Segni

Divagazioni sulla crudeltà

Così potrebbe essere intitolato il libro di Michel Erman dal quale ho tratto questo breve spicilegio.

C'est que la cruauté échappe à l'ordre du logos qui est tout à la fois langage et pensée comme à celui du nomos, qui désigne les valeurs établies et les usages issus des initiatives humaines; elle se situe du côté de hybris, en d'autre termes de l'excès [p. 42]

Mi permetterei du dubitare di questa affermazione.

La crudeltà è una passione che si fonda su un discorso, o forse una fantasia della natura spesso reinterpretata in modo virulento nella cultura, specie nel cristianesimo, che ha inventato una particolare forma di colpa non più basata, come nelle antiche religioni, sul capro espiatorio ma, con il peccato originale, sulla perpetuazione della colpa.

Contaminazioni Warfare-Welfare

Dal 1973, quando è iniziata negli Stati Uniti l'era della AVF (leva volontaria), il benessere sociale è diventato ancora più essenziale per il funzionamento dell'apparato militare. Reclute vigorose, abili, istruite e sane sono la condizione sine qua non del servizio militare volontario, e il declino della salute pubblica e del welfare danneggiano la leva. Oggi, gli standard fissati per il reclutamento precludono dal servizio quasi il 70 per cento della popolazione giovanile - sono troppo malati, troppo inabili fisicamente o troppo poco istruiti. Non è stato possibile - e non sarà possibile - riempire le fila dei volontari secondo standard accettabili senza investimenti di base nel welfare sociale.

Il contratto di mutua indifferenza

19.11Geras sostiene che la tragedia dell'ebraismo europeo, così largamente meditata da storici, scienziati sociali, psicologi, teologi e altri, non ha ancora trovato la sua giusta riflessione all'interno della filosofia politica.



Warfare-Welfare Nexus

18.11Il libro curato da Obinger, Petersen e Starke si occupa del nesso controintuitivo tra le guerre di massa del XX secolo e le politiche sociali che le hanno accompagnate. La guerra ha stimolato l'espansione dello stato sociale nel 20° secolo... ma probabilmente non lo farà in futuro.

La questione storica, della quale Titmuss ha dato le coordinate, mi interessa meno di quella futurologica, che viene prefigurata nel libro.

Il partito del pop-corn

17.11Si è aperta oggi l'Assemblea nazionale del partito del tanto peggio tanto meglio. Formalizzate le dimissioni del segretario uscente, che però rilancia. Ma ci sono ancora molte incognite. La delegata emiliana Catia Tarasconi da detto Ritiratevi tutti, liberate il Pd. Forse ha ragione. Per ritornare ad essere credibile l'opposizione al governo giallo-verde - non solo il Pd - dovrebbe avere il coraggio di resettare (reinizializzare, se preferite l'italiano all'inglese).

Modificazioni corporee e BDSM

16.11

L'immagine che abbiamo del nostro corpo dipende dalla nostra primitiva relazione con l'Altro e solo di riflesso con gli altri. Le modificazioni corporee sono un'espressione di questa relazione.

Modificare il nostro aspetto, e quindi adeguare l'immagine che abbiamo del nostro corpo all'altro, è un fenomeno sessuale. Nel corteggiamento le modificazioni corporee (la mascherata) hanno grande rilevanza già a livello animale.

L'evoluzione tecnologica consente di estendere oltre misura la nostra possibilità di modificare il corpo. Ciò comporta l'assunzione dei rischi insiti nella tecnologia utilizzata.

Nel BDSM tutti questi fattori vengono utilizzati - più o meno coscientemente - per produrre benessere psichico e piacere fisico. Data la forma peculiare della relazione Master/slave l'utilizzo della tecnologia è necessariamente sottoposto a condizioni. Essenzialmente due: il consenso informato, un adeguato padroneggiamento della tecnologia utilizzata.

Lo Stato provvidenza e la democrazia provvidenziale

Da quando Toqueville ha improvvidamente accostato l'uguaglianza alla provvidenza per i francesi, e non solo, il Welfare State si identifica con lo Stato-provvidenza.

Nello Stato-provvidenza 'liberale' la redistribuzione riguarda essenzialmente le popolazioni a reddito debole. Il diritto a percepire trasferimenti è rigidamente definito e porta con sé la stigmatizzazione dei beneficiari. La stratificazione sociale è determinata dal mercato e nell'intervento publico la preoccupazione di preservare le differenze di status è dominante. I diritti sociali dipendono dalla classe e dallo status.

Lo Stato-provvidenza alla francese

Mi manca il riconoscimento dell'altro

Mi manca il riconoscimento dell'altro. Ma, questa mancanza, per quanto sia dolorosa, mi libera dalla necessità della ricerca di consenso e rende fine a sé stesso, cioè universale, tutto ciò che rappresento attraverso la scrittura.

I partiti ostaggi del paradosso di Condorcet

Il principio maggioritario prevede che sia possibile ottenere attraverso il voto una chiara maggioranza, che renda manifesta la volontà popolare. Ma non sempre accade, quasi mai. La maggioranza che si ottiene per mezzo delle leggi elettorali è invece quasi sempre un ripiego, un artifizio contabile, se non il vano tentativo di piegare la matematica.

Lo sfondo hegeliano del liberalismo di Rawls

Secondo Maurits De Jongh il liberalismo politico, ma l'obiettivo è Rawls, sarebbe minato all'origine da una ripulsa del conflitto e quindi da un autoimposto distacco dalle questioni conflittuali. Ovvero, il liberalismo consensuale di Rawls sarebbe viziato da un hegelismo di fondo.

L'industria della ricchezza

L'uno per cento della popolazione mondiale detiene grossomodo il cinquanta per cento della ricchezza mondiale. Il libro di Brooke Harrington si occupa di un argomento rilevante, ma assai poco frequentato: i gestori dei grandi patrimoni.

La fine della modernità ebraica

L'eliminazione degli ebrei rimane la priorità dell'Europa. L'illuminismo europeo spinge all'universalismo fino ad esigere uniformità. Gli ebrei, in quanto diversi che vogliono rimanere diversi, sono un problema perché si oppongono all'universalismo. Questo sostiene Jean-Claude Milner.

Forse non sanno più leggere

13.11Trascrivo il commento di HappyFuture all'articolo di Chiara Sarra: Forse Di Maio non si è spiegato, oppure voi non avete capito. La critica ai media è DI STARE CONTRO IL POPOLO. Ma forse non leggete i commenti agli articoli.

PS. Forse i giornalisti non leggono i commenti perché non comprendono più la lingua del popolo.

Il ritorno della peste

11.11Sulla facciata laterale del Palazzo dell'Università, ex Collegio dei Gesuiti, subito prima della scalinata che conduce alla vecchia sede della Biblioteca Universitaria di Genova progettata da Mario Labò all'interno della chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio, si può vedere una grande targa dedicatoria in marmo, completamente avulsa dal contesto, sulla quale si legge il nome di un tal Carmine Alfredo Romanzi.

Qui mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe raccontando un aneddoto per mostrare che non è tutto oro quello che luccica.

Ho conosciuto il Romanzi in veste di professore di microbiologia. Erano gli anni che precedono la scoperta del virus dell'HIV e si dismettevano i reparti di isolamento per tubercolotici.

Il professor Romanzi pur ritenendo definitivamente debellate le malattie infettive aveva una teoria sua propria sul futuro della microbiologia. Credeva nel ritorno della Yersinia pestis. Non voglio insinuare che fosse un ignorante, la Storia gli ha dato ragione, ma a modo suo, solo pochi anni più tardi.

Quando leggo sulla stampa gli esperti discettare sulle pandemie di morbillo mi torna in mente il professor Romanzi...

PS. Non mi fraintendete. Nell'accostamento ciò che offende la mia intelligenza non è l'errore materiale, ma il perseguimento di fini economici e di potere personale attraverso l'errore. Soprattutto se questo viene fatto in nome della scienza.

L'avvento dell'economia degli intangibili

L'avvento dell'economia digitale ha avuto delle conseguenze imprevedibili e comunque molto diverse da quelle sperate in origine.

La tesi centrale del libro di Haskel e Westlake è che gli investimenti intangibili hanno qualcosa di fondamentalmente diverso dagli asset materiali sui quali si è fondato lo sviluppo economico sino ad oggi. I sistemi di misurazione li ignorano. Le pratiche contabili convenzionali non sono in grado di misurarne gli effetti sulla formazione di capitale di lunga durata e di conseguenza non essendo misurabili in termini di proprietà reale non sono neppure tassabili con le leggi attualmente in vigore. Ma questa è solo una delle conseguenze non previste dell'avvento dell'economia immateriale.

Il principio di uguaglianza è una cosa seria

09.11Il principio di uguaglianza è una cosa seria e l'articolo 3 della Costituzione italiana non può essere interpretato a piacere dai membri della Consulta.





Gli occhi della ragione

Jean Meslier (1664-1729) vive in quel tempo di mezzo, intriso di cartesianesimo, che prepara l'illuminismo, esercitando per 40 anni la carica di curato ad Étrépigny nella diocesi di Reims, ma viene ricordato solo per il suo materialismo.

Gli effetti della disuguaglianza

La diseguaglianza è un problema? Forse che sì, forse che no.
La differenza è un problema? Forse che sì, forse che no.
Il diverso è un problema? Forse che sì, forse che no.
La disgiunzione è un problema? Forse che sì, forse che no.

Uno studio condotto su 30.000 cittadini britannici ha rilevato che il posto di un individuo nella gerarchia del reddito prevedeva l'incidenza dello stress mentale in modo più accurato rispetto al reddito assoluto. Quando in una sociatà il differenziale della distribuzione dei redditi comincia a salire la salute mentale di tutti coloro che vivono al suo interno ne soffre. Le insicurezze e le preoccupazioni delle persone riguardo all'autostima sono esacerbate da una maggiore disuguaglianza. Anche socialmente e non solo individualmente esiste un effetto psicologico della disuguaglianza.














Cosa ci rivela la disuguaglianza dei redditi

I sostenitori del capitalismo fondato sulla disuguaglianza dei redditi - ad esempio Rawls - giustificano la disuguaglianza con l'affermazione che lo sviluppo economico fondato sulla disuguaglianza deve essere accettato perché migliora le condizioni degli ultimi.

La chiave per ridurre la pressione culturale a consumare è la promozione dell'uguaglianza. In un periodo in cui l'opinione pubblica pareva essere meno guardinga, Henry Wallich, ex governatore della Federal Reserve e professore di economia a Yale, ha affermato: La crescita è un sostituto dell'uguaglianza dei redditi. Finché c'è crescita c'è speranza, e questo rende più tollerabile l'ampia disparità dei redditi.

Evidenze empiriche sembrano dimostrare invece che un aumento della disuguaglianza non solo non migliora le condizioni di vita degli ultimi, ma peggiora anche le condizioni di vita dei primi. Questa è grossomodo l'ipotesi che Richard Wilkinson e Kate Pickett si propongono di dimostrare in The spirit level. Why more equal societies almost always do better. Secondo questa ipotesi i livelli di mortalità e di salute in una società sono influenzati non tanto dalla sua ricchezza complessiva, quanto dalla maniera in cui tale ricchezza è distribuita.

È noto da anni che i problemi di salute e la violenza sono più diffusi nelle società caratterizzate da maggiori disparità socioeconomiche. [..] nel corso della nostra ricerca abbiamo scoperto che quasi tutti i mali che affliggono le fasce sociali più povere si riscontrano più comunemente nelle società meno inclini all'uguaglianza: non soltanto la salute precaria e la violenza, ma anche numerosi altri problemi sociali. Per questo motivo è opinione diffusa che le società moderne, a dispetto della loro opulenza siano in realtà un insuccesso sul piano sociale.

Per misurare gli effetti sociali della diseguaglianza di ricchezza è disponibile, almeno per ora, un solo indicatore affidabile.

Sarebbe bello poter disporre di molti indicatori differenti delle gerarchie sociali nei diversi paesi [..] per il momento dobbiamo accontentarci di lavorare soltanto sulla sperequazione dei redditi. Eppure è sorprendente la quantità di informazioni che questa misura da sola, è in grado di trasmetterci.

Diseguaglianza e benessere

Ci sono due importanti ragioni che spingono a interpretare la diseguaglianza dei redditi come una misura della gerarchia sociale. La prima è che soltanto i problemi sanitari e sociali contraddistinti da un forte gradiente di classe - cioè i problemi che diventano via via più frequenti scendendo verso gli strati sociali più bassi - sono anche quelli prevalenti nelle società meno inclini all'uguaglianza. Si tratta di un problema apparentemente generale: quanto più ripido è il gradiente sociale di un problema all'interno della collettività, tanto maggiore è la sua correlazione con la diseguaglianza *.

L'altra indicazione che le disparità economiche rispecchiano la struttura gerarchica di una società emerge in tutta la sua chiarezza dalla rassegna di 170 saggi accademici che riferiscono i risultati di diverse ricerche sulla relazione tra sperequazione dei redditi e salute *. [..] Dall'analisi di tutta questa ricerca si evidenzia una tendenza molto netta: quando la diseguaglianza e problemi di salute vengono misurati in aree molto grandi (regioni, stati o interi paesi) la relazione tra queste due variabili appare molto robusta; i risultati invece sono molto più ambigui quando le disparità economiche vengono misurate in aree più piccole.

La spiegazione di questo fatto è così

Ciò che contraddistingue le aree urbane con un'alta incidenza di disturbi fisici [..] non è il grado di sperequazione dei redditi al loro interno, ma la diseguaglianza (o povertà relativa) di queste aree rispetto al resto della società.

Conclusioni

Dovremmo considerare le diseguaglianza materiali di una società come lo scheletro, o la struttura, attorno alla quale si sviluppano distinzioni culturali e di classe.

Dal momento che non possiamo più migliorare le nostre condizioni innalzando ulteriormente il tenore di vita materiale di cui godiamo, siamo la prima generazione a dover trovare altri modi per accrescere la vera qualità della vita. L'evidenza empirica mostra che il modo più efficace per migliorare la vivibilità dell'ambiente sociale [..] è quello di ridurre la diseguaglianza.

Disuguaglianza e criminalità

Il numero di individui che scontano pene detentive è influenzato da tre fattori: il tasso di criminalità, la tendenza a condannare al carcere gli individui riconosciuti colpevoli di specifici reati, e la durata delle condanne.

I criminologi Alfred Blumstein e Allen Beck esaminando la crescita della popolazione penitenziaria statunitense * hanno scoperto che soltanto il 12 per cento dell'aumento del numero di detenuti tra il 1980 e il 1996 è attribuibile a un'impennata del crimine (in particolar modo ai reati connessi agli stupefacenti); il restante 88 per cento è ascrivibile a un aumento della probabilità di vedersi comminare una pena detentiva anziché una pena non detentiva, nonché una maggiore durata delle detenzioni. Nelle carceri federali, la causa principale dell'aumento della popolazione carceraria è il prolungamento del periodo di reclusione. In conseguenza delle three-strikes laws, delle condanne minime obbligatorie, e delle truth-in-sentencing laws, alcuni imputati vengono condannati a una lunga permanenza in carcere per reati minori. In California, nel 2004, 360 persone stavano scontando l'ergastolo per taccheggio. **

Wilkinson e Pickett si chiedono allora

Se la criminalità non spiega i tassi di detenzione, può farlo forse la diseguaglianza?

La risposta è

Utilizzando dati statistici sulla percentuale della popolazione carceraria in diversi paesi tratti dall'United Nations Survey on Crime Trends and the Operations of Criminal Justice Systems * la figura mostra che i paesi con una maggiore sperequazione dei redditi hanno tendenzialmente tassi di detenzione carceraria più alti.

i membri delle classi sociali inferiori, con bassi livelli di reddito e di istruzione, hanno una maggiore probabilità di essere condannati al carcere rispetto a coloro che si trovano più in alto nella scala sociale. È talmente raro che una persona di classe media venga incarcerata che due sociologi del California State Polytechnic hanno pensato bene di pubblicare un saggio accademico che descrive l'adattamento di un detenuto di classe media alla vita carceraria.*

Dal grafico si può notare che tre paesi molto diversi fra loro: gli Stati Uniti, il Portogallo e Singapore hanno come caratteristica comune una elevata diseguaglianza dei redditi.

Conclusione

The Spirit Level è stato uno dei libri più influenti del decennio e Wikipedia ha dedicato una pagina - alla quale rimando - al dibattito che è seguito alla sua publicazione. Molto interessante anche la revisione di Karen Rowlingson, alla quale mi sono ispirato per scrivere un abbozzo di conclusione.

Un modo per ridurre la disuguaglianza è quello di aumentare le tasse per i redditi più alti, ma tale approccio solleva obiezioni. Si dice che ridurrebbe l'incentivo al lavoro e quindi sarebbe dannoso per l'economia. Tuttavia, gli studi sull'argomento suggeriscono che vi sono pochissime prove che la disuguaglianza di reddito promuova la crescita o che gli alti redditi forniscano incentivi al lavoro. Anche se per ora non si possono trarre conclusioni definitive, vi sono relativamente poche evidenze per opporsi ad un aumento delle imposte per contrastare la disuguaglianza.

E se effettivamente si teme che l'aumento dell'imposta sul reddito possa ridurre l'incentivo al lavoro, allora si potrebbe prendere in considerazione l'aumento della tassazione della ricchezza (o dei trasferimenti di ricchezza) , poiché è assai poco probabile che questo aumento influisca negativamente sull'incentivo al lavoro.

In conclusione: le conseguenze sociali della disuguaglianza economica sono a volte negative, a volte neutre, ma raramente - per quanto ne possiamo capire - positive

Stralci

È questa notte, dopo mezzanotte (le cinque del mattino da noi) che dovevano essere giustiziati Sacco e Vanzetti. Come dicevo due giorni fa al Mercure, la questione ha un altro lato. Se il giudice in questione si fa un'alta idea della giustizia (ci si può fare un'alta idea della giustizia, è strano ma è possibile), se egli trova la sentenza giusta, la pena meritata, c'è una certa grandezza nella sua resistenza a tutte queste iniziative in favore della grazia.


Michel Corrette (1707-1795), Les délices de la solitude. Sonates pour le violoncelle, la viole ou le basson avec la basse continue, Paris, Boivin - Le Clerc, ca 1739; Op. 20

Jacques il sofista

Dalla sofistica alla psicoanalisi la somiglianza esteriore è fin troppo sorprendente. Però non mi riferisco al fatto che sofisti e psicoanalisti vendono sempre a prezzo troppo caro, il loro savoir faire discorsivo, ma al fatto che entrambi lavorano con le parole.

Non sempre il lavoro con le parole è considerato un lavoro. I sofisti, diceva Aristotele, parlano per il piacere di parlare. Trarre un guadagno economico da un piacere è considerato disdicevole.

Gli enunciati del senso comune sono veri

Gli enunciati del senso comune sono veri, nel senso che la loro negazione implica contraddizione di fatto, ma sono veri fino a che non vengono analizzati. Essi dunque enunciano immediatamente dei fatti, ma non dei significati. Non esiste una visione del mondo del senso comune, ma solo un insieme di enunciati pragmaticamente certi.

Peer-to-peer hypermedia protocol

L'evoluzione di un sistema complesso non è mai lineare. Più i punti di partenza e di arrivo sono distanti e meno lineare sarà il percorso (anche mentale) necessario per collegarli. L'evoluzione del Web non sfugge a questa regola.

Un'unica vita buona

Nozick non è d'accordo sul fatto che esista qualcosa come un'unica vita buona. Ogni individuo ha una propria concezione del bene ed è improbabile che tutti gli esseri umani possano vivere una vita felice o appagante in una società utopica fondata su un'unica concezione del bene.

Logiche del diritto

Il diritto viene visto da prospettive diverse e logiche diverse secondo il punto di vista dal quale viene traguardato. Mi sembra un fatto incontrovertibile che il modo di porsi del Legislatore nei confronti della produzione legislativa sia diverso da quello del cittadino tenuto ad osservare la legge, ma è anche molto diverso dal punto di vista traguardato dalla Corte costituzionale o dal giurista. La logica del diritto non è una.

Azzeccagarbugli

Nel 1995 il Bundesverfassungsgericht ha emesso una sentenza secondo la quale un'imposta sui beni immobili dovrebbe essere considerata confiscatoria se non potesse essere pagata con i proventi che ci si può ragionevolmente attendere dall'uso dei suddetti beni.

Inoltre ha stabilito l'esistenza di un limite necessario al carico fiscale complessivo gravante sulla famiglia. La somma tra quanto dovuto a titolo di imposta patrimoniale e di imposte sui redditi non può superare la metà del reddito ritraibile dal patrimonio.

L'argomentazione del Bundesverfassungsgericht ha preso piede dalla necessità, di rilevanza costituzionale, di lasciare al privato la disponibilità del risultato della propria attività economica e quindi delle proprie proprietà. Avendo riconosciuto nella Vermôgensteuer un'imposta sul reddito ritraibile dal patrimonio, la Corte ha creduto che il valore della proprietà potesse essere lasciare intatto solo a patto che l'imposta fosse pagata mediante i redditi che normalmente sarebbero stati ritraibili dal bene: ecco quindi la considerazione del carico fiscale complessivo delle imposte sul patrimonio e di quelle sul reddito. Nella ricostruzione della Corte tedesca i limiti all'imposizione patrimoniale si fonda anche su un approccio sistematico alla pluri-imposizione: lo scarso spazio d'azione concesso all'imposta patrimoniale deriva infatti dalla considerazione della « vita » del bene che non solo incorpora redditi già sottoposti a tassazione (teoria tradizionale della pluri-imposizione del risparmio), ma su cui anche si sono dovute pagare le imposte indirette sui trasferimenti. [pp. 74-75]

Prima obiezione - Stabilire un limite massimo all'imposta - come sembra essere il caso della sentenza della Corte Costituzionale tedesca - è un artifizio retorico per annullare la progressività dell'aliquota.

Seconda obiezione - Ai fini dell'utilità il 50% di cinque milioni di unità di conto non è comparabile al 50% di cinquantamila unità di conto. Per questo motivo la prescrizione di un unico limite superiore appare non obbedire al criterio di ragionevolezza, perché non tiene conto della differenza qualitativa che esiste tra il 50% di cinque milioni ed il 50% di cinquantamila.

Terza obiezione - La Corte nello stabilire questi principi generali non rileva il fatto che sono quantitativi e quindi non sono applicabili a situazioni qualitativamente diverse senza violare il principio di uguaglianza.

Osservazione - Consciamente o inconsciamente siamo portati a sostenere le opinioni che corrispondono al nostro ceto sociale, alla nostra educazione ed alle nostre inclinazioni psicologiche. Questo vale per le persone che compongono le Assemblee Costituenti, le Consulte ed i tribunali di Stato. Ma, a maggior ragione vale anche per me.

Il diritto all'uguaglianza

Robert Alexy nota come l'art. 3 della Legge fondamentale della Republica tedesca nel prescrivere l'uguaglianza fra gli uomini non faccia riferimento al legislatore, bensì alla legge. Questa omissione, che si ritrova espressa negli stessi termini in buon parte delle carte costituzionali continentali, con la notevole eccezione della dichiarazione dell'Ottantanove che non fa riferimento alla legge ma ai diritti, è l'oggetto della riflessione che intendo proporre.

L'incongruità della formulazione costituzionale Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge apparirebbe in tutta la sua evidenza qualora la legge prescrivesse la disuguaglianza. Quindi si deduce che la funzione di questa formulazione non è l'uguaglianza fra gli uomini, ma l'osservanza della legge. Cioè tutt'altra cosa.

Daltronde, e più in generale, l'obbligo di uguaglianza nella creazione del diritto, quale si ricava dalla lettura delle carte costituzionali, è più simile ad un'inferenza che ad una prescrizione; lasciando al legislatore e all'interpretazione giuridica ampi margini di discrezionalità e arbitrio.

...

Ibn Tufayl (Abentofail, Abubacer)

Si sforzava di raggiungere la capacità di non pensare che a Lui e di non associarGli alcun altro; otteneva ciò girando intorno a sé stesso e accelerando il suo movimento. A volte il suo pensiero era puro da ogni contaminazione e con esso contemplava l'Essere necessario. Poi le facoltà corporee lo assalivano e il suo stato si alterava e tornava allo stato precedente. Si dedicò a questo per un certo tempo. Si mise infine a cercare la terza assimilazione. Riflettendo sulle qualità dell'Essere necessario gli era apparso chiaro che erano di due generi. Qualità positive, come la scienza, la potenza, la sapienza. Attraverso queste qualità la Sua Essenza non diveniva molteplice poiché si riducevano tutte ad un solo concetto che era la Sua Essenza stessa. Si mise a cercare come sarebbe potuto divenire simile a Lui. Sapeva che la conoscenza che Egli aveva di Sé non era un concetto che si aggiungeva alla Sua Essenza, ma la Sua Essenza era il Suo stesso conoscersi e il Suo conoscersi era la Sua Essenza. Gli fu chiaro che se gli fosse stato possibile conoscere la Sua Essenza, quella scienza con cui lo avrebbe conosciuto non sarebbe stata un concetto aggiunto alla Sua Essenza ma sarebbe stata Egli stesso. Si applicò a questo.

Il presupposto della fiducia

Ho la sensazione, ma è solo una sensazione, che in Carl Schmitt sia presente una discrasia tra pensiero e azione, ovvero tra la dottrina e la sua applicazione.

Se si priva il concetto di legge di ogni riferimento contenutistico alla ragione e alla giustizia, e se al tempo stesso si mantiene lo Stato legislativo con il suo concetto specifico di legalità, che concentra nella legge tutta l'autonomia e la dignità dello Stato, allora ogni disposizione di qualuque genere, ogni comando e provvedimento, ogni ordine a un ufficiale o a un soldato, ogni singola direttiva a un giudica si può emanare in modo legale e conforme al diritto, in forza della supremazia della legge, per mezzo di una delibera parlamentare o delle istanze coinvolte nella procedura legislativa. Il puramente formale si riduce allora alla formula vuota e all'etichetta di legge, e perde il legame con lo Stato di diritto. Tutta la dignità e l'autorità della legge dipendono esclusivamente e direttamente da questa fiducia nella giustizia e razionalità del legislatore stesso e di tutte le istanze coinvolte nella procedura legislativa. Ogni garanzia e tutela giuridica, ogni protezione contro l'abuso è trasferita nella persona del legislatore onnipotente o nella peculiarità della procedura legislativa. Affinché questo principio non sia completa assurdità e mero arbitrio, dev'essere dominato interamente dal presupposto di quella fiducia, che sola porta alla congruenza fra diritto e legge formale. [p. 55 e p. 132]

Queste, però, sono anche la definizione e l'obiezione che si possono applicare all'agire del sovrano nello stato di eccezione.

Postilla. Naturalmente il presupposto della fiducia è l'orizzonte del diritto, ma assolutamente al di fuori della sua portata in ogni caso.

...

Nonostante ci abbia provato ripetutamente non riuscirò mai a scrivere un diario intimo, è contro la mia natura.

MP

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