Libertà anche per i nemici della libertà?

Coloro che vogliono difendere la popolazione dalla propaganda antidemocratica sono come Odisseo che tappò le orecchie dei suoi marinai con la cera in modo che non potessero ascoltare e lasciarsi richiamare dal canto pericoloso delle Sirene. Non credo che in questo modo si possa rendere eterna la democrazia. Se le idee democratiche non hanno profonde radici nella gente al punto tale che essa non osi esporsi anche a favore dell'agitazione anti-democratica, questa gente non è matura per la democrazia. Un tale divieto può, al massimo, essere giustificato, come forse è accaduto in Germania, quale forma di difesa per gente che è ancora immatura e non maggiorenne sotto il profilo politico.

Arriviamo al secondo punto: le conseguenze pericolose, una volta che si cominci a svendere la libertà. Se si rinuncia, così, a confini ben definiti, fin dove arriva il limite e chi lo stabilisce? Oggi è stato intro- dotto il divieto di avanzare critiche aggressive ai fondamenti politici della democrazia. Ma perché fermarsi proprio qui? Non è anche il diritto di proprietà, la base di produzione per l'economia privata, qualcosa che è da molti considerato un valore? Perché non difender- la anche essa contro la propaganda demolitrice di tipo socialista? E così la strada conduce direttamente alla dittatura.

Il risultato delle mie considerazioni è dunque che la libertà debba essere senza limitazioni. La libertà di espressione deve valere per tutto, anche contro quello che per noi è più sacrosanto. È vero che la libertà senza limiti comporta un rischio di abuso della libertà. Ma ciò è proprio l'essenza della libertà. Una libertà che non sia anche libertà di sbagliare o peccare non è la libertà che noi dovtuno difendere. Dire alla gente: avete certamente libertà di espressione ma questa libertà non riguarda, naturalmente, i fondamenti dell'ordinamento della comunità, è come seguire proprio lo schema tenuto negli Stati dittatoriali. La libertà deve essere indivisibile, deve valere per Loke così come per Thort, per il male così come per il bene. Tuttavia, Ora vengo a qualcosa che non rappresenta una eccezio- ne o una limitazione di ciò che ho fino ad ora detto, ma, anzi, una delimitazione del problema discusso, delimitazione da altri problemi con cui esso correntemente si mescola. Quello che è stato detto riguarda la libertà come libertà della pa- e dello spirito: libertà di espressione, libertà di religione, libertà di associazione e di riunione, e così via. Sta completamente fuori dal presente dibattito l'uso della violen- za e l'incitazione all'uso della violenza. La democrazia può, come qualsiasi altra forma di governo, altrettanto poco tollerare l'esercizio privato della violenza oppure l'agitazione che vada in questa direzio- ne. Resta fermo che le opinioni si confrontano solo con le opinioni, deve essere altrettanto sicuro che la violenza può e deve confrontarsi solo con la violenza. Chi scende in piazza e sobilla la popolazione alla rivolta violenta non può rivendicare per sé alcuna libertà di espressione. Colui si rende colpevole di un reato, l'incitamento alla rivolta, deve accettare di essere trattato da criminale. Questo caso è alquanto chiaro. Tuttavia, quando l'incitamento all'uso della violenza è meno immediato o più camuffato, può essere molto difficile tracciare il confine fra una agitazione anti-democratica che abbia carattere di un dibattito ideologico politico conforme al diritto, o quando essa costituisca incitamento alla violenza non conforme al diritto.

Cade altrettanto fuori dal problema della libertà di espressione la questione della lealtà dei funzionari. Nessuno Stato che voglia esistere può riporre importanti funzioni statali nelle mani di uomini che non sono leali allo Stato ed il cui scopo sembra essere quello di rovesciarlo. Ciò va da sé. E questo non ha nulla a che fare con la libertà di espressione. L'anti-democratico deve avere le sue opinioni, e anche di esprimerle in libertà ma non può aspettarsi di essere nominato Capo della polizia di Stato. È una violazione della libertà politica non più di quanto sia violazione della libertà di religione per un ateo dichiarato il non poter svolgere l'ufficio di Sacerdote in una Chiesa nazionale.

L'erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento stesso che scopre la realtà, la distrugge. In altri termini si può conoscere il reale per mezzo dell'erotismo; ma al prezzo della distruzione completa e irreparabile del reale medesimo [Moravia, Prefazione a Simona di Georges Bataille. Editrice l'Airone, Roma, 1969]

Alla Chiesa i poveri fanno comodo

Don Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, e Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, in audizione a nome della Conferenza Episcopale Italiana presso le Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, hanno sostenuto che:

Ricerche internazionali confermano che misure di sostegno al reddito non hanno successo se l’ammontare è vicino al reddito che sarebbe percepito lavorando. La misura quindi scoraggia il reinserimento delle persone disoccupate nel mercato del lavoro. [..] Tra i rischi che il provvedimento all’esame delle Commissioni della Camera comporta vi è quello (che a livello locale fa già emergere alcuni preoccupanti sintomi) di attenuare la spinta a cercare lavoro o a convincere che a rinunciare a offerte di lavoro che prevedano una retribuzione che non risulta distante da quanto previsto dal RdC [..] Occorre evitare il rischio di aumentare queste forme di cittadinanza non solo passiva ma anche ‘parassitaria’ nei confronti dello Stato















Schopenhauer, un materialista?

Nel 1821, tre anni dopo la publicazione de Il mondo come volontà e rappresentazione, nei taccuini di Schopenhauer ritornano con insistenza le annotazioni su volontà e conoscenza. Si tratta per lo più di rimuginazioni frammentarie sparse

7 - La fisicoteologia si fonda su questo errore: si ritiene che una decisione consistente in un'oggettivazione immediata della volontà si verifichi, all'opposto, grazie a una sua oggettivazione mediata, cioè ad azioni basate su motivi; che l'agire originario della volontà, dotato di forza primordiale, privo di conoscenza e dunque infallibilmente certo si sia attuato invece alla luce della conoscenza, seguendo il filo conduttore dei motivi; che quel che è stato provocato dall'interno sia stato invece creato e plasmato dall'esterno.

La conoscenza è, comunque e sempre, originariamente volontà di conoscere, quindi la conoscenza è secondaria rispetto alla volontà.

81 - Anassagora commise un errore radicale quando fece del νοῦς l'elemento originario e la fonte delle cose, poiché tale elemento e tale fonte è invece la volontà, in sé priva di conoscenza. La conoscenza, il νοῦς è di origine assolutamente secondaria.

Ma, contro Schopenhauer (e Nietzsche) si potrebbe dire che la volontà irriflessa, la volontà che non è passata attraverso la conoscenza è nulla. Semplicemente non è umana.

Schopenhauer si rivela essere un materialista, un positivista per il quale la volontà risiede intrinsecamente nella materia, è una proprietà della materia.

102 - l'energia conoscitiva, ovvero il soggetto del conoscere, il sistema cerebrale, è un elemento secondario; la volontà e il suo rappresentante diretto, il sistema gangliare, è l'elemento originario. Il primo sistema è solo un ramo del secondo rivolto verso l'esterno [..]

Anatomie und Bildungsgeschichte des Gehirns im Foetus des Menschen: nebst einer vergleichenden Darstellung des Hirnbaues in den Thieren, 1816 di Friedrich Tiedemann

46 - Supponendo che lo sperma, il midollo spinale e il cervello siano strettamente connessi, il noto fatto che la memoria risulta fortemente danneggiata dalla dispersione del seme non andrebbe forse spiegato in base alla circostanza che tale dispersione, tramite il midollo spinale, costringe il cervello a cedere la sua materia e a sostituirla con altra, sicché l'identità della massa cerebrale va perduta?

Immagino che questa bizzarra teoria sia stata indotta da qualche affermazione contenuta nella Anatomie

PS. Se immaginiamo Dio come volontà, Dio non sà nulla. Se Lo immaginiamo come conoscenza, Dio non vuole nulla.

Se immaginiamo la creazione come espressione della volontà di Dio, allora Dio non sapeva quello che faceva. Se immaginiamo il Mondo come espressione della conoscenza di Dio allora Dio sapeva e voleva quello che sapeva. Quindi non avrebbe potuto volere questo Mondo.

MP

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