Reddito universale incondizionato e tassa piatta

UBI e flat-tax

Si dice che il popolo preferisca essere ingannato.

Tassa piatta non è sinonimo di tassa bassa!

Scusate... ma chi l'ha detto che flat tax significa tassa bassa? Da dove viene questa confusione? Perché i politici italiani usano questi mezzucci per ingannare il popolo? Ci hanno provato e continuano a provarci i cinque-stelle contrabbandando una proposta di legge di reddito minimo condizionato definendola senza ragione reddito di cittadinanza e ora ci prova la Lega (sia ben chiaro che non ce l'ho con la Lega per pregiudizio ideologico essendone stato anche candidato, seppure solo per amicizia) a far credere che con la flat tax al 15% si può mantenere l'equità sociale e ridurre il prelievo fiscale. Il fabbisogno dello Stato rimane lo stesso quale che sia la forma di tassazione! Il gioco delle tre carte funziona solo per cambiare chi paga. E con la proposta di una flat tax al 15% pagano certamente i più poveri, che sono anche la maggioranza degli elettori della Lega. Quindi qualcuno ciurla nel manico perché sa benissimo che non manterrà le promesse o, se le manterrà, perderà le elezioni.

E ci si mette pure Nicola Rossi (del cui lavoro sono comunque un estimatore ante litteram) con una proposta che è la brutta copia di quella presentata insieme a Dino Rizzi venti anni fa.

Gli italiani sono stupidi, è un fatto, altrimenti avrebbero eletto Presidente del consiglio Angela Merkel. Il punto di capitone però è un altro, riguarda la qualità del Legislatore italiano, che negli ultimi settanta anni è stata tale da distruggere progressivamente anche la più remota possibilità di conservare la benché minima fiducia nelle capacità del sistema parlamentare di rispondere efficacemente alle esigenze del paese, delle minoranze e dei singoli cittadini. Per questo motivo occorre immaginare qualcosa che sia oltre la democrazia rappresentativa così come la conosciamo ormai da due secoli.

Il fisco è una questione filosofica

Contrariamente a quanto ordinariamente si è indotti a pensare dal comune sentire, definire i termini di una teoria dell'imposta non è compito del diritto, né dell'economia e tanto meno della politica, ma è essenzialmente un problema filosofico perché tocca due concetti, l'equità e l'eguaglianza, che debbono essere definiti in termini generali, cioè filosofici, prima di essere interpretati dalle specifiche dottrine. Naturalmente sono necessarie delle technicalities, ma sono soprattutto tecnicismi logico-matematici e non economici. Anche in questo caso le esigenze del calcolo prevalgono sulle specificità delle dottrine particolari.

Walter e Gigio

A Gigio è stato garantito uno stipendio di 6 milioni di euro netti all'anno. Il che fa, a spanne, dieci milioni lordi tasse comprese. Ciò vuol dire che, sempre a spanne, paga, lui o chi per lui, circa 4 milioni all'anno di imposte sul reddito. Se la proposta della Lega Nord venisse approvata dal parlamento e diventasse legge il nostro Wilt Chamberlain pagherebbe non più di 1,5 milioni.

Naturalmente noi tutti sappiamo che il novello Wilt Chamberlain prenderà ben presto la residenza a Montecarlo per meglio godere del sole della riviera e della compagnia del suo mentore e quindi dei 4 milioni di imposte non verserà più nemmeno un centesimo al fisco italiano.

Invece con la nostra proposta - dirà Matteo Salvini - tutto questo non accadrà, perché Gigio si sentirà invogliato da tanta benevolenza manifestata dall'erario a mantenere la residenza nella nebbiosa padania ed a contribuire come tutti gli altri cittadini alle spese dello Stato...

Ho un amico. Si chiama Walter. Guadagna 15.000 euri all'anno. Con poco più di mille euro al mese deve mantenere una famiglia. Ha 3.000 euri di detrazioni e deduzioni per cui paga meno di cinquecento euri di imposte. Con la proposta di Salvini perderebbe i tremila euri di agevolazioni fiscali che sarebbero però più che compensati da una franchigia di 3.000 euri pari ad un punto di break even di 20.000 euri. Insomma risparmierebbe circa cinquecento euri, ma perderebbe la quota di servizi publici corrispondente al minor gettito delle imposte che attualmente paga Gigio. Quindi con il nuovo sistema di tassazione proposto dalla Lega Nord sarebbe in perdita netta.

Si dirà: Gli italiani sono stupidi, forse ci cascano ancora.

Tax design

Ho detto che le technicalities matematiche rivestono un ruolo importante nella teoria delle imposte. Facciamo un esempio. Quando si parla di flat tax raramente si considera il fatto che semplicemente variando l'aliquota cambia la fascia sociale sulla quale ricade l'onere contributivo maggiore. La scelta dell'aliquota è quindi determinante

Dalla crisi dell'Irpef alla flat tax

Il libro di Dario Stevanato, Dalla crisi dell'IRPEF alla flat tax : prospettive per una riforma dell'imposta sul reddito è quanto di meglio io abbia letto sull'argomento.





Reddito di cittadinanza o reddito minimo?
una falsa alternativa

Il libro di Stefano Toso si presenta, già dalla grafica del titolo di copertina che evidenzia le parole Reddito di cittadinanza e nasconde le parole O reddito minimo?, come ciò che non è. Non è un libro sul reddito di cittadinanza, sia subito chiaro. È un libro che cerca di giustificare gli squallidi tentativi di introdurre in Italia delle forme di reddito minimo, alla formulazione delle quali lo stesso Toso ha intellettualmente partecipato.

Naturalmente non nego che il libro offra un'ampia documentazione a chi si accosti alla materia per la prima volta, ma l'argomentazione è carente e le conclusioni sono francamente deprimenti. Nonostante questo cercherò di trarne qualcosa di utile.







Intermezzo filosofico

nelle società odierne sopravvivere è sempre meno un fatto naturale, affidato alla libera iniziativa e alla volontà di lavorare, e sempre più un fatto sociale, dipendente dall'integrazione dell'individuo nel tessuto delle relazioni economiche e sociali [25]. Diversamente dalle società primitive, nelle quali la sopravvivenza era assicurata da un rapporto diretto con la natura, nella società capitalistica, e più che mai nell'odierna economia globalizzata, si è rotto irreversibilmente il rapporto tra sopravvivenza e occupazione teorizzato da Locke all'origine dell'età moderna [26]. [..] Di qui la stipulazione nelle odierne costituzioni, quali clausole fondamentali del patto di convivenza, dei diritti sociali positivi a prestazioni vitali, in aggiunta al diritto negativo alla vita da lesioni altrui. Di qui, in particolare, la necessità impellente, maturata in questi anni con la crescita della precarietà del lavoro e della disoccupazione, dell'introduzione, in aggiunta alla garanzia dei diritti sociali alla salute e all'istruzione, di un reddito minimo sociale ex lege, quale garanzia di quello che giustamente è stato chiamato il "diritto all'esistenza".

Quale aliquota scegliere?

Qualche anno fa il Nobel per l'economia Herbert A. Simon faceva questo ragionamento: Quante sono le esternalità che debbono essere considerate come possedute congiuntamente dai membri di tutta la società? Quando confrontiamo i paesi più poveri con le nazioni più ricche, è difficile concludere che il capitale sociale possa produrre meno del 90 per cento del reddito in società ricche come quelle degli Stati Uniti o dell'Europa nordoccidentale. Per motivi morali, allora, potremmo discutere di una tassa forfettaria sul reddito del 90 per cento per restituire quella ricchezza ai suoi veri proprietari. Negli Stati Uniti, anche una flat tax del 70 per cento potrebbe sostenere tutti i programmi governativi e consentire il pagamento, di 8.000 dollari all'anno per abitante, o di 25.000 dollari per una famiglia di tre persone. Quindi se è vero che solo il 10% del reddito guadagnato è il corrispettivo delle capacità e dello sforzo personale, mentre tutto il restante 90% dipende dal capitale sociale, allora anche un'aliquota del 70% che lascia tre volte il corrispettivo di quello che si è guadagnato con il proprio lavoro sarebbe generosa.

How large are these externalities, which must be regarded as owned jointly by members of the whole society? When we compare the poorest with the richest nations, it is hard to conclude that social capital can produce less than about 90 percent of income in wealthy societies like those of the United States or Northwestern Europe. On moral grounds, then, we could argue for a flat income tax of 90 percent to return that wealth to its real owners. In the United States, even a flat tax of 70 percent would support all governmental programs (about half the total tax) and allow payment, with the remainder, of a patrimony of about $8,000 per annum per inhabitant, or $25,000 for a family of three. This would generously leave with the original recipients of the income about three times what, according to my rough guess, they had earned.

Una prima ipotesi

Probabilmente del 30%, così ha risposto Allister Heath, giornalista, direttore del The Sunday Telegraph, autore del libro A Flat Tax: Towards a British Model, in un'intervista al Guardian alla domanda su quale aliquota flat sia possibile attestarsi.

Un'aliquota del 30% è attendibile 𐡀. Se consideriamo, come fa Heath, un'area non tassata di 12.000 sterline (che si possono arrotondare a 15.000 euro) è possibile fare alcuni calcoli, ovviamente nell'ipotesi che vengano abolite, e quindi non considerate, tutte le detrazioni e le deduzioni attualmente in vigore.

R. lordo 15.000 18.000 30.000 45.000 100.000 300.000 3.000.000
Aliquota 0% 5% 15% 20% 25,5% 28,5% 29,85
Imposta 0 900 4.500 9.000 25.500 85.500 895.500
R. netto 15.000 17.100 25.500 36.000 74.500 214.500 2.104.500

Formalmente e lessicalmente si tratta a tutti gli effetti di un'aliquota progressiva, sebbene la curva dell'aliquota salga rapidamente da 0 al 20% per poi appiattirsi e tendere all'infinito approssimandosi al 30%. Naturalmente con un'aliquota diversa la curva sarebbe diversa e questo incide sulla valutazione della progressività.

Curva delle aliquote
Diagramma comparativo della curva delle aliquote flat tax

Sempre secondo questi calcoli avremo un'imposta negativa di 4.500 €. Circa 400 € al mese. Non è molto, ma anche in questo caso è attendibile che UBI non possa discostarsi di molto da questa cifra. Per diversi motivi, fra i quali il fatto che esistono retribuzioni lavorative a tempo pieno di 800 € mensili e non è ragionevole che UBI superi la metà delle retribuzioni più basse.

Così, ad esempio, una retribuzione di 10.000 € avrebbe un'imposta negativa di 1.500 € e quindi il reddito disponibile verrebbe integrato a 11.500 €.

In questa ipotesi si prevede che l'imposta negativa venga distribuita indipendentemente dall'età. Quindi una famiglia di quattro persone percepirà un'imposta negativa molto generosa: 18.000 €. Si tratta comunque di un calcolo ragionevole sotto diversi punti di vista, che qui non ho tempo di approfondire.

Sono esclusi da questa ipotesi solo i casi di grave invalidità, che richiedono assistenza differenziata. In questi casi l'erogazione del sostegno avverrà necessariamente con l'utilizzo della prova dei mezzi (means test) e con il subentro dello Stato nelle attività e nell'asse ereditario della persona. Oggi accade che persone abbienti ricevano sostegno dallo Stato e lascino eredi enti religiosi o parenti che nulla hanno contribuito al loro sostegno (esperienza personale).

Sempre con il break even a 15.000 € l'imposta negativa (UBI) varia a seconda dell'aliquota flat prescelta.

Aliquota 15% 30% 40% 70%
Imposta negativa - UBI 2.250 4.500 6.000 10.500

Da questa semplice tabella si vede come le aliquote estreme portino, per opposti motivi, ad imposte negative non congrue con la realtà economica esistente oggi in Italia.

Questioni di equilibrio dell'imposizione fiscale

Chi l'ha detto che UBI debba essere finanziato esclusivamente con i proventi dell'imposta sul reddito delle persone fisiche?

Costo del reddito universale incondizionato

Nel calcolare il costo del reddito universale incondizionato nessuno considera che si tratta di un importo lordo dal quale si deve detrarre l'iva.

Diversamente dagli altri aiuti publici, che possono essere accantonati, UBI è costruito in modo che debba essere speso immediatamente, entro un mese dall'erogazione, se l'erogazione è mensile, quindi non può essere accantonanto e poiché verrà speso per lo più in generi di consumo, che scontano un'iva, l'importo corrispondente ritornerà immediatamente nella disponibilità dello Stato. Con calcolo prudenziale si può stimare nel 10% questo importo. Quindi se 4.500 € per 60 milioni di cittadini (a spanne) fa 270 miliardi, il costo reale di UBI è in realtà di 243 miliardi, sempre a spanne.

All'obiezione che si trattandosi di generi di consumo l'iva comunque verrebbe versata e che quindi è già conteggiata si può rispondere che questo vale certamente per una parte, ma non per tutta l'iva. L'effetto di UBI è comunque quello di aumentare i consumi e quindi anche le imposte sui redditi e quindi le entrate publiche. Insomma è un moltiplicatore il cui valore con stima prudenziale è valutabile come detto almeno nel 10% dell'importo complessivo.

Schema di conclusione

Aggirato, con una adeguata interpretazione della parola criteri, lo scoglio rappresentato dall'art. 59 della Costituzione, si presenta l'ostacolo posto dall'art. 3, in particolare dal comma secondo che stabilisce: E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Cosa debba intendersi con la generica formulazione ostacoli di ordine economico e sociale è piuttosto complesso. Certamente in essa è compreso ciò che è imprescindibile alla vita, cioè un reddito minimo, sebbene questa interpretazione non abbia mai turbato più di tanto il nostro Legislatore.

Quindi il criterio di progressività, per essere tale e rispondere ai requisiti previsti dall'art. 53, deve stabilire quale sia il reddito minimo necessario alla vita che la comunità (lo Stato) ha comunque l'obbligo costituzionale di assicurare a tutti i cittadini. Ovvero, se la progressività può essere ridotta ad una sola aliquota questa aliquota deve essere stabilita in funzione del minimo necessario per vivere in una determinata società e prevedere che questo minimo sia effettivamente distribuito a tutti.

Dal punto di vista concettuale, e solo da questo punto di vista, la flat tax è il cavallo di troia per obbligare il Legislatore ad approvare il reddito di cittadinanza.

Ovvero, secondo una corretta interpretazione, la Costituzione italiana non consente di approvare un'imposizione fiscale di tipo flat tax se non collegata alla distribuzione di un reddito minimo universale.

Il problema però non è risolto e si pone nel momento in cui si debba concretamente quantificare il reddito minimo necessario per vivere. Dal punto di vista della legge si può fare come Ponzio Pilato e come ha fatto la Costituzione italiana affidando alla parola criteri la determinazione concreta della progressività e fermarsi ad una formulazione generica di reddito vitale.

Questo però consentirebbe al futuro legislatore di stravolgere la ratio della norma, utilizzando, ad esempio, la statistica.

segue...

MP

Bibliografia

Gruppo Economia Lega Nord
- Flat Tax documento politico, URL
Dario Stevanato
- La giustificazione sociale dell'imposta: tributi e determinabilità della ricchezza tra diritto e politica, il Mulino, Bologna, 2014
- Dalla crisi dell'IRPEF alla flat tax : prospettive per una riforma dell'imposta sul reddito, il Mulino, Bologna, 2016;
Stefano Toso
- Reddito di cittadinanza o reddito minimo?, il Mulino, Bologna, 2016