Timeline

Potere performativo e orizzonte di aspettativa

23.04Potere performativo e orizzonte di aspettativa del discorso d'odio sono oggetto di un breve inciso di Cédric Passard - che merita una citazione - a commento delle recenti polemiche sulla ristampa degli opuscoli antisemiti di Louis-Ferdinand Céline e Charles Maurras.

Nonostante il loro potere performativo, i discorsi, compresi i più rabbiosi, non hanno alcun potere in se stessi, al di fuori dalle condizioni sociali e politiche nei quali vengono espressi. La violenza della parola presuppone di essere restituita nel suo horizon d’attente e nelle sue modalità d'interpretazione e di accettazione, se si vuole misurarne l'efficacia o la portata.

Retorica dell'uguaglianza

22.04L'idea di uguaglianza è polisemica. Ciascuno attribuisce ad essa un significato emotivamente diverso. Questa condizione determina la possibilità di un uso retorico dell'idea di uguaglianza.

Douglas Rae apre il suo libro Equalities ponendo due domande fondamentali. La prima, alla quale alla fine dedica tutta la sua attenzione, riguarda il significato di "uguaglianza". Come egli dice: Cosa significa uguaglianza quando viene portata dalla teoria alla pratica? l'uguaglianza è il nome di un programma coerente o è il nome di un sistema di rivendicazioni reciprocamente antagoniste nei confronti della società e del governo? Risponde a questa domanda concludendo che l'uguaglianza è un nome unico per "molte nozioni distinte", alcune delle quali sono "reciprocamente escludenti", "antagoniste" e "incompatibili"." [1]

La seconda domanda di Rae riguarda la forza retorica dell'uguaglianza. Come è possibile, si chiede, se uguaglianza significa cose diverse per persone diverse, che "ovunque si senta lodare l'idea di uguaglianza"? Se l'uguaglianza ha significati antagonistici e incompatibili; se favorire un'uguaglianza significa anche opporsi ad altre uguaglianze; se essere un campione dell'uguaglianza significa anche essere un nemico dell'uguaglianza; come può essere che, "quasi tutti sembrino in qualche modo partigiani dell'uguaglianza"? Perché, se tutti respingono l'uguaglianza in casi particolari, nessuno vuole "opporsi direttamente all'uguaglianza in generale"? Quali sono le "regole della retorica" con cui quest'unica idea è diventata "l'idea più potente del nostro tempo"? [2]

La somma degli angoli interni di un triangolo

21.04Senofane rappresenta il momento aurorale del filosofico, che prende coscienza di sé in opposizione al religioso attraverso la negazione del carattere antropomorfico della divinità da un lato e il riconoscimento dell'unicità della conoscenza - divina ed umana - dall'altro.

In altre parole Senofane capovolge i termini della questione religiosa. Alla divinità non possono essere attribuite le passioni umane, ma all'uomo spetta la stessa capacità di conoscere che viene attribuita alla divinità. Ciò che lega l'uomo alla divinità è la conoscenza, non la passione.

⚛ La tarda conoscenza geometrica — ammesso che tale astrazione si possa usare — aveva due proprietà. Consisteva in un'enumerazione di "fatti" relativamente isolati [.. Secondariamente] ogni singolo pezzo di informazione era acquisito in modo alquanto diretto, con un colpo d'occhio, seguendo un'impressione immediata, o prendendo in considerazione la struttura di una disposizione. Persino le dimostrazioni matematiche, che tentavano di introdurre un certo grado di coerenza, consistevano nel tracciare un diagramma o nel creare modelli che rivelavano tratti sino ad allora insospettati di numeri, rette e figure. La figura 1, che mostra come la somma degli angoli interni di un triangolo sia un "angolo retto", ne è un esempio. [15] La conoscenza divina non era di tipo diverso, bensì solo più ampia di quella umana. Riguardava "più fatti".

Nel testo di Feyerabend c'è un errore che non comprendo. La somma degli angoli interni di un triangolo non è uno ma due angoli retti.

Il pendolo della storia sta cambiando direzione

20.04Lo Stato imprenditore. Se anche un quotidiano liberista e conservatore come il Financial Times viene assalito dal dubbio sui reali effetti delle privatizzazioni significa che il pendolo della storia sta cambiando direzione.

L'annosa controversia - se l'imprenditore privato sia più efficiente dell'imprenditore publico - ad uno sguardo attento si rivela essere semplicemente uno scontro ideologico sulla redistribuzione dei profitti e delle rendite tra azionisti e lavoratori. Superata la narrativa della privatizzazione, l'esame dei dati rivela che tra i due modelli imprenditoriali nel lungo termine non sembrano esserci effetti sostanzialmente diversi sui prezzi e sulla produttività, ma solo effetti regressivi sulla redistribuzione dei profitti e delle rendite.

Lo Stato innovatore. Sembra invece che l'intervento di quello stesso Stato, incapace di gestire in proprio i monopoli publici, sia indispensabile per organizzare e finanziare, in perdita, l'innovazione tecnologica al solo fine di favorire lo sviluppo delle imprese private sul proprio territorio.

Paradossalmente questo modello di sviluppo, fondato sull'intervento publico limitatamente al campo della ricerca scientifica, sembra essere all'origine dello sviluppo economico, tecnologico e militare degli Stati Uniti. Questo dimostra come in assenza di un settore publico dinamico e innovativo, la crescita nel settore privato è impossibile da ottenere.

Quindi: Non fare come gli americani ti dicono di fare, ma fai come fanno gli americani. Gli americani sono stati tradizionalmente divisi tra jeffersoniani (che pensano che governa meglio chi governa meno) e hamiltoniani (che vedono con favore l'intervento del governo). Il segreto del successo degli americani sta nel parlare come jeffersoniani ma nell'agire come hamiltoniani. Qualunque sia stata la loro retorica, i governi degli Stati Uniti hanno sempre investito molto nel promuovere la diffusione delle tecnologie.

Facciamo un passo indietro, chiediamoci perché ci riesce tanto difficile immaginare una società diversa? Perchè, ad esempio, troviamo difficile immaginare una politica privatizzata, ma troviamo normale privatizzare l'acqua?

Ragionamento ozioso

19.04Il diritto di non essere intralciati dallo Stato cioè di essere lasciati liberi di fare come meglio si crede è un diritto che può essere garantito soltanto attraverso un accordo, cioè da uno Stato. Naturalmente la libertà in quanto tale prescinde da tutto questo.

Gloria republicana e virtù borghesi

18.04Ginevra 14 luglio 1875, morte del Generale Dufour.

[Vendredi 16 Julliet 1875] Réfléchi aux conditions de la gloire républicaine. — Dufour n'était pas un homme de génie, et n'avait même aucun talent exceptionnel, aucun don extraordinaire. Mais il avait l'intelligence lucide, la volonté constante, un caractère loyal, un cœur chaud et un grand esprit de conduite: toutes les qualités honnêtes, solides, patientes, bourgeoises, rien de brillant, d'original, de nouveau, de puissant. Sa droiture, sa capacité de travail, sa délicatesse de conscience, son amour du devoir, en faisaient le vrai type du patriote dévoué et du bon citoyen. Ce n'était point un météore, mais il a obtenu la grande popularité en Suisse, et l'a méritée. Il a commandé trois fois en chef, a éteint la guerre civile, a doté son pays de la plus magnifique des cartes d'état-major et donné, dans sa vie d'une simplicité antique, un exemple digne de Washington.

Debito publico e tasso di interesse reale

17.04Concordo sostanzialmente con l'analisi di Antonino Iero su Economia e Politica, che mostra come a partire dalla fine degli anni settanta

il principale (quando non l’unico) fattore di crescita del rapporto tra debito pubblico e PIL è rappresentato dagli interessi passivi. Il saldo primario, con l’eccezione del primo decennio, ha costantemente contribuito a ridurre il peso del debito sul PIL, in particolare durante il percorso di aggancio alla moneta unica europea. E questo ha rilevanti implicazioni sui meccanismi di genesi del debito, non essendo stata tanto la spesa pubblica (pensioni, sanità, etc.) o la scarsità di risorse fiscali a gonfiare il debito, bensì gli interessi pagati su quel debito stesso.

Quindi il problema non è l'entità nominale del debito publico, ma il rapporto tra tasso di interesse e tasso di crescita. In ultima analisi, è il tasso di interesse reale a determinare concretamente la sostenibilità del debito. L'idea che sia possibile diminuire il rischio di insolvenza associato ai prestiti concessi ai cattivi pagatori aumentando solo a loro il tasso di interesse è illogica.

La variabile impazzita

16.04C'è qualcosa di inspiegabile nelle vicende che vedono protagonista James Comey, direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI) dal 4 settembre 2013 al 9 maggio 2017. Volontariamente o involontariamente James Comey è stato uno dei grandi elettori di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e immediatamente dopo si è ritrovato nella veste di grande accusatore.

Licenziato da Donald Trump, Comey ha scritto un libro, A Higher Loyalty, che uscirà domani e segue quelli, altrettanto astiosi nei confronti del Presidente, di Michael Wolff, Fire and Fury, e Hillary Rodham Clinton, What Happened. Anche ammesso che in questi casi scrivere un libro sia un ottimo mezzo per fare soldi senza fatica, c'è comunque un non detto che aleggia in questa esibita volontà di raccontare la propria verità. Forse qualcuno inizia a temere che Donald Trump sia la variabile impazzita che può distruggere il sistema.

λάϑε βιώσας

15.04Qui bene latuit, bene vixit. Non, ce n'est pas cela. Je souffre de ma vie mutilée, et je crains peut-être de m'acoquiner au désert.

Caducità

Probabilmente la nazionalizzazione dell'energia elettrica è stata un errore, ma siamo certi che privatizzarla sia stata un buon affare? Certamente esistono pro e contro legati all'efficienza gestionale, ma ciò che cambia è sostanzialmente solo una cosa: la ripartizione delle rendite di posizione. E non è detto che dal punto di vista della società nel suo complesso sia preferibile distribuire rendite agli azionisti anziché ai lavoratori.


In venticinque anni le fondazioni bancarie hanno virtualmente dissipato il proprio capitale in mala gestione ed attività clientelari. Che fare? Liquidare le fondazioni bancarie.


Non sono affatto certo di comprendere ciò che gli altri intendono quando si esprimono e neppure sono certo che gli altri mi comprendano quando mi esprimo.


Riduzione dei redditi significa automaticamente anche riduzione del valore immobiliare e quindi del capitale disponibile.


Il rapido accordo della Lega con i Cinque stelle per rendere operativo il Parlamento dimostra come l'esistenza di un accordo di governo può essere molto meno necessario di quanto si voglia far credere. Dopotutto le leggi le fa il Parlamento, non il Governo.


Con il ritorno del guitto e della politica dei buffoni, dei nani e delle ballerine è arrivata l'ora di regolare definitivamente il conflitto di interessi tra chi detiene il controllo dei media, avendo la possibilità di influire pesantemente sull'informazione, e nello stesso tempo si propone come soggetto politico, per ottenere anche il controllo dei beni comuni.

Solitudini

14.04Si racconta che gli esquimesi anziani e malati abbandonino la comunità nella quale hanno vissuto e si mettano in viaggio. Soli, senza cibo, tra i ghiacci la loro vita è destinata a non durare a lungo.

La vita degli esquimesi è certamente una delle più dure che l'essere umano sia stato chiamato a sopportare su questa terra e la morte, così raccontata, ne conserva tutta l'asprezza, ma rivela, nello stesso tempo, un aspetto di estrema umanità. Anche morendo in un deserto ghiacciato l'uomo può rivelarsi un essere sociale.

Uomini soli. Povertà, malattia e vecchiaia sono condizioni di fronte alle quali anche l'uomo più civilizzato si ritrova solo e senza difese. Decidere come e quando morire diventa allora una questione di dignità alla quale tutti siamo chiamati a rispondere.

Un uomo ormai anziano, che uccide la figlia disabile dalla nascita, perché non riesce più a sostenere l'elevato costo delle cure, e subito dopo di uccide, compie un gesto profondamente umano, che rivela il suo essere sociale.

Un uomo, probabilmente disabile, che muore in solitudine dopo la morte della madre che probabilmente lo accudiva, e viene ritrovato soltanto perché qualcuno reclama la sua casa in pagamento dei debiti dimostra che nonostante tutto siamo soli e a volte solo la morte ci restituisce il nostro essere sociale.

Tutto questo, in una società dove non cè neve né ghiaccio e dove un giorno sì e l'altro anche siamo sommersi dal buonismo melenso della religione e della politica che proclamano la sacralità della vita, dovrebbe far riflettere.

Il problema non è la riduzione della natalità!

13.04Maurizio Caprara sul Corsera ci fa sapere che i servizi segreti italiani si occupano anche di demografia.

Due in particolare sono i fenomeni negativi che troppi si ostinano a non vedere: la società italiana risente di una «sensibile riduzione della natalità» e di un «aumento della diseguaglianza economica». Elaborata sulla base delle analisi delle agenzie informazioni e sicurezza esterna (Aise) e interna (Aisi), e del Dipartimento Dis che ne coordina le ricerche informative, la relazione li indica tra i problemi da non trascurare.

Nel 1916, Bertrand Russell dava alle stampe i Principles of social reconstruction nei quali si legge così:

Ciò che attualmente è increscioso non è il calo di natalità in sé, ma il fatto che esso si verifica molto di più tra gli elementi migliori della popolazione. [..] Ne elenchiamo le ragioni in ordine di importanza:

  1. Se i genitori sono coscienziosi, il costo per il mantenimento dei figli è altissimo
  2. L'aumento del numero delle donne che non vogliono avere bambini, o soltanto uno o due, per non essere ostacolate nella professione.
  3. Il soprannumero delle donne, e quindi molte nubili. Queste ultime, sebbene non siano ostacolate in pratica dall'aver rapporti con uomini, sono inibite per motivi sociali dall'avere figli.

[..] La prima pressante necessità, per arrestare la sterilità della parte migliore della popolazione, è quella di risolvere i problemi economici delle famiglie. La spesa dei figli dovrebbe essere completamente sostenuta dalla comunità.

Sono trascorsi cento anni. Il ragionamento di Bertand Russell è diventato sapere comune, un'ovvietà, e certamente non ci volevano i servizi segreti per scoprirlo. Ma intendiamoci bene, non facciamo l'errore di considerare la riduzione della natalità il problema!

Reddito minimo, se ne può fare a meno

12.04L'associazione BIN Italia con un appello al Parlamento insediatosi dopo le elezioni del 4 marzo ha rilanciato la proposta di legge di iniziativa popolare per la quale alcuni anni fa erano state raccolte 50.000 firme.

Sono vecchio e non mi stupisco più dell'esistenza della stupidità e della malafede, ma stupidità e malafede mi infastidiscono ancora.

Perché l'Associazione BIN Italia, che dice di sostenere il reddito universale di base, dovendo presentare una proposta di legge non ne formula una che corrisponda concettualmente al reddito universale di base bensì ne formula una che corrisponde ad un reddito minimo condizionato, concettualmente agli antipodi del reddito universale di base?

La proposta di legge dell'Associazione BIN Italia non si differenzia dal cd reddito di cittadinanza del Movimento cinque stelle e neppure dal reddito di inclusione del Governo Gentiloni (Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 147). Le variazioni tra l'una e l'altra sono questione di numeri e cavilli.

Ma non è tutto. Vorrei mi si spiegasse come si giustificano dal punto di vista dell'uguaglianza 600 euro o peggio 780 euro mensili di reddito minimo se le pensioni sociali sono 450 euro, se i salari a volte non superano gli 800 euro al mese e dal punto di vista della sostenibilità generale se il salario di un lavoratore slovacco è di 430 euro?

Se poi mi si dice che queste proposte di legge sono un modo per avvicinarsi al reddito universale di base permettetemi di non essere d'accordo. L'unico modo corretto per implementare gradualmente un reddito universale di base è di iniziare - anche con importi molto bassi - ma applicando correttamente i principi di uguaglianza e universalità.

Iniziamo, ad esempio, con il rendere universale la detrazione che già oggi viene fatta ai contribuenti capienti. Ammettiamo, sempre ad esempio, che l'aliquota sia del 23% e l'importo esente sia di 8.000 euri. Il reddito universale di base dal quale partire sarebbe di 1.800 euri annui per tutti i cittadini.

Successivamente l'aliquota potrebbe essere portata al 30% e l'importo esente salire sino a 12.000 euri. In quel caso UBI salirebbe a 3.600 euri annui. Per una famiglia di quattro persone 14.400 €.

Non vogliamo il potere, vogliamo potere

11.04Una celebre frase del subcomandante Marcos è tornata di attualità fra gli studenti francesi in rivolta contro la riforma dell'università: Nous ne voulons pas le pouvoir, nous voulons pouvoir

Il tramonto della promessa contrattuale

10.04Charles Fried (1981) si propone di fondare la promessa (e quindi il contratto) su un imperativo di tipo kantiano, cioè sul dovere, che impegna a mantenere la promessa, anziché sull'utilità che si ricava dal mantenere la promessa.

Secondo Arjun Appadurai il collasso finanziario del 2007-2008 ha costituito innanzitutto un cedimento linguistico, ovvero il cedimento della catena di promesse sottoposte ad un processo di deindividualizzazione sulla quale sono costruiti i prodotti finanziari derivati. I prodotti derivati sono l'unica fattispecie contrattuale che si fonda su un valore ignoto. Ciò significa che il mondo linguistico sul quale si fondano i derivati è afflitto da un grave vizio di struttura. La scommessa riguarda il fatto che una delle due parti vincolate da una promessa verrà meno agli obblighi assunti.

I prodotti derivati sono simili ad uno schema Ponzi rovesciato. La scommessa, che consente l'estrazione di rendite dalla catena di promesse (ovvero di significanti), non consiste nel prevedere se qualcuno nella catena verrà meno o no agli obblighi assunti, ma nel sapere in quale punto della catena ciò avverrà.


Questa non è una pagina bianca.


È l’inflazione, bellezza

09.04Sul Corriere della Sera un articolo, a dire il vero un pò equivoco, lascia intendere, tra il serio ed il faceto, che il calcolo dell'inflazione è giusto se è giusto, ma è sbagliato se è sbagliato. In ogni caso è poco attendibile.

C'è un solo problema. Sui numeri forniti da Eurostat e Istat si calcolano la rivalutazione delle pensioni, gli aumenti salariali, il Pil, le compatibilità dell'economia publica, ecc. Manipolare i dati statistici significa manipolare la realtà sociale. Quindi non ci si deve stupire se la politica non è più in grado di capire perché il popolo si incazza.


Michael Sandel, Quello che i soldi non possono comprare, Feltrinelli, Milano, 2013.


C'è un giudice a Berlino

08.04Il Tribunale regionale superiore dello Schleswig-Holstein ha dichiarato inammissibile la richiesta di estradizione di Carles Puigdemnont relativa all'accusa di 'ribellione' e lo ha rimesso in libertà provvisoria fino al completamento della procedura relativa all'accusa di malversazione ai danni dello Stato spagnolo.

Condivido le conclusioni del commento di Heribert Prantl. La sentenza dei giudici tedeschi può essere l'inizio di una soluzione politica della questione catalana e condurre all'avvio di negoziati. I problemi politici spagnoli non possono essere risolti con il diritto penale.

Wenn es gut geht, wenn es ganz gut geht, dann ist der Spruch der deutschen Richter der Beginn für eine politische Lösung, der Einstieg in Verhandlungen. Mittels Strafrecht lassen sich die spanischen Probleme nicht lösen.

Che differenza c'è tra euro e bitcoin?

L’euro ha sedici anni. È più forte del dollaro, ne ha rotto il monopolio secolare, giace nei depositi delle più grandi banche centrali. E senza avere un governo politico alle spalle [..] se non è un miracolo, poco ci manca.

07.04Dietro al dollaro c'è una nazione, gli Stati Uniti. Dietro all'euro c'è una banca, la BCE, che stampa moneta. Dietro ai bitcoin non c'è nulla, solo una catena di contratti. Eppure, euro e bitcoin, monete virtuali, senza legami con l'economia reale, funzionano meglio del dollaro. Ci sarà pure una ragione...


Cosa c'è di sbagliato nell'urbanistica?

Demografia e fecondazione assistita

06.04Sebbene sia assolutamente convinto che la quantità è qualità, ieri ho concluso la nota su demografia e crescita dicendo che il progresso è questione di qualità e non di numero perchè sono altrettanto convinto che l'azione umana sfugga all'assunto hegeliano. Mi spiego con un paradosso:

Gli Stati Uniti sono per molti aspetti un posto strano. L'aspetto più rilevante per il nostro scopo è che sono pressoché privi di una regolatnentazione diretta della riproduzione assistita. [..] Lo sappiamo in conseguenza del caso Octomom. Nel gennaio 2009, Nadya Denise Doud-Suleman salì alla cronaca come Octomom. Aveva partorito otto gemelli, il secondo caso di ottupletti nati vivi negli Stati Uniti per effetto della IVF. A quanto risultò la donna aveva già avuto sei figli, concepiti ognuno con la IVF, mentre lei era single, disoccupata e a carico dell'assistenza pubblica. I suoi ottupletti fecero scalpore fra la gente ed esercitarono grande pressione sull'industria della fecondazione. Molte persone, con punti di vista anche molto differenti, pensavano che in quella storia ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato. Tant'è che nel luglio 2011 Michael Kamrava, il medico che aveva seguito tutti i cicli IVF e le nascite, si vide revocare dal Medical Board, il consiglio sanitario della California, l'autorizzazione di esercitare la professione medica dopo che un'indagine del consiglio aveva riscontrato che aveva trasferito non già otto, bensì dodici embrioni nell'utero della signora Doud-Suleman.

Molto probabilmente tra venti o trent'anni la questione demografica avrà assunto aspetti completamente diversi da quelli sui quali i demografi oggi costruiscono le loro stime. La riproduzione sarà sempre meno una questione di sesso e sempre più una pratica medica nella quale la PDG avrà un ruolo determinante sulla qualità della vita. Ed ora proviamo ad immaginare cosa potrebbe essere l'immigrazione nella futura società della fecondazione assistita.

Non esiste relazione tra demografia e crescita

05.04Stiamo assistendo all'avverarsi di un singolare paradosso. Il progresso tecnologico, che avrebbe dovuto nelle intenzioni dei suoi sostenitori migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, si sta rivelando uno strumento di costrizione a lavorare sempre di più e sempre più a lungo per alcuni e di esclusione sociale per altri.

Ma non basta. Attraverso le mitologie collegate all'idea di sviluppo si contrabbandano delle assurdità come fossero verità rivelate. Una di queste è collegata all'utilizzo neomalthusiano della demografia.

Malthus - sbagliando - utilizzò la demografia per dimostrare attraverso una deduzione l'impossibilità logica dello sviluppo. I novelli seguaci del metodo di Malthus invece - sbagliando - inferiscono che, per compensare la riduzione della natalità che porterebbe - a loro dire - ad una riduzione della crescita, sia necessario un aumento dell'immigrazione per consentire la sostituzione della forza lavoro e la prosecuzione della crescita economica.

L'esistenza di una relazione tra demografia e crescita non è sociologicamente dimostrabile ed è deduttivamente priva di fondamento logico. Lo sviluppo economico e sociale, nella sua accezione più ampia, non è legato al numero dei lavoratori, ma alla loro qualità.

Il diritto dei curdi alla secessione

04.04Il diritto di Trasimaco. Che cosa giustifica l'azione dei turchi, degli iracheni, degli iraniani e dei siriani nei confronti dei curdi se non il diritto del più forte di opprimere il più debole?

Esportare la democrazia. Perché il popolo che voleva esportare la democrazia nel mondo tace di fronte ad un referendum che ha sancito il desiderio di un popolo di separarsi democraticamente da chi lo opprime?

La paura della secessione. Perché la libertà degli altri ci fa paura?

E se i dipendenti facessero la rivoluzione?

03.04 È vero che esistono dei padroni che condividono i profitti con i loro dipendenti ed è vero che ci sono anche dei pesci volanti, ma certamente non rappresentano la maggioranza del loro genere.

Si l'on s'en tient à la théorie classique du salariat, le partage des risques est pourtant clair. Ce ne sont pas les salariés qui sont censés les assumer, mais les actionnaires auxquels il revient d'«assurer» les salariés contre les ralentissements économiques en acceptant d'encaisser un dividende variable, autrement dit assorti d'une prime de risque, voire, lors des crises, de subir des pertes en capital. Le salarié, lui, est censé être protégé et reçoit à la fin du mois un salaire fixe qui ne dépend pas des aléas économiques. En échange, il acquitte en quelque sorte une prime d'assurance à son employeur sous la forme d'un salaire un peu plus bas que le salaire d'équilibre. Voilà pour la théorie.

En pratique, le capitalisme évolue de plus en plus vers un modèle où les actionnaires s'efforcent de préserver coûte que coûte dividendes et rendement du capital, quitte à demander aux salariés de porter sur leurs épaules une part croissante des risques économiques. Ils trouvent normal de pouvoir baisser les salaires et de licencier facilement lorsque la situation de l'entreprise se dégrade, mais ne se préoccupent pas souvent de partager les profits lorsque l'économie va bien. Depuis quelques décennies, ce ne sont plus les dividendes qui s'ajustent en fonction de la conjoncture, ce sont les salaires et les emplois.

Avec cette nouvelle «philosophie du partage», les salariés doivent accepter, par gros temps, de voir leurs salaires bloqués (quand ils ne baissent pas en contrepartie d'une sauvegarde plus ou moins assurée de l'emploi) et leur emploi se précariser avec les réformes du marché du travail afin de garantir le développement ou tout simplement la pérennité de leur entreprise, mais ils n'en sont pas pour autant récompensés par un partage plus généreux des profits lorsque la situation le permet. Le monde à l'envers! Les salariés sont les premiers associés aux difficultés de l'entreprise, mais ils sont les derniers à l'être à sa prospérité. Mariés pour le pire mais rarement pour le meilleur...

In pratica la nuova filosofia della condivisione divulgata dal capitalismo cognitivo prevede che i profitti spettino solo agli azionisti ed il rischio d'impresa sia tutto a carico dei lavoratori.

Così inizia il libro di Patrick Artus e Marie-Paule Virard appena publicato da Fayard. Patrick Artus non è, come si potrebbe immaginare leggendo queste righe, un économiste atterré ⚛ bensì un economista istituzionale, attualmente direttore della ricerca presso la banca Natixis. In questa veste ha scritto degli avvertimenti agli investitori sulle conseguenze negative per i detentori di obbligazioni di probabili sollevazioni dei lavoratori.

Si les salariés se «révoltaient», le choc inflationniste, et donc detaux d’intérêt, qui en résulterait aurait des effets très négatifs sur les détenteurs d’obligations, sur les États et les entreprises. Les investisseurs doivent donc s’interroger sur la possibilité de cette «révolte» des salariés.

A leggere Wikipedia le previsioni di Artus hanno un margine di errore molto alto... ma il libro mi sembra interessante.

No claudicaré, no renunciaré, no em retiraré

02.04Il leader di Junts per Catalunya (JxCat), Carles Puigdemont dalla prigione di Neumünster dove è rinchiuso ha scritto:

Que tothom ho tingui clar: no claudicaré, no renunciaré, no em retiraré davant l'actuació il·legítima dels qui han perdut a les urnes ni davant de l'arbitrarietat dels qui estan disposats a pagar el preu d'abandonar l'estat de dret i la justícia per "la unitat de la pàtria"

Sia chiaro a tutti: non cederò, non mi arrenderò, non mi ritirerò davanti all'azione illegittima di chi ha perso alle urne, né dinanzi all'arbitrio di chi è disposto a pagare il prezzo dell'abbandono dello stato di diritto e della giustizia per "l'unità della patria".

Prima di giudicare vediamo i numeri

01.04Sebbene la sperimentazione finlandese del reddito universale di base abbia ricevuto più critiche che riconoscimenti mi sembrerebbe logico attendere la conclusione dell'esperimento prima di esprimere un giudizio definitivo sui suoi risultati.

Non tutti la pensano così. Mi riferisco ad esempio alle critiche di Jon Kristian Pareliussen, economista presso l'OECD, le cui conclusioni mi sembrano semplicemente viziate da un pregiudizio a favore del modello universal credit.

Mi sembra evidente che Pareliussen non legga il Guardian. Leggendolo qualche dubbio sull'efficacia e quindi sulla sostenibilità sociale ed economica del credito universale all'inglese forse lo avrebbe.

Voi state presso di me come forestieri

31.03Quante volte l'anno del sabato dovrà trascorrere invano affinchè a colui che è stato scacciato senza colpa dalla sua terra sia concesso calpestarla nuovamente? Le terre non si venderanno per sempre, perché la terra è mia e voi state presso di me come forestieri e inquilini.

[Levitico, 25.23]

L'Europa ha bisogno di un'immigrazione di massa?

30.03L’Europa ha bisogno di una immigrazione di massa?

La risposta è sì, se l’orizzonte temporale è quello di una generazione. Se per immigrazione di massa si intende un’immigrazione netta di uno o due milioni l’anno. E a condizione che vengano messe in atto politiche di lungo periodo, coerenti e ben finanziate, per favorire l’insediamento e l’integrazione.

Intorno all'anno mille la popolazione del continente europeo contava qualche decina di milioni di abitanti, non meno di trenta e non più di cinquanta e solo alla metà del millennio era raddoppiata. Tra il 1800 e il 1914 la popolazione passa da 188 a 458 milioni di abitanti, moltiplicandosi per quasi due volte e mezzo. Infine, saranno 730 milioni gli abitanti dell'Europa nel 2000, quasi il 60 per cento in più di quelli censiti nel 1914. Ma, conclude Livi Bacci, in questa fine secolo la crescita si è fermata. Le proiezioni demografiche condotte sulla popolazione europea indicano una riduzione della natalità alla quale si contrappone un aumento del numero di persone provenienti da altre regioni del mondo.

Dall'inizio di questo secolo il 15% del ricambio generazionale delle società europee è stato assicurato dall'immigrazione.

Senza opportune misure l'effetto immediato di questo spostamento massiccio di poveri in cerca di lavoro sarà un peggioramento delle condizioni di vita degli autocnoni poveri.

un ragionamento deduttivo così come una buona evidenza empirica suggeriscono che un'immigrazione demograficamente significativa sarà probabilmente dannosa per il benessere materiale e sociale del segmento più povero della popolazione che la riceve, deprimendo i livelli salariali al livello più basso della scala reddituale e creando nuovi attriti nelle scuole e nel mercato immobiliare, nuove domande di benefici del sistema di welfare e pressioni sugli spazi ricreativi publici

L'atteggiamento della sinistra, o sarebbe meglio dire della classe politica di sinistra che vede negli immigrati dei potenziali elettori, che ha sottovalutato l'impatto dell'immigrazione sul sottoproletariato, ha creato scontento nella sua stessa base sociale.

L'immigrazione di massa, a certe condizioni, può sostenere la crescita aggregata, ma è dubbio che possa far crescere il reddito procapite. Ma quand'anche fossero ottenibili guadagni in termini procapite - e questa è una terza considerazione, per la quale cito di nuovo Demeny - attraverso l'ammissione di un gran numero di immigrati, la distribuzione dei guadagni sarebbe probabilmente sbilanciata, peggiorando la situazione di molti. La compensazione di tali perdite, anche se teoricamente possibile, di fatto non viene mai attuata. Così mentre gli immigrati stessi sono gli evidenti beneficiari della loro scelta volontaria di emigrare, il guadagno in termini di benessere per la popolazione ricevente è tutt'altro che sicuro e rischia di essere mal distribuito.

Di conseguenza

il protrarsi dell'immigrazione di massa minaccia la coesione culturale, mina il reciproco rispetto, indebolisce la cooperazione e rende impopolari gli sforzi redistributivi perché i contribuenti pensano che i beneficiari saranno persone diverse da loro, [..] l'immigrazione mette in pericolo i sentimenti di solidarietà nazionale, cosa che a sua volta sembra spingere le società occidentali pericolosamente verso destra.

Quindi la domanda se l'immigrazione sia necessaria ne presuppone un'altra più generale: Qual'è la densità antropica ottimale dal punto di vista sociale, ecologico ed anche economico?


Indubitabilmente l'uomo ha un diritto inalienabile a muoversi, spostandosi da un luogo ad un'altro. Questo diritto è coartato dalle recinzioni, che in misura sempre maggiore vengono poste in opera da altri uomini che rivendicano il diritto, altrettanto radicato nella natura umana, alla proprietà di quello che li circonda.

Lo Stato è per definizione recinzione. La necessità e le legittimità delle recinzioni, quindi anche della forma Stato, sono messe in discussione più dall'estendersi della rete dei rapporti commerciali che dall'immigrazione. La lex mercatoria prescinde dall'esistenza degli Stati.

Bibliografia

Roberto Impicciatore e Rossella Ghigi
- L’inverno demografico. Dinamiche familiari e migratorie nell’Italia della crisi, Quaderni di Sociologia, 72 | 2016, 7-2, 2016, pp. 7-29; revues.org, uRL
Massimo Livi Bacci
- L'Europa ha bisogno di un'immigrazione di massa?, il Mulino, 2016, pp. 921-935
- Il pianeta stretto, Il mulino, Bologna, 2015
- Trascrizione dell'intervento del prof. Massimo Livi Bacci in occasione del comitato tecnico scientifico del 26 febbraio 2013, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti URL
- Una politica per l’immigrazione. Pro-memoria in dieci punti per il PD, Archivio su immigrazione e asilo di Sergio Briguglio, PDF
- La popolazione nella storia d'Europa, Laterza, Roma-Bari, 1998

Bertrand Russell politico

29.03Per Bertrand Russell la società è formata dalla somma degli individui. La sua società non conosce corpi preesistenti rispetto agli individui. Il concetto di Russell è quello hobbesiano di società civile resa possibile dalla presenza dello Stato che pone fine alla violenza: anche se non si può assolutamente affermare che Russell non sta interessato al contesto socrale nel quale gli individui vivono (donde le sue proposte per rendere la società più vivibile e più concorde), per lui l'individuo viene concettualmente prima della società.

Il reddito di cittadinanza è una fake news

28.03Non ho letto il libro di Ferrigni e Spalletta, ma l'argomento merita una segnalazione. Il dubbio che i giornali distorcano l'informazione è fondato. Nel dibattito sul reddito di cittadinanza e sulla flat tax, l'ampiezza dello spazio riservato dai media alle opinioni di persone ignoranti o prevenute è tale da far sorgere più di un sospetto. Mi sembra un caso di scuola.

Anche l'aumento dei suicidi per motivazioni economiche rilevato a partire dal 2012 dall'Osservatorio diretto da Nicola Ferrigni è solo la manifestazione più grave di un disagio sociale del quale i media restituiscono un'immagine in gran parte solo folkloristica.

Morire per la Catalogna

27.03Da qualche tempo non condivido quasi mai le opinioni espresse sul Corriere della Sera e quindi ho letto la conclusione dell'articolo di Paolo Valentino con una certa sorpresa.

Una cosa è certa. Nella sua improbabilità, Puigdemont ha internazionalizzato la vicenda catalana, confermando che nella Ue non esistono più crisi locali, che ogni battito d’ali provoca ripercussioni profonde e che farebbe bene l’Europa a prenderne atto.

Come dice Wolfgang Janisch in Germania il caso di Puigdemont è una questione di normale routine giudiziaria [..] ma quando un ex presidente della Generalità catalana, che come secessionista è nel mirino del governo spagnolo, siede prigioniero in una cella a Neumünster, allora non c'è più né normalità né routine L’Europa farebbe bene a prenderne atto prima che si inizi a morire per la Catalunya.

Alain l'antisemita

26.03Due libri, publicati recentemente, hanno riportato un grande filosofo dimenticato agli onori della cronaca. Si tratta della publicazione a cura di Emmanuel Blondel del Journal di Émile-Auguste Chartier rimasto finora inedito e del saggio Alain ou la démocratie de l'individu di Jérôme Perrier.

Ho scritto volutamente Journal di Émile-Auguste Chartier, anziché di Alain per evidenziare la piccola differenza che esiste tra un nome ed uno pseudonimo.

À l'horizon de ses vies multiples, Alain est, profondément, essentiellement l'«homme divisé, partagé entre ce qui désire et ce qui règle» dont parle sa propre philosophie [..] Même son œuvre ne résiste pas à cette entreprise de démultiplication au point que dans certains textes comme les Entretiens au bord de la mer Alain se dédouble entre les personnages de son dialogue et que sur sa vieillesse il se met à la distance de la troisième personne du singulier pour mieux se saisir dans ses récits autobiographiques. La distance d'Alain à Emile Chartier se trouve réfractée dans bien des textes, dans bien des postures — et parfois radicalement, dans l'affrontement direct entre «Alain et Alain», comme dans ce curieux dialogue de 1908 où son propre pseudonyme se démarque de lui-même pour s'apostropher [4].

C'est une vie clivée comme le remarquait, à l'occasion d'un colloque sur Alain et Freud, Claire Doz-Schiff [5] : peu l'ont remarqué. Pour ne pas offusquer la grandeur d'un homme qui se voulait solide, et qui l'était, mais d'autant mieux planté sur cette terre des hommes qu'il était déchiré par des mouvements contraires.

Dopo Heidegger ora tocca ad Alain essere messo in questione a causa delle opinioni espresse in un diario. Evidentemente la scrittura intima è un modo molto pericoloso di esprimersi.

Che Émile Chartier fosse antisemita sembrano esserci pochi dubbi. Che lo fosse anche Alain io qualche dubbio lo avrei. Diversamente da Heidegger che prende per buono tutto quello che gli viene da dentro, Alain, che non pensa fenomenologicamente e non capisce nulla di psicoanalisi, non crede a nulla di quello che gli passa per la testa senza che prima sia affiorato stabilmente alla coscienza. E questo gli consente di prendere le distanze da quello che pensa. Il fatto che confessi la sua incapacità di sbarazzarsi di un'idea che avrebbe potuto semplicemente oublier, e il disgusto, che si legge fra le righe, nel ritrovarsi accomunato per questa ragione con Léon Blum è significativo.

Je voudrais bien, pour ma part être débarrassé de l’antisémitisme, mais je n’y arrive point ; ainsi je me trouve avec des amis que je n’aime guère, par exemple Léon Blum. Je devrais oublier les remarques faciles.

Si debbono considerare anche le circostanze nelle quali il Journal è stato scritto. Siamo nel 1937, Alain, che è nato nel 1868 soffre di reumatismi, che gli hanno fatto perdere l'uso delle gambe, e vive isolato a Vésinet con la sua compagna Marie Monique Morre-Lambelin. È lei che gli propone di tenere un diario.

Écriture personnelle - Diffidare

25.03Jean-François Louette, nell'introduzione al volume della Pléiade comprendente le opere autobiografiche di Jean-Paul Sartre, si sofferma sull'imbarazzo di Sartre nei confronti dell'écriture personnelle, cioè di quella forma di scrittura che riunisce in sé l'autoanalisi e l'autobiografia, manifestantesi tipicamente nel diario intimo, e che in Sartre assume invece forme assai diversificate e complesse.

L'articolata analisi di Louette mi piace molto. Stavo scrivendo è molto interessante ecc. ecc., ma ho preferito limitarmi alla pura e semplice sensazione immediata. Eccone un'impressione.

Il ne s'agit pas ici de commenter La Nausée. Mais simplement de remarquer comment dès ce roman se met en place le système sartrien des dispositifs extimes. Le mot a été employé par Lacan dans son séminaire L'Éthique de la psychanalyse (1959-1960); mais Thibaudet opposait, dès 1923, journal intime et journal « extime » : le premier serait miroir de clairvoyance au repos où l'homme s'arrête de vivre pour comprendre; le second serait tourné vers l'action énergique. D'un côté, dit-il, Montaigne ou Amiel; de l'autre, la Chronique de la grande guerre de Barrès [2]. Or chaque fois qu'il pratiquera l'une des formes de l'écriture de soi, Sartre tentera d'écrire extime: d'arracher l'intime à lui-même, de le retenir sur sa (mauvaise) pente — la courbure sur soi, l'involution narcissique. Et à l'horizon se situera toujours, plus ou moins perceptible, l'action énergique. Il se trouve qu'à la fin du XVe siècle, Philippe de Commynes, dans ses Mémoires, parle de gentils-hommes d'extime — d'où vient estime — avec pour sens: de valeur, méritant la considération. Pour Sartre, un écrit de type autobiographique doit être extime (non intime) pour être d'extime (de valeur). Rejeter l'écriture intime sans pour autant refuser — ou afin de s'autoriser — l'écriture personnelle, telle est la gageure, tel est le défi [3].

Sempre di Jean-François Louette anche l'introduzione a Silences de Sartre dove sono analizzate alcune parole chiave: intertextualité, ludisme, réflexivité. L'intertesto inteso in senso stretto è la presenza di un testo in un altro testo. Una citazione, più o meno esplicita.

Impossible d'étudier l'œuvre sartrienne sans être frappé par l'importance qu'y revêt le travail intertextuel. Le début de La Nausée , par exemple, on le verra, ne saurait être lu ailleurs que dans la bibliothèque classique du grand-père, Karl Schweitzer: confronté, plus précisément, aux mises en scène éditoriales du XVIIIe siècle, au Journal de Jules Renard, aux livres de raison des protestants, etc. — chacune de ces références étant, dans le roman, violemment contestée. Cet usage brutal de l'intertextualité permet à la fois de se libérer d'une vieille culture et de se proposer, au moins dans le fantasme, comme un écrivain parfaitement inassignable: qu'aucun langage ne définit.

Écrivain d'autant moins assignable que, de façon générale, l'ambiguité est caractéristique de l'intertextualité sartrienne. Sartre est un maître de ce qu'il nomma un jour «le système de la fausse confiance», ou encore un «jeu très NRF», et d'ailleurs théorisé à propos d'une lettre à Jean Paulhan : art d'écrire, à l'occasion, avec une marge d'obscurité, mais en supposant chez le lecteur l'invention d'une «pluralité d'explications incompatibles», lesquelles, pressenties par l'écrivain, donnent à sa phrase «une profondeur délectable» [4].

Cfr. anche

Sartre [..] ed è uno dei pochi pensatori che si sia soffermato con realismo sui vissuti del corpo. Sartre infatti filosofa analizzando i vissuti umani, senza ansia di assoluti, e questo gli permette di portare attenzione alle emozioni e alle sensazioni, anche quelle più vicine alla corporeità. [..] Notiamo [..] una forte consonanza con Freud, non soltanto nella descrizione dei vissuti del corpo, ma anche nella «terapia». E questo non ci sorprende, nonostante le continue critiche di Sartre al maestro della psicoanalisi.

Retorica hobbesiana

24.03Thomas Hobbes sostiene che la paura della morte violenta è la passione più affidabile su cui fondare la società politica, ma le sue idee sono notoriamente piene di contraddizioni. Per McClure le apparenti incoerenze di Hobbes sono intenzionali, e fanno parte di una sofisticata strategia retorica volta a rendere la paura della morte maggiore di quanto non sia in realtà.

I cittadini di uno Stato hobbesiano, timorosi e avversi al rischio in tempo di pace, sono destinati a diventare in guerra valorosi soldati pronti ad affrontare la morte per il bene del re e della nazione. Lungi dall'essere un vero errore, questa abbagliante contraddizione è un'incoerenza intenzionale nella filosofia politica di Hobbes. Hobbes crea un coerente modello logico della politica basato su una visione semplificata dell'uomo che egli sovrappone a quella che sa essere una natura umana più complessa.

Una societa diseguale è una società di nemici

23.03In termini psicologici, e quindi anche sociali e politici, l'antitesi [uguaglianza ¬ disuguaglianza] è equivalente all'antitesi speculare [amico ¬ nemico]. Uguale è l'amico, il diverso è il nemico. Non è possibile amicizia senza una profonda condivisione dell'immaginario, così come non ci possono essere nemici fra le persone che si considerano realmente uguali fra loro. Ne segue che una società dove la disuguaglianza viene coltivata come un valore è una società di nemici (nella quale etichetta vuole ci si dica uguali senza esserlo).

Nessuno è perfetto

22.03 Nessuno è perfetto, ma l'accostamento tra l'aneddoto del Dossi e Se fossi ricco!, posto in questo termini, è un pò come i cavoli e la merenda.

Forse Carlo Cattaneo desiderava con sincerità un governo federalista e popolare, argomento che esula dal nostro interesse critico, ma non era certamente un democratico. Se dobbiamo credere alle Note Azzurre di Carlo Alberto Pisani Dossi, vi è un episodio osceno, e irriferibile, che denuncia un Cattaneo sprezzante delle persone modeste e capace di umiliare in pubblico una giovane donna, colpevole solo di essere una domestica. Volendo poi leggere le parole dello stesso Cattaneo, della cui autenticità non possiamo dubitare, l'atteggiamento sprezzante verso i poveri è ancora più chiaro. In quel breve e rozzo esercizio poetico, intitolato Se fossi ricco, l'autore ricorda con tenerezza e rimpianto la propria madre: «la mia buona e compianta madre, poveretta com'era, mi allattò al suo seno, e vegliò sul mio primo riposo [..]», e commenta «un ricco non avrebbe questo conforto, egli indubitatamente avrebbe succhiato al petto di una rozza fattoraccia, dividendone le brutali cure colle galline e col vitello» 12.

Come la stupidità genera la violenza

21.03La cosa che più mi turba nell'essere umano è la stupidità, di fronte alla quale mi sento impotente. Ma ciò che mi inquieta è il violento moto di reazione che l'impotenza genera in me. È in questo modo che la stupidità genera la violenza.

Coerenza dell'incoerenza

20.03Ho bisogno di coerenza, che solo l'incoerenza riesce a darmi. Sento la necessità di un pensiero unitario, che solo attraverso il frammento si manifesta. Dopotutto il mondo non è fatto ad immagine dei sistemi filosofici che tutto comprendono attraverso un numero limitato di concetti, ma è l'espressione ( λόγος ) di innumerevoli frammenti sparsi di realtà senza alcun legame fra loro, che accostati ne restituiscono l'immagine come totalità. Solo il frammento (la monade) è completo in sé stesso e non rimanda a nulla fuori di sé.

Forme dell'anticipazione

19.03Utopia come immaginazione o come progettazione?

L'utopikum viene posto all'uomo come essere che vuole cambiare, al quale è stato dato il mondo come potenzialità, come la grande δυνάμειον, quella della possibilità dell'essere. Nell'uomo è possibile l'utopico perché egli è l'unico essere che non considera il futuro come «cattivo», non come se il semplice «dopo» consista in costanti ripetizioni, ma perché può avere il futuro come un vero «non-ancora» e come un vero «nuovo» anche se mediato. La grande sfera del «non-ancora» è qualcosa di diverso dal «non», dal «non-avere», è nel suo gradino successivo ed è ancora qualcosa di diverso dal nulla, che è un risultato, è finita male, la cosa non è riuscita. Non-ancora è ciò che è in sospeso, ciò che non si è ancora avverato ma non per questo fuori dal mondo. Nel mondo la categoria del non-ancora è possibile come in uno in cui il progettabile, il modificabile, possono ancora verificarsi, come un mondo ancora aperto, incompiuto, che si modifica, dunque frammentario, cioè un mondo con un orizzonte che lo supera.

Questioni di cittadinanza

18.03Se l'idea di cittadinanza fa problema

⚛ aucun principe universaliste, qu’il s’agisse de la fraternité des hommes ou de l’égale liberté des citoyens, ne peut être institué dans la forme d’une communauté sans se particulariser, délimiter un dedans et un dehors, et ainsi entrer en contradiction avec lui-même. Et alors il y a deux attitudes possibles : ou bien utiliser cette contradiction comme le ferment d’une inquiétude permanente de la communauté, qui se sait en quelque sorte « insuffisante » par rapport à ses prétentions, ou bien refouler la contradiction et utiliser la prétention d’universalité comme un moyen de légitimer les exclusions. Dans l’histoire de la citoyenneté, on en revient toujours à ce dilemme.

Cittadinanza e nazione sono strettamente connessi. Non esiste (ancora) una cittadinanza universale, quindi si è cittadini solo in uno spazio delimitato da confini ed all'interno di una comunità definita, verso la quale si hanno doveri e dalla quale si ricevono diritti. Tutto questo fa problema.

Matchmaking legislativo

17.03Il market design, ovvero l'idea che i mercati possano essere progettati a tavolino, fino a pochi anni fa avrebbe fatto inorridire molti economisti perché è la stessa idea di mercato autopoietico ed autoregolante che viene messa in discussione da questa nuova disciplina.

La maggior parte dei mercati si muove nel considerevole spazio tra la mano invisibile di Adam Smith e i piani quinquennali del presidente Mao. I mercati si differenziano dalla pianificazione centrale per il fatto che nessuno, eccetto i diretti partecipanti, può determinare l'esito della transazione. E i mercati non sono un Far West in cui tutto è lecito proprio perché i partecipanti vi entrano sapendo che ci sono delle regole da rispettare.

Mi chiedo se il matching sia applicabile anche ai processi legislativi.

Siamo ancora moderni?

16.03Bella domanda.

Abstract - La regolamentazione dei trasferimenti di proprietà mortis causa è stata una delle principali preoccupazioni dei riformatori sociali sin dall'Illuminismo. Oggi, invece, la questione del lascito della ricchezza di generazione in generazione solleva pochissime polemiche politiche. Dalla metà del XX secolo l'argomento ha perso gran parte della sua importanza nei dibattiti pubblici. In questo documento di lavoro mostro che negli ultimi quarant'anni possiamo osservare una reazione in aree chiave del diritto successorio che infrange la promessa dell'Illuminismo di distribuire la ricchezza nella società sulla base dei meriti individuali piuttosto che di criteri ascrittivi. Da qui la domanda:"Siamo ancora moderni"?

Nell'estate del 1918, l'imprenditore riformatore Harlan E. Read pubblicò The Abolition of Inheritance, in cui proponeva di limitare le eredità - con poche eccezioni - a 100.000 dollari. Tipico dell'umore politico dopo la fine della guerra è stato anche il discorso del presidente della American Economic Association, Irving Fisher (1919), che ha definito l'iniqua distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti il più importante problema di politica economica della società americana ed ha chiesto ai suoi colleghi di interessarsi maggiormente a questo problema. Il suo obiettivo era la redistribuzione della proprietà. Lo stesso Fisher aveva tratto ispirazione da un progetto per le imposte di successione elaborato dall'italiano Eugenio Rignano

Se nessuno ritiene legittimo che gli venga imposta l'osservanza religiosa con la forza del numero o delle armi, perché dovrebbe ritenere legittimo che gli venga imposta con la forza del numero o delle armi una legislazione contraria alle proprie convinzioni?

Se la tolleranza religiosa è il portato della modernità degli antichi, la disgiunzione legislativa è la via verso la modernità dopo la modernità.

Monocameralismo e legge elettorale

15.03Credo sia la prima volta nella quale mi trovo in perfetta sintonia con Dario Franceschini.

- Pensa al superamento del bicameralismo?
- «Non solo. Monocameralismo e legge elettorale. L’insieme di questi elementi può dare stabilità al sistema Paese. Non ho nessun titolo per impegnare il Pd: mi rivolgo a Di Maio, a Salvini, a Berlusconi, a Martina e al mio stesso partito; da una situazione che pare perduta può nascere un meccanismo virtuoso. Questa può essere la legislatura perfetta».

È quanto ho scritto alcuni giorni fa. Occorre che la politica si impegni a ridurre il costo della politica. Il passaggio al monocameralismo, attraverso una riforma costituzionale estremamente impegnativa e sanguinosa per i membri del parlamento, è ovviamente solo un gesto simbolico, ma può essere l'inizio di un percorso virtuoso senza il quale tutto rimarrebbe esattamente come oggi.

Matematica elettorale

Come norma generale di buongoverno il rapporto tra il numero degli elettori ed il numero degli eletti dovrebbe essere costante ed economicamente sostenibile.

Gli articoli 56 e 57 della Costituzione italiana (1948) stabilivano che il Parlamento venisse eletto con un rapporto costante tra eletti e popolazione: un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000. Quindi ( 80+200:2=140 ) un eletto ogni 140.000 abitanti.

La legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2 (GU Serie Generale n.40 del 12-02-1963) ha modificato gli articoli 56 e 57 della Costituzione stabilendo un numero invariabile di deputati (630) e di senatori (315).

Con la formazione di un Parlamento europeo, la nascita delle Regioni e per effetto della legge n.2 del 1963, in Italia, i rappresentanti del popolo con funzioni legislative sono diventati circa 2.140, con un rapporto eletti-elettori di 1 a 22.000. Un eletto ogni ventiduemila elettori! Una proporzione difficilmente sostenibile in un paese economicamente in crisi.

Per i detti motivi di sostenibilità della spesa politica in fase di revisione costituzionale sarebbe opportuno un ritorno ai principi stabiliti dalla Costituzione del 1948, anche se, per evidenti motivi, non sarà possibile ristabilire immediatamente la proporzione di un eletto ogni 140.000 abitanti, equivalenti - grosso modo - a 110 mila elettori.

Se si considerano le assemblee regionali, nazionali ed europee (cioè gli organi propriamente legislativi, quindi escludendo gli organi amministrativi locali che seguono altri criteri) questo rapporto potrebbe ragionevolmente essere di almeno un eletto ogni cinquantamila elettori circa. Ad esempio

  • Un eletto ogni milione di elettori per il Parlamento europeo (48 ca - attualmente sono 73)
  • Un eletto ogni centomila elettori per il Parlamento italiano (480 ca - attualmento sono 950)
  • Un eletto ogni centomila elettori per le assemblee regionali con un minimo di nove ed un massimo di cinquanta (500 ca - sono 1117 nel 2013 ⚛ )

Ma il rapporto complessivo potrebbe anche essere, con il tempo, ridotto a 80-100 mila elettori per eletto. Ovvero, in una formulazione più drastica della norma, gli elettori potrebbero essere sostituiti dai votanti, rendendo variabile il numero degli eletti in funzione dell'astensione dal voto. Penso che, in un paese serio, la materia meriterebbe un approfondimento condotto con criteri scientifici.

Abile mossa di marketing o fake news?

14.03 Il c.d. reddito di cittadinanza proposto dal Movimento cinque stelle è una geniale strategia di marketing o una fake news?

Nonostante non si tratti di un reddito di cittadinanza si continuerà a chiamarlo così. Ma è sempre così in Italia, dove il reddito di cittadinanza (basic income) non è un reddito di cittadinanza (basic income), chiamiamo startup ciò che non è startup e in realtà mai abbiamo capito cosa è una startup, chiamiamo fake news qualunque cosa vogliamo dire che non sia vera in maniera irriflessa, senza aver capito fino in fondo cosa sono le fake news.

L'articolo dell'agenzia giornalistica AGI dice due cose. Primo, il cd reddito di cittadinanza M5S è l'equivalente del Rei declinato in altri termini. Secondo, è un'idea di sinistra che sembra piacere soprattutto alla destra e molto meno alla sinistra.

il reddito di “cittadinanza” – nella formulazione infelice dei Cinque Stelle non è assistenzialismo [..] Il “reddito di cittadinanza” è il disegno di un nuovo regime di workfare, essenzialmente una politica neoliberista autoritaria basata su un’estremizzazione delle “politiche attive”, la stella cometa di tutte le politiche del lavoro oggi. Il povero, il precario, il disoccupato devono mostrare la disponibilità a partecipare al grande gioco al massacro del lavoro povero in cambio di un sussidio. È tutto l’opposto di quello che si vuole fare credere in questi giorni.

Concordo con Ciccarelli.

Quel che ha in mente Di Maio è un’altra cosa, completamente diversa, che del reddito di cittadinanza ha solo il nome. Leggiamo dall’intervista che ha concesso proprio a noi de Linkiesta: Il nostro reddito di cittadinanza è condizionato - spiega - Non diamo soldi a persone per starsene sul divano. Noi vogliamo fare in modo che chi prende sostegno al reddito abbia un rapporto di diritto-dovere con lo Stato. Se hai perso il lavoro, il nostro reddito di cittadinanza ti obbliga a formarti per dei lavori che richiede il centro per l’impiego incrociando domanda e offerta e devi dare 8 ore di lavoro volontario al comune. Il sindaco ha a disposizione gratis per lavori di pubblica utilità tutti quelli che prendono il reddito di cittadinanza. È un meccanismo condizionato che si conclude con una proposta di lavoro che proviene dal centro per l’impiego.

Concordo anche con Cancellato.

Innanzitutto chiariamo che il ddl presentato dal Movimento [disegno di legge n. 1148/2013] non legifera sul reddito di cittadinanza ma sul reddito minimo garantito, che è un’altra cosa: il primo (in inglese basic income, o reddito di base, come concepito per la prima volta nella cultura anglosassone) indica una quota di denaro fissa distribuita a tutti i cittadini a prescindere dal reddito; mentre il secondo (guaranteed minimum income) è un contributo per garantire a disoccupati e lavoratori con redditi bassi un’entrata minima.

Concordo con Todarello.

Bisogna in tutti i modi evitare che il cambio di governo porti a disfare il lavoro prezioso fatto in questi ultimi anni insieme ai sindacati e alle associazioni di volontariato e di promozione sociale.

Molto molto meno concordo con Leonardi perché se:

la proposta del Movimento è, in sostanza, un super-REI

allora perché Pd e Cinque stelle si ostinano a negarlo? Sarà forse perché ai nostri parlamentari non gliene frega assolutamente niente del reddito di chi non ha reddito e neppure conoscono quello che sono chiamati a decidere e lo scontro sul cd reddito di cittadinanza è solo una banale questione di notizie false e di marketing elettorale sotto la quale si nascondono le vere motivazioni della contesa?

La cronaca coarta il discorso all'inessenziale. Se lo spirito giacobino è presente in Condorcet tanto quanto in Robespierre che cosa li ha indotti a scontrarsi a morte sulla lettera di una stessa ed unica Costituzione?

Cosa accomuna queste due composizioni musicali?

13.03In the Fen Country impressioni sinfoniche per orchestra del 1904 è la prima composizione di Ralph Vaughan Williams.

Il quartetto d'archi n. 15 in mi bemolle minore op. 144, una delle composizioni musicali più tetre dell'intera storia della musica, è anche l'ultimo quartetto composto da Dmitrij Sostakovich.

L'ereditabilità della ricchezza

12.03È da pochi giorni reperibile su Google Books, e forse anche in libreria, ma certamente su Amazon: The Inheritance of Wealth di Daniel Halliday. La prospettiva di Halliday è essenzialmente quella di un egualitario moderato e conseguentemente la forma di tassazione della ricchezza ereditata preferita da Halliday è lo schema di Rignano. Quale migliore viatico per la pagina che ho dedicata ad Eugenio Rignano   ☛

Qualità dell'offerta di lavoro ed efficienza publica

11.03Il monopolio, publico o privato che sia, e quindi anche lo Stato, in quanto monopolista, è più efficiente del libero mercato. Non ci possono essere dubbi, la Cina insegna. Ma così come la legge di gravitazione universale non tiene conto dell'attrito, l'efficienza del monopolio è condizionata dall'offerta di lavoro, e dalla sua qualità, che in alcune circostanze rende più efficiente il libero mercato.

La Svezia presenta le aliquote marginali di imposta più alte al mondo e, se ci dovessimo rifare alla teoria economica standard, le distorsioni prodotte da siffatte aliquote marginali di imposta dovrebbero seriamente pregiudicare il funzionamento dell'economia. Tuttavia, nonostante le alte aliquote marginali, l'economia svedese sembra funzionare piuttosto bene e presenta spesso performances migliori di quelle di Paesi caratterizzati da più basse aliquote marginali di imposta.

Se una certa versione della teoria economica prevede che alte aliquote marginali di imposta si accompagnino necessariamente a dannose distorsioni e insoddisfacenti performances economiche, appare ragionevole ritenere che ci sia qualcosa di mancante in una siffatta teoria. [..] L'opinione comune sembra essere quella secondo la quale le aliquote marginali di imposta sul reddito sono puramente distorsive. [..] E nostra opinione che una ragione importante che spiega il successo dell'economia svedese, nonostante la presenza di alte aliquote marginali di imposta, è che una componente rilevante di queste aliquote marginali abbia natura non-distorsiva.

La ragione per la quale una parte dell'aliquota marginale ha natura non-distorsiva è che rappresenta un pagamento per beni/servizi privati che sono forniti pubblicamente; essa riflette dunque un costo che i consumatori devono sostenere al fine di fronteggiare i giusti incentivi.

Quando l'offerta di lavoro è non-distorsiva, le tasse, cioè il monopolio publico, sono il modo più efficiente per produrre.

La parte dell'aliquota marginale di imposta sul reddito che riflette un costo reale legato all'offerta di lavoro degli agenti ha natura non-distorsiva

Che cos'è un'offerta di lavoro non-distorsiva ?

Dividere gli Stati

10.03Traduzione personale del capitolo conclusivo del libro Dividing the State: Legitimacy, Secession and the Doctrine of Oppression di Paul Groarke   ☛

Ma per piacere...

09.03Sebbene abbia votato per il Movimento cinque Stelle alle elezioni politiche del 4 marzo scorso, non l'ho fatto perché condivida le idee del Movimento. Anzi quasi certamente, nella forma nella quale sono state presentate, non ne condivido nessuna. Ma su una in particolare - il cosiddétto reddito di cittadinanza - mi sono già espresso più volte e ci ritornerò sopra ancora perché la ritengo, nella forma nella quale viene presentata, una vera e propria truffa - degna degli 80 euri di Matteo Renzi - che si beffa dell'articolo 3 della Costituzione italiana.

L'articolo di Pasquale Tridico merita una qualche riflessione, perciò, per ora, mi limito a trascrivere il ragionamento di un lettore del Fatto, che vale come risposta all'intervista di Nunzia Catalfo.

perderà il reddito chi rifiuta, nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue e anche chi sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata dal responsabile del centro per l’impiego.

E secondo voi come si tradurrà nella pratica questa clausola? Un impiegone pubblico che fino ad oggi non ha avuto alcuna responsabilità operativa ed economica improvvisamente si ritrova tra le mani il potere di decidere se uno può continuare a prendere soldi al mese oppure no. Immagino ora tutti i favoritismi e le correzioni che inizieranno a nascere intorno ad una commissione del genere, e della sicura prassi che il papà di famiglia tiene i figli e quindi non possono fare in modo che non prenda soldi, neanche se non li merita più.

Non oso immaginare qui in Campania cosa può diventare una misura del genere.. gente che lavora a nero e prende soldi, gente che lavora messa a posto a 3 ore al giorno e con la busta paga da 450 euro prende altri 300 euro di differenza.. E poi uno che fa un mestiere e ha una laurea in un settore totalmente diverso dovrebbe accettare un lavoro che qualcuno ritiene attinente ad un profilo (deciso discrezionalmente da un impiegone pubblico senza conoscere a priori quali criteri vengano seguito) attinente al suo titolo di studio anche ha scelto di abbandonare quel settore perché gli è venuto lo schifo? Ma per piacere...

Se lo capisce Cozzolo come fanno a non capirlo i geni del M5S? Evidentemente qualcosa non quadra caro Grillo.

Il paradosso della vulnerabilità

08.03Nel libro The Paradox of Vulnerability, John Campbell e John Hall, dopo aver esaminato l'evoluzione della crisi del 2008 in Danimarca, Irlanda e Svizzera, evidenziano come i piccoli Stati dimostrino di avere una maggiore capacità di risposta alle difficoltà indotte dalle crisi economiche.

L’argument central de l’ouvrage peut se résumer en 3 temps : 1) sans ressources naturelles et dotés d’une faible capacité militaire, les petits États ont historiquement connu le risque de la disparition et la crainte de l’anéantissement; 2) cette vulnérabilité au monde a occasionné le développement de solidarités nationales et de mécanismes institutionnels permettant d’absorber les crises; 3) ces mécanismes d’adaptation à la vulnérabilité rendent ces pays prospères et résilients aux crises financières. Ceci forme le «paradoxe de la vulnérabilité» qui sert de principe organisateur au livre.

L'idea di verificare l'esistenza di una relazione tra dimensione statale e risposta alle crisi economiche è interessante, ma, a mio modo di vedere, mi sembra che gli autori abbiano scelto per le loro analisi des petits États très particulières.


Marcel Tyberg - Symphony No. 3 in D minor (1943)

Il brutto parlamento

07.03Come era immaginabile dalle elezioni del 4 marzo 2018 è uscito un brutto parlamento. Non solo per l'impossibilità di formare un governo organico, ma anche per la qualità degli eletti. Pier Ferdinando Casini, eletto per la decima legislatura consecutiva è l'emblema di questo brutto parlamento. Per qualsiasi organismo la mancanza di rigenerazione è inequivocabile segno di decadenza.

C'è un solo modo per rinnovare questo brutto parlamento senza perdere la faccia: trovare un accordo su come ridurre i costi della politica e andare rapidamente a nuove elezioni.

Reinventare la democrazia

Neuerfindung der Demokratie, Réinventer la démocratie, Reinventing democracy, Reinventar la democracia, 重塑民主, изобретать демократию, إعادة اختراع الديمقراطية, ריינווענט דעמאָקראַסי, लोकतंत्र को नया बनाएं, Επαναπροσδιορισμός της δημοκρατίας, etc.

(Cfr. Google)

La reinvenzione della democrazia

06.03Quali iniziative credibili per rinnovare la democrazia? Tutte le proposte, e sono molte, di rinnovamento della democrazia non si scostano molto dalle idee di maggioranza e di rappresentanza. Eppure il problema è proprio nell'idea che la volontà dei rappresentanti della maggioranza dei cittadini possa rappresentare compiutamente le esigenze della collettività, comprese quelle minoritarie.

In comunità molto coese, come quella svizzera, un consociativismo non instituzionalizzato nel quale la maggioranza si fa carico delle esigenze delle minoranze può rappresentare una soluzione di fatto, che funziona caso per caso.

Secondo l'attuale concetto di democrazia chi non è daccordo deve comunque subire la volontà di chi rappresenta il potere costituito. Così vediamo Mariano Rajoy, Recep Tayyip Erdoğan, Viktor Orbán, e molti altri potersi ancora dire democratici senza dover rispettare i diritti di chi non condivide le loro opinioni. Questa è oggi la democrazia, se questa è la democrazia.

Mercato e democrazia

Una soluzione realmente innovativa al problema dell'obsolescenza del principio maggioritario così come noi lo concepiamo nella sua formulazione illuminista potrebbe essere l'introduzione di elementi del mercato direttamente all'interno del nucleo centrale delle regole democratiche.

La proprietà è una convenzione sociale

05.03Stralci dal capitolo conclusivo di Il mito della proprietà di Murphy e Nagel. Mai tradotto in italiano. Una sola recensione, in italiano, in rete.

Il messaggio principale di questo libro è che l'equità sociale, piuttosto che quella fiscale, dovrebbe essere il valore guida della politica fiscale, e che i diritti di proprietà sono convenzionali, cioè sono in larga misura il prodotto delle politiche fiscali esistenti e quindi non possono essere utilizzati per determinare quali imposte siano giuste. Ma c'è una grande distanza tra affermazioni teoriche come queste e la concreta determinazione delle tasse nel mondo reale.

Il nostro approccio si discosta notevolmente dalla mentalità standard della politica quotidiana là dove insistiamo sulla convenzionalità della proprietà e neghiamo che i diritti di proprietà siano moralmente fondati. La resistenza al concetto tradizionale di equità fiscale richiede il rifiuto dell'idea che il reddito ante imposte e la ricchezza personale siano moralmente significativi.

Questo passaggio ad una concezione puramente convenzionale della proprietà è, lo riconosciamo, controintuitivo. Le tasse sono naturalmente percepite dalla maggior parte delle persone come un'espropriazione di beni che loro appartengono.

Ma i singoli cittadini non possiedono nulla se non attraverso leggi emanate e applicate dallo Stato. Pertanto, le questioni fiscali non riguardano il modo in cui lo Stato dovrebbe appropriarsi e distribuire ciò che i suoi cittadini già possiedono, ma il modo in cui dovrebbe consentire la proprietà.

Riconosciamo che è pretendere molto che questa concezione filosofica diventi psicologicamente accettabile per la maggioranza degli individui.

Gli individui in un'economia capitalista perseguono il loro interesse economico nel mercato, sia come acquirenti che come venditori di lavoro e altri beni. È l'interesse economico che determina in larga misura il modo in cui essi rispondono alla possibilità di determinare la legislazione fiscale. Perché allora non dovremmo aspettarci che ciascuno di essi favorisca politiche fiscali sulla base di ciò che è meglio per loro, economicamente, come individui?

La grande domanda per chiunque sia interessato all'attuazione dei principi di giustizia in materia di fiscalità è: quanta tensione ci si possa aspettare tra la motivazione che sorregge l'interesse economico personale e la motivazione che sostiene la giustizia.

Può quindi accadere che anche coloro i cui ideali utilitari o egualitari sarebbero meglio serviti da un sistema che dia la priorità all'innalzamento del tenore di vita e delle opportunità delle persone che si trovano nella parte inferiore della società debbano cercare politiche concrete che offrano benefici a tutti. Il senso di solidarietà nei confronti di coloro che sono economicamente svantaggiati è troppo debole nella nostra società per vincere le elezioni. [Sostenibilità politica]

A nostro avviso, mentre ogni governo ha il dovere fondamentale di garantire la sicurezza contro la coercizione e la violenza, sia estera che interna, e di fornire l'ordine giuridico che rende possibile la prosperità, è quasi altrettanto importante trovare il modo di limitare i danni agli inevitabili perdenti nella concorrenza di mercato senza minare il potere produttivo del sistema.

Va da sé che l'esenzione dall'imposta per i redditi più bassi è uno degli elementi di un sistema istituzionale che garantisca un minimo sociale dignitoso; ma il modo più efficace per migliorare le condizioni delle persone con un reddito al di sotto della media sarebbe non solo di esentarle dall'imposta, ma anche aumentare sostanzialmente il loro reddito disponibile. ⚛

Riteniamo che i trasferimenti diretti di denaro contante siano il metodo migliore e che la questione fondamentale sia come potrebbero essere concepiti in modo da non dissuadere i beneficiari dal lavoro retribuito.

Qui mi fermo e non entro in questioni tecniche.

L'esperienza della non-esistenza

04.03Sartre e l'esperienza della non-esistenza di Dio.

Sartre experienced the non-existence of God.

Economia elettorale

03.03L'attacco della recensione di Hywel Williams al libro di Niall Ferguson The Cash Nexus è così improbabile che merita una citazione. Devo confessare che è la recensione di Hywel Williams ad avermi convinto a scrivere queste note, appunto per avere l'occasione di citarla.

Lo "storico di destra" è diventato una figura importante nella Repubblica delle lettere inglesi. Il suo ruolo proclamato è quello del toro infuriato, gonfiato con testosterone intellettuale. Lui - perché l'ambiente è maschile - vuole demolire la delicata bottega di porcellane gestita dai razionalisti liberali, così come i pesanti macchinari, ma arrugginiti, dei deterministi marxisti. Gli anni dell'egemonia conservatrice sono stati un buon momento per questa bestia in cerca di preda. Niall Ferguson è la migliore di queste bestie.

Ma veniamo al sodo. Il capitolo ottavo di The Cash Nexus scritto da Niall Ferguson in collaborazione con Glen O'Hara tratta di economia elettorale ovvero, in altri termini, della sindrome di Silverbridge per citare l'immaginario collegio elettorale descritto da Anthony Trollope dove i candidati sono costretti a consegnare assegni da 500 sterline ai procuratori locali e dove gli onesti cittadini chiedono spudoratamente il minimo aiuto pecuniario in cambio del proprio voto.

La politica come affare

La considerazione più interessante sull'argomento, a mio avviso, però non riguarda il do ut des del clientelismo elettorale spicciolo, bensì la progressiva trasformazione del fare politica alla quale stiamo assistendo.

La mattina successiva alla vittoria laburista nelle elezioni del maggio 1997, l'International Herald Tribune salutava l'elezione di Blair & Co.. Tre mesi dopo il nuovo primo ministro ha fatto capire come la pensava motivando l'uso delle giurie di cittadini per saggiare l'opinione pubblica su particolari politiche: Se gestisci un'impresa come Sainsbury's o Marks & Spencer, devi continuare a verificare ciò che fai. Come ha commentato il Guardian, il direttore generale Tony Blair vuole conservare il suo posto, quindi dà ai clienti ciò che davvero vogliono. [107] L'Ohserver intanto raccomandava a Blair di gestire il suo partito come un'azienda moderna dando a tutti una partecipazione azionaria nella nuova impresa di governo. A questa retorica ha ben presto fatto seguito una prassi conforme. Non ci sono mai stati tanti ministri laburisti provenienti dal mondo degli affari quanti ce n'erano nel governo di Tony Blair nel 1997. I conservatori, l'indiscusso partito delle imprese dall'epoca di Stanley Baldwin, si sono affrettati a copiare questo nuovo modello di partito concepito come un'impresa. A seguito della loro sconfitta schiacciante, per guidare il partito si sono rivolti a un ex consulente di direzione aziendale della McKinsey e al presidente della catena di supermercati Asda. William Hague e Archie Norman hanno dato rapidamente al partito una nuova struttura manageriale, che ha conferito il massimo potere decisionale a un consiglio d'amministrazione. [108]

La politica è un'attività economica come le altre, dove si investe - a livello individuale e collettivo - nella speranza di ottenere un guadagno, quindi nulla di strano se si adottano i più avanzati metodi di gestione dell'impresa.

L'altruismo esiste se non se ne parla

02.03L'altruismo esiste, probabilmente è un istinto iscritto nel nostro genoma, ma non può essere giustificato senza cadere in contraddizione. Chiunque teorizzi la necessità dell'altruismo compie un'azione autointeressata che nega quanto afferma. Dopotutto un aumento numerico degli altruisti favorisce gli egoisti.

De te fabula narratur

01.03Sull'origine del debito publico italiano esistono ipotesi contrastanti. Ma solo in apparenza. La prima dice che il deficit è stato causato dal meridione, nel quale sono stati investiti e/o distribuiti miliardi di lire che non hanno prodotto nessun effetto keynesiano. La seconda dice che la causa sta nell'eccessivo aumento del tasso di interesse sul debito conseguenza dell'autonomia della Banca d'Italia. Esistono anche altre ipotesi, altrettanto attendibili, ma tutte, così come quelle che ho appena elencato, indicano nell'azione della classe politica la responsabilità ultima dell'aumento del debito publico in Italia.

Al punto in cui siamo la situazione è tutt'altro che semplice da risolvere. A valori costanti (inflazione = 0) la riduzione del debito publico richiede un saldo primario (cioè al netto degli interessi) con un valore superiore agli interessi per un periodo prolungato di tempo. La constatazione è ovvia e banale, ma ha un senso. Rende esplicito il fatto che in Italia, data l'entità degli interessi sul debito in rapporto alla ricchezza prodotta totale, è praticamente impossibile impedire l'aumento del debito publico senza l'aiuto dell'inflazione. Ma i tedeschi aborrono l'inflazione per chiari motivi storici.

Secondo le previsioni nei prossimi anni in Italia, a causa della denatalità, ma soprattutto, a mio avviso, a causa della riduzione dell'innovazione autoprodotta avvenuta in questi anni e del conseguente ritardo tecnologico accumulato, il lavoro sarà gravato in misura rilevante dal costo improprio del debito e di conseguenza la ricchezza complessiva prodotta diminuirà (sempre nell'ipotesi tedesca di inflazione = 0) innescando un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire.

Io venderei pure la Rai, o almeno un pezzo...

Con tutta la buona volontà di Cottarelli, nell'elencare, e via via scartare, soluzioni possibili, non vedo come si possa ovviare a questa situazione senza aumentare l'innovazione, specie nella gestione della politica, e senza ridurre almeno parzialmente il debito limando il tasso di interesse o, in alternativa, attraverso l'aumento dell'inflazione reale. In questa seconda parte del compito c'è stato l'impegno di Mario Draghi, ma sulla prima parte non ho visto e non vedo ancora l'impegno della politica. E qui si ritorna all'inizio della storia che parla di te.

Quale rapporto tra debito publico e Pil?

Il debito publico ha quattro componenti, la prima è derivata dal saldo tra spesa corrente e tasse al netto degli interessi; la seconda è derivata dal saldo tra spese per investimenti in conto capitale e censi, canoni e livelli, al netto degli interessi; la terza è il saldo delle prime due compresi gli interessi, ovvero il debito publico in senso generale; la quarta componente sono gli interessi sul debito. Si tratta di quattro ambiti disomogenei fra loro, che, come tali, non possono essere trattati nello stesso modo. Il primo errore consiste nel considerare il debito publico in modo indifferenziato. Ciò deve essere tenuto presente anche dagli investitori.

Ogni azione sul debito publico deve intervenire in modo differenziato sulle diverse componenti e quindi non può prescindere dalla conoscenza delle specificità di ognuna. Un deficit della spesa corrente non è usualmente previsto e deve essere trattato rimodulando la spesa ed aumentando la tassazione. Un deficit nella spesa in conto capitale è preventivabile e deve essere giustificato dalla sostenibilità economica e sociale dell'opera progettata. Un tasso di interesse eccessivo è sempre una incongruità e deve essere rinegoziato. Quindi non esiste una formula magica, ad esempio come questa:

la variazione del rapporto tra debito e Pil è uguale al deficit primario (in rapporto al Pil) più la differenza fra il tasso di interesse sul debito pubblico e il tasso di crescita del Pil nominale (quest'ultima differenza scalata da 1 più il tasso di crescita del Pil stesso)

che consenta di gestire unitariamente il debito publico rispetto ad un'entità immaginaria come il Pil, sulla base dell'ipotesi che il Pil rappresenti da solvibilità futura di una nazione.

L'austerità espansiva

Il rientro dal debito secondo il modello dell'austerità è esemplificato da Cottarelli in questo modo:

Prendiamo un paese che ha un debito pubblico di 1300 euro, un Pil di 1000 euro (il rapporto tra i due è quindi del 130 per cento, vicino a quello italiano) e, per semplicità di calcolo, un bilancio in pareggio e un Pil costante. Se non succede niente, il rapporto tra debito e Pil resta al 130 per cento, visto che il debito non cresce perché il bilancio è in pareggio e il Pil è costante per ipotesi. Supponiamo di tagliare la spesa permanentemente di 20 euro e che questo riduca il Pil di un pari ammontare (in questo caso, quello che gli economisti chiamano il moltiplicatore fiscale — cioè il rapporto tra variazione della spesa e conseguente variazione del Pil — è di 1, in linea con molte stime empiriche). Ipotizziamo che l'aliquota media di tassazione del Pil sia del 40 per cento (un po' più bassa di quella italiana, ma arrotondiamo per semplicità). In questo caso, quando il Pil scende, le tasse calano di 8 euro (20 per 0,4). Il deficit quindi si riduce di 12 euro (20 di minori spese, meno 8 di minori entrate), ossia si passa da un deficit di zero a un surplus di 12 euro. Il miglioramento è quindi inferiore alla stretta fiscale iniziale, ma comunque si va nella direzione giusta.

Cosa succede, però, al rapporto tra debito e Pil? Visto il surplus di bilancio, il debito si ridurrà di 12 euro, scendendo a 1288 euro. Ma, rispetto al Pil, il debito aumenta a 131,4 per cento (1288 diviso per 980), più alto di prima. L'austerità è quindi controproducente?

Vediamo che succede l'anno dopo: il surplus resta a 12 euro e quindi il debito si riduce ulteriormente di 12 euro (a 1276 euro). Visto che non si stringe ulteriormente la politica fiscale, il Pil resta costante a 980 euro (ricordiamo che, nel breve periodo, la crescita del Pil dipende dalla variazione del deficit pubblico, non dal suo livello). Il rapporto tra debito e Pil scende quindi al 130,2 per cento (1276 diviso 980). L'anno dopo, per lo stesso meccanismo, scenderà al 129,0 per cento e continuerà a scendere negli anni seguenti.

È facile rendersi conto che per essere plausibile questo modello richiede la compresenza di troppe condizioni improbabili nel mondo reale, la più importante delle quali è l'assenza di ricadute permanenti del taglio delle spese sul Pil. Ricadute che, a loro volta, sembrano dipendere sia dall'entità dei tagli che dall'entità del debito. Ciò che vale per il micro non sempre vale per il macro. L'esperienza del Governo guidato da Mario Monti è, a questo proposito, empiricamente probante. La caduta del consumo di energia elettrica a partire dal 2012 è uno dei marcatori sui quali di possono misurare gli effetti a lungo termine dell'austerità. ⚛

Infine, non va dimenticato il ruolo, a volte fondamentale, dei prestatori di ultima istanza nel determinare, con il loro comportamento, il successo o l'insuccesso nella gestione del dissesto finanziario di una nazione...

MP

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