Timeline

A queste condizioni

27.05La querelle tra Lega e Colle sul nome di Paolo Savona è stucchevole. A queste condizioni: per Matteo Salvini il voto anticipato sarebbe un suicidio politico, per la Presidenza della Republica sarebbe un disastro istituzionale.

La solitudine è una necessità del pensiero

26.05Due sono gli argomenti del libricolo di Mariafranca Spallanzani dedicato a Descartes en Philosophe: la solitudine ed il sogno.

La solitudine è una necessità del pensiero. L'azione è un ostacolo alla quiete della mente, senza la quale non si danno cogitationes. Ma, a volte, e non senza contraddizione, i pensieri si completano solo attraverso l'azione. È questo il caso della politica come scienza.

Del fantastico in filosofia

25.05Mi ha colpito l'inizio di Le Change Heidegger dal quale ho tratto questa citazione (ma ho trovato molto meno interessante Cosa fare del nostro cervello).

※ Parce qu'il opère à la fois dans et sur la pensée de Heidegger, le change Heidegger appartient et n'appartient pas à cette pensée. Il travaille en elle et hors d'elle. Le change Heidegger est en effet une invention qui résulte d'une décision de lecture. La mienne. Cette décision consiste dans la potentialisation de trois notions voisines qui, bien qu'omniprésentes dans les textes, semblent y sommeiller du fait de la pénombre conceptuelle dans laquelle elles se tiennent constamment. Il s'agit précisément des notions de Wandel, Wandlung, Verwandlung: changement, transformation, métamorphose

Quale sottile filo unisce le nozioni di cambiamento, trasformazione, metamorfosi in un filosofo come Martin Heidegger alla biologia delle malattie mentali ed alla plasticità del cervello?

Lo Stato e la benevolenza del birraio

24.05 Nozick sostiene che lo stato moderno, che pretende di monopolizzare l'uso legittimo della forza, è una necessità morale. Se non esistesse, qualcosa di simile si presenterebbe, generato da una mano invisibile, come conseguenza dall'obbligo morale di proteggere la proprietà.

I proprietari si rivolgerebbero spontaneamente a qualcuno in grado di proteggere le loro proprietà. Questa agenzia protettiva in breve monopolizzerebbe un territorio, estendendo i suoi servizi anche a coloro che non sono in grado di pagare la protezione, per eliminare ogni possibilità di concorrenza, finché questo servizio, inizialmente mercenario, prenderebbe la forma di un obbligo morale. Col tempo, senza alcun accordo formale che costituisca i suoi poteri, emergerebbe da questo obbligo morale l'embrione dello Stato.

La mano invisibile è l'assenza di una causa, è un effetto di struttura. Ma in questa ricostruzione della genesi dello Stato la mano invisibile di Nozick è l'equivalente di un obbligo morale, cioè la benevolenza del birraio.

Locke teorico della dominazione

23.05Una manina invisibile avrebbe condotto Locke a difendere, senza saperlo e contro la sua intenzione, una versione del diritto di proprietà in grado di generare un più alto livello di dominazione dell'uomo sull'uomo. Questa è la tesi.

Il nous semble utile de faire une généalogie de nos représentations normatives concernant le droit de propriété. Soulignons qu’une généalogie n’est pas une téléologie, c’est même le contraire. Lorsque nous étudierons la proposition lockienne, il ne s’agira pas de montrer que Locke a anticipé ou même voulu la société de marché que nous connaissons ni que la société de marché est l’accomplissement du programme lockien, comme certains interprètes – les plus critiques – ont tendance à le défendre. Le contexte lockien, en effet, n’est pas celui de l’économie de marché actuelle. À moins donc d’avoir été visionnaire, il ne peut pas en être question dans ses écrits, même à demi-mots. Il vit dans un siècle de mutations, de révolutions et de profonds changements politiques en Angleterre, il se bat pour l’égalité et la liberté des personnes. Il avait d’autres intentions que celle de défendre les nouveaux rapports de pouvoir que sont les rapports économiques. Mais, de la même manière que Hume souligne, non sans ironie, qu’avec des prémisses Tories, Platon a pu cautionner des conséquences Whig [1], nous pouvons affirmer que Locke a pu, dans son combat pour l’émancipation individuelle, défendre, sans le savoir, une version du droit de propriété, dont les conséquences qu’il n’anticipait pas, seraient en partie contraires à ses intentions émancipatrices, participant ainsi à créer un nouveau levier de domination de l’homme sur l’homme en voulant pourtant l’éviter.

Le contraddizioni che la sinistra non può permettersi

22.05La politica è una professione. Un modo come un altro per guadagnare denaro. A volte molto denaro. Ma il lusso è una contraddizione che la sinistra non può permettersi.

Come domare il popolo

21.05Le democrazie consolidate mantengono la straordinaria capacità di scongiurare il peggio anche senza affrontare i problemi che minacciano di causare il disastro.

Sul potere di fare o non fare leggi

20.05Un punto di vista non convenzionale sull'attività del legislatore e sul suo potere di disporre della vita dei cittadini facendo o non facendo.

Lo spettro di Platone

19.05Inizio citando Cassirer, che cita Hankel, che cita Kummer:

Kummer ha elaborato la concezione secondo cui le relazioni che vigono nell'ambito di questo sistema posseggono il loro sostrato concreto nei rapporti delle combinazioni chimiche. Alla combinazione chimica corrisponde per i numeri complessi la moltiplicazione; agli elementi, o propriamente ai loro pesi atomici, corrispondono i fattori primi; e le formule chimiche per l'analisi dei corpi sono esattamente le stesse formule che valgono per l'analisi dei numeri. Perfino i numeri ideali della nostra teoria si trovano nella chimica, forse fin troppo spesso, come radicali ipotetici, che finora non sono stati presentati, ma tuttavia, come i numeri ideali, hanno nei composti la loro realtà... Le analogie qui indicate non vanno considerate come semplici tratti di spirito, ma hanno la loro giustificazione nel fatto che la chimica e la parte della teoria dei numeri qui trattata hanno entrambe, come loro principio, il medesimo concetto fondamentale, cioè quello della composizione, sebbene nell'ambito di sfere diverse dell'essere*. Ma proprio questo trasferimento alla sfera dell'essere concreto e reale di strutture, il cui intero contenuto deriva da una connessione di costruzioni puramente ideali, forma il vero problema. Già qui risulta che la base su cui poggia ogni teoria scientifica della natura è un particolare intrecciarsi di elementi reali e di elementi non reali. Non appena facciamo un passo al di là della prima osservazione ingenua di singoli fatti, non appena cerchiamo la connessione e la legge del reale, già superiamo i rigorosi limiti che il postulato positivistico ci prescrive. Per poter anche soltanto indicare in modo rigoroso e adeguato questa connessione, siamo costretti a rifarci a un sistema che sviluppi soltanto generali connessioni ipotetiche di premesse e di conseguenze, e rinunci invece, in linea di principio, alla «realtà» dei suoi elementi. Anche quella forma di conoscenza a cui spetta descrivere la realtà e svelarla fin nei suoi fili piu sottili, comincia con l'allontanarsi da questa stessa realtà e col sostituirla mediante i simboli del regno dei numeri e delle grandezze.

Che cosa lega così strettamente il numero, e con esso il pensiero matematico astratto, alla concretezza fisica del mondo reale?

L'essenza della rivoluzione

18.05La sostituzione di un primo ministro non richiede la sua eliminazione fisica. La destituzione di un autocrate o di un re sì. Cosa significa? Così posta la domanda può generare confusione. Se si osserva che si tratta di due eventi di natura diversa la risposta è meno ambigua. Lo stabilirsi di una dittatura o di un regno rende necessaria l'eliminazione fisica degli avversari, perché si tratta di un cambiamento strutturale. Un primo ministro invece equivale ad un altro.

Media istituzionali e nuove forme di comunicazione

17.05Matteo Renzi scegliendo di farsi intervistare nel talk show di prima serata della domenica per comunicare al popolo di non essere interessato ad un'alleanza di governo con il Movimento cinque stelle dimostra di non aver capito che i media istituzionali hanno perso forza comunicativa presso gran parte degli elettori.

Deve far riflettere, invece, l'uso innovativo dei social media da parte di Matteo Salvini e Luigi Di Maio durante le trattative per la formazione del nuovo governo. La comunicazione di Salvini e Di Maio rifiuta la forma dell'esibizione e simula il colloquio da pari a pari.

In questa situazione i media istituzionali, quotidiani e televisione in particolare, perdono la loro specifica funzione scenografica e si ritrovano spiazzati. Da qui incomprensione e ostilità.

Il governo israeliano è caduto nella trappola di Hamas

16.05I conflitti d’interesse tra gli uomini sono in linea di principio decisi mediante l’uso della violenza. Quando una comunità di uomini avoca a sé l'uso della violenza la considera diritto e non più violenza. Per questo motivo il governo israeliano ritiene che l'uso della violenza sia un suo diritto. Ma gli uomini di Palestina, che camminando verso la terra dei loro padri vanno a morire sotto i colpi dei fucili dei soldati di Israele, mostrano, all'umanità tutta, che la violenza, e niente altro, si cela sotto questo diritto.

Il reddito di cittadinanza rende poveri

15.05Muhammad Yunus per promuovere una delle sue fonti di reddito ha rilasciato un'intervista publicata su uno dei quotidiani del gruppo Agnelli-De Benedetti, che ha così titolato: Il reddito di cittadinanza rende poveri. Il relativo passaggio dell'intervista è stato ripreso con grande enfasi anche dagli altri media del gruppo ai quali si sono aggiunti i quotidiani della famiglia Berlusconi.

Dal titolo appare evidente l'uso fazioso e strumentale delle parole di Yunus. Per un gruppo editoriale che dichiara di lottare contro le notizie false costruire una pseudonotizia abilmente manipolata non è una semplice azione di disinformazione, è qualcosa di più grave. Ma non è su questo che intendo soffermarmi.

Il microcredito rende i poveri ancora più poveri

Il banchiere Muhammad Yunus non ha inventato il microcredito, come Henry Ford non ha inventato l'automobile. Entrambi hanno assemblato delle conoscenze esistenti in un modo che ha consentito di estendere alle classi sociali più povere l'uso dell'automobile e dei servizi finanziari. Non sono certo che questo sia un beneficio per l'umanità nel suo complesso e probabilmente non lo è neppure per i più poveri.

La struttura del microcredito prevede l'esistenza di un'accumulazione primaria (in genere capitale proveniente dall'esterno del sistema come le donazioni); un elevato tasso di interesse (ma concorrenziale rispetto al sistema bancario esistente); il deposito di una parte del prestito ricevuto sotto forma di quote di capitale della stessa struttura che fornisce il prestito; la contemporanea presenza di numerosi garanti del prestito.

Posto che in condizioni ordinarie nessuna attività agricola può reggere un tasso interesse del 20%, neppure in presenza di un elevato tasso di inflazione, il microcredito non può essere un mezzo per migliorare le condizioni di vita degli agricoltori del terzo mondo.

In conclusione si può affermare che Muhammad Yunus ha semplicemente creato un sistema per estrarre ricchezza anche dai più poveri, facendosi finanziare dai più ricchi.

Estirpare capitalismo e democrazia attraverso il mercato

14.05Ho letto solo alcuni frammenti del libro di Posner & Weyl e quindi non sono in grado di dire se l'idea di un mercato delle leggi come alternativa alla democrazia maggioritaria, che lentamente vengo elaborando, sia compatibile con le idee proposte dagli autori, ma presumo che fra le due concezioni vi sia una qualche affinità.

Le idee non nascono armate, come Atena dalla testa di Zeus, ma si fanno strada lentamente nella mente di più uomini prima di essere riconosciute come idee.

Il capitalismo non è il mercato

Non bisogna commettere l'errore di identificare il capitalismo con l'economia di mercato. Capitalismo e mercato hanno regole diverse e non sono intercambiabili. Anzi, questa è la tesi, si può immaginare di estirpare sia il capitalismo che la democrazia attraverso una rigorosa applicazione delle regole di mercato.

Posner & Weyl sostengono che la causa della maggior parte dei problemi del mercato e dei sistemi politici esistenti sono, rispettivamente, la proprietà e il principio una persona un voto e si propongono di sradicare la proprietà privata e ricostruire i sistemi elettorali per mezzo del mercato.

Propongono, ad esempio, un nuovo sistema di tassazione della proprietà chiamato Common Ownership Self-Assessed Tax (COST). Ogni cittadino (ed ogni impresa) dovrebbe valutare autonomamente i beni in suo possesso, pagando un'imposta del 7% circa su tali valori, e sarebbe obbligato a vendere i beni posseduti a chiunque sia disposto ad acquistarli ad un prezzo superiore alla valutazione sulla quale si sono pagate le imposte. [Cfr. uRL].

In astratto la proposta è geniale. Tuttavia, come ogni paradosso, solleva numerose obiezioni e si limita a spostare il problema senza risolverlo concretamente. Chi avrebbe il coraggio di acquistare una proprietà sottostimata di qualcuno con i mezzi per vendicarsi dello sgarbo subito? Inoltre i poveri vivranno nella paura di essere privati dei loro beni in ogni momento. E, poiché i ricchi sono proprietari della maggior parte delle cose difficilmente accetterebbero senza colpo ferire un sistema fiscale così drasticamente ridistributivo. E qui mi fermo.

Non si tratta della stessa matematica

13.05La curiosità oscilla da un polo all'altro, restando sempre all'interno di un perimetro definito. Le modalità di concettualizzazione della matematica greca differiscono da quelle proprie delle altre civiltà. Non possiamo neppure lontanamente immaginare che qualche nozione della matematica egiziana o babilonese abbia avuto origine dalla dialettica. Forse non si tratta neppure della stessa matematica.

2.0.1. Con la dimostrazione matematica, quale viene indicata negli Elementi di Euclide, il ragionamento deduttivo («sillogismo») scientifico e l'induzione, la cui teoria viene presentata negli Analitici Secondi, restano i modelli greci della prova; ne abbiamo menzionato gli equivalenti retorici, l'entimema e l'esempio. Arpad Szabo (1969) ha mostrato l'origine dialettica di numerose nozioni matematiche, e il sillogismo e l'apodeixis stessi rappresentano due tipi ideali privi di una vera e propria applicazione nella pratica scientifica, ivi inclusa quella di Aristotele (cfr. Jonathan Barnes, «Aristotle»). Allo stesso modo, l'epagoge aristotelica ha una portata molto differente dal moderno concetto di induzione; essa è connessa sia all'analisi concettuale che alle questioni empiriche (cfr. Owen, 1961).

12.05At 12.30 today (10th May) Professor David Goodall, 104 years of age, died peacefully at Life Cycle, Basel, Switzerland from an infusion of Nembutal. — Philip Nitschke May 10, 2018

La personalità di Salvini, Renzi e Di Maio

11.05La grande maggioranza dei lavori, pure aprezzabili, sulle cause della crisi della democrazia rappresentativa e all'interno di questa della crisi della sinistra sono fondati sui risultati di analisi statistiche socio economiche e non tengono conto dell'elemento psicologico della questione.

Esiste, in ogni costruzione sociale comunitaria un elemento d'intralcio ineliminabile costituito dalla personalità individuale del leader. La personalità di Salvini, Renzi o Di Maio è più rilevante nel determinare l'esito delle elezioni di quanto ordinariamente siamo indotti a concedere quando ci facciamo guidare esclusivamente dal convenzionale pregiudizio economicistico del self-interest.

Allo stesso modo, la sinistra istituzionale ha sottovalutato l'importanza della qualità delle idee proposte e della credibilità personale di chi le propone. Le idee modellano la nostra comprensione di come funziona il mondo; alterano e trasformano la nostra percezione delle proposte politiche e dei loro effetti.

Postmoderno e postmodernità

10.05Nel Tramater alla voce postridiano si dice che i Romani attibuivano alla parola post, intesa come dopo, un senso negativo.

Postridiano, V. L. (Da postridie, il dì susseguente) del giorno susseguente alle calende, alle none, agl'idi: i quali giorni erano infusti e neri, perchè i Romani attribuivano alla parola post qualche cosa di cattivo. (Mitologico)

La concezione che abbiamo della post-modernità implica l'idea della rottura di una continuità storica, affermata dalla modernità attraverso l'idea di progresso, che pure contiene in sé l'idea di cambiamento.

Le parti pris adopté dans ce livre consiste à prendre au sérieux la multiplication de ces évocations du thème de la « fin » ou de ces emplois du préfixe « post- », par-delà les effets de mode massifs dans lesquels ils s'inscrivent. L'ampleur du phénomène semble en effet témoigner d'une forme de conscience historique inédite, marquée par le sentiment de vivre une rupture significative, ou encore par le désir de l'anticiper ou de la provoquer. Au minimum, l'on peut parler d'un affaiblissement des connotations positives associées à l'idée de moderne. A certains égards, l'on peut bien sûr affirmer qu'il n'y a rien de nouveau sous le soleil et que depuis le début des Temps modernes les acteurs sociaux ont eu tendance à penser leur époque comme étant traversée par des bouleversements majeurs et incessants, définissant pour certains l'essence même de la modernité (Berman, 1982 ; Balandier, 1985, 1988). Mais dans la mesure où tous les termes dérivés de l'adjectif « moderne » (modernité, modernisme, modernisation) peuvent parfaitement signifier ce sentiment, en déclassant sans cesse ce qui était hier considéré comme moderne pour le renommer traditionnel ou classique et en réservant l'emploi du terme à ce dont on est le contemporain , c'est pourrait-on dire à une rupture à l'égard de cette conception-là de la rupture que l'on assiste aujourd'hui à travers l'apparition massive du thème de la fin et du préfixe « post- ». En d'autres termes, c'est par rapport à ce que l'on a pensé et voulu comme étant « moderne » que l'on cherche ainsi à marquer une opposition critique et une prise de congé ou à situer l'interprétation d'une mutation. Phénomène passager ou plus profond ? C'est l'une des questions auxquelles nous essaierons d'apporter des éléments de réponse.

Cette référence à un au-delà du moderne peut s'inscrire dans deux orientations très différentes, à ne pas confondre. La première correspond à un ensemble de courants et de mouvements culturels et intellectuels se situant en rupture à l'égard du modernisme esthétique né dans la seconde moitié du XIX e siècle ou plus largement des formes de pensée, de discours et de culture qui sont associées depuis l'époque des Lumières à la civilisation occidentale. Nous la désignerons par le terme postmodernisme. La seconde renvoie à l'idée d'une mutation à l'œuvre dans les modes d'organisation sociale, les références idéologiques, les cadres sociaux, les formes d'expérience, générant l'avènement d'un nouveau type de société. Nous parlerons dans ce cas de postmodernité. Tandis que le postmodernisme signifie un positionnement actif visant à marquer une rupture, l'hypothèse de la postmodernité se situe au niveau d'un diagnostic historique en termes de mutation culturelle ou sociétale, sans que celle-ci soit nécessairement perçue positivement. Il y a bien sûr un lien parfois très étroit entre les deux perspectives, dès lors que la critique des postulats esthétiques du modernisme ou des orientations dominantes de la modernité historique se transforme facilement en diagnostic d'un nouveau type de culture et de société en train d'émerger. Mais ce lien n'a rien de nécessaire, d'une part parce que le postmodernisme peut rester cantonné à des débats à caractère esthétique ou épistémologique ou encore désigner des phénomènes et tendances culturels conjoncturels, d'autre part parce qu'à l'inverse il est parfaitement possible d'élaborer une théorie de la postmodernité qui ne doive absolument rien aux courants et mouvements qui ont été regroupés sous l'appellation du postmodernisme.

Disons-le sans détour : les notions de postmodernisme et de postmodernité ont donné naissance à une pléthore d'interprétations et d'évaluations telle que l'on peut facilement avoir le sentiment que l'arbitraire et l'indigence théorique règnent en maître sur ce terrain. L'adoption par un certain nombre d'auteurs d'un mode discursif postmoderniste, ou encore leur valorisation d'une ontologie, d'une épistémologie et d'une sociologie « postmodernes » ne font souvent que renforcer ce sentiment, tout comme l'incapacité de nombre d'écrits sur la question à dissocier l'analyse du jugement péremptoire, que ce soit pour ou contre la modernité. Pourtant, par-delà la prolifération d'analyses à l'emporte-pièce, d'effets de modes, de pseudo-révolutions épistémologiques et de prises de position caricaturales qu'elles ont suscitée, ces notions soulèvent aussi des questionnements essentiels.

Il reddito di base

09.05Appunti personali per un commento a margine del libro di Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, Il reddito di base. Una proposta radicale, recentemente publicato per i tipi del Mulino.

L'idea di spiegare il bello mi sembra priva di senso

08.05L'estetica, come disciplina filosofica, non mi ha mai attratto. L'idea di spiegare il bello attraverso dei concetti mi sembra contraddirsi.

Per spiegare il bello attraverso dei concetti si dovrebbe riuscire a spiegare, usando dei concetti, perché alcuni concetti sono più belli di altri.

L'irrimediabile impotenza delle élites

07.05Dividere il destino dei poveri da quello dei ricchi. Questo è stato l'obiettivo tenacemente perseguito dalle élites economiche neoliberali a partire dagli anni settanta del secolo scorso. Sembra certo che l'obiettivo sia stato raggiunto, ma il pendolo della storia non si ferma mai.

Chi governa cosa?

Le figure dell'oligarchia politica e lo stesso concetto di élites sono in discussione. Che cosa rappresentino le élites nell'epoca della globalizzazione è difficile dirlo. La semplice distinzione economica non è più sufficiente a definire chi appartenga alle élites decisionali e chi no. Ma anche l'alleanza tra proprietari e competenti è di fatto una pura finzione se la si riguarda dal punto di vista delle decisioni.

Non-Decision Making

Decidere senza decidere è quel processo per cui le scelte politiche vengono prese attraverso una sequenza di passi, ciascuno dei quali produce un piccolo cambiamento marginale che ripetendosi innumerevoli volte produce un effetto diverso da quello che si dichiara di voler ottenere. È noto dall'antichità che un piccolo cambiamento quantitativo ripetuto dà luogo ad un cambiamento qualitativo.

※ Nel 1963 il presidente Kennedy era interessato ad una riforma della struttura delle imposte sul reddito e solo secondariamente alla riduzione delle imposte in generale. Ma per ottenere i voti di cui aveva bisogno al Congresso Kenney e i suoi successori fecero numerose concessioni, finché alla fine il progetto di legge che venne approvato prevedeva una certa riduzione delle imposte, ma nessuna riforma strutturale significativa.

In Italia questo fenomeno è particolarmente evidente nella regolamentazione della tassazione, dove attraverso innumerevoli piccole modifiche il dettato della Costituzione è stato stravolto a favore di una tassazione ampiamente regressiva.

Ma, nell'agire politico, l'effetto finale di queste sequenze ispirate da una manina invisibile non è una situazione di equilibrio cioè, in termini politici, di stabilità.

Devo andare a Samarcanda

06.05Non posso ancora morire. Ho degli impegni. Troppe cose in sospeso... da completare. Devo andare a Samarcanda... ma non ne ho il tempo.

Paradigmi per una metaforologia

05.05Un libro dedicato al logos della metafora, che utilizza la metonimia come strumento euristico, dal quale traggo questa inutile nota:

Chi volesse scrivere una storia del concetto di verità in senso strettamente terminologico, cioè diretto a chiarire le definizioni, ne ricaverebbe un magro bottino. La definizione di cui si è fatto più uso, che la Scolastica ha creduto trarre dal libro De definitionibus di Isaac ben Salomon Israeli: veritas est adaequatio rei et intellectus [1] offre campo a modificazioni solo in uno dei suoi elementi, il più piccolo, nella neutralità dello et. Mentre per la sua derivazione aristotelica la definizione dovrebbe essere intesa nel senso della adaequatio intellectus ad rem, il Medioevo vi scopre l'ulteriore possibilità di determinare la verità assoluta nello spirito divino come adaequatio rei ad intellectum. Questo ambito di gioco del concetto di verità è in fondo bastato a tutti i sistemi filosofici. Ma si è con ciò soddisfatta la richiesta dell'antichissima domanda: Che cos'è la verità?. Dal materiale offertoci dalla terminologia noi apprendiamo ben poco del contenuto di questa domanda nella sua pienezza. Se però seguiamo la storia della metafora che è più strettamente associata col problema della verità, quella della luce, allora la domanda si esplicita nella sua occulta pienezza, sempre elusa da ogni tentativo sistematico.

La verità è luce, la verità è nuda, la verità acceca, la verità non si può guardare. Diversamente Kierkegaard, diario 29 ottobre 1838 e 1 agosto 1835.

L'ambiguità della lettera

04.05Questo brano, tratto da Leo Strauss, foi et raison di Gérald Sfez, esprime bene l'ambiguità della lettera. Sfez, che parla di fede e ragione, mostra la difficoltà di attribuire a Leo Strauss un pensiero definito quando ci si lascia guidare esclusivamente dalle sollecitazioni offerte dalla lettera del testo.

L'approfondissement straussien de l'art d'écrire ésotérique ne révoque pas ainsi la pensée de la Loi, mais en déplace le motif, car il représente bien plutôt une investigation du sens même de la révélation et de la relation du secret et du révélé. À cette étape de la réflexion de Strauss, le statut de la Loi qui ordonne la vie sociale et politique est ambigu; elle représente tantôt le régime des endoxa ou de l'opinion droite moralement par rapport à quoi se tient la plus haute destination de la vérité contemplée (la vie de la theoria) et, en ce cas, le religieux se trouve situé du côté de l'opinion; tantôt l'autre pôle de l'inconnu (par rapport à celui de la theoria) , ces deux pôles transcendants du vrai définissant les deux horizons véritables qui donnent sens à ce sur quoi tous les hommes peuvent s'entendre, l'opinion droite morale, comme solution de compromis et attitude secondaire, comme la lettre sur laquelle les deux «esprits» peuvent se mettre d'accord: en ce cas, il y a cause commune entre le point de vue de la religion révélée et celui de la philosophie spéculative, et relation d'ascendant, d'un côté comme de l'autre, avec et contre les dogmes de la moralité ; la philosophie se trouve alors du même bord que la religion, la raison du même bord que la révélation. Il s'ensuit ce rapport constant de va-et-vient et d'alternance entre l'alligeance et la sécession à l'égard du religieux, sans qu'il y ait rupture de lien ni qu'il soit jamais question de trancher le nœud. L'ambiguité de cette corrélation fait que l'on ne peut soutenir qu'il y ait là un tournant farabien en faveur d'une position de la philosophie qui ferait cavalier seul. Si la sécession à l'égard de toute orthodoxie devient désormais une des données du problème et si Strauss ne comprend plus la question dans les termes de l'obligation qui délie (la conjonction du libre et du lié), il ne cesse pas moins de penser l'articulation nécessaire entre les enjeux de la révélation et ceux de la raison pour une communauté. Une distance s'inscrit désormais entre le point de vue de l'opinion établie, essentiellement religieuse, et le philosophique, et une autre distance entre le point de vue de l'opinion et, cette fois de facon conjointe (et non sous forme de disjonction) , le point de vue du religieux et du philosophique. Aussi ne s'agit-il pas là d'un choix ou d'une décision qui serait celle de l'engagement philosophique dans une situation d'alternative clairement antagoniste entre le philosophique et le religieux. Ce serait forcer la pensée de Strauss que d'y voir la marque d'un quelconque décisionnisme, lors même qu'il ne s'agit jamais d'autre chose que d'une sollicitation de la lettre.

Con il reddito di cittadinanza dovremo fare i conti

03.05Anche il Corriere della Sera inizia ad accorgersi che, volenti o nolenti, con il reddito di cittadinanza dovremo fare i conti e, per non farsi trovare impreparati, occorre un processo di sperimentazione che impegni non solo risorse economiche ed intellettuali, il ché sarebbe già molto, ma anche buona volontà da parte di tutti.

Con il reddito di cittadinanza dovremo fare i conti, perché sono i costi sociali di un progresso non governato, la spiegazione del paradosso di una produttività che ha cominciato a stagnare, proprio mentre abbiamo iniziato a imprigionare nelle macchine un enorme potenziale. Ed è per questo motivo che proposte di questo genere hanno attraversato destra e sinistra, mettendo insieme teorici del socialismo scientifico e consiglieri di Reagan. Nel futuro, tuttavia, non si entra con una singola legge o imponendo su una società in evoluzione un disegno razionale costruito su ipotesi che non valgono più. Ma attraverso un processo di sperimentazione, valutazione e apprendimento che riguarda tutti.

Si potrebbe iniziare finanziando la ricerca e la sperimentazione del reddito di base con i fondi che le fondazioni bancarie devono destinare per legge ad erogazioni filantropiche.

A proposito delle fondazioni di origine bancaria il discorso meriterebbe un approfondimento dal quale mi astengo. Basti dire che nel 2016 hanno erogato complessivamente circa 1,7 miliardi di euro e - mi me tasto se ghe sun - la legge di bilancio per il 2018 (commi da 201 a 204) prevede un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni effettuate a partire dal 2018, assegnato fino ad esaurimento delle risorse disponibili, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Documenti in cassaforte

02.05Il fascicolo contenente gli atti relativi al blitz condotto dai carabinieri del nucleo speciale antiterrorismo comandato dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa la notte del 28 marzo 1980 in via Fracchia a Genova, nel quale furono uccisi Annamaria Ludmann, Riccardo Dura, Lorenzo Betassa, Pietro Panciarelli e depositato presso l'Archivio di Stato, prima a Sampierdarena e poi trasferito a Morimondo nel milanese, è sparito.


Capita che, negli Archivi di Stato, alcuni documenti siano conservati in cassaforte e, a volte, non ci si ricordi quale cassaforte.

Fascicoli dei processi politici conservati presso
l'Archivio di Stato di Genova

  1. Processo per i moti politici del 1821 in Liguria
  2. Processo per i moti politici del 1857
  3. Carteggio politico giudiziario 1857-58, 1870-73
  4. Processo per i moti politici di Genova del marzo-aprile 1849 contro i contumaci esclusi dall'amnistia, concessa con decreto reale dell'8 aprile 1849
  5. Processo per il tentativo insurrezionale negli Stati Estensi iniziato alla Parmignola sul confine sardo il 25 luglio 1856
  6. Processo contro il prete Filippo Mainero imputato di veneficio nella persona del prete Bartolomeo Bottaro, 1854
  7. Processo per subornazione militari
  8. Processo contro i divulgatori di manifesti e scritti che ingiuriano il Re ed eccitano alla ribelllione; inquisito e carcerato specialmente Gerolamo Forunato Urbino autore e divulgatore di quelli scritti: 1848-1849
  9. Processo per l'uccisione del maggiore dei carabinieri Ceppi nei moti del 1843 (3 aprile)
  10. Processo per i disordini avvenuti a Recco e Chiavari nel periodo dei moti politici genovesi del 1849 (1 e 4 aprile)
  11. Processo per i tumulti, le violenze e le vie di fatto, che ebbero luogo in Genova il 28 e 29 ottobre 1848, sotto palazzo Tursi nelle dimostrazioni contro Pareto e la Guardia Nazionale.
  12. Processo per eccitamento alla diserzione di soldati della Divisione Lombarda in Chiavari nel 1849
  13. Processo contro Francesco Bini libraio imputato di grida sediziose in un assembramento popolare il 14 febbraio 1849
  14. Processo contro Fortunato Trucchi imputato di estorsione di atti processuali, 1849.
  15. Processo contro Nino Bixio imputato di ribellione alla forza pubblica, 1851 (gennaio-aprile) 
  16. Processo contro Michele Giuseppe Canale ed altri imputati di grida e discorsi sediziosi al pranzo che ebbe luogo al Monte Fasce il 13 aprile 1851
  17. Processo contro Gio. Antonio Papa imputato di omicidio involontario nella persona di Antonio Satta di Mestre 1851
  18. Processo per i moti insurrezionali tentati nel maggio 1854 con lo sbarco di armi ed uomini sulla punta di S. Croce presso il Golfo della Spezia (contro G. Ricci, A. Gianelli...)
  19. Processo contro Federico Campanella per alcune parole ritenute sovversive pronunziate il 10 marzo 1862 nell'assemblea delle Associazioni liberali
  20. Processi di stampa contro i giornali Italia e Italia Libera, 1850-51
  21. Processi di stampa contro il giornale L'Italia del Popolo, 1851-53-54-56
  22. Processi di stampa contro il giornale L'Italia del Popolo, 1857-58
  23. Processi di stampa contro il giornale La Sterga, 1850-51
  24. Processi di stampa contro il giornale La Maga, 1852-56
  25. Processi di stampa contro il giornale Il Cattolico, 1850-59
  26. Processi di stampa contro i giornali La Bandiera del Popolo, 1849; l'Inferno 1850; La Legge Siccardi 1851; La Libertà 1851; Il Povero, 1851; Libertà-Associazione, 1852; L'Osservatore Ligure-Subalpino, 1852; Associazione e Lavoro, 1854; L'Avenir de Nice, 1855; Il Movimento, 1859.
  27. Processi di stampa contro il giornale il Dovere 1863; Rigoletto 1863-64. L'Imparziale, 1863; Corriere Mercantile, 1863; Il Movimento, 1881; Il Lavoratore, 1881; Il Popolo d'Italia, 1881; L'Epoca, 1881
  28. Processi di stampa per varie pubblicazioni, 1849-1881

L’affitto dei capannoni del polo archivistico di Morimondo, realizzato dal Fondo Immobiliare Lucrezio di Conegliano - specializzato nella realizzazione di archivi tecnologici ed innovativi “chiavi in mano” - ammonta a 707 mila euro, dal 2011. Il Fondo Lucrezio ha realizzato anche l'Archivio di Stato di Venezia.

Un gesto che nega se stesso

01.05Negare che l'azione abbia un fine, sia pure il vuoto piacere dell'azione in sé stessa, è un gesto che nega se stesso. Questo è Karman di Giorgio Agamben. Si tratta infatti di un’opera di alta acrobazia intellettuale dove l'accostamento delle parole non ha come scopo la formazione di concetti, ma la sospensione del pensiero. Nel senso proprio del mantenere sospeso.

il gesto espone e contempla la sensazione nella sensazione, il pensiero nel pensiero, l'arte nell'arte, la parola nella parola, l'azione nell'azione. Di qui l'impossibilità di fissare o esaurire il gesto in un'azione identificabile e, come tale, imputabile a un soggetto e, insieme - se, secondo la nostra ipotesi, il soggetto non precede il crimen, ma è solo ciò che risulta dalla serie delle azioni responsabili - l'impossibilità di definire il soggetto.

Se il soggetto è solo ciò che risulta dalla serie delle azioni responsabili e il gesto non è fissabile in un'azione responsabile allora il soggetto svanisce insieme al gesto e l'esistente, concepito come gesto gratuito, si riduce alla serie di apparizioni che lo manifestano.

MP

☛ segue