre 2014.

La gara d'appalto ha richiesto quindi 4 mesi e mezzo, mentre il contenzioso ha ad oggi impegnato circa 30 mesi e non è ancora concluso, visto che le ricorrenti hanno già annunciato il ricorso al Consiglio di Stato.

Le dichiarazioni del Presidente Burlando venivano però contraddette dalle lettere, indirizzate allo stesso Burlando ed al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, esibite sabato 11 ottobre 2014 nel telegiornale de La7 dagli avvocati di parte delle imprese aggiudicatarie dell'appalto.

Se i fatti sono questi la Procura della Republica, che ha aperto un'inchiesta, dovrebbe procedere nei confronti del Presidente Burlando e dei componenti del Tribunale Amministrativo interessati al procedimento nei vari gradi di giudizio al fine di valutare la rigorosa osservanza della legge ed eventualmente sanzionare i colpevoli.

Qualora si riscontrasse, come appare molto probabile, che la legge sia stata puntualmente rispettata allora significa che nella legge qualcosa non funziona. In questo caso andrebbe sanzionato il Legislatore. Poiché la Costituzione prevede per il Legislatore una sola possibile sanzione, la non rielezione dei parlamentari, dovranno essere i cittadini a pronunciarsi in merito.

In ogni caso mi sembra assolutamente necessario capire se l'errore è della legge o dei suoi esecutori. Se anche il prefetto Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, in visita a Genova dichiara apertamente le sue perplessità sulla legge che è tenuto ad applicare il Legislatore dovrebbe sentirsi chiamato in causa e quantomeno istituire una Commissione di studio:

«Quello dei 35 milioni è uno scandalo. Quando io ho sostenuto che il buon esito della vicenda Concordia è stato il fatto che abbiamo proceduto con regole privatistiche, se avessimo utilizzato quelle della pubblica amministrazione la nave sarebbe affondata». [..] «È giusto che chi si senta danneggiato possa chiedere giustizia, ma non fermando l’opera. Può essere risarcito, ma senza bloccare l’opera. Il ritardo amministrativo è durato esattamente il tempo che sarebbe servito a fare l’opera, e sicuramente gli esiti di questa vicenda sarebbero stati diversi».

Una sola osservazione conclusiva. È deplorevole che la legge consenta alle imprese che partecipano ad un bando publico di aprire dei contenziosi strumentali. Forse è il concetto stesso di giustizia amministrativa che andrebbe ripensato. Dopotutto, se negli appalti publici esistono degli illeciti così rilevanti da poter bloccare l'esecuzione di un'opera essi non possono che essere penali...

Martin Buber - Una terra e due popoli

24.09

Chi osa uccidere in nome del suo popolo, uccide il germe del futuro proprio di questo popolo. Anzi, egli uccide ancor di più che questo germe quanto più il suo popolo, il popolo intorno a lui, gli conferma che non gli si oppone. Non è opposizione il fatto che vi è biasimo nelle dichiarazioni publiche. La cosa importante è ciò che si dice nei discorsi privati. Importante è ciò che batte nei cuori. [277]

Basta! Smettiamola con le parole vuote! La verità è che noi abbiamo cominciato l'attacco pacificamente, quando abbiamo cominciato a entrare nella terra. Lo abbiamo fatto perchè eravamo costretti a conseguire per il nostro popolo una vita autonoma, produttiva e ad esso adatta. Ma poiché questa la si può ottenere durevolmente solo con l'accordo con il secondo popolo, tutto dipende dal fatto che il secondo popolo venga da noi convinto con i fatti e non con parole vuote, che il nostro in fondo non è affatto un attacco, e che in questo modo sia preso dal sentimento di una comunità di interesse con no

Ogni colpo che si intende dare al nemico è in realtà un colpo inferto al nostro stesso corpo. Ciò a cui essi mirano è il suicidio; ma non un suicidio come quello di Sansone, che insieme a sé seppellisce tremila filistei, bensì un'insensata distruzione di tutto ciò che generazioni piene di abnegazione avevano fatto crescere con il sacrificio delle loro forze vitali. Chi uccide come essi fanno, uccide il suo proprio popolo.

Noi abbiamo bisogno di lavoratori della terra che non desistono, non di persone che gettano bombe e la cui arte principale è la fuga. Abbiamo bisogno di leader nel lavoro che sanno cosa vogliono e cosa si deve fare; di persone che disturbano l'ordine non abbiamo bisogno; l'ordine che essi disturbano è l'ordine del nostro stesso lavoro.

Dopo il Libro Bianco del maggio 1939 l'Irgun conduce una campagna terroristica contro arabi ed inglesi.

Sembra che in questo nostro insediamento di oggi vi siano alcuni giovani che immaginano di essere Sansoni. Come gesta degne di Sansone vengono identificate da costoro: mettere minedavanti a veicoli in cui siedono persone sconosciute, innocenti e disarmate, far saltare abitazioni in cui vivono famiglie qualsiasi, innocenti e inermi, e altre cose del genere. [..] A questo siamo arrivati

La potenza non è, come ha affermatoun grande storico (Jacob Burckhardt) cattiva, essa è nel più profondo innocente come presupposto essenziale per l'azione umana. La volontà di potenza, che non cerca l'effetto di una potenza avente 'in sé, in tale stessa volontà, la sua origine, ma soltanto il conseguimento, la produzione di potenza, è problematica. Diverrà distruttiva non quella volontà di potenza che ricerca la potenza, ma quella alla quale interesserà essere 'più potente di'.

Il Parlamento controllore di sé stesso

25.09La notizia è questa. Martedì 23 settembre dalle 12 il Parlamento è tornato a riunirsi in seduta comune per cercare di eleggere due giudici della Corte Costituzionale. Anche la quattordicesima votazione è andata a vuoto. Nessuno dei due candidati, Donato Bruno (area Forza Italia) e Luciano Violante (area partito democratico), ha raggiunto il quorum richiesto.

Apparentemente l'opinione publica è messa di fronte all'ennesima prova di inefficienza del Parlamento italiano. Ma, riflettendo un poco sulla questione, si scopre che, in questo caso, il vero punto di crisi o, se si vuole, la linea di faglia, su cui si deve misurare l'operato della classe politica è il curriculum delle persone proposte per l'alta carica.

A provocare perplessità, o a fare scandalo, non è tanto il numero delle votazioni infruttuose svoltesi per l’elezione parlamentare dei due giudici mancanti al plenum della Corte Costituzionale, quanto l’ostinazione con la quale il Pd e Forza Italia battono la strada di un passato ormai irripetibile, candidando persone troppo immerse nella politica.

Logica vuole che il controllato non sia anche il controllore di sé stesso. Ne segue.

Se è vero che la Corte Costituzionale è l'organo di controllo del Legislatore, la massima della ragione vorrebbe che nessun parlamentare o ex parlamentare sia eletto giudice costituzionale. Mai.

“Luciano Violante è ineleggibile per la Corte costituzionale”. Il giorno della sedicesima fumata nera per l’elezione di due giudici supremi da parte del Parlamento, il Movimento 5 stelle solleva il caso del candidato in quota Pd. “Abbiamo fatto la verifica dei requisiti”, dice il deputato M5S Danilo Toninelli: “dopo aver visto il caso di Teresa Bene che, eletta per il Consiglio superiore della magistratura, è stata subito esclusa. E abbiamo scoperto che il nome di Violante non rispetta le condizioni previste dalla Costituzione”.
All’articolo 135 della Costituzione si legge che: ”I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio”. Questo secondo i 5 stelle basta per escludere di fatto, sia sotto il profilo sostanziale che sotto quello formale, Luciano Violante: “Per prima cosa”, spiega Toninelli a ilfattoquotidiano.it, “non è mai stato magistrato di giurisdizioni superiori (Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti o Corte costituzionale), né avvocato. Inoltre lui è stato ma non è più professore ordinario di università in materie giuridiche. Infatti la legge per quest’ultimo caso non specifica l’opzione ‘anche a riposo’. Motivo per cui lui è automaticamente fuori dai giochi”. Violante risulta professore ordinario fino al 2009 presso l’Università di Camerino, anno in cui va in pensione come conferma l’ateneo a ilfattoquotidiano.it. Ma anche precedentemente, risulta essere stato in aspettativa da parlamentare. “È vero”, specifica il deputato, “che alcuni giudici della Corte, anche tra quelli attualmente in attività, non erano in ruolo quando sono stati eletti: ma essi sono professori emeriti, ovvero ordinari che abbiano prestato almeno venti anni di servizio nella qualifica e in virtù di tale titolo essi continuano a svolgere attività didattica e coordinare progetti di ricerca, cioè l’attività propria dei professori ordinari di università”. E la carica di professore emerito deve essere conferita da un’università in base a una legge specifica e Violante non risulta averla mai ottenuta. Né dai suoi curriculum ufficiali pubblici risultano altre docenze in corso.

Furbetti cosmopoliti e orgoglio italiano

09.09In una nota diffusa nella serata di ieri, Diego Della Valle ha attaccato Sergio Marchionne per le dichiarazioni al Forum Ambrosetti di Cernobbio.

Noi italiani non dobbiamo permettere a questi furbetti cosmopoliti di prenderci in giro in questo modo, sicuri di farla sempre franca. Cominci a pagare le tasse in Italia dove le pagano i lavoratori Fiat. Marchionne che vuole dare lezioni a noi italiani su cosa e come dobbiamo fare per sottolineare il suo orgoglio italiano è una cosa vergognosa ed offensiva. Sono dieci anni che fa annunci e promesse a vuoto agli italiani e ai suoi dipendenti, facendo invece sempre e solo i fatti suoi e dei suoi compari.
Di persone come Marchionne, gli italiani che vivono una crisi tremenda, ne fanno volentieri a meno. Speriamo che lo capisca anche lui e non salga più in cattedra per dare insegnamenti non richiesti. L’Italia è piena di imprenditori seri, grandi e piccoli, che amano i loro prodotti e che sono veramente orgogliosi di essere italiani e lo dimostrano tutti i giorni con i fatti. Occupiamoci di loro che se lo meritano veramente.

Mi sento di sottoscrivere senza riserve le parole di Diego Della Valle e immagino che la maggioranza degli italiani sia d'accordo con il patron della Tod's. Non si possono dare lezioni di comportamento agli italiani e pagare le tasse in Svizzera.

Intendiamoci, non si tratta solo di un problema deontologico, ma riguarda la struttura stessa della governance della globalizzazione a cui l'élite economica mondiale, di cui Sergio Marchionne fa parte, dovrebbe prestare più attenzione.

Nessuna rappresentanza senza tassazione

Il principio No taxation without representation esprime l’idea di un collegamento necessario tra cittadinanza e tassazione, idea che è alla base della giustificazione teorica sia della rivoluzione inglese che della guerra di indipendenza americana.

Il principio nessuna tassazione senza rappresentanza ha un inverso, considerato a volte poco democratico, nessuna rappresentanza senza tassazione che trova la sua giustificazione nella globalizzazione.

Il problema si può porre in questi termini. Il diritto di cittadinanza è correlato alla tassazione. La cittadinanza italiana spetta solo a chi paga le tasse in Italia. Chi non paga le tasse in Italia non può avere la cittadinanza italiana anche se fosse nato in Italia.

Il venditore di ombrelli

31.08Da dove sbucano fuori tutti questi venditori di ombrelli? A leggere le cronache dei quotidiani locali, il venditore di ombrelli sta diventando sempre più un serio problema di ordine publico.

Padova, 31 marzo 2013. Prosegue la caccia ai venditori di ombrelli che importunano i cittadini mentre fanno compere in Piazza delle Erbe, dei Frutti e dei Signori. La task force - composta da cinofili della questura, poliziotti di quartiere e vigili urbani - ha identificato dieci rumeni. Sette sono stati multati per accattonaggio - dovranno pagare 50 euro ciascuno - e due per commercio abusivo. Si tratta di venditori di ombrelli, che hanno cercato di trasformare in business il perdurante maltempo.

Perugia, 28 marzo 2014. Multato per concorrenza sleale un venditore di ombrelli. Ieri pomeriggio sono stati effettuati ad Elce servizi straordinari di controllo del territorio disposti dal Questore e coordinati dal Commissario Capo con l'utilizzo di operatori delle Volanti e del Posto di Polizia Centro Storico e con l’ausilio di agenti del Reparto Prevenzione Crimine. Durante l’attività, è stata altresì elevata una contravvenzione, con l’ausilio della Polizia Municipale, di 5.164 euro e sono stati sequestrati 15 ombrelli ad un venditore ambulante bengalese, il quale ne faceva commercio in assenza della prescritta autorizzazione.

Sanremo, 1 febbraio 2012. Lotta dura ai venditori d'ombrelli, 2000 euro di multa e 95 pezzi sequestrati. Gli ombrelli saranno devoluti in beneficenza alle Onlus sanremesi.

Rimini, 24 Aprile 2014. Mercoledì 23 aprile gli Agenti in borghese hanno setacciato l'area del mercato. Un venditore senegalese è stato sanzionato per 5100 euro per vendita di ombrelli contraffatti.

Venezia, 23 agosto 2014. Con il maltempo i venditori abusivi ripiegano sugli ombrelli. La polizia municipale di San Marco e Cannaregio ha sequestrato 541 ombrelli.

Bologna, 24 luglio 2014. "Pattuglione" sotto la pioggia della Polizia di stato: presi 11 venditori di ombrelli a Cesenatico.

Sanremo, 29 aprile 2013. Crociata contro i venditori di ombrelli. Blitz della polizia municipale contro i venditori abusivi di ombrelli alla vecchia stazione di Sanremo

Como, 1 luglio 2014. Picchiato e rapinato un venditore di ombrelli. Vendeva ombrelli quando due ragazzi di sedici e diciannove anni lo hanno aggredito picchiandolo per rapinarlo dei soldi che aveva con sé, circa 120 euro.

Una società fondata sulle Onlus che riduce una parte dei suoi membri nella necessità di vendere ombrelli, una società che spreca la disponibilità di lavorare di una parte cospicua dei suoi membri non può sopravvivere, ma soprattutto non merita di sopravvivere.

Nessuno ha più bisogno dell'edicola?

16.08Negli ultimi anni, anche a causa della crisi economica, il paesaggio urbano, fatto di vetrine illuminate, di negozi, di insegne e del fervore delle attività commerciali, si è modificato. Parlo di Genova, ma immagino che il fenomeno riguardi molte città italiane.

Non si tratta solo della normale obsolescenza e rinascita delle attività di vendita, che è sempre stata accompagnata dalla chiusura e riapertura di negozi, ma di un fenomeno più complesso, in conseguenza del quale alcune attività, in precedenza mai toccate dalla crisi, sembrano destinate ad essere permanentemente ridimensionate. Si tratta di qualcosa di strutturalmente diverso e probabilmente irreversibile. Mi riferisco in particolare alle edicole ed alle banche.

Qui mi occuperò delle edicole

Sul Washington Post è uscito un articolo di Paul Fahri in occasione della chiusura, dopo 25 anni di attività, dell'edicola One Stop News a pochi isolati dalla Casa Bianca. La constatazione davanti a cui ci pone l'articolista è che non abbiamo più bisogno di posti come One Stop News.

So we don’t need places like One Stop News, the fluorescent-lit haven of glossy stock a few blocks from the White House on Pennsylvania Avenue NW, right at the gateway to George Washington University.

Con l'avvento della rivoluzione digitale nessuno ha più davvero bisogno di un'edicola. Nessuno è più costretto ad andare in edicola per essere informato for the latest on our shared trauma (“Japs Bomb Pearl Harbor!”) and daily dramas (“Nab Three in Fed Red Scare”)

L'unico modo rimasto per andare in edicola - dice Brian Keaveny, gestore di One Stop News, lasciandosi andare all'emozione - è volerci andare.

He looks at his shop, and this is about as emotional as he lets himself be: “No one comes here because they have to. They come here because they want to.”

Ma per andare volontariamente in qualche luogo occorre che in quel luogo ci sia qualcosa che desideriamo. E nelle edicole non c'è più nulla di realmente desiderabile per le nuove generazioni.

In Italia la situazione non sembra migliore. In pochi anni sono stati persi diecimila posti di lavoro senza ammortizzatori sociali e probabilmente non è finita qui. Il numero di edicole tradizionali è ancora troppo grande per l'utenza attualmente esistente. La richiesta di carta stampata si è ridotta e, con ogni probabilità, si ridurrà ulteriormente nei prossimi anni. I quotidiani, nel loro complesso, vendono poche centinaia di migliaia di copie e sopravvivono grazie ai proventi non direttamente legati all'attività giornalistica.

Per poter sopravvivere, le edicole sono destinate a cambiare radicalmente pelle diversificando l'attività. Quali servizi utili alla comunità può svolgere l'edicolante che non siano la vendita di ombrelli e Gratta e vinci?

Se l'orlo delle gonne è un indicatore economico ...

Se la misura delle gonne delle donne è un indicatore economico, allora la recessione sta finendo anche in Italia. Ma non bisogna ingannarsi, ciò non vuol dire che la decadenza strutturale del Paese si sia fermata.

La leggenda metropolitana vuole che l'orlo delle gonne sia correlato con l'economia. In tempi di crisi l'orlo si muove verso il pavimento (diminuisce), quando l'economia è in espansione le gonne si accorciano e l'orlo aumenta.

Nelle società dove l'abbigliamento esprime lo stato d'animo delle persone, si può lecitamente pensare che l'accorciarsi delle gonne sia il segno di una maggiore propensione all'accoppiamento. Poiché si deve ritenere che la donna sia più sensibile alle variazioni delle condizioni economiche in ragione della cura della prole è evidente che una maggiore propensione all'accoppiamento indichi una situazione economica che è migliorata o sta migliorando.

Questa è, se si vuole, la logica soggiacente alle osservazioni che, a partire dai lavori di George Taylor, sono state fatte sulle correlazioni tra abbigliamento femminile e congiuntura economica.

Un recente studio condotto da due ricercatori dell'Università di Rotterdam, Marjolein van Baardwijk e Philip Hans Franses, ha convalidato l'intuizione di Taylor.

Abbiamo raccolto i dati mensili sull'hemline, per il periodo 1921-2009 e li abbiamo confrontati con la cronologia NBER del ciclo economico. Il risultato conferma la leggenda metropolitana, ma con un ritardo di circa tre anni. Pertanto, l'attuale crisi economica prevede gonne lunghe intorno al 2011 e 2012.

Una possibile spiegazione del ritardo di circa tre anni tra situazione economica e lunghezza delle gonne sta nel fatto che, non esistendo dati statistici diretti sull'hemline reale, la ricerca è stata condotta confrontando alcune riviste di moda. Naturalmente la moda di cui le riviste danno conto è stata progettata qualche anno prima della loro publicazione e quindi esprime la situazione economica del momento in cui è stata progettata. Ma l'intervallo può essere anche maggiore, poiché il lavoro dello stilista che recepisce a sua volta lo stato d'animo femminile del momento e deve trasporlo in un atto creativo può essere più lungo.

04.08

Dans les affaires qui derivent des contrats civils, la loi ne doit point donner la contrainte par corps parce qu'elle fait plus le cas de la liberté d'un citoyen que l'aisance d'un autre, mais dans les conventions qui derivent du commerce la loi doit faire plus de cas de l'aisance publique que de la liberté d'un citoyen, ce qui n'empeche pas les limitations et les restrictions que peuvent demander l'humanité et la bonne police.

03.08Secondo Mealey gli psicopatici possono essere sensibili a punizioni certe... Tutti sono sensibili a punizioni certe, è la certezza della pena che non è mai certa.

02.08

Di avviso completamente diverso era Carlo Cattaneo, il quale aveva pubblicato negli ultimi mesi del 1840 sulle pagine del suo Politecnico un saggio dal titolo Di varie opere sulla riforma carceraria, nel quale, dopo aver passato in rassegna le principali opere edite in Europa sul problema della riforma carceraria tra il 1830 ed il 1840, aveva preso nettamente posizione a favore dell'isolamento continuo, essendo egli convinto che solo attraverso l'applicazione di questo metodo detentivo si sarebbe potuto porre un argine realmente efficace alla promiscuità dei detenuti, causa principale della loro ulteriore corruzione; a suo avviso, inoltre, la solitudine continua spingeva alla riflessione, rendendo piacevole e ben accetto il lavoro, di qualunque tipo si trattasse, senza necessitare di alcuna forma di imposizione, incutendo infine nei reclusi un timore talmente forte da scoraggiarli dal compiere nuovamente atti criminosi. [10]

EITC

01.08EITC di fatto è una traslazione si risorse dal settore publico direttamente alla proprietà di alcune attività produttive.

L'invenzione del credito di imposta per i redditi di lavoro Negli Stati Uniti, le obiezioni alla proposta di imposta negativa sul reddito hanno condotto a una formulazione diversa, che richiedeva ai beneficiari non di cercare lavoro ma di percepire dei redditi. Il credito d'imposta sul reddito di lavoro (Earned income tax credit o Eitc) è stato proposto dal senatore democratico Russell Long nel 1975 come un miglioramento dell'imposta negativa sul reddito.

Si tratta di un'aliquota negativa, e non di un'intercetta negativa; si deve avere un reddito (come pure un figlio, per dimostrare ulteriormente di meritare una riduzione di imposta) per pagare un'imposta negativa. Così, l'invenzione evitava di inquadrare una facilitazione fiscale come un dono per non fare nulla Non era più possibile evitare completamente il lavoro e godere del beneficio dell'imposta negativa; il beneficio, invece, prendeva una forma nuova consistente nel consentire alle persone con redditi molto bassi di tenere più del 100% del loro reddito. Inizialmente, il massimo che si poteva ricevere dal goveno a titolo di Eitc erano solo 400 dollari all'anno. Ma, sotto l'amministrazione di Bill Clinton, l'Eitc è stata aumentata sostanzialmente: nel 2000 una famiglia che guadagnava un reddito di 10.000 dollari pagava un'imposta sul reddito di 3888 dollari negativi.

Analoghi crediti d'imposta sono stati adottati da altri Paesi. La Nuova Zelanda ha riformato i propri programmi sociali su linee simili nel 1990. Nel 1993 il Canada ha adottato una versione più radicale dell'Eitc, che avvantaggia le famiglie povere senza lavoro con figli così come quelle che guadagnano un reddito. Nell'aprile 2000, il Regno Unito ha adottato un credito di imposta per le famiglie che lavorano (Working families tax credit, Wftc) modellato sull'Eitc, riconfezionando il precedente credito alle famiglie come un credito di imposta piuttosto che come prestazione del welfare. Il Wftc, a sua volta, è stato copiato in Belgio. Nel 2001 il Council Of Economic Experts del CeSifo ha raccomandato che l'Unione Europea adotti una forma di Eitc modificata per accordarsi con la raccomandazione dell'Ue del 1992 sul reddito minimo garantito per tutti gli europei; la proposta prevedeva un Eitc europeo con l'aggiunta di un piccolo reddito garantito per non lavoratori.

Perché non abolire il CONI?

24.06La notizia della nomina di Sergio D'Antoni a presidente del Coni in Sicilia è di quelle che inducono a riflettere sul funzionamento del sistema politico italiano. Così l'articolo del Corriere della Sera.

In mancanza di una poltrona in Parlamento qualunque seggiola va bene. Come spiegare altrimenti la scelta di Sergio D’Antoni, ex potente segretario della Cisl, ex sottosegretario nel governo Prodi, ex deputato nazionale, ex consigliere regionale in Sicilia e da sabato nuovo presidente siciliano del Coni? Dopo essere stato sonoramente sconfitto alle ultime elezioni politiche, non riuscendo a passare le primarie interne al Pd, ora l’ex paladino della concertazione ha scelto di vincere facile.

Sergio D'Antoni - 68 anni ed una brillante carriera politico-sindacale alle spalle - secondo i criteri introdotti dal Governo guidato da Matteo Renzi per il rilancio del Paese dovrebbe andare in pensione e lasciare il posto ad un disoccupato senza reddito. Ma in Italia è ovvio che non sia così.

Spero lo si comprenda, il riferimento concreto ad una persona fisica, in questo caso Sergio D'Antoni, è del tutto casuale, e si deve intendere semplicemente come esempio. Esempio di un costume, o, se preferite, di un malcostume, assai diffuso nella classe politica italiana.

Ma il caso D'Antoni diventa del tutto irrilevante se paragonato al caso CONI. Ma prima cerchiamo di capire che cosa sia il CONI, perché le sorprese non mancano.

Tremonti e la finta privatizzazione del CONI

Il CONI, acronimo di Comitato Olimpico Nazionale Italiano, nato esattamente 100 anni fa, il 10 giugno 1914, è un ente di diritto pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali e si occupa di sport, per intenderci, dalla canoa agli scacchi.

Attualmente al CONI è rimasto esclusivamente il compito di disciplinare e regolamentare l'attività sportiva, oltre a qualche altra attività marginale come bandire un concorso letterario o publicizzare i discorsi del suo presidente, poiché le attività gestionali sono state scorporate e messe in carico ad una SpA.

Si tratta di un brillante artifizio contabile dell'allora ministro Tremonti che ha generato, come effetto secondario, la sostanziale duplicazione di un ente inutile in due enti inutili : il primo il CONI - ente publico - il secondo la CONI Servizi - società per azioni.

Prendiamo CONI Servizi, partecipata al 100 per cento dal MEF. Questa società è senza ombra di dubbio uno dei più grandi capolavori della finanza pubblica italiana. Creata nel 2002 per mettere fuori bilancio (cioè, per nascondere) alcuni costi del CONI, ha generato a sua volta solo ulteriori debiti.

La storia del nuovo CONI, viene così sintetizzata da Pasquale Coccia, in uno dei pochi articoli interessanti sull'argomento leggibili sul web.

Coni Servizi viene istituto, con la legge n. 8 dell'8 agosto 2002, per volere dell'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Obiettivo: consentire al Coni di appianare 400 milioni di debiti attraverso la vendita di beni immobili ritenuti poco strategici e di impianti sportivi. Non solo. Per alleggerire le spese del Comitato olimpico, Coni Servizi ha provveduto ad assorbire circa mille dipendenti per poi scaricarli sui bilanci delle federazioni sportive. E ancora. Sempre a Coni Servizi è stata affidata la gestione dello stadio Olimpico di Roma e la possibilità «di partecipare ad altre società, consorzi, associazioni e altri organismi dei quali potrà promuovere la costituzione». Insomma, mani libere. Purtroppo però i conti non tornano. Di quei 400 milioni di rosso del 2003 ne restano ancora in bilancio 60. E soprattutto il Coni non è stato in grado di autofinanziarsi: il comitato olimpico continua infatti a percepire finanziamenti pubblici pari a 450 milioni annui. Anzi, è lo stesso Coni a finanziare Coni Servizi: 179 milioni nel 2003, 175 nel 2004, 167 nel 2005 e 185 nel 2006. Ma le sorprese non sono finite qui. Per un lavoro che non ha prodotto alcun risultato tangibile, Coni Servizi - quindi il Coni, quindi i contribuenti - versa annualmente nelle tasche dei cinque membri del suo consiglio di amministrazione - per quattro sedute in dodici mesi - 40mila euro l'anno cadauno.

E qui ritorniamo all'articolo di Roberto Perotti sui manager publici.

Incredibilmente, presidente e AD di CONI Servizi furono per molti anni, e fino a pochi mesi fa (quando è cambiata la dirigenza del CONI) Giovanni Petrucci e Raffaele Pagnozzi, che erano rispettivamente il presidente e il segretario generale del CONI! Un modo molto semplice, ma non molto sottile, per aggiungere uno stipendio, che nel 2012 è stato di 194.000 e 336.000 euro rispettivamente.

E qui il commento ironico di Pasquale Coccia.

Un'ultima chicca: il compito primario del presidente di Coni Servizi, come si legge nella definizione delle competenze attribuite a ogni organo della società, è di «curare i rapporti istituzionali con il Coni». Petrucci, dunque, dovrebbe curare i rapporti con se stesso, visto che si trova nella duplice veste di presidente del Coni e di Coni Servizi spa. Un evidente conflitto di interessi e mancanza di trasparenza che la Corte dei Conti aveva, fra l'altro, rilevato già nel 2005.

La Corte dei Conti ha fatto dei rilievi sull'inopportunità del doppio incarico? Nessun problema. Il Governo provvede immediatamente... revocando i doppi incarichi? Ma no, cosa avete capito, istituzionalizzandoli!

All'articolo 8, comma 4, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, dopo il secondo periodo e' inserito il seguente: "Al fine di garantire il coordinamento e la sinergia delle funzioni della societa' con quelle dell'ente, le rispettive cariche di vertice possono coincidere".

Ancora una osservazione sulla legge istitutiva della CONI Servizi SpA. A mio avviso, nella formulazione legislativa adottata il trasferimento di proprietà dei beni immobili publici alla CONI Servizi SpA non è corretto.

Infine voglio ricordare che la regolazione, in termini generali, anche dello sport, è compito esclusivo del Legislatore e non può essere demandata a nessun altro organo dello Stato. Se invece per regolazione si intende qualcosa che eccede il compito del Legislatore, allora non può e non deve essere riservata ad un ente con funzioni publiche, ma deve essere lasciata alla libera contrattazione dei singoli individui e all'attività delle private associazioni di cittadini. Quindi il CONI potrebbe essere una, ma non l'unica, fra le tante, associazioni di cittadini, o federazioni di associazioni di cittadini che si occupano di sport.

Tutto questo dovrebbe indurci a porre una domanda al Legislatore: Perché non abolire il CONI?

La guerra del latte

19.06Il latte è un alimento economicamente importante e l'industria da molti decenni ne ha monopolizzato la distribuzione. Negli ultimi anni il miglioramento delle condizioni igeniche nell'allevamento bovino e lo sviluppo della tecnologia del freddo hanno consentito la distribuzione diffusa sul territorio italiano di latte crudo direttamente dal produttore a costi concorrenziali con l'industria. Ciò ha provocato il tentativo di screditare l'uso del latte crudo con una informazione non corretta. Di conseguenza quando mi capita di leggere un articolo come quello di Elena Meli sul sito web del Corriere della Sera mi sorge istintivamente un dubbio: Si tratta di vera informazione o di publicità occulta?

La notizia parte dalla publicazione sugli Annals of Family Medicine di uno studio comparativo sulla digestione del latte crudo e del latte pastorizzato in individui intolleranti al lattosio. Lo studio, condotto da alcuni ricercatori dell'università di Stanford, vuole determinare se il latte crudo riduce il malassorbimento del lattosio ed i sintomi di intolleranza al lattosio rispetto al latte pastorizzato e si riferisce esclusivamente a questa tipologia di intolleranza, che pur essendo la più frequente non è l'unica.

Peraltro, studi precedenti avevano dimostrato che lo yogurt prodotto con latte crudo riduce il malassorbimento del lattosio rispetto allo yogurt pastorizzato. Questi risultati non sono stati confermati per il latte crudo. Nel complesso lo studio non ha fornito alcuna prova che il latte crudo sia meglio tollerato dagli adulti positivi per malassorbimento di lattosio, sia oggettivamente che soggettivamente. Una possibile spiegazione della differenza risiede nella maggiore viscosità dello yogurt che prolungando la durata della digestione consente alla microflora di idrolizzare il lattosio nell'intestino tenue per un tempo maggiore.

La notizia quindi è questa: lo yogurt prodotto con latte crudo non trattato riduce il malassorbimento del lattosio, rispetto all'analogo prodotto pastorizzato, mentre il latte crudo no. Fin qui la notizia nella sua oggettività. Con l'ovvia riserva che trattandosi di ricerche scientifiche vale sempre l'assioma di Popper.

Ma è il commento alla notizia a lasciare perplesso il lettore, perché induce a considerare il latte crudo un prodotto qualitativamente inferiore al latte industriale, mentre è lapalissiano che, anche dal punto di vista igenico, il latte crudo dopo essere stato portato ad una temperatura vicina all'ebollizione è perfettamente analogo al latte pastorizzato perché è latte pastorizzato!

«Non si vede perché [dovrebbero esserci delle differenze tra latte crudo e pastorizzato] visto che entrambi contengono quantità analoghe di lattosio - commenta Andrea Ghiselli, ricercatore del Centro per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura di Roma -. Peraltro, anche se fosse stato dimostrato il contrario, non sarebbe comunque consigliabile bere latte crudo per i rischi che comporta: può avere, infatti, una carica batterica non indifferente, che può provocare infezioni alimentari anche gravi (nonostante i controlli veterinari imposti dalle normative è infatti praticamente impossibile, secondo gli esperti, garantire l’assenza di germi, che possono contaminare il prodotto al momento della mungitura o dopo, ndr). Se si è intolleranti, è molto più semplice e sicuro acquistare il latte senza lattosio. Chi non ha problemi a bere latte e vuole quello non pastorizzato perché costa di meno o ne preferisce il gusto, deve ricordarsi di bollirlo sempre prima di consumarlo: solo così si eliminano i pericoli». In Italia, secondo il sito Milkmaps, i distributori di latte crudo alla spina sono 1326. I sostenitori ritengono che sia più ricco di sostanze nutritive ma il processo di pastorizzazione incide soltanto sulla quantità di vitamine ed enzimi, che peraltro in una dieta equilibrata possono essere assunti da altri alimenti; i livelli di minerali, proteine e zuccheri sono invece uguali in entrambi i tipi di latte.

In Italia esiste l'obbligo di riportare nell’etichettatura del latte crudo la dicitura da consumarsi previa bollitura introdotto nel 2008 con Ordinanza del Ministero della salute ed esteso con Decreto legge n. 158 del 12 dicembre 2012 – G.U. del 29 gennaio 2013, n. 24.

Occorre però ricordare che la pastorizzazione del latte è una pratica consueta fra i consumatori da oltre un centinaio d'anni, e l'impostazione data dal Legislatore non sembra del tutto imparziale.

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Duchamp

18.06

Nel 1913 ho avuto la felice idea di fissare una ruota di bicicletta su uno sgabello da cucina e di guardarla girare. Qualche mese dopo ho comprato una riproduzione a buon mercato di un paesaggio serale d'inverno, che ho chiamato Pharmacie dopo aver aggiunto due piccoli tocchi, uno rosso e l'altro giallo, sull'orizzonte. A New York, nel 1915, acquistai da un ferramenta una pala da neve sulla quale scrissi: In advance of the broken arm. E più o meno in quel periodo che mi venne in mente il termine readymade per indicare questa forma di manifestazione.

C'è un punto che voglio stabilire molto chiaramente: la scelta di questi readymade non fu mai dettata da un qualche diletto estetico. La scelta era fondata su una reazione di indifferenza visiva, unita al tempo stesso a un'assenza totale di buono o cattivo gusto... di fatto un'anestesia totale.

Una caratteristica importante: la breve frase che all'occasione scrivevo sul readymade. Questa frase, invece di descrivere l'oggetto come avrebbe fatto un titolo, era destinata a trascinare lo spirito dello spettatore verso altre regioni più verbali. Talvolta aggiungevo un dettaglio grafico di presentazione: chiamavo questo, per soddisfare la mia propensione per le allitterazioni, readymade aided ("aiutato"). Un'altra volta, volendo sottolineare l'antinomia fondamentale che esiste tra l'arte e i readymade, immaginai un reciprocal readymade ("readymade reciproco"): servirsi di un Rembrandt come asse da stiro!

Molto presto mi resi conto del pericolo che poteva esserci a servirsi indiscriminatamente di questa forma d'espressione e decisi di limitare la produzione dei readymade a un piccolo numero ogni anno. Mi accorsi in quel periodo che, per lo spettatore ancor più che per l'artista, l'arte è una droga che dà assuefazione e volevo proteggere i miei readymade da una contaminazione del genere.

Un altro aspetto del readymade è che non ha niente di unico... La replica di un readymade trasmette lo stesso messaggio; di fatto quasi tutti i readymade esistenti oggi non sono degli originali nel senso usuale del termine.

Un'ultima annotazione per concludere questo discorso da egomaniaco: dato che i tubetti di pittura che l'artista utilizza sono prodotti di manifattura e già pronti, si deve concludere che tutti i quadri del mondo sono dei readymade aiutati e dei lavori di assemblage.

Hobbes e l'ingegneria sociale

15.06

Benché niente di ciò, che fanno i mortali, possa essere immortale, tuttavia, se gli uomini avessero l'uso di ragionare, che pretendono di avere, i loro stati potrebbero essere sicuri almeno dal perire per mali interni ... Perciò, quando essi si dissolvono non per violenza esterna, ma per disordine intestino, la colpa non è degli uomini, in quanto sono la materia, ma in quanto sono i fattori e gli ordinatori di essi.

In questa affermazione sono impliciti i tre aspetti citati della differenza tra modo di vedere classico e moderno. In primo luogo, infatti, la filosofia sociale scientificamente fondata pretende di indicare una volta per tutte le condizioni del corretto ordine dello Stato e della società: le sue asserzioni saranno valide indipendentemente dal luogo, dal tempo e dalle circostanze, e permetteranno, senza riguardo alla situazione storica, una fondazione durevole della vita associata. In secondo luogo, questa traduzione o applicazione delle conoscenze è un problema tecnico: conoscendo le condizioni generali di un corretto ordine dello Stato e della società non c'è più bisogno del saggio agire reciproco degli uomini, ma di una produzione correttamente calcolata di regole, rapporti ed istituzioni. In terzo luogo, di conseguenza, il comportamento degli uomini viene preso in considerazione solamente come materiale: gli ingegneri del corretto ordine possono prescindere dalle categorie del rapporto etico e limitarsi alla costruzione delle condizioni nelle quali gli uomini, come oggetti naturali, sono necessitati ad un comportamento calcolabile. Questa separazione della politica dalla morale sostituisce la guida alla vita buona e giusta con l'intenzione di render possibile il benessere in un ordine prodotto in modo corretto.

Tempo e concetto

14.06Ho sempre cercato di dare una forma nel tempo a quello che scrivo, senza riuscirci. Quando il tempo si spezza anche la coscienza si spezza.

Non c'è unità della coscienza nel tempo che non sia detta o scritta, cioè, che non trovi forma in un concetto. E' solo il concetto che lega le cose nel tempo. Ma il concetto non fa parte della coscienza.

Dare una forma nel tempo a quello che scrivo attraverso dei concetti è il tentativo, vano, di dare unità alla coscienza.

Al pari di Nietzsche, che raccoglie appunti camminando e poi cerca di dar loro una forma, numerandoli, uno accanto all'altro... come se la numerazione assicurasse la continuità della coscienza nel tempo.

Anatomia del disgusto

13.06Il libro di Miller propone alcune interessanti osservazioni sulla relazione tra disprezzo e democrazia.

ho distinto due tipi principali di disprezzo: quello convenzionale, che ha creato e conservato gli ordinamenti e le classificazioni sociali ufficiali, cioè il disprezzo che chi sta in alto nutre per chi sta in basso; e il disprezzo verso l'alto, cioè quello che chi è in basso prova per chi è in alto. Ho ipotizzato un collegamento storico tra il disprezzo verso l'alto e l'interiorizzazione generale degli ideali democratici, e ho suggerito che la democrazia in un certo senso abbia conferito potere a chi sta in basso, da un lato legittimandone il disprezzo per chi sta in alto, dall'altro delegittimando, fino a un certo punto, il privilegio di chi sta in alto di esprimere il proprio disprezzo per chi sta in basso. In altre parole, ho asserito che la democratizzazione abbia implicato dei cambiamenti nell'appropriatezza di certe emozioni. [Miller, p. 207]

Miller parte dalla definizione di Hobbes, invero poco chiara e che sembra coincidere con l'indifferenza se non fosse che Hobbes considera il disprezzo una passione, non una mera assenza di affetto

Si dice che disprezziamo gli oggetto per i quali non proviamo né desiderio, né odio, perché disprezzo non è altro che un'immobilità o una resistenza del cuore nel respingere l'azione di certi oggetti

Secondo Hobbes il disprezzo è una passione che esprime distanza dall'oggetto della passione

Aneddotica l'osservazione di Miller su Orwell e socialismo.

Secondo Orwell era il disgusto che sbarrava la strada al successo del socialismo. Più precisamente la questione non era solo come dovesse superare le cose rivoltanti della classe operaia una sensibilità come quella di Orwell, ma anche come chiunque potesse superare la ripugnanza per quei tipi borghesi attratti dalla causa socialista, che lui descrive come barbuti bevitori di succhi di frutta, nudisti, portatori di sandali, guaritori naturisti, pacifisti, femministe e originali in fatto di dieta. [Miller, p. 210]

Prima di favorire il socialismo, dice Orwell, si deve assumere un atteggiamento definito sul problema terribilmente difficile del classismo [..] Sono i superiori quelli il cui atteggiamento sulla questione di classe renderà quasi impossibile l'adesione al socialismo; l'atteggiamento della classe operaia, per quel che conta, non interferità, a meno che l'offensiva dei tipi borghesi attirati dal socialismo - i bevitori di succhi di frutta e i portatori di sandali - non li allontani. [Miller, p. 210]

L'errore legislativo

09.06Lo svolgimento della campagna elettorale per le elezioni europee ha mostrato impetosamente tutti i limiti del progetto politico del Movimento 5 Stelle. Come dimostra la parabola politica della Lega Nord il rivendicazionismo fine a sé stesso, che sfrutta la rabbia popolare solo per ottenere dei seggi, delle prebende o per soddisfare l'ambizione personale di qualche leader non cambia la politica.

Per questo ho concluso lo scritto precedente argomentando sull'esigenza di valutare l'opportunità di ridurre il numero delle Assemblee legislative a cui ciascun cittadino è sottoposto.

La pletoricità delle Assemblee legislative è argomento sufficiente per giustificarne la riduzione. Il valore di una legge dipende anche dalla sua unicità. Due Assemblee legislative che promulgano una stessa legge sono inutili. Ma non ci si può fermare qui. Il fatto stesso che nessuno degli organi legislativi si sia posto il problema della sovrapposizione delle competenze a cui è soggetto è già un problema.

L'errore legislativo

Altrove cercherò di dare una definizione dell'errore legislativo, qui mi limiterò, per introdurne il concetto, ad esemplificare alcuni casi di studio:

  • Province, dell'abolizione delle Province non si sarebbe mai dovuto discutere dopo l'istituzione delle Regioni. Invece...
  • Amianto, che l'amianto sia un agente cancerogeno è un fatto noto dal 1935. Basta andarsi a leggere il Trattato di oncologia del Bucalossi edito nel 1973. Si, Pietro Bucalossi eletto deputato nel 1948 e anche ministro della Republica. Eppure in Italia l'utilizzazione e la lavorazione dell'amianto sono stati proibiti solo dopo l'ingiunzione della Comunità Europea (Direttiva CEE 477/83) con la legge 257/92. Il ritardo nell'emanazione di una legge sull'amianto è una colpa grave del Legislatore, a cui andrebbero addebitati i costi di questo ritardo. Invece da questo errore legislativo sono scaturiti dei vantaggi clientelari per la classe politica e dei costi aggiuntivi per il contribuente. Il Legislatore ha pensato bene di regalare 7 anni di contributi a spese della collettività a numerose categorie di lavoratori, fra cui c'era anche chi l'amianto non lo aveva mai visto, dimenticandosi però di risarcire chi di amianto era morto. Ma questo non è tutto. Si è creata anche una figura professionale inutile: il censitore di amianto, il cui costo di mantenimento è stato posto a carico della proprietà immobiliare.
  • Pensioni, la riforma pensionistica del 1969 è la madre di tutti gli errori legislativi.
  • Fondazioni bancarie, quando, negli anni novanta, la necessità di fare cassa, ha costretto la classe politica a privatizzare una parte del patrimonio publico la fantasia del Legislatore ha avuto modo di esprimersi liberamente raggiungendo vertici altissimi di truffaldina perfezione. La legge Amato-Carli (218/1990) sulle fondazioni bancarie è un vero e proprio colpo di genio...
  • Grandi eventi, Mondiali di Calcio del 1990, Esposizione Internazionale Specializzata Genova '92 - Colombo '92, Olimpiadi invernali di Torino nel 2006, Giubileo romano del 2000, G8 2001 a Genova, G8 alla Maddalena nel 2009, ed ancora l'Expo 2015 a Milano sono tutti grandi eventi che hanno prodotto mazzette ed i cui debiti i cittadini continuano a pagare ancora oggi. Forse ho dimenticato qualcosa... non mettiamo in mezzo Keynes.
  • Imposta di successione, il capolavoro legislativo di Silvio Berlusconi è certamente l'abolizione dell'imposta di successione durata solo il tempo per consentirgli legalmente di trasmettere le proprie proprietà ai figli senza pagare un centesimo di imposte. Naturalmente Romano Prodi, il cui governo ha ristabilito l'imposta, non ha avuto la coerenza personale di rinunciare ad usufruire di una legge contraria ai suoi principi morali e che avrebbe quindi contribuito ad abolire per gli altri. Come dire: ciò che vale per gli altri non vale per sé stessi. Amato docet.

Mi fermo qui, ma potrei continuare all'infinito elencando la legislazione sugli enti inutili, la Cassa per il Mezzogiorno, tangentopoli e il finanziamento publico dei partiti, la legislazione sugli appalti delle grandi opere, il non profit e la legge Zamagni sulle Onlus, la Rai e così via.

Come di può vedere dagli esempi che ho elencato, l'abilità con la quale il Legislatore italiano riesce a stravolgere a favore di qualche interesse privato ed a spese della collettività ogni atto legislativo è impressionante.

Dietro ad ogni errore legislativo si intravedono, non solo l'incompetenza tecnica del Legislatore, ma anche interessi privati, siano essi personali o di gruppo.

Conclusioni

Stando così le cose, dubito sia possibile semplicemente riformare il modus operandi del Legislatore per riportarlo ad uno standard accettabile di correttezza e di efficienza

Certo, si potrebbe immaginare un'evoluzione del sistema verso la democrazia diretta; oggi tecnicamente possibile anche per nazioni molto grandi e non solo per piccole comunità. Oppure si potrebbe immaginare l'introduzione della responsabilità civile - economica - del Legislatore in caso di errore legislativo, ovvero, anche, per disincentivare il carrierismo e ricondurre la politica ad un più elevato ideale etico, si potrebbe rendere economicamente meno vantaggioso il lavoro politico. Dopotutto chi ottiene una posizione di prestigio vede già abbondantemente soddisfatto il suo desiderio dal riconoscimento publico.

Qualora si voglia seguire questa ipotesi sono possibili due soluzioni: la prima prevede una tassazione aggiuntiva dei redditi, ad esempio 1,2% annuo, per un numero di anni pari a quelli del mandato elettivo svolto; la seconda prevede una maggiore imposta di successione per chi abbia svolto cariche elettive. Entrambe le misure si giustificano facilmente considerando il mandato politico non come un semplice mezzo di arricchimento personale, ma come un servizio reso alla collettività.

Esiste, infine, una soluzione molto più drastica ed in prospettiva migliore. Sostituire i partiti ed il Legislatore, così come oggi noi li conosciamo, con agenzie legislative che offrano, in concorrenza fra loro, ai singoli cittadini del mondo, dei sistemi legislativi predefiniti fra cui scegliere quello a cui aderire.

Perché non voterò più M5S

Nel 2007 sono stato tra i presentatori della lista del Movimento di Partecipazione alle elezioni comunali a Genova.

Partecipazione, democrazia diretta e reddito di cittadinanza erano il nostro programma. Lo stesso programma che Beppe Grillo oggi dice di voler sostenere. Ma, nei fatti, non è così.

Mi spiego. Il M5S ha presentato una proposta di legge per dare un reddito minimo ai disoccupati che si presentano ai centri per l'impiego e accettano di lavorare. Ma questa è la stessa proposta di legge del Partito Democratico e anche dei liberali di Enrico Musso! Non è la legge sul reddito di cittadinanza pensata da Milton Friedman e Philippe Van Parijs.

Se io continuo a chiamare reddito di cittadinanza, come fa Beppe Grillo nei suoi comizi, una proposta che non c'entra nulla col reddito di cittadinanza mi comporto esattamente come Berlusconi e Renzi.

Ma non è finita qui. Avete mai provato a interloquire con il M5S? Io si. Ho provato, senza riuscirci, ad entrare nel programma per esprimere le proprie opinioni sulle proposte di legge. Ho provato a scrivere al blog di Beppe Grillo, ma nessuno mi ha risposto. Ho provato anche a scrivere ai parlamentari del M5S, che pure hanno dei portaborse pagati dalla comunità, ma non è successo nulla. Non mi dite che questa è partecipazione.

Non sarà una gran cosa, ma se scrivo a Renzi o ad uno qualsiasi dei deputati del Pd almeno ottengo una risposta. Non sarà partecipazione, ma almeno è cortesia.

Per questo alle elezioni del 25 maggio 2014 ritirerò la scheda e farò verbalizzare il mio dissenso, come ho già fatto alle ultime elezioni provinciali. Dopotutto tre livelli legislativi - Unione Europea, Stato e Regione - sono troppi.

MP

Postilla

Le elezioni europee del , con la netta vittoria del Partito Democratico di Matteo Renzi (40,8%) dimostrano come il paese sia sostanzialmente conservatore e premi chi occupa il centro dello schieramento politico.

Dimostrano anche, una volta di più, che il sistema democratico consente il cambiamento incruento dei rappresentanti della classe dominante - e questo è un grande pregio - ma non determina, di per sé, alcun reale mutamento nella condizione sociale del paese.

MP

Elezioni europee del 25 maggio 2014
Dato aggiornato al

Elettori: 49.256.169     Votanti: 28.908.004  (58,68%)

ListeVoti%
PARTITO DEMOCRATICO11.172.86140,81
MOVIMENTO 5 STELLE5.792.86521,16
FORZA ITALIA4.605.33116,82
LEGA NORD-DIE FREIHEITLICHEN-BASTA €URO1.686.5566,16
NUOVO CENTRO DESTRA - UDC1.199.7034,38
L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS1.103.2034,03
FRATELLI D'ITALIA - ALLEANZA NAZIONALE1.004.0373,66
VERDI EUROPEI-GREEN ITALIA245.4430,89
SCELTA EUROPEA196.1570,71
ITALIA DEI VALORI179.6930,65
SVP137.4480,50
IO CAMBIO - MAIE48.4500,17
Totale    27.371.747                 
Schede bianche577.8561,99
Schede nulle954.7183,30
Schede contestate e non assegnate 3.6830,01

Uno vale l'altro

Un articolo di Mattia Feltri mette in evidenza le contraddizioni della comunicazione grillina e la distanza tra il dire e il fare.

In questi giorni il presidente della commissione di Vigilanza della Rai, il grillino Roberto Fico, esprime perplessità sui 150 milioni di euro chiesti dal governo alla tv pubblica: «Non rappresentano purtroppo una revisione di spesa ma sono la maschera per svendere parte di Raiway, la società che detiene l’infrastruttura pubblica di trasmissione». Alla presidenza della commissione Fico ci era arrivato perché, disse Grillo un anno fa, la Rai offre «propaganda gratis a spese di tutti i contribuenti italiani che hanno ripianato la perdita di 200 milioni di euro del 2012»

Eppure il programma elettorale del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013 recitava a pagina 7:

  • Un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale,indipendente dai partiti

Importanza di una corretta progettazione

09.01Progettare è una azione che richiede consapevolezza dell'effetto che si vuole ottenere con l'azione. La consapevolezza della progettazione nasce con l'architettura.

Prenderò ad esempio alcuni lavori di sistemazione che il Comune di Genova ha effettuato alla Darsena. Mi riferisco in particolare al rifacimento della passeggiata, alla sistemazione di alcuni giochi per bambini, alla costruzione del mercato del pesce ed alla sistemazione di un edificio galleggiante originariamente destinato ad uffici comunali ed ora utilizzato come museo.

Si tratta di una serie di piccoli interventi edilizi distinti fra loro, ma nel complesso invasivi, che hanno modificato l'aspetto di un luogo destinato originariamente all'attracco ed alla manutenzione delle barche. Questi interventi, slegati da un punto di vista architettonico, hanno lo stesso impatto visivo delle costruzioni abusive.

Il sistema politico

08.01

A parte un breve periodo negli anni venti e trenta [..] la scienza politica ha visto il proprio compito nella scoperta del modo in cui le istituzioni politiche funzionano oggi e di ciò che può accadere nell'immediato domani. Sebbene gli scienziati politici abbiano appreso a criticare il pensiero greco del V secolo per la ricerca pericolosa e addirittura fatale delle condizioni di stabilità che ne è la caratteristica, è una tragedia che la ricerca contemporanea resti anche essa affidata all'indagine di condizioni simili.

Il concetto di potere. Sebbene il concetto di Stato come tale sia stato solo di rada attaccato o respinto direttamente, esso ha dato luogo ad una critica obliqua da parte di una lunga serie di autori i quali vedono che la caratteristica dell'attività politica [..] è il tentativo di controllare gli altri

Il merito ovvio del potere come punto di partenza è che esso identifica un'attività: il tentativo di influenzare gli altri. A prima vista questo gli dà una superiorità sulla descrizione istituzionale della vita politica come Stato.

[Lasswell, Politics: Who, Gets, What, When, How] è dedicato all'esplorazione delle fonti del potere detenuto da un'élite politica. Il suo accento perciò non è sul modo in cui i valori sono distribuiti, ma sul modo in cui l'élite che ha il potere ne fa uso per impossessarsi delle cose desiderate dalla società come la sicurezza, il reddito e il prestigio.

Il declino dell'Italia

07.01Il declino dell'Italia, come potenza industriale, non è reversibile e la ripresa economica non passa attraverso la politica. Non è più sufficiente cambiare visione politica.

Piuttosto che cercare nelle mancate riforme la causa del declino, e dunque interessante capire perché, nonostante le riforme, esso si sia comunque manifestato. La versione sintetica della mia tesi che ho esposto più diffusamente in volume (Senza Alibi. Perché il capitalismo italiano non cresce più, Marsilio, 2012) e che il declino economico italiano sia il frutto dell'assenza di una visione politica compiuta da parte degli schieramenti che si sono contesi e hanno detenuto il potere in Italia dai primi anni Novanta a oggi.

I professori in Francia fanno lezione per i profani

06.01Incastonato in un saggio sul medioevo bizantino troviamo un frammento di sociologia della cultura francese.

Gli studiosi francesi scrivono gli articoli di rivista per i colleghi, ma, è noto, i volumi per il gran pubblico. Questa intenzione giustifica o spiega certe prolissità e non so quale piattezza che spesso si osservano, quasi l'autore si fosse studiato di dissimulare e non di proporre il problema. Il passo da tali opere alla divulgazione è breve; e se due dei maggiori specialisti, tutti e due di nome tedesco, l'uno, G. Schlumberger, tradisce l'aspirazione a richiamare l'attenzione di un publico vasto perfino nel titolo, L'epopea bizantina alla fine del X secolo, il secondo, Ch. Diehl, ha scritto, oltre a volumi di richerche, anche due serie di profili, Figure bizantine, che per la loro stessa impostatura e per la perspicuità dell'esposizione hanno avuto immenso successo in Francia e fuori. E già prima che questi libri uscissero, l'insegnamento del Diehl (si sa che i professori universitari in Francia fanno lezione per i profani) e in genere il nuovo ambiente bizantinologico ebbero influsso su un romanziere, Paul Adam. Io sospetto che questi suoi romanzi, Basile et Sophia e Irène et les eunuques (gli eunuchi in questa letteratura sono sempre in prima fila) abbiano dato l'avvio al D'Annunzio.


05.01Prendo spunto da un articolo di Stefano Sansonetti per fare alcune considerazioni sui servizi di consulenza per gli enti publici. Naturalmente se un ente deve costruire una casa dovrà affidarsi ad un'impresa, così pure se deve progettarla, ma c'è un ambito nel quale l'ente non può affidarsi ad altri se non venendo meno alla propria missione. Cosa dire quando oggetto delle consulenze sono competenze che dovrebbero statutariamente far parte dei compiti degli enti publici? Da una parte si dimostra l'inutilità dell'ente publico e dall'altra si modifica surrettiziamente il sistema democratico. Questo è il quesito che si pone.

Il potere della multinazionale della consulenza Kpmg, in Italia, non sembra proprio conoscere sosta. Si prenda l’ultimo affare messo a segno in ordine di tempo. Nei giorni scorsi la società si è aggiudicata un superappalto del Tesoro per il servizio di consulenza a beneficio delle regioni alle prese con i piani di rientro dal deficit sanitario. Un vicenda in cui ballano miliardi di euro di buchi di bilancio in cui rischiano di sprofondare sette regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte e Sicilia. Il valore stimato della consulenza, assegnata a ridosso di Natale proprio alla Kpmg (in compagnia di Pricewaterhouse Coopers ed Ernst&Young), è di 38 milioni di euro (pagati dalle regioni). E non è la prima volta.

La Consip, società del Tesoro che ha curato la procedura, già nell’ottobre del 2011 aveva assegnato lo stesso servizio sempre a Kpmg. Si tratta di un bis, quindi, che fa capire come ormai in Italia la questione dei debiti sanitari passi non solo dalle mani delle regioni, ma anche (e forse soprattutto) da quelle della multinazionale della consulenza. Del resto basta andare a leggere il capitolato tecnico per rendersi conto dei poteri che la società avrà ancora una volta in mano. Il servizio, infatti, consiste nel “supportare le regioni nelle attività connesse al raggiungimento degli obiettivi di risanamento dei conti, riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sanitari interessati”. Tra le attività di consulenza, per entrare più nel dettaglio, ci sono “le procedure di ricognizione e riaccertamento dei debiti sanitari pregressi, di certificazione, di gestione amministrativa e contabile delle risorse derivanti dai prestiti sottoscritti”. Insomma, inutile girarci intorno: Kpmg farà un po’ di tutto. Esattamente come accade all’interno di molti altri enti e società pubbliche. Sono in tanti, infatti, ad affidarsi alla multinazionale guidata in Italia da Franco Masera [..] Per esempio c’è la Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Tesoro, che nei mesi scorsi ha versato alla società 4,5 milioni di euro per servizi come “indagini di natura patrimoniale e finanziaria”, “redazione di perizie” e “supporto nelle valutazioni richieste dai principi contabili internazionali”. Di più, perché la Kpmg ha di fatto dedicato un suo uomo, Alessandro Carpinella, alle attività della strategica Cassa.

E che dire dell’Inps? Da un documento di Kpmg pubblicato nel 2011 si apprende per esempio che il gruppo ha sviluppato per l’ente previdenziale “un supporto nella gestione e controllo dei fondi per il welfare”. Senza contare che la multinazionale nel marzo scorso si è aggiudicata un lotto di un superbando Inps (che complessivamente valeva 170 milioni di euro) per un servizio di manutenzione del software applicativo dell’ente presieduto da Antonio Mastrapasqua.


04.01

Ne La costruzione della realtà sociale John Searle [..] sposta la sua ricerca filosofica dallo studio della mente allo studio delle strutture ‘invisibili’ delle società umane, esaminando la struttura di quelle parti del mondo che sono eventi fattuali solo per convenzioni umane - creazioni dell'uomo come la moneta o il matrimonio. Questo tipo di fatti hanno un'esistenza ‘oggettiva’ solo perché noi stabiliamo la loro esistenza e costituiscono il mondo della realtà sociale. Questo lavoro prova a fare chiarezza sulle caratteristiche di queste istituzioni e sulla loro logica di fondo.

L'indagine sulla realtà sociale inizia per Searle da quella distinzione già tracciata nel suo precedente Atti linguistici (1969), tra "fatti bruti", che esistono indipendentemente dal linguaggio, e "fatti istituzionali", ossia quei fatti la cui esistenza è legata alla volontà degli uomini di ‘istituirli’. In questa prospettiva, le strutture e i fenomeni che caratterizzano la società non hanno una realtà intrinseca: sono "fatti" solo perché gli uomini si accordano per la loro esistenza, ossia perché "credono" alla loro esistenza. La realtà dei fatti naturali, dei fiumi o degli atomi, è indipendente dalle nostre rappresentazioni, mentre cose come famiglia e proprietà privata, diventano reali in seguito a convenzioni che gli uomini stabiliscono tra loro. Il potere dei governi è un potere concreto ed effettivo, ma, a differenza del potere delle correnti marine o dei terremoti, esiste soltanto perché gli uomini ne riconoscono l'esistenza e conformano a questi poteri e a queste realtà sociali la propria condotta.

In questo testo si intende giustificare la presenza dell’ente Società (per altro mai definito in modo adeguato), riconducendone l’origine ad allettanti e misteriose categorie filosofiche e istituendo un apparato teorico troppo sottile ed evanescente però per lo scopo.


03.01L'economista Herbert Scarf ha mostrato come, nel caso di mercati con più di due beni che abbiano prezzi tra loro interdipendenti, la mano invisibile non può esistere.

Neutralizzazione della politica

02.01

Nessuno dubita del fatto che la politica esista ancora. Ma, certo, la sua fisionomia è profondamente cambiata. Essa non attiene più — almeno in apparenza — al campo della decisione. Essa provvede a portare a compimento ciò che non si può fare a meno di fare. È molto difficile, oggi, trovare un politico — o un partito, o un movimento, o una forza — che perseguano l'obbiettivo che hanno deciso di perseguire. Piuttosto, quello che non si può evitare di fare — perché così vuole la legge, perché cosi vogliono i trattati, perché così suggerisce la scienza, o la globalizzazione o lo sviluppo economico ecc.

Paradossalmente — ma non troppo — questo non conduce alla fine del conflitto. Anzi, il conflitto è — almeno in apparenza — più aspro di prima. Non riguarda più, quasi mai, i fini da perseguire; bensì piuttosto i mezzi con cui perseguirli. E il cambiamento forse più eclatante riguarda l'individuazione di sé e dell'avversario (se non vogliamo dire "nemico"). Una volta c'erano distinzioni nette e chiare, o da una parte o dall'altra. Ora l'epoca dei muri è finita — e questo è un bene. Ma la conseguenza è uno stato di mobilitazione totale tipico delle epoche di transizione — quello che chiamiamo globalizzazione. Se non ci sono più muri, il mio avversario non è detto che stia dall'altra parte. E, del resto, dov'è l'altra parte? Non c'è più linea di fronte. Il nemico può darsi che mi stia accanto, o addirittura alle spalle. Non è un alieno, ma è massimamente simile a me. Vien fatto di pensare a ciò che storia sacra e storia profana insegnano; a come il "conflitto" viene simbolicamente immaginato attraverso i fratricidi con cui iniziano sia l'una sia l'altra.

Se da una parte la politica sembra attuarsi attraverso il diritto, dall'altra il diritto pare realizzarsi sostituendosi alla politica. I poteri "neutri" si politicizzano (ma non solo i magistrati, bensì tutte le forme di potere che dovrebbero avere a che fare con la terzietà); mentre la politica si neutralizza.

È qui che si colloca anche il piano della giustizia politica. Quella di cui molto per tempo — a partire almeno dalla metà degli anni cinquanta — parlava Otto Kirchheimer: "La burocratizzazione crescente della società moderna, che è inarrestabile, contiene il rischio, per ognuno, di entrare in conflitto con la legge, rischio aumentato a dismisura, se si tiene conto del fatto che le autorità che conducono l'inquisizione penale si sottraggono al tempo e alla fatica di verificare anche fatti penalmente rilevanti di modesta entità". In molti Paesi ha preso piede da ciò l'abitudine di concedere, di quando in quando, amnistie: il che è bensì "la più percorribile via d'uscita da una situazione che ha fatto dell'assunzione della colpa di ognuno quasi una realtà sociale". "Questa crescita dell'ambito in cui sono possibili inquisizioni penali rappresenta una delle cause più importanti che conducono le autorità che conducono l'inquisizione penale nella zona a rischio della giustizia politica" [11]

Coscienza ed esperienza

01.01 Et surtout pas plus d'objet... inizia con la citazione di ciò che manca ne la Théorie de la religion di Georges Bataille e dovrebbe in qualche modo completarla.

Il una lettera del 3 maggio 1948, annunciando all'editore di Théorie de la religion l'arrivo del testo, Bataille precisava che al manoscritto manca un prospetto e devo aggiungere alcune righe (una o due pagine) alla fine per evidenziare il senso di questa teoria, che richiama il principio psicoanalitico in base al quale la coscienza ha efficacia solo quando è esperienza *
La curatrice del volume nel sottolineare che l'editore non ha mai ricevuto le pagine promesse né il prospetto che mancano nelle carte di Bataille, aggiunge ad esplicazione della frase sulla psicoanalisi che essa rinvia a la Vue d'ensemble apparso in "Critique" 24 maggio 1948 **

Esperienza è parola chiave in Bataille.

l'affermazione: la coscienza ha efficacia solo nella misura in cui è esperienza, collegata al principio della psicoanalisi, non mira solo a ridisegnare il campo della coscienza includendovi il sonno della ragione, ovvero il mostruoso, che diventa così a tutti gli effetti la trama stessa della coscienza pura e il punto di legame con l'altro essere umano.

L'esperienza è necessaria alla coscienza. Essere coscienti di qualcosa significa aver fatto esperienza di qualcosa e poter ritornare sul ricordo dell'esperienza che si è fatta. In questo senso coscienza è il rapporto alla realtà attraverso il ricordo di quella realtà primitivamente esperito attraverso i sensi. Senza l'esperienza è impossibile avere coscienza.

Il masochista che fa esperienza del dolore non gode certamente mentre fa l'esperienza della sofferenza. Gode dopo aver sofferto, gode del ricordo della sofferenza e dalla ripetizione della sofferenza. Ma è l'aver fatto l'esperienza della sofferenza che gli permette di godere mentre ne prende coscienza nel ricordo.

La coscienza è una forma di ripetizione, non ripetizione pura e semplice, che non fa coscienza ed anzi ne è la negazione, ma ripetizione sottoposta a controllo. Il fort-da è presa di coscienza dell'assenza-presenza, attraverso la ripetizione ludica e controllata dell'apparizione - sparizione di un oggetto rappresentativo.

Bibliografia

Felice Ciro Papparo
- Et surtout pas plus d'objet... Religione ed esperienza secondo Bataille in Per farvi più amici. Di alcuni motivi in Georges Bataille, Quodlibet, Macerata, 2005
- Et surtout pas plus d'objet... Religione ed esperienza secondo Bataille in S. Achella (a cura di) Le strutture del soggetto. Esperienza etica ed esperienza religiosa, Luciano Editore, Napoli, 2004

MP

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