Yellow ribbon

Timeline

(Linea del tempo, ovvero, più prosaicamente, diario intellettuale di MP)

id ↓οὔτοι ἀπ’ ἀρχῆς πάντα θεοὶ θνητοῖσ’ ὑπέδειξαν,
ἀλλὰ χρόνωι ζητοῦντες ἐφευρίσκουσιν ἄμεινον.

XENOPHANES

15.12 Non so se ho ben compreso il funzionamento della nuova legge elettorale, ma a naso direi che, in mancanza del voto disgiunto, il voto della scheda uninominale avra un effetto di traino sul voto della scheda proporzionale e ciò renderà determinante la qualità dei candidati che verranno presentati dai partiti all'uninominale per l'esito del voto proporzionale. Ovvero, in altri termini, i candidati senza appeal che dovranno essere eletti per esigenze di partito, perché imposti da Berlusconi e Renzi, dovranno optare per il proporzionale, mentre all'uninominale i partiti, per sopravvivere, saranno costretti a presentare i padroni delle tessere ed i campioni del voto di scambio. Se questo scenario si avverasse l'attuale struttura dei partiti personali e le modalità di formazione delle decisioni politiche verrebbero completamente modificate.

Un documento inquietante

14.12Un documento inquietante. Così è stato definito il rapporto sulla diseguaglianza nel mondo 2018 presentato oggi da Thomas Piketty e Lucas Chancel.

Dopo il 1970 nei principali paesi occidentali il patrimonio publico è stato progressivamente trasferito alla sfera privata. In particolare la ricchezza publica negli Stati Uniti e nel Regno Unito è scesa sotto lo zero. Sole eccezioni i paesi produttori di petrolio dotati di fondi sovrani di rilevante importanza, come la Norvegia.

La misura della disuguaglianza ovviamente non è fine a sé stessa e non esaurisce il discorso. Nel rapporto vengono elencate quattro proposte, che gli autori ritengono necessarie per diminuire la disuguaglianza:

  1. Generalizzazione dell'imposta progressiva
  2. Istituzione di un registro mondiale dei titoli finanziari
  3. Uguale accesso all'educazione ed alle possibilità di occupazione
  4. Rinegoziazione dei debiti statali e aumento degli investimenti publici

Due proposte riguardano la materia fiscale, due riguardano l'intervento dello Stato. Pur condividendo il principio generale sul quale si fonda l'imposta progressiva altrove ho espresso alcune obiezioni alla coerenza delle formulazioni matematiche proposte e di conseguenza alla sua concreta rispondenza al principio di eguaglianza nella realtà. Un'imposta proporzionale ad aliquota unica collegata con una imposta negativa è la soluzione che meglio risponde alle condizioni di equivalenza matematica richieste dal principio di uguaglianza.

La formazione di un catasto dei titoli finanziari è certamente auspicabile, così come sarebbe necessario l'aggiornamento del catasto fondiario nei paesi dove già esiste e la sua istituzione nei paesi che ne sono ancora privi... Una sola obiezione. Nessuna di queste misure appare fattibile nella situazione attuale senza una radicale trasformazione delle istituzioni esistenti.

In realtà il tentativo di modificare le istituzioni non è neppure auspicabile, poiché mantenendo l'attuale forma di governance si provocherebbero inutili disagi senza ottenere nulla. Si dovrebbe invece tentare di modificare la struttura sociale legittimando la secessione legislativa e la messa in concorrenza delle diverse governance.


-01Se non è moralmente lecito - e non lo è - obbligare i ricchi a pagare le imposte secondo la misura della loro ricchezza contro la loro volontà e se non è possibile impedire che le leggi vengano costantemente manipolate a favore di chi detiene la ricchezza senza il consenso dei più poveri, allora ai più poveri, ed ai ricchi che lo desiderano, deve essere concesso il diritto di secedere.


13.12Il gesto di Duchamp, come quello di Cartesio, non può essere ripetuto, accade una sola volta nella storia ed è irripetibile.


-01David Maslanka (1943-2017)


-02La destra - dice Mauro Magatti - si sta attrezzando per gestire una società piramidale, che prevede l'esistenza di un numero sempre maggiore di marginali ed indigenti. La destra ha un progetto - almeno, così sembrerebbe - buono o cattivo che sia, sa dove vuole andare. Si può dire lo stesso di chi dovrebbe rappresentare la base della piramide? Direi di no.

La direzione verso cui si muove la nuova destra può essere intuita proprio attraverso ciò che un po’ per volta va delineando la presidenza Trump. [..] Abbandonati i cardini dalla dottrina neoliberista, tutto il gioco mira a ridisegnare un nuovo ordine (interno e esterno) fondato su un mix di decisionismo e sicurizzazione. Con la consapevolezza che, nell’impossibilità di arrivare a costruire un benessere inclusivo (e questa è la fine della classe media), sia necessario attrezzarsi per gestire una società a clessidra (divisa tra una quota minoritaria ma non piccola di benestanti e un’ampia quota di marginali e indigenti). Quale equilibrio — più vicino al polo dell’autoritarismo (se non della bellicosità) o a quello più collaudato dell’ordoliberalismo (cioè della costituzionalizzazione del liberismo a livello nazionale) — rimane ancora da chiarire. E non è questione da poco.

In un mondo di scarsità il problema dei conservatori - che si presume abbiano ciò che loro serve - è tenere a bada gli altri, coloro che non hanno. Ma sui mezzi per attuare il loro fine comune non sempre i conservatori sono concordi. Keynes ed Hayek lo dimostrano.


-03 Per spiegare lo stupefacente apprezzamento dei bitcoin nell'ultimo anno sono stati evocati i tulipani e sono stati richiamati in servizio effettivo permanente Charles Ponzi e John Law. Sono pochi i commenti che non cercano di spiegare questo evento nuovo e ignoto con il passato che si suppone di conoscere. Nessuno ha sottolineato che l'inizio dell'ascesa del valore di scambio dei bitcoin avviene in concomitanza con l'elezione di Donald Trump e la conseguente attesa di un rialzo consistente dell'inflazione nei mercati finanziari di tutto il mondo. [Solo la distruzione dell'eccedenza di valore monetario consente la ripresa dell'economia reale]


12.12Immagino nessuno dubiti del fatto che la nostra idea di verità si adegui alla materia alla quale viene applicata. La mia idea di verità applicata alla fisica è diversa da quella che utilizzo per la biologia piuttosto che l'etica o l'economia politica. Nei fatti anche l'idea di verità in materia religiosa crea problema, e questo avviene, paradossalmente, sia nel caso venga affermata sia che venga negata. Così pure la verità filosofica è per definizione impalpabile.

Solo l'idea di verità matematica non crea, in apparenza, problema e su questa molti pensano di costruire una concezione giustificata della verità, che escluda tutte le altre.

Il dibattito sul taglio delle imposte sul capitale

11.12Rimango in argomento. Paul Krugman divide gli economisti, che sostengono la terrificante riforma fiscale approvata in fretta e furia dal Senato americano, in tre gruppi. Nel primo gruppo comprende gli entusiasti, per lo più economisti sconosciuti. Nel secondo gruppo ci sono persone come i «nove economisti poco professionali». Infine riserva il terzo gruppo agli accademici riconosciuti fra i quali comprende:

persone come Greg Mankiw e Martin Feldstein, che hanno scritto articoli in favore dell’idea generale di abbassare le tasse alle imprese. E questo va bene, è una posizione legittima, anche se non la condivido (e pure se quantomeno Mankiw sembra aver toppato la sua analisi, ma non l’ha ammesso). Ma qualcuno di loro si è pronunciato sulla legge concreta, sulle false analisi proposte da personaggi politici, sulla corruzione del processo politico? Forse mi saranno sfuggite, ma non ho visto condanne di sorta.

Greg Mankiw risponde immediatamente che non gli sembra di aver commesso un errore di calcolo, ma se lo avesse fatto lo riconoscerebbe subito e, dopo aver ritorto l'accusa di incompetenza matematica contro Krugman, sottolinea piccato:

  • A. di aver detto durante le elezioni che non avrebbe votato Trump;
  • B. di aver criticato la sua ossessione per il deficit commerciale;
  • C. di sostenere la neutralita della riforma fiscale rispetto alle entrate;
  • D. di aver definito la legge fiscale un "pasticcio inattuabile";
  • E. di essersi lamentato per la tassa sulle dotazioni delle università.

Su tutto questo credo che Mankiw abbia la ragione dalla sua, ma ci sono delle parti della riforma fiscale molto più controverse, che a Mankiw non dispiacciono. Vediamo quali:

the lower corporate tax rate, the move to a territorial tax system, the reduced deduction for state and local taxes, and the scaled back mortgage interest deduction (in the House bill)

Mankiw è intelligente e picchia duro. Riduzione delle imposte sui profitti delle imprese, passaggio a un sistema fiscale territoriale, deduzione ridotta per le tasse statali e locali, riduzione della deducibilità degli interessi sui mutui. Ognuna di queste misure modifica profondamente il volto della società. Mi limiterò a trattare della prima: la riduzione delle tasse alle imprese.

Per iniziare ho cercato corporate tax sul web e questa è la singolare risposta evidenziata da Google:

La base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB) è un'autentica barzelletta.

Non male come viatico. Per inquadrare l'argomento è molto utile l'articolo di Silvia Merler al quale rimando. Veniamo all'errore di Mankiw. Il problema da risolvere è questo: si tratta, nientemeno che, di quantificare l'aumento dei salari prodotto da una riduzione delle tasse sul capitale. Dopo un rapido calcolo Mankiw ottiene

dw / dx = 1 / (1 - t)

e arriva alla conclusione che se l'aliquota fiscale è ridotta di un terzo, ogni dollaro di imposta tagliato sul capitale (su base statica) aumenta i salari di $ 1,50.

La lineare dimostrazione di Mankiw reggerà alla prova dei fatti? E se per qualche imprevisto (da Mankiw) motivo, nel riparto dell'utile fra i mezzi di produzione, la quota dell'aumento salariale derivante dall'aumento della produttività dovuto alla riduzione delle imposte andasse invece ad aumentare la quota spettante al capitale, oppure ad aumentare il prezzo delle competenze cognitive? Questo la formula non lo dice.


10.12Durante una conferenza stampa a Stoccolma in occasione del conferimento del premio Nobel Richard Thaler si è espresso sulla riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump.

If we concede that one of our greatest problems is rising inequality, a tax reform that has the primary effect of increasing inequality seems to be misguided [..] There is a special deal for private jets. I think the people who are using private jets are not the ones in most need of a tax break

Una flat-tax senza esenzioni sarebbe un'opzione migliore, ha detto Thaler.


09.12Gli utenti di Facebook lavorano per Mark Zuckerberg senza un contratto di lavoro. A dire il vero ci aveva già provato Ikea a far lavorare i suoi clienti, ma si trattava solo di un mezzo per ridurre il costo dei prodotti in vendita. Con Facebook niente di tutto questo, sono gli utenti che chiedono di lavorare senza avere nulla o quasi in cambio. Come riesce Mark Zuckerberg a far lavorare i suoi utenti in cambio di nulla? Questa è la domanda che pone l'economica digitale.


08.12Dizionario, è il luogo dove i significanti si incrociano per generare significati.


Responsabilità politica

-01Prendo lo spunto dall'articolo di Giuliano Balestreri su Business Insider per una riflessione sui costi della politica e sulla responsabilità di chi prende le decisioni politiche.

Poichè la Costituzione italiana dice che i parlamentari non sono responsabili delle decisioni che determinano attraverso il loro voto (art. 68) e la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere (art.70) ne segue che nessuno è responsabile delle leggi che regolano la vita dei cittadini italiani, neppure quando queste leggi determinano un danno per i singoli o per la collettività.

Veniamo ai fatti. Dopo un lunghissimo iter progettuale, che avrebbe dovuto di per sé ispirare cautela in ogni avveduto amministratore, nel 2006 Silvio Berlusconi, in qualità di Presidente del Consiglio, sottoscrive il contratto per la progettazione finale e la costruzione di un ponte sullo stretto di Messina con Impregilo S.p.A.

Nel 2009 il governo Berlusconi

modifica il contratto garantendo nuove condizioni in caso di recesso alla parte privata del consorzio. Secondo l’articolo 5.2 del contratto, nell’ipotesi di mancata o ritardata approvazione del progetto da parte del Cipe entro 540 giorni dalla consegna dello stesso, sarebbe spettato, “ad entrambe le parti, il diritto di recedere dal contratto e, in ogni caso, riconosciuto il pagamento delle prestazioni rese e delle spese sino a quel momento sostenute, come previsto dall’art. 44.4 del contratto, senza alcuna maggiorazione ed incluse quelle precedenti alla stipula dell’atto, nonché di quelle da sostenere per la smobilitazione delle attività, oltre ad un indennizzo per la perdita del contratto nella misura del 5 per cento dell’importo risultante dal progetto definitivo diminuito di un quinto”.

Secondo un consolidato principio del diritto, colui che amministra in nome altrui ha senz'altro l'obbligo di eseguire il proprio mandato usando la normale diligenza del buon padre di famiglia. La violazione di questo dovere lo rende responsabile del proprio operato.

Appare anche evidente che la stipula di un contratto publico non ricade nelle fattispecie per le quali la Costituzione preveda la manleva da ogni responsabilità penale e civile degli organi di governo demandati alla sua esecuzione.

Anche in considerazione dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti nel caso specifico della società Stretto di Messina e del fatto che altri organi elettivi dello Stato, i Sindaci di alcune città, siano sotto processo per responsabilità del proprio mandato, si deve inferire che la mancata delimitazione della tutela operata dagli art. 68 e 70 della Costituzione comporta un onere indebito a carico della collettività.

Il gioco della patata bollente

07.12Finalmente un'opinione dissenziente! Secondo Sven Larson, autore di L'ascesa del Grande Governo: come l'egualitarismo conquistò l'America, la riforma approvata dal Congresso non produrrà un aumento della crescita economica bensì un aumento della pressione fiscale, necessario per sostenere il finanziamento di un ampio e crescente stato sociale. Questo si chiama parlare chiaro.

It even appears as though the crafters of the reform have put tax revenue above growth when the two goals conflict. [..] Why would the GOP do this? [..] In short: this tax reform appears to have been designed primarily to help secure future funding for a large, and growing, welfare state. Is this really what most Republicans in Congress wanted?

Adesso appare chiaro anche quale sia il disegno del Grand Old Party: lasciare la patata bollente in mano ai democratici. Per sapere come funziona il gioco della patata bollente potete leggere l'articolo di Steven Pressman su The Conversation.

Libertà, Essere e cocktails all'albicocca

06.12Il libro di Sarah Bakewell si potrebbe definire un romanzo filosofico. Una ricostruzione del mondo esistenzialista e delle sue origini fenomenologiche raccontata mescolando spregiudicatamente vita e idee. Un pregio del libro: i numerosi collegamenti con la letteratura di lingua inglese. Un difetto: Georges Bataille non è neppure nominato.

Il complotto dei piccioni

La vita è fatta di episodi, spesso insignificanti, che determinano le nostre azioni, senza che ne siamo coscienti. Due piccioni destinati al tavolo di cucina che finiscono sul tavolo anatomico possono cambiare la nostra storia...

Una sera, il 28 maggio 1952, una pattuglia della polizia fermò l'allora leader del Partito Comunista Francese, Jacques Duclos, e perquisì la sua auto. Avendo trovato una pistola, una radio e una coppia di piccioni in una gabbia, decisero di arrestarlo con l'accusa che gli uccelli fossero dei piccioni viaggiatori utilizzati per inviare messaggi ai suoi dirigenti sovietici. Duclos replicò che i piccioni erano morti e che non potevano ovviamente essere usati come messaggeri. Li stava solo portando a casa affinché la moglie li cucinasse. La polizia disse che gli uccelli erano ancora caldi e non mostravano rigor mortis e che Duclos si era affrettato a soffocarli quando aveva avvistato la pattuglia. Lo portarono quindi in cella.

Il giorno dopo fu fatta un'autopsia ai piccioni, in cerca di microfilm nascosti nei loro corpi. Ci fu poi un'udienza, in cui venne chiesto a tre esperti di identificare l'età degli uccelli, che fu stimata tra i 26 e i 35 giorni, e la razza di appartenenza - gli esperti affermarono in modo chiaro che non potevano identificarla «perché il numero e la varietà delle specie di piccioni conosciute e i molti incroci che erano stati creati dagli amatori e che tuttora venivano creati, rendeva ardua l'identificazione». Gli esperti conclusero, tuttavia, che i piccioni appartenevano probabilmente a una comune razza domestica, reperibile ovunque, e che non mostravano segni di addestramento per il trasporto di messaggi. Ciononostante, Duclos fu trattenuto in prigione per circa un mese prima di essere liberato. Fu organizzata una grande campagna di protesta a sostegno del leader e il poeta comunista Louis Aragon compose anche una poesia sul "complotto dei piccioni„ ※

Questa assurda vicenda rappresentò per Sartre il culmine di anni di vessazioni e di provocazioni nei confronti dei comunisti in Francia. Come scrisse in seguito, «dopo dieci anni di ruminazione, avevo raggiunto il punto di rottura». Il complotto dei piccioni lo spinse a orientarsi verso l'impegno politico. Come ebbe modo di scrivere: «In linguaggio ecclesiastico, fu una conversione» ※ [..] Capì immediatamente che doveva «scrivere per non soffocare», e scrisse di getto la prima parte di un lungo saggio intitolato Les communistes et la paix [..]

La decisione radicale

Ai piccioni si oppone la decisione radicale, che disgraziatamente è fondata sui piccioni, appunto.

Quando nel 1975 gli fu chiesto quale fosse stato il suo peggiore fallimento, Sartre rispose: Naturalmente ho commesso nella mia vita una quantità di sbagli, piccoli o grandi, che possono avere la loro origine in questa o in quell'altra ragione, ma alla radice della questione, ogni volta che ho commesso uno sbaglio, sta il fatto che non sono stato abbastanza radicale


05.12Questo è il secondo articolo di ambito conservatore che leggo nel quale si esplicita la strategia del partito republicano americano nei confronti del welfare. Riduzione della tassazione per le persone più abbienti con creazione di deficit di risorse publiche come grimaldello ideologico per giustificare la riduzione della spesa per il welfare. Il ragionamento è molto semplice. Prima si giustifica la riduzione delle imposte con la prospettiva di un rilancio dell'economia. Poi, ottenuto il deficit diventa inevitabile ridurre le spese publiche e poiché non possono essere ridotte le spese per il complesso militare-industriale si dovranno necessariamente ridurre le spese sociali.

※ Indeed, the tax bill seems expressly designed to add to the debt in a manner that will then trigger automatic cuts to Medicare and other entitlement programs.

In questo contesto l'aumento del deficit del bilancio federale che si è registrato durante le presidenze republicane non sarebbe da considerare un comportamento ipocrita, come sostengono alcuni commentatori, bensì una forma di coerenza ideologia conforme al giuramento oligarchico.

※ What is almost certain is that unless a radical threat from the Left reappears, the push for the final dismantling of Cold War-era welfare systems will continue to be the primary agenda of a revanchist Righ...

A dire il vero, la sinistra istituzionale non appare in grado di reagire perché è rimasta intrappolata nelle metafore utilizzate dalla strategia messa in atto dalle élite conservatrici.


-01Bandito il colore giallo in Catalogna. Il consiglio comunale di Barcellona ha ricevuto l'ordine di smettere di illuminare le fontane pubbliche di luce gialla... al ridicolo non c'è mai fine.

Barcelona city council has been ordered to stop bathing public fountains in yellow light after Spain’s electoral authority ruled that the colour suggested support for Catalan separatists in the run-up to controversial elections in the region on December 21.

L'intervento nelle istituzioni catalane da parte del governo spagnolo è un assalto alla democrazia senza precedenti nell'Unione europea. Crea una profonda frattura tra Spagna e Catalogna che sarà difficile riparare in assenza di un dialogo senza condizioni, cosa che il primo ministro Mariano Rajoy ha rifiutato. Fortunatamente i catalani sono persone molto pacifiche e non ci sarà violenza da parte loro. Ma la situazione attuale può essere mantenuta solo da uno stato di emergenza de facto in Catalogna.


Il Pd peggio della peggior Dc

-03Nota di colore rosso.

grazie a un emendamento presentato – e già approvato – dal senatore Andrea Marcucci: nella legge di Bilancio sono stati stanziati sei milioni di euro in tre anni per i Carnevali d’Italia [..] Il senatore, però, omette che alla guida del Carnevale di Viareggio ci sia la sorella [..] La famiglia Marcucci, però, non è nuova a interventi del genere. Come ha ricostruito il Fatto, alle fine del 2012 un emendamento inserito in extremis nella legge di stabilità liberò dai controlli gli emoderivati provenienti da Stati Uniti e Canada, Paesi nei quali il sangue si può vendere. Un provvedimento che favoriva la Kedrion, società della famiglia Marcucci, e di fatto monopolista in Italia nel settore

La Democrazia Cristiana aveva molti difetti, ma il Partito Democratico riesce a farla rimpiangere. Il punto non è, ovviamente, la singola persona, il peccatore, ma il peccato che coinvolge la struttura, il partito. Se il peccato è strutturale allora è la struttura che non funziona.


-04Democracy Dies in Darkness


04.12Sembra essere dimostrato che nei regimi democratici l'assenza anche prolungata di un governo in carica non nuoce all'economia. Alcuni sostengono che i governi di minoranza e di coalizione sono innocui e che, anzi, questi tipi di governo creano più cooperazione e collegialità.


-01Anche i sistemi elettorali più sofisticati sono insoddisfacenti perché prendono in considerazione solo l'aspetto tecnico-matematico, senza considerare l'aspetto socio-psicologico, del problema. Come si spiegherebbe altrimenti la scelta, attraverso libere elezioni, di un numero cosi elevato di persone squilibrate per incarichi di responsabilità.


-02Si può convenire che scienza e filosofia siano modalità alternative di rappresentazione e comprensione della realtà. Sebbene la filosofia non sia scienza non si può dubitare che produca, anche nelle sue formulazioni più astratte e bizzarre, un sapere intorno al mondo adeguato alla comprensione della realtà.


-03Dal punto di vista economico i bitcoin hanno diverse analogie con l'oro. Come l'oro i bitcoin sono una quantità finita e come tali destinati ad aumentare di prezzo con l'aumentare del loro utilizzo e viceversa. Diversamente dall'oro non hanno utilità alternative alle transazioni economiche. In questo campo, però, hanno delle qualità strutturali che li rendono, per il momento, altamente competitivi. Per queste ragioni non è prevedibile un crollo del mercato a breve, se non interviene una loro regolamentazione legislativa.


-04In che modo un massiccio programma di spesa federale per distribuire un reddito di base universale (UBI) influisce sulla macroeconomia? Utilizziamo il modello macroeconometrico del Levy Institute per stimare l'impatto di tre versioni di tale programma di assistenza su un orizzonte temporale di otto anni. Nel complesso, riteniamo che l'economia non solo possa sostenere grandi aumenti della spesa federale, ma potrebbe anche crescere grazie agli effetti stimolanti dei trasferimenti di denaro sull'economia


-05Si può immaginare, in prima battuta, che la concorrenza fra le comunità dello schema di utopia proposto da Nozick seguano il modello proposto da Tiebout. Questo modello viene indicato come una soluzione al problema del free rider nel finanziamento dei servizi publici. Anche le comunità di utopia non prevedono l'esistenza di free riders, ovvero tendono a non accettare nella comunità chi non contribuisce secondo le regole della comunità.

Si deve ammettere che una comunità composta di soli free riders, cioè da individui egoisti che si comportano in modo opportunista, per definizione sia destinata a dissolversi.

In realtà sia il modello di Tiebout che le comunità di Nozick sono descritti come insiemi di individui opportunisti che si selezionano vicendevolmente in base ai propri interessi. Una comunità di soli vecchi che odiano i bambini contrapposta ad una comunità di famiglie con prole. Una comunità di soli amanti degli animali contrapposta ad una comunità di persone che non desiderano avere le strade lordate dagli escrementi. Qualcosa non funziona.


-06Da che pulpito viene la predica! Il Dizionario dei modi di dire della Hoepli, online sul sito del Corriere, ne dà questa definizione: esclamazione che si usa nei confronti di chi rimprovera ad altri i suoi stessi difetti. È questo che ho pensato leggendo l'intervista nella quale Marina Berlusconi si lamenta della dittatura digitale dei Big Five - Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook - dimenticando quello che è stato ed è il Biscione. Marina Berlusconi se ne faccia una ragione se tutti ormai preferiscono Google a Mediaset.


-07Italia in Comune

Cosa hanno in comune il sindaco civico «ma di sinistra» di Cerveteri Alessio Pascucci, quello di Parma l'ex M5S Federico Pizzarotti, il governatore dem Nicola Zingaretti, Stefano Fassina di Sinistra Italiana, Renato Accorinti, sindaco di Messina, Marco Furfaro di Campo progressista e l'ex pm Antonio Ingroia? Ancora nulla, ma erano tutti invitati e presenti a Roma all'Opificio Romaeuropa di via Magazzini generali per l'evento voluto dal sindaco Pascucci "Italia in comune", primo step di un partito dei sindaci che vuole diventare forza di governo e, perché no, dare un contributo alle prossime elezioni politiche.

Capitalismo utopistico

03.12Uno dei segreti meglio custoditi dell'economia è che non c'è nessuna mano invisibile. Herbert Scarf ha dimostrato come, nel caso di mercati con più di due beni che abbiano prezzi tra loro interdipendenti, cioè nelle condizioni effettive dell'economia reale, la mano invisibile non può esistere.

Instabilità globale dell'equilibrio competitivo

Consider a situation: Several traders each bring his/her bundle of goods to a market place and wish to exchange their goods. In the general equilibrium model, the exchange takes place at prices that equilibrate demand and supply for every good. How are these prices to be found?
The market is guided by an invisible hand — a price adjustment mechanism — to an equilibrium state. You examine each good in the market and increase the price of the good if its demand is more than its supply but decrease its price if the relation holds the other way. Léon Walras had proposed the first such process in 1874, and Paul Samuelson formalized such a procedure as a system of differential equations in 1948.
Arrow and Hurwicz (1958), and Arrow, Block, and Hurwicz (1959) found that the price adjustment process proposed by Samuelson always converges to an equilibrium if the goods are gross substitutes. It was then speculated that the same process would work for any reasonable market of divisible goods. Scarf (1963) dashed such hopes by showing a series of counter-examples among which the first example involves three consumers and three complementary commodities, and has a unique equilibrium. He demonstrated that if the initial price vector is not the equilibrium price vector, this process Will generate a cycle of non-equilibrium price vectors and never converge to the equilibrium. Further developments were made by Sonnenschein (1973), Debreu (1974), and Mantel (1974) among others.

Ciò toglie fondamento alle numerose elucubrazioni costruite sul presupposto dell'esistenza di un equilibrio generato dai rapporti economici fra gli individui.

Biblia berolinensis

Ich habe schon lange gedacht, die Philosophie wird sich noch selbst fressen.
Die Metaphysik hat sich zum Teil schon selbst gefressen.

[Georg Christoph Lichtenberg, Aus »Sudelbuch« J 620, zeno.org]

01.12 Nessuna biblioteca publica italiana aderente all'OPAC SBN possiede il volume In principio Dio creò il Canone opera postuma di Eduardo Rabossi, quindi mi è difficile parlarne, ma nella ricca bibliografia online ho trovato un interessante decalogo, che trascrivo per memoria.

  1. La filosofía tiene un dominio propio, distinto y excluyente de los dominios propios de otras disciplinas y hace uso de un conjunto de términos técnicos formales, distintos y excluyentes de la terminología específica de las otras disciplinas.
  2. Los problemas que preocupan a los filósofos afloran en distintos ámbitos: el sentido común, la vida, el lenguaje, las ciencias, las religiones, la literatura, la política, la historia, el arte, la sociedad, las propias doctrinas filosóficas, pero todos confluyen, tarde o temprano, en alguno(s) de los grandes problemas filosóficos tradicionales que son perennes.
  3. Para encarar sus problemas, la filosofía cuenta con métodos propios y apela a modos argumentativos específicos. Los métodos filosóficos procuran alcanzar un conocimiento a priori que prescinde de la experiencia empírica: las verdades así obtenidas son necesarias y poseen validez universal. El diálogo racional es la estructura conversacional característica de la argumentación filosófica.
  4. Existen distinciones de carácter polar que la práctica filosófica debe respetar: real / aparente, analítico / sintético, a priori / a posteriori, necesario / contingente, conceptual / empírico, marco conceptual / contenido, dado / interpretado, intrínseco / relacional, absoluto / relativo, lógico / psicológico, ontológico / cognoscitivo, normativo / descriptivo, fáctico / valorativo, teórico / práctico, justificar / explicar.
  5. La reflexión filosófica tiene como meta producir fundamentaciones y justificaciones racionales con peso normativo. Que una idea, teoría, disciplina científica o institución carezca de fundamento o de justificación racional es un síntoma de su posible ilegitimidad. El horizonte de la razón filosofante es muy amplio y su vocación legislativa es indelegable.
  6. La filosofía debe salvaguardar valores ontológicos, cognoscitivos y éticos fundamentales: la objetividad, la verdad, la universalidad, la certeza, el bien, la justicia.
  7. El cumplimiento de los preceptos que anteceden garantiza la autonomía disciplinal de la filosofía. Esto no sólo significa que la práctica de la filosofía no depende de otras prácticas teóricas, sino que el saber filosófico es independiente de cualquier otro saber: la filosofía no requiere ni admite préstamos cognoscitivos de otras áreas.
  8. El saber filosófico es distinto del saber científico. La única relación legítima de la filosofía con la ciencia es vertical: a la filosofía le corresponde dar una fundamentación o justificación racional de la ciencia en general, o de las disciplinas, teorías o conceptos científicos en particular.
  9. Quienes filosofan deben cumplir con seriedad y rigor el papel que les toca desempeñar como agentes o funcionarios de la razón, guardianes de los valores básicos, defensores de doctrinas que han pasado la prueba de la crítica racional, poseedores de aptitudes cognoscitivas excepcionales que les permiten tener una visión privilegiada del mundo y de la vida. Esta misión se suele desenvolver en un número de áreas específicas cuyo cultivo exige especialización.
  10. La filosofía tiene una relación especial con su pasado. En las disciplinas corrientes esta relación es contingente: su práctica no requiere de manera esencial del conocimiento de la historia correspondiente; la filosofía es un caso excepcional: su pasado es una parte integral de ella.

Gli scienziati non hanno interesse per le teorie del passato. La filosofia è l'unica disciplina che si occupa della sua propria storia come se fosse l'oggetto presente della sua ricerca. In questo consiste la sua anomalia. Ma nello stesso tempo se esaminiamo le grandi opere filosofiche moderne dalle Meditazioni di Descartes alle Ricerche filosofiche di Wittgenstein i riferimenti diretti ad autori del passato sono assai scarsi.

Post Scriptum

02.12Mettiamola così: Louis Aldonse Donatien marquis de Sade seigneur de La Coste et de Saumane nell'Histoire d'O non è mai citato, ma si può escludere che non sia sempre presente?

※ A curious incident occurred when the infant was baptized: unattended by his parents or any Other relatives, he was carried to the church by two absentminded servants, who forgot the precise names his parents intended to give him, Donatien Aldonse Louis, and instead had him baptized Donatien Alphonse François. Throughout his life, the marquis would resent not having the privilege of being called Louis, the baptismal name of all the Bourbon kings. When he reached adulthood, he would recover the sign of distinction by signing most official documents 'Louis Aldonse Donatien de Sade'.

I cavalli di troia del Welfare State

30.11 Segnalo due articoli sul welfare. Il primo riguarda gli Stati Uniti. Mentre sui media di tutto il mondo (esclusa l'Italia) si discetta di Universal Basic Income alla Camera dei rappresentanti si approvano leggi che vanno nella direzione opposta.

※ the GOP should prioritize rolling back the welfare state. Unfortunately, it looks like they are moving in the opposite direction. Their ambitions are revealed in a seemingly inconspicuous bill, HR 4174.

Il progetto di legge in oggetto riguarda la formazione di un database dettagliato e aggiornato sui redditi familiari degli americani, premessa necessaria per ogni intervento sul welfare basato sulla prova dei mezzi...

Il secondo articolo riguarda la Norvegia. Lo stato sociale è stato costruito per garantire il benessere di una popolazione sedentaria, composta da cittadini che vivono entro i confini territoriali di una nazione. Tuttavia, l'aumento della mobilità attraverso i confini sta modificando costi e forme di utilizzo della protezione sociale. Lo studio della Talleraas si riferisce alla Norvegia.

Fake News anche al Corriere della Sera!

29.11Il Corriere della Sera sta facendo campagna sulle pensioni. Dopo l'articolo di Federico Fubini nel giro di due giorni ecco il trafiletto di Gian Antonio Stella che se la prende con il Pci. Sì, hai letto bene, il debito publico italiano è colpa del Pci che, quando era al governo, ha regalato pensioni senza tenere conto della sostenibilità finanziaria. Eppure Stella sembrava un giornalista competente. È proprio vero che in politica non ci sono limiti al ridicolo!

Jeremy Corbyn al governo è peggio della Brexit
afferma Morgan Stanley

28.11 Molto si parla dell'influenza delle notizie false sull'opinione publica e sulle decisioni politiche. Come definire allora la notizia riportata dall'Independent?

※ Morgan Stanley ha insinuato che l'onorevole Corbyn potrebbe diventare primo ministro verso la fine del prossimo anno quando sarà evidente che il governo di Theresa May non è in grado di raggiungere l'accordo sperato sulla Brexit.

Secondo l'opinione di Morgan Stanley - ma le opinioni di Morgan Stanley creano la realtà e quindi sono notizie - un governo guidato da Jeremy Corbyn avrebbe effetti disastrosi sull'economia britannica.

A futura memoria

27.11 Secondo i sacri testi la democrazia rappresentativa avrebbe il pregio di consentire il ricambio della classe politica senza spargimento di sangue. Chi si propone come alternativo alla classe politica dominante sarà naturalmente considerato eversivo e può accadere, seppure raramente, che lo sia realmente, ma anche in questi casi la responsabilità dell'eversione ricade integralmente sulla classe politica che non è stata all'altezza del suo compito. Così Ernesto Galli della Loggia:

La storia dimostra con un gran numero di esempi che se in un sistema politico fondato sul suffragio universale una parte comunque grande degli elettori si orienta per un partito «eversivo» c’è poco da fare: è perché gli altri partiti, i partiti dei «buoni», sono stati inferiori, drammaticamente inferiori al loro compito.

Se consideriamo la situazione politica italiana l'elettore che voglia esprimere il suo dissenso seguendo la regola aurea della democrazia rappresentativa ha a disposizione un solo voto utile, quello per il partito di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle.

Disgraziatamente la regola aurea della democrazia rappresentativa non funziona. Raggiunto il potere il partito eversivo si dimostra esattamente uguale agli altri. Nei rari casi in cui si riveli realmente eversivo il sistema democratico cessa di esistere. In entrambi i casi il voto non assicura il ricambio della classe politica nei termini auspicati dall'elettore insoddisfatto.

Questa è la ragione per la quale l'elettore insoddisfatto, dopo un certo numero di tentativi, si trova nella condizione di non avere più alcun interesse per il voto. Agli elettori che hanno già votato M5S quindi non rimane che l'astensione. Io sono tra quelli.

Se è così alla regola aurea esiste un'unica alternativa: il voto alla persona, che si può manifestare come voto clientelare, voto di scambio, o semplicemente come voto di stima. Per questo, se fosse candidato, voterei Federico Pizzarotti.


Vorrei che mi si spiegasse il senso dell'articolo di Federico Fubini. Forse è preoccupato per i conti dell'INPGI?


Il giudizio di costituzionalità può essere un problema

26.11 Tutti sapevano in Spagna che, dopo il pronunciamento della Corte costituzionale, la questione catalana sarebbe stata un problema, ma nessuno ha potuto porvi rimedio perché il problema della Spagna si è rivelato essere la Corte costituzionale.

※ Di fronte a un colpo di stato guidato da un tenente colonnello della Guardia Civil, una società può essere difesa facilmente. Di fronte a un colpo di stato guidato dalla Corte costituzionale, una società non ha difesa.

Anche il giudizio di costituzionalità, che in una democrazia costituzionale dovrebbe essere il momento supremo di conciliazione degli interessi, può invece rappresentare un problema insormontabile quando diventa espressione degli interessi di una parte soltanto della società.

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Nell'autunno scorso i Cahiers de civilisation espagnole contemporaine hanno dedicato un numero della rivista al tema costituzione e diritto di decidere in Catalogna.

La filosofia occidentale è razzista?

25.11 Il canone filosofico occidentale è un canone chiuso. Filosofia è solo quel particolare sapere che ha le sue origini nell'Antica grecia e si distingue da ogni altro sapere per il costante ritorno del pensiero su sé stesso.

※ La filosofia convenzionale nel cosiddetto Occidente è di mentalità ristretta, priva di fantasia e persino xenofoba. So che sto facendo un grave addebito. Ma in che altro modo possiamo spiegare il fatto che le ricche tradizioni filosofiche della Cina, dell'India, dell'Africa e dei popoli indigeni delle Americhe sono completamente ignorate da quasi tutti i dipartimenti di filosofia sia in Europa che nel mondo di lingua inglese?

Il multiculturalismo filosofico nelle università americane ed europee è poco più di una moda priva di fondamento nel canone filosofico. Se però considerassimo filosofia ogni forma di pensiero compiuto che non sia scienza - ovvero che non abbia ancora raggiunto la forma scientifica - allora nessuna distinzione sarebbe più possibile.

Incipit

24.11ASU si compone di tre parti. (breve descrizione) Le prime due sono sostanzialmente inutili o comunque poco interessanti qualora si accolga il sott'inteso che regola e comanda l'ultima parte, ovvero se non è giustificabile nessuno stato più esteso dello stato minimo è data, di fatto o deve essere data, a ciascun individuo la possibilità di scegliere la legislazione alla quale essere soggetto. Per questo motivo mi occuperò soltanto dell'illustrazione e del commento di Utopia.


Come si può notare non mi riferisco allo Stato - neppure minimo - ma alla legislazione.

La possibilità di decidere cosa sia lecito e di generare un obbligo risiede nell'atto legislativo; sia essa opera della volontà di un sovrano, della deliberazione di un parlamento o di un'agorà, la legge esprime, volenti o nolènti, una volontà altra dal soggetto che le è sottoposto.


Una struttura per utopia si apre con una domanda: Chi è disposto a morire per lo stato minimo?

l'idea, o l'ideale, dello stato minimo non manca forse di attrattiva? Può far vibrare il cuore o ispirare la gente alla lotta o al sacrificio? Chi sarebbe disposto a salire sulle barricate sotto la sua bandiera? Sembra pallida e debole in confronto, per scegliere l'estremo opposto, alle alte speranze e ai sogni dei teorici dell'utopia.

In nota Nozick riporta l'obiezione di Lucas

Uno stato che fosse davvero moralmente neutrale, indifferente a tutti i valori, che non siano quelli del mantenimento di legge e ordine, non susciterebbe sufficiente lealtà per sopravvivere. Un soldato può sacrificare la sua vita per la Regina e per la Patria, più difficilmente per lo Stato Minimo. Un poliziotto, che crede nel Diritto Naturale e nell'immutabile giusto e sbagliato, può scagliarsi su un bandito armato, ma non se si considera un impiegato della Società di Mutua Protezione e Assicurazione, basata su cauti contatti di individui prudenti. Qualche ideale è necessario per ispirare coloro dalla cui libera cooperazione dipende la sopravvivenza dello stato. John Randolph Lucas, The Principles of Politics, Clarendon Press, Oxford, 1966, p. 292. Perché Lucas suppone che gli impiegati dello stato minimo non possono essere devoti ai diritti che proteggono?

È necessario modificare la domanda posta da Nozick. Perché sacrificarsi e lottare per poter scegliere la legislazione nella quale vivere?

Per obscura ad obscuriora

23.11A volte Google stupisce per perspicuità. Cercando qualche riferimento sul motto latino → obscura per obscuriora mi sono imbattuto in un blog nel quale si cita un altro blog, che cita a sua volta un testo nel quale si dice che nella Nigeria nordorientale l'insegnamento religioso avanzato richiede di padroneggiare non solo l'arabo classico ma anche il Kanembu classico, una varietà estremamente arcaica di Kanembu attualmente usata solo per spiegare i testi in arabo classico. Ovvero, la citazione mostra come la chiarificazione di ciò che è oscuro richieda un passaggio dall'oscuro al più oscuro.

Tanto rumore per nulla

22.11Ci si dovrebbe chiedere perché le istituzioni ed i media insistono tanto sulle misure che le banche dovranno adottare per esercitare il credito se le banche così come le conosciamo fra pochi anni non esisteranno più?


21.11La democrazia è uno stato instabile della materia. Degrada immediatamente.


Mi sembra interessante. Una nuova - e controversa - interpretazione della psicologia morale di Aristotele, che limita notevolmente il ruolo della ragione nelle questioni etiche e conferisce un ruolo assolutamente centrale al piacere.


Modelli d'impresa

19.11Senza entrare nella dibattito filosofico volto a determinare se lo stato di natura sia preferibile al disagio nella civiltà, cioè se la progressiva introduzione nelle determinanti dell'agire umano di forme di razionalità sempre più complesse sia o no preferibile all'ordine spontaneo determinato dal desiderio individuale, si possono studiare gli effetti di struttura delle due diverse modalità di comportamento.

Disclosure statement Ai fini della trasparenza, si assume come dato che lo studio della struttura del comportamento sia di per sé una dichiarazione di preferenza per la razionalità come determinante dell'agire. Infatti, qualora gli esiti della ricerca determinassero la preferibilità dell'ordine spontaneo si tratterebbe semplicemente della dimostrazione della razionalità dell'ordine spontaneo e quindi di una dichiarazione di preferenza per la razionalità. Viceversa si potrebbe essere indotti ad ammettere che la preferenza per la razionalità sia espressione della natura umana e quindi dell'ordine spontaneo che la governa.

Mi riferisco ad esempio alle modalità di produzione e distribuzione di beni economici. Prendiamo in esame un'attività complessa, come la produzione e distribuzione di acqua potabile o energia elettrica. In entrambi i casi un'impresa monopolistica publica dovrebbe offrire la soluzione più efficiente dal punto di vista economico. Le sole economie di scala e l'assenza di retribuzione del capitale dovrebbero essere sufficienti a giustificare la preferenza per questo tipo di soluzione.

In realtà è facile dimostrare che: a) con il tempo l'impresa monopolistica publica redistribuisce impropriamente i minori costi attribuendo miglioramenti contrattuali a dirigenti e dipendenti non giustificati dalle condizioni del mercato del lavoro. b) la dimensione monopolistica e l'assenza di concorrenza impediscono un confronto dei prezzi e della qualità e di conseguenza inibiscono l'innovazione. c) la dimensione individuale produce i suoi effetti anche all'interno dell'impresa publica. d) la distorsione politica del naturale darwinismo sociale all'interno dell'impresa publica riduce la qualità della selezione imprenditoriale. e) la determinante politica presente nell'impresa monopolistica non sempre risponde a criteri di razionalità, ma spesso è semplicemente l'espressione di interessi personali. ecc.

Questi inconvenienti dell'impresa monopolistica publica possono essere così gravi da rendere competitiva la soluzione di mercato? Premesso che la sostituzione dell'impresa publica con quella privata, regolata dalle leggi del mercato, rappresenta sempre una diseconomia per la collettività che la subisce, la risposta è comunque affermativa.


La ripartizione del costo di produzione fra salariati, dirigenti, fornitori, azionisti e clienti, in base alla forza contrattuale di ciascuno, influenza in maniera determinante la prestazione dei diversi modelli d'impresa.


Non è Bernie Sanders

18.11

President Donald Trump and congressional Republicans want Americans to think that their proposed tax legislation is all about increasing economic growth.

That’s their stated goal. But the stealth goal of GOP tax cuts is to start down the path toward gutting the New Deal and the Great Society — and if tax cuts pass, they might get away with it.

There’s no evidence that a tax cut now would spur growth. Yet leaders such as House Speaker Paul Ryan, R-Wisconsin, still maintain the fantasy that their brew of income and corporate tax cuts will mean “faster economic growth” and “better jobs being created.”

But with near-full employment and a roaring stock market, you don’t cut taxes.

Chi scrive queste parole non è Bernie Sanders, è Bruce Bartlett, conservatore americano, storico dell'economia dal lato dell'offerta, già consigliere di Ronald Reagan e funzionario del Tesoro sotto George H. W. Bush. A dimostrazione di quanto sia distante la politica americana da quella europea e come sia falsa l'immagine che ne abbiamo.

Un'indagine demoscopica sul reddito universale

17.11L'analisi preliminare di un'indagine demoscopica su scala europea svolta dall'European Social Survey (ESS) ha rivelato che i giovani sono più favorevoli all'introduzione di un reddito universale di base rispetto ai più anziani e che israeliani e russi darebbero maggiore sostegno alla proposta di svedesi, svizzeri e norvegesi.

Preliminary analysis of a European-wide survey has found young people are more in favour of introducing a universal income than their older peers. Support for such a scheme also varies considerably across Europe, with Russians the most supportive and many Scandinavians the least.

Israele e Russia hanno avuto un passato comunista mentre Svezia, Svizzera e Norvegia hanno una tradizione comunitarista ancora viva. No comment.

Totòtruffa

16.11È mia convinzione che l'Unesco sia un'istituzione parassita e truffaldina, che sopravvive vendendo ai romani il Colosseo e la fontana di Trevi, ai napoletani la pizza, ai genovesi via Lomellini, cioè praticamente il nulla. Che problema c'è? I soldi sono publici.

Addenda

Il capitalismo ha un problema. La risposta è denaro gratis?

15.11Un articolo di Peter S. Goodman sul New York Times ripropone il problema della riduzione globale del lavoro e della ricerca, da parte delle élite economiche, di una soluzione che permetta di contrastare l'insoddisfazione delle masse ed il pericolo della diffusione del populismo nelle democrazie occidentali.

At the annual gathering of the global elite in the Swiss resort of Davos, billionaire finance chieftains debate how to make capitalism kinder to the masses to defuse populism.

L'unica soluzione fino ad oggi avanzata, sulla quale molto, forse troppo, si discute, e che si inizia timidamente a sperimentare, è quella di distribuire denaro senza nessuna contropartita.

Goodman cita un elenco di sperimentazioni: GiveDirectly in Kenya, le citta di Stockton e Oakland in California, la provincia dell'Ontario in Canada, Utrecht e altre citta dei Paesi Bassi oltre al controverso esperimento nazionale della Finlandia. Si tratta per ora di annunci che indicano un desiderio ed una direzione, niente altro. Manca a dire il vero un'organizzazione scientifica che supporti queste sperimentazioni. Ma, se si spendono miliardi per trovare il bosone di Higgs e se anche il Fondo Monetario Internazionale indica il reddito incondizionato come potenziale aiuto contro gli effetti negativi della disuguaglianza, forse è lecito, se non doveroso, spenderne altrettanti per implementare UBI con criteri scientifici.

L'articolo di Goodman si conclude con: dal punto di vista politico, sembra sia arrivato il momento del reddito di base. Affermazione sulla quale la mia esperienza mi porta a non concordare. Qualche giorno fa sono intervenuto con un commento, forse un pò troppo tranchant, ad un articolo di Francesco Daveri invitando ad una riflessione sul reddito universale. La risposta di Daveri è stata:

Con il reddito universale di base trasformeremmo l'Italia in una nazione basata su un enorme Cassa per il Mezzogiorno. No grazie

Daveri esprime qui un'idea politica. Ed è proprio dal punto di vista politico, a mio avviso, che le resistenze ad affrontare nel modo corretto il problema del ridimensionamento del ruolo dell'industria nei paesi occidentali sono maggiori, perché questo significa anche un ridimensionamento del ruolo della politica. Con quel che segue in termini economici e di potere.

Sulla relazione tra imposte e sviluppo economico

14.11Il senso comune è portato a ritenere che aumentando le imposte si diminuisca la capacità imprenditoriale e quindi la ricchezza delle nazioni e viceversa diminuendole accada l'inverso. Questa è l'opinione espressa da Pascal Salin nella nuova edizione de La Tyrannie fiscale ed è anche la giustificazione addotta da Emmanuel Macron per ridurre le imposte sul capitale.

Le financement par la fiscalité est nécessairement destructeur des incitations productives, alors que le financement volontaire incite au contraire à accroître les efforts productifs. Nous devons toujours garder à l'esprit cette conséquence de la fiscalité et aucun débat sur la fiscalité, aucune proposition de type fiscal ne devrait faire l'impasse sur ce fait majeur. C'est pourquoi aussi on devrait toujours se demander s'il n'est pas possible de remplacer la fourniture publique d'un bien ou service et son financement fiscal par une fourniture privée et un paiement volontaire. Pour s'en convaincre, il peut être utile de pousser le raisonnement jusqu'à son extrémité. Imaginons que l'impôt prélève 100 % du revenu des contribuables. Dans un tel cas, plus personne n'a intérêt à faire un quelconque effort productif. Il n'y a plus de production, plus de revenus, mais aussi plus d'impôts ni d'État. C'est la destruction totale.

L'effet destructeur de l'impôt est donc une évidence. Il faut pourtant aller plus loin et comprendre que la destruction des efforts productifs par l'impôt est double. En effet, l'impôt permet à l' État de fournir des biens et services. Or, même si nous avons décidé de ne pas examiner pour le moment la partie « dépenses publiques » de l'action étatique et de réserver cette question pour la fin du présent ouvrage, il est tout de même indispensable de l'évoquer rapidement ici. En effet, si un individu peut obtenir gratuitement — ou presque gratuitement — de l'État un bien ou un service qu'il désire, il est moins incité à faire des efforts productifs pour pouvoir se l'offrir. L'impôt détruit donc les incitations productives des contribuables, mais aussi les incitations productives des bénéficiaires de biens publics. Prenons l'exemple du Iogement. Normalement, un individu est incité à faire des efforts productifs pour pouvoir payer un loyer ou acheter un Iogement. Si l'État prélève des impôts pour offrir des Iogements gratuits à certaines personnes, les contribuables qui paient l'impôt réduisent leurs efforts productifs et les bénéficiaires de Iogements offerts par l'État sont, eux aussi, moins incités à faire des efforts productifs. Il y a donc une double destruction de richesses par rapport à ce qui se passerait dans une économie fondée sur les décisions libres des individus. La logique du comportement d'individus dont on sait qu'ils sont rationnels conduit donc à cette conclusion nécessaire : la création de richesses est d'autant plus faible que le poids de la fiscalité est plus lourd. De ce point de vue, on peut alors mettre en exergue une incohérence de l'action étatique. Celle-ci, en effet, prétend bien souvent avoir pour but d'améliorer le sort de ceux qui disposent de faibles ressources. Toutefois, en pratiquant une politique redistributrice, l'Etat freine la création de richesses et empêche donc l'amélioration du sort de tout le monde et, en particulier, de ceux qu'il prétend aider.

Ma le conclusioni di un recente lavoro (peraltro relativo agli Stati Uniti) non confermano la posizione di Salin e Macron.

The effects of taxes on state-level growth have been the subject of continuing controversy, with many conflicting and fragile results in the literature. In this paper, we present new results for the impact of tax revenues, marginal tax rates, and other variables on overall real personal income growth, firm formation, and employment.

We build on the model constructed by Reed (2008), who shows that tax revenues negatively and significantly impacted growth of real personal income from 1970–1999. After replicating his results for a slightly different time period, we show that the results are not robust to an extension of the time period through 2006 or 2011, that the effect of tax revenues on personal income growth differed dramatically between the 1977–1991 period (when it was negative) and the 1992–2006 period (when it was non-negative and possibly positive), and that revenues from different taxes have different effects on personal income growth. These results undermine Reed’s claim that there is a robust and consistent impact of tax revenues on personal income growth. We also show that including measures of the marginal tax rate do not affect the results for tax revenues and that marginal tax rates generally do not enter into the growth equations. Moreover, controls for government spending and other explanatory variables do not change any of these results. Consistent with these aggregate effects, we show that marginal tax rates generally have no impact on employment and statistically significant but economically small effects on the rate of firm formation.

Our results are not consistent with the view that cuts in top state income tax rates will automatically or necessarily generate significant impacts, or any impact, on growth. If anything, our study produces some evidence that property tax revenues are correlated with growth. Exploring that relationship, especially the connection between land values, property tax revenues, and growth, may well be worth additional research.

Storicamente si potrebbe dimostrare una relazione di reciprocità tra crescita economica ed entità delle spese publiche sia sotto forma di imposte che di donazioni volontarie. La crescita determina un aumento delle spese publiche e l'aumento delle spese publiche determina crescita. Keynes docet. Ma all'interno di questa regola generale esistono molti casi anomali che andrebbero meglio indagati.

Ad esempio. Sarebbe più conveniente che lo Stato producesse direttamente i vaccini. Leggerlo su La Stampa è quantomeno singolare.


Si può ipotizzare anche l'esistenza di una relazione tra imposte e libertà. Due vie, la prima dice che la libertà è preservata quando, ad esempio, è abolita l'imposta di successione. La seconda dice che la libertà è preservata solo da un'imposta di successione confiscatoria.

l'imposta di successione [..] crea discriminazione tra chi risparmia e chi consuma

A guarantee of “some” equality of opportunity is inherent in the political philosophy of the free society

Fake data

13.11 Il sospetto che i dati sui quali vengono prese le decisioni politiche possano essere sbagliati o manipolati deve essere sempre presente. La Grecia insegna.

Il dato emerge da uno studio della Uil, che rielabora i dati Missoc (il sistema d'informazione europeo sulla protezione sociale) ed Eurostat. Tenendo conto dell'attuale aspettativa di vita a 65 anni, e dell'età di entrata in pensione, che è ritardata rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, i nostri pensionati percepiscono l'assegno in media per 16 anni e 4 mesi, contro i 18 anni e 19 mesi della media Ue, e le donne per 21 anni e 7 mesi, contro i 23 anni e 2 mesi della media Ue.

Il problema è che i numeri, nel nostro immaginario, rappresentano la verità immediata del dato, non sono come parole, che richiedono sempre un'interpretazione.

We know that statistics are partial representations of social phenomena and are often scientifically or politically manipulated. Yet, their appearance and design are structured around the notion of evidence — neutral evidence. When we see a number, we perceive certainty — factual information. Numbers are not like words, which require interpretation. Numbers are a source of authority in so far as they reveal truth. And truth cannot be disputed.

Trolling for newbies

12.11L'editoriale di Andrea Cangini merita una citazione perché coglie un aspetto importante della comunicazione sul quale poco si riflette. I nuovi media hanno cambiato in profondità il modo in cui ci rappresentiamo la realtà. Questo ha coinvolto di conseguenza anche la politica. Se un tempo la stampa e la radio avrebbero amplificato e dato importanza alle parole di Renzi o di Rajoy, oggi queste stesse parole sono nulla più di un pretesto per produrre altre parole.

Che Matteo Renzi abbia ormai contro l’intero sistema dei media è evidente; che i media abbiamo rivoluzionato il proprio modo di rappresentare la realtà politica lo è altrettanto. Quel che nel caso di Renzi è macroscopico, vale anche, in proporzioni diverse, per gli altri leader politici: loro parlano, i giornali parlano d’altro pur parlando di loro. È cambiato il mondo. Per decenni i politici decidevano il messaggio da lanciare e i quotidiani ne davano conto alla pubblica opinione. In maniera critica, magari, ma il messaggio veniva generalmente preso sul serio e sul serio veniva trasmesso ai cittadini. Non è più così, da un po’ di tempo a questa parte il meccanismo si è spezzato. I leader non vengono più presi sul serio. Né dai giornalisti né dagli elettori.

Nell'epoca dei social la moltiplicazione all'infinito delle parole ha banalizzato la comunicazione ed è diventato difficile distinguere le parole significanti dal rumore di fondo. Non è sufficiente che un leader politico scriva su twitter perché le sue parole diventino degne di riflessione anziché di trolling for newbies. Occorre che pensi, non solo a sé stesso, e questo non accade quasi mai.

La produzione della solitudione

11.11

Lo Stato pretende che gli individui si annullino in sé solo per ciò che riguarda il potere, che ad esso dev'essere interamente consegnato. Esso d'altronde nei suoi silenzi permette a ciascuno di ottenere una vita finalmente individuale, garantita dalla Invasion of others. Società e politica, assieme, riescono a dare alla luce per la prima volta l'individuo, un individuo finalmente solo ed indipendente, la cui solitudine ed indipendenza sono garantite dalla potente macchina dello Stato; un individuo che nello Stato non si annulla poiché nei suoi silenzi riesce a dare alla luce la società. La produzione della solitudine ovvero la produzione dell'individuo, appare così il definitivo approdo della teoria politica lockeiana.

Locke pone la parola "comunicazione" precisamente nella problematica intellettuale della privata interiorità del cogito, il sé pensante. Perché si dovrebbero accettare i significati che altri annettono ai segni? Se ogni individuo è un legislatore dei segni, che cosa impedisce alla società di diventare un insieme di monadi, ammutolite nella solitudine dei loro schemi di codifica privati? La libertà individuale (in cui le persone sono sovrane sulla loro propria coscienza privata) non è del tutto compatibile con l'idea di "comunicazione" (in cui i contenuti mentali sono apparentemente replicati). I principi di Locke configurano un'antinomia: il sogno della comunicazione come replica delle idee e la sovranità dell'individuo sulla propria coscienza.

L'antinomia filosofica ne riflette una di tipo materiale. La politica e la semantica di Locke s'intrecciano. Entrambe difendono l'individuo come un possessore di proprietà privata, sia che si tratti di proprietà privata della coscienza ("idee") sia che si tratti di proprietà materiale ("vita, libertà e patrimonio"). Entrambe fondano quella rivendicazione sulla privatezza del corpo individuale. Locke deve trovare i modi di muoversi tra ciò che è comune (e posseduto da tutti) e quello che è privato (e cioè posseduto da uno o pochi). Nella sua spiegazione del linguaggio, Locke esprime il suo principio semiotico cardinale (la convenzionalità del significato) nei termini del suo principio politico cardinale (la libertà inviolabile dell'individuo).

[..] le Perroquet dit dès qu’il les vit, Quelle compagnie d’Hommes blancs est celle-ci? On lui demanda en lui montrant le Prince, qui il était? Il répondit que c’était quelque Général. On le fit approcher, et le Prince lui demanda, D’où venez-vous? Il répondit, de Marinan. Le Prince, À qui êtes-vous? Le Perroquet, À un Portugais. Le Prince, Que fais-tu-là? Le Perroquet, Je garde les poules. Le Prince se mit à rire, et dit, Vous gardez les poules? Le Perroquet répondit, Oui, moi ; et je sais bien faire chuc, chuc; ce qu’on a accoutumé de faire quand on appelle les poules, et ce que le Perroquet répéta plusieurs fois. Je rapporte les paroles de ce beau dialogue en français, comme le Prince me les dit. Je lui demandai encore en quelle langue parlait le Perroquet. Il me répondit que c’était en Brésilien. Je lui demandai s’il entendait cette langue. Il me répondit que non, mais qu’il avait eu soin d’avoir deux interprètes, un Bré­silien qui parlait Hollandais, et l’autre Hollandais qui parlait Brésilien, qu’il les avait interrogés séparément, et qu’ils lui avaient rapporté tous deux les mêmes paroles.


Norman Cohn considera i flagellanti un fenomeno religioso con connotazioni politiche. E niente altro.


Quale evoluzione per HTML?

10.11La contrastata evoluzione del linguaggio HTML dimostra come la flessibilità sia stata altrettanto necessaria quanto la formazione di canoni e regole vincolati per la crescita e l'espressione di tutte le sue potenzialità.

HTML è un linguaggio di marcatura, derivato da SGML, un metalinguaggio finalizzato alla definizione di linguaggi utilizzabili per la stesura di documenti destinati alla trasmissione in formato elettronico, che nel tempo è stato chiamato a soddisfare esigenze contrastanti: dare espressività a forma e contenuto al contempo. Cioè esprimere la struttura del testo e la struttura della pagina utilizzando un unico strumento, appunto HTML. La sua evoluzione contrastata esprime questa contraddizione.

Il purismo della regola, espresso dal W3C, si è scontrato più volte con le esigenze espressive del medium e delle sue trasformazioni. Nonostante gli adeguamenti introdotti con i CSS esterni, o forse proprio a causa di questi, rimane irrisolto il problema della compatibilità tra struttura del testo (il contenuto) e struttura della pagina (il contenitore). Si può immaginare una specifica stabile riservata ai testi che includa un foglio di stile predefinito attivo offline...


Cultura come deposito dell'informazione psicologica


Santayana e la tradizione della rispettabilità

08.11Sebbene abbia vissuto 32 anni a Roma la presenza nella cultura italiana del filosofo spagnolo di lingua inglese George Santayana è rimasta alquanto defilata. Quello che mi attrae in questo autore è appunto la capacità di ritrarsi dall'influenza degli altri, in ogni senso, (ovviamente avendone la possibilità, anche economica).

Ho estratto un'idea dalla raccolta di saggi recentemente publicata a cura di Leonarda Vaiana.

Ogni filosofo afferma di cercare la verità, ma raramente è così. [..] Quelli che sono sinceramente interessati a scoprire ciò che è vero sono piuttosto gli scienziati, i naturalisti, gli storici [..] Le verità che essi scoprono non sono mai complete e non sempre sono importanti, ma sono parti integranti di verità [..] i filosofi di professione [..] sono presi solo dal difendere qualche illusione consolidata o qualche idea eloquente.

Decontestualizzate, queste parole significano che la verità ricercata dai filosofi è diversa dalla verità scientifica e che i filosofi semplicemente non sanno cosa stanno cercando, perché si rivolgono a illusioni consolidate e idee già pensate. In un certo senso questo è vero, i filosofi, al contrario degli scienziati, non sanno cosa stanno cercando e quindi non sanno neppure se quello che stanno cercando è vero. Dopotutto se quello che stanno cercando sia vero o no a loro poco importa. Tra i filosofi si troverà sempre qualcuno con un'idea diversa dagli altri ed ugualmente vera, tra gli scienziati no. Questo fatto determina che vi sia una concezione della verità per gli scienziati ed una, molto diversa, per i filosofi. Di più. Ogni concezione scientificamente falsa può diventare un'idea filosoficamente vera.

UBI può dare un vantaggio tecnologico

07.11 Povertà e scarsità di lavoro produttivo sono due facce di una stessa medaglia e andrebbero risolte coniugando semplicità ed equità e non, come accade oggi, con provvedimenti ad hoc che complicano ma non risolvono il problema e spesso violano il principio di uguaglianza. Questo è il commento che ho lasciato ai due articoli, di Francesco Daveri e Massimo Baldini, publicati oggi su lavoce.info.

Non sarebbe più semplice e nello stesso tempo più equo (principio di uguaglianza art. 3 Cost) provare ad immaginare seriamente un reddito universale di base invece di complicare ancora una legislazione infame. è lo stesso commento all'articolo di Daveri... il problema è lo stesso, se vogliamo che sia razionale la soluzione deve essere unica o almeno omogenea

Sono convinto che UBI darà agli Stati che lo implementeranno per primi un vero e proprio vantaggio tecnologico.

È tutto legale, qual'è il problema?

Da qualche anno l'elusione fiscale è argomento di moda che occupa le prime pagine dei media un giorno sì e l'altro pure ma, a dispetto della sua importanza politica, economica e sociale, è l'aspetto scandalistico a prevalere.

La ragione? Coloro che sostengono la legittimità dell'elusione fiscale sono in malafede, ma indubbiamente hanno la Legge dalla loro parte e questo chiude inevitabilmente ogni discorso.

Mi rimane un dubbio. A lungo andare l'elusione fiscale può essere legale, ma è devastante per ordine sociale. O, forse, mi sbaglio?

Esiste realmente un punto di equilibrio, prima del ritorno allo stato di natura hobbesiano, se è sufficiente un hacker per mettere a nudo l'esito finale dell'ordine spontaneo alla Hayek? O, forse, l'ordine spontaneo alla Hayek in nulla si distingue dallo stato di natura.

Cos'è un colpo di stato?

06.11Ci sono eventi dei quali la classe politica non è responsabile subendone gli effetti e ci sono eventi dei quali la classe politica è responsabile senza subirne gli effetti.

Leggendo la ricostruzione della rinuncia al controllo della politica monetaria avvenuta con lettera del ministro del Tesoro Beniamino Andreatta al governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi si ha l'impressione che quella decisione così rilevante sia stata presa da due persone al di fuori di ogni forma di deliberazione democratica.

La decisione di “cambiare regime” non viene pertanto sottoposta al Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio per un'approvazione formale; assume la forma di un semplice scambio di lettere fra ministro e governatore; a consentirlo, secondo i legali del ministero, è il fatto che la revisione delle disposizioni date alla Banca d'Italia rientra nella competenza esclusiva del ministro.

Il senso dell'operazione è dichiaratamente quello di rendere stabilmente positivi i tassi di interesse sul debito publico italiano. Come azione di un ministro della Republica niente male. È un tradimento a tutti gli effetti!

Nelle stesse parole di Andreatta, il divorzio nasce come “congiura aperta” tra i due, nel presupposto che a cose fatte, sia poi troppo costoso tornare indietro [8].

Detto in altri termini: In Italia c'è stato un golpe.

Il divorzio quindi non sottraeva solo la politica monetaria al controllo del potere esecutivo: gli sottraeva anche quella fiscale, alla quale ora era consentito di agire solo in senso restrittivo, per lasciar spazio a un colossale trasferimento di reddito a beneficio dei detentori dei titoli del debito, che erano e sono in larga maggioranza istituzioni monetarie e finanziarie.

L'effetto del combinato disposto di alti interessi sul debito publico e della necessità di mantenere alta la spesa publica era ampiamente prevedibile, ma sarebbe ricaduto sulle generazioni future e quindi la classe politica del tempo non ne ha tenuto conto. Dico questo con un certo dispiacere, poichè ho un'alta stima di Ciampi e non mi spiego come abbia potuto cadere in un errore così gravido di conseguenze.

Lo shock determinato dall'innalzamento degli interessi negli anni Ottanta è notevole e il suo riassorbimento in tempi successivi è stato ostacolato dal fatto che le manovre di austerità hanno compromesso la crescita del Pil.

Le successive considerazioni di Alberto Bagnai sull'euro sono ampiamente condivisibili, ma vorrei porre una questione pregiudiziale. Ha senso tutto l'ambaradan necessario per uscire dall'euro per poi ritrovarsi comunque in una società governata dalle fatiscenti strutture dello Stato westfaliano, le stesse che hanno determinato la nascita dell'euro come moneta priva di controllo politico?

L'Unione Europea e la Pace di Vestfalia

Sottolineo il concetto.

Le istanze degli indipendentisti catalani sono perfettamente logiche se si considera un aspetto che caratterizza il mondo di oggi: lo Stato nazionale europeo di “media” grandezza, ciò che al tempo fu l’archetipo per la creazione dello stato moderno dopo la Pace di Vestfalia del 1648 è ormai la struttura più inadatta a rispondere efficacemente alle sfide della contemporaneità.

Caro presidente Juncker, caro presidente Tusk,

04.11Il Fatto Quotidiano publica la lettera aperta firmata da 185 (ma sono già 188 su Mediapart) fra politici, intellettuali, accademici ed europarlamentari al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, per esortare l’UE a intervenire per la salvaguardia delle libertà fondamentali.

Singolare che cospicua parte dei firmatari sia inglese. Significativo anche constatare che, tra i lettori, sia Barbara Spinelli che Antonio Negri non godano di buona stampa e la maggioranza dei commenti si esprima contro il contenuto dell'appello.

El repte del govern Puigdemont

03.11 Fuggendo da Barcellona per rifugiarsi a Bruxelles nel momento in cui la giustizia spagnola lo perseguiva per il reato di ribellione dopo la proclamazione dell'indipendenza, il presidente della Catalogna Carles Puigdemont ha senza dubbio fatto una mossa bien pensé, bien organisé, bien préparé à l’avance.

Il volontario esilio del presidente Puigdemont nella capitale europea insieme all'invito rivolto alla popolazione catalana da parte dei partiti indipendentisti a mantenere la calma ed a rispondere pacificamente agli attacchi ed alle provocazioni messi in opera dai rappresentanti del potere spagnolo fanno parte di una strategia studiata che inizia a svelarsi pezzo a pezzo ed ha come obiettivo l'opinione publica europea.

Puigdemont, who is fighting for his life, has to do nothing more in this campaign than what he has already been doing – quietly, rationally and peacefully making the case for secession. Should his coalition win the election, he can come back to Catalonia and face arrest with equanimity. He will be operating from an unassailable position. He can dream of standing on the balcony where Tarradellas stood in 1977 and giving an even better speech, a calmer one, one that will make clear that he belongs to a European political mainstream, one in which he wishes to be allowed to take part in full, as prime minister of an independent Catalan republic.

il a pris l’Europe et le monde à témoin: si sa coalition indépendantiste perd ce qu’il appelle le "défi démocratique" des élections du 21 décembre, Carles Puigdemont reconnaîtra sa défaite. Mais si les indépendantistes catalans l’emportent, Carles Puigdemont interroge devant les opinions publiques: que diront, que feront les Espagnols ? Et que diront les Européens si la majorité en Catalogne vote en décembre pour l’indépendantisme ? Que diront les Européens si, pour cette raison, Madrid veut envoyer leur leader en prison pour 30 ans?

La sfida che il Popolo catalano ed il Suo presidente hanno lanciato non è più rivolta alla corona di Filippo chi?, ma riguarda l'avvenire dei Popoli europei e chi Li rappresenta non può più lavarsene le mani dicendo che si tratta di questioni interne. Interne a chi? Occorre una strategia bien pensé, bien organisé, bien préparé à l’avance, per non trovarsi impreparati ancora una volta. Poiché, in questo caso, si vince o si perde insieme.

Contro la proliferazione delle leggi

Una nuova generazione di vignaiuoli preferisce rinunciare alla denominazione d'origine controllata, sinonimo di terreni cari e pesanti vincoli burocratici, per avere la libertà di produrre secondo i propri gusti.

Rimando, Ivan Illich. Ogni nuova norma degrada un'attività con la quale la gente era stata fin allora capace di cavarsela da sola

Dare a Di Vico quello che è di Di Vico

02.11Premesso che del libro di Dario Di Vico ho letto, per ora, solo l'estratto publicato sul Sole 24 Ore, concordo sull'idea che la crescita economica non sia una risposta idonea a contrastare l'influenza del populismo sulla parte più povera della popolazione, poiché non risolve il problema della disuguaglianza, ma anzi, forse, l'acuisce.

Inoltre si dovrebbe riflettere sul fatto che quello italiano non è un problema economico, di Pil o di debito publico, ma è un deficit di capitale sociale, che non riguarda solo la politica ed i partiti, ma coinvolge tutte le istituzioni della società italiana, dalla chiesa cattolica alla famiglia, dai sindacati all'impresa.

Con la caduta della foglia di fico ideologica, arrangiarsi è diventato l'unico imperativo morale. Dalle pensioni privilegiate di politici e sindacalisti, agli appartamenti di vescovi e cardinali ristrutturati con il denaro delle opere pie gli esempi di come ci si arrangia non mancano. Ma non è questo il tema.

C'è un secondo argomento sul quale mi trovo d'accordo: l'abbozzo di analisi sociologica del grillismo parlamentare.

Nella letteratura economica [..] esistono due differenti tipologie di basic income [..] il reddito di cittadinanza propriamente detto che ha carattere universalistico ed è incondizionato, e il reddito minimo che al contrario è selettivo e condizionato a determinati comportamenti da parte dei beneficiari. I 5 Stelle non hanno finora tenuto fede a questa bipartizione e nella comunicazione hanno mischiato le due ipotesi. [..] i grillini sono via via slittati in una duplice direzione, hanno scelto di fatto il reddito minimo chiamandolo però «di cittadinanza» e, mentre in una prima fase avevano parlato di una misura diretta a combattere la disoccupazione giovanile, successivamente la proposta è stata presentata come diretta a contrastare la povertà. I testi finora presentati in Parlamento dai 5 Stelle parlano di povertà relativa e quindi di un reddito minimo che dovrebbe interessare — seguendo la classificazione Istat — oltre 8 milioni di individui e 2,7 milioni di famiglie. Prendendo alla lettera, invece, le dichiarazioni di Grillo nel mirino ci sarebbe la povertà assoluta e di conseguenza la platea si restringerebbe a 4,6 milioni di persone, come da lui stesso precisato. A differenti platee corrisponde una «spalmatura» diversa e soprattutto una diversa consistenza dell’assegno erogato: nella proposta Grillo – che parla di un costo per lo Stato di 17 miliardi di euro (o 20 a seconda delle versioni date di volta in volta dal M5S) – si arriva all’incirca a un assegno di 300-360 euro al mese. Mentre l’ipotesi parlamentare – prima firmataria Nunzia Catalfo – prevede di erogare il sussidio alle famiglie e non agli individui e modula la somma: si può arrivare a un massimo di 780 euro per chi non percepisce alcun reddito, per gli altri si dovrà sottrarre da 780 quanto già percepito. Più l’intervento si concentra, più si può pensare di ottenere risultati tangibili; più si allarga il reddito erogato, più finisce per assomigliare a un bonus.

Solo un'obiezione. Le conclusioni del ragionamento, che mi sembra corretto e condivisibile, possono essere applicate, Di Vico non me ne voglia, a tutte le più o meno strampalate proposte di reddito condizionato avanzate da studiosi, associazioni e parti sociali e che, dopo una lunga gestazione, hanno partorito la legge 33/2017, la quale non è, nella sostanza, molto diversa dalle elucubrazioni grilline sul c.d. reddito di cittadinanza. Ma, se anche il reddito di inclusione assomiglia ad un bonus, ecco l'obiezione: quando siano elargiti dallo Stato i bonus sono una violazione dell'articolo tre della Costituzione della Republica italiana!


No Constitution in whose name poticians are jailed for pursuing peacefully a political agenda can be democratic


Cazurros

31.10Nonostante la delusione e il disappunto manifestati dai media conservatori (non solo di destra) e da tutti coloro che volevano veder scorrere il sangue nelle strade di Barcellona per l'atteggiamento dimesso della Generalitat de Catalunya e del suo presidente Carles Puigdemont i Casamajó espatriato a Bruxelles, quello che sta accadendo è estremamente interessante dal punto di vista politico e merita attenzione.

Puigdemont parlando da Bruxelles, centro della politica europea, a nome del legittimo governo di Catalonia, ha ricondotto il confronto nei termini propri della democrazia rappresentativa, chiedendo al governo di Madrid di riconoscere il risultato delle elezioni indette per il 21 dicembre anche se questo dovesse sancire di fatto, indirettamente, l'indipendenza della Catalonia.

Segno di debolezza, forse. Lo svolgimento delle elezioni sotto il controllo del governo di Madrid non offre garanzie e pone oggettivamente gli indipendentisti in condizioni di inferiorità, ma rappresenta un monito che l'evanescente struttura dell'Unione Europea non può più ignorare. Un voto a maggioranza ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, un voto può sancire l'uscita della Catalogna dalla Spagna e l'Unione Europea deve prendere atto che in democrazia l'intangibilità dei trattati è nulla di fronte alla volontà popolare.

Se alla fine della disputa politica, non priva di colpi di scena, la Spagna adotterà una nuova cornice Costituzionale a carattere federale, alla quale s'ispireranno probabilmente altre nazioni europee, bisognerà riconoscere un merito politico anche alla strampalata fiammata indipendentista della Catalogna.

Ma si dovrebbe anche prendere coscienza del fatto che il principio maggioritario è incapace di rappresentare compiutamente la volontà popolare.


30.10Siamo comunque prigionieri dell'epoca nella quale viviamo.


In Catalogna siamo in presenza di un potere duale?


Il problema è la legge o la sua applicazione?

Il problema è quando la combinazione dell’algebra giudiziaria, del tutto aderente alle regole, stride al momento di tirare la riga e, come risultato, fa patteggiare 3 anni e 8 mesi a chi ha rubato al supermercato una bottiglia di vino da 8 euro, mentre chi ha svenduto sentenze tributarie in contenziosi da milioni di euro esce dalla Corte d’Appello condannato a poco più: e cioè a pena concordata di 4 anni, ridotta rispetto ai 6 anni e 10 mesi del primo grado, che grazie allo sconto del rito abbreviato aveva già ridimensionato i teorici 10 anni iniziali.

Democrazia (come condizione) instabile

29.10Nel moderno discorso politico, i confini si identificano comunemente con le frontiere, le frontiere con gli Stati nazionali e lo Stato con il portatore del politico.

In Hobbes's formulation, the frontier [..] separates the antipolitical state of nature from political society and from the industry of their subjects [..] There is no public or legitimized politics in Hobbes's scheme; each has been squeezed between the absolute political in the form of the sovereign on the one hand and, on the other, the private domain of absolute, competitive self-interested men protected by it.

È facile pensare alla democrazia come appartenenza. Ciò significa che la democrazia come la conosciamo nelle auto-designate "democrazie industriali avanzate" è stata costituita in forme date, strutture e confini.

Critica della democrazia costituzionalizzata...

Se stavo zitto era meglio

Quando stamattina ho letto l'articolo di Marco Nese sul Corriere della Sera la mia reazione è stata istintiva:

Forse se il generale Vincenzo Camporini stava zitto era meglio. Spendere dieci miliardi per assemblare un aereo militare in un paese che non può fare la guerra in proprio è una follia e non solo economica, ma anche militare.

Non è stata una buona idea acquistarne 90, perché produrne a Cameri meno di 100 ha fatto lievitare i costi (circa 100 milioni di dollari ogni caccia). E altri Paesi europei, come Olanda, Norvegia, Inghilterra e in futuro probabilmente anche Belgio, Danimarca e Polonia, non hanno più convenienza a comprare gli esemplari costruiti in Italia. Spendono meno se li acquistano direttamente negli Stati Uniti.

Ad una più ponderata riflessione ho capito di esserci cascato. Dovevo chiedermi qual'è il senso dell'articolo. Perché un generale dell'aeronautica militare, già capo di stato maggiore dell'aeronautica militare e della difesa e oggi membro della Fondazione Italia USA (così Wikipedia) si esprime in questi termini nei confronti del governo italiano? Di che interessi è portatore? Che cosa c'è dietro ad una presa di posizione di questo tipo che tende, da parte di un militare, a ricattare la politica in campagna elettorale? Forse sarebbe opportuna qualche precisazione. Che il programma occupazionale previsto a Cameri fosse insostenibile era prevedibile, come era prevedibile che il costo dell'intera operazione lievitasse oltre misura senza reali benefici.

Nuove tecnologie e personalizzazione dei prezzi

28.10Le nuove tecnologie stanno demolendo uno dei principi fondamentali del commercio così come lo abbiamo conosciuto sin dalla nostra infanzia, l'uguaglianza di prezzo per lo stesso prodotto nello stesso mercato, riportandoci a pratiche antiche di contrattazione individuale dove il più abile ed il più informato spunta il prezzo migliore. Con una differenza: oggi solo uno dei contraenti ha a disposizione l'opzione di influire sulla determinazione del prezzo.

Un esempio delle possibilità offerte dai nuovi strumenti di vendita è descritto da Leonard Barberi sul Corriere di oggi. Incrociando alcuni dati ricavati da internet un algoritmo può determinare con una buona approssimazione la capacità di spesa del cliente e personalizzare il prezzo, ad esempio di un volo low cost. Mediamente, se dimostrerai all'algoritmo di avere una elevata disponibilità economica lo stesso prodotto ti verrà venduto ad un prezzo maggiore.

Un altro esempio, questa volta personale. Ho la tessera di un supermercato. Acquisto regolarmente un certo prodotto, che un anno fa ha subito un aumento consistente di prezzo (circa il 10%). Di conseguenza ho provato a sostituirlo con uno analogo meno costoso. Da qualche tempo ho constatato che quel prodotto, pur mantenendo sull'etichetta esposta al publico il nuovo prezzo, mi viene fatto pagare senza aumento di prezzo. Poiché si tratta di un prodotto che acquisto regolarmente l'algoritmo che sta dietro la tessera deve aver fatto qualche calcolo...

Finché la tecnologia applica un calcolo redistributivo che, pur privilegiando la massimizzazione dei profitti, sostanzialmente favorisce i più deboli economicamente credo nessuno abbia niente da ridire. Sarebbe la dimostrazione empirica che la progressività delle imposte è, anche dal punto di vista economico e non solo sociale, il sistema di tassazione più equo. Immagino però che l'algoritmo possa essere usato anche in altri modi.

27 d'octubre de 2017 : 15.27
Catalunya és una república independent

27.10La Catalogna è una republica indipendente

La mala secesión

Non lo diciamo da ora: in un articolo di cinque anni fa – novembre 2012, la questione catalana non era una questione per nessuno ma invece lo era – lo scrivemmo in apertura: «La Spagna, così come l’abbiamo conosciuta finora, non esisterà più». Purtroppo avevamo ragione [..]

Weise Worte

Doch offenbar empfinden viele Katalanen die spanischen Verhältnisse so: als Unterdrückung. Sie wieder zurückzugewinnen wird die schwerste Aufgabe sein, vor der das moderne Spanien je gestanden hat. In der amerikanischen Unabhängigkeitserklärung steht der demokratiepolitisch ultimative Satz: Jede Regierung leitet ihre Macht von der Zustimmung der Regierten ab.

Blood on the streets of Barcelona

But if matters get out of hand in Spain in the coming days, the self-serving, non-interventionist stance adopted by EU states, including Britain, could prove untenable. Rajoy’s biggest nightmare is the possibility, mostly avoided hitherto, that the crisis will turn violent. Blood on the streets of Barcelona, live on global TV, could change everything.

La posizione della UE potrebbe rivelarsi insostenibile

Dispiace vedere il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dichiarare ieri sera che «non è cambiato niente». No, è cambiato tutto. Si tratta ora di ricostruire, non più di tenere insieme. A Madrid e Barcellona si deve fare un passo indietro, l’Ue deve farne molti altri in avanti. Anche fuori dai sentieri tracciati.


La flat-tax è una trappola? Le Figaro ha calcolato che i 100 contribuenti francesi più ricchi risparmieranno mediamente 582.380 €.

Pensieri sulla scarsità

Per comprendere le nostre idee occorre conoscere le idee di chi non la pensa come noi. Le idee si affinano nel confronto non nella ripetizione, ma è comunque necessario un ambito mentale comune senza il quale manca l'interesse al confronto.

Edmund Burke può essere considerato un conservatore e un liberale allo stesso tempo. Ma, mi chiedo: può essere liberale un conservatore? La mia risposta è no, ma so bene che molti considerano liberale sinonimo di conservatore. Nel caso di Burke, irlandese Whig convertito Tory, la confusione dei due termini è evidente e si direbbe derivi dalla sovrapposizione di linguaggi diversi.

Secondo White in Thoughts and Details on Scarcity Burke seguirebbe un suo caratteristico «gioco linguistico» nel quale si intrecciano quattro differenti «linguaggi»: quello della legge naturale, quello dell'economia politica classica, quello della tradizione, quello della paura (della violenza rivoluzionaria).

Thoughts and Details on Scarcity è un testo su più piani. Burke si sente un agricoltore, e difende il ceto al quale appartiene e si lamenta: il mestiere di farmer è, tra le attività economiche, una delle più precarie [..] richiede dieci volte più lavoro, vigilanza, attenzione, abilità e, lasciatemi dire, anche maggiore buona sorte di qualsiasi altro mestiere.

Ma, se si dilunga sulla resa di fagioli e rape, sul costo del grano e sulla crescita dell'orzo è solo per mostrare la provenienza divina delle leggi del commercio sulle quali nessuno può intervenire, neppure in tempi di carestia, senza esporsi ad un grave pericolo.

L'interferire indiscriminatamente nel commercio dei generi di sussistenza è quanto di più pericoloso ci sia, e assume il suo aspetto peggiore quando gli uomini vi sono più propensi: ossia in tempi di scarsità.

La paura della rivoluzione affiora qua e là, ma per Burke l'ingerenza del governo in ciò che concerne la sussistenza del popolo è solo vana presunzione e se l'uomo non possiede nulla che possa essere scambiato deve essere affidato alla publica carità. Qui il liberale si spezza, un abisso separa Burke da Hobbes.

Ma che fare se il salario del lavoratore è molto al di sotto della sussistenza minima e le avversità del momento sono tanto grandi da minacciare veramente la fame?

Il lavoratore povero deve essere abbandonato al cuore di pietra e alla mano avida del basso interesse personale, difesi dalla spada della legge, specie quando c'è ragione di ritenere che proprio l'avarizia degli stessi farmer abbia contribuito, insieme agli errori del governo, ad affamare il paese?

La mia opinione in questo caso è la seguente: tutte le volte che un uomo non può pretendere nulla sulla base delle leggi del commercio e dei principi della giustizia, egli esce da tale ambito ed entra nella giurisdizione della pietà.

Ancora una annotazione sul contratto che, secondo Burke, lega gli uomini. No, non lega gli uomini, questo non è un contratto sociale, è un contratto di lavoro e si vuole non fondato sull'uguaglianza.

Tra il lavoratore ovunque sia occupato e il suo datore di lavoro c'è un contratto tacito, molto più forte di qualunque strumento o articolo di accordo scritto: che quel particolare lavoro dovrà essere sufficiente ad assicurare al datore di lavoro un profitto sul suo capitale e una ricompensa per il suo rischio; in sostanza, che il lavoro dovrà produrre un utile equivalente al costo dei salari.

Ma c'è una seconda parte del contratto tacito, che Burke dimentica. I salari dovranno coprire almeno il costo di riproduzione della manodopera... che può essere estremamente difficile calcolare nelle società complesse fondate sul capitalismo cognitivo.

Il prodotto di una comunità priva di empatia

26.10Alcune non facili decisioni della magistratura fanno discutere. Si tratta di omicidi, quindi di reati molto gravi. I colpevoli sono rei confessi e le motivazioni dei delitti sono difficili da comprendere. Sono al limite dell'incapacità mentale. Il giudice che deve emettere una sentenza in questi casi si trova oggettivamente spiazzato.

Se da una parte non ha molto senso carcerare queste persone per un tempo limitato e comunque non congruo con la gravità delle loro azioni dall'altra è pericoloso lasciarle libere e senza controlli. Il reato che hanno commesso non nasce da un interesse spiegabile, che si può prevedere e prevenire, ma da un difetto educativo che ha reso incongrue le loro azioni e rende imprevedibile il loro comportamento futuro.

Si può definire minorato, ma non minorenne, un ragazzo di 17 anni che compie un'azione così stupida senza rendersi conto di quello che sta facendo. In questi casi esiste una responsabilità sociale della quale la comunità deve farsi carico prendendone coscienza e agendo di conseguenza, responsabilità che non deve essere occultata dall'impossibilità di applicare una pena ragionevole. Chi uccide la fidanzata o spinge in mare un vecchio per gioco non vive fuori dal mondo, ma è il prodotto di una comunità priva di empatia.

La Corte di cassazione colpisce ancora

Ci risiamo. La Corte di cassazione (sentenza 21593 del 19 settembre 2017) ha confermato la decisione del Tribunale di Firenze che ripartiva la responsabilità di un incidente, accaduto durante l'uscita da una scuola scuola media, tra l'autista del bus investitore, il Comune ed il Ministero della publica istruzione.

A cascata la decisione della Cassazione ha provocato l'emanazione di circolari che obbligano i genitori ad accompagnare i figli a scuola e tornare per riprenderli fino ad un'età alla quale fino a qualche decennio fa ci si sposava e si facevano figli. Il ministro dell'istruzione Valeria Fedeli è intervenuta dichiarando: «Anche i genitori devono essere consapevoli che questa è la legge». Ma questa legge non l'ha fatta il Legislatore, l'ha fatta un giudice e, letta così come è stata riportata dai media, non si regge in piedi e fa un pessimo servizio all'immagine della giustizia.

Mi chiedo chi avrà voglia di fare ancora figli a queste condizioni e mi aspetto un intervento del ministro Orlando che ci spieghi...


25.10Le Monde publica una stroncatura a firma Gabriel Zucman (Professore di economia presso l’università di Berkeley) della flat-tax alla francese voluta da Macron. Ma l'attacco è indirettamente anche contro Trump.


La qualità del pensiero condiviso opera la distinzione

24.10Il libro dello storico Carl Becker, dedicato alle influenze della filosofia cristiana negli scritti del Philosophes ed alla demolizione della Città Celeste di sant'Agostino da questi compiuta allo scopo di ricostruirla con materiali più moderni, inizia descrivendo un'esperienza comune.

Come tanti, io mi attacco ad alcune credenze dilette che ritengo valide perché discendono logicamente da fatti noti ed ovvii, e spesso mi accoro se un intimo amico ne respinge l'una o l'altra ; nonostante io gli abbia esposti tutti i fatti sui quali per me si appoggia e lo abbia condotto per tutti quei logici passi che dovrebbero convincere una mente ragionevole. Può accadere, e in verità accade quasi sempre, ch'egli non riesca a confutare i miei argomenti. Ma questo non conta: se io mi son sforzato di convincerlo contro la sua volontà, egli non muta perciò di opinione, e io debbo conchiudere che il suo cervello, disgraziatamente, non è del tutto sgombro; un qualche intimo turbamento, un qualche radicato pregiudizio o un qualche indiscusso preconcetto lo rende cieco al vero.

Per mio conto, perdono facilmente al mio amico il pregiudizio disturbatore che lo conduce a conclusioni errate, perché me ne rendo ragione. A tali conclusioni sarei potuto giungere anch'io, se non m'avesse preservato dall'errore, che in sé è di poca entità, una qualche fortunata combinazione. Ci troviamo facilmente d'accordo su questioni di maggiore importanza, poiché siamo ambedue professori; le nostre esperienze e i nostri interessi si somigliano assai. I fatti che ci paiono più salienti e le deduzioni che ci convincono sono, in genere, gli stessi per me e per lui, e la maggior parte delle nostre premesse, nonché le frasi che ci vengono spontanee, sono quelle usuali del nostro insegnamento. Poiché tanto ci troviamo concordi nei principii, possiamo discutere abbondantemente per notti intere; ché nulla ci divide, come direbbe Carlyle, fuorché le opinioni.

Ma è meno facile per noi professori di discutere per una notte intera con persone di un'altra categoria, con, per esempio, dei politici e dei ministri del culto. Presto ci verrebbero meno gli argomenti perché mancherebbe un terreno d'intesa; certi fatti che a loro parrebbero importanti noi li metteremmo in dubbio o li trascureremmo. Ragionamenti che ci convincono verrebbero scartati da loro perché li qualificherebbero, con insultante o sbadata leggerezza, di accademici. Prima che la notte fosse inoltrata, la discussione si spegnerebbe. Ci accorgeremmo che non c'è scopo a proseguirla perché la loro mente è ottenebrata, non superficialmente da un pregiudizio di natura individuale, ma fondamentalmente da preconcetti inconsci, comuni a tutti gli uomini della loro professione.

I professori discutono con i professori, i politici con i politici, i preti con i preti, perché hanno degli argomenti ed un linguaggio comune. Si comprendono e comprendendosi sopportano le opinioni che non condividono perché hanno un ambito mentale nel quale quelle opinioni hanno uno spazio. È la qualità del pensiero condiviso ad operare la distinzione. Ciò accade anche per la comprensione diacronica, cioè per la dimensione temporale, ma di questo non intendo parlare qui.


Siamo certi che i calcoli attuariali in uso per la determinazione delle pensioni siano corretti?


Il caso del bambino schiavo

23.10Il ragionamento etico può essere diviso in una parte emotiva ed in una di puro calcolo. L'esempio del bambino concepito per diventare schiavo estremizza una situazione nella quale le due parti entrano fatalmente in contraddizione.

In una società in cui la schiavitù è legale, ad una coppia che progetta di avere un figlio vengono offerti $ 50,000 da uno sfruttatore per produrre un bambino che sia suo schiavo. Essi hanno bisogno di soldi per comprare uno yacht. Dovrebbero firmare l'accordo, accettare i soldi, e produrre il bambino? Assumendo che la vita come schiavo sia migliore della non-esistenza, agire in questo modo non significherebbe danneggiare il bambino. Se rifiutassero l'offerta, non produrrebbero alcun bambino oppure se cambiassero il loro atteggiamento riguardo al diventare genitori produrrebbero un altro bambino. (p. 100)

Il passaggio chiave è assumendo che la vita come schiavo sia migliore della non-esistenza. Con questa semplice assunzione il puro calcolo ci permette di sostenere che concepire un bambino nelle condizioni descritte nell'esempio è moralmente lecito, sebbene emotivamente ci appaia immorale.

Roberts osserva tuttavia che nei due casi non viene sollevato un genuino problema della non-identità. La ragione è che andrebbero interpretati come casi a tre alternative e non, come fa Kavka, come casi a due alternative. Per la coppia, cioè, sarebbe stato logicamente possibile concepire nei due rispettivi casi un medesimo bambino astenendosi dal prendere la pillola o astenendosi dal proposito di venderlo come schiavo. Per Roberts quel medesimo bambino sarebbe comunque nato in quanto si potrebbe immaginare una situazione controfattuale i cui i genitori concepiscono il medesitno bambino in condizioni differenti o a partire da differenti intenzioni.

La soluzione proposta dalla Roberts, qui citata, è semplicemente un'altro bambino. Cambiare le condizioni non risolve il problema, semplicemente cambia il problema.

Dov'è il busillis?

Se l'esistenza è sempre migliore della non-esistenza allora... Se invece concepiamo la schiavitù come una forma di esistenza indegna di essere vissuta allora... Apparentemente la soluzione al dilemma ruota intorno alla risposta data a queste due proposizioni condizionali. Ma, questa risposta è ancora dominio esclusivo dell'etica o non è qualcosa di più complesso?

< >

Non è scontato che la procreazione in sé non leda un possibile diritto alla non-esistenza. Come giustificare un'esistenza peggiore della non-esistenza se non con un arbitrio.

sembra deleterio rilasciare a tutte le persone possibili un diritto potenziale a iniziare ad esistere con una esistenza non peggiore della non-esistenza

Come giustificare la casualità naturalmente insita nella procreazione con l'arbitrio di una scelta?

le scelte procreative sollevano ciò che Parfit (1982, 1989) indica come problema della non-identità ed altri hanno chiamato paradosso delle generazioni future (Kavka, 1982). La natura del paradosso è determinata dalla constatazione che ogni minimo cambiamento nella sequenza degli eventi che di fatto culminarono nella nostra esistenza avrebbe potuto far sì che la nostra esistenza rimanesse meramente possibile. Si tratta del fenomeno che Kavka (1982) descrive nei termini della precarietà dell'esistenza, precariousness of experience e Parfit enuncia nella tesi della dipendenza temporale (1989, 447)


Il Veneto inguaia Salvini e Renzi. L'esito del referendum in Veneto e Lombardia può creare problemi alla Lega nel momento in cui ambisce a presentarsi alle elezioni su tutto il territorio nazionale e, d'altra parte, dimostra la persistente debolezza del partito di Renzi nell'interpretare l'immaginario profondo degli italiani.

Gregory S. Kavka

22-10Naturalmente sono arrivato a Kavka seguendo le tracce di Hobbes.

Bibliografia

Gregory S. Kavka (1947-1994)
- Hobbesian Moral and Political Theory. Studies in Moral, Political, and Legal Philosophy, Princeton university press, 1986
  • I - METHOD - HOBBES'S AND OURS
    • 1-1. Hobbesian Theory
    • 1-2. Hobbes's Method
    • 1-3. Our Problems and Plans
  • II - HUMAN NATURE
    • 2-1. Theories of Human Nature
    • 2-2. Psychological Egoism
    • 2-3. Was Hobbes a Psychological Egoist?
    • 2-4. Evaluating Egoism
    • 2-5. Predominant Egoism
    • 2-6. Death-Avoidance
  • III - CONFLICT IN THE NATURE
    • 3-1. The Structure of the Argument
    • 3-2. State of Nature and State of War
    • 3-3. Preliminary Version of the Argument
    • 3-4. The Basic Argument
    • 3-5. War or Peace?
    • 3-6. Objections
  • IV - COOPERATION OF NATURE
    • 4-1. Defensive Cooperatives
    • 4-2. Cooperation over Time
    • 4-3. Cooperation and the Fool
    • 4-4. Groups and the State
    • 4-5. A Priori or Empirical?
  • V - FOUNDING THE STATE
    • 5-1. The Hobbesian Social Contrart
    • 5-2. The Parties
    • 5.3. Choice and Disaster-Avoidance
    • 5-4. Terms of Agreement: Economic Welfare
    • 5-5. Terms of Agreement: Government and Liberty
    • 5-6. Remaining Problems
  • VI - POWER AND ORDER IN THE STATE
    • 6-1. Crime and Punishment
    • 6-2. The Paradox of Perfect Tyranny
    • 6-3. The Paradox of Revolution
    • 6-4. An Argument Against Revolution
  • VII - MORAL CONCEPTS
    • 7-1 Facts and Values
    • 7-9 Good and Evil
    • 7-3. Rights
    • 7-4. Oblations
    • 7-5. Ought-principles
  • VIII - THE RIGHT OF SELF-PRESERVATION
    • 8-1. The Ri ht of Nature
    • 8-2. The First Argument for Inalienability
    • 8-3. The Second Argument for Inalienability
    • 8-4. An Acceptable Argument
  • IX - RULE EGOISM
    • 9-1. Right Reason and Natural Law
    • 9-2. Morality in the State of Nature
    • 9-3. Rule Egoism
    • 9-4. Egoism, Utility, and Justice
    • 9-5. Rule Worship
  • X - POLITICAL OBLIGATION
    • 10-1. Obligation and the Social Contract
    • 10-2. Tacit Consent
    • 10-3. Hypothetical Consent
    • 10-4. Other Grounds of Political Obligation
    • 10-5. Independents and Oppressed Minorities
  • XI - THE LIMITS OF OBLIGATION
    • 11-1. Self-incrimination
    • 11-2. National Defense
    • 11-3. Revolution
  • XII - LESSONS AND LIMITS OF LEVIATHAN
    • 12-1. Limits Of Hobbesian Theory
    • 12-2. Lessons of Leviathan
- Moral Paradoxes of Nuclear Deterrence?, Cambridge University Press, 1987
  • 1. Some Paradoxes of Deterrence:15-32.
  • 2. A Paradox of Deterrence Revisited:33-56.
  • 3. Deterrence, Utility, and Rational Choice:57-77.
  • 4. Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities:79-99.
  • 5. Dilemmas of Nuclear Protest:101-116.
  • 6. Unilateral Nuclear Disarmament:119-125.
  • 7. World Government:127-145.
  • 8. Strategic Defense:147-164.
  • 9. Nuclear Coercion:165-191.
  • 10. Mutual Nuclear Disarmament:193-207.

- "Wittgensteinian Political Theory." Review of Hanna Fenichel Pitkin's Wittgenstein and Justice: On the Significance of Ludwig Wittgenstein for Social and Political Thought, Stanford Law Review, 26(6):1455-1480; 1974
- Wrongdoing and Guilt, Journal of Philosophy, 71 (18): 663-664, 1974
- Extensional Equivalence and Utilitarian Generalization, Theoria, 41:125-147, 1975
- Rawls on Average and Total Utility, Philosophical Studies, 27 (4):237-253, 1975
- Equality in Education, in John E. McDermott, ed., Indeterminacy in Education: Social Science Educational Policy and the Search for Standards, pp. 211-252. Berkeley: McCuthchan, 1976
- Eschatologial Falsificationism, Religious Studies, 12(2):201-205, 1976
- Some Paradoxes of Deterrence, Journal of Philosophy, 75 (6): 285-302, 1978
- The Futurity Problem, in Richard Sikora and Brian Barry, eds. Obligations to Future Generations, Philadelphia, Temple University Press, pp. 186-203, 1978
- The Numbers Should Count, Philosophical Studies, 36 (3), (1979).
- Some Paradoxes of Deterrence, in Malham M. Wakin, ed., War, Morality and the Military Profession, pp. 197-218. Boulder, Colo.: Westview Press, 1979
- Deterrence, Utility, and Rational Choice, Theory & Decision, 12(1):41-60, 1980
- What is Newcomb's Problem About?, American Philosophical Quarterly, 17(4):271-280, 1980
- Review of Renford Bambrough's Moral Scepticism and Moral Knowledge, Philosophical Review, 90(4):630-633, 1981
- The Futurity Problem, in Ernest Partridge, ed., Responsibilities to Future Generations: Enviornmental Ethics, pp. 109-122. Buffalo, NY: Prometheus Books, 1981
- An Internal Critique of Nozick's Entitlement Theory, Pacific Philosophical Quarterly, 63(4):371-380, 1982
- Deterrence and Utility Again: A Response to Bernard, Theory & Decision, 14(1):99-102, 1982
- The Paradox of Future Individuals, Philosophy & Public Affairs, Vol. 11, No. 2: 93-112, 1982
- Two Solutions to the Paradox of Revolution, in Peter A. French, Theodore E. Uehling, Jr. and Howard Wettstein, eds., Social and Political Philosophy, pp. 455-472. Midwest Studies in Philosophy, 7. Minneapolis: University of Minnesota Press, 1982
- Doubts About Unilateral Nuclear Disarmament, Philosophy and Public Affairs, 12 (3): 255-260, 1983
- Hobbes's War of All Against All, Ethics, 93 (2):291-310, 1983
- When Two 'Wrongs' Make a Right: An Essay on Business Ethics, Journal of Business Ethics, 2 (1), 1983
- Rule by Fear, Noûs, 17 (4):601-620, 1983
- The Toxin Puzzle, Analysis, 43 (1):33-36, 1983
- (with Virginia L. Warren.) Political Representation for Future Generations, in Robert Elliot and Arran Gare, eds., Enviornmental Philosophy: A Collection of Readings, pp. 21-39. St. Lucia & New York: University of Queensland Press; Univers ity Park: Pennsylvania State University Press, 1983
- Right Reason and Natural Law in Hobbes's Ethics, Monist, 66(1):120-133, 1983
- Review of A. John Simmons' Moral Principles and Political Obligations, Topoi, 2(1):227-230, 1983
- Some Paradoxes of Deterrence, in Jan Narveson, ed., Moral Issues, pp. 72-87. Toronto & New York: Oxford University Press, 1983
- Review of Antony Flew's The Politics of Procrustes: Contradictions of Enforced Equality, Philosophical Review, 93(1):107-109, 1984
- The Reconciliation Project, in David Copp and David Zimmermann, eds., Morality, Reason and Truth: New Essays on the Foundations of Ethics, pp. 297-319. Totowa, NJ: Rowman & Allanheld, 1984 [poi in Ethical Theory: An Anthology, a cura di Russ Shafer-Landau, Blackwell, 2007]
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in Douglas MacLean, ed., The Security Gamble: Deterrence Dilemmas in the Nuclear Age, pp. 123-140. Maryland Studies in Public Philosophy. Totowa, NJ: Rowman & Allanheld, 1984
- Deterrent Intentions and Retaliatory Actions, in Douglas MacLean, ed., The Security Gamble: Deterrence Dilemmas in the Nuclear Age, pp. 155-159. Maryland Studies in Public Philosophy. Totowa, NJ: Rowman & Allanheld, 1984
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in Charles Betz, Marshall Cohen, Thomas Scanlon and John Simmons, eds., International Ethics: A `Philosophy and Public Affairs' Reader. Princeton: Princeton University Press, 1985
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in James Sterba, ed., The Ethics of War and Nuclear Deterrence, pp. 127-138. Wadsworth Series in Social Philosophy. Belmont, Calif.: Wadsworth, 1985
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in Richard Wasserstrom, ed., Today's Moral Problems, pp. 377-393. 3d ed. New York: Macmillan, 1985
- Some Paradoxes of Deterrence, in James White, ed., Contemporary Moral Problems. St. Paul: West Publishing, 1985
- Space War Ethics, in Russell Hardin, John J. Mearsheimer, Gerald Dworkin and Robert E. Goodin, eds., Nuclear Deterrence: Ethics and Strategy, pp. 299-317. Chicago: University of Chicago Press, 1985
- Space War Ethics?, Ethics, 95(3): 673-691, 1985
- A Critique of Pure Defense, Journal of Philosophy, 83 (11):625-633, 1986
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in John Arthur, ed., Morality and Moral Controversies, 2d ed. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall, 1986
- Morality and Nuclear Politics: Lessons of the Missle Crisis, in Avner Cohen and Steven Lee, eds., Nuclear Weapons and the Future of Humanity: The Fundamental Questions, pp. 233-254. Philosophy and Society Series. Totowa, NJ: Rowman & Allan held, 1986
- Some Paradoxes of Deterrence, in John Perry and Michael Bratman, eds., Introduction to Philosophy: Classical and Contemporary Readings, pp. 516-526. New York: Oxford University Press, 1986
- Some Paradoxes of Deterrence, in Malham M. Wakin, ed., War, Morality and the Military Profession, pp. 197-218. 2d edition, revised and enlarged. Boulder, Colo.: Westview Press, 1986
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in Thomas Mappes and Jane S. Zembaty, eds., Social Ethics: Morality and Social Policy, pp. 450-463. 3d ed. New York: McGraw-Hill, 1987
- Nuclear Weapons and World Government, Monist, 70(3):298-315, 1987
- Review of Arnold A. Rogow's Thomas Hobbes: Radical in the Service of Reaction, Ethics, 97(4):898, 1987
- Review of David Gauthier's Morals by Agreement, Mind, 96(381):117-121, 1987
- Some Neglected Liberal Aspects of Hobbes's Philosophy, Hobbes Studies, Volume 1, Issue 1, 1988
- Doubts about Unilateral Nuclear Disarmament, in Stephen Setric, ed., Taking Sides: Clashing Views on Controversial Issues. Guilford, CT: Dushkin, 1988
- Sweethearts of SDI: A Response to Woodward, Ethics, 99 (3):572-573, 1989
- A Critique of Pure Defense, in Douglas P. Lackey, ed., Ethics and Strategic Defense: American Philosophers Debate Star Wars and the Future of Nuclear Deterrence, pp. 91-98. Belmont, Calif.: Wadsworth, 1989
- The Reconcilation Project, in Louis J. Pojman, ed., Ethical Theory: Classical and Contemporary Readings. Belmont, Calif.: Wadsworth, 1989
- Some Social Benefits of Uncertainty, in Peter A. French, Theodore E. Uehling, Jr. and Howard K. Wettstein, eds., The Philosophy of the Human Sciences, pp. 311-326. Midwest Studies in Philosophy, 15. Notre Dame, Ind.: University of Notr e Dame Press, 1990
- Some Paradoxes of Deterrence, in Jonathan Glover, ed., Utilitarianism and Its Critics. Philosophical Topics. New York: Macmillan; London: Collier Macmillan, 1990
- Was the Gulf War a Just War?, Journal of Social Philosophy, 22 (1):20-29, 1991
- Review: Reason and Morality: A Defense of the Egocentric Perspective. Richard Fumerton, Ethics, 101 (3):644-, 1991
- Review: Markets, Morals and the Law, Jules L. Coleman, 1988, Economics and Philosophy 7 (1):105-112, 1991
- An Internal Critique of Nozick's Entitlement Theory, in J. Angelo Corlett, ed., Equality and Liberty: Analyzing Rawls and Nozick, pp. 298-310. New York: St. Martin's Press; London: Macmillan, 1991
- Is Individual Choice Less Problematic than Collective Choice?, Economics and Philosophy, 7(2):143-165, 1991
- Nuclear Hostages, in R.G. Frey and Christopher W. Morris, eds., Violence, Terrorism, and Justice, pp. 276-295. Cambridge Studies in Philosophy and Public Policy. Cambridge: Cambridge University Press, 1991
- Rational Maximizing in Economic Theories of Politics, in Kristen Monroe, ed., The Economic Approach to Politics: A Critical Reassessment of the Theory of Rational Action, pp. 371-385. HarperCollins Series in Comparative Politics. New York: Har perCollins, 1991
- Disability and the Right to Work?, Social Philosophy and Policy, 9(1): 262-290, 1992
- Brandt, Richard B, in Lawrence Becker and Charlotte B. Becker, eds., The Encyclopedia of Ethics, Vol. I: A-K, pp. 96-97. Garland Reference Library of the Humanities, 925. New York: Garland, 1992
- Deterrence, Threats and Retaliation, in Lawrence C. Becker and Charlotte B. Becker, eds., The Encyclopedia of Ethics, Vol. I: A-K, pp. 257-259. Garland Reference Library of the Humanities, 925. New York: Garland, 1992
- The Numbers Should Count, in John Martin Fischer and Mark Ravizza, eds., Ethics: Problems and Principles. Fort Worth: Holt, Rinehart & Winston, 1992
- Nuclear Ethics, in Lawrence Becker and Charlotte B. Becker, eds., The Encyclopedia of Ethics, Vol. II: L-W, pp. 912-915. Garland Reference Library of the Humanities, 925. New York: Garland, 1992
- Review of David Schmidtz' The Limits of Government: An Essay on the Public Goods Argument, Ethics, 102(2):399-401, 1992
- Right Reason and Natural Law in Hobbes's Ethics, in Vere Chappell, ed., Thomas Hobbes, pp. 192-205. Essays on Early Modern Philosophers, 5. New York: Garland, 1992
- Book Review: Justice Between Age Groups and Generations: Peter Laslett, James S. Fishkin., Ethics, 104 (1):184-186, 1993
- Self-interest. The reconciliation project, in John Heil, ed., Rationality, morality, and self-interest: essays honoring Mark Carl Overvold, Rowman & Littlefield, 1993
- Rationality Triumphant: David Gauthier's Moral Theory, Dialogue, 32(2):347-357, 1993
- Internal Prisoner's Dilemma Vindicated, Economics and Philosophy, 9(1):171-174, 1993
- Nuclear Deterrence: Some Moral Perplexities, in Louis Pojman, ed., Life and Death: A Reader in Moral Problems, Boston: Jones and Bartlett, 1993
- The Problem of Group Egoism, in Brad Hooker, ed., Rationality, Rules, and Utility: New Essays on the Moral Philosophy of Richard B. Brandt, pp. 149-163. Boulder, Colo.: Westview Press, 1993
- Book Review: The Costs of Crimes: Coleman Amended: Risks and Wrongs. Jules L. Coleman, Ethics, 104 (3):582-, 1994
- Review of George Ainslie's Picoeconomics: The Strategic Interaction of Successive Motivational States Within the Person, Economics and Philosophy, 10(2):333-338, 1994
- Upside Risks: Social Consequences of Beneficial Biotechnology, in Carl F. Cranor, ed., Are Genes Us? The Social Consequences of the New Genetics, pp. 155-179. New Brunswick, N.J.: Rutgers University Press, 1994
- The Rationality of Rule-Following: Hobbes's Dispute with the Foole, Law and Philosophy 14 (1):5-34, 1995
- Why Even Morally Perfect People Would Need Government?, Social Philosophy and Policy, 12(1): 1-18, 1995
Tyler Cowen, Gregory Kavka
- The Public Goods Rationale for Government and the Circularity Problem, Politics, Philosophy & Economics, Vol 2, Issue 2, 2003
Jules L. Coleman, Christopher W. Morris (edited by)
- Rational Commitment and Social Justice: Essays for Gregory Kavka, Cambridge University Press, 1998
Christopher W. Morris
- A Hobbesian Welfare State?, Dialogue, XXVII, 4: 653-673, 1988
Sharon A. Lloyd
- Ideals as Interests in Hobbes's Leviathan: The Power of Mind Over Matter, Cambridge: Cambridge University Press, 1992

Antipatie

21.10Non ho letto nessuno di questi libri ※ e probabilmente non ne leggerò nessuno, ma sono incuriosito dalle ragioni che portano a scrivere un libro malevolo. Intendiamoci qui non si tratta di mettere in discussione un'idea, ma di denigrare l'immagine di una persona. È questo che non capisco. La spiegazione psicanalitica è troppo semplice, la spiegazione commerciale altrettanto. C'è, ci dev'essere, un piacere proprio dello scrivere contro un'immagine autorevole, della stessa natura di quel piacere che si mostra sfacciatamente sui social media nella denigrazione di alcune figure istituzionali... antipatiche.


Sulla relazione tra UBI e profitti

Molti borghesi, magari con un lavoro ben pagato e dotati di qualche rendita, si chiedono perchè dei miliardari, come Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Richard Branson, sostengano la necessità di un reddito di cittadinanza (UBI) tradendo l'etica del lavoro e l'appartenenza di classe. La risposta l'ha già data Keynes, ma la ripeto. Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Richard Branson possiedono delle grandi imprese industriali che producono beni di largo consumo ed hanno bisogno di acquirenti per i loro prodotti. I loro profitti sono legati ai redditi dei lavoratori, se questi diminuiscono oltre una certa misura anche i loro profitti diminuiranno. Inoltre sanno, o sperano, che il denaro necessario per implementare UBI sarà preso dalle tasche degli stessi lavoratori, magari quelli con un reddito più alto, o da quelle dei redditieri, appunto quelli che non comprendono le prese di posizione dei vari Bill Gates, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Richard Branson

Messa nera

20.10

Black Mass: Apocalyptic Religion and the Death of Utopia di John Gray propone una tesi discutibile: il millenarismo religioso è all'origine dell'utopismo di destra e di sinistra che ha condizionato negativamente la politica del XX secolo. I movimenti rivoluzionari moderni sono una continuazione della religione con altri mezzi.

Tesi non nuova, ci aveva già lavorato sopra anche Jacob Taubes. Gray la declina in modo forse un pò troppo disinvolto, ma intrigante. Una citazione come antidoto alle certezze.

Notoriamente, Strauss riteneva che molti dei più grandi pensatori del passato avessero una filosofia segreta molto diversa da quella palesemente esposta nei loro scritti. Questo suo punto di vista ha indotto alcuni critici ad attaccarlo come teorico degli insegnamenti sui quali si fondavano le politiche di disinformazione praticate dai neoconservatori durante l'amministrazione Bush. 40

L'idea che l'opera di Strauss ratifichi l'inganno è discutibile. Dire che i grandi filosofi scrivono in codice è una cosa, sostenere che l'inganno è essenziale in politica è un'altra. Strauss ha sempre insistito sul fatto che tra la filosofia e la pratica esista un grande divario, scrivendo che «il filosofo cessa di essere tale quando l'inevitabilità di una soluzione diventa più forte della coscienza del carattere problematico della soluzione». 41

Mentre Strauss è noto come difensore dell'attuale regime americano, potrebbe essere con maggior precisione descritto come uno dei suoi più spietati critici. Alla stregua di Schmitt, Strauss era un antiliberale. Nel discorso corrente della politica americana, i neoconservatori sono nemici del liberalismo in tutte le sue forme. Ma il neoconservatorismo è esso stesso una versione fondamentalista del liberalismo e, come mostrano le sue analisi di Hobbes e di Schmitt, Strauss considerava il liberalismo come un sintomo del fallimento del «progetto moderno». Il suo lavoro non sostiene nessun particolare punto di vista politico ed è compatibile con una molteplicità di posizioni diverse. 42 Tuttavia, se c'è un movimento politico contemporaneo di cui questo pensatore profondamente scettico avrebbe diffidato e che certo avrebbe condannato, questo è il neoconservatorismo.

Se Strauss non può essere ritenuto responsabile della condotta di un movimento politico che rivendica la sua autorità, ciò non vuol dire che il suo pensiero non lo abbia influenzato. La sua convinzione che gli scritti filosofici spesso contengano un significato recondito, differente, se non opposto, al loro senso manifesto, rischia di divenire l'autorizzazione a un modo di pensare privo di ogni disciplina. Strauss non è riuscito a fornire alcun metodo di interpretazione tramite cui si possa verificare l'identificazione di un pensiero nascosto, e molte delle sue asserzioni risultano altamente improbabili, se le si giudica secondo gli standard disciplinari comunemente accettati. Ad esempio, Strauss interpreta Platone non come un pensatore utopistico, ma come un critico dell'utopismo volto a mettere in luce l'impossibilità di uno Stato ideale, ma, come eminenti studiosi della classicità hanno dimostrato, tale tesi non trova riscontro nei testi. 43

Il punto è che la teoria di Strauss consente praticamente qualsiasi interpretazione si proponga. Si può qui fare un paralelo con l'assunto della scuola decostruzionista secondo cui i testi non avrebbero un significato insito. In entrambi i casi, l'indagine razionale è sostituita da un giudizio arbitrario, e, per quanto si sia potuto credere che Strauss intendesse recuperare un modo classico di pensare, in realtà il suo metodo ha parecchio in comune con il pensiero postmoderno. In pratica Strauss interpretava i testi facendo appello a intuizioni soggettive la cui autorità sembrava dipendere dalla pretesa di possedere uno speciale dono di penetrazione. E proprio la pretesa di avere un accesso privilegiato alla verità ha fatto cadere alcuni suoi seguaci in disastrosi errori. Così com'è stato applicato al governo, tale atteggiamento ha contribuito a produrre la guerra irachena.

Un discorso privo di senso aritmetico

19.10Quando si discute di reddito di cittadinanza (UBI) ritengo si debba partire da una premessa condivisa: la correttezza aritmetica del ragionamento deve prevalere sempre. Ovvero qualsiasi ragionamento nel quale sia coinvolto un calcolo deve essere aritmeticamente corretto, anche se si tratta di principi giuridici. Non si può negare l'aritmetica per legge.

Esistono, sono un fatto, delle condizioni nelle quali è impossibile mantenere l'uguaglianza aritmetica, ma non riguardano il discorso sul reddito di cittadinanza. Sono altra cosa e come tali vanno trattate. La Legge è la fonte dell'ineguaglianza, ma il discorso sul reddito di cittadinanza riguarda l'uguaglianza.

Che il reddito di cittadinanza sia misura funzionale al perseguimento del progetto sociale delineato in Costituzione, volto ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa a tutti, e particolarmente alle persone economicamente e socialmente più fragili, si è già detto [cap. II, § 12]. Resta da chiarire quale reddito di cittadinanza.

In merito la Costituzione della Republica italiana non è chiara. Mantiene, nell'articolazione del testo, un margine di ambiguità, che consente di costruire un discorso tendente ad eludere la necessità della correttezza aritmetica nel ragionamento sull'uguaglianza.

Posta la condizione dell'universalità, il discrimine che si pone è tra universalità assoluta e selettiva. Lungo questo discrimine, corre la frattura principale che attraversa il discorso sul reddito di cittadinanza. Dei presupposti teorici di questa frattura si è già detto. E necessario ora vedere, alla luce della Costituzione italiana, quale tipo di universalità sia a essa più conforme: quella che, rapportando il reddito di cittadinanza allo status di diritto universale dell'uomo, mira a garantirne il godimento per la più ampia platea di beneficiari possibile, senza altra condizione che non sia la cittadinanza stessa, intesa nel senso più inclusivo possibile (universalismo assoluto); o quella che, invece, configurandolo come ultima rete di protezione per contrastare povertà ed esclusione, lo destina alle sole persone (cittadini e non) prive dei mezzi necessari per vivere liberamente e dignitosamente (universalismo selettivo).

Dalla premessa si può dedurre facilmente quello che penso. La distinzione fra universalismo assoluto e selettivo è priva di senso. Lo è in generale e maggiormente ※ nel caso specifico del reddito di cittadinanza.

Per dare una risposta in termini di costituzionalità, bisogna avere chiaro il parametro costituzionale: la lettura originalista e sistematica della Costituzione — e particolarmente degli articoli 2, 3, II comma, 38, I comma — ha condotto a ritrovarvi, forte e chiara, un'aspirazione alla protezione universale dall'oppressione del bisogno, che si rende concreta nel riconoscere, in capo alle persone economicamente e socialmente più deboli, il diritto all'esistenza quale condizione imprescindibile di cittadinanza .

Cerchiamo di interpretare le parole. la lettura della Costituzione ha condotto a ritrovarvi un'aspirazione alla protezione universale dall'oppressione del bisogno. Sembrerebbe che nella Costituzione si legga soltanto un'aspirazione. Come si concretizza questa aspirazione?

Alla luce di questa lettura del parametro costituzionale, apparirebbe senz'altro secundum constitutionem un reddito teso a sostenere, in modo universale ma selettivo, (tutte) le (sole) persone in condizione di debolezza.

Quello che ci viene qui proposto come interpretazione coerente della Costituzione è il discorso dell'universalismo selettivo, cioè dell'universalismo non universale.

il limite della fattibilità economica [15]. Limite che — come si dirà — già incide pesantemente sulla possibilità di concretizzazione del reddito universale selettivo, ma che pare divenire insormontabile quando si parla di reddito universale tout court [16]; soprattutto se si vuole assicurare, insieme all'universalità, un livello adeguato di erogazione reddituale, tale da garantire almeno il minimo vitale [17]

Se invece l'adeguatezza della misura viene sacrificata sull'altare dell'universalità, assunta come obiettivo prevalente, allora il problema che si pone non è tanto quello della fattibilità economica, quanto della legittimità costituzionale. Una disposizione normativa praeter constitutionem, che miri a estendere una provvidenza a sostegno di un diritto costituzionalmente garantito (il diritto ad avere assicurata un'esistenza libera e dignitosa) oltre la sfera dei beneficiari individuabili sulla base della Costituzione stessa (i deboli), diventa contra constitutionem se, per garantire l'estensione della provvidenza (a tutti), va a intaccare il nucleo di tutela costituzionalmente previsto. Altrimenti detto, se, in un contesto di risorse economiche scarse, l'estensione universale del reddito di cittadinanza a prescindere dalle condizioni reddituali e patrimoniali fosse tale da incidere pesantemente sul quantum della misura, rendendola insufficiente a garantire un'esistenza libera e dignitosa a coloro che si trovino sotto la soglia di povertà, essa sarebbe da considerare costituzionalmente illegittima sia per irragionevolezza intersoggettiva, trattando in modo eguale situazioni ragionevolmente distinguibili (bisognosi e non bisognosi); sia per irragionevole bilanciamento, andando a intaccare irrimediabilmente il contenuto minimo essenziale del diritto costituzionalmente protetto delle persone in condizioni di debolezza [18].

Premesso che:

  • Il paradosso del sorite mi dice che è impossibile selezionare in un gruppo di uomini più o meno bisognosi colui che ha bisogno senza compiere un arbitrio, piccolo o grande che sia, così come è impossibile discernere chi è calvo da chi non lo è contando i capelli.
  • La psicologia mi dice di non confondere il bisognoso con il meritevole, perché capita, a causa della nostra inclinazione morale, che il bisognoso non meritevole diventi facilmente meno bisognoso e viceversa.

Sorge la questione aritmetica:

  • L'aritmetica mi dice che se voglio distribuire equamente una quantità x di pane ad un numero y di persone devo semplicemente dividere x per y cioè in parti uguali.

L'obiezione, sopra riportata dalla Chiara Tripodina, dice che, in una situazione di scarsità di cibo, dividendo x per y, una parte, cioè gli affamati, sarà danneggiata perchè l'altra parte riceverà del pane senza avere fame.

L'aritmetica non dice, né lo può dire, a chi appartenga il pane distribuito, ma le possibilità sono solo due: 1) appartiene ad un fornaio venuto da chissà dove e non conteggiato in y - e allora l'obiezione regge - 2) oppure appartiene ad un fornaio conteggiato in y - e allora l'obiezione non regge. La Costituzione italiana dice che appartiene ad un fornaio conteggiato in y.

Se il fornaio appartiene ad y la quantità distribuita agli affamati sarà x meno la quota del fornaio (q). Quindi per compensare la mancanza sopravvenuta può essere aggiunta ad x la quota del fornaio e allora si dividerà x+q per y e così via per iterazione.

In sostanza l'obiezione si deve leggere così: il fornaio propone uno pseudologismo ingannevole con il fine di ridurre la quantità di pane che è tenuto a distribuire. Se l'argomento non è convincente allora il fornaio propone agli affamati di scegliere lui a chi distribuire il pane secondo una sua propria aritmetica.

Universal Basic Services e Universal Asset Policies

L'Institute for Global Prosperity, presso la London’s Global University, ha elaborato una proposta di welfare basata sulla fornitura da parte dello Stato di beni e servizi (alloggi gratuiti, cibo, trasporti, internet) che potrebbe ricordare per alcuni aspetti quella descritta da Ernesto Rossi nel libro Abolire la miseria. La proposta, il cui costo è stato calcolato, per UK, in 42 miliardi, secondo i suoi sostenitori sarebbe una valida alternativa al reddito di cittadinanza (UBI).

The authors of the report also argue their recommendations would be more affordable response to potential disruption to the labour market from technological automation than a universal basic income, which would see cash payments given to all UK citizens. They said focusing on more comprehensive service provision rather than handouts would also mean there remains a strong incentive on citizens to find work.

Una seconda alternativa al reddito di cittadinanza, sempre inteso come UBI, sarebbe rappresentata dall'assegnazione di un capitale iniziale. La formulazione originale di questa proposta è quella data da Thomas Paine in Agrarian Justice, ma può essere declinata in forme anche molto diverse.

Entrambe le proposte contengono alcune intuizioni interessanti, che potrebbero essere implementate in altre condizioni, ad esempio l'idea di mettere alla prova i giovani dotandoli di un capitale da impiegare in una nuova attività, ma in entrambi i casi, sia dal punto di vista del costo che dell'uguaglianza, i difetti superano i pregi.

BDSM come attività ludica

18.10Uno studio recente riprende e approfondisce l'ipotesi che la pratica BDSM sia, dal punto di vista sociale, una legittima attività ludica e di svago con importanti ricadute sul benessere personale. Le implicazioni sulla valutazione della stigmatizzazione che accompagna la pratica BDSM in quanto associata alla devianza sessuale sono evidenti.

This simple exploratory study is the first to examine empirically whether BDSM could qualify as a legitimate leisure experience similar to other common leisure pursuits. [..] The theoretical implications of BDSM as leisure are significant, [..] In other words, if BDSM is understood primarily as a legitimate leisure experience with important personal benefits, similar to engaging in skiing, hiking, photography, or painting, then stigmatization associated with sexual deviance might be decreased from the recognition and value of such common leisure benefits.


Forse, i poveri non capiscono quello che accade

Come è noto Macron vuole introdurre, come da programma elettorale, la flat-tax sulle rendite mobiliari, con una redistribuzione verso l'alto stimata in 4,5 miliardi di euro per stimolare gli investimenti. In Italia siamo più bravi e la flat-tax per i redditieri esiste già da tempo, ma ritorno in investimenti zero.

Secondo Le Canard enchaîné del 18 ottobre i ministri dell'economia Bruno Le Maire e delle finanze Gérald Darmanin hanno ricevuto dalla Direction de la législation fiscale (DLF) una simulazione dell'impatto della riforma sulle cento famiglie più ricche di Francia.

Un appello publicato dal quotidiano Liberation affinché i dati siano resi noti è stato sottoscritto da centoventi parlamentari, prevalentemente di sinistra. L'opinione publica sembra contrariata e anche l'ex presidente François Hollande, da Seul dove si trova per una conferenza post-presidenziale, ha detto che è la capacità di mobilizzarsi per il proprio avvenire ad essere messa in causa. Ovvero, sono i poveri e le classi medie che devono muoversi prima che sia troppo tardi, se ne hanno ancora le capacità.

Si dans un pays l’idée s’installe qu’il y a une fiscalité allégée pour les riches et alourdie pour les plus modestes ou les classes moyennes, alors c’est la capacité qu’il a à se mobiliser pour son avenir qui se trouve mise en cause.

Forse, i poveri non capiscono e si fidano troppo dei rappresentanti del popolo.

In effetti il problema è il marxismo-leninismo in sé, la sua idea che un "partito d'avanguardia" abbia il diritto o sia in grado di guidare le masse ottuse [..] Le istituzioni del dominio riproducono sempre se stesse, questa è un'ovvietà sociologica. Mezzo secolo prima, Bakunin aveva già predetto come sarebbe finita [..] Bakunin si riferiva alle persone che circondavano Marx, prima ancora che Lenin nascesse, e affermava che nella moderna società industriale i membri dell'intellighenzia per loro natura tendono a diventare controllori sociali, non perché hanno il controllo del capitale o delle armi, ma perché possono controllare, organizzare e gestire quella che chiamiamo "conoscenza".

Che cosa abbiamo fatto per meritarci questo?

Non ci ho capito molto. Intendo dire di come funziona la legge elettorale con la quale si dovrebbe andare al voto nella prossima primavera. Una cosa, però, l'ho capita: dopo il voto liberi tutti. Indipendentemente da quale sarà il partito più votato, il prossimo governo si farà, se si farà, con i parlamentari che ci stanno, quale che sia il loro partito di appartenenza. Più che un Rosatellum mi sembra un Verdinellum.

Le conseguenze di questa legge elettorale sul sistema dei partiti sono un'incognita, ma potrebbero essere devastanti. I grandi partiti personali - di Berlusconi, di Grillo, di Renzi - perderebbero di senso e potrebbero rinascere al loro posto tanti piccoli partitini ad personam e una grande balena bianca...


Gli esseri umani non sono uguali fra loro. L'uguaglianza è una finzione politica necessaria alla convivenza civile nella quale alcuni credono ed altri no. Se è così allora sarebbe opportuno che gli uomini si dividessero secondo le idee nelle quali credono, senza cercare di imporre agli altri la propria idea.


Discorso etico e discorso propagandistico

Il discorso è, almeno alla sua origine, stupore, evocazione, ma ben presto si trasforma, nel bambino e non solo, in una tecnica per ottenere qualcosa.

Noi parliamo tra noi anche allo scopo di produrre o modificare comportamenti, nostri e altrui.

Il discorso propagandistico è quello che vuol far credere qualcosa per ottenere qualcos'altro come effetto del discorso.

il discorso propagandistico [..] si può definire come un discorso che mira ad ingenerare nell'ascoltatore persuasione - cioè atteggiamenti che prima o poi dovranno tradursi in determinati atti particolarmente significanti per colui che fa propaganda

Se ammettiamo che ogni discorso è fatto per ottenere qualcosa, allora ogni discorso è propaganda se sfrutta la credulità altrui, viceversa è coercizione se sfrutta la pura forza.

Il discorso conoscitivo partecipa di ambedue le qualità: è propaganda quando evoca lo stupore originario del discorso e diventa discorso coercitivo quando pone l'esistenza di relazioni necessarie alle quali il discorso non può sfuggire.

Fa eccezione il discorso dell'analista, che dovrebbe essere, quando è, la negazione dell'esistenza del discorso. Ma fa eccezione anche il discorso etico

Ecco, qui sta il problema: poiché, definito il discorso etico come appartenente alla classe dei discorsi valutativi-normativi, diventa assai difficile distinguerlo dal discorso propagandistico in generale. Anch'esso, infatti, mira ad ingenerare nell'ascoltatore persuasione [..]

Il discorso etico è risposta. È discorso che risponde con un altro discorso al discorso originario. Il discorso etico è l'idea che sia possibile una risposta dell'ordine del discorso stesso. Quindi l'opposto del discorso dell'analista che non risponde mai, perché afferma l'impossibilità della risposta, e con essa l'inutilità del discorso come propaganda e coercizione.

Coordinare si può anche in Italia

Ho già manifestato più volte la mia ammirazione per le capacità tecniche e organizzative della cultura francese sul world wide web, ragione per la quale non è necessario che mi ripeta. Non voglio proporvi il penoso confronto fra Gallica il sito web della Bnf e quello della Bncf o sbn, che dir si voglia. Voglio invece segnalare un fatto che riguarda la presenza dell'università italiana in rete. Mi riferisco alla publicazione delle tesi dottorali e delle riviste che con sempre maggiore frequenza sono rese disponibili con accesso libero.

Ho notato che molte di queste riviste utilizzano lo stesso template (Open Journal Systems). Quindi si potrebbe immaginare di attivare un coordinamento per creare un contenitore unico sul modello di quelli presenti da tempo in Francia ※. Ultima osservazione, il template ha qualche limite e potrebbe essere migliorato.

Poi ci sono le università che publicano decine di pagine nelle quali si parla di accesso libero, ma non publicano nessuna rivista open access...

La presenza della rete rende inutili, di fatto, le riviste culturali così come erano state concepite originariamente. Sono come i manoscritti di fronte agli incunaboli. Continuare a riproporre l'impostazione della rivista cartacea anche online mi sembra una mancanza di fantasia, uno spreco di risorse e soprattutto incapacità di comprendere la novità del medium e adeguarvisi.

L'ISEE favorisce il lavoro nero

Ho scoperto, con un certo disappunto, che anche Dario Di Vico non sa, o fa finta di non sapere, cosa sia il reddito universale garantito altrimenti detto reddito di cittadinanza. La disinformatia messa in atto dai politicanti italiani, M5S in primis, che equipara UBI ad un sussidio assegnato con la prova dei mezzi, ha colpito ancora.

A dire il vero il commento non appare dei più ispirati già di suo, visto che canta il peana dei voucher, ma la chiusa è assolutamente memorabile, come se il cervello fosse andato direttamente in fico.

I dati del lavoro sommerso gettano anche una luce sinistra su eventuali misure di reddito universale, garantito a tutti. Il rischio di creare ulteriori sperequazioni balza fuori con evidenza: i 3,7 milioni di lavoratori irregolari lo percepirebbero tranquillamente.

Ebbene sì, il reddito universale spetta per definizione anche ai ricchi ed agli evasori, che poi spesso si identificano nella stessa persona. Quindi lo percepirebbero anche i lavoratori in nero, come tutti gli altri cittadini del resto. Nessuna sperequazione. Ma è bene chiarire che: evasione fiscale e reddito di cittadinanza non hanno nessuna relazione concettuale fra loro.

Se poi Di Vico intende dire che le misure contro la povertà, basate sull'ISEE, varate dal Governo Gentiloni possono favorire i lavoratori irregolari e quindi il diffondersi del lavoro in nero, questo sì che è vero!

Non è tutto Macron quello che luccica

Mercoledì 11 ottobre il parlamento francese in commissione ha approvato l'introduzione di una flat tax sui redditi da capitale con un prelievo forfettario unico del 30% che include un'imposta sul reddito al 12,8% e un prelievo per contributi sociali del 17,2%.

Michel Sapin, socialista come Emmanuel Macron, e già ministro delle finanze sia sotto la presidenza di François Mitterrand che di François Hollande, ha fatto notare, durante il programma "Questions d'info" sur LCP, che l'aliquota minima degli scaglioni più bassi per i redditi da lavoro è più alta (14%) di quella sui redditi da capitale (12,8%) che dovrebbe essere introdotta con la nuova legge, ponendo un problema di costituzionalità, ed ha concluso sarcasticamente:

Vous n'avez une fortune que financière, 12,8 %, vous trimez toute votre vie vous êtes à 14, 20, 25, 35 et même 45 %", a-t-il conclu.

Ovvero: se vivete di rendita pagate il 12,8 % di tasse, se sgobbate tutta la vostra vita pagate il 14, 20, 25, 35 e anche il 45 % ... il 45% se siete fortunati...

Il discorso d'odio

Il discorso d'odio come male-d'essere e libertà di parola come cura

Il fine della psicoanalisi è la liberazione dalle azioni (i sintomi) attraverso la liberazione della parola (le associazioni libere). Secondo questa formula i sintomi sono l'effetto di parole incomprese, che si chiarificano solo affiorando alla coscienza nell'espressione.

Ciò significa che dietro ogni azione umana può esserci un logos, c'è una parola, che può essere verbalizzata o rimanere inespressa e determinare quindi un'azione della quale non si conosce la ragione.

Il discorso d'odio è una parola, che è nello stesso tempo sintomo, cioè espressione di un'altra parola che ci è sconosciuta e per questo si manifesta in un'azione, il male-d'essere. Il discorso d'odio, che è fatto di parole, cela una parola come sua ragione.

Secondo questa interpretazione la psicoanalisi afferma che: ci si può liberare dal discorso dell'odio conoscendo la parola che ne è all'origine, cioè attraverso la completa liberazione della parola.

Questo è anche il fine ultimo che giustifica il primo emendamento della Costituzione americana. La libertà di parola è terapeutica, svela la parola che si manifesta come male-d'essere.

Tutte le persone hanno diritto to petition the Government for a redress of grievances. di fare petizioni al Governo affinché ponga rimedio alle rimostranze, dice il primo emendamento. Il discorso d'odio è una petizione che chiama in causa l'autorità; per questo motivo è un diritto costitutivo della cittadinanza democratica.

Limitazioni al linguaggio dell'odio

Si possono fare cose con le parole. Il discorso d’odio non è un “semplice” discorso, è un'azione, che intende limitare, ed a volte effettivamente limita, la libertà altrui. In questo senso anche il discorso che richiede la limitazione giuridica del discorso d'odio è un discorso d'odio.

Il problema si pone perché il discorso, e in particolare il discorso d'odio, può causare un danno. La limitazione della libertà di parola è l'esempio di un danno che tutti subiamo per il semplice fatto che la parola possa essere causa di un danno. Si deve porre quindi la domanda: Quale danno siamo disposti a subire perchè sia mantenuta la libertà di espressione per tutti? O viceversa: Qual'è la limitazione della libertà che siamo disposti a subire pur di limitare la possibilità di ricevere un danno dal linguaggio dell'odio?

La repressione giuridica è la risposta adeguata al discorso dell'odio? La censura e la repressione del discorso d'odio nella Republica di Weimar avrebbero cambiato la situazione in Germania nel 1933? O, forse, non erano le ragioni che sostenevano il linguaggio dell'odio che andavano comprese alla radice? Dopotutto il logos si era espresso chiaramente per chi avesse voluto prendersi cura di analizzare le sue parole. Ma nessuno lo ha fatto. Aius Locutius parla solo quando nessuno lo ascolta.

È semplicemente un problema di «pieno» e di «vuoto»

Ernesto Galli della Loggia è l'editorialista con il quale mi trovo più frequentemente in sintonia. Una rottura che va producendosi sotto i nostri occhi ma senza che noi ce ne rendiamo conto. Si tratta solo di un’impressione... No, non è solo un'impressione... Il declino degli Stati europei è un fatto, del quale prima si prende coscienza e meglio è per tutti noi. Una questione, in un certo senso democraticamente banale, come quella catalana ha dimostrato la debolezza, vorrei dire l'inconsistenza, della classe politica europea; ed ha dimostrato una volta di più quanto la forma Stato, coniugata in termini westfaliani, rappresenti oggi una vera e propria zavorra per l'UE.

Dall'altra parte abbiamo le nuove nazionalità in ascesa, se così possiamo chiamarle, che usano la debolezza dell'élite politica per condizionare la vita publica europea dal suo interno. La recentissima nomina dell’ex cancelliere tedesco Schröder a presidente di Rosneft (il maggiore produttore russo di petrolio), dopo la sua virtuale messa a libro paga del Cremlino già da anni, dà un’idea dei metodi spregiudicati che Putin è disposto a usare per estendere e consolidare l’influenza russa. Meno recente, ma altrettanto grave dal punto di vista dell'indipendenza della governance europea, è il caso dell’ex presidente della Commissione José Manuel Barroso ingaggiato dalla banca statunitense Goldman Sachs.

Questi fatti di per sé non significherebbero nulla, se non fosse che Schröder e Barroso sono entrambi socialisti e sono stati per decenni ai vertici della politica europea. Non si tratta solo di porte girevoli, è la credibilità dell'istituzione in quanto tale che viene messa in discussione. Se gli Stati sono deboli e l'élite politica è accaparrabile da chiunque disponga di decisione e mezzi nella misura necessaria è naturale si crei un vuoto, che richiama un riempimento, che non troverà ostacoli. Nessuno in Europa è più disposto a combattere per lo stipendio di Jean-Claude Juncker e Wolfgang Schäuble.


Strano caso è ironico... Si intuisce un retropensiero vagamente populista nel trafiletto di Luigi Ippolito dedicato alle disavventure londinesi del povero Osei Tutu II, considerato fra i dieci più ricchi sovrani africani, proprietario di miniere d’oro e piantagioni di cacao, e una della figure tradizionali più influenti del Ghana. Gli africani sono poveri, ma le loro élite sono ricche e criminali


Unire architettura moderna ad architettura antica è sempre difficile. Da evitare ogni volta che sia possibile. Intervenire sull'architettura antica al di fuori del semplice ripristino filologico è sempre sconsigliato. D'altra parte i musei sono diventati parchi di divertimento e seguono logiche economiche diverse dalla conservazione dell'esistente. Spendere otto milioni di euro per costruire un ponte di ferro e vetro tra la pinacoteca di Brera e palazzo Citterio è un'operazione economicamente ed architettonicamente stupida, ma funzionale alla logica della cultura di massa.

Benedetto Croce filosofo è un abbaglio

Benedetto Croce filosofo è un abbaglio. Ma, come sia stato possibile questo abbaglio e come abbia offuscato le menti di una intera nazione per mezzo secolo è tutto da spiegare.

L'idea che la filosofia sia scienza, mutata dall'idealismo tedesco, consente a Croce di riproporre indefinitamente il gioco delle tre tavolette su ciò che è scienza e ciò che non lo è.

A che affaticarsi, con complicati ragionamenti e con pesante fraseologia, a sfondare un uscio aperto, cioè a dimostrare che la Sociologia non può trovar posto tra le scienze filosofiche, non rappresentando un momento originale dello spirito umano e non mettendo capo a concetti ultimi, rigorosi, necessarii? Chi di questa verità, che implica l'idea stessa della filosofia, non è convinto, deve essere pregato ripensare non già sul che cosa è sociologia, ma sul che cosa è scienza rigorosa cioè filosofia.

Ma, la filosofia non è scienza.


Il problema della democrazia è l'aritmetica.

sembra che nei regimi democratici tutte le questioni politiche e umane si risolvano con la regola della maggioranza, è facile rappresentare la democrazia come qualcosa che ha a che vedere con problemi di aritmetica


Ogni relazione è una forma di memoria. Le immagini fissano degli istanti che altrimenti ci sfuggirebbero.


L'albero dei soldi.

Sembra, dico sembra, che il primo ministo inglese Theresa May oltre alla Brexit, della quale in Italia si parla sin troppo, abbia in questo periodo anche un altro problema, del quale in Italia non si parla affatto: il Credito Universale.

L'Universal Credit è una delle riforme del welfare introdotte dal governo conservatore presieduto da David Cameron con il Welfare Reform Act 2012. La riforma si proponeva di razionalizzare e quindi ridurre le spese per il welfare, introducendo un unico beneficio previdenziale in luogo di sei, semplificando in questo modo gli adempimenti burocratici e diminuendo di conseguenza il personale addetto.

Ma sembra che il Credito universale non funzioni e la sua estensione a tutte le regioni della Gran Bretagna sia osteggiata non solo dalle associazioni caritative, che vedono crescere il numero delle persone che si rivolgono alle banche alimentari e dalle associazioni dei proprietari di immobili, che vedono crescere il tasso di morosità tra gli inquilini, ma anche dagli enti locali, sui quali la riforma ha fatto ricadere i costi per il personale, tanto che anche l'ex premier conservatore John Major si è espresso per una sua revisione.

Dico questo perché a Matteo Renzi non venga in mente, se vuole riformare il welfare, di seguire l'esempio inglese, come ha fatto con il jobs act.


Il QE ha beneficiato gli anziani ricchi a scapito di giovani e poveri.


Si può affermare che, secondo Nozick e Locke, ciascun uomo ha un titolo valido che gli consente di vedersi allocare una certa quantità di risorse naturali per il solo fatto di esistere.


La Costituzione italiana - al pari di altre espressioni verbali della volontà popolare - richiede una procedura molto complicata per consentire al singolo cittadino di poter affermare quegli stessi diritti che essa stessa enuncia; creando in questo modo una radicale distinzione tra diritti reali e diritti enunciati.


Esiste una relazione tra stato di salute di una popolazione e distribuzione del reddito. Le nazioni con la distribuzione del reddito più equa hanno una popolazione più sana rispetto alle nazioni con una distribuzione più ineguale del reddito.


La produttività della spesa publica può essere migliorata incidendo su questi punti:

  1. - interessi sul debito publico
  2. - sistema pensionistico concepito male
  3. - eccessivo costo della politica
  4. - inefficenza e corruzione della publica amministrazione
  5. - spese militari (Cfr. Germania e Giappone)
  6. - costo delle nuove tecnologie mediche
  7. - istruzione e ricerca scientifica

La tassazione diretta delle spese personali per il consumo è una delle idee più antiche, ma meno sperimentate nella storia della tassazione.


La volontà del popolo

Qual'è la legalità? Quella espressa dal popolo o quella espressa dalle corti e dai parlamenti? La legittimità delle corti e dei parlamenti nasce dal popolo ed al popolo deve ritornare ogniqualvolta l'operato di corti e parlamento sia fonte di conflitto. Quindi onestà vorrebbe che in Spagna ogni decisione fosse lasciata al popolo indicendo nuove elezioni politiche. Poi un referendum dovrebbe stabilire definitivamente se la Spagna e la Catalogna sono ancora una monarchia. Se l'Europa fosse una democrazia questo sarebbe l'iter che l'Europa dovrebbe prescrivere per risolvere il conflitto che oppone castigliani e catalani. Ogni altra soluzione non è legittima, perchè non è idonea a rendere manifesta la reale volontà del popolo.

Questo prescrive la teoria della democrazia. La democrazia è uno strumento di soluzione dei conflitti sociali, che si fonda sulla volontà del popolo, non sulle corti e sui parlamenti ed ancora meno sulla polizia e sull'esercito.

In una situazione di conflitto non contano nulla le volontà dei cittadini Felipe VI, Mariano Rajoy e Carles Puigdemont se la volontà del popolo non ha modo di esprimersi liberamente e di manifestarsi in modo chiaro ed evidente a tutti attraverso una maggioranza.

In una monarchia costituzionale il re non ha il diritto di schierarsi né con Mariano Rajoy, né con Carles Puigdemont, ma deve, se vuole adempiere al suo dovere, preservare con gli strumenti che gli sono attribuiti le condizioni nelle quali la volontà del popolo si possa manifestare liberamente ogni volta sia necessario. Deve fare e può fare solo questo: Deve incarnare la volontà popolare. Se il popolo vuole la republica egli la deve volere prima del popolo! Solo rendendo la sua carne alla volontà del popolo può essere Re.

Questo dice la teoria. Non è la teoria che preferisco. C'è un punto critico in questa teoria: la maggioranza...

Esiste una seconda teoria, che si dice sia stata espressa per la prima volta da un tal Trasimaco e si può rendere più o meno in questi termini: Chi ha l'esercito prende tutto. Non si tratta in realtà di una vera e propria teoria, ma della pura e semplice constatazione che nell'immediato la forza prevale su tutto. L'argomentazione sottesa è la stessa che ci porta a pensare che domani sorgerà il sole. Si tratta di evidenze tali che ci inducono facilmente nell'errore di pensare che si tratti di costanti indipendenti. Non è così. Esistono i cigni neri.

La teoria che preferisco è la terza, che prende in considerazione non la minoranza in quanto tale, il più debole secondo gli antichi, ma l'altro in generale, sia esso minoranza o maggioranza. Trattandosi della teoria più evoluta e razionale è anche la più semplice da esprimere e la più complessa da realizzare.


Europa degli Stati o Europa delle Nazioni

Condivido totalmente l'analisi del professor Francesco Passarelli sulla situazione catalana ed i suoi risvolti sull'Unione Europea con una precisazione. Le istituzioni statali stanno diventando un doppione delle istituzioni europee (o viceversa) e quindi sono percepite sempre di più come un costo al quale non corrisponde nessun servizio. Le regioni con una tradizione di indipendenza come la Catalogna, la Scozia, etc. sono quelle dove, anche in conseguenza della crisi economica, questa percezione è maggiore.

Mi sembra evidente che il problema non sia la spinta a trasferire le competenze statali alle macroregioni economiche, ma la mancata presa di coscienza dell'esistenza del problema. In parole povere o si fa l'Europa, e allora si deve dare spazio alle nazionalità regionali, riducendo il peso degli Stati, o si trova un modello federativo fondato sugli Stati nazionali nel quale l'Europa conti meno e costi meno.

Mantenere l'ambiguità esistente, di una burocrazia europea sempre più economicamente invasiva, ma senza responsabilità politiche, e di apparati statali sempre più inutili, ma capaci di condizionamento politico, non produce nessun vantaggio competitivo.

Mala tempora currunt

Mercoledì 4 ottobre 2017 - Il presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont ha risposto oggi con una dichiarazione istituzionale al messaggio di Filippo VI. Il messaggio è piuttosto lungo ed articolato, in parte in catalano ed in parte in spagnolo e quindi mi è difficile comprenderlo nelle sue sfumature, ma l'impressione che ne ho avuto è netta: o Puigdemont è un incosciente o crede realmente in quello che dice. Se Puigdemont crede in quello che dice e se dovesse esserci uno scontro armato, la persona che ha parlato ieri non ha nessuna possibilità di rimanere sul trono.

Notizie a pagamento con Google

Come per le banche, che verranno spazzate via dalle app senza colpo ferire, il problema dell'editoria giornalistica non è notizie gratis o notizie a pagamento, è la trasformazione del mercato. L'articolo di John Gapper è interessante e mostra come, ancora una volta, sia il medium e non il contenuto a determinare la domanda. Mi spiego: la televisione ha spazzato via il cinema, internet spazzerà via la televisione e con il bundling Google e gli altri padroni del software spazzeranno via gli editori di notizie a pagamento. Eppure il contenuto è sempre lo stesso, cambia solo lo strumento attraverso il quale il contenuto è veicolato.

Di solito, alla fine il consumatore ottiene quello che vuole. Gli editori di giornali a pagamento farebbero bene ad assaporare la loro vittoria, questa settimana, perché fra non molto il mercato li metterà di fronte a un’altra battaglia.


Lo so che cito poco gli editoriali de La Repubblica, ma il sito web del Corriere della Sera è impaginato meglio...


Matteo Renzi ha lanciato un'Opa ostile sul Pd, ha preso il controllo del partito come se fosse un'azienda, ma adesso è costretto a gestirlo come un'azienda, e dovrà produrre utili per gli azionisti che lo hanno sostenuto.


Collegare la penna al cervello prima di scrivere!

... potrà arrivare il giorno nel quale al posto del portafoglio basterà un codice per pagare. E tutto sarà tracciato. Scenario un po’ alla Orwell, ma che consentirà, forse, di ridurre l’enorme volume di economia in nero che ancora si nasconde dietro i pezzi da 100, 50 e 20 euro.

Già che ci siamo riduciamo anche l’enorme volume di economia in nero che ancora si nasconde dietro i pezzi da 10, 5 e 2 euro. Mah!... mi sorge un dubbio, chi la traccia l'economia in nero?... Sono mica quelli che le tasse le pagano in Irlanda e Lussenburgo?

Mercoledì 4 ottobre 2017 E.V.

Pierluigi Battista definisce una provocazione decisamente ridicola la decisione di attribuire una connotazione neutrale alla sigla che indica il punto di rifermento della cronologia storica comunemente utilizzata in Occidente.

Ora per esempio le autorità scolastiche del Sussex stanno decidendo di cassare la sigla BC che tradizionalmente organizza il calendario a partire dalla nascita di Gesù Cristo per sostituirla con un più neutro, incolore, indeterminato BCE. E cioè nei libri di scuola non dovrebbe più apparire «prima di Cristo» che appunto viene indicata con la sigla BC, ma Prima dell’Era Comune (e direttamente Era Comune per designare il Dopo Cristo). E tutto questo per non «offendere» gli scolari che appartengono ad altre religioni, anzi in particolare a una: alla religione musulmana, perché le organizzazioni inglesi della comunità ebraica non intendono scatenare la guerra santa sulla suddivisione tradizionale del tempo del calendario.

Debbo confessare che sono stupito da questa presa di posizione. Sembra ormai accertato che Cristo non abbia potuto nascere nell'anno zero, quindi la connotazione prima o dopo Cristo non ha nessun valore storico. Ha, se vogliamo, ma non credo che la chiesa si spenderebbe per questo, un valore politico, che è proprio la motivazione per la quale sarebbe logico utilizzare una connotazione più neutra. L'unico vero motivo che potrebbe giustificare ancora l'utilizzo della sigla BC (ma non la sigla AD) è proprio la sua perdita di significato e l'imbarazzo nella scelta di una sigla alternativa, poiché gli acronimi disponibili in questo caso si moltiplicherebbero con un'ovvia conseguente confusione.

Peraltro sembra che l'espressione era volgare - vulgaris aerae - sia stata utilizzata dall'astronomo Giovanni Keplero nel 1616, ovvero quattrocento anni fa. Si tratta pertanto di un uso ormai consolidato nella tradizione e non di una novità. Da qui il mio stupore.


Siccome in democrazia c'è una maggioranza che prende tutto e una minoranza che perde tutto, allora in democrazia chi divide perde...


Un discurso para la guerra

L'aria che si respira in Spagna non è delle migliori.

Aquellos que creen que policías, fiscales y jueces no pueden solucionar por sí solos problemas políticos graves, o los que estiman que repetir que la ley hay que cumplirla no sirve de mucho si la legitimidad del sistema político está cuestionada, deben saber que hoy el rey les ha repudiado. Su apoyo a la monarquía, o su tolerancia a la presencia de un rey en la jefatura del Estado, se ve sometido desde hoy a una prueba difícil de aceptar. La confrontación en el conflicto catalán está asegurada y sería estúpido pretender que vaya a limitarse al campo institucional o a los tribunales. Estamos dando pasos hacia un horizonte que nunca pensamos que llegaría.

Questi non sono Trump e Pak Doo-Ik, se l'Europa non li ferma combinano guai.


Dai commenti al discorso di Felipe VI sembra che l'unica cosa che non sia riuscito a dire sia - Le faltó decir "Votad al PP o a Ciudadanos" - vota Partido Popular o Ciudadanos. Meno scherzoso questo commento intraducibile: Este payaso vividor ve en peligro su finca del nordeste de la península ibérica y reacciona como era de esperar. Vete, borbón, y llévate contigo la caspa, la incultura y los bloqueos informativos. Sois tal para cual. Que disfruten contigo y tú con ellos. Adiós, basura.. In gioco c'è effettivamente la corona. Non della Catalogna, ma di tutta la Spagna. para cuando referendum Monarquía o Republica???. Poteva evitare... In Italia ne sappiamo qualcosa di quelli che vogliono andare a tutti i costi allo scontro...


Si un homme qui se prend pour un roi est fou,
un roi qui se croit un roi ne l'est pas moins

Martedì 3 ottobre 2017; Il discorso di Felipe VI mi consente di cercare qualche verifica di una teoria che ho esposto nei frammenti di filosofia della cronaca. Mi sono più volte chiesto se all'inizio di una guerra le parole, in questo caso anche l'atteggiamento poichè abbiamo un video, di chi ha il comando possono dare delle informazioni sull'esito dello scontro? Io ritengo di si. In alcune circostanze dal modo di porsi di fronte allo scontro è possibile intuire chi avrà la vittoria, quella finale, sostanziale.

Ho rivisto il discorso di re Juan Carlos ed ho rivisto più volte il discorso di Felipe VI. Non mi occuperò di mimica facciale, non ne ho la competenza, e neppure analizzerò compiutamente il discorso. I servizi di intelligence hanno sicuramente degli analisti più bravi di me. Sarebbe comunque molto interessante se qualcuno lo facesse. Qui mi limiterò ad una impressione a caldo ed azzarderò una previsione, che servirà come ipotesi di verifica del metodo a posteriori.

La lunghezza del discorso di Felipe VI è stata il doppio del discorso di re Juan Carlos. Ci sono ripetizioni di concetti, desiderio di convincere, segno di insicurezza. C'è un nemico, al quale si cerca di addossare tutte le colpe ed a cui si cerca di incutere timore attraverso minacce, segno di debolezza. Nel discorso di re Juan Carlos non appaiono nemici, notatelo. Nell'immediato la mia prima impressione è stata quella di un uomo che ha paura. Questo è un pessimo presagio. Discorso divisivo. Non prevedo uno scontro leale da parte di Felipe VI. L'esito ultimo sarà in ogni caso la fine dell'aristocrazia spagnola.

Non so se ci sarà una nuova República Catalana, per saperlo è necessario ascoltare l'ordine di combattimento di Carles Puigdemont i Casamajó...

Diritto all'autodeterminazione dei popoli

Dopo i referendum in Kurdistan e Catalogna la citazione è volutamente ironica e, in un certo qual modo, sorprendente.

Affermato nella Carta Atlantica (14 agosto 1941) e nella Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945; art. 1, par. 2 e 55), il principio di autodeterminazione dei popoli è ribadito nella Dichiarazione dell’Assemblea generale sull’indipendenza dei popoli coloniali (1960); nei Patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali (1966); nella Dichiarazione di principi sulle relazioni amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea generale nel 1970, che raccomanda agli Stati membri dell’ONU di astenersi da azioni di forza volte a contrastare la realizzazione del principio di autodeterminazione e riconosce ai popoli il diritto di resistere, anche con il sostegno di altri Stati e delle Nazioni Unite, ad atti di violenza che possano precluderne l’attuazione.

Forse a Bruxelles leggono la Trecani.


Potere al popolo

Anche questa citazione è umoristica

Sarebbe inoltre il caso di riprendere l'idea avanzata da Pierre Leroux nel 1848, ossia costituire un Tribunale popolare competente nel giudicare casi politici, quelli relativi alla libertà di stampa, gli attentati alla sicurezza dello Stato o i fatti di corruzione nei quali sono coinvolti i politici. Numerosi «casi» hanno riguardato la politica, contribuendo a screditarla con l'idea che sia «tutto marcio». Detto questo, non è positivo che i responsabili politici non possano comportarsi più tanto facilmente come se fossero al di sopra delle leggi? Invece di allarmarsi gridando a un «governo dei giudici» , perché non sostenere l'idea di rafforzare la politica sottoponendola al giudizio dei cittadini, quando ciò è sfortunatamente necessario? Di fronte al rischio di manipolazione dei processi politici, già evocato dal liberale Benjamin Constant negli anni '20 dell'Ottocento, e in considerazione del fatto che la politicizzazione della magistratura è un problema reale, il ricorso al sorteggio fornirebbe la migliore delle garanzie di imparzialità. Del resto, questo Tribunale popolare potrebbe assumere un ruolo nel processo di responsabilizzazione dei magistrati, evocato da diversi attori, e potrebbe risultale interessante riprodurlo su scala regionale nell'obiettivo di decentralizzare l'istituzione.

Il silenzio del re

Aldo Cazzullo è l'unico commentatore che si è accorto del silenzio del re.

Colpisce anche il silenzio del re. Suo padre Juan Carlos salvò la giovane democrazia dall’intentona di Tejero, giudicata oggi — come tutti i golpe che non riescono — un golpe da operetta, che fu invece un rischio serio, come ha raccontato proprio Cercas in Anatomia di un istante. Oggi Felipe è chiamato a salvare l’unità della nazione. E il solo modo in cui può farlo è favorire l’apertura di un processo costituente, promuovendo l’elezione a suffragio universale di un’assemblea che scriva un nuovo patto federalista.

Da molte parti leggo invece che in Catalogna hanno perso tutti. No, non è così. Dire che hanno perso tutti è continuare a non capire che cosa sta accadendo. Ed è bene che non passi questa interpretazione qualunquista.

Ha perso prima di tutti Felipe VI, che ha perso il trono, se mai lo ha avuto visto che ha lasciato che una persona insignificante come Rajoy glielo togliesse, ha perso Mariano Rajoy, ha perso il PSOE che si è reso invisibile, ha perso Jean-Claude Juncker e con lui tutta l'Europa, hanno perso gli organismi internazionali che avrebbero dovuto essere presenti, ha perso se si vuole anche Carles Puigdemont, che ora dovrà gestire una transizione complicatissima, ma un vincitore c'è, un vincitore vero, il popolo catalano.

Accade molto raramente che il popolo dia prova della sua forza in modo così chiaro. Il popolo quando viene chiamato ad esprimersi non vota, fa le rivoluzioni. E rivoluzione significa cambiamento, ma anche ritorno su sé stessi, per questo i cambiamenti introdotti dalle rivoluzioni si possono accettare, ma anche reprimere nel sangue. Non ci sono alternative.

Non tutto di una rivoluzione può mai essere lavato con il sangue. Per questo motivo in Catalogna tutti i perdenti dovrebbero riconoscere chi è il vero vincitore ed agire di conseguenza.

Gli spagnoli non hanno più un re

domenica 1 ottobre 2017 - Certamente Felipe VI ricorderà per sempre questo giorno perché oggi si è giocato il trono di Spagna. Comunque vadano le cose la monarchia spagnola non sarà più la stessa. Avrebbe potuto parlare ai catalani, come ha fatto la regina Elisabetta II d'Inghilterra agli scozzesi. Avrebbe potuto presentarsi al popolo con le insegne militari e impedire questo scempio della democrazia come aveva fatto suo padre re Juan Carlos. Non lo ha fatto. Perché non è un re.

In realtà Felipe VI avrebbe, per qualche ora ancora, un'ultima carta, piuttosto infida, ma degna di un re: parlare agli spagnoli ed esprimersi a favore dell'indipendenza della Catalogna. Si tratterebbe solamente di una dichiarazione, che però farebbe cessare di colpo ogni contesa e riaprirebbe il dialogo. In questo momento solo Felipe può fare questo. Poi le carte passeranno ad altri.


Il governo rappresentativo è semplicemente una forma di governo in cui pochissimi individui finiscono per avere molto più potere politico di tutti gli altri, anche se i voti sono nominalmente uguali.


Contro la doppia cittadinanza

Nel dibattito a distanza fra Ernesto Galli della Loggia e Mario Calabresi sullo jus soli credo che la ragione stia nel mezzo. La cittadinanza non è una regimental che si può indossare secondo le convenienze. Finché esisteranno le nazioni si è cittadini di un solo paese. Qui ha ragione Galli della Loggia. Le guerre lo dimostrano.

C'è un'eccezione, alla quale indirettamente allude Galli della Loggia quando si riferisce agli Stati Uniti e che Calabresi non afferra, gli abitanti delle colonie hanno diritto alla cittadinanza del paese occupante. Ma se l'Italia non è una colonia ha ragione Calabresi, non si può essere cittadini italiani e statunitensi.

Domenica scorsa Ernesto Galli della Loggia ha messo in evidenza sul Corriere della Sera perplessità e dubbi sullo Ius soli, mettendo al centro le difficoltà culturali dell’integrazione dei musulmani — che sarebbero comunque solo un terzo dei beneficiati dalla legge — oltre che la possibilità di mantenere una doppia cittadinanza (non si capisce perché sia lecito e pacifico poter avere il passaporto italiano e quello statunitense ma sospetto mantenere quello marocchino o senegalese).

Posto quindi come dato che si può essere cittadini di un solo paese, allora si può iniziare a discutere sulle condizioni alle quali la cittadinanza può essere concessa. Le condizioni proposte da Galli della Loggia mi sembrano razionali, ragionevoli e costose.

tre condizioni dovrebbero essere poste per ottenere la cittadinanza italiana da parte degli immigrati: l’obbligo di abbandonare la cittadinanza precedente; la conoscenza della lingua italiana in entrambi i genitori del giovane candidato, non già solo in uno di essi come nel testo attuale (genitore che poi finirebbe per essere quasi sempre il genitore maschio: mentre la conoscenza dell’italiano anche nella madre costituirebbe un indizio assai significativo di superamento della condizione d’inferiorità della donna tipica di molte culture diverse dalla nostra); infine l’obbligo di accertamenti sull’ambiente familiare ad opera dei servizi sociali sotto l’egida di un apposito ufficio presso ogni prefettura.

Però devo confessare che qualcosa mi sfugge in queste discussioni. Le trovo inutili, come inutile trovo la legge che si vuole approvare. Altro sarebbe chiedersi che cosa rappresenta la cittadinanza in un mondo sempre più cosmopolita. Forse è da qui che dovrebbe iniziare il confronto delle idee.

Il diritto alla memoria

Credo bene abbia fatto il Corriere della Sera a firma Gian Antonio Stella a portare all'attenzione di tutti il diritto alla memoria. I fatti non hanno scadenza.

Che scadenza ha la memoria d’un delitto? [..] Emanuela Valente, la giornalista e blogger che ha creato e coltiva «inquantodonna.it» per tenere viva la memoria di tutte le poverette che sono state uccise, ha ricevuto recentemente una lettera che l’ha lasciata basita. La firma l’avvocato Germana Cauci. E dice tutto già nell’oggetto: «Cancellazione da ogni sito Web delle notizie e informazioni riguardanti la persona di Cristian Vasili Lepsa».

Cristian Vasili Lepsa è stato condannato per l'omicidio di Elena Catalina Tanasa. In corte d'appello, constatata l'efferatezza del delitto per Cristian Vasili Lepsa è stata stabilita una pena di trent'anni di carcere.

Cristian Vasili Lepsa, però, non si arrende. E ricorre in Cassazione dicendo d’aver colpito la vittima per errore perché si era messa in mezzo a una rissa tra lui e il presunto rivale e lamentando il «mancato espletamento di perizia psichiatrica (…) essendo i fatti espressione di una gelosia patologica e abnorme, tale da escludere o comunque scemare grandemente la capacità di intendere e volere». Un raptus. Solo un raptus: aveva pure lasciato a casa la mazza da baseball… E che fa la Suprema Corte? Gli dà ragione: non era un omicidio volontario ma preterintenzionale… Anzi, non manca una bacchettata ai giudici d’appello: non hanno operato «il necessario discrimine tra la gelosia che, in se stessa, ancorché morbosa, non costituisce un futile motivo, bensì uno stato emotivo e passionale, e la considerazione della vittima come proprio possesso…». Pena ridotta: 17 anni. È il 9 settembre 2014.

Su questo fatto si devono fare due considerazioni. La prima: Non c'è diritto all'oblio per l'omicida. Il diritto di ricordare e di esporre l'omicida al riconoscimento è parte della pena, che non può e non deve essere cancellata. Ci sono delitti che non possono essere dimenticati, ma anzi devono essere ricordati. Dopo Auschwitz esiste un diritto alla memoria.

La seconda: La Corte di Cassazione continua a stupire. Qualcosa evidentemente non funziona. E mi fermo qui. Il Consiglio superiore della magistratura ed il Legislatore forse dovrebbero cominciare a fare qualche riflessione.

Il neoliberismo come dottrina salvifica

Il neoliberismo è un'ideologia o dottrina salvifica, secondo cui si può ottenere la libertà solo al prezzo di sottomettersi alle ferree leggi del mercato.

Bella definizione. Una religione dai rimedi miracolosi.

Inappropriabilità della terra

Le concept d'inappropriabilité de la Terre est précisément le principe à partir duquel il est possible de repenser notre être au monde et de justifier au plan le plus fondamental le tournant que nous devons prendre collectivement, si nous voulons rester au moins partiellement maîtres de notre destin.

La terra, l'aria, l'acqua sono beni limitati la cui proprietà deve essere soggetta a limitazioni. Lapalissiano... o no?

Siamo tutti catalani

Il silenzio degli intellettuali europei e delle istituzioni comunitarie su quanto sta accadendo in Spagna fa pensare. Non esistono più gli intellettuali e non esistono ancora istituzioni che si possano dire a pieno titolo europee. Una considerazione per chiudere il discorso. Se vi promettono la Madonna e poi arriva la guerra non vi dovete stupire.


Ammesso che una maggioranza abbia il diritto di plasmare le leggi di una comunità secondo le proprie preferenze, si deve anche ammettere il diritto della minoranza a trasferirsi in un luogo dove poter diventare diventare maggioranza e plasmare a sua volta il diritto secondo i propri gusti. Perché non ammettere allora la possibilità della minoranza di avere una propria legislazione senza doversi allontanare dal proprio territorio?

Date alcune contingenze storiche - le migrazioni - appare inevitabile che si creino spontaneamente comunità con diversa legislazione che coesistono su un medesimo territorio.


Di Maio sa che i sindacalisti, come e forse più dei politicanti, sono invisi al popolo, e affonda il coltello nel burro. Ma a forza di escludere, da chi pensa di essere votato?

La disuguaglianza non è immorale, ma è un problema

Il libro di Kekes è una critica dell'egualitarismo, considerato come espressione egemonica del liberalismo. Una delle ipotesi fondamentali dell'egualitarismo - dice Kekes - è che le persone siano fondamentalmente buone. Forse Kekes sbaglia, l'egualitarismo moderno, che parte da Hobbes, si fonda sul presupposto che le persone non siano buone, ma per convivere debbano accettare la condizione di considerare gli altri eguali a sé stessi nelle pretese. Naturalmente tutti sappiamo, dentro di noi, di non essere in nessun modo uguali, ma questo è un altro problema e non se ne può tenere conto qui.

The fundamental producer of income inequality is freedom. Individuals have different aptitudes and attitudes. Not even universal free public education, even were it well-done, could equalize the ability of individuals to add value to the economy. Besides, some people want to teach, others want to run hedge funds. In an open society, rewards are set not by political power but by impersonal market forces, the rewards of which will differ dramatically but usually predictably.

La libertà è la causa fondamentale della disuguaglianza di reddito. No, lo dimostrano i governi autoritari

La disuguaglianza è immorale? Si può rispondere a Frankfurt che nessuno pensa che la disuguaglianza sia immorale, ad eccezione dei bigotti, ma la disuguaglianza è un problema politico, non è un problema morale. Sostenibilità economica della diseguaglianza.

Per l'autore, la creazione di una società giusta significa alleviare la povertà e migliorare la vita, non ridistribuire la ricchezza a rendere le persone uguali. Si può obiettare che per alleviare la povertà è evidentemente necessario ridistribuire almeno una parte della ricchezza, è una questione di semplice logica, non ci sono altri mezzi.

La contrapposizione uguaglianza - disuguaglianza può essere affrontata anche dal punto di vista della psicologia individuale. C'è sempre una motivazione psicologica nel proporre una giustificazione dell'uguaglianza o della disuguaglianza, come quando si parla di morale.

L'uguaglianza di opportunità, paradigma filosofico sul quale sono stati versati fiumi d'inchiostro, non è mai esistita e va ripensata.

La seconda domanda non è retorica. Come si può volere l'uguaglianza e non essere d'accordo sul reddito universale? Dire di volere l'uguaglianza non è volere l'uguaglianza. In questo caso dire non è un fare

Per concludere devo menzionare l'articolo di Michael Walzer publicato sulla pagina domenicale del Sole 24 ore, dove, prendendo spunto dall'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, ritorna sulla vexata quaestio dell'incompatibilità fra libertà ed uguaglianza. Del lungo ed articolato ragionamento del filosofo comunitarista mi limito a sottolineare alcuni passaggi.

La mia posizione - dice Walzer - richiede un ulteriore ragionamento: proprio come la non libertà politica dà luogo a nuove gerarchie sociali ed economiche, così le gerarchie prodotte dal liberismo danno luogo a nuove forme di non-libertà

La gerarchia è la negazione della libertà e - dice Walzer - sia la rivoluzione che il laissez faire producono gerarchie politiche ed economiche. Quindi negano la libertà.

Dal punto di vista della libertà economica, il vantaggio della tassazione redistributiva è che presume che la libertà produca disuguaglianza, e la ammette, dopodiché interviene a correggere quella stessa disuguaglianza che ha reso possibile. È una specie di regolazione a posteriori.

La libertà economica produce disuguaglianza e di conseguenza non-libertà. Quindi un sistema liberale deve prevedere una regolazione a posteriori della disuguaglianza per mantenere viva la libertà complessiva. In pratica, dice Walzer: Un’economia regolamentata può produrre non già una società di eguali, ma una società più egualitaria. Viceversa la rivoluzione, cioè la limitazione della libertà politica, non è mai compatibile con l'uguaglianza.

Non penso, però, che valga un’affermazione simmetrica riguardo la sfera della politica. I limiti alla libertà politica non sono, o almeno non sono mai a lungo, compatibili con alcun tipo di uguaglianza. [..] Una versione limitata della libertà economica è compatibile con l’uguaglianza, ma una libertà politica che ci permette di lottare per le necessarie limitazioni non può, essa stessa, essere limitata. Il diritto all’opposizione mette tutti i regimi politici, compresi quelli di sinistra, a rischio. La mia tesi, oggi, è molto semplice: questo è un rischio che va sempre corso. La pretesa di qualunque regime di sinistra che ogni opposizione sia controrivoluzionaria e vada repressa è un rifiuto di questo rischio. Dobbiamo riconoscere che si tratta di un rifiuto volto alla dominazione e non all’uguaglianza.

Questa è una dimostrazione sia della necessità del capitalismo che della redistribuzione egualitaria a posteriori per la conservazione della libertà.

Rendiconti parlamentari dell'Assemblea Costituente

Assolutamente da segnalare. La nascita della Costituzione. Le discussioni in Assemblea Costituente A cura di Fabrizio Calzaretti.

Internet delle cose e nuovo feudalesimo

In un articolo publicato su The Conversation e tradotto su Business Insider Joshua Fairfield mostra quali potrebbero essere le conseguenze dell'estensione del diritto di proprietà intellettuale per effetto dello sviluppo tecnologico

Una persona - dice Fairfield - può acquistare una scatola piena di componenti elettronici che funziona come uno smartphone, ma l'azienda che l'ha costruito e ve lo vende sostiene di essere ancora proprietaria del software che vi ha venduto e, visto che lo possiede, può controllarlo a suo piacimento. Questo tipo di contratto sta distruggendo il concetto di proprietà come si è venuto formando nell'epoca moderna.

La tesi, un pò provocatoria, di Fairfield è che questa mutazione del concetto di proprietà non è che un ritorno al modello feudale dei rapporti di potere. Tesi che condivido ed ho sostenuto in termini di mutamento sociale in atto.

Nel sistema feudale dell’Europa medievale, il re possedeva quasi tutto e i diritti di proprietà dipendevano dal rapporto con il re. I contadini vivevano su una terra concessa dal re a un signore locale e i lavoratori non avevano nemmeno i propri attrezzi per l’agricoltura o per altri mestieri come la carpenteria e la forgiatura dei metalli.

John Deere ha già detto agli agricoltori che non sono loro i veri proprietari dei trattori, ma solo della licenza del software – e quindi non possono riparare da soli le proprie attrezzature agricole e neppure portarle in un negozio di riparazioni indipendente.

Gli strumenti tecnologici stanno cambiando le regole della proprietà, stanno creando un mondo dove poche persone posseggono tutto e possono usarlo per controllare tutti gli altri. Insomma, la proprietà non muore, ma sta certamente cambiando natura. Quello che sta morendo è il concetto liberale di proprietà, limitata al corpo ed a ciò che ad esso è collegato.

La sinistra deve attraversare il deserto

In Francia e in Grecia sono al comando due personalità (Emmanuel Macron e Alexis Tsipras) che in altri momenti storici avrebbero potuto essere socialiste ma che nelle condizioni attuali hanno anzi contribuito a radere al suolo i partiti socialisti veri e propri.

Anche in Italia abbiamo avuto e forse avremo ancora al governo un socialista capace di radere al suolo il partito al quale faceva riferimento, si chiama Silvio Berlusconi.

Ma c'è un'altra osservazione di Paolo Mieli che merita di essere sottolineata. I partiti di sinistra avanzano se si ripromettono esplicitamente di restare in eterno all’opposizione

Socialdemocratici e catto-comunisti sono una delle grandi contraddizioni della politica del XX secolo, che forse è bene scompaia per sempre. Per troppo tempo i partiti di sinistra ed i sindacati sono stati utilizzati come comodi ascensori sociali da persone che con la classe lavoratrice avevano ben poco da spartire. La sinistra, se vuole ritornare ad essere presentabile, deve attraversare il deserto, rinunciare per molto tempo all'idea di governare, rifarsi una verginità e imparare la cultura dell'opposizione. Dopotutto in una vera democrazia non si governa solo dai banchi della maggioranza...


Il genocidio, la pulizia etnica sono il portato dell'idea di nazione. Le ritroviamo ogniqualvolta dei contrasti economici portano un gruppo etnico a cercare spazio ai danni di un altro gruppo etnico. Non si può sostenere l'idea di nazione e nello stesso tempo condannare il genocidio.


La comparazione di eventi storici diversi non ha per lo storico nessun valore. Nolte in quanto storico non ha nessun titolo per comparare Auschwitz ed i Gulag, mentre un sociologo sarebbe tenuto a farlo.


La storia è stata sostituita dalla cronaca. Il revisionismo storico è attuato attraverso i media senza alcuna relazione con i fatti, che in fin dei conti non interessano a nessuno.


Il libro Come George W. Bush ha creato l'ISIS non è ancora stato scritto.


Il modo di pensare di Heidegger è animistico e si presta a grossolani fraintendimenti quando il prodotto del pensiero così ottenuto sia utilizzato al di fuori dell'epoché fenomenologica.


Non si può impedire alla vittima di perdonare il proprio assassino, ma non si può nemmeno impedire alla vittima di richiedere una punizione dello stesso ordine e grado.


Tasse basse per le imprese

Cosa significa tasse basse per le imprese? Che diminuisce il costo dei prodotti? No, certamente no. Che le imprese diventano più competitive? No, certamente no. Significa solo che gli utili vengono tassati meno, e quindi quando ci sono, se ci sono, andranno più facilmente ed in misura maggiore agli azionisti. Che li investiranno! No, certamente no. Se un'impresa vuole investire avrebbe più convenienza, se le tasse sono alte, a non distribuire utili. Se distribuisce utili investe certamente meno di quanto potrebbe. Eppure oggi i governi vogliono tutti ridurre le tasse alle imprese. Ma chissà perché?

Dal 1° gennaio 2017 l’Italia ha tagliato dal 27,5% al 24% l’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Mentre in Gran Bretagna dal 1° aprile l’aliquota ordinaria sui redditi d’impresa è scesa dal 20% al 19%, con la prospettiva di scivolare al 17% nell’aprile del 2020. E ieri negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha annunciato una riforma fiscale il cui piatto forte è un drastico taglio della corporate tax, dal 35% al 20%. Non sono tre casi isolati: come attesta uno studio dell’Ocse, “Tax Policy Reforms in Oecd”, in tutto il mondo sviluppato è scattata una competizione a chi abbassa di più le tasse. L’obiettivo è chiaro: diventare attrattivi per le grandi multinazionali straniere, con una ricaduta positiva sulla crescita economica.

Questa è una non notizia perché già adesso le grandi imprese di tasse ne pagano veramente poche e sono la causa, seppure indiretta, della crisi economica. Quindi pensare che diminuendo le tasse alle imprese si favorisca la crescita economica è come pensare che favorire le cause della crisi aiuti a superare la crisi ovvero che la deregolamentazione della finanza favorisca la stabilità dell'economia. Sono due idee difficili da contrastare perché chi le propone è ovviamente interessato e chi non è interessato da questi provvedimenti, ma ne subisce le conseguenze, non ha gli strumenti politici, economici e culturali, per opporvisi.


Nella musica, come nella filosofia, nulla di nuovo, tutto si ripete. Bravo Joaquín Rodrigo a riscrivere Gaspar Sanz, ma che dire di Bedrich Smetana. Straordinaria la musica scritta da Asger Hamerik per il duetto tra Freddie Mercury e Montserrat Caballé in Barcellona, e così via...


La Corte di Cassazione si espone nuovamente al ridicolo. Persino Enrico Mentana, che è uomo di esperienza, ne ha parlato come di una sentenza che grida vendetta. Quando le sentenze contraddicono il buon senso nel nome del rispetto di una norma è il Legislatore che viene messo in questione. A buon intenditor poche parole.

UDINE - Il figlio che uccise quattro anni fa, era adottivo, quindi l'assassino non può essere condannato all'ergastolo: è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso della difesa [..] L'uomo era tornato a casa verso le 4, completamente ubriaco e se l'era trovato davanti, l'aveva accoltellato perché cercava di difendere la madre dalla sua furia. "La morte è avvenuta per effetto di una sola coltellata, inferta all’esito di una lotta corpo a corpo, mentre il figlio tentava di disarmarlo", ha detto Roberto Mete, difensore dell’imputato. Il ragazzo era stato formalmente adottato dalla coppia in Moldavia. E ora si svolgerà un nuovo processo. [..] "Sulla disparità ancora presente tra figli naturali e adottati dovrà eventualmente pronunciarsi la Corte Costituzionale: fino a che la legislazione vigente è questa è doveroso che i tribunali la applichino" ha detto l'avvocato Mete". "In Cassazione c'è stata unità di vedute - ha concluso - tanto che lo ha riconosciuto anche la Procura generale, che ha chiesto l'accoglimento di queste nostre istanze".

Nei fatti, la Corte di Cassazione, come ogni giudice investito di una scelta fra norme in contraddizione, avrebbe dovuto rinviare la decisione alla Corte Costituzionale, invece ha preso una decisione che non le competeva.


Lunedì 25 settembre 2017 - Esiste una relazione tra il successo del partito di estrema destra AfD alle elezioni politiche in Germania e la ☛ posizione di Joe Biden, ex vicepresidente democratico degli Stati Uniti e senatore di lungo corso, che si è espresso contro il reddito universale di base? Si esiste, è la dimostrazione che la sinistra progressita sé-dicente non ha capito nulla di quello che sta accadendo.


Le passage que je viens de citer est tiré des Eléments de philosophie de Melchiorre Gioia, dont la seconde partie est une véritable traité de sémiotique appliquée. L'idéologie, en tant que sémiotique, doit guider la conduite des hommes au milieu d'un univers de phénomènes, c'est-à-dire de signes, d'indices. L'observation de ces indices, appliquée au présent, c'est la méthode même des sciences d'observation; appliquée au passé, c'est la méthode par excellence de l'histoire et de la jurisprudence; appliquée au futur, c'est la méthode des sciences statistiques, et donc de la prévision dans les sciences sociales.

Parmi les sciences sociales, fondées sur la méthode analytique, il faut compter la psychologie, pourvu qu'elle ne soit considérée comme une science purement introspective. C'est une des thèses de l'ouvrage le plus connu de Giandomenico Romagnosi, Che cos'e la mente sana?. Romagnosi polémique contre les nouvelles "philosophies transcendentales", c'est-à-dire, d'un côté contre le criticisme kantien, dont il voit bien les implications idéalistes; de l'autre contre l'idéologie subjective d'un Maine de Biran. On ne peut connaitre l'esprit par la pure observation intérieure; analyse doit être portée sur les signes extérieurs, sur la conduite individuelle et sociale, sur les témoignages de l'histoire, réalisant ainsi un passage ininterrompu de l'univers visible des nations à l'univers invisible de l'esprit (Romagnosi 1832:221-22). L'esprit humain, en effet, est une stratification d'expériences sémiotiques subjectives, et en même temps historiques; c'est - comme dit Romagnosi - un ensemble de "traditions accumulées, résumées, choisies et transmises" dans les signes (ibid. :225) .

Chi paga il costo della tutela della proprietà?

La tutela del diritto di proprietà ha un costo che non può essere fatto pagare indistintamente a tutta la società, ma deve essere pagato da chi ne trae il maggior beneficio. Questo è un principio generale molto semplice, che non può essere negato. Chi consuma deve pagare ciò che consuma. Questo vale per tutti coloro che pensano che la proprietà sia senza costi.


Assistons nous au retour des enclosures au travers des conflits sur la propriété intellectuelle?

Sur le fond, le problème de la propriété intellectuelle n'a pas beaucoup évolué depuis la controverse entre Diderot et Condorcet. Le premier insistait pour dire que les auteurs étaient les propriétaires de leur textes. Dans sa célèbre Lettre sur le commerce de librairie publiée en 1764, il défend l'idée d'un auteur vivant de ses propres œuvres et partageant le fruit de son travail entre lui et son éditeur. Face à la tentation royale d'accorder le privilège de publier les fables de La Fontaine aux descendants de l'auteur et non aux libraires, comme cela était le cas jusqu'a présent, Diderot défend en réalité une vision très moderne de la propriété intellectuelle. Il y affirme la suprématie du createur et de l'éditeur sur l'héritier. Il identifie l'écriture à une œuvre de création personnelle qui mérite d'être protégée. Condorcet défend une autre conception. Pour lui, les privilèges de la création littéraire ne sont rien au regard des principes de diffusion universelle du savoir. Propriété et universalité du savoir se trouvent clairement opposées. [Laïdi, 2003, p. 120]


Chi paga il costo del mantenimento dei diritti di proprietà? C'è un costo diretto, quello diciamo fiscale, e c'è un costo indiretto, quello di chi perde un diritto che magari prima aveva. Il ristoro di questi due costi alla comunità che ne subisce le conseguenze spetta, logica vuole, a chi usufruisce dei diritti di proprietà.

Ma, i diritti di proprietà non sono tutti della stessa natura e quindi non si può considerare tutti i diritti di proprietà allo stesso modo.

Dal costo dei diritti di proprietà andrebbero dedotti i vantaggi che, in determinate circostanze, la loro presenza determina; ad esempio incentivando il lavoro e l'innovazione.

Si pone allora il problema di come separare il diritto di proprietà che procura un vantaggio alla comunità da quello che rappresenta solo un costo o un'inefficienza. Evidentemente la tutela del primo non può essere della stessa natura del secondo. In pratica, diritto di proprietà che tutela Topolino deve avere per chi lo detiene un costo più alto di quello che tutela la proprietà di un albero di frutta.


Esistono ormai numerosi software in grado di simulare la scrittura.

La vicenda ha inizio nel 2005, quando un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology realizzò un programma chiamato SCIgen, capace di combinare stringhe di testo generate casualmente per generare articoli di informatica. I ricercatori volevano dimostrare la facilità con cui si possono realizzare falsi studi scientifici, ma come ha scoperto il francese Cyril Labbé, dell’Università Joseph Fourier di Grenoble, SCIgen è stato utilizzato negli anni seguenti per realizzare autentiche frodi scientifiche.

Sono utilizzati per scrivere articoli su grandi quotidiani, sostituendo il lavoro dei giornalisti, ma anche fraudolentemente articoli scientifici publicati su riviste specializzate. Poiché sono difficilmente distinguibili dalla scrittura come prodotto umano immagino che le leggi sul copyright si estendano anche a questi testi prodotti dalle macchine. A rigore dovrebbero seguire le leggi sui brevetti, non quelle sul copyright, comunque suppongo ci sarà una rivendicazione di proprietà da parte di qualcuno. Il problema è: di quale tipo di proprietà si tratta in questi casi? Se si concede che sia logico tutelare questo tipo di proprietà allora si deve di conseguenza concedere che la tutela di questo tipo di proprietà sia soggetta ad un costo sotto forma di tassazione.


Effetti linguistici della molteplicita delle definizioni di un termine


La (lo studio della) storia crea risentimento


il cambiamento divenne un'impresa privata

Nel XIX secolo, con l'evoluzione del capitalismo, il progresso, inteso come cambiamento a vantaggio di tutti, diventa un'impresa privata a vantaggio di pochi. Come sia stato possibile questo mutamento di paradigma è la domanda alla quale occorrerebbe dare una risposta. È interessante notare come, parallelamente a questo mutamento di paradigma, l'idea di progresso sia stata svalorizzata nel discorso filosofico.

L'effetto di un cambiamento incessante è quello di indebolire il consolidamento. [..] Per afferrare appieno il problema del cambiamento ricordiamo che nei circoli politici e intellettuali, a cominciare dalla seconda metà del XVII secolo e soprattutto durante l'Illuminismo settecentesco, c'era la crescente convinzione che, per la prima volta nella storia, per gli esseri umani fosse possibile dare compiutamente forma al loro futuro. Grazie agli sviluppi della scienza e della tecnologia era possibile pensare al cambiamento come "progresso", un miglioramento di cui avrebbero beneficiato tutti i membri della società. Il termine progresso divenne sinonimo di un cambiamento costruttivo che avrebbe portato qualcosa di nuovo nel mondo, a vantaggio di tutti. I campioni del progresso sostenevano che se anche il cambiamento avesse condotto alla scomparsa o alla distruzione dei valori, dei costumi e degli interessi costituiti, la grande maggioranza di questi era comunque matura per la pensione, perché al servizio dei Pochi, mentre i Più venivano tenuti nell'ignoranza, nella povertà e nella malattia.

Un elemento importante di questa prima concezione moderna del progresso consiste nel fatto che il cambiamento fu soprattutto un fattore di autodeterminazione politica per chiunque potesse essere ritenuto responsabile delle proprie decisioni. Questa visione del cambiamento fu sostanzialmente travolta dal fenomeno della concentrazione del potere economico in atto nella seconda metà del XIX secolo. Il cambiamento divenne un'impresa privata inseparabile dallo sfruttamento e dall'opportunismo, e dunque un elemento fondamentale, se non l'elemento fondamentale, della dinamica del capitalismo. L'opportunismo prevedeva una ricerca incessante di ciò che potesse essere oggetto di sfruttamento; vale a dire, virtualmente, qualsiasi cosa: dalla religione alla politica fino al benessere degli uomini. Pochissimo, se non nulla, restava tabù, poiché a mano a mano il cambiamento diventava l'oggetto di strategie premeditate per massimizzare il profitto.

Hobbes, regole ed uguaglianza

Chi vuole giocare a tennis deve accettare le regole del tennis. Chi vuole vivere in una comunità politica deve accettare le regole di quella determinata comunità politica. Ma, dice Hobbes, esiste una regola prepolitica che stabilisce l'uguaglianza fra gli uomini. Ogni comunità politica che non includa fra le proprie regole l'uguaglianza dei propri membri può essere sostenuta solo dalla forza o dall'inganno, fatto salvo il caso, assai remoto ma possibile, dall'assenso libero. La possibilità di scegliere senza costrizione la comunità politica alla quale aderire e quindi le leggi alle quali sottostare è condizione preliminare per qualsiasi società libera. Al di fuori di questo ogni discorso sulla libertà politica è vuoto.

Ma la vera novità [della concezione hobbesiana] è rappresentata dal tentativo di comprendere la società politica come una forma di associazione governata da regole. Leggi e accordi operano nella società politica in modo analogo ai criteri che guidano le attivita dei matematici o dei partecipanti a un gioco:

«Legge civile» è per ogni suddito l'insieme delle norme che, oralmente, per iscritto, o con qualche altro segno sufficiente a manifestare la volonta, lo Stato gli ha ordinato di applicare per distinguere il diritto dal torto; vale a dire cio che è contrario alla norma da ciò che non lo è 71.

Se si sviluppano queste analogie, molte delle apparenti incongruenze della filosofia di Hobbes diventano intelligibili. Se le regole sono un elemento centrale della società, allora è comprensibile che Hobbes abbia dedicato ai problemi connessi alla chiarezza del linguaggio una trattazione approfondita. Inoltre ogni sistema di regole, che governi il comportamento degli operatori di borsa o dei giocatori di tennis, richiede un organismo preposto all'interpretazione delle regole, alla formulazione di nuovi regolamenti e alla punizione delle infrazioni. La posizione del sovrano hobbesiano, come autore delle regole e dispensatore ultimo di definizioni, è analoga a quella del «Board of the Stock Exchange» o alla «Lawn Tennis Association» degli Stati Uniti. Infine, la coerenza logica nell'ordinare nomi e significati, fortemente sottolineata nella filosofia di Hobbes, è ovviamente essenziale: una regola non può essere in contraddizione con un'altra. In un sistema di regole, la razionalità non ha nessuna delle caratteristiche trascendenti della «retta ragione», ma è invece equivalente alla coerenza o al principio di non contraddizione.

[lo scopo delle regole] era quello di rendere governabili uomini la cui bontà di comportamento era politicamente rilevante solo nel grado in cui si ripercuoteva sul fatto di attenersi alle regole. Come riconosce lo stesso Hobbes, un sistema di regole non ha alcun potere di rigenerazione. Un giocatore non osserva le regole nell'aspettativa che questo lo renderà un uomo migliore o addirittura un giocatore migliore. Il rispetto delle regole diventa quindi una specie di tautologia. Voler giocare a tennis, ad esempio, significa che desideriamo impegnarci in una forma di attività definita dalle regole del tennis. Ciò è simile alla partecipazione alla società hobbesiana, dato che in entrambi i casi ci si accorda per rispettare un sistema di regole. 73 Ma le regole non tendono a rendere gli uomini hobbesiani morali in un senso che non sia quello politico, cioè tautologico. Da questo punto di vista, la natura delle regole è sorprendentemente analoga alla concezione hobbesiana della verità come proprietà linguistica.

Se un insieme di regole rappresenta un sistema chiuso, il suo ambito non coincide con l'intera gamma delle possibili attività umane. Le regole del gioco delle carte valgono soltanto per coloro che accettano di partecipare al gioco; e quando non stanno giocando, non sono piu vincolati da esse. In modo analogo, le leggi e gli accordi della societa hobbesiana intendevano riferirsi soltanto a un certo numero di attivita, lasciando un ampio spazio alla discrezionalita individuale. «In tutti i generi di azioni trascurate dalle leggi gli uomini hanno la liberta di comportarsi nel modo che la loro ragione suggerirà come il più vantaggioso per loro stessi»" 75. E facile scorgere in questa frase l'anticipazione della teoria liberale della società formulata al- l'inizio del diciannovesimo secolo. Il rapporto tra Hobbes e i primi liberali emerge considerando il modo in cui egli tento di utilizzare l'idea di un sistema di regole per riconciliare due dei principali postulati del liberalismo, l'individuo motivato dall'interesse e l'idea di uguaglianza. Se «ogni uomo è naturalmente portato a cercare di promuovere il proprio interesse» e se, nello stesso tempo, «uomini che si considerano uguali non entreranno in un accordo volto a garantire la pace, tranne che in condizioni di parità», com'era possibile conciliare queste due esigenze apparentemente in conflitto?

La soluzione hobbesiana è tanto ingegnosa quanto foriera di conseguenze. Come abbiamo osservato in precedenza, quando ciascun individuo entra a far parte volontariamente di un sistema di regole, gli viene assicurata una fondamentale uguaglianza rispetto a ogni altro. Questa idea è riflessa nella seconda legge di natura di Hobbes, la quale prescrive che ciascuno dovrebbe accontentarsi «di avere tanta libertà nei confronti degli altri quanta se ne concede agli altri nei confronti di se stessi» 76. Ciò significa che un uomo non può possedere piu diritti di un altro e implica anche l'uguaglianza di trattamento in base al sistema di regole a cui tutti sono ugualmente soggetti.

Quibus

Chiunque ritenga che l'individuo produca le sue idee senza alcun intervento esterno è necessariamente materialista, poiché è costretto ad attribuire al corpo, e quindi alla materia, la produzione del pensiero. Viceversa chi ritiene le idee esistenti materialmente - in qualsiasi forma si voglia immaginarle - al di fuori del corpo si dice sia un idealista.

Ne segue che l'idealista ritiene che il pensiero non sia molteplice, ma necessariamente unico ed esterno ai corpi. Si deve quindi ipotizzare l'esistenza di corpi passivi ed un intervento esterno per permettere alle idee di individualizzarsi nei corpi. Il ché è contraddittorio perché renderebbe la materia un ente astratto.

Il materialista invece ritiene che il pensiero sia individuale e molteplice, legato alla contingenza del fatto materiale che lo ha prodotto ed alle sue leggi. Ma se le leggi che regolano la materia, per quanto varie e complesse possano essere, sono determinate ricadiamo in una concezione idealista del pensiero, poiché le leggi della materia sono esse stesse le leggi del pensiero che producono.


L'errore e quella qualità dell'essere che noi definiamo intelligenza sono strettamente correlati. Se sono in grado di commettere errori nella soluzione di un problema, allora e solo allora, posso essere definito intelligente.

Cosa significa questo?

Che l'errore e non la verità è il correlato necessario dell'intelligenza. Se sono in grado di risolvere tutti i problemi in maniera corretta, cioè vera, sarei Dio, ma non sarei intelligente.


Il problema è che la classe politica sé-dicente di sinistra è sostanzialmente composta da borghesi che non hanno più, se mai hanno avuto, gli stessi interessi della classe lavoratrice, che è oggi sostanzialmente composta da sottoproletari.

Considerazioni politiche

Venerdì 22 settembre 2017. Ho estratto alcuni stralci dall'intervista di Abraham Yehoshua publicata oggi sull'HuffPost. Yehoshua si riferisce alla condizione dei palestinesi nello Stato di Israele introducendo il concetto di Stato binazionale come alternativa alla proposta ormai equivoca di due popoli, due Stati.

Due o più governi su un unico territorio è anche l'idea della quale ho scritto più volte in queste pagine ed ho immaginato come condizione politica per il futuro dell'umanità. Israele, lo testimoniano le parole di Yehoshua, può diventare il laboratorio dove si sperimentano queste nuove possibilità politiche.

il fatto che tutti, da Netanyahu ad Abu Mazen, continuano a far riferimento a "due Stati", significa che c'è qualcosa che non va, che non funziona. Significa che 'due popoli, due Stati' è diventato un mantra che viene ripetuto per mettersi a posto la coscienza [..] Da democratico, penso che ogni cittadino debba essere uguale di fronte alla Legge e godere degli stessi diritti sociali e civili. E questo può avvenire solo in uno Stato binazionale". [..] oggi l'unica alternativa allo status quo è lo Stato binazionale". [..] Io credo che si possa guardare ad altre esperienze per modulare le forme di uno Stato binazionale: potrebbe essere una confederazione di cantoni, potrebbe essere una Repubblica presidenziale nella quale esistano due Camere: una che rappresentasse le istanze e le esigenze di ciascuna comunità nazionale e altra come rappresentanza di tutti i cittadini. [..] Il sistema a cui tendere non si definisce su basi demografiche, ma può reggersi su un sistema di Cantoni con una loro autonomia codificata. Ragioniamoci insieme, io dico. E guardiamo in faccia la realtà: la scusa dei due Stati ci sta portando verso l'apartheid".


Indubitabilmente la migliore forma di governo è la monarchia, a condizione che il re periodicamente venga messo a morte.


Aver mantenuto in vita le province ed anzi averle moltiplicate creando le citta metropolitane è vergognoso, è osceno. O aboliamo sul serio le province o aboliamo le regioni.


La Spagna si sta giocando la Catalogna. Si deve ritenere sempre legittimo l'esercizio del diritto alla secessione anche quando non espresso nella costituzione. Il diritto alla secessione è precostituzionale, è un diritto fondamentale dell'uomo, è il diritto di scegliere da chi essere governato. Una costituzione scritta che voglia dirsi democratica può solo regolamentare il diritto di secessione, non può negarlo. Ma nei fatti la secessione è sempre un atto di forza.


Sorge un dubbio e si pone una domanda. L'Istat ha conteggiato correttamente nel calcolo dell'inflazione l'aumento delle tariffe telefoniche dovuto al passaggio alla fatturazione a 28 giorni. E se si, come? Dove si vede (o non si vede) questo aumento dell'inflazione?


Non volevo citare, poi non ho resistito perché l'osservazione di Vincenzo Latronico è pertinente, ma non riguarda solo il M5S, riguarda tutti i partiti. Orwell forse si riferiva ai comunisti, ma se conoscete qualche simpatizzante della Lega avrete la stessa sensazione.

il tratto ideologico dominante del M5S sembrerebbe proprio questa capacità altissima di tollerare la dissonanza – di vedere ciò che ci piace o ci rispecchia, ignorando o svalutando tutto ciò che sembra contraddirlo. George Orwell lo chiamava bispensiero.

C'è un altro aspetto, speculare, della questione, che riguarda tutti coloro che hanno avuto delle aspettative e si sono sentiti traditi. Traditi da questo o quel partito e alla fine traditi dall'idea stessa di democrazia.


C'è una deriva fascista della democrazia. Ma, non ci si difende dal fascismo con il fascismo.


UBI causa inflazione?

Distribuire denaro dall'elicottero come hanno fatto in questi anni la Fed e la Bce causa inflazione? Stando ai dati statistici sembrerebbe di no. Alcuni invece temono che UBI potrebbe essere causa di inflazione. Questa è una delle critiche più comuni alla proposta di distribuire un reddito universale di base. Ma ecco un esperimento in corpore vili per dirimere la questione.

Nel 2003 il Messico ha lanciato un programma di assistenza alimentare noto come Programa de Apoyo Alimentario destinato a villaggi rurali particolarmente poveri. Al programma è stato associato un esperimento randomizzato destinato a stabilire se vi fossero differenze negli effetti inflattivi della distribuzione di prodotti alimentari o di denaro.

L'ultimo paper relativo all'esperimento rilasciato nel luglio 2017 ha confermato che l'effetto inflattivo della distribuzione di aiuti in denaro è minimo (+0,2%), mentre è più consistente l'effetto depressivo sui prezzi della distribuzione diretta di generi alimentari (-4%).

Si potrebbero fare molte altre considerazioni sull'opportunità o meno di distribuire aiuti in denaro o in prodotti alimentari, ma mi fermo qui.

La pena di morte è davvero inutile?

Premesso che il problema della pena capitale può essere considerato, hic et nunc, solo in astratto poichè in Europa il tema non ha oggi alcuna attualità a causa della perdita di legittimità degli Stati nazionali è sbagliato chiedersi: deve esserci o no la pena di morte?.

A questa domanda si può rispondere

Così chiedendosi si ignora in toto il fatto che c'è una pena di morte che esiste ed esisterà sempre: è quella inflitta dagli assassini alle loro vittime.

La questione pertanto non può esser posta, in forma corretta, se non chiedendosi: poiché la pena di morte inflitta dai delinquenti esiste, come si può pensare che la pena di morte inflitta dallo Stato (adempiute alcune condizioni essenziali: una società più giusta, che da un lato riduca drasticamente l'emarginazione e la miseria e dall'altro aumenti l'efficacia nella ricerca degli autori dei crimini) non avrà effetti positivi sul crimine?

Ovvero in altri termini

se la deterrenza è provata, ogni manifestazione di tolleranza verso i carnefici privati è una manifestazione di ostilità publica verso le future vittime

Questa è, riassunta brevemente, l'argomentazione posta da Andrea Chiti-Batelli a giustificazione della legittimità della pena di morte.

Se gli Europei respingono con orrore la pena di morte, e ne fanno addirittura il metro per ammettere uno Stato nell'Unione Europea, ciò è dovuto [..] a un'evoluzione - o piuttosto involuzione - dei rapporti di forza, e quindi della «legittinità» dello Stato, involuzione conseguente a due guerre mondiali

È l'uso politico della pena di morte in Europa a rendere impossibile la sua applicazione. È la diffidenza verso lo Stato che non consente di usare uno strumento come la pena capitale

La concezione economica della pena

Gli esponenti della teoria economica della giustizia non adducono alcuna giustificazione della pena di morte, tranne la deterrenza.

Mishan Se la pena di morte è giusta o no resta una questione aperta. La conclusione dell'analisi economica è che il crimine rende e può essere controllato riducendo i vantaggi ed accrescendone i costi. Ma mentre i risultati empirici sembrano confermare la tesi che la pena capitale sia inefficace, essi non possono decidere se è cosa buona o cattiva.

Secondo la teoria economica esiste sempre un rapporto costi benefici nella motivazione di qualsiasi azione e quindi anche dell'atto criminale.

[nella teoria economica] le pene sono considerate "segnali", allo stesso modo dei prezzi. Nell'economia "legale" a prezzi più elevati corrisponde una domanda ridotta. Qualcosa di simile avviene anche nel campo illegale: maggiori pene riducono i profitti conseguenti agli atti criminosi: con l'aumento dei costi (pene aggravate) i delinquenti potenziali vengono dissuasi dalle loro attività.
Certo è possibile che il futuro delinquente, o per cattiva informazione o per errore, sottovaluti il rischio, o che, in casi estremi, lo dimentichi o non ne tenga conto.

Si potrebbe quindi affermare che: se la pena capitale viene usata a scopo dissuasivo, viene usata a favore dei vivi. Cioè, i vivi usano i morti a proprio favore, siano essi vittime o assassini giustiziati. L'essere umano, in questo caso, verrebbe usato in modo strumentale. Ciò non ha molto senso.

L'errore di quasi tutti coloro che si occupano del problema, e in particolare dei fautori della pena di morte, consiste nel credere, più o meno implicitamente, che l'effetto deterrente - grande, piccolo o nullo che esso debba considerarsi - sia, per dir così fisso, abbia cioè una intensità unica, che non possa variare, per la presenza o meno di fattori diversi.
Tra questi, oltre al carattere pubblico dell'esecuzione, vanno messe a mio avviso in primo piano le forme di tale esecuzione e la maggiore o minore penosità di esse. È probabile che quanto più lenta e penosa è la morte del reo - specie se mostrata in televisione - tanto maggiore sia l'effetto deterrente (e tanto minore in caso contrario: l'iniezione letale, praticamente indolore, è con ogni probabilità la meno deterrente).

Per fare un esempio, che scelgo di proposito fra i più raccapriccianti: vi è stata, in Italia, nell'immediato dopoguerra, una saponificatrice - si chiamava Cianciulli - che faceva, col grasso delle sue vittime, del sapone. L'esecuzione capitale più efficace, in questo caso, e cioè immergere la condannata nell'acqua bollente fino al collo, consentendole di respirare in modo da prolungare l'agonia e con essa le sofferenze, non sarebbe il tipo di esecuzione più efficace?

Speculando ai limiti È ancora da chiedersi se sui futuri criminali possa aver un particolare effetto un'applicazione della pena di morte fondata, per quanto possibile, sul principio del taglione o, come direbbe Dante, sul contrappasso: uccidere il reo nello stesso modo in cui egli ha ucciso.

Sulla pubblicità della pena di morte

Ciò che io propongo - e che mi farà considerare un pazzoide o un sadico, o entrambe le cose - è la pubblicità delle esecuzioni capitali [..] in altri termini, se si può sostenere che la pena di morte ha effetto deterrente, questo è dovuto non tanto al fatto che l'opinione publica prende coscienza dell'avvenuta esecuzione, ma al fatto che essa possa esser vista da ognuno.

Si può ragionevolmente ammettere che un adeguato effetto deterrente vi sia solo ove l'esecuzione capitale non sia un'esperienza astratta, ma una vista e un'impressione diretta. Per questo in passato, non senza qualche fondamento le esecuzioni erano pubbliche.

Da qui la propensione del Chiti-Batelli per l'uso dei moderni media, ed in particolare della televisione, per veicolare la publicità dell'esecuzione.

E i mezzi di comunicazione di massa consentirebbero altresì di prevenire l'obiezione di molti, secondo cui l'assistere alle esecuzioni, o il vederle «in diretta», produrrebbe sui più uno choc troppo devastante e avrebbe pertanto un effetto controproducente, imbarbarirebbe i costumi, inciterebbe al crimine, o nella migliore delle ipotesi, sarebbe per i più solo oggetto di un sadico divertimento.

La televisione accrescerà la deterrenza, e consentirà di mostrare esecuzioni capitali quante volte si vuole: questo, se provato, è l'essenziale.

Resta allo stato, il margine di dubbio circa l'effettiva esistenza e portata della deterrenza, e il suo effetto supplementare rispetto alle altre pene. E questo renderebbe indispensabile, per chi seguisse il mio ordine d'idee, il ricorso alla prova dell'esperienza prima di pronunziar un giudizio definitivo.

La mia contro obiezione, a chi obietta, contro la pena di morte, che il principio etico dovrebbe imporre di considerare l'uomo sempre come fine e mai come mezzo è che, risparmiando l'assassino, di necessità di considera mezzo e non fine la futura vittima - donde l'indispensabilità di una scelta.

Pena di morte ed ergastolo

Uno degli argomenti, anche se non tra i più importanti, in favore della pena di morte è relativo al carattere deterrente variabile rispetto all'età del condannato, delle altre pene, alternative rispetto a questa, e restrittive della libertà personale. L'ergastolo o una condanna a trent'anni, è pena pur sempre terribile per un ventenne o trentenne. Lo è enormemente meno per un settantenne o ottantenne. Vi sarà dunque ingiustizia oggettiva in condanne ad egual pena per rei dello stesso crimine, ma di età diversa, ed effetto deterrente ugualmente molto differente per i possibili delinquenti futuri, in ragione della loro età.
Si può obiettare che una tale sperequazione sussiste anche per la pena di morte: ma in questo caso l'effetto deterrente sui terzi non varierà molto, e resterà sostanzialmente stabile, indipendentemente dall'età.

Divagazioni sull'istruzione publica

L'obiettivo nascosto di Bourdieu è il concetto di uguaglianza di opportunità. Bourdieu vuole dimostrare che l'istituzione scolastica non è il luogo dell'uguaglianza di opportunità. Non è lo strumento attraverso il quale il merito viene dimostrato (una volta per tutte) ma è solo un mezzo per mantenere la distinzione di classe abolita dalla Rivoluzione dell'89.

Per la società è dannoso che una persona poco dotata, ma sostenuta dall'eredità culturale, prenda il posto di una persona più dotata, ma non sostenuta dall'eredità culturare.

Les éritiers fornisce la base empirica su cui si reggono le successive analisi di Bourdieu sull'istituzione scolastica.

l'influenza dei fattori sociali della differenziazione [..] si esercita nell'ambiente studentesco, ma non nelle forme di un determinismo meccanico. Ad esempio, non bisogna credere che il patrimonio culturale favorisca automaticamente e nelle stesse forme tutti coloro che lo ricevono. [..] D'altra parte, l'eredità culturale, se utilizzata razionalmente, favorisce il successo scolastico [e inoltre] l'appartenenza ad un ambiente colto e informato sulle gerarchie intellettuali o scientifiche permette di relativizzare l'influenza della scuola, che al contrario su altri pesa con un'autorità e un prestigio eccessivi.

Il discorso di Bourdieu, basato su presupposti rigidamente sociologici, prende in considerazione esclusivamente le diversità culturali esistenti fra i diversi ambienti sociali, evidenziando l'affinità dell'istruzione scolastica con la cultura delle élites. Naturalmente esiste anche un'altra possibilità, che non ci deve spaventare, quella che realmente le classi sociali più povere e disagiate siano anche geneticamente e non solo culturalmente meno dotate intellettualmente.

I difensori dell'esame possono legittimamente argomentare che esso, a differenza di un sistema basato sui privilegi di nascita, dà a tutti uguali possibilità. Ciò significa dimenticare che l'uguaglianza formale assicurata dall'esame non fa che trasformare il privilegio in merito, in quanto permette che l'influenza dell'origine sociale continui ad esercitarsi, ma attraverso canali più nascosti.

Il sistema educativo deve [..] produrre soggetti selezionati e gerarchizzati una volta per tutte, e per tutta la vita.

Volere, all'interno di questa logica, tener conto dei privilegi e delle situazioni di inferiorità di origine sociale e pretendere di gerarchizzare gli individui secondo il loro merito reale, cioè secondo gli ostacoli sormontati, significherebbe condannarsi [..] o alla competizione organizzata per categorie (come nella boxe) oppure, come per la stima dei meriti nell'etica kantiana, alla valutazione delle differenze algebriche fra il punto di partenza [..] e il punto di arrivo [..]

Le classi privilegiate trovano nell'ideologia che si potrebbe definire carismatica (in quanto valorizza la grazia o la dote) la legittimazione dei loro privilegi culturali che vengono così trasfigurati da eredità sociale in dote individuale o in merito personale.

Un sistema sociale in cui la valutazione scolatica delle capacità individuali attraverso il diploma e la certificazione dello Stato si trasforma in merito socialmente riconosciuto è molto discutibile, per la sua somiglianza con la pedissequa riproduzione di un sistema sociale feudale fondato sulle differenze di casta.

Dopotutto anche il feudalesimo nasce come meritocrazia dei migliori e dei più fedeli.

In che modo selezionare i più capaci (i migliori) se non attraverso il sistema scolastico. Quale significato hanno i titoli di studio se non essere l'ipostasi delle capacità.

Il ruolo delle scuole di istruzione superiore è la 'distinzione'. La distinzione non è il denaro, è qualcosa di più e di diverso.

Sarebbe però ingenuo pensare che basti la gratuità [della scuola] a risolvere tutti i problemi. Ben più sottili meccanismi di selezione sociale e culturale, del tipo di quelli analizzati nel 1964 da Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron in Les Héritiers sostituiscono spesso la selezione finanziaria. In pratica, il sistema francese delle grandes écoles finisce per riservare una quota di spesa publica superiore a studenti che appartengono ai ceti privilegiati, e una quota inferiore agli studenti universitari, che appartengono in genere a ceti più modesti. [..] il contrasto tra i discorsi ufficiali sulla meritocrazia republicana e la realtà (il denaro publico che amplifica il margine di disuguaglianza determinato dalle origini sociali) è particolarmente acuto.

Nel 1872 Émile Boutmy ha creato Science-Po conferendogli una chiara missione:

Contraintes de subir le droit du plus nombreux, les classes qui se nomment elles-mêmes les classes élevées ne peuvent conserver leur hégémonie politique qu’en invoquant le droit du plus capable. Il faut que, derrière l’enceinte croulante de leurs prérogatives et de la tradition, le flot de la démocratie se heurte à un second rempart fait de mérites éclatants et utiles, de supériorités dont le prestige s’impose, de capacités dont on ne puisse pas se priver sans folie.

Costrette a subire il diritto dei più numerosi, le classi che si definiscono da sé classi elevate non possono mantenere la loro egemonia politica se non invocando il diritto del più capace. È necessario che, dietro il bastione cadente delle loro prerogative e della tradizione, il flusso della democrazia si scontri con un secondo bastione, fatto di meriti riconosciuti e necessari, la cui superiorità si impone sul prestigio, di capacità di cui non ci si può privare a meno che non si sia folli

Il commento di Piketty

Proviamo a prendere sul serio questa dichiarazione incredibile: significa che le classi elevate, per un istinto di sopravvivenza, smettono di essere inattive e inventano la meritocrazia, senza la quale il suffragio universale rischia di spossessarle. Proviamo anche a metterla in relazione con il contesto storico del tempo: la Comune di Parigi è appena stata repressa, ed è stato ripristinato il suffragio universale maschile. La rivendicazione di Boutmy ha comunque il merito di fare appello a una verità di fondo: dar senso alle disuguaglianze e legittimare la posizione dei vincitori è una questione d'importanza vitale, che a volte gustifica ogni tipo di approssimazione.

In Francia, nell'istruzione primaria e secondaria, si ritrova la stessa redistribuzione al contrario: gli studenti delle scuole e dei licei più sfavoriti hanno diritto a insegnanti meno esperti e meno preparati, dunque a una spesa publica media più bassa per giovane rispetto agli studenti delle scuole e dei licei più favoriti.

Alle volte trovare qualcuno che abbia pensato le tue idee ti fa sentire meno solo.

Potrebbero esservi motivi per ripensare l'intera struttura dell'istruzione universitaria negli Stati Uniti, un sistema progettato quando gli studenti di solito lasciavano l'università per una carriera che sarebbe durata tutta la vita presso un unico datore di lavoro. Abbiamo bisogno di diplomi di laurea più modulari e di un'istruzione universitaria alla quale si possa accedere per tutta la vita, in modo che gli studenti possano scegliere e ricevere quel che desiderano quando ne hanno bisogno.


Si può supporre che una buona parte di coloro che si ergono a difensori dei ricchi si ritengano in qualche modo privilegiati dall'infanzia.


☛ segue

MP