Embamma

La soluzione al problema dei vouchers è semplice. Il valore del voucher dovrebbe essere equiparato al salario orario. Ovvero dovrebbe essere stabilito per legge il salario minimo orario per le prestazioni occasionali. Naturalmente, almeno finché non sia stabilito un reddito minimo universale garantito dalla comunità il salario minimo per le prestazioni occasionali dovrebbe inglobare in sé un maggior costo rispetto al salario del lavoro stabile. Ovvero se il salario minimo orario lordo della publica amministrazione è 100 il voucher dovrebbe avere un valore tra 150 e 200, comprendendo una maggiorazione delle ritenute pensionistiche.

Inoltre per evitare l'aggiramento della norma dovrebbe essere stabilita per il lavoratore la possibilità di dimostrare la durata effettiva del lavoro svolto anche dopo la cessazione del lavoro.

Naturalmente tutti i versamenti pensionistici daranno origine ad una rendita. Ciò implica l'abolizione del limite minimo di versamenti per ottenere una rendita, minimo palesemente incostituzionale.

Cinque idee economiche zombi che si rifiutano di morire

“Le idee hanno lunga vita e spesso sopravvivono a chi le ha prodotte e assumono forme nuove e diverse. Alcune idee continuano a vivere perché sono utili. Altre muoiono e vengono dimenticate, ma anche quando sono dannose a volte sono difficili da eliminare, a volte ritornano come veri e propri zombie”. Così scrive John Quiggin in Zombie economics. Le idee fantasma da cui liberarsi (Egea 2012, 376 pagg., 29,50 euro), sottolineando che sono state proprio delle idee zombie a portare il sistema finanziario globale sull’orlo del disastro, a causare il fallimento di migliaia di imprese e la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro. Ma quali sono queste idee? Sempre secondo Quiggin sono: la grande moderazione (dal 1985 il periodo di stabilità macroeconomica), l’ipotesi dei mercati efficienti (i prezzi generati dai mercati finanziari sono la stima migliore di un investimento), l’equilibrio generale dinamico stocastico (l’analisi macroeconomica dovrebbe essere derivata da modelli microeconomici del comportamento individuale), l’economia del gocciolamento (le politiche che beneficiano i benestanti aiutano tutti), la privatizzazione (qualsiasi funzione può essere esercitata meglio da imprese private).

Si intitola “Zombie Economics: How Dead Ideas Still Walk among Us” il libro che nel 2012 è valso all’economista John Quiggin la Gold Medal Book Award in Economics. Pubblicato in italiano da Egea col titolo “Zombie Economics, Le idee fantasma da cui liberarsi”, è un pamphlet che spiega come sia le idee liberiste che hanno dominato per decenni prima di essere screditate dalla crisi, sia le precedenti ortodossie keynesiane, siano “morti che camminano”. “Nella tomba dell’ideologia economica, idee morte ancora si aggirano per la terra”.

Secondo Quiggin, l'eccessiva fiducia nell'efficiente funzionamento dei mercati e la riduzione della politica economica al condizionamento dei tassi di interesse di breve termine da parte delle banche centrali sono state sostanziate da cinque idee teoriche. La prima idea è che «il pieno impiego e uno sviluppo economico regolare continuerebbero indefinitamente» (ivi, p. 5; trad. it., p. 45), eliminando cosi il verificarsi delle fasi particolarmente negative del ciclo economico; la seconda idea applica la «mano invisibile» di Adam Smith ai mercati finanziari sotto forma della «teoria dei mercati efficienti»; la terza si incarna nei modelli DSGE che hanno permesso, sessanta anni dopo la «sintesi neoclassica» di Hicks (1937) e Modigliani (1944), una rinnovata «sintesi» fra la Nuova Macroeconomia Classica e il filone prevalente della Nuova Economia Keynesiana (cfr. anche sopra, n. 3; e il successivo par. 4); la quarta sostiene che la polarizzazione nella distribuzione del reddito e della ricchezza e la riduzione della pressione fiscale per le fasce privilegiate della popolazione giovino alla collettività, in quanto stimolano una crescita economica i cui frutti «gocciolano» anche sulle famiglie meno abbienti; la quinta idea si identifica con la convinzione che la subordinazione del pubblico al privato e le connesse privatizzazioni delle attività produttive siano una condizione necessaria e sufficiente per accrescere l'efficienza del sistema economico. Quiggin (p. 2; trad. it., p. 40) sostiene che tali idee «hanno portato il sistema finanziario globale sull'orlo del disastro 1...,1 hanno causato il fallimento di migliaia di imprese e sono costate il posto a milioni di lavoratori». Secondo l'autore, la mancanza di un' accurata critica e di un'alternativa teorica fa si che queste stesse idee «circolino ancora fra noi» e influenzino molte delle attuali scelte di policy, riproponendosi quindi come idee zombie. Quiggin dedica a ognuna delle cinque idee uno specifico capitolo del suo volume. Nelle cinque postfazioni a tali capitoli esamineremo in dettaglio le critiche, che l'autore riserva ai candidati zombie, e le concrete proposte alternative, che dovrebbero trovare fondamento nei fatti della crisi finanziaria e «reale» del 2007-09 e ispirare le adeguate risposte di policy. Nel seguito della presente Introduzione, intendiamo invece perseguire due obiettivi più generali: esaminare e ridefinire i punti qualificanti dello schema teorico macroeconomico, proposto da Quiggin e candidato a fornire una risposta di alto profilo alle cinque idee zombie che sono State i capisaldi di quella teoria economica e di quelle proposte di policy corresponsabili delle recenti vicende; verificare se questo nuovo schema Sia in grado di Superare il test rappresentato dalle crisi del 2007-'09 e - soprattutto - dalla loro prosecuzione nella crisi del debito sovrano nell'UEM e nella connessa decelerazione della crescita statunitense e tedesca, verificatesi dopo la redazione del volume in esame. Con qualche approssimazione i tratti di fondo dello schema teorico, che Quiggin propone di sostituire al paradigma dominante prima del 2007, possono essere riassunti in tre punti: (i) la macroeconomia dovrà riconquistare uno statuto autonomo, nel senso che non andrà costretta entro i canoni di rigore formale dei modelli microeconomici di equilibrio generale, anche se potrà mantenere legami con altre impostazioni microeconomiche, quali quelle cui fanno riferimento Akerlof e Shiller (2009); (ii) il nuovo schema dovrà combinare l'apparato categoriale di Keynes (1936), mondato dai limiti di analisi e di policy emersi nel tempo, con la rappresentazione minskyana dei mercati finanziari (cfr. Minsky 1975 e 1982), che ne fa emergere l'instabilità e la tendenza alla crisi, e con la razionalità limitata e le carenze informative che, secondo le recenti teorie microeconomiche comportamentali, stanno alla base delle scelte dei singoli agenti; (iii) la politica fiscale non dovrà essere subordinata alla politica monetaria, per di più impropriamente ridotta alla gestione dei tassi di interesse di policy, ma dovrà fare si che lo Stato torni a svolgere un ruolo di imprenditore, di programmatore, di redistributore della ricchezza e di gestore dei rischi sia sistemici che idiosincratici.


Negli ultimi casi di doppio mandato dei presidenti USA (Clinton, Bush jr e Obama), vi è stata sempre una Fed compiacente la quale aveva tardato ad alzare i tassi e tollerato il formarsi di bolle speculative. Sarà un caso, ma i crash di borsa del 1987, del 2000 e del 2008 sono capitati alla fine del secondo mandato di amministrazioni di successo, un successo fin troppo premiato dai mercati.

Il 19 ottobre 1987, un anno prima della fine del mandato di Ronald Reagan alla borsa di New York l'indice Dow Jones perse 508,32 punti pari al 22,6%.


Les ultra-riches menacent-ils la démocratie ?

Pech, Thierry Le multinazionali del cuore : le organizzazioni non governative tra politica e mercato / Thierry Pech, Marc-Olivier Padis ; traduzione di Stefano Valenti Milano : Feltrinelli, 2004 BUG

The Progress Paradox: How Life Gets Better While People Feel Worse Libro di Gregg Edmund Easterbrook THE PROGRESS PARADOX How Life Gets Better While People Feel Worse. By Gregg Easterbrook. 376 pp. New York: Random House. $24.95.

http://monoskop.org

I teoremi tipo Balinski & Young dimostrano la non esistenza di sistemi per distribuire i seggi sulla base dei voti, o della popolazione, che soddisfino tre principi assolutamente ragionevoli:
— il numero di seggi ricevuti deve essere l'arrotondamento, per difetto o per eccesso delle quote;
- se i seggi totali aumentano, a parità di voti, non possono diminuire quelli assegnati a nessun partito;
- se i voti aumentano i seggi non possono diminuire a favore di qualche partito per cui diminuiscono.



[..] che fare del nemico vinto? In termini di rapporti di forza la questione fu proposta con lucida nettezza da Niachiavelli nella pagina dei Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio dove si chiede come si possa «comporre una cittò divisa», se eliminando il nemico vinto o cercando una pacificazione. Machiavelli esaminò le tre diverse soluzioni possibili per il suo Principe: eliminare fisicamente l'avversario (ammazzargli), espellerlo (rimuovergli dalla città) stringere con lui un accordo di pace se promette di non ribellarsi (fare pace sotto obblighi di non offendere). Machiavelli sconsigliava la terza ipotesi: la memoria del sangue versato avrebbe reso fragile la durata della pace raggiunta con l'uso della forza. Il modo in cui la pratica del potere ha seguito questa regola non ha bisogno di essere illustrato. Ma col secolo xx, le due guerre mondiali e i conflitti ideologici, sociali ed etnici scoppiati nel mondo decolonizzato, la questione si è ripresentata in termini quantitativamente e qualitativamente diversi, tali da richiedere nuove riflessioni: la città da ricomporre sanando lacerazioni politiche e sociali ha oggi le dimensioni del mondo globalizzato. E qui l'espulsione e l'eliminazione fisica del nemico vinto implicano problemi generali diversi da quelli delle città-stato del Rinascimento italiano.

I regimi che temono le reazioni popolari fanno morire i loro nemici di notte, nelle segrete del palazzo: una pratica che caratterizzò specialmente la Repubblica oligarchica di Venezia. Qui si ricorreva allo strangolamento in carcere o all'annegamento notturno nel canale Orfano specialmente nei casi di eretici. E nella fase durissima della guerra della Lega di Cambrai del 1509 l'esecuzione pubblica di alcuni padovani colpevoli di aver parteggiato per l'imperatore Massimiliano sollevò aspre critiche: molti dicevano (racconta Marin Sanudo) che «li dovevano far morir "secrete" et non era tempi di far tal grande movesta» [11]. Anche nei casi di esecuzioni notturne in carcere il corpo veniva talvolta esposto al mattino appeso alle grate della prigione o in altro luogo pubblico.

Le reazioni di Pietro Verri alla vicenda di Carlo Sala e la sua attenzione alle convinzioni del popolo dànno un'idea delle contraddizioni che potevano annidarsi nel cuore e nella mente di un aristocratico lombardo: non uno qualsiasi ma un uomo della cultura e del passato di Pietro Verri. Al di là del suo caso personale aiutano a comprendere come e perché il rituale religioso del patibolo si fosse radicato nella società italiana godendo dell'appoggio e della collaborazione delle classi dominanti. Colui che aveva condiviso l'entusiasmo per le tesi di Beccaria fino a vantarsene autore e che aveva combattuto battaglie illuministiche come quella sul problema della tortura giudiziaria era rimasto sconcertato dal comportamento di Carlo Sala e ne aveva deprecato gli effetti temendo che crollasse nel popolo quell'idea della religione che lo frenava dal delitto e dalla rivolta.

Colpisce molto il Verri il modo in cui il Sala ha reagito al dolore, soffrendo immobile, senza emettere un lamento alcuno, quando «restò fermo come un marmo» durante il taglio della mano. Il Verri parla allora con ammirazione di «fanatismo stoico», di capacità di esautorare l'immaginazione, di estraniare la mente da un incipiente dolore come principale mezzo per non sentire il dolore Stesso, dilungandosi a ricercare in popoli di altri continenti esempi di uomini che, con il ricorso a collaudate tecniche di autocontrollo, siano riusciti a resistere a terribili sofferenze fisiche. L'impassibilità del Sala commuove anche Alessandro Verri che, informato dalla relazione del fratello di quanto è avvenuto a Milano, comunica che del caso Sala si discute anche a Roma, ove sono nati due partiti antagonisti, pro e contro l'ex-religioso. Alessandro Verri, per parte sua, esprime tutto il suo rammarico per la scomparsa di un uomo tanto coraggioso e sincero, quanto scandalosamente sprofondato nell'errore, a suo dire «il deplorabile martire dell'empietà»118. Poi prosegue: «il fatto però mi ha riempito di ammirazione, perché il morire ne' tormenti a sangue freddo è un fenomeno sorprendente e duolmi che anima tale sia dannata e uomo tale appiccato» [119]. [p. 135]

Sulla politica dei war crime tribunals Gary Jonathan Bass ha formulato cinque tesi generali, che concorrono a integrare il profilo degli orientamenti di politica estera delle democrazie liberali nel segno di un instabile equilibrio tra idealismo e realismo. Egli sostiene che 1. sono solo gli stati liberaldemocratici, con la loro ideologia legalistica, a sostenere bona fide i tribunali per crimini internazionali, mentre quelli autoritari sono disposti soltanto a supportare processi-farsa ed esecuzioni punitive; 2. peraltro anche i regimi liberali inclinano a non sostenere tali tribunali quando ciò possa mettere a rischio la funzionalità del proprio apparato militare o limitare eccessivamente il campo delle proprie scelte strategiche; 3. anche l'opzione per la giustizia penale internazionale resta caratterizzata in senso particolaristico, in quanto gli stessi stati liberaldemocratici tendono a essere sensibili soprattutto a quei crimini internazionali che colpiscono i propri cittadini o i propri alleati o 4. provocano forti reazioni nelle opinioni pubbliche; 5 anche gruppi di pressione non governativi possono per questa ragione giocare un ruolo non marginale nello spingere gli stati a sostenere questi tribunali.


Sull'onda del successo di The Good Society, l'anno seguente, durante uno dei suoi consueti viaggi in Europa, Lippmann si recò in Francia, dove gli fu conferita la Legione d'Onore e dove fu invitato a un simposio imperniato sulla sua ultima fatica. Louis Rougier, l'organizzatore dell'evento, considerando l'accoglienza favorevole della traduzione francese di The Good society, aveva invitato in quella sede alcuni dei più noti esponenti del pensiero liberale europeo, tra cui spiccavano i nomi di Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Raymond Aron e Michael Polanyi [85]. Nel suo discorso introduttivo Rougier elogiò molto The Good Society, descritto come "un libro maestro, un libro chiave, perché contiene la migliore spiegazione dei mali del nostro tempo" [86]. Lippmann aveva giustamente imputato alla pianificazione gran parte dei problemi e dei rischi delle democrazie contemporanee e aveva insistito sul fatto che "essere liberali non significa affatto essere conservatori, nel senso di voler mantenere i privilegi effettivi risultanti dalle leggi del passato. Significa, al contrario, essere essenzialmente progressisti, nel senso del continuo adattamento dell'ordine legale alle scoperte scientifiche, ai progressi dell'organizzazione e della tecnica economica, ai cambiamenti di struttura della società, alle esigenze della coscienza contemporanea" [87] Il grande giornalista mostrava anche in quella sede la sua vena pessimista: "innanzitutto, noi ci scontriamo con un fatto brutale: il secolo del progresso verso la democrazia, verso l'individualismo, verso la libertà economica, verso il positisismo scientifico, è terminato in un'era di guerre, di rivoluzione e di reazione [88].

Il liberalismo ottocentesco era risultato perdente e andava ora rinnovato: "il primo compito dei liberali oggi consiste non nel fare discorsi e propaganda, ma nell'interrogarsi e nel riflettere" [89]. La causa della libertà non doveva essere confusa — su questo Lippmann era chiarissimo — con le dottrine del diritto naturale, della sovranità popolare, dei diritti dell'uomo, del governo parlamentare, del diritto all'autodeterminazione dei popoli, del laissez-faire o del libero scambio: "quelli sono dei concetti che gli uomini hanno utilizzato in certi momenti e in certe circostanze storiche. Spesso sono serviti a forgiare e conquistare una parziale emancipazione. Ma non ne sono stati la causa primaria né l'energia motrice e la sorte della libertà non è legata a nessuna delle teorie liberali. E per questo che noi dobbiamo riservarci il diritto di revisionare le premesse di tutte le teorie liberali e di non concedere a nessuna di esse un valore dogmatico e definitivo" [90]. Non bisognava cercare di "risuscitare" qualche vecchia teoria, ma di "scoprire le idee che permettano allo slancio verso la libertà e la civilizzazione di trionfare contro gli ostacoli dovuti alla natura umana, alle circostanze storiche, alle condizioni della vita su questa terra" [91]. Proprio i motivi che avevano portato al dominio dei totalitarismi ponevano l'urgenza di un ritorno in forze del liberalismo in una forma rinnovata: l'unica alternativa allo Stato militare era quello liberale.

Il dibattito successivo, anche in base alle competenze dei presenti, riguardò principalmente problemi di natura economica, su cui Lippmann intervenne solo raramente. Più significativo è il discorso del 30 agosto, in cui egli fu chiamato a delineare una possibile "agenda del liberalismo". Lippmann poneva sei punti all'ordine del giorno: 1) egli riconosceva innanzitutto come solo il meccanismo dei prezzi fondato sul libero mercato fosse in grado di fare il miglior uso possibile dei mezzi di produzione e potesse soddisfare pienamente i desideri umani; 2) spettava quindi allo Stato delineare il contesto giuridico in cui tale sistema doveva essere regolato; 3) tale legislazione doveva essere stabilita in seguito a un dibattito rappresentativo ed era 4) il metodo attraverso cui si esercitava il controllo sociale in un regime liberale. Un regime liberale 5) non escludeva a priori l'eventualità dell'intervento statale; 6) "quindi, poiché il liberalismo ha come postulato fondamentale la regolarizzazione della produzione attraverso il meccanismo dei prezzi sul mercato, il regime che noi auspichiamo riconosce: A. che i prezzi del mercato sono condizionati dal regime della proprietà e dei contratti; B. che l'utilità massima è un bene sociale, ma non è necessariamente il solo da ricercarsi; C. che anche se la produzione è retta attraverso il meccanismo dei prezzi, i sacrifici che implicano il funzionamento del sistema possono essere messi a carico della collettività. In questo caso il trasferimento deve essere fatto non attraverso metodi indiretti, ma alla luce del sole e il sacrificio richiesto alla collettività deve essere espressamente e coscientemente consentito.

L'agenda dettata da Lippmann fu accolta calorosamente, seppur con qualche limitato distinguo, dai partecipanti al simposio. Al termine del dibattito fu quindi approvata la proposta di Rougier di istituire un Centre International d'Etudes pour la Rinovation du Libéralism, di cui Lippmann e Hayek erano i delegati a organizzare, rispettivamente, le sezioni americana e inglese. Dall'impegno di Hayek nacque probabilmente nel 1947 la celebre Mont Pelerin Society, mentre non risulta che Lippmann si sia mai impegnato attivamente per la promozione del Centre negli Stati Uniti [93]. Vi è solo una lettera a Rougier dell'anno successivo, scritta poco più di un mese dopo la conferenza di Monaco che aveva stabilito la cessione del territorio dei Sudeti alla Germania, in cui egli scrisse: "Per molti versi penso che il principale problema in Europa non sia più come preservare la libertà, ma come preservare l'indipendenza nazionale dei popoli che vorrebbero preservare la loro libertà. Quindi aggiunse: "Questo non cambia i miei sentimenti circa l'urgenza degli studi che abbiamo intrapreso, sebbene credo potrebbe modificare il nostro atteggiamento verso le questioni immediate di politica" [95]. Sempre più coinvolto dalla pressione degli eventi internazionali, però, Lippmann non seguì più queste vicende e si dovettero aspettare quasi vent'anni prima che tornasse a scrivere di filosofia politica.

Dopo la pubblicazione dei suoi auguri di Natale – una citazione di Goffredo Parise dal titolo ''Il rimedio è la povertà'' – molti avranno pensato che Beppe Grillo si fosse andato a rifugiare in un monastero dell'Alta Badia, per "godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua", come recitava il testo che campeggiava sulla homepage del suo blog. [..] Ecco, mentre sul blog appariva il video (''in streaming''), in cui Beppe appare seduto davanti alla sua libreria di casa a Genova, lui era in realtà seduto al cenone di Malindi. Circondato da nobildonne, vip e amici vari, ha passato parte della serata al telefono a dare direttive ai suoi collaboratori.

Nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi nel gioco d’azzardo, 7 in più del 2015, con un introito per lo Stato di 18,5 miliardi. Queste cifre sono riportate in alcuni articoli giornalistici che non citano la fonte.


Licenziare per «una organizzazione del lavoro più conveniente per un incremento del profitto» è legittimo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. E la sentenza, depositata lo scorso 7 dicembre, fa già discutere. Secondo i giudici, infatti, i dipendenti possono essere licenziati non solo per ristrutturazioni aziendali o per difficoltà economiche. Ma anche per aumentare redditività e profitti. La Sezione Lavoro della Corte, presieduta da Vincenzo Di Cerbo, ha annullato la decisione con cui il 29 maggio 2015 la Corte di Appello di Firenze aveva imposto a una società per azioni con sede a Roma di corrispondere un’indennità pari a 15 mensilità a un dipendente licenziato l’11 giugno 2013. La motivazione della sentenza fu che non sussistesse un «giustificato motivo oggettivo» per la risoluzione del rapporto di lavoro. Ora però i Supremi Giudici hanno ribaltato la decisione accogliendo le tesi dei legali dell’impresa, che hanno richiamato l’articolo 41 della Costituzione e hanno stabilito che «l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione», e che, di conseguenza, sia «un limite gravemente vincolante» per l’autonomia dell’imprenditore quello di restringere la possibilità di «sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi». La Cassazione ha considerato fondate queste argomentazioni affermando che «il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per la gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa». In altre parole l’imprenditore può «stabilire la dimensione occupazione dell’azienda, evidentemente al fine di perseguire il profitto che è lo scopo lecito per il quale intraprende l’azione».


La Sofil, controllata dal Gruppo Lactalis tramite Bsa, ha annunciato un’Opa totalitaria sul 12,6% del capitale non ancora posseduto di Parmalat a 2,8 euro per azione. L’Opa del gruppo controllato da Emmanuel Besnier ha come obiettivo il delisting di alcuni dei più noti marchi del comparto lattiero-caseario italiano (Parmalat, Galbani, Invernizzi, Vallelata e Cademartori). La revoca del titolo dal listino di Piazza Affari avrà conseguenze fiscali e occupazionali negative.


Une bonne critique de Facebook et de Twitter ? Ne pas les utiliser !


Il nostro paese ha una politica di rimborso dei danni delle calamità naturali che premia la deresponsabilizzazione di proprietari, costruttori, progettisti ed amministratori e penalizza chi, fra i precedenti, investe nella sicurezza del proprio patrimonio e fa il proprio dovere. [..] pare che nell'articolo approvato ieri dal senato, sia previsto il rimborso al 100% dei costi per la riparazione e la ricostruzione degli edifici danneggiati nei comuni indicati come facenti parte del "cratere" (ma che "cratere" non è), senza discriminare tra prime e seconde case, del 100% nei centri storici fuori da quell'area e del 50% per gli edifici fuori dai centri storici sempre senza fare distinzioni tra prime e seconde case. Vale la pena notare che nei primi giorni dopo il terremoto pare ci sia stata un'impennata delle richieste di trasferimento di residenza nelle aree maggiormente danneggiate, facendo così aumentare il numero delle prime case.

L'articolo è fazioso. Spero che gli autori non siano propensi ad un rimborso dei danni esclusivamente a chi può dimostrare di aver assicurato il proprio immobile! Ma il problema di chi debba pagare i danni provocati dalle calamità naturali è reale. Ma, non è diverso dal problema posto dalle agevolazioni fiscali, dai bonus clientelari e quant'altro.


Secondo Trip Chowdhry, managing director of equity research e fondatore di Global Equities Research, Twitter è una società fallita. La causa? La qualità dei dati forniti dai suoi utenti.

Molti sondaggisti hanno usato Twitter per predire la vittoria di Hillary Clinton alle elezioni americane, ma la vittoria di Donald Trump mostra come le indicazioni fossero di bassa qualità. A causa anche del numero troppo alto di utenti finti della piattaforma. E se la qualità dei dati è bassa – aggiunge Chowdhry -, la pianificazione pubblicitaria è scarsa e di conseguenza gli investitori non sono felici e per Twitter monetizzare sarà sempre più difficile”

Problema di attendibilità, di prevedibilità e quindi di fiducia.

Dichiarando preferenze che non corrispondono ai propri reali sentimenti e fingendo di preferire un candidato non gradito l'elettore può influenzare il risultato della consultazione elettorale.


Notizie che lasciano interdetti. L'unico interesse dei partiti è appaltare lavori stupidi, inutili e costosi. C'è una sola spiegazione. Cui bono?

La Spezia - Nessuno sapeva di che colore fossero, i discussi archi disegnati dall'artista francese Daniel Buren: archi che il Comune della Spezia ha deciso di inserire in Piazza Verdi, al posto dello storico filare di pini. Sono arrivati in mattinata, avvolti nel cellophan nero. Quando l'architetto Giannantonio Vannetti, autore del progetto di riqualificazione, ha iniziato a svestirli, [..] sono spuntati i colori: giallo blu. E' stato uno “choc”.

Gli archi staccano con il contesto della piazza, che sarà inaugurata il 30 dicembre alle 17, da parte del sindaco Massimo Federici [..] Il comitato che contesta il progetto, ha già indetto una contro manifestazione [..] Il Comune è consapevole del forte dissenso di molti, e ha voluto installare un impianto di videocamere ad altissima definizione, per proteggere gli arredi da eventuali vandalismi. Le sole opere d'artista sono costate quasi 200 mila euro. Il progetto è costato complessivamente 3 milioni e 700 mila euro, senza contare gli ultimi interventi. Il costo iniziale dell'operazione era di 2 milioni e 200 mila euro.

In termini elettorali la ristrutturazione di Piazza Verdi pagherà o la farà pagare al Pd? Saranno di più quelli che hanno guadagnato qualcosa o quelli che si ritengono derubati?


Il Cnel è uno strumento concepito bene e utilizzato male. Conoscere tutte le materie sulle quali si scrivono le leggi non è possibile. Naturale quindi dotare i parlamentari di uno strumento di conoscenza. Questi però hanno pensato di essere onniscenti e non hanno trovato di meglio che lottizzare anche la conoscenza. Per questo è giusto che il Cnel venga abolito, nonostante il referendum costituzionale lo abbia temporaneamente mantenuto in vita. Il modo in cui è stata posta la domanda, indica chiramente la necessità di una consulenza...


Una democrazia mite e serena

È stata publicata recentemente la traduzione della seconda edizione, aggiornata al 2010, del volume di Arend Lijpart Pattern of Democracy uscito nel 1999, a sua volta rielaborazione di un lavoro precedente publicato nel 1984 (Democracies). Nella contingenza politica, determinata dalle dimissioni del presidente del consiglio e dall'esigenza andare al voto, il contenuto del volume non manca di attualità e meriterebbe un'attenta lettura da parte dei parlamentari che si apprestano a scegliere la forma della nuova legge elettorale.

Da questo libro emergono due conclusioni particolarmente significative. La prima è che l'enorme varietà di regole ed istituzioni formali e informali che possiamo riscontrare fra le democrazie può essere ricondotta ad un chiaro modello bidimensionale costruito sul contrasto tra la forma di governo democratica maggioritaria e quella consensuale. La seconda importante conclusione ha a che vedere con il rendimento delle politiche espresse dai governi democratici. Specialmente se guardiamo alla dimensione esecutivo-partiti, la democrazia maggioritaria non supera il rendimento di quella consensuale, sia nell'efficacia dell'azione di governo che nell'efficacia del policy making [..] Dall'altra parte, il rendimento del modello consensuale è chiaramente superiore il relazione al problema della qualità della democrazia [..] Queste conclusioni comportano un'implicazione pratica particolarmente importante: poiché il rendimento complessivo delle democrazie consensuali è chiaramente superiore a quello delle democrazie maggioritarie, la prima delle due opzioni rappresenta un orientamento particolarmente attraente per i paesi che disegnano il loro primo impianto costituzionale democratico, o per quelli già da tempo democratici che contemplano la prospettiva di riforme costituzionali. Tale raccomandazione è particolarmente adatta, ed anche urgente, per le società che presentano profonde fratture culturali ed etniche, ma può essere rilevante anche nei paesi più omogenei.

Che cosa intende Lijphart con il termine democrazia consensuale? Intende un sistema elettorale proporzionale associato ad un regime parlamentare. Con buona pace dei costituzionalisti di J.P. Morgan.

Nessuno credo sia in grado di prevedere se i partiti, compreso il Movimento cinque stelle che forse ne beneficerebbe, sapranno lasciarsi alle spalle le velleità maggioritarie che li attraversano per ricercare una democrazia mite e serena che rispetti le minoranze.

il modello consensuale tende ad essere una forma di democrazia più mite e serena. Prendo a prestito questi termini dal discorso di accettazione pronunciato da futuro presidente George Bush alla convention republicana per la nomina a candidato presidenziale nell'agosto 1988, allorché dichiarò: quello che voglio è una nazione più mite e più serena

Sappiamo come è andata a finire. Dopotutto l'auspicio di George Bush era riferito ad una cultura, quella americana, fortemente maggioritaria.

Ps. L'alternativa è ovviamente la secessione. Mi sembra che un parere del Cnel, a questo punto, sia del tutto inutile.


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Riforma pensionistica cilena. Un esperimento in corpore vili.

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Il premier inaugura il viadotto mai crollato dopo dodici mesi di chiusura... se le spese dell'inaugurazione fossero state spostate su qualche lavoro produttivo no?

MP