Non ho nessun interesse per la letteratura da osteria

27.06Je l'ai envoyé au diable, en lui disant que je n'ai aucun goût pour la littérature chez le mastroquet.

Chi pagherà la rottamazione delle banche?

26.06Che l'innovazione tecnologica avrebbe avuto delle conseguenze nefaste sul sistema bancario attualmente esistente è evidente da una decina d'anni.

Israele sopravviverà a Netanyahu?

25.06Inizierò citando un articolo di Eytan Avriel, dall'edizione digitale del quotidiano Haaretz, venendo meno alla regola che mi sono imposto di non citare pagine che non siano facilmente accessibili.

La riforma fiscale approvata in Israele nel 2008, che dispone un'esenzione fiscale di 10 anni per i nuovi immigrati e per i cittadini israeliani che ritornano in patria dopo un lungo periodo trascorso all'estero, ha reso il paese una calamita per i miliardari ebrei. Sono 128 i miliardari in dollari fiscalmente residenti nel paese.

L'elenco degli israeliani più ricchi stilato da Haaretz nel 2019 - dice Eytan Avriel - mostra come la ricchezza totale di questo gruppo sia aumentata del 30% nell'ultimo anno. Del 13% se si escludono Miriam Adelson e Roman Abramovich che si sono trasferiti in Israele nel 2018. Molto al di sopra dell'incremento della ricchezza media nello stesso periodo.

Stupidità e malafede della stampa

24.06Con imposte maggiormente progressive sulle successioni e un trattamento fiscale di favore per le finalità filantropiche il trasferimento dalla ricchezza privata alle attività di interesse comune potrebbe crescere sostanzialmente anche nel nostro Paese.

Sono sempre più disgustato dalla stupidità e dalla malafede delle opinioni che i quotidiani italiani, in particolare il Corriere della Sera, publicano sotto il logo del The Trust Project.

Qualcosa mi sfugge

23.06Qualcosa mi sfugge in questa polemica... c'è un non detto.

Institutionalised uselessness

22.06Quali sono i rapporti tra l'economia del carbone, del petrolio e la democrazia? Il libro di Timothy Mitchell dà a questa domanda una risposta non banale.


MP. Sono arrivato a questo libro in modo inusuale. Il 19 ho titolato la glossa a Hobsbawm L'istituzionalizzazione dell'inutilità. Il concetto mi è sembrato degno di approfondimento ed ho fatto una ricerca. Google mi ha dato una sola risposta, in lingua francese, riferita ad un libro scritto originariamente in inglese...

Apologia della povertà

21.06Contro l'apologia della povertà. È vero che il povero non dipende dagli oggetti mondani. Si è liberato dal mondo. Ma è altrettanto vero che il povero dipende dagli altri uomini e questo è molto più grave. Questa è la miseria. La dipendenza dagli uomini e dalla loro volontà, anziché dalla cose.

Giocare con i paradossi non è senza pericoli.

Il cristianesimo non solo ci dice che lo scandalo della povertà resterà sempre aperto [..] ma ci esorta in qualche modo ad operare perché esso rimanga tale. [ ※ p. 183 ]

A volte si dice la verità senza volerlo. Il cristianesimo esalta la povertà perché ha bisogno della miseria per prosperare.

Il ne faut pas croire à ce fou de Boulainvilliers

20.06Il libro di Diego Venturino rende Anne Gabriel Henri Bernard de Boulainvilliers, comte de Saint-Saire (i nobili francesi hanno il primo prenom femminile) un autore interessante, sempre in contraddizione con sé stesso.

II pensiero storico-politico di Boulainvilliers, soprattutto nell'immagine che di esso ne ebbe il Settecento, soffri d'una grave aporia. Fondato com'era sull'equivalenza forza-diritto e sull'idea che il diritto primordiale ed essenziale di ogni nobiltà risiedesse nella conquista violenta, quel pensiero si prestò a una obiezione teoricamente sensata e socialmente assai aggressiva. All'approssimarsi della Rivoluzione il pur moderato abate Proyart sarebbe stato esplicito: se la forza è realmente l'unico fondamento del diritto nobiliare, un rovesciamento violento del rapporto di forza in favore degli antichi gaulois avrebbe dato luogo a un potere altrettanto legittimo, riducendo a sua volta la moderna nobiltà in schiavitù.

A Boulainvilliers non era sfuggito il problema. Anzi, proprio la questione del difficile rapporto teorico tra il diritto della forza e la forza del diritto storicamente acquisito, e quindi la questione della legittimità, costituisce la fonte di ogni sua riflessione politica. L'ambito della sua indagine fu politico nel senso più tradizionale del termine: fu cioè quello di concepire la trasformazione del puro rapporto di forza, che dà luogo alla schiavitù cioè al dispotismo, in rapporto politico, che dà vita alla distinzione sociale ed elimina il conflitto fra gli individui e i gruppi. E per Boulainvilliers sarà chiaro che le regole della dinamica storica, obbedienti al principio per lui negativo della pura forza, sono assai diverse dalle regole della politica fondate necessariamente sul consenso. La legittimità della forza si arresta nel momento in cui si costituisce la nuova società e il nuovo equilibrio, quando — dopo la conquista — si deve governare. Se ogni criterio di giustizia è assente nelle crisi storiche, nei momenti di trasformazione che sono inevitabilmente violenti, non così resta la situazione una volta superata la crisi. Infatti la violenza, la forza, non garantiscono alcuna stabilità al corpo politico. Per questo, accanto alla religione, la più importante garanzia dell'ordine sociale sta per Boulainvilliers nel corretto esercizio dell'autorità quindi, in ultima istanza, nel consenso: [ ※ p. 255-256]

parceque la véritable Autorité n'est pas celle qui exige tout ce qu'il lui plaît à certaine occasion, & qui cesse dès qu'on lui resiste, mais celle qui est également solide & convénable à ceux sur qui on l'exerce, suivant l'Axiome certain que tout ce qui est violent ne sauroit étre durable? [ État de la France, dans lequel on voit tout ce qui regarde le, III, Londres, 1728, p. 38. Analoga opposizione tra i fondamenti originari e la pratica del potere in Vie de Mahomed, Amsterdam, 1731, pp. 234-235 ].

La vera singolarità di Boulainvilliers sta nell'aver tentato di intrecciare l'idea medievale del diritto come consuetudine con la moderna riflessione sulla forza. Nella concezione feudale della legge la consuetudine non aveva origini, essendo indipendente dal volere umano e per definizione immemorabile. Boulainvilliers dà alla consuetudine un'origine memorabile e individua questa origine nella forza-violenza. Perciò il suo pensiero è del tutto irriducibile alla common law di tipo inglese, mentre si confronta attivamente — pur rifiutandole — con alcune tendenze fondamentali del pensiero politico moderno; in maniera del tutto inedita, certi temi generici della tradizione machiavelliana e hobbesiana sono posti al servizio d'un pensiero della tradizione. Boulainvilliers, che conosce e descrive il sottosuolo violento della storia, prescrive la razionalità della tradizione come unico approdo d'ogni società che voglia sopravvivere in quanto entità politica retta dal diritto e garante delle libertà di ciascuno. [ ※ p. 318]

L'istituzionalizzazione dell'inutilità

19.06Distinzione tra consuetudine e tradizione. Secondo Hobsbawm, innovazione e cambiamento sono elementi della consuetudine, mentre l'immutabilità è caratteristica della tradizione.

Tradizione come istituzionalizzazione dell'inutilità. Sempre secondo Hobsbawm, l'invenzione di una tradizione è un processo di ritualizzazione e formalizzazione del riferimento al passato. Attraverso questo processo alla ripetizione inutile e immotivata di una qualsiasi azione priva di senso viene dato un senso attraverso il riferimento al passato. La ragione di questo complicato lavoro psicologico è la ricerca di sicurezza.

Nietzsche, etc.

18.06Pochi filosofi morali contemporanei, almeno della tradizione analitica, si sono davvero misurati con Nietzsche.

Negare che certi tipi di azione possano essere intrinsecamente cattivi potrebbe sembrare nulla più della credenza, comune ma a mio parere errata, secondo la quale non c'è tipo di atto, per quanto orribile, che non possa essere giustificato in circostanze estreme da un fine pressante [p. 131].

L'idea sbagliata sulla quale viene fondata la morale è che l'azione umana possa essere giudicata in sé stessa, al di fuori della situazione. Poiché è la situazione che definisce l'azione, il giudizio morale è un modo sbagliato di porre la questione. - Incidere con un coltello la carne di un uomo può essere: un omicidio, un intervento chirurgico, un tentativo di coercizione, un tatuaggio, un atto sessuale. - Questo non toglie la possibilità che un'azione possa essere vietata o permessa dalla legge e che il giudizio che segue dalla legge non abbia nulla a che fare con la morale.

Che Nietzsche considerasse che il carattere giusto o sbagliato di un'azione non può essere determinato da ciò che viene fatto se non nella misura in cui può essere posto in relazione con la natura particolare della persona che l'ha compiuta non dice nulla sulla natura etica dell'azione.

Il lutto e lo sberleffo

17.06La negazione della morale in favore dell'egoismo operata da Max Stirner fu un'ironica caricatura critica della religione feuerbachiana.

Posto che il testo di Stirner sia effettivamente una caricatura, il ché non è concesso senza prove, ci si deve chiedere se "vuole essere" oppure "si rivela essere" una caricatuta. Cioè, occorre conoscere sin dove l'intento caricaturale sia intenzionale o se invece sia, almeno parzialmente, inconscio.

Il conflitto dei diritti

16.06Uno dei bersagli polemici di questo scritto - dice Roberto Bin - è il c.d. principio della massima estensione dei diritti, perché esso è incompatibile con l'assioma che i diritti sono a "somma zero".

Mi rifiuto di considerare lo Stato nazione come la migliore forma di organizzazione politica comunitaria. Ma non posso nemmeno accettare l'idea di istituzioni sovranazionali prive di riferimento ad una comunità politica concreta, come teorizzato dal diritto cosmopolitico.

Non si fa un buon servizio alla causa

15.06Non vedo l'interesse di una riedizione cartacea del libro di Bruno Brunello. Ognuno è libero di buttare i soldi come vuole, purché non siano soldi publici.

Digital News Report 2019

14.06Il Digital News Report 2019 del Reuters Institute non dice tutta la verità. Da quando esiste il web la qualità dell'informazione alla quale noi tutti abbiamo accesso è enormemente migliorata. In particolare è migliorata la possibilità di accedere ad un'informazione più articolata per le classi medio basse della popolazione, quelle che non potevano permettersi di acquistare continuativamente la carta stampata.

Come sempre accade nelle ricadute dell'innovazione tecnologica l'ampliamento dell'accesso ad un bene da parte di una quota più ampia di popolazione comporta un degrado qualitativo di quel bene. Le tecniche di conservazione del latte, ad esempio, che consentono un suo maggior consumo ad una più ampia parte della popolazione, hanno comportato una riduzione nel consumo di latte fresco, organoletticamente migliore. Così accadrà anche per l'editoria. Naturalmente per i produttori di latte e per i giornalisti questa non è una buona notizia.

L'ecologismo sotto scacco

13.06L'ecologismo, nato come reazione luddista al modo di produzione capitalistico, è oggi messo sotto scacco dal capitalismo.

L'ecologismo si è trasformato in un modo di produzione riservato alle esigenze delle élite economiche ed il cui costo ricade indirettamente sulla parte più povera della popolazione.

La ricezione dell'opera di John Rawls

12.06Quando l'opera di un autore diviene un canone accademico, la domanda sulla storia della sua fortuna è inevitabile. La ricezione dell'opera di John Rawls è stata ed è tuttora controversa non solo in Francia. Ciò è dovuto ad alcune contraddizioni interne al suo stesso pensiero, che ne consentono letture diverse e opposte.

Una politica fiscale per l'Unione Europea

11.06Anche un cretino vede che la politica fiscale nella e dell'Unione Europea è un problema irrisolto.

La politica fiscale è di fondamentale importanza nella gestione di una economia moderna. Le ragioni di questa importanza sono da ricercarsi intanto nel volume della spesa pubblica e inoltre nella necessità di tener conto di considerazioni relative alla tassazione per quasi tutte le decisioni di spese e nei riflessi, sul piano produttivo e occupazionale, di qualsiasi variazione del flusso della spesa e dei livelli di tassazione. La spesa pubblica diretta (centrale e locale) rappresenta dal 20 al 25% del prodotto nazionale lordo nella maggior parte dei Paesi più industrializzati. Se si includono anche i sussidi e i trasferimenti di reddito attraverso il bilancio o i vari fondi di sicurezza sociale, tale proporzione raggiunge il 40-45%.

Il ruolo fondamentale della politica fiscale implica una corrispondente esigenza di coordinamento ed armonizzazione al fine di giungere ad indirizzi tra loro coerenti nell'ambito della Comunità Europea. Tutto questo non può essere fatto in un solo colpo, ma richiede uno sforzo prolungato e costante nel corso del quale si devono definire le divergenze tra le varie politiche nazionali, esaminarle e se possibile risolverle. Uno sforzo del genere, destinato a rafforzare la coesione politica della Comunità, lascerebbe pur sempre la maggior parte di responsabilità della politica fiscale ai governi nazionali, ma consentirebbe di ampliare costantemente i compiti da affidare alla Comunità e da finanziare attraverso un fondo comune. Un tale allargamento delle responsabilità del Mercato Comune rappresenterebbe un trasferimento dal livello nazionale ma non comporterebbe necessariamente un onere addizionale netto per i contribuenti. Al tempo stesso, l'armonizzazione non può essere spinta al punto di abolire; completamente le differenze tra le varie nazioni per quanto riguarda la struttura fiscale, la spesa pubblica e i metodi del suo finanziamento.

Alcuni dei più diffcili problemi di armonizzazione sono inerenti alla spesa pubblica. Infatti anche se le priorità economiche e sociali fossero identiche in tutti i Paesi della Comunità (ed ovviamente non lo sono) i livelli di spesa cui gli Stati membri possono provvedere sulla base delle proprie risorse sono inevitabilmente diversi. L'uniformità delle prestazioni sarebbe possibile soltanto a condizione di realizzare cospicui trasferimenti tra i Paesi membri attraverso un bilancio comune. In effetti, trasferimenti importanti vengono effettuati fin d'ora come risultato della politica agricola della CEE; occorrerebbe però una convinzione assai più salda della necessità di una maggiore unità, sia politica che economica, perché i Paesi membri possano essere in grado di formulare linee politiche comuni senza che la necessità — da essa determinata — di trasferimenti finanziari tra Paesi membri costituisca una remora.

La politica fiscale presenta alcune difficoltà analoghe. Anche qui abbiamo anzitutto le divergenze tra le priorità economiche e sociali che determinano il modello di tassazione, diverso da Paese a Paese; e anche qui — indipendentemente da queste divergenze — i vari Stati potranno decidere livelli diversi di tassazione in ragione dei divari del gettito fiscale. Le differenze nei sistemi amministrativi, nel costume del mondo degli affari, nell'atteggiamento dei contribuenti e via dicendo complicano ulteriormente il problema dell'armonizzazione fiscale.

Un terzo ordine di problemi di carattere più immediato si riferisce all'uso della politica fiscale quale elemento per la manovra della domanda. Se la Comunità Europea desidera regolare l'attività economica allo scopo di mantenere una pressione costante della domanda, non può fare semplicemente affidamento sulla politica monetaria; deve invece cercare di assicurare un'azione di politica fiscale nella stessa direzione.

La necessità di collegare l'integrazione fiscale e quella monetaria è stata sottolineata nel Rapporto Werner, secondo il quale lo sforzo di coordinare i bilanci dei Paesi membri deve costituire uno dei primi passi da compiere sulla via dell'unione monetaria. Tuttavia il rapporto si limita a suggerire un confronto triennale tra i bilanci e ammette che un eventuale bilancio comune sarebbe in ogni caso troppo modesto per giocare un ruolo decisivo, anche dopo la completa integrazione. Il concetto di coordinamento esposto nel Rapporto può essere soggetto a discussione non meno della rinuncia pura e semplice all'idea di un bilancio comune di una certa importanza.

Il coordinamento, come previsto nel Rapporto Werner, sarebbe limitato alla considerazione: l) dell'ammontare totale della spesa in bilancio in ogni Paese membro; 2) del suo peso sul reddito nazionale; 3) della misura dell'eccedenza o del deficit e 4) del metodo di finanziamento del deficit o di utilizzazione dell'eccedenza. Comporterebbe inoltre considerazioni generali sulla spesa in conto capitale, in contrasto con la spesa corrente, sulla base della definizione generalmente accettata di spesa in conto capitale (ad esempio, acquisti di aerei militari sarebbero compresi nel concetto, mentre gli stanziamenti per migliorare il livello dell'istruzione ne sarebbero esclusi.

Questa impostazione appare piuttosto inadeguata in quanto concentrata sull'ammontare totale della spesa e sulla sua eccedenza rispetto alle entrate; sono trascurati i rapporti variabili tra gli oneri finanziari e l'assorbimento delle risorse reali e si procede come se la composizione e l'orientamento della spesa non avessero effetti profondi sui costi, le condizioni concorrenziali, la distribuzione del reddito, le sperequazioni regionali, ecc., ecc., e quindi sulle pressioni inflazionistiche. È, troppo semplicistico considerare uguali gli effetti delle diverse spese sull'occupazione e troppo poco approfondita la visione dei vari modi in cui la politica fiscale può contribuire alla gestione economica.

Se si vorranno fare dei progressi verso l'integrazione fiscale sarà necessario analizzare la composizione e l'orientamento della spesa pubblica nei termini suggeriti: distorsione della concorrenza, contributo allo sviluppo e alla perequazione sociale, assegnazione regionale delle risorse e iniziative per mitigare le pressioni inflazionistiche. Diversamente, le tendenze che fin dall'inizio si sono manifestate all'interno della Comunità continueranno a prevalere. I governi continueranno a mettersi in concorrenza tra loro offrendo concessioni fiscali per attirare investimenti per lo sviluppo industriale; continueranno d'altra parte a sacrificare quegli investimenti pubblici che generalmente sono più utili della competitività industriale ai fini del benessere sociale e della qualità della vita. Un'analisi nel senso indicato dovrebbe costituire il punto di partenza per l'armonizzazione nel senso proprio del termine: una azione concertata per prevenire le conseguenze indesiderate della concorrenza abbandonata a se stessa.

Un'armonizzazione di questo tipo tra i bilanci nazionali non costituisce in sé un'integrazione fiscale. Dobbiamo anche considerare il ruolo di un bilancio comune. Generalmente si ritengono indispensabili ad una vera unione economica due condizioni: 1a prima è che le industrie nelle varie zone del mercato possano usufruire di livelli simili di servizi pubblici; la seconda è che siano parificati gli oneri fiscali. Queste condizioni sono ovviamente incompatibili fintantoché il grosso dei proventi e delle spese di bilancio dei Paesi comunitari resta nazionale. Fintantoché il reddito pro-capite differirà da Stato a Stato, sarà possibile ottenere livelli comparabili di servizi pubblici, soltanto se le aree più povere saranno disposte a tassarsi in misura maggiore. Ne risulterebbe peraltro una maggiore diffcoltà per queste ultime a superare il distacco rispetto alle zone più ricche e sarebbe cosi perpetuata o anzi aggravata la differenza iniziale dei livelli di reddito. Uno standard comune in tutta la CEE in campi quali i trasporti, le comunicazioni, l'istruzione e i servizi sanitari interessa non solo reguaglianza del quadro concorrenziale tra le varie regioni, ma anche l'acquisizione di condizioni di vita simili in luoghi diversi. Esso richiede una continua azione Concertata, che potrebbe essere realizzata attraverso un bilancio comunitario, o un sistema di trasferimenti concordato tra i paesi membri e un eguale accesso ad un mercato di capitali comune.

Una condizione del genere si impone anche per mantenere unite le varie regioni di un Paese. Anche negli Stati federali il bilancio centrale tende ad assumere proporzioni crescenti nel contesto globale della spesa pubblica. Una caratteristica chiave dei bilanci centrali in situazioni del genere è che una parte proporzionalmente più elevata del reddito proviene dalle regioni più prospere, mentre la spesa è distribuita su tutto il territorio favorendo in tal modo le aree caratterizzate da minor benessere. Questo si verifica anche laddove la maggior parte del gettito proviene dalla tassazione indiretta e, ovviamente, in misura più accentuata nei casi in cui maggiore è l'incidenza delle imposte dirette progressive.

Ovviamente non si può escludere l'eventualità di provvedimenti errati che provocano taluni trasferimenti in senso opposto; ad esempio quando un bilancio centrale sovvenziona la capitale nazionale in misura superiore a quella richiesta per far fronte alle spese eccezionali cui una città deve far fronte per il solo fatto di essere la capitale. Un'efficace politica regionale dovrebbe cominciare con l'eliminare siffatti incentivi artificiali alla concentrazione geografica. Ma uno dei principali obiettivi del bilancio centrale è di conseguire trasferimenti netti automatici dalle aree ricche a quelle più povere, allo scopo di rendere più attraenti gli investimenti produttivi nelle località che hanno necessità di sviluppo o di conversione.

Cosi, un bilancio centrale di notevoli dimensioni è un requisito preliminare essenziale all'unione monetaria, che dovrà escludere non solo differenze tra i Paesi membri per quel che concerne movimenti di prezzi (che sarebbero incontrollabili) ma anche crescenti squilibri regionali (che sarebbero intollerabili). I passi per la costituzione di un bilancio centrale potrebbero essere intrapresi senz'altro. La Comunità potrebbe cominciare eliminando le incoerenze nella gestione dei vari fondi che amministra; ogni fondo infatti viene gestito secondo regole speciali, senza un bilancio generale e senza alcuna preoccupazione di coerenza.

Oggi, più del delle somme amministrate dalla CEE vanno all'agricoltura: una quota comparabile allo spazio occupato nella « Gazzetta Uficiale » dalle decisioni prese nell'ambito della politica agricola comune. Le regole del Fondo Agricolo di Orientamento e Garanzia (FEOGA) fanno sì che il maggiore onere ricada Sui Paesi membri, più degli altri condizionati dalla necessità di coprire il proprio fabbisogno di prodotti agricoli mediante importazioni. D'altro canto, la maggior parte dei benefici vanno ai Paesi che hanno la maggior produzione. Tale distribuzione ovviamente non ha alcun rapporto con la ricchezza di ogni Paese membro o con il suo consumo in generi alimentari dalle varie fonti.

Il Fondo Sociale, il cui scopo è la riqualificazione in vista di un nuovo impiego dei lavoratori disoccupati, può trovarsi in condizioni di trasferire somme a Paesi membri che stanno conducendo una politica deflazionistica con conseguente disoccupazione interna. Ciò può acca- dere in un periodo in cui lo stesso Paese ha la bilancia dei pagamenti in eccedenza, per cui l'inter,'ento del Fondo non fa altro che aumentare le riserve di valuta estera. Analogamente, la Banca Europea degli Investimenti, creata per finanziare progetti nelle aree meno sviluppate della Comunità, può dovere fornire fondi in un periodo in cui il capitale nazionale non manca e le riserve in valuta estera sono consistenti. Per uscire da questa situazione che genera distorsioni e confusione sarebbe necessario riunire nel bilancio comunitario tutti i vari Fondi, compreso quello per lo Sviluppo Regionale. Si dovrebbero aggiungere inoltre gli investimenti della BEI considerati come parte del bilancio in conto capitale. Probabilmente non sarebbe possibile rivedere immediatamente le norme che regolano l'assegnazione delle somme prelevate dai Fondi; si potrebbe però stabilire che il versamento delle somme da assegnare sia considerato come credito dei Paesi con eccedenze indesiderabili fino al momento in cui vengono a esaurire le loro riserve; soltanto allora si dovrebbe procedere al versamento.

Via via che la Comunità Europea intraprende nuove attività, il loro finanziamento ricadrà ovviamente sul bilancio comune. Vi sono ad esempio progetti in corso nel campo della tecnologia avanzata. L'esperienza ha dimostrato che nonostante gli sforzi dell'uno o dell'altro Paese di investire in nuove tecniche, la loro capacità di sviluppo e produzione è limitata e i costi eccessivi. I casi in cui la cooperazione è stata iniziata su basi soprannazionali, come per l'Euratom, o su basi intergovernative, come per l'ESRO (European Space Research Organisation) e l'ELDO (European Vehicle Launcher Development Organisation) sono stati condannati al fallimento dall'insistenza di ciascun Paese di riavere per la propria industria la quota equivalente al proprio contributo finanziario. Questa tesi del giusto ritorno s'è dimostrata contraria ad ogni ragionevole divisione del lavoro. Soltanto su una base assai più ampia ciascun Paese avrà probabilità di trarre benefici dallo sforzo comune.

Si possono inoltre prendere in considerazione talune infrastrutture comuni. per collegare i centri principali di attività dei paesi della Comunità Europea sia con autostrade sia con linee ferroviarie interamente nuove. La lotta contro l'inquinamento in taluni settori industriali, cosi come quello fluviale o delle coste, comporterà sforzi considerevoli. Ed infine. se la Comunità diventerà un giorno una vera entità politica, nel senso più completo del termine, il bilancio comune comprenderà spese molto vaste per lo sforzo comune di difesa.

Armonizzazione delle misure fiscali

Passando dalle considerazioni relative alla spesa a quelle inerenti ai proventi, citiamo nuovamente il Rapporto Werner che rileva l'urgenza di un grado minimo di armonizzazione tra le misure di tassazione dei Paesi membri. In primo luogo, l'adozione generale dell'IVA non è sufficiente fintantoché esenzioni e riduzioni di aliquote per prodotti e servizi specifici variano da Paese a Paese. In tal caso, infatti, i controlli alle frontiere interne non possono essere eliminati, anche se tariffe e contingenti sono scompalsi. Se l'IVA diviene una imposta davvero generale, però, non v'è necessità di compensare, alle frontiere, le differenze nelle aliquote, giacché le differenze nelle aliquote delle imposte generali, sul piano internazionale, sono compensabili con aggiustamenti dei tassi di cambio. Ai fini distributivi, ciò che deve essere armonizzato è il sistema delle aliquote dell'imposizione.

Per quanto riguarda le imposte dirette, il Rapporto Werner ha sottolineato il loro effetto sui movimenti di capitali piuttosto che sulle condizioni concorrenziali immediate. Per questo motivo le sue proposte sono limitate alle imposte sugli interessi e sui dividendi e inoltre, in certa misura, sui profitti delle società. Ciò che si intende con questo è che i livelli di tassazione, le norme d'accertamento e le esenzioni dovrebbero essere più chiaramente perequate, in maniera che nei vari Stati membri i proventi netti dopo pagata l'imposta conservino tra loro i rapporti relativi che avevano come proventi lordi prima dell'applicazione dell'imposta. Un tentativo del genere per evitare distorsioni nei movimenti di capitali diverrà tanto più necessario nella misura in cui si compiranno sforzi per giungere a un mercato dei capitali integrato.

DISPARITÀ NELL'ESAZIONE FISCALE

L'armonizzazione dei livelli nominali di tassazione e delle norme di accertamento non sono l'unico aspetto che conta nella politica delle entrate. Nella Comunità Europea infatti il divario di efficienza nel prelievo fiscale è enorme e non può essere ignorato. In Belgio e in Lussemburgo non vi è alcun controllo sui redditi da investimenti mentre in altri Paesi sono spesso forniti di rendiconti di profitti puramente formali per uso fiscale; in certe nazioni il fenomeno dell'evasione fiscale dei redditi non salariali è molto più accentuato che in altre; tutto ciò ha notevoli riflessi inflazionistici. Non soltanto i governi subiscono notevoli riduzioni dei loro introiti; sono anche costretti a fare più ampio ricorso alle imposte indirette che, gravando sul costo della vita, intensificano la spinta delle rivendicazioni salariali.

La paradossale struttura del sadomasochismo

10.06L'oggetto dell'articolo di Sönke Ahrens è il paradosso interno alla struttura profonda del sadomasochismo consensuale.

Nella comunità BDSM il negoziato esplicito tra partner con uguale potere contrattuale è considerato un prerequisito per poter iniziare una relazione. La conclusione che le relazioni sadomasochistiche implementano in modo esemplare ciò che dovrebbe essere perseguito in qualsiasi normale relazione sessuale è una visione diffusa nella comunità. BDSM appare quindi come una pratica sessuale basata sulla libera scelta di tutti i soggetti coinvolti.

L'autore si oppone in modo enfatico a tale descrizione. Il sadomasochismo sarebbe piuttosto una relazione paradossale tra volontarietà e coercizione ovvero negoziazione di strutture esplicite e non negoziazione di strutture che agiscono occultamente. Ciò contraddice, di conseguenza, l'idea di base della relazione BDSM che i partner sessuali siano prima di tutto partner con uguale forza negoziale.

La dissoluzione della sessualità

09.06Il titolo dell'ennesimo volume a cura di Costantino Cipolla dedicato alla sociologia della sessualità, nel quale è contenuto il saggio di Eugenia Porro sul quale mi soffermerò, è piuttosto inquietante e tradisce un intento moralistico. Più correttamente avrebbe dovuto titolarsi La moltiplicazione delle forme della sessualità umana nell'era digitale, perché di questo si tratta nel libro.

Il passaggio da SM a BDSM. La contrattualizzazione del sadomasochismo è appunto una di queste nuove forme della sessualità nelle quali si manifesta il desiderio umano nell'epoca dopo la modernità.

La teoria SSC (Safe, Sane, Consensual) si era sforzata sin dai primi anni Ottanta di proporre una modalità autogestita dai praticanti prevenendo impieghi speculativi e persino criminali senza, a parere dei proponenti, limitare i diritti dei singoli. Alla fine dei Novanta si affermò invece la formula RACK (Risk Aware Consensual Kink), intesa come gioco sessuale consensuale e consapevole. [nota a pag. 190]

A dire il vero la prima formula (SSC) pone l'accento sulla sicurezza delle pratiche, mentre la seconda (RACK) mette in rilievo l'accettazione di un rischio.

Cos'è strutturale?

08.06Cos'è strutturale? Ciò che ci sembra strutturale in sé, è l'idea di un legame a priori, al di fuori del quale l'oggetto non è. Per relazione interna si intende un rapporto che attraversa l'oggetto, lo mette costitutivamente - e non solo casualmente - in relazione ad un altro oggetto, e contribuisce in modo decisivo a renderlo ciò che è - al di fuori di questo rapporto, questo oggetto non è nemmeno concepibile. Ciò che è strutturale è proprio l'idea della priorità ontologica della relazione.


Il quartetto per archi numero 5, Mattsee, di Johanna Doderer, così come la sinfonia numero 2, Bohinj, prende il nome da un idilliaco lago alpino. Si dice che dopo la prima guerra mondiale gli ebrei vennero allontanati dal paesino posto sul lago. Fra questi Arnold Schönberg.

Cfr. anche il Quartetto per archi n. 15 op. 144 in Mi bemolle minore di Dmitrij Šostakovič (1974).

Sfondo di colore casuale

07.06 JavaScript function to create random background color. Per quanto è a mia conoscenza non è possibile ottenere questo effetto con i CSS.

Cosa c'è di strano in tutto questo?

06.06 In Italia Lega e M5S hanno nel loro programma l'ambientalismo, il sostegno al welfare, la limitazione dell'immigrazione e hanno vinto le elezioni. In Danimarca i socialdemocratici hanno nel loro programma l'ambientalismo, il sostegno al welfare, la limitazione dell'immigrazione e hanno vinto le elezioni. Cosa c'è di strano in tutto questo?

Il terzo strike

05.06Eccetto il caso di omicidio credo che alla vittima di un delitto importi assai poco che il colpevole sia condannato alla prigione; credo invece che gli importi assai di più essere risarcito in qualche modo di quello che ha perso.

L'onere del risarcimento spetta al reo. Poiché il reo non è quasi mai in grado di risarcire la vittima, spetta alla comunità farsi carico del danno. Solo in questo modo la comunità avrà un vero incentivo a prevenire il crimine e, nello stesso tempo, a non essere incentivata a costruire prigioni come unico strumento di prevenzione.

Se tu sottolinei io non leggo

04.06L’Università di Genova presenta la campagna 'se tu sottolinei io non leggo', un insieme di azioni di comunicazione rivolte a studenti, docenti e, più in generale, a tutti gli utenti delle biblioteche, per informare su quanto sia importante e necessario non sottolineare i libri in un’ottica di accessibilità.

Houston, abbiamo un problema

03.06Il temuto aggiornamento Windows 10 May 2019 ha colpito anche il mio PC. Il problema, dovuto essenzialmente alla mia impazienza, si è rivelato banale. Nondimeno l'accaduto mi ha irritato non poco e mi ha fatto riflettere sulla dipendenza degli utenti dai grandi produttori di software e sulla scarsa possibilità di scegliere che cosa installare e cosa no.

Tag: Personalizzare la configurazione del software.

Paul Leautaud

02.06Amore, solitudine, guerra, antisemitismo. Distinzione tra sot e niais.

Lo sciamano disse

01.06Lo sciamano stette a sentire le varie argomentazioni. Dopo averci pensato un pò disse: Ecco il mio suggerimento: il consiglio degli anziani dovrebbe porre un casello del dazio nel punto di accesso alla strada che conduce al paese, e chiunque desideri entrare o uscire dovrà pagare un pedaggio.

MP