2013




Editoriale

28.10Alcuni mesi fa riflettendo sugli esiti delle elezioni politiche e sulla campagna di stampa a favore del Governo di «larghe intese» di cui il Corriere della Sera è stato il primo paladino - esprimendo qualche dubbio - scrivevo quanto segue.

Immediatamente dopo le elezioni su quello che è stato il principale quotidiano italiano, ed il cui gruppo editoriale perde oggi mezzo miliardo di euro all'anno, sono apparsi numerosi e pressanti articoli in favore di un accordo tra i partiti tradizionali per assicurare la governabilità attraverso la formazione di un governo di unità nazionale...

I fatti che hanno portato alla nomina del primo governo neodemocristiano guidato da Enrico Letta meritano di essere studiati con attenzione poiché sarebbe un grossolano errore farsi beffe del risultato delle elezioni politiche del 23 e 24 febbraio 2013. Il voto ci consegna un paese diviso. Metà degli elettori, quelli tutelati dal sistema, fanno quadrato intorno ai partiti tradizionali per mantenere i propri privilegi, ma l'altra metà non si sente più rappresentata da questa classe politica.

Alla Camera il Pd ha ottenuto 10.047.507 voti, il Pdl 9.923.100 voti, Scelta civica 2.823.814 voti, in totale 22.794.421 che rappresentano meno del 50% del totale degli elettori pari a 46.906.343.

Quindi mi sono stupito non poco leggendo l'editoriale a firma Ernesto Galli della Loggia apparso sul Corriere della Sera il 20 ottobre scorso nel quale si dava, in modo molto velato, ma inequivoco, il benservito alle «larghe intese» e, immagino, al Governo che le rappresenta. Posso immaginare che in sei mesi al Corriere della Sera siano successe molte cose a partire da un virtuale cambio di proprietà e quindi di interessi da esprimere nella linea editoriale.

Ma, per la qualità del ragionamento e perché esprime in modo chiaro ed esplicito alcuni dei reali problemi del Paese, l'editoriale di Galli della Loggia merita di essere commentato un pò più ampiamente. Come ho già detto la chiusa dell'articolo, che sfiducia il Governo, non è conseguente con il contenuto delle riflessioni che l'articolo propone e questo fatto merita di essere rimarcato. Dalle argomentazioni si deduce (o si dovrebbe) dedurre che non è cambiando gli uomini di governo che si risolve il problema, mentre la chiusa si limita a chiedere un ricambio di governo.

Sopraggiunta dopo anni e anni di paralisi, la crisi è lo specchio di tutti i nostri errori passati così come delle nostre debolezze e incapacità presenti. Siamo abituati a pensare che essa sia essenzialmente una crisi economica, ma non è così. L’economia è l’aspetto più evidente ma solo perché è quello più facilmente misurabile. In realtà si tratta di qualcosa di più vasto e profondo. Dalla giustizia all’istruzione, alla burocrazia, sono principalmente tutte le nostre istituzioni che appaiono arcaiche [..]

La crisi italiana non è economica, è strutturale, non ci sono più dubbi. Oggi risultano risibili le dichiarazioni di eminenti economisti e politici sulla stabilità del nostro sistema economico e bancario che si leggevano alcuni anni fa, quando la crisi ha iniziato a colpire gli Stati Uniti.

Del sistema politico è inutile dire perché ormai è stato già detto tutto mille volte. [..]
bisognerà pur parlare di che cosa è stato, e di che cosa è, il capitalismo italiano. Di coloro che negli ultimi vent’anni hanno avuto nelle proprie mani le sorti dell’industria e della finanza del Paese. Quale capacità imprenditoriale, che coraggio nell’innovare, che fiuto per gli investimenti, hanno in complesso mostrato di possedere? La risposta sta nel numero delle fabbriche comprate dagli stranieri, dei settori produttivi dai quali siamo stati virtualmente espulsi a opera della concorrenza internazionale, nel numero delle aziende pubbliche che i suddetti hanno acquistato dallo Stato, perlopiù a prezzo di saldo, e che sotto la loro illuminata guida hanno condotto al disastro. Naturalmente senza mai rimetterci un soldo del proprio. Né meglio si può dire delle banche: organismi che invece di essere un volano per l’economia nazionale si rivelano ogni giorno di più una palla al piede [..]
L’Italia è davvero a una prova storica. Lo è dal 1991-1994, quando cominciò la paralisi che doveva preludere al nostro declino. [..]

L'Italia non è finita nel triennio 1991-1994, l'Italia è finita negli anni cinquanta quando la politica catto-comunista ha pervaso la società togliendole progressivamente energie, come se un cancro si fosse insediato nel corpo sociale.

Cosa occorre per cambiare? Ci manca una classe dirigente? No, non è più sufficiente cambiare la classe dirigente. Occorre molto di più. Ci manca qualcuno che sia in grado di ripensare l'Italia.

Mai come oggi [..] abbiamo bisogno proprio di quei segni e di quelle scommesse che [..] dai governi delle «larghe intese» non siamo riusciti ad avere. Governi simili funzionano solo in due casi, infatti: o quando c’è un obiettivo supremo su cui non si discute, in attesa di raggiungere il quale lo scontro politico è sospeso: come quando si tratta di combattere e vincere una guerra; ovvero quando tutte le parti, nessuna delle quali ha prevalso alle elezioni, giudicano più conveniente, anziché andare nuovamente alle urne, accordarsi sulla base di un accurato elenco di reciproche concessioni per sospendere le ostilità e governare insieme. Ma nessuno di questi due casi è quello dell’Italia: dove sia il conflitto interno al Pd e al Pdl che quello tra entrambi è ancora e sempre indomabile, e costituisce il tratto politico assolutamente dominante. La ragione delle «larghe intese» ha così finito per divenire, qui da noi, unicamente quella puramente estrinseca che si governa insieme perché nessuno ha vinto le elezioni, e per varie ragioni non se ne vogliono fare di nuove a breve scadenza.
Certo, due anni fa, quando tutto ebbe inizio con il governo Monti, le intenzioni del presidente della Repubblica miravano, e tuttora mirano, a ben altro. Ma dopo due anni di esperimento è giocoforza ammettere che quelle intenzioni, sebbene abbiano conseguito risultati importanti sul piano del contenimento dei danni, appaiono ben lontane dal divenire quella realtà di cui l’Italia ha bisogno.

Il Presidente Napolitano aveva tre opzioni possibili: un governo di minoranza a guida Bersani, un governo guidato da una personalità indicata dal Movimento 5 Stelle appoggiato dal Pd e un governo di larghe intese che escludesse il Movimento 5 Stelle. La scelta del governo di larghe intese evidentemente non è stata la più felice.

Le reazioni alle parole di Galli della Loggia sono state numerose. Ne cito una, scelta a caso, che riassume alcune delle obiezioni comuni a qualsiasi discorso generico sulla classe politico - imprenditoriale che ha governato, e governa, il paese dalla fine degli anni cinquanta ad oggi.

L'analisi impietosa di Galli Della Loggia è sicuramente, almeno in parte, condivisibile [..] peccato abbia almeno tre grosse controindicazioni che l'illustre autore si dimentica di ricordare.
Uno. Nel suo lungo articolo non c'è un solo nome a sostegno della tesi che espone. Un solo nome di capitalista-imprenditore, un solo nome di banchiere, un solo nome di finanziere, di barone universitario, un solo nome di burocrate etc etc simbolo di questo tracollo. [..]
Due. Molte delle cose che denuncia si annidano e si sono annidate per anni e anni al piano di sopra del giornale per cui scrive da tempo immemore: l'intreccio oligopolista, il salotto buono, lo scambio incestuoso tra banche e industria [..]
Tre. Lo stesso Galli, i commentatori e le grandi firme dei giornali sono parte integrante della classe dirigente che il professore denuncia stamattina. Dove sono stati, dov'è stato Galli Della Loggia in questi vent'anni? Quale gente ha frequentato? [..]
Infine, da un intellettuale che scrive sul Corriere da quando avevamo i pantaloncini corti [..] ci saremmo aspettati almeno un filo di autocritica. [..] Altrimenti dipingere scenari foschi e apocalittici è solo l'altra faccia di un cinismo da combattere.

A questo tipo di obiezioni Galli della Loggia ha reagito piccato con un articolo, publicato qualche giorno dopo, in cui sostiene un altro luogo comune del dibattito politico: la colpa è degli italiani.

«Non è mica colpa nostra! È lui, sono loro (a piacere Berlusconi, Prodi, la Sinistra, la Destra) che hanno ridotto il Paese così». La grande maggioranza degli italiani è ormai consapevole della gravità della situazione in cui ci troviamo, [..] Ma questa maggioranza è tenuta in ostaggio da quel grido lanciato di continuo dalla minoranza disinformata e settaria dell’opinione pubblica: «Non è colpa nostra! È colpa di altri». [..] Invece bisogna convincersi - a destra come a sinistra - che non è «colpa loro». Della situazione drammatica in cui si trova l’Italia è colpa nostra, è colpa di tutti, sia pure, come si capisce, in grado diverso.

Portare il discorso su questo terreno, oltre che essere fuorviante, è uno sterile esercizio retorico, utile soltanto a riempire di parole vuote le pagine dei media.

È vero, Galli della Loggia non ha titolo per parlare oggi di fallimento di una classe dirigente, se non cercando in sé stesso dove ha mancato, essendo stato parte egli stesso di quella classe dirigente. Non può dire è colpa di tutti cercando di accreditare una posizione che avrebbe come conseguenza solo la notte, dove tutte le vacche sono nere. È vero, ciascuno di noi ha delle responsabilità, ma ciascuno di noi ha delle responsabilità diverse, che non si devono confondere.

Il dibattito potrebbe essere così riassunto: 1) la crisi italiana non è congiunturale, ma è strutturale, se la classe dirigente del paese non è convinta di questo non sarà in grado di governare dando una soluzione alla crisi. Questo credo sia l'apporto sostanziale dell'editoriale di Galli della Loggia. 2) La ricerca di colpe è inutile, ma l'analisi dei fatti, e quindi l'individuazione degli errori e di conseguenza dei colpevoli degli errori, è indispensabile per trovare delle soluzioni. 3) I cambiamenti virtuosi possono nascere solo da un dibattito publico onesto. Questo, mi sembra di poter dire, non è possibile, oggi, in Italia. 4) Ma il punto, quello vero, non sta qui.

Forse dovremmo partire dal concetto che ai fini del funzionamendo della struttura istituzionale è indifferente il tipo di governo e quali siano le persone che governano. Contrariamente a quanto pensano Galli della Loggia ed i sostenitori delle larghe intese, la composizione del governo è ormai indifferente, poiché è l'istituzione stessa che è destinata ad essere cambiata se si vuole riuscire ad attuare i cambiamenti necessari ad uscire dalla crisi.


01Il fine della conoscenza è il potere.

02Non è possibile distruggere una pura razza di organizzazione caucasica. È un fatto fisiologico, una legge naturale, che ha già umiliato re egizi e assiri, imperatori romani e inquisitori cristiani. Nessuna legge punitiva, nessuna tortura fisica può far sì che un razza superiore venga assorbita o distrutta da una inferiore.

03 L'amour propre inspire le désir d'être estimé et aimé par les autres: il est donc au principe de la sociabilité.

04 Sindacati e Confindustria sono d´accordo nel prevedere che nei prossimi mesi i disoccupati continueranno ad aumentare. Tolta una minoranza che troverà abbastanza presto un lavoro decentemente retribuito, in linea con la qualifica professionale posseduta, nel 2010 e dopo la loro massa si dividerà in tre gruppi: quelli che per vivere dovranno accettare un lavoro mal pagato, al disotto delle loro qualifiche e titoli di studio; i disoccupati di lunga durata, che dovranno aspettare anni prima di trovare un posto; infine quelli, soprattutto gli over 40, che un lavoro non lo troveranno mai più. Questo perché dopo le ristrutturazioni aziendali imposte o favorite dalla crisi, la produttività crescerà; ma insieme con essa aumenterà il numero di persone che dal punto di vista della produzione appaiono semplicemente superflue.
Dinanzi a un tale scenario [..] l´idea di reddito base rappresenta un tentativo di allentare, se non abolire, il legame che esiste tra il reddito e il lavoro salariato. Poiché il lavoro tende a scomparire, ma le persone con i loro diritti e bisogni no, occorre trovare il modo di distribuire un reddito anche a chi non lavora.

05 I paesi reputati come più miserabili sono quelli dove, in realtà, si conta il minor numero di indigenti, mentre tra le nazioni che tutti ammirano per la loro opulenza, una parte della popolazione è costretta, per vivere, a ricorrere all'elemosina dell'altra. [p. 105]
[...]Esistono due tipi di beneficenza: la prima induce ogni individuo ad alleviare, a misura delle sue possibilità, il male che si trova alla sua portata. [...] La seconda, meno istintiva, più ragionata, contraddistinta da minore passione ma spesso più efficace, induce la società stessa ad occuparsi delle avversità dei suoi membri e a provvedere in modo sistematico alle loro sofferenze. È scaturita dal protestantesimo e si è sviluppata esclusivamente nel quadro delle società moderne.

06 Il terzo modello considera, accanto a momenti di soluzione lavorativa, soluzioni o risposte di non-lavoro, ovvero si cercano soluzioni mediante il 'non-lavoro'. [..] l'idea centrale è che in tutti i sistemi capitalistici o di economia di prestazione ci sono due modi di lavorare. Il primo modo è il lavoro per una prestazione, cioè il salario; il secondo modo ha moltissimi nomi: forse quello più importante è il lavoro casalingo, poi ci sono altre forme, che potremmo chiamare di lavoro personale,lavoro per sé; poi c'è il lavoro nero [..] L'idea di questa terza risposta è molto semplice: lo spostamento della linea che divide i due momenti del lavoro e del non-lavoro.

07 Il fatto che a un anno dal terremoto la popolazione continui a soffrire condizioni di vita terribili nonostante il più grande dispiegamento di aiuti umanitari al mondo, vuol dire che l'attuale sistema delle Ong è miseramente fallito. Oggi ad Haiti sono presenti 12 mila organizzazioni

08 «Un racconto antichissimo, testimoniato da più fonti, è il documento fondamentale sul nesso tra sapienza ed enigma. Si tratta di un filone della letteratura biografica su Omero, ripreso nel seguente frammento di Aristotele: “... Omero interrogò l'oracolo per sapere chi fossero i suoi genitori e quale la sua patria; e il dio così rispose: "L'isola di Io è patria di tua madre, ed essa ti accoglierà morto; ma tu guardati dall'enigma di giovani uomini".
Non molto dopo... giunse a Io. Qui, seduto su uno scoglio, vide dei pescatori che si avvicinavano alla spiaggia e chiese loro se avevano qualcosa. Quelli, poiché non avevano pescato nulla, ma si spidocchiavano, per la mancanza di pesca dissero: "Quanto abbiamo preso abbiamo lasciato, quanto non abbiamo preso lo portiamo", alludendo con un enigma al fatto che i pidocchi che avevano preso li avevano uccisi e lasciati cadere, e quelli che non avevano preso li portavano nelle vesti. Omero, non essendo capace di risolvere l'enigma, morì per lo scoramento”. [...]
Dice Eraclito: "Rispetto alla conoscenza delle cose manifeste gli uomini vengono ingannati similmente a Omero, che fu più sapiente di tutti quanti i Greci" [...] Forse Eraclito vuol significare che le cose manifeste, corpose, ci traggono in inganno e suscitano l'illusione di esistere fuori di noi e di essere reali, viventi, soprattutto perché noi le immaginiamo come permanenti. Non è che Eraclito critichi le sensazioni. Egli loda anzi la vista e l'udito, ma ciò che condanna è il trasformare l'apprensione sensoriale in qualcosa di stabile, esistente fuori di noi. L'esperienza dei sensi noi l'afferriamo istantaneamente e poi la lasciamo cadere; se vogliamo fissarla, inchiodarla, la falsifichiamo [...] Eraclito non crede che il divenire sia più reale dell'essere; crede semplicemente che ogni "opinione è una malattia sacra", ossia che ogni elaborazione delle impressioni sensoriali in un mondo di oggetti permanenti sia illusionistica».

09 La loi d'Angleterre attribue à chaque anglais le droit de se faire nourrir par sa paroisse, s'il est d'ailleurs dépourvu de moyens. C'est le fondement des lois sur les pauvres dont l'Angleterre a tant à souffrir. [l'abbé Raynal dit qu'avant toutes les lois sociales, l'homme a le droit de subsister
Thomas Paine dans ses droits de l'homme veut que le produits des impôts serve au soulagement de la classe indigente.
Malthus a prouvé que ces principes politiques indiquent une ignorance totale de la vraie nature des choses. [L'homme ne vit que des produits de son industrie; et l'on ne voit pas sur quel principe d'équité naturel, un homme aurait le droit de consommer pour vivre les fruits du travail d'un autre homme. (Ovviamente l'abate Malthus parlava di se stesso)]
[..] La societé en consacrant dit-on, le droit de proprieté, impose aux propriétaires l'obligation de faire part des fruits de la terre à ceux qui ne sont pas propriétaires. Cet argument n'en est pas un pour ceux qui connaissent les principes de la formation des richesses, c'est-à-dire des moyen de subsister. La terre n'est qu'un outil qui sert à l'industrie; mais c'est l'industrie qui crée les subsistances. Un homme pourrait peut-être réclamer une parte des terres en friche, et encore la question est-elle douteuse mais il ne peut réclamer une parte des produits d'une terre cultivée, produits que je dois à mes avances et à mes travaux.
[..] Le gouvernement comme représentant le corps social n'a donc aucune obligation de fournir des vivres, ni même du travail à la classe indigente. Pour qu'il pût lui fournir du travail il faudrait qu'il eût des capitaux et le talent des entrepreneurs d'industrie; ce qui n'est pas de l'essence du gouvernement.

10 Que la conscription est la plus odieuse des violations qu'on fait à la proprieté. Notre propriété la plus incontestable et la plus précieuse est celle de notre personne. [..] À quoi me sert le sacrifice que je fais en payant un impôt si ce n'esta à me faire jouir tranquillement du surplus de mon bien? Et comment jouirai-je tranquillement de mon bien avec un impôt qui me le prend tout entier?
Vous devez, dit-on, à la patrie le sacrifice même de votre vie? Qui a décidé de ce devoir? [ingenuo]

11 le masochisme chez la femme résulte de la non-acceptation de sa féminité, maternité comprise [Nacht]

12 Plutarco nel suo De defectu oraculorum racconta di come Pan sia stato l'unico dio a morire. Durante il regno di Tiberio (14–37), la notizia della sua morte venne rivelata a tale Tamo (Thamus), un mercante fenicio che sulla sua nave diretta in Italia sentì gridare, dalle rive di Paxos: "Tamo, quando arrivi a Palodes annuncia a tutti che il grande dio Pan è morto!". Gli studiosi si dividono tra il significato storico e quello allegorico. Secondo Robert Graves, per esempio, il grido non fu Thamous, Pan ho megas tethneke, "Tamo, il grande dio Pan è morto", ma Tammuz Panmegas tethneke, "L'onnipresente Tammuz è morto", cioè il dio babilonese della natura, a indicare così la fine di un'oscura era politeista, di cui aver "timor panico", e l'inizio di un nuovo mondo sotto la luce di Cristo, nato appunto sotto Tiberio (così Eusebio di Cesarea nel suo Praeparatio Evangelica).

13 L'influenza del Machiavelli nell'Oraculo manual y arte de prudencia di Lorenzo (Balthasar) Gracian apparisce al solo enunciato di alcuni capitoli: (17) "Variar de tenor en el obrar". (20) "Hombre en su siglo". (21) "Arte para ser dichoso". (95) "Saber entretener la expetacion". (220) "Quando no puede uno vestirse la piel del Leon, vistase la de la Vulpeja". (240) "Saber usar la necedad". (268) "Haga al principio el cuerdo, lo que el necio al fin".

14 l'operare di ogni teologia, in quanto porta a contatto la fede con il sapere, è in se stesso e secondo la sua struttura un operare irreligioso, e nessuna teologia può mai sorgere laddove vicino all'interesse religioso non se ne pongano altri ad esso estranei. [..] La stima per gli antichi filosofi, con la quale Clemente giustifica la sua fondazione di una scienza cristiana, quando equipara quasi i loro insegnamenti a quelli dei documenti religiosi dell'Antico Testamento - dal punto di vista del Cristianesimo primitivo, questa era l'innovazione più temeraria che si potesse immaginare, e in questo grado, se si escludono gli gnostici, allora non era condivisa da nessuno - poteva apparire agli epigoni ecclesiastici degli antichi alessandrini solo come la peggiore delle eresie. E tuttavia è questa stima che Clemente stesso difende facendosi beffe dei cristiani per sola fede.

15 Ciò il cui essere si risolve nell'essere percepito non è in Berkeley tutto il reale, ma solo l'idea. Ora nessuno può negare che l'essere di un'idea si risolva nel suo essere percepita.

16 Come la materia si trasforma in stadi successivi, che si presentano come enti differenti, altrettanto è ipotizzabile un unico spirito che si trasforma nelle menti individue. Scrive a questo proposito Hume: Poiché la stessa sostanza materiale può consecutivamente costituire i corpi di tutti gli animali, la stessa sostanza spirituale potrà costituire le loro menti [Saggio sull'immortalità, Opere, Laterza, tr. Lecaldano, vol. II, p. 974]

17 l'era dell'Illuminismo è alla fine, e con questa la fede nella necessità di una sfera concettuale sempre più vasta e precisa. Ma in tal modo risulta in pericolo il valore autonomo della scienza [..]

18 La dottrina delle probabilità ha una caratteristoca molto raffinata: presuppone il più rigido determinismo senza occuparsene e rende comprensibile il caso più isolato senza volerlo predire.

19 Dans la plupart des auteurs, je vois l'homme qui écrit; dans Montagne, l'homme qui pense.

20 Lo stesso diritto penale è essenzialmente un riflesso della struttura della assiciazione coattiva di lavoro, o del reddito. [..] il fatto che nelle più antiche legislazioni il delitto di frode è ritenuto più grave che quello di violenza, devesi a ciò, che la frode precede cronologicamente la violenza nella serie di contesa fra i redditi. [..] Uno stato agricolo punisce maggiormente i delitti contro la proprietà fondiaria, uno stato commerciale i delitti di falsa moneta, e più generalmente, ciascuno stato colpisce più severamente i delitti che ledono il reddito prevalente. Ma in ogni caso è sempre costante la parzialità del diritto verso i redditieri a detrimento dei non-redditieri. Già Napoleone esclamava: le nazioni odierne non si curano che della proprietà; Pellegrino Rossi deplorava che in un paese incivilito, quale l'Inghilterra, l'indulgenza verso gli assassini facesse consueto contrasto al rigore verso i ladri. Bismarck deplorava che, nelle questioni di denaro, il diritto presenti un rigore assoluto, che contrasta alla sua rilassatezza colpevole nelle questioni concernenti la vita, la salute e l'onore. Ed oggi i codici infliggono al furto gravissime pene, ed infieriscono crudamente contro gli scioperi, mentre gran numero di reati speciali alle classi ricche, per es. la frode, son trattati con manifesta indulgenza. In conclusione, l'ufficio delle leggi penali non è, fino ad ora, di difendere la società, ossia tutte le classi, che la compongono, ma particolarmente gli interessi dei redditieri

21 ieri sera abbiamo fissato alcuni punti. Il fenomeno post bellico dell'editore - figlio - di - miliardario - allontanato a forza dalle attività paterne perchè incapace e distruttivo, e fattosi organizzatore di cultura perchè non buono ad altro. G.G. Feltrinelli, Livio Garzanti, Roberto Lerici, Pierino Sugar ne sono esempi cospicui. Ci sarebbe poi l'editore ex autore, letterario o drammatico, che compensa il suo fallimento pubblicando opere altrui. E l'editore fattosi da solo, attraverso ruberie tipografiche o valutarie (Del Duca, ma anche Rizzoli e Mondadori. Il primo è il più bell'esemplare di gangster, nel vero senso della parola) Sono tutti fenomeni nuovi per l'Italia (a Chicago le stesse cose erano successe nel 31, e anche prima) e che entrano nel quadro del "miracolo"

22 Nous sommes portés à considèrer la métaphysique comme un succédané de l'art, certainement très incomplet. Cette opinion nous paraît être confirmée par le fait que le métaphysicien le mieux doué sous le rapport artistique, Nietzsche, a le mieux évité la confusion dénoncée. Dans une notable partie de son œuvre, la prépondérance appartient au contenu expérimental; par exemple quand il s'agit de l'analyse historique de certains faits dans l'art ou de l'analyse historico - psychologique de la morale. Par ailleurs, dans Zarathustra, l'œuvre où il traduit le plus fortement ce que d'autres ont exprimé par de la métaphysique ou de l'étique, il évite la forme de théorie, génératrice d'erreur, pour adopter la forme artistique, la poésie.

23 la fede nella divinità dell'anima e nel suo destino metafisico ricevette nella civiltà greca del VI secolo a.c. la forma spirituale con la quale poté conquistare il mondo.

24 [Parmenide] è convinto di afferrare veramente col suo ragionamento logico l'essere stesso

25[Karl Reinhardt definisce Parmenide] un pensatore che non ha altro desiderio fuori della conoscenza, non sente alcun freno tranne la logica, rimane indifferente davanti a Dio

26 Il 28 dicembre scorso viene firmato un atto notarile che dispone la cessione dei palazzi del Fondo Pensioni della Siae a un misterioso «Fondo Aida». Si tratta di sei immobili che si trovano a Roma. Il prezzo viene fissato in 80 milioni di euro. Il valore di mercato è in realtà ben più alto e potrebbe crescere ulteriormente tenendo conto che il decreto del governo prevede la rivalutazione degli estimi catastali. In ogni caso nel bilancio 2010 il valore era già stato indicato in 103 milioni di euro e dunque la perdita secca già equivale a 23 milioni di euro. Non basta. Anche gli immobili della Siae vengono ceduti e confluiscono nel «Fondo Norma». Prezzo concordato: 180 milioni di euro, ma il valore dei palazzi è già stato stimato in 360 milioni di euro. L'intera operazione finanziaria è affidata alla «Sorgente Group». I conti sono presto fatti: a fronte di stabili stimati complessivamente 463 milioni di euro, gli introiti risultano pari a 260 milioni. Perché questa differenza?

27Frege conviene che afferrare un pensiero sia un atto mentale: ma è un atto mediante il quale la mente afferra qualcosa di esterno ad essa, nel senso che esiste indipendentemente dall'essere afferrato da quel soggetto particolare o da qualsiasi soggetto. La ragione addotta è che i pensieri sono oggettivi... [..] Stando alle sue dottrine, i pensieri e i loro sensi costituenti formano un terzo regno, di entità atemporali e immutabili, la cui esistenza non dipende dall'essere afferrati o espressi (Frege, Il pensiero, in Ricerche logiche, Guerini e Associati, 1987, p. 60ss)

28È molto meglio citare i brani originali anche a costo di una discussione più lunga. Una delle conseguenze del citare a memoria senza controllare il brano originale è che si tende a trascurare il contesto in cui esso ricorre e quindi le connessioni che l'autore stesso fa e che andrebbero discusse. L'altra conseguenza è l'eccesso di interpretazione: in alcuni casi, anche se non in molti, credo, ho apposto troppe glosse a ciò che discutevo. Non penso che le glosse come tali fossero sbagliate: nondimeno è preferibile separare citazione e interpretazione...

29La sua “modernità” non passò attraverso le posizioni di Copernico, di Keplero, di Galilei, né intersecò la consapevolezza della funzione esercitata dalla matematica nella scienza della natura, e tuttavia Bacone seppe delineare con vigorosa energia nei suoi libri un ritratto del tutto nuovo dell’ “uomo di scienza”, storicamente fecondo nel mutato quadro delle realtà inglese ed europea del XVII secolo. Non più dunque una ricerca che assomigliasse a una soggettiva (e spesso incomunicabile) esperienza mistica né una sapere che valesse solo ad adornare le conversazioni, ma una ricerca indirizzata agli scopi e al progresso dell’ intera società e libera dai pesi, dalle metodologie e dagli schematismi della riflessione tradizionale

30 In getting my books, I have been always solicitous of an ample margin; this not so much through any love of the thing in itself, however agreeable, as for the facility it affords me of pencilling suggested thoughts, agreements, and differences of opinion, or brief critical comments in general. Where what I have to note is too much to be included within the narrow limits of a margin, I commit it to a slip of paper, and deposit it between the leaves; taking care to secure it by an imperceptible portion of gum tragacanth paste. [Democratic Review, November, 1844]

31Ne ho visti tanti di calcoli sulla quantità di erudizione accumulata da una persona nell'arco della sua vita; ma si tratta di calcoli impostati su basi erronee, infinitamente al di sotto della verità. È vero sì che, in genere, riteniamo, ricordiamo all'occorrenza, appena la centesima parte di quanto leggiamo; eppure esistono menti che non solo ritengono tutte le entrate, ma le tengono sempre a interesse composto. E ancora: se ogni uomo dovesse leggere ad alta voce, riuscirebbe a leggere, naturalmente, assai poco, perfino in cinquant'anni; poiché, il tal caso, occorre soffermarsi in una certa qual misura su ogni singola parola. Invece, leggendo mentalmente alla normale velocità delle cosiddette 'letture amene' sfioriamo appena una parola su dieci. E anche dal punto di vista fisico, da sapere nasce sapere, come da ricchezza altra ricchezza; poiché il lettore accanito ne avverte l'aumento in proporzione geometrica alla propria capacità di lettura. Il bibliofago si limiterà a gettare uno sguardo alla pagina che fa indugiare il lettore comune per qualche minuto; e la differenza assoluta in termini di lettura (considerati i vantaggi) sarà a favore del bibliofago, avendo egli sceverato la materia che il novizio ha biascicato con tutti i semi e la pula. Frutto di un'abitudine ben radicata, rigorosa e assidua alla lettura sarà, per certe categorie d'intelletto, l'istintiva e apparentemente magnetica valutazione di uno scritto; ormai lo studioso legge per pagine quanto gli altri parola per parola. In un lontano avvenire, tramite un'attenta analisi dei processi mentali, tale genere di comprensione potrebbe diventare persino normale.

32Sperequazione del reddito. Molti degli studi sull'argomento hanno evidenziato l'equa distribuzione del reddito come uno dei fattori più importanti per la stabilità della democrazia. È stato sottolienato come alti livelli di sperequazione del reddito portino a estremizzare le linee politiche , al punto che i poveri non hanno più nulla da perdere e tutto da guadagnare da un cambiamento radicale, mentre per l'élite la posta in gioco è enorme, ef è forte il desiderio di mantenere lo statu quo ad ogni costo. Al contrario una ripartizione ragionevolmente equa del reddito favorirebbe lo spirito di compromesso e la moderazione, aspetti vitali di una politica democratica. [pag. 234]
[..] l'equa distribuzione del reddito non sembra essere la principale causa della democrazia. La relazione tra equità distributiva e democrazia non è lineare. Livelli troppo bassi di sperequazione portano all'inefficienza economica e all'instabilità politica. Al contrario, livelli molto alti possono essere mantenuti soltanto da forme di governo coercitive. [p. 236]

33Il fatto è che ormai il teatro non viene sostenuto per la semplice ragione che non merita sostegno. I vecchi modelli vanno bruciato o seppelliti.

34La societé ne doit aucun secours, aucun moyen de subsistence à ses semblables (J-B Say, Cours d'économie politique pratique, Paris, 1852, t. II, p. 358)

35I matematici non studiano oggetti, ma relazioni tra oggetti; per loro è dunque indifferente sostituire questi oggetti con altri purché le relazioni non cambino. La materia non importa loro, li interessa unicamente la forma

36Il Verri,nei Pensieri sullo stato politico del Milanese ne 1790 [pp. 42-65] coglie quel che vi è di essenziale nelle rivendicazioni dei tempi nuovi. [..] la sicurezza della proprietà non dipende che dalla certezza delle leggi; e questa a sua volta sarebbe del tutto effimera se il potere ministeriale potesse solo emanare leggi nuove, come finora ha fatto. Quindi la sicurezza della proprietà dipende dalla costituzione ed ha il suo ultimo presidio nella rappresentanza publica, perchè vana e illusoria sarebbe ogni costituzione scritta, qualora non esistesse un corpo destinato e interessato a mantenerla.
La stessa interpretazuine legalitaria della liberta e della eguaglianza è data dal Romagnosi in due opuscoli: Che cosa è l'eguaglianza (del 1792) e Che cosa è la libertà (del 1793) dove in forma popolare e per via di esempi si dimostra che la eguaglianza dei beni è una chimera e un'iniquità; e che la vera eguaglianza, di diritto, porta con sé giustamente la disuguaglianza di fatto.

37Il liberalismo del Cattaneo sconfina nella democrazia, cioè nella partecipazione della libertà alle masse rurali, in luogo di erigerla in privilegio dei proprietari.

38Benjamin Constant mi ha raccontato che quando, circa un anno fa, i saint - simoniani avevano chiesto il suo consiglio sul modo migliore di diffondere i loro principi, egli rispose loro: fatene una religione

39Avant que nous ayons appris que les choses sont dans une situation determinée, elles ont déjà changé plusieurs fois. Ainsi nous apercevons toujours les évènements trop tard.

40I mistici non sono credenti. [osservazione acuta, i mistici percepiscono, toccano con mano, non hanno bisogno di credere]

41ho sempre scoparto alla fine (soprattutto nelle donne più seducenti) una strana tendenza a mettere alla prova colui che pure esse vedono o sanno pazzo di loro. Esigono cose che è impossibile concedere e senz'altro interesse, per loro, se non quello di verificare il proprio potere. Ma questo potere, io lo voglio per me - E non posso sopportare il sistema di prove. Così rovinano tutto.

42il pensiero, nella mia accezione del termine (Frege), non coincide affatto con il contenuto della coscienza del singolo individuo.

43Cinquant'anni fa i nostri nonni progressisti dicevano: tra cinquant'anni voleremo. Effettivamente oggi si vola. Ma né i nostri nonni, nel frattempo defunti, né noi, i loro nipoti, possiamo volare. Non noi, ma altri volano. Questo noi dei nostri nonni progressisti aveva qualcosa di commovente. Poggiava su un'identificazione ingenua con i signori del mondo, ai quali i mezzi tecnici sarebbero serviti tra cinquant'anni e i cui desideri sarebbero stati adempiuti dalle forze produttive scatenate. Tutti i miti del progresso poggiano su tali identificazioni, cioè sull'infantile supposizione che si entrerà a fare parte degli dèi del nuovo paradiso. Ma in realtà la selezione è severissima, e le nuove élites sogliono vigilare ancora più severamente delle vecchie.

44 Mnemosyne ...
ein Zeichen sind wir, deutungslos
Schmerzlos sind wir und haben fast
Die Sprache in der Fremde verloren.

45Per quanto come stoico Seneca disprezzasse ufficialmente la ricchezza, ammassò una grossa fortuna, che ammontava, si dice, a trecento milioni di sesterzi. Molto di questo denaro lo guadagnò facendo dei prestiti in Britannia: secondo Dione gli eccessivi tassi di interesse che esigeva furono tra le cause della rivolta in quel paese. Non solo guadagnò soldi non con il proprio lavoro, ma li guadagnò in modo iniquo.

46Si lascia del tutto indeciso se una 'democratizzazione' politica avrebbe davvero come conseguenza una democratizzazione sociale. L'illimitata 'democrazia' politica dell'America, per esempio, non impedisce che a livello sociale stia nascendo non solo - come da noi viene crduto - una rozza plutocrazia della psoprietà, ma anche - in maniera lenta e per lo più inavvertita - un'«aristocrazia» di ceto, la cui crescita è, dal punto di vista della storia della civiltà, tanto importante quanto la prima.

47Tu ti facevi male
sulla pelle del tuo bambino
frustavi il sangue a labbra strette
sfogavi l'amore in percosse
Non aveva paura del tuo braccio
ma della tua voce debole
"Uccidimi, non dirmi niente"

48Nessuno dei cosiddetti diritti dell'uomo oltrepassa l'uomo egoista.

49Loria aveva assegnato ai "lavoratori improduttivi" ( e cioè ecclesiastici, avvocati, magistrati, giornalisti, etc....) lo stesso compito vale a dire l'esercizio della propria attività per quelle "istituzioni connettive", quali la religione, la morale, il diritto, l'opinione publica etc. che assicuravano o il consenso o, in ogni caso, il potere "legale" alla classe dominante. [Gramsci, Quaderni dal carcere, Torino, 1975, tomo 3°, p. 1519] [La suggestione loriana su Gramsci]

50Se qualcosa è fatto gratuitamente vuol dire che è messo in conto alla collettività, senza che la collettività possa scegliere. Occorre ripensare l'uso publico della cultura.

51Du côté de la psychanalyse, Lacan analyse en 1969-1970 le passage du discours du Maître (reposant sur l’autorité personnelle et aristocratique de son détenteur) au discours universitaire qui se présente comme un pur savoir universel et objectif, démocratiquement transmissible, reposant sur une autorité impersonnelle qui n’assume pas de parler en son nom propre et se réclame d’une objectivité truquée, reconstruire à partir de critères invisibles et incontrôlables. [..]
Du côté de la sociologie, Bourdieu et Passeron montrent que le discours universitaire participe à la reproduction de l’ordre social en excluant ceux qui ne le maîtrisent pas, selon les trois paradigmes de la neutralité, l’autorité et la littérarité. L’école feint de faire abstraction de l’héritage social des élèves et inculque un idiome autonome d’idées par une rhétorique de la neutralité. Le discours universitaire tire sa légitimité d’un pouvoir de violence symbolique arbitraire qu’il dissimule dans une “langue de bois” qui routinise l’oeuvre originale des auteurs réduite à un “classique” formaté et mémorisable.

52[Si dice] ... ma in Nordafrica manca il pane. Errore. Come ci hanno insegnato la regina Antonietta e Alexis de Tocqueville, le rivoluzioni non scoppiano quando manca il pane: semmai quando mancano le brioches. Per fare la rivoluzione la gente non deve essere abbrutita al punto da dover pensare alla propria sopravvivenza; che è esattamente quel che succede in Nordafrica.

53La nostra civiltà [..] negli aspetti morali, insieme con la nostra ideologia è ancora satura di un'identità individualistica e di valoro individualistici derivanti dall'età anteriore a quella della scienza e della tecnica. Le sue radici spirituali affondano nella religione del Medio Evo, che affermava la natura ultima e irriducibile dell'anima individuale e il destino di quell'anima poneva come centro del dramma della vita. La concezione istituzionale e la giuridica di quell'individualismo furon elaborate nel periodo del feudalesimo.
Questo individualismo morale e filosofico precedette il sorgere dell'industria moderna e l'era della macchina. L'apparente subordinazione dell'individuo alle istituzioni ufficiali e vigenti nasconde spesso e non fa riconoscere l'esistenza vitale di un individualismo profondamente radicato. Ma il fatto che l'istituzione predominante era la Chiesa dovrebbe farci ricordare che in ultima analisi essa esisteva per garantire la salvezza del singolo. Ai contemporanei sfuggiva l'individualismo intenzionale per il fatto che l'individuo era concepito come un'anima e il fine, cui l'istituzione serviva, era rimandato ad un'altra, eterna vita. [..]
La prima fase della rivoluzione industriale produsse una grande trasformazione. [..] Tuttavia rimase in vita l'idea che proprietà e compenso fossero intrinsecamente individuali.
[p. 73] Non si esagera dicendo che tutto il valore del vecchio individualismo si è ridotto ora ad una commisurazione pecuniaria. Si vantino pure ai quattro venti le virtù che si vogliono vedere al seguito del rude individualismo, ma non occorre occhio di lince per scovare che il vagheggiato ideale è visto solo in rapporto con quelle attività che fan capo al successo negli affari condotti per il guadagno personale. Onde l'ironia del vangelo dell'individualismo negli affari a braccetto con la soppressione dell'individualità nel pensiero e nella parola. Non si può immaginare un commento più amaro di questo a qualsiasi individualismo si professi, che esso, cioè, subordina l'unica individualità creativa - quella del pensiero - al mantenimento di un ordine sociale che dà ai pochi la possibilità di fare i furbi nel maneggio di faccende di denaro. [..]
[p. 74] La grande forza produttrice è stata l'acume scientifico che si è tradotto nella tecnica meccanica. Nella massima parte, l'individualismo economico inteso come energia e spirito d'intrapresa rivolto al profitto privato, è stato un fattore che si è aggiunto, spesso in modo parassitario, al movimento delle forze tecniche e scientifiche.

54Il fatto di aver avuto delle credenze false su certe cose, p.e. su quali fossero le capitali di certi Stati, non mi turba minimamente

55Sembra ragionevole pensare che il nostro interesse originario per la verità abbia un fondamento strumentale.

56Esprimono qualcosa le proposizioni metafisiche nel senso di Carnap? o non esprimono proprio nulla?

57Essere è essere il valore di una variabile.

58Ciò che ci deve spingere a leggere interamente gli autori è la convinzione che ciò che per noi è importante solo noi lo potremo trovare. Nessun repertorio del mondo, con le sue citazioni, potrà sostituire quella combinazione chimica che una frase scovata da noi forma con la nostra attenzione e il nostro intuito, in modo da entrare veramente a far parte del nostro patrimonio spirituale

59si l'on reconnait dans cet Eros le principe dynamique de la philosophie platonicienne, on n'a pas le droit de fermer les yeux devanta le caractère special de cet Eros. C'est en effet ce qui détermine l'attitude personnemme de Platon vis-à-vis de la société en général et de la société démocratique d'Athènes en particulier; c'est ce qui détermine aussi son besoin de fuir ce monde et son désir de le dominer en le modelant à son gré.
L'Eros qui porte Platon à l'amour des adolescents menace de l'opposer à la société et par là au monde en général. Cet Eros en effet ne se présente pas chez Platon sous la forme que l'on rencontrait fréquemment dans les milieux distingués d'Athènes (mais seulement dans ceux-ci, à l'exlusion des classes populaires) où cet Eros venait élargir et enrichir la vie sexuelle normale: chez Platon il l'exclut. [..]

60Tutto ciò che è degno di essere amato è un oggetto (una cosa)

6149. Leone XIII aveva sapientemente sentenziato: avere Dio lasciato all'industria degli uomini e alle istituzioni dei popoli la delimitazione delle proprietà private (enc. Rerum novarum, n. 7).[...] La pubblica autorità però non può usare arbitrariamente di tale suo diritto; poichè bisogna che rimanga sempre intatto e inviolato il diritto naturale di proprietà privata e di trasmissione ereditaria dei propri beni, diritto che lo Stato non può sopprimere, perché l'uomo é anteriore allo Stato (enc. Rerum novarum, n. 6), ed anche perché il domestico consorzio è logicamente e storicamente anteriore al civile (enc. Rerum novarum, n. l0). Perciò il sapientissimo Pontetice aveva già dichiarato non essere lecito allo Stato di aggravare tanto con imposte e tasse esorbitanti la proprietà privata da renderla quasi stremata. Poiché non derivando il diritto di proprietà privata da legge umana, ma da legge naturale, lo Stato non può annientarlo, ma semplicemente temperarne l'uso e armonizzarlo col bene comune (enc. Rerum novarum, n. 35). [Quadragesimo anno 49]

62Nel dilemma del prigioniero ripetuto le soluzioni cooperanti possono imporsi a condizione che il defezionante venga convinto a cooperare dal fatto che riterrà di poter in ogni caso ottenere un guadagno dalla situazione; mentre i cooperanti avranno comunque un guadagno per la minore competizione se la mancata ritorsione non è troppo costosa.

63Un cooperante isolato sarà sfruttato dai defezionanti che lo circondano e soccomberà. Ma quattro cooperanti ragruppati possono anche farsi valere, dato che ciascuno interagisce con tre cooperanti; un defezionante in quanto esterno al gruppo può raggiungerne e sfruttarne al massimo due. Se il compenso per il tradimento non è troppo grande i gruppi di cooperanti prospereranno. Al contrario i defezionanti isolati andranno sempre bene perché saranno circondati da cooperanti di cui approfittare. Ma diffondendosi i defezionanti si circondano di consimili e quindi riducono le proprie possibilità di guadagno.

64Un'importante ricerca publicata sulla rivista scientifica PLoS e ripresa dal Wall Street Journal, dimostra in modo convincente che siamo programmati biologicamente con un "gene dell'altruismo". Mentre sono gli "egoisti dalla nascita la vera anomalia perché vittime di una disfunzione genetica

65«buono» è colui le cui opinioni e attività riescono gradite a chi sta al potere.

66Di tutte le perversioni sessuali, la castità è la più strana.

67Vivere è anzitutto agire, agire senza calcolo, per il piacere di agire

68Con il termine scolio (plurale scoli; più raro scolii; talvolta scholia, dalla traslitterazione in latino del sostantivo greco σχόλιον, plurale σχόλια) si intende un insieme di annotazioni e glosse che si trovano spesso sui margini dei codici medioevali delle opere della letteratura greca e latina.

69Io mi limito a voler dimostrare che la scoperta e l'impiego delle macchine possono essere accompagnati da una diminuzione del prodotto lordo, e questo tutte le volte che si verificherà, sarà di danno alla classe lavoratrice poiché una parte dei suoi membri verrà allontanata dal lavoro.

70Per lei sarà almeno una buona notizia la smentita di Fornero sull' abolizione della cassa integrazione. «Era comunque meglio non uscirsene così, per evitare di gettare nel panico migliaia di lavoratori. La cassa integrazione la pagano le parti: il problema è estenderla regolamentando quella in deroga e applicandola con serietà. Chi rinuncia a un nuovo lavoro o alla riqualificazione può essere escluso. In ogni caso vaneggiare sul salario minimo d' inserimento per il domani quando ci saranno le risorse e non ci sarà più questo governo e nel frattempo ridurre la cassa integrazione può essere solo una boutade, se non una follia».

71 Strada sempre più in salita per la riforma del mercato del lavoro annunciata dal ministro Elsa Fornero. Il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni hanno respinto al mittente (il ministro) la proposta del salario minimo garantito mentre il leader della Cgil Susanna Camusso - ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo ne ha smontato le capacità negoziali.

72 La Fornero è stata chiara: la misura del reddito minimo garantito è una «preferenza personale e non del programma del governo» ma ha anche aggiunto che «rappresenta una direzione verso la quale l' esecutivo lavorerà». Il nuovo ammortizzatore sociale dovrebbe essere strutturato come un assegno mensile con un valore oscillante tra i 500 e i 1.000 euro per un massimo di 2 o 3 anni, per i giovani in cerca del primo impiego o per i disoccupati che hanno difficoltà a trovare un nuovo lavoro. Se il Pd e Sel hanno aperto alla nuova ipotesi, più critici sono stati i sindacati. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni l' ha definito «una misura assistenziale che ucciderebbe il lavoro gravando sulle casse dello Stato». Critica anche la Cgil. Il segretario generale Susanna Camusso ha ricordato che si tratta di un «dibattito storico» e provocatoriamente ha detto: «Avrei una domanda: le risorse dove sono?». Contrario anche il Pdl. L' ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ne ha evidenziato «gli effetti deresponsabilizzanti nei confronti dei precettori, l' intrinseca esclusione delle organizzazioni sindacali e i pesanti oneri di finanza pubblica»

73Lo scandalo scoppiò quando ci si accorse che un courtier di borsa, certo Francesco Parodi, soprannominato "Vaporino", aveva comperato allo scoperto per conto dei fratelli De Ferrari, amministratori della Ramifera, 13.000 azioni senza che né il "Vaporino" né i De Ferrari avessero i soldi per regolarizzare l'acquisto [Corriere Mercantile del 5, 6, 9 giugno 1907]. Si trattava di turare una falla di circa 12 milioni. Furono sospese le liquidazioni di fine maggio, la borsa di Genova fu chiusa per 15 giorni, le azioni della Ramifera crollarono in pochi giorni da 1.304 a 170 lire, il panico si diffuse in Italia; intervennero prefetto, deputati e governo; intervennero soprattutto le banche, sotto l'egida della Banca d'Italia e i principali finanzieri e industriali genovesi; alcuni consiglieri d'amministrazione (Emilio Bauer, Federico Brown, e Raffaele Bombrini) pagarono di tasca loro oltre un milione; il capitano Gardella, vero promotore della Ramifera, finì suicida [Corriere Mercantile, 20 agosto e 3 settembre 1907]. La Ramifera viene liquidata con la perdita dell'intero capitale sociale (1915)

74Ciò che vi è di nuovo nella filosofia greco - romana è il posto che occupa l'uomo. [..] La filosofia si pone per la vita umana.

75Da sette-otto anni gli studenti sono avidi di interesse per il settore umanitario. Fino a quando si trovano a dover scegliere tra Médecins sans frontières e Morgan Stanley. Allora non hanno un attimo di esitazione e si precipitano da Morgan Stanley. Ma tutto questo cambierà. Da Morgan Stanley non c'è più posto.

76La psychanalyse lacanienne a réussi à produire un lien immédiat entre la production culturelle la plus gratuite et le fonctionnement d'un marché. Elle a réconcilié les plus hautes perspectives culturelles et les règles les plus strictes du profit. [...] L'un des principes de la cure selon Lacan est, en effet, le refus pour l'analyste de répondre à la demande du patient, afin de lui permettre d'accéder au désir. [...] Le patient doit donc payer le psychanalyste pour qu'il se mantienne dans cette position difficile, intenable même, où il entend parfaitement la demande et n'y répond jamais. [...] A la limite le pratique de la psychanalyse se réduirait au paiement [...] Ce serait la condition pour que surgisse le pur désir. Ainsi apparaîtraît la quintessence de la cure qui donnerait accès à la source de la civilisation et de toute humanité: le désir à l'état pur, fondé sur la gratuité absolue de la dépense.

77Spinoza contrapponeva la falsa concezione che l'uomo ha di se stesso da ciò che egli scopre di essere nel corso dell'impresa scientifica. Si potrebbe ben dire che Spinoza operò una distinzione tra un'immagine "manifesta" e una "scientifica" respingendo la prima come falsa e accettando la seconda come vera.

78-è davvero necessaria la patrimoniale?
Serve una patrimoniale light sotto l'1% su tutto, Ma non per ridurre il debito, né per sistemare i conti, né per tranquillizzare l'Europa. La patrimoniale è un segno verso l'assoluta necessità, per l'Italia, come per tutto l'Occidente, di ridurre la forbice sempre più ampia della disuguaglianza sociale.

79Con l'ironia si intende il contrario di ciò che si dice con le parole (Kayser) Questo corrisponde abbastanza esattamente alla definizione linguistica di menzogna.

80L'accusa di violenza fatta alla metafisica si inscrive in un cambiamento radicale di prospettiva sul rapporto tra violenza e il logos. Contro una tesi, corroborata da una lunga tradizione filosofica, che oppone il logos alla violenza, o l'argomentazione alle vie di fatto, una certa critica che riconosce la sua genesi nel pensiero di Nietzsche, ha individuato nel logos metafisico, nelle sue pretese veritative assolute, il fondamento stesso della violenza.

81Uno dei cardini della teoria politica di Spinoza è l'impossibilità di sapere e di controllare i pensieri altrui. Secondo la sua definizione la "tirannia" è il tentativo di realizzare l'impossibile, cercando di esercitare il potere ove non può essere esercitato. Dobbiamo ricordarci che Spinoza era tutto fuorché un liberale; egli non credeva nel controllo istituzionale del potere, ma pensava che il principe potesse esercitare i suoi poteri fini ai loro limiti effettivi....

82La concezione di Fontenelle resta del tutto originale, il mito per lui, parla di niente e parla per niente. Il mito non nasconde nessuna verità, ma tuttavia la fabulazione non esiste; tutto si spiega per il fatale incontro di numerosi piccoli innocenti difetti: ignoranza, etusiasmo, gusto di architettare l'aneddoto, vanità, curiosità ... (Veyne, p. 126)

83Quando il lavoro garantisce appena il minimo vitale si diffonde la tentazione di vivere senza lavoro.

84Da diversi decenni la storiografia ha come implicito programma l'idea che scrivere la storia significhi scrivere la storia della società. Non si crede più al fatto che esiste una natura umana e si lascia ai filosofi della politica l'idea che esista una verità delle cose, ma si crede alla società e ciò permette di prendere in considerazione lo spazio che si estende tra ciò che chiamiamo economia e ciò che classifichiamo sotto l'etichetta ideologia. [..] La maggior parte della vita culturale e sociale resta così al di fuori del campo della storiografia [..] se si prova a prendere in considerazione questa parte [..] ci si accorge che non lo si può fare se non rigiutando ogni razionalismo [..] Nel corso di questo libro abbiamo tentato di far stare in piedi il nostro intreccio attenendoci all'ipotesi irrazionalistica; non abbiamo accordato alcun ruolo ad una spinta della ragione, ad una luce naturale [..] La nostra ipotesi [..] in ogni momento, nulla esiste né agisce al di fuori di questi palazzi dell'immaginazione. Nota 5 [I fatti senza relazioni permettono soltanto di alimentare le conversazioni]

85In una concezione improntata allo spinozismo [pur con le debite differenze] Freud ci dice che non è l'oggetto del desiderio a suscitare il desiderio, bensì il desiderio che all'opposto rende l'oggetto oggetto di desiderio: l'oggetto è in un certo senso mezzo e tramite attraverso il quale il desiderio si esprime.

86Quelli che hanno una visione imperfetta delle cose interagiscono con la realtà in due modi. Da una parte si sforzano di comprendere il mondo in cui vivono. è quella che chiamo funzione cognitiva. Dall'altra, cercano di avere un impatto sul mondo e cambiare le carte in tavola a loro vantaggio. ... funzione manipolativa.

87Ciò che è richiesto ad Abramo, non è soltanto di sacrificare suo figlio, ma Dio stesso; il figlio è l'avvenire di Dio sulla terra, poiché è il tempo la vera Terra Promessa, il vero e solo soggiorno del popolo eletto e di Dio e del suo popolo. Ora sacrificando il suo unico figlio, Abramo deve sacrificare il tempo, e il tempo sacrificato non gli sarà certamente reso nell'eternità di un altro mondo: l'aldilà non è nient'altro che l'avvenire, l'avvenire di Dio nel tempo.

88Enfin il y eut en France un marquis, emprisonné par le Tyran, mais libéré par le Peuple, qui comprit lui aussi que, dans le nouveau monde libre, tout devait commettre desormais dans le privé; notamment les crimes, obligatoirement conçus, comme des actes (noblement gratuits) de liberté egalitaire e fraternelle.

89La verità del sistema di Newton non sta nel sistema di Newton; per contro nel sistema di Newton ci sono la verità e l'errore di quello di Keplero. Il sistema di Newton diventa "falso" con Einstein, ma è Einstein che rivela la verità e l'errore del sistema di Newton... è la tappa successiva che contiene la verità e l'errore della tappa precedente.

90 Ut pictura poesis: erit quae si propius stet
te capiat magis, et quaedam si longius abstes.
Haec amat obscurum, volet haec sub luce videri,
Iudicis argutum quae non formidat acumen;
Haec placuit semel, haec decies repetita placebit.
[Orazio, Ars poetica, 361-362 ]

91In Bataille la critica del calcolo, l'elogio del dispendio, quello dell'eccesso o dell'abiezione si rifanno alla tematica cristiana del dono gratuito o delle tradizioni monacali dello sforzo ascetico.

92Il faut lire [..] le curieux chapitre de l'Ami des hommes où le marquis de Mirabeau a traité précisement le problème des moeurs et des lois [..] Il se propose de définir les moeurs, qu'il fait essentiellement consister en trois points, lesquels sont le respect de la religion, l'ardeur du patriotisme, et l'observation des "vertus civiles". Ce sont trois points dont on n'eû,t pas fait convenir Voltaire ou Diderot. L'idée religieuse elle-mê,me n'a pas été plus étrangere à Voltaire, on le sait, que l'idée de patrie; et, pour Diderot, on peut dire qu'elles le faisaient tomber l'une et l'autre en épilepsie.

93Il piacere è l'unico fine dell'attività umana e la virtù consiste nella ricerca del piacere.

94Il paradosso di Goodman venne esposto per la prima volta da N. Goodman nel 1946. Nella sua forma originaria era volto a dimostrare l'inadeguatezza della definizione qualitativa di conferma proposta da C.G. Hempel nel 1945. - per ogni enunciato confermato, nel senso di Hempel, da una data evidenza, risulta cofermato, nello stesso senso, dalla stessa evidenza, un altro enunciato che implica previsioni incompatibili con quelle del primo, rispetto a tutti gli oggetti esaminati dopo un certo istante t

95Poiché ho smesso molto presto di credere alle favole, mi sono sempre chiesto, fin da bambino, se veramente i greci credessero negli dei della loro mitologia. Quando ho visto il libro di Paul Veyne: I greci hanno creduto ai loro miti ho pensato che avrei avuto finalmente una risposta alla mia curiosità? Ma non è così, non c'è una risposta alla domanda perché gli uomini credono in qualcosa, all'origine della credulità non c'è nulla di reale.

96Tripartizione stoica di Varrone, che distingueva gli Dei della città, gli uomini tributavano un culto, gli Dei dei poeti, cioè quelli della mitologia, e quelli dei filosofi. (Boyancé, Etudes sur la religion romaine, Ecole Française de Rome, 1972, p. 254)

97L'alienation n'est pas en effet l'oppression. Elle est la prédominance de l'Autre dans le couple de l'Autre et du Même, la priorité de l'objectif et par conséquent la nécessité pour toute conduite et toute idéologie de se projecter dans l'élément de l'Autre et de revenir aliénées et aliénantes sur leur promoteurs. [...]
Il ne peut y avoir de relations humaines concrétes que par la suppression de l'élément de l'Autre. Mais cet élément insaisissable se glisse partout en histoire (clan, races, nations, classes, sexes, etc.) et vint justementde ce que l'Esprit est totalité détotalisé. [...]
L'Ego trascendant comme structure d'alienation. Le Je comme supercompensation. Dialectique magique de l'Ego et du Je. L'Ego vient des autres, son origine se confond avec l'image narcissique du postservage. La vraie subjectivité et l'ipseité de la personne à chercher dans la trascendance et dans le circuit de la conscience. Le vrai Moi dans l'oeuvre. Vivre sans Ego.

98 Vi credo così abituati alla riflessione, signori, che non può non esservi accaduto spesso di meditare sulla figura del boia. Chi è dunque questo essere inspiegabile che a tutti i mestieri piacevoli, redditizi, e onesti e anche onorevoli che si presentano in gran numero alla forza e all'abilità umana ha preferito quello di tormentare e uccidere i propri simili? [..] Quanto a me non ho dubbi: egli è fatto come noi esteriormente; è nato come noi; ma è un essere straordinario, e affinché egli esista nella famiglia umana è necessario un decreto specifico, un fiat della potenza creatrice: egli è creato come il mondo. [p. 33] [..] un ministro abietto della giustizia viene a bussare alla sua porta e ad avvertirlo che c'è bisogno di lui; egli parte, arriva in una piazza publica gremita di una folla pigiata e palpitante, gli consegnano un avvelenatore, un parricida, un sacrilego: egli lo afferra, lo stende, lo lega su una croce orizzontale, alza il braccio: allora si fa un silenzio orribile, e non si sente più che il grido delle ossa che scoppiano sotto la sbarra, e le urla della vittima. La stacca dal patibolo, la porta su una ruota: le membra fracassate sono legate ai raggi, la testa pende, i capelli si rizzano e la bocca, spalancata come una fornace, emette solamente di tanto in tanto poche parole sanguinolente che invocano la morte. Ha finito; il cuore gli batte, ma di gioia... [p. 34]

99[quando] un bisogno entra nella sfera delle possibilità di soddisfazione si trasforma in diritto.

100Non conoscere la verità mediante gli uomini; conosci la verità e conoscerai chi dice il vero

101La guerra, la morte, il sacro. Al di là delle analisi ormai classiche di Veblen o Norbert Elias, lo studioso francese Gilles Lipovetsky non ritiene azzardato affermare che l'essere umano dedito al lusso sia stato e in parte sia ancora, prima di tutto, un homo religiosus

102Pythagore est le père commun de ceux qui prétendent expliquer le monde en termes nombres, de proportions, de fonctions et de structure, en un mot en termes de de jugements de relation. Platon et Aristote sont les pères de ceux qui veulent expliquer le monde en termes de substances, de propres, d'accidents, en un mot en termes de jugement prédicatifs. Les gnostiques, les mystiques, les kabbalistes, les théosophes, les anthroposophes, pour lesquels tout est figure, cherchent une explication symbolique et allegorique de l'Univers, qui en fait une gnose divinee révélé par signes et par images aux seuls initiés.

103plus nous augmentons nos connaissances, plus l'Univers devient pour nous incompréhensible.

104Le convenzioni sociali che emergono storicamente e assumono lo status di regole non scritte, non producono necessariamente il miglior modello concepibile di risultati. Alcuni analisti sociali moderni (in particolare Hayek e i suoi seguaci) mostrano una fede evidente nelle forze dell'evoluzione sociale e culturale nel generare regole efficienti. Ora non sembra esserci ragione per prevedere che queste forze garantiranno sempre la selezione delle regole migliori.

105In questo convegno sono diventato ancora puù convinto che la distinzione tra disoccupazione volontaria e involontaria, anche se importante concettualmente, non si è dimostrata importante come misura statistica. Parte del convegno è stata dedicata all'idea che mentre alcune persone volontariamente abbandonarono il loro lavoro, molte di queste in poco tempo diventarono disoccupate in maniera involontaria.

106La nostra teologia odierna non solo non conosce un'altra interpretazione dei testi religiosi del Cristianesimo che non sia quella storica, ma più in generale rende omaggio ad un'assurdità quasi inconcepibile, quella di poter diventare di nuovo certa, per via storica, del Cristianesimo, il che tuttavia, se riuscisse, al massimo avrebbe come risultato una religione di dotti, vale a dire niente che si possa seriamente paragonare ad una vera religione ...

108Mill e Laplace avevano molte cose in comune, soprattutto entrambi credevano che nulla accadesse senza una causa e che anche gli eventi apparentemente casuali fossero determinati da intrecci di cause, non sempre analizzabili e non sempre ripetibili. Laplace era convinto che il ricorso alle cause finali e alla casualità fosse soltanto un modo per mascherare l'ignoranza delle vere cause, che riconduceva al concetto leibniziano di ragion sufficiente.

109Il pregio attuale del libretto (Le conseguenze economiche di Winston Churchill, 1925) non deriva però soltanto dal suo interesse storico (e letterario). In esso vengono infatti magistralmente individuate le conseguenze della scarsa flessibilità verso il basso di prezzi e salari, un tema che ha oggi grande importanza per i paesi dell'Unione Europea e per l'Italia in particolare. Non essendo più possibile svalutare la propria moneta nei confronti del resto d'Europa, ciascun paese dovrà evitare di avere prezzi che aumentano più di quanto accada nel resto dell'UE. In caso contrario sarebbe infatti costretto ad attuare politiche fiscali fortemente deflazionistiche con le conseguenze messe in luce da Keynes.

110Toute espèce de lumière ne vient à nous qu'avec le temps, plus sa progression est lente, plus l'objet, entraîné par le mouvement rapide qui éloigne ou rapproche tout les êtres, est déjà loin du lieu où nous le voyons. Avant que nous ayont appris que les choses sont dans une situation déterminée, elles ont déjà changé plusieurs fois. Ainsi nous apercevons toujours les événements trop tard, et le politique a toujours besoin de prévoir, pour ainsi dire, le present.

111Durante la Rivoluzione la realizzazione dell'eguaglianza politica e la costruzione di uno stato razionale restano due programmi dissociati. La questione della cittadinanza non viene affatto rapportata all'ideale del razionalismo [..] Fa eccezione solo Condorcet. Il confidente di Hélvetius e l'amico di Turgot si muove lungo una traiettoria esemplare che nello spazio di pochi anni lo conduce dal liberalismo settecentesco fondato sulle capacità all'accettazione della sovranità del numero. Negli anni 80 del Settecento egli trovava normale limitare il diritto di voto per la nomina delle assemblee provinciali ai soli proprietari. Nel 1789 rompe con tale approccio per aderire all'individuo - cittadino, e nel 179, considerando il diritto di suffragio un diritto naturale, rifiuta le restanti restrizioni poste ad esso. [..] Condorcet è in pratica l'unica grande figura della Rivoluzione che abbia rispecchiato apertamente questa tensione. [..]
La posizione di Condorcet sul suffragio è inseparabile dalla sua idea di potere legislativo. Egli condivide la concezione fisiocratica di un ordinamento naturale e osserva, fedele a questo spirito, che il diritto di suffragio non ha più la stessa importanza, qualora le leggi siano intese, non come espressione della volontà arbitraria del maggior numero, ma come verità che la ragione ha evinto dai principi del diritto naturale, e in quanto tali siano state adottate dalla pluralità. (Vie de Turgot, vol. V, p. 211) Il voto si limita allora a essere un processo di assenso, di riconoscimento di un ordinamento già esistente, esso partecipa di un approccio cognitivo e di per sé non istituisce nulla. [..]
In un opuscolo publicato nel 1793, il Tableau général de la science qui a pour objet l'application du calcul aux sciences morales et politiques (in Journal d'instruction sociale, 22 giugno e 16 luglio) fissa il programma di una scienza nuova che chiama matematica sociale. Per lui la matematica sociale non è, come la vecchia matematica politica che affianca l'azione del governo, una banale produzione di informazioni statistiche utili: costituisce invece, di per sé, un metodo di governo. Tra un potere legislativo limitato all'ordinamento naturale e un potere esecutivo assimilato a una gestione scientifica, in Condorcet la volontà generale non svolge dunque che un ruolo limitato: non un potere governante.
[..] Anche se la volontà generale viene limitata, nondimento in Cordorcet essa sussiste come principio di legittimazione, mentre gli uomini, siano essi amministratori o semplici cittadini, sono, ai suoi occhi, tutti soggetti all'errore. Questa è la ragione del perché sin dagli anni 70 del Settecento, egli aveva dedicato gran parte del suo tempo a soppesare, in linguaggio matematico, i rapporti tra ragione e volontà. [..]
Nella sua ricerca di un formalismo suscettibile di ridurre la tensione fra liberalismo e democrazia, Condorcet si è soffermato in particolar modo sulla questione delle proceture di voto, e ciò perché ai suoi occhi, la padronanza delle forme costituiva un modo di organizzare la verità. Al centro di questa riflessione si trova il concetto di ragione probabilistica, che egli formula nel suo Essai sur l'application de l'analyse à la probabilité des décisions rendues à la pluralité des voix.

112Si l'on rappelle que Toqueville définit la démocratie comme égalité des conditions l'on retrouve l'equation fondamentale dont toute l'œuvre de Dumont est une longue et puissante meditation: l'individualisme est essentiellement lié à l'égalité.

113Les seuls équivalents ou substituts admissibles du devoir, pour employer le même langage que l'auteur de la Liberté et Déterminisme , nous semblent être:
1° La conscience de notre pouvoir intérieur et supérieur, à laquelle nous verrons se réduire pratiquement le devoir;
2° L'influence exercée par les idées sur les actions;
3° La fusion croissante des sensibilités et le caractère toujours plus social de nos plaisirs ou de nos douleurs;
4° L'amour du risque dans l'action, dont nous montrerons l'importance jusqu'ici méconnue;
5° L'amour de l'hypothèse métaphysique, qui est une sorte de risque dans la pensée.
Ces divers mobiles réunis sont pour nous tout ce qu'une morale réduite aux seuls faits et aux hypothèses qui les complètent pourrait mettre à la place de l'ancienne obligation catégorique. Quant à la sanction morale proprement dite, distincte des sanctions sociales, on verra que nous la supprimons purement et simplement, parce que, comme expiation, elle est au fond immorale. Notre livre peut donc être consideré comme un essai pour déterminer la portée, l'étendue, et aussi les limites d'une morale exclusivement scientifique.

114Par la suppression de l'impératif catégorique, le désintéressement, le dévouement ne sont pas supprimés, mais leur objet variera; l'un se dévouera pour une cause, l'autre pour une autre. Bentham a consacré sa vie entière à la notion d'intérêt; c'est une manière de dévouement; il a subordonné toutes ses facultés à la recherche de l'utilepour lui, et nécessairement aussi pour les autres: le résultat, c'est qu'il a été réellement très utile, autant et plus que tel apôtre du désintéressement, comme sainte Thérèse.

115Per dichiarare anticipatamente la nostra tesi, come è buon uso in un serio saggio scientifico, andremo a sostenere, e ci auguriamo a dimostrare: a) che l'I. è un fenomeno a base biologica ma si manifesta solo nell'uomo (e così pure, ma più raramente, nella donna) in quanto 'animale culturale'; b) che essa si declina in forme coerenti e in un rapporto di reciproca funzionalità con i caratteri delle società in cui si sviluppa risultandone, per così dire, l'immagine stereotipica; c) che essa si sviluppa in funzione di fattori sociali e culturali identificabili e utilizzabili per analisi e previsioni sul fenomeno; d) che il suo sviluppo assume un andamento accentuato nelle società moderne e postmoderne; e) che essa in qualche misura è pressoché inevitabile date certe condizioni non totalmente modificabili della vita umana, e che pertanto eliminare tutti gli i., come affermava De Gaulle, è un progetto irrealizzabile; f) che tuttavia l'I. può essere combattuta e contenuta con adeguate misure che peraltro, come la saggeza ci insegna, non sono indolori, perché il medico pietoso fa la piaga purulenta; g) che pertanto la decisione di ridurre o no la presenza di i. in una collettività dipende da scelte che hanno effetti sui modi di convivenza e sui rapporti tra i membri di quella società, e in primo luogo sul sistema di produzione e trasmissione delle conoscenze, che tutti i politici ormai fanno a gara a dichiarare importante e a trascurare o danneggiare.

116Si è in presenza di disoccupazione larvata o nascosta se il lavoratore produce un valore inferiore alla sua remunerazione, questa misurandosi per lo più mediante il concetto di minimo di sussistenza o minimo fisiologico. In condizioni siffate bisogna mirare ad accrescere la produttività del lavoro? Il concetto di produttività è troppo inafferrabile per essere utilizzato con profitto.

117Si sostiene a volte che l'aumento dei redditi può essere realizzato indifferentemente in due maniere: mediante l'aumento della produttività o impiegando un maggior numero di persone che vengono tratte dalla riserva costituita dai disoccupati. Quantitativamente, il surplus di produzione, e dunque il potere d'acquisto distribuito, sarebbe identico. [Aydalot, Essai sur la théorie du développement, Paris, 1971] Sembra però che un ragionamento siffatto non possa essere ammesso senza riserve, anche se appare inattaccabile dal punto di vista dell'impresa. Sul piano nazionale il problema è diverso, indipendentemente da qualsiasi considerazione di giustizia distributiva. In effetti se la scelta si indirizza verso l'aumento della produttività, la manodopera così licenziata accresce il numero dei disoccupati. L'investimento addizionale potrebbe ottenere, in altri settori, una produzione equivalente utilizzando in aggiunta nuove forze di lavoro. La collettività non risparmia il salario della manodopera licenziata se non nella misura in cui eccede il valore delle sussistenze che in ogni caso i disoccupati si procureranno.
Attualmente, se la scelta si indirizza verso l'impiego di manodopera aggiuntiva, il costo sociale di questa si limita alla differenza tra il nuovo reddito e ciò che i disoccupati consumavano precedentemente per vivere. I due metodi non pervengono affatto a un risultato univoco. Aggiungiamo che, nell'esame di questi problemi, non sarà mai superfluo rileggere Sismondi, che resta il maggiore dei classici in materia di economia dello sviluppo. [..] Non è certo casuale che i cantoni svizzeri, durante la grande depressione, avevano proibito l'uso delle pale meccaniche nei cantieri, opponendosi così brutalmente a qualsiasi aumento di produttività.

118La produttività dell'uomo può essere accresciuta aumentando i salari. [Per il dottor Fürst il salario è uno stimolo, al pari di un miglior ambiente di lavoro, di un cibo più ricco, e di altri vantaggi grazie ai quali il rendimento del fattore manodopera può venir spinto verso l'alto. Questo spiega la maggiore produttività della Germania oggi]

119Sarebbe nell'interesse del principio parlamentare stesso che gli uomini politici professionali, che oggi sono parlamentari [..] non ammettessero soltanto il cosiddetto referendum costituzionale - come è già avvenuto in alcune Costituzioni moderne - ma anche un referendum legislativo se non obbligatorio almeno facoltativo. L'esperienza insegna che è preferibile far votare il popolo su di un testo semplicemente votato dal Parlamento piuttosto che su una legge già publicata ed entrata in vigore. [..] Se si deve tener conto della tendenza sempre più pronunciata a far sì che il popolo eserciti un influsso sulla formazione della volontà dello Stato, influsso che sia il più diretto possibile, bisognerebbe, in caso che il plebiscito condannasse un progetto adottato dal Parlamento, sciogliere il Parlamento stesso per costituire, mediante nuove elezioni, un Parlamento il quale, anche se non esprimerà sempre la volontà del popolo, non sarà tuttavia in contrasto con essa.
Fra le istituzioni che, anche se nel quadro del principio parlamentare, permettono tuttavia una certa ingerenza diretta del popolo nella formazione della volontà dello Stato, figura anche la cosiddetta iniziativa popolare, per cui un certo numero minimo di elettori può proporre un progetto di legge in merito al quale il Parlamento dovrà deliberare. Anche questa istituzione bisognerebbe prendere in considerazione più spesso di quanto non abbiano fatto le costituzioni antiche e non lo facciano le nuove. Bisognerebbe, a questo riguardo, facilitare al massimo, dal punto di vista tecnico, l'attuazione della richiesta di plebiscito, in quanto l'iniziativa non esige la formulazione di un progetto di legge, ma soltanto l'indicazione di direttive di carattere generale. Se gli elettori non hanno il diritto di dare istruzioni obbligatorie ai loro uomini di fiducia in Parlamento, al popolo dovrebbe essere lasciata almeno la possibilità di dare suggerimenti che consentano al Parlamento di orientare la propria attività legislativa. [..]
L'irresponsabilità del deputato di fronte ai suoi elettori, che è senza dubbio una delle cause essenziali del discredito in cui oggi è caduta l'istituzione parlamentare, non è affatto, come trapelava dalla dottrina del XIX secolo, un elemento necessario. [..] Dapprima però bisognerebbe far scomparire o almeno limitare questa irresponsabilità del deputato chiamata immunità, irresponsabilità non di fronte agli elettori, ma di fronte alle autorità dello Stato e in particolare ai tribunali, la quale, da sempre è stata la roccaforte del sistema parlamentare. Che un deputato possa essere perseguito dai tribunali e, particolarmente, arrestato per un reato commesso, soltanto dietro consenso del Parlamento, è un privilegio che risale all'epoca della monarchia feudale, vale a dire all'epoca in cui l'opposizione fra Parlamento e governo regio era la più accanita.

120le stesse agenzie governative du assistenza possono diventare parassitarie dei poveri: Questa associazione in difesa degli homeless è proprio una fesseria [..] sono dei procrastinatori che in effetti campano sulle spalle degli homeless. Senza di noi non avrebbero un lavoro e lo sanno [Rauty, Homeless. Povertà e solitudini contemporanee, Costa & Nolan, Genova, p. 91]

121Negli anni venti gli Stati Uniti ebbero - sotto le presidenze di Harding, Coolidge e Hoover - soltanto governi conservatori, i quali imposero meccanismi fortemente protezionistici, come le tariffe di Fordney-Macomber e quelle di Smoot-Hawley, approvate poco prima che iniziasse la grande depressione. Questi governi ridussero al minimo gli interventi assistenziali e determinarono le condizioni per disastrosi conflitti sociali. [Olson, Logica delle istituzioni, Comunità, 1994, p. 45 ss]

122La Filosofia delle forme simboliche tenta di seguire la strada della "filosofa critica" indicata da Kant. Non vuole partire da una proposizione generale e dogmatica sulla natura dell'essere assoluto, ma essa pone in modo preliminare la questione su cosa signifca in generale l'affermazione su un essere, su un "oggetto" della conoscenza, e per quale via e attraverso quali strumenti può essere raggiungibile e accessibile in generale l'oggettività. La superba ontologia deve lasciare un posto, più modesto, ad una semplice analitica dell'intelletto puro e ad una fenomenologia della coscienza linguistica, estetica, teoretica. Di fronte al "fatto delle scienze dello spirito", allo sviluppo prodigioso delle scienze linguistiche, delle scienze religiose, delle scienze artistiche, la filosofa deve ora assolvere il compito di estendere la sua critica all'intero ambito della "comprensione del mondo" [Weltverstehen], di distinguerne le possibili "modalità", di scoprire le diverse potenze, le fondamentali forze spirituali, che concorrono a renderla possibile.

123L'operare di ogni teologia, in quanto porta a contatto la fede con il sapere, è in se stesso e secondo la sua struttura un operare irreligioso. Franz Overbeck, Sulla cristianità della teologia dei nostri tempi, ETS, 2000, p. 27

124Ce qui est ennuyeux c'est d'être attaqué par un seul côté, ça vous fait perdre l'équilibre, Gide, Essais criqìtiques, Gallimard, 1999, p. 1069 - da Louis Combelle, Je dois à André Gide, 1951, p. 31

125la concezione del potere di Foucault non consente un simile concetto del potere antagonista, di stampo filosofico-storico, che privilegi la conoscenza. Ogni contropotere si muove già nell'orizzonte del potere che combatte, e si trasforma, una volta vittorioso, in un complesso di potere che provoca un altro contropotere. [..] Fallisce in tal modo il tentativo di salvaguardare coi suoi stessi mezzi la storiografia genealogica dall'autosmentita relativistica.

126Ciò che separa Bataille da Heidegger è tanto il suo accesso ad una esperienza genuinamente estetica, dalla quale attinge il concetto del sacro, quanto il rispetto per il carattere scientifico di una conoscenza di cui egli vorrebbe servirsi per analizzare il sacro. Vi sono tuttavia paralleli fra questi due autori, quando si prendono in considerazione i loro contributi al discorso filosofico della modernità. Le somoglianze strutturali si spiegano in quanto Heidegger e Bataille vogliono risolvere lo stesso compito ispirandosi a Nietzsche. Entrambi vogliono svolgere una critica radicale della ragione - tale da attaccare le stesse radici della critica. [..] Quale punto di partenza Heidegger sceglie il pensiero oggettivante delle scienze moderne, e Bataille l'agire razional-finalistico dell'impresa capitalistica e dell'apparato burocratizzato dello Stato.

127Un peu avant ces changements, et avant la grande scission de l'Occident, qui dure encore, il y avait en Italie une secte de philosophes qui combattaient cette conformité de la foi avec la raison que nous soutenons. On les nommait averroïstes, parce qu'ils s'attachaient à un auteur arabe célèbre, qu'on appelait le commentateur par excellence, et qui paraissait être le mieux entré dans le sens d'Aristote parmi ceux de sa nation. Ce commentateur, poussant ce que les interprètes grecs avaient déjà enseigné, prétendait que, suivant Aristote et même suivant la raison, ce qu'on prenait presque alors pour la même chose, l'immortalité de l'âme, ne pouvait subsister.

128Il fatto che numerosi regimi democratici costituzionali siano nati privi della capacità di incorporare i temi e i simboli della protesta, oltre che i vari settori della popolazione, nelle strutture istituzionali centrali, sottolinea la loro intrinseca fragilità

129È vero, come sostiene ad esempio Macpherson, che Locke ripone essenzialmente la sua fiducia nell'adeguatezza morale della produzione capitalistica di mercato? (pp. 225-296) La proprietà che il governo è chiamato a difendere è davvero solo e soltanto la proprietà privata dei beni economici della prima società capitalistica? La risposta, ovviamente, è che non di questo si tratta; che Locke in nessun luogo professa una generale fede morale nel mercato e che le proprietà di cui si affida al governo la difesa non sono né più né meno che i diritti di tutti gli uomini in quanto uomini nelle circostanze politiche storiche in cui essi si trovano a vivere. È vero che le parole proprietà e diritto sono virtualmente sinonimi nell'uso che ne fa Locke. Ma il termine che fissa la sinonimia nella lingua inglese è diritto non proprietà

130l'etica non era in relazione con nessun sistema sociale o istituzionale - e neppure legale. A esempio, le leggi contro la cattiva condotta sessuale erano assai poche e neppure granché costrittive. Infine, ciò di cuii greci erano preoccupati, il loro tema dominante, consisteva nella costituzione di un tipo di etica che fosse un'estetica dell'esistenza.
Ebbene, mi chiedo se il nostro problema oggi non sia in qualche modo simile al loro, dal momento che la maggior parte di noi non crede più che l'etica possa essere fondata sulla religione, e dato che non vogliamo un sistema legale che interferisca con la nostra vita privata, morale e personale. I recenti movimenti di liberazione soffrono del fatto di non riuscire a trovare un principio sul quale fondare l'elaborazione di una nuova etica. Essi hanno bisogno di un'etica, ma non riescono a trovare altra etica se non quella che si fonda sulla cosiddetta conoscenza scientifica di ciò che è il sé, di ciò che è il desiderio, di ciò che è l'inconscio, e cos' via.

131Depuis une cinquantaine d'années, la pensée française a vecú sous un regime de critique immanente. [..] Selon cette vue des choses, il y aurait ue pour l'essentiel trois grandes étapes dans le progrès de la philosophie en France depuis l'époque de Bergson et de Brunschvicg:
1) La victoire phénomenologique sur la philosophie de la representation grâce à l'utilisation du concept d'intentionalité. [..]
2) La victoire herméneutique sur l'onto-théologie grâce à l'utilisation du concept d'interprétation. [..]
3) La victoire sémiologique sur la métaphysique du référent grâce à l'acquisition d'un concept révolutionnaire du signe. [..]
Il est vrai d'ailleurs qu'aucun des dogmes mentionnés ne paraît digne d'être défendu. [..]

132L'editoria non si sta evolvendo. L'editoria sta scomparendo. La parola editoria identifica una categoria di professionisti che si fanno carico dell'incredibile difficoltà e complessità del rischio economico di rendere qualcosa publico. Tutto questo non è più una professione. Tutto questo è diventato un pulsante.

133Nel paradigma argomentativo che regge la filosofia politica moderna [da Hobbes in poi] l'idea di uguaglianza svolge un ruolo strategico [..] Sostenere l'uguaglianza degli uomini non significa negare differenze fisiche o mentali tra questo o quel singolo individuo. Significa, a partire da Hobbes, che nessuna di tali differenze è in grado di originare politica

134[per Locke] Il fine del governo è la protezione, e quelli dei suoi progetti che non derivano da questa finalità non hanno nessuna reale legittimità. Ma il fatto che il governo non abbia nessuna autorità intrinseca sulle credenze e osservanze religiose è solo una questione sociologica contingente. Si tratta piuttosto di una caratteristica necessaria della posizione religiosa individuale. Il comportamento religioso individuale, per poter conseguire il proprio scopo, è necessariamente definito dalla convinzione soggettiva. tale convinzione non può, per principio, essere generata dall'azione di governo. [p. 47]

Quando lo status di un'istituzione dipende dal consenso ipotetico di coloro che vi partecipano, consenso dato in virtù dei vantaggi che essa garantisce loro, l'istituzione può difficilmente pretendere di essere legittima quando si comporta invece in modo da danneggiarli. [p. 49]

135il potere è sempre in gran parte una questione di denaro e una gran parte del denaro è sempre una questione di potere. [Thomas Hobbes, The Elements of Law Natural and Politic, cap 8; Human Nature]

136 Une singulière révolte ensanglanta, dans le courant de l’année mil huit cent trente-huit, l’île paisible de la Barbade. Deux cents Noirs environ, tant hommes que femmes et tous récemment promus à la liberté par les Ordonnances de mars, vinrent un matin prier leur maître, un certain Glenelg, de les reprendre à titre d’esclaves. Lecture fut donnée du cahier de doléances, rédigé par un pasteur anabaptiste, qu’ils portaient avec eux. Puis la discussion s’engagea. Mais Glenelg, soit timidité, scrupules, simple crainte des lois, refusa de se laisser convaincre. Sur quoi il fut d’abord gentiment bousculé, puis massacré avec sa famille par les Noirs qui reprirent le soir même leurs cases, leurs palabres et leurs travaux et rites accoutumés. L’affaire put être vite étouffée par les soins du Gouverneur Mac Gregor, et la Libération suivit son cours. Quant au cahier de doléances, il n’a jamais été retrouvé. Je songe parfois à ce cahier. Il est vraisemblable qu’il contenait, a coté de justes plaintes touchant l’organisation des maisons de travail (workhouse), la substitution de la cellule au fouet, et l’interdiction faite aux «apprentis» - ainsi nommait-on les nouveaux travailleurs libres – de tomber malades, l’esquisse au moins d’une apologie de l’esclavage. La remarque, par exemple, que les seules libertés auxquelles nous soyons sensibles sont celles qui viennent jeter autrui dans une servitude équivalente. Il n’est pas un homme qui se réjouisse de respirer librement. Mais si j’obtiens, par exemple, de jouer gaiement du banjo jusqu’à deux heures du matin, mon voisin perd la liberté de ne pas m’entendre jouer du banjo jusqu’à deux heures du matin. Si je parviens à ne rien faire, mon voisin doit travailler pour deux. Et l’on sait d’ailleurs qu’une passion inconditionnelle pour la liberté dans le monde ne manque pas d’entraîner assez vite des conflits et des guerres, non moins inconditionnelles. Ajoutez que l’esclave étant destiné par les soins de la Dialectique, à devenir maître à son tour, l’on aurait tort sans doute de vouloir précipiter les lois de la nature. Ajoutez enfin qu’il n’est pas sans grandeur, il ne va pas non plus sans joie, de s’abandonner à la volonté d’autrui (comme il arrive aux amoureux et aux mystiques) et se voir enfin ! débarrassé de ses plaisirs, intérêts et complexes personnels. Bref, ce petit cahier ferait aujourd’hui, mieux encore qu’il y a cent vingt ans, figure d’hérésie : livre dangereux.

III. Curieuse lettre d'amour
Elle dit : "Tu as tort d'être étonné. Considère mieux ton amour. Il serait épouvanté, s'il comprenait un instant que je suis femme, et vivante. Et ce n'est pas en oubliant les sources brûlantes du sang que tu vas les tarir. "Ta jalousie ne te trompe pas. Il est vrai que tu me rends heureuse et mille fois plus vivante. Pourtant je ne peux faire que ce bonheur ne tourne aussitôt contre toi. La pierre aussi chante plus fort, quand le sang est à l'aise et le corps reposé. Garde-moi plutôt dans cette cage et nourris-moi à peine, si tu l'oses. Tout ce qui m'approche de la maladie et de la mort me rend fidèle. Et ce n'est qu'aux moments où tu me fais souffrir que je suis sans danger. Il ne fallait pas accepter de m'être un dieu, si les devoirs des dieux te font peur, et chacun sait qu'Ils ne sont pas si tendres. Tu m'as déjà vue pleurer. Il te reste à prendre goût à mes larmes. Est-ce que mon cou n'est pas charmant quand il s'étrangle et bouge malgré moi, d'un cri que je retiens ? Il est trop vrai qu'il faut prendre un fouet quand on veut nous voir. Et même, à plus d'une, il faudrait un chat à neuf queues." Elle ajoute aussitôt : "Quelle sotte plaisanterie ! Mais aussi tu ne comprends rien. Et si je ne t'aimais pas d'un amour fou, crois-tu qu j'oserais te parler ainsi ? et trahir mes pareilles ?"
Elle dit encore : "C'est mon imagination, ce sont mes rêves vagues qui te trahissent à chaque instant. Exténue-moi. Débarrasse-moi de ces rêves. Livre-moi. Prends les devants pour que je n'aie même pas le temps de songer que je te suis infidèle. (Et la réalité, c'est en tout cas moins préoccupant.) Mais prends soin de me marquer d'abord à ton chiffre. Si je porte la trace de ta cravache ou de tes chaînes, ou ces anneaux encore dans mes lèvres, qu'il soit évident pour tous que je t'appartiens. Aussi longtemps qu'on me frappe, ou qu'on me viole de ta part, je ne suis que pensée de toi, désir de toi, obsession de toi. C'est ce que tu voulais je pense. Quoi, je t'aime, et c'est aussi ce que je veux. "Si j'ai une fois pour toutes cessé d'être moi, si ma bouche et mon ventre et mes seins ne m'appartiennent plus, je deviens créature d'un autre monde, où tout a changé de sens. Un jour peut-être je ne saurai plus rien de moi. Que me fait désormais le plaisir, que me font les caresses de tant d'hommes, tes envoyés, que je ne distingue pas - que je ne puis te comparer."
C'est ainsi qu'elle parle. Moi je l'écoute et je vois bien qu'elle ne ment pas. Je tâche de la suivre (c'est la prostitution qui m'a longtemps embarrassé). Il se peut, après tout, que la tunique ardente des mythologies ne soit pas simple allégorie ; ni la prostitution sacrée, curiosité de l'histoire. Il se peut que les chaînes des chansons naïves et les "je t'aime à en mourir" ne soient pas une simple métaphore. Ni ce que disent les rôdeuses à leur amant de coeur : "Je t'ai dans la peau, fais de moi ce que tu voudras." (C'est curieux que pour nous défaire d'un sentiment qui nous déroute, nous prenions le parti de le prêter aux apaches, aux prostituées.) Il se peut qu'Héloïse, quand elle écrivait à Abélard : "Je serai ta fille de joie", n'ait pas simplement voulu faire une jolie phrase. Sans doute l'Histoire d'O est-elle la plus farouche lettre d'amour qu'un homme ait jamais reçu.

137Secondo Sloterdijk, nelle moderne democrazie il fisco (la mano che prende) considera i contribuenti (la mano che dà) come soggetti passivi da spremere e gabellare automaticamente in vista del bene pubblico. In tal modo, lo stato contemporaneo contraddice l’ispirazione democratica che dovrebbe connotarlo e dunque l’imposizione fiscale viene percepita come confisca e saccheggio. La provocatoria proposta di Sloterdijk è di trasformare gradualmente il prelievo fiscale da gesto coercitivo in gesto volontario e personalizzato, in un dono che le classi agiate rivolgono ai settori più svantaggiati della società.

138La grande mobilità internazionale assunta dal capitale, anche in risposta ai differenziali di tassazione tra Stati, ha messo in discussione il modello della tassazione unitaria e “comprehensive” del reddito (CIT). Nella teoria sono rifioriti i dibattiti intorno alle motivazioni della tassazione del rendimento normale del capitale oppure della sua esenzione.
L’incertezza teorica si estende alle ragioni dell’uguale tassazione del reddito di capitale e di quello di lavoro; perciò è parso a molti autori giustificabile il “compromesso” della DIT nordica, che applica al reddito di capitale un’aliquota positiva ma inferiore a quelle sul reddito di lavoro. Inoltre rispetto alla CIT, la minore aliquota della DIT sul reddito di capitale attenua (anche se non elimina) le pressioni della concorrenza fiscale internazionale. Le esperienze hanno mostrato che una delle maggiori difficoltà della DIT è nella imputazione delle due componenti del reddito alle imprese con soci attivi nella gestione. E’ una difficoltà che può preoccupare soprattutto i Paesi in cui le piccole-medie imprese, a proprietà familiare, sono parte importante del sistema. D’altra parte, il modello della tassazione unitaria e globale del reddito meglio si presta a realizzare una distribuzione degli oneri fiscali che, valutata insieme a quella della tassazione indiretta e delle imposte patrimoniali, possa corrispondere agli obiettivi che sottintendono alla coesione sociale. [irenebertucci.it]

139rispetto alla costrizione esterna, alla gerarchia, alla forza, sia il mercato sia il dono sono entrambi liberi. Ma, mentre il dono instaura e nutre un legame sociale libero, il mercato libera estraniandoci dal legame sociale; in altri termini la sua libertà consiste nel liberarci dal legame sociale stesso, generando in tal modo l'individuo moderno senza legame ma con molti diritti e molti beni. Non stupisce che questa libertà eserciti un grande fascino e che si tenti continuamente d'introdurre questa meraviglia all'interno stesso dei legami sociali, e di applicarla ai legami stessi, il che è contraddittorio poiché questa libertà si basa sulla loro negazione; dal momento che è fondata su rapporti tra estranei.
La libertà mercantile è al di fuori dei legami sociali. La libertà del dono è all'interno dei legami sociali.

140La thèse selon laquelle la philosophie est un mode de vie est évidemment très liée à la notion d'exercice spirituel. Elle peut Être prise en deux sens. Dans un premier sens, elle signifie que, quelle que soit l'école à laquelle on adhère, il y a une certaine façon de vivre qui est propre au philosophe, et qui consiste à vivre dans une école philosophique, et en pratiquant des exercices spirituels. C'est ce qu'on appelait dans l'Antiquité, au moins depuis Aristote, la vie théorétique, contemplative ou scolaire. Dans le second sens, elle signifie que l'adhésion à une certaine école philosophique implique pour quelqu'un que sa vie est dirigée par ses convictions philosophiques et que son comportement est régulé par des exercices spirituels et, éventuellement, par la direction de conscience exercée sur lui par un autre philosophe...

141qu'est-ce que le concept d'économie, dont l'auteur nous explique qu'il a permis à Nicéphore et à l'orthodoxie iconodule de produire une doctrine philosophique de l'image invisible qui la mette à l'abri de tout soupçon d'idolâtrie, tout en fondant une stratégie pédagogique et politique de l'icône visible au service de son pouvoir temporel ? La réponse ne va pas de soi. Pour beaucoup de byzantinologues, le concept d'oikonomia, mobilisé par la querelle des images est un concept vide ou négatif, dont l'immaîtrisable polysémie n'offre aucune base solide à la discussion théorique. Pour M.-J. Mondzain, au contraire, oikonomia, dans la diverité même de ses acceptions, propose un instrument nouveau [..] Un véritable système assemble les différents sens d'économie: incarnation, plan, dessein, administration, providence, charge, office, accomodement, mensonge et ruse [p. 27]

[..]La controverse eucharistique qui travaillé la chrétienté médiévale latine jusqu'à la Réforme est la mise en crise de la thèse eucharistique de l'iconoclasme, qui fait des espèces consacrées le seul signe réel de la presence ou le seul signe de la présence réelle.

142Deux tribus africaines, raconte Danto, fabriquent de belles corbeilles en osier parfaitement semblables, mais alors qu'une tribus emploie les corbeilles sans leur prêter une attention spéciale, l'autre tribu investit ces objets d'une signification quasi sacramentale. Les sages de cette tribu nous disent que le monde lui-même est une corbeille...

[..] si l'on pose que l'art est une activité transfiguratrice parfaitement autonome, on pourra se persuader sans difficulté que la tâche de la peinture et de la sculpture non figuratives a été de désabituer les arts plastiques de leur manie illusioniste [..] lorsqu'il a découvert qu'il suffit de baptiser un urinoir objet d'art pour qu'il le divienne effectivement, Marcel Duchamp a accompli le destin historique et philosophique de l'art moderne. Mais si, en revanche, on pense, comme Danto lui-même nous y encourage à maintes reprises, que l'art, la religion et les jeux sont issus d'un tronc historique commun, et que la mémoire de cette parenté régit encore, bien qu'oscurément, les activités artistiques, alors on pourra conclure que le geste de Marcel Duchamp, loin de représenter une révélation artistique proprement contemporaine, renoue, au contraire, avec le plus archaïque des gestes religieux, celui qui consiste à attribuer une force numineuse invisible aux objets qui nous entourent, à diviniser les arbres, les rivières et les montagnes. [..] le geste de Marcel Duchamp signifiera donc, d'une part, qu'à l'âge moderne, l'art seul garde encore la force de changer la nature des choses et que l'énergie transfiguratrice jadis attribuée à la religion survit uniquement dans l'art. Ce poit de vue représente la forme contemporaine de la théorie romantique et speculative de l'art, si bien réfutée par Schaeffer. [..] L'urinoir et les ready made de Marcel Duchamp, tout comme les boîtes Brillo d'Andy Warhol, sont sed œuvres profondément sarcastiques [..]

143Studiando gli sforzi di Locke, Condillac e Kant per individuare e controllare le figure (Kant nota che Grund, fondamento, abhängen, dipendere, e fliessen, seguire da, sono metafore) Paul de Man mostra che i tentativi di controllo della metafora non possono sfuggire alla metafora e che in ogni caso crolla la distinzione cruciale tra il letterale e il metaforico. (The Epistemology of Metaphor) [p. 134]

Nel campo della logica, l'autoriferimento è da tempo riconosciuto come fonte primaria di paradossi [..] Quando Russell e Whitehead tentarono, nei Principia Mathematica, di risolvere questi paradossi o di disfarsene dato che minacciano le fondamenta della matematica, dovettero mettere al bando l'autoriferimento. La loro teoria dei tipi logici rende impossibile che un'affermazione di riferisca a se stessa perché colloca ogni affermazione circa X in una categoria logica più alta di X. [p. 183]

144[..] comme le titre de l'ovrage le suggère, ou le fait attendre, il existe une malédiction ou une fatalité dans la forme et la fonction des notes érudites: ce qu'elles visent - ou prétendent viser, non sans une mauvaise foi presque toujours décelable - est un impossible, leur est statutairement refusé et d'emblée inaccessible: prétendant présenter le réel même, elles éludent ou escamotent une évidence peu discutable, à savoir que la réalité n'intervient dans le discours humain qu'après un enchaînement de médiations successives qui sont autant d'interprétations, de commentaires, de vues singulières, mais jamais réalité comme telle. [..] elles se présentent comme le signe nécessaire (rigoureusement requis) d'une appartenanca à une communauté savante, et l'on peut se demander, sans excessive agressivité, si le contenu des notes en lui-même importe en quelque façon, et si le code - accessible aux seuls initiés - n'est pas en fait l'élément essentiel [..]

145Benché lo Stato sociale possa essere a buon diritto considerato l'equivalente funzionale delle reti solidali (familiari e del vicinato) di un tempo, sarebbe inadeguato sussumere le prestazioni da esso compiute sotto il concetto di solidarietà. [..] C'è una differenza fra il dipendere dalla beneficenza privata o il poter far valere un diritto a un aiuto. Questa differenza non riguarda soltanto la possibilità di ottenere effettivamente aiuto quando se ne ha bisogno, ma anche la dignità e la stima di sé con questo viene accolto. Dipendendo dalla benevolenza e dalla disponibilità all'aiuto di altri si verrebbero a creare dei cittadini di seconda classe, i quali non sono appunto in grado di rapportarsi al medesimo livello con i propri benefattori, per non parlare di opporsi ad essi politicamente. Il fatto che la libertà, l'autonomia e l'autodeterminazione degli individui sia incompleta sin tanto che questi restano dipendenti dalla beneficenza altrui, risulta anche dalla richiesta avanzata da Saint-Just nel contesto del dibattito sulla Dichiarazione dei diritti dell'uomo: Date a tutti i francesi i mezzi per soddisfare i bisogni di prima necessità della vita senza dipendere da nessuno, da nessun'altra cosa se non la legge e senza mutua dipendenza nello stato civile. [M. Gauchet, La Révolution des droits de l'homme, Gallimard, 1989, p. 100] [..] Quanto significativo sia stato il rifiuto della mera beneficenza per la nascita del concetto di solidarietà, risulta non da ultimo dal fatto che il suo inventore - il socialista sansimoniano Pierre Leroux - lo aveva introdotto espressamente come concetto opposto a misericordia e carità. [Bayertz, p. 36-37]

146la distinzione fra imposte su reddito e consumo sfuma quando si prenda come riferimento l'intero ciclo di vita dell'individuo: a meno di lasciti dati o ricevuti, il reddito guadagnato viene prima o poi speso [p. 157]

147La filosofia è una battaglia contro lo stregamento del nostro intelletto, per mezzo [da parte] del nostro linguaggio

148Con Hume entra definitivamente in crisi il tentativo, iniziato da Cartesio e perseguito da Hobbes, Spinoza e Hutcheson, di riconoscere all'interno dell'ambito delle passioni umane una qualche razionalità. [Cremaschi, Il sistema della ricchezza..., p. 77-79] La ragione viene così ad essere intesa da Hume come semplice strumento delle passioni: il comportamento umano è guidato dalla ricerca del piacere e dal tentativo di evitare il dolore. [Hume, A Treatise of Human Nature, II, iii, 3 (Laterza, pp. 439-443)]

14919. Percioche, benche io sia libero da tutti, pur mi son fatto servo a tutti, [Mat. 18,15 - 1Pie. 3,1] per guadagnarne il maggior numero.
20. E [Fatti 16,3 - 18,18 - 21,26] sono stato a' Iudei come Iudeo, per guadagnare i Iudei: a coloro che son sotto la Legge, come se io fossi sotto la Legge, per guadagnar coloro che son sotto la Legge.
21. A coloro che son senza la Legge, come se io fossi senza Legge, (benche [1Cor. 7,22] io non sia a Dio senza la Legge, ma a Christo sotto la Legge) per guadagnar coloro che sono senza la Legge.
22. Io sono stato debole a' deboli, per guadagnar i deboli [..]

150

Si scrive museo, si legge parco di divertimenti

151La vicenda del crocifisso detto "di Michelangelo" è un esempio della trasformazione dell'arte in bene economico ad uso spettacolare di massa. Intendiamoci l'arte è sempre stata un bene economico, ma era rivolta ad una élite economico culturale, che la usava come strumento di esibizione di ricchezza. Quello che sta accadendo invece è, sulla scia dell'acculturazione di massa, un uso puramente ludico del fatto culturale. In funzione di supporto al turismo di massa si creano delle icone culturali, che nulla hanno a che vedere con effettivo valore artistico o storico dell'oggetto, ma rappresentano solamente un'attrazione circense.

La Biblioteca Nazionale, ovunque la si collochi, è per sua natura destinata a una élite o, se si preferisce, a una minoranza di lettori. Questa affermazione vale anche per i musei, le zone archeologiche, i teatri di prosa e d'opera, le sale da concerto e, a maggior ragione, per gli archivi. Quelle élite, o piuttosto quelle minoranze, non sono più definite come un tempo dal rango sociale, dal censo, o dal privilegio, ma, com'è naturale nelle democrazie liberali, dalla vocazione dichiarata dei loro membri e dalla scelta liberamente espressa e ribadita con perseveranza. Non c'è alcuna ragione specificamente democratica per costringere queste minoranze a mescolarsi alla folla indistinta dei curiosi: proprio quello che l'ideologia dello Stato culturale crede di poter imporre, con pretesti speciosi e interessati. A nessuno verrebbe in mente di chiamare un publico non sportivo a turbare il divertimento voluto e scelto dagli spettatori degli stadi. [Fumaroli, p. 255]

Uno dei grandi artisti d'oggi, Ivan Theimer, nella sua piccola casa di Parigi mi raccontava che il Centre Pompidou sta facendo scavare immense cantine alla Défense per ricoverarvi i nuovi dipinti, installazioni, sculture e quant'altro che continuamente gli arrivano, soprattutto per donazione; e osserva che l'intasamento dei depositi è uno dei problemi comuni a tutti i musei d'arte contemporanea del mondo. Altro caso emblematico è a Parma, il museo universitario d'arte contemporanea del CSAC, ideato da Carlo Arturo Quintavalle. Un museo istituito quarant'anni fa, ma mai aperto al publico, pur avendo ricevuto nei decenni, per renderlo accessibile, moltissimi e cospiqui finanziamenti, oltre che una ventina d'anni fa, - il dono di una sede sontuosa: un'abbazia cistercense con annesso convento, entrambi restaurati ad hoc. Dunque un museo fantasma, che è non solo l'ennesimo scandalo italiano, ma segnala l'imbarazzo di chi ha ricevuto in regalo milioni (così almeno sostiene Quintavalle) di "opere d'arte". Imbarazzo che nasce certamente dal fatto che un museo di donazioni non è un vero museo, perché si trova in partenza impossibilitato a documentare organicamente un periodo storico, essendo inevitabilmente frutto di una raccolta casuale di pezzi che lo rende simile alle cantine e soffitte delle nostre case; ma anche l'imbarazzo che trova ragione dall'essere, le "opere d'arte" ricevute in dono, per lo più costituite da pezzi di ferro imbullonati, fregacci tracciati a caso su tele, gomme di camion, televisori rottamati, cubi di gesso, disegni da modista, progetti per condomini su carta lucida, e quant'altro di simile. Cioè oggetti che, ai tempi della donazione, potevano sembrare a taluni "opere d'arte" o documenti storici, ma che nella quasi totalità dei casi sono oggi tornati a essere quello che sono: appunto pezzi di ferro, fregacci, gomme da camion, eccetera. Un desolante "bric-à-brac" di manufatti più adatti a un mercatino dell'usato o a una rimessa di ferraglie che a un museo e perciò non esponibili. [Zanardi, p. 58, nota 68]

Elabora inoltre un'inconsueta valutazione critica dell'origine storica dell'astrattismo, vedendo nel ready-made di Marcel Duchamp le prime opere che pongono al loro orizzonte, in modo genialmente critico, il pensiero oggettivante, per cui gli oggetti, "persino una latrina", non sono più tali, ma vengono provocati a farsi cose, anzi "rappresentazioni di cose": Anzitutto se decidiamo di collocare la pittura astratta nella sua giusta prospettiva storica, ovvero scalandone le varie tappe in base all'importanza e non secondo la cronologia, ci accorgiamo che il suo momento originario scatta sul piano della realtà, anziché su quello meramente formalistico del "primo" quadro astratto, o del secondo o del terzo. Questo momento originario va individuato nella intuizione folgorante che portò Marcel Duchamp a concepire i suoi ready-made. I ready-made, come è noto, erano dei semplici oggetti: un libro, un gomitolo di spago e persino una latrina. Come oggetti erano, per così dire, portatori di un'oggettività propria [...] Duchamp voleva invece che valessero come sculture o oggetti simbolici, voleva cioè che passassero dall'oggettività propria a quella dell'arte [...] (Giovanni Urbani, La parte del caso nell'arte d'oggi, in Tempo presente, 1961 [Zanardi, p. 37]

È stata l'arte cosiddetta "contemporanea" a dare al "concetto" una dimensione: arte concettuale la cui origine risale all'opera magistrale di Marcel Duchamp, che è al tempo stesso autore di una misteriosa ed erotica rappresentazione del corpo, Étant donné (1946-1966) - opera che riprende il tema dell'Origine du monde dipinto da Courbet nel 1866 - e inventore del readymade, oggetto estratto dal flusso della produzione industriale per essere elevato dall'artista al rango di opera d'arte. Il significato di questo lavoro parallelo nell'opera di Duchamp (la pittura del corpo e lo snaturamento dell'oggetto), fin dal primo quarto del XX secolo, rimanda alla funzione stessa dell'opera d'arte in quanto prodotto dell'ingegno totalmente asservito al proprio significato, all'idea che veicola, e non a una qualsivoglia rappresentazione della realtà. Il readymade, la cui povertà formale è inversamente proporzionale al carattere assoluto della questione posta, ne è la perfetta realizzazione: che cos'è l'arte? Orinatoio (1917) continua a far parlare di sé [in nota: L'artista nizzardo Pierre Pinoncelli, settantasette anni, è stato arrestato e sottoposto a custodia cautelare dopo aver danneggiato a martellate, mercoledì 4 gennaio 2006, quest'opera di Marcel Duchamp esposta al Centre Georges Pompidou, nell'ambito della mostra Dada] [Lisbonne etc., p. 25]

En instaurant, à la fin de l'année 2001, la gratuité des collections permanentes, le maire de Paris, Bertrand Delanoë, a permis aux musées d'accroire leur fréquentation, de résister à une conjuncture morose et d'attirer un nouveau public, jeune et familial.

Si l'argent des mécènes et autres sponsor a une odeur que certain jugent nauséabonde, celui de l'Etat n'est pas sans conséguences. Dans le domaine des arts plastiques, par exemple, où le poids des musées et celui des divers centres d'art a crû dans des proportions considérables au cours des deux dernières décennies, le rôle des agents de l'Etat est de plus en plus déterminant. Aussi le marché de l'art est-il désormais largement tributaire du choix des établissement publics. Et celui-ci débouche souvent non sur un art "officiel", comme on le dit parfois, mais sur une sorte de consensus mou, de plus petit dénominateur commun, qui écarte les créateurs cheminant hors des sentiers battus.

Un colloque organisé, fin mai à Barcelone, par la Fondation Caixa, explorait justement les liens de plus en plus étroits entre tourisme èe culture. Pourtant l'équation selon laquelle il faut aménager l'offre (le site culturel) pour "digérer" la demande (les touristes) doit être nuancée.

Revenons à Padoue. Il se trouve que juste à côté de la chapelle des Giotto se trouve une église qui ne paie pas de mine. Elle possède néanmoins un autre joyau de l'art italien: des fresques de Mantegna, fortement endommagées par un bombardement durant la seconde guerre mondiale mais qui témoignent du génie de l'artiste. Ici, pas de caisse à l'entrée, pas de musée, pas de marchand du Temple. Entrée libre. Et quasiment pas de touristes.

Cet exemple, parmi d'autres, montre comment l'encadrement du patrimoine peut créer un "tourisme moutonnier", paresseux, plus proche du divertissement que de l'expérience esthétique.

Prima e dopo. Le "due vite" dei musei milanesi separate da un evento: l'introduzione del biglietto. Prima oltre un milione di visitatori in un anno. Dopo: meno di seicentomila. La differenza l'hanno fatta i tre euro chiesti dal 3 agosto 2004. E' il prezzo della cultura, quello che ha permesso al Comune di incassare oltre 700mila euro extra, rinunciando al publico di massa, quello di habitué e curiosi. I conti sono presto fatti; 1.053.164 presenze dall'agosto del 2003 al luglio del 2004, 583.215 tagliandi staccati un anno dopo.

L'"accusa" è che in Italia si realizzano mostre per promuovere l'immagine di una città o per attirare visitatori con persuasive campagne di comunicazione, mentre poche se ne realizzano per dimostrare tesi scientifiche o per presentare opere nuove o poco conosciute. Un'accusa questa , che si somma a quella rivolta il 12 agosto da Le Monde al cosiddetto idiota da viaggio che distruggerebbe il vero sapere, sul quale ieri, Sebastiano Vassalli, ha comunque invitato a non sparare. Per il collezionista di arte contemporanea, Giuseppe Panza di Biumo "stiamo assistendo a una deviazione dalle funzioni culturali ed educative. Si fanno mostre che hanno legami con l'economia, promuovono alberghi e ristoranti, ma rendono scarsa utilità alla cultura".

Negli anni novanta il numero elevato di musei di cui è attrezzata ogni città, piccola o grande, ha richiesto una organizzazione dinamica e capillare, una continua attività espositiva da parte dei curatori di mostre [..] Il curatore diventa un nobile servo di scena che manutenzione di un presente sempre più globale, spesso indotto dalla visione dei grandi musei, le sette sorelle che monopolizzano quasi per intero la formazione degustativa del publico di massa. Da qui la conseguente deportazione degli stessi artisti da grandi e piccole mostre, da grandi e piccoli musei: Guggenheim, Whitney, New Tate, Biennali di Venezia, Istambul, Sao Paolo, Dakar, fino a Documenta di Kassel.

- Ma lei crede nel collezionismo?
- "Credo nella passione del collezionista del '600, non quello di oggi. Oggi vive solo nel mercato e costruisce i suoi pensieri solo attraverso le indicazioni che il mercato gli dà"

- Vale anche per i musei?
- "Si anzi, sono probabilmente i responsabili. Aveva ragione Goethe dicendo che il museo è la moderna cattedrale. E' vero che è nato come luogo sacro, ma può prendere qualsiasi cosa e trasformarla in un'opera d'arte, anche un lenzuolo qualsiasi, questo è pericoloso, delirante più che pericoloso. L'arte non è spettacolo. Il delirio sta nel decidere arbitrariamente una veritàà che è solo quella del mago che con la bacchetta magica trasforma qualsiasi cosa in opera d'arte."

MP

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